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	<title>Bolsonaro Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Tre aggiornamenti dall&#8217;America latina</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2023 09:43:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Tini Codazzi Brasile È già notizia il fatto dell’invasione dei “Bolsonaristi” radicali alle sedi dei tre poteri dello Stato Brasilianodomenica 8 gennaio. Oggi si ricordano le parole che Isabella Kalil, studiosa di politica&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Tini Codazzi</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/brasile.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="457" height="306" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/brasile.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16808" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/brasile.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 457w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/brasile-300x201.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 457px) 100vw, 457px" /></a><figcaption>epa10279404 Groups of truckers block roads in Rio de Janeiro, Brazil, 01 November 2022. According to videos released on social networks by leaders of that rebellion, they will only end the protest when &#8216; the Army intervenes&#8217; to &#8216;prevent the return of communism&#8217;. Bolsonaro, who lost the elections by a difference of 1.8 points against Lula, had not yet ruled on the result and had not been seen in public since  he voted in Rio of Janiero.  EPA/ANDRÉ COELHO</figcaption></figure></div>



<p>Brasile</p>



<p><br>È già notizia il fatto dell’invasione dei “Bolsonaristi” radicali alle sedi dei tre poteri dello Stato Brasiliano<br>domenica 8 gennaio. Oggi si ricordano le parole che Isabella Kalil, studiosa di politica di destra brasiliana<br>diceva a dicembre: affermava che i simpatizzanti di Bolsonaro si stavano preparando per creare il caos e<br>che erano in un processo di radicalizzazione. Questo era abbastanza chiaro vedendo le proteste avvenute<br>successivamente alla vittoria di Lula a novembre scorso e che abbiamo raccontato in questa sede<br>nell’articolo “America latina-i diritti negati. Brasile oggi”. Secondo la Kalil domenica 8 hanno inviato un<br>chiaro messaggio al paese e al Presidente: hanno dimostrato che si possono organizzare senza l’aiuto<br>diretto delle istituzioni o dei leader politici. L’estrema destra vuole dare filo da torcere a Lula, di questo non<br>c’è dubbio. Forze di sicurezza nazionale e membri delle forze armate potrebbero essere simpatizzanti di<br>questi gruppi estremisti in appoggio a Bolsonaro. Un fatto pericoloso, una grande sfida per la Presidenza<br>attuale, l’effetto valanga nel tanto ricercato equilibrio della politica brasiliana. In un certo senso, vedendo<br>quelle immagini di Brasilia ci siamo ricordati del triste episodio a Washington, guarda caso, esattamente<br>due giorni prima, ma nel 2021.<br>Oggi si cerca di riparare i danni, di sistemare le finestre rotte, gli uffici rovinati, smantellare la rete di<br>organizzazione dell’assalto e arrestare i presunti responsabili. Arrivano notizie di future proteste e si<br>rafforza sempre di più la sicurezza nazionale. Questa storia è appena iniziata, direi che dopo la vittoria di<br>Lula per i “Bolsonaristi” è un working progress.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/peru.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="960" height="640" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/peru.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16809" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/peru.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/peru-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/peru-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></figure></div>



<p>Perù</p>



<p><br>Altre manifestazioni e di conseguenza altra forte repressione mercoledì 11 nella città precolombiana di<br>Cusco (un morto e più di trenta feriti) a causa del malcontento che c’è intorno alla destituzione e<br>detenzione del ex presidente Pedro Castillo avvenuta a dicembre. L’onda di manifestazioni si è fermata per<br>le festività, ma dopo capodanno hanno ripreso il suo corso. I manifestanti esigono la rinuncia della nuova<br>Presidente, la chiusura del Congresso e diversi cambi nella Costituzione.<br>Dopo due processi di destituzione contro il presidente Castillo, condotti dal Congresso, (in cui si tentava di<br>dichiarare la permanente incapacità morale), il mandatario, in vista della terza sfiducia, parla alla nazione e<br>annuncia la dissoluzione del Congresso e l’intervenzione dei massimi poteri del paese. In poche parole: un<br>autogolpe, non riuscito ovviamente. Una parte della sua cartella di ministri rinuncia e il Congresso vota per<br>la destituzione e la sua posteriore detenzione. In questo momento è in attesa di processo. Il popolo non ci<br>sta, così come non ci è mai stato. Perù ha una storia incredibile di frammentazione politica e una forte<br>frattura nella Costituzione perché esiste un articolo che permette molto facilmente che il Congresso possa<br>annullare le facoltà presidenziali. Per cui, negli ultimi tempi: sei presidenti in quattro anni. Non c’è stabilità,<br>né ora né prima, se ricordiamo il triste episodio di Alberto Fujimori. Cosa succederà? La nuova Presidente<br>potrà portare un po’ di equilibrio in un paese che da anni vive nello sbilanciamento più totale? Anche<br>questa situazione è in working progress.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/venezu.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="481" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/venezu-1024x481.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16810" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/venezu-1024x481.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/venezu-300x141.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/venezu-768x361.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/venezu-520x245.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 520w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/venezu.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure></div>



<p>Venezuela</p>



<p><br>Una nazione in cui l’opposizione politica è un continuo e costante working progress deludente, inaffidabile<br>e disorganizzato. È per questa ragione che dopo 23 anni ancora non sono stati capaci di organizzarsi per<br>smantellare la narco tirannia che ha messo in ginocchio tutto il sistema politico, economico e sociale del<br>Venezuela. Parlare di crisi umanitaria, di Nicolás Maduro, di dittatura, di crisi politica, di crisi sanitaria e via</p>



