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	<title>Bernaroli Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>Bernaroli Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<item>
		<title>Transgender: un racconto significativo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Dec 2014 06:26:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Associazione per i Diritti Umani ha rivolto alcune domande ad Alessandra Bernaroli: da uomo a donna e sempre innamorata di sua moglie. Ringraziamo moltissimo Alessandra Bernaroli. Può raccontarci, brevemente, la sua storia? Io e&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
L&#8217;Associazione<br />
per i Diritti Umani ha rivolto alcune domande ad Alessandra<br />
Bernaroli: da uomo a donna e sempre innamorata di sua moglie.
</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Ringraziamo<br />
moltissimo Alessandra Bernaroli.
</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>Può<br />
raccontarci, brevemente, la sua storia?</b></div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Io<br />
e mia moglie ci siamo conosciute nel lontano 1995. Dopo dieci anni di<br />
fidanzamento, nel 2005, abbiamo deciso di coronare la nostra unione<br />
famigliare sposandoci in chiesa, nel comune di Finale Emilia (MO),<br />
dove risiedevo con i miei genitori. Dopo il matrimonio ha preso corpo<br />
in me, aiutata dalla vicinanza di mia moglie, la presa di coscienza<br />
di essere una persona transessuale e, dopo aver pensato, parlato e<br />
meditato molto tra di noi sulla questione, ho intrapreso il percorso<br />
che mi ha portato a sottopormi ad una serie di importanti,<br />
difficoltosi e pesanti interventi chirurgici in giro per il mondo<br />
(USA, Thailandia, Spagna) fino ad approdare, nella seconda metà del<br />
2009, alla rettifica anagrafica di nome e sesso sul certificato di<br />
nascita e sui documenti.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Ritengo<br />
importante sottolineare che mia moglie in tutti questi anni mi ha<br />
sempre sostenuta ed appoggiata, sforzandosi di comprendere questo mio<br />
bisogno di cambiamento e di mantenere unita la nostra famiglia<br />
nonostante il suo grande e comprensibile sconcerto e smarrimento<br />
iniziali. Certamente dopo tanti anni passati assieme non è stato<br />
semplice per mia moglie capire, ma grazie alla profonda conoscenza<br />
che ci legava ed alla sua cultura profondamente radicata nella<br />
religione cattolica ha trovato nell’amore e nella fede la forza per<br />
sostenermi, credendo fino in fondo nell’importanza del vincolo<br />
famigliare.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
I<br />
problemi al nostro matrimonio, problemi derivanti dalla burocrazia,<br />
sono subentrati subito dopo la sentenza di rettificazione dei dati<br />
anagrafici: infatti la sentenza che ordinava questa variazione<br />
all’ufficiale di stato civile, non faceva alcun cenno al nostro<br />
vincolo matrimoniale.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Così,<br />
quando mi sono recata all’anagrafe di Bologna per ritirare il nuovo<br />
documento di identità con il nome variato al femminile, ci si è<br />
trovati di fronte ad un caso mai visto prima nel nostro Paese: una<br />
moglie che nonostante il cambio di sesso da parte del proprio marito<br />
non aveva mai chiesto il divorzio.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
tribunale di Bologna, autore della sentenza “di cambio nome”, non<br />
avendo sciolto il vincolo ha creato i presupposti per l’avventura<br />
giudiziaria che ci ha fin qui visto protagoniste, prima in<br />
Cassazione, poi avanti la Corte Costituzionale ed ora in riassunzione<br />
ancora presso la Cassazione, probabilmente il prossimo anno.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
cercare di chiarire in sintesi il punto della questione, il problema<br />
nasce anzitutto dall’approssimativa tecnica di redazione della<br />
legge fondamentale sul transessualismo, che è la legge 164 del 1982.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Questa<br />
legge, passata al vaglio della Consulta nel 1985 (sentenza 161) e pur<br />
novellata nel 1987 (d.lgs. 74) specificamente per dirimere la<br />
questione sull’eventuale matrimonio preesistente della persona che<br />
si sottoponeva a rettificazione anagrafica, ha fallito nell’intento<br />
lasciando un margine di ambiguità interpretativa che di fronte al<br />
nostro caso, il primo verificatosi ben 27 anni dopo la sua<br />
promulgazione (trattasi evidentemente di situazioni che, per la loro<br />
complessità, non si presentano con molta frequenza, come dimostra<br />
anche l’esperienza delle altre nazioni estere), è stato usato<br />
contro l’unità della nostra famiglia.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
legge 164, riferendosi al matrimonio preesistente, dice che la<br />
sentenza di rettificazione “provoca” (ora “determina” dopo la<br />
novella del d.lgs. 150/2011) lo scioglimento del matrimonio o la<br />
cessazione degli effetti civili. Rimanda alla legge sul divorzio per<br />
l’applicazione di quanto disposto.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Orbene<br />
fino all’emergere del nostro caso la dottrina non aveva forse<br />
approfondito a dovere questo punto. Già il fatto che la sentenza di<br />
rettificazione anagrafica potesse “provocare” di per se stessa lo<br />
scioglimento, in “automatico”, non era condiviso da tutti.<br />
Dirimente sulla sussistenza del vincolo pareva il rimando alle<br />
disposizioni sul divorzio (legge 898 del 1970), ove è noto che per<br />
ottenere il divorzio occorrono una pronuncia del giudice e la volontà<br />
di almeno uno dei coniugi, tutti elementi assenti nel nostro caso.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Posta<br />
di fronte al caso concreto, spaventata forse dal pericolo di chissà<br />
quale turbamento dell’ordine costituito che il pacifico prosieguo<br />
del nostro vincolo coniugale avrebbe potuto comportare, la pubblica<br />
amministrazione locale, dove aver chiesto ufficiale parere alla<br />
burocrazia ministeriale, ha posto in calce all’atto di matrimonio<br />
un’annotazione di scioglimento: uno scioglimento d’ufficio, cosa<br />
mai vista prima d’ora.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
fondo, come è stato detto, una morte civile per i due coniugi,<br />
sottolineata anche dal certificato di stato civile “non<br />
documentato” rilasciatomi dal comune di Bologna in quei tristi<br />
giorni, certificato che ancora conservo quale raro cimelio di<br />
ostracismo sociale.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Lì<br />
abbiamo scoperto dell’abuso perpetrato nei nostri confronti;<br />
infatti l’autorità comunale neppure si era degnata di informarci<br />
di una così grave determinazione perpetrata ai nostri danni.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Dopo<br />
un primo momento di sconforto e grande difficoltà, siamo riuscite a<br />
trovare il supporto e l’appoggio dell’associazione di promozione<br />
sociale “Rete Lenford – Avvocatura per i diritti LGBTI”,<br />
(www.retelenford.it)?utm_source=rss&utm_medium=rss di cui sono anche divenuta aderente, che ci ha<br />
consentito di intraprendere la via giudiziaria per tutelare il nostro<br />
matrimonio.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
primo grado il Tribunale di Modena, nel 2010, ha accolto il nostro<br />
ricorso disponendo la cancellazione dell’annotazione di<br />
scioglimento, riconoscendo quindi piena validità al nostro<br />
matrimonio. Il Ministero dell’Interno ha fatto ricorso e in Corte<br />
d’appello il tribunale di Bologna, nel 2011, ha ribaltato la<br />
decisione precedente, sostenendo che il matrimonio in Italia può<br />
essere solo tra uomo e donna. Abbiamo proposto ricorso in Cassazione<br />
la quale a giugno 2013 con l’ordinanza 14329 ha sollevato una<br />
questione d’incostituzionalità in relazione allo scioglimento<br />
automatico del nostro matrimonio, rinviando la questione alla<br />
Consulta che nel giugno 2014 ha pronunciato la sentenza 170 che ha<br />
dichiarato l’illegittimità costituzionale degli articoli 2 e 4<br />
della legge 164/1982 nella parte in cui non prevedono la possibilità<br />
di mantenere in vita un rapporto di coppia…</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Ora,<br />
