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	<title>Birmania Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>Birmania Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>(Brutte) notizie dalla Birmania &#8211; Myanmar</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Mar 2019 06:27:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Birmania (Myanmar): nuova riforma agraria mette a rischio processo di pace In Birmania milioni di piccoli agricoltori rischiano di perdere la base esistenziale La nuova proposta di legge per la riforma dei diritti terrieri&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Birmania (Myanmar): nuova riforma agraria mette a rischio processo di pace<br />
In Birmania milioni di piccoli agricoltori rischiano di perdere la base<br />
esistenziale</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/teaserbreit1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12175" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/teaserbreit1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="468" height="263" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/teaserbreit1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 468w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/teaserbreit1-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 468px) 100vw, 468px" /></a></p>
<p>La nuova proposta di legge per la riforma dei diritti terrieri del governo birmano rischia di annullare gli sforzi fatti finora per porre fine a 70 anni di conflitti armati nelle regioni di insediamento delle minoranze etniche del paese. La nuova legge prevede che entro l&#8217;11 marzo 2019 i piccoli agricoltori debbano registrare presso le autorità<br />
competenti le richieste di usufrutto dei terreni che posseggono da generazioni. Per chi non registra la propria richiesta sono previsti l&#8217;esproprio e fino a due anni di carcere tramutabili in pena pecuniaria.<br />
La registrazione però non garantisce la proprietà ma semplicemente permette l&#8217;usufrutto dei terreni per 30 anni.</p>
<p>Evidentemente la nuova legge disattende i diritti tradizionali di proprietà delle minoranze, non tiene conto del tradizionale usufrutto comunitario della terra da parte delle comunità indigene né considera la situazione dei profughi che, vista la loro peculiare situazione, non hanno la possibilità di registrare le loro richieste. La nuova legge<br />
penalizza infatti in primo luogo i profughi, costretti a fuggire dalle violenze, che non potendo registrare le richieste sul proprio territorio, perdono qualsiasi possibilità di tornare a casa, sia per la perdita della propria terra sia per il fatto che la mancata<br />
registrazione criminalizza le persone e comporta il rischio dell&#8217;incarceramento.</p>
<p>Attualmente almeno 106.000 piccoli agricoltori degli stati federali di Shan e di Kachin sono in fuga. Altre 100.000 persone appartenenti a diverse minoranze vivono in campi profughi in Thailandia. Nello stato federale di Rakhine 128.000 persone sono profughe interne mentre ulteriori 750.000 Rohingya hanno cercato protezione in Bangladesh. Lo<br />
scorso 25 gennaio 2019 Yanghee Lee, incaricata dell&#8217;ONU per i diritti umani in Birmania, ha ufficialmente protestato contro la nuova legge che, dichiara Lee, di fatto espropria i profughi della loro proprietà e dei loro diritti.</p>
<p>Ma a subire le conseguenze della nuova legge saranno anche milioni di piccoli agricoltori che si vedranno sottrarre la loro base esistenziale. Chi infatti decide di far registrare la sua richiesta rinuncia automaticamente alla proprietà della terra dovendosi accontentare<br />
dell&#8217;usufrutto per 30 anni, e chi invece decide di ignorare la legge viene criminalizzato e perde comunque la sua terra. Per milioni di piccoli agricoltori la nuova legge viene percepita come una dichiarazione di guerra alle minoranze etniche del paese nonché come il tentativo di un lento e strisciante furto delle loro terre. Infatti,<br />
l&#8217;82% dei terreni il cui uso dovrebbe essere regolamentato dalla nuova legge si trova nelle regioni di insediamento delle minoranze e sarebbero principalmente loro a perdere i propri diritti e la loro base esistenziale.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/esterne090807250905081013_big1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12174" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/esterne090807250905081013_big1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="700" height="525" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/esterne090807250905081013_big1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 700w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/esterne090807250905081013_big1-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>L&#8217;organizzazione Chin Land Affairs Network ha già precisato che le comunità indigene dei Chin sono tradizionalmente proprietari di tutto il territorio del loro stato federale e che questi diritti non possono essere messi in discussione da una legge. Il sospetto delle<br />
