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	<title>biografia Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Il giardino di luce</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Feb 2025 15:58:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Progetto a cura di Jorida Dervishi Mbroci Content creator: Boris Maretto In un villaggio nascosto tra le colline, dove il tempo sembrava scorrere più lentamente, viveva una ragazza di nome Azzurra. Fin da piccola,&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Progetto a cura di Jorida Dervishi Mbroci</p>



<p><br></p>



<figure class="wp-block-video"><video controls src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/02/video3.mp4?utm_source=rss&utm_medium=rss"></video></figure>



<p>Content creator: Boris Maretto</p>



<p></p>



<p></p>



<p>In un villaggio nascosto tra le colline, dove il tempo sembrava scorrere più lentamente, viveva una ragazza di nome Azzurra. Fin da piccola, aveva sentito parlare di un giardino segreto, nascosto da una fitta vegetazione, che nessuno osava esplorare. Si diceva che quel giardino fosse un luogo magico, dove chiunque fosse entrato con il cuore puro avrebbe trovato una fonte di luce che esaudiva un desiderio.<br>Azzurra, cresciuta con la curiosità di scoprire il mondo oltre il suo villaggio, non poteva fare a meno di pensare a quel luogo misterioso. Una mattina, dopo aver riflettuto a lungo, decise che era arrivato il momento di affrontare l’ignoto. Si incamminò nel bosco, tra rovi e sentieri poco battuti, finché non trovò finalmente una piccola porta di legno, coperta da rampicanti.<br>Aprì la porta e un’ondata di profumo dolce e fresco la accolse. Il giardino che si rivelò davanti ai suoi occhi era diverso da ogni altro che avesse mai visto. Non c’erano fiori colorati, ma piante che brillavano come stelle nel cielo notturno. In mezzo al giardino, una fontana di pietra emanava una luce calda, come se la stessa luce del sole fosse stata intrappolata dentro. Al suo interno non c’era acqua, ma una sostanza luminosa che danzava come se avesse vita propria, vibando in modo misterioso.<br>Azzurra si avvicinò lentamente, quasi timorosa, e si chinò sopra la fontana. Con una voce sussurrante, esprime il suo desiderio: “Vorrei vedere il mondo, scoprire cosa c’è oltre le montagne, oltre il mare.”<br>Non appena finì di parlare, la luce della fontana aumentò d’intensità e una voce profonda, calma e misteriosa risuonò nell’aria: “Il mondo è vasto, ma per vederlo davvero, devi guardare con gli occhi del cuore.”<br>Azzurra chiuse gli occhi, confusa. Quando li riaprì, il giardino era sparito. Al suo posto si trovava un lungo sentiero che si perdeva all’orizzonte, attraversando colline e valli che non aveva mai visto. Era come se la terra stessa l’avesse invitata a partire, a scoprire un nuovo mondo.<br>Con il cuore colmo di emozione e una strana sensazione di eccitazione, Azzurra si incamminò lungo quel cammino. Ogni passo che faceva sembrava portarla più lontano, eppure più vicina alla sua vera essenza. Non sapeva dove la strada l’avrebbe condotta, ma sentiva che il viaggio era appena iniziato.<br>Mentre camminava, le sue paure e i suoi sogni cominciavano a fondersi in qualcosa di nuovo, un misto di speranza e di incertezze. Ogni passo la portava a un nuovo inizio, a una nuova scoperta, come se il mondo fosse tutto da creare. Il suo cuore batteva forte, ma sapeva che ogni risposta sarebbe arrivata solo con il tempo.<br>E così, mentre il sentiero si perdeva all’orizzonte, Azzurra non smetteva di camminare. Perché sapeva che la vera luce non era quella della fontana, ma quella che avrebbe trovato dentro di sé, lungo il cammino. </p>



<p></p>



<p>Continua&#8230;</p>
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		<title>Tracce silenziose: Jorida Mbroci Dervishi presenta il suo nuovo progetto</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jan 2025 10:53:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Di Jorida Mbroci Dervishi Oggi pubblichiamo, con molto piacere, testo e video del progetto di Jorida Mbroci Dervishi. Direttamente dalla Grecia dove oggi Jorida &#8211; albanese &#8211; vive con il marito e la bella&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/01/Jori.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/01/Jori-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17877" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/01/Jori-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/01/Jori-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/01/Jori-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/01/Jori.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<p></p>



<p>Di Jorida Mbroci Dervishi</p>



<p>Oggi pubblichiamo, con molto piacere, testo e video del progetto di Jorida Mbroci Dervishi. Direttamente dalla Grecia dove oggi Jorida &#8211; albanese &#8211; vive con il marito e la bella figlia Enia.</p>



