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	<title>Bruxelles Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>La mia storia è la tua storia</title>
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		<pubDate>Sat, 09 May 2020 08:50:12 +0000</pubDate>
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<p>Siamo lieti di iniziare, oggi, a pubblicare alcune parti di un progetto (diventato poi un libro) <em>“La mia storia è la tua storia “ </em>di Jorida Dervishi dal titolo. Jorida è giovane, preparata, impegnata, animatrice culturale in diversi centri di cultura popolare dove si svolgono  corsi di italiano, è entrata in contatto con molti migranti (donne, uomini e ragazzi).</p>



<p>Un bellissimo progetto di cui c&#8217;è molta necessità, sia per aiutare chi arriva in Italia a sentirsi meno migrante, sia per aiutare chi in Italia ci vive e ha bisogno di conoscere gli altri. Conoscere fa passare la paura.<br>Il libro è suddiviso in tre parti, nella prima parte i brani studiati da noi durante l’anno cercando di mantenere l’autenticità del racconto. Nella seconda parte, che è anche il cuore del libro, sono riportate le storie e alla fine, nel il terzo capitolo, sono riportate le reti migratorie. </p>



<p>Circa un anno fa il progetto è stato presentato a Brooklyn (<a rel="noreferrer noopener" href="http://storycorps.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">storycorps.org</a>) e, prima della pandemia, Jorida ha iniziato a raccogliere storie anche a Berlino per continuare il viaggio&#8230;</p>



<p><strong>La storia di Kareem</strong></p>



<p>Nato in Afghanistan Età 31 anni</p>



<p>Viaggiare è un gran mestiere, non c&#8217;è da vergognarsene.</p>



<p>Mi chiamo Kareem e sono nato il 10/09/1998 a Frasetti in Afghanistan; l’Afganistan è un paese bello ma dal 2001 pieno di ferite, di guerre, dove tutti combattono contro l’organizzazione terroristica chiamata AlQaeda, ma nessuno pensa ai civili, gente che vuole vivere in pace. Ho cinque fratelli e due sorelle. Due dei miei fratelli abitano nel mio paese insieme ai miei genitori. Mio padre durante la guerra con la Russia faceva parte del comando afghano, è un politico importante. Lui ha sempre voluto che ereditassi questa professione, ma a me la politica e la guerra non interessano. Sono questioni difficili e altrettanto sporche ed è difficile trovare una soluzione in favore di tutti. È qui che ha preso inizio, in mezzo alle disgrazie, il viaggio della mia famiglia verso l’Europa. Prima di venire in Italia ho vissuto a Londra, insieme ai miei fratelli maggiori. Per tante persone il fatto di lasciare e poi ricominciare può sembrare strano, e infatti lo è… Ci vuole una gran forza d&#8217;animo per insistere e sopportare le umiliazioni, vedere la tua casa rovinata, i tuoi amici morti…Sapete, diventa una cosa quasi normale nella speranza di una vita tranquilla. In Italia sono arrivato nel 2006, dopo sei mesi ho preso il permesso di soggiorno. Subito dopo sono andato in Germania perché qui in Italia mi sentivo solo, come se non avessi un motivo per starci. Invece in Germania mi aspettava mio cugino. Dopo passai qualche mese in Olanda, poi in Francia e alla fine a Bruxelles. Nel 2013 i miei amici arrivati prima di me in Italia, mi chiamano dicendomi che potrebbero aiutarmi con un lavoro. E fu così! Lavoravo durante la notte, il mio turno iniziava alle ore 17 di pomeriggio e finiva alle 5 di mattina. Un lavoro molto faticoso ma sempre meglio delle guerre. Per il momento sono disoccupato. Faccio parte di un&#8217;associazione afgana con la sede a Roma che aiuta i migranti afghani a trovare un lavoro, una casa o pure a fare alcuni documenti di cui hanno bisogno, per le cure, etc&#8230;</p>



<p>Sarò io il rappresentante di questa comunità presso la sede di Milano. Non sono arrivato in Italia per rubare, non sarei stato in Europa se non fosse per la guerra, ne abbiamo passato di tutti i colori, ma continuano a attaccarci facendo delle leggi strane, come il “decreto sicurezza”. Ma di che sicurezza possiamo parlare lì dove ancora si spara e bisogna proteggersi?</p>



<p>Ma noi continuiamo sempre a viaggiare per sopravvivere.</p>
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		<title>Salah Abdel Ati. Prove di riconciliazione a Milano</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Feb 2019 06:03:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Salaah chiede che in Europa si manifesti e si parli della Giornata del Ritorno e dell&#8217;Anniversario della Marcia di Patrizia Cecconi (da www.pressenza.it) A Milano, in una sala dell’albergo Michelangelo gremita di pubblico nonostante l’evento&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: x-large;"><span class="gmail_default"><b>Salaah chiede che in Europa si manifesti e si parli<br />
della Giornata del Ritorno e dell&#8217;</b></span></span><span style="font-size: x-large;"><span class="gmail_default"><b>Anniversario della Marcia<br />
</b></span></span>di Patrizia Cecconi (da www.pressenza.it)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/xsalah-720x576.jpeg.pagespeed.ic_.aZ5c2EFVq9.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12150" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/xsalah-720x576.jpeg.pagespeed.ic_.aZ5c2EFVq9.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="720" height="576" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/xsalah-720x576.jpeg.pagespeed.ic_.aZ5c2EFVq9.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/xsalah-720x576.jpeg.pagespeed.ic_.aZ5c2EFVq9-300x240.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p align="justify">A Milano, in una sala dell’albergo Michelangelo gremita di pubblico nonostante l’evento sia stato organizzato in soli tre giorni, si è svolta ieri una sorta di prova informale di dialogo tra le diverse fazioni politiche della tormentata Palestina.</p>
<p align="justify">L’occasione è stata la conferenza organizzata per accogliere l’avv. Salah Abdel Ati proveniente da Gaza e diretto in Belgio e in Svizzera per perorare la causa palestinese di fronte al Parlamento europeo e alla Commissione per i diritti umani.</p>
<p align="justify">La serata di Milano è stata aperta dal saluto inviato dal console Hani Gaber, vale a dire da una voce dell’Anp, impossibilitato a partecipare in quanto fuori Milano, il quale ha ripreso e rilanciato uno degli obiettivi cari al giovane avvocato gazawo e alle organizzazioni che rappresenta e cioè l’importanza di superare le divisioni politiche in funzione dell’obiettivo comune: abbattere l’illegale occupazione pluridecennale della Palestina da parte di Israele.</p>
<p align="justify">Subito dopo la lettura del messaggio, l’avv. Salah ha fatto proiettare due brevi video in modo che il pubblico vedesse i due aspetti della Grande marcia per il ritorno che si svolge ogni venerdì lungo i confini dell’assedio. Quella in cui, mentre la conferenza si svolgeva, aveva già visto l’uccisione del piccolo Yousef Al Dayeh per mano dei cecchini dell’esercito israeliano e decine di feriti.</p>
<p align="justify">Il primo video mostrava alcune delle uccisioni “gratuite” di manifestanti disarmati compresi bambini, donne, personale medico di soccorso e giornalisti, tutto configurabile come crimine contro l’umanità secondo la legalità internazionale, in particolare la IV Convenzione di Ginevra. Il secondo video, invece, rappresentava la parte creativa, in qualche modo addirittura “folle”, che i gazawi offrono al mondo, ballando la dabkeh, facendo acrobazie di parkour o contraendo matrimoni officiati lungo il border, sotto il lancio dei micidiali canister e sotto la mira degli snipers israeliani.</p>
<p align="justify">Il pubblico, in parte informato solo attraverso i media mainstream, ha accolto con interesse queste immagini alle quali è poi succeduta l’esposizione dell’ospite che con grande chiarezza ha spiegato origine, composizione e prospettive della grande marcia.</p>
