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	<title>campi Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Rom e violazione dei diritti umani</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Aug 2025 09:29:32 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>Due comunicati importanti da Associazione 21 luglio</p>



<p></p>



<p></p>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td>Nella giornata del 25 luglio, si è assistito all’<strong>abbattimento di 5 abitazioni collocate all’interno del Parco della Magliana e abitate da 14 persone, tra cui 6 bambini</strong> che, senza poter neanche mettere in sicurezza i loro beni, sono stati costretti ad allontanarsi dall’area. Altre abitazioni sono in procinto di essere abbattute nei prossimi giorni.<strong> L’intervento è collocato all’interno del progetto, finanziato con due milioni di euro dal fondo giubilare, denominato “Manutenzione e rifunzionalizzazione del sistema di paratoie in zona Magliana – Marconi”</strong> e che vede come soggetto attuatore la Regione Lazio. L’area oggetto del progetto è abitata dal 2018 da una decina di famiglie (39 persone tra cui 19 minori), pienamente inserite nel tessuto sociale e sostenute in un percorso di inclusione dalla Parrocchia di San Gregorio Magno alla Magliana e dal Nuovo Comitato di Quartiere Magliana.<br>Già lo scorso 19 maggio l’assessore all’Ambiente del Municipio XI, Daniela Gentili, in un’intervista dai toni trionfalistici, aveva preannunciato la prossima bonifica dell’area da cose e persone. Ieri, lo sgombero parziale dell’insediamento con l’abbattimento delle prime 5 abitazioni tramite ruspe.<br>Per Associazione 21 luglio – che da tempo segue la comunità al fine di scongiurare lo sgombero -, la Parrocchia di San Gregorio Magno alla Magliana e il Nuovo Comitato di Quartiere Magliana siamo di fronte a una <strong>grave violazione dei diritti umani</strong>. Nello sgombero di ieri, infatti, non sono state riscontrate le garanzie procedurali previste dal <strong>Comitato Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali</strong>. L’azione, così come raccomandato dall’organismo internazionale, non è stata accompagnata da alcuna <strong>consultazione </strong>con gli interessati e dalla valutazione di <strong>adeguate alternative</strong> <strong>allo sgombero</strong>; non si è proceduto a un <strong>preavviso congruo e ragionevole alle persone coinvolte</strong>; non si è tenuto conto delle particolari condizioni atmosferiche. A causa dello sgombero, infine, le famiglie sono state rese ancora più vulnerabili.<br>Ad aggravare l’azione di forza, inoltre, il fatto che l’azione delle ruspe sia stata finanziata con i fondi del Giubileo della Speranza, il cui senso lo aveva illustrato Papa Francesco nella bolla di indizione del 9 maggio 2024 nel ricordare come spesso «incontriamo persone povere o impoverite ogni giorno e a volte possono essere nostre vicine di casa. Spesso non hanno un’abitazione, né il cibo adeguato per la giornata. Soffrono l’esclusione e l’indifferenza di tanti. È scandaloso […]. Non dimentichiamo: i poveri, quasi sempre, sono vittime, non colpevoli».<br>Secondo <strong>Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio</strong>: «La Regione Lazio, soggetto attuatore dell’intervento, ha il dovere di arrestare immediatamente questa <strong>azione di forza disumana, lesiva della dignità umana, profondamente ipocrita</strong>. Chiediamo l’arresto delle ruspe e il reperimento immediato di soluzione abitative per le cinque famiglie rimaste senza casa e che ora sono costrette a vagare prive di mezzi. Avvieremo nelle prossime ore procedure straordinarie, senza escludere di rivolgerci a corti internazionali, per denunciare l’accaduto e porre fine a ulteriori azioni che possano mettere a repentaglio l’incolumità delle famiglie rimaste, tra cui segnaliamo la presenza di neonati, persone con patologie anche gravi, donne in stato di gravidanza. Ricordiamo infine ai rappresentanti del Municipio XI – conclude Stasolla – che le azioni di “bonifica” riguardano la rimozione di “scarti materiali” e che, applicarlo alle persone – soprattutto quando prive di risorse &#8211; equivale a etichettarli come “scarti umani”. Tale esercizio semantico è da condannare perché pericoloso per le sue conseguenze che genera».<br>Associazione 21 luglio, la Parrocchia di San Gregorio Magno alla Magliana e il Nuovo Comitato di Quartiere Magliana continueranno a restare a fianco delle famiglie ancora presenti nell’area, vigileranno qualora ulteriormente vittime di violazioni dei diritti umani, sosterranno ogni azione promossa dalle istituzioni indirizzata ad offrire per loro soluzioni alternative dignitose.<br><br> <img width="570" src="https://ci3.googleusercontent.com/meips/ADKq_NZ2vZ1zzJTRw0Qyk9XReZes-m9ICp33sMUFjjiFmROafTkA3Vq66uBqsZvhG2qmcUGIw_oE9EzXvMvY9DbHRLKDvAQFkajbCNYDPD8Xd2tPWdCnB5VVSVab1G5uQiteL_l2xlt7H6KB4Wl8X1YKv8tA3Q=s0-d-e1-ft#https://8cr8p.img.ag.d.sendibm3.com/im/sh/aKZ4LXcWXSGr.jpg?u=7xwQLFBtniwQn8DbJi7KbfXe4tumLNk&utm_source=rss&utm_medium=rss"><img width="570" src="https://ci3.googleusercontent.com/meips/ADKq_NZv9gMA50boAi87J5atadRJyWh1-AdhdwkzVh13hSEPHKjkOGuY117EPvdlbIJZ0FDtJlmKJWQ3zbBBf3Pj4_K1WqmmFqn9jzHbw6xicF1-PDwibF1XkEW866ALIEE3F5bxh3cmRwVQ7-Cj35hnDGYsUQ=s0-d-e1-ft#https://8cr8p.img.ag.d.sendibm3.com/im/sh/eZPYXiejb1yW.jpg?u=7xwQLFBtniwQnF53SX4Vlp1juCekdy0&utm_source=rss&utm_medium=rss"><img width="570" src="https://ci3.googleusercontent.com/meips/ADKq_NZ1HOppgk3OWUEXH-X_ApCM9q3VvKu_tf5hekO9se9xCx4lqtKOkZtSy-LkLRHT8OsV9Rr1De_2J9I2iNeE790b856OX1dK5XJhygB5tH1lTSFRf5gZaWaIYLOcDcEu6g_kMXVvJm7fTkW3JfvA61IT0w=s0-d-e1-ft#https://8cr8p.img.ag.d.sendibm3.com/im/sh/jbnPUQzBlHYE.jpg?u=7xwQLFBtniwQnLwVbM1gvyVpjVOiwYG&utm_source=rss&utm_medium=rss"><img width="570" src="https://ci3.googleusercontent.com/meips/ADKq_NZ25LQoG8zagGsuN4_fXz50sgIRgDsynAhTpXjYSK1C9locIuKTpn0KzAVNKHDQJzKrL4jVS2-0MLQiAH-AdX5eVCnpN6zpa-j1SDqyfSof9DmQZQhtLSRaL9MGxz6cpBdSMGO4i7YdMDWv-AYt0-i35w=s0-d-e1-ft#https://8cr8p.img.ag.d.sendibm3.com/im/sh/5-UzYG-WGGCu.jpg?u=7xwQLFBtniwQnSnxkAys67zvYo8hF8W&utm_source=rss&utm_medium=rss"><img width="570" src="https://ci3.googleusercontent.com/meips/ADKq_NZ4ZqJOx7nIz9wm8fuvd5PGEhiyKrVJxtTFfYFOoHuyV6mzn1yALQnbXYJZwmZbUfE77EWP9nK9wpcy9RhqnfGvdEXsQBVXhV5QVpIg5zWhsXY9H3bkFXiKEcrRR_AscsPSLLUwK51xQ4lhUMEv_MnzIA=s0-d-e1-ft#https://8cr8p.img.ag.d.sendibm3.com/im/sh/PYwLPo9MV2qx.jpg?u=7xwQLFBtniwQnZfPszw3GHU1O6sfXim&utm_source=rss&utm_medium=rss"><a href="https://8cr8p.r.ag.d.sendibm3.com/mk/cl/f/sh/SMK1E8tHeFuBmnf4oGF17tKxNEkW/Wp3Vn6dRpyNT?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>­<a href="https://8cr8p.r.ag.d.sendibm3.com/mk/cl/f/sh/SMK1E8tHeG13EwU1zQOVDidhLXKm/BnyPb4lDkfUo?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>­<a href="https://8cr8p.r.ag.d.sendibm3.com/mk/cl/f/sh/SMK1E8tHeGEm9E7wLkhTPNFBI8VI/tq6YCTPukdF_?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><th><strong>IL COMITATO EUROPEO ORDINA ALL&#8217;ITALIA DI ADOTTARE MISURE IMMEDIATE PER PROTEGGERE LE FAMIGLIE ROM SGOMBERATE&nbsp;</strong><strong>A GIUGLIANO, IN CAMPANIA</strong></th></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td><img src="https://ci3.googleusercontent.com/meips/ADKq_NaNA5XDIWCledd6Cl9fYy6Khfjxrg6SK6MiYRnZ06KWCkOwSRyATA2sfSw_7jw8ujpeqPaErVrUWe_EDe2jr-LAyrpWSH8RyKXN6qugV9ITFp3U17x_8GPNMKL7Q4Cggmk4WW_xmvpizy2w13HmGaDunR8=s0-d-e1-ft#https://8cr8p.img.ag.d.sendibm3.com/im/sh/lBN4gS1hDXif.jpeg?u=7xwQLFBtniwQnF53SX4Vlp1juCekdy0&utm_source=rss&utm_medium=rss" width="410"></td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td>Bruxelles &#8211; Roma, Il Centro Europeo per i Diritti dei Rom (ERRC) e l’Associazione 21 luglio accolgono con favore la decisione del <strong>Comitato Europeo dei Diritti Sociali (ECSR)</strong> di dichiarare ammissibile il reclamo collettivo contro l&#8217;Italia (N. 244/2025 Centro Europeo per i Diritti Rom (ERRC) v. Italia). In particolare, il Comitato ha accolto la richiesta di misure immediate necessarie per proteggere le famiglie rom dal rischio di rimanere senza casa e dai conseguenti pericoli per la loro salute a Giugliano, in Campania, in provincia di Napoli. Il reclamo, presentato l&#8217;11 marzo 2025, sostiene che i ripetuti sgomberi forzati subiti dalle famiglie rom in Italia, il persistente fallimento nel fornire un’abitazione alternativa adeguata e la continua e sistemica discriminazione subita dalle comunità rom violano l&#8217;Articolo 31 (diritto all&#8217;abitazione) e l&#8217;Articolo E (non discriminazione) della Carta Sociale Europea Revisionata. Al governo italiano è stato chiesto di fornire alle 120 famiglie insediate in via Carrafiello, a Giugliano, in Campania, <strong>un&#8217;accoglienza temporanea immediata, sicura e adeguata, con accesso ai servizi essenziali come acqua, sanità, riscaldamento, smaltimento dei rifiuti ed elettricità</strong>.  &#8220;Questa decisione dà un messaggio chiaro: le famiglie rom in Italia non possono essere lasciate in condizioni che mettono in pericolo le loro vite e violano i loro diritti. La politica italiana di &#8216;superare il sistema dei campi&#8217; – campi, che bisogna ricordare, spesso sono stati creati illegalmente dalle autorità &#8211; non deve significare lo sgombero indiscriminato delle famiglie rom e la violazione dei loro diritti e del loro  benessere. Accogliamo con favore la rapida azione del Comitato e sollecitiamo le autorità italiane a implementare queste misure senza indugi&#8221; ha detto <strong>Đorđe Jovanović, presidente dell&#8217;ERRC</strong>.  <br>Secondo <strong>Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio</strong>: &#8220;Adesso la palla passa alle autorità italiane, chiamate a dare una risposta reale e sostenibile alla drammatica condizione delle famiglie presenti nell’insediamento di via Carrafiello. Nelle prossime settimane presenteremo un dettagliato rapporto sulla condizione di queste comunità che potrà sicuramente rappresentare uno strumento prezioso per poter iniziare ad avviare sostenibili processi di inclusione abitativa”.  Il reclamo riguarda la situazione di circa <strong>550 individui rom</strong> che vivevano in un insediamento informale in via Carrafiello, a Giugliano in Campania, fino a quando un Tribunale ha ordinato il loro sgombero entro il 30 aprile 2025, senza che le autorità italiane avessero fornito adeguate garanzie o alloggi alternativi. Per evitare un ulteriore sgombero dalle loro abitazioni, la maggior parte delle famiglie si è trasferita, prima della scadenza, in un terreno vicino, dove le condizioni di vita sono ulteriormente peggiorate. I residenti, tra cui bambini e adulti con malattie croniche, vivono in tende e baracche senza accesso ad elettricità, servizi igienici, con limitato accesso all’acqua potabile, e sono esposti a seri rischi per la salute. Inoltre parte del terreno è situato nella “Terra dei Fuochi”, zona nota per essere contaminata da amianto, un materiale altamente pericoloso per la salute. Alcune famiglie hanno membri con diabete e malattie cardiovascolari, così come ci sono due bambini con tumori. Inoltre il trasferimento forzato ha costretto diversi bambini a interrompere la frequenza scolastica.  <br>Nel reclamo, l&#8217;ERRC, con il supporto dell’Associazione 21 luglio, ha fornito ulteriori informazioni sui precedenti sgomberi che queste famiglie rom hanno subito a Giugliano in Campania, così come sugli infruttuosi tentativi delle autorità comunali e prefettizie di fornire abitazioni alternative alle famiglie. Secondo le due organizzazioni impegnate nella tutela dei diritti umani, la situazione delle famiglie rom a Giugliano in Campania, una comunità residente sul territorio da oltre 40 anni, <strong>esemplifica il continuo fallimento delle autorità italiane nel garantire pari accesso ad un&#8217;abitazione adeguata per i rom, aggravando l&#8217;assenza di una dimora fissa e perpetuando sistematicamente discriminazione e segregazione</strong>.   <br>Misure immediate ordinate dal Comitato Europeo dei Diritti Sociali  Il 2 luglio 2025 il Comitato ha stabilito che il reclamo presentato dall&#8217;ERRC (n. 244/2025) è ammissibile ai sensi della Carta Sociale Europea e ha ordinato al governo italiano di adottare misure urgenti per tutelare i diritti delle famiglie rom interessate. Il Comitato ha riscontrato che la situazione delle famiglie rom di Giugliano in Campania può causare danni gravi e irreparabili alla salute e alla dignità delle famiglie. È stato ordinato al governo italiano di fornire immediatamente un alloggio temporaneo sicuro e adeguato, con accesso a servizi essenziali come acqua, igiene, riscaldamento, smaltimento dei rifiuti e elettricità. L&#8217;Italia ha tempo fino al 15 settembre 2025 per presentare documenti scritti riguardo al merito del reclamo e per riferire in merito alle misure adottate per conformarsi a questa decisione. L&#8217;ERRC e l&#8217;Associazione 21 luglio continueranno a monitorare da vicino gli sviluppi e a lavorare a fianco della comunità rom di via Carrafiello per garantire che l&#8217;Italia rispetti la decisione del Comitato e compia i passi necessari verso soluzioni abitative durature e legali.   <br><br>Per ulteriori informazioni o per interviste contattare: <strong>Rosi Mangiacavallo</strong> Human Rights Monitor for Italy European Roma Rights Centre<br><a href="mailto:rosi.mangiacavallo@errc.org" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rosi.mangiacavallo@errc.org</a>+39 328 9420715 <br><br><strong>Carlo Stasolla</strong> Presidente Associazione 21 luglio ETS<a href="mailto:c.stasolla@21luglio.org" target="_blank" rel="noreferrer noopener">c.stasolla@21luglio.org</a>+39 320 0987154 </td></tr></tbody></table></figure>
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		<title>&#8220;Bagliori di speranza: la condizione delle comunità rom e sinte in Italia&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Apr 2025 07:49:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>ROM, ASSOCIAZIONE 21 LUGLIO:PRESENTATO OGGI A ROMA IL RAPPORTO ANNUALE “BAGLIORI DI SPERANZA. LA CONDIZIONE DELLE COMUNITA’ ROM E SINTE IN ITALIA”  L’Italia è ancora il “Paese dei campi” per le persone di origine&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/04/r1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/04/r1-1024x576.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17970" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/04/r1-1024x576.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/04/r1-300x169.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/04/r1-768x432.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/04/r1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td><img width="200" src="https://ci3.googleusercontent.com/meips/ADKq_Naqs-1GBpxwW64xReBrH8ya3zKHhaq6tyUi6tKKjJhvjECplkIOzcPlHZG6MgPry0NHdChix5K5n0Q3oCb8PnvYZTMOaYgnLNQdDbnckumFYX2y1tTQoXn5NtZWRrmwJCP0842v3yQGYmgR9Fb8JadC7w=s0-d-e1-ft#https://8cr8p.img.ag.d.sendibm3.com/im/sh/KFP1LvSdcy7j.png?u=7xwQLFBtniwQn1M9AtA9RW3YFbAo2nU&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>ROM, ASSOCIAZIONE 21 LUGLIO:PRESENTATO OGGI A ROMA IL RAPPORTO ANNUALE “BAGLIORI DI SPERANZA. LA CONDIZIONE DELLE COMUNITA’ ROM E SINTE IN ITALIA”</strong> <br><br><strong>L’Italia è ancora il “Paese dei campi” per le persone di origine rom</strong>. Dall’attività di monitoraggio e raccolta dati condotta nel 2024 da Associazione 21 luglio, emerge “l’infelice <strong>primato di nazione europea che dedica maggiori risorse, sia umane che economiche, alla gestione di strutture abitative con un chiaro profilo discriminatorio</strong>”. È questo uno degli elementi al centro del Rapporto annuale dell’Associazione 21 luglio, giunto alla sua nona edizione, dal titolo &#8220;<a href="https://8cr8p.r.ag.d.sendibm3.com/mk/cl/f/sh/SMK1E8tHeFuBmnf4oGF17tKxNEkW/zqQOcG-xbUA9?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Bagliori di speranza. La condizione delle comunità rom e sinte in Italia</a>&#8220;, presentato oggi, mercoledì 9 aprile, al Senato, su iniziativa della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei Diritti Umani del Senato, in occasione della Settimana per la promozione della cultura romanì e per il contrasto all&#8217;antiziganismo 2025 e all’indomani della Giornata internazionale dei rom, sinti e camminanti, che si celebra l’8 aprile. Alla conferenza odierna hanno partecipato <strong>Stefania Pucciarelli</strong>, Presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei Diritti Umani del Senato, <strong>Mattia Peradotto</strong>, Presidente Ufficio Nazionale Anti Discriminazioni Razziali, <strong>Mauro Palma</strong>, Presidente del Centro di ricerca European Penological Center dell&#8217;Università Roma Tre, <strong>Carlo Stasolla e Veronica Alfonsi</strong>, Associazione 21 luglio, <strong>Tommaso Vitale</strong>, professore di sociologia, Dean della Urban School di Sciences Po, CEE, <strong>Benoni Ambarus</strong>, Vescovo ausiliario della Diocesi di Roma, <strong>Roberta Gaeta</strong>, Consigliera della Regione Campania, con alcune testimonianze di persone abitanti nei campi rom. “Nonostante gli sviluppi degli ultimi anni – si legge nel rapporto &#8211; sia dal punto di vista politico che di autonoma spinta alla fuoriuscita degli stessi abitanti, e tendano verso il tramonto della stagione degli insediamenti monoetnici, l&#8217;Italia stenta a distaccarsi in modo unanime e deciso dalle politiche abitative segregative che hanno caratterizzato gli ultimi quarant’anni”.Attraverso il portale <strong><a href="http://www.ilpaesedeicampi.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.ilpaesedeicampi.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></strong> è possibile acquisire in tempo reale dati quantitativi aggiornati sui <strong>106 insediamenti monoetnici formali abitati da persone rom e sinte in Italia</strong>.  <strong>I numeri contano</strong> La questione di quanti siano i rom, dei reali numeri che possano descrivere queste comunità, è cruciale. Soprattutto perché i numeri, quando sovrastimati, creano allarmi e pregiudizi.La Strategia Nazionale di uguaglianza, inclusione e partecipazione di Rom e Sinti 2021-2030 “ha rilevato la presenza di 516 insediamenti sparsi sul territorio italiano. [&#8230;] In totale le persone stimate sono state circa 30.000”. Si registrerebbe dunque un calo significativo di circa 10.000 unità nell’arco di un decennio. Questi dati, tuttavia, secondo il monitoraggio condotto negli anni da Associazione 21 luglio, al fine di raccogliere dati aggregati sulle persone residenti negli insediamenti monoetnici delle regioni italiane, non sarebbero esatti. Secondo il rapporto annuale, “Il numero delle persone presenti all’interno degli insediamenti sarebbe inferiore. Sovrastimare i numeri, in maniera più o meno consapevole, potrebbe portare sicuramente a evidenziare il problema, a stimolare l&#8217;attenzione delle istituzioni governative, a garantire finanziamenti per progetti nel settore sociale, soprattutto nel breve termine”. Ma “questa pratica porta un danno nel lungo periodo per coloro che vivono direttamente il problema”, perché “rafforza lo <strong>stigma sociale</strong>, alimenta paure collettive, fornisce legittimità a dichiarazioni di &#8220;stato di emergenza&#8221; e politiche speciali oltre a favorire comportamenti discriminatori”, si legge ancora nel rapporto presentato oggi al Senato. In realtà, <strong>sono </strong>dunque<strong> 11.100 circa i rom e sinti stimati che vivono in insediamenti monoetnici, pari allo 0,02% della popolazione italiana. </strong>Ad oggi sono 21 le comunità rappresentate in Italia. Attualmente, si registra una diminuzione complessiva del 53% delle persone di etnia rom presenti in Italia, corrispondente a una riduzione di circa 14.900 presenze rispetto al 2016.Qualora fosse comunque ritenuta valida la stima al rialzo del Consiglio d’Europa sul numero complessivo dei rom e sinti in Italia (180.000 unità), è possibile sostenere che di essi solo il 6% viva in emergenza abitativa.10.580 circa sarebbero infatti i rom e sinti presenti negli insediamenti formali (baraccopoli e macroaree). Nelle 64 macroaree vivono 4.931 sinti; nelle 38 baraccopoli vivono 5.649 rom.102 sono gli insediamenti formali all’aperto (baraccopoli e macroaree) in Italia, presenti in 75 comuni e in 13 regioni. 2.000 circa sono i rom stimati presenti nelle baraccopoli informali.Le più grandi baraccopoli formali sono concentrate nella Città Metropolitana di Napoli e a Roma. Napoli è la città nella quale è presente la più alta concentrazione di rom in emergenza abitativa. In Italia esistono poi 2 centri di accoglienza riservati esclusivamente a persone rom nei Comuni di Latina e Napoli dove si accolgono in totale 150 persone rom.La più grande area di edilizia residenziale pubblica monoetnica si trova in Calabria, nel Comune di Gioia Tauro.<br><br><br><br><br><strong>L’aspettativa di vita di quanti presenti in baraccopoli è di almeno dieci anni inferiore a quella della popolazione italiana. Il 55% dei residenti ha meno di 18 anni.</strong> Dei rom e sinti presenti negli insediamenti istituzionali si stima che <strong>circa il 65% abbia la cittadinanza italiana. </strong>Sono meno di 1.000 i cittadini rom in emergenza abitativa a forte rischio apolidia in Italia. I dati evidenziano inoltre come il superamento del “sistema campi” sia ormai un processo irreversibile. Da un lato, “si assiste a un crescente desiderio delle nuove generazioni di intraprendere percorsi di uscita autonoma, accompagnato dall&#8217;abbandono e dal degrado dei principali mega insediamenti, che spinge le famiglie a cercare soluzioni abitative alternative. Dall’altro sempre più amministrazioni comunali e regionali, riconoscendo il fallimento del “sistema campi” – un residuo cieco di un modello di “accoglienza” che, con costi economici e sociali rilevanti, non accoglie né integra, ma segrega – stanno investendo risorse e attuando politiche orientate al superamento del sistema e all’inclusione”.Ampio spazio del report è dedicato ai singoli casi e città, da Nord a Sud, e si conferma, come detto, la “grave condizione di precarietà estrema che interessa le comunità rom presenti all’interno della Città Metropolitana di Napoli”.Gli ultimi due capitoli del testo sono dedicati in modo specifico allo stato dell’arte rispetto al superamento dei campi, con un’analisi di ogni territorio in cui si sta affermando questa realtà, e ai discorsi d’odio e agli episodi di discriminazione contro le persone di etnia rom, con una panoramica dei processi in corso. &#8220;Come quasi mezzo secolo fa, con la Legge Basaglia, si iniziava il processo di superamento della realtà manicomiale, così oggi è in atto in Italia il processo di superamento di un&#8217;altra istituzione totale, quella dei campi rom – ha dichiarato <strong>Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 Luglio</strong> -. Nel 2010 erano 40.000 le persone concentrate al loro interno: oggi ne restano poco più di 10.000. Questo dato, mostra che, anche grazie all&#8217;instancabile lavoro di Associazione 21 luglio, è possibile ipotizzare che nei prossimi anni la triste stagione del sistema campi volga al tramonto. Su questo siamo e resteremo in prima fila perché sicuramente un Paese senza ghetti etnici sarà un Paese migliore”.<br><br><a href="https://8cr8p.r.ag.d.sendibm3.com/mk/cl/f/sh/SMK1E8tHeG13EwU1zQOVDidhLXKm/lvACFS2qzvZO?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Il report integrale è disponibile a questo link.</strong></a><br> <br></td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/04/r2.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/04/r2-1024x768.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17971" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/04/r2-1024x768.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/04/r2-300x225.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/04/r2-768x576.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/04/r2-1536x1152.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/04/r2.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>
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		<title>Infanzia rom, quasi 40 milioni di euro per progetti per l’inclusione</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Oct 2024 07:01:33 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td><strong>Associazione 21 Luglio: se ben gestito dalle amministrazioni sarà una svolta decisiva</strong> </td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td>Sono 31 i progetti per l&#8217;inclusione dei minori rom dichiarati ammissibili dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che ne ha approvato la graduatoria finale. I progetti approvati saranno finanziati con un importo complessivo che sfiora i 40 milioni di euro, proveniente dalle risorse del Fondo Sociale Europeo, programmazione 2021-2027, &#8220;PN Inclusione e lotta alla Povertà&#8221;.<br>È la prima volta che  una somma così ingente viene destinata all’infanzia rom, considerato un importo complessivo medio di circa 1,3 milioni di euro per città. Tra esse spiccano alcune città metropolitane come Roma (2,2 milioni di euro), Milano (1,9 milioni di euro), Napoli (1,6 milioni di euro), Bologna (1,3 milioni di euro), Torino (1,3 milioni di euro) ma anche province dove la presenza di comunità rom risulta abbastanza esigua come Asti (1,8 milioni di euro), Selargius (1,5 milioni di euro), Genova (1,4 milioni di euro), Latina (960 mila euro) Stando alle ultime rilevazioni dell’Associazione 21 luglio, che da anni monitora costantemente la situazione degli insediamenti monoetnici, a oggi in Italia si contano 97 baraccopoli istituzionali abitate da 11.040 rom e sinti. Di queste, 43 sono insediamenti abitati da 7.200 rom, 50 da 3.700 sinti, e 2 insediamenti misti abitati da 140 tra rom e sinti. In totale sono circa 2.500 le famiglie rom e sinte che non hanno ancora un  alloggio adeguato. <br>Particolarmente grave è la situazione nella Città Metropolitana di Napoli, che ospita la più alta concentrazione di rom in emergenza abitativa in Italia, quasi 3.000 persone. Qui, la presenza di baraccopoli informali, le gravissime condizioni di precarietà nelle quali sono costretti a vivere gli abitanti e l’assenza di piani di superamento rappresentano una sfida importante. Per le azioni di inclusione dei minori rom, l’Avviso pubblico definisce un impegno di spesa pari a  1,9 milioni di euro per il Comune di Giugliano in Campania, 1,6 milioni di euro per la città di Napoli, 666 mila euro per il Comune di Casoria. <br>Secondo l’Associazione 21 luglio l’ingente investimento previsto, se utilizzato al meglio dalle Amministrazioni locali, potrà rappresentare una svolta decisiva nei processi di inclusione che, poggiandosi su piani di superamento dei “campi rom”, consentiranno ai minori presenti nelle città oggetto dell’intervento, di vedere rimosse le barriere che ostacolano il loro sano sviluppo. Un minore presente in un insediamento monoetnico, infatti, vive all’interno di un ascensore sociale bloccato dove le possibilità di un cambio di vita rappresenta una sfida quasi sempre insormontabile. Per Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio «l’occasione è importante e non può essere persa. Elevato infatti è il rischio che alcune amministrazioni non siano in grado di gestire al meglio le risorse per mancanza di personale adeguato, scarsa conoscenza del fenomeno, riproposizione di modelli di intervento fallimentari perché ancorati al passato. Per tale ragione l’Associazione 21 luglio, alla luce delle esperienze maturate, offre consulenza e sostegno a quelle amministrazioni che vorranno avvalersi del nostro supporto, al fine di orientare al meglio i fondi nel definire strategie di intervento efficaci, impattanti e sostenibili».</td></tr></tbody></table></figure>
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		<title>Rapporto annuale di Associazione 21 luglio sulla condizione dei rom in Italia</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Jun 2024 09:14:50 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="845" height="321" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17589" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 845w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/rom-300x114.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/rom-768x292.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 845px) 100vw, 845px" /></a></figure>