<p></p>



<p>Quante volte mi sono rialzata senza dirlo a nessuno, solo a me stessa… </p>



<p>Tracce silenziose é un progetto diverso, una passeggiata per esplorare lo spazio più fragile e vivo della mia vita. Qui vi invito a leggere dei luoghi, sentimenti, cambiamenti, speranze, perdite, desideri e la forza di rinascere e di rialzarsi per superare me stessa, in una differente prospettiva. La prospettiva di un’anima che viene chiamata ad essere al contempo spettatrice e attrice di una creazione, in silenzio, senza far rumore.</p>



<p>Qui troverete brevi racconti che simbolicamente sono tracce scritte nelle stagioni della mia vita perché ho capito che il mondo funziona a cicli e forse quella bellissima cosa che pensavo di aver trovato nella vita doveva ancora venire; ho capito che il bello viene dopo la mezzanotte e che Dio non si distrae mai…</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-video"><video controls src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/01/Video-2.mp4?utm_source=rss&utm_medium=rss"></video></figure>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Nel fango di Korogocho con Alex Zanotelli</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Oct 2024 07:56:52 +0000</pubDate>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/10/koro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="516" height="800" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/10/koro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17754" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/10/koro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 516w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/10/koro-194x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 194w" sizes="(max-width: 516px) 100vw, 516px" /></a></figure>



<p>Oggi, 17 ottobre, è la Giornata mondiale per l&#8217;eliminazion della povertà e vogliamo pubblicare una recensione su un celebre testo di e su Alex Zanotelli </p>



<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p>Il mio ultimo articolo era dedicato all&#8217;attivista keniota Binyavanga Wainaina, scrittore schietto che racconta l&#8217;Africa meno popolare e non risparmia critiche a nessuno. Uno dei bersagli di Wainaina sono i missionari occidentali in Africa. Le critiche mosse dallo scrittore<br>africano mi hanno incuriosito sull&#8217;attività dei missionari. Mi è stato consigliato “Korogocho” di Padre Alex Zanotelli.<br>Chi è Zanotelli? Il libro sulla missione nella baraccopoli di Korogocho, in Kenya, ci racconta molto di lui. Formatosi dai padri comboniani, dal 1978 fino al 1987 assume la direzione di “Nigrizia”, rivista dedicata al continente africano.<br>Padre Zanotelli è scomodo sia per il clero che per la politica. Il cosiddetto “prete rosso”, nell&#8217;editoriale di Nigrizia del gennaio &#8217;85, “Il volto italiano della fame africana”, denuncia, facendo nomi e cognomi, la classe politica responsabile di usare i soldi destinati alla lotta<br>contro la fame per altri scopi. Il clero, invece, viene criticato dallo scrittore per un modello formativo che prepara preti adatti esclusivamente a un contesto medio-borghese.<br>Zanotelli desidera mettersi in discussione e vuole recarsi nelle baraccopoli per ricevere il “battesimo dei poveri”, ovvero spogliarsi del materialismo che permea la società occidentale. Arriva nella baraccopoli di Korogocho non senza difficoltà, perché “un prete deve avere una casa, un telefono e una macchina; altrimenti non è un &#8220;prete”.<br>La prima parte del racconto è proprio dedicata alla baraccopoli, al fango tra i rifiuti, a un inferno fatto di delinquenza, prostituzione e AIDS.<br>Il prete vuole uscire dai miracolismi per imboccare la strada della responsabilità civile e personale. Il suo impegno si traduce nella creazione di piccole comunità di auto mutuo aiuto, ma anche nella lotta politica attiva. Insieme ai baraccati, chiede rappresentanti<br>amministrativi e politici, chiede la terra. Vince la causa contro la multinazionale Del Monte, colpevole di sfruttare gli operai del Kenya. Il peccato istituzionalizzato, per Zanotelli, costringe a vivere 2 milioni di persone nell&#8217;1,5% della terra presente a Nairobi.<br>La nonviolenza attiva entra nella quotidianità dello scrittore quando ha già cinquant&#8217;anni.<br>Recentemente, tornato in Italia, si incatena a un albero per protestare contro la privatizzazione delle acque a Napoli.<br>Concludo questa recensione con le sue potenti parole:<br>&#8220;Mandate a quel paese chi vi dice che siete il futuro; il futuro non esiste, voi siete l&#8217;unico<br>presente che abbiamo e tocca a voi cambiare radicalmente tutto. Datevi da fare, ragazzi,<br>perché è questione di vita o di morte. Tocca a voi difendere la vita su questo pianeta&#8221;.</p>
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		<title>&#8220;Raccontarsi (a modo mio)&#8221;. Antonella</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2022 08:07:51 +0000</pubDate>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/jori.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/jori-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16761" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/jori-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/jori-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/jori-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/jori.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1500w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<p></p>