<p>dicendo, ormai è diventata la normalità, per la diaspora venezuelana sparsa nei 5 continenti e per chi ci vive<br>dentro e ci fa i conti tutti i giorni.<br>L’ultima speranza si è ormai sgretolata. Aveva il nome di Juan Guaidó che, a gennaio del 2019, guidava il<br>governo ad interim con tre obbiettivi: sospensione dell’usurpazione, governo di transizione e elezioni<br>libere. Tutto molto democratico in un paese in cui la democrazia era scomparsa da 20 anni. Quel governo<br>ricevette il riconoscimento degli Stati Uniti, della maggior parte dei paesi latinoamericani ed europei.<br>Inoltre, permesse di accedere a importanti risorse economiche all’estero che altrimenti sarebbero state<br>prese dalla narco dittatura per finanziare narcotraffico, vendita di armi, ecc. Sembrava l’inizio della fine, la<br>luce in fondo al tunnel e invece no. Dopo più di tre anni, possiamo dire che Guaidó non è mai stato un vero<br>lider e l’opposizione non è mai riuscita a rimuovere di un centimetro Maduro, nemmeno a convocare<br>elezioni libere né, men che meno, a esercitare un reale potere dentro del Venezuela. Gli analisti affermano<br>che la mancanza di strategie chiare, i tentativi disorganizzati per far cadere Maduro e gli immancabili<br>scandali di corruzione interna hanno macchiato definitivamente questa presidenza parallela.<br>Ebbene, questo governo della speranza è arrivato al capolinea. A dicembre, il Parlamento ha votato per la<br>sua eliminazione con 72 voti a favore, 29 contro e 8 astenuti (dei quali tanti ex parlamentari<br>dell’opposizione). D’altro canto, Nicolás Maduro è riuscito a superare il suo peggior momento, a lui non<br>cambia niente questa decisione del Parlamento, perché la verità è che per lui non è mai cambiato niente.<br>Con o senza governo ad interim, Maduro è stato saldamente al governo, probabilmente ha anche<br>consolidato la sua politica autoritaria e sta riuscendo nel tentativo di camuffare definitivamente, agli occhi<br>del mondo, la sua dittatura per una democrazia sociale, cosa che il suo maestro Hugo Chávez era riuscito a<br>fare. Confondere le acque è una strategia molto usuale in America Latina in ambito politico.<br>Che ne sarà di questi tre paesi nel 2023? Hanno iniziato l’anno con i botti, direi scaduti, e non si prospetta<br>una situazione serena. I lavori in corso continueranno senz’altro. Dovremmo capire come.</p>
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		<title>&#8220;America latina. I diritti negati&#8221;. Brasile, oggi</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2022 08:01:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Tini Codazzi Ieri 15 novembre è stata la Festa della Repubblica in Brasile. Nel 1889 un golpe militare istituì il sistema presidenziale repubblicano, rovesciando la monarchia dell&#8217;Impero brasiliano e, di conseguenza, ponendo fine&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Tini Codazzi</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/brasile.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="529" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/brasile.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16730" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/brasile.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/brasile-300x207.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<p><br>Ieri 15 novembre è stata la Festa della Repubblica in Brasile. Nel 1889 un golpe militare istituì il sistema presidenziale repubblicano, rovesciando la monarchia dell&#8217;Impero brasiliano e, di conseguenza, ponendo fine al regno dell&#8217;imperatore Pedro II del Brasile.<br>Ieri 15 novembre, gli elettori di Bolsonaro sono scesi in piazza per protestare contro le elezioni che hanno visto Luiz Inázio Lula Da Silva vincere con quasi il 51%. Dopo i <em>camioneros </em>che continuano a bloccare decine di strade in tutto il paese, oggi è toccato ai simpatizzanti dell’ormai ex presidente che si sono accampati davanti alle caserme militari dell’esercito nelle principali città brasiliane e in particolare in Brasilia e Sao Paulo. I manifestanti hanno chiesto alle forze armate di “salvare” il Brasile. Le forze armate hanno risposto<br>garantendo la costituzione, la legge e l’ordine.<br>Le proteste e le manifestazioni potrebbero continuare in un paese in crisi e che difficilmente riuscirà a superare a breve le difficoltà legate alla criminalità, alla salute e ai problemi nell’Amazzonia, per citarne alcune. Una vittoria così stretta durante le recentissime elezioni e la presenza di due candidati così polemici come Jair Bolsonaro e Luiz Inázio Lula Da Silva fanno scattare molte scintille in un paese completamente diviso. Lula Da Silva ha una importante sfida all’orizzonte, non sarà facile negoziare con quasi la metà degli elettori contro e governare insieme ai parlamentari di Bolsonaro. Non ci sono le idee chiare. I prossimi mesi sono molto importanti per capire come saranno i prossimi quattro anni.</p>
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		<title>Marco temporal e COVID19: non c’è pace per i popoli indigeni del Brasile</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Oct 2021 07:36:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Maddalena Formica Negli ultimi mesi sono giunte fino a noi le notizie di proteste che hanno coinvolto migliaia diindigeni brasiliani del movimento Luta pela vida (Lotta per la vita), coordinato dall’Articulação dosPovos Indígenas&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/Brazil-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15732" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/Brazil-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/Brazil-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/Brazil-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/Brazil-1536x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/Brazil-2048x1365.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>di Maddalena Formica</p>



