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	<title>burocrazia Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Caregivers: una testimonianza e una richiesta importanti</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Feb 2024 11:14:29 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p></p>



<p>di Anna Mognaschi</p>



<p>Caregivers è una parola inglese che significa &#8220;Colui o colei che si prende cura; prendersi cura, quindi, di una persona che non è autosufficiente in un dato momento della sua vita. Io sono caregiver da più di trent&#8217;anni. Ho una figlia disabile in carrozzina che si chiama Martina. Essere caregiver è un lavoro perché di lavoro si tratta e per 24 ore al giorno per tutto l&#8217;anno.</p>



<p>Un caregiver deve essere molte cose tutte insieme indipendentemente dal ruolo che ha nella famiglia di moglie, madre, figlio, marito o padre: io sono maestra, infermiera, psicologa, amica, e madre. Alcuni pensano che essere caregiver sia un dovere divino o una punizione: io penso sia semplicemente un dato di fatto. Parlerò semplicemente della mia esperienza perché non voglio che nessuno si senta offeso o non si riconosca in quello che dico (noi portatori di cure siamo anche un po&#8217; permalosi).</p>



<p>Ho lasciato il lavoro perché nessuno poteva prendersi cura di mia figlia tranne me. La mia famiglia ha avuto una vita faticosa non infelice, ma molto faticosa. Abbiamo rinunciato a molto, soprattutto per il problema delle barriere architettoniche che riempiono le nostre città; abbiamo faticato molto per portare Martina a scuola e all&#8217;università per la questione della mobilità cittadina; abbiamo obbligato asili e scuole ad installare rampe, scivoli e montascale attraverso l&#8217;aiuto di associazioni di settore perché le istituzioni sono sempre state latitanti; abbiamo rincorso bonus, sovvenzioni, agevolazioni, regalucci vari sempre scoperti attraverso il solo passaparola; abbiamo cercato soluzioni impossibili per recarci al mare, in  montagna e in città d&#8217;arte perché abbiamo sempre voluto che nostra figlia facesse più esperienze possibili.  Inoltre, vivere tutto questo tempo insieme porta inevitabilmente a una specie di simbiosi per cui ad un certo punto non ci distinguevamo più l&#8217;una dall&#8217;altra. È forse questo il problema più importante secondo me di un caregiver: riuscire a dare l&#8217;autonomia dovuta alla persona di cui ci si prende cura, qualunque sia la gravità della sua disabilità. È stata una presa di coscienza lenta e dolorosa riuscire a creare una sorta di distacco fra di noi e l&#8217;abbiamo fatto con un gruppo di auto-mutuo aiuto composto da persone nella nostra stessa situazione.</p>



<p>Una cosa che ancora non riesco ad accettare è il mancato riconoscimento da parte delle istituzioni del mio ruolo di educatrice, infermiera, maestra, psicologa, operatrice socio sanitaria, operatrice socio assistenziale, educatrice domestica etc. etc. Molto più semplice sarebbe stato affidare mia figlia ad un istituto che sarebbe costato alla Regione o al Comune migliaia di euro ogni mese: ma chi appartiene al settore di competenza fa proprio affidamento sull&#8217;amore tra familiari per lasciare completamente in mano alle famiglie la cura delle persone non autosufficienti, elargendo ogni tanto un contentino che non è mai sicuro per gli anni a venire, in modo che si possa vivere in un totale senso di incertezza che fa molto bene alle nostre coronarie!</p>



<p>A 36 anni dalla nascita di Martina molte cose sono migliorate, soprattutto nella mobilità cittadina (abitiamo nel quartiere Comasina, a Milano) e nell&#8217;erogazione di alcune misure per poter accedere ad un assistenza personalizzata; erogazione annuale, concessa ovviamente secondo il budget a disposizione delle istituzioni, quindi ansia e tormento fino alle prossime graduatorie: come dicevo prima, questa è la mia esperienza e non posso parlare a nome di altri che non conosco, ma per quelli che conosco &#8211; e sono tanti &#8211;  la situazione è simile alla mia.</p>



<p>Ho settant&#8217; anni e quello che desidero di più ancora è il riconoscimento giuridico e formale della nostra posizione di caregivers, una possibile pensione e uno stipendio per chi di noi è in età lavorativa e che la passiamo ad accudire i nostri cari. </p>
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		<title>Prendiamoci la libertà. Una guida per chi sta per uscire dal carcere</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2021 07:35:03 +0000</pubDate>
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<h2></h2>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.antigone.it/images/articoli/prendiamoci_la_libert%C3%A0.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="prendiamoci la libertà"/></figure>



<p>&#8220;Prendiamoci la Libertà. Cosa fare quando si esce dal carcere&#8221; è una mini guida che Antigone, grazie al supporto dell&#8217;Ambasciata degli Stati Uniti d&#8217;America a Roma, ha realizzato per i detenuti e le detenute che sono prossimi a fare il loro ritorno in libertà.</p>



<p>Il momento del fine pena rappresenta per molti ex detenuti una fase di disorientamento e questa piccola guida si pone l&#8217;intento di fornire informazioni semplici e di aiuto immediato.</p>



<p>La guida si occupa anche di problemi burocratici legati al mondo del lavoro, al sussidio in caso di disoccupazione e agli eventuali strascichi che una detenzione si porta con sé. Due sezioni sono dedicate alle questioni aperte con carcere e giustizia, dalle spese di mantenimento alla richiesta, nella maggior parte dei casi trascorsi tre anni dalla fine della pena, della riabilitazione penale. Inoltre vi sono contenute informazioni utili per ottenere documenti di identità, certificati anagrafici e anche per trovare un medico di famiglia&#8221;.<br>Infine, soprattutto per quanto riguarda la città di Roma, sono riportati degli indirizzi utili in caso di necessità primarie, come un pasto caldo, un posto per dormire o un centro che possa affrontare il problema della dipendenza da sostanze.</p>