<p>Progetto a cura di Jorida Mboçi</p>



<p></p>



<p>Oggi vi presentiamo Antonella, una donna sognatrice che ha affrontato le difficoltà della vita sempre con il sorriso; una mamma dolcissima e forte allo stesso tempo&#8230;Mettiamoci in ascolto della sua storia. </p>



<p></p>



<p></p>



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		<title>&#8220;Raccontarsi (a modo mio). Margherita</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Oct 2022 10:04:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Per il progetto a cura di Jorida Mbroçi oggi vi presentiamo Margherita: donna orgogliosamente disabile e orgogliosamente mamma. Essere visti e compresi vale per tutti gli esseri umani, ognuno con la propria particolarità, anche&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/PHOTO-2022-10-30-09-11-54-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/PHOTO-2022-10-30-09-11-54-1-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16689" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/PHOTO-2022-10-30-09-11-54-1-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/PHOTO-2022-10-30-09-11-54-1-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/PHOTO-2022-10-30-09-11-54-1-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/PHOTO-2022-10-30-09-11-54-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<p></p>



<p>Per il progetto a cura di Jorida Mbroçi oggi vi presentiamo Margherita: donna orgogliosamente disabile e orgogliosamente mamma. </p>



<p>Essere visti e compresi vale per tutti gli esseri umani, ognuno con la propria particolarità, anche se invece la nostra società tenda a livellare tutto e tutt*. Ascoltiamo Margherita e prendiamo esempio dalla sua energia! </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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		<title>“LibriLiberi”: Yoga di Emmanuel Carrère</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Dec 2021 09:06:38 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="265" height="191" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/Yoga-copertina.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15902"/></figure></div>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>Emmanuele Carrère, celebre autore francese contemporaneo, è solito intrecciare frammenti della propria biografia a narrazioni romanzate di altri personaggi, reali o immaginari forse per la necessità di comprendere più a fondo la vita umana comune &#8211; la sua come quella della maggioranza degli individui che abitano questa terra &#8211; o forse per un pizzico di narcisismo che permea la sua opera, come quella di molti altri autori.</p>



<p>Il suo ultimo lavoro intitolato semplicemente <em>Yoga</em> (per Adelphi, nell&#8217;edizione italiana) è un testo originale: Carrère dichiara che nasce da una prima idea che riguardava la stesura di un libercolo sulla pratica della meditazione, ma che col tempo si è trasformato in qualcos&#8217;altro. E qui si inserisce la relazione con le proprie esperienze personali, le più dure: la perdita di amici, la propria depressione e l&#8217;inasprirsi del disturbo bipolare.</p>



<p>Con una scrittura franca, l&#8217;autore dialoga con il lettore, guardandosi dentro con lucidità e critica a volte sprezzante e riuscendo, così, a donare a chi legge lo stesso coraggio per guardarsi allo specchio. L&#8217;interesse di questo nuovo libro è, inoltre, fornito dalle conoscenze di Carrère, dai suoi rapporti professionali e amicali con persone che hanno fatto e fanno parte della nostra attualità (come, ad esempio, i responsabili del giornale satirico Charlie Hebdo, uccisi in un attacco terroristico di matrice islamica).</p>



