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	<title>bosnia Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Srebrenica: città sinonimo di un fallimento e di una nuova promessa di responsabilità di fronte a severe violazioni dei diritti umani</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jul 2022 07:54:48 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/seb.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="817" height="486" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/seb.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16482" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/seb.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 817w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/seb-300x178.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/seb-768x457.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 817px) 100vw, 817px" /></a></figure>



<p>di Nicole Fraccaroli </p>



<p></p>



<p>Il nome Srebrenica è diventato sinonimo di quei giorni bui del luglio 1995 quando, nella prima area di sicurezza dichiarata dalle Nazioni Unite, migliaia di uomini e donne furono sistematicamente assassinati e sepolti in fosse comuni. Le vittime, che erano musulmane, sono state assassinate a causa della loro identità. Questa è stata la peggiore atrocità sul suolo europeo dopo la seconda guerra mondiale.</p>



<p>Nel luglio 1995, circa 8.000 musulmani, uomini, donne, ragazzi e ragazze, sono stati uccisi a Srebrenica, una città della Bosnia ed Erzegovina nell&#8217;Europa sudorientale, dalle forze serbo-bosniache guidate dal comandante Ratko Mladić. Questi omicidi furono successivamente classificati come crimine di genocidio dai tribunali internazionali che indagarono sul massacro.</p>



<p>La disintegrazione della Jugoslavia nel 1991 ha gettato nel caos l&#8217;Europa sudorientale e centrale e ha portato a violente guerre interetniche nella regione negli anni successivi. In molti modi, le violenze perpetrate contro bosniaci o musulmani bosniaci durante il massacro di Srebrenica sono state il risultato di tale conflitto regionale. Secondo alcuni ricercatori, questo massacro è stata la peggiore atrocità contro i civili in Europa dall&#8217;Olocausto.</p>



<p>La guerra in Bosnia, avvenuta tra il 1992 e il 1995, ha visto un periodo di sfollamento e pulizia etnica dei musulmani bosniaci e dei croati bosniaci da parte dell&#8217;esercito serbo-bosniaco e delle forze paramilitari. Durante la guerra, il massacro di Srebrenica iniziò l&#8217;11 luglio 1995 quando il comandante Ratko Mladić occupò la città di Srebrenica. Migliaia di famiglie musulmane bosniache hanno cercato rifugio presso il Dutchbat, un battaglione olandese delle forze delle Nazioni Unite che era stato schierato in seguito agli sconvolgimenti durante la guerra in Bosnia, credendo che l&#8217;area sotto il loro controllo fosse una zona sicura.</p>



<p>Tale missione di mantenimento della pace delle Nazioni Unite guidata dai Paesi Bassi non è riuscita a fermare questi omicidi e molti musulmani bosniaci avevano cercato rifugio credendo che fosse una zona protetta. Alcuni esperti affermano che i fallimenti di questa missione di mantenimento della pace delle Nazioni Unite siano stati così severi da non proteggere i musulmani bosniaci con la conseguenza di aver consegnato attivamente ragazzi e uomini alle forze serbo-bosniache sapendo che sarebbero stati uccisi. Questa zona sicura in seguito cadde sotto il controllo delle forze serbo-bosniache dopo la resa delle forze olandesi. Si ritiene che gli 8.000 musulmani uccisi durante questo massacro siano stati assassinati entro due settimane dall&#8217;inizio dell&#8217;occupazione di Srebrenica.</p>



<p>Non sono stati solo i bambini, i ragazzi e gli uomini a subire atrocità e uccisioni. Il massacro ha visto anche diffusi crimini contro le donne, in cui ragazze e donne sono state vittime di violenze e stupri. Nelle loro testimonianze all&#8217;indomani del massacro, le vittime, comprese ragazze e donne, hanno affermato di non aver ricevuto alcuna protezione, nonostante le forze armate abbiano assistito alle violenze perpetrate davanti a loro. Ci sono state anche testimonianze in cui i sopravvissuti hanno raccontato come le forze serbo-bosniache avessero costretto i musulmani bosniaci a scavarsi le proprie tombe. A 27 anni dal massacro, i corpi delle vittime continuano a essere trovati in fosse comuni.</p>



<p>Il Tribunale Penale Internazionale per l&#8217;ex Jugoslavia (Tribunale Internazionale <em>ad hoc</em>) che ha indagato sui crimini di guerra avvenuti durante il conflitto nei Balcani negli anni &#8217;90, ha rilevato che l&#8217;esercito serbo-bosniaco ha compiuto sforzi per rimuovere i corpi da queste fosse comuni in altri siti nel tentativo di nascondere la portata dei crimini e degli omicidi. Questa rimozione dei corpi ha reso difficile l&#8217;identificazione delle vittime e le indagini del tribunale hanno dimostrato che in molti casi le parti del corpo della stessa vittima sono state trovate in tombe diverse. Il tribunale ha inoltre stabilito come questo sia un indicatore del fatto che le uccisioni dei musulmani bosniaci siano state premeditate e ampiamente pianificate.</p>



