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	<title>brasiliani Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Brasile: con Bolsonaro si prospetta un futuro funesto per popolazioni indigene</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Nov 2018 08:10:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;associazione per i diritti umani cattolica CIMI pubblica nuovi dati spaventosi (Prima della conferma di Bolsonaro Presidente) Per le popolazioni indigene del Brasile il 12 ottobre, giorno in cui in tutte le Americhe si celebra&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;associazione per i diritti umani cattolica CIMI pubblica nuovi dati<br />
spaventosi</p>
<p><em>(Prima della conferma di Bolsonaro Presidente)</em></p>
<p>Per le popolazioni indigene del Brasile il 12 ottobre, giorno in cui in tutte le Americhe si celebra l&#8217;arrivo di Cristoforo Colombo nel continente, è un giorno di lutto. In occasione della Giornata di Colombo e in vista del ballottaggio per le presidenziali in Brasile che vedono favorito il candidato del partito nazional-conservatore PSL (Partito<br />
Social-Liberale) Jair Bolsonaro, l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati<br />
(APM) vuole ricordare la situazione in cui versano i circa 305 popoli indigeni del paese sudamericano. Gli attacchi razzisti di Bolsonaro contro le minoranze del paese istigano alla discriminazione ed emarginazione della popolazione povera e indigena del Brasile. Le<br />
violazioni dei diritti territoriali degli indigeni brasiliani sono in aumento e non vi è alcun intervento dello stato per fermare e perseguire lo sfruttamento illegale delle risorse minerarie o il disboscamento illegale. I procedimenti per il riconoscimento dei territori<br />
tradizionali sono bloccati tant&#8217;è che durante il governo dell&#8217;attuale presidente Michel Temer nessun procedimento di riconoscimento è stato portato a termine.</p>
<p>La lobby agraria che si batte per gli interessi dei latifondisti e per un&#8217;agricoltura industriale è in crescita e guadagna sempre più consensi tra il ceto medio-alto. A farne le spese sono in primo luogo le comunità indigene i cui territori sono da tempo nel mirino dell&#8217;élite economica del paese per un loro sfruttamento economico. Ora le comunità indigene<br />
temono che la probabile vittoria di Bolsonaro, convinto sostenitore della lobby agraria, comporterà nuovi espropri e dislocamenti forzati delle loro comunità.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/6283818.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11618" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/6283818.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1000" height="541" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/6283818.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/6283818-300x162.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/6283818-768x415.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p>
<p>I dati relativi al 2017 appena pubblicati dall&#8217;organizzazione per i diritti umani cattolica CIMI riportano un quadro spaventoso della situazione dei popoli indigeni in Brasile. Secondo questi dati, nel 2017 ci sono stati 128 casi di suicidio tra gli Indigeni, 110 persone sono state assassinate e 14 rappresentanti indigeni devono fare i conti con<br />
ripetute minacce di morte. La mancanza di assistenza sanitaria ha causato la morte di 702 bambini sotto i cinque anni.</p>
<p>Il candidato del PSL Jair Bolsonaro è stato il vincitore del primo turno delle elezioni presidenziali brasiliane e vista la percentuale di voti ottenuti ha buone probabilità di vincere il ballottaggio. Oltre a sostenere la lobby agraria, Bolsonaro è anche sostenitore della lobby delle armi e si è espresso in modo positivo sulla dittatura militare che<br />
dal 1962 al 1985 ha governato il paese. Bolsonaro sostiene la necessità di un governo autoritario, propone un ex-generale come suo vicepresidente e intende ricoprire importanti cariche del paese con altri esponenti militari. I suoi elettori sono perlopiù benestanti e<br />
bianchi. Bolsonaro trova consensi soprattutto tra i membri ultra-conservatori delle chiese evangeliche e pentecostali che costituiscono all&#8217;incirca il 20% della popolazione. Evidentemente le esternazioni razziste, omofobe e sessiste di Bolsonaro non costituiscono alcuna contraddizione con il messaggio di tolleranza insito nel<br />
cristianesimo. Al contrario, secondo la visione dei sostenitori di Bolsonaro le persone povere e socialmente svantaggiate sono tali per i peccati commessi. La povertà è allora una punizione di Dio dalla quale potranno redimersi solamente conducendo una vita virtuosa.</p>
