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	<title>bombardamenti Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Turchia: attacco alla fabbrica di droni di Ankara</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Oct 2024 08:03:29 +0000</pubDate>
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<p></p>



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<p></p>



<p></p>



<p>L’Associazione per i popoli minacciati chiede un’indagine internazionale.</p>



<p></p>



<p>In seguito all’attacco all’azienda turca di droni ad Ankara, l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) chiede un’indagine<br>internazionale indipendente. Questa deve chiarire chi c’è veramente dietro l’attacco: Erdoğan e l’intero Stato turco non hanno nemmeno<br>aspettato i risultati della loro indagine sull’attacco prima di iniziare a bombardare città e villaggi curdi nel nord della Siria. Qamishli,<br>Kobani e altre località della Siria settentrionale sarebbero state attaccate dalla Turchia più volte durante la notte. Pochi minuti dopo<br>l’attacco, i principali politici tedeschi hanno dichiarato la loro solidarietà al partner della NATO. Tuttavia, il fatto che la Turchia<br>stia attaccando quotidianamente città e villaggi di curdi, assiri/aramaici, yazidi, cristiani e aleviti nel nord della Siria e dell’Iraq con aerei da guerra, droni da combattimento, missili, artiglieria e carri armati non vale nemmeno un appello ai politici tedeschi per proteggere la popolazione civile.</p>



<p>Pochi giorni fa, l’APM aveva lanciato un appello in Germania ai Consigli direttivi federali della SPD, della FDP e di Alleanza 90/Verdi affinché avviassero una discussione aperta e onesta sul comportamento irresponsabile della politica tedesca nei confronti del presidente turco Erdoğan e dell’islamismo. “Olaf Scholz e Annalena Baerbock stanno danneggiando la reputazione della Repubblica Federale Tedesca non facendo campagna per la pace e i negoziati tra Turchia e curdi. Non chiedono nemmeno il rilascio di politici curdi come Selahattin Demirtaş o Abdullah Öcalan”, ha criticato Kamal Sido, referente per il Medio Oriente. Demirtaş, come decine di migliaia di altri politici curdi, è in carcere dal 2016 per essersi battuto a favore della pace e dei negoziati e per aver denunciato il sostegno o la tolleranza di Erdoğan nei confronti del cosiddetto “Stato Islamico” e di altri islamisti.</p>



<p>Anche la Corte europea dei diritti dell’uomo chiede da anni la liberazione di Demirtaş. Parlando dal carcere, Demirtaş ha condannato<br>con forza l’attacco e ha invitato tutte le parti a porre fine alla violenza, al terrore e alla guerra e a dialogare tra loro. Öcalan è stato imprigionato per un quarto di secolo (1999) e per anni è stato in isolamento. Secondo diverse fonti, Öcalan avrebbe anche chiesto, dietro le quinte, la fine della violenza.</p>



<p>Erdoğan e i suoi sostenitori nella NATO non sembrano interessati a questi appelli per la fine della violenza, del terrore e della guerra.<br>La domanda rimane: a chi giovano la violenza, il terrore e la guerra? Certamente non alla popolazione civile curda, né alla popolazione turca.<br>Solo i politici che strumentalizzano la violenza, il terrore e la guerra per i loro interessi politici di potere e il complesso militare-industriale, che vende sempre più armi e guadagna dalla guerra a spese di persone innocenti, sembrano avere interesse ad aumentare la guerra e la violenza.</p>
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		<title>MSF: a Gaza non ci sono luoghi sicuri per l&#8217;assistenza sanitaria</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Jan 2024 10:55:45 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p><strong>MSF a Gaza</strong>&nbsp;denuncia che negli ultimi tre mesi a causa degli incessanti attacchi delle forze israeliane nella Striscia di Gaza non ci sono più luoghi sicuri dove fornire assistenza sanitaria alle persone.</p>



<p>I continui ordini di evacuazione e gli attacchi alle strutture sanitarie hanno ripetutamente costretto organizzazioni come la nostra ad evacuare gli ospedali e a lasciare indietro i pazienti.</p>



<p>La quantità di&nbsp;<strong>spazi sicuri per le organizzazioni</strong>&nbsp;che forniscono supporto sanitario alle persone è ora&nbsp;<strong>fisicamente inesistente</strong>.</p>



