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	<title>candidati Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Venezuela: perché Maria Corina Machado potrebbe essere la soluzione</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jan 2024 16:34:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Tini Codazzi L&#8217;escalation dei prezzi e inflazione in Venezuela è una delle più alte del mondo occidentale da diversi anni, questa non è una novità, tuttavia nell&#8217;anno 2023 l&#8217;inflazione è scesa notevolmente, secondo&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/ven.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="753" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/ven-1024x753.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17361" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/ven-1024x753.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/ven-300x221.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/ven-768x565.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/ven.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1300w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p>di Tini Codazzi</p>



<p><br>L&#8217;escalation dei prezzi e inflazione in Venezuela è una delle più alte del mondo occidentale da diversi anni, questa non è una novità, tuttavia nell&#8217;anno 2023 l&#8217;inflazione è scesa notevolmente, secondo gli esperti, dal 305% del 2022 al 193%. Si tratta di una delle<br>percentuali più basse da molti mesi a questa parte, dopo un prolungato periodo di iperinflazione che il regime di Nicolás Maduro non ha mai riconosciuto pubblicamente. Ciò è dovuto alla recente dollarizzazione del Paese. La gente scappa dai bolivares, nessuno<br>vuole usarli, i contanti sono una merce rara, tutti vogliono guadagnare in dollari e usare i dollari. Le imprese incoraggiano la conversione immediata per uscire il più velocemente possibile dalla moneta nazionale. Alla cassa del supermercato, l&#8217;importo da pagare è in bolivares e anche in dollari, i prezzi di tanti prodotti nelle vetrine degli innumerevoli centri commerciali, la maggior parte senza anima viva, sono in dollari. È vero che l&#8217;approvvigionamento è migliorato notevolmente se ricordiamo i grandi momenti di crisi<br>umanitaria che il Paese ha vissuto intorno agli anni 2017-2019. Ora tutti i settori sono riforniti, dal cibo all&#8217;abbigliamento, passando per la cura della persona; ma la crisi economica resta un problema serio per il cittadino medio che non guadagna in dollari ma in bolivares. Molti di questi prodotti in commercio il cittadino medio non può permettersi di acquistarli. Il deterioramento dei salari continua a essere allarmante, lavoratori e pensionati di settori come la sanità e l&#8217;istruzione sono sommersi in una povertà preoccupante. I liberi professionisti e le imprese, che hanno dollarizzato la vendita di servizi o prodotti, godono di una bonanza economica che insegnanti, professori universitari o infermieri possono solo sognare al momento. Secondo i dati pubblicati dal quotidiano Voz de América, dal marzo 2022 il salario minimo mensile e le pensioni sono stati congelati a 130 bolivares. Prima erano circa 30 dollari, ora con il tasso di cambio ufficiale sono circa 4 dollari. Mi chiedo: che senso ha aprire un negozio di abbigliamento molto costoso se poi nessuno può comprare questi capi? Che senso ha aprire una catena di supermercati di lusso con prodotti provenienti da tutto il mondo se poi una famiglia media, che guadagna 10 dollari al mese, non può nemmeno nutrirsi bene e comprare una dozzina di uova? Vedere i negozi pieni di vestiti di marca, le corsie dei supermercati pieni di prodotti provenienti da tutto il mondo ma vuoti di gente fa riflettere molto, fa capire che in superficie la situazione sembra migliorare ma scavando in profondità si capisce che non<br>è così. La soluzione sarebbe uscire da questo circolo vizioso che ha creato questo governo.<br>Un altro fattore che ha frenato l&#8217;inflazione sono gli enormi investimenti nel settore commerciale. Negli ultimi anni post Covid, sono sorti grandi centri commerciali, ristoranti, negozi, alberghi, tutti lussuosi e imponenti. Da un lato della strada ci sono questi bei negozi e dall&#8217;altro mendicanti, bambini scalzi che chiedono l&#8217;elemosina, case fatiscenti e scuole chiuse per mancanza di insegnanti. Camminando per queste strade e vedendo SUV lussuose, ristoranti lussuosi e bambini denutriti e scalzi continuo a farmi tante domande e<br>continuo a riflettere su questo paradosso, molto difficile da comprendere se non si tocca con mano la realtà venezuelana.