organizzazioni indigene e per i diritti umani è che la legge abbia lo scopo di facilitare l&#8217;accesso e l&#8217;usufrutto della terra a investitori privati sia stranieri sia interni. Infine la nuova legge rischia di minare qualsiasi tentativo di dialogo per il raggiungimento di una pace duratura in regioni che da 70 anni sono scenari di repressione e conflitti armati. Ciò determinerebbe anche il definitivo fallimento della politica della Premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi che aveva dichiarato che la ricerca di pace sarebbe stato il compito centrale del suo mandato.</p>
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		<title>&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. Bloody fish</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Jan 2019 07:44:26 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p lang="it-IT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/received_224968781713901.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11960" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/received_224968781713901.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="299" height="168" /></a></p>
<p lang="it-IT">di Cecilia Grillo</p>
<p lang="it-IT">L&#8217;industria dell’esportazione di frutti di mare, business dal valore di miliardi di dollari che vede coinvolti i mari e le coste tailandesi, risulta profondamente intaccata dal fenomeno delle violazioni di diritti umani. Nonostante le ripetute promesse da parte del governo locale di eliminare fenomeni quali schiavitù, lavoro forzato e la diffusa tratta di esseri umani nel settore peschereccio, abusi dei diritti umani sostanziali fanno da sfondo al panorama dell’industria ittica orientale.</p>
<p><span lang="it-IT">Steve Trent, direttore esecutivo della </span><span lang="it-IT">Environmental Justice Foundation</span><span lang="it-IT"> (EJF), che ha lavorato con il governo tailandese nell’implementazione delle sue riforme politiche, ha sottolineato come dovrebbe essere posta maggior attenzione al fine di assicurare che coloro che vendono prodotti ittici ai consumatori si assumano la responsabilità di garantire che le catene di approvvigionamento non agiscano in costante violazione di diritti umani.</span></p>
<p lang="it-IT">Le prime avvisaglie del fenomeno del traffico di essere umani all’interno dei pescherecci tailandesi sono riconducibili al periodo successivo alle devastazioni di Typhoon Gay del 1989, disastro che ha provocato l&#8217;affondamento di oltre 200 pescherecci e causato almeno 458 morti, per la maggior parte membri di equipaggi di pescatori della povera regione nordorientale della Tailandia.</p>
<p><span lang="it-IT">Mentre prima di tale calamità naturale le attività di pesca erano concentrate principalmente nel vicino Golfo tailandese e nell’Oceano delle Andamane, zone relativamente ricche di risorse marine e naturali, a seguito di Typhoon Gay gli equipaggi tailandesi hanno abbandonato il settore, lasciando i restanti proprietari di barche in un disperato bisogno di forza lavoro. Birmani, cambogiani e alcuni lavoratori migranti laotiani hanno iniziato a essere reclutati per rimpiazzare gli equipaggi tailandesi in rapido declino: migranti e </span><span lang="it-IT">brokers </span><span lang="it-IT">sono diventati i protagonisti di questo nuovo processo di tratta di esseri umani.</span></p>
<p lang="it-IT">Inoltre fra gli anni ‘70 e ‘80 la Tailandia è stata spettatrice di una rapida modernizzazione e industrializzazione del settore ittico dovuta al verificarsi di un significativo calo delle attività di pesca e soprattutto all’aumento dei costi di gestione e dei prezzi del carburante.</p>
<p lang="it-IT">Come risultato di Typhoon Gay, di questi e di altri fattori, il settore ittico tailandese è stato spettatore di cambiamenti drammatici che hanno riguardato sia il reclutamento della forza lavoro che le condizioni lavorative dei pescatori.</p>
<p><span lang="it-IT">Negli ultimi anni sono stati numerosi i </span><span lang="it-IT">report</span><span lang="it-IT"> di ONG e organizzazioni internazionali e centinaia le testimonianze che hanno evidenziato il peggioramento delle condizioni lavorative, estenuanti, a cui vengono sottoposti quotidianamente i pescatori, migrati in Tailandia nella speranza utopistica di ottenere migliori condizioni di vita e di lavoro.</span></p>
<p lang="it-IT">I pescherecci tailandesi percorrono le acque territoriali di dozzine di nazioni, in particolare Myanmar, Cambogia, India, Indonesia, Malesia e Vietnam, e viaggiano fino alla Somalia e in altre parti della costa dell’Africa orientale: negli ultimi quarant’anni, la Tailandia si è affermata come una delle principali nazioni produttrici di pesce del mondo.</p>
