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	<title>beni confiscati Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Beni confiscati alle mafie: un viaggio per il diritto alla vita e per la tutela della legalità</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Dec 2013 06:05:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La villa di Tano Badalamenti a Cinisi.la reggia di &#8220;Sandokan&#8221; Schiavone a Casal di Principe, l&#8217;enclave dei Casamonica nella periferia romana, perfino una residenza principesca a Beverly Hills, proprietà di Michele Zaza, &#8216;o Pazzo,&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">

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<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
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</div>
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La villa<br />
di Tano Badalamenti a Cinisi.la reggia di &#8220;Sandokan&#8221;<br />
Schiavone a Casal di Principe, l&#8217;enclave dei Casamonica nella<br />
periferia romana, perfino una residenza principesca a Beverly Hills,<br />
proprietà di Michele Zaza, &#8216;o Pazzo, re del contrabbando. E poi<br />
cascine di &#8216;ndrangheta in Piemonte, tenute in Toscana, castelli,<br />
alberghi, discoteche, campi di calcio, maneggi: uscito da qualche<br />
mese per Chiarelettere, “<i>Per<br />
il nostro bene. La nuova guerra di liberazione. Viaggio nell&#8217;Italia<br />
dei beni confiscati</i>”  &#8211; un saggio scritto da Alessandra Coppola e<br />
Ilaria Ramoni &#8211; è un<br />
reportage tra le fortezze espugnate a quella mafia che ha fatto la<br />
storia, e che ancora soffoca il Paese. Questo libro racconta<br />
cos&#8217;erano e cosa sono diventate.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Tra<br />
ostacoli di ogni tipo, terreni occupati, edifici distrutti, una<br />
legislazione carente, amministratori pavidi, funzionari di banca che<br />
concedono mutui ai clan per aiutarli a &#8220;salvare&#8221; il<br />
patrimonio: un terzo delle case sottratte ai mafiosi e non assegnate<br />
è gravato da ipoteche, inutilizzabile. Per non parlare delle<br />
aziende, quasi tutte, che nel passaggio dalla criminalità<br />
organizzata allo Stato falliscono. C&#8217;è un&#8217;Agenzia nazionale che<br />
gestisce e destina i beni sequestrati e confiscati: trenta dipendenti<br />
in tutto, zero risorse, rischia lo stallo. Ma questo libro racconta<br />
anche le vicende di tante persone che, con intelligenza,<br />
determinazione e onestà,  hanno tentato di far rinascere la vita<br />
sulle macerie di morte, ricatti e minacce.</div>
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</div>
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Abbiamo<br />
rivolto alcune domande ad una delle autrici, l&#8217;avvocato Ilaria Ramoni, che<br />
ringraziamo di cuore per questo importante racconto che ci anticipa<br />
l&#8217;inchiesta riportata nel saggio.
</div>
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</div>
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Quando è<br />
partita la vostra inchiesta? E perchè avete sentito l&#8217;urgenza di<br />
raccontare questo viaggio nell&#8217;architettura che ha segnato la<br />
presenza mafiosa su tutto il territorio italiano (e non solo)?</div>
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</div>
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Il<br />
lavoro sul campo è durato circa un anno e mezzo. Io da molti anni mi<br />
occupavo di beni confiscati a diverso titolo, sia come avvocato che<br />
come referente di Libera, e sentivo forte l’esigenza di raccontare<br />
cosa funziona e cosa non funziona nel procedimento di confisca e di<br />
riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie. Strumento<br />
potentissimo di contrasto alla criminalità organizzata ma non<br />
sfruttato appieno. L’incontro con Alessandra, giornalista del<br />
Corriere della Sera, ha segnato però la svolta perché ha voluto<br />
raccogliere quella che ritengo essere una vera e propria sfida,<br />
ovvero quella di scrivere di tematiche particolarmente complicate in<br />
modo narrativo ma scientificamente corretto. L’aspetto maggiormente<br />
innovativo di questo libro è infatti proprio questo, la narrazione,<br />
il racconto del nostro viaggio. E questo è decisamente merito di<br />
Alessandra.
