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	<title>Bielorussia Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>Bielorussia Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Protection4Olga: campagna per la difensora dei diritti umani, Olga Karatch</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Sep 2023 09:15:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani partecipa alla seguente campagna e la divulga. (da GiuristiDemocratici) E&#8217; stata da poco lanciata la Campagna internazionale #protection4olga per chiedere protezione e asilo per la direttrice dell’organizzazione “Our House”&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/Olga.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/Olga-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17155" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/Olga-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/Olga-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/Olga-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/Olga-768x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/Olga-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/Olga-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/Olga.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1440w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Associazione Per i Diritti umani partecipa alla seguente campagna e la divulga.</p>



<p>(da GiuristiDemocratici)</p>



<p>E&#8217; stata da poco lanciata la Campagna internazionale<strong> #protection4olga</strong> per chiedere protezione e asilo per la direttrice dell’organizzazione “Our House” che da anni si batte per i diritti umani in Bielorussia, compreso il diritto all’obiezione di coscienza al servizio militare, e per questo è perseguitata e rischia la pena capitale nel proprio paese di origine dove è stata definita “terrorista”. Il 18 agosto scorso la Lituania ha negato l’asilo politico definendo Olga Karatch “persona che rappresenta una minaccia per la sicurezza nazionale della Repubblica di Lituania”. Le è stato invece concesso un permesso di residenza nel paese della durata di un anno. Aderiamo convintamente alla Campagna internazionale perché sia data immediata protezione alla difensora dei diritti umani Olga Karatch. </p>



<p>In seguito al rifiuto dell&#8217;asilo politico da parte delle autorità lituane alla costruttrice di pace bielorussa e difensore dei diritti umani Olga Karatch (Volha Karach), è appena stata lanciata la campagna internazionale #protection4olga&nbsp;<em>per</em>&nbsp;chiedere protezione e asilo per la direttrice dell&#8217;organizzazione&nbsp;<a href="https://news.house/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&#8216;Our House</a>&nbsp;&#8216; .&nbsp;Da anni si batte per i diritti umani in Bielorussia, compreso il diritto all&#8217;obiezione di coscienza al servizio militare, ed è per questo perseguitata e rischia la pena capitale nel suo Paese d&#8217;origine, dove è stata etichettata dal regime come &#8220;terrorista&#8221;.</p>



<p>Il 18 agosto 2023, la Lituania le ha negato l&#8217;asilo politico, definendo Olga Karatch una &#8220;persona che rappresenta una minaccia per la sicurezza nazionale della Repubblica di Lituania&#8221;. Le è stato tuttavia concesso un soggiorno temporaneo nel paese per un anno, probabilmente a causa delle lettere internazionali di preoccupazione che alcuni politici e capi di fondazioni avevano scritto alle autorità e agli ambasciatori lituani in diversi Paesi. Ma questo status non le dà alcuna sicurezza riguardo al suo status: le autorità potrebbero in qualsiasi momento rinnegare questa decisione e decidere di deportarla.</p>



<p>Per questo motivo abbiamo avviato una campagna internazionale per la protezione immediata della difensore dei diritti umani e costruttrice della pace Olga Karatch.</p>



<p>La&nbsp;<a href="https://www.ohchr.org/sites/default/files/Documents/Issues/Defenders/Declaration/declaration.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Dichiarazione delle Nazioni Unite sui difensori dei diritti umani</a>&nbsp;adottata nel 1998 riconosce &#8220;il prezioso lavoro di individui, gruppi e associazioni nel contribuire all&#8217;effettiva eliminazione di tutte le violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali dei popoli e degli individui&#8221;.</p>



<p>Olga Karatch, attraverso l’organizzazione da lei guidata, “Our House”, ha al suo attivo numerose attività di monitoraggio e difesa dei diritti umani in Bielorussia e dei cittadini bielorussi fuggiti in altri Paesi – come la Lituania – e per questo motivo anche la sua organizzazione è stata scelto dall&#8217;Ufficio&nbsp;<a href="https://www.ipb.org/the-international-peace-bureauipb-has-announced-its-intention-to-nominate-three-remarkable-organizations-with-a-focus-on-the-right-to-conscientious-objection-for-the-2024-nobel-peace-prize/?utm_source=rss&utm_medium=rss">internazionale per la pace per essere nominato per il Premio Nobel per la pace 2024</a>&nbsp;, insieme al Movimento russo degli obiettori di coscienza e al Movimento pacifista ucraino.</p>



<p>Gli Stati hanno l&#8217;obbligo di proteggere tutti i diritti umani e le libertà fondamentali di tutti i cittadini e, soprattutto per i difensori dei diritti umani che &#8220;frequentemente affrontano minacce e molestie e soffrono di insicurezza&#8221; &#8220;di adottare tutte le misure necessarie per garantire la protezione dei difensori dei diritti umani, a sia a livello locale che nazionale, anche in tempi di conflitto armato e di costruzione della pace&#8221;, come affermato nella&nbsp;<a href="https://documents-dds-ny.un.org/doc/UNDOC/GEN/N11/468/66/PDF/N1146866.pdf?OpenElement&utm_source=rss&utm_medium=rss">risoluzione 66/164 dell&#8217;Assemblea generale delle Nazioni Unite</a>&nbsp;.</p>



<p>Esprimiamo la nostra profonda preoccupazione per il fatto che &#8220;in alcuni casi, la legislazione sulla sicurezza nazionale e l&#8217;antiterrorismo e altre misure, come le leggi che regolano le organizzazioni della società civile, sono state utilizzate in modo improprio per prendere di mira i difensori dei diritti umani o hanno ostacolato il loro lavoro e messo in pericolo la loro sicurezza in un modo contrario al diritto internazionale”, come affermato nella&nbsp;<a href="https://documents-dds-ny.un.org/doc/RESOLUTION/LTD/G13/120/26/PDF/G1312026.pdf?OpenElement&utm_source=rss&utm_medium=rss">Risoluzione 22/6 del 2013 del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite</a>&nbsp;sulla protezione dei difensori dei diritti umani, che impegna tutti gli Stati a proteggere e non criminalizzare coloro che lavorano per difendere i diritti umani.</p>



