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	<title>bomba Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Notizie dal mondo. Libano, in primo piano</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Aug 2020 09:25:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Rassegna stampa di oggi, 5 agosto 2020, a cura di Farid Adly, Anbamed. I titoli: Libano: una strage nel porto di Beirut. Dubbi sulla versione ufficiale sull&#8217;origine della spaventosa deflagrazione Iran: un altro incendio&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>Rassegna stampa di oggi, 5 agosto 2020, a cura di Farid Adly, Anbamed. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="738" height="462" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/beirut-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14484" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/beirut-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 738w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/beirut-1-300x188.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 738px) 100vw, 738px" /></figure></div>



<p><em>I titoli:</em></p>



<p>Libano: una strage nel porto di Beirut. Dubbi sulla versione ufficiale sull&#8217;origine della spaventosa deflagrazione</p>



<p>Iran: un altro incendio misterioso in un complesso industriale a Teheran</p>



<p>Acque del Nilo: Egitto e Sudan abbandonano il negoziato</p>



<p>Yemen: piogge torrenziali e aluvioni: 45 morti e migliaia di sfollati.</p>



<p>Egitto: appello per la liberazione di Sanaa Seif</p>



<p><em>Le notizie:</em></p>



<p><strong>Libano:</strong></p>



<p>“Beirut Piange”, “La Catastrofe”. Sono due titoli di giornali libanesi stamattina, il giorno dopo la spaventosa esplosione nel porto della capitale libanese. Al-Nahar rincara la dose: “Il suicidio di uno Stato fallito”. Gli ospedali sono in tilt per l&#8217;arrivo di oltre 3 mila feriti. I morti sono 73, ma non si esclude che il numero sia più alto e che sicuramente aumenterà. La Croce Rossa libanese parla già di 100 vittime. Sgomento, incredulità e tanta solidarietà umana e internazionale.</p>



<p>Le dichiarazioni che tendevano a minimizzare hanno ridotto la credibilità delle versioni ufficiali: deposito di fuochi d&#8217;artificio, esplosivi sequestrati da tempo e, infine, i nitrati d&#8217;ammonio non convincono. Un generale in pensione, Khalil Hello, ha puntualizzato che “i nitrati di ammonio per esplodere hanno bisogno di un innesco, non esplodono da sole”.</p>



<p>Negligenza o attentato? Nessuna pista è esclusa e il primo ministro ha promesso che i responsabili saranno individuati e pagheranno.</p>



<p>Non mancano i commentatori che collegano l&#8217;esplosione con l&#8217;avvicinarsi della sentenza per l&#8217;assassinio dell&#8217;ex premier Rafiq Hariri (14 febbraio 2005), che sarà pronunciata dopo domani Venerdì al Tribunale speciale per il Libano, all&#8217;Aja. Una sentenza attesa da anni di un processo che ha visto sul banco degli imputati 4 uomini di Hezbollah.</p>



<p><strong>Iran:</strong></p>



<p>Un altro incendio misterioso in una zona industriale iraniana. Lo riporta la Tv di Stato sostenendo che non ci sono state vittime, ma soltanto danni materiali. L&#8217;incendio è avvenuto in un quartiere di Teheran, ieri mattina, ed è stato domato dai vigili del fuoco. E&#8217; l&#8217;ennesimo episodio di una lunga serie che ha colpito a ripetizione impianti industriali strategici iraniani e che finora non hanno trovato spiegazione; il più preoccupante dei quali è stato l&#8217;incendio divampato nella centrale nucleare di Natanz.</p>



<p>Il sito statunitense, Business Insider, citando generali israeliani e statunitensi in anonimato, ha sostenuto che dietro questi incendi c&#8217;è la mano di Tel Aviv, che mira ad innescare una guerra con Teheran con il sostegno di Trump, prima delle elezioni negli Stati Uniti.</p>