<p align="justify">L’intervento di Mohammed Hannoun, presidente dell’API e rappresentante della parte legata alla fazione politica più religiosa, è stato anch’esso impostato sulla necessità di trovare un’intesa in nome del comune obiettivo di una Palestina libera. L’arch. Hannoun ha anche insistito sull’esempio che questa conferenza stava dando, accogliendo l’indicazione della Grande marcia di avanzare uniti sotto un’unica bandiera, quella palestinese. Il suo impegno, anche pratico, come l’offrire l’elegante sala per la conferenza, cosa che ovviamente non ha reso pubblica ma che gli organizzatori sapevano, è stata un’ulteriore dimostrazione dell’interesse verso un percorso unificante anche con la parte più laica della rappresentanza politica palestinese. I suoi interventi sono stati accolti con favore dal pubblico e dall’ospite, così come gli interventi di Khader Tamimi, rappresentante della Comunità palestinese lombarda e coordinatore, su nomina dell’ambasciata palestinese, delle comunità palestinesi in Italia.</p>
<p align="justify">Anche il dr. Tamimi infatti, ha ribadito la necessità di accogliere il messaggio inviato da Gaza e portato dall’Avv. Salah, superando le chiusure e le divisioni e riconoscendo, come ha affermato quest’ultimo, che la battaglia di Gaza riguarda tutta la Palestina e che se Gaza riuscirà a vincere, la Palestina avrà vinto, perché quel che Gaza sta chiedendo è soltanto il rispetto della legalità internazionale, in particolar modo della Risoluzione Onu 194 che riguarda i palestinesi tutti, quelli di Gaza, della Cisgiordania, di Gerusalemme, della diaspora e finanche quelli con cittadinanza israeliana.</p>
<p align="justify">Tra gli interventi più significativi va rilevato quello dell’avv. Giannangeli, il quale ha posto l’attenzione suilimiti del ricorso alla Corte penale internazionale, limiti che l’attivista e avvocato palestinese ha affermato di ben conoscere, ma tuttavia, ha detto, quella della Corte penale internazionale è una strada da battere quantomeno per ottenere quell’attenzione che né l’ONU né le varie Istituzioni cui si è fatto appello hanno mai concretamente mostrato bloccando o almeno punendo i crimini israeliani.</p>
<p align="justify">Ma cosa vuole, in sintesi, l’avv. Salah Abdel Ati dall’Italia e dall’Europa, oltre alla solidarietà da parte della società civile, motivo per cui è venuto a portare la sua testimonianza sulla Grande marcia del ritorno e sulla situazione nella Striscia di Gaza? Per capirlo meglio, oltre alle parole e alle immagini della serata, abbiamo deciso di farci rilasciare un’intervista.</p>
<p align="justify">A fine conferenza approfittiamo dell’accoglienza del dr. Tamimi per prenderci tutto il tempo necessario per conoscere meglio gli aspetti sociali e politici della società gazawa e i progetti delle associazioni rappresentate dall’avv. Salah. Confortati da un cosiddetto spuntino, in realtà ben più di questo, come usa in qualunque famiglia palestinese, iniziamo la nostra intervista.</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">D. </span>Lei è un giovane avvocato ma ha già molti anni di esperienza nelle lotte per i diritti umani in Palestina. Vuole raccontarci un po’ della sua vita a Gaza?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>Veramente non sono tanto giovane, ho 44 anni e due dei miei quattro figli sono già all’università. Il ragazzo studia ingegneria e la ragazza è al primo anno di farmacia. Noi vogliamo che i nostri figli studino e tutte le famiglie a Gaza vogliono questo. Non tutti però possono date le condizioni economiche, ma la percentuale di iscritti all’Università, maschi e femmine, è molto alta.</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">D. </span>Lei fa parte delle famiglie arrivate a Gaza in seguito alla cacciata dovuta alla Nakba o è originario della Striscia?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>Sono uno di quel 75% di gazawi che vive in un campo profughi in quanto la mia famiglia è arrivata a Gaza dopo essere stata cacciata dalla Palestina storica. Da allora viviamo nel campo profughi di Jabaliya, al nord della Striscia<span style="font-size: large;">.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">D. </span>Jabaliya è il luogo da cui partì la prima intifada, cioè la rivolta delle pietre, come venne chiamata, dopo l’uccisione di alcuni palestinesi investiti da un camion dell’esercito israeliano nel dicembre del 1987, è così?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>Sì, la rivolta partì da Jabaliya. La situazione era già carica e quella fu l’occasione che fece esplodere la rabbia palestinese. Inoltre, il giorno dopo l’investimento, gli israeliani spararono, uccidendolo, a un bambino che aveva lanciato delle pietre e da Jabaliya la rivolta si allargò e si espanse in tutti i territori occupati. Io ero un ragazzino e, come tutti gli altri ragazzini, partecipai alla rivolta. La mia gamba destra porta ancora i segni lasciati da Israele.</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">D. </span>Durante e dopo la prima intifada si occupò di politica in modo sistematico o rimase nelle fila della rivolta spontanea?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>Mi occupai di politica. Entrai nel Fronte Polare di liberazione (PFLP) e venni eletto rappresentante degli studenti. Sono rimasto nel Fronte popolare fino ad alcuni anni fa.</p>
<p><span style="font-size: large;">D. </span>Il PFLP ha sempre rappresentato l’anima laica e di sinistra della Palestina, è vero?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>Sì, il PFLP è stato il primo partito ad avere delle donne tra i suoi massimi dirigenti, però ora non faccio più parte dell’organizzazione politica, ma seguito a svolgere le attività in cui ho sempre creduto e per le quali ho lavorato anche nel Fronte Popolare.</p>
<p><span style="font-size: large;">D. </span>Per esempio?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>Per esempio la formazione politica e sociale dei giovani, i tavoli di formazione e di dialogo con le donne. Lo studio dei diritti umani e le violazioni che Israele, ma anche le autorità che governano la Palestina, sebbene in forma e numero diversi, commettono. Tutti i programmi che svolgiamo nel sociale. Insomma tutto ciò che dovrebbe preparare alla vita in una società libera, quella per la quale lavoriamo e per la quale abbiamo iniziato l’esperienza della Grande marcia del ritorno.</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">D. </span>Lei è coordinatore per gli aspetti legali della Grande marcia del ritorno. Ci può dire come e da chi è nata l’idea di questa Marcia che finora ha visto circa 250 martiri e oltre 25.000 feriti? e chi realmente la porta avanti? Le faccio questa domanda perché i nostri media, a parte quelli “di nicchia” ne parlano come di un progetto imposto da Hamas alla popolazione gazawa. Un progetto crudele che manda a morire tanti innocenti.</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>No, non è un progetto di Hamas. Io ho molti contatti con l’occidente e so bene come vengono manipolate le notizie. Intanto diciamo che in questo modo la colpa delle uccisioni non si dà agli assassini ma si scarica su una parte della società gazawa, quella che ne rappresenta il governo di fatto. Hamas può essere accusato di restrizioni e di una visione reazionaria rispetto ai valori della sinistra laica, ma non può essere accusato degli omicidi israeliani. Israele uccide manifestanti inermi, si è accanita su due dei giornalisti più competenti e conosciuti anche all’estero. Due reporter che mandavano foto inequivocabili alle agenzie internazionali. Non è un caso. I suoi cecchini colpiscono il personale sanitario mentre presta soccorso. Sparano sui bambini. Sono tutti crimini contro l’umanità e se il Diritto internazionale non sanziona Israele per questi numerosi e continui crimini, Israele continuerà a commetterli e queste violazioni peseranno anche sulle vostre democrazie. Comunque la grande marcia non è un progetto di Hamas, ma il movimento di Hamas partecipa, al pari di membri di Fatah, del Popular Front, del Democrat Front, degli altri movimenti politici e delle organizzazioni della società civile che hanno aderito in grande numero alla Marcia.</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">D. </span>Le ripeto la domanda che le avevo fatto e alla quale già mi ha risposto, ma solo in parte. Abbiamo capito che non è nata da Hamas e che non è governata da Hamas, ma come è nata l’idea della Grande marcia?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>E’ nata alla fine del 2017 discutendo sulla situazione che ci vede schiacciati sotto l’assedio. Acqua quasi totalmente non potabile, elettricità somministrata a piacere di Israele tre, quattro ore a caso durante il giorno o la notte col chiaro intento di rendere più difficile possibile la vita dei gazawi. Campi continuamente distrutti o dalle ruspe o dagli aerei che distribuiscono diserbanti. Bombardamenti israeliani a piacere. Disoccupazione altissima. Salari tagliati anche dall’Anp. Il grado di esasperazione dei giovani e degli adulti che si alterna a fenomeni di depressione per mancanza di futuro. Insomma una situazione insostenibile. Discutendo veniva fuori che in questi 70 anni in tutta la Palestina e, in particolare, in questi 12 anni di assedio a Gaza, nessuna lotta è mai riuscita vincente.</p>