<p><a href="https://www.antigone.it/upload2/uploads/docs/Prendiamocilalibertaguida.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>LEGGI E SCARICA LA GUIDA</strong></a></p>
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		<title>Sono nata libera, ma anche oggi sono incatenata</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Nov 2020 10:37:21 +0000</pubDate>
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<p>di Xhulia Lamaj</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/19ac1bda-c63d-49d4-8f12-9eb3ff27b636-1024x768-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14849" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/19ac1bda-c63d-49d4-8f12-9eb3ff27b636-1024x768-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/19ac1bda-c63d-49d4-8f12-9eb3ff27b636-1024x768-1-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/19ac1bda-c63d-49d4-8f12-9eb3ff27b636-1024x768-1-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Oggi in Albania una percentuale alta  dei genitori pretendono di comportarsi con i loro bambini , come se fossero i loro padroni di vita. Sono guidati da idee conservatrici per tutela dei propri figli. Il loro consiglio sarebbe :” Fai come dico io” ; ogni cosa si fa per il loro bene. Ogni errore fatto viene coperto per il benessere e l’educazione dei figli. Il bambino nasce come una creatura innocente e ha bisogno di amore ,molto amore , per crescere con salute. È come quella piantina nuova che ha bisogno di cura, impegno per diventare un albero grande. Questo vuol dire molto sforzo, tempo e pazienza. Però non può dare ragione ai genitori se vogliono diventare tutori della loro vita. Il percorso che sceglieranno i propri bambini , sia femmina o maschio , è un loro diritto. Un cammino con alti e bassi , non ha importanza. L’importante è la fiducia nelle loro forze, per raggiungere il loro traguardo. La cosiddetta compassione si trasforma in debolezza della loro personalità. Questa debolezza benevola si presuppone continuerà anche dopo l’adolescenza , lasciando una debole educazione e raffigurazione sbagliata della libertà. Non puoi dire alla bambina o al bambino ; &#8211; Tu continuerai questa professione , perché so io qual è la giusta per te. No! Farà quello che vuole lui: studierà per la Facoltà che vuole, lavorerà dove si trova meglio perché è  diritto di ogni individuo quello di essere libero e indipendente per le decisioni che prenderà. Nella nostra società ognuno sta aprendo gli  occhi  e sta capendo che niente di male viene dalla formazione scolastica. Anni fa non si poteva pensare questa cosa , soprattutto nelle zone rurali. Le ragioni sono diverse. L’ Albania anche oggi è un posto povero, però la povertà non ha impedito agli albanesi di avere cultura e conoscenza. È la mentalità delle persone povere di conoscenza a far sì che  i giovani restino nell’ignoranza, soprattutto  le ragazze che  soffrono di più. Loro sono considerate deboli, quindi per i genitori è più facile sposarle in età piccola. Nella nostra società l’orgoglio e l’onore di un uomo dipende dal modo in cui si comportano le  femmine della loro famiglia, incapaci di controllare il comportamento sessuale, preferiscono darle al padrone, uomo futuro delle figlie. La ragazza da quando nasce deve stare zitta, obbediente, non esprimere i propri pensieri. Deve accettare ogni decisione di suo padre. Nei paesini lontani dalla città non si poteva sentire che la ragazza studiava in qualche università, che vivesse in un alloggio o casa in affitto. Solo il matrimonio simbolizzava il preludio alla felicità. I sogni , le speranze si spegnevano e si spengono anche oggi, vanno via con la rugiada del mattino, si sciolgono come la neve a maggio. E da qui inizia il grande calvario degli sforzi.</p>



<p>Lei si chiama Alma , ha 17  anni e adesso è diventata mamma, però sola. Il suo matrimonio con un uomo che non conosceva l’ha fatta scontrare con una realtà piena di sofferenze. Sposata senza volerlo, senza andare a scuola e casalinga. Alma si doveva arrendere all’ego maschilista del suo nuovo padrone di cui ha affrontato anche la violenza fisica da parte di suo marito. È finita in tribunale per poter avere richiesta di ordine di protezione e altri documenti. Dopo tanta burocrazia, Alma ha divorziato. Certe ragazze hanno il supporto dei propri genitori, certe no, per ragioni economiche. Alma prima calma, bella, silenziosa supportata dalla famiglia , sta lottando per se stessa. Anche se lavora in nero, sta cercando di uscire dal burrone dove l’hanno buttata. Come sempre in questi casi la colpevole è sempre la donna, lei ha la colpa perché ha alzato la voce, lei doveva sopportare suo marito, che anche se rientrava ubriaco, anche se la violentava può essere normale, perché chi ti ama ti colpisce, perché l’uomo affronta tutti i problemi di casa, lui deve lavorare e mantenere la famiglia , ed è normale arrabbiarsi e lo stress del giorno lo deve scaricare sul corpo della moglie. Questa è la logica di certe persone, che colpevolizzano le loro donne anche quando vengono ferite e addirittura ammazzate dai loro mariti, fratelli, padri. Un&#8217;altra brutta storia si è sentita in questi giorni: il fratello uccide sua sorella per proteggere la dignità della propria famiglia. Che patetico. Appena l’onore viene violato emerge la legge delle montagne  che non chiede come o perché, ma vuole essere solo rispettata.  Come può una società cosi sviluppata far accadere queste cose? Signori dovete stare con i piedi per terra: non capite che cosa state facendo? Chi siete voi per giudicare? Lo sviluppo di un paese si vede quando una donna ha voce in famiglia e nella società. “ Una storia  sentita è, o fratello , la miseria che ti resta nella gola e ti prende dentro la tristezza.” Questo versetto di Migjeni descrive bene la tristezza delle storie che appartengono a molte donne. Le madri, timide e silenziose, percepiscono la tristezza fin dalla nascita delle loro figlie femmine, insieme al loro latte benedetto e alla paura imposta… Le crescono educandole  ad avere paura dei  loro padri, ad avere paura dal loro compagno di classe perché è un uomo forte ecc.. Puoi chiamare una paura &#8220;concezione precoce&#8221; che senza volere si eredita di generazione in  generazione . In ogni tempo, in ogni situazione si è vista nella Storia , scritta o no , l’intelligenza , la forza e la potenza della donna, e non solo in Albania. Lì dove il coraggio era più grande, lì ha trionfato. Una delle tante è Ina . Adesso la sua vita naviga in libertà. Ina, una donna semplice, però piena di valori d’anima che le hanno dato l&#8217; impulso di uscire dalla prigione della famiglia , con pazienza e coraggio e che può diventare un esempio per molte donne, ragazze, ovunque siano. Le catene  delle persone devono spezzarsi perché i genitori non sono padroni del bambino, l’uomo non è padrone della donna. Nessuno può imporre alla donna quello che non vuole. La vita ti insegna più dei libri , a volte e si possono affrontare tutte queste cose , il disprezzo si può tollerare anche se ti fa male, la povertà si tollera anche se il corpo soffre , però la negazione  della parola , le catene invisibili della schiavitù nessuno sono è più duri da affrontare. Un cuore libero, un occhio sorridente che conosce  il valore della libertà , non si può barattare con nessuna moneta, d&#8217;oro o d&#8217; argento. </p>
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		<title>Migrazioni e famiglie transnazionali</title>
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		<pubDate>Thu, 14 May 2020 08:47:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In occasione della Giornata Internazionale della Famiglia Associazione Donne Romene in Italia &#8211; ADRI e Associazione per i Diritti Umani vi invitano all’evento: MIGRAZIONI E FAMIGLIE TRANSNAZIONALI VENERDI 15 MAGGIO, ORE 18 Partecipanti: Maurizio&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="275" height="183" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/eeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14041"/></figure></div>



<p><strong><span class="has-inline-color has-vivid-cyan-blue-color">In occasione della Giornata Internazionale della Famiglia</span></strong></p>



<p><strong>Associazione Donne Romene in Italia &#8211; ADRI</strong> e <strong>Associazione per i Diritti Umani</strong> </p>



<p>vi invitano all’evento:</p>



<p><span class="has-inline-color has-vivid-red-color"><strong>MIGRAZIONI E FAMIGLIE TRANSNAZIONALI</strong></span></p>



<p><strong><span class="has-inline-color has-vivid-red-color">VENERDI 15 MAGGIO, ORE 18</span></strong></p>



<p><strong>Partecipanti:</strong></p>



<p><strong>Maurizio Ambrosini,&nbsp;</strong>Sociologo,Professore presso il&nbsp;Dip.Scienze sociali e politiche dell&#8217;università Statale di Milano</p>



<p><strong>Maria Grazia Vergari,&nbsp;</strong>Psicologa, Docente invitato della Pontificia Facoltà di Scienze dell&#8217;Educazione Auxilium di Roma</p>



<p><strong>Marco Balzano,&nbsp;</strong>scrittore, insegnante. Collabora con le pagine culturali del Corriere della Sera</p>



<p><strong>Alessandra Montesanto,&nbsp;</strong>vicepresidente Associazione Per i Diritti Umani</p>