<p>Nel 1995, il Tribunale Penale Internazionale <em>ad hoc</em> ha incriminato Ratko Mladić e Radovan Karadžić, presidente della Republika Srpska, per crimini di guerra contro i musulmani bosniaci a Srebrenica. Successivamente, il Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan ha presentato il suo rapporto sul massacro di Srebrenica nel 1999 riconoscendo i fallimenti delle Nazioni Unite nel prevenire il massacro e ha affermato come &#8220;la tragedia di Srebrenica perseguiterà per sempre la storia delle Nazioni Unite&#8221;.</p>



<p>Per i Paesi Bassi, i fallimenti del Dutchblat e le notizie sulla partecipazione delle truppe alle violenze perpetrate contro i serbi bosniaci hanno portato a un&#8217;indagine del governo nel 1996. Un rapporto pubblicato sette anni dopo ha riconosciuto i fallimenti di questa missione di mantenimento della pace e il governo olandese ha ammesso una certa responsabilità per l’incapacità di proteggere le vittime durante il massacro.</p>



<p>Nel marzo 2003, la Bosnia ed Erzegovina ha avviato le proprie indagini sul massacro di Srebrenica, basandosi pesantemente sulle conclusioni del Tribunale Penale Internazionale per l&#8217;ex Jugoslavia, concluse l&#8217;anno successivo, con il governo che ha ammesso la commissione di crimini contro i musulmani bosniaci. Alcuni nazionalisti nel paese non si sono mostrati d&#8217;accordo con i risultati di queste indagini. Le scuse ufficiali per il massacro sono state successivamente rilasciate dal governo.</p>



<p>Dieci anni dopo il massacro, nel 2005, la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato ufficialmente una risoluzione riconoscendo il genocidio di Srebrenica. Nel marzo 2016 Radovan Karadžić, ex presidente della Republika Srpska, è stato dichiarato colpevole dal Tribunale Penale Internazionale per l&#8217;ex Jugoslavia di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l&#8217;umanità ed è stato condannato a 40 anni di reclusione. Un anno dopo, nel novembre 2017, Ratko Mladić è stato riconosciuto colpevole di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l&#8217;umanità e condannato all&#8217;ergastolo.</p>



<p>Nel luglio del 1995, Srebrenica è diventata davvero il centro dell&#8217;universo, e la comunità internazionale deve ricordare i crimini contro l&#8217;umanità e di genocidio che ha permesso che accadessero a causa del suo abietto fallimento di impedirli.</p>



<p>Nel 2005, durante il World Summit&nbsp;delle Nazioni Unite, si è stabilito il concetto della “Responsibility to protect” (R2P) ossia il principio per cui si deve intervenire in difesa dei diritti umani fondamentali e per evitare che qualsiasi Stato possa commettere gravi violazioni contro la popolazione. La responsabilità di proteggere andava ad inserirsi nel&nbsp;contesto della protezione dei diritti umani che si era cominciato a delineare&nbsp;nel 1948 con la Convenzione per la prevenzione e repressione del delitto di genocidio e, nel 1949, con le quattro convenzioni di Ginevra.</p>



<p>Questo principio, divenuto centrale nei dibattiti dalla fine della seconda guerra mondiale, soprattutto con il sopraggiungere di nuovi conflitti interni ai singoli Stati e con le tragedie del Rwanda e nei Balcani negli anni ’90,&nbsp;trovò la sua prima formulazione ufficiale nel 2001, nel report della Commissione Internazionale sull’Intervento e Sovranità dello Stato.&nbsp;</p>



<p>Per quanto riguarda le azioni pratiche&nbsp;,il principio della R2P è stato richiamato svariate volte: nel 2006 per il Darfur, nel 2011 per la Libia, Costa d’Avorio, Sud Sudan e Yemen e nel 2013 per il Kenya. Gli ostacoli che ancora limitano le capacità della comunità internazionale ad assolvere alle sue responsabilità di protezione e prevenzione di severe violazioni rimangono palesemente visibili da altrettanti esempi e contesti.</p>



<p>La comunità internazionale ha imparato dai suoi errori, ma non può permettersi di imparare ad un ritmo lento…. Perché le violazioni e gli abusi perpetrati contro le popolazioni civili del mondo non sono rallentati né si sono fermati. Il momento storico in cui viviamo vede un aumento delle violazioni perpetrate contro i civili di diversi Paesi in situazioni di grave povertà, instabilità, conflitti armati interni e esterni.</p>



<p>La comunità internazionale ha fatto una promessa, tanto morale quanto attualmente incorporata nel diritto vincolante e consuetudinario.</p>
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		<title>Finalmente una legge contro la negazione del genocidio in Bosnia</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Nov 2020 09:36:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Bosnia, annuncio dell&#8217;Alto RappresentanteFinalmente una legge contro la negazione del genocidio in Bosnia L&#8217;Alto rappresentante per la Bosnia ed Erzegovina, l&#8217;austriaco Valentin Inzko, ha annunciato una legge contro la negazione dei crimini di genocidio,&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Bosnia, annuncio dell&#8217;Alto Rappresentante<br>Finalmente una legge contro la negazione del genocidio in Bosnia</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="800" height="400" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/bosnia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14852" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/bosnia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/bosnia-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/bosnia-768x384.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure>