come detto, attendiamo il giudizio (che si spera definitivo) della<br />
Corte di Cassazione.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>Come<br />
hanno reagito, i suoi familiari, di fronte al suo cambiamento e come<br />
si è svolto il percorso che avete affrontato insieme?</b></div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
A<br />
dire il vero, essendo la mia famiglia molto aderente ai valori<br />
cattolici, temevo molto la reazione dei miei genitori ed ho atteso il<br />
più a lungo possibile prima di renderli partecipi di questa mia<br />
condizione transessuale. Ricordo il giorno in cui confessai loro la<br />
questione, accompagnata da mia moglie, è stata una giornata di<br />
grande tensione.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
loro reazione iniziale fu di comprensibile stupore ed incredulità.<br />
Nei mesi seguenti faticarono a capacitarsi del fatto e tentarono<br />
(giustamente) di farmi riflettere su quanto stavo ponendo in essere;<br />
le riflessioni però, erano già state fatte e la problematica<br />
attentamente vagliata e pertanto non c’era modo di farmi desistere.<br />
Provarono anche a propormi terapie psicologiche “riparative”, su<br />
evidente suggerimento di qualche conoscente di “eterodossia<br />
integralista”, ma grazie alle mie spiegazioni ed al fondamentale<br />
sostegno di mia moglie, alla fine compresero la situazione.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Adesso,<br />
a distanza di tempo, hanno accettato la situazione e certamente non<br />
mi hanno rifiutata, come purtroppo ancor oggi accade a molte persone<br />
nella mia condizione che si vedono tagliare tutti i ponti da genitori<br />
e familiari.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Penso<br />
che una ragione di questo rifiuto, oltre all’immagine stereotipata<br />
e negativa che grava sulle persone transessuali, sia anche il timore<br />
del giudizio delle persone e, in generale, della società.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
percorso di cambiamento, alla fine, l’ho compiuto assieme a mia<br />
moglie ed anche grazie a lei, che mi è stata sempre vicina e mi ha<br />
curata ed accudita con amore, anche durante i numerosi e pesanti<br />
interventi chirurgici a cui mi sono sottoposta nel corso degli anni<br />
in vari Paesi esteri.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>In<br />
questi ultimi tempi si sente spesso parlare di omofobia e transfobia,<br />
può darci la sua opinione su questo tema?</b></div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Va<br />
detto anzitutto che omofobia e transfobia sono due fenomeni molto<br />
differenti in sé, in quanto il primo è afferente al sesso ed<br />
all’orientamento sessuale con il conseguente portato del paradigma<br />
eterosessuale quale fondamento della società; questo paradigma, cioè<br />
che gli uomini e le donne provino attrazione sessuale solo per il<br />
sesso opposto, è l’ostacolo teorico principale alla realizzazione<br />
del matrimonio egualitario in Italia.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
transfobia, invece, attiene al concetto di genere, di ruolo di genere<br />
e della sua espressione; da questo concetto discende il modello<br />
“genderista” di organizzazione della società, nella quale i due<br />
generi, maschile e femminile (generi fondati sul sesso alla nascita)<br />
implicano un insieme ben distinto e separato di compiti e ruoli<br />
all’interno dell’organizzazione sociale e familiare. Questi ruoli<br />
sono funzionali anche all’organizzazione del potere, essendo ruoli<br />
già determinati, prescritti e soprattutto non intercambiabili.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Su<br />
questo si fonda il potere della società moderna: sul modello<br />
maschile che si declina in varie forme di dominio (maschilismo)<br />
sull’altro genere e si poggia su di un modello sociale fondato su<br />
dogmi non discutibili: in questo senso la religione può essere un<br />
valido alleato al conservatorismo sociale.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
questo contesto genderista la liberazione dei generi e delle “forme<br />
umane” non eterodosse, non aderenti al paradigma maschile, può<br />
avvenire (ed è in parte avvenuta) solo con percorsi di<br />
emancipazione. Tali percorsi si declinano come tentativi di<br />
imitazione del genere dominante, copiandone i modelli di ruolo ed<br />
azione, nel tentativo di conformarsi ad essi.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
conformismo diviene quindi il sottostante dell’azione di<br />
emancipazione; tale conformismo si esplica però su modelli di base<br />
differenti da quello dominante e pertanto non potrà mai assurgere<br />
alla stessa magnitudo di grandezza.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Ecco<br />
quindi che l’emancipazione mostra la sua vera natura e diviene<br />
limite alla libertà ed all’autodeterminazione dei singoli<br />
individui che non possono esprimere liberamente né le proprie intime<br />
inclinazioni né il loro profondo essere, la loro identità.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Oltre<br />
a questo l’emancipazione rappresenta anche un limite allo sviluppo<br />
sociale, in quanto impedisce l’esplicarsi di nuovi modelli di<br />
società, di relazioni di potere, che potrebbero essere utili a<br />
superare i limiti dell’impostazione attuale che da una società che<br />
si serve per le relazioni economiche dell’economia di mercato, sta<br />
pericolosamente declinando in una società di mercato che rischi di<br />
spazzare via ogni speranza identitaria rapportando qualunque istanza<br />
ad un valore ed utilità economica immediata, liberandosi però<br />
immediatamente di chi o cosa non possa più dare un profitto, inteso<br />
come valore puramente economico e non, come sarebbe più utile, un<br />
valore olistico ambientale, sociale, di benessere complessivo e<br />
sostenibilità globale.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Da<br />
queste brevi considerazioni si vede come i temi del transessualismo,<br />
considerato come caso particolare dell’intersessualismo, sono assai<br />
più ampi e variegati dell’ambito relativo alle questioni gay e<br />
lesbica, di cui in effetti rappresentano un sovrainsieme inclusivo e<br />
ben più ampio. Da qui discende anche, a mio avviso, l’errore<br />
“politico” di porre la questione transessuale sempre in coda ed a<br />
latere ai temi “lgb”, dai quali dovrebbe essere considerata<br />
separatamente, sia perché richiama istanze aggiuntive e differenti,<br />
sia perché il fatto di ricomprenderla nelle rivendicazioni<br />
omosessuali ne limita la portata rivoluzionaria.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>Chiarito<br />
il significato di questi termini, si rileva che in Italia manca una<br />
legislazione penale antidiscriminazione che contempli l&#8217;omofobia e la<br />
transfobia: qual è la sua opinione in merito?</b></div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Si<br />
è vero, in Italia è assente ad oggi una legislazione che contempli<br />
l’omofobia e la transfobia.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
questa legislatura ci sono state proposte interessanti sulla<br />
questione, una in particolare elaborata dalla “Rete Lenford” che,<br />
ricordo, è stata protagonista in questi ultimi anni di<br />
importantissime battaglie giuridiche nell’ambito dei diritti<br />
“lgbti” che hanno portato a sentenze storiche, vere pietre<br />
miliari nel percorso di sviluppo sociale italiano.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
punto centrale è anzitutto stabilire se omofobia e transfobia<br />
debbano essere considerate fattispecie di reato autonome oppure<br />
aggravanti di altri reati, come è ad esempio il considerare più<br />
grave un’aggressione se è stata determinata da motivi di<br />
transfobia.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Io<br />
ritengo che la collocazione più adeguata sia quella di aggravanti,<br />
in quanto diverrebbe arduo definire chiaramente il perimetro di un<br />
reato autonomo, ma ancor più tale inquadramento si configurerebbe<br />
come un pericoloso tentativo di limitare e condizionare la libertà<br />
di pensiero, cosa che non deve avvenire mai. È giusto punire i<br />
reati, non eseguire condizionamenti del pensiero. Educare il pensiero<br />