<p><span lang="it-IT">Tuttavia, con il passaggio del tempo si è sempre maggiormente sviluppato il fenomeno del traffico di esseri umani nei pescherecci tailandesi: Human Rights Watch ha rilevato molteplici fattori indicanti lo svilupparsi di pratiche di lavoro forzato che gli organi di ispezione tailandesi non riescono a gestire in modo adeguato o sistematico, fra questi sono comprese le cattive condizioni lavorative; la sottrazione dei documenti di identità dei pescatori da parte dei </span><span lang="it-IT">brokers</span><span lang="it-IT">; salari trattenuti; orari di lavoro eccessivi.</span></p>
<p><span lang="it-IT">Molti pescatori migranti, che si recano in Tailandia nella speranza di poter ottenere le risorse necessarie per mantenere le proprie famiglie nelle povere regioni di Myanmar, Cambogia, Indonesia, vengono spesso ingannati o rapiti dai cosiddetti </span><span lang="it-IT">brokers</span><span lang="it-IT">, che li rivendono ai capitani tailandesi, per cifre comprese tra US $ 500 e US $ 1.000 per schiavo.</span></p>
<p><span lang="it-IT">Un sondaggio del 2009 condotto dal </span><em><span lang="it-IT">United Nations Inter-Agency Project on Human Trafficking</span></em><span lang="it-IT"> (UNIAP) ha rilevato che il 59% dei migranti intervistati a bordo di imbarcazioni tailandesi ha testimoniato che almeno un proprio compagno, durante la permanenza in mare, è stato vittima di omicidio perpetrato da parte dei proprietari dei pescherecci.</span></p>
<p><span lang="it-IT">In una sentenza insolitamente critica dell’ILO </span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">(</span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>International Labour Organisation</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">), </span></span><span lang="it-IT">il governo tailandese è stato esortato a porre rimedio agli abusi perpetuati sulle navi da pesca che operano nelle acque tailandesi: il fenomeno del lavoro forzato è infatti ancora dilagante nonostante la nuova legislazione governativa e le continue pressioni da parte dell&#8217;UE e degli Stati Uniti.</span></p>
<p><span lang="it-IT">Il reclutamento dei lavoratori nel settore della pesca tailandese rimane in gran parte disciplinato da processi di reclutamento informali che spesso sono connessi ad abusi e alla tratta di esseri umani. Molti pescatori vengono venduti ai proprietari di pescherecci (ad un certo prezzo pro capite, il </span><em><span lang="it-IT">ka hua</span></em><span lang="it-IT"><em>,</em> il costo addebitato dai trafficanti e pagato dai rappresentanti dei pescherecci per i pescatori vittime della tratta). Un pescatore trafficato deve in seguito lavorare per ripagare il proprio </span><em><span lang="it-IT">ka hua</span></em><span lang="it-IT"> prima di poter ricevere la retribuzione per il lavoro svolto. A seconda dell’ammontare del </span><em><span lang="it-IT">ka hua</span></em><span lang="it-IT">, un pescatore potrebbe lavorare da uno a otto mesi prima di poter ricevere qualsiasi tipo di retribuzione. </span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/received_2164568887206145.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11961" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/received_2164568887206145.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1320" height="770" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/received_2164568887206145.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1320w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/received_2164568887206145-300x175.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/received_2164568887206145-768x448.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/received_2164568887206145-1024x597.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1320px) 100vw, 1320px" /></a></p>
<p><span lang="it-IT">Secondo quanto riportato da </span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>GreenPeace International</i></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">, </span></span></span><span lang="it-IT">in relazione al traffico di esseri umani celato dietro l’attività ittica svolta lungo le coste tailandesi, il pesce pescato con queste modalità “può finire nelle filiere delle grandi compagnie tailandesi che producono prodotti ittici per i mercati internazionali. In particolare, potrebbe esserci un elevato rischio che il pesce pescato da tali flotte sia stato utilizzato per produrre surimi o il cibo per animali, venduto poi nei supermercati di tutto il mondo, tra cui anche quelli italiani”.</span></p>