<p>L&#8217;Alto rappresentante per la Bosnia ed Erzegovina, l&#8217;austriaco Valentin Inzko, ha annunciato una legge contro la negazione dei crimini di genocidio, attesa da tempo. In un&#8217;intervista alla stampa di qualche giorno fa, ha confermato che avrebbe usato i suoi cosiddetti Poteri di Bonn a questo scopo se il parlamento del Paese non avesse presto approvato una legge in tal senso. I politici serbi impediscono da anni una legge che punisca la negazione del genocidio. I sopravvissuti ai crimini e i parenti delle vittime aspettano da 25 anni che la negazione del genocidio diventi finalmente un reato punibile. Questo è essenziale<br>per la pace in Bosnia e per il futuro del Paese. Si spera così che l&#8217;11 luglio 2021, alla celebrazione del 26. anniversario del massacro di Srebrenica, nessuno possa più affermare impunemente che questo omicidio di massa non sia avvenuto. Soprattutto nella Repubblica Srpska, dominata dai serbi, la negazione del genocidio è stata finora un luogo comune. Ai bambini serbi viene insegnata a scuola una versione fantasy della storia. I miti di eroi e vittime totalmente distorti vengono trasmessi alla generazione successiva. I criminali di guerra condannati sono apertamente venerati nella parte serba della Bosnia, le istituzioni statali portano il loro nome e per loro vengono eretti monumenti &#8211; ma si impediscono i memoriali<br>alle vittime. In queste condizioni non ci può essere una riconciliazione duratura. Al contrario, rende più probabili ulteriori violenze.</p>



<p>Una regolamentazione giuridica, simile al divieto di negazione dell&#8217;Olocausto in Germania e in Austria, non è solo un dettato di giustizia. La riconciliazione e la pace sono considerate condizioni preliminari decisive per l&#8217;ulteriore sviluppo della Bosnia. Il Paese si sta impegnando per l&#8217;adesione all&#8217;Unione Europea e alla NATO. La Bosnia ha ancora molto lavoro da fare su questa strada. Le necessarie riforme della pubblica amministrazione e la lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata sono tuttora bloccate dalla Republika Srpska: proprio l&#8217;accordo di pace di Dayton le aveva concesso questa possibilità.</p>



<p>In questi giorni ricorre il 25. anniversario dell&#8217;accordo di pace di Dayton, che ha formalmente posto fine alla guerra in Bosnia. Per questa occasione l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati ha pubblicato un memorandum che analizza le enormi mancanze dell&#8217;accordo e i suoi effetti sui tempi attuali.</p>
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		<title>Processo d&#8217;appello per genocidio contro Ratko Mladic</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Aug 2020 07:24:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il tribunale blocca la tattica temporeggiatrice della difesa   Due donne davanti alle bare delle vittime di Srebrenica. Foto: archivio GfbV. Martedì prossimo 25 agosto, inizierà all&#8217;Aia il processo di appello per Ratko Mladic.&#46;&#46;&#46;</p>
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<h1>Il tribunale blocca la tattica temporeggiatrice della difesa</h1>



<p></p>



<p><img loading="lazy" width="425" height="319" src="https://ci6.googleusercontent.com/proxy/_8Yejs_KJf782Dmwo8aQTp0I46yrLCdSimu5zdtL5xWHPUxhefgnBd3KCpaCqKnlc71eWBwiSzsCn-H1ovkxmYu6sCAlt7Jqxw=s0-d-e1-ft#http://www.gfbv.it/2c-stampa/2020/200824srebrenica.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Due donne davanti alle bare delle vittime di Srebrenica. Foto: archivio GfbV."> </p>



<p>Due donne davanti alle bare delle vittime di Srebrenica. Foto: archivio GfbV.</p>



