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	<title>Bolivia Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Non voltarti&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Aug 2023 10:29:22 +0000</pubDate>
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<p>di Tini Codazzi</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/Venezuela-768x488-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="488" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/Venezuela-768x488-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17125" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/Venezuela-768x488-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/Venezuela-768x488-1-300x191.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<p>Vorrei condividere questa importante testimonianza scritta da un mio carissimo amico, un fratello. Una storia che ha avuto un finale felice per fortuna per HB e per tutti quelli che lo conoscono. Non è stato così per migliaia di persone che hanno subito delle persecuzioni, detenzioni illegali e torture in questi 20 anni di regime in Venezuela. Per motivi di sicurezza ho lasciato le iniziali dei nomi di tutti i protagonisti.</p>



<p><strong>Non voltarti&#8230;</strong></p>



<p>di HB<br><br>Dieci anni fa, il 6 agosto del 2013, atterravo a Miami su un volo della Santa Barbara Airlines, proveniente dal Venezuela, arrivavo con un bagaglio a mano e senza sapere cosa ne sarebbe stato della vita di mia madre e di mio figlio, tanto meno della mia. All&#8217;aeroporto mi aspettava O, che mi ha aperto le porte della sua casa e mi ha offerto una sistemazione in un momento così difficile e complicato. Ma questa è solo una parte della storia. Torniamo al giorno prima.<br><br>Il 5 agosto facevo una visita medica di routine di mio figlio JH, mentre il dottore lo visitava, ho ricevuto una telefonata dall&#8217;ufficio del governatore dello stato di Miranda (Caracas fa parte dello stato di Miranda) che mi diceva che il SEBIN (Servizio Bolivariano di Intelligence Nazionale) era arrivato nel mio ufficio, chiedendo di me. Questi agenti erano armati e i miei collaboratori gli dissero che non c&#8217;ero. Ho contattato immediatamente l&#8217;ispettore A e mi ha detto che ero indagato per riciclaggio di denaro e che avevano bisogno di sapere se appartenevo davvero a una banda internazionale che operava a Malta. Confesso di essere rimasto scioccato da questa notizia. Non avevo davvero idea di cosa stesse parlando. Gli dissi che ero con mio figlio in una visita medica.<br>In quel momento non sapevo cosa fare, chiamai subito OL, mi disse &#8220;ti richiamo io&#8221;; poi ricevei una telefonata da una persona che lavorava nel SEBIN e mi disse: &#8220;Devi andare a trovare J ora&#8221; e riattaccò il telefono. J è mio fratello, che a quel tempo viveva già a Porto Rico. In quel momento capii che dovevo lasciare il Paese e che si trattava di una caccia alle streghe e di una persecuzione politica, ma questo lo affronteremo un altro giorno.<br><br>O. mi richiamò immediatamente e mi disse &#8220;devi lasciare il Paese ORA, vai in quell&#8217;ufficio&#8221; e quando arrivai lì una persona aveva in mano un biglietto aereo per partire per gli Stati Uniti, nelle prime ore del mattino. Mi chiesero: &#8220;Rischia di uscire dall&#8217;aeroporto?&#8221; e io ho risposto &#8220;Sì&#8221;. Mi hanno dato alcune istruzioni su cosa dovevo fare per depistare il SEBIN. Ad esempio, appena tornato a casa dovevo spegnere il cellulare togliendo la batteria e la sim e così ho fatto, dovevano credere che stessi dormendo.<br><br>Quando sono tornato a casa, c&#8217;era mia madre con mio figlio e le ho spiegato tutto quello che stava accadendo e le ho chiesto: &#8220;Cosa devo fare? E mia madre, sempre con un carattere saggio e sagace mi dice: &#8220;esci dal Paese, perché non faccio nulla con un figlio in prigione, un bambino di 5 mesi e io con l&#8217;Alzheimer (diagnosticato di recente), ti prometto che se non puoi tornare, non appena avrò il visto di JH, il giorno dopo saremo insieme&#8221;.<br><br>In quel momento andai nella stanza dove mio figlio dormiva nella sua culla e mi inginocchiai per chiedergli perdono per abbandonarlo. Avere un figlio era ciò che desideravo di più e abbandonarlo all&#8217;improvviso mi faceva sentire la persona più vile e schifosa del pianeta. Non mi sono mosso dalla sua culla fino a quando non sono dovuto partire per l&#8217;aeroporto, grazie a due persone che saranno sempre nel mio cuore e che mi aspettavano alle due di notte all&#8217;ingresso del mio palazzo per portarmi all&#8217;aeroporto. Hanno messo a rischio la loro vita per me e per questo gliene sarò sempre grato.<br><br>Al momento di salutare mio figlio gli ho detto: &#8221; &#8220;Ti giuro che presto sarai con me, prenditi cura della nonna&#8221; (cosa che sembra essergli rimasta impressa nella mente, perché quando cresceva si occupava sempre di lei). Ho abbracciato mia madre e le ho detto &#8220;rimango e vediamo cosa succede&#8221; e lei mi ha detto &#8220;non si può negoziare con i delinquenti&#8221;. Ho iniziato a camminare verso l&#8217;ascensore e quando sono arrivato alla porta stavo per girarmi per vedere gli occhi di mia madre, e lei, che aveva visto tutto, mi ha detto &#8220;Non girarti, continua ad andare, arriveremo, te lo prometto&#8221;.<br><br>Una volta in aeroporto ricordo che sono stato il primo a fare il check-in e al desk di Santa Barbara, prende il mio passaporto e mi guarda, io sono spaventata a morte e lei mi dice &#8220;Solo un momento&#8221;, poi torna e mi dà la carta d&#8217;imbarco, da lì vado subito all&#8217;immigrazione e di nuovo consegno il passaporto e la carta d&#8217;imbarco e l&#8217;addetto all&#8217;immigrazione mi guarda e guarda di nuovo il computer e dice &#8220;Aspetti un attimo&#8221;, torna con un altro addetto all&#8217;immigrazione che segna qualcosa sulla tastiera e se ne va e lei dice &#8220;il sistema si era bloccato&#8221;, timbra il mio passaporto e decido di entrare nell&#8217;Admiral Club, per aspettare la partenza dell&#8217;aereo. In quel momento vedo un computer e decido di creare un account Gmail per avvisare le mie zie (le sorelle di mia madre) e racconto loro quello che sta succedendo, confidando che mia zia M., che era mattiniera, lo leggesse e accompagnasse mia madre (cosa che fece).<br><br>Mi imbarco sul volo piena di paura e di dolore per aver lasciato mio figlio, mia madre, la mia famiglia e il mio Paese. Mi siedo e decido di guardare dal finestrino, in modo che se ci fosse qualcuno che mi conosceva, non mi avrebbe salutato in un momento in cui dovevo cercare di essere il più invisibile possibile. Quando la porta si chiuse e l&#8217;aereo iniziò a prepararsi per il decollo, ho inserito la sim nel mio BlackBerry, la batteria e quando stavo per decollare ho mandato una manina con il pollice alzato come segno che tutto era andato bene a tutti quelli che aspettavano la mia partenza. Ho guardato fuori dal finestrino e le mie lacrime scorrevano incontrollate perché sapevo che non sapevo quando sarei tornato nel mio Paese.<br><br>Quando sono atterrato a Miami, ho iniziato a ricevere messaggi che mi informavano che il SEBIN era arrivato a casa mia 15 minuti dopo che l&#8217;aereo era decollato, hanno cercato di intimidire mia madre, che è sempre rimasta forte, almeno in loro presenza.<br><br>Già a Miami, con soli 500 dollari in mano, iniziai un periodo di sopravvivenza, di cui scriverò un altro giorno. Grazie a O, V, S, M, I, a mio fratello J, R, O, C, D, F, MA e naturalmente a mia madre LB, che senza il suo sostegno non avrei ottenuto nulla. Tutti loro sono stati presenti fin dall&#8217;inizio e grazie a loro sono riuscito a sfuggire in tempo a un futuro incerto.<br><br></p>
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		<title>&#8220;La mia storia è la tua storia&#8221;. La storia di Julio Cesar</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Aug 2020 07:07:57 +0000</pubDate>
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<p>a cura di Jorida Dervishi</p>



