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	<title>canzoni Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;Buone notizie&#8221;. Seconda chance!</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Aug 2024 09:43:07 +0000</pubDate>
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<p></p>



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<p></p>



<p></p>



<p>di Martina Foglia </p>



<p></p>



<p>Questa intervista dimostra come, nonostante le tante difficoltà e le tante volte in cui la vita mette a dura prova, l&#8217;importante è non mollare e percorrere sempre la propria strada con coraggio, convinzione e determinazione come è successo a Sabrina che ha trovato nel sociale un ambito dove potersi esprimere liberamente senza pregiudizi di alcun tipo e al tempo stesso, essere d&#8217;aiuto ad altre persone in difficoltà.</p>



<p>Vuoi presentarti?</p>



<p><br>Mi chiamo Sabrina, ho 28 anni, sono una ragazza molto curiosa verso tutto vió che mi circonda. Sono sempre in cerca di qualcosa per poter cambiare nel mio piccolo, per quello che posso, quello che non mi va di questo mondo.</p>



<p>Sei molto attiva nel sociale: come sei arrivata a questa scelta? C&#8217;è stato qualcuno oppure qualche associazione che ti ha aiutato e incoraggiato nell&#8217;intraprendere questa strada?<br><br>Subito dopo la scuola superiore mi sono addentrata nel duro mondo del lavoro. Mi sono subito resa conto dell’enorme difficoltà nel trovarne uno.<br>Poiché sono una persona con disabilità sia motoria che visiva, e per questo non del tutto autonoma, quando tentavo di svolgere un colloquio di lavoro la risposta era sempre: ”hai troppe esigenze “, “abbiamo bisogno di una persona più veloce e smart” , “le faremo sapere “ senza poi ricevere alcuna risposta, oppure, nella migliore delle ipotesi, i progetti “mirati” all’inserimento lavorativo per persone con disabilità mi facevano svolgere tirocinii senza alcun tipo di affiancamento, lasciandomi in balia di me stessa.<br>Dopo queste esperienze negative e frustranti sono entrata in un periodo molto buio della mia vita (non solo per il lavoro, ma anche per altri motivi) che non mi facevano accettare la mia disabilità.<br>Mi sentivo persa, non sapevo cosa fare per uscire da questo tunnel che mi faceva vedere tutto nero. Con l’aiuto e la spinta da parte dei miei genitori ho iniziato a svolgere un percorso psicologico (che svolgo regolarmente ancora oggi) grazie al quale ho conosciuto il dottor Gabriele Catania.<br>Insieme a lui, oltre a svolgere un percorso psicologico che mi sta aiutando ad accettare la mia condizione, ho conosciuto anche l’associazione &#8220;Amici Della Mente&#8221; (di cui lui è fondatore) che si occupa principalmente di lottare contro il pregiudizio e lo stigma che è ancora presente quando si parla di salute mentale e di disagio psicologico.<br>La particolarità di questa associazione è che combatte ogni forma di discriminazione e di pregiudizio anche attraverso l&#8217;Arte e<br>questo mi ha permesso di raccontare la mia vita e ció che provo anche attraverso la musica che durante il mio percorso di vita ho sempre utilizzato come valvola di sfogo.<br>Prima di conoscere &#8220;Amici Della Mente&#8221;, infatti, ho sempre cantato e ascoltato musica rock perchè grazie ad essa riuscivo a tirare fuori la mia rabbia e a rispecchiarmi in alcune canzoni come, per esempio, quelle dei Linkin Park in cui il cantante parlava del non essere mai contento degli obiettivi raggiunti.<br>Da quando ho conosciuto &#8220;Amici Della Mente&#8221; ho conosciuto anche i testi di Fabrizio De Andrè.; &#8220;Amici Della Mente&#8221; crede molto nella sua opera e nel suo pensiero perché con i suoi capolavori questo cantautore ha parlato di ogni forma di discriminazione e di ció che ancora oggi ci fa porre delle donande su ció che ancora non va nella società di oggi.<br>Lui ha dato una voce a coloro che vengono sempre messi da parte. Mi sono rispecchiata subito nelle sue canzoni al punto tale che, ispirandomi ad un progetto di Gabriele Catania che ha modificato i testi di alcuni brani per raccontare le storie dei pazienti (il progetto si chiama &#8220;Faber in mente&#8221;), ho cambiato anche io due testi del cantautore: in uno parlo (su musica di &#8220;Khorakhanè&#8221;) della mia vita e lancio il messaggio di aprire gli occhi, di non rimanere indifferenti e di non lasciare indietro chi è meno performante e meno produttivo perché, al contrario, puó essere una risorsa; l’altro testo (su musica de &#8220;La canzone di Marinella&#8221;) dedico proprio a Faber la mia esperienza personale.<br>Testimoniare parlando della mia vita e di ció che provo e cantare queste canzoni in vari eventi mi ha fatto capire che anch’io posso lanciare un messaggio e lasciare un segno.<br>Un’altra associazione che mi sta incoraggiando a continuare il mio percorso nel sociale è &#8220;Per i diritti umani&#8221; perché, attraverso la scrittura di articoli, ho la possibilità di “gridare“ quali siano, secondo me, i diritti che ancora vengono negati a chi è dimenticato dalle istituzioni.<br>Inoltre, attraverso la lettura di articoli dei miei “colleghi”, mi rendo conto che non sono sola.</p>