<p>Modera: <strong>Silvia Dumitrache</strong>, Presidente A.D.R.I.</p>



<p><strong>POP – Il Giornale Popolare</strong>, partner media<br></p>



<p><strong><span class="has-inline-color has-vivid-red-color">In diretta streaming su piattaforma Zoom: </span></strong></p>



<p><a href="https://ayno.zoom.us/j/98598444058?pwd=cm1hbklGSk5ObkYyMmw5Um9VK01odz09&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://ayno.zoom.us/j/98598444058?pwd=cm1hbklGSk5ObkYyMmw5Um9VK01odz09&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Storia di migrazione con finale felice</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Jun 2019 09:28:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Mayra Landaverde In questi tempi medievali che invadono gli Stati Uniti d&#8217; America, trovare storie belle come questa è abbastanza complicato, ma esistono per fortuna. In Europa non siamo messi meglio e spero&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="620" height="402" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/frontiera_usamessico.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12679" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/frontiera_usamessico.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 620w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/frontiera_usamessico-300x195.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /></figure>



<p> di Mayra Landaverde</p>



<p>In questi tempi  medievali che invadono gli Stati Uniti d&#8217; America, trovare storie belle come questa è abbastanza complicato, ma esistono per fortuna. In Europa non siamo messi meglio e spero di trovare qualcosa di simile che ci faccia vedere un po&#8217; di luce. Questa è la storia abbreviata ( si potrebbe scrivere un libro intero della sua vita ) di V. che per più di vent&#8217;anni ha vissuto priva del permesso di soggiorno negli Stati Uniti, senza mai uscire.</p>



<p></p>



<p>Come sei arrivata negli Stati Uniti?</p>



<p>Avevo 17 anni. Sono arrivata in California con mia mamma. Era stato mio padre a mandarmi  là per studiare, ma quando mia madre iniziò a lavorare allora provai anche io e mi piacque più il lavoro della scuola. Sono arrivata col Visto da turista. Lavorai con un visto documento di lavoro falso, usando un altro nome. Ho fatto in questo modo per tanti anni, ma avendo il Visto turistico, uscivo ed entravo dagli Stati Uniti. Tornavo in Messico per un po&#8217; e poi ritornavo negli USA.  </p>



<p>Rimasi incinta in California, il padre di mia figlia era cittadino statunitense. In una di quelle occasioni in cui mi trovavo in Messico ho avuto delle complicazioni e la mia bambina nacque prima del tempo in territorio messicano. Rientrai negli Stati Uniti con la bambina, la lasciai a mia madre in California  e sono partita a lavorare a Chicago. Rimasi lì per un anno, tornai in Messico per poi rientrare ancora una volta in California sempre con il mio visto da turista, era il 1987 forse l&#8217;88 e c&#8217;era la sanatoria. Ma io non lo sapevo: ero molto giovane e credevo di essere in regola con il mio documento (fu l&#8217;ultima  sanatoria, di Reagan). Non mi ero interessata su come risolvere la mia situazione di migrante perché ero convinta che sarei tornata nel mio Paese e per questo motivo ho continuato a lavorare con il mio documento turistico che, all&#8217;epoca, rilasciavano per un tempo indefinito: tu potevi stare tre mesi in California, ma poi non dovevi fare tutta la trafila che si fa adesso per avere ancora lo stesso permesso. Ho fatto così fino ai 21 anni quando non l&#8217; ho più rinnovato. Rimasi in California e mi sposai, lui non era il padre della prima figlia che invece era cittadino statunitense, il mio nuovo partner non aveva i documenti come me e come mia figlia. Nel 1992 rimasi negli Stati Uniti, il documento scadde e io non uscii più.</p>



<p>Cosa significa rimanere senza permesso di soggiorno come il tuo partner e tua figlia?</p>



<p>Nei primi anni &#8217;90 la situazione era nettamente migliore da quella che c&#8217;è adesso: mi sentivo in una gabbia d&#8217;oro, sentivo che non sarei mai riuscita ad andare avanti è stato molto molto difficile perché sono stati tanti gli anni in cui ho vissuto così, senza poter uscire e senza poter vedere la mia famiglia. Per quanto riguarda il lavoro, era possibile lavorare anche senza permesso di soggiorno soprattutto nelle fabbriche, fino a sei o sette anni fa era abbastanza facile. Adesso c&#8217;è questo nuovo metodo di identificazione &#8220;Real ID&#8221; con il quale è impossibile fornire dati falsi, ti controllano molto bene in qualsiasi posto , e quindi non è più possibile lavorare in nero. La vita man mano è diventata ogni volta più complicata per via della crescita smisurata del razzismo, anche fra latinoamericani e ho vissuto questo peggioramento nei 24 anni in cui non sono uscita mai dagli Stati Uniti, ma nonostante questo (e magari suona anche male) io sento che è il mio Paese perchè ho vissuto quasi tutta la mia vita lì, gli altri figli miei sono nati lì, adesso frequentano l&#8217;università e sono cittadini.</p>



<p>Come avete fatto per &#8220;sopravvivere&#8221; senza documenti in un Paese che non offre nemmeno ai propri cittadini la sanità pubblica e gratuita?</p>



<p>Per fortuna siamo riusciti a pagarci sempre una buona assicurazione medica per tutti i figli, certo è privata, ma ci siamo trovati bene. Per i minorenni non chiedono i documenti in regola. Invece per me e mio marito senza documenti potevamo avere solo un servizio per le urgenze. In genere tutte le persone hanno una assicurazione e chi non ce l&#8217;ha va dai medici privati, alcuni costano poco, circa 25 dollari a visita. Ci sono anche delle associazioni che offrono aiuto alle persone senza permesso di soggiorno e che hanno bisogno di cure. Io stessa ho usufruito di questo servizio una volta che ho avuto un incidente e ho avuto bisogno di una operazione al polso. Loro aiutano le persone che hanno un reddito basso, con o senza permesso di soggiorno. Questo solo nella città dove abitavo io, in altre non ci sono. Dipende molto dallo Stato in cui vivi. </p>



<p>Per quanto riguarda l&#8217;istruzione, tutti i bambini hanno diritto alla scuola e quindi i miei hanno potuto studiare. I figli che  sono nati negli USA sono tutti cittadini statunitensi e non hanno avuto mai problemi.</p>



<p>Come hai avuto il tuo permesso di soggiorno che hai adesso dopo tutti questi anni senza?</p>



<p>La mia seconda figlia ha compiuto 21 anni, lei è cittadina. Abbiamo fatto una specie di ricongiungimento, e visto che io ero entrata in modo legale col visto turistico abbiamo risolto in tre mesi. Se io fossi entrata illegalmente molto probabilmente non mi avrebbero mai dato il permesso. Fra cinque anni, e soltanto se non prenderò nemmeno una piccola multa, potrò richiedere la cittadinanza. Dopo trent&#8217;anni. La prima figlia è riuscita a  ottenere i documenti perché si è sposata di recente con un cittadino statunitense. Lei potrà richiedere la cittadinanza tra tre anni. </p>