<p align="justify">La resistenza è un nostro legittimo diritto ma né la resistenza armata, né la non violenza hanno mai portato all’ottenimento dei diritti spettanti al nostro popolo. Allora abbiamo pensato, discutendo e anche litigando, che un vero movimento popolare, un movimento di massa, senza uso di violenza, avrebbe potuto aiutarci ad ottenere quel che ci è dovuto. Abbiamo pensato che un diritto riconosciutoci dall’ONU già nell’anno della Nakba rappresentava tutti i palestinesi, la Risoluzione 194, cioè il nostro diritto al ritorno nelle terre, nelle case da cui siamo le nostre famiglie sono state cacciate. Così abbiamo pensato, organizzandoci in comitati, a organizzare questa grande Marcia, ricreando lungo il confine dell’assedio, gli accampamenti in cui le tende portavano il nome dei villaggi e delle città da cui siamo stati cacciati. Sarebbe stato un grande movimento e forse il mondo delle istituzioni ci avrebbe finalmente dato ascolto. La Grande marcia non vuole divisioni tra fazioni politiche e questo è un altro nostro importante obiettivo.</p>
<p><span style="font-size: large;">D. </span>Ma non avete messo in conto che Israele avrebbe potuto fare una carneficina?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>Israele ci ammazza ogni giorno e il mondo sta in silenzio. I nostri giovani hanno ideato il fumo nero degli pneumatici per coprire la vista ai cecchini, ma il mondo non ferma Israele, anzi lo protegge e addirittura abbiamo letto sui vostri giornali che i nostri giovani sono violenti perché incendiano gli pneumatici! Il nostro popolo ama la vita, non vuole morire, ma la morte è messa in conto. Lei ha visto durante la proiezione dei filmati che abbiamo adottato la vostra canzone “Bella ciao”? ebbene l’ultima strofa della vostra canzone è quella che ci porta a lottare a rischio della vita, morire per la libertà.</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">D. </span>Caro avvocato, è eroico e mi azzarderei a dire commovente quel che mi sta dicendo, ma il mondo delle istituzioni non sembra capirlo.</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">R. </span>E’ per questo che sto facendo questo viaggio. Domani sarò a Bruxelles perché abbiamo bisogno di lobbies politiche che ci aiutino a imporre a Israele le giuste sanzioni secondo la normativa giuridica internazionale. Senza sanzioni che costringano Israele al rispetto dei diritti umani non ci sarà né giustizia né pace.</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">D. </span>Lei a Gaza dirige il centro Masarat, giusto? Qual è l’attività di questo centro?</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">R. </span>Il Masarat – Palestinian Center for Policy Research &amp; Strategic Studies segue una filosofia di apertura in tutte le direzioni e l’obiettivo prioritario su cui stiamo lavorando da molti anni è quello di raggiungere la riconciliazione tra le due fazioni più importanti, i cui leader governano rispettivamente la Cisgiordania (Fatah) e la Striscia di Gaza (Hamas). Noi siamo convinti che senza unificazione tra tutte le forze politiche non ci sarà alcuna possibilità di battere l’occupazione. Sul fronte interno, dal punto di vista politico,  lavoriamo per questo. Sul fronte esterno lavoriamo per ottenere il rispetto dei diritti umani da parte di Israele, ma se cogliamo violazioni dei diritti umani da parte delle autorità palestinesi non esitiamo a denunciarle e a chiedere che vengano ripristinati i diritti violati. Recentemente abbiamo denunciato come violazione dei diritti umani anche il taglio degli stipendi agli impiegati di Gaza da parte dell’ANP.</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">D. </span>Questo tipo di denunce non può acuire le distanze tra  Fatah e Hamas?</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">R. </span>No, perché noi non denunciamo per conto dell’una o dell’altra fazione politica, ma in nome del rispetto del popolo palestinese che è un dovere rispettare, quale che sia l’orientamento politico dei singoli cittadini. Noi abbiamo un programma con obiettivi precisi e strategie precise. Critichiamo i comportamenti che ledono il popolo palestinese e sono quelli che acuiscono le intolleranze politiche. Il nostro obiettivo finale è la fine dell’occupazione perché è da questa lunghissima occupazione che genera la corruzione, l’esasperazione e sfiducia.</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal">Abbiamo un numero altissimo di diritti riconosciuti sulla carta ma mai applicati. Domani a Bruxelles, dove speriamo di poter avere presto una sede, e nei giorni successivi a Ginevra (Commissione dei diritti umani) andrò con questo compito, quello di segnare un passo concreto verso la fine dell’occupazione<span style="font-size: large;">.</span></p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">D. </span>E se l’obiettivo interno per cui lavorate da anni non si realizzerà?</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal">R. Se si realizzerà avremo una chance, non la certezza, ma una chance di abbattere l’occupazione. Se invece non si realizzerà resteremo in una situazione continuamente precaria, Israele seguiterà a mangiarsi la West Bank e seguiterà lo stillicidio di vite palestinesi sia lì che a Gaza. Ma a Gaza potrebbe anche prendere forma la sempre minacciata nuova guerra di aggressione  e allora non sarà solo Gaza a pagarne le conseguenze. Noi vogliamo l’unificazione, ma sappiamo che in realtà non abbiamo delle leadership democratiche. In Palestina abbiamo delle figure di grande intelligenza, ma non si riesce a uscire dalla logica del personalismo, mentre avremmo bisogno di una struttura democratica. Noi lavoriamo per questo ed è per questo che operiamo in tutte le direzioni che poi è il significato che ha il nome dell’associazione che presiedo, “Masarat”, cioè “in ogni direzione”.</p>
<p>D. Vorrei farle un’ultima domanda. Vedo che ormai è notte fonda e domattina presto dovrà partire, ma può dirmi cosa pensa dei Paesi arabi rispetto alla situazione di Gaza e della West Bank?</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">R. </span>Sarò necessariamente sintetico. I Paesi arabi sono l’essenza della conflittualità poliedrica. Prendiamo ad esempio il Qatar. Il Qatar ha interessi sia in West Bank che nella Striscia, offre finanziamenti, ricostruisce interi quartieri distrutti dai bombardamenti ma, al tempo stesso, collabora con Israele. Questa è una situazione che in modo più o meno evidente ritroviamo in quasi tutti i Paesi arabi. Non abbiamo altri alleati credibili che noi stessi,per questo il nostro obiettivo è l’unità dei palestinesi e quindi la riconciliazione.</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">D. </span>Bene, la ringrazio e le auguro buona fortuna a Bruxelles e a Ginevra<span style="font-size: large;">.</span></p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">R. </span>Vorrei chiudere affidandole un messaggio per il popolo italiano. Al popolo italiano vorrei dire, potete sostenerci boicottando Israele affinché capisca che la società civile non sostiene i suoi crimini, e potete sostenerci chiedendo alle vostre istituzioni di esprimersi a favore della nostra causa, cioè a favore della giustizia.</p>