<p>Negli ultimi mesi sono giunte fino a noi le notizie di proteste che hanno coinvolto migliaia di<br>indigeni brasiliani del movimento Luta pela vida (Lotta per la vita), coordinato dall’Articulação dos<br>Povos Indígenas do Brasil (APIB).<br>Oggetto del dibattito pubblico e delle numerose manifestazioni è in particolare una sentenza del<br>Supremo tribunale federale, ancora oggi attesa con trepidazione da centinaia di tribù indigene<br>brasiliane. A inizio settembre, infatti, il Tribunale avrebbe dovuto pronunciarsi su una questione di<br>espulsione che oppone il popolo Xokleng allo Stato brasiliano di Santa Catarina. La problematica<br>decisione porta in realtà sulla costituzionalità del marco temporal, una tesi che potrebbe<br>legittimare il processo di land grabbing, ovvero l’“accaparramento di terra”, di cui gli indigeni<br>brasiliani, come molti altri popoli indigeni in ogni angolo del mondo, sono stati e sono tutt’oggi<br>vittime.<br>Sul fondamento di tale tesi potrebbero essere assegnati ai popoli indigeni unicamente quei<br>territori che questi dimostrano di avere occupato al momento della promulgazione dell’attuale<br>Costituzione, il 5 ottobre 1988: la consacrazione di un tale principio legittimerebbe così<br>quell’espropriazione di terre temuta oggi dalle migliaia di persone che manifestano a Brasilia. Oltre<br>alla difficoltà per alcuni di questi popoli di dimostrare giuridicamente la propria presenza su un<br>territorio, una pericolosa realtà soprattutto per gli indigeni “non contattati”, si aggiunge il fatto<br>che al momento dell’entrata in vigore della Costituzione questi popoli erano spesso vittime di<br>allontanamenti diretti e indiretti dalle proprie terre ancestrali.<br>La pericolosa tesi del marco temporal è oggi sostenuta dal presidente Jair Bolsonaro e dai massimi<br>esponenti di alcuni settori dell’economia, che vedono nella sua consacrazione l’occasione per<br>sfruttare terre oggi protette per agricoltura, centrali idroelettriche ed estrazione di minerali. Al<br>contrario, qualora il Tribunale supremo dovesse negarne una volta per tutte la legittimità, i popoli<br>indigeni vedrebbero assegnarsi un potente strumento giuridico per difendere le proprie terre.<br>Vista la complessità della questione e la pesante portata della decisione, positiva o negativa che<br>sia, il Tribunale ha deciso di sospendere a tempo indeterminato il processo, prolungando così<br>l’arrivo di quella risposta dalla quale dipendono le sorti di migliaia di persone. L’incertezza pesa<br>ancora così sui popoli indigeni del Brasile, duramente colpiti anche dal COVID19, mentre continua<br>la paura per le politiche di Bolsonaro, criticato per le sue posizioni anti-indigene e<br>antiambientaliste. Dall’inizio del suo mandato nel 2019, il Presidente brasiliano è già stato<br>denunciato più volte davanti alla Corte penale internazionale per crimini contro l’umanità e<br>genocidio da associazioni quali la stessa APIB, in particolare per le attività di deforestazione<br>dell’Amazzonia e gli attacchi ai popoli indigeni, aggravati dagli ultimi anni di pandemia.</p>
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		<title>Venezuela: #VacunasYaParaTodos</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Apr 2021 08:29:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Tini Codazzi Cosa sta succedendo con i vaccini e la campagna di vaccinazione? Com’è la situazione dei malati e dei deceduti? Cosa sta affrontando il personale sanitario? In Italia si ricevono notizie e&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>di Tini Codazzi</p>



<p>Cosa sta succedendo con i vaccini e la campagna di vaccinazione? Com’è la situazione dei malati e dei deceduti? Cosa sta affrontando il personale sanitario?</p>



<p>In Italia si ricevono notizie e aggiornamenti sul Brasile, sul Messico e certe volte su altri paesi dell’America Latina, ma cosa sta succedendo in Venezuela? Come gestisce la situazione il regime venezuelano dopo l’apparizione del primo caso un anno fa?</p>



<p>Nel nostro primo articolo sul tema <a href="https://www.peridirittiumani.com/2020/04/01/america-latina-diritti-negati-venezuela-e-covid-19/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.peridirittiumani.com/2020/04/01/america-latina-diritti-negati-venezuela-e-covid-19/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> parlavamo già di cifre manipolate dal regime: 42 casi confermati contro i 200 denunciati dall’opposizione. Il 23 aprile 2020 parlavamo di 204 contagi e 9 deceduti. Il 26 luglio 2020, l’informazione era questa: 10.428 casi divisi così: 6.661 asintomatici, 577 con sintomi lievi, 16 con sintomi moderati, 24 in terapia intensiva e sui deceduti si diceva in modo molto confuso che fossero 96 dall’inizio della pandemia. È passato un anno e le cifre ufficiali in data 8 aprile sono queste: 171.373 contagiati confermati e 1.720 decessi.</p>



<p>Il primo medico venezuelano è deceduto il 16 giugno 2020, da quel momento la ONG <em>Médicos Unidos de Venezuela</em> (MUV) iniziò una statistica per monitorare i decessi per Covid-19 nel settore della salute, i morti appartenenti al personale sanitario non erano inseriti nei report ufficiali emessi dal regime. Da quel momento MUV ha condiviso un’informazione opacizzata dal governo identificando le vittime mese dopo mese. Fino allo scorso 8 aprile c’erano 456 lavoratori del settore tra medici, infermieri, personale amministrativo e di servizio ospedaliero e dentisti; più del 25% del totale ufficiale dei morti nel paese. Nel mondo intero si applaude e si sostiene il settore, in Venezuela lo si lascia senza sostegno, senza sicurezza fino a morire. Il problema è che se il personale sanitario si ammala e muore, allora che cura la società civile? A Nicolas Maduro e al suo entourage non importa perché sono già stati vaccinati.</p>



<p>Quali sono i problemi intorno ai vaccini in Venezuela? Dopo pressioni da parte di ONG, enti privati appartenenti a diversi settori, società civile, stampa nazionale, organizzazioni per i diritti umani, forum civili e tanti altri, Venezuela è entrata a far parte del COVAX, il fondo di accesso globale per i vaccini contro Covid-19. Venezuela lo doveva fare attraverso finanziamenti propri. Per l’ennesima volta il governo e l’opposizione condotta da Juan Guaidó, il quale ha la responsabilità di gestire i soldi all’estero dopo le sanzioni, non arrivavano ad un accordo per creare una campagna di vaccinazione massiva. Il regime lamentava che a causa delle sanzioni non si poteva disporre dei soldi necessari, ma pochi giorni fa la Vicepresidente Delcy Rodríguez ha annunciato che il Paese ha consegnato la metà del pago per i vaccini e ha acquisito 11.374.412 di dosi per coprire il 20% della popolazione, dimostrando dunque, che le sanzioni non sono mai state impedimento per alleviare l’emergenza umanitaria creata dal virus. Secondo la Rodríguez è previsto il restante 70% attraverso accordi con Cina, Russia e Cuba. Uno dei problemi è che il governo ha aperto le porte alla sperimentazione clinica dei vaccini cubani Soberana 2 e Abdala.</p>



<p>L’episcopato in Venezuela attraverso un comunicato stampa dichiara: &#8220;Facciamo un forte appello all&#8217;Esecutivo Nazionale, alle autorità sanitarie e a tutte le entità pubbliche e private affinché, pensando al bene delle persone che dovrebbero servire, cerchino un accordo (con l&#8217;adeguata e scientifica consulenza degli specialisti) per ottenere i migliori vaccini che possano essere applicati a tutta la popolazione senza eccezione o discriminazione. Questo eviterà che la nostra popolazione diventi un campo di prova per prodotti non sicuri&#8221;, ha detto a proposito dell’idea di sperimentare sulla pelle dei venezuelani con dei vaccini che non hanno ancora compiuto tutti i test necessari per essere applicati e non hanno ricevuto l’ok dall’OMS.</p>