e non impedirne il libero esplicarsi. Il punto fermo deve essere la<br />
puntuale e severa punizione e repressione del reato.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Stabilito<br />
questo, resta un problema importante: il rapporto tra varie categorie<br />
di libertà tutelate dalla nostra Costituzione.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Provo<br />
a chiarire meglio: sappiamo che la nostra Carta stabilisce un<br />
principio di eguaglianza in relazione, ad esempio, a razza, sesso,<br />
opinioni politiche, religione.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Questa<br />
è una cosa molto buona e giusta, sicuramente; a distanza di tanti<br />
anni dalla statuizione di questi principi, però, occorre chiedersi<br />
se tali categorie giacciano tutte sullo stesso piano o meno.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
percorso di formazione della proposta costituzionale, dopo i<br />
terribili anni della seconda guerra mondiale, nell’includere<br />
elementi di opinione soggettiva (politica e religiosa) tenne<br />
doverosamente in conto l’esperienza delle dittature e delle leggi<br />
razziali, dove anche la libertà religiosa fu oggetto di limitazione<br />
e persecuzione.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Oggi<br />
però e altrettanto doveroso chiederci se un’opinione religiosa, di<br />
una gerarchia religiosa, possa essere lasciata libera di confliggere<br />
e dare contro a condizioni umane che si presentano in natura e sono<br />
parte dell’essenza stessa degli individui.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
altri termini: può un’opinione fondata su presunti “dogmi” che<br />
non ammettono discussione né falsificazione scientifica negare e<br />
combattere aspetti dell’essere umano che sono naturali e legittimi<br />
caratteri dell’individuo?</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
risposta, in tutta evidenza, è no!</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Ne<br />
consegue pertanto che la libertà religiosa, anche di espressione<br />
religiosa, deve trovare un limite invalicabile nelle tutele degli<br />
aspetti di cui stiamo discutendo, omosessualità e transessualismo.<br />
Prima le persone e poi la loro libertà di espressione e<br />
manifestazione, politica o religiosa che sia.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Tenendo<br />
conto di quanto detto possiamo quindi dare una valutazione non del<br />
tutto positiva della proposta di legge sull’omofobia approvata<br />
dalla Camera in questa legislatura e di cui da molti mesi si sono<br />
perse le tracce: una proposta che mirava ad incidere su aspetti<br />
penali lasciando aperta la possibilità di una non meglio definita<br />
libertà di pensiero alle organizzazioni religiose.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Francamente<br />
spero che questa proposta non prosegua oltre e, a dire il vero, mi<br />
sembrerebbe strano che la variegata maggioranza dell’attuale<br />
Governo possa approvare qualcosa di positivo su questi temi. Se ce ne<br />
fosse necessità, basti pensare alla proposta di una legge sulle<br />
unioni registrate, quando è evidente che una siffatta legge non<br />
farebbe altro che discriminare le persone omosessuali relegandole al<br />
ruolo di persone a cittadinanza limitata, simili, ma non uguali alle<br />
persone che aderiscono al modello eterosessuale nonostante i<br />
presupposti (quello di avere a fianco un’altra persona con cui<br />
condividere la vita) siano i medesimi.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
conclusione, penso che quello che serva contro l’omofobia e la<br />
transfobia sia anzitutto una modifica costituzionale nel senso<br />
indicato prima; inoltre occorre rivolgere l’attenzione al ruolo<br />
della cultura e dell’educazione sociale, lì dove le associazioni<br />
“lgbti” dovrebbero focalizzare il loro agire, in modo da far<br />
comprendere alle persone che il mondo non è solo in bianco e nero,<br />
ma a colori, e che è importante rispettare la dignità delle<br />
persone.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Fatto<br />
questo ecco che una legge su omofobia e transfobia sarebbe il<br />
corretto strumento per punire gli eccessi.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>Parlando<br />
ancora dei temi relativi ad omofobia e transfobia, entriamo più<br />
nello specifico sugli aspetti della discriminazione: in quali<br />
settori, a suo parere, sono più frequenti? Lei ha vissuto episodi di<br />
discriminazione?</b></div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Parlando<br />
di discriminazione occorre, a mio avviso, distinguere anzitutto tra<br />
episodi diretti e conclamati rispetto a manifestazioni e<br />
atteggiamenti discriminatori più sfumati e sottili, che potremmo<br />
definire di discriminazione indiretta.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Mi<br />
pare di poter affermare che in Italia, ad oggi, gli episodi di<br />
violenza diretta e conclamata purtroppo si presentino con una certa<br />
frequenza e visibilità. Basti pensare all’atteggiamento di alcuni<br />
esponenti politici sia a livello locale, sia nazionale che proclamano<br />
a chiare lettere quello che altro non è che odio (non è chiaro se<br />
atavico o strumentale a fini politici) contro le persone “lgbti”;<br />
per non parlare di istituzioni religiose e non solo cattoliche, cosi<br />
come importanti esponenti del mondo sportivo, ad esempio.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Queste<br />
esternazioni, mai punite e non sufficientemente stigmatizzate dalle<br />
componenti “sane” della società, sono non soltanto gravemente<br />
offensive, ma rappresentano un modello negativo per potenziali nuove<br />
e maggiori discriminazioni. Il rischio è quello di passare dai<br />
discorsi d’odio ad azioni violente.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
effetti, questi episodi sono del tutto assimilabili al razzismo, come<br />
ha anche stabilito una risoluzione del Parlamento europeo di qualche<br />
anno addietro.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Nel<br />
mondo del lavoro queste forme di discriminazione diretta e grave sono<br />
senz’altro meno presenti e forse il merito, stante il negativo<br />
humus culturale cennato, va riconosciuto alle specifiche norme<br />
antidiscriminatorie che derivano dal recepimento di direttive europee<br />
(legge 216/2003 più volte novellata) che costituiscono certamente un<br />
argine a questi negativi atteggiamenti.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Una<br />
particolare protezione viene offerta anche dallo “Statuto dei<br />
lavoratori”, con la previsione specifica del divieto di<br />
licenziamenti antidiscriminatori (art.15 l.300/1970) nei quali sono<br />
ricomprese anche le questioni “lgbti”.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Riguardo<br />
alle discriminazioni indirette, temo che si presentino con grande<br />
frequenza e rendano di fatto improbabile l’ingresso nel mondo del<br />
lavoro di persone di cui sia evidente o noto il loro status di<br />
persona transessuale od ex transessuale; come se non bastasse, a<br />
questo stato di cose dobbiamo tener conto degli effetti della grave<br />
crisi di questi anni che rende arduo l’ingresso nel mondo del<br />
lavoro alla maggior parte delle persone, per cui gli spazi per le<br />
persone transessuali di fatto si azzerano.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Voglio<br />
sottolineare che ho parlato sin qui di discriminazioni indirette<br />
utilizzando questo termine non nel senso proprio della normativa,<br />
bensì avendo a mente quelle situazioni concrete in cui non verrà<br />
mai dichiarato chiaramente che la mancata assunzione è conseguenza<br />
della condizione transessuale, ma non è certo difficile per il<br />
datore di lavoro trovare una qualsiasi altra motivazione alla mancata<br />
assunzione che peraltro non ha, a rigore, necessità di<br />
giustificazione alcuna.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Parlando<br />
invece di situazioni relative a persone transessuali già presenti<br />
nel mondo del lavoro, qui è spesso probabile che si verifichino<br />
episodi di mobbing, molestie e progressiva marginalizzazione sia<br />