<p><span lang="it-IT">La Tailandia deve dotarsi di nuovi e ulteriori strumenti legali che trattino il lavoro forzato quale reato autonomo e che lo vietino in tutte le sue fattispecie. Il governo tailandese ha dichiarato che sta ora valutando attivamente la possibilità di ratificare il Protocollo ILO del 2014 relativo alla Convenzione sul lavoro forzato, che obbligherebbe la Tailandia a sviluppare pratiche volte a combattere il fenomeno del lavoro forzato. </span>Inoltre, alla Tailandia sarebbe richiesto di sviluppare un piano d’azione nazionale per adottare<span style="font-family: Georgia, serif;"> “</span><span style="font-family: Georgia, serif;"><i>effective measures to prevent and eliminate its use, to provide to victims protection and access to appropriate and effective remedies, such as compensation, and to sanction the perpetrators of forced or compulsory labour”.</i></span></p>
<p>Il protocollo sollecita inoltre la Tailandia a<span style="font-family: Georgia, serif;"> “</span><span style="font-family: Georgia, serif;"><i>take effective measures for the identification, release, protection, recovery and rehabilitation of all victims of forced or compulsory labour</i></span><span style="font-family: Georgia, serif;">” </span>e aintraprendere <span style="font-family: Georgia, serif;">“</span><span style="font-family: Georgia, serif;"><i>efforts to ensure that … coverage and enforcement of legislation relevant to the prevention of forced or compulsory labour, including labour law as appropriate, apply to all workers and all sectors of the economy</i></span><span style="font-family: Georgia, serif;">”. </span></p>
<p lang="it-IT">Luisa Ragher, vicepresidente della delegazione dell’Unione europea in Tailandia, ha affermato che l’Unione Europea si impegna a lavorare a fianco del governo tailandese per affrontare le violazioni e gli abusi dei diritti dei lavoratori.</p>
<p lang="it-IT">Ha affermato infatti “il governo tailandese ha dato alta priorità alla risoluzione del problema del traffico di esseri umani e del lavoro forzato nei mari tailandesi. Ci sono ancora carenze, ma sono stati compiuti progressi e siamo fiduciosi del loro impegno per migliorare le cose. Stiamo lavorando intensamente all’apertura di una più ampia discussione sui diritti dei lavoratori”.</p>
<p lang="it-IT">Tante tuttavia sono le iniziative provenienti dal settore privato che possono essere condotte nel tentativo di ostacolare il fenomeno della tratta di esseri umani nei mari tailandesi, quali, fra le altre, supportare proposte internazionali intese ad aumentare la trasparenza e la tracciabilità nelle catene di approvvigionamento di prodotti ittici e l’impegno da parte di importatori e rivenditori di prodotti di pesca tailandesi nel dimostrare che le proprie catene di approvvigionamento sono esenti dalle pratiche del traffico di esseri umani e da altre violazioni di diritti umani.</p>
<p lang="it-IT">Inoltre anche i consumatori rivestono un ruolo importante nella riduzione del fenomeno della tratta degli esseri umani e del lavoro forzato, ad esempio tentando sempre di assicurarsi che tutti i prodotti ittici acquistati siano stati ottenuti attraverso l’utilizzo di pratiche sostenibili e senza l’impiego di manodopera trafficata o abusata.</p>
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		<title>Crisi Rohingya: discorso deludente del Premio Nobel per la Pace</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Sep 2017 06:50:53 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/untitled-1118.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9459" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/untitled-1118.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="306" height="204" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/untitled-1118.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 306w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/untitled-1118-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 306px) 100vw, 306px" /></a><br />
Le affermazioni di Aung San Su Kyi non aiuteranno a fermare l&#8217;esodo dei profughi.</p>
<p>L&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) teme che il tanto acclamato discorso sullo stato della nazione da parte della Consigliera di Stato della Birmania Aung San Suu Kyi non aiuterà a fermare l&#8217;esodo dei musulmani Rohingya dal paese. Il premio Nobel per la Pace ha evitato un affronto alla comunità internazionale condannando tutte le violazioni dei diritti umani. Ma con le sue dichiarazioni che hanno banalizzato e ridimensionato la situazione dei Rohingya non ha certo creato un clima di fiducia da parte della minoranza perseguitata, provocando solo incomprensione e disapprovazione.</p>
<p>Questo discorso può aver soddisfatto i diplomatici, perché conteneva tutti i luoghi comuni e le generiche argomentazioni sui diritti umani. Per noi attivisti per i diritti umani, però, il discorso era una presa in giro perché non ha tenuto assolutamente conto della gravità della situazione per i Rohingya oltre a non lasciar intravedere alcuna soluzione politica al conflitto. Dal 25 agosto 2017 circa 440.000 persone sono fuggite dalla violenza nello stato di Rakhine, tra cui anche circa 30.000 Rakhine buddisti e indù.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/untitled-1119.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9460" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/untitled-1119.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="206" /></a></p>