<p>I continui ordini di evacuazione e gli attacchi alle strutture sanitarie hanno ripetutamente costretto organizzazioni come la nostra ad&nbsp;<strong>evacuare gli ospedali e a lasciare indietro i pazienti</strong>.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><strong>Lasciare l’ospedale di Al-Aqsa e i nostri pazienti è stata una decisione devastante</strong>&nbsp;e l’ultima cosa che avremmo voluto fare. Gli attacchi dei droni, il fuoco dei cecchini e i bombardamenti nelle immediate vicinanze dell’ospedale hanno reso lo spazio troppo insicuro per lavorarci. Le condizioni di instabilità ci fanno sentire incapaci. Non c’è praticamente<strong>&nbsp;nessuno spazio sicuro</strong>&nbsp;per fornire alle persone un’assistenza medica anche minima”.<strong>Enrico Vallaperta</strong>Referente medico del progetto MSF a Gaza</p></blockquote>



<p>Il 6 gennaio, le&nbsp;<strong>nostre équipe sono state costrette ancora una volta ad evacuare un ospedale</strong>. I team hanno lasciato l’ospedale Al-Aqsa nell’Area di Mezzo di Gaza, dopo che le&nbsp;<strong>forze israeliane hanno emesso ordini di evacuazione</strong>&nbsp;per i quartieri circostanti l’ospedale. Questa evacuazione forzata ha limitato il nostro accesso alle scorte di farmaci, confermando la<strong>&nbsp;difficoltà per le attività mediche</strong>&nbsp;e il deteriorarsi continuo delle condizioni di sicurezza.</p>



<h2>Il sistema sanitario di Gaza è collassato</h2>



<p><strong>Il sistema sanitario di Gaza è praticamente collassato</strong>. L’Organizzazione Mondiale della Sanità riferisce che&nbsp;<strong>solo 13 dei 36 ospedali di Gaza sono ancora parzialmente funzionanti</strong>: 9 nel sud e 4 nel nord. I due ospedali principali nel sud di Gaza stanno operando con una capacità di posti letto tre volte superiore alla loro e stanno esaurendo le forniture di base e il carburante.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Siamo gradualmente messi all’angolo in un perimetro molto restrittivo nel sud di Gaza, a Rafah, con possibilità sempre più limitate di offrire cure mediche, mentre i bisogni aumentano disperatamente. Con l’avanzare dell’assalto a Gaza, abbiamo dovuto evacuare diverse strutture sanitarie nel nord della Striscia e poi nell’Area di Mezzo. Oggi ci limitiamo a lavorare principalmente nel sud, perché non possiamo lavorare altrove.<strong>&nbsp;Stiamo esaurendo gli ospedali e siamo costretti a lasciare indietro i pazienti</strong>“.<strong>Thomas Lauvin</strong>Coordinatore dei progetti di MSF a Gaza</p></blockquote>



<p>Diversi ospedali in cui lavoravamo si sono trovati in questa situazione:&nbsp;<strong>l’Indonesian Hospital</strong>&nbsp;nel nord di Gaza è stato costretto ad essere<strong>&nbsp;evacuato a ottobre</strong>.&nbsp;<strong>L’ospedale Al-Shifa</strong>, il più grande di Gaza, è stato&nbsp;<strong>colpito</strong>&nbsp;e il personale è stato costretto a&nbsp;<strong>evacuare a novembre</strong>. Poi&nbsp;<strong>l’ospedale di Al Awda</strong>, ospedale in cui lavoriamo dal 2018,<strong>&nbsp;è stato colpito e tre medici</strong>, due dei quali facevano parte del nostro staff,&nbsp;<strong>sono stati uccisi</strong>.</p>



<p>Ora,&nbsp;<strong>questo schema si sta ripetendo nel Sud</strong>, che ospita un numero di persone cinque volte superiore a quello di prima della guerra, con meno posti per fornire assistenza sanitaria.</p>



<h2>Il sud di Gaza bombardato</h2>



<p>Il sud di Gaza è stato<strong>&nbsp;bersagliato da intensi bombardamenti</strong>&nbsp;dalla rottura della tregua di novembre e il bisogno di cure d’emergenza, chirurgiche e post-operatorie è enorme nell’area. La mancanza di capacità ospedaliera sta privando i<strong>&nbsp;pazienti di cure adeguate e di condizioni igieniche accettabili</strong>, con il risultato di un numero crescente di ferite infette e di procedure mediche eseguite in condizioni estreme. Molte&nbsp;<strong>donne sottoposte a taglio cesareo vengono dimesse appena sei ore dopo il parto</strong>&nbsp;per fare spazio ad altre donne incinte, mentre alcune vengono semplicemente allontanate e partoriscono nelle tende.</p>