<p></p>



<p>Veniamo ora all&#8217;argomento della nostra intervista:il tuo tirocinio presso &#8220;Fondazione Eris&#8221;: come ne sei venuta a conoscenza ?</p>



<p><br>Ho ricevuto una telefonata da parte dell’ufficio per l’impiego, mi è stato chiesto di svolgere un colloquio insieme ad altre persone, dopo il colloquio siamo stati divisi in più gruppi in base al proprio titolo di studio.<br>Sono diplomata come perito turistico, per cui sono stata mandata al CAPAC (Politecnico del Commercio e del Turismo) che, oltre ad essere una scuola, si occupa anche di far svolgere tirocinii alle persone con disabilità; all’interno del CAPAC , infatti, c’è Fondazione Enaip che si occupa proprio di questo.<br>Esaminando il mio CV e le mie competenze, fondazione Enaip lo ha inviato a Fondazione ERIS la quale si è resa disponibile a farmi svolgere un tirocinio.</p>



<p><br>Qual era il tuo ruolo all&#8217;interno di questo tirocinio ? Il tirocinio era retribuito? Per quanto tempo l&#8217;hai svolto?</p>



<p><br>Ho svolto un tirocinio di sei mesi. La fondazione ERIS si occupa del reinserimento nella società di ragazzi che hanno avuto problemi di dipendenze o che hanno avuto problemi con la Legge dando loro così una seconda chance.<br>Io mi occupavo dell’inserimento dati dei tirocinii lavorativi svolti dai ragazzi nel loro sistema aziendale.</p>



<p><br>Con quale tipologia di persone sei entrata in contatto? So che questa realtà si dedica al completo reinserimento di queste persone che hanno avuto una vita drammatica, ovvero il reinserimento non avviene solo unicamente dal punto di vista lavorativo: puoi spiegarci meglio?</p>



<p><br>Oltre all’ambito lavorativo, la fondazione si occupa anche di far svolgere attività ricreative come: lo yoga, la mindfilness o attività musicali.<br>Inoltre si occupa di offrire alloggio a chi non ha fissa dimora.</p>



<p>Qual è stata la cosa più bella che hai imparato da questa esperienza e dalle persone che hai conosciuto?</p>



<p>Grazie a questa esperienza sono cresciuta a livello umano. Grazie alle storie di queste persone e alla vita che hanno avuto ho visto nei loro occhi la voglia di riscattarsi e ho capito che la seconda possibilità non si nega a nessuno; è importante soprattutto ascoltare fino in fondo la storia di una persona e il motivo che l’ha portata a fare quello che ha fatto (se ha avuto problemi con la legalità).</p>



<p><br>Progetti futuri?</p>



<p><br>Quello che spero di fare in futuro è essere ancora più coinvolta nell’ambito del sociale perché ho capito che posso fare la differenza e che nel mio piccolo posso cambiare le cose.<br></p>



<p>In tre parole, che cosa ti senti di dire ai ragazzi che volessero percorrere la strada nel settore del sociale?</p>



<p><br>Ai ragazzi che volessero intraprendere la strada del sociale direi che farebbero benissimo! Scopriranno nuove realtà e si sentiranno molto cresciuti a livello umano.<br>Prima di lanciarsi in queste esperienze li inviterei a sospendere il proprio giudizio e ad ascoltare la storia che c’è dietro ad ogni persona.<br></p>



<p>In una parola oggi Sabrina é&#8230;?</p>



<p><br>Sabrina oggi è cresciuta grazie alle esperienze che ha vissuto.<br>È sicuramente una persona che sta diventando sempre più consapevole dei suoi limiti ma anche dei propri punti di forza e di ció che puó fare per gli altri</p>



<p>Il tuo motto è<br>Il mio motto è: &#8220;The show must go on”, nonostante quello che ti può capitare devi avere la forza di reagire ed di andare avanti</p>



<p></p>



<p>Concludo affermando che quest&#8217;intervista ci dimostra che non bisogna mai mollare al primo tentativo, bisogna sempre cercare di riprovarci così da trovare la propria strada, la propria dimensione, credendo sempre in se stessi e nelle proprie capacità anche se a volte ci può sembrare impossibile.</p>
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		<title>&#8220;Buone notize&#8221;. Musica: terapia per liberare le proprie emozioni</title>
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		<pubDate>Sat, 25 May 2024 10:00:19 +0000</pubDate>
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<p>di Martina Foglia </p>



<p>Con questa intervista vi voglio presentare Morgana, una ragazza con disabilità che ha trovato nella musica conforto nei momenti difficili oltre che una modalità per liberare le proprie emozioni per connettersi con il mondo circostante. Ora attraverso questa forma d&#8217;arte ha scelto di aiutare persone con  disabilità a trovare una loro identità, un loro posto nel mondo.</p>



<p><br>Ti vuoi presentare?</p>



<p>Mi chiamo Morgana, ho 25 anni, sono una insegnante di pianoforte e studio pianoforte jazz al conservatorio di Milano (dopo aver preso la laurea di jazz però vorrei specializzarmi in Musicoterapia e lavorare come musicoterapeuta). Sono nata con una patologia rara chiamata Spina Bifida Occulta.</p>