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		<title>Il vertice a Bruxelles sui migranti. L&#8217;accordo durante la scorsa notte</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jun 2018 07:49:09 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/C_2_fotogallery_3088930_10_image.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10925" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/C_2_fotogallery_3088930_10_image.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1000" height="624" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/C_2_fotogallery_3088930_10_image.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/C_2_fotogallery_3088930_10_image-300x187.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/C_2_fotogallery_3088930_10_image-768x479.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, dopo una riunione-fiume durata più di 13 ore tra liti e bozze d&#8217;intesa risistemate in continuazione, scrive su Twitter: &#8220;&#8221;I 28 leader hanno trovato un accordo sulle conclusioni del consiglio europeo, inclusa l&#8217;immigrazione&#8221;.<br />
Lo spiraglio arriva al termine di un braccio di ferro durato un giorno intero. E dopo che Conte aveva minacciato di mettere il veto per bloccare le conclusioni del vertice europeo, senza un accordo sugli sbarchi.  Il premier italiano si ritiene soddisfatto e afferma: &#8220;Da questo Consiglio esce un&#8217;Europa più responsabile e solidale, l&#8217;Italia non è più sola&#8221;. E sulla eventualità che l&#8217;Italia realizzi sul suo territorio dei centri di accoglienza per i migranti su base volontaria previsti dall&#8217;accordo raggiunto al Consiglio Ue, il capo del governo prende tempo: &#8220;E&#8217; una decisione che ci riserveremo di prendere, è una decisione collegiale ma non siamo invitati a farlo&#8221;.</p>
<p>Secondo le conclusioni del vertice si evince &#8220;che tutte le navi che attraversano il Mediterraneo, quindi anche le Ong, devono rispettare le leggi e non devono interferire con le operazioni della Guardia costiera libica&#8221;, spiega Conte aggiungendo che &#8220;è passato il principio che il tema della gestione dei flussi deve essere affrontato secondo un approccio più integrato che riguarda la dimensione esterna, quella interna e il controllo delle frontiere&#8221;. Si afferma anche il principio, secondo Conte, che &#8220;chi arriva in Italia, arriva in Europa&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/074913057-b8d53a12-021a-49b6-9a5f-306a6d89352e.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-10926 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/074913057-b8d53a12-021a-49b6-9a5f-306a6d89352e.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="330" height="135" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/074913057-b8d53a12-021a-49b6-9a5f-306a6d89352e.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 978w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/074913057-b8d53a12-021a-49b6-9a5f-306a6d89352e-300x123.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/074913057-b8d53a12-021a-49b6-9a5f-306a6d89352e-768x314.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 330px) 100vw, 330px" /></a></p>
<p>Conte aggiunge: &#8220;si è finalmente affermato il principio del rifinanziamento del fondo fiduciario per l&#8217;Africa che ci torna particolarmente utile per le rotte dei migranti nordafricani&#8221; e si sottolinea che vengano &#8220;intensificati i rapporti e gli accordi con i paesi di origine e transito dei migranti&#8221;.</p>
<p>&#8220;Molti predicevano un mancato accordo o il trionfo di soluzioni nazionali, questa sera abbiamo trovato soluzioni europee&#8221;, ha aggiunto Macron. Ma la cancelliera tedesca Angela Merkel smorza gli entusiasmi:  &#8220;Dopo un&#8217;intensa discussione sul tema più difficile per l&#8217;Unione europea, cioè le migrazioni, il fatto di aver concordato un testo comune è un buon segnale&#8221;, ma &#8220;abbiamo ancora molto lavoro da fare per superare le divisioni&#8221;.<br />
Dai Paesi dell’Est il commento è stato: &#8220;Siamo molto compiaciuti&#8221;,  come ha detto il premier polacco Mateusz Morawiecki, lasciando il Consiglio europeo, annunciando che ha prevalso il &#8220;carattere volontario&#8221; nel documento.</p>
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		<title>Quarta edizione del forum sociale del Maghreb</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Dec 2016 09:34:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Mayra Landaverde &#160; Dal 16 al 18 Dicembre 2016 si è tenuta a Tangeri, in Marocco, la 4 ° edizione del Forum Sociale Maghreb sulla migrazione. Questa sessione è una continuazione del lavoro&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Mayra Landaverde</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7813" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1183" height="662" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1183w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/1-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/1-768x430.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/1-1024x573.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1183px) 100vw, 1183px" /></a></p>
<p>Dal 16 al 18 Dicembre 2016 si è tenuta a Tangeri, in Marocco, la 4 ° edizione del Forum Sociale Maghreb sulla migrazione. Questa sessione è una continuazione del lavoro svolto durante il primo forum tenutosi a Bruxelles nel 2010, a Oujda nel 2012 e a Monastir nel 2014. La scelta di Tangeri per ospitare il lavoro di quest&#8217;anno, il ponte tra l&#8217;Africa e l&#8217;Europa, crocevia di movimenti di migranti e rifugiati in un momento critico per il Mediterraneo, non è una coincidenza.</p>
<p>Per questa edizione due temi centrali sono stati scelti perché sono nel cuore delle sfide di questa regione in particolare, ma anche in tutto il Mediterraneo: i cambiamenti e gli impatti sulla migrazione e i movimenti ambientalisti e l’attuale situazione dei rifugiati.<br />
La sfida principale di questo secolo sarà certamente legata alle problematiche ambientali correlata con il loro impatto sulle popolazioni e il loro spostamento forzato. L&#8217;organizzazione mondiale delle migrazioni ha fatto delle previsioni basate sugli studi di un gruppo di esperti intergovernativi in ​​materia di immigrazione ed evoluzioni climatiche. Prevedono che entro il 2050 saranno intorno ai 200 milioni di persone migranti a causa di problemi ambientali.<br />
L’Africa e l’Asia saranno i continenti più colpiti da questo fenomeno, in particolare la regione del Maghreb che è un luogo di transito e fortemente coinvolto nei cambi climatici con una scarsa capacità di adattamento e dove ultimamente vive una disparità evidente fra classi sociali. Il Maghreb sta affrontando inoltre la minaccia del terrorismo e dei gravi episodi di razzismo,  come le ultime espulsioni illegali di cittadini subsahariani dal territorio algerino.</p>
<p>La seconda sfida è legata alla situazione dei rifugiati intorno al Mediterraneo. Migliaia di persone stanno lasciando il proprio Paese alla ricerca di un posto dove si spera di vivere con dignità e sicurezza. Ma di fronte a questa speranza si trovano muri e frontiere talmente chiuse da finire dentro centri di accoglienza che sembrano dei veri e propri campi di concentramento.<br />
Queste popolazioni sono vittime di guerre in paesi come l’Iraq, la Siria…<br />
oppure scappano da situazioni catastrofiche dei propri paesi come la Libia dopo la caduta del vecchio regime.</p>
<p>Per la guerra o la povertà estrema la responsabilità dei Paesi del nord del Mediterraneo è schiacciante.<br />
L’Europa non ha fatto altro che  chiudersi e attuare solo politiche in materia di sicurezza in modo di alimentare la stigmatizzazione dei migranti.</p>
<p>Ricordiamo che nel Mediterraneo ci sono più di 30 mila persone disperse. Quest’anno sono morte più di 5 mila persone nel loro intento di attraversare il mare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7814" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1183" height="662" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1183w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/3-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/3-768x430.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/3-1024x573.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1183px) 100vw, 1183px" /></a><br />