<p>La storia di Julio Cesar</p>



<p><br>Quello che facciamo è costruire un racconto, una narrazione.<br>Non troppo diversa, in fondo, da una storia raccontata in un libro o in un film.<br>C&#8217;è una storia che l&#8217;umanità si racconta fin dalla notte dei tempi. È la storia dell&#8217;eroe che viene chiamato a svolgere un compito importante, più grande di lui. Così abbandona il mondo che conosce per avventurarsi nell&#8217;oscurità, dove affronta delle prove, si confronta con una figura superiore, e infine torna a casa con un dono, una vittoria, la soluzione del problema.<br>Mi chiamo Julio Cesar. Sono nato in Bolivia a Santacruz il 15-09-1980. In Italia sono arrivato il 22 dicembre 2017 con un visto turistico.<br>Il visto turistico è l&#8217;unico modo per ottenere il via libera ad entrare nei Paesi della Comunità europea. Nel mio paese lavoravo come camionista. Sono padre di tre figlie, la loro mancanza è una cosa che mi pesa tanto. Ho iniziato il mio viaggio sperando in una vita migliore. In Italia sono stato ospitato dalla mia compagna. È stato molto difficile trovare un lavoro. Solo dopo 5 mesi di ricerche ho potuto trovare un posto in una cooperativa dove mi occupo di carico e scarico. Come la maggior parte dei migranti sono venuto qui per lavorare. È stato duro vivere e lo è ancora, senza amici, senza nessuno con cui dirsi una parola, a cui comunicare il proprio dolore, senza niente…<br>Cosa vi posso dire? La vita in Italia è bella se tu hai un lavoro. Perché se hai un lavoro hai la vita, puoi uscire, puoi comprare i vestiti, puoi mangiare…</p>



<p></p>



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		<title>Covid-19 tra gli Indigeni dell&#8217;Amazzonia. I contagi tra le tribù mostrano un crescente pericolo</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jul 2020 16:18:39 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="425" height="319" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/200327bras.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14418" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/200327bras.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 425w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/200327bras-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 425px) 100vw, 425px" /></figure>



<p>Marcia delle donne indigene in Brasile come resistenza alla politica repressiva di Bolsonaro. Foto: Eliane Fernandes / GfbV</p>



<p>Sei indigeni del popolo Nahua, tribù recentemente contattata, sono stati trovati infettati dal coronavirus. Vivevano in isolamento volontario nella parte peruviana del bacino amazzonico. Il contatto con le comunità più isolate è sempre associato a un alto rischio per loro. Già durante il loro ultimo contatto con il mondo esterno, più di 30 anni fa, sono state trasmesse malattie convenzionali, motivo per cui sono morti molti Nahua. Durante l&#8217;attuale pandemia, è più che irresponsabile cercare il contatto con i popoli isolati o addirittura forzarlo.</p>



