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		<title>Discorso integrale di Mattarella</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Jan 2023 11:33:08 +0000</pubDate>
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<p>Associazione Per i Diritti umani ringrazia di cuore il Presidente Sergio Mattarella. </p>



<p>&#8220;Un anno addietro, rivolgendomi a voi in questa occasione, definivo i sette anni precedenti come impegnativi e complessi. Lo è stato anche l’anno trascorso, così denso di eventi politici e istituzionali di rilievo. L’elezione del Presidente della Repubblica, con la scelta del Parlamento e dei delegati delle Regioni che, in modo per me inatteso, mi impegna per un secondo mandato. Lo scioglimento anticipato delle Camere e le elezioni politiche, tenutesi, per la prima volta, in autunno. Il chiaro risultato elettorale ha consentito la veloce nascita del nuovo governo, guidato, per la prima volta, da una donna. È questa una novità di grande significato sociale e culturale, che era da tempo matura nel nostro Paese, oggi divenuta realtà.</p>



<p>Nell’arco di pochi anni si sono alternate al governo pressoché tutte le forze politiche presenti in Parlamento, in diverse coalizioni parlamentari. Quanto avvenuto le ha poste, tutte, in tempi diversi, di fronte alla necessità di misurarsi con le difficoltà del governare. Riconoscere la complessità, esercitare la responsabilità delle scelte, confrontarsi con i limiti imposti da una realtà sempre più caratterizzata da fenomeni globali: dalla pandemia alla guerra, dalla crisi energetica a quella alimentare, dai cambiamenti climatici ai fenomeni migratori.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://images2.gazzettaobjects.it/methode_image/2023/01/01/Altri_Mondi/Foto_Altri_Mondi/0f9ea0a24fe36261c8deafabfcc2e6d3-0009_528x329.jpg?v=202301010826&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>



<p>La concretezza della realtà ha così convocato ciascuno alla responsabilità. Sollecita tutti ad applicarsi all’urgenza di problemi che attendono risposte. La nostra democrazia si è dimostrata dunque, ancora una volta, una democrazia matura, compiuta, anche per questa esperienza, da tutti acquisita, di rappresentare e governare un grande Paese. È questa consapevolezza, nel rispetto della dialettica tra maggioranza e opposizione, che induce a una comune visione del nostro sistema democratico, al rispetto di regole che non possono essere disattese, del ruolo di ciascuno nella vita politica della Repubblica. Questo corrisponde allo spirito della Costituzione. Domani, primo gennaio, sarà il settantacinquesimo anniversario della sua entrata in vigore. La Costituzione resta la nostra bussola, il suo rispetto il nostro primario dovere; anche il mio.</p>



<p>Siamo in attesa di accogliere il nuovo anno ma anche in queste ore il pensiero non riesce a distogliersi dalla guerra che sta insanguinando il nostro Continente. Il 2022 è stato l’anno della folle guerra scatenata dalla Federazione russa. La risposta dell’Italia, dell’Europa e dell’Occidente è stata un pieno sostegno al Paese aggredito e al popolo ucraino, il quale con coraggio sta difendendo la propria libertà e i propri diritti. Se questo è stato l’anno della guerra, dobbiamo concentrare gli sforzi affinché il 2023 sia l’anno della fine delle ostilità, del silenzio delle armi, del fermarsi di questa disumana scia di sangue, di morti, di sofferenze.</p>



<p>La pace è parte fondativa dell’identità europea e, fin dall’inizio del conflitto, l’Europa cerca spiragli per raggiungerla nella giustizia e nella libertà. Alla pace esorta costantemente Papa Francesco, cui rivolgo, con grande affetto, un saluto riconoscente, esprimendogli il sentito cordoglio dell’Italia per la morte del Papa emerito Benedetto XVI. Si prova profonda tristezza per le tante vite umane perdute e perché, ogni giorno, vengono distrutte case, ospedali, scuole, teatri, trasformando città e paesi in un cumulo di rovine. Vengono bruciate, per armamenti, immani quantità di risorse finanziarie che, se destinate alla fame nel mondo, alla lotta alle malattie o alla povertà, sarebbero di sollievo per l’umanità. Di questi ulteriori gravi danni, la responsabilità ricade interamente su chi ha aggredito e non su chi si difende o su chi lo aiuta a difendersi. Pensiamoci: se l’aggressione avesse successo, altre la seguirebbero, con altre guerre, dai confini imprevedibili.</p>