<h2>MSF a Gaza</h2>



<p>Rimaniamo impegnati a<strong>&nbsp;fornire assistenza medica</strong>&nbsp;a Gaza e&nbsp;<strong>chiediamo la protezione degli ospedali</strong>, del personale medico e dei pazienti. Le nostre équipe stanno attualmente&nbsp;<strong>fornendo supporto pre e post parto</strong>&nbsp;presso l’Imarati Maternity Hospital, mentre presso l’Indonesian Hospital di Rafah MSF supporta la popolazione di Gaza con la fisioterapia e le cure post-operatorie. Sempre a Rafah, presso la clinica Al-Shaboura, offriamo&nbsp;<strong>consulenze sanitarie di base,</strong>&nbsp;<strong>medicazioni</strong>&nbsp;di ferite e&nbsp;<strong>consulenze per la salute mentale</strong>. Supportiamo l’European Hospital di Gaza con una&nbsp;<strong>piccola capacità chirurgica</strong>&nbsp;e il team di infermieri assiste i pazienti che necessitano di medicazioni. Ad Al Awda, nel nord di Gaza, e all’ospedale Nasser di Khan Younis, i nostri operatori umanitari lavorano in<strong>&nbsp;condizioni estremamente difficili, anche per la mancanza di cibo e forniture mediche a causa degli attacchi aerei e dei combattimenti</strong>&nbsp;nelle vicinanze.</p>



<p>Ribadiamo il nostro appello per un <strong>cessate il fuoco immediato</strong> che risparmi le vite dei civili, ripristini il flusso di assistenza umanitaria e ristabilisca il sistema sanitario da cui dipende la sopravvivenza della popolazione di Gaza.</p>
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		<title>Idlib e l&#8217;equivoco dei media italiani</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Mar 2020 08:12:50 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="1024" height="469" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/İdlib_14-1024x469.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13685" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/İdlib_14-1024x469.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/İdlib_14-300x138.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/İdlib_14-768x352.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/İdlib_14-980x450.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 980w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/İdlib_14.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p>a cura di Alessandra Montesanto</p>



<p><em>Associazione Per i Diritti umani</em> ha parlato con il reporter Amedeo Ricucci che, sempre gentilmente e in maniera molto chiara, spiega la situazione a Idlib e l&#8217;equivoco veicolato dai media italiani. Ecco le sue parole. </p>



<p></p>



<p>La prima cosa da chiarire &#8211; che non viene chiarita dai media italiani &#8211; sulla situazione di Idlib è che si sta alimentando l&#8217;equivoco che i profughi siriani ammassati tra il confine terrestre tra Grecia e Turchia &#8211; così come i profughi che prendono i boat people e vanno dalla costa turca verso le isole di Lesbo o di Kyos – siano siriani di Idlib in fuga dai bombardamenti: NON E&#8217; ASSOLUTAMENTE VERO. A Idlib si continua bombardare, ci sono migliaia di siriani intrappolati nella terra addossata al confine turco perchè in realtà Erdogan sta solo minacciando l&#8217;Europa di aprire i confini, ma non li ha affatto aperti e ha lasciato passare solo qualche profugo per poterlo immortalare con le telecamere per alimentare la sua propaganda. Ad esempio, ha lasciato passare la famosa bambina a cui il papà raccontava che i bombardamenti erano soltanto un gioco, ma in realtà si contano sulle dita delle mani i profughi a cui Erdogan ha aperto la porta.</p>



<p>Il confine turco ha sigillato il muro che è stato costruito negli anni scorsi e Erdogan sta semplicemente facendo della propaganda perchè vuole che l&#8217;Europa intervenga per risolvere la situazione che si è creata a Idlib, cioè il fatto che lui e Putin non sono d&#8217;accordo su come spartirsi quell&#8217;area: mentre il regime di Assad, appoggiato dai Russi, vorrebbe sgomberarlo completamente dalla popolazione siriana e spedire i profughi in Turchia perchè la gente che vive a Idlib è composta da siriani che sono stati evacuati da zone e città riconquistate dal regime, ad esempio Aleppo o Duma vicino a Damasco, e le famiglie dei combattenti non volevano stare sotto il regime di Assad per cui sono state deportate con i  camion verso Idlib;  Idlib è, quindi, un concentrato di popolazione di cui il regime non sa che farsene e quindi vorrebbe riconquistare tutta quell&#8217;area vicino al confine turco &#8211; d&#8217;altronde quella è terra siriana &#8211; mentre Erdogan, che presidia quella zona e che dà un appoggio alle forze siriane ribelli che  comandano a Idlib, vorrebbe che questi tre milioni di siriani venissero spalmati lungo una terra di confine in modo da creare una zona cuscinetto che Erdogan e la Turchia sfrutterebbero per i loro scopi politici, per evitare che  i curdi possano stare a ridosso della frontiera, quindi per evitare contatti tra i curdi siriani e i curdi turchi.  </p>