<p>Purtroppo i popoli in isolamento e autosufficienti sono ripetutamente &#8220;visitati&#8221; contro la loro volontà. Gli invasori illegali entrano nei loro territori per tagliare legno o cercare l&#8217;oro. Gli evangelici che vengono a fare missione portano anche il Covid-19 e altre malattie. E poi ci sono sempre trasmissioni di malattie da parte di personale medico infetto che dovrebbe essere lì per aiutare. Ma la cosa più utile per questi indigeni è lasciarli decidere da soli sui loro contatti e proteggere la loro terra dagli invasori.</p>



<p>Un gruppo di lavoro per la protezione delle tribù isolate e recentemente contattate nella pandemia si riunisce per la prima volta in Brasile questo venerdì per discutere sul da farsi. È probabile che verrà presa la decisione di fornire l&#8217;accesso alle aree indigene con punti di controllo dove si possa essere testati per l&#8217;infezione. Molte comunità indigene hanno preso questa misura mesi fa. Il governo li ha duramente criticati per questo e sta cercando di fermare le misure di protezione. Almeno 20 indigeni, che in realtà sono isolati, hanno finora contratto il Covid-19 in Brasile.</p>



<p>Ci sono almeno 110 popolazioni indigene volontariamente isolate in tutto il mondo. La maggior parte di loro vive nel bacino amazzonico, tra Bolivia, Brasile e Perù. Hanno scelto l&#8217;isolamento soprattutto a causa di brutte esperienze di violenza e malattie infettive. I furti di terreni, il sovrasfruttamento delle materie prime nei loro territori e la distruzione ambientale ad essi associata ne minacciano l&#8217;esistenza.</p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Dittatura nell’epoca del Covid19</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Apr 2020 07:51:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Tini Codazzi Come si può comportare un regime come quello del Venezuela davanti ad una pandemia come il Coronavirus? Aiutando e assistendo il popolo? Emanando dei decreti o creando delle manovre economiche-sociali-sanitarie per&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Tini Codazzi</p>



<p></p>



<p>Come si può comportare un regime come quello del Venezuela davanti ad una pandemia come il Coronavirus? Aiutando e assistendo il popolo? Emanando dei decreti o creando delle manovre economiche-sociali-sanitarie per proteggere la popolazione?  </p>



<p>La
Croce Rossa Venezuelana e la Associazione Venezuelana di Pediatria
affermano che il 70% degli ospedali in tutto il territorio nazionale
non ha acqua potabile, il 63% non ha luce, il 73% non ha gas. Le
Associazioni di medici affermano che il 92% non ha sapone di nessun
tipo, il 61% non ha mascherine, l’80% non ha guanti monouso. Senza
parlare di infrastrutture, forniture sanitarie e medicinali. Il caos
nel caos. 
</p>



<p>In
una situazione così complicata, in un paese dittatoriale, il
coronavirus, purtroppo, calza a pennello. A marzo, il regime ha
decretato la quarantena e il distanziamento sociale immediatamente,
in stile dittatoriale ha mandato sulle strade la polizia per
controllare la gente, per intimidirla, non è normale avere panico di
uscire per comprare il pane o le uova o avere paura di andare in un
ospedale perché si sospetta di aver contratto il virus. Se ti becca
un poliziotto bolivariano in vena di fare “il suo lavoro” ti fa
sparire. La repressione, adesso, è “legale”, la quarantena
dev’essere rispettata. L’isolamento si usa per continuare a
commettere delle arbitrarietà. Il Coronavirus è diventato un tema
di sicurezza nazionale e non un tema sanitario ed è una scusa
perfetta. 
</p>



<p>Rafael
Uzcátegui, direttore dell’ ONG Provea (Programa
Venezolano de Educación Acción en Derechos Humanos) ha
dichiarato in un intervista ne <em>El
País</em>: “Il
governo non ha voluto dire apertamente che sono sospese le garanzie
costituzionali e c’è una lacuna nel capire se è o non è legale
che ti fermino per strada… non ce stata nessuna risposta tecnica
davanti alla pandemia e piuttosto si è deciso di usare le forze
armate e le forze dell’ordine, al punto che c’è gente che non
parla dei propri sintomi per paura di essere presi dalle FAES (Forze
speciali della polizia su cui ci sono gravi accuse di violazione dei
diritti umani). Non esiste un protocollo di attuazione chiaro e
succedono molte arbitrarietà, tutto rimane alla discrezione delle
autorità locali, mettendo in difficoltà il lavoro umanitario di
molte organizzazioni e mettendo a rischio la popolazione che viene
seguita da queste ong.”  Provea ha ricevuto in questo ultimo mese
denunce per l’applicazione di torture fisiche alle persone che non
compiono da quarantena.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="750" height="422" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/mascherina4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13908" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/mascherina4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 750w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/mascherina4-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></figure></div>



<p>Alcune
cifre ufficiali dichiarate dalla propaganda di Maduro ci sono: 204
contagi e 9 morti. Insolito, improbabile, anzi, impossibile. 
</p>