<p>Aung San Suu Kyi aveva sottolineato nel suo discorso che tutti i responsabili delle violazioni dei diritti umani sarebbero stati chiamati a rispondere dei propri crimini, indipendentemente dalla loro religione e origine etnica. Tuttavia il Premio Nobel per la Pace ha evitato di parlare delle responsabilità dell&#8217;esercito, che è responsabile, secondo tutti i racconti dei testimoni oculari, della maggior parte delle violazioni dei diritti umani. Se i militari non saranno puniti per la loro politica della terra bruciata, non ci potrà essere pace duratura e riconciliazione nello Stato di Rakhine.</p>
<p>Per l&#8217;APM l&#8217;affermazione di Aung San Suu Kyi secondo cui la maggior parte della Rohingya non sia fuggita è &#8220;ignorante e grossolanamente banale&#8221;. Solo nelle ultime tre settimane più di un terzo di questa popolazione è fuggita dalle proprie case: per questo ci devono essere ragioni particolarmente gravi. Se il premio Nobel per la Pace non vuole comprendere quali fattori abbiano scatenato questo esodo di massa, allora probabilmente soffre di un distacco dalla realtà.</p>
<p>L&#8217;organizzazione per i diritti umani ha anche accusato la Consigliera di Stato di non assumersi le proprie responsabilità per l&#8217;escalation della crisi dei Rohingya. Aung San Suu Kyi è stata il Premier de facto della Birmania per un anno e mezzo. In tutto questo tempo non ha fatto nulla per porre fine all&#8217;esclusione modello apartheid e alla discriminazione dei Rohingya e per promuovere la riconciliazione tra i buddisti e la minoranza musulmana.</p>
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		<title>Myanmar (Birmania): Unione Europea e Usa falliscono nel conflitto Rohingya</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Sep 2017 11:21:06 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/rohingya-no-buddisti.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9353" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/rohingya-no-buddisti.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="350" height="250" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/rohingya-no-buddisti.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 350w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/rohingya-no-buddisti-300x214.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha accusato l&#8217;Unione Europea e gli USA di aver contribuito con il loro silenzio alla grave crisi umanitaria di cui sono vittime i Rohingya in Birmania. L&#8217;esodo di massa di oltre 90.000 persone che scappano dalla Birmania è estremamente grave ed è molto pericoloso lasciare che questa crisi umanitaria venga strumentalizzata dal dittatore ceceno Ramzan Kadyrov, dal presidente turco Recep Erdogan o ancora dai talebani afghani. L&#8217;APM si appella all&#8217;UE e agli USA affinché finalmente pretendano dalla Birmania il rispetto dei diritti umani dei Rohingya e chiede alla ministra degli esteri europea Federica Mogherini che si impegni maggiormente per le persone perseguitate in Birmania.</p>
<p>Il tutto mondo milioni di persone di fede islamica stanno protestando affinché si ponga fine alle persecuzioni dei Rohingya nel paese asiatico mentre l&#8217;Europa e gli USA, con il loro silenzio, permettono che si crei l&#8217;impressione estremamente pericolosa che i diritti umani non sono universalmente validi.</p>
<p>Mentre la ministra Mogherini e i ministri degli esteri dei singoli paesi europei tacciono sulle persecuzioni, le torture e le uccisioni dei Rohingya in Birmania, il dittatore ceceno Ramzan Kadyrov ha radunato nella capitale cecena Grosny più di un milione di persone per manifestare contro le persecuzioni dei Rohingya. Manifestazioni per protestare contro la violenza in atto in Birmania si sono svolte anche in Indonesia, Malesia, Pakistan e in molti altri paesi a maggioranza musulmana. L&#8217;Europa con il suo immobilismo intanto perde sempre più credibilità nei confronti dei credenti musulmani in tutto il mondo e rende possibile che il cosiddetto conflitto Rohingya e la sofferenza di centinaia di migliaia di persone possano essere usati come pedine in un gioco di potere in corso nel paese asiatico. In considerazione dell&#8217;ampio movimento di protesta in corso, i governi di molti paesi musulmani hanno deciso di denunciare le persecuzioni dei Rohingya nella prossima assemblea plenaria delle Nazioni Unite.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/myanmar-rohingya.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9354" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/myanmar-rohingya.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1200" height="675" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/myanmar-rohingya.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/myanmar-rohingya-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/myanmar-rohingya-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/myanmar-rohingya-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></a></p>