<p>L&#8217;equivoco che si sta alimentando
riguarda chi sono i profughi che si stanno ammassando alla frontiera
terrestre tra Turchia e Grecia. Sono profughi che stanno in Siria da
anni e li hanno portati alla frontiera con i pullman, non a caso
Erdogan dice che sono 90 mila quando invece le Nazioni Unite dicono
che sono al massimo 15 mila, cioè c&#8217;è un gioco della propaganda che
si sta facendo sulla pelle dei profughi siriani che stanno 
continuando ad essere bombardati, che stanno morendo o che stanno al
freddo, intrappolati tra il regime di Assad e i russi che bombardano
e la frontiera turca che resta chiusa. 
</p>
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		<title>Le donne dell&#8217;Ucraina. Intervista a Giulia Corsalini</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jan 2019 07:39:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione per i Diritti umani ha avuto il piacere di intervistare Giulia Corsalini, docente e autrice di critica letteraria, qui al suo esordio nella narrativa con il romanzo La lettrice di Cechov, edito da&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> ha avuto il piacere di intervistare Giulia Corsalini, docente e autrice di critica letteraria, qui al suo esordio nella narrativa con il romanzo <em>La lettrice di Cechov, </em>edito da Nottetempo.</p>
<p>Ringraziamo molto Giulia Corsalini per la sua disponibilità</p>
<p>Intervista a cura di Alessandra Montesanto</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/9788874527274_0_0_407_751.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11940" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/9788874527274_0_0_407_751.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="282" height="407" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/9788874527274_0_0_407_751.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 282w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/9788874527274_0_0_407_751-208x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 208w" sizes="(max-width: 282px) 100vw, 282px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Perché ha deciso di raccontare questa storia?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questa storia è nata diversi anni fa. A quel tempo scrivevo soprattutto racconti. In Università , nell&#8217;Istituto di Italianistica in cui lavoravo, si parlava di una giovane donna ucraina, una badante, che, frequentando la biblioteca di Slavistica nelle ore libere, si era fatta apprezzare come studiosa e aveva ottenuto un contratto di docenza. La biblioteca di Russo non era nello stesso piano del nostro Istituto e questa collega forse la incrociavo per le scale ma non l&#8217;ho mai conosciuta, né ho saputo in seguito più nulla di lei. La notizia è passata così; poi, ad un certo punto, non so come, è diventata il nucleo di un racconto. Su questa storia sono tornata e ritornata, finché ne è nato un romanzo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come si è documentata per tratteggiare il personaggio di Nina, simbolo di tutte le donne (in particolare dell&#8217;Est Europa), costrette a lasciare i figli e i mariti nella terra d&#8217;origine per venire in Italia a svolgere professioni poco appaganti?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Negli ultimi anni ho conosciuto diverse donne ucraine e di alcune sono diventata amica; così so molto delle loro vite, del loro lavoro e delle famiglie lontane. La distanza dei figli naturalmente è l&#8217;aspetto più difficile e doloroso della loro esperienza e quello che, come madre, faccio più fatica a comprendere. Per le donne che vengono dalle terre dell&#8217;est dell&#8217;Ucraina, terre devastate da un conflitto terribile e poco noto, la lontananza è ancora più drammatica. Per un certo periodo, una di loro, mentre parlava con il figlio al telefono, sentiva il boato dei bombardamenti su Donetsk (questo figlio, che si è laureato mentre lei era in Italia e vive solo, è il suo unico affetto e per tre anni la guerra le ha reso impossibile raggiungerlo). Ma è un&#8217;altra storia.</p>
<p>Ho letto dei libri, romanzi e saggi sull&#8217;argomento e poi ho fatto un viaggio a Kiev; ho visitato questa città storica, attraversata dal Dnepr, molto bella; ho partecipato ai riti ortodossi; ho mangiato i piatti tipici; ho preso l&#8217;aereo nel piccolo aeroporto vicino alla città, dal quale partono le badanti più fortunate, che riescono ad evitare il viaggio di due giornate in pulmini male in arnese e ad acquistare un volo low-cost; eravamo insieme, lì al gate, in un&#8217;alba freddissima.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una volta l&#8217;Ucraina era considerata “Russia”. Vuole spiegarci qual è il legame tra la storia di Nina e la Letteratura russa (Čechov, in particolare) e italiana?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nina è una donna colta, una studiosa di Letteratura russa. In particolare ha una passione per Čechov e questa passione, che in un primo tempo rappresenta soprattutto un conforto per la sua solitudine, diviene motore della vicenda.</p>
<p>E&#8217; per studiare Čechov che Nina inizia a frequentare la biblioteca di Slavistica dell&#8217;Università della cittadina in cui lavora come badante ed è lì che trova una controversa possibilità di riscatto.</p>
