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	<title>Brabati Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>Brabati Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<item>
		<title>Trappola Gaza: la verità al centro dell&#8217;informazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2015 04:35:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Trappola Gaza racconta l’operazione Margine di Protezione, condotta a luglio e agosto scorso dall’esercito israeliano nella Striscia in risposta al rapimento e all’omicidio di tre adolescenti israeliani in Cisgiordania. Il bilancio è di oltre&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
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<p>
<em><a href="http://www.amazon.it/Trappola-Gaza-incrociato-Israele-Palestina-ebook/dp/B00RKMP0VK?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Trappola<br />
Gaza</a></em><br />
racconta l’operazione <strong>Margine<br />
di Protezione</strong>,<br />
condotta a luglio e agosto scorso dall’esercito israeliano nella<br />
Striscia in risposta al rapimento e all’omicidio di tre adolescenti<br />
israeliani in <strong>Cisgiordania</strong>.<br />
Il bilancio è di oltre 2100 vittime palestinesi; 66 soldati e 6<br />
civili israeliani. Tra le vittime anche il reporter <strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/08/13/simone-camilli-videoreporter-italiano-ucciso-a-gaza-stava-filmando-disinnesco/1089966/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Simone<br />
Camilli</a></strong><br />
e altri 15 giornalisti. In un contesto così complesso e difficile<br />
<strong>l’informazione<br />
si trasforma  in un’arma</strong><br />
 a totale discapito della verità: parte da qui la riflessione di<br />
Gabriele Barbati nel suo ebook multimediale intitolato <i>Trappola<br />
Gaza – Nel fuoco incrociato tra Israele e Palestina.</i></p>
<p>Abbiamo<br />
rivolto, per voi, alcune domande a Gabriele Barbati che ringraziamo<br />
per la sua disponibilità. </p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/03/images-46.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/03/images-46.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<p></p>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
Sei<br />
stato testimone di quello che è successo nel giungo 2014: la guerra<br />
tra Hamas e Isralele che ha portato alla morte di più di 2000<br />
persone. Puoi condividere, almeno in parte, la tua testimonianza<br />
sull&#8217;accaduto?</div>
<p></p>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div lang="it-IT" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
Ho<br />
vissuto tre anni tra Palestinesi e Israeliani e seguito due guerre a<br />
Gaza, eppure le tre settimane trascorse nella Striscia la scorsa<br />
estate sono state inaudite. I bombardamenti israeliani hanno raso al<br />
suolo intere urbane, in precedenza abitate da migliaia di persone.<br />
Avevo visto un simile grado di distruzione solo durante i terremoti<br />
terribili che ho raccontato da giornalista in Estremo Oriente. Già<br />
dal principio del conflitto, da Gerusalemme e poi da Gaza città, si<br />
capiva che la guerra del 2014 sarebbe diventata la più sanguinosa di<br />
sempre. Profughi a migliaia, ospedali al collasso, nessun posto dove<br />
rifugiarsi (l’embargo e il blocco navale di Israele e Egitto negano<br />
ogni possibilità alla maggior parte dei palestinesi di lasciare<br />
Gaza). I numeri di morti, feriti, invalidi di luglio e agosto<br />
testimoniano da soli cosa è stato e a sei mesi di distanza, in<br />
mancanza di accordi sulla ricostruzione o sul futuro politico di Gaza<br />
&#8211; tra Israele, Hamas e l’Egitto che fa da mediatore &#8211; la situazione<br />
è purtroppo peggiorata.
