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	<title>Boko Haram Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Niger, migranti tra miniere di oro e uranio</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Jan 2021 08:08:14 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="500" height="326" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/niger_uranio.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14960" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/niger_uranio.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 500w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/niger_uranio-300x196.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></figure>



<p>di Veronica Tedeschi</p>



<p>Uno dei Paesi più poveri al mondo, nel quale il problema della migrazione vede i suoi massimi livelli di illegalità. Il Niger, negli ultimi anni, sta assistendo a delle piccole crescite economiche, instabili e non continue ma che hanno prodotto una piccola riapertura dell’economia locale.</p>



<p>Al fianco di questa situazione vediamo un paese che si trova tra i primi produttori ed esportatori di uranio e oro, due ricche materie prime che però viaggiano separatamente. Partendo dall’uranio, per il quale il Niger è il quarto produttore mondiale, possiamo affermare che la sua produzione si trova in un momento di crisi.</p>



<p>La Compagnia mineraria d’Akouta chiuderà la sua produzione nel marzo 2021 (i suoi costi di produzione sono insostenibili: si aggirano sui 76 euro al chilo, quando il prezzo dell’uranio è di soli 54 euro). Anche la Società delle miniere dell’Aïr è ormai a fine vita, e ha già fortemente ridotto la produzione.</p>



<p>In questo incerto scenario, ci sono però altre miniere che incrementano le loro produzioni, quelle del settore aurifero. A fianco dell’estrazione industriale, che assicura una produzione annua nell’ordine della tonnellata, dal 2010 si assiste a una vera e propria corsa all’oro nel Nord, nelle regioni di Tchibarakaten e dell’altopiano di Djado, alla frontiera con la Libia e l’Algeria. Tutto questo ovviamente sta portando a conseguenze violente, con finanziamenti a banditi e al traffico d’armi. L’International Crisis Group (Icg) solleva forti sospetti che dei gruppi armati, anche jihadisti, abbiano trovato un terreno di reclutamento nello sfruttamento aurifero artigianale. Non meno di 300.000, sempre secondo l’Igc, sarebbero i cercatori d’oro artigianali in Niger. La ricerca dell’oro è considerata un’attività&nbsp;permessa da Allah, e, secondo l’Igc, nei siti minerari del dipartimento di Torodi sono stati pronunciati sermoni jihadisti che esortavano al rispetto della sharia.</p>



<p>Ultima materia che sarebbe in grado di arricchire il Niger è il petrolio, la cui produzione è ad oggi modesta ma che potrebbe triplicare nell’arco di un anno. È, infatti, stato costruito un oleodotto di 2.000 km ad Agadem ed è stata sottoscritta una convenzione con la China National Oil and Gas Exploration and Development Corporation per lo sviluppo di questo settore.</p>



<p>Tutte queste evoluzioni economiche del paese non sortiscono in realtà l’effetto desiderato, dato che il Niger deve dedicare il 18% del suo bilancio alla sicurezza, minacciata dal terrorismo su tre fronti. Già nel 2013 un’autobomba danneggiò lo stabilimento della miniera d’uranio di Arlit, uccidendo un dipendente e ferendo quattordici lavoratori. La produzione rimase interrotta per quattro settimane. Il 25 ottobre, il governo ha vietato gli spostamenti senza scorta militare delle organizzazioni umanitarie nelle regioni di Tillabéry e di Tahoua, che ospitano 150.000 rifugiati e sfollati in seguito a violenze che hanno fatto centinaia di morti. Nel Sud-est, si moltiplicano gli attacchi di Boko Haram, insediato nel Nord della Nigeria e nelle isole del Lago Ciad. Secondo l’Onu, tra gennaio e agosto del 2019 sono state rapite 179 persone. L’insicurezza ha obbligato Medici senza frontiere a lasciare la città di Maine-Soroa.</p>



<p>Ad oggi, quindi, la situazione vede quasi 450.000 rifugiati e sfollati presi in trappola, spinti fuori dalle aree flagellate dalla violenza, come il Nord della Nigeria o il Mali, e sempre più in difficoltà per raggiungere la Libia e l’Europa. Una situazione di instabilità per tutta la popolazione che deve resistere alle violenze del terrorismo e alle usurpazioni di materie prime che, se gestite in maniera saggia, potrebbero rendere più stabile e ricco l’intero paese.</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Indipendentisti anglofoni in Camerun</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Oct 2018 06:21:28 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_11516" style="width: 738px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/ambazonia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img aria-describedby="caption-attachment-11516" loading="lazy" class="size-full wp-image-11516" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/ambazonia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="728" height="464" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/ambazonia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 728w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/ambazonia-300x191.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 728px) 100vw, 728px" /></a><p id="caption-attachment-11516" class="wp-caption-text">Demonstrators carry banners as they take part in a march voicing their opposition to independence or more autonomy for the Anglophone regions, in Douala, Cameroon October 1, 2017. The banners read: &#8220;I am not Francophone.&#8221;(R), &#8220;I am not Anglophone&#8221; (L). REUTERS/Joel Kouam</p></div></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Veronica Tedeschi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY">Cittadini anglofoni, da sempre considerati di classe B, hanno iniziato a protestare pacificamente in tutto il Camerun, per richiedere l’indipendenza delle regioni anglofone Northwests e Southwest. Questo nel 2016, in cui questi atti di protesta sembravano destinati a concludersi pacificamente, ma così non è stato perché il regime di Biya non ha valutato la possibilità di dialogo e compromesso ma, anzi, ha instaurato nelle principali città delle regioni anglofone un clima di terrore e repressione.</p>
<p align="JUSTIFY">Secondo il governo questa sarebbe dovuta essere la linea vincente ma così non è stato perché le forze armate camerunesi hanno iniziato a commettere gravi violazioni dei diritti umani, quasi al limite con la definizione di crimini contro l’umanità.</p>
<p align="JUSTIFY">A fine 2016 si sono formati i primi gruppi di guerriglieri che hanno iniziato azioni militari contro Polizia ed esercito. La comunità internazionale ha ignorato la situazione che nel tempo peggiorava sempre di più fino ad arrivare al 2018 in cui le attività del movimento indipendentista si sono triplicate e il Governo parla ora apertamente di guerra civile definendo gli indipendentisti dell’Ambanzonia come un grave pericolo per la nazione, forse più dei terroristi di Boko Haram che spaventano la regione da anni.</p>