nelle mansioni sia nelle relazioni sociali interne all’impresa, con<br />
l’obiettivo di spingere al licenziamento la persona divenuta<br />
“indesiderata”.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
situazione migliore, a ben vedere, è quella delle persone che hanno<br />
un lavoro autonomo o esercitano libere professioni, in quanto<br />
maggiore è la possibilità di far valere il loro “saper fare” e<br />
quindi di mantenere le relazioni di lavoro anche dopo il percorso di<br />
cambiamento.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Certo,<br />
sarebbe utile ed interessante parlare avendo a disposizione dati<br />
reali, ma da una parte il numero delle persone transessuali<br />
stabilmente inserite in contesti lavorativi non è molto elevato e<br />
d’altro canto ad oggi non sono disponibili ricerche significative<br />
sul tema. Un esempio importante in tal senso è rappresentato dalla<br />
ricerca “Io sono io lavoro” eseguita nel 2011 da Arcigay con il<br />
contributo del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali sulla<br />
discriminazione nel mondo del lavoro nei confronti delle persone<br />
omosessuali e transessuali.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
A<br />
proposito di questi studi, va segnalata l’importante possibilità<br />
che offre la normativa antidiscriminatoria vigente di poter<br />
utilizzare dati statistici a supporto delle azioni che chiamano in<br />
causa la discriminazione (art.4 decreto 216/2003).</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Parlando<br />
di discriminazioni sul luogo di lavoro va detto che una leva<br />
importante per migliorare la condizione delle persone transessuali è<br />
rappresentata da un approccio manageriale alla gestione delle<br />
diversità in azienda, il cosiddetto “diversity management”,<br />
focalizzato in particolare sulle persone “lgbti”.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
Italia questo è un tema ancora poco conosciuto e le aziende<br />
rischiano di perdere un’importante occasione per valorizzare e<br />
trattenere a sé le potenzialità rappresentate da queste persone,<br />
mentre nel mondo anglosassone questi temi sono già ampiamente<br />
entrati nelle policy aziendali, sia delle imprese che operano in<br />
ambito nazionale sia nelle multinazionali che provano a declinare<br />
questi temi anche in Paesi dove il discorso sociale non è ancora<br />
sviluppato, potendo a volte costituire un positivo agente di<br />
cambiamento.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Non<br />
va sottovalutato il fatto che queste leve aziendali possono<br />
costituire un potente fattore distintivo di promozione del “brand”<br />
istituzionale anche in un’ottica di “corporate social<br />
responsibility”.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
quanto mi riguarda, sono attiva sui temi della diversità “lgbti”<br />
quale componente del team di “Parks” (www.parksdiversity.eu),?utm_source=rss&utm_medium=rss<br />
un’associazione no-profit che raggruppa importanti imprese italiane<br />
(e filiali di multinazionali) che sono attente e desiderano<br />
impegnarsi su questi temi.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Tornando<br />
a volgere lo sguardo al campo sociale, mi pare di poter affermare che<br />
le persone transessuali non abbiano ancora raggiunto la pari dignità<br />
e siano ancora in attesa di poter trovare adeguata rappresentanza nei<br />
movimenti politici e nelle assisi rappresentative.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Al<br />
di là di rari ed estemporanei esempi a livello locale, ancora<br />
mancano personalità di rilievo nella politica nazionale; una grande<br />
occasione mancata fu, nella XV legislatura, l’elezione al<br />
Parlamento di una persona in rappresentanza dei temi del<br />
transessualismo che non era neppure transessuale in senso stretto,<br />
bensì, come amava definirsi “transgender”, nei fatti<br />
rappresentante del mondo omosessuale. Tengo a precisare che non sto<br />
dicendo che questa persona non abbia lavorato bene, semplicemente<br />
avrei preferito che il discorso politico si fosse focalizzato sui<br />
temi del riconoscimento concreto piuttosto che sull’affermazione<br />
acritica di principi vaghi.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Purtroppo<br />
anche in campo economico e scientifico la società italiana ben si<br />
guarda dal valorizzare le rare figure presenti; lunga è ancora la<br />
strada per la valorizzazione e la promozione sociale della questione<br />
transessuale.</div>
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/12/images-30.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/12/images-30.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm; text-align: right;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
quanto mi riguarda, anch’io purtroppo ho dovuto confrontarmi con la<br />
discriminazione sul luogo di lavoro.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Consapevole<br />
della difficoltà che le persone potevano (e possono) avere<br />
nell’approcciarsi e nel comprendere la questione transessuale,<br />
durante il mio percorso di cambiamento in azienda non ho mai preteso<br />
di imporre acriticamente il mio passaggio agli altri colleghi di<br />
lavoro, ma ho sempre cercato di anticipare l’insorgere di problemi<br />
e domande parlando dei temi “lgbti” e del transessualismo in<br />
particolare ad ogni occasione, anche prendendo spunto da fatti di<br />
cronaca, cercando di stimolare domande ed orientare la visione delle<br />
questioni.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Nonostante<br />
il mio percorso di transizione sia stato molto graduale e molto<br />
“attento”, nel senso detto prima, questo non è stato<br />
sufficiente: purtroppo il responsabile dell’ufficio dove lavoravo<br />
al tempo non è stato in grado di accettare e comprendere la mia<br />
condizione ed ha intrapreso nei miei confronti una campagna<br />
vessatoria fatta di battute allusive, di tentativi di sminuire il mio<br />
lavoro, di affidarmi lavori via via più marginali ed inventare<br />
problemi inesistenti, sollevando questioni percettive e caratteriali,<br />
non riuscendo a contestare concrete mancanze lavorative.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Ai<br />
tempi avevo anche intrapreso attività sindacale in azienda, seppur<br />
marginale, e pertanto riuscivo a difendermi da queste che erano vere<br />
e proprie molestie, ma giorno dopo giorno la situazione, nonostante i<br />
miei tentativi, anziché migliorare andava peggiorando e così, dopo<br />
averne parlato con la direzione del personale, la soluzione che<br />
stabilirono fu quella di spostarmi ad altro ufficio.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Questa<br />
soluzione risolse in un attimo il problema; certo mi chiesi allora e<br />
a distanza di tanti anni ancor oggi mi chiedo se sia stato corretto<br />
da parte aziendale il non prendere una posizione ufficiale e pubblica<br />
su questa questione. Il fatto di non punire in maniera netta ed<br />
evidente anche al resto del personale questi atteggiamenti,<br />
purtroppo, al di là di quello che possa o non possa prevedere il<br />
codice deontologico o quello disciplinare, fa sì che l’immagine<br />
del carnefice ne esca rafforzata in quanto, alla fin fine, la vittima<br />
della discriminazione è stata comunque sollevata dal suo incarico e<br />
spostata dal proprio ruolo, mentre l’autore del mobbing è rimasto<br />
dov’era senza aver subito, quantomeno in apparenza (ed è questo<br />
che conta agli occhi altrui) alcuna punizione. La deduzione che ne<br />
può conseguire è che se un determinato comportamento non viene<br />
punito, non è sbagliato.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
altra ottica, parlando con un approccio sindacale a quella che, in<br />
generale, è la gestione del personale aziendale, sarebbe corretto<br />
chiedersi se una persona che non tollera le diversità in azienda può<br />
gestire al meglio i propri collaboratori; se chi ha atteggiamenti<br />
maschilisti può davvero valorizzare e far rendere al massimo le<br />
risorse aziendali che ha a disposizione. Forse, e dico forse, se<br />
fossimo di fronte a conclamati casi di persone con una superiore<br />
specializzazione tecnica o scientifica si potrebbero fare valutazioni<br />