<p>Chi gioca con la salute delle persone è sempre in agguato, non c’è da sorprendersi se ultimamente i social si sono riempiti di denunce contro una modalità di truffa attraverso WhatsApp. Messaggi di testo dove si offrono in vendita i vaccini e i posti nella lista: “Ciao, sono Maria e volevo dirti che ho un posto nella lista d’attesa per i vaccini. Se sei interessato, avvisami e ti do indicazioni per il pagamento”. Una truffa fatta per il grosso della popolazione poco istruita e disperata.</p>



<p>Un altro fattore è quello della discriminazione nel somministro del vaccino. Le prime campagne di vaccinazione in diversi municipi della capitale sono state eseguite tenendo in considerazione un elenco di persone in possesso della “Tessera della Patria” (cioè, una tessera che vincola al partito Chavista, che monitora le attività politiche delle persone beneficiarie). Questa è una chiara e concreta violazione dei diritti umani, è una discriminazione basata su motivi politici e sul controllo sociale. Il vaccino viene dato a chi è chavista, non a chi è anziano, malato o ai lavoratori della salute. L’accesso alla salute non ha colore, genere, età, religione o credo politico.</p>



<p>Entrando sul sito dell’INPS venezuelano (Instituto Venezolano de los Seguros Sociales-IVSS) si legge questa notizia: “Il vaccino sarà applicato progressivamente agli adulti e agli anziani con qualche comorbidità, (che soffrono di più di una malattia), <strong>registrati nel sistema Carnet de la Patria</strong>, applicando tutte le misure di biosicurezza che il governo nazionale ha implementato in tutto il paese. Con queste azioni, ancora una volta il dignitario venezuelano dimostra la sua intenzione di proteggere la popolazione venezuelana in questa lotta <strong>impari</strong> contro il virus mortale, a causa delle costanti e ingiustificate misure unilaterali imposte dal governo degli Stati Uniti contro il nostro paese.”</p>



<p>Dunque:</p>



<ol><li>La lotta impari è stata creata dalle misure imposte contro il Venezuela e non dal narco regime imperante nella nazione dal 2000 che ha portato il Venezuela al collasso assoluto, per cui il Covid-19 ha trovato pane per i suoi denti in una popolazione sfinita, malata, denutrita con un sistema sanitario inesistente e un paese economica e socialmente depresso grazie anche ad una iperinflazione alle stelle.</li><li>Il somministro del vaccino inizia dagli anziani solo se registrati nel sistema della Tessera della Patria. Mia madre, pensionata di 88 anni, non è registrata nel sistema e non ha diritto al vaccino. Mio zio, pensionato di 84 anni, non è registrato nel sistema e non ha diritto al vaccino. E per una infinità di venezuelani è così, giovani o anziani.</li></ol>



<p>Inoltre, Il Venezuela è anche, insieme al Nicaragua, uno dei pochi paesi che non ha riportato cifre all&#8217;Organizzazione Panamericana della Sanità sui progressi della vaccinazione contro il Covid-19.</p>



<p>Tutte le ONG operative nel paese, enti privati, stampa nazionale, organizzazioni per i diritti umani, forum civili, federazioni mediche, diaspora venezuelana, chiesa cattolica e società civile continuano insieme la lotta per ottenere una campagna di vaccinazione giusta, indiscriminata, gratuita, prioritaria e universale a tutti i venezuelani.</p>



<p>#VacunasYaParaTodos #VacunasParaLosVenezolanos #VzlaMuereSinVacunas #ExigimosVacunacionYa</p>



<p>@MedicosUnidosVe</p>



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		<title>Covid-19 tra gli Indigeni dell&#8217;Amazzonia. I contagi tra le tribù mostrano un crescente pericolo</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jul 2020 16:18:39 +0000</pubDate>
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<p>Marcia delle donne indigene in Brasile come resistenza alla politica repressiva di Bolsonaro. Foto: Eliane Fernandes / GfbV</p>



<p>Sei indigeni del popolo Nahua, tribù recentemente contattata, sono stati trovati infettati dal coronavirus. Vivevano in isolamento volontario nella parte peruviana del bacino amazzonico. Il contatto con le comunità più isolate è sempre associato a un alto rischio per loro. Già durante il loro ultimo contatto con il mondo esterno, più di 30 anni fa, sono state trasmesse malattie convenzionali, motivo per cui sono morti molti Nahua. Durante l&#8217;attuale pandemia, è più che irresponsabile cercare il contatto con i popoli isolati o addirittura forzarlo.</p>



<p>Purtroppo i popoli in isolamento e autosufficienti sono ripetutamente &#8220;visitati&#8221; contro la loro volontà. Gli invasori illegali entrano nei loro territori per tagliare legno o cercare l&#8217;oro. Gli evangelici che vengono a fare missione portano anche il Covid-19 e altre malattie. E poi ci sono sempre trasmissioni di malattie da parte di personale medico infetto che dovrebbe essere lì per aiutare. Ma la cosa più utile per questi indigeni è lasciarli decidere da soli sui loro contatti e proteggere la loro terra dagli invasori.</p>



<p>Un gruppo di lavoro per la protezione delle tribù isolate e recentemente contattate nella pandemia si riunisce per la prima volta in Brasile questo venerdì per discutere sul da farsi. È probabile che verrà presa la decisione di fornire l&#8217;accesso alle aree indigene con punti di controllo dove si possa essere testati per l&#8217;infezione. Molte comunità indigene hanno preso questa misura mesi fa. Il governo li ha duramente criticati per questo e sta cercando di fermare le misure di protezione. Almeno 20 indigeni, che in realtà sono isolati, hanno finora contratto il Covid-19 in Brasile.</p>