<p>I racconti dello scrittore e drammaturgo russo diventano oggetto di analisi e materia di insegnamento per Nina. Allo stesso tempo quella scrittura è aspirazione della voce narrante, che insegue la stessa qualità di naturalezza nella narrazione della propria vita e tenta di rimodulare l&#8217;arco melodico della pagina čechoviana; una musicalità malinconica e interiore, attraverso la quale il pathos della disillusione e il senso dell&#8217;inadempienza dei destini si fondono alla persistenza del sogno.</p>
<p>La Letteratura italiana resta sullo sfondo; Nina cerca di capire in che modo Čechov abbia influenzato gli scrittori italiani, ma non espone che in linea generale i risultati del suo lavoro; arriva a dire che per il narratore italiano la scrittura di Čechov rappresenta un&#8217;aspirazione più che un modello; dietro la ricerca di un&#8217;arte non formale e libera da intenzionalità secondarie &#8211; abbellimenti stilistici, sperimentazione, ammaestramenti di ogni tipo &#8211;  c&#8217;è spesso la lezione čechoviana.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il suo romanzo affronta il tema della solitudine, ma non appartiene solo a Nina&#8230;Tutti i personaggi ne soffrono. Credo anche che, per la struttura e la scrittura, il  testo si potrebbe trasporre in una pièce. Cosa pensa di queste considerazioni?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ognuno dei personaggi vive una sua forma di solitudine, che per tutti è comunque principalmente senso della perdita degli esseri amati, con i quali si sono condivisi giorni e consuetudini, e fedeltà tenace a ciò che quei legami hanno rappresentato. Nina è sola soprattutto perché non può più comunicare con la figlia Kàtja, la figlia lo è perché non riesce a giustificare la madre; e Giulio De Felice, il professore di Letteratura russa, è solo perché, anche lui, non sa perdonare la moglie, che non ha mai smesso di amare. Ci sono stati dei motivi di incomprensione, delle fratture che sono diventate insanabili, ci sono stati il dolore e la morte, e il passato è ormai per ognuno il tempo di una felicità compromessa e irrecuperabile, a cui tuttavia non si vuole rinunciare.</p>
<p>Il romanzo ha scene, dialoghi, atmosfere, descrizioni di interni che penso si prestino alla trasformazione del testo in una pièce drammatica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Qual è il Futuro sognato da Nina e quale, invece, quello realizzabile?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nina, che è appunto un&#8217;appassionata lettrice di Čechov, avverte il carattere illusorio e velleitario delle proprie aspirazioni per il futuro nel momento stesso in cui si concede il diritto di nutrirle; allo stesso tempo non rinuncia ad avere delle aspettative di bene che riguardano la figlia, sé, gli altri; aspettative per un verso indefinite, come se il bene fosse difficile da formulare, per l&#8217;altro poggiate su alcuni gesti concreti e avvertimenti vivi: mettere insieme dei risparmi per aiutare Kàtja, scrivere un saggio che la accrediti tra gli studiosi, assumersi una responsabilità di tipo umanitario, provare sdegno per le ingiustizie. Malgrado tutto, Nina ha una predisposizione alla fiducia.</p>
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		<title>Notizie da Gaza, notizie dirette</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Aug 2018 07:26:38 +0000</pubDate>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Associazione per i Diritti Umani</strong></em> ieri ha chiesto notizie e un commento a Meri Calvelli, responsabile del <em>Centro Italiano di Scambi Culturali &#8211; VIK</em> di Gaza. Meri Calvelli è stata gentilissima, ecco le sue parole.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/38880915_1815391641842175_8278694401006370816_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11140" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/38880915_1815391641842175_8278694401006370816_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1600" height="524" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/38880915_1815391641842175_8278694401006370816_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/38880915_1815391641842175_8278694401006370816_n-300x98.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/38880915_1815391641842175_8278694401006370816_n-768x252.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/38880915_1815391641842175_8278694401006370816_n-1024x335.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></a></p>
<p>Due giorni di tregua, temporanea ma regge; ieri venerdì, la grande marcia ha continuato a presentarsi al confine, con migliaia di persone, famiglie intere, che continuano a chiedere di essere rispettati i loro diritti di persone, non costrette alla galera a vita su una striscia di terra ma di riavere la libertà’ tolta. Come risposta anche ieri 1 morto, un infermiere del servizio sanitario locale, che stava intervenendo e trasportando uno dei tanti feriti della giornata. Ahmad abu Loli 43 anni, altra vittima dell’ingiusta reazione contro questi cittadini che protestano.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/38900162_2075995185995126_9119706515765198848_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11141" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/38900162_2075995185995126_9119706515765198848_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="960" height="720" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/38900162_2075995185995126_9119706515765198848_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/38900162_2075995185995126_9119706515765198848_n-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/38900162_2075995185995126_9119706515765198848_n-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>
