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	<title>Burundi Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>Burundi Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<item>
		<title>Burundi e Nigeria: tra Passato e Presente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Dec 2015 06:59:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[africani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>BurundiMancato impegno dei governi africani nella gestione della crisi in Burundi L&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) esorta i governi africani a impegnarsi maggiormente per una soluzione politica della crisi in Burundi e per&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>
Burundi<br />Mancato impegno dei<br />
governi africani nella gestione della crisi in<br />
Burundi</p>
<p>L&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM)<br />
esorta i governi africani a impegnarsi maggiormente per una soluzione<br />
politica della crisi in Burundi e per la tutela della popolazione<br />
civile dalle violazioni dei diritti umani. Non mancano certo gli<br />
appelli alla pace e al dialogo delle organizzazioni non governative e<br />
dei singoli politici, ma sia l&#8217;Unione Africana (UA), sia la Comunità<br />
dell&#8217;Africa orientale (EAC) sia la Conferenza Internazionale sulla<br />
regione dei grandi laghi sembrano muoversi con troppa esitazione,<br />
senza molte idee e con poca coerenza. Gli interessi nazionali , la<br />
concorrenza tra di loro e la mancante neutralità così come la<br />
mancanza di volontà politica e la divergenza di opinioni in<br />
questioni basilari intralciano ogni tentativo di trovare una<br />
soluzione politica per la crisi in Burundi. I governi africani hanno<br />
perso un&#8217;occasione per mostrare responsabilità in una situazione di<br />
crisi.</p>
<p>Il fallimento dell&#8217;EAC è probabilmente l&#8217;esempio più<br />
eclatante della mancata assunzione di responsabilità dei governi<br />
africani. Nel vertice dell&#8217;EAC previsto per lo scorso 30 novembre<br />
2015 la presidenza dell&#8217;organizzazione sarebbe dovuta toccare al<br />
Burundi. Per evitare discussioni interne e non urtare il discusso<br />
governo del Burundi scegliendo un altro paese per la presidenza,<br />
l&#8217;EAC ha semplicemente rimandato il vertice a data da definire.<br />
L&#8217;atteggiamento con cui si è scelto di mettere la testa nella sabbia<br />
piuttosto che affrontare i problemi, certamente non può contribuire<br />
in modo costruttivo alla risoluzione della grave crisi che scuote il<br />
Burundi.</p>
<p>Anche l&#8217;Unione Africana (UA) ha per mesi mantenuto<br />
una posizione di attesa. Il presidente ugandese Yoweri Museveni<br />
incaricato dall&#8217;UA di mediare per un dialogo in Burundi sembra invece<br />
essere occupato più con la propria campagna elettorale che con la<br />
crisi in Burundi e la sua non sembra essere una posizione neutra. Il<br />
dialogo in questo modo non fa progressi. Inoltre nei colloqui finora<br />
tenuti sulla crisi in Burundi non si è mai tenuto conto della<br />
situazione della popolazione civile. Nonostante l&#8217;UA abbia deciso<br />
delle sanzioni contro il Burundi e il Consiglio di Sicurezza<br />
dell&#8217;Unione Africana abbia in ottobre 2015 proposto di prepararsi a<br />
un intervento delle truppe di pace africane, tale intervento rischia<br />
di creare maggiori tensioni per la mancata neutralità dei paesi<br />
vicini del Burundi. Inoltre non è chiaro se la missione di pace<br />
africana voglia far impiegare le truppe dell'&#8221;African Capacity<br />
for Immediate Response to Crises (ACIRC)&#8221; o dell'&#8221;African<br />
Standby Force (ASF)&#8221;. Non manca certo il sostegno finanziario a<br />
entrambe le truppe, ma loro efficienza in situazioni di crisi è più<br />
che dubbia.</p>
<p>________________________________________________________________________________</p>
<p></p>
<div align="CENTER">
<b>IL<br />