</div>
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Potete<br />
fare alcuni esempi di edifici che hanno, finalmente, subìto una<br />
trasformazione: da edifici della criminalità a spazi pubblici, utili<br />
per il bene comune? E chi sono le persone che hanno reso possibile<br />
questo “miracolo”?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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Di<br />
esempi ce ne sono diversi. Il primo però è sicuramente quello<br />
relativo all’esperienza di Libera Terra con riferimento ai terreni<br />
confiscati. Qui i ragazzi delle cooperative sono stati veramente<br />
capaci di trasformare il bene confiscato in una opportunità di<br />
lavoro e di riscatto per tutto il territorio. Ed ora, vino e pasta<br />
prodotti in Sicilia, Calabria, Puglia e non solo vengono addirittura<br />
esportati all’estero e quindi possiamo trovarli sulle tavole di<br />
tutto il mondo. Quello che per Pio La Torre era forse solo un sogno<br />
ora è realtà concreta.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Poi ci<br />
sono gli esempi di Cascina Caccia in Piemonte, bene confiscato alla<br />
‘ndrangheta dei Belfiore e dedicato al magistrato che uccisero,<br />
dove ora si produce miele e torrone ed è diventato un vero e proprio<br />
spazio aperto alla collettività dove si coltiva la prossimità e la<br />
vicinanza tra le persone. Anche a Milano un appartamento confiscato<br />
all’ndrangheta ora è sede di un centro residenziale per anziani<br />
indigenti gestito direttamente dal Comune di Milano. Sono solo alcune<br />
delle esperienze magnifiche che il nostro Paese ha saputo mettere in<br />
campo cogliendo al massimo le opportunità offerte dalla legge<br />
Rognoni-La Torre e dalla legge 109 del 96 che permette il riutilizzo<br />
sociale dei beni confiscati. Ma c’è ancora tantissimo da fare<br />
perché purtroppo le esperienze fallite o in qualche modo bloccate<br />
sono veramente ancora troppe.</div>
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</div>
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Nel<br />
libro parlate della villa di Tano Badalamenti, a Cinisi, il paese di<br />
Peppino Impastato: Impastato, i giudici Falcone e Borsellino, il<br />
giornalista Giancarlo Siani, il generale Dalla Chiesa, Don Puglisi e,<br />
purtroppo, molti altri sono stati uccisi perchè volevano riaffermare<br />
la giustizia e la legalità, ma anche perchè sono stati lasciati<br />
soli: c&#8217;è il rischio che questo accada ancora?</div>
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Purtroppo<br />
il rischio c’è sempre così come c’è ancora il rischio che<br />
siano proprio gli amici che dovrebbero sostenerti a lasciarti solo<br />
per primi. Spesso i personalismi e le invidie fanno molto in questo<br />
processo di graduale isolamento e abbandono su cui poi le mafie<br />
trovano terreno fertile.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Credo<br />
però che rispetto a quegli anni qualcosa sia cambiato in meglio. C’è<br />
una società civile maggiormente attenta che ha meno paura di<br />
schierarsi a tutela di chi la criminalità la combatte tutti i<br />
giorni. E questo anche grazie ad antecedenti storici come quello dei<br />
lenzuoli bianchi a Palermo, dell’associazionismo anticamorra a<br />
Napoli, di studenti ed insegnanti da sempre in prima linea.
</div>
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</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Le<br />
istituizoni che soluzioni propongono, oggi, in tema di lotta alla<br />
mafia e di confisca dei beni?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Le<br />
soluzioni proposte sono ancora di carattere troppo emergenziale e<br />
troppo poco strutturale. Abbiamo una buona legislazione antimafia a<br />
cui però dobbiamo dare gambe e risorse per essere veramente<br />
efficiente ed efficace. La cartina torna sola di tutto questo è<br />
proprio l’Agenzia nazionale per i beni confiscati. Organismo unico<br />
fortemente voluto da tutti gli operatori del settore e istituito nel<br />
marzo del 2010 ma che dopo una forte spinta politica iniziale ad oggi<br />
rischia la paralisi. Nonostante tutti sono convinti che sia una<br />
ottima esperienza da mantenere e potenziare perché potrebbe segnare<br />
la svolta nella lotta alla criminalità organizzata nel nostro Paese,<br />
ad oggi si avverte una preoccupante e perdurante mancanza di risorse<br />
e, forse, al di là delle parole, anche una scarsa volontà politica<br />
di farla funzionare.</div>
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