<p>Bisogna affrontare questo racconto-diario con la consapevolezza che chi parla è un uomo maturo, malato, talentuoso, ma anche ricco e colto: assaporare il fascino di una vita privilegiata può far nascere il dubbio che per alcuni tutto sia più facile &#8211; e in alcuni casi lo è &#8211; ma la sofferenza descritta dallo scrittore, il tormento che si declina in vari modi e sempre diversi &#8211; dal senso di colpa, alla paura, dal rimorso alla rassegnazione, induce a comprendere che non sia così scontata l&#8217;equazione “ricchezza = serenità” e che nemmeno l&#8217;istruzione, la cultura e la meditazione riescano a controbilanciare la malattia mentale, spesso più insidiosa e pericolosa di quella fisica. L&#8217;amore per il prossimo può essere la cura migliore, quella cura che riconcilia con la vita, anche nei suoi aspetti più oscuri.</p>
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		<title>&#8220;Orizzonte donna&#8221;. Alla ricerca di Oum Kulthum</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Mar 2018 07:20:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Ivana Trevisani Commento al film “Looking for Oum Kulthum” di Shirin Neshat &#160; &#160; La solitudine dell&#8217;artista ormai famosa nel suo palazzo, forse il prezzo pagato per il successo, si anima nel triangolo che&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: large;">di Ivana Trevisani</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Commento al film </span><span style="font-size: large;"><i>“Looking for Oum Kulthum” </i></span><span style="font-size: large;">di Shirin Neshat</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/oumk1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10294" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/oumk1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="294" height="221" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: large;">La solitudine dell&#8217;artista ormai famosa nel suo palazzo, forse il prezzo pagato per il successo, si anima nel triangolo che via via si compone: donna matura, giovane donna e ragazzina che scioglie il nodo stretto della storia e la dipana nei ricordi del magnifico bianco e nero in cui Neshat è maestra.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">E con mossa perfetta Neshat, alla colorata sontuosità che ci restituisce l&#8217;artista ormai all&#8217;apice del successo,</span><b> </b><span style="font-size: large;">sostituisce il bianco e nero di un paesaggio rurale lontano nel tempo e luogo d&#8217;origine dell&#8217;artista, che immediatamente trasporta lo spettatore agli inizi del suo cammino nel canto: una bambina</span><span style="font-size: large;"> di circa dieci anni, costretta a esibirsi travestita da beduino. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">Nonostante Oum Kulthoum avesse dovuto effettivamente sottostare a quell&#8217;imposizione, perchè alle donne era vietato cantare in pubblico, l&#8217;enorme successo procuratole dalla sua magnifica voce, le consentì in seguito di assumere un intero gruppo di musicisti e di negoziare i suoi contratti, sottraendosi a una tradizione misogina imperante. La sua grandezza artistica travalicò rapidamente i confini egiziani e la sua fama le venne tanto riconosciuta da essere soprannominata </span><span style="font-size: large;"><i>Ambasciatrice dell&#8217;arte araba</i></span><span style="font-size: large;">. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">La bellezza della sua voce, il canto sublime che dispensava, guadagnarono inoltre a Oum Kulthoum, divenuta simbolo della canzone araba, la possibilità di vivere liberamente la propria vita privata, pur segnata da difformità sentimentali: un matrimonio annullato e un altro intorno ai cinquant&#8217;anni. La stessa circostanza di non avere figli, condizione riprovevole e marginalizzante per una donna nella cultura islamica, fu tramutata simbolicamente, proclamando Oum Kulthoum </span><span style="font-size: large;"><i>Madre di tutto l&#8217;Egitto</i></span><span style="font-size: large;">. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">Ma fare un film su Oum Kulthum si rivela per la regista un vero cimento, con difficoltà crescente a catturare l&#8217;essenza della leggendaria cantante del mondo arabo, in quanto donna, artista, mito; poiché il proposito di Neshat è quello di esplorare le lotte, i sacrifici e il prezzo pagato per il successo, da un&#8217;artista donna vissuta in una società conservatrice dominata da uomini. </span></p>
<p><span style="font-size: large;"><b>U</b></span><span style="font-size: large;">n dominio che con l&#8217;espediente dell&#8217;ostruzionismo dell&#8217;attore durante le riprese del film, Neshat vuole segnalarci ancora presente nell&#8217;oggi. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">Lo schiacciamento della donna da parte del patriarcato sociale è del resto una condizione che Neshat ha dovuto vivere in prima persona, e nello scorrere dell&#8217;esistenza dell&#8217;artista si inserisce quella della regista; raccontando la vicenda umana di Kulthum, Neshat ripercorre la propria. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: large;">Anche la storia di vita della vera regista </span><span style="font-size: large;">Shirin Neshat, è stata infatti segnata dalla prevaricazione di stampo maschilista, fotografa e videoartista iraniana, costretta all&#8217;esilio dall&#8217;avvento in patria del regime khomeinista, rimase forzatamente a New York dove si era trasferita nel 1983 dopo aver conseguendo il Master of Fine Arts alla Berkeley University frequentata dal 1974. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">La </span><span style="font-size: large;"><i>vera </i></span><span style="font-size: large;">regista, non allusione, ma realtà del film che richiede una precisazione: Neshat nella costruzione del disegno cinematografico utilizza l&#8217;escamotage della storia di una giovane regista che decide di fare un film su Oum Kulthum, e questo le consente di sfuggire alla banalità di se stessa che racconta se stessa, perchè probabilmente non questo è l&#8217;interesse profondo di Neshat, quanto piuttosto quello di trasmettere un messaggio che pur presente nelle vite delle tre donne, le trascende diventando universale. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">Da un passaggio in Iran nel 1990 infatti Neshat, profondamente colpita dalle imposizioni del regime islamico esercitate in particolare nei confronti delle donne, decise che la condizione della donna islamica, il suo rapporto con il mondo maschile e più in generale il rapporto uomo-donna nella cultura islamica e in quella occidentale, sono diventati i nodi centrali della sua ricerca e creazione artistica.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Quindi non a caso inserisce nel racconto filmico delle riprese, con il suo familiare bianco e nero, un&#8217;intera sequenza della</span><b> </b><span style="font-size: large;">rivolta femminista al Cairo nel 1914, in cui le donne scesero nelle strade per chiedere diritti politici, libertà di istruzione e di scelta lavorativa.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">La polemica capziosa e apertamente maschilista dell&#8217;attore e i suoi reiterati attacchi alla regista sono volti non solo a mantenere propria e non abdicarla</span><b> </b><span style="font-size: large;">a</span><b> </b><span style="font-size: large;"><i>“una donna” </i></span><span style="font-size: large;">il possesso del Mito</span><span style="font-size: large;"><i>, </i></span><span style="font-size: large;">ma al tempo stesso a ridurre e chiudere</span><b> </b><span style="font-size: large;">al solo ambito popolare la grandezza di</span><b> </b><span style="font-size: large;">Oum Kulthoum che, effettivamente si esibì per i lavoratori dei cantieri sperduti nel deserto, per contadini, operai, costruttori e soldati, ma cantò anche per re e capi di stato e accompagnò le celebrazioni di eventi storici fondamentali. </span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/oumm.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-10295 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/oumm.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="236" height="320" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/oumm.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 236w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/oumm-221x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 221w" sizes="(max-width: 236px) 100vw, 236px" /></a></p>
<p><span style="font-size: large;">L&#8217;inserimento dell&#8217;attore vacuo è un riconoscimento di Neshat alla universalità di Oum Kalthoum, poiché, come unanimamente testimoniato e riconosciuto da chi l&#8217;ha vissuta direttamente o ne ha raccolto i racconti, anche dopo il 1975, anno della sua morte, la presenza artistica, la vicenda singolare della donna, attraverso la sua grandezza e incanto artistico è diventata vicenda collettiva. In quella voce straordinaria che riusciva a indurre il riso più gioioso o portare a lacrime di commozione gli ascoltatori, ognuno poteva sentire la propria sofferenza, il proprio passato, il proprio presente, la propria patria, ognuno in quella voce poteva ritrovarsi.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Il film, oltre all&#8217;indiscutibile valre artistico, nel doppio registro di lettura: biografico ed autobiografico, si rivela omaggio e riconoscimento della grandezza <span style="font-size: large;">di Oum Kulthum e Shirin Neshat come artiste e come donne.</span></span></p>
<p><span style="font-size: large;">Ha girato alcune delle sue opere video, video-installazioni e filmati in Turchia, in Marocco e a New York. (come Umm Kultum).</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Il suo amore per l&#8217;arte si rivelava già in uno dei suoi primi lavori in cui su volto, mani e piedi liberi dai veli aveva tracciato, con scrittura calligrafica persiana versi d&#8217;amore di poetesse iraniane.</span></p>
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		<title>Promozione teatrale per i nostri lettori: Donna non rieducabile</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2017 07:38:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Teatro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione per i Diritti umani è lieta di condividere la seguente promozione teatrale dedicata ai nostri lettori. Donna non rieducabile di Stefano Massini con Ottavia Piccolo regia Silvano Piccardi produzione Centro d&#8217;Arte Contemporanea Teatro&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div>
<div><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> è lieta di condividere la seguente promozione teatrale dedicata ai nostri lettori.</div>