<br>Perché Maria Corina Machado è l&#8217;unica soluzione in questo momento storico?<br>È l&#8217;unica candidata alla presidenza che ha inserito nel suo programma di governo i punti più importanti per la ricostruzione del Paese. Una delle differenze fondamentali con gli altri candidati e partiti politici è la sua apertura agli investimenti privati in un Paese che<br>dagli anni &#8217;70 ha avuto una forte presenza dello Stato nell&#8217;economia. Il programma di Machado propone il ripristino dei servizi di base (istruzione, sanità e inclusione sociale) e la privatizzazione e riattivazione delle compagnie petrolifere e del gas. Per evitare<br>l&#8217;inflazione o almeno contrastarla dopo questi anni di iperinflazione e corruzione è l’unica soluzione possibile. È evidente che lo Stato venezuelano, dopo che è stato svaligiato da 20 anni di regime corrotto e narcotrafficante, non ha le capacità finanziarie per fare<br>investimenti e per incrementare le attività produttive nel settore petrolifero e nelle industrie in generale; pertanto logicamente Machado propone l’unica soluzione possibile: la privatizzazione delle industrie per realizzare investimenti massicci. L&#8217;idea è quella di garantire alle aziende private le condizioni per aumentare la produzione in un breve periodo di tempo, al fine di combattere l&#8217;inflazione, ripristinare l&#8217;economia del Paese e creare posti di lavoro.<br>Pensare che la privatizzazione non sia un&#8217;opzione e che l&#8217;economia del Paese possa rimanere pubblica e gestita dallo Stato è un&#8217;ingenuità incredibile o è semplicemente condividere le politiche di un regime corrotto e narcotrafficante. Questi 20 anni lo hanno dimostrato. Può darsi che il programma di Maria Corina Machado non sia l’ideale dal punto di vista ideologico e non raggiunga la perfezione di ciò che immaginiamo, ma è l&#8217;unico programma possibile per risollevare un Paese in bancarotta che ha davvero tutte le risorse per tornare a essere un grande Paese e uscire dalla crisi.</p>
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		<title>Appello alle forze politiche che si candidano alle elezioni parlamentari del 25 settembre 2022</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Aug 2022 08:59:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani sostiene e divulga l&#8217;appello di ASGI Con l&#8217;approssimarsi delle elezioni politiche previste per domenica 25 settembre l’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione ha ritenuto opportuno e urgente elaborare un elenco&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/punti.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="423" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/punti-1024x423.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16535" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/punti-1024x423.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/punti-300x124.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/punti-768x318.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/punti.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p><br>Associazione Per i Diritti umani sostiene e divulga l&#8217;appello di ASGI </p>



<p>Con l&#8217;approssimarsi delle elezioni politiche previste per domenica 25 settembre l’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione ha ritenuto opportuno e urgente <a href="https://2iwat.r.ag.d.sendibm3.com/mk/cl/f/xQ91zXaQCixSgyVjRxUQYmDM7jdu1lJZbZFK3Q3-9gvDfMZvD95355aF6ExcyAonJW6KR6lkkYRpGoLjNGWp0wpUUPvlyPm6u56Iq3WcgUJnutSMy9IMOQKtwOf4CGstuj0-yYJqXXc1dJ7GvXu6ozO1EWeTUaZkDuA1Mu6SIK_PNGiv6y0_yyZc8iPBQVq7ee7ZuPzztwvwlAOZehVFFh0mYuydUEH_4ubScbFERwIXC4VusIxw7rYGDYeYs4rgNc_mJl7q4_S_R4zSn9rANtm1PdqfHwrOXcykilAV1DG0ztHEytOyYgAb0Nu_4jJRWlO16oHhtv1RLPMqSJl41tbyrv9EjxtNyRqUzglcB1pDjAb62SiAn_BbJ3WCeIMzCAC6zDSwmB-xZMg2WsNopjg?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>elaborare un elenco di priorità da sottoporre ai candidati e alle candidate</strong></a>, come già accaduto a partire dal 2013. Al tempo quando l&#8217;ASGI chiedeva l&#8217;impegno a sottoscrivere i contenuti di <a href="https://2iwat.r.ag.d.sendibm3.com/mk/cl/f/yf80cveO_XfQg114syXDD_2cRwf2_AJ79oAUbUnD00lOCStfKSA48T4NSjECr16j-IFR60oey8LgV1brrRHnjRACa6OhQTuRmGuEu_woRoQV21iqngqw3LcvSNZsVjx5jnfKaO_oC9-bihFi5MUzSUqrwCx_fMfvdoSvCF5jSlHIo7O5t8yN86G1uCbSjubCQzhxTdjUZ3EXFDwic8uzojZEVuSMn1XJg_pqTH0WTZEHKC2TLbHYz11OfNEFX6oIBiaKTDY23OYs4_7MRdcvz0N7pDrUuTCgloi-vl8kn32dNKvRUPGkqAQVHMT1uC4glz_As-_NJisgoQyMRHbU5uPBurm8cg6MBBnBG889P7SFWFqjQuDOkLedkZ1V2V3fPbxgWlELSl-4GbCzXLOsBafk6cp_L8PTYUYA3w?