DOCUMENTARIO “DEVIL COMES TO KOKO” al MUDEC di Milano</b></div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://2.bp.blogspot.com/-_2D3I1zskPY/VnpTmLy4JJI/AAAAAAAAD1M/UlooDB35CpY/s1600/unnamed%2B%2528235%2529.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="200" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/12/unnamed2823529.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="400" /></a></div>
<p>“<b>DEVIL COMES TO<br />
KOKO”,</b><br />
che si terrà all&#8217;<b>Auditorium<br />
del Mudec mercoledì 23 dicembre 2015 alle ore 19.00.</b></p>
<p>Il Mudec &#8211; Museo delle Culture &#8211; presenta “Devil comes<br />
to Koko”, il documentario prodotto da Fabrica &#8211; centro di ricerca<br />
sulla comunicazione di Benetton Group &#8211; nell’ambito del programma<br />
di eventi a cura del Forum della Città Mondo. <br />Il documentario si<br />
concentra su due brutali episodi avvenuti in Nigeria, visti<br />
attraverso lo sguardo di Alfie Nze, regista teatrale nigeriano<br />
trasferitosi in Italia negli anni novanta. <br />Il film narra della<br />
sanguinosa invasione inglese di Benin City del 1897 e dello scandalo<br />
dei rifiuti tossici scaricati nel 1987 nel porto della città di<br />
Koko. <br />A partire dai due eventi drammatici, il regista percorre un<br />
viaggio alla ricerca di radici, di complessità intime, visioni<br />
oniriche e corto circuiti tra comunità locali e politiche<br />
internazionali. <br />La direzione creativa del progetto è di Alfie<br />
Nze, regista alla sua prima opera e già vincitore nel 2013 del<br />
Premio Mutti Amm, premio dedicato ai registi migranti attivi in<br />
Italia, e Cineteca di Bologna. <br />Prodotto da Fabrica, da sempre<br />
luogo di sperimentazione, di confronto, di crescita culturale e<br />
attento all&#8217;espressione libera di ogni arte. </p>
<p>La proiezione,<br />
della durata di circa 50 minuti, sarà ad<u><br />
ingresso libero fino ad esaurimento posti, con </u><u><b>prenotazione</b></u><u><br />
attraverso la piattaforma </u><u><b>eventbrite</b></u><u><br />
al seguente link:</u></p>
<p><u><a href="http://www.eventbrite.com/e/devil-comes-to-koko-proiettato-al-mudec-tickets-20033760517?aff=utm_source%3Deb_email%26utm_medium%3Demail%26utm_campaign%3Dnew_event_email&amp;utm_term=eventurl_text&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">http://www.eventbrite.com/e/devil-comes-to-koko-proiettato-al-mudec-tickets-20033760517?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u></p>
<p></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Elezioni non credibili</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2015 04:13:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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		<category><![CDATA[Stay Human Africa]]></category>
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		<category><![CDATA[governo]]></category>
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		<category><![CDATA[ONU]]></category>
		<category><![CDATA[Presidente]]></category>
		<category><![CDATA[voto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi Il 21 luglio il Burundi ha, finalmente, votato per le elezioni presidenziali. Il risultato non è diverso da quanto ci si aspettava: Pierre Nkurunziza è stato rieletto per un terzo mandato&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2015/08/08/elezioni-non-credibili/">Elezioni non credibili</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
di<br />
Veronica Tedeschi</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
21 luglio il Burundi ha, finalmente, votato per le elezioni<br />
presidenziali. <br />Il risultato non è diverso da quanto ci si<br />
aspettava: <b>Pierre<br />
Nkurunziza</b><br />
è stato rieletto per un terzo mandato con il 69%  delle preferenze.<br />
L’affluenza maggiore è stata rilevata a Ngozi, paese originario di<br />
Nkurunziza che ha registrato il 91,99% dei votanti e dove il<br />
presidente ha preso il 79% dei voti.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
missione delle Nazioni Unite di osservazione del voto ha monitorato<br />
le elezioni. Ha rilevato un’atmosfera di tensione creata<br />
dall’opposizione, che ritiene anticostituzionale il terzo mandato<br />
di Nkurunziza, e ha affermato che lo scrutinio,  segnato dalla<br />
violenza, non è stato “né libero, né credibile, né inclusivo”.<br />