<p>Chi ha il coraggio di denunciare numeri diversi, personale medico, giornalista o politico che sia, viene perseguitato, minacciato e perfino sequestrato. Non è un detenuto, è un sequestrato a tutti gli effetti perché la DGCIM (<em>Dirección General de Contrainteligencia Militar</em>) oppure la Polizia Nazionale Bolivariana insieme alle Forze Speciali (FAES), manco fosse un criminale di guerra-terrorista, irrompe improvvisamente a casa sua, senza mandato, controlla la proprietà e porta via senza spiegazione questa persona. Caso vuole che ultimamente sia successo a tre medici e a un infermiere, a due giornalisti, a un fotografo e a cinque membri dello staff del presidente interino Guaidó. Il giornalista Darvinson Rojas è stato sequestrato, insieme ai genitori il 21 marzo e rilasciato dopo 12 giorni. Il Dott. Julio Molino è agli arresti domiciliari e accusato di reato di incitazione all’odio e associazione per delinquere. Mauri Carrero e Demóstenes Quijada sono due membri dello staff di Guaidó sequestrati nel cuore della notte dalle rispettive case. La Carrero è ragioniere e Quijada è consulente. Non si conoscono le ragioni per la loro detenzione illegale e non si conosce il loro luogo di permanenza. Questi sono i nuovi <em>desaparecidos</em>, colpevoli di aver denunciato problemi negli ospedali, cifre diverse di contagi, notizie, colpevoli di aver informato e di fare il loro lavoro. Anche i giornalisti venezuelani all’estero, che hanno lasciato il paese perché perseguitati, vengono comunque perseguitati attraverso parenti e/o amici, di nuovo, grazie a questa nuova situazione.</p>



<p>La
risposta alle domande iniziali c’era già. Lo sapevamo appena si è
diffuso nel mondo il coronavirus… era solo questione di tempo,
sapevamo che poteva dare aria al regime. D’altro canto, sappiamo
anche che la pandemia, con i passo inclemente del tempo, potrebbe
essere un deterrente per smantellare definitivamente il regime.
Speriamo sia la seconda. 
</p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Considerazioni sulla situazione in Bolivia﻿</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Nov 2019 08:09:18 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="601" height="447" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/bolivia-golpe-morales..jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13279" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/bolivia-golpe-morales..jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 601w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/bolivia-golpe-morales.-300x223.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 601px) 100vw, 601px" /></figure></div>



<p><strong>C</strong></p>



<p>A cura di Tini Codazzi 
</p>



<p>Abbiamo parlato con l’attivista boliviana Carolina Delgadillo sull’attuale situazione di caos che vive Bolivia in questo momento. Come succede con altre regioni del mondo, l’informazione che ci arriva attraverso i quotidiani e/o la televisione è parziale e incompleta, la sua testimonianza ci sembra molto importante per capire  meglio  cosa sta accadendo.</p>



<p><strong>D:</strong> Quale è la situazione
politica in questo momento? Sappiamo che la “Asamblea Plurinacional
de Bolivia” ha il potere adesso, dopo la rinuncia di Morales.
Jeanine Añez, seconda vicepresidente del senato è la Presidente ad
interim. In Italia si parla di autoproclamazione e alcuni giornali
parlano addirittura di “golpe de estado”. Lo stesso copione del
Venezuela e Juan Guaidó quando si parlava di autoproclamazione e
invece lui adempieva la Costituzione. Puoi aggiornarci su questo
aspetto?</p>



<p><strong>R:</strong> Non si può
parlare de un colpo di stato perché l’ex presidente Evo Morales ha
presentato la sua rinuncia&nbsp;dopo aver chiesto asilo politico in
Messico. L&#8217;unico che ha cercato di fare “el golpe de estado” è
lui perché non ha rispettato la Costituzione dello Stato boliviano,
nemmeno ha rispettato il referendum del 21 febbraio che aveva chiesto
di modificare la convocazione alle elezioni e che lui ha perso, poi,
ha tentato di imbrogliare nella giornata elettorale del 20 ottobre,
brogli, tra l&#8217;altro, dichiarati anche dei professionali dell&#8217;OAS.
<br>Assolutamente non è lo stesso copione del presidente Guaidó del
Venezuela, perché la Presidente della Bolivia è stata di fatto una
successione dopo la RINUNCIA del Presidente e del Vicepresidente. La
costituzione boliviana ci dice che lei deve assumere la presidenza ad
interim per convocare nuove elezioni presidenziali. <br><br><strong>D</strong>:
Perché continuano le proteste e le manifestazioni nelle diverse
regioni boliviane anche se Morales ormai è andato via? 
</p>



<p><strong>R</strong>: Le manifestazioni continuano
perché lo stesso ex presidente incita gli ex membri del governo e i
gruppi violenti armati fino ai denti, li incita ad uscire per strada
e cercare la violenza. In Internet ci sono video, esistono le prove
visive di queste persone pagate e obbligate a manifestare sotto
minaccia altrimenti li tolgono la casa, il terreno, il lavoro,
ecc.<br><br><strong>D</strong>: Parlaci dei fatti violenti successi alla Paz,
El Alto e Cochabamba. 
</p>