<p>Nella citta’ intanto la vita e’ ripresa, dopo la paura dei forti attacchi promessi su tutta la striscia, le parti hanno fermato il fuoco, per il momento, ma quello che rimane sul campo purtroppo sono ancora macerie e distruzione. In molti si chiedono come mai hanno colpito un luogo neutrale, non militare, che per anni e anni ha offerto solo un servizio culturale e sociale agli abitanti . Nella logica della punizione collettiva, questo tipo di attacchi militari, con risposta dell’avversario, devono essere evidenti alla popolazione; questa la logica della distruzione del centro culturale &#8220;Al Mesahal&#8221;, di giovedì scorso, e quella dell’Art&amp;Craft della settimana scorsa. Due luoghi cari e utili, che sicuramente la gente apprezza più’ dei luoghi militari costruiti intorno.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/38967971_268642477287682_269813152659537920_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11142" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/38967971_268642477287682_269813152659537920_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="960" height="720" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/38967971_268642477287682_269813152659537920_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/38967971_268642477287682_269813152659537920_n-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/38967971_268642477287682_269813152659537920_n-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>
<p>Alle forze israeliane quindi, non basta rispondere colpendo le basi di Hamas, responsabili del lancio di missili, ma la pressione, l’attacco e l’umiliazione deve essere pagata con il tributo della popolazione e della società che cerca di ricostruire ogni volta. Questo passaggio su Gaza purtroppo non e’ considerato dalla comunità internazionale tutta, ne dai governi che non intervengono con una posizione sul diritto internazionale degli esseri umani. Quando si parla di Gaza si accomuna tutti i presenti con un unico corpo, colpevole della situazione; la responsabilità politica della situazione, o lasciare che anche qui parlino solo armi, è purtroppo diventato un metodo globale e sbrigativo, non risolve i problemi, li esaspera ma crea un business enorme per tutti. Gaza purtroppo e’ questo, non si spiega altrimenti la situazione di protratta emergenza e insicurezza per tutti. La dignita’ pero’ ce la dimostrano i cittadini, nella forza di rialzarsi, ricostruire, ricominciare e non darsi per vinti. Anche oggi il teatro distrutto dall’ultimo attacco, ha messo in scena la vitalità e il pensiero creativo, i bisogni e i desideri.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/39050608_540120773111464_8668030038177742848_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11143" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/39050608_540120773111464_8668030038177742848_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="540" height="960" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/39050608_540120773111464_8668030038177742848_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 540w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/39050608_540120773111464_8668030038177742848_n-169x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w" sizes="(max-width: 540px) 100vw, 540px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nonostante ogni materiale scenografico, abiti di scena ecc. siano stati disintegrati da ben 9 bombe lanciate da F16, la gente si e’ ritrovata calpestando rabbiosamente le macerie e messo in scena lo spettacolo. Canti e parole per ricostruire le speranze, e’ l’appello che viene lanciato ogni giorno dalla polvere di uno spazio distrutto senza motivo.</p>
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		<title>Mentre Assad combatte contro tutti, la Siria non trova pace</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 May 2018 07:31:37 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;"><b> </b></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">di Valentina Tatti Tonni</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/siria-guerra-civile.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10657" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/siria-guerra-civile.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1140" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/siria-guerra-civile.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1140w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/siria-guerra-civile-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/siria-guerra-civile-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/siria-guerra-civile-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1140px) 100vw, 1140px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">All’indomani dell’attacco missilistico da parte di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia contro le basi chimiche siriane, analisti e politologi si sono affrettati a rilasciare interviste e dichiarazioni su ciò che era successo e su ciò che probabilmente sarebbe accaduto in futuro. Mentre auspicano alla pace, viene predetta, spaventosa, una terza guerra mondiale. Nella notte del 14 aprile l’operazione militare di quei tre alleati, che non è stata approvata dalle Nazioni Unite, mirava a colpire gli arsenali di Bashar al-Assad che due giorni prima aveva lanciato un’offensiva contro i ribelli nella città di Duma intossicando con armi chimiche più di 500 persone.</p>