<p><strong>Acque del Nilo:</strong></p>



<p>Egitto e Sudan hanno chiesto la sospensione delle trattative con Etiopia. “Dopo l&#8217;ultima lettera del governo di Addis Abeba, è apparso chiaro che si sta cercando di perdere tempo”, ha detto il ministro dell&#8217;irrigazione del Cairo. Il ministero degli esteri di Khartoum, invece, va più pesante: “Non possiamo consegnare la sorte di 22 milioni di sudanesi, che vivono sulle rive del Nilo, nelle mani di chi non rispetta gli impegni”. Il ritiro dei due Paesi è stato comunicato all&#8217;Unione Africana che sta conducendo il difficile negoziato. Le trattative durano da tempo, ma non si è arrivato ad un accordo che rispetti i diritti e gli interessi di tutti i tre paesi. Etiopia ha annunciato, lo scorso 21 luglio, di aver completato la prima fase del riempimento della diga Rinascita, senza nessun accordo con gli altri due paesi rivieraschi. Il Cairo aveva annunciato che farà ricorso al Consiglio di Sicurezza dell&#8217;ONU ed al Tribunale Internazionale dell&#8217;Aja.</p>



<p><strong>Yemen:</strong></p>



<p>Le piogge torrenziali hanno causato alluvioni in tutto il Paese, con vittime e danni materiali ingenti. Ci sono state 45 vittime, 8 dei quali bambini. I danni materiali sono incalcolabili, in un paese distrutto dalla guerra e dalla povertà. Due dighe sono crollate. Decine di migliaia gli sfollati. La provincia più colpita è quella di Marab, dove i campi degli sfollati della guerra in corso sono stati travolti dalle acque. Le previsioni meteo sono allarmanti. Nel paese non c&#8217;è un governo centrale e vive da 6 anni una guerra civile per procura, con un pesante intervento militare saudita.</p>