Molte persone si sono tolte l’inchiostro dalle dita (l’impronta<br />
digitale sancisce l’avvenuto voto) per votare nuovamente, altri si<br />
sono impossessati del documento elettorale di qualcun altro e hanno<br />
votato due volte.<br />Nella notte tra il 20 e 21 luglio un poliziotto<br />
e un civile sono stati uccisi nella capitale Bujumbura, che sta<br />
vivendo giorni di forte tensione che non accennano a diminuire.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
“<i>Questo<br />
governo in 10 anni non ha fatto nulla per la popolazione. Si è<br />
riempito le tasche, ci ha fatto regredire economicamente e ha fatto<br />
perdere la speranza ai giovani. Non so quale miracolo abbia in mente<br />
Nkurunziza, ma mi appello alla sua saggezza e gli chiedo di lasciare<br />
il governo. Perché non ritirarsi ora e ricandidarsi per il prossimo<br />
mandato? Se  è così amato come dice, sicuramente non avrà<br />
problemi</i>.”<br />
Questa l’opinione del leader dell’opposizione che vive a Kiriri,<br />
il quartiere-bene della capitale Bujumbura. “<i>Il<br />
regime ha fatto di tutto per ostacolarci. Non ci hanno lasciato fare<br />
la campagna elettorale e ci hanno minacciati. È chiaro che pensavano<br />
di perdere. Sono state elezioni incostituzionali e il mancato<br />
rispetto della volontà popolare è un problema serio</i>.”</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
reazione della comunità internazionale a tutto questo è stata<br />
minacciare di chiudere i finanziamenti. <br />Il 6 luglio si è tenuto<br />
in Tanzania il vertice della Comunità dell’Africa orientale sulla<br />
crisi in Burundi. I presidenti degli altri Stati fanno il loro gioco<br />
e certamente non pensano alle sorti della popolazione burundese;<br />
basti considerare che <b>Rwanda<br />
e Uganda</b><br />
si trovano nella stessa situazione: i loro presidenti sono<br />
intenzionati a ricandidarsi per la terza volta, nonostante le loro<br />
Costituzioni lo vietino, come accade in Burundi.
</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Inoltre,<br />
non bisogna dimenticare che, a causa dei disordini provocati dalle<br />
elezioni, 140 mila burundesi sono fuggiti e i paesi di accoglienza,<br />
Congo e Rwanda, iniziano a subire negativamente questa migrazione<br />
forzata. La <b>Repubblica<br />
Democratica del Congo</b>,<br />
infatti,  continua a vivere in un clima particolarmente instabile che<br />
vede nelle province orientali la presenza di bande armate, di milizie<br />
non governative, di ex-militari e di gruppi tribali, che effettuano<br />
incursioni e razzie con conseguenti massacri di civili mentre il<br />
Rwanda presenta una popolazione di ben 12 miliardi di abitanti che,<br />
per la sua superficie, è già numerosa.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Infine,<br />
scrive il <b>Daily<br />
Maverick</b>,<br />
Nkurunziza, ha un asso nella manica che gli permette di ignorare le<br />
richieste della comunità internazionale: i  soldati burundesi<br />
formano il secondo contingente più numeroso della missione<br />
dell’Unione Africana in Somalia. Di recente hanno subito un duro<br />
attacco e sono morti in sessanta; se Nkurunziza decidesse di<br />
ritirarli, creerebbe un grosso problema alla missione.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
<a href="https://www.blogger.com/null?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="_GoBack"></a>Alcuni<br />
studiosi delle vicende burundesi azzardano le loro previsioni,<br />
avvertendo che la conclusione di questa vicenda si avrà solo dopo<br />
anni di guerra e miseria, e forse non hanno tutti i torti; del resto<br />
“<i>la<br />
guerra è la maledizione del Burundi</i>”.</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://4.bp.blogspot.com/-OqQr1fh-hRU/VcWdPnC_LgI/AAAAAAAAC-4/gtBSVp7OpPQ/s1600/unnamed%2B%25288%2529.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="320" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/08/unnamed-%288%29.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="295" /></a></div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
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