<ul><li>Pertanto, facciamo appello alle più alte autorità lituane, al Presidente della Repubblica di Lituania, al Primo Ministro e al Ministro degli Affari Esteri affinché rispettino gli standard internazionali e forniscano protezione e asilo alla difensore dei diritti umani bielorussa Olga Karatch, che si è rifugiata in Lituania.</li><li>La Lituania è anche membro dell&#8217;Unione Europea.&nbsp;Facciamo quindi appello anche alle istituzioni europee, alle missioni dell’UE (ambasciate e consolati degli Stati membri dell’UE e delegazioni della Commissione europea) che, come affermato nelle&nbsp;<a href="https://www.eeas.europa.eu/sites/default/files/eu_guidelines_hrd_en.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Linee guida dell’UE sui difensori dei diritti umani</a>&nbsp;, dovrebbero sostenere e proteggere i difensori dei diritti umani.</li><li>Chiediamo inoltre ai nostri governi nazionali di agire per garantire che la protezione dei difensori dei diritti umani sia garantita sempre e ovunque.</li><li>Chiediamo a tutta la società civile, dai singoli cittadini ai giornalisti e ai rappresentanti istituzionali di tutta Europa, di agire in difesa dei diritti umani e di coloro che li difendono.</li></ul>



<p>Un modello di lettera da inviare alle autorità lituane&nbsp;<a href="https://www.miritalia.org/2023/08/23/protezione-e-asilo-per-olga-karatch-campagna-internazionale-protection4olga/modello-lettera-_protection4olga/?utm_source=rss&utm_medium=rss">può essere trovato qui</a>&nbsp;.&nbsp;Siete più che benvenuti ad usarlo e a difendere e sostenere adeguatamente i difensori dei diritti umani Olga Karatch.</p>
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		<title>Ue e Bielorussia: come trasformare una crisi politica in una crisi dei diritti umani</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Dec 2021 08:52:04 +0000</pubDate>
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<h1>(da asgi.it)</h1>



<p></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2021/12/Bielorussia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-46645"/></figure>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Il commento di ASGI sulla Proposta della Commissione per una decisione del Consiglio basata sull’articolo 78 (3) TFUE per l’utilizzo di misure di emergenza temporanee in materia di asilo e rimpatrio.</p></blockquote>



<p>Il 1° dicembre la Commissione Europea ha presentato una serie di misure di carattere giuridico e pratico per affrontare la crisi alla frontiera con la Bielorussia. Tra queste, vi è la proposta di adozione di una decisione del Consiglio ai sensi dell’articolo 78 (3) TFUE per l’utilizzo di misure di emergenza temporanee in materia di asilo e rimpatrio.</p>



<p><strong>La proposta è allarmante perché, invece di fornire una risposta giuridica efficace alla crisi umanitaria in corso improntata alla protezione dei diritti delle persone al confine, introduce ulteriori limitazioni al diritto d’asilo e potenzia le procedure di frontiera, promuovendo di fatto la detenzione e l’abbassamento del livello delle condizioni materiali di accoglienza dei richiedenti asilo.</strong></p>



<p>La situazione al confine con la Bielorussia può essere affrontata nel pieno rispetto del diritto internazionale e del diritto dell’Unione, così come attualmente disciplinato dalle Direttive in materia di asilo.</p>



<p>Dal momento che i<strong>&nbsp;</strong>numeri e il carattere dell’afflusso di cittadini di paesi terzi non sono tali da mettere in pericolo la tenuta dei sistemi di asilo dei Paesi interessati,<strong>&nbsp;non riteniamo necessaria l’attivazione di un intervento ai sensi dell’articolo 78 (3) TFUE</strong>.&nbsp;La Commissione ha invece fondato la proposta sull’emergenza determinata dalla strumentalizzazione da parte della Bielorussia delle persone migranti, presupposto che nulla ha che a vedere con la formulazione dell’articolo 78 (3).&nbsp;</p>



<p>Sollecitiamo invece la Commissione a supportare Lettonia, Lituania e Polonia <strong>attraverso un sostegno tecnico e finanziario, subordinato al rispetto, da parte dei paesi interessati, della Carta dei diritti fondamentali e delle Direttive europee in materia di asilo.</strong> Si ribadisce che è fondamentale promuovere il rispetto del diritto internazionale e del diritto europeo ai confini e che il <strong>quadro giuridico attuale fornisce adeguati strumenti per rispondere a situazioni di incremento dei flussi migratori.</strong></p>



<p><a href="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2021/12/Policy_UE_Bielorussia.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Leggi qui l’analisi di ASGI</a></p>
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		<title>Appello all’UE: ripristinare i diritti e i valori alle frontiere d’Europa</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Dec 2021 10:00:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Crisi Bielorussia-UE: la dichiarazione delle associazioni. Persone usate come strumento di un conflitto securitario che sta causando di immense sofferenze e che ha portato alla morte di almeno dieci persone. Associazione Per i Diritti&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2021/11/bielorussia_EU.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-46370"/></figure>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Crisi Bielorussia-UE: la dichiarazione delle associazioni. Persone usate come strumento di un conflitto securitario che sta causando di immense sofferenze e che ha portato alla morte di almeno dieci persone.</p></blockquote>



<p></p>



<p><em><strong>Associazione Per i Diritti umani</strong></em> sostiene e divulga l&#8217;appello. </p>



<p>Come società civile europea e organizzazioni specializzate che si occupano di asilo, migrazione, assistenza umanitaria e diritti umani, siamo scioccati dal perdurare della&nbsp;<strong>crisi umanitaria ai confini tra l’UE e la Bielorussia,</strong>&nbsp;la quale è causa di immense sofferenze e ha portato alla&nbsp;<strong>morte</strong>&nbsp;di&nbsp;<strong>almeno dieci persone.&nbsp;</strong>Nel condannare a pieno le azioni del governo della Bielorussia, sollecitiamo una risposta da parte dell’UE, degli Stati membri dell’UE e di tutte le organizzazioni europee e internazionali competenti che sia in linea con gli obblighi giuridici europei e internazionali e con gli standard minimi di dignità condivisi.</p>