<p><br>So che una delle tue passioni è la musica, qual è stato il tuo primo approccio con questa forma d&#8217;arte ?</p>



<p>Diciamo che il mio rapporto con la musica e il pianoforte nasce dai primissimi anni di vita: a due anni vidi la mia madrina suonare il piano (lei è una insegnante di pianoforte) e mi piacque talmente tanto che dissi a mia mamma che pure io volevo iniziare a suonare quel meraviglioso strumento.</p>



<p>Sei una ragazza con una disabilità, la musica ti ha aiutato e ti sta aiutando nel processo di accettazione della tua caratteristica? In che modo?</p>



<p>Fin dai primi momenti la musica (come anche il disegno) è stata per me una forma di piacere ma anche di sfogo del dolore. La mia disabilità è subdola, essendo occulta le si dà poca importanza, ma è degenerativa e pian piano nel tempo ho iniziato ad avere sempre più problemi. I dolori e le difficoltà fisiche si legavano a quelle psicologiche (anche perchè in tutto il mio percorso scolastico, dalle elementari alle superiori, sono stata bullizzata) e ciò che mi dava pace era trasformare i miei sentimenti  in note.</p>



<p>Suoni molto bene il pianoforte ed è diventato un tuo &#8220;fedele compagno di vita&#8221;e da grande avresti voluto realizzare un sogno &#8230; </p>



<p>Sono una persona molto ambiziosa e, soprattutto nel periodo della scuola media, sognavo di diventare una musicista famosa che si sarebbe esibita in tutti i palchi del mondo. Oltre al pianoforte so suonare molti altri strumenti (come chitarra e percussioni) e per un lungo periodo mi sono dilettata nel comporre musiche e canzoni sia con il piano che con la chitarra.. Il mio sogno era proprio quello di viaggiare per il mondo con la musica e aiutare le persone ad affrontare le loro difficoltà, ma pian piano questa visione è cambiata col tempo.</p>



<p>Infatti, ad un certo punto della tua vita, sei  stata costretta a dover fare i conti con la tua disabilità ma so che ad oggi tu e la musica siete in costante connessione. Come e in quanto tempo ti sei &#8220;reinventata&#8221;?</p>



<p>Alle superiori, circa nel periodo che va dalla fine della 4° e per tutto il periodo della 5° (e anche molto dopo), ho avuto il cosiddetto &#8220;blocco dell&#8217;artista&#8221;. Sono stata operata di disancoraggio midollare il 2 settembre del 2016 ed è stato un intervento che mi ha cambiato la vita. Nella settimana che sono stata in ospedale mi ero portata l&#8217;ukulele e tutti i giorni i pazienti del mio reparto venivano nella mia stanza per sentirmi suonare e trovare un po&#8217; di pace dai loro pensieri. Quello è stato il primo momento in cui ho sperimentato una sorta di musicoterapia. Dopo essere uscita dall&#8217;ospedale sono stata alcuni mesi in riabilitazione e poi ho avuto un grande blocco: non ho più suonato per tre anni il pianoforte. Tutt&#8217;ora non mi spiego il motivo: ricordo che lo guardavo con enorme tristezza. Nel 2019, dopo una grande depressione, mi sono detta. &#8220;Cavolo, la musica è la mia vita, non posso abbandonarla così&#8221; e mi sono rinchiusa in casa per un anno a studiare intensamente e per riuscire ad entrare in Conservatorio. Ce la feci, entrai e iniziai il percorso di Jazz. In tutti questi anni di grandi cambiamenti mi sono resa conto che il mio sogno di adolescente di spaccare i palchi non solo non era realizzabile a causa dei miei disagi fisici (che tutt&#8217;ora ho) ma soprattutto non faceva proprio per me: sempre di più mi sono resa conto che ciò che faceva per me era aiutare le persone a capire che le proprie difficoltà e che la musica è una grande alleata in questo.6) </p>



<p>Sei riuscita, quindi, a fare della tua passione un lavoro e non è da tutti&#8230; Insegni musicoterapia a persone con disabilità  cognitiva e/o disagio psichico: puoi spiegarci in breve gli approcci che utilizzi? </p>



<p>Sì, ci ho messo tanto tempo. Dopo le superiori non sono andata in università, ma ho iniziato a fare mille lavori che non facevano per me&#8230; A 20 anni ho iniziato pian piano a farmi un giro di allievi a cui insegnare pianoforte, per lo più bambini. Ora ho molti allievi privati e lavoro in una scuola a Milano. Insegno per lo più pianoforte e solfeggio a bambini e ragazzi anche della mia età e mi sono spesso trovata in situazioni dove l&#8217;allievo aveva dei disagi psicologici (ansie, depressione, preoccupazioni, problemi in famiglia&#8230;). Quando è così la cosa da fare è una: parlarne. Si parla, si cerca di capire qual è la problematica e poi faccio fare una cosa: faccio suonare l&#8217;allievo in modo libero, cercando di fargli suonare le sue emozioni, oppure dico: &#8220;Suonami questo brano e metti il tuo sentimento&#8221;. Altre volte faccio chiudere gli occhi e immaginare una storia o un colore. La musica parla e racconta e dobbiamo ascoltarla.</p>



<p>Al termine del percorso con un tuo allievo quali sono  i cambiamenti più significativi che questo percorso ha apportato nella sua vita?</p>