<p><strong>Egitto:</strong></p>



<p>200 intellettuali internazionali, tra i quali, Noam Chomsky, hanno firmato un appello per la liberazione di Sanaa Seif, sorella dell&#8217;attivista egiziano, Alaa Abdel Fattah, dirigente del movimento di protesta del 25 gennaio 2011, che ha fatto cadere la dittatura di Mubarak, anche lui in carcere dal settembre 2019. Sanaa è stata arrestata lo scorso Giugno mentre stava compiendo uno sciopero della fame, insieme alla madre, davanti al carcere di Tora, per chiedere notizie su Alaa. Le due donne avevano lamentato di essere state maltrattate dagli agenti e la magistratura ha ordinato l&#8217;arresto di Sanaa per “diffusione di notizie false e di turbativa della sicurezza nazionale”.&nbsp;&nbsp;</p>
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		<title>Le mafie, qui e adesso. Anche per la continua nostra lotta.</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jul 2018 10:06:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Di Alessandra Montesanto &#160; &#8220;La mafia, la ‘ndrangheta e la criminalità nella Capitale, composta da organizzazioni che si avvicinano sempre più alle modalità criminali delle mafie in Sicilia, Calabria e Campania&#8221;: questo è quanto&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Di Alessandra Montesanto</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;La mafia, la ‘ndrangheta e la criminalità nella Capitale, composta da organizzazioni che si avvicinano sempre più alle modalità criminali delle mafie in Sicilia, Calabria e Campania&#8221;: questo è quanto emerge dall’ultimo rapporto semestrale della Dia, la Direzione investigativa antimafia. Secondo il rapporto semestrale della DIA, in alcune aree della Capitale ci sono formazioni criminali che, “basate su stretti vincoli di parentela, evidenziano sempre di più modus operandi assimilabili alla fattispecie prevista dall’art. 416 bis (l’associazione mafiosa, ndr)”. <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/th-231.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-11021 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/th-231.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="256" height="144" /></a></p>
<p><strong>Roma tra clan autoctoni e storici</strong><br />
La relazione evidenzia come sia particolarmente complessa la realtà criminale nella capitale. Queste formazioni “sanno perfettamente intersecare i propri interessi non solo con i sodalizi di matrice straniera ma, anche, con le formazioni delinquenziali autoctone che, pur diverse tra loro, hanno adottato il modello organizzativo ed operativo di tipo mafioso, per acquisire sempre più spazi nell’ambiente territoriale di riferimento”. La relazione segnala la “vasta eco” suscitata dall’aggressione di Roberto Spada nei confronti del giornalista Emilio Piervincenzi che tentava di intervistarlo. L’esponente del clan poi è stato arrestato e condannato. Sempre in riferimento alla capitale, la relazione “segnala l’operatività del clan Casamonica, aggregato criminale ‘storico’, che poggia il suo potere su una solida base familiare. Tra le attività tipiche del sodalizio, le condotte usurarie ed estorsive, i reati contro la persona, i traffici di droga ed il reimpiego di capitali illeciti”.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/310x0_1531905296138.rainews_20180718111200387.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11020" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/310x0_1531905296138.rainews_20180718111200387.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="310" height="227" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/310x0_1531905296138.rainews_20180718111200387.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 310w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/310x0_1531905296138.rainews_20180718111200387-300x220.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 310px) 100vw, 310px" /></a></p>
<p><strong>La figlia del Magistrato Paolo Borsellino, in questi giorni, ha dichiarato e ribadito:</strong></p>
<p>&#8220;Sono passati 26 anni dalla morte di mio padre, Paolo Borsellino, ucciso a Palermo insieme ai poliziotti della sua scorta, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina. E, ancora, aspettiamo delle risposte da uomini delle istituzioni e non solo&#8221;. Lo scrive in una lettera pubblicata su Repubblica Fiammetta Borsellino, figlia del giudice ucciso nel 1992, che elenca una serie di 13 domande &#8220;su un depistaggio iniziato nel 1992, ordito da vertici investigativi ed accettato da schiere di giudici&#8221;. Questo l&#8217;elenco: &#8220;1. Perché le autorità locali e nazionali preposte alla sicurezza non misero in atto tutte le misure necessarie per proteggere mio padre, che dopo la morte di Falcone era diventato l&#8217;obiettivo numero uno di Cosa nostra? 2. Perché per una strage di così ampia portata fu prescelta una procura composta da magistrati che non avevano competenze in ambito di mafia? L&#8217;ufficio era composto dal procuratore capo Giovanni Tinebra, dai sostituti Carmelo Petralia, Annamaria Palma (dal luglio 1994) e Nino Di Matteo (dal novembre &#8217;94). 