<p>Le persone al centro della crisi sono strumentalizzate all’interno del conflitto di natura securitaria tra l’UE e la Bielorussia, ma queste persone non sono di per sé una minaccia alla sicurezza, e non dovrebbero essere considerate né trattate da entrambe le parti come se fossero un’arma. In realtà, tutte le testimonianze suggeriscono la presenza<strong>&nbsp;molti gruppi altamente vulnerabili</strong>&nbsp;tra le persone coinvolte in questi eventi, tra cui donne incinte, famiglie con bambini piccoli e persone anziane o ferite. Tra loro c’è chi è fuggito da guerra e persecuzioni dalla Siria, dallo Yemen, dall’Afghanistan e dall’Iraq, e chi, in assenza di percorsi sicuri e legali, non aveva alternative per raggiungere in luogo sicuro. Segnaliamo anche che, nonostante le gravi tensioni esistenti tra gli Stati coinvolti, la situazione, come per molte altre alle frontiere dell’UE, è gestibile e dovrebbe essere affrontata con uno sguardo in prospettiva. A livello globale, tanti paesi in situazioni molto precarie affrontano contesti complessi di sfollamento, con dimensioni geopolitiche e di sicurezza e che coinvolgono un numero nettamente superiore di persone. Ciò di cui c’è bisogno è una risposta chiara che includa una ferma&nbsp;<strong>difesa del diritto d’asilo e del diritto europeo e internazionale.&nbsp;</strong>Proponiamo quindi le seguenti risposte che interessano i vari elementi della crisi:</p>



<h3>Garantire l’accesso al diritto d’asilo alle frontiere</h3>



<p>Secondo il diritto comunitario e internazionale, chiunque cerchi asilo alle frontiere, indipendentemente dal modo in cui è arrivato, ha il diritto di presentare una domanda d’asilo.&nbsp;<strong>L’accesso all’asilo in Polonia, Lituania e Lettonia dovrebbe essere immediatamente ripristinato sia nella sua forma giuridica che in quella pratica.</strong>&nbsp;Ciò significa che tutte le misure volte ad impedire alle persone di accedere al territorio dell’UE e di presentare una domanda di asilo devono cessare. Questo include l’ostacolare il raggiungimento del territorio dell’UE, anche mediante l’uso della forza e di istruzioni date alle guardie di frontiera di condurre respingimenti, impedendo quindi di presentare la domanda di asilo limitando l’effettivo accesso alla procedura mediante restrizioni geografiche su dove possono essere presentate le richieste, e mediante i tentativi di derogare alla legislazione sull’asilo e alle misure di tutela contro il&nbsp;<em>refoulement</em>.</p>



<h3>Garantire l’accesso umanitario</h3>



<p>A breve termine, è essenziale che gli Stati coinvolti garantiscano l’accesso umanitario alle persone colpite, in modo tale che le organizzazioni umanitarie possano raggiungerle e prestare assistenza. Il fatto che gli&nbsp;<strong>Stati membri dell’UE impediscano la fornitura di assistenza salvavita alle persone</strong>, alcune delle quali estremamente vulnerabili, è&nbsp;<strong>deplorevole e irresponsabile</strong>. Inoltre, rischia di avere implicazioni negative per l’accesso umanitario in contesti di sfollamento al di fuori dell’UE e mina il ruolo dell’UE come attore umanitario credibile.&nbsp;Se la situazione di stallo dovesse continuare, la decisione di evacuare immediatamente le persone dalla regione di confine negli Stati membri dell’UE, anche avvalendosi delle offerte già ricevute da parte della società civile, delle città e dei gruppi religiosi per accoglierle, è un’opzione che potrebbe evitare ulteriori perdite di vite umane. In parallelo, gli Stati membri dell’UE dovrebbero discutere e concordare accordi di ricollocazione ad hoc.&nbsp;<strong>Trasportare le persone in paesi terzi per il procedimento di asilo</strong>, come è stato proposto,&nbsp;<strong>è illegale</strong>&nbsp;secondo il diritto internazionale e comunitario, e politicamente non realizzabile.</p>



<h3>Abrogare la legislazione interna non conforme</h3>



<p>La situazione alla frontiera esterna ha determinato delle modifiche alla legislazione nazionale in materia di asilo. Come dimostra l’analisi giuridica della legislazione adottata in&nbsp;<a href="https://ecre.org/ecre-legal-note-11-extraordinary-responses-legislative-changes-in-lithuania-2021/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Lituania</a>,&nbsp;<a href="https://www.hfhr.pl/en/the-draft-amendment-of-the-act-on-foreigners-and-the-act-on-granting-them-protection-violate-eu-asylum-law-principles-legal-opinion-of-the-hfhr/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Polonia</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://www.refworld.org/docid/61767bea4.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">Lettonia</a>, alcuni cambiamenti legislativi sono incompatibili con l’acquis dell’UE in materia di asilo, i trattati UE, la Carta dei diritti fondamentali e il diritto internazionale. In Lituania, i cambiamenti mirano a&nbsp;<strong>limitare l’accesso all’asilo</strong>, a&nbsp;<strong>sopprimere le misure di tutela per le persone in situazioni vulnerabili</strong>, a permettere la detenzione automatica, a limitare l’accesso a un rimedio legale efficace e a ridurre l’accesso alle misure di accoglienza.</p>