<p>Non ci rassegniamo a questo presente. Il futuro non può essere questo. La speranza di pace è fondata anche sul rifiuto di una visione che fa tornare indietro la storia, di un oscurantismo fuori dal tempo e dalla ragione. Si basa soprattutto sulla forza della libertà. Sulla volontà di affermare la civiltà dei diritti. Qualcosa che è radicato nel cuore delle donne e degli uomini. Ancor più forte nelle nuove generazioni. Lo testimoniano le giovani dell’Iran, con il loro coraggio. Le donne afghane che lottano per la loro libertà. Quei ragazzi russi, che sfidano la repressione per dire il loro no alla guerra.</p>



<p>Gli ultimi anni sono stati duri. Ciò che abbiamo vissuto ha provocato o ha aggravato tensioni sociali, fratture, povertà. Dal Covid &#8211; purtroppo non ancora sconfitto definitivamente – abbiamo tratto insegnamenti da non dimenticare. Abbiamo compreso che la scienza, le istituzioni civili, la solidarietà concreta sono risorse preziose di una comunità, e tanto più sono efficaci quanto più sono capaci di integrarsi, di sostenersi a vicenda. Quanto più producono fiducia e responsabilità nelle persone. Occorre operare affinché quel presidio insostituibile di unità del Paese rappresentato dal Servizio sanitario nazionale si rafforzi, ponendo sempre più al centro la persona e i suoi bisogni concreti, nel territorio in cui vive.</p>



<p>So bene quanti italiani affrontano questi mesi con grandi preoccupazioni. L’inflazione, i costi dell’energia, le difficoltà di tante famiglie e imprese, l’aumento della povertà e del bisogno. La carenza di lavoro sottrae diritti e dignità: ancora troppo alto è il prezzo che paghiamo alla disoccupazione e alla precarietà. Allarma soprattutto la condizione di tanti ragazzi in difficoltà. La povertà minorile, dall’inizio della crisi globale del 2008 a oggi, è quadruplicata. Le differenze legate a fattori sociali, economici, organizzativi, sanitari tra i diversi territori del nostro Paese – tra Nord e Meridione, per le isole minori, per le zone interne &#8211; creano ingiustizie, feriscono il diritto all’uguaglianza.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://images2.gazzettaobjects.it/methode_image/2023/01/01/Altri_Mondi/Foto_Altri_Mondi/d2e7dc2abbf72fa7ddcd1d8728cf3ab5-0010_528x329.jpg?v=202301010826&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>



<p>Ci guida ancora la Costituzione, laddove prescrive che la Repubblica deve rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che ledono i diritti delle persone, la loro piena realizzazione. Senza distinzioni. La Repubblica siamo tutti noi. Insieme. Lo Stato nelle sue articolazioni, le Regioni, i Comuni, le Province. Le istituzioni, il Governo, il Parlamento. Le donne e gli uomini che lavorano nella pubblica amministrazione. I corpi intermedi, le associazioni. La vitalità del terzo settore, la generosità del volontariato. La Repubblica – la nostra Patria – è costituita dalle donne e dagli uomini che si impegnano per le loro famiglie. La Repubblica è nel senso civico di chi paga le imposte perché questo serve a far funzionare l’Italia e quindi al bene comune.</p>



<p>La Repubblica è nel sacrificio di chi, indossando una divisa, rischia per garantire la sicurezza di tutti. In Italia come in tante missioni internazionali. La Repubblica è nella fatica di chi lavora e nell’ansia di chi cerca il lavoro. Nell’impegno di chi studia. Nello spirito di solidarietà di chi si cura del prossimo. Nell’iniziativa di chi fa impresa e crea occupazione. Rimuovere gli ostacoli è un impegno da condividere, che richiede unità di intenti, coesione, forza morale. È grazie a tutto questo che l’Italia ha resistito e ha ottenuto risultati che inducono alla fiducia.</p>