3. Perché via D&#8217;Amelio, la scena della strage, non fu preservata consentendo così la sottrazione dell&#8217;agenda rossa di mio padre? E perche&#8217; l&#8217;ex pm allora parlamentare Giuseppe Ayala, fra i primi a vedere la borsa, ha fornito versioni contraddittorie su quei momenti? 4. Perché i pm di Caltanissetta non ritennero mai di interrogare il procuratore capo di Palermo Pietro Giammanco, che non aveva informato mio padre della nota del Ros sul &#8220;tritolo arrivato in citta'&#8221; e gli aveva pure negato il coordinamento delle indagini su Palermo, cosa che concesse solo il giorno della strage, con una telefonata alle 7 del mattino? 5. Perché nei 57 giorni fra Capaci e via D&#8217;Amelio, i pm di Caltanissetta non convocarono mai mio padre, che aveva detto pubblicamente di avere cose importanti da riferire? 6. Cosa c&#8217;è ancora negli archivi del vecchio Sisde, il servizio segreto, sul falso pentito Scarantino (indicato dall&#8217;intelligence come vicino ad esponenti mafiosi) e sul suo suggeritore, l&#8217;ex capo della squadra mobile di Palermo Arnaldo La Barbera?&#8221;. E ancora: &#8220;7.Perché i pm di Caltanissetta non depositarono nel primo processo il confronto fatto tre mesi prima fra il falso pentito Scarantino e i veri collaboratori di giustizia (Cancemi, Di Matteo e La Barbera) che lo smentivano? Il confronto fu depositato due anni più tardi, nel 1997, solo dopo una battaglia dei difensori degli imputati. 8. Perché i pm di Caltanissetta furono accomodanti con le continue ritrattazioni di Scarantino e non fecero mai il confronto tra i falsi pentiti dell&#8217;inchiesta (Scarantino, Candura e Andriotta), dai cui interrogatori si evinceva un progressivo aggiustamento delle dichiarazioni, in modo da farle convergere verso l&#8217;unica versione? 9.Perché la pm Ilda Boccassini (che partecipò alle prime indagini, fra il giugno e l&#8217;ottobre 1994), firmataria insieme al pm Sajeva di due durissime lettere nelle quali prendeva le distanze dai colleghi che continuavano a credere a Scarantino, autorizzò la polizia a fare dieci colloqui investigativi con Scarantino dopo l&#8217;inizio della sua collaborazione con la giustizia? 10. Perché non fu mai fatto un verbale del sopralluogo della polizia con Scarantino nel garage dove diceva di aver rubato la 126 poi trasformata in autobomba? Perché i pm non ne fecero mai richiesta? E perché nessun magistrato ritenne di presenziare al sopralluogo? 11. Chi è davvero responsabile dei verbali con a margine delle annotazioni a penna consegnati dall&#8217;ispettore Mattei a Scarantino? Il poliziotto ha dichiarato che l&#8217;unico scopo era quello di aiutarlo a ripassare: com&#8217;è possibile che fino alla Cassazione i giudici abbiano ritenuto plausibile questa giustificazione? 12. Il 26 luglio 1995 Scarantino ritrattava le sue dichiarazioni con un&#8217;intervista a Studio Aperto. Prima ancora che l&#8217;intervista andasse in onda, i pm Palma e Petralia annunciavano già alle agenzie di stampa la ritrattazione della ritrattazione di Scarantino, anticipando il contenuto del verbale fatto quella sera col falso pentito. Come facevano a prevederlo? 13.Perchè Scarantino non venne affidato al servizio centrale di protezione, ma al gruppo diretto da La Barbera, senza alcuna richiesta e autorizzazione da parte della magistratura competente?&#8221;.</p>
<p><strong>Mafie e migrazioni:</strong></p>
<p>Il rapporto della Dia (Direzione Investigativa Antimafia) ha fatto emergere anche che per le organizzazioni criminali straniere in Italia &#8220;il favoreggiamento dell&#8217;immigrazione clandestina, con tutta la sua scia di reati &#8216;satellite&#8217;, per le proporzioni raggiunte, e grazie ad uno scacchiere geo-politico in continua evoluzione, è oggi uno dei principali e più remunerativi business criminali, che troppe volte si coniuga tragicamente con la morte in mare di migranti, anche di tenera età&#8221;. Nel documento si legge che in questi affari sono coinvolti &#8220;maghrebini, soprattutto libici e marocchini, nel trasporto di migranti dalle coste nordafricane verso le coste siciliane&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-11022" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="306" height="306" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 474w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191-150x150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191-300x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191-160x160.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191-320x320.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 306px) 100vw, 306px" /></a></p>
<p><strong>Giornalisti sotto scorta:</strong></p>
<p>Un esempio per tanti, troppi: Paolo Borrometi.</p>
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<article class="entry">N<a>ato a Ragusa nel 1983. Collaboratore dell&#8217;AGI per la provincia ragusana, nel 2013 ha fondato la testata giornalistica d&#8217;inchiesta </a><a href="https://www.laspia.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="nofollow noopener"><strong>&#8220;La Spia&#8221;</strong></a><a>. Sin da subito la sua attività è stata minacciata dalla malavita di Ragusa e Siracusa, intimidazioni che nel 2014 sono sfociate in violenza. </a></p>