<p>Nel caso della Polonia, la nuova legislazione si pone in&nbsp;<strong>diretta violazione del principio di&nbsp;<em>non refoulement</em>,</strong>&nbsp;consentendo l’allontanamento delle persone dalla Polonia anche dopo che abbiano fatto domanda di protezione internazionale e senza un esame individuale per verificare se l’allontanamento porterà a una violazione dei loro diritti umani. In Lettonia, i cambiamenti legislativi precludono alle persone che attraversano il confine la possibilità di chiedere asilo, il che significa che il diritto di chiedere asilo e il principio di non&nbsp;<em>refoulement&nbsp;</em>non sono rispettati. Sebbene alcuni degli emendamenti siano – in teoria – temporanei e la loro applicazione limitata geograficamente, essi rischiano comunque di istituzionalizzare una pratica illegale.<strong>&nbsp;Chiedere asilo è un diritto fondamentale e il&nbsp;<em>non refoulement</em>&nbsp;è un principio inderogabile</strong>&nbsp;che deve essere osservato anche in tempi di emergenza. La Commissione europea deve dare seguito alla sua richiesta rivolta agli Stati membri di rimuovere gli aspetti della legislazione che violano il diritto comunitario. Il rispetto del diritto dell’UE dovrebbe essere una condizione di base per ottenere il sostegno dell’UE. Se gli Stati membri si rifiutano di rispettare il diritto comunitario e internazionale, devono essere prese in considerazione misure di disciplinari e di infrazione.</p>



<h3>Contrastare la repressione della società civile, dei media e degli operatori legali</h3>



<p>La situazione alle frontiere dell’UE ha provocato tentativi da parte degli Stati membri di&nbsp;<strong>intimidire e reprimere la società civile,</strong>&nbsp;i media e gli operatori legali che cercano di intervenire nel rispetto delle loro funzioni professionali. Le attività volte a fornire assistenza umanitaria e legale alle persone alla frontiera non devono essere criminalizzate.&nbsp;<strong>Vietare l’accesso alle zone di confine alla società civile e ai giornalisti non solo lascia le persone senza alcun sostegno</strong>, ma ha anche ripercussioni sul lavoro della società civile indipendente e dei media al di fuori dell’Europa. È essenziale che la situazione nella zona di confine sia monitorata da attori indipendenti per garantire il rispetto del diritto europeo e internazionale. Gli atti di violenza devono essere condannati e indagati.</p>



<h3>Porre gli standard dei diritti umani e la trasparenza al centro della cooperazione con i paesi terzi</h3>



<p>Attualmente, l’UE sta cercando in modo proattivo accordi con paesi terzi sia per fermare le persone che arrivano alla frontiera dell’UE, sia per rimpatriare i propri cittadini. Bisogna assicurarsi che qualsiasi accordo con paesi terzi, come l’Iraq, la Turchia o il Libano, sia in linea con le norme internazionali sui diritti umani, a partire dal diritto di lasciare il proprio paese e dagli obblighi di&nbsp;<em>non refoulement</em>. Per&nbsp;<strong>assicurare il controllo democratico sugli accordi dell’UE con i paesi terzi,</strong>&nbsp;il contenuto di qualsiasi accordo dovrebbe essere reso pubblico, e il Parlamento europeo dovrebbe avere un ruolo significativo nel monitoraggio degli accordi. Anche il monitoraggio indipendente e il sostegno alle persone rimpatriate dovrebbero essere garantiti.</p>



<p>L’UE e i suoi Stati membri devono far fronte alla crisi al confine in conformità con i loro<strong>&nbsp;obblighi legali internazionali e comunitari.</strong>&nbsp;L’attuale quadro politico e giuridico, se applicato, fornisce tutti gli elementi per gestire questa situazione nel rispetto dei diritti, in maniera calma e ben gestita. Siamo allarmati nel sentire che si stanno elaborando proposte che potrebbero consentire deroghe ingiustificabili al diritto comunitario e internazionale.</p>
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		<title>Email bombing per i prigionieri politici in Bielorussia</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Mar 2021 09:15:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani sostiene l&#8217;iniziativa organizzata da Movements.for.freedom (un gruppo di studenti impegnati dell&#8217;università di Padova) per sostenere i prigionieri politici in Bielorussia. Ecco la lettera &#8211; in italiano e in inglese&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani </em></strong>sostiene l&#8217;iniziativa organizzata da Movements.for.freedom (un gruppo di studenti impegnati dell&#8217;università di Padova)  per sostenere i prigionieri politici in Bielorussia. Ecco la lettera &#8211; in italiano e in inglese &#8211; e le indicazioni per aiutarci a smuovere le istituzioni. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="640" height="360" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/proteste-Bielorussia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15185" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/proteste-Bielorussia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/proteste-Bielorussia-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure>



<p>(English version below)</p>



<p>A 7 mesi dall&#8217;inizio delle proteste pacifiche che hanno coinvolto la Bielorussia dopo le elezioni presidenziali del 9 agosto 2020, della lotta del popolo bielorusso per la democrazia si è saputo in tutto il mondo. Alla luce dei cambiamenti radicali che si verificano nella società bielorussa e dell&#8217;ondata di solidarietà con il popolo bielorusso che ha coinvolto molti Paesi europei, la reazione dell’UE a questi eventi è sempre rimasta lenta, indecisa e poco specifica.</p>



<p>Questa posizione dell’UE è particolarmente incerta quando si tratta di interessi economici comuni, che fino ad oggi uniscono molte aziende europee con il sanguinoso regime bielorusso. È noto che per decenni, molte aziende e organizzazioni europee che lavorano con la Bielorussia, sono state costrette ad adottare le &#8220;regole del gioco&#8221; imposte dal regime di Lukashenko. Così facendo, hanno sacrificato non solo i propri principi dichiarati di democrazia, legalità e moralità, ma anche le libertà dei cittadini bielorussi che fino ad oggi rimangono ostaggio di questa situazione.</p>



<p>Non abbiamo il diritto di lasciare soli i normali cittadini bielorussi di fronte alla violenza da parte del regime. Abbiamo così sviluppato l&#8217;idea di invitare i cittadini dei Paesi europei ad inviare lettere personali ai vertici dell&#8217;Unione Europea chiedendo passi specifici e concreti di carattere politico ed economico a sostegno della società bielorussa per rivedere il rapporto instaurato con la Bielorussia. Il rispetto dei diritti umani da parte delle autorità bielorusse dovrebbe essere condizione obbligatoria per la continuazione della cooperazione economica, scientifica o culturale.&nbsp;</p>