</div>
<p></p>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div lang="it-IT" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
Quali<br />
sono, a tuo parere, gli interrogativi che l&#8217;Occidente e i Paesi<br />
dell&#8217;area si devono porre a proposito della situazione tra Israele e<br />
Palestina, ma anche in merito alla situazione politica interna alla<br />
Palestina stessa?</div>
<p></p>
<div lang="it-IT" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div lang="it-IT" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
Dal<br />
lato israeliano, l’interrogativo rimane quello che il presidente<br />
americano Barack Obama pose durante la visita a Gerusalemme nel 2013:<br />
Israele, che si identifica come stato democratico e ebraico, potrà<br />
rimanere tale nel lungo periodo senza risolvere la questione<br />
palestinese? La risposta finora è stata di chiusura totale: maggiori<br />
controlli e maggiore violenza. L’intervento militare (battezzato<br />
Operazione Margine di Protezione in inglese ma in ebraico,<br />
significativamente, Scogliera Salda) ha superato ogni livello visto<br />
in precedenza, quanto a portata dei bombardamenti e scarsa<br />
considerazione degli obiettivi, che hanno incluso ambulanze, ospedali<br />
e persino scuole delle Nazioni Unite dove si raccoglievano i<br />
profughi. Con l’innalzamento dello scontro, motivato anche da una<br />
maggiore capacità di Hamas di combattere una guerriglia urbana, sono<br />
morti più civili a Gaza, più soldati israeliani (in maggioranza<br />
ventenni di leva) e la paura dentro Israele è esplosa. Quali<br />
assurdità raggiungerà la prossima guerra? E’ possibile fare<br />
peggio dell’ultimo conflitto? O è il caso di fare dei passi<br />
indietro, a cominciare dalla rimozione dell’embargo, che di fatto<br />
ha peggiorato la situazione di Gaza senza portare maggiore sicurezza?</p>
</div>
<p></p>
<div lang="it-IT" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div lang="it-IT" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
Gli<br />
Stati uniti e l’Unione Europea dovrebbero trovare essi stessi una<br />
risposta a questa domanda, soprattutto quando decidono i primi di<br />
sostenere il governo di Israele e la seconda soltanto di ammonirlo<br />
con dichiarazioni di circostanza.</div>
<p></p>
<div lang="it-IT" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div lang="it-IT" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
Le<br />
domande esistenziali non risparmiano naturalmente i palestinesi: non<br />
è arrivato il tempo di capire che la disperazione, per quanto<br />
comprensibile, se tramutata in violenza e resistenza armata da parte<br />
di Hamas e Jihad Islamica, non porta da nessuna parte? Quante persone<br />
in più sono morte a causa delle ritorsioni ai razzi lanciati dalla<br />
Striscia? Quelle che Hamas chiama “vittorie” – tenere in scacco<br />
la popolazione e l’esercito di Israele con razzi e combattenti –<br />
hanno accresciuto benefici e benessere per la popolazione di Gaza?<br />
Molti a Gerusalemme dicono che sarebbe anche il caso di sciogliere<br />
l’Autorità Nazionale Palestinese, il para-governo istituto dagli<br />
Accordi di Oslo e oggi guidato da Mahmoud Abbas, presidente eletto<br />
che scansa da diversi anni nuove elezioni, rinviandole. Quell’enorme<br />
macchina burocratica ingoia aiuti finanziari e agisce<br />
involontariamente da filtro alle colpe dell’occupazione Israeliana<br />
della Cisgiordania, di Gerusalemme Est e indirettamente di Gaza,<br />
senza neanche riuscire fino in fondo a richiamare Israele alle<br />
proprie responsabilità nelle sedi internazionali.
</div>
<p></p>
<div lang="it-IT" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div lang="it-IT" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
Lo<br />
scorso 19 febbraio 2015 è stato richiesto il riconoscimento dello<br />
Stato di Palestina&#8230;</div>
<p></p>
<div lang="it-IT" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div lang="it-IT" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
L’Italia<br />
si appresta a votare una mozione parlamentare per indicare al governo<br />
di riconoscere lo stato Palestinese. Lo hanno fatto altri parlamenti<br />
europei l’anno scorso, e quello dell’Unione Europea, per quanto<br />
esclusivamente in linea di principio e condizionando il<br />
riconoscimento alla riapertura di negoziati bilaterali tra Israeliani<br />
e Palestinesi. La pressione internazionale – dalle iniziative<br />
nazionali a quelle in ambito ONU – è probabilmente l’unica<br />
maniera di smuovere chi ha il coltello dalla parte del manico in<br />
questo conflitto e anche la maggiore responsabilità morale di una<br />
soluzione, ossia Israele. La serie di votazioni in Francia, Irlanda,<br />
Spagna dello scorso autunno andava in questa direzione, ma certo un<br />
voto in Italia così in ritardo suona solo come uno scarico di<br />
coscienza (al pari dei soldi spesi annualmente per progetti di<br />
cooperazione in Palestina di scarsa efficacia nel lungo periodo).<br />
Valuti l’Europa piuttosto di intaccare davvero l’invulnerabilità<br />
israeliana: la decisione di non includere più nei programmi e nei<br />
fondi europei soggetti ed entità residenti negli insediamenti è<br />
stata un passo importante. Si mantenga la coerenza anche nel resto<br />
dei rapporti bilaterali e diplomatici con Israele e con l’Autorità<br />
nazionale Palestinese, a cui andrebbero richiesti trasparenza e<br />
risultati.