<p>Le sue parole scritte hanno parlato dell&#8217;azienda commissariata per mafia Italgas, dei trasporti su gomma gestiti dalla malavita nel mercato ortofrutticolo di Vittoria, fino alla &#8220;via della droga&#8221;, il percorso sospetto dei corrieri che collega il porto di Gioia Tauro fino alla provincia di Ragusa.</p>
<p>Il 16 aprile 2014 Borrometi viene raggiunto e aggredito da uomini incappuciati che gli provocano una grave menomazione alla mobilità di una spalla. In quel periodo il giornalista si stava occupando dell’omicidio di Ivano Inglese, trentaduenne postino di Vittoria trovato assassinato la sera del 20 settembre 2012. Da agosto 2014 Borrometi viene così messo sotto scorta dai carabinieri e l&#8217;AGI lo trasferisce da Ragusa a Roma.</p>
<p>Dalle intercettazioni tra il boss di Cosa Nostra della provincia di Siracusa, Salvatore Giuliano, e un altro membro di spicco dell&#8217;organizzazione, Giuseppe Vizzini, sono emersi i nuovi messaggi con le minacce: &#8220;Fallo ammazzare, ma che c**** ci interessa&#8221;. Il dialogo risalirebbe all&#8217;8 gennaio scorso. In un altro ambientale del 20 febbraio Giuseppe Vizzini fa nuovamente riferimento a Borrometi, dicendo che <em>picca n’avi</em>, &#8220;poco ne ha&#8221; e condividendo i suoi progetti d&#8217;omicidio con i figli.</p>
<p>Il Gip Giuliana Sammartino arriva alla conclusione che il clan catanese dei Cappello, su richiesta del boss siracusano Salvatore Giuliano, stava per organizzare &#8220;un&#8217;eclatante azione omicidiaria&#8221; per &#8220;eliminare lo scomodo giornalista&#8221;. Vengono così emesse tre ordinanze di custodia cautelare nei confronti di Giuseppe Vizzini. È ancora ricercato invece Giovanni Aprile, di 40 anni.  Nel 2017 fu condannato per minacce gravi di morte a Borrometi il boss Giambattista Ventura, nel 2017 le minacce arrivarono dal pluripregiudicato Francesco De Carolis, fratello del boss Luciano De Carolis.</p>
<p>E la vicenda non è ancora terminata&#8230;Così come non deve terminare oggi, o in giornate speciali di ricorrenze speciali, la lotta alle mafie. Deve continuare anche e soprattutto a partire dalla Cultura, dalla scuola, dall&#8217;educazione, in ogni scelta e in ogni nostro comportamento quotidiano.</p>
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		<title>Attentato in una chiesa copta: cosa accade in Egitto.</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Apr 2017 06:59:10 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A seguito dell&#8217;attentato in una chiesa copta in Egitto, a Tanta a nord de Il Cairo, e ad Alessandria nella giornata della domenica delle Palme, ripubblichiamo un incontro organizzato da <em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> con il giornalista Giuseppe Acconcia, autore del saggio <em>Egitto, democrazia militare</em> (Exorma edizioni).</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/_RXafQ_KkSs?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>&#8220;VeneredIslam&#8221;: Road to Istanbul</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2016 08:47:37 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="CENTER">di Monica Macchi</p>
<p style="text-align: left;" align="CENTER">
<p style="text-align: left;" align="CENTER"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/201611761_2_IMG_543x305.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7693" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/201611761_2_IMG_543x305.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="201611761_2_img_543x305" width="457" height="305" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/201611761_2_IMG_543x305.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 457w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/201611761_2_IMG_543x305-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 457px) 100vw, 457px" /></a></p>
<p style="text-align: left;" align="CENTER">
<p style="text-align: left;" align="CENTER">Presentato nella sezione Panorama della Berlinale, l’ultimo film di Rachid Bouchareb inizia con una sequenza potentissima in cui, senza parlare, un’adolescente mostra dei fogli alla webcam con cui annuncia la sua intenzione di andare in Siria per il jihad. Lei è Elodie, convertitasi di nascosto all’Islam che, dopo aver abbandonato la squadra di basket e poi il liceo, dice alla madre che va a dormire da un’amica per il fine-settimana…ed invece sparisce. E così la madre Elizabeth (una strepitosa Astrid Whettnall) scopre all’improvviso da una telefonata della polizia belga una figlia sconosciuta “aspirante foreign fighter euro-jihadista” che né il governo né la polizia vogliono o possono far tornare sulla base della strategia “go, fly and die”. Si ritrova a partecipare ad un seminario didattico per i genitori di figli fuggiti in Siria e a studiare il Corano: decide allora di partire per la Turchia per cercare di