<p>La nostra capacità di reagire alla crisi generata dalla pandemia è dimostrata dall’importante crescita economica che si è avuta nel 2021 e nel 2022. Le nostre imprese, a ogni livello, sono state in grado, appena possibile, di ripartire con slancio: hanno avuto la forza di reagire e, spesso, di rinnovarsi. Le esportazioni dei nostri prodotti hanno tenuto e sono anzi aumentate. L’Italia è tornata in brevissimo tempo a essere meta di migliaia di persone da ogni parte del mondo. La bellezza dei nostri luoghi e della nostra natura ha ripreso a esercitare una formidabile capacità attrattiva.</p>



<p>Dunque ci sono ragioni concrete che nutrono la nostra speranza ma è necessario uno sguardo d’orizzonte, una visione del futuro. Pensiamo alle nuove tecnologie, ai risultati straordinari della ricerca scientifica, della medicina, alle nuove frontiere dello spazio, alle esplorazioni sottomarine. Scenari impensabili fino a pochi anni fa e ora davanti a noi. Sfide globali, sempre. Perché è la modernità, con il suo continuo cambiamento, a essere globale. Ed è in questo scenario, per larghi verso inedito, che misuriamo il valore e l’attualità delle nostre scelte strategiche: l’Europa, la scelta occidentale, le nostre alleanze. La nostra primaria responsabilità nell’area che definiamo Mediterraneo allargato. Il nostro rapporto privilegiato con l’Africa. Dobbiamo stare dentro il nostro tempo, non in quello passato, con intelligenza e passione. Per farlo dobbiamo cambiare lo sguardo con cui interpretiamo la realtà.</p>



<p>Dobbiamo imparare a leggere il presente con gli occhi di domani. Pensare di rigettare il cambiamento, di rinunciare alla modernità non è soltanto un errore: è anche un’illusione. Il cambiamento va guidato, l’innovazione va interpretata per migliorare la nostra condizione di vita, ma non può essere rimossa. La sfida, piuttosto, è progettare il domani con coraggio. Mettere al sicuro il pianeta, e quindi il nostro futuro, il futuro dell’umanità, significa affrontare anzitutto con concretezza la questione della transizione energetica. L’energia è ciò che permette alle nostre società di vivere e progredire. Il complesso lavoro che occorre per passare dalle fonti tradizionali, inquinanti e dannose per salute e ambiente, alle energie rinnovabili, rappresenta la nuova frontiera dei nostri sistemi economici. Non è un caso se su questi temi, e in particolare per l’affermazione di una nuova cultura ecologista, registriamo la mobilitazione e la partecipazione da parte di tanti giovani.</p>



<p>L’altro cambiamento che stiamo vivendo, e di cui probabilmente fatichiamo tuttora a comprendere la portata, riguarda la trasformazione digitale. L’uso delle tecnologie digitali ha già modificato le nostre vite, le nostre abitudini e probabilmente i modi di pensare e vivere le relazioni interpersonali. Le nuove generazioni vivono già pienamente questa nuova dimensione. La quantità e la qualità dei dati, la loro velocità possono essere elementi posti al servizio della crescita delle persone e delle comunità. Possono consentire di superare arretratezze e divari, semplificare la vita dei cittadini e modernizzare la nostra società. Occorre compiere scelte adeguate, promuovendo una cultura digitale che garantisca le libertà dei cittadini.</p>



<p>Il terzo grande investimento sul futuro è quello sulla scuola, l’università, la ricerca scientifica. È lì che prepariamo i protagonisti del mondo di domani. Lì che formiamo le ragazze e i ragazzi che dovranno misurarsi con la complessità di quei fenomeni globali che richiederanno competenze adeguate, che oggi non sempre riusciamo a garantire. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza spinge l’Italia verso questi traguardi. Non possiamo permetterci di perdere questa occasione. Lo dobbiamo ai nostri giovani e al loro futuro.</p>