<p><strong>R</strong>: Ad oggi continuano le manifestazioni a Cochabamba, El Alto e La Paz, perché il gioco di #EvoMorales non sta funzionando; lui voleva fare come avrebbe fatto Chávez in Venezuela, cioè, rinunciare al suo incarico per poi tornare trionfante. Succede che adesso lui è disperato, vorrebbe tornare perché c&#8217;è di mezzo il narcotraffico nella provincia di Chapare dove lui ha fatto costruire un aeroporto internazionale per il traffico illecito di droga.&nbsp; Nelle tre città ci sono questi gruppi violenti fortemente armati. Sarà la giustizia a decidere da dove provengono queste armi.<br>Ieri hanno presentato una denuncia penale contro il Signor Evo Morales, per istigazione alla violenza, i legali hanno delle importanti prove che come abbiamo detto provengono anche da Twitter e altri Social Network. Sono state arrestate alcune persone, altre sono morte.&nbsp; Le armi non sono della polizia, nemmeno dei militari, per cui&nbsp;sarà la giustizia a chiarire&nbsp;le cose riguardo questi gruppi vandalici.</p>



<p><strong>D</strong>: Abbiamo visto il video
dell’attivista Guadalupe Cárdenas. Parlaci del suo caso e di altri
attivisti che lottano per i diritti umani in Bolivia. 
</p>



<p><strong>R</strong>: La Signora
Guadalupe Cárdenas è la prima donna prigioniera nel paese, ha nel
suo avere 17 processi ed è perseguitata del governo di Evo Morales.
È stata la prima a denunciare il narcotraffico e la corruzione.
Guadalupe Cárdenas è stata la rappresentante dei famigliari e spose
degli agenti della polizia. È stato fondamentale il suo intervento
con il corpo della polizia per evitare gli scontri tra poliziotti e
cittadini. Adesso è minacciata da gruppi vandalici che chiedono
guerra civile, le minacce si allargano anche a polizia e ai loro
parenti perché si sono messi della parte del popolo per recuperare
la democrazia. 
</p>



<p><strong>D</strong>: In questo momento come si
stanno violando i diritti umani in Bolivia: Militari o paramilitari
contro il popolo?</p>



<p>
<strong>R</strong>: Al momento se sta cercando di contenere la brutalità di
questi gruppi vandalici e di identificare i dirigenti che chiamano
alla violenza. ancora c’è tanto de fare. Alcune persone sono state
liberate, si trovavano ingiustamente in prigione, senza poter
accedere ad un processo.<br><br>
</p>



<p>Possiamo dire che
secondo la Commissione Interamericana dei Diritti Umani (CIDH), da
quando è iniziata la crisi politica e sociale in Bolivia, sono
decedute 23 persone. 
</p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Amazzonia: inferno incontrollato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Sep 2019 07:18:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Tini Codazzi Nel 2011 il grande scrittore uruguaiano Eduardo Galeano scriveva nel suo libro Los hijos de los días (I figli dei giorni): “Si la naturaleza fuera un banco ya la habrían salvado”.&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/09/10/america-latina-diritti-negati-amazzonia-inferno-incontrollato/">&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Amazzonia: inferno incontrollato</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p> di Tini Codazzi</p>



<p>Nel 2011 il grande scrittore uruguaiano Eduardo Galeano scriveva nel suo libro <em>Los hijos de los días (I figli dei giorni)</em>: “Si la naturaleza fuera un banco ya la habrían salvado”. Niente di più vero, affermazione schiacciante, soprattutto in questo momento in cui siamo testimoni del grande rogo che sta sterminando l’Amazzonia.</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="954" height="550" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/incendio1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12991" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/incendio1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 954w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/incendio1-300x173.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/incendio1-768x443.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 954px) 100vw, 954px" /></figure>



<p>
I
mezzi d’informazione ci hanno già mostrato immagini e video
sull’enorme incendio che sta mangiando la più grande foresta
tropicale del mondo. Tre paesi sono coinvolti in questa tragedia:
Brasile, Paraguay e Bolivia. Si è già parlato della dinamica che da
anni i governi di turno di questi paesi eseguono: si porta avanti la
deforestazione, si attende dei mesi per far asciugare il terreno e
poi gli si dà fuoco. Agosto e settembre sono i mesi con il maggior
numero di incendi. Non esiste fuoco naturale in Amazzonia, questa
zona è troppo umida per provocare in modo naturale un incendio. I
ricercatori del IPAM (Istituto di Ricerca Ambientale del Amazzonia)
in Brasile, da anni denunciano che esistono persone che praticano i
roghi e che ovviamente nella stagione secca possono peggiorare e
provocare incendi fuori controllo. Molte volte questi incendi non si
spengono con la pioggia e quindi finiscono per propagarsi velocemente
e violentemente come sta succedendo adesso. 
</p>



<p>
Le
polemiche sulle politiche ambientali di Bolsonaro in Brasile le
conosciamo, si punta il dito contro di lui, per l’opinione pubblica
è basicamente il responsabile di questa tragedia, ma pochi sanno che
anche Bolivia e Paraguay sono altrettanto responsabili. 
</p>