<p>Quindi adesso siete liberi di viaggiare, di lavorare&#8230;?</p>



<p>Sì,non possiamo crederci. Poco tempo fa una mia amica mi chiamò per invitarmi a Tijuana.  E per la prima volta dopo 24 anni ho detto &#8221; Sì, arrivo!&#8221; . </p>
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		<title>Mai più lager &#8211; NO ai CPR</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Nov 2018 15:47:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione per i Diritti umani aderisce e sostiene la manifestazione: NO ai CPR Aderiamo in tante/i!!! ● Manifestazione regionale contro i CPR e decreto Salvini ● Milano, 1 dicembre, h. 14.30, p.le Piola ● Per&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>● Gli occhi e le bocche cucite dei detenuti del CIE di Ponte Galeria a Roma, nelle proteste del 2014, raccontano l&#8217;orrore dei centri di detenzione amministrativa e deportazione per stranieri, odierni CPR (Centri di Permanenza per il Rimpatrio), dove anche le mini<span class="text_exposed_show">me garanzie di rispetto del detenuto nel sistema penitenziario sono solo un miraggio.</p>
<p>● E&#8217; ora stata preannunciata l&#8217;apertura di un CPR a Milano, in via Corelli 28, al posto di un centro di accoglienza che attualmente ospita oltre 300 richiedenti asilo, la cui sorte non è dato sapere, neppure ai diretti interessati.</p>
<p>● Un paese democratico non può tollerare l&#8217;apertura e l&#8217;esistenza di un CPR, né a Milano né altrove. Come non può accettare la &#8220;delocalizzazione&#8221; di veri e propri lager sull&#8217;altra sponda del Mediterraneo, tantomeno se frutto di trattative per nulla trasparenti.</p>
<p>● E non è tutto e non è solo una questione di immigrazione. Perché all&#8217;esito di una strumentale campagna di distrazione di massa fondata su di una strategia della tensione xenofoba, il DL Salvini, con il falso pretesto della &#8220;sicurezza&#8221;, sta ora attentando a principi costituzionali che riguardano tutti e tutte, posti a tutela della libertà ed uguaglianza degli individui e prima ancora della dignità umana.</p>
<p>● Davanti a tutto questo è tempo di prendere posizione: non possiamo cucirci le bocche. <a class="_58cn" href="https://www.facebook.com/hashtag/nocpr?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-ft="{&quot;type&quot;:104,&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;}">#NoCPR</a><a class="_58cn" href="https://www.facebook.com/hashtag/nodlsalvini?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-ft="{&quot;type&quot;:104,&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;}">#NoDLSalvini</a></span></div>
<div></div>
</div>
<div><span style="color: #ff0000;">ALTRI APPROFONDIMENTI: </span></div>
<div><a href="https://www.facebook.com/notes/mai-pi%C3%B9-lager-no-ai-cpr/delle-pene-senza-i-delitti-la-vita-in-un-centro-di-permanenza-per-il-rimpatrio/381062939131885/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #ff0000;">https://www.facebook.com/notes/mai-pi%C3%B9-lager-no-ai-cpr/delle-pene-senza-i-delitti-la-vita-in-un-centro-di-permanenza-per-il-rimpatrio/381062939131885/?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></a></div>
<div></div>
<div><a href="https://www.facebook.com/360195841218595/photos/a.360214287883417/381516672419845/?type=3&amp;theater&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #ff0000;">https://www.facebook.com/360195841218595/photos/a.360214287883417/381516672419845/?type=3&amp;theater&utm_source=rss&utm_medium=rss</span></a></div>
<div></div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/11/27/mai-piu-lager-no-ai-cpr/">Mai più lager &#8211; NO ai CPR</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<title>&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. Fast fashion, luxury fashion e i lavoratori invisibili in Puglia</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Nov 2018 08:38:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Cecilia Grillo “Io sono pugliese e la Puglia non è il Bangladesh. Citano fonti sconosciute e dicono anche che in Italia non abbiamo una legge sul salario minimo e questo è grave. Le&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">di Cecilia Grillo</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>Io sono pugliese e la Puglia non è il Bangladesh. Citano fonti sconosciute e dicono anche che in Italia non abbiamo una legge sul salario minimo e questo è grave. Le nostre sono aziende serie, se i subcontratti hanno fatto delle stupidaggini questo va perseguito, ma condividiamo tutti lo stesso contratto per la tutela dei lavoratori. Se poi volevano demonizzare il lavoro domestico trovo che sia sbagliato, ha un senso purché sia ben pagato.”</i></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">Con queste parole Carlo Capasa, Presidente della Camera Nazionale della Moda, risponde all’inchiesta sul </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>Made in Italy</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">, pubblicata dal </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>New York Times</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">, non a caso proprio in occasione della </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>Milano Fashion Week</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"> (che si tiene ogni settembre), organizzata dalla Camera Nazionale della Moda Italiana.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">Per valutare la serietà delle accuse del New York Times, proviamo a capire meglio cosa si intende per </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>fast fashion</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">, </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>luxury fashion</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"> e qual’è il loro impatto sul settore della moda italiano.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">Il concetto di </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>fast fashion</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">, di cui purtroppo non si sente frequentemente parlare, affonda le sue radici nello sviluppo del fenomeno della cosiddetta “</span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>Quick Response</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">”, che si è evoluto dalla fine degli anni &#8217;70 e durante tutto il 1980, quando i fornitori americani di tessuti e abbigliamento hanno iniziato a subire forti pressioni competitive dall&#8217;Estremo Oriente, che esportava prodotti a costi notevolmente inferiori. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">Secondo alcuni filoni dottrinali per </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>fast fashion</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"> si deve intendere il comportamento delle aziende che cercano di soddisfare la domanda dei clienti fornendo la giusta quantità, varietà e qualità al momento giusto, nel posto giusto, al giusto prezzo. Da quando tuttavia un piccolo numero di organizzazioni di vendita al dettaglio ha adottato e implementato con successo il principio del </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>fast fashion</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">, il settore l&#8217;ha percepito come un vantaggio competitivo, implementando tecniche di vendita che riuscissero a stare al passo con le richieste dei mercati internazionali.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">Esempi di marchi cosiddetti </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>fast fashion</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"> sono rappresentati da H&amp;M, Zara, Topshop, Mango e molti altri, che, con i propri prezzi ed offerte, sono stati in grado di attirare l’attenzione del consumatore tentato dalla moda, allo stesso tempo interpretando le tendenze delle passerelle con un </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>time-to-market</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"> cosiddetto veloce. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">Il </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>fast fashion</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"> è indice di una produzione veloce, di capi di abbigliamento sempre di moda venduti a prezzi economici, che sono caratterizzati da un ricambio continuo e da qualità scadente; ma chi paga le conseguenze per il mantenimento di prezzi così bassi e di tale ricambio costante? La manodopera ovviamente. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">Il </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>Fast fashion</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">, oltre ad essere causa del sempre maggiore sfruttamento dei lavoratori, contribuisce notevolmente all’inquinamento di mari e oceani laddove i capi siano stati realizzati con fibre sintetiche della plastica, oltre all’inquinamento chimico prodotto dalle fabbriche, quello dei pesticidi nei campi di cotone, lo spreco di acqua ed energia, malattie e dermatiti della pelle che affettano i lavoratori di tessuti sintetici o colorati.