<p>Parlando dei giovani vorrei – per un momento — rivolgermi direttamente a loro: siamo tutti colpiti dalla tragedia dei tanti morti sulle strade. Troppi ragazzi perdono la vita di notte per incidenti d’auto, a causa della velocità, della leggerezza, del consumo di alcol o di stupefacenti. Quando guidate avete nelle vostre mani la vostra vita e quella degli altri. Non distruggetela per un momento di imprudenza. Non cancellate il vostro futuro. Care concittadine e cari concittadini, guardiamo al domani con uno sguardo nuovo. Guardiamo al domani con gli occhi dei giovani. Guardiamo i loro volti, raccogliamo le loro speranza. Facciamole nostre. Facciamo sì che il futuro delle giovani generazioni non sia soltanto quel che resta del presente ma sia il frutto di un esercizio di coscienza da parte nostra. Sfuggendo la pretesa di scegliere per loro, di condizionarne il percorso. La Repubblica vive della partecipazione di tutti. È questo il senso della libertà garantita dalla nostra democrazia. È anzitutto questa la ragione per cui abbiamo fiducia. Auguri!&#8221;</p>
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		<title>Raccontarsi (a modo mio). Ervin</title>
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		<pubDate>Tue, 17 May 2022 07:16:43 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>A cura di Jorida Dervishi</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/ervin.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="306" height="337" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/ervin.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16370" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/ervin.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 306w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/ervin-272x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 272w" sizes="(max-width: 306px) 100vw, 306px" /></a></figure></div>



<p>Capita raramente nella vita di essere fieri di quanto si fa e si è fatto. Ultimamente il mio tempo libero è pari a zero, o quasi…Riposo poco e lavoro tantissimo. Negli ultimi due anni ho lavorato presso il comune di Bergamo, la Camera di Commercio ed ora sto seguendo il corso per entrare in CGIL un paio di mesi per la dichiarazione redditi, ma non lavorerò in questo posto. E pensare che ventuno anni fa sono arrivato da rifugiato, scappando da una guerra. Ed oggi questo è il risultato. Come ho fatto? </p>



<p>Pur appartenendo alla più grande e più discriminata minoranza europea? Pur essendo un ragazzo razzializato e gay? Come ho fatto ad arrivare a questo risultato? Non è stato semplice, ho pianto per molte sere di seguito chiedendomi se meritavo di più da me stesso e dagli altri, ho passato momenti brutti, di solitudine e di rimpianti, non è stato semplice. Ma&#8230;.. Mi sono sempre rialzato, più determinato di prima e più forte, promettendomi ogni volta di dare il buon esempio, di essere il motivatore; mi sono assunto grandissime responsabilità, sia personali che di rappresentanza, senza mai eccedere o pretendere. </p>



<p>Ho trovato, lungo il cammino, molti compagni, ho avuto grandi insegnamenti in questi dodici anni di attivismo e grandi possibilità. Spesso mi chiedono perché continuo a fare il cameriere se posso dare molto di più, perché non accetto di essere sempre al centro dell&#8217;attenzione mediatica e perché non approfitto della situazione per &#8220;sistemarmi&#8221; La risposta è semplice: l&#8217;attivismo e l&#8217;attivista stesso sono i mezzi per qualcosa di molto più grande e non i protagonisti; i veri protagonisti sono quelli che credono in te affinché tu possa donare la speranza di un mondo più equo e giusto e ho imparato con gli anni ad essere meno egoista e più propenso al bene comune. Quello che mi circonda sicuramente rappresenta anche l&#8217;opposto, ma non per me. Un giorno, sono sicuro che quando esalerò l&#8217;ultimo respiro sarò uno di quelli che potrà dire di aver vissuto la propria vita con una ragione, con un senso e degli obbiettivi che vanno aldilà dei canoni proposti. Non sarò mai ricco, non avrò mai una bella casa grande o il macchinone o i riflettori puntati, non è la mia ambizione, ma avrò la soddisfazione di poter dimostrare che nella vita tutto è possibile, basta volerlo fortemente e essere se stessi, sempre.</p>