Inoltre, gli stati del Maghreb sono ben lontani da accettare anche essi le proprie responsabilità sui drammi vissuti da migranti e rifugiati. Il Maghreb e l’Europa puntano tutto sulla “sicurezza” e l’esclusione . Si concludono accordi bilaterali con l&#8217;Unione europea per rafforzare il suo arsenale militare ed erigere muri in particolare tra il Marocco e l&#8217;Algeria, in nome della lotta contro il terrorismo. Questa politica di sicurezza volta le spalle all’ideale di unire i popoli proclamato nel “Appello di Tangeri” firmato nel 1958.</p>
<p>Lo spazio del Forum Sociale Maghreb è sempre stato sensibile alle problematiche sull’immigrazione e in particolare la situazione dei migranti africani.<br />
La regione è diventata nel corso degli anni un luogo di transito e anche d’immigrazione non regolare, vedi Melilla e il campo chiamato “ La giungla” dove centinaia di persone si fermano e aspettano la volta buona di passare la frontiera e arrivare in Spagna.<br />
In molte attività e incontri dell&#8217;FSMA questo tema era presente, a Bouznika nel 2006, nel 2008 in Al Jadida e in tanti altri eventi legati ai diritti dell’uomo e della donna.</p>
<p>Il Forum Sociale Maghreb, come detto, ha già tenuto tre edizioni: il Forum di Bruxelles nel 2010. A Oujda nel 2012 e a Monastir nel 2014.</p>
<p>In ciascuna di queste edizioni, le questioni di fondo erano state legate alle migrazioni, e soprattutto sui migranti , i loro bisogni e i loro diritti.<br />
Per la prima edizione, nel 2010, la scelta di una città europea sembrava scontata per la presenza rilevante della popolazione di origine nord africana residente in Europa. Questo per esprimere un desiderio di convergenza fra le due lotte, per la cittadinanza qui in Europa e là, per la libera circolazione,contro il razzismo, contro le politiche di sicurezza che violano la dignità e i diritti umani.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7815" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1183" height="662" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1183w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/2-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/2-768x430.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/2-1024x573.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1183px) 100vw, 1183px" /></a></p>
<p>La data del forum tenutosi il 18 dicembre 2010, ha avuto un significato in quanto si commemora l&#8217;adozione della Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti dei lavoratori migranti e le loro famiglie. Tanto più che l&#8217;anno 2010 ha coinciso con il ventesimo anniversario della Convenzione stessa che l’unione europea non aveva ancora firmato.</p>
<p>Il Forum di Oujda, esteso a Orano nel 2012 è stato principalmente un momento di grande confronto in un luogo dove immigranti sub-sahariani che vivono in Nord Africa e soprattutto in Marocco sono stati per la prima volta ascoltati attraverso la loro stessa partecipazione attiva nell&#8217; evento. I migranti sub sahariani costituirono più della metà dei partecipanti testimoniando alcuni la propria tragedia vissuta nel proprio percorso di migrazione all’interno dell’ Africa.<br />
Queste testimonianze hanno avuto una forte eco anche al di fuori dello spazio del forum.</p>
<p>Troppo spesso si ha parlato a nome dei migranti con loro stessi relegati a semplici osservatori. Le cose cambiano lentamente ma fermamente e l&#8217;emergere di organizzazioni di migranti sono ora protagoniste. Nel nord del continente africano, a causa della storica immigrazione, si trovano organizzazioni più affermate che svolgono un ruolo importante nella difesa dei diritti dei migranti. Basandosi su questo risultato il FSM si sforza continuamente di lavorare per rafforzare i legami di solidarietà, di convergenza e di sostegno alla popolazione che lotta per proteggere e promuovere i diritti dei migranti.<br />
Il Forum Sociale Maghreb-Mashrek di Monastir nel 2014 decise allora di iniziare le attività con un corteo guidato da genitori di ragazzi scomparsi (Harragas). Per la maggior parte, questi erano giovani che avevano appena lasciato la Tunisia dopo la rivoluzione e di cui non si hanno più notizie fino ad oggi. Tutti questi genitori, soprattutto le madri, ci impongono di far luce su queste mancanze.<br />
Il Forum ha appena affrontato la questione dei desaparecidos, le politiche migratorie europee e quelle degli Stati del Mediterraneo meridionale e del loro impatto sulla vita dei migranti, sugli accordi di mobilità e di riammissione che l&#8217;Unione europea cerca in tutti i modi di imporre in Marocco e Tunisia, sulla libera circolazione in Nord Africa e la lotta contro il razzismo e la discriminazione, con particolare attenzione sul razzismo subito dai migranti sub-sahariani.</p>
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		<title>Unione Europea: vertice a Bruxelles su migrazione e fuga dall&#8217;Africa (15 dicembre)</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Dec 2016 08:13:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;UE ignora le cause della fuga e le violazioni dei diritti umani! &#160; In occasione del vertice dell&#8217;Unione Europea (UE) che si tiene oggi 15 dicembre a Bruxelles e in cui si discuterà anche&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;UE ignora le cause della fuga e le violazioni dei diritti umani!</p>
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<p>In occasione del vertice dell&#8217;Unione Europea (UE) che si tiene oggi 15 dicembre a Bruxelles e in cui si discuterà anche di migrazioni, l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati(APM) critica duramente gli accordi che l&#8217;UE intende fare con alcuni paesi africani territori d&#8217;origine e di transito dei migranti per il controllo delle migrazioni. Per l&#8217;APM si tratta di accordi scellerati che ignorano completamente le gravi violazioni dei diritti umani in corso nei paesi in questione e di conseguenza anche le cause che obbligano migliaia di persone a fuggire dalla propria terra.</p>
<p>Più in generale, l&#8217;APM critica l&#8217;intero pacchetto programmatico europeo. Impedire ai profughi di entrare in Europa e rimpatriare chi è già arrivato non può essere definito un aiuto alla cooperazione come l&#8217;UE tenta di far credere. I guadagni economici derivanti dalla costruzione di nuove barriere alle frontiere altamente tecnologiche e di massima sicurezza così come l&#8217;introduzione di passaporti biometrici vanno unicamente a vantaggio di aziende di armamenti e di alta tecnologia per la sicurezza europee ma certo non costituiscono indotti economici per i paesi africani e tanto meno producono uno sviluppo sostenibile e a lungo termine.</p>
<p>Il vertice di Bruxelles delibererà anche sulla seconda relazione della Commissione Europea riguardo agli accordi di partenariato con i paesi africani relativi alla migrazione africana. La relazione sottolinea in particolare la stretta e apparentemente ottima collaborazione con l&#8217;Etiopia, considerata un partner importante per le questioni riguardanti i profughi e la migrazione. La Commissione Europea ha compiuto più di 20 viaggi conoscitivi in Etiopia, Nigeria, Niger, Mali e Senegal. Ciò nonostante l&#8217;Europa non ha mai reagito in modo appropriato alle gravissime violazioni dei diritti umani e alla persecuzione degli Oromo e Amhara in Etiopia. Invece di porsi con decisione per il rispetto dei diritti umani e la democratizzazione dei meccanismi governativi, l&#8217;Europa ha deciso di sostenere il governo autoritario etiope il cui operato causa decine di migliaia di profughi e &#8211; tragica ironia &#8211; di firmare con questo governo accordi per il controllo dei flussi di profughi.</p>