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">In riferimento al </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>fast fashion</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"> queste le parole di Kirsten Brodde, che lotta per la campagna di Greenpeace “</span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>Detox my Fashion</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">”: È difficile resistere al buon affare, ma </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>fast fashion</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"> significa che noi consumiamo e gettiamo i vestiti più velocemente di quanto il pianeta possa sopportare.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">Elizabeth Paton e Milena Lazazzera, le due giornaliste che hanno condotto l’inchiesta per il </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>New York Times</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">, sottolineano come proprio il lavoro a domicilio, praticato frequentemente nelle periferie pugliesi, in casa o in laboratori, rappresenti una delle basi fondanti del fenomeno del </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>fast fashion</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">Costruite sulla miriade di piccole e medie imprese manifatturiere orientate all&#8217;esportazione, che costituiscono la spina dorsale italiana, le fondamenta secolari della leggenda del &#8220;</span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>Made in Italy</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">&#8221; si sono scosse negli ultimi anni sotto il peso della burocrazia, aumento dei costi e della disoccupazione, portando con sé una diminuzione dei salari e un aumento del numero di lavoratori irregolari sul suolo italiano.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">Tuttavia i lavori tessili che vengono svolti a domicilio ad alta intensità di manodopera o che richiedono manodopera specializzata sono sempre esistiti in Italia e sono solo stati incrementati, ma non creati, dallo sviluppo del fenomeno del </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>fast fashion</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">. Secondo l’opinione prevalente la mancanza di un salario minimo nazionale stabilito dal governo ha reso più semplice per molti lavoratori che svolgono la propria mansione a domicilio essere pagati in nero e secondo </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>standard</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"> molto più bassi rispetto ai minimi legali.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">Secondo i dati riportati dall’Istat per l’anno 2017, 7.216 lavoratori a domicilio, di cui 3.647 operanti nel settore tessile, sono stati impiegati in Italia con contratti irregolari.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Schermata-2014-01-09-alle-18.02.561.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11656" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Schermata-2014-01-09-alle-18.02.561.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="575" height="422" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Schermata-2014-01-09-alle-18.02.561.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 575w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Schermata-2014-01-09-alle-18.02.561-300x220.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 575px) 100vw, 575px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">Una delle ragioni per cui le retribuzioni lavorative per la produzione di indumenti e tessuti in questo tratto dell&#8217;Italia meridionale sono rimaste così basse è rappresentato dalla delocalizzazione, negli ultimi venti anni, della produzione tessile in Asia e nell&#8217;Europa dell&#8217;Est, che ha intensificato la concorrenza locale e che ha “costretto” i proprietari di fabbriche e industrie tessili a ridurre notevolmente i prezzi per poter essere competitivi.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">Ma non sono solo i marchi di </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>fast fashion</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">, secondo quanto riportato dall’inchiesta del NYT, a sfruttare i lavoratori, anche i colossi della moda, le più famose </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>griffe</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">, non rispettano quelli che sono gli </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>standard</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"> minimi di tutela della propria manodopera, le condizioni e gli orari lavorativi previsti per legge, i salari corrispondenti ai minimi legali, etc.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">Ed è qui che ritorniamo alla Puglia, dove alcune fra le più famose marche italiane sfruttano i lavoratori, pagando un euro all’ora sarte, prive di garanzie o assicurazioni, che tessono cappotti e abiti, destinati ad essere poi rivenduti sul mercato a prezzi fra i 1.000 e i 2.000 euro al capo, secondo quanto riportato dal NYT a seguito di interviste fatte a una sessantina di donne pugliesi.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">Ad oggi anche i più famosi marchi e </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>griffe</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">, il cosiddetto </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>luxury fashion</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">, sottopagano e non rispettano i diritti dei propri lavoratori, infatti anche se negli ultimi anni alcuni fra questi hanno riportato la propria produzione tessile in Puglia, la gestione del mercato dei lavoratori è ancora saldamente nelle mani dei fornitori e degli industriali locali, i quali preferiscono utilizzare subfornitori o lavoratori a domicilio sottopagati.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">Il lavoro al nero che le sarte pugliesi, e non solo, svolgono nei propri appartamenti o studi vengono infatti anche affidati in </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>outsourcing</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"> dallo stabilimento locale che produce anche articoli di abbigliamento esterno per alcuni dei più noti marchi di lusso, tra cui Louis Vuitton, MaxMara e Fendi.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">Le storie delle sarte e delle operaie del meridione italiano parlano di donne costrette a ricorrere a turni straordinari, a miseri sussidi statali, a lavori secondari per poter arrivare a fine mese e per poter mantenere i propri figli, vincolate ad una qualità di vita assolutamente al di sotto della media, a impatti negativi sulla propria salute, alla difficile possibilità di accesso al sistema sanitario nazionale, alla cultura e all&#8217;istruzione secondaria.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">Secondo quanto dichiarato dalla Lucchetti, portavoce dell’importante movimento di denuncia “</span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>Clean Clothes Campaign”, </i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">la Campagna Abiti Puliti, i cui membri da anni si battono per sensibilizzare e coinvolgere i consumatori riguardo alla tematica dello sfruttamento della manodopera del settore tessile: “</span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>I marchi commissionano i primi appaltatori a capo della catena di fornitura, che poi commissionano ai subfornitori, che a loro volta spostano parte della produzione in fabbriche più piccole sotto la pressione di tempi di consegna ridotti e prezzi ridotti. Ciò rende molto difficile che ci sia sufficiente trasparenza o responsabilità. Sappiamo che il lavoro a casa esiste. Ma è così nascosto che ci saranno marchi che non hanno idea che gli ordini siano fatti da lavoratori irregolari al di fuori delle fabbriche contrattate […] e alcune aziende e griffe devono sapere che potrebbero essere complici</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">”.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">Le prime battaglie per la tutela dei diritti dei lavoratori dovrebbero quindi partire proprio da quelle </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>griffe </i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">più famose, che potrebbero ad esempio richiedere ai fornitori con cui collaborano di firmare un </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>Sustainability Commitment</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">, di pagare ai propri dipendenti salari legali minimi, di riconoscere e compensare le ore di straordinario, di controllare che rientrino nei limiti legali e che rispettino la legge nazionale, e che dovrebbero porre termine ai rapporti commerciali nel caso in cui i fornitori non apportino i miglioramenti necessari e non rispondano ai requisiti richiesti.</span></span></p>