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">un manifesto in 10 punti</a>, i temi dell’immigrazione e dei diritti di cittadinanza risultavano troppo assenti nei programmi elettorali dei partiti. A quasi 10 anni da allora, ci troviamo in una situazione profondamente cambiata dove<strong> oggi si rischia, al contrario, la strumentalizzazione dei temi dell&#8217;immigrazione,</strong> la diminuzione della tutela dei diritti per chi chiede protezione o viene sfruttato e il perdurare del mancato riconoscimento dei diritti di cittadinanza e di uguaglianza a quanti vivono in Italia, e spesso vi sono nati, ma non sono riconosciuti cittadini italiani. <strong>Per ogni punto proponiamo alcune sintetiche misure, concrete e non demagogiche</strong>, volte a promuovere adeguate politiche di integrazione sociale dei cittadini stranieri nel rispetto dei diritti fondamentali previsti dalle normative italiane, europee e internazionali . <strong>A chi si candida a far parte del Parlamento italiano chiediamo di impegnarsi con coraggio </strong>nella nuova legislatura per una riforma che porti l&#8217;Italia ad adeguare le norme del diritto dell’immigrazione, dell’asilo e della cittadinanza alle attuali esigenze della società. Società che si è nel frattempo consolidata e va guidata ad affrontare nuove sfide derivanti dalle crisi internazionali e dal cambiamento climatico, <strong>rafforzandone i legami di uguaglianza e di comunità così come sanciti dai principi costituzionali e dai trattati internazionali</strong>, e non  creando divisioni sociali.</p>



<p></p>



<p>A questo link gli 10 punti:    </p>



<p><a href="https://2iwat.r.ag.d.sendibm3.com/mk/cl/f/eH47-3IaAOED41rwJM_yoVWZVQcUT_MDPcMa-J63mMOgqMEVKaxrseGKHY7Z9UAg_B8y9Wo3M8Ueo36Ev2I6GcqgMSyHVFbpas0ImBsbGszHJM-Id_XH9KEEMz1HY7bgD4J_6xn_PVzDmQ1eIIyaO5-yKeIrF0WE-JBlarkK01iKBehuruGV3Mhlcng28waBZ1leGkOU44iHc50Fp2lt1RWg6d7xenhOxstsN3ieYnceW_z34O4YuP6H-sAJOzMFra5_6UxE5x73veBZaxRA_pCZLtTRiEkDLBPNZV8sYlNAZEKakBAMii_Kk3lFnlWfv04esfOCzxEkOIVWye_eHsmBR9mLHayyeIDnSPSCrJIV5gSYoSrsMyczuw4v_TmHJdMPXXoLRA13EAyfTO5-1K41J69gxHfB?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://2iwat.r.ag.d.sendibm3.com/mk/cl/f/eH47-3IaAOED41rwJM_yoVWZVQcUT_MDPcMa-J63mMOgqMEVKaxrseGKHY7Z9UAg_B8y9Wo3M8Ueo36Ev2I6GcqgMSyHVFbpas0ImBsbGszHJM-Id_XH9KEEMz1HY7bgD4J_6xn_PVzDmQ1eIIyaO5-yKeIrF0WE-JBlarkK01iKBehuruGV3Mhlcng28waBZ1leGkOU44iHc50Fp2lt1RWg6d7xenhOxstsN3ieYnceW_z34O4YuP6H-sAJOzMFra5_6UxE5x73veBZaxRA_pCZLtTRiEkDLBPNZV8sYlNAZEKakBAMii_Kk3lFnlWfv04esfOCzxEkOIVWye_eHsmBR9mLHayyeIDnSPSCrJIV5gSYoSrsMyczuw4v_TmHJdMPXXoLRA13EAyfTO5-1K41J69gxHfB?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p></p>
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		<title>AMLOver</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jul 2018 10:29:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Mayra Landaverde Non mi ero mai svegliata con un presidente di sinistra. Non che il Messico non avesse mai avuto dei bravi presidenti. Ci sono stati alcuni. Pochi ma buoni. Molto buoni. C’era&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/07/02/amlover/">AMLOver</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY">di Mayra Landaverde</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/andres-manuel-lopez-obrador-omar-2_0_28_1280_797.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10966" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/andres-manuel-lopez-obrador-omar-2_0_28_1280_797.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1280" height="797" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/andres-manuel-lopez-obrador-omar-2_0_28_1280_797.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/andres-manuel-lopez-obrador-omar-2_0_28_1280_797-300x187.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/andres-manuel-lopez-obrador-omar-2_0_28_1280_797-768x478.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/andres-manuel-lopez-obrador-omar-2_0_28_1280_797-1024x638.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Non mi ero mai svegliata con un presidente di sinistra. Non che il Messico non avesse mai avuto dei bravi presidenti. Ci sono stati alcuni. Pochi ma buoni. Molto buoni. C’era stato Benito Juarez, Madero, Cardenas…</p>