<p>Martedì prossimo 25 agosto, inizierà all&#8217;Aia il processo di appello per Ratko Mladic. Il tribunale dell&#8217;ONU aveva condannato il comandante in capo dei serbi bosniaci all&#8217;ergastolo nel 2017 per genocidio, crimini contro l&#8217;umanità e violazioni delle leggi o degli usi di guerra. Le udienze di appello sono già state rinviate tre volte. La difesa del carnefice di Bosnia ha ovviamente tentato una tattica dilatoria affinché il settantasettenne possa non vivere abbastanza per vedere la sentenza finale. Tuttavia, il tribunale responsabile del procedimento ha smascherato la tattica e ha annunciato la sua intenzione di iniziare definitivamente le udienze il 25 agosto. Nove anni dopo l&#8217;inizio delle trattative e 25 anni dopo il genocidio di Srebrenica, i parenti delle vittime meritano finalmente giustizia.<br><br>Dopo 16 anni di fuga, Mladic è stato arrestato nel marzo 2011. Nel 2018 ha presentato ricorso contro la sentenza del Tribunale dell&#8217;Aia. Già prima della prima udienza, la difesa di Mladic aveva chiesto la ricusazione di tre giudici per presunta mancanza d&#8217;imparzialità e terzietà. Una seconda udienza ha dovuto essere rinviata a causa di un intervento medico. Al terzo tentativo, le restrizioni di viaggio dovute alla pandemia hanno impedito ad alcuni giudici di partecipare. Mladic stesso se lo desidera potrà partecipare al processo in video dalla sua cella.<br><br>La comunità internazionale continua a fallire nella prevenzione del genocidio e nella coerente attuazione della sua responsabilità nella protezione delle vittime. Ma anche l&#8217;azione penale dopo tali atrocità deve diventare più efficace. Perché se i colpevoli la fanno franca per anni di impunità, altri sono incoraggiati a commettere atti simili. Mladic è anche responsabile di genocidio in sei comunità bosniache vicine a Srebrenica, e deve essere condannato anche per questo. Tuttavia, poiché inizialmente è stato assolto per i crimini commessi a Kljuc, Kotor Varoš, Sanski Most, Prijedor, Vlasenica e Foca, l&#8217;accusa ha fatto ricorso anche in appello. Ci aspettiamo che il tribunale confermi il verdetto di prima istanza e riconosca la responsabilità di Mladic per i crimini commessi anche nelle altre sei comunità bosniache. Per l&#8217;Associazione per i popoli minacciati (APM) si spera che la glorificazione di questo brutale massacratore termini con questo processo e la narrazione della negazione del genocidio sia così messa a tacere per sempre.<br><br>Il Meccanismo internazionale per le funzioni residue dei tribunali penali ad hoc (IRMCT) è responsabile del caso Mladic. Questo tribunale è il successore legale del Tribunale penale internazionale per l&#8217;ex Jugoslavia e del Tribunale penale internazionale per il Ruanda. Sono previste due giornate, il 25 e il 26 agosto, per le udienze d&#8217;appello. Il pubblico non avrà accesso all&#8217;aula, ma il procedimento sarà trasmesso sul sito web dell&#8217;IRMCT (<a href="https://www.irmct.org/en/cases/mict-courtroom-broadcast?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.irmct.org/en/cases/mict-courtroom-broadcast?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>) con un differimento di 30 minuti.</p>
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		<title>Volontari animatori in Bosnia Erzegovina</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Feb 2020 08:10:57 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="720" height="960" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/82736684_10216800657032257_5173605132453019648_o.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13602" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/82736684_10216800657032257_5173605132453019648_o.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/82736684_10216800657032257_5173605132453019648_o-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></figure></div>



<p>a cura
di Alessandra Montesanto</p>



<p>Fotografie
di @Beppe Deiana 
</p>



<p>Nel
1993 Don Ermanno D’Onofrio, allora non ancora sacerdote, ha
iniziato ad impegnarsi in numerosissimi viaggi di solidarietà nei
Paesi Balcanici piagati dalla guerra, guidando convogli di aiuti
umanitari che, partendo da Frosinone, giungevano in Bosnia Erzegovina
ed in Croazia per alleviare le sofferenze e portare conforto e calore
umano ad un’intera generazione di uomini, donne e bambini. Sotto la
spinta e l’entusiasmo di Ermanno D’Onofrio nasce, nel 1995,
l’Associazione di volontariato <em>Insieme
per gli Altri </em>per
portare avanti i numerosi progetti di solidarietà intrapresi.
I
bambini sono sempre stati al centro del suo impegno, della sua
attenzione e dei suoi progetti umanitari, anche nel territorio
nazionale. In quegli stessi anni, infatti, la sua attenzione, in
Italia, si è focalizzata particolarmente su progetti di assistenza,
cura e recupero di bambini ed adolescenti vittime di disagio. È
questo il periodo in cui ha ideato e diretto diverse colonie estive
per minori a rischio: “Le Colonie dell’Arcobaleno”. Esperienza
che successivamente ha visto nascere La Casa d’Accoglienza
L’Arcobaleno, dal 2003 al 2011, e che oggi è viva nel Progetto “La
Casa di Daniela”, struttura d’accoglienza per minori ispirata,
spiritualmente ed educativamente, alla figura della Serva di Dio
Daniela Zanetta oltre che in tutti i progetti realizzati a favore
dell’infanzia.<br>Contemporaneamente,
don Ermanno, ha continuato con costanza ad essere presente in
ex-Jugoslavia, organizzando una catena di solidarietà a favore
dell’Ospedale Pediatrico di Gornja Bistra, nei pressi di Zagabria.
Qui nasce il Giardino delle rose blu, prima come nome del Progetto e
successivamente, il 15 dicembre 2002, come Associazione Nazionale
che, il 28 giugno 2008, si è trasformata in una Fondazione
Internazionale.

</p>



<p>Il
progetto “Sarajevo, un inverno che non finisce” è un campo di
volontariato invernale in Bosnia Erzegovina. Nasce nel 2007, proprio
dall’impegno che “Il giardino delle rose blu” ONLUS svolge nei
Balcani dagli anni ’90.