<p>Ci sono almeno 110 popolazioni indigene volontariamente isolate in tutto il mondo. La maggior parte di loro vive nel bacino amazzonico, tra Bolivia, Brasile e Perù. Hanno scelto l&#8217;isolamento soprattutto a causa di brutte esperienze di violenza e malattie infettive. I furti di terreni, il sovrasfruttamento delle materie prime nei loro territori e la distruzione ambientale ad essi associata ne minacciano l&#8217;esistenza.</p>
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		<title>Amazzonia: il polmone del mondo e i diritti umani</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Jun 2020 07:48:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Care e cari, pubblichiamo anche qui per voi il webinar di ANGELO FERRACUTI, scrittore e attivista per i popoli dell&#8217;Amazzonia. Ci ha parlato di resistenza, di nuovi progetti, di responsabilità. Ma anche di spiritualità,&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>Care e cari, pubblichiamo anche qui per voi il webinar di <strong>ANGELO FERRACUTI</strong>, scrittore e attivista per i popoli <strong>dell&#8217;Amazzonia</strong>. Ci ha parlato di <em>resistenza, di nuovi progetti, di responsabilit</em>à. Ma anche di <em>spiritualità</em>, quella che ci insegnano i popoli indigeni e gli sciamani. </p>



<p><strong>Tra Antropologia, Diritti, Giornalismo</strong>.</p>



<p>Trovate tutti i nostri relatori sul canale YOUTUBE di ASSOCIAZIONE PER I DIRITTI UMANI e vi invitiamo ad iscrivervi!</p>



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		<title>Il futuro al rogo</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Sep 2019 08:27:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Stop TTIP Italia denuncia l&#8217;accordo UE-Mercosur che minaccia l&#8217;Amazzonia (da http://atlanteguerre.it) Si intitola “Il futuro al rogo” la prima analisi dettagliata degli impatti ambientali, sociali ed economici di un trattato di liberalizzazione che incendia l’Amazzonia&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p> Stop TTIP Italia denuncia l&#8217;accordo UE-Mercosur che minaccia l&#8217;Amazzonia </p>



<p>(da <a href="http://atlanteguerre.it?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://atlanteguerre.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>)</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="275" height="183" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/image-7.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13053"/></figure></div>



<p><strong>Si intitola “Il futuro al rogo” la prima analisi dettagliata degli impatti ambientali, sociali ed economici di un trattato di liberalizzazione che incendia l’Amazzonia e distrugge l’agricoltura di qualità</strong>,ed è frutto del lavoro di&nbsp;<strong>Stop TTIP Italia</strong>&nbsp; un gruppo di oltre 270 associazioni, sindacati, consumatori, produttori, docenti, movimenti, coordinamenti esperti e comitati locali che insieme informano, studiano, comunicano, si mobilitano in tutta Italia per fermare l’approvazione del Trattato di Partenariato Transatlantico su commercio e Investimenti (TTIP).</p>



<p><strong>“Nel giorno in cui milioni di giovani scendono in piazza in tutto il mondo con Fridays For Future per chiedere azioni concrete contro il cambiamento climatico”&nbsp; la Campagna Stop TTIP Italia lancia “Futuro al rogo”</strong>,&nbsp; rapporto di analisi su uno dei principali motivi della protesta internazionale: l’accordo UE-Mercosur, un trattato di liberalizzazione commerciale che mette a repentaglio l’ambiente, il clima, l’economia, l’agricoltura e i diritti di intere comunità dalle Americhe all’Europa. E’&nbsp;un esame dal quale emergono segnali preoccupanti, colti anche da organizzazioni di produttori e della società civile internazionale.</p>



<p><strong><em>Serve una bocciatura storica</em></strong></p>



<p>“Nonostante la Commissione Europea sia stata rinnovata e la neopresidente Ursula Von Der Leyen abbia posto tra gli obiettivi cardine del suo mandato un Green Deal per l’Europa – scrive&nbsp;la Campagna Stop TTIP – il suo Commissario al Commercio Phil Hogan ha difeso strenuamente la positività dell’accordo con i paesi del Mercosur. Il tutto, nonostante il governo del suo paese d’origine, l’Irlanda, abbia minacciato la bocciatura della ratifica per gli impatti ambientali e sull’agricoltura nazionale. L’Austria si è spinta oltre, votando un atto parlamentare di indirizzo vincolante per il governo, che lo obbliga a mettere il veto al tavolo del Consiglio dell’UE quando, nella seconda metà del 2020, dovrà dare un parere sulla ratifica”. Per quel che riguarda il Belpaese:&nbsp; «L’Italia dovrebbe agire nella stessa direzione – dichiara Monica Di Sisto, autrice del rapporto e portavoce della Campagna Stop TTIP Italia – Governo e Parlamento riempiano di contenuto i tanti annunci fatti sull’ambiente e il clima, bocciando subito l’accordo già concluso con il Canada (CETA) e mettendo un veto in Europa sul trattato con il Mercosur».</p>



<p><strong>Cosa dicono i numeri? Al negoziato con il Mercosur (il mercato unico sudamericano composto da Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay)</strong>&nbsp;l’Europa ha ottenuto l’azzeramento dei dazi su auto e parti di auto (che si attestavano in precedenza al 35% del valore), macchinari (che pesavano fra il 14 e il 20%), prodotti chimici (18%) e farmaceutici (14%). Felice anche il settore delle calzature, che vedrà ridursi le barriere (attualmente al 35%) e il tessile a maglia (26%).</p>



<p><strong>“Per il Mercosur – dice il rapporto – il vero vincitore è il settore agricolo: se infatti nel complesso la bilancia commerciale è leggermente a favore dell’Unione Europea, in ambito agricolo lo squilibrio è molto forte</strong>&nbsp;e aumenterà con il trattato. I paesi del Mercosur esportano nel mercato UE prodotti agroalimentari per circa 21 miliardi di euro annui, mentre importano da noi appena 2 miliardi all’anno. L’accordo agevole le importazioni di zucchero e pollame: entrambi i settori beneficeranno di una quota pari a 180 mila tonnellate a dazio zero. Altro comparto che subirà gli impatti del trattato è quello agrumicolo. Spagna e Italia vedranno inasprirsi la competizione con il Brasile, primo produttore mondiale di succo d’arancia, e con l’Argentina, principale produttore di limoni. Non solo: le recenti importazioni di riso da Myanmar e Cambogia hanno indebolito la produzione europea, che ora rischia un altro colpo dall’Uruguay, pronto a beneficiare di una quota di 60 mila tonnellate senza dazi offerta dal trattato. Ma la preoccupazione più grande sembra essere quella di una crescita delle importazioni di carne di manzo, con l’istituzione di una nuova quota di 99 mila tonnellate a tariffa agevolata del 7,5%. Pochi i prodotti a indicazione geografica italiani (55 su oltre 290) tutelati nell’accordo: saranno comunque obbligati a convivere con le loro&nbsp;<em>copie storiche</em>, libere di circolare anche nel mercato europeo sugli scaffali dei supermercati”.</p>