<p align="JUSTIFY">Nel Messico moderno non era mai capitato. Da quando il PRI aveva assunto il potere, c’era stato un cambio di staffetta fra partiti di destra con la presidenza di Vicente Fox, candidato del PAN, e successivamente con Felipe Calderòn.</p>
<p align="JUSTIFY">Poi, sei anni fa, è ritornato il PRI a governare. Col peggiore dei candidati. Enrique Pena Nieto , che passerà alla Storia come il presidente più ignorante che il nostro Paese abbia mai avuto. Passerà alla Storia come il Presidente che, oltre ai milioni rubati (con la sua moglie-attrice), porterà con sè migliaia di vite di messicane e messicani, scomparsi nel nulla, assassinati dal narcotraffico, ignorati dallo Stato.</p>
<p align="JUSTIFY">Sono stati sconfitti tutti i mafiosi che ci hanno governato finora. Tutto in una serata è cambiato. Ma il “vero” cambiamento non prevedo sarà immediato. E’ impossibile. Ma è un ottimo inizio.</p>
<p align="JUSTIFY">Forse non era nemmeno così difficile votare per Andres Manuel. Da una parte avevamo Meade (PRI), il candidato più anonimo che potevano mai scegliere. C’era Anaya (PAN) ottimo rappresentante di quella bianca borghesia messicana che tanto disprezza il resto della popolazione. “Bronco” candidato indipendente che nel secondo dibattito presidenziale aveva proposto di tagliare le mani ai ladri. Letteralmente.</p>
<p align="JUSTIFY">Fino a qualche settimana fa (poi si è ritirata) c’era anche una donna, Margarita Zavala, nonché moglie dell&#8217; ex presidente Calderon. Candidata omofoba e ottusamente religiosa.</p>
<p align="JUSTIFY">Veniva facile affidare il proprio voto a Lopez Obrador.</p>
<p align="JUSTIFY">Meno semplice, invece, era essere un AMLover, come si sono definiti i “fan” del candidato di MORENA.</p>
<p align="JUSTIFY">Lopez Obrador ha compromesso più volte la sua candidatura facendo alleanze pericolose e sconvenienti che sicuramente non rendevano felici tutti i membri del movimento. E’ vero. Ma il Messico è arrivato (o lo hanno portato) a un punto in cui non ci si può tirare indietro.</p>
<p align="JUSTIFY">O si cambia o si muore.</p>
<p align="JUSTIFY">Attualmente nel Paese si contano dal 2006 ad aprile 2018, <strong>34. 268</strong> desaparecidos. <strong>16.594</strong> hanno meno di 29 anni.</p>
<p align="JUSTIFY">Lo Stato messicano sta ammazzando i giovani. Lo stesso Stato che si è talmente fuso col narcotraffico da essere sinonimi. Uno Stato che non segue il 99% delle denunce per sparizione forzata.</p>
<p align="JUSTIFY">Mai visto così tanta gente ai seggi. Affluenza del 64%.</p>
<p align="JUSTIFY">AMLO ha vinto col 54%. Nessun candidato aveva mai raggiunto un risultato simile.</p>
<p align="JUSTIFY">I giovani hanno fatto la differenza in queste elezioni. E la faranno anche per il durissimo compito che ci aspetta.</p>
<p align="JUSTIFY">Anche noi che viviamo a 10, 000 km di distanza.</p>
<p align="JUSTIFY">Viva Mèxico!</p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Colombia, tra il bianco e il nero</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Jun 2018 10:22:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Tini Codazzi &#160; La scorsa domenica 27 maggio ci sono state le elezioni presidenziali in Colombia. Le prime elezioni senza il terrore e le ombre della FARC (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia), che&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Tini Codazzi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/durante-elezioni.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10789" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/durante-elezioni.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1024" height="640" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/durante-elezioni.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/durante-elezioni-300x188.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/durante-elezioni-768x480.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p>La scorsa domenica 27 maggio ci sono state le elezioni presidenziali in Colombia. Le prime elezioni senza il terrore e le ombre della FARC (<span style="color: #222222;"><i>Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia</i></span><span style="color: #222222;">), che nel 2016 ha firmato un trattato di pace con il governo nazionale. La FARC è stata un’organizzazione guerrigliera e terrorista di estrema sinistra, un </span>gruppo armato con le mani macchiate di narcotraffico, corruzione, sequestri, maltrattamenti alla popolazione, morte. Un curriculum pieno di violazioni sistematiche dei diritti umani, che ha terrorizzato la Colombia per più di 50 anni, lasciando più di 8 milioni di vittime secondo il <i>Registro Unico de Víctimas</i>. Quindi, un processo elettorale molto sentito dal popolo colombiano, perché finalmente in pace, dove si sono visti gli ex capi delle FARC votare e non sparare.</p>