<p></p>



<p>Presentato lo scorso 9 aprile presso la Sala degli Atti Parlamentari della Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”, il Rapporto annuale di Associazione 21 luglio che fotografa la condizione delle comunità rom e sinte in Italia. L’evento è stato organizzato su iniziativa della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei Diritti Umani del Senato e ha visto la partecipazione di rappresentanti istituzionali di diverse città italiane.</p>



<p><strong>Baraccopoli di comunità rom in Italia</strong></p>



<p>In Italia sono presenti diverse forme di alloggio che mirano ad accogliere nuclei familiari rom e sinti individuati su base etnica. Nella maggior parte dei casi, tali soluzioni non rispettano i criteri di adeguatezza stabiliti dagli standard internazionali per il diritto a una sistemazione idonea, mostrando spesso la reiterazione di un carattere segregante e discriminatorio.</p>



<p>Gli&nbsp;<strong>insediamenti formali</strong>&nbsp;consistono in aree create e, solitamente, gestite dalle istituzioni comunali con l’obiettivo di favorire l’accoglienza basata su criteri etnici. Tra questi è possibile registrare anche i cosiddetti&nbsp;<strong>insediamenti semiformali o “tollerati”</strong>, con i quali si intendono quelle aree situate su suolo pubblico, riconosciute in passato come formali, che a causa della progressiva assenza di servizi sono scivolate nella semi-formalità e di conseguenza inserite nella categoria degli insediamenti “tollerati”.</p>



<p>Gli&nbsp;<strong>insediamenti informali</strong>, che si trovano principalmente nelle periferie delle grandi città italiane, si contraddistinguono per l’utilizzo di tende o abitazioni auto-costruite, spesso immerse nella vegetazione o in zone remote e di difficile accesso.</p>



<p>In Italia sono circa&nbsp;<strong>15.800 i rom&nbsp;</strong>e sinti che vivono nelle baraccopoli formali e informali, pari allo&nbsp;<strong>0,03%</strong>&nbsp;della popolazione italiana. Circa&nbsp;<strong>13.300 abitano nelle 119 baraccopoli istituzionali, presenti in 75 comuni e in 13 regioni</strong>. Nelle baraccopoli informali sono stimati circa&nbsp;<strong>2.500 rom</strong>&nbsp;(per ulteriori info: www.ilpaesedeicampi.com).?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p>L’aspettativa di vita di quanti presenti in insediamenti monoetnici all’aperto è di almeno 10 anni inferiore a quella della popolazione italiana. Il 55% dei residenti ha meno di 18 anni e sono circa 1.000 i cittadini rom a forte rischio apolidia in Italia.</p>



<p>Nelle baraccopoli informali e nei micro insediamenti la quasi totalità delle persone presenti risulta essere di origine rumena, mentre dei rom e sinti presenti nelle baraccopoli istituzionali si stima che circa il 62% abbia la cittadinanza italiana.</p>



<p>Il numero di rom e sinti presenti negli insediamenti formali e informali è in costante calo dal 2016, anno del primo rilevamento di Associazione 21 luglio, con&nbsp;<strong>un decremento totale ad oggi del 44%, ovvero 12.200 persone in meno.</strong></p>



<p><strong>L’Area Metropolitana di Napoli</strong>&nbsp;è quella nella quale è presente la più alta concentrazione di rom in emergenza abitativa e la città di Napoli registra le più grandi baraccopoli informali d’Italia. La città con il maggior numero di baraccopoli istituzionali è invece la città di Roma.</p>



<p>Le principali&nbsp;<strong>aree residenziali monoetniche</strong>&nbsp;sono registrate nella&nbsp;<strong>Regione Calabria</strong>, nello specifico nei comuni di Cosenza e Gioia Tauro.</p>



<p>In Italia esistono 3&nbsp;<strong>centri di accoglienza</strong>&nbsp;riservati esclusivamente a persone rom. Sono i Centri di Raccolta Rom, presenti nei comuni di Brescia, Latina e Napoli e accolgono un totale di 330 persone riconosciute come rom.</p>



<p>Oltre agli insediamenti fin qui riportati, si registrano anche&nbsp;<strong>insediamenti privati</strong>, terreni di proprietà, spesso ad uso agricolo, nei quali numerose famiglie rom e sinte hanno scelto di stabilirsi nel corso degli anni.</p>



<p>Nelle grandi città metropolitane si possono riscontrare, in forma sempre più diffusa, situazioni in cui nuclei familiari rom di nazionalità rumena ed ex jugoslava, colpiti da sgomberi forzati, trovano rifugio occupando ex fabbriche, capannoni industriali abbandonati o alloggi destinati all’edilizia residenziale pubblica.</p>



<p><strong>La Strategia Nazionale 2021-2030</strong></p>



<p>La Strategia Nazionale di uguaglianza, di inclusione e di partecipazione di Rom e Sinti 2021-2030 è stata adottata con decreto direttoriale del 23.05.2022 e ha sollevato numerose critiche da parte sia della&nbsp;<strong>Commissione Europea</strong>&nbsp;che dalla&nbsp;<strong>società civile</strong>. La prima ha espresso critiche che riguardano anzitutto l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, che risulterebbe mancante dell’autorità necessaria per adempiere con un ruolo adeguato al coordinamento e al monitoraggio delle azioni previste nella Strategia Nazionale 2021-2030.</p>



<p>Anche il “Rapporto di monitoraggio della società civile sulla qualità del quadro strategico nazionale per l’uguaglianza, l’inclusione e la partecipazione dei rom in Italia” ha posto in evidenza, attraverso un’accurata analisi critica, gli specifici punti di debolezza della Strategia Nazionale 2021-2030, legati principalmente a&nbsp;<strong>una Strategia non vincolante che non prevede sanzioni a quelle Amministrazioni che violano apertamente i suoi princìpi</strong>.</p>



<p><strong>La politica dei campi</strong></p>



<p>In Italia fino al 2018 i propositi di superamento dei campi rom si sono tradotti quasi sempre nella loro costruzione e gestione in nome dell’emergenza sociale e di una presunta temporaneità. Dal 2019 sempre più Amministrazioni locali si sono adoperate per avviare e portare a compimento processi di superamento degli insediamenti monoetnici.</p>



<p>Nell’ultimo biennio (2022-2023) le Amministrazioni comunali di&nbsp;<strong>Asti, Lamezia Terme, Prato, Collegno e Roma</strong>&nbsp;si sono impegnate in azioni volte al superamento degli insediamenti presenti sui rispettivi territori.</p>



<p>Da segnalare, come esperienza virtuosa, quella del&nbsp;<strong>Comune di Collegno</strong>, che nell’estate 2023 ha definitivamente superato l’insediamento presente in Strada della Berlia abitato dal 1997 da una comunità rom proveniente dall’ex Jugoslavia. Tutti gli abitanti sono stati ricollocati in abitazioni convenzionali. Anche l’Amministrazione di&nbsp;<strong>Roma Capitale</strong>, nell’estate 2023, ha approvato il “Piano d’azione cittadino” per il superamento di 6 “villaggi attrezzati” della Capitale in cui sono attualmente presenti più di 2.000 persone.</p>



<p><strong>Il commento di Associazione 21 luglio</strong></p>



<p>Secondo Associazione 21 luglio si registra una&nbsp;<strong>marcata consapevolezza</strong>&nbsp;da parte di Amministrazioni comunali di diversi colori politici sulla necessità di superare definitivamente i dispositivi architettonici monoetnici denominati impropriamente “campi nomadi” realizzati a partire dagli anni ’80.</p>



<p>Dal 2021 Associazione 21 luglio lavora a sostegno delle Amministrazioni comunali interessate dalla presenza di comunità rom e sinte in condizione di segregazione ed emergenza abitativa proponendo il&nbsp;<strong>modello MA.REA. (MAppare e REAlizzare comunità),</strong>&nbsp;dal carattere fortemente innovativo e con un approccio partecipativo, già fatto proprio da alcune Amministrazioni.</p>



<p>«Il&nbsp;<strong>momento è storico</strong>&nbsp;– afferma Carlo Stasolla di Associazione 21 luglio –&nbsp;<strong>e particolarmente favorevole</strong>&nbsp;per le 75 Amministrazioni comunali che governano i territori su cui insistono i 119 insediamenti monoetnici, affinché possano<strong>, con coraggio e determinazione</strong>, avviare processi di superamento, per cancellare in forma definitiva quella “vergogna sociale” che fa sì che l’Italia dall’anno 2000 venga considerata nel panorama europeo come il “Paese dei campi”».</p>