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		<title>Uccisa Marielle Franco, la donna che entrava nelle favelas</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Mar 2018 09:59:26 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/gal_18162.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10331" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/gal_18162.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="600" height="400" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/gal_18162.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/gal_18162-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></b></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">di Valentina Tatti Tonni</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">Se negli anni Ottanta in Sud America la capitale della droga in genere è e continua ad essere il Messico, quella del narcotraffico dalla Colombia, con la caduta dei cartelli più antichi (un insieme di organizzazioni che formano un unico sistema criminale), si sposta in Brasile. Come scrive Roberto Nicolini nel libro Mafia globale a cura di Nando Dalla Chiesa: “I diversi Paesi sudamericani, sono spesso pervasi da culture di impunità difficili da sradicare, frutto delle dittature che ne hanno segnato la storia, e sono spesso costretti a contendere il monopolio della violenza ad altri attori come le guerriglie o la stessa criminalità organizzata, avvantaggiate dalla conformazione territoriale del continente (si pensi all’estensione della foresta amazzonica o delle Ande). A ciò va aggiunto che le crisi economiche, gli elevati tassi di inflazione e i sistemi di profonde disuguaglianze sono una costante che si accompagna a una generalizzata situazione di forte povertà e all’assenza di programmi di sviluppo alternativo alle coltivazioni di coca e marijuana”.</p>
<p align="JUSTIFY">Rio De Janeiro è la seconda città del Brasile dopo San Paolo a concentrare il più elevato numero di popolazione ed attrarre investimenti in economia. La sua peculiarità sono senz’altro le favelas, le cosiddette baraccopoli brasiliane, in cui operano almeno tre gruppi criminali che operano nel traffico (Comando Vermelho, Terceiro Comando Puro e gli Amigos dos Amigos) e che sfruttano a loro favore con violenza e intimidazioni le debolezze socio-economiche delle persone che vi abitano, come in qualunque luogo alla periferia del mondo in cui lo Stato non ritiene importante l’intervento, o quando è proprio lo Stato talvolta a colludersi con i poteri criminali.</p>
<p align="JUSTIFY">E’ in questo luogo, in questo contesto che Marielle Franco è stata uccisa. Un’esecuzione. Era appena uscita da un evento in favore dei diritti delle donne nere nelle favelas. I sicari la stavano aspettando, hanno esploso nove colpi d’arma da fuoco: quattro proiettili l’hanno colpita alla testa, uno ha colpito il suo autista e un altro ha ferito la sua addetta stampa. Gli altri sono rimasti a terra o conficcati nell’auto o nelle pareti vicine. Unico obiettivo: non mancare il bersaglio, portare a termine il lavoro, eliminare Marielle Franco. Perché? Aveva 38 anni, ed era consigliera del Partito Socialismo e Libertà di Rio de Janeiro. Più che essere &#8220;bella, nera e lesbica&#8221; come alcuni giornali hanno scritto, presumibilmente non l’hanno uccisa perché era bella, nera e lesbica, ma perché era un&#8217;attivista civile che si batteva in favore dei diritti umani, contro i narcotrafficanti e la polizia militare che da &#8220;battaglione della morte&#8221; uccide i giovani delle favelas.</p>
<p align="JUSTIFY">E’ stato dichiarato che le indagini sul duplice omicidio verranno seguite dai vertici di Brasilia, la capitale, con la dovuta attenzione, accompagnate da tutti i messaggi di sdegno che in queste ore la stampa estera sta raccogliendo e pubblicando per mostrare un Paese affranto. Una democrazia ancora una volta piegata e al quale dolore risponde la piazza, in migliaia in queste ore si sono riversati in strada in segno di protesta. Per la gente comune, per le donne povere e per i loro figli reclutati dai cartelli, Marielle Franco non era un’attivista qualunque. Era la donna che entrava nelle favelas e denunciava, portava luce e speranza, si faceva carico di tutte le cause inaccettabili che il Paese ancora si ostinava di difendere. Un riflettore puntato che gli assassini mal sopportavano.</p>
<p align="JUSTIFY">Il giorno prima di essere uccisa, come sempre accade in queste circostanze, Marielle Franco aveva “osato” esprimersi in modo diretto contro i poteri forti del narcotraffico supportati con arroganza dalla polizia militare e su Twitter aveva scritto: &#8221;Ancora un omicidio che potrebbe entrare nel conto di quelli compiuti dalla polizia militare. Matheus Melo stava uscendo dalla chiesa. Quanti altri devono morire prima che finisca questa guerra?&#8221;.</p>
<p align="JUSTIFY">Un movente, una promessa. Marielle Franco condannava la violenza, finché la violenza non le si è rivolta contro.</p>
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