<p>Subito dopo il giorno delle elezioni, il candidato Gustavo Petro ha denunciato irregolarità durante il processo: voti comprati, fotocopie di schede elettorali, manomissione delle schede, schede non digitalizzate, ecc. Dopo una indagine, l’ente elettorale colombiano ha annunciato che ci sono stati problemi e piccole anomalie, ma non presentano le caratteristiche dei brogli, è tutto nella norma, come di solito succede nei nostri Paesi latinoamericani. Parte del popolo, della stampa e alcuni candidati presidenziali non sono molto convinti.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/FARC.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10790" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/FARC.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="575" height="350" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/FARC.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 575w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/FARC-300x183.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 575px) 100vw, 575px" /></a></p>
<p>Il sistema elettorale colombiano prevede che per vincere, il candidato debba superare la soglia del 50 % dei voti. In questa occasione, nessun candidato l’ha raggiunta, per cui si dovrà andare al ballottaggio tra Iván Duque, economista, con il 39% dei voti, candidato per il Centro Democratico e Gustavo Petro, ex guerrigliero del M-19 (<span style="color: #222222;">organizzazione di guerriglia rivoluzionaria di sinistra che ha terrorizzato diverse zone della </span><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Colombia?utm_source=rss&utm_medium=rss">Colombia</a> dal <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/1970?utm_source=rss&utm_medium=rss">1970</a> al <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/1990?utm_source=rss&utm_medium=rss">1990</a><span style="color: #222222;">)</span>, con il 25% dei voti per la coalizione Colombia Humana. Il primo è il candidato della destra, il secondo è il candidato dell’estrema sinistra. Il Bianco e il nero. In Colombia, per le elezioni presidenziali, quasi non ci sfumature, i grigi sono stati sconfitti subito, la bilancia è sbilanciata.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/Duque-Petro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10791" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/Duque-Petro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="630" height="378" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/Duque-Petro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 630w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/Duque-Petro-300x180.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 630px) 100vw, 630px" /></a></p>
<p>Tutti e due i candidati avrebbero punti deboli, sono agli antipodi: Iván Duque emerge  nelle aziende private e nella competitività, punta molto sull’economia, ma è stato criticato per essere troppo giovane (41 anni), senza esperienza, troppo conservatore e vicino all’ex presidente Álvaro Uribe; quest’ultimo è stato accusato di essere stato amico di Pablo Escobar e di aver facilitato il narcotraffico, di essere stato responsabile del crollo del sistema dell’istruzione pubblica e dell’aumento della disoccupazione, di torture e violazione di diritti umani da parte delle forze dell’ordine durante il suo mandato. Non è un bel biglietto da visita per Duque.</p>
<p>Dall’altro canto, il discorso di Petro è contro la corruzione, contro i tradizionali partiti politici, contro il sistema, punta sul sociale, sul popolo, ma è stato criticato per essere ex-guerrigliero, per essere stato “amico” del defunto ex presidente venezuelano Hugo Chávez (responsabile della crisi umanitaria ed economica che vive il Paese), di voler fare una assemblea costituente come quella fatta in Venezuela da Nicolás Maduro e, quindi, è accusato di voler allearsi al pericoloso asse politico castro-chavista di Cuba e Venezuela. La propaganda di Petro è pericolosa in questo momento storico latinoamericano ed è molto simile a quella fatta da Hugo Chávez in Venezuela e da Evo Morales in Bolivia, per cui, sicuramente, nemmeno in questo caso, il biglietto da visita paga.</p>