di un certo tipo, per quanto opinabili, ma parlando in generale il<br />
dubbio è forte!</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
fare un altro esempio sul tema, sempre in ottica generale, se la<br />
persona oggetto di discriminazione fosse sì trasferita ma promossa<br />
ad un incarico superiore, allora il discorso cambierebbe, ma ancora<br />
non sarebbe una soluzione corretta, a mio avviso: le promozioni<br />
dovrebbero seguire il merito e non essere una contropartita a<br />
tacitazione.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Sia<br />
come sia, tornando al mio caso, quello che ho potuto verificare è<br />
stato il mancato supporto dei colleghi durante il periodo in cui<br />
subivo discriminazioni: per meglio dire, in privato mi consolavano ed<br />
erano dalla mia parte, ma davanti al responsabile non avevano<br />
reazioni. Certo, questo è comprensibile in una struttura gerarchica<br />
aziendale dove nessuno si può permettere di perdere il posto di<br />
lavoro mettendosi contro i superiori.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Meno<br />
comprensibile è stato però l’atteggiamento di chi è arrivato a<br />
criticarmi poiché cercavo di difendermi dagli attacchi: addirittura<br />
qualcuno avrebbe detto che non era corretto che io mi ponessi in<br />
contrasto con chi, in fondo, era il mio superiore gerarchico; avrei<br />
dovuto rispettare i ruoli e subire in silenzio.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Trovo<br />
questi atteggiamenti molto tristi e rappresentativi di schemi di<br />
pensiero volti ad atteggiamenti se non servili quantomeno<br />
rappresentativi di grande omologazione e limitatezza di vedute.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Purtroppo<br />
mi è capitato spesso di incontrare persone di tal fatta,<br />
specialmente in ambito sindacale: a parole convintamente a favore dei<br />
diritti e del progresso civile, ma di fronte al caso concreto muti ed<br />
inermi.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>Ci<br />
ha accennato prima della sua esperienza sindacale: è stata utile per<br />
affermare il suo status e portare un discorso di cambiamento in<br />
azienda oppure non ha trovato ciò che si aspettava?</b></div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Mi<br />
duole dirlo, ma l’esperienza sindacale che ho vissuto inizialmente<br />
con tanto entusiasmo e voglia di fare, si è tramutata, a tratti, in<br />
un’esperienza per me davvero negativa, non tanto in ambito<br />
aziendale bensì, purtroppo, con le strutture verticistiche e<br />
burocratiche del sindacato stesso che, mi sembra giusto ricordarlo, è<br />
la federazione bancaria della CGIL.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Prima<br />
di intraprendere la mia battaglia giuridica sulla vicenda del mio<br />
matrimonio sciolto d’ufficio ero molto felice e speranzosa nei<br />
riguardi del mio ruolo sindacale; pensavo che essendo nell’unico<br />
sindacato italiano che aveva addirittura dedicato una struttura<br />
specifica a livello nazionale a questi temi, definendoli “nuovi<br />
diritti”, avrei avuto in caso di necessità un valido supporto e<br />
molte connessioni.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Fintanto<br />
che non ebbi nulla da chiedere, tutto funzionò bene: io ho gestito<br />
da sola il mio percorso di transizione, sia nella vita sia in<br />
azienda.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Nel<br />
sindacato, proprio dopo l’intervento di cambio di sesso, ero<br />
divenuta la responsabile aziendale, anche se per verità va detto che<br />
presi quel ruolo non tanto perché qualcuno aveva creduto<br />
particolarmente in me, piuttosto le altre persone a cui era stato<br />
offerto lo avevano rifiutato; purtroppo fare attività sindacale è<br />
visto più come una fonte di problemi che di utilità sociale.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
me questo ruolo, come ho detto, rappresentava un’esperienza di<br />
rilancio positiva, anche nella mia nuova dimensione femminile; va<br />
detto che per carattere da sempre mi piace interessarmi e poter<br />
portare il mio contributo nei contesti in cui sono inserita, questo<br />
fin dal liceo, dove sono stata sia rappresentante di classe sia<br />
d’istituto.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
All’inizio,<br />
pur timorosa che i colleghi non rispondessero positivamente al mio<br />
nuovo ruolo, cercai di lavorare al meglio e creare un gruppo<br />
affiatato, partecipando sempre agli incontri sindacali che si<br />
tenevano sia sul territorio sia in ambito nazionale.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Provai<br />
anche a offrire il mio contributo sui temi del transessualismo, dato<br />
che li avevo approfonditi e, grazie alla mia esperienza personale,<br />
potevo offrire un sicuro valore aggiunto.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Purtroppo<br />
la risposta fu di assoluta indifferenza e lì iniziarono le mie<br />
perplessità.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Dopo<br />
che emerse il problema relativo al mio matrimonio notai una chiusura<br />
da parte del sindacato che francamente non mi sarei mai aspettata.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
quelle prime fasi, alla fine del 2009, non avevo ancora stabilito i<br />
rapporti con chi poi ha portato avanti questa causa giuridica, cioè<br />
Rete Lenford, e disperatamente cercavo un aiuto poiché ero in grande<br />
difficoltà.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Stranamente<br />
dalle strutture centrali del sindacato mi fecero capire di “non<br />
disturbare”.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Dopo<br />
di questo iniziò un boicottaggio nei miei confronti ed io mi trovai<br />
sola a svolgere la mia attività, senza più il supporto delle<br />
strutture territoriali.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Passai<br />
momenti difficili, ma essendo l’azienda in cui lavoro uno dei<br />
maggiori gruppi bancari nazionali, con migliaia di dipendenti, avevo<br />
modo e materia per svolgere proficuamente la mia attività.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Mi<br />
concentrai sul lavoro e, pur senza supporto, mi impegnai, riuscendo<br />
in questi anni anche a conseguire due master grazie a delle borse di<br />
studio.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
L’anno<br />
scorso le strutture centrali, vedendo che non riuscivano a scalfirmi<br />
con la loro azione sottotraccia, scrissero direttamente alla banca ed<br />
all’associazione bancaria italiana per escludermi dal mio incarico<br />
(senza neppure comunicarmelo, tra l’altro).</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Questa<br />
è stata, in breve, la mia esperienza con le strutture della CGIL.<br />
C’è poco da aggiungere, alla faccia di democraticità e gestione<br />
trasparente.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Vorrei<br />
rimarcare il fatto che, parlando in generale, escludere di punto in<br />
bianco, senza motivazioni né votazioni, una persona che ha svolto<br />
per anni intensa attività sindacale in azienda, la espone ad<br />
eventuali ritorsioni da parte del datore di lavoro. Valutai allora se<br />
fare ricorso giurisdizionale contro tale decisione, ma gli amici mi<br />
consigliarono di lasciar perdere, non ne valeva la pena e di fatto<br />
era un’attività volontaria e non retribuita.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Una<br />
triste esperienza con le strutture centrali, ma un’ottima<br />
esperienza in azienda, dove ho potuto ampliare le mie conoscenze e mi<br />
sono messa in gioco nell’attività di confronto e contrattazione.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Negli<br />
anni passati a fare questa attività ho potuto siglare decine e<br />
decine di accordi aziendali, un contratto integrativo, ho vissuto e<br />
contribuito a gestire per la parte di competenza le fasi di<br />
incorporazione e scorporo di aziende e attività; ho potuto aiutare<br />
tanti colleghi a risolvere al meglio le loro problematiche sul luogo<br />
di lavoro ed anche ad avere piccoli aumenti di stipendio. Mi è<br />
piaciuto fare questa attività ed ho visto che ci sono questione,<br />
nell’ambito dell’organizzazione sindacale, certamente da<br />
riformare.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Una<br />