<div></div>
<div></div>
<div><span style="font-family: Arial Narrow; font-size: x-large;"><b><i>Donna non rieducabile</i></b></span></div>
<div><span style="font-family: Arial Narrow; font-size: large;"><b><i>di Stefano Massini</i></b></span></div>
<div><span style="font-family: Arial Narrow; font-size: large;"><b><i>con Ottavia Piccolo</i></b></span></div>
<div><span style="font-family: Arial Narrow; font-size: large;"><b><i>regia Silvano Piccardi</i></b></span></div>
<div><span style="font-family: Arial Narrow; font-size: large;"><b><i>produzione Centro d&#8217;Arte Contemporanea Teatro Carcano</i></b></span></div>
<div><span style="font-family: Arial Narrow; font-size: large;"><b>dal 27 al 29 gennaio</b></span></div>
<p><a class="m_-3472928194181164248bitlink-item--ACTIVE">bit.ly/donnanonrieducabile</a></div>
<div></div>
<div></div>
<div><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-755.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8025" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-755.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="640" height="427" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-755.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-755-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></a></div>
<div></div>
<div>
<div></div>
<div>
<div>Un viaggio negli occhi di Anna Politkovskaja, giornalista che documentò la guerra in Cecenia e i momenti più terribili della recente storia russa, trovata morta il 7 ottobre 2006 nell’androne della sua casa moscovita, uccisa da quattro colpi di arma da fuoco. Un “album di immagini”, formato dai brani autobiografici e dagli articoli della giornalista, ciascuno preciso, immediato, potente, da cui emerge l’orrore della guerra russo-cecena denunciato e vissuto in prima persona da Anna. Ottavia Piccolo dà voce allo smarrimento, all’orrore, alla dignità e anche all’ironia di questa donna indifesa e tenace.</div>
<div></div>
</div>
</div>
<div>Vorremmo riservarvi la promozione di 12,00€ a biglietto prenotando al n. 02 87390039 oppure scrivendo una mail a <a href="mailto:promozione@atirteatroringhiera.it" target="_blank">promozione@<wbr />atirteatroringhiera.it</a> con oggetto &#8220;promozione per i diritti umani&#8221;.</div>
<div><span style="font-family: Arial Narrow; font-size: large;"> </span></div>
<div>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<wbr />&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<br />
ATIR / Promozione<br />
Via Boifava 17 20142 Milano<br />
Tel. 0258325578 /<span class="m_-3472928194181164248Apple-converted-space"> </span> 0287390039</p>
<div><a href="mailto:promozione@atirteatroringhiera.it" target="_blank"><span style="color: #1155cc;">promozione@<wbr /></span>atirteatroringhiera.it</a></div>
</div>
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		<title>Incontro con Shirin Ebadi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 May 2016 05:28:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo scorso 16 maggio, presso la Fondazione Corriere della sera, si è tenuto un incontro con Shirin Ebadi, Premio Nobel e prima donna giudice in Iran. L&#8217;Associazione per i Diritti umani riporta alcuni stralci&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-316.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5963" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5963" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-316.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (316)" width="837" height="502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-316.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 837w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-316-300x180.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-316-768x461.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 837px) 100vw, 837px" /></a></p>
<p>Lo scorso 16 maggio, presso la Fondazione Corriere della sera, si è tenuto un incontro con Shirin Ebadi, Premio Nobel e prima donna giudice in Iran.</p>
<p>L&#8217;<i>Associazione per i Diritti umani</i> riporta alcuni stralci della serata e delle parole della Sig.ra Ebadi, autrice del libro intitolato <span style="color: #000000;"><i>Finché non saremo liberi. Iran. La mia lotta per i diritti umani</i></span><span style="color: #000000;"> edito da Bompiani. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>All&#8217;età di 63 anni ho perso tutto: in meno di un mese, il regime mi ha tolto il marito, il lavoro e le mie Ong. Ho riflettuto per una settimana alla fine della quale mi sono detta: “Sei libera, ricomincia a lavorare” e così ha fatto e ha scritto il libro per far conoscere la propria vita e, tramite questa, far conoscere la situazione politica e sociale dell&#8217;Iran di oggi. Ha perso il marito perchè il governo ha reso noto il suo tradimento andando, così, a minare un legame fortissimo, che durava da 37 anni e che ha portato alla mascita delle due figlie dell&#8217;avv. Ebadi. Ma per il Premio Nobel per la pace il tradimento del marito non è un tabù. Il vero tabù consiste nel nascondere o negare la verità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Molti dei suoi colleghi che lavoravano presso il centro per i Diritti umani sono ancora in carcere; anche la Sig.ra Ebadi ha vissuto in prigione per tre settimane, in isolamento. Cosa vuol dire? Vuol dire vivere in uno spazio di 1 metro emezzo per 2/3 metri; al pavimento una moquet sporca, pochissima luce; senza finestre che danno verso l&#8217;esterno. Vuol dire vivere senza contatti con il mondo esterno, senza tv, radio, colloqui con i parenti; vuol dire essere privati di orologi, occhiali, telefono. Gli psicologi la chiamano la “tortura bianca”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-317.