<p><em><strong>Tutti i pericoli del trattato</strong></em></p>



<p><strong>Secondo Monica Di Sisto, «a fronte di un’emergenza climatica dichiarata da sempre più paesi e città e dell’impegno solenne europeo di rispettare e far rispettare l’Accordo di Parigi, il trattato UE-Mercosur alimenta la deforestazione</strong>&nbsp;dell’Amazzonia e non pone alcun vincolo ambientale agli scambi tra Europa, Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, indebolendo anzi quelli esistenti. In cambio di un aumento dell’export di automobili – del quale beneficeranno i produttori tedeschi – l’Europa spalanca le porte ai grandi esportatori del Mercosur, forti competitori delle imprese europee e italiane, senza alcuna valutazione complessiva e vincolante dell’impatto di questa scelta sull’occupazione, l’ambiente, la produzione e il mercato interno».</p>



<p><strong>Il trattato con il Mercosur non promuove adeguatamente il rispetto del principio europeo di precauzione, ma indebolisce i controlli su prodotti provenienti da Paesi in cui sono legali centinaia di pesticidi da noi proibiti</strong>, circolano liberamente OGM e cibo putrefatto, come accertato dai recenti scandali che hanno coinvolto grandi gruppi dell’agrobusiness brasiliani. Resta inevasa la questione delle crescenti violazioni dei diritti umani in Brasile e in altri paesi del blocco, che non sembrano turbare le istituzioni europee.</p>



<p><strong>Se ratificato, l’accordo darà vita a una ventina di comitati tecnici che, con l’obiettivo di “facilitare” il commercio tra Mercosur e Unione Europea, passeranno al setaccio le normative considerate “irritanti”</strong>&nbsp;con l’obiettivo di ammorbidirle, anche se per ottenerle sono state necessarie importanti battaglie sociali o ambientali.</p>



<p><strong>Le organizzazioni ambientaliste e della società civile, compreso il movimento Fridays For Future, hanno protestato inoltre contro il rischio concreto che l’aumento dell’export di carne di manzo dal Brasile aumenti la deforestazione e gli incendi in Amazzonia,</strong>&nbsp;esponendo i piccoli produttori agricoli italiani ed europei a una insopportabile competizione con i colossi multinazionali che fanno grandi affari con le monocolture argentine e brasiliane. In cambio, l’industria latinoamericana a più alto contenuto tecnologico verrà schiacciata sotto un’ondata di esportazioni europee, dalle automobili alle macchine utensili.</p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Amazzonia: inferno incontrollato</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Sep 2019 07:18:12 +0000</pubDate>
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<p> di Tini Codazzi</p>



<p>Nel 2011 il grande scrittore uruguaiano Eduardo Galeano scriveva nel suo libro <em>Los hijos de los días (I figli dei giorni)</em>: “Si la naturaleza fuera un banco ya la habrían salvado”. Niente di più vero, affermazione schiacciante, soprattutto in questo momento in cui siamo testimoni del grande rogo che sta sterminando l’Amazzonia.</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="954" height="550" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/incendio1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12991" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/incendio1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 954w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/incendio1-300x173.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/incendio1-768x443.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 954px) 100vw, 954px" /></figure>



<p>
I
mezzi d’informazione ci hanno già mostrato immagini e video
sull’enorme incendio che sta mangiando la più grande foresta
tropicale del mondo. Tre paesi sono coinvolti in questa tragedia:
Brasile, Paraguay e Bolivia. Si è già parlato della dinamica che da
anni i governi di turno di questi paesi eseguono: si porta avanti la
deforestazione, si attende dei mesi per far asciugare il terreno e
poi gli si dà fuoco. Agosto e settembre sono i mesi con il maggior
numero di incendi. Non esiste fuoco naturale in Amazzonia, questa
zona è troppo umida per provocare in modo naturale un incendio. I
ricercatori del IPAM (Istituto di Ricerca Ambientale del Amazzonia)
in Brasile, da anni denunciano che esistono persone che praticano i
roghi e che ovviamente nella stagione secca possono peggiorare e
provocare incendi fuori controllo. Molte volte questi incendi non si
spengono con la pioggia e quindi finiscono per propagarsi velocemente
e violentemente come sta succedendo adesso. 
</p>



<p>
Le
polemiche sulle politiche ambientali di Bolsonaro in Brasile le
conosciamo, si punta il dito contro di lui, per l’opinione pubblica
è basicamente il responsabile di questa tragedia, ma pochi sanno che
anche Bolivia e Paraguay sono altrettanto responsabili. 
</p>