impedire a Elodie di entrare in Siria e sposarsi. Inizia una parte on the road tutta virata sui toni del grigio-blu che dal paesaggio rurale di Benoit Chamaillard, con laghetto, casa e gatto la catapulta fino ad Hatay, estrema propaggine della Turchia con la Siria appena oltre il confine. Suq affollati, lingua incomprensibile, sfiancanti (e inutili) tour negli internet point, tentativi di coinvolgere la polizia locale, tassisti che si rifiutano di accompagnarla, flussi di profughi, caos e violenza amplificano la presenza/assenza della figlia e il senso di impotenza della madre per non saper gestire una situazione che, del resto, sfugge quasi completamente al suo controllo. In particolare la scena in cui Elisabeth trattiene il respiro quasi paralizzata mentre aspetta un messaggio da Elodie esaspera il costante mix di frustrazione e rabbia fino al finale che sembra l’inizio di una nuova storia: colpita mentre stava entrando in Siria, Elodie è ricoverata in un ospedale di Istanbul e i suoi compagni sono tutti morti. Neppure il tempo di sollevare le lenzuola e scoprire le mutilazioni che la bomba ha lasciato sul corpo della figlia, che le arriva come una staffilata la richiesta estrema: Elodie la implora di aiutarla ad andare dalla sua nuova famiglia in Siria…e Elisabeth capisce di averla persa senza aver capito come e perché. E la forza del film sta proprio nel fatto che non indaga da un punto di vista socio-antropologico e/o politologico la conversione e la radicalizzazione ma indaga il fenomeno attualissimo dei foreign fighters dal punto di vista di una madre che vuole solo riavere la figlia come credeva di conoscere.</p>
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		<title>Manhattan,Co-mai,solidarietà ,condanna con  l&#8217;impegno a favore dell&#8217;integrazione e dialogo porta a porta ,No alle maniere e toni forti di Trump</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Sep 2016 08:32:36 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: large;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-534.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6911" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-6911" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-534.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (534)" width="377" height="377" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-534.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 641w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-534-150x150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-534-300x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-534-160x160.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-534-320x320.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 377px) 100vw, 377px" /></a></b></span></div>
<div><span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: large;"><b> </b></span></div>
<p><span style="font-size: large;">Un ordigno nascosto in un cassonetto è esploso ieri sera a Manhattan, tra la 23ma strada e la 7ma avenue nel quartiere di Chelsea, causando almeno 29 feriti di cui uno in gravi condizioni. L&#8217;esplosione che ha scosso il quartiere di Chelsea, nel cuore di Manhattan, è stata fortissima: i social media, immediatamente inondati di commenti e notizie, raccontano che il rumore è stato sentito anche sull&#8217;altra sponda del fiume Hudson, ad Hoboken.<br />
</span></p>
<div><span style="font-size: large;">In attesa di altri elementi e dettagli riguardo il gravissimo attentato,le comunità del mondo arabo in Italia ( Co-mai)esprime la solidarietà all&#8217;America ed ai feriti ed ai loro famigliari ,condanniamo come sempre qualsiasi  tipo di violenza e di terrorismo senza ambiguità perchè nessuno può uccidere o provocare violenza o attentati nel nome del dio cosi dichiara Foad Aodi Presidente delle Co-mai e del movimento internazionale Uniti per Unire e Focal Point per l&#8217;integrazione in Italia per l&#8217;alleanza tra le civiltà -UNAoC che ribadisce il nostro impegno a livello nazionale ed internazionale contro il terrorismo ed a favore del dialogo e l&#8217;integrazione Porta a Porta per combattere anche&#8217; i lupi solitari.</span></div>
<div><span style="font-size: large;">il grande successo popolare di #cristianinmoschea l&#8217;11 e 12.09 ha messo proprio l&#8217;importanza dell&#8217;integrazione ed il dialogo &#8220;Porta a Porta ed il coinvolgimento delle comunità ed associazioni musulmane,arabe e di origine straniera sia osservanti che laici  per abbattere il muro del silenzio,dell&#8217;indifferenza ,dell&#8217;ambiguità e della confusione per combattere il muro del pregiudizio e della paura da una parte e la guerra alle religioni dall&#8217;altra parte.</span></div>
<div><span style="font-size: large;">Per proseguire il nostro impegno a favore dell&#8217;alleanza tra le civiltà,le culture e le religioni il presidente delle Co-mai  fa&#8217; gli auguri alla Comunità Ebraica per la giornata della cultura .</span></div>