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5964" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-5964 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-317.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (317)" width="332" height="199" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-317.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 837w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-317-300x180.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-317-768x461.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 332px) 100vw, 332px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una volta superato il periodo di isolamento, la pratica passa in tribunale e il detenuto può essere trasferito in una cella un po&#8217; più grande con altre persone.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Cosa prevedere per il futuro. Bisogna vedere, innanzitutto, se i riformisti arriveranno davvero al Potere. Khatami è stato Presidente per due mandati di seguito, quindi per otto anni, ma i suoi progetti – in campo legislativo ed esecutivo – non sono stati realizzati perchè nella Costituzione iraniana tutti i poteri sono concentrati nelle mani del Leader supremo e oggi è ancora così. La mia speranza, ha affermato Shirin Ebadi, è nella società civile perchè è molto attiva: i nostri giovani sono istruiti, sensibili alle questioni politiche e protestano. Inoltre, sono molto attivi anche i gruppi di femministe, anche se molte di loro sono in carcere, come Narges Mohammadi, in prigione da più di un anno, che ha creato una campagna di sostegno per le madri in carcere affinchè abbiano accesso al telefono, ogni giorno per qualche minuto, per poter parlare con i propri figli.Neanche il carcere ha potuto zittire le donne iraniane.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E&#8217; molto forte anche il movimento operaio: il governo non permette di avere un sindacato, ma i lavoratori protestano di continuo e avranno un ruolo sempe più importante per la democrazia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tra Iran e Occidente il sentiero da percorrere è quello del reciproco rispetto: l&#8217;Italia, per rispetto nei confronti delle autorità iraniane, ha coperto le statue, ma l&#8217;Iran non ha rispettato allo stesso modo le donne (giornaliste) italiane e le ha costrette ad indossare il velo. Poi, però, Verasce ha aperto una filiale a Teheran&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il regime iraniano – attraverso la milizia – ha attaccato la mia Ong, arrestato i miei colleghi, ma il nostro lavoro non è finito in Iran: lavoriamo clandestinamente ed è per questo che mi minacciano di continuo, ci ha detto l&#8217;avv. Ebadi: io e mia figlia, ha continuato, torneremo in Iran quando potremo svolgere la nostra professione di avvocati e potremo difendere i nostri assistiti come i Ba&#8217;hai o gli studenti che protestano. Nel frattempo, viaggio e parlo e divento megafono per il mio popolo, utilizzando la mia libertà di espressione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La Sig.ra Ebadi dice di vedere in maniera positiva l&#8217;accordo sul nucleare perchè ha diminuito le sanzioni e sollevato la situazione economica della popolazione, ma manca ancora l&#8217;investimento estero. Gli investitori esteri non ci sono perchè l&#8217;Iran non ha una situazione politica stabile e perchè non sono stati ancora risolti i problemi con gli USA. Gli iraniani devono uscire dall&#8217;isolamento, anche se non è facile perchè il Potere è in mano ad una minornaza che non permette il progresso della società civile che, secondo il Premio Nobel, riuscirà a vincere perchè ci sono problemi interni allo stesso regime, tra le due autorità principali e queste divergenze nascono proprio dalle pressioni del popolo.</p>
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		<item>
		<title>Un&#8217;associazione e una biografia dal Libano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Jan 2014 05:59:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[Beirut]]></category>
		<category><![CDATA[biografia]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Libano]]></category>
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		<category><![CDATA[Siria]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pubblichiamo la seguente comunicazione che ci ha mandato una nostra lettrice, Mona Mohanna, che ringraziamo. Crediamo che possa interessare molti di voi. Chers amis, chères amies, J’espère que vous vous portez bien et que&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/01/untitled.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/01/untitled.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="320" width="204" /></a></div>
<p>Pubblichiamo la seguente<br />
comunicazione che ci ha mandato una nostra lettrice, Mona Mohanna,<br />
che ringraziamo. Crediamo che possa interessare molti di voi. </p>
<p></p>
<div lang="fr-FR" style="margin-bottom: 0.5cm; margin-right: 1cm;">