<p>Finché l&#8217;Europa continuerà a far finta che le persecuzioni, le torture e gli arresti arbitrari non esistono nei paesi suoi partner non può poi meravigliarsi se sempre più persone disperate sono costrette a fuggire dal Corno d&#8217;Africa verso l&#8217;Europa. Secondo le stime delle associazioni per i diritti umani, tra gennaio e ottobre 2016 la persecuzione statale etiope ha causato almeno 2.808 morti e più di 50.000 persone appartenenti ai popoli degli Oromo e degli Amhara sono stati arbitrariamente arrestate. La repressione ha costretto decine di migliaia di persone alla fuga. Molti di loro hanno cercato rifugio in Europa.</p>
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		<title>Ecco come combattiamo il razzismo, la xenofobia, le violenze contro le donne</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2016 08:29:33 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/th-21.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6901" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/th-21.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th (21)" width="300" height="200" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Barbara Spinelli (GUE/NGL) è intervenuta nel corso della sessione plenaria del Parlamento europeo che si è tenuta la scorsa settimana a Bruxelles, in seguito alla dichiarazione del Consiglio e della Commissione sulla lotta contro il razzismo, la xenofobia, l&#8217;omofobia e le altre forme di intolleranza. Presenti al dibattito il Rappresentante plenipotenziario del governo per la presidenza slovacca del Consiglio dell’UE Ivan Korčok e il Commissario europeo per l&#8217;unione della sicurezza Julian King.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Il Trattato di Lisbona, la Carta dei diritti, la Decisione quadro del 2008, la Convenzione di Istanbul: ecco come combattiamo il razzismo, la xenofobia, le violenze contro le donne. È urgente che la Decisione quadro condanni più esplicitamente, oggi, l’islamofobia, l’antisemitismo, l’antiziganismo, l’omofobia che inquinano i nostri Paesi e perfino le comuni istituzioni: è grave che gli attacchi del commissario Oettinger a donne, gay e cinesi diventino una normalità.</p>
<p>È anche questione di linguaggio: quel che ci unisce non sono <em>valori</em> astratti, ma precise <em>norme</em>. Se esiste un dèmos dell’Unione, è a causa di tale patto normativo. Chi lo viola non può invocare <em>culture</em> nazionali discordanti.</p>
<p>Penso che ogni individuo libero – specie in tempi di forte immigrazione – abbia più appartenenze, più identità. L’assimilazione a un’unica identità genera violenza. Meglio proporre l’<em>integrazione</em> nel rispetto delle norme, piuttosto che l’<em>assimilazione</em>».</p>
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		<title>Barbara Spinelli esprime un voto contrario al parere della Commissione Libertà, Giustizia e Affari Interni sul Budget dell’Unione per il 2017</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Sep 2016 08:56:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Bruxelles, 31 Agosto 2016   Il 31 agosto, la Commissione Libertà, Giustizia e Affari Interni (LIBE) del Parlamento Europeo riunita a Bruxelles ha adottato il parere sul progetto di bilancio generale dell&#8217;Unione europea per l&#8217;esercizio 2017.&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/th-21-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5302" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5302" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/th-21-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th (21)" width="300" height="200" /></a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Bruxelles, 31 Agosto 2016</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Il 31 agosto, la Commissione Libertà, Giustizia e Affari Interni (LIBE) del Parlamento Europeo riunita a Bruxelles ha adottato il parere sul progetto di bilancio generale dell&#8217;Unione europea per l&#8217;esercizio 2017. La Commissione Bilancio (BUDG) del Parlamento Europeo negozierà nelle prossime settimane col Consiglio dei ministri il bilancio dell’Unione basandosi sulle raccomandazioni dell’opinione della Commissione LIBE.</em></p>
<p><em>Relatore ombra per il gruppo GUE/NGL: Barbara Spinelli.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dopo il voto, Barbara Spinelli ha rilasciato la seguente dichiarazione:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Oggi la Commissione LIBE ha adottato il parere sul progetto di bilancio generale dell&#8217;Unione europea per l&#8217;esercizio 2017.</p>
<p>Il rapporto presenta numerose debolezze a mio parere gravi. Sono infatti passati, malgrado il voto negativo del mio gruppo, paragrafi a favore dell&#8217;ulteriore rafforzamento delle politiche securitarie dell’Unione e dei controlli delle frontiere esterne. È stato proposto anche l’aumento del budget di Frontex (chiamato ora “Guardia Costiera Europea”) ed Europol.</p>
<p>Accolgo invece con piacere l’adozione di una serie di miei emendamenti riguardanti in particolare la necessità di equità, trasparenza e pubblicità dei fondi Europei. Un emendamento invita la Commissione a separare, in tutti i futuri progetti di bilancio, le spese per il rafforzamento di strategie di rimpatrio eque ed efficaci dalle spese per la migrazione legale e la promozione di un&#8217;effettiva integrazione dei cittadini di paesi terzi; un altro sottolinea la necessità di aumentare il bilancio destinato alle politiche contro la discriminazione e a favore dell&#8217;uguaglianza e chiede che sia destinato un finanziamento specifico per contrastare la crescita di antisemitismo, islamofobia, afrofobia e antiziganismo negli Stati membri e che l’Unione sostenga i progetti volti all&#8217;emancipazione delle donne delle comunità interessate. Una serie di emendamenti evidenziano che i fondi dell’Unione non devono essere usati in progetti che possono ledere i diritti  delle persone, ragion per cui ho chiesto e ottenuto che gli aiuti allo sviluppo non siano condizionati ad accordi di riammissione dei migranti e che i fondi europei non vengano distribuiti a regimi dittatoriali».</p>
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		<title>TISA (Accordo sul commercio dei servizi)</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Aug 2016 06:53:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alex Zanotelli &#160; &#160;                                                                           L’IDRA DALLE SETTE TESTE Il profeta dell’Apocalisse descrive la Roma Imperiale come la BESTIA dalle sette teste che rappresentano i sette imperatori. Anche il nostro Sistema economico-finanziario è una&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/08/12/tisa-accordo-sul-commercio-dei-servizi/">TISA (Accordo sul commercio dei servizi)</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Alex Zanotelli</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;">                                                                          <strong>L’IDRA DALLE SETTE TESTE</strong></p>
<p>Il profeta dell’Apocalisse descrive la Roma Imperiale come la BESTIA dalle sette teste che rappresentano i sette imperatori. Anche il nostro Sistema economico-finanziario è una Bestia dalle sette teste che sono i sette importanti trattati internazionali (NAFTA, TPP,TTIP, CETA, TISA, CAFTA, ALCA), siglati per creare un mercato globale sempre più liberista sotto la spinta delle multinazionali e della finanza che vogliono entrare nei processi decisionali delle nazioni.</p>
<p>I trattati che ci interessano più direttamente ora sono il CETA(Accordo Commerciale tra Canada e Europa), il TTIP (Partenariato Transatlantico per il commercio e per gli investimenti) e il TISA (Accordo sul commercio dei servizi).Il CETA sta per essere ormai approvato , nonostante le tante contestazioni soprattutto per certe clausole pericolose che contiene. Abbiamo però ottenuto una vittoria: il Trattato dovrà passare al vaglio dei Parlamenti dei 28 paesi della UE, prima di entrare in funzione. E questo ci fa sperare che venga così sconfitto.</p>