<p>In tutti i miei allievi ho notato che l&#8217;approccio con la musica si trasformava da un semplice &#8220;suono una nota&#8221; a un &#8220;sto raccontando una storia&#8221;. Mi stupisce sempre in modo positivo vedere la loro passione crescere sempre più e vederli sperimentare mi riempie di gioia. Sentirsi dire da un ragazzo che soffre di una forte depressione: &#8220;Vengo volentieri a fare la lezione da te perchè mi piace tanto suonare&#8221;&#8230;Per chi sta bene sembra una frase magari banale, ma in realtà lui sta dicendo &#8220;Riesco a trovare il coraggio e la forza di alzarmi dal letto nonostante il grande peso che ho dentro per riuscire a raggiungere un obiettivo&#8221;. E&#8217; impressionante. </p>



<p>E&#8217; indubbio che questi ragazzi si rivolgono a te  perché vogliono imparare quello che di positivo può dare loro la musica, ma c&#8217;è qualcosa che tu hai imparato relazionandoti con loro?</p>



<p>Quello che ogni giorno imparo soprattutto dai bambini, è vedere il mondo con spensieratezza e leggerezza, che tutto può essere un bellissimo gioco. Spesso sono stanca e non ho le forze di fare lezione ma i bambini hanno dentro talmente tanta energia che la infondono anche a te e ogni volta esco dalle lezioni più carica di prima. E poi mi fanno sempre ridere. Il mio motto è: il tiramisù è il mio unico credo (bella la musica, ma quanto è buono il tiramisù?!).</p>



<p><br>Questa è la storia di Morgana che ci dimostra come la musica, oltre che una passione, ė libertà e terapia per l&#8217;anima.</p>
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		<title>Perché ascoltare e cantare De Andrè</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Mar 2024 12:55:37 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/03/an.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="825" height="464" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/03/an.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17452" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/03/an.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 825w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/03/an-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/03/an-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 825px) 100vw, 825px" /></a></figure>



<p></p>



<p></p>



<p>di Sabrina Minervini </p>



<p></p>



<p>“Tu prova ad avere un<br>mondo nel cuore e non<br>riesci ad esprimerlo con<br>le parole”</p>



<p><br>“Un matto”</p>



<p>Perché ho scelto proprio lui?<br>Ascoltando le canzoni di Fabrizio De André suggerite dal mio psicoterapeuta, il quale ha sempre sostenuto che questo cantautore fosse terapeutico per chi ha delle difficoltà di qualsiasi tipo, ho scoperto quanto rispecchiassero la mia vita e quanto tutt’ora sono attuali. Lui metteva al centro della sua visione del mondo gli emarginati, coloro che non riuscivano ad integrarsi nella società e quindi non avevano la possibilità di esprimersi, ha cercato di combattere contro il pregiudizio e la discriminazione sociale che tutt’oggi esiste.</p>



<p>Entrando nello specifico…<br>Per spiegarvi che cosa intendo non posso che citare un paio di canzoni:<br>Ne’ “La città vecchia” si nota palesemente come De André riuscisse a guardare oltre le apparenze. Questa canzone infatti narra di persone che sono state marchiate dalla società per i loro sbagli e per questo vengono emarginati ciò che mi colpisce di questo testo è che il cantautore non dice che queste persone non debbano essere punite, ma di cercare di capirle e di provare a trattarle come persone senza giudicarle: “Se tu penserai se giudicherai da buon borghese li condannerai a 5000 anni più le spese, ma se capirai se li cercherai fino in fondo se no sono gigli son pur sempre figli vittime di questo mondo”. Da qui si può notare la sua lotta contro il pregiudizio.</p>



<p>“Un malato di cuore”<br>Sicuramente la canzone che mi rispecchia di più racconta di un ragazzo che inizialmente non voleva convivere con la sua malattia che lo ha costretto dalla nascita fino al suo diventare adulto a “farsi narrare la vita dagli occhi” ovvero essere obbligato a guardare la vita degli altri non potendo vivere completamente la propria, ma alla fine della canzone si nota il suo cambiamento nell’accogliere la sua condizione.<br>Questa canzone mi sta aiutando ad accettare le mie privazioni e difficoltà.</p>



<p></p>



<p>Citazioni:</p>



<p><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/13.1.0/72x72/25fc.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="◼" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Ebbi ben presto abbastanza chiaro che il mio lavoro doveva camminare su due binari: l&#8217;ansia per una giustizia sociale che ancora non esiste, e l&#8217;illusione di poter partecipare in qualche modo a un cambiamento del mondo. La seconda si è sbriciolata ben presto, la prima rimane.”<br><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/13.1.0/72x72/25fc.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="◼" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> “Qualche volta dopo un concerto mi piacerebbe dire al pubblico che tutto quello che anno ascoltato è falso, assolutamente falso, perché io esprimo solo delle emozioni, dei sogni, ma per cambiare la realtà c’è bisogno di altro, di azioni concrete”.</p>



<p><br>Queste citazioni non provengono dalle sue canzoni ma semplicemente sono frasi tratte da discorsi, questo significa che il suo invito al cambiamento e la sua lotta contro l’ingiustizia sociale non solo sono presenti nelle canzoni ma anche in ciò che diceva.</p>