soddisfazione particolare è rappresentata dalla firma di un accordo<br />
da me promosso che estende una tutela già presente per le coppie<br />
etero anche alle coppie dello stesso genere; questo risultato ha<br />
avuto anche l’onore di essere citato su un’importante<br />
pubblicazione economica nazionale.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>Ci<br />
può ricordare cosa recita la legge 164 ? E qual è la sua opinione<br />
in merito alla norma?</b></div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
legge 164 del 1982 fu, ai tempi, una legge molto avanzata, la terza<br />
in ambito europeo dopo la normativa svedese del 1972 e tedesca del<br />
1980.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
legge nacque a fronte della presa d’atto della necessità di<br />
regolarizzare e dare dignità a situazioni, che si presentavano con<br />
sempre maggior evidenza, di persone che si sottoponevano ad<br />
operazioni di rettificazione chirurgica del sesso all’estero e,<br />
dopo essere tornate in Italia, non potevano modificare i loro<br />
documenti e rischiavano addirittura conseguenze penali per aver<br />
modificato il proprio corpo, per non parlare del fatto che potevano<br />
essere sanzionate per mascheramento e, come accadeva, inviate al<br />
confino.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Va<br />
detto che fino agli anni ’70 qualche tribunale particolarmente<br />
attento concedeva la variazione dei documenti anche in assenza di una<br />
normativa specifica, ma con l’aumentare delle richieste la<br />
giurisprudenza si era orientata nel senso di un rigido divieto.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Questa<br />
legge fu dunque ottima per risolvere le situazioni in essere di<br />
persone che si erano già sottoposte ad intervento chirurgico, ed a<br />
questo scopo erano posti gli articoli 6 e 7. In aggiunta l’articolo<br />
3 dispone al primo comma: “Il tribunale, quando risulta necessario<br />
un adeguamento dei caratteri sessuali da realizzare mediante<br />
trattamento medico-chirurgico, lo autorizza con sentenza.” Questo<br />
comma, nella ratio della norma, era da riferirsi ai casi di quelle<br />
persone che andavano o sottoporsi all’intervento all’estero (non<br />
essendovi peraltro ai tempi la possibilità di effettuare<br />
l’intervento in Italia).</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Con<br />
riferimento ai nuovi casi, va detto anzitutto che la legge è<br />
implicitamente impostata e volta a risolvere le problematiche della<br />
questione transessuale, ma non cita mai il termine transessualismo:<br />
lo farà invece la Corte Costituzionale nella famosa sentenza<br />
161/1985 dove validò l’applicazione della nuova normativa.
</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Questa<br />
legge è molto sintetica ed anche aperta all’interpretazione e<br />
proprio la successiva giurisprudenza è intervenuta a limitarne e<br />
definirne gli ambiti, financo con una certa rigidità. La sintesi<br />
della legge fa sì che sia anche non sempre chiara e precisa riguardo<br />
a tutti gli aspetti coinvolti dal tema della variazione anagrafica.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
punto chiave della disciplina si trova all’articolo 1, dove è<br />
scritto che: “La rettificazione si fa in forza di sentenza del<br />
tribunale passata in giudicato che attribuisca ad una persona sesso<br />
diverso da quello enunciato nell&#8217;atto di nascita a seguito di<br />
intervenute modificazioni dei suoi caratteri sessuali”; qui<br />
probabilmente era implicito il riferimento ai caratteri sessuali<br />
primari, ma questo non viene in realtà esplicitato chiaramente.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
Consulta, con la già citata sentenza 161, ampliò il campo dei<br />
caratteri sessuali a quelli psicosessuali, introducendo quindi<br />
elementi psicologici soggettivi di percezione ed autodeterminazione,<br />
qualificando la differenza tra i sessi come quantitativa anziché<br />
qualitativa e suggerendo di privilegiare tra i vari aspetti, quelli<br />
di carattere dominante.
</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
successiva giurisprudenza si attenne allo stretto tenore letterale<br />
della norma, favorita però in questo dalla vaghezza delle<br />
considerazioni della Consulta testé citate e sicuramente sostenuta<br />
dagli sviluppi dell’endocrinologia e delle neuroscienze che portano<br />
a dare rilievo anche ad un dato genetico ed a fattori ormonali.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
questa ragione di stretta interpretazione giurisprudenziale da più<br />
parti, seguendo gli sviluppi del dibattito a livello internazionale,<br />
si è iniziato a parlare di “sterilizzazione forzata” della<br />
persona transessuale, la quale, generalmente, può ottenere i<br />
documenti con il nuovo nome e sesso solamente dopo aver subito<br />
l’intervento di rettificazione sessuale (con asportazione delle<br />
gonadi).</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Continuando<br />
l’esame della normativa, resta da analizzare un ultimo articolo ed<br />
i successivi sviluppi.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
L’articolo<br />
mancante è il 4, dove in sostanza si dice che la sentenza di<br />
rettificazione provoca (determina) lo scioglimento del matrimonio e<br />
si applicano le disposizioni della legge sul divorzio.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Probabilmente<br />
l’intento originario del legislatore era quello di definire con<br />
un’unica procedura giuridica il caso della persona che chiedeva il<br />
mutamento di nome e sesso in presenza di un matrimonio (civile o<br />
religioso) precedentemente contratto.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
L’assunto<br />
che si dava per scontato è che non vi fosse interesse per i coniugi<br />
nel proseguire il matrimonio e pertanto la strada più ovvia fosse<br />
quella di agevolare al massimo lo scioglimento. Certo, vi era anche<br />
il tema che il matrimonio, precedentemente eterosessuale, sarebbe<br />
divenuto un matrimonio composto da due persone divenute dello stesso<br />
sesso o, più correttamente, divenute dello stesso genere sociale, in<br />
quanto il sesso biologico non si può mutare (perlomeno ad oggi)<br />
mediante terapie mediche e chirurgiche.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
mia opinione è che ai tempi fosse talmente ovvio e scontato nel<br />
pensiero comune che il coniugio non potesse proseguire che neppure si<br />
metteva in conto la possibilità di una diversa volontà dei coniugi;<br />
il discorso sulla differenza di genere passava pertanto in secondo<br />
piano.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Anche<br />
la dottrina dell’epoca non approfondì la questione, così come la<br />
Consulta nella già citata sentenza 161. Solo qualche commentatore<br />
ipotizzò la possibilità di una volontà dei coniugi a proseguire<br />
nel vincolo, ma la questione non venne adeguatamente approfondita.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Nel<br />
1987 una legge (n.74) apportò modifiche alla disciplina dei casi di<br />
scioglimento del matrimonio ed in quell’occasione venne introdotta<br />
una nuova fattispecie che si riferiva specificamente al passaggio in<br />
giudicato della sentenza di rettificazione di sesso. La collocazione<br />
sistematica di questa novella legislativa faceva pensare che fosse<br />
necessaria sia la volontà dei coniugi allo scioglimento, sia la<br />
sussistenza della sentenza di un giudice che, accertata tale volontà,<br />
pronunciasse il divorzio.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Con<br />
queste premesse si arrivò, molti anni dopo, al caso dello<br />
scioglimento d’ufficio del mio matrimonio a seguito del mio cambio<br />
anagrafico e di genere avvenuto nel 2009.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Avendo<br />
già ripercorso le tappe della mia vicenda all’inizio di questa<br />
intervista, sottolineo i punti fondamentali della questione: si è<br />
partiti dalla contestazione dell’annotazione dello scioglimento del<br />
matrimonio a margine dell’atto stesso chiedendone la cancellazione<br />
(sollevando un problema di mancanza di potere che ricorda un po’ la<br />