<p>È possibile scaricare scaricare il Rapporto Annuale di Associazione 21 luglio ETS “Vie di uscita –<em>&nbsp;La condizione delle comunità rom e sinte in Italia</em>” cliccando&nbsp;<a href="https://www.21luglio.org/2018/wp-content/uploads/2024/04/Rapporto-intero-con-ISBN.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">QUI</a></p>
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		<title>Superare la discriminazione di Rom e Sinti. I toolkit per insegnanti, assistenti sociali e decisori politici</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Dec 2023 10:44:33 +0000</pubDate>
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<h1></h1>



<p></p>



<p>Combattere gli stereotipi e i pregiudizi attraverso la conoscenza della Storia, ma anche degli elementi culturali che caratterizzano rom e sinti. È questo il modo in cui è possibile superare le discriminazioni istituzionali verso queste persone.</p>



<p>Per questo&nbsp;<em>Associazione 21 Luglio</em>,&nbsp;<em>Sucar Drom</em>,&nbsp;<em>Università di Firenze</em>&nbsp;e&nbsp;<em>Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti civili</em>&nbsp;hanno lavorato e pubblicato tre toolkit rivolti a insegnanti, assistenti sociali e decisori politici.</p>



<p>La pubblicazione di questi materiali rientra nell’ambito del progetto RemAgainstDisc (Reinforcing historical memory of the Porrajmos to combating discrimination), finanziato dal&nbsp;<em>Citizens, Equality, Rights and Values Programme dell’Unione Europea</em>. Dopo aver proceduto ad una fase di ricerca relativa allo sterminio di rom e sinti e aver fatto confluire questi materiali nel rinnovato museo virtuale “Dall’antiziganismo al genocidio”, con questi toolkit si passa dalla memoria storica all’azione.</p>



<p><strong>INSEGNANTI</strong></p>



<p>Promuovere la comprensione di come il pregiudizio in atto nei confronti di Rom e sinti affondi le sue radici nel trattamento storico riservato loro dalle dittature nazista e fascista, ma anche nei primi anni della Repubblica, attraverso ad esempio l’istituzione delle classi speciali “Lacio Drom” serve ad aumentare la conoscenza di quel periodo per superare i pregiudizi odierni. Promuovere politiche scolastiche che affrontino le discriminazioni istituzionali consente così di favorire il successo scolastico degli studenti.</p>



<p>Scarica il toolkit in&nbsp;<a href="https://www.21luglio.org/2018/wp-content/uploads/2023/05/Toolkit-insegnanti-ITA-1.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">italiano</a>&nbsp;e in&nbsp;<a href="https://www.21luglio.org/2018/wp-content/uploads/2023/05/Toolkit-insegnanti-EN-1.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">inglese</a></p>



<p><strong>ASSISTENTI SOCIALI</strong></p>



<p>Fornire un’adeguata conoscenza di come i pregiudizi attuali derivino dal periodo delle dittature nazi-fasciste, in in particolare sull’inadeguatezza delle madri rom; fare in modo che questa ricostruzione storica, accompagnata da una maggiore conoscenza di alcuni elementi culturali, possa entrare nel merito della valutazione fatta da questi professionisti sul benessere dei bambini rom e sinti.</p>



<p>Scarica il toolkit in&nbsp;<a href="https://www.21luglio.org/2018/wp-content/uploads/2023/04/Booklet-per-assistenti-sociali-ITA-1.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">italiano</a>&nbsp;e in&nbsp;<a href="https://www.21luglio.org/2018/wp-content/uploads/2023/04/Booklet-social-workers-EN-1.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">inglese</a></p>



<p><strong>DECISORI POLITICI</strong></p>



<p>Sensibilizzare su come i mega-campi presenti in alcune città italiane rispondano ai principi di concentrazione e di esclusione praticati durante il nazifascismo. Offrire soluzioni per promuovere una diversa politica abitativa e garantire il diritto alla casa delle persone rom e sinti.</p>



<p>Scarica il toolkit in&nbsp;<a href="https://www.21luglio.org/2018/wp-content/uploads/2023/04/Booklet-decisori-politici-ITA-1.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">italiano</a>&nbsp;e in&nbsp;<a href="https://www.21luglio.org/2018/wp-content/uploads/2023/04/Booklet-decision-makers-EN-1.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">inglese</a></p>
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		<title>Giornata Internazionale dei rom: presentato in Senato il report digitale “Il Paese dei campi”</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Apr 2022 07:50:08 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/rommm.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="682" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/rommm.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16271" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/rommm.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/rommm-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/rommm-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p><strong> Associazione 21 luglio: «Colmata finalmente una lacuna storica»</strong></p>



<p>Roma, 7 aprile 2022 &#8211; L’8 aprile viene celebrata in tutto il mondo la&nbsp;<strong>Giornata Internazionale dei diritti dei rom</strong>. Alla sua vigilia, in un evento promosso dalla Commissione per la promozione dei Diritti Umani del Senato,&nbsp;<strong>Associazione 21 luglio</strong>&nbsp;ha presentato il report digitale “Il Paese dei campi” (<a href="http://www.ilpaesedeicampi.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.ilpaesedeicampi.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>). All’iniziativa sono intervenuti: il senatore&nbsp;<strong>Giorgio Fede</strong>;&nbsp;<strong>Triantafillos Loukarelis</strong>, direttore dell’Ufficio Nazionale Anti Discriminazioni Razziali;&nbsp;<strong>Benoni Ambarus</strong>, vescovo ausiliare di Roma.</p>



<p>Storica assenza di dati</p>



<p>Malgrado le politiche nazionali e locali promosse da decenni nei confronti delle comunità rom e sinte, il nostro Paese paga la&nbsp;<strong>cronica carenza di informazioni statistiche affidabili</strong>&nbsp;relative agli insediamenti monoetnici presenti sul territorio nazionale. Tale deficit è riconosciuto come il principale limite laddove, per implementare politiche sociali, risulta fondamentale cogliere in maniera puntuale le problematiche che interessano gli abitanti dei “campi”. Con cadenza periodica, si invocano “censimenti” arrivando a cogliere l’assenza di informazioni come occasione per&nbsp;<strong>amplificare</strong>&nbsp;i numeri invocando l’emergenza oppure per&nbsp;<strong>spingerli al ribasso</strong>&nbsp;al fine di enfatizzare, ad esempio, l’impatto positivo di politiche espulsive.</p>



<p>Per svariate ragioni risulta impossibile oggi definire quanti siano i rom e sinti in Italia. Al contrario è però possibile da oggi, grazie al lavoro presentato da Associazione 21 luglio, fotografare nitidamente la realtà di quanti – identificati dalla autorità come rom e sinti – risiedono in insediamenti monoetnici appositamente realizzati per loro.</p>



<p>La genesi degli insediamenti per soli rom</p>



<p>In Italia a partire dagli anni&nbsp;<strong>Settanta</strong>&nbsp;– quando già nelle periferie delle città del Nord si registravano piccoli accampamenti di comunità sinte e nel Sud, in prossimità delle fiumare, insediamenti di rom italiani di antico insediamento – si osservò il primo flusso di rom provenienti dall’ex Jugoslavia. Si stima che&nbsp;<strong>dagli anni</strong>&nbsp;<strong>Settanta</strong>&nbsp;in poi furono almeno 45.000.</p>



<p>Dal&nbsp;<strong>1985</strong>&nbsp;diverse Regioni italiane, al fine di governare il fenomeno, promossero azioni legislative finanziando la costruzione di “<strong>riserve etniche</strong>” denominate impropriamente “<strong>campi nomadi</strong>”.</p>



<p>Ad&nbsp;<strong>inizio anni Novanta</strong>&nbsp;si registrò la nascita dei primi insediamenti monoetnici, una condizione che farà dell’Italia, il “<strong>Paese dei campi</strong>”, secondo la felice denominazione ideata dall’European Roma Rights Centre, in quanto la nazione, nel panorama europeo, più impegnata nella creazione e la gestione del dispositivo escludente denominato impropriamente “campo nomadi”.</p>



<p>Successivamente anche alle famiglie rom rumene in fuga dalle persecuzioni del dopo Ceauşescu, vennero aperte le porte dei “campi nomadi”, nella convinzione di aver a che fare con una popolazione omogenea. Per i rom italiani di antico insediamento, invece, si andarono realizzando nel Sud Italia&nbsp;quartieri di edilizia residenziale pubblica&nbsp;riservati secondo un preciso criterio etnico. Recente è l’invenzione dei&nbsp;centri di raccolta rom, destinate all’accoglienza riservata a famiglie rom.</p>



<p>Dati e numeri</p>



<p>Attraverso il sito&nbsp;<strong><a href="http://www.ilpaesedeicampi.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.ilpaesedeicampi.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></strong>, curato da Associazione 21 luglio, è possibile da oggi cogliere, in tempo reale, informazioni aggiornate che interessano ognuno dei 121 insediamenti formali, all’aperto e al chiuso, abitati da comunità identificate come rom e sinte.</p>



<p>In Italia sono presenti&nbsp;<strong>45 “campi rom” formali abitati da 7.128 persone</strong>. L’insediamento più grande si trova a Roma, in via Candoni, dove sono accolte 795 persone. La massima concentrazione si rileva nell’area metropolitana di Napoli, con 8 insediamenti e 1.336 persone.&nbsp;</p>



<p>Nei Comuni di&nbsp;<strong>Pisa, Gioia Tauro e Cosenza</strong>&nbsp;si registrano invece le presenze di&nbsp;<strong>quartieri di “case popolari”</strong>&nbsp;realizzati appositamente per un’accoglienza di 930 rom. A&nbsp;<strong>Brescia</strong>&nbsp;e a&nbsp;<strong>Napoli</strong>&nbsp;gli unici due “<strong>centri di raccolta rom</strong>”, dove risultano presenti&nbsp;<strong>218 persone</strong>.</p>