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		<title>&#8220;Scritture al sociale&#8221;. Lavorare per morire o per vivere?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 May 2018 09:25:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Patrizia Angelozzi &#160; La Festa del lavoro o dei lavoratori viene celebrata il 1º maggio di ogni anno in molti Paesi del mondo per ricordare la lotta dei lavoratori nel corso degli anni. Cos’è rimasto dei loro diritti,&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Patrizia Angelozzi<span style="color: #222222;"><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/th-219.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10637" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/th-219.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="474" height="316" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/th-219.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 474w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/th-219-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 474px) 100vw, 474px" /></a></p>
<p><strong>La Festa del lavoro o dei lavoratori</strong> viene celebrata il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/1%C2%BA_maggio?utm_source=rss&utm_medium=rss">1º maggio</a> di ogni anno in molti Paesi del mondo per ricordare la lotta dei lavoratori nel corso degli anni.<br />
Cos’è rimasto dei loro diritti, delle tutele ?</p>
<p>Articoli di cronaca già nei primi mesi di quest’anno riferiscono numeri terribilmente in crescita. Corrono sul web e sulle pagine dei giornali lasciandoci inebetiti e fermi, rispetto ad una realtà dove si lavora per morire e non per vivere.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/morti-sul-lavoro-2017.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10636" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/morti-sul-lavoro-2017.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="629" height="370" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/morti-sul-lavoro-2017.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 629w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/morti-sul-lavoro-2017-300x176.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 629px) 100vw, 629px" /></a></p>
<p>Sono 151 dall’inizio del 2018 (dato del 2 Aprile u.s.)</p>
<p>Ma non sono numeri. Sono VITE.<br />
Sono 151 famiglie senza più un marito, un papà, un figlio, un fratello, uno zio, una fidanzata, un amico.</p>
<p>Sono famiglie rimaste ferme con i loro ricordi, impotenti di fronte al silenzio e lasciate sole a naufragare nei meandri di una burocrazia che non riconoscerà loro, nella maggior parte dei casi, neanche un risarcimento equo.</p>
<p><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Sono usciti salutando per andare al lavoro, al mattino, la sera o i in turni confidando nel loro rientro. Aspettando dalla vita un altro abbraccio, un bacio, un altro compleanno dei figli o un figlio da mettere al mondo. E’ impressionante il gelido furore che invade ogni abitazione, ogni stanza, ogni vita che si trova repentinamente a SUBIRE queste orribili tragedie.<br />
Le chiamano ‘morti bianche’ e troppo spesso non trovano condanne o iter di giustizia, restano dentro cartelline impolverate di qualche scrivania in attesa di ‘archiviazione’.</i></span></span></span></p>
<p><span style="color: #222222;"> <span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></span><span style="color: #252525;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>&#8220;Non è accettabile morire così&#8221;<br />
</b></span></span></span><span style="color: #252525;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Non in un Paese civile. Non in un Stato di diritti. Eppure accade ancora.</span></span></span><br />
L’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro, istituito nel 2009, raccoglie tutti i dati relativi agli infortuni mortali sul lavoro provenienti da diverse fonti, tra cui mass-media, comunicazioni di enti istituzionali o di associazioni del settore. Tutte le informazioni vengono analizzate dall’ufficio tecnico al fine di effettuare studi per capire le misure di sicurezza più idonee per prevenire le morti bianche.<br />
Riusciranno studi e percentuali a tradurre i numeri in Persone da tutelare?</p>
<p><span style="color: #3b3b3b;"><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: medium;"><b><br />
Lo speriamo, lo vogliamo. Perché la sicurezza sul lavoro sia una certezza.</b></span></span></span><span style="color: #3b3b3b;"><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: medium;"></p>
<p></span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><br />
</span></span></span><br />
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10635" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="655" height="394" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 655w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/1-300x180.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 655px) 100vw, 655px" /></a></p>
<p><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Il 1 MAGGIO</b></span></span></span></p>
<p>L’origine è relativa ad una manifestazione organizzata a New York il 5 Settembre del 1882, dall’ordine dei cavalieri del lavoro, una associazione nata nel 1869.</p>
<p>Di seguito la manifestazione ebbe una cadenza annuale ed è stato scelto il 1 Maggio per dare significato ai gravi incidenti accaduti nei primi giorni del mese di Maggio a Chicago durante uno sciopero fuori da una fabbrica dove la polizia chiamata per tenere in ordine la manifestazione sparò sui manifestanti. In Europa questa data è stata ufficializzata dai delegati socialisti.</p>
<p><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Nel 1890</b></span></span><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: medium;"> la rivista </span></span><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/La_Rivendicazione?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>La Rivendicazione</i></span></span></a><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: medium;"> scriveva in un articolo:<br />
</span></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: medium;">«</span></span></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Il primo maggio è come parola magica che corre di bocca in bocca, che rallegra gli animi di tutti i lavoratori del mondo, è parola d&#8217;ordine che si scambia fra quanti si interessano al proprio miglioramento</i></span></span></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: medium;">»</span></span></span></p>
<p>Dal <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/1990?utm_source=rss&utm_medium=rss">1990</a> i sindacati confederali <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Confederazione_Generale_Italiana_del_Lavoro?utm_source=rss&utm_medium=rss">CGIL</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Confederazione_Italiana_Sindacati_Lavoratori?utm_source=rss&utm_medium=rss">CISL</a> e <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Unione_Italiana_del_Lavoro_(1950)?utm_source=rss&utm_medium=rss">UIL</a>, in collaborazione con il comune di Roma, organizzano un grande <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Concerto_del_Primo_Maggio?utm_source=rss&utm_medium=rss">concerto per celebrare il primo maggio</a>, rivolto soprattutto ai giovani: la manifestazione si tiene ancora oggi ogni anno a Roma in piazza di San Giovanni in Laterano, dal pomeriggio a notte fonda con la partecipazione di molti gruppi musicali e cantanti, ed è seguita da centinaia di migliaia di persone, oltre a essere trasmessa in diretta televisiva dalla Rai e altri canali Tv.</p>
<p><span style="color: #222222; font-family: Arial; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"> </span></span></span></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/05/01/scritture-al-sociale-lavorare-per-morire-o-per-vivere/">&#8220;Scritture al sociale&#8221;. Lavorare per morire o per vivere?</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<title>Minori stranieri non accompagnati; dal monitoraggio della frontiera di Ventimiglia, quadro gravissimo</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Apr 2018 08:13:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Respingimenti illegali e violazioni sistematiche dei diritti &#160; Lettera di denuncia alla Commissione europea e alle autorità italiane &#160; Una dura condanna nei confronti dei respingimenti di minori stranieri non accompagnati (MSNA) effettuati&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/untitled-1176.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10543" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/untitled-1176.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="753" height="498" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/untitled-1176.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 753w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/untitled-1176-300x198.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 753px) 100vw, 753px" /></a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Respingimenti illegali e violazioni sistematiche dei diritti</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Lettera di denuncia alla Commissione europea e alle autorità italiane</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY">Una dura condanna nei confronti dei respingimenti di minori stranieri non accompagnati (MSNA) effettuati dalle autorità francesi alla frontiera di Ventimiglia, ma anche delle violazioni dei diritti dei MSNA perpetrate in Italia.</p>