<p>Il deputato ed ex ministro boliviano Carlos Sánchez Berzaim e associazioni e ONG ambientaliste boliviane affermano che nell’Amazzonia boliviana i roghi sono stati impulsati ed autorizzati da Evo Morales per ampliare le coltivazioni illegali di coca, eseguire migrazioni interne con l’obiettivo di cambiare la mappa sociopolitica della nazione beneficiando gruppi economici di dubbia reputazione che lavorano accanto al regime. È da anni che in Bolivia si parla di come Morales ha difeso con violenza la diffusione ed espansione di coltivazioni illegali di coca con il fine di finanziare il narcotraffico. Ad oggi si parlano di 80.000 ettari. Lo scorso 16 luglio, il Viceministro della Difesa Sociale e delle Sostanze Controllate (già potremmo discutere su questo Ministero…), Felipe Cáceres García ha ammesso la deforestazione e i roghi per preparare il terreno alle coltivazioni di coca nell’area protetta del Territorio Indigena e Parco Nazionale Isiboro-Securé (TIPNIS). Morales è stato criticato perché nel luglio scorso ha firmato una modifica di un decreto del 2001 che autorizza nella regione amazzonica la deforestazione e i roghi controllati per attività agricole, principalmente nelle regioni di Santa Cruz e Beni, a centro nord del paese. Dopo le denunce da parte dei governi locali, il gruppo boliviano Kuña Mbarete ha promosso una petizione per l’abrogazione del decreto e accusa il presidente Morales di: “Violazione dei diritti umani degli indigeni e della natura, di biocidio ed ecocidio causato nella zona di Chiquitanía in più di 1 milioni di ettari, e per l’attentato contro il 25% dell’ossigeno prodotto nel pianeta”. Sta di fatto che queste terre non solo servono para la coltivazione della coca, servono anche per l’ampliamento della produzione agricola e l’allevamento, anche se i ricercatori della zona dicono che queste terre non sono adatte a ciò, la produzione agricola quindi è totalmente negativa per il terreno.  </p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="704" height="396" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/fiume-amazonas.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12992" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/fiume-amazonas.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 704w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/fiume-amazonas-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 704px) 100vw, 704px" /></figure>



<p>In
questi 14 anni di potere, Morales e la sua dittatura castro chavista
hanno usato queste terre per i loro affari loschi, modificando e
creando delle leggi per lo sfruttamento delle terre e quindi delle
popolazioni indigene che lì vivono. 
</p>