<p align="JUSTIFY">Una guerra siriana che non è più solo civile ma che sta coinvolgendo molte nazioni esterne e altrettanti interessi. La guerra siriana inizialmente era nata come un’opposizione di cittadini contro il governo, qualcosa che si vede accadere in tutti i Paesi ma che qui, a causa del fragile equilibrio socio-geo-politico si è trasformato in ben altro. Seguendo l’onda tunisina della primavera araba, nel marzo del 2011 Damasco e Aleppo si ribellano al regime.</p>
<p align="JUSTIFY">Prestato al disappunto internazionale, anche dopo la strage dei bambini uccisi nei bombardamenti, Israele (nonostante l’impegno con Gaza) ne ha approfittato per colpire le truppe iraniane presenti in Siria, dopo che queste in febbraio erano a loro volta penetrate nello spazio aereo di Netanyahu.</p>
<p align="JUSTIFY">L’Iran infatti, insieme alla Russia, ad alcune milizie sciite e ad Hezbollah fanno parte delle forze alleate al regime di Assad, quelle che fin da subito si sono schierate al suo fianco per combattere alleati occidentali, Israele e i ribelli. Aleppo in dicembre è stata appunto riconquistata totalmente.</p>
<p align="JUSTIFY">La Repubblica Araba siriana è attraversata poi da altri conflitti nati prima, come quello che iniziarono gli Stati Uniti nel 2014 contro lo Stato Islamico (Isis). Obama all’epoca aveva ad appoggiare il suo esercito i curdi, riuniti in una coalizione di forze siriane. Sembrava facile, come si vide con la battaglia di Kobane: la città fu devastata dall’Isis ma alla fine i miliziani curdi riuscirono a riconquistarla. Spinti dalla vittoria a Kobane, si sono spostati a Raqqa e sono riusciti a liberarla anche se è ormai una città fantasma e il pericolo per i civili rimane alto a causa delle granate inesplose.</p>
<p align="JUSTIFY">Altro protagonista nelle guerriglie in Siria, è la Turchia. Nel 2011 Erdogan aveva appoggiato i ribelli sunniti contro le forze del regime siriano. Schieratosi con i sunniti voleva colpire il maggior alleato dell’Iran, la “mezzaluna sciita” di cui faceva parte l’Iraq. Quando nel 2015 è entrato in gioco anche Putin, la reazione turca non si è fatta attendere abbattendo un caccia russo. Avendo però compreso che Assad non si sarebbe arresto, Erdogan ha fatto un passo indietro e si è alleato con Putin e con Teheran per contenere i curdi. L’unica coerenza strategica del suo piano è trovare ripugnante l’intesa con gli Stati Uniti, ma in questo non è solo.</p>
<p align="JUSTIFY">I curdi sono la quarta etnia più grande del Medio Oriente e la loro presenza si vede in Siria, Turchia, Iran, Armenia e Iran, nonostante il suo esercito YPG, Unità di Protezione Popolare, in Siria voglia abbattere l’Isis (hanno iniziato a difendersi nel 2013), non sono visti di buon occhio da alcune potenze tra cui la Turchia per via dei curdi emigrati che hanno formato un gruppo politico, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) considerato da Erdogan un gruppo terroristico.</p>
<p align="JUSTIFY">Lo Stato Islamico (Isis) era una costola di Al Qaeda che nel 2000 in Iraq si staccò creando un’entità a sé stante guidata da Abu Musab al Zarqawi. Hanno poi aspettato il momento propizio per entrare in scena, approfittando della guerra in Siria nel 2014 si sono spostati da Mosul. Il disprezzo condiviso per gli antichi imperi coloniali e per l’Occidente in genere hanno fanno iniziare una escalation di attentati anche in Europa: Germania, Francia, Belgio, Spagna, Inghilterra.</p>
<p align="JUSTIFY">A perdere queste sanguinose guerre sembrerebbero proprio i ribelli, anche se l’appoggio dell’Arabia Saudita potrebbe forse modificare gli esiti. Intanto Trump sembrerebbe dell’idea di formare un gruppo coeso di forze armate provenienti da Emirati, Qatar, Egitto e Arabia Saudita (che si è già detta disponibile), in modo che prendano il suo posto.</p>
<p align="JUSTIFY">Mentre dalla Gran Bretagna, subito dopo il raid notturno, la May si è affrettata a precisare che il loro intervento voleva soltanto fermare gli attacchi chimici e non mettere bocca nel regime, Assad il 20 aprile ha restituito alla Francia la Legion D’Onore che l’allora Presidente francese Chirac aveva consegnato nel 2001. Nella motivazione si legge: &#8220;Il presidente Assad non è onorato di portare un&#8217;onorificenza di un regime servo degli Stati Uniti che sostiene le organizzazioni terroristiche in Siria&#8221;. Dieci giorni dopo alcuni missili hanno colpito basi dell’esercito siriano che ospitavano militari iraniani, ad Aleppo e Hama. Segno questo di indelebile riluttanza verso una qualunque pacificazione, ma non sono d’accordo i cittadini, un gruppo coeso profugo in Libano, che il 3 maggio scorso hanno presentato al Parlamento Europeo una proposta di pace e presentata a Bruxelles dalla Comunità Papa Giovanni XXIII, dove si richiede che la gente possa rientrare in Siria protetta dalla comunità internazionale in zone umanitarie e non campi fatiscenti dove manca sanità e istruzione.</p>