</div>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
Come<br />
hanno vissuto, quei giorni, i giornalisti stanziati a<br />
Gerusalemme?Quali sono le notizie che la stampa, italiana e<br />
occidentale, non fornisce ?
</div>
<p></p>
<div lang="it-IT" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div lang="it-IT" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
I<br />
corrispondenti di base a Gerusalemme, e i tanti giornalisti accorsi<br />
da tutto il mondo, hanno affrontato l’ennesimo rigurgito di<br />
violenza israelo-palestinese seguendo il vecchio canovaccio di questo<br />
conflitto ormai secolare. Molti sono rimasti a Gerusalemme, o si sono<br />
spostati al sud, raccontando il lato israeliano. Altri, qualche<br />
centinaio, sono entrati a Gaza per raccontare quanto accadeva nella<br />
Striscia, ognuno valutando a modo proprio e attentamente i pericoli<br />
di una guerra che stavolta non ci ha risparmiato. I bombardamenti<br />
sono stati quotidiani, cosi come gli attacchi da parte dei<br />
combattenti di Hamas attraverso i tunnel, convincendo alcuni a<br />
inviare le proprie corrispondenze dagli hotel, altri dalle strade di<br />
Gaza accettando i rischi, altri ancora dalle zone di confine con<br />
Israele dove si combatteva corpo a corpo e piovevano i missili. Di<br />
questo conflitto non siamo stati osservatori, come nel novembre del<br />
2012, ma parte coinvolta e diversi di noi sono morti. 
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
mia sensazione del tutto personale è che quest’ultimo conflitto<br />
abbia estremizzato l’approccio ideologico con cui la stampa<br />
internazionale da tempo affronta  il conflitto tra Israeliani e<br />
Palestinesi. A questo tema ho dedicato due capitoli del mio libro<br />
(Trappola Gaza. Nel fuoco incrociato tra Israele e Palestina<br />
<u><a href="http://inform-ant.com/it/ebook/trappola-gaza.-nel-fuoco-incrociato-tra-israele-e-palestina?utm_source=rss&utm_medium=rss"><i>http://inform-ant.com/it/ebook/trappola-gaza.-nel-fuoco-incrociato-tra-israele-e-palestina?utm_source=rss&utm_medium=rss</i></a></u><br />
) perché<br />
ne sono rimasto scioccato, umanamente e professionalmente. Molti<br />
colleghi hanno preferito raccontare esclusivamente la distruzione e<br />
il dramma umano della guerra, una prassi consolidata in diversi<br />
conflitti. Altri hanno provato col passare del tempo a indagare anche<br />
le responsabilità di questa guerra, cercando di documentare i<br />
possibili crimini commessi dall’esercito Israeliano e dall’ala<br />
militare di Hamas, le Brigate Qassam. Sono entrambe scelte eticamente<br />
accettabili, contrariamente a quelle fatte da molti altri. Quanti<br />
hanno messo una causa, un’ideologia, un’identità – o come si<br />
voglia chiamarla, sia pro-Israele sia pro-Palestina – davanti alla<br />
propria professionalità, trasformandosi in avvocati, difensori, o<br />
strilloni di una propaganda di parte. E’ successo alla maggior<br />
parte dei media israeliani e palestinesi, a buona parte di quelli<br />
americani, a un certo numero di quelli europei. Qualche collega lo ha<br />
fatto coscientemente, qualche altro cedendo alle pressioni costanti e<br />
continue di personalità e organizzazioni filo-Israeliane nel mondo o<br />
alle intimidazioni dentro Gaza di uomini della sicurezza di Hamas.<br />
Sta di fatto che al pubblico alla fine è arrivato il solito pasto<br />
precotto: quello preparato dalla comunicazione israeliana e quello<br />
offerto anche stavolta dal mondo filo-palestinese. La stessa<br />
narrativa di sempre, una coperta corta tirata da un lato o<br />
dall’altro, un carnaio in cui anche i pezzi di verità comparsi su<br />
Twitter o Facebook sono stati affogati da attivisti on line di segno<br />
opposto. Come sempre, la grande confusione sui media tradizionali e<br />
social – a causa del cattivo giornalismo o seminata di proposito<br />
dalle parti in causa – ha costretto tanti che nutrivano una<br />
curiosità genuina o un interesse “laico” a sapere delle vicende<br />
di Gaza e di Israele a brancolare in un’incolpevole ignoranza.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2015/03/04/trappola-gaza-la-verita-al-centro/">Trappola Gaza: la verità al centro dell&#8217;informazione</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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