</p>



<p><em><strong>Associazione
Per i Diritti umani</strong></em>
ha avuto il piacere di parlare con alcuni membri della fondazione <em>Il
giardino delle rose blu </em>e
del loro ultimo campo in Bosnia Erzegovina come animatori per minori
e adulti in difficoltà e famiglie bisognose.</p>



<p>Ecco
le loro parole, i loro ricordi.</p>



<p>Massimiliano

</p>



<p>Lo
scorso dicembre è partito un campo invernale di volontariato in
Bosnia Erzegovina della Fondazione <em>Il
giardino delle rose blu</em>, un
nome che si riferisce  ad un centro di bambini con disabilità di
Zagabria e il fondatore della fondazione aveva trovato un poesia che
parlava di una rosa blu e di un bambino speciale, più fragile, ma
più prezioso.</p>



<p>Il giardino delle rose blu nasce negli anni &#8217;90 quando Ermanno andava coi ragazzi nei campi profughi in Bosnia per portare aiuti e per animare; nel 1998, per vie abbastanza casuali, Ermanno e i volontari arrivano all&#8217;ospedale di Gornja Bistra, vicino a Zagabria, per bambini con malattie genetiche dove è nato il nostro progetto più importante. Siamo poi tornati in Bosnia nel 2007 e da allora, ogni anno in inverno e in estate, organizziamo un campo. Quello estivo viene organizzato solo a Cerksa, un villaggio dell&#8217;est della Bosnia (un paese interamente di musulmani, ma localizzato nella Repubblica serba di Bosnia) dove animiamo i bambini. Quello invernale, invece, è itinerante in cui facciamo dieci giorni con tante attività, divisi in gruppi: nella prima parte, nella Bosnia centrale, animiamo (musica, clown, trucchi) le strutture per anziani e per bambini e visitiamo le famiglie, portando doni e materiale scolastico, mercatini di vestiti e altro. Si vive a contatto stretto con le persone del luogo: la maggior parte sono musulmane (ma ci sono anche famiglie croate, serbe) e a loro piace che con noi ci siano volontari di cultura serba perché è un modo per loro di superare le divisioni dovute alla guerra.</p>



<p>Una
seconda parte del campo viene vissuta in Erzegovina dove quest&#8217;anno
abbiamo fatto animazione nell&#8217;orfanotrofio di Mostar, presso le
famiglie e nella casa di riposo di Domanovići. 
</p>



<p>Inoltre,
quest&#8217;anno, a Sarajevo abbiamo approntato una festa per i bambini e
le famiglie migranti (l’ultimo giorno dell’anno) e una festa in
piazza a Mostar il 4 gennaio. Qui la signora che ci accompagnava ha
detto che Mostar non vedeva da anni una situazione così gioiosa,
perché è una città scoraggiata. Il mio ricordo più forte e il più
doloroso è l&#8217;orfanotrofio perché i bambini sono belli, educati,
gentili, ma si legge loro in faccia che hanno bisogno di abbracci. 
</p>



<p>Anna</p>



<p>Il
ricordo che voglio condividere è quello legato alla serata con le
famiglie migranti, dalla Siria, dall&#8217;Iraq, dall&#8217;Iran. Bambini che ci
venivano incontro, affettuosi; abbiamo giocato con loro e poi si sono
avvicinati anche i genitori, le donne, che hanno iniziato a fare
musica con noi, a suonare i bonghi, a ballare ed è stato come essere
tra amici. Abbiamo condiviso la cena e le storie e a me è rimasto in
mente un uomo che si è commosso mentre mi riportava il racconto di
lui come padre e del suo viaggio dall&#8217;Iraq a Sarajevo per arrivare in
Germania &#8211; dove avrebbe raggiunto il fratello &#8211;  con una bambina
piccola. L&#8217;uomo mi ha raccontato questa storia con le lacrime agli
occhi mentre in sala ha sempre tenuto un atteggiamento serio e forte.
Un contrasto che mi ha molto colpita. 
</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/81985887_2917946668264130_1866703562638098432_o-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13603" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/81985887_2917946668264130_1866703562638098432_o-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/81985887_2917946668264130_1866703562638098432_o-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/81985887_2917946668264130_1866703562638098432_o-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/81985887_2917946668264130_1866703562638098432_o.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1333w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Roberto</p>



<p>Io
vorrei parlarti di un ragazzo di Bakovići,
un ospedale per persone con
difficoltà psichiatriche e altre malattie. Questo ragazzo mi ha
scritto su un foglio una poesia sulla madre che conservo a casa. Mi
stupisco di come possa essere lì un ragazzo con una mente come la
sua così brillante, che parla un italiano quasi perfetto, molto
attivo sui social come tanti giovani di oggi&#8230;</p>



<p>Rocco</p>



<p>Riporto la testimonianza di Ammar, che conosciamo da molto tempo e che ogni volta che facciamo il campo ci viene a trovare. Ammar ci ringrazia sempre per l&#8217;aiuto che portiamo al popolo bosniaco; infatti noi siamo letteralmente innamorati della Bosnia e della sua gente. A me, per amarli, basta osservare gli anziani che hanno vissuto la guerra sulla propria pelle. Sono, inoltre, un clown e sto con i bambini e vedere i loro sorrisi vale già tutto il viaggio.  </p>



<p>Alice</p>



<p>C&#8217;è un
mix di ricordi e quello più nitido (che non riesco a togliermi dalla
testa) è quello di un ragazzino nella struttura di Drin, autistico,
seduto su una sedia, chiuso nel suo mondo; ad un certo punto, provo a
dargli la mano e lui si alza e iniziamo a correre insieme e ridiamo. 
</p>