<p>Il deputato ed ex ministro boliviano Carlos Sánchez Berzaim e associazioni e ONG ambientaliste boliviane affermano che nell’Amazzonia boliviana i roghi sono stati impulsati ed autorizzati da Evo Morales per ampliare le coltivazioni illegali di coca, eseguire migrazioni interne con l’obiettivo di cambiare la mappa sociopolitica della nazione beneficiando gruppi economici di dubbia reputazione che lavorano accanto al regime. È da anni che in Bolivia si parla di come Morales ha difeso con violenza la diffusione ed espansione di coltivazioni illegali di coca con il fine di finanziare il narcotraffico. Ad oggi si parlano di 80.000 ettari. Lo scorso 16 luglio, il Viceministro della Difesa Sociale e delle Sostanze Controllate (già potremmo discutere su questo Ministero…), Felipe Cáceres García ha ammesso la deforestazione e i roghi per preparare il terreno alle coltivazioni di coca nell’area protetta del Territorio Indigena e Parco Nazionale Isiboro-Securé (TIPNIS). Morales è stato criticato perché nel luglio scorso ha firmato una modifica di un decreto del 2001 che autorizza nella regione amazzonica la deforestazione e i roghi controllati per attività agricole, principalmente nelle regioni di Santa Cruz e Beni, a centro nord del paese. Dopo le denunce da parte dei governi locali, il gruppo boliviano Kuña Mbarete ha promosso una petizione per l’abrogazione del decreto e accusa il presidente Morales di: “Violazione dei diritti umani degli indigeni e della natura, di biocidio ed ecocidio causato nella zona di Chiquitanía in più di 1 milioni di ettari, e per l’attentato contro il 25% dell’ossigeno prodotto nel pianeta”. Sta di fatto che queste terre non solo servono para la coltivazione della coca, servono anche per l’ampliamento della produzione agricola e l’allevamento, anche se i ricercatori della zona dicono che queste terre non sono adatte a ciò, la produzione agricola quindi è totalmente negativa per il terreno.  </p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="704" height="396" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/fiume-amazonas.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12992" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/fiume-amazonas.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 704w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/fiume-amazonas-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 704px) 100vw, 704px" /></figure>



<p>In
questi 14 anni di potere, Morales e la sua dittatura castro chavista
hanno usato queste terre per i loro affari loschi, modificando e
creando delle leggi per lo sfruttamento delle terre e quindi delle
popolazioni indigene che lì vivono. 
</p>



<p>Che
dire del Paraguay. Il paese è stato recentemente criticato per non
proteggere la foresta dagli agrochimici. A metà agosto, l’ONU ha
redatto un report affermando che la nazione è responsabile di
violazioni di diritti umani per non aver fatto dei controlli adeguati
su attività inquinanti illegali. Gli esperti della Commissione dei
Diritti Umani dell’ONU affermano che il paese non controlla le
attività di fumigazione con agrochimici causando l’intossicazione
di persone, tra cui bambini, e anche l’inquinamento delle acque,
del suolo e delle coltivazioni. Sebbene le vittime di questo fatto
vivevano e lavoravano in zone lontane dall’Amazzonia, si sospetta
che la zona colpita dagli incendi, cioè il Distretto di Bahia Negra,
al confine con il Brasile e la Bolivia, sia anche stato colpito da
queste fumigazioni illegali e ovviamente, anche in questo caso dalla
feroce e incontrollata deforestazione, che il fuoco sia stato gestito
in modo inappropriato, che gli allevatori abbiano usato tecniche non
adeguate e che la cosa sia sfuggita di mano scatenando questo inferno
che stiamo vedendo ormai da settimane. La stessa canzone per i tre
paesi coinvolti. 
</p>
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		<title>Brasile: la marcia delle donne indigene</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Aug 2019 07:20:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Le donne indigene guidano la resistenza in Brasile Dal 9 agosto, il &#8220;Forum nazionale delle donne indigene&#8221; si svolge nella capitale del Brasile. Sotto il titolo &#8220;Territorio: il nostro corpo, il nostro spirito&#8221;, 2000&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/08/28/brasile-la-marcia-delle-donne-indigene/">Brasile: la marcia delle donne indigene</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<p> <br>Le donne indigene guidano la resistenza in Brasile</p>



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<p></p>



<p>Dal 9 agosto, il &#8220;Forum nazionale delle donne indigene&#8221; si svolge nella capitale del Brasile. Sotto il titolo &#8220;Territorio: il nostro corpo, il nostro spirito&#8221;, 2000 donne indigene discutono dei metodi per affermare i loro diritti. Fanno rete per resistere al governo del presidente di ultradestra Jair Bolsonaro. Bolsonaro ha ripetutamente affermato di voler duramente limitare i diritti degli indigeni e di voler colpire la terra indigena a favore delle grandi società agrarie. A conclusione <br>dell&#8217;incontro del 14 agosto, è prevista una marcia delle donne indigene a Brasilia.</p>



<p>Le popolazioni indigene brasiliane stanno resistendo alle politiche repressive di Bolsonaro che minacciano i loro diritti fondamentali e il loro stile di vita. In questo movimento le donne svolgono un ruolo fondamentale. La nostra responsabilità sta nel rendere visibile il loro <br>ruolo centrale per la difesa dei propri diritti e riconoscere il loro impegno: questo servirà anche da modello per altri movimenti sociali.</p>



<p>Il &#8220;Forum nazionale delle donne indigene&#8221; è stato pianificato e approvato ad aprile nel campo di protesta indigeno &#8220;Acampamento Terra Livre&#8221; (ATL). Nell&#8217;ATL erano in primo piano i diritti dei territori indigeni, particolarmente minacciati da Bolsonaro, come ricorda Regina Sonk, referente dell&#8217;Associazione per i popoli minacciati, che ha partecipato al campo di protesta di aprile. Di recente il FUNAI, l&#8217;autorità indigena per la distribuzione della terra è stata di fatto <br>esautorata. Da allora, la deforestazione della foresta pluviale ha raggiunto proporzioni senza precedenti. Gli attacchi ai leader indigeni sono in aumento, le possibilità per le ONG si stanno riducendo. Pertanto è particolarmente importante che il forum delle donne sia in linea con <br>le richieste dell&#8217; ATL e attiri l&#8217;attenzione sull&#8217;attuale situazione drammatica con marce e altre azioni a livello internazionale.</p>