<p align="JUSTIFY">82 civili scomparsi, 170 attacchi a caserme di Polizia, 120 scuole incendiate e un importante rapimento avvenuto qualche giorno fa: è stata rapita la sorella di Ni John Fru Ndi, politico dell’opposizione del governo camerunese.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/camerun-guerra-civile.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-11517 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/camerun-guerra-civile.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="279" height="182" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/camerun-guerra-civile.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 702w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/camerun-guerra-civile-300x196.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 279px) 100vw, 279px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">Unitamente al rapimento anche la casa della donna è stata bruciata, insieme a tutti i suoi averi. L’avvocato di famiglia non ha dato dettagli sulle motivazioni dell’attacco anche se la proposta di ritorno al federalismo del fratello può aver destato qualche nervosismo al governo attuale, che sempre di più sembra non aperto al dialogo.</p>
<p align="JUSTIFY">La richiesta di indipendenza è un diritto dei popoli e sempre di più viene oppressa da governi dittatoriali che trasformano queste vicende in guerre civili. Anche nel mondo occidentale gli indipendentisti da sempre esistono ed esisteranno e dovrebbe essere concessa a tutte le popolazioni la facoltà di richiedere l’indipendenza; reprimere e combattere contro parte dei propri cittadini non è un comportamento leale e governativamente corretto.</p>
<p align="JUSTIFY">Ma tutto questo avviene in Camerun, uno Stato dell’Africa che, come sappiamo, è famosa per la presenza di presidenti dinosauri che, non volendosi staccare dalla loro poltrona, creano dittature e conseguente mancanza di esprimere pensieri e volontà.</p>
<p align="JUSTIFY">Del resto, i camerunesi hanno votato domenica 7 ottobre in un clima mediamente sereno. Tali elezioni potevano porre fine al potere di Paul Biya che da 36 anni governa nella nazione ma così non è stato. L’opposizione ha fatto ricorso alla vittoria dell’attuale presidente ma Biya rimane uno dei leader africani più longevi del continente.</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Lapidate Safiya</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Jul 2018 07:39:50 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/safiya.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10935" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/safiya.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="680" height="362" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/safiya.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 680w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/safiya-300x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 680px) 100vw, 680px" /></a></b></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Veronica Tedeschi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY">Safiya Hussaini, donna, moglie e madre.</p>
<p align="JUSTIFY">Vive nel nord della Nigeria, nel villaggio di Tungar Tudu, dove ancora oggi vige la sharia, la legge coranica applicata in modo rigido. Ed è proprio a causa della legge-sharia che la protagonista del libro di Raffaele Masto, deve subire più e più ingiustizie.</p>
<p align="JUSTIFY">Ho deciso di scrivere di Safiya non per stendere la recensione di un libro ma con lo scopo di mettere in luce la situazione di molte donne costrette ad accettare i dettami di una religione che, solo in alcuni casi, si impone sulla vita di molte donne africane e medio orientali.</p>
<p align="JUSTIFY">Una bambina, Safiya, nata in un villaggio molto povero della Nigeria, che vive spensierata la sua infanzia e che, come qualsiasi bambina, non vede l’ora di poter andare a scuola, imparare e crescere. Tutto va secondo le prescrizioni di Allah, fino a quando a 12 anni viene concessa in matrimonio. In queste zone il matrimonio forzato è un evento normale, si impone nella vita di molte bambine, costrette ad accettare un allontanamento improvviso dalla loro infanzia per diventare immediatamente donne.</p>
<p align="JUSTIFY">“La mamma mi abbracciò, mi accarezzò la testa, ma non parlò. Il suo abbraccio muto era la risposta che non volevo: non c’era niente da fare. Il mio matrimonio era deciso. Si sarebbe fatto anche contro la mia volontà. Mi avrebbero venduta a un uomo che non conoscevo.”</p>
<p align="JUSTIFY">Safiya, ormai divenuta donna e moglie devota, è costretta a superare una serie di prove: diventa madre di 7 figli, viene ripudiata più volte e sconfitta dal dolore per la morte di 2 dei suoi bambini causa varicella.</p>
<p align="JUSTIFY">Una serie di ostacoli, voluti ancora una volta da Allah, che però non fanno perdere d’animo la donna che, anche con l’ultimo figlio in grembo e con una sentenza di lapidazione per adulterio, non perde la forza e la voglia di crescere Adama.</p>
<p align="JUSTIFY">“Il mio destino… impossibile non pensarci. Stava là, a margine dei miei pensieri come un’ombra malvagia in agguato, pronto a balzare fuori per terrorizzarmi ogni volta che i miei occhi si posavano su una pietra, una delle tante sparse sulla terra polverosa. Le pietre mi avrebbero straziata e uccisa. Il mio destino era la lapidazione.”</p>
<p align="JUSTIFY">La storia di Safiya ha ormai più di dieci anni ma è ancora di grande attualità. Il contesto nigeriano è ancora il medesimo, i contrasti e gli interessi, anche.</p>
<p align="JUSTIFY">Ancora una volta viene rimarcata la contrapposizione tra il Nord e il Sud della Nigeria che è ancora oggi l’elemento principale della politica interna di questo Paese. Un Nord musulmano e un Sud cristiano che si dividono anche sul piano giuridico: da una parte un sistema di leggi che discendono dai dettami della religione e dall’altra un sistema laico, il tutto in uno Stato federale che solo sulla carta è unitario.</p>
<p align="JUSTIFY">Safiya era il pretesto per uno scontro tra élite politiche, economiche e militari che si contendevano (e si contendono ancora) la gestione di un Paese ricchissimo e potente dal punto di vista regionale e continentale. Attraverso la sua storia si capisce come la religione sia spesso un pretesto per regolare conti, per giocarsi potere e influenza. Safiya, ignara donna di un villaggio di poco più di trecento abitanti, era usata dalla macchina tritatutto della politica come oggi quella stessa macchina usa Boko Haram.</p>
<p align="JUSTIFY">Safiya si è salvata grazie anche all’intervento dei media internazionali che hanno portato alla luce un caso che come mille altri doveva rimanere di limitato interesse.</p>
<p align="JUSTIFY">Molte donne, spose bambine, madri sfruttate che non vengono salvate dalla mobilitazione internazionale, rimangono uccise, lapidate o torturate.</p>
<p align="JUSTIFY">Un libro forte, dopo la lettura del quale tutte le donne dovrebbero sentirsi un po’ Safiya.</p>
<p align="JUSTIFY">
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		<title>Analisi di Janiki Cingoli &#124; Minoranze nel Mediterraneo tra valorizzazione ed esclusione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Dec 2017 08:24:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Intervento di Janiki Cingoli, Presidente CIPMO, al Foro Parlamentare di Milano sulla prevenzione dell&#8217;estremismo violento e delle atrocità (PGA) &#8211; Milano, 28 novembre 2017. CIPMO (Centro Italiano per la Pace in Medioriente) Intervento di&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Intervento di <strong>Janiki Cingoli</strong>, Presidente CIPMO, al <strong>Foro Parlamentare di Milano sulla prevenzione dell&#8217;estremismo violento e delle atrocità</strong> (PGA) &#8211; Milano, 28 novembre 2017.</em></p>
<p>CIPMO (Centro Italiano per la Pace in Medioriente)</p>
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<blockquote cite="https://www.facebook.com/cipmopace/videos/1682149341795329/?utm_source=rss&utm_medium=rss" class="fb-xfbml-parse-ignore"><p><a href="https://www.facebook.com/cipmopace/videos/1682149341795329/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Intervento di Janiki Cingoli | La politica estera dell&#039;Italia&#8230;.</a></p>