<p>Il campo
è andato bene soprattutto per le persone che ne hanno fatto parte
perchè eravamo uniti, con un unico obiettivo, quello di far star
bene le persone intorno a noi e di divertirci e ci siamo riusciti.
Abbiamo inventato tante cose, anche con poco, e abbiamo creato
situazioni di gioia. Ad esempio nel campo per i migranti, i bambini
non volevano più farci andar via; in piazza abbiamo organizzato una
festa, durante uno degli ultimi giorni, e lì con quello che ci era
rimasto abbiamo avvertito un sacco di calore umano intorno a noi,
nonostante il freddo della temperatura. Non vedo l&#8217;ora di ripartire e
la prossima volta avrò un po&#8217; più di consapevolezza perchè questo
per me è stato il primo ed è stato tutta una scoperta. 
</p>



<p>Beppe</p>



<p>Ricordo
il volto di un donna anziana, a Cerska, che ha fatto tre ore di
cammino perché abita sulle montagne. E&#8217; arrivata da noi al mattino
per prendere i suoi due sacchi di viveri e altro (poi li abbiamo
caricati sul pulmino e l’abbiamo accompagnata a casa sua).</p>



<p>Ricordo
anche un&#8217;altra famiglia che ha resistito alla guerra a Sarajevo; una
famiglia composta da marito, moglie e una figlia. Entrambi gli adulti
soffrono di sindrome post traumatica da guerra. 
</p>



<p>Ricordo
la casa per famiglie migranti, con quest&#8217;uomo curdo che arriva in
Europa per cercare una via di uscita e un lavoro per sostenere i
familiari in Kurdistan e che, mentre si sposta per l&#8217;Europa, gli
arriva la notizia del decesso del padre, ucciso dall&#8217;Isis; decide di
tornare in Kurdistan, per tre anni si batte contro l&#8217;Isis e dopo tre
anni decide di partire con la moglie e i due figli piccolissimi,
attraversando mezza Africa (con la Libia) la Siria, la Turchia, la
Grecia, la Croazia, la Serbia per arrivare in Bosnia, con i piedi nei
fiumi, nei deserti&#8230;Queste sono le mie suggestioni e le emozioni
sono ancora vivide. 
</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Peter Handke: il letterato negazionista dei crimini di guerra serbi in Bosnia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Dec 2019 07:36:18 +0000</pubDate>
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<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/12/14/peter-handke-il-letterato-negazionista-dei-crimini-di-guerra-serbi-in-bosnia/">Peter Handke: il letterato negazionista dei crimini di guerra serbi in Bosnia</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="755" height="491" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/Bosnia-Erzegovina.-25-anni-dopo-la-denuncia-del-vescovo-di-Banja-Luka_articleimage.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13358" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/Bosnia-Erzegovina.-25-anni-dopo-la-denuncia-del-vescovo-di-Banja-Luka_articleimage.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 755w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/Bosnia-Erzegovina.-25-anni-dopo-la-denuncia-del-vescovo-di-Banja-Luka_articleimage-300x195.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 755px) 100vw, 755px" /></figure></div>



<p> <br></p>



<p></p>



<p>Nonostante tutto, allo scrittore austriaco Peter Handke è stato conferito il Premio Nobel per la Letteratura. Il Comitato assegnante difende la propria decisione sostenendo che Handke non ha mai negato i crimini di guerra. Intervistato diverse volte sulla questione, Handke ha sempre difeso la sua posizione pro-serba, sostenendo che lui era<br>jugoslavo e che, negli anni &#8217;90, la Serbia e la sua leadership volevano salvare la Jugoslavia, distrutta invece dalla Germania e dall&#8217;Occidente.</p>



<p>Handke non si è mai recato in Bosnia, perché, disse, lui stava con &#8220;la parte sbagliata&#8221;. In cambio ha sempre taciuto, e continua a farlo, a proposito delle vittime della guerra d&#8217;aggressione serba. L&#8217;occidente è rimasto a lungo a guardare indifferente le atrocità commesse dalle milizie serbe in Bosnia, e Handke ne rappresenta alla perfezione l&#8217;indifferenza rispetto al genocidio commesso in Bosnia.</p>



<p>I Bosniaci musulmani, che Handke definisce Serbi musulmani, non sono stati abbandonati solamente dall&#8217;Europa. A tutt&#8217;oggi il ricordo della loro sofferenza è minacciato dall&#8217;indifferenza, da narrazioni nazionalistiche e da uno strisciante revisionismo, scrive il quotidiano tedesco taz.</p>



<p>Nei suoi testi Handke descrive gli aguzzini come se fossero vittime. Continuando a negare la storia, Handke tenne un discorso al funerale di Slobodan Miloševic in cui, cita sempre la taz dal suo discorso, affermò quanto si sentisse vicino a colui che era accusato di crimini di guerra. Handke si dichiarò anche disponibile a testimoniare a favore di<br>Miloševic durante il processo presso la Corte Internazionale dell&#8217;Aia, perché, disse, l&#8217;accusato di crimini di guerra era jugoslavo, proprio come lui.</p>