discussione in corso in questi mesi sulle trascrizioni dei matrimoni<br />
omosessuali celebrati all’estero) e si è invece arrivati a<br />
discutere di un matrimonio omossessuale che tale non è!</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
problema è che qui non si è rispettata la volontà dei coniugi, né<br />
la mia né quella di mia moglie e si pretende di costringere una<br />
persona a scegliere se rinunciare al proprio nome ed alla propria<br />
identità oppure al proprio matrimonio ed al progetto stabile di vita<br />
già posto in essere con l’altra persona, tutto questo in nome di<br />
un presunto interesse dello Stato a non modificare le forme di<br />
matrimonio, interesse che però non è mai stato declinato nel suo<br />
concreto significato.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
I<br />
punti importanti sono da un lato che qui l’unione coniugale è<br />
preesistente alla rettificazione anagrafica ed ha già prodotto<br />
validi effetti giuridici; inoltre pare arduo accostare questo tipo di<br />
unione alla coppia omosessuale, in quanto è piuttosto una variazione<br />
della coppia eterosessuale venendosi infatti a modificare il genere<br />
dei coniugi senza che ne sia intaccato il loro orientamento sessuale.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Come<br />
se tutto questo non fosse già sufficiente, a completare il quadro di<br />
contraddizione che si trova a fronteggiare il “sistema” di fronte<br />
alla questione transessuale va detto che, incredibilmente, il diritto<br />
canonico (il nostro matrimonio è concordatario), non prevede in<br />
alcun modo lo scioglimento automatico del matrimonio a seguito di<br />
variazione anagrafica (variazione effettuata dallo Stato italiano,<br />
non dal Vaticano, peraltro) di uno dei coniugi, poiché riconosce<br />
continuità alla persona.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
problema è servito; alla Suprema Corte il compito della risposta si<br />
spera in tempi ragionevoli, considerato che in altre nazioni estere<br />
dove si sono presentati (pochi) casi simili al nostro, è stato<br />
finora sempre mantenuto in essere il vincolo preesistente anche<br />
laddove era assente di una normativa sulle unioni omosessuali e<br />
questo a sottolineare che è stata colta la differenza eziologica<br />
delle due situazioni.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
completezza di analisi ricordo che la normativa posta dalla legge 164<br />
è stata modificata dal decreto 150/2011 in materia di<br />
semplificazione dei procedimenti civili: da volontaria giurisdizione<br />
la procedura è passata al rito ordinario, con sicuro aggravio di<br />
costi ed appesantimento del procedimento, il tutto infarcito da<br />
qualche difformità interpretativa su bolli e modalità operative a<br />
seconda dei differenti tribunali. Anziché semplificare si è<br />
complicato, quando all’estero spesso si è di fronte a semplici<br />
procedure amministrative senza l’intervento dei tribunali.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Una<br />
curiosità è rappresentata dal fatto che questo decreto 150 si è<br />
premurato di modificare una parola dell’articolo 4 della legge 164,<br />
proprio l’articolo relativo allo scioglimento del matrimonio.<br />
Questa modifica, pur ininfluente sia sul piano lessicale sia su<br />
quello procedurale, è indicativa delle forze sotterranee impegnate a<br />
mantenere l’eterodossia ed il conservatorismo sociale. Ho avuto<br />
l’onore di un comma di legge ad personam, purtroppo contro e non a<br />
favore!
</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>Facendo<br />
un passo indietro, lei ha parlato di sterilizzazione forzata imposta<br />
dalla normativa. Può spiegarci meglio la questione?</b></div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Come<br />
accennavo poc’anzi, recentemente alcune associazioni che si<br />
occupano dei temi “lgbti” hanno iniziato una campagna contro la<br />
sterilizzazione forzata e la cosiddetta patologizzazione del<br />
transessualismo.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
questione, un po’ complessa, prende le mosse dal fatto che<br />
recentemente in Argentina è entrata in vigore una legge che consente<br />
la variazione anagrafica di nome e sesso senza necessità di alcun<br />
tipo di intervento chirurgico e neppure di diagnosi clinica di<br />
transessualismo: a semplice richiesta.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
effetti, a ben guardare, la questione viene spostata<br />
dall’individuazione e diagnosi del transessualismo a quella<br />
dell’autodeterminazione della persona.
</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Questo<br />
tema è collegato alla natura stessa del transessualismo: è davvero<br />
una problematica clinica oppure altro non è che una “naturale<br />
varianza” della fenomenologia umana, come è ora considerata ad<br />
esempio l’omosessualità (che pure nei decenni scorsi era<br />
classificata quale disturbo psicologico)?</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
risposta a questa domanda sarebbe stata assai ardua fino a qualche<br />
decennio addietro: ora, grazie come detto ai progressi delle scienze,<br />
si sono potute formulare plausibili ipotesi sull’origine ed il<br />
manifestarsi del transessualismo.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Credo<br />
però che il punto chiave sia un altro: dobbiamo chiederci se la<br />
persona transessuale sia in uno stato di equilibrio oppure no; se non<br />
lo è, occorre ricercare tale equilibrio nei modi e nelle forme che<br />
la persona stessa ritiene più opportune.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Ogni<br />
cosa al mondo, in un certo senso, rappresenta una “naturale<br />
varianza”, anche un raffreddore, per fare un esempio. Se non lo<br />
curo sto male e mentre è vero che a volte può sparire da solo, è<br />
altrettanto vero che se permane può causare gravi o peggiori<br />
conseguenze.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Ecco,<br />
anche per il transessualismo vale la stessa logica: non essendo una<br />
situazione di equilibrio, anzi di grave sofferenza, è la persona<br />
stessa a richiedere terapie, mediche o chirurgiche, per adeguare e<br />
riequilibrare corpo e mente.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Comprendiamo<br />
quindi come, a mio avviso, sia del tutto erroneo pretendere di<br />
eliminare la questione transessuale dai manuali clinici; offensivo<br />
verso le persone transessuali ed anche contrario alla verità delle<br />
cose come ad oggi le possiamo percepire. Ecco che il discorso sulla<br />
depatologizzazione, se male impostato, rischia di danneggiare le<br />
persone transessuali.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Quello<br />
che è vero è che non è ammissibile considerare il transessualismo<br />
un problema psicologico, da sistemare poi tramite ormoni e chirurgia,<br />
per giunta. È qui il problema e da poco, con la nuova edizione del<br />
manuale diagnostico “DSM” si è ottenuto un progresso in quanto<br />
ora il transessualismo non è più un problema di per sé, che resta<br />
“attaccato” alla persona per tutta la vita, ma viene tenuto in<br />
conto solo in quanto causa di disagio temporanea, che scompare una<br />
volta che la persona raggiunge il suo equilibrio, il suo stato di<br />
benessere.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Altro<br />
c’è ancora da fare, a mio avviso, per eliminarlo del tutto dal<br />
manuale DSM e collocarlo nel classificatore internazionale ICD al<br />
fianco delle questioni intersessuali, date le probabili cause<br />
genetiche ed ormonali del fenomeno.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Dato<br />
questo quadro, si può facilmente comprendere l’origine delle<br />
cosiddette “terapie riparative” (applicate pervicacemente anche<br />
all’omosessualità): se si considerano questi fenomeni come<br />
questioni psichiatriche o dipendenti da educazione e contesto<br />
sociale, si comprende come possano trovare appiglio tali sedicenti<br />
cure, nei fatti terribili strumenti di violazione della dignità ed<br />
integrità umana.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Questo<br />
stesso processo di considerare le persone transessuali (ed<br />
omosessuali) esseri diversi, con problemi e deviazioni mentali, in<br />