<p>#Europa #Mediterraneo #Africa: andare oltre le crisi. Accoglienza, integrazione e coinvolgimento delle comunità diasporiche già presenti in Italia. L&#039;intervento di Janiki Cingoli al convengo &quot;La politica dell&#039;Italia. Le proposte del PD&quot;, organizzato oggi a Montecitorio.</p>
<p>Publié par <a href="https://www.facebook.com/cipmopace/?utm_source=rss&utm_medium=rss">CIPMO &#8211; Centro Italiano per la Pace in Medio Oriente</a> sur vendredi 10 novembre 2017</p></blockquote>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p>In larga parte dell’Area Mediterranea e dell’Africa la questione delle <strong>minoranze nazionali, etniche, linguistiche e religiose</strong> può dirsi un problema irrisolto. Ciò rappresenta un ostacolo all&#8217;effettivo superamento dei focolai di crisi e ad una efficace stabilizzazione dell’intera regione.</p>
<p>Nei Paesi del Sud Mediterraneo le minoranze, spesso autoctone, vengono concepite come una <strong>presenza da tollerare e da controllare</strong>, nonché come un possibile fattore di indebolimento delle diverse realtà statuali.</p>
<p>Si riscontra una difficoltà a riconoscere la stessa esistenza delle minoranze in quanto tali. Si afferma che si tratta di cittadini come tutti gli altri, che non necessitano di riconoscimenti o tutele particolari.</p>
<p>Eppure, i problemi sono esplosivi, a partire dagli ultimi attentati di Boko Aram in Nigeria, e di Daesh nel Sinai, per non parlare del massacro degli Yazidi, richiamato ancora ieri sera.</p>
<p>La questione è presente in <strong>Israele</strong>, con la persistente tensione tra maggioranza ebraica e minoranza israelo-arabo-palestinese; e in Turchia, ove si è riacutizzata la questione curda, e parlare di questione armena significa ancora rompere un tabù.</p>
<p>Ricordiamo le campagne denigratorie contro le <strong>minoranze musulmane in Europa</strong>, come se si trattasse solo di immigranti da tenere a bada, e non in molti casi di cittadini a pieno titolo, che chiedono di esercitare il loro diritto di libertà religiosa.</p>
<p>O del diffondersi anche nel nostro continente di sentimenti e di sempre più diffusi episodi antisemiti.</p>
<p>Palesi i problemi nella gestione dei <strong>rom</strong> e dei <strong>sinti</strong>, che pure con l’ingresso della Romania nella UE sono cittadini europei.</p>
<p>Al riguardo, già l’assemblea Generale dell’<strong>ONU</strong>, con la dichiarazione del Dicembre 1992 aveva invitato a <strong>tutelare l’identità collettiva</strong> di tali minoranze, adottando misure positive per garantirne lo status e promuoverne la condizione.</p>
<p>Tale concezione è stata ribadita nel 2008 dal Libro Bianco sul dialogo interculturale del <strong>Consiglio di Europa</strong>.</p>
<p>Al riguardo, l’<strong>esperienza italiana</strong> rappresenta sicuramente una delle esperienze più avanzate al mondo, fondata sull&#8217;<strong>articolo 6 della Costituzione Italiana</strong>, che sancisce che “La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche”.</p>
<p>La condizione delle minoranze tedesca e ladina in<strong> Alto Adige</strong>, in particolare, vede tali minoranze riconosciute e garantite attraverso la concessione di una larga autonomia, ratificata dall&#8217;ONU, che le tutela con specifiche azioni positive, nell&#8217;uso della lingua, nella gestione della scuola, nella distribuzione dei finanziamenti e nella garanzia di proporzionalità nel pubblico impiego e negli stessi organi rappresentativi.</p>
<p>Si possono quindi enucleare alcuni <strong>principi generali</strong>:</p>
<ul>
<li dir="ltr">Non è sufficiente enunciare l’eguaglianza dei diritti di tutti i cittadini in quanto individui: i diritti delle minoranze possono così essere ignorati e messi in discussione dalle maggioranze.</li>
<li dir="ltr">La protezione delle minoranze richiede, per essere effettiva, che venga assicurato un loro riconoscimento collettivo, comprensivo della loro identità e della loro storia.</li>
<li dir="ltr">Essa postula inoltre l’adozione di specifiche misure positive di garanzia, volte a salvaguardare la loro identità e il loro sviluppo.</li>
</ul>
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		<title>Liberate 84 ragazze rapite da Boko Haram in Nigeria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 May 2017 07:38:44 +0000</pubDate>
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<article class="shared-detail mini-apertura">
<header>
<p class="summary">Sembra che il rilascio sia  avvenuto al termine di un negoziato tra i miliziani e il governo federale in cui sarebbe stato concordato uno scambio con alcuni militanti dell&#8217;organizzazione arrestati nei mesi scorsi. Da ricordare che oltre cento delle 276 ragazze rapite a Chibok nell&#8217;aprile del 2014 restano ancora in mano ai terroristi.</p>
</header>
<p class="summary">In occasione di questa notizia, ripubblichiamo l&#8217;intervista di <em><strong>Ass. per i Diritti Umani</strong></em> al giornalista  Lorenzo Simoncelli che ha avuto occasione di parlare con alcune delle ragazze che sono<br />
riuscite a scappare dai rapitori. Ringraziamo moltissimo Simoncelli<br />
per il tempo che ci ha dedicato e per le notizie che ci ha voluto<br />
fornire.</p>
<div class="separator"><a title="" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/04/images-60.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-bGlnaHRib3gtMA==" data-rl_title="" data-rl_caption=""><img class="alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/04/images-60.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" border="0" /></a></div>
<div>Come si è preparato e organizzato per questo viaggio?</div>
<div></div>
<div>Rispetto agli altri viaggi professionali, c’è stato da limare tutto l’aspetto legato alla sicurezza. Sono andato nel Nord Est del Paese, cioè nella parte più colpita da Boko Haram, e mi sono appoggiato ad una mozione diplomatica che è stata portata avanti dall’ambasciata svizzera e, una volta in loco, ho avuto il supporto tecnico-logistico dell’American University di Yola, l’unica realtà accademica internazionale nella zona del Nord Est che mi ha facilitato fornendomi le “stringhe”: i traduttori, gli autisti e una sicurezza fisica con guardie personali.</div>
<div>Ventuno delle ragazze rapite sono all’interno dell’università di Yola: ho avuto la possibilità di conoscere il Rettore – una professoressa della California – e ho avuto l’accesso all’incontro con quattro ragazze, nello scorso mese di febbraio, durante il periodo delle elezioni.</div>
<div></div>
<div>Qual è la situazione attuale in Nigeria?</div>
<div></div>
<div>La situazione è di caos calmo. La Nigeria è, in realtà, un continente. Non è enorme per quanto riguarda la superficie, però è un Paese con 180 milioni di abitanti e il PIL di Lagos comprende, da solo, 19 Stati africani.</div>
<div>C’è una netta separazione tra Nord e Sud: un Nord poverissimo, arido e prevalentemente musulmano e un Sud di varie confessioni cristiane, più ricco, con una Lagos con un neoliberismo totale e una roccaforte petrolifera, nel delta del Niger, in cui, secondo me, ci saranno i problemi maggiori perchè ci sono dei guerriglieri che negli anni passati sono stati artefici di molti rapimenti soprattutto di imprenditori stranieri e che, nel 2009, hanno siglato questo tacito accordo con il governo (in carica fino a maggio) in cui dicevano “Voi ci date parte delle royalties dell’estrazione del petrolio e in cambio noi stiamo tranquilli”. Questo “patto”, con la<br />
vittoria di Muhammadu Buhari, rischia di saltare.</div>