<p>E infine ricordiamoci che…:</p>



<p>Dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fior&#8230;“Via del campo”.</p>



<p>Questo era il suo modo per dire che da tutto ciò che all’apparenza sembra senza valore possono nascere grandi cose.</p>



<p><br>Grazie Fabrizio</p>
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		<title>Sanremo canta i diritti</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Feb 2024 13:08:57 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p></p>



<p>di Martina Foglia</p>



<p>Anche quest&#8217;anno, agli inizi del mese di febbraio, si è svolto il Festival di Sanremo, evento che, visto il suo grande seguito, costringe la TV generalista a modificare i palinsesti. Il festival, giunto alla sua settantaquattresima edizione, la quinta consecutiva condotta da Amadeus, ha sempre rappresentato negli anni, il &#8220;sentire popolare&#8221;, ovvero le aspettative del Paese. </p>



<p>Per anni Sanremo ha cantato l&#8217;amore struggente, sofferto in tutte le sue declinazioni. In questa edizione però, qualcosa è cambiato. È stata un&#8217;edizione con un filo conduttore &#8220;nuovo&#8221; per la kermesse canora&#8230; Sul palco dell&#8217;Ariston si è parlato di diritti, di temi sociali cruciali e importanti per il difficile periodo storico che stiamo attraversando. Si è parlato della condizione disumana in cui i migranti attraversano il nostro mare nella speranza di trovare una vita migliore e invece proprio nelle acque del mare trovano la morte, ed inoltre si è posto l&#8217;accento sull&#8217;importanza del diritto al lavoro e di come questo debba essere svolto con dignità secondo le norme di sicurezza senza dover ogni giorno ascoltare notizie di decessi. A questo proposito mi ha colpito molto una canzone fuori gara, cantata da Paolo Jannacci e Stefano Massini che racconta la storia vera di un ragazzo morto in un&#8217;esplosione in fabbrica, &#8220;si è disintegrato come in un lampo&#8221; dichiareranno i colleghi. Amadeus dichiara prima dell&#8217;esibizione: &#8220;Quest&#8217;anno in Italia sono morte 1480 persone, il lavoro è un diritto che non prevede la morte, proteggere i lavoratori è un dovere&#8221;. Rimanendo in tema si è parlato anche della protesta degli agricoltori attraverso la lettura di un comunicato: ritengono indegno il trattamento loro riservato a livello economico, di tutta la filiera coinvolta; non viene riconosciuto il valore del loro lavoro e non riescono a garantire un prodotto di qualità. </p>



<p>Un importante tema emerso, attraverso il monologo di Teresa Mannino è quello della supremazia dell&#8217;uomo occidentale e di come la sua egemonia generi discriminazioni verso altre etnie; inoltre il suo atteggiamento incurante e sprezzante rispetto alla società in cui vive sta lentamente, ma inesorabilmente, rovinando il pianeta. </p>



<p>Un&#8217;altra delle canzoni che abbiamo ascoltato ha come tema centrale il bullismo e la forza interiore che ha permesso alla vittima di riconoscere il proprio valore e riprendere in mano la propria vita. Su quel palco due artisti in particolare: e poi ancora, Ghali e Dargen D&#8217;amico hanno implorato il cessate il fuoco e lo stop al genocidio in Medio Oriente. </p>



<p>Ritengo che questa edizione del festival sia stata una buona occasione per parlare di diritti e temi sociali anche se, purtroppo, dopo il termine della manifestazione, in una nota trasmissione Rai è intervenuta la censura e un comunicato del direttore di rete ha ribadito la solidarietà allo Stato d&#8217;Israele, negando di fatto il genocidio e la libertà di parola a chi stava parlando della questione.</p>



<p>Di seguito alcuni stralci delle canzoni di cui ho parlato: </p>



<p>Ghali &#8211; Casa mia &#8211; Ma, come fate a dire che qui è tutto normale. Per tracciare un confine con linee immaginarie bombardate un ospedale per un pezzo di terra o per un pezzo di pane.  Non c’è mai pace.</p>



<p> Dargen &#8211; &#8211; Onda alta &#8211; Se basta un titolo a fare odiare un intero popolo non lo conosci Noè? No eh? Sta arrivando, sta arrivando l’onda alta stiamo fermi, non si parla e non si salta senti il brivido. Ti ho deluso lo so siamo più dei salvagenti sulla barca. Sta arrivando sta arrivando l’onda alta non ci resta che pregare finché passa </p>



<p>Infine: Teresa Mannino &#8211; monologo  &#8211; Siamo nel 2024 ma ragioniamo come 2524 anni fa. Il filosofo greco Protagora diceva che l&#8217;uomo è misura di tutte le cose, e per noi l&#8217;uomo ricco, bianco e occidentale è misura di tutte le cose, solo che l&#8217;ha persa, pensa che tutto il resto del mondo sia a sua disposizione e quello che non serve viene eliminato che fanno agricoltura da 50 milioni di anni e non hanno rovinato niente, mentre noi facciamo agricoltura solo da 10 mila anni e abbiamo sfinito il pianeta.</p>