<p> A volte mi chiedete come ho fatto: è semplice, ci credo tanto e mi rialzo sempre e quando non mi rialzeró più, sono sicuro che in molti continueranno. Perché faccio questo discorso di lodi nei miei confronti? Perché è un momento complicato sia dal punto di vista personale che politico, è un momento di grande sconforto tra covid, guerra, povertà, mancanza di lavoro, problemi familiari e molto altro. Spero con il mio discorso di darvi quello piccola speranza e quella grande forza di capire che non è mai troppo tardi e che nulla è impossibile, se puoi sognarlo puoi farlo!</p>



<p>Siate felici e se non lo siete, lottate per esserlo.</p>
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		<pubDate>Fri, 03 Dec 2021 10:23:25 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>Anche la nostra Veronica Tedeschi si appella a voi per una piccola, ma importante donazione. </p>



<p>Vorremmo continuare a fornirvi contenuti di attualità, approfondimenti, interviste; vorremmo continuare ad entrare nelle scuole per fare formazione; vorremmo continuare ad organizzare webinar a attività in presenza (a marzo e ad aprile 2022&#8230;tenetevi pront*!). Insomma: sostenete Associazione Per i Diritti umani (da non confondere con altre!) e sarete parte di un lavoro e di un impegno utili per il bene di tutt*! Vi vogliamo bene. </p>



<p>PER DONARE: <a href="https://www.gofundme.com/f/raccolta-fondi-associazione-per-i-diritti-umani?qid=b6d0f57a2a7a38d2f4345c764e8977be&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.gofundme.com/f/raccolta-fondi-associazione-per-i-diritti-umani?qid=b6d0f57a2a7a38d2f4345c764e8977be&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



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		<title>Prendersi cura degli ultimi. Intervista al presidente della Fondazione Ebbene</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Feb 2020 07:57:56 +0000</pubDate>
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<p>di Matteo Vairo </p>



<p>Il dibattito sul potere delle comunicazioni di massa si accende, con toni aspri e molto spesso gridati, ogni qual volta ci si trova in presenza di particolari tensioni politiche e sociali. </p>



<p>Senza generalizzare ritengo utile sottolineare le sempre più incombenti responsabilità dei media nel dibattimento pubblico che sta accompagnando la nostra quotidianità: non solo l’abuso di contenuti violenti e la propaganda politica urlata, ma anche l’ossequioso allineamento, la caduta della professionalità e della qualità informativa e, talvolta, l’offesa al buon senso e all’intelligenza del pubblico. </p>



<p>A tal proposito ricordo sempre con dispiacere un episodio vissuto durante il mio direttorato nel CAS di Zavattarello, nel pavese.&nbsp;</p>



<p>Proposi ad un periodico free press (anche se sarebbe meglio definirlo uno spreco di alberi) locale un approfondimento su quanto di buono i terribili “immiNgrati” ed i mostruosi “quelli che accompagnano gli immiNgrati” stessero facendo per la realtà comunale che ci ospitava; la risposta fu laconica e la conservo ancora oggi gelosamente nella mia casella mail a memoria futura: “Da voi va tutto bene, non avete appeal giornalisticamente parlando”.&nbsp;</p>



<p>Fu una doccia fredda per un giovane idealista 26enne come me ed il senso di rivalsa da quella mail mi ha portato ad una ricerca accorata, ed accurata, su quanto di buono il terzo settore offre e su quanto ancora può dire al fine di far emergere storie e realtà ormai troppo spesso etichettate di “inutile buonismo” e che invece sono preziose per tutta una fascia quasi del tutto dimenticata dal welfare state: gli ultimi.&nbsp;</p>