<div>Buhari, inoltre, ha più di settant’anni, non si parlava di lui da tanto tempo, è per la dissciplina ferrea, ma è sembrato l’uomo giusto perchè il precedente governo è stato caratterizzato da una fortissima corruzione, considerando anche che durante la dittatura militare sono state uccise tante persone, è stata applicata una dura censura giornalistica e sono stati incarcerati anche alcuni politici. Ho paura, quindi, che sia stato fatto un voto di protesta, mirato ad abbattere la corruzione e a tenere sotto controllo i guerriglieri, attraverso la disciplina (perchè è stato un generale), recuperando anche un esercito.</div>
<div></div>
<div>Prima di essere rapite, dove vivevano le ragazze? In che condizioni le hai trovate?</div>
<div></div>
<div>Le ragazze vivevano a Chibok, città in uno dei tre Stati più colpiti da Boko Haram, nel Nord Est. Si tratta di una zona desertica, dove non c’è nulla: hanno vite semplicissime, in condizioni precarie e caldo terribile. Ci sono scuole che, in realtà, sono costruzioni fatiscenti. Le ragazze sono cristiane in un posto in cui la<br />
popolazione è al 97% musulmana.</div>
<div>Prima del rapimento, le ragazze andavano a scuola al mattino, al pomeriggio si dedicavano alla famiglia, cucinavano insieme alle madri e lavoravano nei campi. Non erano mai uscite dal villaggio e non sapevano nulla di quello che passa nel mondo.</div>
<div>Io dico che la ragazze con cui ho parlato, hanno avuto la “sorte” di fuggire dai rapitori. Appena i guerriglieri sono entrati nella scuola: alcune sono riuscite a scappare dalla finestra; due sorelle, appena caricate sui sette camion dei guerriglieri, sono scappate in corsa; altre sono riuscite a venire via dai campi di Boko Haram nelle prime ore del mattino.</p>
<div class="separator"><a title="" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/04/images-59.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-bGlnaHRib3gtMQ==" data-rl_title="" data-rl_caption=""> </a></div>
<div>La sorella di una delle ragazze rapite lavorava come guardia di sicurezza all’interno dell’università americana ed è riuscita a sapere che sua sorella era riuscita a scappare: ho chiesto,quindi, al Rettore se si poteva fare qualcosa e, tramite un lavoro di squadra anche con il Senato, sono riuscite ad ottenere un fondo di circa 50.000 dollari per creare delle borse di studio. Da Yola al luogo dove sono state rapite, ci sono circa tre ore di autobus: il rettore dell’università ha mandato la ragazza della sicurezza a Chibok che ha iniziato a parlare con le famiglie delle studentesse, famiglie spaventate e che avevano paura di mandare le ragazze in una realtà occidentale anche perchè “Boko Haram” significa proprio “contro l’istruzione, contro l’educazione”. Sono riusciti a convincere alcune famiglie, i genitori che hanno dato il permesso di andare all’università americana sono scappati e vivono in altri Stati. Le ragazze sono state portate via dai villaggi, scortate dalle guardie del corpo e si sono presentate ad una rotonda, senza sapere chi sarebbe andato a prenderle, con un sacchetto di palstica che era tutto il loro bagaglio e senza scarpe. Uno dei padri di queste ragazze aveva due figlie, entrambe rapite: all’inizio le borse di studio erano dieci e questo padre si è trovato a dover scegliere tra le due figlie. Quando, arrivate alla rotonda, è stata fatta la conta, l’uomo ha preso due fogli di carta e ha fatto un sorteggio: di fronte a questa immagine, il Rettore ha concesso una borsa di studio in più.</div>
<div>Quando sono entrate nell’università, una di loro con cui ho parlato, mi ha detto: “Pensavo di essere stata addormentata e di trovarmi negli Stati Uniti perchè non ho mai visto delle strutture del genere”:<br />
questo è stato il loro primo shock.il secondo è stato quello della lingua perchè parlavano solo il dialetto locale. Tutti gli operatori dell’università sono stati molto bravi a prendersi cura di loro, anche a livello educativo: le ragazze hanno giornate piene di lezioni, sono molto attive e una di loro vorrebbe fare il pilota…Oggi usano Internet anche se fino a un anno fa non sapevano cosa fosse un computer, ma non accettano il counceling psicologico e cercano di farcela da sole. E’ anche vero che sono le meno traumatizzate perchè non hanno vissuto la prigionia e le torture, resta il trauma del rapimento e tra noi c’era un patto: non parlarne troppo.</div>
<div>Molte di loro vogliono tornare a Chibok per migliorare la realtà locale e questo mi ha colpito: vogliono creare fondazioni, senza negare la realtà e nonostante siano ancora adolescenti.</div>
<div></div>
<div>Ci sono notizie delle studentesse ancora in mano a Boko Haram?</div>
<div></div>
<div>Poco fa (<i>14 aprile 2015) </i>ho parlato con un giornalista nigeriano, che ha molti contatti con Boko Haram e la verità assoluta non c’è. Ci sono due correnti di pensiero: una sostiene che sono morte (tesi sostenuta anche dall’ONU) e l’altra sostiene, invece, che per un qualsiasi gruppo terrorista (e Boko Haram si trova in mezzo al nulla, con poche fonte di approvvigionamento) avere 200 ragazze come ostaggi che tutto il mondo rivuole, rappresenta una enorme possibilità di scambio e io sono più per questa seconda ipotesi. Altri ancora sostengono che, quando<br />
Buhari diventerà presidente (il prossimo 29 maggio), ci sarà un colpo di scena e sarà proprio quello della liberazione delle ragazze.</div>
<div>Tre settimane fa sono state viste circa 50 studentesse ancora in vita ma, ripeto, la verità non la conosce ancora nessuno.</div>
</div>
<nav class="pagination group"></nav>
<p class="summary"><!--/.pagination--></p>
<div class="sharrre-container">
<div id="linkedin" class="sharrre" data-text="Ad un anno dal rapimento delle studentesse nigeriane da parte di Boko Haram" data-url="http://www.peridirittiumani.com/2015/04/28/ad-un-anno-dal-rapimento-delle/?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-title="Publish on Linked In">
<div class="count"></div>
</div>
</div>
</article>
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		<title>Le mogli di Boko Haram</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Feb 2017 07:57:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Monica Macchi La fotoreporter Stephanie Sinclair ha fatto il suo primo reportage sulle bambine spose nel 2003 in Afghanistan dopo che molte di loro per disperazione si erano bruciate vive: da allora ha&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2017/02/22/le-mogli-di-boko-haram/">Le mogli di Boko Haram</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/02/unnamed.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8212" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/02/unnamed.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="592" height="395" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/02/unnamed.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 592w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/02/unnamed-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 592px) 100vw, 592px" /></a></b></span></span></span></p>
<p style="text-align: left;" align="CENTER">
di Monica Macchi</p>
<p align="CENTER">