<p>Nell&#8217;ambito del forum le donne indigene non solo si collegano tra loro. Sono infatti previste azioni congiunte con il movimento dei lavoratori (non indigeni) &#8220;Margaridas&#8221;, compresa una marcia finale congiunta.<br></p>
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		<title>&#8220;America latina: i diritti negati&#8221;: Il Brasile a Milano per Marielle Franco (e non solo)</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Apr 2019 06:49:38 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190415_223340.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12321" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190415_223340.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1196" height="1019" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190415_223340.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1196w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190415_223340-300x256.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190415_223340-768x654.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190415_223340-1024x872.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1196px) 100vw, 1196px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Mayra Landaverde</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>È da molto tempo che nella mia rubrica non si parla del Paese più grande del Latinoamerica; abbiamo trovato a Milano un pezzo di Brasile, composto da donne di tutte le nazionalità e abbiamo parlato con una di loro, cittadina del mondo, femminista, Italo peruviana fuori, brasiliana dentro: Lizzeth Velarde del <em>Collettivo Donne latine femministe di Milano &#8211; Marielle Franco</em></p>
<p><strong>Ci racconti come è nato il vostro collettivo?</strong></p>
<p>Il nostro collettivo è nato dopo un presidio sulla Darsena organizzato per <em>Non una dimeno </em>in occasione della <em>morte</em> di Marielle Franco.</p>
<p>Lì abbiamo conosciuto due ragazze brasiliane Paola e Roberta e Sergio.</p>
<p>Abbiamo iniziato subito ad interrogarci, pensando che ci sarebbe piaciuto costituire un collettivo dedicato a Marielle, ma anche alle indagini sul suo caso, per portar luce sul suo assassinio e per portare avanti l&#8217; intersezionalità delle lotte che lei combatteva . Questo perchè la cosa che ci ha avvicinate/i è stato il fatto che notavamo che nel mondo ci siano sempre quelli che parlano per gli altri, per cui abbiamo deciso di iniziare a far sentire la nostra voce diretta sulle tematiche LGBT, prostituzione, GPA, antirazzismo…</p>
<p>Dopo una pausa estiva ci siamo ritrovati per discutere delle elezioni in Brasile e ci siamo resi conto che a Milano erano stati organizzati diversi eventi per il movimento <em>Ele Não</em> contro Bolsonaro, tutti la stessa giornata e nello stesso orario, quindi ho proposto a Nathaly (anche lei membro del collettivo) di chiamare le organizzatrici dei diversi eventi per provare a farne uno solo, unico. A quel punto avevamo un gruppo di circa trenta donne disposte a organizzare iniziative  e, così,  mi sono resa disponibile a dare una mano per l&#8217;organizzazione; ho proposto al gruppo di offrire informazioni alla cittadinanza su chi è Bolsonaro e soprattutto per spiegare alcuni punti del suo programma politico.</p>
<p>Quel primo presidio, tenutosi in Piazza Cairoli, è stato molto partecipato e siamo riuscite a coinvolgere il movimento di politica di sinistra milanese grazie al fatto che Nathaly e io ne eravamo già parte. Hanno partecipato persone di <em>Rifondazione</em>, del <em>Cantiere</em> , <em>Cambio passo</em> e altri.</p>
<p>Sfortunatamente Bolsonaro è poi andato al ballottaggio e noi decidiamo di organizzare flashmob, in metropolitana. In quei giorni il gruppo si vede più nutrito da nuove persone, conosciute già al primo presidio e emerge la necessità di non fermarsi soltanto alle elezioni: si voleva iniziare un percorso femminista di sinistra che fosse in grado di affrontare anche altre tematiche.</p>
<p>Con una serie di difficoltà abbiamo organizzato il festival” <a href="https://m.facebook.com/CollettivoMarielleFrancoDiMilano/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://m.facebook.com/CollettivoMarielleFrancoDiMilano/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>Sappiamo tutti che Jair Bolsonaro non prometteva niente di buono per il Brasile. Misogino, omofobo, fascista. Nulla da aggiungere. Ha vinto facendo leva sulla rabbia della gente, strategia ormai consolidata nel mondo anche da altri: Trump, Salvini, per citarne alcuni.</p>
<p><strong>Le assurde dichiarazioni di Bolsonaro sono anche quelle più pericolose. Dichiarare apertamente e con un certo odioso orgoglio di “preferire un figlio morto che gay” è un segnale forte. A più di un anno di mandato, cosa è veramente cambiato legalmente e socialmente per la comunità LGBT?</strong></p>
<p>Dal punto di vista legale Bolsonaro sta chiedendo che vengano aboliti tutti i diritti che erano stati ottenuti dalla comunità LGBT, come ad esempio il matrimonio ugualitario o le adozioni.</p>
<p>Ma ciò che risulta più grave è il senso di legittimazione dell&#8217; omotransfobia: se già il Brasile contava il maggior numero di morti per crimini di odio, oggi le persone si sentono legittimate a derubare,picchiare,violentare quotidianamente e sempre di più le persone LGBT. Non a caso molti sono scappati.</p>
<p>Conosco alcuni brasiliani, che ho conosciuto qui in Italia, che stanno facendo di tutto per andar via dal loro Paese, infatti richiedono qui  asilo politico; sicuramente la comunità LGBT sta fuggendo dal Brasile, così come anche la comunità nera sta subendo discriminazioni e violenze maggiori rispetto a prima”</p>
<p><strong>Il mese scorso sono state arrestate due persone per l&#8217;omicidio di Marielle. Ci sono indizi che portano direttamente ai Bolsonaro. Al figlio e al padre ma su questo non c&#8217;è ancora chiarezza. Che lei sia stata uccisa per il suo attivismo è ovvio. Ma chi è il mandante del suo assassinio?</strong></p>
<p>Per quanto riguarda gli arresti e il presunto coinvolgimento dei Bolsonaro, non c&#8217;è ancora chiarezza, è vero,  per cui non possiamo fare delle accuse precise. Però è certo che Marielle sia stata uccisa per il suo attivismo e perché era una donna nera lesbica. Sicuramente il video che lei aveva appena pubblicato che mostrava la violenza della Polizia militare all&#8217;interno delle favelas contro la comunità nera ha smosso tanto gli animi. Inoltre, c&#8217;è un altro fatto dal quale si parla poco:  ovvero che le persone coinvolte nel suo assassinio fossero legate anche ad un progetto di edilizia che Marielle, proprio negli ultimi giorni di vita aveva contestato pubblicamente. Dunque: chi ha ucciso Marielle Franco…Il governo brasiliano. Ma come poter arrivare a dimostrarlo?</p>
<p>Monica Benicio (compagna di Marielle ) ci dice sempre di usare spesso l&#8217;hashtag “Quem mandou matar Marielle” perché crede che la segnalazione di massa sia l’unico modo che farà smuovere i governi più forti per richiedere chiarezza sulla sua uccisione. Io non so se funziona, ma sicuramente sta a tutti noi far pressione sui governi. Purtroppo qui in Italia siamo messi male, abbiamo Salvini, ma dobbiamo cercare in ogni modo di lottare lo stesso.</p>
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