<p>Siamo sicuri che la comunità europea sia in grado di fare di più nella questione bielorussa. È arrivato il momento che i leader dell’UE ascoltino la voce non solo dei bielorussi, ma anche dei propri cittadini. Quei cittadini che, insieme a noi, con tutto il cuore si preoccupano per ciò che sta accadendo in Bielorussia. Pertanto invitiamo tutti coloro che si preoccupano del destino del popolo bielorusso a partecipare a questa iniziativa e parlarne ai loro parenti ed amici. Di seguito forniamo indirizzi postali ed E-mail ai quali è possibile inviare le lettere, in cui si può specificare il proprio nome e cognome, età e professione, e una richiesta ai leader dell&#8217;Unione Europea.</p>



<p>Solo insieme vinceremo!</p>



<p>Attenzione! Tutte le lettere devono essere di carattere esclusivamente pacifico e riportare la richiesta di aiuto al popolo bielorusso.</p>



<p>L’invio delle lettere è previsto in data <strong>24 marzo</strong> agli indirizzi vedi sotto</p>



<p>Agli indirizzi (fare copia e incolla di tutti):</p>



<p><a href="mailto:francesco.miatto@ec.europa.eu">francesco.miatto@ep.europa.eu</a>&nbsp;</p>



<p><a href="mailto:Maria-luisa.CABRAL@ec.europa.eu">Maria-luisa.CABRAL@ec.europa.eu</a></p>



<p><a href="mailto:droi-secretariat@ep.europa.eu">droi-secretariat@ep.europa.eu</a></p>



<p><a href="mailto:david.sassoli@europarl.europa.eu">david.sassoli@europarl.europa.eu</a></p>



<p><a href="mailto:epitalia@europarl.europa.eu">epitalia@europarl.europa.eu</a></p>



<p><a href="mailto:cab-borrell-fontelles-contact@ec.europa.eu">cab-borrell-fontelles-contact@ec.europa.eu</a></p>



<p><strong>Dopo aver inviato la lettera, vi invitiamo a postare una copia sui propri social con i seguenti tag:</strong></p>



<p><strong>#FreeBelarus #StandWithBelarus</strong></p>



<p>Twitter: @DavidSassoli @eucopresident @Mariearenaps @vonderleyen @PE_Italia @JosepBorrellF</p>



<p>Instagram: @charlesmichel&nbsp; @ursulavonderleyen&nbsp; @pe_italia</p>



<p>Facebook: @pagina.DavidSassoli&nbsp; @CharlesMichel @maria.arena @PEItalia</p>



<p>OGGETTO: Request for help Belarus</p>



<p>MODELLO LETTERA</p>



<p>Io, nome e cognome, ho età e sono(città)/professione.&nbsp;</p>



<p>In quanto cittadino/a nazionalità e quindi cittadino/a europeo sono profondamente preoccupato/a per episodi di violazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali che si stanno protraendo dal 24 maggio 2020 in Bielorussia.</p>



<p>In qualità di cittadino dell’Unione Europea, voglio esprimere la mia solidarietà nei confronti del popolo bielorusso, al quale non vengono garantiti i diritti fondamentali della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, che dovrebbero essere tutelati e garantiti non soltanto dal proprio Stato, ma anche dell’Unione Europea, come previsto dall’art. 21 del Trattato di Lisbona, che ne prescrive l’obbligo di intervento. Ulteriore motivo di intervento è dato dal Patto internazionale sui diritti civili e politici, ratificato dalla Bielorussia il 12 novembre 1973 e che prevede, tra gli altri:</p>



<p>• La protezione dell’integrità fisica dell’individuo;</p>



<p>• L’imparzialità del giudizio;</p>



<p>• La libertà di pensiero, di religione, di coscienza, di parola, di associazione, di stampa e di riunione;</p>



<p>• Il diritto di partecipazione politica.</p>



<p>Diritti che vengono violati quotidianamente.</p>



<p>In seguito alle elezioni del 9 agosto 2020, non soltanto ai manifestanti è stato negato il loro diritto alla libertà d’espressione, ma sono stati anche arrestati con accuse infondate. La maggior parte di coloro che hanno protestato pacificamente, per chiedere elezioni trasparenti e piena garanzia dei diritti civili , sono studenti universitari. Quest’ultimi, di fronte alla repressione&nbsp; delle manifestazioni, sono stati privati del loro diritto all’istruzione, in quanto sono stati espulsi dalle varie università e sono stati costretti a fuggire all’estero per tutelare la propria libertà. Coloro che non ne hanno avuto la possibilità sono stati incarcerati e subiscono, tuttora, torture psico-fisiche.</p>



<p>Sollecito il Parlamento Europeo e la Commissione Europea ad intervenire con tutti i mezzi a disposizione, in particolare con l’inasprimento delle sanzioni, in modo che siano tempestive e efficaci. Gli interessi economici non possono prevalere sui diritti fondamentali.</p>



<p>Inoltre, chiedo il rilascio immediato dei prigionieri politici, le dimissioni di Lukashenko e l’avvio di indagini contro chi ha commesso queste gravi violazioni dei diritti umani, utilizzando tutti i mezzi di cui l’Unione Europea dispone.</p>



<p>Sono convinto/a che l’Europa possa e debba fare di più.</p>



<p>Distinti saluti</p>



<p>nome cognome.</p>



<p>Žyve Belarus!!&nbsp;</p>



<p>ENGLISH</p>



<p>In the 7 months since the beginning of the Belarusian protests related to the presidential elections of August 9, 2020, the Belarusian people&#8217;s struggle for democracy has become known worldwide. Notwithstanding the radical changes taking place in the Belarusian society together with a wave of solidarity with the people of Belarus evolving in many European countries, the EU&#8217;s response to these events has always been slow, hesitant and non-specific.</p>