<p align="JUSTIFY">La fotoreporter Stephanie Sinclair ha fatto il suo primo reportage sulle bambine spose nel 2003 in Afghanistan dopo che molte di loro per disperazione si erano bruciate vive: da allora ha continuato a documentare questo fenomeno in giro per il mondo ed ha anche fondato un’associazione per combattere i matrimoni precoci</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://tooyoungtowed.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://tooyoungtowed.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p align="JUSTIFY">Il suo ultimo lavoro riguarda le ragazze rapite e poi liberate o scappate da Boko haram in Nigeria che tornano ai loro villaggi con i figli nati durante la prigionia e che incontrano moltissime difficoltà a reinserirsi, dal biasimo sociale, ai problemi economici alla paura e diffidenza: il 75% degli attentatori suicidi nell’ultimo anno erano ragazze e quindi i nigeriani diffidano della loro lealtà e temono che abbiano subito il lavaggio del cervello e siano irrecuperabili. Per questo vivono ai margini abbandonate anche dai loro parenti molti dei quali del resto sono stati uccisi nel tentativo di impedire il rapimento come testimonia Hawa, rapita a 14 anni a Bama, la seconda più grande città del Borno: “I miei genitori si sono rifiutati di darmi in matrimonio, così li hanno uccisi di fronte a me!”</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/02/unnamed-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-8213 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/02/unnamed-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="310" height="162" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/02/unnamed-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 310w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/02/unnamed-1-300x157.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 310px) 100vw, 310px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Quindi ai rapimenti e agli stupri, tradizionali armi di guerra, si aggiungono le “mogli” date in premio come incentivo al reclutamento e i figli destinati a diventare la prossima generazione di combattenti: secondo fonti ufficiali del governo nigeriano sono circa 9.000 le donne e ragazze rapite dall&#8217;inizio della rivolta di Boko Haram, non ci sono invece stime sul numero dei bambini.</p>
<p align="JUSTIFY">
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		<title>Violazioni dei diritti umani: un appello da parte della popolazione indigena del Biafra</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jul 2016 14:44:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Care amiche e cari amici, ci è pervenuto il seguente appello che noi pubblichiamo volentieri per porre l&#8217;attenzione su ciò che sta accadendo. Condividetelo, per favore. Grazie! Dear  Gentlemen at the drafting and editorial office&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr">Care amiche e cari amici, ci è pervenuto il seguente appello che noi pubblichiamo volentieri per porre l&#8217;attenzione su ciò che sta accadendo. Condividetelo, per favore. Grazie!</p>
<p dir="ltr"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-408.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6391" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6391" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-408.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (408)" width="640" height="361" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-408.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-408-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></a></p>
<p dir="ltr">Dear  Gentlemen at the drafting and editorial office of PER I DIRITTI UMANI,</p>
<p dir="ltr">the Indigenous People of Biafra(IPOB) would like to bring your attention to what is happening in Nigeria between Nigerian Government and Biafrans. I&#8217;m sure you must have heard of Biafra and the civil war between Nigeria and Biafra called &#8220;Biafran War&#8221; between 1967-1970 in which more than 3 million Biafrans died. Today, after 45 years nothing has changed, we Biafrans are always been targeted by the Nigerian government, being killed every day.<br />
They made us slaves of conquest for years but today Biafrans want to be free, we want our Freedom. We want our nation of the Republic of Biafra. Silence or the support of the British government in 1967 to Nigeria, by virtue of time has proven to be a mistake and should be corrected. Civilization must be free of hypocrisy and it would be in the interest of civilization to correct the mistakes of the past through the unequivocal support of the movement of Biafra (IPOB). Biafra land produces the resource that sustains Nigeria, the resource is exploited to their ruin. Biafraland is contaminated and leaves Biafrans in poverty and vulnerable to disease. The wealth gained is shared among Nigerians and excluding Biafrans and Biafrans die in Biafraland and in the Mediterranean Sea, trying to cross Europe for survival.</p>
<p dir="ltr">The Department of State Service of Nigeria (DSS) kidnapped and arrested Mr. Nnamdi Kanu, a British citizen and Leader of IPOB and Director of Radio Biafra and Biafra TV  on October 14, 2015 in Lagos, and he was accused falsely of engaging in terrorism and Treasonable felony.  On the contrary, Mr. Nnamdi Kanu has been a quiet but outspoken leader, a leader who with his mouth wisdom and truth brought much needed attention to the situation of Biafrans. There were mega protests in all cities of Biafra in solidarity with the arrest and illegal detention of Mr. Nnamdi Kanu. Many Biafrans were killed and continued to be killed by the Nigerian government and Army during the protests despite the fact that Biafrans always protest peacefully and unarmed. Biafrans never killed or harmed anyone. We have suffered, we have been killed, tortured, enslaved and marginalized in Nigeria.</p>
<p dir="ltr">Since President Buhari was elected, human right abuses have become characteristic of Nigeria polity on the one hand the atrocities of Boko Haram against the population, on the other hand indiscriminate arrests, torture, extrajudicial detention and killings, extortion and violence committed by the military, the DSS and police have become an everyday phenomenon. Finally, the massacres by the police, army and navy of innocent  unarmed Biafrans protesting peacefully around Biafra land in solidarity with their leader Nnamdi Kanu has gone down in the history of Nigeria as the only country where the Government promotes violence against the rights of the citizens with impunity.</p>
<p dir="ltr"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-409.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6390" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6390" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-409.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (409)" width="905" height="509" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-409.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 905w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-409-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-409-768x432.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 905px) 100vw, 905px" /></a></p>
<p>We (IPOB) are fighting for the freedom of the people of Biafra. We have the right to self-determination and there is no intimidation or murders that can ever stop us. The people of Biafra are asking all the leaders of influential countries,  human rights NGOs to intervene before there will be a repeat of the 1967—1970 saga. We demand the immediate and unconditional release of our leader Nnamdi Kanu.</p>
<p dir="ltr">The OEAS (Organization of Emerging African States) has officially written to EU in defense of Biafra, and to the United Nations to conduct a referendum for the independence of the State of Biafra within 90 days. The EU responded to the call for a referendum for Biafra to OEAS, saying that self-determination and the changes of borders must comply with their international legal. The European Union has also indicated that it will only recognize a State of Biafra through international law and not for the armed secession. This is all that IPOB and Biafrans are doing for years. We are peaceful people. We don&#8217;t use force, violence or arms.</p>