<p>Marie Colbin, ex compagna di Handke, ha fortemente criticato lo scrittore per la sua posizione nella guerra di Jugoslavia. In una lettera aperta pubblicata dalla rivista austriaca &#8220;Format&#8221; (oggi &#8220;Trend&#8221;) prende le distanze dal compagno violento e dalle sue esternazioni quali &#8220;Io ci cago sui vostri diritti umani. Ci cago sui vostri popoli minacciati. Ficcatevi i morti su per il culo!&#8221;</p>



<p>Questo è il letterato a cui va il Premio Nobel per la Letteratura 2019. Lettera aperta di Marie Colbin a Peter Handke<br>Maggio 1999 &#8211; pubblicata sulla rivista austriaca &#8220;Format&#8221;.</p>



<p>Tutti dicono che tu ami il paese dei Serbi ma io dico che ami soprattutto te stesso in quel paese. Anch&#8217;io amo Tofu, la gatta<br>randagia, e i suoi cuccioli Buddha, Congo, Sanso e Patti Smith. Amo questo piccolo branco di gatti e me ne assumo la responsabilità. Ma quando Tofu mi porta un uccellino e lo uccide davanti ai miei occhi, soprattutto sento pena e amore per l&#8217;uccellino. E se l&#8217;uccellino risulta solo lievemente ferito o sotto shock, corro nel tentativo di salvarlo, e<br>faccio di tutto per aiutarlo, curarlo e salvarlo. Come misura preventiva ora Tofu porta un collare con un campanellino, un segnale d&#8217;allarme per gli uccelli. Dov&#8217;è rimasto il tuo &#8220;segnale d&#8217;allarme&#8221; per la moltitudine di Kosovari massacrati, mortificati e messi in fuga?</p>



<p>Dove, poeta, si sono perse le tue parole? Non sei anche tu corresponsabile per questa guerra?<br>Nulla hai fatto per la pace. Perché no? Con la tua visione distorta ti dibatti furioso, ancora e ancora.</p>



<p>Handke fotografato davanti a una fabbrica bombardata a Belgrado. Ma che nobile gesto, quanto pathos ridicolo e vuoto. Come l&#8217;indiano sul sentiero di guerra, l&#8217;ultimo dei Serbiani, ti senti ora un eroe che continua a pagaiare sulla sua piroga? Ti ricordi del nostro &#8220;episodio della manovra&#8221;? Esattamente dodici anni fa, il 14 aprile 1987, poco<br>prima che ti lasciassi, andavamo a passeggio nel Carso jugoslavo. Improvvisamente fummo spaventati dal fracasso di carri armati e dai colpi di qualche tiratore. Eravamo finiti nel bel mezzo di una guerra finta.</p>



<p>Allora mi dicesti: &#8220;In guerra tutto è meglio. Lì sì che si combatte per qualcosa!&#8221;</p>



<p>Ora stai meglio poeta? Credo quasi di sì. In qualche modo sarai grato a questa guerra che in modo perverso soddisfa la tua irresistibile esigenza di riconoscimento pubblico. Il tuo ego si gonfia in lungo e largo e questo mi ripugna. 250.000 morti e due milioni di profughi dalla Bosnia! Più di un milione di persone messe in fuga dal Kosovo! E tu, che abbarbicato alla tua visione distorta della realtà, giustifichi un regime nazionalistico, sciovinistico e razzista.</p>



<p>Con un giro assurdo di parole riesci a scambiare la causa con l&#8217;effetto e legittimi il genocidio e la deportazione. Inverti coscientemente il ruolo dell&#8217;aguzzino con quello della vittima. E cosa c&#8217;è di più cinico e offensivo se non quello di rimettere la responsabilità dell&#8217;orrore a chi l&#8217;orrore lo subisce? Non ti vergogni nemmeno un po&#8217;? Quando ritiri un premio a Belgrado, quando, in questo preciso momento storico, metti in scena te stesso o ti fai addirittura nominare &#8220;nobile cavaliere&#8221;, diventi coscientemente un sostenitore della politica sanguinaria del dittatore Miloševic! Questo è il tuo contributo alla &#8220;pulizia etnica&#8221;!</p>



<p>Sì, le sento le tue frasi insulse e volgari: &#8220;Io ci cago sui vostri diritti umani. Ci cago sui vostri popoli minacciati. Ficcatevi i morti su per il culo!&#8221;. Ma chi sei tu che ti credi tanto importante? Non sei né grande né nobile né umile o sincero. Sei uno scrittore vanitoso che si gongola nel ruolo da voce solitaria. Solo che la tua voce cerca l&#8217;approvazione a favore di un regime criminale.</p>



<p>Sei l&#8217;ideologo del moderno fascismo balcanico.</p>



<p>Purtroppo ancora una volta la tua deformata visione del mondo ottiene fin troppa attenzione. Sono meravigliata dalle argomentazioni banali e benedette dal vino con cui i tuoi sostenitori si scatenano. La tua piccola drammatizzazione teatrale non conferisce un volto concreto alla guerra. Non si oppone al mostruoso dilagare della cancellazione dell&#8217;individualità (anche i volti dei morti vengono presi a bastonate per renderli irriconoscibili), ma è l&#8217;espressione della tua vanità aggressiva.</p>