<p></p>
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		<title>“LibriLiberi”. Camorra sound</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Aug 2021 07:48:56 +0000</pubDate>
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<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>Una piccola casa editrice (Magenes), un giovane autore, Daniele Sanzone, e il coraggio di scrivere di camorra: il testo si intitola <em>Camorra sound</em>, è di qualche anno fa, ma attualissimo perchè racconta l&#8217;evoluzione della canzone campana, napoletana in particolare, a pari passo con l&#8217;evoluzione &#8211; o involuzione &#8211; della società.</p>



<p>A partire dalla canzone recitata con pathos (la sceneggiata) di Mario Merola, attraversando le storie sentimentali e di disuguaglianza sociale di Nino D&#8217;Angelo, fino ad arrivare a Gigi D&#8217;Alessio e ai neomelodici, Sanzone accompagna il lettore in una disanima, ricca di riferimenti storici-etnografici-antropologici, della musica come veicolo di messaggi, navigando tra i generi, quelli più tradizionali e più recenti.</p>



<p>L&#8217;autore del saggio è lui stesso leader della band <em>A67</em> &#8211; nome che deriva dalla legge che ha originato l&#8217;edilizia popolare in Italia e ha edificato il quartiere da cui proviene lo stesso Sanzone, Scampia. Un quartiere noto alle cronache per i problemi legati alla micro e macro criminalità, da sempre considerato, con le sue Vele, una società a parte, ma che propone anche isole di legalità, grazie alla determinazione di cittadine e cittadini impegnati che vogliono ripristinare l&#8217;onestà, la cultura del Bello e dei valori positivi. Ecco, la cultura appunto: le canzoni fanno parte del patrimonio artistico-culturale della Campania e dell&#8217;Italia intera, ma lo scrittore pone una domanda iniziale a molti altri cantanti, autori e produttori: “Perchè non avete cantato contro la camorra?”, Perchè, quindi, non si sono schierati apertamente contro la malavita?</p>



<p>E molte e disparate sono le risposte: Pino Daniele aveva dichiarato che per lui raccontare la quotidianità di certi quartieri era già un modo per parlare dell&#8217;illegalità diffusa e quindi di mafie; lo stesso vale per i <em>99 Posse </em>che nascono e frequentano i centri sociali, ma non prendono una posizione ferma e netta. Altri invece,come Piero Pelù dei Litfiba decidono di far conoscere le storie di chi si è ribellato: in <em>Fiorirà </em>narra dei<em> </em>ragazzi di Locri, in Calabria, che hanno detto NO all&#8221;ndrangheta; il rapper Rocco Hunt in <em>Nu juorno buono </em>si riferisce al disastro ecologico della Terra dei fuochi, disastro sempre voluto e causato dalla camorra per aumentare il giro dei propri affari sulla pelle delle persone: il testo è un vero e proprio appello a chi lotta e a chi deve incominciare a farlo per il Bene comune: <em>“Questo posto non deve morire/la mia gente non deve partire/il mio accento si deve sentire/la strage dei rifiuti/l&#8217;aumento dei umori/siamo la Terra del sole/non la Terra dei Fuochi”.</em></p>



<p>Ieri come oggi, però, è troppo frequente la produzione di brani che inneggiano alla vita malavitosa: dagli anni &#8217;70, con le canzoni di Pino Mauro che hanno segnato un&#8217;intera generazione, ai giorni nostri, con il pezzo di Aniello Imperato &#8211; alias Nello Liberti &#8211; dal titolo poco equivoco di <em>O&#8217; capoclan, </em>si descrive la vita dei boss come un&#8217;esistenza da emulare per la ricchezza e, in particolare, per il potere; il boss, inoltre, e la sua gang sono vissuti come l&#8217;unica possibilità di sopravvivenza nelle periferie disagiate, prive dei servizi di base e intrise di subcultura. Dove lo Stato pulito è assente, la Camorra diventa una grande famiglia salvifica.</p>