<p dir="ltr">I would like to bring your attention carefully on President Buhari’s planned war-like events against Biafrans at the Onitsha Niger Bridgehead have clearly revealed that the Hausa-Fulani segment of the Nigerian Army have declared a Second Civil War  against the Indigenous People of Biafra;<br />
On the 2nd and 17th December 2015, a total of  25 innocent citizens were killed at the same Onitsha Niger Bridge by the same Hausa-Fulani soldiers attached to the 302 Artillery Regiment of the Nigerian Army, Onitsha led by an Hausa-Fulani born Army officer, Col Issah Abdullahi.  Over 40 innocent citizens were also critically injured following live bullets targeted at them and shot at close range.  The two butcheries resulted to instant death of 21 innocent citizens while four others shot at the chest, head and abdomen regions of their bodies died later in hospital  as a result of deadly injuries sustained. In the 2nd of December killings, 13 innocent citizens were shot dead and over 20 sustained deadly gunshot wounds. At the Multicare Hospital alone, 14 critically shot citizens were admitted, out of which, four died. And in the 17th of December killings, 8 innocent citizens were murdered by soldiers and 20 others sustained deadly gunshot injuries, out of which, 13 were admitted at the Multicare Hospital alone. The Government of Muhammadu Buhari is dangerously pushing the Biafrans to the wall. It has started with open and unprovoked mass shooting and killing of unarmed innocent Biafrans for exercising non-violently and peacefully their constitutional and treaties’ rights;</p>
<p dir="ltr">On Day-1 (February 9th, 2016) of our 4-day protest, a combined team of the Police and Army shot dead 8 persons in Aba while Abia state, Imo state, Igwuocha coordinators including other members were taken away. They also took the corpses without letting any one picture them.<br />
In addition,  the military also set  National high school Aba ablaze and will tell the world that IPOB did it.<br />
The world must know the truth, including what Buhari and his murderous agents are doing in Biafraland.<br />
An eyewitness at Aba protest ground said the following:</p>
<p dir="ltr">&#8220;Army man told me yesterday that reason why they withdrew them from north east to southeast is to kill any one who mentioned Biafra. He said that the orientation giving to them by Buhari was that since one of their main duty is to defend the unity of this country there is no need keeping them in the north, afterall boko haram is never a threat to the unity of Nigeria but Biafra.<br />
Go and kill them without mercy, we can take care of bokoharams, Buhari told them.  He said that am very lucky he is not with a gun, my life would have been wasted. The army personnel said they have come to revenge the death of their Boko Haram brothers on Biafrans.&#8221;</p>
<p dir="ltr">Here is a video where you can clearly see the Nigeria Police and Army shooting live bullets and killing innocent unarmed and peaceful Biafrans while they were just praying to their God:</p>
<p dir="ltr"><a href="https://youtu.be/rRCBZXRoVBo?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-0" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://youtu.be/rRCBZXRoVBo&amp;source=gmail&amp;ust=1469456978551000&amp;usg=AFQjCNGI9IPCzriIywgQpt6MJRdfQmhlaQ&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #1155cc;">https://youtu.be/rRCBZXRoVBo?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></a></p>
<p dir="ltr"><a href="https://youtu.be/rRCBZXRoVBo?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-0" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://youtu.be/rRCBZXRoVBo&amp;source=gmail&amp;ust=1469456978551000&amp;usg=AFQjCNGI9IPCzriIywgQpt6MJRdfQmhlaQ&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #1155cc;">https://youtu.be/rRCBZXRoVBo?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></a></p>
<p dir="ltr">2) Here is the report from Amnesty International Italy:</p>
<p dir="ltr">●<a href="http://www.rapportoannuale.amnesty.it/sites/default/files/2016/Nigeria.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.rapportoannuale.amnesty.it/sites/default/files/2016/Nigeria.pdf&amp;source=gmail&amp;ust=1469456978551000&amp;usg=AFQjCNFZP0zvou3yEZ0tTSO3tOG8D2986g&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #1155cc;"> http://www.rapportoannuale.?utm_source=rss&utm_medium=rss<wbr /></span>amnesty.it/sites/default/<wbr />files/2016/Nigeria.pdf</a></p>
<p dir="ltr"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-410.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6389" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6389" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-410.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (410)" width="280" height="509" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-410.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 280w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-410-165x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 165w" sizes="(max-width: 280px) 100vw, 280px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-409.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6390" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6390" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-409.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (409)" width="905" height="509" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-409.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 905w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-409-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-409-768x432.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 905px) 100vw, 905px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-408.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6391" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6391" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-408.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (408)" width="640" height="361" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-408.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-408-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></a></p>
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		<title>Schiave di Guerra, dall&#8217;Isis al Boko Haram e la scelta eroica di Nadia Murad</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 May 2016 14:05:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Associazione per i Diritti umani vi propone l&#8217;articolo di Cecilia Grillo &#160; Oggi, 4 maggio 2016, seconda giornata del Festival del diritti Umani, in Triennale, ad apertura della conferenza &#8220;Schiave di guerra, dall&#8217;Isis&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/13183134_10201948319106606_1524901752_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5855" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5855" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/13183134_10201948319106606_1524901752_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="13183134_10201948319106606_1524901752_n" width="800" height="450" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/13183134_10201948319106606_1524901752_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/13183134_10201948319106606_1524901752_n-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/13183134_10201948319106606_1524901752_n-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>Associazione per i Diritti umani</i> vi propone l&#8217;articolo di Cecilia Grillo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Oggi, 4 maggio 2016, seconda giornata del Festival del diritti Umani, in Triennale, ad apertura della conferenza &#8220;Schiave di guerra, dall&#8217;Isis al Boko Haram&#8221; è stato proiettato il film <i>I was worth 50 sheep</i>, regia di Nima Sarvestani.</p>