<p>Such a hesitant EU position is particularly obvious when it comes to common economic interests that, until now, have united many European companies with the bloody Belarusian regime. It is well known that for decades many EU companies, as well as organisations dealing with Belarus, have been forced to accept the “rules of the game” imposed by the dictatorship of Lukashenko. In doing so, they have sacrificed not only their principles of democracy, legality and morality but also the freedom of Belarusian citizens who, until now, have remained hostage to this situation.</p>



<p>We have no right to leave Belarusians alone in the face of regime violence. That is why we invite citizens of the European countries to send personal letters to the leaders of the European Union asking for specific and concrete steps of political and economic nature in support of the Belarusian society, so as to reconsider the established relationships with Belarus. The observance of human rights by the Belarusian authorities should be a pre-condition for any type of economic, scientific or cultural cooperation.</p>



<p>We are confident that the European Community can do more in terms of dealing with Belarus. The time has come for the EU leaders to listen not only to the voice of Belarusians but also to that of their citizens. These citizens are deeply concerned about what is happening in Belarus. We, therefore, call on all those who care about the fate of the Belarusian people and invite them to join this initiative and spread the word about it. Below you may find postal and e-mail addresses to send letters. You may write your name, surname, age and occupation. Please call the EU leaders to action.</p>



<p>Only together we shall win!</p>



<p>Attention. All letters must be of peaceful nature and contain a request for help to the Belarusian people.</p>



<p>Letters are scheduled to be e-mailed on<strong> March 24 </strong>to the addresses below</p>



<p>Letters are to be sent to (all of) the following addresses:</p>



<p><a href="mailto:francesco.miatto@ec.europa.eu">francesco.miatto@ep.europa.eu</a>&nbsp;</p>



<p><a href="mailto:Maria-luisa.CABRAL@ec.europa.eu">Maria-luisa.CABRAL@ec.europa.eu</a></p>



<p><a href="mailto:droi-secretariat@ep.europa.eu">droi-secretariat@ep.europa.eu</a></p>



<p><a href="mailto:david.sassoli@europarl.europa.eu">david.sassoli@europarl.europa.eu</a></p>



<p><a href="mailto:cab-borrell-fontelles-contact@ec.europa.eu">cab-borrell-fontelles-contact@ec.europa.eu</a></p>



<p>After sending your letter, we invite you to post a picture of it on your social networks with the following tags:</p>



<p><strong>#FreeBelarus #StandWithBelarus</strong></p>



<p>Twitter: @DavidSassoli @eucopresident @Mariearenaps @vonderleyen @PE_Italia @JosepBorrellF</p>



<p>Instagram: @charlesmichel&nbsp; @ursulavonderleyen&nbsp; @pe_italia</p>



<p>Facebook: @pagina.DavidSassoli&nbsp; @CharlesMichel @maria.arena @PEItalia</p>



<p>SUBJECT: Request for help Belarus</p>



<p>I, name and surname, am XX years old and work as (profession). As a citizen of (country) and, therefore, as a European citizen, I am profoundly concerned by the gravity of the situation related to violation of human rights and fundamental freedoms that have been going on in Belarus since 24 May 2020.</p>



<p>As a citizen of a EU member state, I am willing to express my solidarity with the Belarusian people. The fundamental rights of human dignity, freedom, democracy and equality are not guaranteed in Belarus. All these rights should be defended not only by the National State but also by the European Union, as stipulated in Art. 21 of the Treaty of Lisbon, which ensures the duty of intervention of the European Union. Another reason for intervention is the International Covenant on Civil and Political Rights, ratified by Belarus on 12 November 1973, which specifically established:</p>



<p>• The right to the integrity of the person;</p>



<p>• The impartiality of judgement;</p>



<p>• The freedom of thought, religion, conscience, speech, association, press and assembly;</p>



<p>• The right to political participation.</p>



<p>In Belarus, these rights are violated on a daily basis.&nbsp;</p>



<p>Following the elections of 9 August 2020, Belarusian peaceful protesters have been denied the right to freedom of expression. Moreover, they have been arrested on unfounded charges. Most of those who protested peacefully, demanding transparent elections and full observance of democratic and human rights, were university students.&nbsp;</p>



<p>The regime has denied them the right to education, as the students were expelled from the universities on political grounds and were forced to flee abroad to protect their freedom. Those who did not have the opportunity to escape have been imprisoned and are subject to psychological and physical abuse and torture every day.</p>



<p>I urge the European Parliament and European Commission to intervene with all available means, to strengthen sanctions and make their application timely and efficacious. Economic interests cannot prevail over fundamental human rights.</p>



<p>Furthermore, I request immediate release of political prisoners, resignation of Lukashenko and initiation of investigations against those who committed the above-listed human rights violations, using all the means available to the European Union.</p>



<p>I am convinced that Europe CAN and MUST do more.</p>



<p>Yours sincerely, name surname</p>



<p>Žyve Belarus!!&nbsp;</p>
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		<title>Leader di opposizione bielorussa fatta sparire a Minsk</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Sep 2020 07:54:10 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="630" height="420" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/5f565d451e0000910a475305.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14586" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/5f565d451e0000910a475305.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 630w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/5f565d451e0000910a475305-300x200.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 630px) 100vw, 630px" /></figure>



<p>E&#8217; di ieri la notizia della scomparsa di Maria Kolesnikova, una dei leader dell’opposizione bielorussa; sarebbe stata rapita da uomini incappucciati non identificati nel centro della capitale Minsk. La notizia è stata diffusa dal sito locale di notizie<a href="https://news.tut.by/economics/699502.html#ua:main_news~1?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong> </strong><em><strong>Tut.by</strong></em></a> che ha riportato la testimonianza di una donna che raccontava di aver visto i rapitori costringere la Kolesnikova a salire su un minivan e scappare via. Oltre a Kolesnikova non sarebbero più reperibili anche altri tre membri del consiglio di coordinamento dell’opposizione Anton Rodnenkov, Ivan Kravtsov e Maxim Bogretsov.</p>