<p>Cosa succederà il prossimo 17 giugno al ballottaggio? Nei sondaggi sui social network sembra vincere largamente la destra di Iván Duque. Ma  l&#8217;America Latina è un continente complicato, il continente del realismo magico e delle grandi dittature, un continente paradossale, culla di Gabriel García Márquez, di Isabel Allende, di Mario Vargas Llosa, di Rigoberta Menchú, di Simón Bolivar, di Shakira, di Messi e di Pelé, ma è anche il continente di Augusto Pinochet, di Hugo Chávez, di Nicolás Maduro, di Manuel Noriega, di Daniel Ortega, di Pablo Escobar. Sta di fatto che il popolo colombiano, dopo decenni di violenze, sequestri, morti, terrore, paure, narcotraffico massivo, corruzione esagerata, vuole un po’ di tranquillità, vuole guardare finalmente verso il futuro. Il prossimo presidente colombiano avrà due compiti immediati molto importanti e delicati: aiutare a risolvere la crisi con il vicino Venezuela e mantenere la pace e i negoziati con le ex-FARC. Perché l&#8217; America Latina sa sempre sorprendere e le ex-FARC potrebbero anche farlo.</p>
<p>Sarebbe stato interessante vedere vincere Sergio Fajardo, uomo di scienza, matematico di professione che è passato alla politica per affrontare una sfida. Ha vinto largamente nel 2003 le elezioni come sindaco di Medellín, città ampiamente conosciuta per essere stata la culla del narcotraffico per molto tempo. Fajardo ha cambiato completamente la faccia della città, l’ha trasformata riducendo gli alti indici di violenza, ha sanato le finanze pubbliche e ha raggiunto uno sviluppo urbanistico della città senza precedenti nella storia della Colombia. Domenica scorsa ha ottenuto il 23% dei voti, è arrivato terzo ma non ce l’ha fatta. Sarebbe stato positivo e anche logico, vista l&#8217; esperienza riconosciuta da tutti durante il suo lavoro come sindaco e dopo come governatore, ma l&#8217; America Latina sa sempre sorprendere. Peccato per Fajardo.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>&#8220;Stay human: Africa&#8221;. Riflessioni dall&#8217;Africa nera&#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Sep 2017 07:55:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  di Veronica Tedeschi A riapertura della mia rubrica dopo la pausa estiva e dopo un’estate passata in Senegal, non potevo che ricominciare con un articolo sull’Africa nera. Quell’Africa che alterna paesaggi desertici a&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b> </b></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">di Veronica Tedeschi</p>
<p align="JUSTIFY">A riapertura della mia rubrica dopo la pausa estiva e dopo un’estate passata in Senegal, non potevo che ricominciare con un articolo sull’Africa nera.</p>
<p align="JUSTIFY">Quell’Africa che alterna paesaggi desertici a paludi sconfinati, dove il caldo e (in qualche caso) anche il freddo si fanno sentire con il loro massimo polmone e dove le città si alternano a villaggi e tribù.</p>
<p align="JUSTIFY">Ritorno con alcune considerazioni e con molti pensieri, come è giusto che sia dopo un viaggio in Africa. Il primo pensiero va ad Ali Mbengu, stella gambiana di lotta senegalese morto nella tratta del Mediterraneo, al quale avevo già dedicato un articolo.</p>
<p align="JUSTIFY">Quest’anno per la prima volta ho assistito ad un allenamento di lotta senegalese, faticoso sport che giace nel cuore di maliani, gambiani e senegalesi. L’allenamento si è svolto all’interno del cortile di una scuola pubblica chiusa per il periodo estivo; la grandezza del cortile e la sabbia, per quanto sporca e disordinata, fanno da corollario perfetto a questo sport. I lottatori, fieri di avere un pubblico di tubab (bianchi il lingua Wolof) hanno mostrato i loro muscoli e le loro mosse, facendoci stancare al solo sguardo.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/20170810_191641.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9406" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/20170810_191641.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4128" height="2322" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/20170810_191641.