<p>Secondo l&#8217;APM, solamente la pressione internazionale può porre fine alle uccisioni e alla spirale di violenza in corso in Birmania. Le dichiarazioni di alcuni stretti collaboratori della leader e politica birmana Aung San Suu Kyi, secondo cui i Rohingya stessi danno fuoco alle proprie case per poter accusare l&#8217;esercito di violenza, sono semplicemente assurde e sconcertanti. Permettere la messa in fuga e le persecuzioni dei Rohingya in Birmania significa anche sostenere la politica e i piani dei gruppi buddisti estremisti che da anni tentano di espellere la minoranza dei Rohingya dal paese.</p>
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		<title>Aung San Suu Kyi e il premio in ritardo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Nov 2013 05:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Era il 1990: la leader dell&#8217;opposizione birmana, Aung San Suu Kyi, si trovava agli arresti domiciliari a causa della dittatura militare, ma continuava la sua lotta per i diritti umani e per la democrazia.&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/11/Aung-san-su-ki.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/11/Aung-san-su-ki.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="180" width="320" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Era il<br />
1990: la leader dell&#8217;opposizione birmana, Aung San Suu Kyi, si<br />
trovava agli arresti domiciliari a causa della dittatura militare, ma<br />
continuava la sua lotta per i diritti umani e per la democrazia. Una<br />
detenzione che è durata quindici anni.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Nel &#8217;90<br />
le viene assegnato il premio Sakharov per la Libertà di Pensiero e,<br />
l&#8217;anno dopo, il Nobel per la Pace.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Nel<br />
2013, a 68 anni e con un fiore giallo tra i capelli, l&#8217;attivista ha<br />
potuto finalmente ricevere il primo riconoscimento direttamente dalle<br />
mani del presidente dell&#8217;Europarlmento, Martin Schultz.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Tanta<br />
commozione e un lungo applauso hanno accompagnato questo giorno<br />
importante che ha segnato l&#8217;inizio di un percorso in Europa. Il<br />
viaggio di Aung San Suu Kyi si pone l&#8217;obiettivo di chiedere una nuova<br />
Costituzione per il Myanmar perchè quella attuale attribuisce il 25%<br />
dei seggi nelle assemblee ai militari e rappresenta un ostacolo per<br />
la candidatura della stessa attivista alle prossime elezioni<br />
presidenziali, nel 2015.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Appoggiata<br />
dal suo partito, la National League for Democracy, San Suu Kyi chiede<br />
“il diritto ad esistere in base alla propria coscienza”. La<br />
leader democratica ha, infatti, puntualizzato: “ La nostra gente<br />
sta solamente iniziando ad imparare che la libertà di pensiero è<br />
possibile. Ma vogliamo che diventi una certezza la necessità di<br />
preservare il diritto a un credo libero e a una vita in pieno accordo<br />
con la propria coscienza”.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Importanti<br />
anche le sue parole riguardo alla principio di libertà e, in<br />
particolare, ancora sulla libertà di pensiero: “ La libertà di<br />
pensiero inizia con il diritto di fare domande. A molti dei nostri<br />
cittadini, tra i tanti che sono stati arrestati con cadenza<br />
quotidiana, abbiamo dovuto insegnare a chiedere a coloro che andavano<br />
a metterli in manette: Perchè?&#8230;La libertà di pensiero è<br />
essenziale per il progresso umano, se interrompiamo la libertà di<br />
pensiero interromperemo anche il progresso del nostro mondo&#8230;<i>Perchè<br />
</i>è<br />
una delle parole più importanti in ogni lingua. E&#8217; importante che<br />
lavoriamo sulle imperfezioni delle nostre società, che lavoriamo<br />
sulle leggi che ci colpiscono come esseri umani, sulle leggi che<br />
erodono le fondamenta della dignità umana. E questo perchè la<br />
nostra ricerca della democrazia non è terminata”.
</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
A<br />
proposito di leggi che ostacolano la candidatura alla presidenza<br />
democratica del Paese: la Costituzione attuale vieta ad un birmano<br />
sposato ad uno straniero di occupare la Presidenza dello Stato: il<br />
marito di Aung San Suu Kyi, oggi scomparso, era di nazionalità<br />
britannica, come lo sono i figli. Anche per loro continuerà la<br />
battaglia, come donna, come moglie, come madre e come cittadina.
</div>
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