<p>Il film tratta della storia di Sabere, una ragazzina afghana che a soli 10 anni è stata venduta in moglie ad un uomo talebano di 50 anni.</p>
<p>È rimasta incinta diverse volte, ma le gravidanze sono state interrotte spesso a causa della violenza e dei maltrattamenti perpetuati dal marito.</p>
<p>Suo padre l&#8217;ha venduta al prezzo di 50 pecore e un pezzo di terreno (da qui il titolo del film <i>I was worth 50 sheep).</i></p>
<p>Sabere adesso ha sedici anni e con l&#8217;assistenza dell&#8217;associazione Shelter è aiutata nella lotta per conquistare la libertà.</p>
<p>I was worth 50 sheep è <span lang="it-IT">l</span><span lang="it-IT">a storia di due sorelle e la loro lotta per la dignità umana e la libertà in un Paese devastato dalla guerra, in bilico tra antiche tradizioni e un mondo moderno.</span></p>
<p lang="it-IT">L&#8217;incontro continua con l&#8217;intervento di Nadia Murad, giovane yazida sfuggita dalla schiavitù dell&#8217;ISIS (di cui abbiamo parlato ieri).</p>
<p lang="it-IT">Nadia racconta la sua storia, la storia di una ragazza che è stata schiava e da quando non lo è più gira per le scuole di tutta Europa e di tutto il mondo a denunciare le violenze subite da lei e dal suo popolo.</p>
<p lang="it-IT">Nadia Murad sottolinea come lo scopo di parlare in questo festival non sia solo quello di far vedere a tutti la tragedia a cui sono stati sottoposti, ma anche quello di fare capire che quanto successo non deve più accadere.</p>
<p lang="it-IT">Nadia viveva a Sinjar, una città irachena, fa parte della minoranza yazida, che sta subendo un vero e proprio genocidio perchè la loro religione contiene elementi del cristianesimo, zoroastrismo e islam.</p>
<p lang="it-IT">“Questa volta”, dice Nadia Murad, “il genocidio è stato perpetuato dall&#8217;Isis, per loro noi yazida siamo degli infedeli. Questo genocidio prosegue da un anno e mezzo e per il momento nessuno ha fatto niente”.</p>
<p lang="it-IT">Sono agghiaccianti le parole di Nadia, racconta di essere stata prigioniera Isis.</p>
<p lang="it-IT">“Due ore dopo che sono entrati nella nostra città hanno ucciso più di settecento persone, hanno ucciso prima gli uomini e poi le donne anziane perchè non potevano più né sposarle né stuprlarle.</p>
<p lang="it-IT">Hanno preso noi ragazzine e ci hanno spostato in un altro luogo, entravano in questo posto e ci stupravano. Ma come fa un quarantenne a violentare una ragazzina di 9 anni?</p>
<p lang="it-IT">Dopo averci stuprate ci vendevano o ci scambiavano con altre ragazze, hanno distrutto le nostrre case, i territori sono stati presi dall&#8217;Isis.</p>
<p><span lang="it-IT">Tante ragazze che andavano a scuola con me si sono suicidate. Alcune sono riuscite a scappare, altre sono state comprate e rivendute.</span></p>
<p lang="it-IT">L&#8217;Isis ha fatto tutto nel nome della religione musulmana nonostante nessuna religione del mondo dice che lo stupro sia normale”.</p>
<p lang="it-IT">Nadia Murad dopo essere riuscita a scappare si reca in Germania e racconta della strage.</p>
<p lang="it-IT">La prima volta si rivolge al Consiglio di sicurezza, poi si reca direttamente in Paesi arabi come Egitto e Q8 perchè tanti ragazzi arabi erano attratti dalla comunità dell&#8217;Isis pensando che si trattasse di atti nel rispetto della legge.</p>
<p lang="it-IT">Nonostante siano quattro mesi che Nadia gira per il mondo raccontando la sua storia a Governi, Parlamenti, ragazzi, per il momento non è ancora stato fatto niente, nessun bambino è stato salvato.</p>
<p lang="it-IT">“Se nessuno ci aiuta, la nostra comunità sparirà. Se il genocidio non viene fermato, tantissime persone moriranno e tantissimi cadaveri rimaranno inseppelliti”.</p>
<p><span lang="it-IT">La parola passa a Viviana Mazza, giornalista del Corriere della Sera e scrittrice dei libri </span><span lang="it-IT">Malala</span><span lang="it-IT"> e </span><span lang="it-IT">Ragazze rubate</span><span lang="it-IT">.</span></p>
<p lang="it-IT">La giornalista racconta di aver incontrato molte ragazze detenute dall&#8221;Isis per poi essere vendute e sottolinea come la popolazione yazida abbia una religione che gli altri popoli considerano come bassa, sporca, vengono ritenuti adultori del diavolo.</p>
<p lang="it-IT">I bambini di questa comunità vengono spesso convertiti alla religione islamica e vengono utilizzati come kamikaze in guerra, le donne vengono ridotte in schiavitù, vengono struprate, ma con contraccettivi, in modo tale che non rimangano incinte e possano essere rivendute più facilmente.</p>
<p><span lang="it-IT">Nel suo testo </span><span lang="it-IT">Ragazze rubate</span><span lang="it-IT"> Viviana Mazza parla della Nigeria, più nello specifico della realtà del Boko Haram, che </span><span lang="it-IT">è un&#8217;organizzazione terroristic</span><span lang="it-IT">a jihadista sunnita </span><span lang="it-IT">diffusa nel nord della </span><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Nigeria?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span lang="it-IT">Nigeria</span></a><span lang="it-IT">. </span></p>
<p lang="it-IT">Gli uomini che non aderiscono all&#8217;ideologia del Gruppo vengono uccisi, le donne violentate o fatte diventare kamikaze. Durante un&#8217;intervista, una dei queste ragazze racconta di come le ragazze vergini dei territori occupati dal Boko Haram vengano sposate e le ragazze incinte violentate ripetutamente da tutti i membri del gruppo.</p>
<p lang="it-IT">Interviene successivamente Raffaele Masto, giornalista di Radio Popolare, che descrive il Boko Haram come una setta surreale. Il nome stesso significa “educazione occidentale proibita”, l&#8217;educazione occidentale infatti viene vista come un peccato e questo spiega il sequestro delle liceali di Chibok.</p>
<p lang="it-IT">Il giornalista sottolinea come questo gruppo sia assolutamente surreale e porta come esempi il fatto che il Boko Haram non crede che la terra sia tonda perchè nel Corano non è scritto, non crede che la pioggia sia un fenomeno di evaporazione e condensazione dell&#8217;acqua perchè la pioggia è una benedizione o una maledizione.</p>
<p lang="it-IT">Questo gruppo ha raggiunto livelli di efferatezza inconcepibili: circondare il corpo di una bambina di esplosivo e mandarla a farsi esplodere in un mercato o in una moschea è qualcosa di inimmaginabile!</p>
<p lang="it-IT">Tale organizzazione è molto più sanguinosa e spietata dell&#8217;Isis, ma ha una sua qualche forma di struttura. Ci deve essere qualcosa che va oltre la religione e che tocca altri interessi. Il Boko Haram, a differenza di altre organizzazioni terroristiche internazionali, ha una genesi molto riconoscibile e locale ad solo in seguito è avvenuta l&#8217;adesione del gruppo all&#8217;Isis e il tentativo di formare uno Stato islamico.</p>
<p lang="it-IT">In chiusura dell&#8217;incontro viene restituita la parola a Nadia Murat, la quale conclude così: “Quello che chiedo a voi è che tutto quello vi ho raccontato rimanga nella vostra mente, voglio che ricordiate che tante ragazze come me vengono rese schiave e uccise ogni giorno.</p>
<p lang="it-IT">Bisogna unirci, noi tutti Paesi di tutto il mondo, per porre fine a questa strage, a questo genocidio.</p>
<p lang="it-IT">Io da sola, o la mia comunità da sola, non riusciremo mai a fare niente, a cambiare la situazione.</p>