<p>Anche per il TTIP sia gli USA che la UE vorrebbero concluderlo entro la fine dell’anno. Infatti nell’ultimo <u>round</u>  di negoziati tenutosi a Bruxelles dall’11 al 13 luglio, i delegati erano concordi nel voler firmare il Trattato prima della fine del mandato di Obama. Ma l’opposizione al TTIP è forte negli USA sia da parte di Trump che di Hillary Clinton, ma anche in campo europeo, da parte di F. Hollande. La posizione del governo Renzi invece è sempre più schierata  a favore dell’accordo. Ma è in crescendo in tutta Europa la resistenza all’accordo, soprattutto in Germania. Ma anche in Italia si sta rafforzando l’opposizione popolare, come abbiamo visto a Roma nella bella manifestazione del 7 maggio scorso. Questa resistenza al TTIP trova una nuova forza nell’intervento dei vescovi cattolici degli USA (USCCB) e delle Conferenze Episcopali Europee (COMECE) che hanno invitato i cattolici a valutare l’accordo sulla base di una serie di principi etici. “E’ cruciale che tutte le persone abbiano voce in capitolo in decisioni che riguardano le loro vite- scrivono i vescovi. La partecipazione va in particolare applicata ai negoziati del TTIP e per altri accordi commerciali. Questi dovrebbero svolgersi in sedi pubbliche e attraverso processi che assicurino che le voci provenienti dai settori più colpiti della società, possano essere ascoltate e i loro interessi riflessi…. In qualsivoglia accordo devono venire fuori. “ E’ l’opposto di quanto avviene con il TTIP. Possiamo dunque sperare in una vittoria:è troppo presto per dirlo. Dobbiamo continuare a rimanere vigili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC01077.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6575" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6575" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC01077.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="DSC01077" width="768" height="576" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC01077.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC01077-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></p>
<p>Mi fa invece ancora più paura l’altra testa dell’idra: il TISA, il Trattato sul <u>Commercio dei servizi ,</u> come scuola, acqua, sanità! Si vuole la privatizzazione di tutti i servizi. Purtroppo si conosce poco di questo trattato e se ne parla poco. I negoziati sono in corso a Ginevra in grande segretezza. Vi partecipano i delegati delle 28 nazioni della UE e di 22 altre nazioni tra cui USA,Canada, Australia e Giappone. Gli interessi e gli appetiti sono enormi perché solo negli USA i servizi rappresentano il 75% dell’economia. Mentre la UE è il più grande esportatore di servizi nel mondo con milioni di posti di lavoro.Ora sappiamo qualcosa di più delle trattative in atto tramite le rivelazioni di Wikileaks. Tra i documenti troviamo una lettera dell’ambasciatore USA M. Punke, vice presidente per il commercio degli USA che propone ai negoziatori delle regole per la gestione dei documenti TISA i quali dovrebbero rimanere segreti per cinque anni a partire dall’entrata in vigore dell’accordo.In base ai documenti rilasciati da Wikileaks le nazioni che aderiranno al TISA potranno darsi le loro regole per il ‘mercato dei servizi’, ma dovranno <u>pubblicare con dovuto anticipo</u> queste regole. Questo permetterebbe alle multinazionali di fare i loro giochi. Sulle aziende di Stato, il TISA prevede che queste non possono dare la preferenza ai fornitori locali. Per di più ogni Stato dovrà fornire agli altri una lista di tutte le sue aziende di Stato con tutta una serie di informazioni su di esse. Lo scopo fondamentale di tutto questo è quello di permettere alle multinazionali e alla finanza di mettere le mani sui servizi, dall’acqua alla scuola. “I negoziati stanno procedendo a passo veloce e le parti del negoziato sono impegnate a concludere le trattative entro quest’anno”, così afferma Viviane Reding, attuale relatore della UE ai negoziati TISA. Ho molta paura che con il TTIP in difficoltà per il momento ( e questo anche grazie alla forte resistenza popolare), la Bestia non alzi l’altra testa , il TISA, il più pericoloso e minaccioso dei trattati in discussione. Rischiamo che i servizi fondamentali come quelli idrici, sanitari, educativi… finiscano nelle mani dei poteri economico-finanziari mondiali. Sarebbe la più grande vittoria del mercato globale. Non lo possiamo accettare. Dobbiamo tutti, credenti e laici, metterci insieme per dire No a questa Bestia dalle sette teste che vuole imporre il mercato globale neoliberista.(Per informazioni: <a href="http://www.stop-ttip-italia.net/?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.stop-ttip-italia.net&amp;source=gmail&amp;ust=1471070602785000&amp;usg=AFQjCNGyr0tPJf3_UrC1rDptJwqM2vQ1MQ&utm_source=rss&utm_medium=rss">www.stop-ttip-italia.net?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>)</p>
<p>Insieme ce la possiamo fare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Alex   Zanotelli</p>
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		<title>Lettera aperta di Barbara Spinelli sul contro-golpe in Turchia</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jul 2016 11:27:52 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/th-21-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5302" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5302" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/th-21-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th (21)" width="300" height="200" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il 23 luglio Barbara Spinelli ha inviato una lettera all’Alto Rappresentante e Vicepresidente della Commissione Federica Mogherini e al Segretario generale del Consiglio d’Europa Thorbjörn Jagland sulla situazione in Turchia dopo il fallito colpo di stato.</p>
<p>Il testo è stato sottoscritto da intellettuali e accademici di primo piano e di più Paesi, tra cui Étienne Balibar, Judith Butler, Claude Calame, Michael Hardt, Yanis Varoufakis e Vladimiro Zagrebelsky, e da numerosi eurodeputati appartenenti a diversi gruppi politici.</p>
<p>Nella lettera si chiede a Federica Mogherini e Thorbjörn Jagland di monitorare da vicino il rispetto dei diritti umani e lo stato di diritto in Turchia, di adoperarsi per l’immediato rilascio delle persone arbitrariamente arrestate, di vigilare sulla sicurezza delle opposizioni e delle minoranze del Paese, tra cui quella curda.</p>
<p>I firmatari esortano in particolare il Segretario generale del Consiglio d’Europa perché ricordi al Governo turco l’obbligo di rispettare la Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo e tutti i suoi Protocolli, che comprendono il diritto alla vita, al giusto processo, alla protezione da arresti arbitrari. Parimenti, sollecitano l’Altro Rappresentante e vicepresidente della Commissione affinché, alla luce dei recenti fatti, chieda al Consiglio europeo di sospendere immediatamente l’accordo UE-Turchia firmato il 18 marzo 2016.</p>
<p>I firmatari chiedono infine a tutti gli Stati membri dell&#8217;Unione di impegnarsi con forza presso il Governo turco affinché nel Paese siano pienamente ristabiliti lo stato di diritto e i principi democratici, come condizione essenziale per futuri rapporti diplomatici e per la continuazione dei negoziati di adesione.</p>
<div>La Lettera aperta sul contro-golpe in Turchia con la lista dei 78 firmatari è stata pubblicata in italiano da <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/07/24/turchia-barbara-spinelli-lancia-appello-a-istituzioni-europee-dovete-vigilare-sul-rispetto-dei-diritti-fondamentali/2929970/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/07/24/turchia-barbara-spinelli-lancia-appello-a-istituzioni-europee-dovete-vigilare-sul-rispetto-dei-diritti-fondamentali/2929970/&amp;source=gmail&amp;ust=1469791234536000&amp;usg=AFQjCNHsucc9cDH8zU3qAFm_0uWIXl34Ng&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #1155cc;">Il Fatto Quotidiano</span></a> e da <a href="http://www.repubblica.it/esteri/2016/07/25/news/lettera_spinelli_turchia-144771602/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.repubblica.it/esteri/2016/07/25/news/lettera_spinelli_turchia-144771602/&amp;source=gmail&amp;ust=1469791234536000&amp;usg=AFQjCNF8HJO9hZFDlLeToD7kzCa2plen6A&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #1155cc;">La Repubblica</span></a>, in francese da <a href="http://www.liberation.fr/debats/2016/07/24/nous-demandons-a-l-ue-d-exiger-de-la-turquie-un-retour-a-l-etat-de-droit_1468162?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.liberation.fr/debats/2016/07/24/nous-demandons-a-l-ue-d-exiger-de-la-turquie-un-retour-a-l-etat-de-droit_1468162&amp;source=gmail&amp;ust=1469791234536000&amp;usg=AFQjCNF2uCgVThj5sHGg0A7IFlmSibK20g&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #1155cc;">Libération</span></a>, in inglese da <a href="https://www.opendemocracy.net/barbara-spinelli-et-al/open-letter-on-attempted-coup-in-turkey?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.opendemocracy.net/barbara-spinelli-et-al/open-letter-on-attempted-coup-in-turkey&amp;source=gmail&amp;ust=1469791234536000&amp;usg=AFQjCNFA1VjXbGN8A2X_Ekq-W-9Yvc1G3A&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #1155cc;">OpenDemocracy</span></a>.</div>