<div><span style="font-size: large;">infine Aodi invita tutti alla cautela e responsabilità nelle loro dichiarazioni compreso il candidato Trump che utilizza termini molto forti e minacciosi contro gli immigrati ,i musulmani e gli arabi che penalizzano l&#8217;integrazione ed il dialogo con il vero mondo islamico e mondo arabo.</span></div>
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		<title>Piazza Fontana: secondo appuntamento della manifestazione &#8220;D(I)RITTI al CENTRO!&#8221;</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2016/02/05/5194/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2016 15:55:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Care amiche e cari amici, eccovi l&#8217;invito per il SECONDO appuntamento di febbraio ella manifestazione &#8220;D(I)RITTI al CENTRO!&#8221; organizzata dall&#8217;Associazione per i Diritti Umani. Per approfondire la Storie recente e collegarla al nostro presente,&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div>Care amiche e cari amici,</div>
<div>eccovi l&#8217;invito per il SECONDO appuntamento di febbraio ella manifestazione &#8220;D(I)RITTI al CENTRO!&#8221; organizzata dall&#8217;Associazione per i Diritti Umani. Per approfondire la Storie recente e collegarla al nostro presente, per dialogare con i nostri ospiti.</div>
<div>Vi aspettiamo, come sempre, numerosi!</div>
<div></div>
<div>MARTEDI 9 febbraio, ore 19.00, Bistrot del tempo ritrovato, Via Foppa 4 Milano (MM Sant&#8217;Agostino)</div>
<div>La graphic novel &#8220;PIAZZA FONTANA&#8221; con Francesco Barilli e Matteo Fenoglio.</div>
<div></div>
<div><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/10/untitled-162.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5039" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5039" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/10/untitled-162.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (162)" width="354" height="502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/10/untitled-162.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 354w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/10/untitled-162-212x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w" sizes="(max-width: 354px) 100vw, 354px" /></a></div>
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			</item>
		<item>
		<title>Il carnevale dei truffati: il caso di Giuseppe Pinelli si riapre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Dec 2015 12:44:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In occasione dell&#8217;anniversario della strage di Piazza Fontana e dell&#8217;omicidio di Giuseppe Pinelli, l&#8217;Associazione per i Diritti umani vi segnala il seguente spettacolo, in scena presso il Teatro della Cooperativa di Milano, fino al&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div align="left" style="color: #555555; font-family: Arial,&quot;Helvetica Neue&quot;,Helvetica,sans-serif; font-size: 14px; line-height: 17px; text-align: center;">
<p>In occasione dell&#8217;anniversario della strage di Piazza Fontana e dell&#8217;omicidio di Giuseppe Pinelli, l&#8217;Associazione per i Diritti umani vi segnala il seguente spettacolo, in scena presso il Teatro della Cooperativa di Milano, fino al 20 dicembre. </p></div>
<div align="left" style="color: #555555; font-family: Arial,&quot;Helvetica Neue&quot;,Helvetica,sans-serif; font-size: 14px; line-height: 17px; text-align: center;">
&nbsp;</div>
<div align="left" style="color: #555555; font-family: Arial,&quot;Helvetica Neue&quot;,Helvetica,sans-serif; font-size: 14px; line-height: 17px; text-align: center;">
&nbsp;</div>
<div style="color: #555555; font-family: Arial,&quot;Helvetica Neue&quot;,Helvetica,sans-serif; font-size: 14px; line-height: 17px; text-align: center;">
&nbsp;</div>
<div style="color: #555555; font-family: Arial,&quot;Helvetica Neue&quot;,Helvetica,sans-serif; font-size: 14px; line-height: 17px; text-align: center;">
&nbsp;</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://2.bp.blogspot.com/-RV2kop0KsQo/VnAYgMw17NI/AAAAAAAADzs/3Xsvt9n721Q/s1600/untitled%2B%2528131%2529.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="293" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/12/untitled2813129.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="400" /></a></div>
<div style="color: #555555; font-family: Arial,&quot;Helvetica Neue&quot;,Helvetica,sans-serif; font-size: 14px; line-height: 17px; text-align: center;">
&nbsp;</div>
<div style="color: #555555; font-family: Arial,&quot;Helvetica Neue&quot;,Helvetica,sans-serif; font-size: 14px; line-height: 17px; text-align: center;">
&nbsp;</div>
<div style="color: #555555; font-family: Arial,&quot;Helvetica Neue&quot;,Helvetica,sans-serif; font-size: 14px; line-height: 17px; text-align: center;">
&nbsp;</div>
<div style="color: #555555; font-family: Arial,&quot;Helvetica Neue&quot;,Helvetica,sans-serif; font-size: 14px; line-height: 17px; text-align: center;">
di <strong>Piero Colaprico</strong> |&nbsp;con <strong>Renato Sarti</strong> e <strong>Bebo Storti</strong>&nbsp;e in video <strong>Paolo Rossi</strong></div>
<div style="color: #555555; font-family: Arial,&quot;Helvetica Neue&quot;,Helvetica,sans-serif; font-size: 14px; line-height: 17px; text-align: center;">