<p align="JUSTIFY">È quanto si legge <a href="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2018/04/2018_4_Lettera-Respingimenti-MSNA-Ventimiglia.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener noreferrer">in una lettera inviata alla Commissione europea e alle autorità italiane</a> da ASGI (Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione), INTERSOS, Terres des Hommes Italia, Oxfam Italia, Caritas Diocesana di Ventimiglia – Sanremo e Diaconia Valdese.</p>
<p align="JUSTIFY">La lettera si rivolge alla <strong>Commissione europea</strong> chiedendo di verificare se le competenti autorità italiane e francesi abbiano violato la normativa europea, valutando se sussistano gli estremi per l’apertura di una procedura d’infrazione.</p>
<p align="JUSTIFY">Al <strong>Ministro dell’Interno</strong> si richiede di rafforzare le “ispezioni nei centri di accoglienza e di garantire un’adeguata informazione ai MSNA in merito al diritto al ricongiungimento”, sottolineando in particolare come “solo se le procedure di ricongiungimento diventeranno più celeri potrà ridursi il numero di minori che tentano di raggiungere i parenti attraversando irregolarmente le frontiere interne all’Unione europea”.</p>
<p align="JUSTIFY">Infine, al <strong>Ministro degli Affari Esteri</strong>, le organizzazioni rivolgono la richiesta di “adottare nei confronti delle competenti autorità francesi tutte le misure necessarie affinché cessino i respingimenti illegittimi di MSNA”.</p>
<p align="JUSTIFY">Gravi le violazioni registrate nel monitoraggio alla frontiera da parte delle autorità francesi e già oggetto del rapporto “<a href="https://www.intersos.org/wp-content/uploads/2018/01/Rapporto-MSNA.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Minori stranieri non accompagnati lungo le frontiere nord italiane</a>” promosso da INTERSOS con il supporto di Open Society Foundation nel corso del 2017. “Come è noto – si legge nella lettera – <strong>ai sensi del Regolamento Dublino e della giurisprudenza della Corte di Giustizia europea, i minori non accompagnati che presentano domanda d’asilo in Francia, non possono essere rinviati in Italia</strong>: a differenza degli adulti, infatti, ai MSNA non si applica il criterio del paese di primo ingresso. Nel caso in cui invece il minore non manifesti la volontà di presentare domanda d’asilo in Francia (spesso perché non adeguatamente informato di tale diritto), e venga fermato nella zona di frontiera, le autorità francesi potranno respingerlo in Italia. La normativa francese stabilisce però precise garanzie che devono essere rispettate nel caso di respingimento di un MSNA: in particolare deve essere nominato un tutore provvisorio (c.d. “administrateur ad hoc”) e il respingimento non può essere effettuato prima del termine di 24 ore (c.d. “jour franc”)”.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Tali norme e garanzie vengono costantemente disattese dalla polizia di frontiera francese</strong>. Non solo i minori fermati non vengono messi nella condizione di presentare domanda di asilo, ma il respingimento viene effettuato immediatamente, senza che sia nominato l’“administrateur ad hoc” e senza attendere la scadenza del termine di 24 ore previsto dalla legge francese. Un comportamento che espone i minori, che tentano nuovamente di attraversare la frontiera, al controllo dei trafficanti e in alcuni casi al rischio della vita.</p>
<p align="JUSTIFY">Il Tribunale di Nizza, con ordinanza del 22 gennaio 2018, ha riconosciuto per le prima volta le violazioni delle garanzie previste dalla normativa francese, ordinanza ribadita in seguito di fronte ad altri 20 ricorsi. “Successivamente alle decisioni del Tribunale di Nizza – sottolineano le organizzazioni – <strong>abbiamo osservato da parte della polizia francese l’introduzione di una pratica di identificazione come maggiorenni di persone che si dichiarano minorenni e che erano state precedentemente identificate come minorenni in Italia</strong>”.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Gravi le mancanze anche dal lato italiano, legate in particolare all’estrema lunghezza dei tempi di esame delle domande di ricongiungimento famigliare, alla mancata informazione nei confronti d minori e alle condizioni dei centri di accoglienza.</strong> “In molte città – affermano le organizzazioni – i minori non riescono a presentare domanda d’asilo e quindi avviare la richiesta di ricongiungimento se non dopo molti mesi dall’arrivo, in violazione delle norme italiane ed europee che stabiliscono l’obbligo della questura di formalizzare la domanda di protezione internazionale entro tre giorni dalla manifestazione di tale volontà da parte del richiedente, prorogabili di dieci giorni lavorativi in presenza di un elevato numero di domande”.</p>
<p align="JUSTIFY">Nel monitoraggio effettuato a Ventimiglia, “molti minori, anche dopo diversi mesi dal loro arrivo, non erano stati iscritti a scuola né a corsi di formazione, non era stato loro rilasciato un permesso di soggiorno né avevano potuto presentare domanda d’asilo, non avevano un tutore né altre figure adulte di riferimento che si prendessero cura di loro. Alcuni hanno lamentato addirittura il mancato soddisfacimento di bisogni primari, quali la disponibilità di cibo, vestiti e spazi adeguati, e l’inadeguata protezione da violenze e abusi”.</p>
<p align="JUSTIFY">“<strong>Fino a quando non miglioreranno le condizioni di accoglienza</strong> – concludono quindi le organizzazioni – <strong>un elevato numero di minori continueranno ad allontanarsi dalle strutture</strong>, per cercare altrove migliori opportunità. Si ricorda come, al 28 febbraio 2018, 4.307 MSNA risultavano irreperibili, essendosi allontanati dalle strutture di accoglienza in cui erano stati collocati”.</p>
<hr />
<p><strong>UNACCOMPANIED AND SEPARATED CHILDREN </strong></p>
<p><strong>SYSTEMATICALLY AND ILLEGALLY “PUSHED-BACK” TO ITALY:</strong></p>
<p><strong>THE ALARMING RESULTS OF THE MONITORING OPERATION</strong></p>
<p><strong>CARRIED OUT AT THE FRENCH-ITALIAN BORDER IN VENTIMIGLIA</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Letter to the European Commission and Italian Authorities</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2018/04/Letter-on-push-back-of-unaccompanied-minors-at-Ventimiglia.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener">The letter addressed to European and Italian representatives</a> condemns the push-backs of unaccompanied and separated children (UASC) that are being carried out by the French authorities on the border with Ventimiglia, as well as the violations of the children’s rights that are being perpetrated in Italy.</p>
<p>The senders are the humanitarian organization INTERSOS, ASGI (Association for Legal Studies on Immigration), Terre des Hommes Italy, Oxfam Italy, Caritas Diocesana of Ventimiglia and San Remo, and Diaconia Valdese.</p>
<p>The organizations are urging <strong>the</strong> <strong>European Commission to verify if competent Italian and French authorities are violating European law</strong>, and whether there are grounds for starting an infringement procedure.</p>
<p>The letter also calls on <strong>the Italian Minister of Interior to “carry out the necessary monitoring operations in reception centers and provide adequate information on the right to family reunification”</strong>. The organizations stress that “the number of UASC that attempt to cross the border irregularly will decrease only if family reunification procedures become swifter and more efficient.”</p>
<p>Finally, the organizations appeal to <strong>the Italian Minister of Foreign Affairs to “adopt all necessary measures towards competent French authorities to stop illegal push-backs of UASC.”</strong></p>
<p>The results of the monitoring operation carried out at the border show that the French authorities have been committing serious violations. The issue had previously been addressed in the report: “<a href="https://www.intersos.org/wp-content/uploads/2018/02/UASC-along-Italys-northern-borders.compressed.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Unaccompanied and Separated Children along Italy’s Northern Borders</a>” published by INTERSOS in 2017 with the contribution of Open Society Foundation.</p>
<p>Under the Dublin Regulation and the case law of the European Court of Justice, unaccompanied children that request asylum in France <strong>cannot be returned to Italy</strong>, even if they landed on Italian shores and in some cases may have already applied for international protection in Italy. Differently from adults, the criterion by which an asylum application has to be processed in the applicant’s ‘first country of entry’ to the EU is not valid for UASC.</p>
<p>If the minor does not express the wish to apply for asylum in France (often because he/she is not informed of his/her rights), and is stopped at the border, French authorities can refuse entry and return the child to Italy. However, French law establishes a series of <strong>guarantees that have to be respected in case a UASC is refused entry to France</strong>: in particular, the child has to be assigned a temporary legal guardian (in French: ‘administrateur ad hoc’) and readmission cannot be carried out until 24 hours following the apprehension of the child (in French: ‘jour franc’).”</p>