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		<title>Istanbul, un tranquillo gay pride di paura nella Turchia di Erdoğan</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jun 2016 07:56:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; (da Likiesta.it) La manifestazione a favore della comunità LGBT era attesa per domenica 23, ma è saltata per &#8220;motivi di ordine pubblico&#8221;. In piazza Taksim solo poliziotti, lacrimogeni e arresti: così la&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>(da Likiesta.it)</p>
<h2 class="subtitle">La manifestazione a favore della comunità LGBT era attesa per domenica 23, ma è saltata per &#8220;motivi di ordine pubblico&#8221;. In piazza Taksim solo poliziotti, lacrimogeni e arresti: così la Turchia si allontana dall&#8217;Europa</h2>
<div class="bylineList"><label>di </label> <span class="byline">Daniele Viotti*</span></div>
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<p><strong>La Basilica di Santa Sofia</strong> nasce come cattedrale cristiana per poi diventare luogo di culto per i greci-ortodossi, poi cattedrale cattolica, poi moschea di rito musulmano per venire, infine, sconsacrati e trasformata in un museo da Atatürk nel 1935. Negli ultimi anni, però, è stata fatta pressione sul governo per farla tornare un luogo di culto. Non è ancora possibile nonostante sia presente una sala preghiera. Dal 2013, poi, i muezzin sono stati autorizzati a invitare alla preghiera due volte al giorno dai suoi imponenti minareti. La Basilica di Santa Sofia è una <strong>metafora perfetta di quello che sta succedendo in Turchia nel 2016.</strong> Un processo di contro-secolarizzazione per mano del leader<strong> Recep Tayyip Erdoğan,</strong> primo ministro dal 2003 e primo presidente direttamente eletto nel 2014.</p>
<p>La controversa gestione del potere da parte di Erdoğan è da sempre sotto i riflettori. La Turchia sta affrontando un lungo percorso di avvicinamento all’Unione Europea ma<strong> le posizioni sui diritti civili e le libertà fondamentali sono una spada di damocle inesorabile. </strong>Da anni le associazioni che difendono queste libertà vivono un clima di pressione perenne e ho potuto vederlo personalmente nella giornata di domenica 26 giugno, quando mi sono recato <strong>a Istanbul per la celebrazione di un Pride che non si è tenuto. </strong>Il governo, infatti, ha vietato la manifestazione per non meglio precisate “ragioni di ordine pubblico”. Come co-presidente dell’Intergruppo LGBTI al Parlamento Europeo ho ritenuto necessario andare a vedere.</p>
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<blockquote><p>Quando siamo arrivati alla zona della manifestazione, vicino alla famosa piazza Taksim, ad attenderci non c’erano contestatori (questo sarebbe stato il quattordicesimo Pride di Istanbul, evento a cui partecipano sempre circa 100 mila persone e ha sempre attirato contestatori esterni) ma tantissima polizia. Il segnale era chiaro, e forse chi di solito contesta si è sentito abbastanza tutelato</p>
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<p>Ho passato la giornata di domenica con militanti dei diritti civili e associazioni. Alle 10 del mattino un grande hotel del centro ha concesso gratuitamente una sala riunioni per decidere come muoversi e cosa fare.<strong> L’ambasciata norvegese ha scortato tutti noi &#8211; organizzatori del Pride compresi &#8211; in giro per la città.</strong> Infine siamo arrivati alla zona della manifestazione, vicino alla famosa piazza Taksim, dove ad attenderci non c’erano contestatori (questo sarebbe stato il quattordicesimo Pride di Istanbul, evento a cui partecipano sempre circa 100 mila persone e ha sempre attirato contestatori esterni) ma tantissima polizia. Il segnale era chiaro, e forse chi di solito contesta si è sentito abbastanza tutelato.</p>
<p>Il resto è cronaca. Proviamo a marciare, a rivendicare, a farci sentire. La polizia non permette riprese e fotografie. Vengo fermato più volte mentre cerco di testimoniare in diretta sulla <a href="http://www.facebook.com/danieleviotti74?utm_source=rss&utm_medium=rss"><u>mia pagina Facebook</u></a>. Le forze dell’ordine ci accerchiano. <strong>C’è un clima di forte tensione che diventa improvvisamente un clima di paura.</strong> Spingono, provocano, creano le situazioni per la reazione. Fanno cariche. Spingono i manifestanti nelle vie secondarie e li bloccano, li picchiano (senza lasciare lividi, sono bravi in questo). <strong>Sparano gas lacrimogeni e li sparano ad altezza uomo</strong> (tre ragazzi verranno colpiti agli occhi dai gusci dei proiettili). Vengono fermati e arrestati diversi militanti tra cui il capo del comitato organizzatore. Viene arresta anche la mia collega parlamentare europea Terry Reintke.<strong> I fermati saranno circa venti, arrestati in varie occasioni. Fortunatamente verranno tutti rilasciati in serata.</strong></p>
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<blockquote><p>Erdoğan sta usando la strategia della goccia cinese. In Turchia la polizia è violenta e il governo intrusivo ma non agiscono in modo aperto. Non chiudono le associazioni per i diritti LGBT, non vietano i Pride per motivi ideologici ma attaccano ai fianchi cercando pretesti. Le manifestazioni per i diritti civili, le espressioni di pensiero laico hanno sempre dei problemi, piccoli o grandi e il loro svolgimento è sempre difficoltoso</p>
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<p>Alle 23 circa, con tutti i fermati rilasciati, e con la situazione ormai tranquillizzata, siamo andati nei luoghi in cui avevano organizzato la festa finale del Pride. Migliaia di ragazzi. Nessun poliziotto. <strong>Il problema non era il Pride in sé: era la manifestazione, la visibilità. </strong>Erdoğan sta usando la strategia della goccia cinese. In Turchia la polizia è violenta e il governo intrusivo ma non agiscono in modo aperto. Non chiudono le associazioni per i diritti LGBT, non vietano i Pride per motivi ideologici ma attaccano ai fianchi cercando pretesti. Le manifestazioni per i diritti civili, le espressioni di pensiero laico hanno sempre dei problemi, piccoli o grandi e il loro svolgimento è sempre difficoltoso. C’è sempre qualcosa che non va. Si punta al logoramento. Lento, inesorabile. <strong>Parlando con tantissime ragazze e tantissimi ragazzi lì a Istanbul mi viene raccontato di questo continuo attacco mirato alle libertà personali.</strong> Un comportamento che rende semplicemente incompatibile la Turchia con il progetto europeo.</p>
<p>Scrivo queste righe mentre torno a Bruxelles. Mi attiverò immediatamente per informare della situazione il mio gruppo parlamentare (S&amp;D), il presidente del parlamento Martin Schulz e la Commissione Europea (con il nostro commissario agli affari esteri Federica Mogherini). È una situazione da denunciare assolutamente ed è inammissibile che l’Europa stringa accordi con la Turchia per affrontare la crisi dei profughi siriani. In un periodo storico come questo, anche dopo il voto al referendum inglese, l’Unione Europea deve essere in grado di dare risposte chiare sulla sua identità e sulla sua progettualità. <strong>Quello che ho visto a Istanbul ieri, semplicemente, con l’Europa, non è compatibile.</strong></p>
<p><strong>*Parlamentare europeo S&amp;D &#8211; Partito Democratico</strong></p>
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