<p>“Si può sbagliare l’appartenenza politica, le amicizie..ma chi sceglie di stare dalla parte degli ultimi non sbaglia mai” amava dire Don Gallo, e questa scelta l’ha compiuta a pieno la Fondazione Ebbene, realtà che ho conosciuto con piacere qualche tempo fa e che oggi è un modello di economia circolare che agisce per contrastare le povertà, sostenere le giovani generazioni, contrastare le mafie e rigenerare i luoghi, combattendo la “cultura dello scarto” sulla scia di un cambiamento che si costruisce con il coinvolgimento e l’impegno di tutta la comunità. Nata a Catania nel 2012, la Fondazione è diventata un modello a livello nazionale ed agisce tramite i suoi Centri e Luoghi di Prossimità in diverse regioni italiane coinvolgendo direttamente i beneficiari dei suoi servizi in una logica lontana dall’assistenzialismo tristemente noto e diffuso nel settore, ma lavorando “con” le persone e non “per” le persone. La Fondazione è in cammino, è un organismo vivo ed il suo orizzonte è costituito dagli “invisibili” della società a cui i vari progetti attivi tentano di restituire un nome, è un progetto, una proposta sociale e culturale che viene rivolta a tutti coloro che intendono ascoltarla e cerca di essere una risposta alla “polverizzazione” dei legami di questi tempi, un luogo in cui misurarsi anche con le relazioni interpersonali e la loro fatica diventando una palestra per imparare a ricostruire capacità solidali.&nbsp;</p>



<p>Parliamo di questo “sogno” ed altro con Edoardo Barbarossa, Presidente della Fondazione:&nbsp;</p>



<p>• Catania 2012:nasce la Fondazione Ebbene.. ci racconti le radici di questa esperienza che parte dalla Sicilia e si estende in tutta Italia-&nbsp;</p>



<p>Ebbene nasce dalla voglia di migliorare la qualità della vita delle persone e delle comunità agendo con un’ottica nuova che non fosse quella della cooperazione sociale, dalla quale io stesso provengo, né quella del volontariato. Mettendo insieme le esperienze di alcune organizzazioni del terzo settore e il know how di molti professionisti con i quali abbiamo condiviso il progetto Ebbene, è nata una Fondazione che ha immaginato di sperimentare un modello che, partendo da Sud, riuscisse a viaggiare per lo stivale creando percorsi personalizzati di accompagnamento tarati sul nucleo familiare che impattassero positivamente sul territorio rendendolo protagonista.&nbsp;</p>



<p>Cuore della Fondazione sono i Centri di Prossimità (di cui uno anche qui a Milano) a cui si uniscono i Luoghi di Prossimità.. come traducono sul campo i principi della Fondazione?&nbsp;</p>



<p>I Centri sono l’agire quotidiano del modello di Prossimità di Ebbene. Sono spazi in cui si mette in campo un processo di economia circolare, aperti ad accogliere le persone che con le loro famiglie hanno bisogno di un sostegno. Non dobbiamo pensare obbligatoriamente a condizioni di fragilità estrema – anche se purtroppo sono le più numerose – ma anche solo a richieste di interventi per migliorare la qualità della propria vita. All’interno dei centri gli operatori mettono in campo le “<strong>4 A</strong>” <strong>Accoglienza, Ascolto, Accompagnamento, Autonomia </strong>rispondendo, ai bisogni evidenziati in una fase di pre-assestment, con un progetto personalizzato. I servizi che vengono erogati dai Centri – in proprio o attraverso convenzioni con agenzie del territorio &#8211; sono moltissimi e dipendono sia dalle richieste de territorio che dalle energie che esso stesso mette a disposizione. Dall’inserimento lavorativo al sostegno alimentare passando per i servizi previdenziali, alle attività aggregative, educative o sportive e molto altro. I <em>Luoghi di Prossimità </em>sono invece punti o progetti che rappresentano la Fondazione sul territorio all’interno dei quali si agisce rigenerando contesti degradati, ma non erogano servizi di Prossimità.&nbsp;</p>



<p>Con il Consorzio Sol.co promuovete diverse occasioni d’incontro come&nbsp;l’Happening della solidarietà e la Biennale della Solidarietà.. come è&nbsp;cambiato nel tempo il dibattito sulle politiche di welfare?&nbsp;</p>