<p>Sono invece&nbsp;<strong>66 i “campi sinti” presenti sul territorio nazionale, abitati da 4.814 persone</strong>&nbsp;con il più grande che insiste nel Comune di Pavia, con 265 persone. I Comuni di Villafalletto, in provincia di Cuneo, di Padova e di Carmagnola, in provincia di Torino sono caratterizzati dalla presenza di&nbsp;<strong>aree residenziali monoetniche</strong>.</p>



<p>Aggregando i dati che interessano i&nbsp;soli insediamenti formali&nbsp;è possibile affermare che sono 113 i “campi rom” e “campi sinti”, presenti in 73 Comuni e 13 Regioni, per un totale di 12.096 persone. Ad essi vanno aggiunti 2 “centri di raccolta rom” e 6 aree residenziali monoetniche.&nbsp;<strong>Un totale di 13.405 soggetti concentrati in strutture, al chiuso o all’aperto, progettate e realizzate dalle istituzioni secondo un criterio segnatamente etnico</strong>.</p>



<p>Se ad essi volessimo aggiungere i circa 5.500 rom stimati negli insediamenti informali, si raggiungerebbe la cifra complessiva di&nbsp;<strong>18.760 rom e sinti in emergenza abitativa</strong><strong>.</strong></p>



<p>Verso il superamento</p>



<p>Tali numeri sembrano confermare la tendenza al ribasso già registrata negli ultimi anni. Ad oggi, come riportato nel dettaglio sul sito, sono infatti&nbsp;<strong>21 gli insediamenti rom e sinti che risultano in superamento</strong>&nbsp;mentre, dal 2018 ad oggi sono&nbsp;<strong>26 quelli chiusi o superati</strong>.</p>



<p>Secondo Associazione 21 luglio: «Le esperienze passate ci dicono che per superare un insediamento monoetnico non servono&nbsp;<strong>approcci speciali</strong>&nbsp;– declinati su base etnica – né tantomeno uffici dedicati. Fondamentale è partire da&nbsp;<strong>processi di coprogettazione</strong>&nbsp;calibrati su&nbsp;<strong>ogni singolo insediamento</strong>&nbsp;e che coinvolgano anche&nbsp;<strong>i residenti</strong>. Risulta poi importante prevedere&nbsp;<strong>interventi ordinari di politica sociale</strong>&nbsp;che mirino a sviluppare percorsi inclusivi individualizzati e strutturati sulle esigenze dei singoli nuclei familiari. I tempi attuali sono favorevoli per attrezzarsi con strumenti che seguano un&nbsp;<strong>approccio universalistico</strong>».&nbsp;</p>



<p>Per tale ragione Associazione 21 luglio, attraverso lo strumento presentato oggi, continua il suo lavoro di informazione e formazione presso le Amministrazioni locali interessate al superamento degli insediamenti presenti sul proprio territorio, offrendo sostegno e consulenza, nella convinzione che, attraverso un’azione congiunta che coinvolga il governo centrale e le Amministrazioni locali sarà possibile relegare al passato la triste stagione che sino ad ora ha contraddistinto l’Italia come il “Paese dei campi”.</p>
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		<title>In Italia meno famiglie rom in emergenza abitativa; aumentano i processi di superamento da parte di Amministrazioni virtuose</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Oct 2021 07:47:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Presentato il Rapporto annuale di Associazione 21 luglio – In Italia meno famiglie rom in emergenza abitativa; aumentano i processi di superamento da parte di Amministrazioni virtuose Roma, 12 ottobre&#160;– L’approccio etnico, in Italia&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong>Presentato il Rapporto annuale di Associazione 21 luglio – In Italia meno famiglie rom in emergenza abitativa; aumentano i processi di superamento da parte di Amministrazioni virtuose</strong></p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="632" height="563" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/rommmm.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15721" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/rommmm.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 632w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/rommmm-300x267.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 632px) 100vw, 632px" /></figure>



<p><strong>Roma, 12 ottobre&nbsp;</strong>– L’approccio etnico, in Italia più che in Europa, ha consentito – e poi consolidato – la costruzione di un sistema abitativo per soli rom parallelo a quello proprio della società maggioritaria. Denominata non a caso il&nbsp;<strong>‘Paese dei campi’</strong>, l’Italia ha assistito negli ultimi 40 anni a una presenza progressiva di baraccopoli monoetniche sull’intero territorio nazionale anche se nell’ultimo biennio si sottolienano&nbsp;<strong>importanti elementi di discontinuità</strong>&nbsp;già evidenziati negli anni precedenti.</p>



<p>&nbsp;Il Rapporto di Associazione 21 luglio, giunto ormai alla sua sesta edizione, intitolato quest’anno ‘<strong>L’esclusione nel tempo del Covid’</strong>&nbsp;offre uno spaccato della situazione in Italia e nella città di Roma in un arco temporale compreso tra il primo gennaio 2020 e il 30 giugno 2021 e fortemente segnato dalla pandemia da Covid-19. Il lavoro di Associazione 21 luglio mette in rileivo luci e ombre: il consolidarsi del fenomeno di&nbsp;<strong>fuoriuscita dagli insediamenti</strong>; l’avvio di processi virtuosi di&nbsp;<strong>superamento</strong>&nbsp;degli stessi da parte di sempre più Amministrazioni locali; l’organizzazione di&nbsp;<strong>sgomberi forzati</strong>&nbsp;anche dopo il Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020 che prevedeva «una moratoria delle esecuzioni degli sgomberi a causa dell’emergenza pandemica».</p>



<p>Dati e numeri in Italia: un calo di presenze che in 5 anni raggiunge il 36%. In Italia solo 1 rom su 10 vive nei “campi”</p>



<p>In Italia sono&nbsp;<strong>109</strong>&nbsp;gli insediamenti formali – ovvero progettati, costruiti e gestiti dalle Amministrazioni locali – distribuiti in 63 comuni e 13 regioni. In totale sono circa&nbsp;<strong>17.800</strong>&nbsp;i rom e sinti che vivono nelle baraccopoli formali e informali, pari allo 0,03% della popolazione italiana. Di questi&nbsp;<strong>11.300</strong>&nbsp;sono presenti nelle baraccopoli formali e&nbsp;<strong>6.500</strong>&nbsp;nelle baraccopoli informali e microinsediamenti. Dei rom e sinti presenti nelle baraccopoli istituzionali si stima che circa il&nbsp;<strong>49%</strong>&nbsp;abbia la cittadinanza italiana, il&nbsp;<strong>41%</strong>&nbsp;sia in possesso della nazionalità dei Paesi dell’ex Jugoslava, il&nbsp;<strong>10%</strong>&nbsp;la cittadinanza rumena, con meno di&nbsp;<strong>1.000</strong>&nbsp;cittadini a rischio apolidia. Il numero delle persone residenti negli insediamenti monoetnici italiani è sceso, tra il 2016 e il 2021 di ben&nbsp;<strong>10.000 unità</strong>, con un decremento pari al 36,5% (del 37% negli insediamenti formali e del 35% negli insediamenti informali),</p>



<p>Le cause vanno ricercate nel desiderio delle nuove generazioni residenti nei “campi” di intraprendere un percorso di fuorisucita autonomo; le azioni di sgombero forzato che hanno spinto molte famiglie alla dispersione sul territorio; il ritorno nel Paese di origine per i cittadini comunitari; il processo virtuoso di alcune Amministrazioni locali verso il superamento dei “campi rom”.</p>



<p>Alla luce di questi numeri, se fosse confermata la stima del Consiglio d’Europa di una presenza di persone rom in Italia pari a 180.000 unità, si potrebbe affermare che allo stato attuale, nel nostro Paese,&nbsp;<strong>meno di 1 cittadino rom su 10, può essere identificato come un abitante del “campo</strong>”. Una verità – secondo Associazione 21 luglio –&nbsp;<strong>destinata da sola a smontare un caleidoscopio di “leggende urbane” ancorate a stereotipi e pregiudizi.</strong></p>



<p>La politica dei campi: la strada verso il loro superamento</p>



<p>Risale al 2018 l’ultima realizzazione, nel Comune di Afragola, di un insediamento per soli rom. Nello stesso anno si è andata rafforzando una politica locale del loro superamento attraverso processi inclusivi a partire dai Comuni di Moncalieri e Sesto Fiorentino. Su questa scia sempre più Amministrazioni hanno dimostrato consapevolezza sull’importanza di porre fine a tali spazi di segregazione etnica da Ferrara a Palermo, da Olbia a Siracusa.</p>



<p>Nel periodo compreso dal Rapporto, malgrado le difficoltà dettate dal periodo pandemico, risultano essere stati superati 4 insediamenti nei&nbsp;<strong>Comuni di Firenze, Cerea, Porto Torres e Roma</strong>. Sono invece ben&nbsp;<strong>15</strong>&nbsp;i “campi rom” le cui azioni di superamento dovrebbero concludersi nei prossimi 18 mesi.</p>



<p>Tali esperienze, con i loro successi e fallimenti, aprono nuove strade verso la chiusura definitiva della triste stagione dei “campi rom” e andrebbero supportate da una nuova “Strategia Nazionale per l’Inclusione dei rom” che dovrà risultare più incisiva e vincolante.</p>