<p>Il libro di Sanzone è un&#8217;inchiesta utile, resa molto interessante da riflessioni e quesiti che non lasciano indifferenti: il tema musicale si intreccia a quello politico con le collusioni che si sono dipanate nel tempo nel “Bel Paese” e/o il lassismo delle istituzioni nel contrastare la criminalità; il sistema neoliberale che propone status symbol a cui non tutti possono accedere, creando frustrazione e violenza, si lega a un discorso che riguarda l&#8217;attaccamento alla tradizione e al rapporto con la modernità liquida (per dirla alla Bauman); l&#8217;importanza dell&#8217;impegno quotidiano del singolo e della comunità si evince dal ricordo delle vittime di mafia (giornalisti, sacerdoti, donne comuni, uomini comuni, giovani, sindacalisti, etc.) e dall&#8217;elogio di chi oggi è in prima linea, con ogni mezzo e strumento possibile. A partire dalla scuola fino ad una chitarra elettrica. Siamo NOI lo Stato, siamo NOI la società: riprendiamoci il nostro spazio libero e sicuro.</p>
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		<title>&#8220;Orizzonte donna&#8221;. Relazioni brutali. Genere e violenza nella cultura mediale</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Feb 2018 07:15:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Relazioni brutali. Genere e violenza nella cultura mediale di Elisa Giomi, Sveva Magaraggia Ed. Il Mulino &#8220;Perché sedurla se puoi sedarla?&#8221;, oppure &#8220;perché sedurla se puoi saldarla?&#8221;: solo due esempi del livello di violenza e brutalità&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1 class="western"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Relazioni brutali. Genere e violenza nella cultura mediale</span></span></span></h1>
<h2 class="western"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;">di </span></span></span><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><u><a class="western" href="https://www.libreriauniversitaria.it/libri-autore_giomi+elisa-elisa_giomi.htm?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>Elisa Giomi</b></span></span></span></a></u></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, </span></span></span><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><u><a class="western" href="https://www.libreriauniversitaria.it/libri-autore_magaraggia+sveva-sveva_magaraggia.htm?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>Sveva Magaraggia</b></span></span></span></a></u></span></span></h2>
<p>Ed. Il Mulino</p>
<p>&#8220;Perché sedurla se puoi sedarla?&#8221;, oppure &#8220;perché sedurla se puoi saldarla?&#8221;: solo due esempi del livello di violenza e brutalità quotidianamente veicolate dai social in pagine che mescolano misoginia, omo/transfobia, razzismo, incitamenti alla pedofilia. Al centro di questa indagine, la violenza contro le donne, ma anche la violenza che dalle donne è agita, due fenomeni speculari benché di natura e portata assai diverse, che sono analizzati nella loro copertura mediale. Dalle serie tv a circolazione globale alle cronache nazionali, dalla musica alla pubblicità, muovendosi tra &#8220;factual&#8221; e &#8220;fictional&#8221;, ciascuna delle due forme di violenza è esplorata attraverso molteplici raffronti tra il piano della realtà e il piano della rappresentazione, illustrando modelli, attori, dinamiche, radici, così come retoriche, estetiche, politiche.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/9788815265296.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-10218 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/9788815265296.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="187" height="300" /></a></p>
<p><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> ha rivolto un paio di domande di approfondimento alle autrici e le ringrazia per la disponibilità.</p>
<p><span style="color: #000000;"><b>Quali sono gli assunti e le interpretazioni della violenza di genere su cui si basa questo studio?</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Questo libro prende avvio dalle nostre rispettive esperienze politiche e teoriche sulla tematica della violenza di genere. Sono dibattiti molto complessi, difficilmente riassumibili, però abbiamo sin da subito identificato alcune colonne portanti del nostro ragionamento:</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Una delle lezioni fondamentali degli studi sulla violenza è che la violenza è un crimine del controllo e non di amore. </span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ma sappiamo anche che c’è una “parentela insospettabile” (per prendere a prestito le parole di Lea Melandri) tra amore romantico e violenza.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La dimensione del potere riveste un ruolo preponderante nel discorso d’amore, che ancora oggi permette di costruire dei rapporti di potere ben codificati e di definire i generi, il maschile e il femminile, come speculari. Ruoli ben codificati e definiti (ben esemplificati dal modo di dire “dietro ogni grande uomo c’è una grande donna”) che creano relazioni di profonda dipendenza emotiva: dipendenza che per gli uomini è imprescindibile e avvilente al contempo, perché dirsi dipendenti dalle cure femminile è una esperienza di impotenza e debolezza che va contro all’ideale di maschilità piena da un lato, e dipendenza che è pericolosa per le donne, perché essere dispensatrici di cura crea un vincolo di indispensabilità. </span></p>
<p><span style="color: #000000;">I dati, non a caso, indicano come la violenza degli uomini contro le donne aumenti quando queste ultime vogliono finire la relazione di amore o durante la gravidanza: quando cioè, non vogliono o possono più essere dispensatrici di totale devozione e cura. </span></p>
<p><span style="color: #000000;">Inoltre, abbiamo tematizzato la violenza come questione culturale, non privata né psichiatrica (è l’espressione esacerbata dell’ordine di genere, è un comportamento ben radicato nella nostra cultura. Rappresentarla come frutto di follia, di perdita momentanea di lucidità serve solo a proteggere l’ordine di genere. </span></p>
<p><span style="color: #000000;">La violenza per noi non è quindi un fenomeno residuale della nostra società, bensì una categoria costitutiva del reale. È un ingrediente primario nella costruzione delle nostre libertà.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Infine, è fondamentale, per noi, iniziare a nominare il maschile. Nodo principale di questo problema sociale sono gli uomini come individui e come genere. Gli uomini sono i principali autori di violenza, e anche per questo quando si costruiscono politiche di prevenzione della violenza è strategico creare alleanze e collaborazioni con maschilità non tossiche.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La violenza di genere è quindi una categoria esplicativa delle dinamiche interpersonali sul piano micro-sociologico e dell’ordine di genere su quello macro.</span></p>