<p lang="it-IT">Bisogna che le persone ci aiutino, che aggiungano la loro voce alla nostra per riuscire a trovare una soluzione a questa strage”.</p>
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		<title>Nigeria: studentesse di Chibok rapite da due anni (14 aprile)</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Apr 2016 10:19:05 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il destino delle ragazze scomparse deve ancora essere chiarito: i parenti si sentono abbandonati</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/310x0_1399524580189_I_Tweet_per_la_campagna_social__Bring_Back_Our_Girls___Twitter__Frankaka88_.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5657" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5657" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/310x0_1399524580189_I_Tweet_per_la_campagna_social__Bring_Back_Our_Girls___Twitter__Frankaka88_.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="310x0_1399524580189_I_Tweet_per_la_campagna_social__Bring_Back_Our_Girls___Twitter__Frankaka88_" width="310" height="333" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/310x0_1399524580189_I_Tweet_per_la_campagna_social__Bring_Back_Our_Girls___Twitter__Frankaka88_.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 310w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/310x0_1399524580189_I_Tweet_per_la_campagna_social__Bring_Back_Our_Girls___Twitter__Frankaka88_-279x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 279w" sizes="(max-width: 310px) 100vw, 310px" /></a></p>
<p>A due anni dal rapimento delle 219 studentesse di Chibok in Nigeria da parte del gruppo terroristico Boko Haram, manca ancora ogni traccia delle ragazze. In una lettera indirizzata al presidente nigeriano Muhammadu Buhari, l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) chiede alle autorità di impegnarsi maggiormente per la liberazione delle ragazze e ricorda il dolore dei parenti che a ogni attentato suicida di Boko Haram temono che l&#8217;attentato sia stato compiuto da una delle loro ragazze costrette a immolarsi.</p>
<p>Per l&#8217;APM le responsabilità delle autorità nigeriane nella scomparsa delle 219 studentesse sono tante e pesanti, a partire dalla lentezza e disorganizzazione nell&#8217;inseguimento dei rapitori appena compiuto il rapimento fino all&#8217;atteggiamento nei confronti dei familiari nei 729 giorni dal rapimento a oggi. Le autorità non solo hanno negato ai parenti delle ragazze rapite ogni informazione raccolta ma hanno anche bloccato ogni loro tentativo di mantenere alta l&#8217;attenzione dell&#8217;opinione pubblica sul caso.</p>
<p>L&#8217;APM chiede che le autorità prendano sul serio le richieste dei familiari delle ragazze e gestiscano i loro sforzi di salvataggio delle ragazze con maggiore trasparenza. Invece di pubblicare periodicamente rapporti poco credibili sull&#8217;imminenza della vittoria contro Boko Haram, le autorità dovrebbero fornire in modo riservato informazioni ai familiari delle persone rapite circa lo stato delle indagini. Le autorità dovrebbero a questo punto scusarsi pubblicamente per i molti errori compiuti e dovrebbero finalmente smettere di impedire lo svolgimento di proteste e manifestazioni in ricordo alle vittime di Boko haram. Solamente lo scorso 13 gennaio 2016 l&#8217;esercito nigeriano ha impedito a diversi familiari delle ragazze rapite di recarsi nella capitale Abuja per partecipare a una marcia di protesta. Per tutto il 2015 i familiari, parenti e amici delle ragazze rapite hanno denunciato le minacce e intimidazioni da parte dei militari nigeriani che così hanno tentato di impedire proteste pubbliche per la gestione delle indagini.</p>
<p>L&#8217;APM chiede infine l&#8217;insediamento di una commissione di indagine indipendente che chiarisca gli errori compiuti da polizia, esercito e altre istituzioni e che hanno fatto sì che a due anni dal rapimento ancora manchi ogni traccia delle 219 ragazze. L&#8217;APM chiede al presidente nigeriano anche che le autorità forniscano finalmente assistenza e aiuto alle vittime traumatizzate di Boko Haram. Lo stato non può abbandonare a se stesse le persone sopravvissute alla violenza di Boko Haram e permettere che vengano pesantemente discriminate ed emarginate dalla società.</p>
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		<title>185 morti per attacchi di Boko Haram in 6 giorni</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2016 15:04:43 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/th-20.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5192" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5192" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/th-20.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th (20)" width="200" height="149" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Conferenza dei paesi donatori ad Addis Abeba su iniziative antiterrorismo (1 febbraio) &#8211; L&#8217;Unione Africana ha fallito nella lotta contro Boko Haram.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dopo i recenti attacchi dei miliziani di Boko Haram, l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha accusato l&#8217;Unione Africana (UA) di fallimento nella protezione della popolazione civile e nella lotta anti-terrorismo. Se l&#8217;UA richiede ancora più soldi per combattere il gruppo terroristico Boko Haram, deve presentare una strategia per frenare la violenza in Africa Occidentale e migliorare realmente la protezione della popolazione civile. Secondo l&#8217;APM, la forza regionale di pace dell&#8217;UA Multinational Joint Task Force (MNJTF) finora non è stata molto efficace. In maggio 2015 la MNJTF è stata portata a 8.700 soldati per poter combattere Boko Haram in tutti i paesi africani in cui il gruppo terroristico è attivo. Nella conferenza dei donatori che si tiene oggi 1 febbraio 2016 ad Addis Abeba (Etiopia) dovrebbero essere approvati fino a 100 milioni di euro per finanziare e rafforzare la MNJTF.</p>
<p>Negli ultimi sei giorni in Nigeria, Camerun e Ciad sono state uccise almeno 185 persone e 213 persone sono rimaste ferite in gravi attacchi di Boko Haram. Nello stato federale di Borno in Nigeria 86 persone sono state uccise nella notte del 30 gennaio nel villaggio di Dalori, mentre 62 persone sono rimaste ferite. Tre attentatori suicidi si sono fatti esplodere dopo essere riusciti a penetrare in un campo profughi. Pochi giorni prima, il 25 gennaio, cinque commercianti sono stati uccisi nelle vicinanze della città di Maiduguri e due giorni dopo, il 27 gennaio, 13 persone sono morte in un triplice attentato e 30 persone sono rimaste ferite. Nello stato federale nigeriano di Adamawa lo scorso 29 gennaio un bambino di 12 anni si è fatto saltare in aria al mercato di Gombi uccidendo dieci persone.</p>
<p>Domenica 31 gennaio nel Ciad si sono avuti due attentati suicidi nei quali sono rimaste uccise tre persone e altre 56 sono rimaste ferite. Lo scorso 25 gennaio gli attacchi a tre villaggi in Camerun hanno causato 28 morti e 65 feriti. L&#8217;inseguimento dei miliziani di Boko Haram da parte dell&#8217;esercito camerunese e nigeriano ha causato altri 40 morti tra la popolazione civile.</p>
<p>Gli attentati dimostrano quanto sia pericoloso Boko Haram e quanto poco coordinata sia la lotta anti-terrorismo in Africa Occidentale. In effetti, ogni volta che la pressione su Boko Haram si fa più forte in Nigeria, l&#8217;organizzazione terroristica si sposta in altri paesi africani. Per combattere efficacemente Boko Haram é fondamentale che i paesi interessati si coordinino tra di loro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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