<p><strong>These laws and guarantees are being systematically disregarded by the French Border Police. </strong>The UASC that are being apprehended at the border are not given a chance to apply for asylum and are immediately ‘pushed’ back to Italy, without the appointment of an “administrateur ad hoc” and without respecting the 24-hour interval prescribed by French law. These practices expose the minor to human traffickers and to an increased <strong>risk of losing their lives</strong> in the attempt of crossing the border again.</p>
<p>With an order dated the 22<sup><span style="font-size: medium;">nd</span></sup> of January 2018, the <strong>Court of Nice recognized the violations of France’s guarantees and laws</strong>. The court reaffirmed its decision in the 20 appeals filed on behalf of UASC that followed.</p>
<p>“Following the decisions by the Court of Nice – the organizations stress – we have observed that the French Police has developed the practice of systematically identifying all the minors they apprehend at the border as adults. <strong>Boys and girls who declare to be under age and have been previously identified and registered as unaccompanied minors in Italy, are identified as adults by the French authorities and immediately returned to Italy.”</strong></p>
<p><strong>There have been serious violations by Italian authorities as well, mostly caused by the strong delay with which UASC have access to the family reunification procedure, the lack of information, and the inadequate conditions in many reception centers. </strong>The organizations state that “in many cities, minors cannot apply for asylum, therefore they cannot apply for family reunification until many months after their arrival. This violates Italian and European norms that establish that police stations are obliged to formalize applications for international protection within three days of the asylum seeker’s request, which may be extended to ten days in case of a large number of applications”.</p>
<p>In the monitoring operation carried out in Ventimiglia, the minors reported their experience living in reception centers in Italy: “months after their arrival, they still had not been enrolled in school or in vocational training, had not been given a residence permit, and were not given the chance to apply for international protection. They had not been assigned a guardian. Some of them reported a failure of reception centers to cover primary needs such as food, clothes and adequate living spaces, and inadequate protection from violence and abuse.”</p>
<p>“<strong>If conditions in reception centers do not improve, a large number of minors will continue to leave the facilities, in search for better opportunities.</strong> On 28<sup><span style="font-size: medium;">th</span></sup> of February 2018, 4.307 UASC were registered as “missing”, since they left reception facilities on their own; this figure amounts to 23% of the 18.645 UASC reported to the Ministry of Labor and Social Policy.”</p>
<p><strong>ASGI, INTERSOS, Terres des Hommes Italia, Oxfam Italia, Caritas Diocesana di Ventimiglia – Sanremo e Diaconia Valdese : “Abbiamo osservato da parte della polizia francese l&#8217;introduzione di una pratica di identificazione come maggiorenni di persone che si dichiarano minorenni e che erano state precedentemente identificate come minorenni in Italia”. (da Asgi.it)</strong></p>
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		<title>Grecia. Appello di solidarietà: riunificazioni familiari adesso!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Nov 2017 07:32:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  Un appello delle rifugiate e dei rifugiati in sciopero della fame e collettivi solidali in stato di mobilitazione permanente in piazza Syntagma, Atene &#160; Dopo oltre quattro mesi di proteste presso l’ufficio greco&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Un appello delle rifugiate e dei rifugiati in sciopero della fame e collettivi solidali in stato di mobilitazione permanente in piazza Syntagma, Atene</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dopo oltre quattro mesi di proteste presso l’ufficio greco per l’asilo e l’ambasciata tedesca, dopo un anno e mezzo di vita nei campi per migranti nelle isole greche e nella Grecia continentale in condizioni precarie, dopo aver dovuto lasciare la Siria, l’Iraq e l’Afghanistan a causa della guerra, oggi le nostre famiglie, ancora divise, chiedono di poter vivere insieme in pace.</p>
<p>Ci sono oggi circa 4500 persone in attesa di poter trasferirsi in Germania e raggiungere così le proprie famiglie. Noi stiamo aspettando da più di 18 mesi. Siamo genitori, padri e madri, separati dai propri figli e dai propri consorti, genitori, parenti. Tra di noi vi sono anche molti minori. Alcuni minori si trovano in Germania da soli, separati dai propri genitori durante la fuga dalla guerra.</p>
<p>Scappiamo dalla guerra, e ci troviamo intrappolati in Grecia con altre migliaia di rifugiati e rifugiate. Tra di noi, ci sono persone malate, anziane, disabili, vittime di tortura e di altre forme di sfruttamento e violenza.</p>
<p>La maggior parte di noi ha completato le procedure per il ricongiungimento da più di 6 mesi, superando il tempo massimo di attesa previsto dalla legge, infrazione resa possibile da un accordo informale tra i governi greco e tedesco in deroga delle disposizioni legislative vigenti.</p>
<p>In media, 9 mesi sono passati da quando abbiamo ricevuto il permesso per il ricongiungimento. Non sappiamo quando potremo partire per raggiungere le nostre famiglie. Le spese di viaggio dovranno essere sostenute da noi, un&#8217;altra condizione che non solo ostacola ulteriormente la riunificazione ma è anche illegale.</p>
<p>Il primo novembre 2017, 14 persone, 7 donne e 7 uomini, hanno deciso di iniziare lo sciopero della fame per protestare contro questa situazione. Intendiamo denunciare la crudele politica europea in materia di migrazione, imposta a noi e alle nostre famiglie. Un sistema repressivo che ha lo scopo di portarci alla disperazione e al silenzio, demoralizzandoci. Ma noi non rinunciamo ai nostri diritti e non ci lasceremo silenziare. La nostra schiena è dritta, e abbatteremo il muro che ci separa dalle nostre figlie e figli, genitori e parenti.</p>
<p>Chiediamo:</p>
<ul>
<li>che i governi greco e tedesco rispettino il limite legale dei sei mesi previsti dalla legge per la le riunificazioni.</li>
<li>che le autorità greche e tedesche mettano a disposizione immediata voli charter per tutte le persone rifugiate che sono già in attesa da più di sei mesi</li>
<li>che il costo dei nostri biglietti sia pagato dallo stato, come previsto dalla legge. Il costo del biglietto è infatti un ostacolo alla riunificazione familiare</li>
</ul>
<p>Salutiamo i nostri amici, sorelle e fratelli, in sciopero della fame a Lesbo da sei giorni per il diritto a muoversi, contro le deportazioni forzate e l&#8217;accordo UE-Turchia, contro la loro incarcerazione di fatto nelle isole dell&#8217;Egeo, e le inumane condizioni di vita negli hotspot europei che mettono in pericolo la vita delle persone rifugiate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Non più limitazioni al trasferimento in altri paesi europei</strong></p>
<p><strong>Affermiamo il nostro diritto all&#8217;unità delle famiglie e ad una vita degna e in pace ora!</strong></p>
<p><strong>Non più discriminazioni, diritti uguali per tutte e tutti! </strong></p>
<p><strong>Non più condizioni di vita inumane! Non più vite in pericolo in Grecia! </strong></p>
<p><strong>Diritto a restare e libertà di movimento per tutte e tutti!</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Già dall&#8217;inizio dello sciopero della fame, si è costituita un&#8217;assemblea permanente in solidarietá del campo di protesta in piazza Syntagma. L&#8217;obiettivo è di appoggiare i bisogni logistici delle persone in sciopero della fame e la mobilizzazione politica in Grecia e a livello internazionale per il necessario appoggio. </strong></p>
<p><strong>Una serie di azioni sono già calendarizzate. </strong></p>
<p><em>Mercoledì 8 Novembre è convocata una manifestazione contemporanea in Atene e a Berlino. Ad Atene, persone rifugiate e migranti dai campi si riuniranno con l&#8217;accampata di Syntagma e marceranno insieme alle e agli attivisti internazionali e greci fino all&#8217;ambasciata tedesca.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Facciamo appello affinché si organizzino azioni in tutta Europa davanti a Ambasciate/Consolati tedeschi in cui oltre a solidarizzare con gli scioperi della fame in Grecia si denuncino anche gli accordi bilaterali e le politiche europee e nazionali in materia di migrazione </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Invitiamo anche i gruppi solidali ad appoggiare e far circolare questo appello.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Potete mandare messaggi di appoggio e solidarietá a questo indirizzo: </em><a href="mailto:nsmlomani@gmail.com"><em>nsmlomani@gmail.com</em></a> <em> </em></p>
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