Chers<br />
amis, chères amies,</div>
<p></p>
<div lang="fr-FR" style="margin-bottom: 0.5cm; margin-right: 1cm;">
J’espère<br />
que vous vous portez bien et que vous avez passé de bonnes vacances<br />
d’été.</div>
<p></p>
<div lang="fr-FR" style="margin-bottom: 0.5cm; margin-right: 1cm;">
Comme<br />
vous devez le savoir, la situation actuelle au Liban n’est pas<br />
fameuse due à la crise syrienne et à la division politique qui en<br />
découle, ce qui nous met dans une situation d’inquiétude<br />
permanente. Le Liban accueille actuellement autour de 1.5 millions de<br />
réfugiés syriens selon les estimations du gouvernement, et pourtant<br />
nous réussissons à maintenir une situation viable. L’association<br />
Amel est devenue un acteur crucial dans l’aide apportée aux<br />
populations en difficulté et aux réfugiés syriens au Liban. Le<br />
travail sur le terrain porte réellement ses fruits, et Amel a plus<br />
de 24 centres sur tout le territoire et trois cliniques mobiles<br />
aidant tous les nécessiteux, indépendamment de leurs appartenances<br />
religieuse, politique, géographique ou communautaire.J’ai le<br />
plaisir de vous écrire ce message pour vous annoncer la publication<br />
de la biographie de Kamel Mohanna: «Un médecin libanais engagé<br />
dans la tourmente des peuples: les choix difficiles» aux éditions<br />
de L’Harmattan écrit par le talentueux auteur, Chawki Rafeh, avec<br />
une préface de George Corm et une introduction d’Ibrahim<br />
Baydoun.Après trois publications au Liban en arabe, la version en<br />
français est enfin disponible. Ce livre parle d’une vie<br />
d’engagement humanitaire et est le couronnement d’années de<br />
travail et d’investissement dans des causes justes.
</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" lang="fr-FR" style="margin-bottom: 0.5cm; margin-right: 1cm;">
«Né l&#8217;année de l&#8217;indépendance du<br />
Liban, en 1943, à Khyam, un village du Liban Sud, le Docteur Kamel<br />
Mohanna a étudié à l&#8217;époque de l&#8217;analphabétisme, défiant la<br />
pauvreté pour devenir médecin. Il s&#8217;est forgé un rôle libanais en<br />
s&#8217;engageant dans le mouvement étudiant qui, dans les années<br />
soixante, a soulevé la France. Puis, dans les années soixante-dix,<br />
suivant la route tracée par Che Guevara, il rejoignit les<br />
révolutionnaires dans les montagnes du Dhofar. C&#8217;est là-bas qu&#8217;il<br />
participa à la marche des « médecins aux pieds nus » sur les pas<br />
de Mao Tsé-toung. Il résista ainsi aux sirènes de Paris, du Canada<br />
et des quartiers chics de Beyrouth. Il leur préféra, à son retour<br />
au Liban, la misère des camps de réfugiés palestiniens où il<br />
vécut auprès des pauvres et des malades dont il fit sa cause. En<br />
pleine guerre civile, dans les années soixante-dix et quatre-vingt,<br />
il sillonna le Liban, n&#8217;hésitant pas à aller à l&#8217;encontre de tous<br />
les préceptes politiques communément admis. En 1979, il créa<br />
l&#8217;association Amel, pacifiste en temps de guerre, ouverte à tous en<br />
temps de partition, prêchant la vie à l&#8217;ombre du suicide collectif.<br />
Jusqu&#8217;à aujourd&#8217;hui et à travers cette organisation non<br />
confessionnelle, il œuvre afin de développer l&#8217;humanité de l&#8217;être<br />
humain, sans tenir compte de ses appartenances religieuses,<br />
politiques et géographiques, vers un monde plus juste et plus digne.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0.5cm; margin-right: 1cm;">
Kamel<br />
Mohanna est aujourd’hui président d’Amel Association<br />
International et Coordinateur général du collectif des ONG<br />
libanaises et arabes. Il est aussi pédiatre et professeur à<br />
l&#8217;université libanaise.». Cette biographie est un témoignage<br />
crucial dans cette période de recrudescence de tension et de haine<br />
afin que la nouvelle génération n’oublie pas toutes les atrocités<br />
qui ont été commises au nom de différents confessionnels. Il est<br />
donc important que ce livre reçoive un accueil favorable et touche<br />
le plus de personnes possible en France, au Liban et ailleurs.<br />
Plusieurs évènements de lancement auront lieu: A Beyrouth d’abord<br />
lors du Salon du Livre du 1er<br />
au 10 Novembre où se tiendra une table ronde, et à Paris à des<br />
dates qui restent à confirmer – nous vous les communiquerons dès<br />
que possible.</div>
<p></p>
<div lang="fr-FR" style="margin-bottom: 0.5cm; margin-right: 1cm;">
Un<br />
grand merci pour votre soutien et l’intérêt que vous pourrez<br />
porter à cette biographie qui retrace le parcours d’un médecin<br />
pris dans la tourmente des hommes et d’un engagement permanent dans<br />
les causes humanitaires.</div>
<p></p>
<div lang="fr-FR" style="margin-bottom: 0.5cm; margin-right: 1cm;">
Bien<br />
cordialement,</div>
<p></p>
<div lang="fr-FR" style="margin-bottom: 0.5cm; margin-right: 1cm;">
Equipe<br />
de Communication d’Amel Association
</div>
<p></p>
<div lang="fr-FR" style="margin-bottom: 0.5cm; margin-right: 1cm;">
Eva<br />
Boisrond et Marie Justine Delmas</div>
<div lang="fr-FR" style="margin-bottom: 0.5cm; margin-right: 1cm;">
</div>
<table border="0" cellpadding="2" cellspacing="0" style="width: 427px;">
<tbody>
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