effetti minorati, ha consentito una loro collocazione sociale in<br />
qualche modo inferiore a quella delle persone sedicenti “normali”.<br />
Sfruttando questo percorso argomentativo si è quindi potuta dare una<br />
giustificazione all’esclusione ed alla marginalizzazione, financo<br />
alla persecuzione. In qualche modo questo processo di segmentazione<br />
degli esseri umani in categorie dotate di differenti dignità<br />
richiama elementi della teoria specista ed è lo stesso processo che<br />
giustifica, ad esempio, lo schiavismo e la tratta dei neri, oppure<br />
giustifica la condizione di inferiorità sociale delle donne.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Chiarito<br />
il tema della patologizzazione, torniamo alla legge argentina ed alla<br />
variazione di nome e genere sui documenti a semplice richiesta.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Senza<br />
entrare nel merito del tessuto sociale e culturale argentino, che non<br />
conosco, in Italia il problema si pone in quanto nelle fasi iniziali<br />
di transizione, quando già l’aspetto cambia e non è più<br />
rappresentativo del genere di origine, diviene faticoso e<br />
discriminatorio essere obbligate ad utilizzare documenti con il nome<br />
espresso nel genere di appartenenza iniziale.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Ecco<br />
quindi il problema: il nome in rapporto all’aspetto in divenire,<br />
non tanto un cambio di genere senza che nulla del sesso sia cambiato.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Compreso<br />
questo ecco che si evidenzia tutta la forzatura di pretendere da una<br />
parte l’eliminazione del transessualismo, che pure esiste e<br />
dall’altra addirittura l’eliminazione del sesso dalla società,<br />
cosa questa contraria alla stessa biologia umana; al più<br />
occorrerebbe aumentare i sessi, a rigore, se volessimo ricomprendere<br />
i casi di intersessualismo (almeno tre casi principali che sommati al<br />
maschile e femminile darebbero cinque tipologie sessuali alla<br />
nascita).</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Vale<br />
dire che occorrerebbe anche una maggior precisione e chiarezza sui<br />
termini: se parliamo di sesso, se sui documenti indichiamo il sesso,<br />
allora non si vede come questo possa essere abolito, tutt’al più<br />
si può prevedere una casella “X” di sesso non specificato per i<br />
soli casi di intersessualità alla nascita, come già avviene in<br />
Australia.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Se<br />
invece si parla di genere, cioè di tutte quelle manifestazioni<br />
sociali, comportamenti, usi, regole, modi di relazionarsi, legate ad<br />
un determinato genere ed al ruolo che assume nella società, queste<br />
sono sì intercambiabili e pertanto si potrebbero variare a piacere;<br />
si potrebbero anche eliminare, ma per una ragione molto semplice:<br />
essendo modalità di relazione occorre sempre un riconoscimento<br />
sociale, quindi la cancellazione sarebbe del tutto illusoria, in<br />
quanto il genere desiderato sarebbe sempre soggetto a validazione<br />
collettiva.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Insomma,<br />
se abbiamo un lupo ed un agnello e chiamiamo entrambi gufo, è lecito<br />
pensare che l’agnello possa dormire sonni tranquilli avendo di<br />
fianco un lupo e chiamandosi ora entrambi gufi?</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Quello<br />
che manca in Italia è pertanto la possibilità di variare<br />
liberamente il nome senza che questo sia legato obbligatoriamente al<br />
genere, come invece impone una ben poco lungimirante legge (art. 35<br />
decreto 396/2000). Va da sé che anche il codice fiscale dovrebbe<br />
adeguarsi a questa riforma, magari diventando un codice numerico in<br />
modo da impedire la possibilità di rilevare a prima vista il sesso<br />
della persona.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
pretesa di cambiare anche l’indicazione di genere non trova invece,<br />
a mio avviso, valide ed autonome ragioni, salvo eventuali impedimenti<br />
di ordine eccezionale, come ad esempio l’impossibilità di<br />
sottoporsi ad interventi chirurgici per obiettive ragioni di salute.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Altre<br />
richieste, beninteso se vi fosse la variazione legislativa di cui<br />
sopra, ricadrebbero a mio avviso in casi che nulla hanno a che fare<br />
con il transessualismo.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>Che<br />
cos&#8217;è, per lei, l&#8217;identità?</b></div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
L’identità<br />
è un concetto che si può applicare a differenti contesti: in<br />
generale il termine mi pare si riferisca all’idea di essere parte<br />
di qualcosa o, perlomeno, di assumere a modello quella cosa, che<br />
diviene la nostra identità, per definire meglio noi stessi.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
fondo l’identità è un riferimento, il nostro punto fermo, la<br />
nostra àncora di salvezza nell’universo mutevole.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Parlando<br />
dell’identità di genere, la penso riferita al proprio sentirsi<br />
interiore, alla propria essenza, femminile o maschile.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Mi<br />
pare di poter dire che questa identità abbia due aspetti, uno<br />
soggettivo, l’altro oggettivo.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
primo appare quando mi guardo allo specchio e mi chiedo chi è e a<br />
chi appartiene quell’immagine che vedo riflessa, il secondo<br />
aspetto, oggettivo, emerge dalle relazioni che ho quando entro in<br />
contatto con le altre persone che vorrei mi riconoscessero e mi<br />
considerassero per quello che sento di essere, un essere femminile.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
questo senso l’identità di genere, detta transessualismo (decenni<br />
addietro transessualismo primario, per distinguerlo da altre realtà<br />
differenti che oggi sono ricomprese nel termine “ombrello”<br />
transgender) non è un qualcosa che viene definito unicamente dal<br />
mondo esterno, dalla società.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
questa ragione avere i documenti allineati con la propria identità<br />
di genere, ottenere un giusto riconoscimento sociale, passare<br />
indifferenti in mezzo alla folla senza ingenerare dubbi ed ambiguità<br />
su chi si è, tutto questo non è così importante come l’aspetto<br />
soggettivo, come essere sé stessi.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
arrivare a questo traguardo penso sia necessario un profondo percorso<br />
di presa di coscienza di sé. Solo dopo aver fatto questo ci può<br />
essere, e ci deve essere, un processo di autodeterminazione che porti<br />
alla piena realizzazione del sé. Il fine ultimo è raggiungere una<br />
condizione di maggior benessere; questo è l’obiettivo. Quando si<br />
arriva a questo punto, l’aspetto sociale dovrebbe esplicarsi in<br />
maniera spontanea; l’unico ostacolo può essere la memoria del<br />
passato oppure, appunto, la mancanza di leggi che diano<br />
riconoscimento a questo percorso.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
fondo il percorso transessuale è quasi un percorso filosofico: presa<br />
per mano da Socrate attraverso un percorso di conoscenza interiore,<br />
si arriva ad incontrare uno stato di benessere e felicità epicurea.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Dove<br />
la persona, seguendo Hegel, rimane nella sua essenza la medesima<br />
anche dopo il percorso di cambiamento, Aristotele ci invita a<br />
riflettere se davvero vi è un tratto comune che definisca la persona<br />
o si possa parlare di una situazione nuova, totalmente slegata da<br />
quella precedente. A mio avviso il tratto comune rimane, e,<br />
paradossalmente, la logica transessuale mette d’accordo i due<br />
filosofi, in quanto la persona resta certamente sempre la medesima<br />
anche dopo il cambiamento, ma proprio perché la sua natura è del<br />
tutto peculiare: una natura intersessuata che impedisce di dividere<br />
le due situazioni, il prima ed il dopo, e le assimila in questo<br />
tratto che resta costante.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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