<p>Diminuiscono, ma non si arrestano, le azioni di sgombero forzato</p>



<p>Malgrado il&nbsp;<strong>Decreto Legge n.18 del 17 marzo 2020</strong>&nbsp;prevedesse «una moratoria delle esecuzioni degli sgomberi a causa dell’emergenza pandemica» non si sono arrestate in Italia le azioni di sgombero forzato nei confronti delle comunità rom presenti negli insediamenti informali.&nbsp;Tra il gennaio del 2020 e il giugno del 2021 sono state ben&nbsp;<strong>70 (35 nel Nord Italia, 24 nel Centro e 11 nel Sud Italia</strong>) in calo del 52% rispetto al 2019. Si segnala il forte peso specifico riconosciuto alle azioni organizzate dal&nbsp;<strong>Comune di Roma</strong>, con ben&nbsp;<strong>17&nbsp;</strong>sgomberi effettuati,&nbsp;<strong>un quarto</strong>&nbsp;di quelli registrati su scala nazionale.</p>



<p>Nel periodo segnato dallla pandemia da Covid-19 sono state due le azioni di sgombero più violente: quella realizzate a&nbsp;<strong>Roma</strong>&nbsp;(insediamento del Foro Italico sgomberato l’11 agosto 2020) e a&nbsp;<strong>Torino</strong>&nbsp;(insediamento di Germagnano esterno sgomberato il 20 agosto 2020). Non è un caso che le due città siano le uniche nelle quali sia prevalente l’<strong>approccio etnico</strong>&nbsp;con un&nbsp;<strong>“Ufficio Speciale”</strong>&nbsp;dedicato alla “questione rom” in seno all’Amministrazione e un&nbsp;<strong>“Piano rom”</strong>&nbsp;espressamente rivolto alle comunità riconosciute come tali.</p>



<p>Associazione 21 luglio: ora occorre l’impulso del Governo centrale</p>



<p>Secondo Associazione 21 luglio nel periodo dell’emergenza da Covid-19 si è assistito a un’accellerazione del processo di riflessione sulla necessità di superare gli insediamenti monoetnici, riconosciuti ormai da tutti come troppo impegnativi economicamente e lesivi dei diritti fondamentali.</p>



<p>«Mai come in questo momento risulta fondamentale – sostiene Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio –&nbsp;<strong>dare impulso a processi virtuosi, chiudere “Uffici Speciali”, sostenere le famiglie che da questi ghetti vogliono uscire, facilitare l’accesso a servizi ordinari</strong>. La battaglia, anzitutto culturale, che da più di un decennio Associazione 21 luglio sta conducendo per la fine di questa “vergogna nazionale” denominata “sistema campi” – conclude Stasolla – sta andando nella giusta direzione e nei prossimi anni&nbsp;<strong>risulterà decisivo l’intervento del Governo centrale</strong>&nbsp;al fine di sostenere Amministrazioni locali, troppo spesso isolate nell’affrontare questa sfida che, se vinta, consentirà al Paese di chiudere finalmente una buia parentesi storica che parla il linguaggio dalla discriminazione e l’esclusione sociale».</p>



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		<title>Brucia il ghetto di Campobello di Mazara. Omar è morto, basta ghetti, basta sfruttamento.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Oct 2021 06:59:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani divulga l&#8217;appello per sostenere Campobello di Mazara e l&#8217;accesso alle case popolari. Il fatto accaduto si riferisce allo scorso 30 settembre 2021. Non ci sono parole che possono esprimere&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="770" height="578" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/Incendio-nel-campo-dei-migranti-Omar-e-morto-basta-ghetti_articleimage.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15669" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/Incendio-nel-campo-dei-migranti-Omar-e-morto-basta-ghetti_articleimage.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 770w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/Incendio-nel-campo-dei-migranti-Omar-e-morto-basta-ghetti_articleimage-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/Incendio-nel-campo-dei-migranti-Omar-e-morto-basta-ghetti_articleimage-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 770px) 100vw, 770px" /></figure>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani </em></strong>divulga l&#8217;appello per sostenere Campobello di Mazara e l&#8217;accesso alle case popolari. Il fatto accaduto si riferisce allo scorso 30 settembre 2021.</p>



<p></p>



<p>Non ci sono parole che possono esprimere la rabbia e il dolore per quanto successo stanotte.</p>



<p>È morto bruciato vivo mentre dormiva nella sua baracca Omar, un ragazzo di circa trent’anni.</p>



<p>Questo è un morto ammazzato dall’incuria e dallo sfruttamento.</p>



<p>Domenica durante Magal abbiamo chiesto, ancora una volta come braccianti organizzati nella casa del mutuo soccorso, più acqua, la rimozione immediata dell’immondizia, lavoro giusto e accesso alle case!</p>



<p>A trattare le persone come tali, tutto questo non sarebbe successo ancora una volta.</p>



<p>Le fiamme iniziano prima della mezzanotte, i soccorsi tardano ad arrivare, non c’è acqua sufficiente per domare o arrestare il fuoco.</p>



<p>Tutti hanno perso i loro risparmi, i loro documenti, i loro vestiti in alcuni casi la pazienza.</p>



<p>Molti sono scappati, molti non andranno a lavorare, molti comunque sono già andati, in ogni caso il paese oggi si accorgerà di quanto siano fondamentali queste persone per l’economia locale.</p>



<p><strong>Lanciamo una raccolta immediata di beni di prima necessità, sacchi a pelo, vestiti a Fontane D’oro a Campobello di Mazara.</strong></p>



<p><strong>Chiediamo un sostegno economico per sostenere le spese di emergenza per chi ha perso tutto.</strong></p>



<p><strong>Chiediamo l’impegno immediato della prefettura per permettere l’accesso alle case!</strong></p>



<p>Mai più ghetti- Vogliamo le case</p>



<p>Mai più sfruttamento- Vogliamo un lavoro giusto</p>



<p>SOSTIENI I BRACCIANTI DI CAMPOBELLO DI MAZARA</p>



<p>&#8211; Gofundme:&nbsp;<a href="https://gofund.me/fd127a0b?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">https://gofund.me/fd127a0b?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>&#8211; Donazione diretta:</p>



<p>Fuorimercato</p>



<p>Iban: IT79D 0838633 910000000470387</p>



<p>Banca credito cooperativo di Binasco, filiale di Trezzano s/N</p>



<p>Causale: SOS BRACCIANTI DI CAMPOBELLO DI MAZARA</p>
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		<title>#Iorestoacasa e loro restano nel campo. Appello per una città solidale</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jul 2021 08:58:02 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> aderisce all&#8217;appello di Associazione 21 luglio e lo divulga.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="682" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15508" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/rom-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/rom-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>“<strong>Io resto a casa</strong>”, il decreto emanato lo scorso 9 marzo dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, per fronteggiare l’emergenza da contagio Covid-19, ha giustamente imposto regole ferree all’intero Paese obbligando tutti, tra i vari provvedimenti, ad assumere atteggiamenti di responsabilità e ad uscire di casa solo per situazioni emergenziali o motivi di lavoro. A distanza di qualche giorno dall’entrata in vigore delle nuove norme,&nbsp;<strong>Associazione 21 luglio ha svolto un’indagine all’interno delle baraccopoli istituzionali della città di Roma</strong>&nbsp;riservate a famiglie di etnia rom, per capire come le norme contenute nel decreto possono impattare sulla vita di chi abita in emergenza abitativa. Nel rispetto delle restrizioni imposte dal Governo, i dati e le testimonianze sono state raccolte mediante interviste telefoniche svolte tra il 14 e il 17 marzo dai nostri operatori.</p>



<p>In alcune baraccopoli, dopo la pubblicazione del decreto del 9 marzo 2020 si sono intensificati i controlli della Polizia Locale già presente in maniera stabile all’ingresso degli insediamenti.&nbsp;<strong>In alcuni casi gli abitanti avvertono il peso di restrizioni</strong>&nbsp;che impongono l’uscita solo a piedi e dilazionata nel tempo o rispettosa della norma che impone il metro di distanza anche all’interno delle autovetture. In relazione al contagio sono in molti a sentirsi più protetti all’interno dell’insediamento che fuori, durante le uscite si equipaggiano di dispositivi autoprodotti poiché nulla è stato consegnato loro per contrastare il contagio. Non solo,&nbsp;<strong>in nessuna baraccopoli è stata segnalata la presenza di operatori sanitari</strong>&nbsp;disponibili per la distribuzione del materiale o fornire informazioni. Restano quindi le azioni raccomandate attraverso la tv e che sono praticabili, però, laddove le condizioni igieniche lo permettono o dove almeno c’è disponibilità di acqua corrente.</p>



<p>Le famiglie presenti nelle baraccopoli della Capitale non hanno più la possibilità di svolgere l’attività lavorativa e, con le risorse disponibili ad oggi, non potranno far fronte ai giorni che verranno: un aspetto se possibile ancora più tragico che ghettizza chi vive ai margini. Anche&nbsp;<strong>la solidarietà in tempi di contagio è relegata ad eccezioni sporadiche</strong>&nbsp;per paura del contatto fisico e bambini e anziani rischiano di non avere la sussistenza quotidiana. Ad aggravare un quadro già drammatico anche la sospensione dell’attività scolastica e l’impossibilità di utilizzare strumenti tecnologici indispensabili a seguire un’eventuale didattica a distanza pone i minori in età scolare in uno stato di grave isolamento in rapporto ai coetanei e agli insegnanti.</p>



<p>A dispetto di “Io resto a casa”, per chi vive in emergenza abitativa lo slogan giusto potrebbe essere&nbsp;<strong>“Io resto nel campo” ad indicare le conseguenze prodotte dal decreto di una maggiore emarginazione e segregazione</strong>&nbsp;rispetto a quella già vissuta quotidianamente. Ma cosa accadrebbe se in uno degli insediamenti venisse riscontrata anche una sola positività?</p>