<p>Lo scorso 31 agosto Kolesnikova, che è una flautista e insegnante di musica, aveva annunciato che avrebbe fondato un nuovo partito d’opposizione insieme ai sostenitori di Viktor Babariko, un ex banchiere che aveva tentato di candidarsi alle ultime presidenziali contro Lukashenko e che Kolesnikova aveva sostenuto, ma che era stato arrestato prima delle elezioni.</p>



<p>Migliaia di persone si sono radunate nelle strade e nelle piazze di Minsk, la capitale della Bielorussia, per protestare contro il presidente Alexander Lukashenko, accusato di aver manipolato le recenti elezioni per ottenere il sesto mandato presidenziale.</p>



<p>Svetlana Tikhanovskaya, principale candidata di opposizione, è tornata in pubblico dopo la fuga in Lituania e qualche giorno di silenzio; l’Unione Europea ha diffuso un duro comunicato in cui ha detto di non riconoscere il risultato delle elezioni.</p>



<p>Per la prima volta in ventisei anni, dicono in molti, Lukashenko sembra in seria difficoltà, ma dalla sua parte ha ancora l’esercito e la Russia.</p>



<p>Le proteste sono state represse con forza dal governo, che è accusato di aver rastrellato indiscriminatamente le persone per le strade, per grandissima parte pacifiche, e averne arrestate oltre 6.000 in tre giorni. Il ministero dell’Interno bielorusso ha detto che c’erano stati circa tremila arresti dopo le manifestazioni di lunedì notte, duemila dopo quelle di martedì e altri mille mercoledì. I dati sono stati confermati dall’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, che ha condannato la repressione violenta delle proteste. Un numero così alto di arresti, tra cui ci sarebbero anche minorenni, secondo Bachelet è una «chiara violazione degli standard internazionali sui diritti umani». Chiedendo il rilascio di tutti i manifestanti detenuti illegalmente, Bachelet ha aggiunto: «Ancora più preoccupanti sono le notizie di maltrattamenti durante e dopo la detenzione».</p>
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		<title>&#8220;Attacco globale alle Ong&#8221;. Lo afferma Amnesty</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Feb 2019 07:31:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Per voi, il Rapporto di Amnesty International &#8220;Attacco globale alle ONG&#8221;: una relazione preoccupante che riguarda molti, troppi Paesi nel mondo. Continuiamo, invece, a lavorare alacremente, anche noi piccole associazioni, per tutelare i diritti&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Per voi, il Rapporto di Amnesty International &#8220;Attacco globale alle ONG&#8221;: una relazione preoccupante che riguarda molti, troppi Paesi nel mondo. Continuiamo, invece, a lavorare alacremente, anche noi piccole associazioni, per tutelare i diritti universali, che poi significa tutelare la Vita.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/download-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12132" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/download-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="372" height="135" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/download-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 372w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/download-1-300x109.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 372px) 100vw, 372px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In tutto il mondo si stanno intensificando gli attacchi contro le Organizzazioni non governative (Ong). A documentare quest’assalto globale il nostro nuovo report “<em>Obiettivo: silenzio. La repressione globale contro le organizzazioni della società civile</em>”.</p>
<p>In base ai dati raccolti sono<strong> 50 gli stati</strong> che in questi mesi hanno <strong>adottato</strong> o <strong>stanno per adottare leggi anti-Ong</strong>.</p>
<p><em>“Un crescente numero di governi sta ponendo irragionevoli ostacoli e limitazioni alle Ong, impedendo loro di portare avanti un lavoro fondamentale –</em>, ha dichiarato in una <a href="https://www.amnesty.it/rapporto-amnesty-international-lassalto-globale-alle-ong-raggiunto-livelli-crisi/?utm_source=rss&utm_medium=rss">nota ufficiale</a> <strong>Kumi Naidoo</strong>, segretario generale di Amnesty International –<em>. </em><em>In molti stati le organizzazioni che osano parlare di diritti umani vengono ridotte al silenzio e per le persone che si riuniscono per difendere e chiedere diritti è sempre più difficile farlo in condizioni di libertà e sicurezza. Ridurle al silenzio e impedire loro di lavorare ha conseguenze per tutti”</em>.</p>
<p>Questo è il terzo di una serie di rapporti della nostra <a href="https://www.amnesty.it/campagne/coraggio/?utm_source=rss&utm_medium=rss">campagna “Coraggio”</a> che documenta il giro di vite globale nei confronti di coloro che difendono e promuovono i diritti umani e promuove il riconoscimento e la tutela dei difensori dei diritti umani nel mondo.</p>
<p>Nell’ottobre 2019 il ministero dell’Interno del <strong>Pakistan</strong> ha <strong>respinto</strong> <strong>18 domande di registrazione</strong> e i relativi ricorsi da parte di 18 <strong>Ong</strong> internazionali <strong>senza fornire spiegazioni</strong>.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/download-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class=" wp-image-12133 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/download-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="254" height="135" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/download-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 308w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/download-2-300x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 254px) 100vw, 254px" /></a></p>
<p>In <strong>Bielorussia</strong> le <strong>Ong</strong> sono sottoposte a una <strong>rigorosa supervisione dello stato</strong>. Lavorare per le Ong la cui domanda di registrazione è stata – spesso arbitrariamente – respinta è un reato penale.</p>