<p>Che
dire del Paraguay. Il paese è stato recentemente criticato per non
proteggere la foresta dagli agrochimici. A metà agosto, l’ONU ha
redatto un report affermando che la nazione è responsabile di
violazioni di diritti umani per non aver fatto dei controlli adeguati
su attività inquinanti illegali. Gli esperti della Commissione dei
Diritti Umani dell’ONU affermano che il paese non controlla le
attività di fumigazione con agrochimici causando l’intossicazione
di persone, tra cui bambini, e anche l’inquinamento delle acque,
del suolo e delle coltivazioni. Sebbene le vittime di questo fatto
vivevano e lavoravano in zone lontane dall’Amazzonia, si sospetta
che la zona colpita dagli incendi, cioè il Distretto di Bahia Negra,
al confine con il Brasile e la Bolivia, sia anche stato colpito da
queste fumigazioni illegali e ovviamente, anche in questo caso dalla
feroce e incontrollata deforestazione, che il fuoco sia stato gestito
in modo inappropriato, che gli allevatori abbiano usato tecniche non
adeguate e che la cosa sia sfuggita di mano scatenando questo inferno
che stiamo vedendo ormai da settimane. La stessa canzone per i tre
paesi coinvolti. 
</p>
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		<title>La Bolivia ha detto NO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Jul 2018 07:27:41 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/marca4.jpg_1775534641.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11015" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/marca4.jpg_1775534641.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="623" height="350" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/marca4.jpg_1775534641.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 623w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/marca4.jpg_1775534641-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 623px) 100vw, 623px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span lang="it-IT">di Tini Codazzi</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span lang="it-IT">Il presidente boliviano Evo Morales è al potere da 12 anni, eludendo tutti i limiti costituzionali che riguardano la rielezione presidenziale, creando degli escamotage per cambiare la costituzione che lui stesso aveva già cambiato in passato e manipolando i tribunali giudiziari che emettono sentenze in favore delle rielezioni infinite. L’ultima mossa è stata indire un referendum, il 21 febbraio 2016, per chiedere al popolo se volesse la rielezione e così candidarsi alle presidenziali del 2019, ebbene, il popolo ha votato no, il 51% della Bolivia ha detto che non voleva più Evo Morales come presidente. Lui era sicuro di vincere, l’idea gli si è ritorta contro, eccome!! Il problema è che il presidente non ha rispettato la decisione del popolo e tramite altre decisioni unilaterali e autoritarie ha detto che si candiderà per la quarta volta consecutiva alle presidenziali tra un anno. Questa è una evidente violazione dei diritti umani ed è stata denunciata dalla OEA (Organizzazione degli Stati Americani), da Human Right Watch e da altre ONG nazionali e internazionali. Lui risponde: “Rimanere nel potere è il mio diritto umano”. La tergiversazione del termine all’ennesima potenza. Mi viene in mente di pensare che questo signore non sa cosa significa il termine: diritti umani. </span></p>
<p><span lang="it-IT">La società civile e l’opposizione fuori e dentro la nazione sudamericana ha iniziato a denunciare questo fatto per portare alla luce pubblica internazionale che Morales non può ricandidarsi alle elezioni, sarebbe incostituzionale. Il passato 21 febbraio, in diverse città boliviane si sono registrate manifestazioni pro e contro la rielezione del presidente, ultimamente si sono visti simpatizzanti del governo del presidente, cioè membri del partito politico MAS, manifestare per le strade delle città con la testa coperta. Perché nascondono la loro identità dietro i passamontagna? Cos’hanno da nascondere? Questo si fa per intimidire. La diaspora boliviana rappresentata da associazioni e ONG come Todos juntos por Bolivia, Comprometidos por Bolivia, Unidos por Bolivia, etc. sta lavorando tanto per denunciare questa ingiustizia. E’ per questa ragione che il passato 28 giugno attivisti e rappresentanti di queste associazioni in Italia sono andati in Vaticano per presenziare la cerimonia del nuovo Cardinale boliviano Toribio Ticona. C’era anche Evo Morales e il corpo diplomatico boliviano in Italia accompagnato dalle guardie di sicurezza di Morales. Gli attivisti si sono presentati alla cerimonia in modo pacifico indossando magliette con la scritta “Bolivia dijo no, el 21F se respeta” (Bolivia ha detto no, il 21 febbraio si rispetta) e senz’altro questo ha dato fastidio al presidente visto che il corpo di sicurezza, immediatamente dopo la cerimonia, ha fermato 7 di questi attivisti durante più di un’ora e li ha interrogati, una di queste persone è stata minacciata e intimidita pesantemente, non le hanno permesso di fare la telefonata di rigore, è stata informata che se continua partecipando a questo tipo di attività rischia di perdere il permesso di soggiorno, verrà deportata in Bolivia, ci saranno ripercussioni pesante per la sua famiglia e dulcis in fundo, ha dovuto firmare un documento che vieta la sua entrata in Vaticano. D’altro canto, il Vaticano è al corrente di tutta la situazione ma non dichiara niente. Insomma, un’arbitrarietà innecessaria ed esagerata, per via di una maglietta… come mai una semplice maglietta può spaventare tanto? Sarà che la scritta dice una grande verità? Dunque, la maglietta che ricorda al presidente che Bolivia non lo vuole ha molto potere… interessante. La bandiera dell’illegalità che lui sventola da tempo contrasta con la verità della maglietta e lui sanguina dalla ferita sapendo che questo referendum che lui stesso ha voluto rappresenta un autogol colossale. </span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/IMG-20180718-WA0003.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-11016" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/IMG-20180718-WA0003.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="441" height="457" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/IMG-20180718-WA0003.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 774w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/IMG-20180718-WA0003-289x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 289w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/IMG-20180718-WA0003-768x797.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 441px) 100vw, 441px" /></a></p>
<p><span lang="it-IT">Va ricordato che Evo Morales è dello stesso filone castro chavista del venezuelano Nicolas Maduro, del nicaraguense Daniel Ortega e dei fratelli Castro e quindi non va sottovalutato e va guardato con attenzione. Ci uniamo al popolo della Bolivia, che in silenzio sta soffrendo violazioni di diritti umani e civili, è vittima di diversi casi di etnocidio e biocidio e il narcotraffico e la corruzione sta logorando ancora di più la popolazione. Dobbiamo stare attenti a quello che succede in Bolivia, il volere del popolo attraverso elezioni libere e trasparenti è sacrosanto e questo, prima o poi questi “caudillos” intoccabili dell’America Latina dovranno capirlo. </span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/IMG-20180718-WA0002.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-11017" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/IMG-20180718-WA0002.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="518" height="389" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/IMG-20180718-WA0002.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/IMG-20180718-WA0002-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/IMG-20180718-WA0002-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/IMG-20180718-WA0002-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 518px) 100vw, 518px" /></a></p>
<p><a name="_GoBack"></a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Giornata internazionale della donna indigena (5 settembre)</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Sep 2017 06:59:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione per i Diritti umani riporta la seguente notizia e ringrazia APM. &#160; In occasione della Giornata Internazionale della Donna Indigena, l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) vuole portare all&#8217;attenzione il caso della guaritrice&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> riporta la seguente notizia e ringrazia APM.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/del-comunicado-Machi-FLH.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9378" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/del-comunicado-Machi-FLH.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="400" height="266" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/del-comunicado-Machi-FLH.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 400w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/del-comunicado-Machi-FLH-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></a></p>