<p><strong>Tutti gli abitanti sarebbero posti in quarantena?</strong> L’appello di Associazione 21 luglio alla sindaca di Roma Virginia Raggi e al prefetto di Roma Gerarda Pantalone affinchè: si individuino nelle baraccopoli romane situazioni di fragilità e si provveda a fornire beni di prima necessità <strong>garantendo condizioni igienico-sanitarie</strong> e accesso all’acqua potabile; si provveda a incrementare la rete di volontariato sociale all’interno delle baraccopoli; si disponga la presenza di personale sanitario che illustri strumentazioni e misure da adottare. Nell’appello viene infine chiesto di predisporre per tempo <strong>adeguati piani sanitari da adottare in caso di positività</strong> all’interno di una delle baraccopoli romane.</p>



<p><strong><em>Egregia Sindaca Virginia Raggi,</em></strong><br><strong><em>Egregio Prefetto Gerarda Pantalone,</em></strong></p>



<p><em>Vi scrivo per esprimervi profonda preoccupazione circa la condizione di salute di oltre 6000 persone che vivono in emergenza abitativa presso le&nbsp;baraccopoli monoetniche della Capitale in un momento di emergenza sanitaria che l’OMS ha dichiarato pandemia.</em></p>



<p><em>Vi chiedo di mappare all’interno degli insediamenti formali e informali le condizioni di maggiore fragilità con l’obiettivo di garantire, in particolare ai minori e agli anziani, la distribuzione beni di prima necessità; di garantire all’interno di ogni singolo insediamento condizioni igienico-sanitarie adeguate assicurando in primis l’accesso all’acqua potabile; di assicurare all’interno degli insediamenti la presenza di operatori sanitari e di mediatori culturali che possano provvedere ad illustrare le misure di prevenzione raccomandate dal decreto del 9 marzo 2020 e distribuire agli abitanti dispositivi di protezione individuali; di rinforzare e coordinare una rete di volontariato sociale al fine di monitorare in maniera capillare le condizioni igienico-sanitarie e la salute di quanti vivono nelle baraccopoli della Capitale; di predisporre per tempo, in caso di riscontro di una o più positività al Covid-19 all’interno degli insediamenti formali, un adeguato e tempestivo piano di intervento sanitario, al fine di evitare che la città arrivi impreparata a tale evento</em>.</p>



<p></p>



<p>Per firmare l&#8217;appello: <a href="https://www.21luglio.org/iorestoacasa-e-loro-restano-nel-campo/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.21luglio.org/iorestoacasa-e-loro-restano-nel-campo/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>La vita dei prigionieri di guerra e il Diritto internazionale umanitario</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Feb 2021 08:03:50 +0000</pubDate>
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<p>di Maddalena Formica</p>



<p></p>



<p>Nel contesto di un conflitto armato, i combattenti di una fazione vengono spesso catturati dalle forze nemiche e da queste vengono privati di libertà e posti, per mesi o anni, in campi di prigionia, dove le condizioni di vita possono essere particolarmente difficili.</p>



<p>Il diritto internazionale umanitario si è dunque interessato alla loro sorte, compiendo una distinzione tra coloro che sono stati privati di libertà nell’ambito di un conflitto armato internazionale, un conflitto che vede dunque opporsi due o più Stati, e quelli che invece sono stati catturati nell’ambito di uno conflitto non internazionale, dove ad opporsi sono invece uno Stato e un gruppo armato o due o più gruppi armati. Nel primo caso, il termine utilizzato dalla dottrina è in genere quello di vero e proprio “prigioniero di guerra”, nel secondo caso si tenderà a favorire invece l’espressione di semplice “detenuto”. La distinzione tra i due non è solo puramente terminologica ma, anzi, risulta nella pratica particolarmente importante poiché, se quasi nulla dice il diritto umanitario circa i diritti dei detenuti, una disciplina particolarmente protettrice è riconosciuta ai prigionieri di guerra.</p>



<p>LA FORTE TUTELA DEI PRIGIONIERI DI GUERRA NEI CONFLITTI ARMATI INTERNAZIONALI</p>



<p>Nel quadro di un conflitto armato internazionale, tale statuto, innanzitutto, non può essere oggetto di rinuncia o essere perso dal soggetto che ne è beneficiario, anche qualora egli stesso abbia violato in precedenza disposizioni di diritto internazionale umanitario, ed è uno statuo che gli è automaticamente riconosciuto dal momento della cattura fino al momento del rimpatrio; in caso di dubbio circa il diritto ad ottenere tale statuto, inoltre, gioca una presunzione a lui favorevole, una presunzione che potrà essere superata solo nell’ambito di un procedimento giurisdizionale dinanzi ad un Tribunale.</p>



<p>La disciplina in materia di tutela dei prigionieri di guerra risulta essere inoltre particolarmente estesa nel momento in cui si affronta la gestione dello stesso campo di prigionia: tutti gli aspetti della vita dei prigionieri sono regolati in maniera precisa e tutte le disposizioni nel merito derivano da un generale obbligo di uguale ed umano trattamento a favore dei combattenti privati di libertà, a cui è quindi garantita una protezione massima.</p>



<p>Puntuali sono già le disposizioni circa la struttura stessa del campo: questi deve essere ad esempio posizionato in un luogo sicuro rispetto ai combattimenti, le evacuazioni in caso di emergenza devono essere possibili e il campo deve essere identificabile come tale (in genere sul tetto viene aggiunta la scritta “POW”” o “Prisoners of war” leggibile dall’alto) per evitare che venga colpito dalle forze nemiche. Standard minimi igienico-sanitari devono essere inoltre rispettati, così come garantite devono essere le cure mediche, le accortezze in materia di alimentazione, la possibilità di professare la propria religione e di ricevere lettere e pacchi dalla propria famiglia. Altre regole specifiche sono previste per proteggere bambini e donne (che ad esempio devono essere posti in locali diversi da quelli degli uomini) e in materia di lavoro: i prigionieri possono infatti svolgere attività ma non possono essere obbligati a lavorare se sono malati o feriti così come non possono essere obbligati ad arruolarsi o a partecipare in altro modo al conflitto.</p>



<p>Queste regole derivano dall’idea generale che essere della fazione opposta non costituisce un reato e che dunque l’essere prigioniero non deve inteso come una sanzione: condurre una vita “normale”, nei limiti del contesto del conflitto, deve essere dunque possibile.</p>



<p>Oltre a certe condizioni di vita, il diritto internazionale umanitario prevede e disciplina anche dei veri e propri meccanismi di garanzia dei diritti dei prigionieri di guerra, attivabili dal Comitato Internazionale della Croce Rossa e dagli stessi prigionieri. Il Comitato Internazionale della Croce Rossa, innanzitutto, ha la possibilità di ispezionare i campi e di chiedere colloqui anonimi ai prigionieri per valutare le condizioni di vita ed eventualmente discuterne con coloro che ne sono responsabili; i prigionieri, invece, con piena immunità, possono allertare autonomamente la Croce Rossa, nominare un “uomo di fiducia” che li rappresenti e faccia valere i loro diritti e denunciare ai responsabili del campo eventuali situazioni contrarie alle disposizioni circa i già menzionati standard di vita individuati dalla Convenzione di Ginevra e dal relativo Protocollo I.</p>



<p>In genere, si può rilevare come, almeno nel contesto dei conflitti armati internazionali, le Parti tendano a rispettare nella pratica queste regole: oltre alle conseguenze di eventuali violazioni del diritto internazionale umanitario, infatti, gli Stati temono che condizioni di vita eccessivamente dure nei campi portino alla radicalizzazione dei nemici imprigionati così come a delle ritorsioni dell’avversario durante il conflitto.</p>



<p>LA SCARSA PROTEZIONE DEI DETENUTI NEI CONFLITTI ARMATI NON INTERNAZIONALI E LE PAURE DEL COMITATO INTERNAZIONALE DELLA CROCE ROSSA</p>



<p>Situazione molto diversa e, soprattutto, oggi sempre più preoccupante è quella invece dei detenuti, ovvero dei soggetti che hanno partecipato ai combattimenti nel contesto di un conflitto armato non internazionale e che hanno in seguito perso la propria libertà.</p>



<p>Pochissime sono infatti le disposizioni specifiche in materia previste dal Protocollo II della Convenzione di Ginevra e ai detenuti, come agli eventuali civili internati, si applicheranno in genere unicamente le regole consuetudinarie e le eventuali norme di diritto interno e di diritto internazionale in materia di diritti umani.</p>



<p>Il Comitato Internazionale della Croce Rossa tenta nella pratica spesso di dialogare con i diversi gruppi armati ed esso stesso ha più volte denunciato le pessime condizioni di vita nei campi di detenzione, ma quelli che sono i desideri degli attori del diritto internazionale umanitario si scontrano con la peculiare natura di questi conflitti.</p>



<p>I conflitti armati non internazionali, infatti, nascono in genere da scontri ideologici tra diversi gruppi, gruppi che, a differenza degli Stati, non hanno risorse economiche tali da finanziare i campi e gestirli nel rispetto del diritto umanitario e che, sulla base di una forte ideologia politica o religiosa o di una differenza etnica, sono poco propensi nella pratica a “perdonare” al nemico il fatto di essere della fazione opposta.</p>



<p>Questo problema è stato più volte sottolineato dal Comitato della Croce Rossa e da ONG che lavorano sul campo ed è un problema che risulta essere sempre più preoccupante poiché il modello del conflitto armato non internazionale è ormai quello più diffuso, mentre la classica guerra interstatale è stata quasi del tutto abbandonata: nuove misure sono state spesso auspicate ma, come spesso avviene nel contesto dei conflitti armati non internazionali, gli Stati sono oggi più che mai reticenti a creare disposizioni che possano intervenire direttamente sul proprio territorio, limitando la propria sovranità in una questione puramente interna.</p>
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