<p>In <strong>Arabia Saudita</strong> il governo può <strong>negare la registrazione alle nuove Ong</strong> o smantellarle se sono ritenute “<em>dannose per l’unità nazionale</em>”. A subire le conseguenze di questa legislazione repressiva i gruppi per i diritti umani, compresi quelli per i diritti delle donne, che non sono in grado di registrarsi e operare liberamente all’interno del paese.</p>
<p>In <strong>Egitto</strong> le <strong>Ong</strong> che ricevono <strong>fondi dall’estero</strong> devono rispettare <strong>regolamenti stringenti e arbitrari</strong>. Molti <strong>difensori dei diritti umani</strong> sono stati raggiunti da <strong>divieti di viaggio</strong>, hanno subito il <strong>congelamento dei conti bancari</strong> o sono stati portati a processo, col rischio di trascorrere <strong>fino a 25 anni in carcere</strong> solo per aver ricevuto finanziamenti stranieri.</p>
<p>Anche gli <strong>uffici di alcune nostre sezioni</strong> sono finiti sotto attacco: dall’<strong>India</strong> all’<strong>Ungheria</strong>, nell’ambito di un giro di vite sulle organizzazioni locali, le autorità se la sono presa con le nostre strutture, <strong>congelando beni patrimoniali</strong> e compiendo raid negli uffici.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a class="btn btn-yellow" href="https://www.amnesty.it/scarica-report/?url=/2019/02/21130849/Obiettivo-silenzio.pdf&utm_source=rss&utm_medium=rss"> Scarica il report</a></p>
<h3>Assalto alle Ong: la situazione in Russia, Cina, Azerbaigian e Ungheria</h3>
<p>Molti stati, tra i quali <strong>Azerbaigian</strong>, <strong>Cina</strong> e <strong>Russia</strong> hanno introdotto <strong>nuove norme in materia di registrazione e reportistica</strong>. In base a queste normative restrittive, le Ong sono sotto il costante controllo delle autorità e il loro mancato rispetto comporta il <strong>carcere</strong>, una sanzione che il difensore dei diritti umani dell’Azerbaigian <strong>Rasul Jafarov</strong>, rilasciato nel 2016 dopo oltre un anno di prigionia, conosce fin troppo bene. <em>“Mi hanno arrestato a causa del mio attivismo e delle manifestazioni svolte col mio Club dei diritti umani </em>– ha raccontato Jafarov –<em>. C’è un’atmosfera orribile. Quelli che non sono stati arrestati o posti sotto inchiesta hanno dovuto chiudere le loro organizzazioni o rinunciare a dei progetti. Molti hanno lasciato l’Azerbaigian per lavorare all’estero”</em>.</p>
<p>In <strong>Cina</strong>, la nuova legge controlla strettamente le attività delle <strong>Ong</strong>, dalla formulazione della domanda di registrazione alla reportistica in materia di movimenti bancari, assunzioni e raccolta fondi.</p>
<p>In <strong>Russia</strong> le <strong>Ong</strong> che ricevono fondi dall’estero sono state etichettate dal governo come “<em>agenti stranieri</em>”, un termine che è sinonimo di “<em>spie</em>”, “<em>traditori</em>” e “<em>nemici dello stato</em>”. Le autorità applicano questa norma così ampiamente che persino un’organizzazione per i malati di diabete ha ricevuto una multa salata, è stata etichettata come “<em>agente straniero</em>” e alla fine, nell’ottobre 2018, ha dovuto chiudere. Sotto il mirino del governo di Mosca sono finiti anche gruppi che si occupano di salute, ambiente e donne.</p>
<p>Le <strong>politiche repressive della Russia</strong> sono state <strong>imitate da altri stati</strong>.</p>
<p>In <strong>Ungheria</strong> diverse Ong sono state costrette a definirsi “<em>finanziate dall’estero</em>” e il <strong>governo</strong> cerca di <strong>screditare il loro lavoro</strong> e scatenare l’opinione pubblica contro di loro. Le organizzazioni che non rispettano questa disposizione rischiano multe elevate e anche la sospensione delle attività. Quelle che si occupano di migranti e rifugiati, così come i loro membri, sono state intenzionalmente prese di mira a seguito dell’entrata in vigore di una legge, nel giugno 2018.</p>
<p><em>“Non sappiamo cosa accadrà a noi e alle altre organizzazioni né quale sarà la prossima legge </em>– ha dichiarato Aron Demeter di Amnesty International Ungheria –<em>. Diversi nostri impiegati sono stati attaccati da troll online e minacciati di violenza. Alcuni locali rifiutano di ospitare nostri eventi e ci sono scuole che rifiutano di accogliere attività di educazione ai diritti umani per timore di ripercussioni”</em>.</p>
<p>In alcuni paesi gli attacchi alle Ong riguardano specificamente i <strong>gruppi che si occupano di diritti delle comunità marginalizzate</strong>. Quelli che promuovono i <strong>diritti delle donne</strong>, soprattutto quelli alla salute sessuale e riproduttiva, i <strong>diritti delle persone Lgbti</strong> e quelli dei <strong>migranti</strong> e dei <strong>rifugiati</strong>, così come le <strong>associazioni ambientaliste</strong> risultano tra i più colpiti.</p>
<p><em>“Nessuno dovrebbe subire conseguenze penali per aver difeso i diritti umani. I leader del mondo dovrebbero garantire l’uguaglianza e assicurare migliori condizioni di lavoro, cure mediche appropriate, alloggi adeguati e accesso all’istruzione anziché accanirsi contro coloro che lottano per questi obiettivi”</em>, ha sottolineato Naidoo.</p>
<p><em>“I difensori dei diritti umani sono dediti a creare un mondo migliore per tutti. Non abbandoneremo questo impegno perché sappiamo quanto è importante. A New York nel dicembre 2018, in occasione del ventesimo anniversario della Dichiarazione Onu sui difensori dei diritti umani, i leader del mondo hanno ribadito il loro impegno a creare un ambiente sicuro per i difensori dei diritti umani. Ora devono tradurre quell’impegno in realtà”</em>, ha concluso Naidoo.</p>
<p><em>“Il rapporto di Amnesty International arriva in un momento cruciale, data la proliferazione di restrizioni al lavoro legittimo delle organizzazioni della società civile. Accendendo i riflettori sulle difficoltà di questo periodo, coloro che sostengono le società civili e i valori dei diritti umani possono cercare di fermare questa marea”</em>, ha dichiarato <strong>Mandeep Tiwana</strong> di Civicus, un’alleanza globale di organizzazioni e attivisti della società civile.</p>
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