<p>Io sono pacifista. E se fosse per me, a questo mondo non esisterebbe neanche un&#8217;arma. Ma so anche che, fintanto che al mondo esistono uomini &#8211; uomini come te, con i paraocchi, intransigenti, affamati di potere e con un ego spropositato, ci saranno anche armi e quindi guerre. Sento ancora il rumore della mia testa che sbatte contro il pavimento in pietra. Sento di nuovo lo scarpone da montagna contro il mio ventre e anche il pugno in faccia.</p>



<p>No &#8211; tu non sei uomo di pace!</p>



<p>Marie Colbin, maggio 1999 &#8211; Pubblicata sulla rivista &#8220;Format&#8221; (oggi<br>&#8220;Trend&#8221;). Vedi anche:<br><a href="http://www1.adnkronos.com/Archivio/AdnAgenzia/1999/05/22/Cultura/KOSOVO-EX-COMPAGNA-DI-HANDKE-E-UN-VIOLENTO-E-NARCISISTA_183900.php?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">www1.adnkronos.com/Archivio/AdnAgenzia/1999/05/22/Cultura/KOSOVO-EX-COMPAGNA-DI-HANDKE-E-UN-VIOLENTO-E-NARCISISTA_183900.php</a></p>
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		<title>Srebrenica, oggi.</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Sep 2016 16:57:53 +0000</pubDate>
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<p>Parlare di donne, aiutarle, creare un dialogo tra culture diverse, sostenere i giovani: di questo e di altro si parla in questo video girato a Srebrenica, agosto 2016.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E queste sono le nostre foto del memoriale delle vittime del genocidio dell&#8217;11 luglio 1995</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/DSC_0716.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6862" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-6862" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/DSC_0716-1024x685.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="DSC_0716" width="720" height="482" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/DSC_0716-1024x685.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/DSC_0716-300x201.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/DSC_0716-768x514.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/DSC_0746.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6866" 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		<title>Architettura a Sarajevo e beni comuni: parte II e parte III</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Sep 2016 14:37:04 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Continua il viaggio di <em>Associazione per i Diritti umani</em> nell&#8217;architettura e nel piano urbanistico di Sarajevo, in Bosnia&#8230;per un confronto con le nostre città e per una riflessione che dovrebbe appartenere a tutti.</p>
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		<title>Architettura a Sarajevo: la destinazione dei beni comuni</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Aug 2016 06:57:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Care e cari, continuiamo a viaggiare attraverso i Balcani e oggi vi portiamo a Sarajevo! Questo è un primo breve video in compagnia di una ragazza che ci guiderà all&#8217;interno della città per scoprire&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Care e cari,</p>
<p>continuiamo a viaggiare attraverso i Balcani e oggi vi portiamo a Sarajevo!</p>
<p>Questo è un primo breve video in compagnia di una ragazza che ci guiderà all&#8217;interno della città per scoprire alcuni edifici e spiegarci quale destinazione hanno avuto. Interessante anche per un confronto con le nostre città, le nostre attività politiche, il nostro attivismo come società civile&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Parlare di sufismo e libertà di culto</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Aug 2016 08:05:57 +0000</pubDate>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Care amiche e cari amici,</p>
<p>ecco per voi un breve video che <em>l&#8217;Associazione per i Diritti umani</em> ha realizzato con un amico SUFI, incontrato in Bosnia e, precisamente, in un piccolo paradiso che si chiama Blagaj. Abbiamo parlato di sufismo e di libertà di culto. Seguitelo perché vi darà una notizia curiosa&#8230;Sperando sempre di farVi cosa gradita.</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/cU-Q31Ca0vo?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Immagini da Mostar, Bosnia&#8230;secondo noi</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Aug 2016 17:25:07 +0000</pubDate>
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<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/08/21/immagini-da-mostar-bosnia-secondo-noi/">Immagini da Mostar, Bosnia&#8230;secondo noi</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un&#8217;altra tappa del reportage dai Balcani: vi parliamo di Mostar, come l&#8217;abbiamo vissuta circa 20 anni dopo la guerra. Con un pensiero fisso a quelle città, paesi e villaggi del mondo in cui il conflitto è in atto; con un pensiero forte ad Aleppo, in Siria.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0046.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6647" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-6647" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0046-1024x685.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="DSC_0046" width="720" height="482" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0046-1024x685.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0046-300x201.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0046-768x514.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0049-e1471799059293.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6646" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-6646" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0049-e1471799059293-685x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="DSC_0049" width="685" height="1024" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0049-e1471799059293-685x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 685w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0049-e1471799059293-201x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 201w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0049-e1471799059293-768x1147.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 685px) 100vw, 685px" /></a></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0045.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6649" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-6649" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0045-1024x685.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="DSC_0045" width="720" height="482" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0045-1024x685.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0045-300x201.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0045-768x514.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0041.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6651" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-6651" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0041-1024x685.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="DSC_0041" width="720" height="482" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0041-1024x685.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0041-300x201.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0041-768x514.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_1241-e1471799934742.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6659" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-6659" 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