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4128w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/20170810_191641-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/20170810_191641-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/20170810_191641-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 4128px) 100vw, 4128px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">Tornata a casa il pensiero è andato ad Ali, del quale avevo letto tantissimo e con il quale mi ero emozionata; davanti ai miei occhi avevo Ali, avevo ripercorso tutta la sua vita, la sua fatica, la sua povertà e, infine, la decisione, la pazzia di affrontare il “viaggio”; i lottatori che avevo davanti ai miei occhi avranno avuto lo stesso pensiero? Passare una vita a credere fortemente in qualcosa per poi non riuscire o potere realizzare niente, avrebbe potuto portare questi ragazzi a pensare di poter intraprendere “il viaggio”?</p>
<p align="JUSTIFY">Non so cosa sia giusto sperare ma in cuor mio, memore della storia di Ali, l’anno prossimo vorrei ritrovare gli stessi ragazzi, nella stessa scuola ad allenarsi con la medesima forza e costanza; vorrei che quella sabbia sporca possa renderli comunque felici e appagati.</p>
<p align="JUSTIFY">Gli altri pensieri post-Africa sono dolorosi e derivano da un’inspiegabile vicinanza che sento a questi luoghi. La seconda riflessione di questo articolo-sfogo, riguarda, infatti, l’inaspettato legame tra alcuni africani e la politica. Sarò critica ma non riesco a spiegare il motivo di questo legame, un attaccamento ad una politica che, per quanto ho potuto vedere, non rispetta i voleri dei cittadini e che costruisce strade e ponti solo in prossimità delle spiagge. Una politica che arriva al confine di Dakar e che osa superarlo solo in campagna elettorale quando, anche in periferia, iniziano a comparire manifesti e slogan di candidati.</p>
<p align="JUSTIFY">È apprezzabile che molte persone amino il loro paese al punto che si appassionino alla sua gestione ma nel momento in cui il governo non dà, neanche la politica merita di ricevere e, da quanto constatato, la maggior parte dei governi africani non dà nulla ai suoi cittadini.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/20170812_172336-e1505548308530.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9407" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/20170812_172336-e1505548308530.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="2322" height="4128" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/20170812_172336-e1505548308530.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2322w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/20170812_172336-e1505548308530-169x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/20170812_172336-e1505548308530-768x1365.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/20170812_172336-e1505548308530-576x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 576w" sizes="(max-width: 2322px) 100vw, 2322px" /></a></p>
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<p align="JUSTIFY">Basterebbe organizzare campagne massive contro la malaria in tutta la periferia o, ancora, si potrebbero asfaltare le strade principali, o, ancora più semplice, amministrare nel modo corretto la gestione dei rifiuti. Si potrebbe iniziare parlando con tutti i cittadini per capire se lì, in periferia o nel villaggio, si vive bene. Il tempo di permanenza dei politici in città dovrebbe diminuire a favore dei villaggi, un buon politico deve vivere con i suoi cittadini.</p>
<p align="JUSTIFY">Perché ci si accontenta di essere giudicati dalla città?</p>
<p align="JUSTIFY">La politica occidentale non funziona ma per motivi diversi da quella africana, caratterizzata dalla presenza di “presidenti dinosauri” che non lasciano spazio ai giovani candidati e che, addirittura, modificano la Costituzione per rimanere in carica.</p>
<p align="JUSTIFY">Questa è un’Africa dove la politica non potrà cambiare fino a quando il Governo non decida di pensare al benessere dei cittadini e, di conseguenza, le famiglie governanti decidano di alzarsi dalle poltrone nelle quali, ormai, si è creato un fosso.</p>
<p align="JUSTIFY">Questa è l’Africa che ha fatto morire Ali.</p>
<p><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora io reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri.(Don Lorenzo Milani)</i></span></span></p>
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