<p align="JUSTIFY">Intanto, i periti dell’Opac (Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche) il 4 maggio scorso hanno terminato la loro missione di accertamento a Douma sul presunto attacco chimico da parte di Damasco il 7 aprile scorso. Arrivati in Siria due settimane dopo il presunto attacco, hanno riferito che i campioni di analisi rilevati non siano sufficienti per la verifica e che in extremis sarebbe necessario riesumare i corpi di alcune delle vittime.</p>
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		<title>Milano, storia di una rinascita</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2017 06:03:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>MILANO, STORIA DI UNA RINASCITA 1943-1953 DAI BOMBARDAMENTI ALLA RICOSTRUZIONE Palazzo Morando, fino al 12 febbraio 2017 di Monica Macchi Questa mostra è il nostro poema epico in fotografia Giuseppe Sala Tutto era diventato&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;"><b>MILANO, STORIA DI UNA RINASCITA</b></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;"><b>1943-1953 DAI BOMBARDAMENTI ALLA RICOSTRUZIONE</b></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;"><b>Palazzo Morando, fino al 12 febbraio 2017</b></span></span></p>
<p align="CENTER">
<p align="CENTER"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-757.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8045" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-757.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="645" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-757.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 645w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-757-150x150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-757-300x298.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-757-160x160.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w" sizes="(max-width: 645px) 100vw, 645px" /></a></p>
<p style="text-align: left;" align="CENTER">di Monica Macchi</p>
<p align="CENTER">
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Questa mostra è il nostro poema epico in fotografia </i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Giuseppe Sala</span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Tutto era diventato grigio, velato:</i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>polverizzati i colori delicatamente gialli e rosa </i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>che intonavano la grazia di Milano</i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Stefano Galli</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Questo percorso visivo storico si snoda attraverso il racconto della quotidianità: 170 immagini d’epoca in bianco e nero, cimeli e reperti bellici (maschere antigas, paracadute bengala…), i luoghi della città usurpati dal Fascismo tra cui l’Albergo Diana e l’Albergo Regina e quelli bombardati e distrutti ma nello stesso tempo le nuove forme di relazioni sociali, dal protagonismo femminile alla solidarietà verso gli sfollati, dalle mense collettive al mercato nero. In questo primo settore della mostra, con le luci sempre basse, colpisce lo spazio dedicato alle biciclette e ai loro diversi modelli, indispensabili per potersi muovere, lavorare e resistere. Entrando nella seconda parte il bagliore delle luci incornicia la rinascita, in primis urbanistica, poi di design (qui il focus è sulla lambretta!) e anche culturale che raggiunge l’acme nella retrospettiva dedicata a Picasso a palazzo Reale con Guernica che si incornicia nella Sala della Cariatidi.</p>
<p align="JUSTIFY">PS E’ previsto anche un ciclo di conferenze: Sabato 28 gennaio verrà presentato il libro “Gefangenennummer 42872. Diario di prigionia” alla presenza di Roberto Biscardini e Tullio Barbato</p>
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		<title>Da Al Jazeera sulla Siria</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2016 07:55:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Senza parole. No comment. &#160;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Senza parole. No comment.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-695.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7628" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-695.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-695" width="686" height="515" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-695.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 686w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-695-300x225.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 686px) 100vw, 686px" /></a></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/12/15/da-al-jazeera-sulla-siria/">Da Al Jazeera sulla Siria</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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