<p>Happening così come Biennale sono luoghi privilegiati di confronto ma soprattutto laboratori in cui non ci si ferma alla narrazione di esperienze o alla divulgazione di profili scientifici, sono occasioni in cui si genera un dibattito produttivo al quale, se ben condotto, segue un’azione.&nbsp;</p>



<p>Il dibattito è cambiato moltissimo se guardiamo tre direzioni, quello della conoscenza, quello della consapevolezza e quello della relazione. Welfare, Terzo Settore e Prossimità non sono più termini tecnici compresi solo dagli operatori del settore ma di uso comune anche per i cittadini, il dibattito è diventato quindi più ampio perché gli attori che con comprensione vi partecipano sono aumentati.</p>



<p>Un dibattito più consapevole perchè le organizzazioni del Terzo Settore hanno gradualmente acquisito consapevolezza del loro ruolo e – dall’altro lato – le Istituzioni hanno compreso che solo l’azione sinergica può generare interventi realmente efficaci.&nbsp;</p>



<p>L’ultimo è quello della relazione. Occasioni come Biennale o Happening della Solidarietà sono occasioni per rinsaldare la relazione tra organizzazioni, cittadini, attori produttivi e Istituzioni in un processo che evidentemente è circolare. Credo sia finita l’epoca della comunicazione unidirezionale.</p>



<p>• Cosa ne pensa della deriva delle politiche sociali degli ultimi anni? Ed in questo contesto, come si inseriscono gli ultimi provvedimenti governativi come il reddito di cittadinanza?&nbsp;</p>



<p>Interventi disconnessi dalla realtà, più orientati a costruire dipendenze che a lavorare realmente per la dignità delle persone. E’ certamente un traguardo – più concettuale che tecnico – l’aver immaginato una misura universale con una programmazione estesa, l’errore è quello di pensare che interventi come il RdC possano risolvere la questione della povertà in Italia senza un piano complessivo di sostegno per le famiglie, un piano che viaggi grazie alla collaborazione del terzo settore e parallelamente a una strategia di Sviluppo del Paese che si diparta proprio da quel capitale Umano “assistito” e che in vece va trasformato in produttivo e generativo.&nbsp;</p>



<p>• Come valuta, attualmente, la rete di protezione sociale in Sicilia?&nbsp;</p>



<p>Fragile, più delle fragilità su cui dovrebbe incidere.&nbsp;</p>



<p>• Strizzando un occhio al futuro, cosa bolle nella già importante pentola della Fondazione?&nbsp;</p>



<p>Ebbene vuole intensificare l’applicazione del modello adattandola a nuovi contesti, a nuovi potenziali Centri di Prossimità. In questo senso il percorso si&nbsp;completa anche grazie a un lavoro di ricerca sull’impatto reale che il modello di Ebbene genera così da dialogare con maggiore forza anche con le Istituzioni che sono aperte a immaginare una nuova modalità di rispondere ai bisogni delle persone.&nbsp;<br></p>
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		<title>Oggi, sabato 14 settembre, inaugurazione secondo centro antiviolenza Marie Anne Erize</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Sep 2019 07:04:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>stefania catalloroma, Italia Duecento metri quadrati di libertà per le donne vittime di violenze, oltre che per i ragazzi e le ragazze omosessuali cacciati di casa: è questo lo spazio che il Tribunale di&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/09/14/oggi-sabato-14-settembre-inaugurazione-secondo-centro-antiviolenza-marie-anne-erize/">Oggi, sabato 14 settembre, inaugurazione secondo centro antiviolenza Marie Anne Erize</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<h1></h1>



<p><strong class="">stefania catallo</strong>roma, Italia</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://assets.change.org/photos/7/jo/ln/ByJOlNJcFuZsBDt-800x450-noPad.jpg?1568090066&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>



<p></p>



<p>Duecento metri quadrati di libertà per le donne vittime di violenze, oltre che per i ragazzi e le ragazze omosessuali cacciati di casa: è questo lo spazio che il Tribunale di Sorveglianza per le Misure Speciali ha affidato al centro antiviolenza Marie Anne Erize di Roma.</p>