regia <strong>Renato Sarti</strong></div>
<table cellpadding="0" cellspacing="0" style="border-collapse: collapse; border-spacing: 0; vertical-align: top; width: 100%px;">
<tbody>
<tr style="vertical-align: top;">
<td style="border-collapse: collapse !important; padding: 0px 30px; vertical-align: top;">
<div style="color: #555555; font-family: Arial,&quot;Helvetica Neue&quot;,Helvetica,sans-serif; line-height: 150%;">
<div style="color: #555555; font-family: Arial,&quot;Helvetica Neue&quot;,Helvetica,sans-serif; font-size: 12px; line-height: 18px; text-align: center;">
Dopo il grande successo della scorsa stagione torna il testo scritto da&nbsp;<strong>Piero Colaprico</strong>, <em>Il carnevale dei truffati</em>, regia <strong>Renato Sarti</strong>.</div>
<div style="color: #555555; font-family: Arial,&quot;Helvetica Neue&quot;,Helvetica,sans-serif; font-size: 12px; line-height: 18px; text-align: center;">
Un dio ironico e anticonvenzionale (<strong>Paolo Rossi</strong>, in video) decide di rispedire il commissario Luigi Calabresi e l’anarchico Giuseppe Pinelli (<strong>Bebo Storti </strong>e <strong>Renato Sarti</strong>) sulla terra, ai giorni nostri, a Milano. Il risultato?&nbsp;Un confronto surreale e grottesco su &#8220;chi eravamo&#8221; e su come sia stato possibile cadere così in basso.</p>
<p>
Biglietti a 10 euro&#8230;</div>
</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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			</item>
		<item>
		<title>Charlie Ebdo e la bomba in Yemen: segnali di una guerra globale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Jan 2015 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[attentato]]></category>
		<category><![CDATA[Battaglia]]></category>
		<category><![CDATA[bomba]]></category>
		<category><![CDATA[Charlie Ebdo]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
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		<category><![CDATA[Yemen]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I&#160;due gravissimi episodi accaduti ieri, 7 gennaio 2015, l&#8217;attentato alla redazione del giornale satirico Charlie Ebdo in Francia e l&#8217;autobomba a Sana&#8217;a, capitale dello Yemen, sono legati da un filo rosso. Rosso come il&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I&nbsp;due gravissimi episodi    accaduti ieri, 7 gennaio 2015, l&#8217;attentato alla redazione del    giornale satirico Charlie Ebdo in Francia e l&#8217;autobomba a Sana&#8217;a,    capitale dello Yemen, sono legati da un filo rosso. Rosso come il    sangue di una guerra di civiltà. </p>
<div dir="LTR" id=":ww">
<p>Abbiamo chiesto alla    giornalista Laura Silvia Battaglia di commentare gli episodi per    capire bene cosa sta accadendo e la ringraziamo per questo suo     contributo. </p>
<div dir="LTR">
<br />I due episodi di ieri, l&#8217;attentato a Parigi contro il giornale satirico Hebdo e l&#8217;autobomba a Sanaa in Yemen, contro l&#8217;accademia di polizia, entrambi costati la morte a giornalisti, civili, militari, ci dicono con chiarezza un paio di cose. La prima: che siamo in presenza di scenari mutati e sempre più cruenti nel nuovo assetto del Medio Oriente da una parte e dell&#8217;Europa dall&#8217;altra. La seconda: che da tempo sono in atto ma sono arrivate solo oggi a piena maturazione le previsioni di conflitto globale già in atto dal 2004 e che interessano oggi i civili, le religioni, la cultura, le tradizioni e mettono fortemente in crisi qualsiasi tipologia di convivenza e cosmopolitismo. Se in Oriente si è favorito il contrasto e la lotta tra sunniti e sciiti, presentandola come una questione squisitamente religiosa, in Occidente si sta stimolando l&#8217;odio, da una parte contro i musulmani tout court e migranti provenienti da queste aree, dall&#8217;altra contro le società democratiche che tendono a favorire una laicità che e&#8217; diventata laicismo e sopportano i fenomeni migratori con leggi inadeguate e diffusi atteggiamenti ipocriti.<br />In entrambi casi, a farne le spese saranno le componenti sociali più a rischio: i giovani in Yemen e Medio Oriente e i migranti in Europa. Ma ciò che&nbsp;è più&#8217; preoccupante&nbsp;è il solco che si traccia in mezzo, figlio di anni di bombardamenti, droni e detenzioni eccezionali da una parte e di incitamenti all&#8217;odio confessionale e culturale verso i kuffar (gli infedeli) dall&#8217;altra. In questo clima, occorre abbandonarsi meno alle opinioni e più ai fatti. Sospendere i giudizi non richiesti e le conclusioni affrettate ma, allo stesso tempo, non avere paura ad affrontare dettami, pregiudizi o incomprensioni sulla propria identità e su quelle altrui che possano mettere in pericolo la stabilità di un Paese e la convivenza civile.</div>
</div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2015/01/08/charlie-ebdo-e-la-bomba-in-yemen_8/">Charlie Ebdo e la bomba in Yemen: segnali di una guerra globale</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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