<p>In occasione della Giornata Internazionale della Donna Indigena, l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) vuole portare all&#8217;attenzione il caso della guaritrice Mapuche Francisca Linconao che in Cile difende i diritti del suo popolo. Nel 2009 Francisca Linconao è stata la prima donna indigena a essersi contrapposta con successo a una potente multinazionale del legname. Da allora continua a doversi difendere da accuse inconsistenti. Attualmente è accusata insieme ad altre dieci persone, tutte Mapuche, della morte della coppia proprietaria terriera Luchsinger-MacKay nonostante nel 2013 la donna sia già stata assolta dalla stessa accusa. Successivamente è apparso d&#8217;improvviso un nuovo testimone oculare che però ha già ritrattato l&#8217;accusa. Francisca Linconao vuole dimostrare la sua innocenza e denunciare l&#8217;arbitrarietà delle istituzioni di cui sono vittime molti Mapuche.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/170904mapu-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-9379 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/170904mapu-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>L&#8217;APM teme che durante il processo venga usata la famigerata legge 18.314, la cosiddetta legge antiterrorismo emanata ancora durante la dittatura militare di Augusto Pinochet. La legge prevede condanne draconiane che possono essere comminate anche grazie all&#8217;ammissibilità di testimoni anonimi, le cui dichiarazioni non sono verificabili. La Machi (guaritrice) 61enne rischia fino a 40 anni di carcere.</p>
<p>Finora l&#8217;accusa non ha nemmeno potuto provare la presenza della donna sul luogo del delitto. Il testimone principale José Peralino ha dichiarato di essere stato messo sotto pressione affinché firmasse una dichiarazione che accusasse gli undici indagati. Il processo, al quale l&#8217;APM partecipa con osservatori volontari, è iniziato lo scorso 21 agosto.</p>
<p>L&#8217;APM si è più volte impegnata nei confronti delle istituzioni cilene affinché la Machi avesse un processo giusto e potesse attendere l&#8217;inizio del processo agli arresti domiciliari. L&#8217;appello lanciato dall&#8217;APM è stato sostenuto a inizio 2017 da oltre 1.000 firmatari. Con uno sciopero della fame durato diverse settimane durante il periodo natalizio nel 2016, Francisca Linconao ha protestato contro la sua detenzione in carcere e finalmente nel gennaio 2017 è stata trasferita agli arresti domiciliari. Prima ha dovuto fare diverse volte avanti e indietro tra la sua casa e la cella in carcere. A causa del trattamento ricevuto Francisca Linconao si è ammalata e finora non si è ripresa del tutto.</p>
<p>La Giornata Internazionale della Donna Indigena è nata in Bolivia per onorare il ricordo di Bartolina Sisa che nel 18esimo secolo aveva guidato una rivolta indigena contro gli invasori spagnoli ed è stata uccisa nella capitale boliviana La Paz il 5 settembre 1782. La Giornata Internazionale della Donna Indigena ricorre fin dal 1983 e viene festeggiata soprattutto nei paesi latinoamericani.</p>
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		<title>America latina, i diritti negati: L&#8217;Argentina, l&#8217;attivista Milagro Sala e las Madres de Plaza de Mayo</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2016/02/09/america-latina-i-diritti-negati-largentina-lattivista-milagro-sala-e-las-madres-de-plaza-de-mayo/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2016 06:22:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Mayra Landaverde &#160; A Ottobre dell’anno scorso in Argentina si sono tenute le elezioni presidenziali. Dopo il ballottaggio fra i due principali candidati Daniel Scioli (Frente para la Victoria) e Mauricio Macri (Frente&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: large;">di Mayra Landaverde</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: large;">A Ottobre dell’anno scorso in Argentina si sono tenute le elezioni presidenziali. Dopo il ballottaggio fra i due principali candidati Daniel Scioli (Frente para la Victoria) e Mauricio Macri (Frente Cambiemos) è stato dichiarato vincitore quest’ultimo. Il fronte Cambiemos è un’alleanza formata da partiti come il Parido Conservador Popular, Partido Popular Progresista e altri perlopiù di destra.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Mauricio Macri è stato da sempre un manager e imprenditore, figlio di Francisco Macri che ha fondato il famoso gruppo economico in materia di edilizia, industria alimentare e automobilistica. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">Ecco chi guida l’Argentina dal 10 Dicembre 2015. E infatti si è visto subito.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Milagro Sala, conosciuta attivista argentina dirigente dell’ Organizzazione Barrial Túpac Amaru è stata arrestata sabato 16 gennaio. La polizia ha fatto irruzione nel suo domicilio e l’hanno subito portata via. E’ stata accusata d’istigazione a delinquere e frode.</span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/untitled-195.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5208" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5208" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/untitled-195.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (195)" width="766" height="502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/untitled-195.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 766w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/untitled-195-300x197.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 766px) 100vw, 766px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: large;">Il governatore di Jujuy, Gerardo Morales ha aggiunto, poi, altre accuse all’attivista.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Già nel 2013 Sala e altri compagni della Tupac Amaru sono stati vittime di un attentato.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">L’Associazione Tupac Amaru è un gruppo che si dichiara indigenista e propone come modello politico quello di Evo Morales, Presidente della Bolivia. In questo momento ha circa 16 diversi gruppi in alcune delle provincie dell’Argentina come Salta, Tucumàn, Capital Federal .</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Milagro è stata ,dal 2013, deputata per il Fronte Unidos y Organizados de Jujuy, e poi dal 2015 ha collaborato nel Parlasur per il Fronte para la Victoria.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Al momento dell’arresto si svolgeva pacificamente un presidio nella piazza principale del capoluogo di Jujuy per rivendicare l&#8217;operato finora svolto nella massima onestà dalle cooperative del lavoro. A metà gennaio di quest’anno Morales ha chiuso tutti i conti bancari dell’associazione. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">Dal giorno della sua arbitraria detenzione, Sala sta facendo uno sciopero della fame e diversi politici e attivisti internazionali hanno denunciato la situazione dell’attivista.</span></p>
<p><a name="_GoBack"></a><span style="font-size: large;">Ancora prima di questo episodio, il 31 dicembre 2015, un gruppo di sconosciuti ha lanciato uova e provato ad entrare a forza nella sede di Radio Madre, emittente de las Madres de Plaza de Mayo. Si è fatta subito una denuncia e il COMUNA (Comunicadores Argentinos) ha collegato l’accaduto al Governo di destra di Macri. Niente di nuovo, già il 12 dicembre la presidente dell’associazione delle Madres, Hebe de Bonafini, è stata accusata d’istigazione a delinquere, proprio come è successo a Milagro Sala. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/untitled-196.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5209" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5209" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/untitled-196.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (196)" width="728" height="500" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/untitled-196.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 728w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/untitled-196-300x206.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 728px) 100vw, 728px" /></a></p>
<p><span style="font-size: large;">Sarà un caso? Non credo proprio. Purtroppo fischiano venti di fascismo nella bella e ribelle Argentina.</span></p>
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