<p>L&#8217;assegnazione dell&#8217;immobile – una villa confiscata alla criminalità organizzata, situata a Lunghezza, nel quadrante est di Roma – conferma che il miglior utilizzo dei patrimoni sottoposti a sequestro è l&#8217;uso sociale. Ne sono esempio altre attività che sono iniziate nei luoghi sottratti alla mafia e che ora sono occupati da laboratori o cooperative formate da persone in stato di fragilità.</p>



<p>“Quando siamo entrate nella villa, pur rendendoci conto delle sue potenzialità, ci siamo chieste: e adesso come faremo ad arredarla? Chi ci darà il denaro necessario?” ha dichiarato Stefania Catallo, presidente del centro antiviolenza. “Invece, grazie ad un passaparola, abbiamo ricevuto ogni cosa potesse servirci: dalle sedie ai letti alle posate. La solidarietà è stata enorme e per noi che siamo autofinanziate, è stata salvifica. “</p>



<p>La villa è diventata inoltre un laboratorio artistico, grazie alle opere realizzate da alcuni tra i maggiori street artist italiani: Aloha, Chimpa e Tina Loiodice hanno decorati alcuni ambienti della casa, dando vita a una struttura unica dove le donne “possano trovare un&#8217;oasi di pace e bellezza, nella quale riprogettare la loro vita” , ha dichiarato Catallo.</p>



<p>La nuova struttura ospiterà anche una parte della Biblioteca Marie Anne Erize, già presente nella sede operativa del centro situata alla Romanina, e una sartoria solidale.</p>



<p>L&#8217;inaugurazione è prevista per sabato 14 settembre e sarà organizzata come un open day, nel quale si potrà partecipare a laboratori sulla violenza di genere, sulle emozioni e sulla genitorialità, condotti dalle professioniste della struttura.</p>



<p>L&#8217;attore teatrale Emilio Spataro darà vita ad una performance molto intensa: “Il femminicida e la crisalide”, interpretando due personaggi diametralmente opposti e, purtroppo, attuali.</p>



<p>L&#8217;inaugurazione avrà come madrine Carla Cucchiarelli e Antonella Armentano, giornaliste del TG Lazio, e Alessandra Barletta, giornalista de Il Manifesto. I tassisti dell&#8217;associazione Tutti Taxi per Amore porteranno aiuti per le donne e i ragazzi ospiti della casa; è prevista inoltre la presenza dei magistrati che si sono occupati dell&#8217;assegnazione dell&#8217;immobile.</p>



<p>A partire dalle 17, l&#8217;accesso alla struttura sarà riservato e su invito; i giornalisti che volessero partecipare possono accreditarsi attraverso la mail: scuolaerize@libero.it</p>



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</div></figure>



<p>Per continuare a firmare la petizione:  <br><a href="https://www.change.org/p/ignazio-marino-salviamo-il-centro-antiviolenza-di-tor-bella-monaca/u/25052138?cs_tk=AhEzzWNvV_35Atthe10AAXicyyvNyQEABF8BvIFaBMNuT4WpM1a4xXykXVI%3D&amp;utm_campaign=af0d9819f894472eb6be791032343a3d&amp;utm_medium=email&amp;utm_source=petition_update&amp;utm_term=cs&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.change.org/p/ignazio-marino-salviamo-il-centro-antiviolenza-di-tor-bella-monaca/u/25052138?cs_tk=AhEzzWNvV_35Atthe10AAXicyyvNyQEABF8BvIFaBMNuT4WpM1a4xXykXVI%3D&amp;utm_campaign=af0d9819f894472eb6be791032343a3d&amp;utm_medium=email&amp;utm_source=petition_update&amp;utm_term=cs&utm_source=rss&utm_medium=rss</a> </p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/09/14/oggi-sabato-14-settembre-inaugurazione-secondo-centro-antiviolenza-marie-anne-erize/">Oggi, sabato 14 settembre, inaugurazione secondo centro antiviolenza Marie Anne Erize</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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