<p><b>Nel saggio si parla di “violenza gendered”: ci può anticipare il significato di questo concetto?</b></p>
<p>Parlare di <i>violenza gendered</i> significa in primis ricordarci che autori e vittime di violenza hanno un genere; è agita da uomini o da donne. Al contempo la violenza definisce modalità di costruzione del ruolo delle donne, degli uomini e del rapporto tra di loro.</p>
<p>Vediamo degli esempi, per capire meglio. Nel discorso dell’amore romantico la violenza gioca un ruolo speculare se riguarda un uomo o una donna: agire violenza è cifra della passione dell’attaccamento di lui, mentre accettare la violenza è testimonianza della devozione di lei. Questo meccanismo è amplificato nel linguaggio mediale, dove la gelosia, ad esempio, è giustificazione legittima al ricorso alla violenza maschile contro le donne. Ecco un esempio tratto dall’analisi della musica italiana contemporanea: (“«sei stata così perfida che / soffocherei tutti i respiri che fai [&#8230;] voglio vederti strisciare e concederti a me [&#8230;] ma prima inginocchiati, saziati / e concediti</p>
<p>ancora per l’ultima volta / accontentami, guardami, piangi, prega e chiedi scusa. / Devi dirmi voglio solo te / devi dirmi, hai ragione te / devi dirmi scusami e feriscimi / e implorami di non ucciderti» (Meschina, Modà 2008”).</p>
<p>Altro esempio di <i>violenza gendered</i>: nel mondo delle pubblicità analizzato in questo testo emerge chiaramente come, quando la violenza è rappresentata esplicitamente, sia <i>gendered</i>. Gli uomini vengono raffigurati nelle vesti di stupratori che agiscono palesemente senza il consenso femminile, procurando malessere e sofferenza, mentre le donne sono rappresentate nei (succinti) panni delle dominatrici, impegnate in un gioco sado-masochista, che quindi per definizione è consensuale. L’uomo è costruito come predatore naturalmente violento, la donna come bisognosa del consenso maschile per agire violenza. Violenza, in questo ultimo caso, agita per soddisfare un desiderio condiviso.</p>
<p>Come emerge nel testo, la violenza femminile possiede una carica destabilizzante molto più forte di quella maschile, e la sua messa in discorso richiede il contestuale utilizzo di dispositivi volti a mitigarla. Iscrivere la violenza femminile dentro un frame di gioco erotico serve proprio a questo – a normalizzarla e a non permetterle di destabilizzare un ordine di genere.</p>
<p>Le pubblicità prese in esame mostrano chiaramente come la violenza degli uomini uccide o umilia, mentre quella delle donne eccita.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Teatro, libri, legalità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Jan 2015 06:08:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[Borsellino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dedichiamo questo post a Paolo Borsellino, in occasione della ricorrenza del suo compleanno, il 19 gennaio e a Francesco Rosi, regista del capolavoro Le mani sulla città. Il giorno della civetta di Sciascia, Le&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>
Dedichiamo questo post a Paolo<br />
Borsellino, in occasione della ricorrenza del suo compleanno, il 19<br />
gennaio e a Francesco Rosi, regista del capolavoro <i>Le<br />
mani sulla città</i>. </p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/01/images-5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="299" width="400" /></p>
</div>
<p>
Il giorno della civetta di<br />
Sciascia, Le pagine corsare di Pasolini, i testi poetici di Buttitta:<br />
il testo letterario si intreccia a quello teatrale nello spettacolo<br />
intitolato <i>Io vedo, Io<br />
sento&#8230;e parlo. Mafia da sud a Nord, </i>in<br />
scena al Teatro Verdi di Milano da martedì 13 a domenica 18 gennaio.</p>
<div style="font-style: normal;">
Usare<br />
gli occhi per guardare bene in faccia la realtà anche nelle sue<br />
pieghe più nascoste, ascoltare con attenzione e capire cosa accade<br />
intorno a noi, leggere per approfondire e informarsi e poi parlare,<br />
senza paura, abbattere i muri di omertà per combattere ogni forma<br />
mafia: mentalità, comportamenti, scelte e pratiche qutidiane che<br />
vanno contro il vivere civile e la legalità.</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal;">
Di tutto<br />
questo e di molto altro si parla nella proposta multidisciplinare “La<br />
diritta via” che vede coinvolti, oltre al teatro e la letteratura,<br />
anche altre forme artistiche e culturali: la musica e il giornalismo,<br />
ad esempio. Vengono raccontati sessant&#8217;anni di criminalità<br />
organizzata, da “sud a nord” perchè, purtroppo, il fenomeno<br />
riguarda tutto il BelPaese: dalla strage di portella della Ginestra,<br />
nel 1947, fino all&#8217;infiltrazione delle cosche in Brianza e oltre.
</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/01/images-9.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/01/images-9.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="200" width="200" /></a>Canzoni<br />
popolari, immagini, poesie in scena con il cantastorie Tano Avanzato<br />
&#8211; regista anche dello spettacolo &#8211; Erminia Terranova, i musicisti del<br />
Gruppo Zabara, l&#8217;ex giudice Giuliano Turone. In collaborazione con<br />
l&#8217;associazione Saveria Antiochia e Centro Studi Omicron.</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal;">
Nel<br />
foyer è allestito un banchetto per la vendita di saggi e libri che<br />
parlano della lotta alle mafie.</div>
<p><b>PER<br />
I NOSTRI LETTORI PROMOZIONE AD HOC: </b><b><br />
</b><b>biglietti<br />
scontati a 14€ anziché 20€ </b><b>(previa<br />
prenotazione: </b><u><a href="mailto:prenotazioni@teatrodelburatto.it" target="_blank"><b>prenotazioni@teatrodelburatto.it</b></a></u><b><br />
– 02 27002476), un ulteriore sconto pari al 50% &#8211; quindi </b><b>biglietti<br />
a 10€ &#8211; </b><b>per<br />
un gruppo di minimo 10 persone.</b></p>
<div style="margin-bottom: 0.5cm;">
</div>
<p></p>
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		<title>L&#8217;elogio della diversità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Feb 2014 09:02:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[bellezza]]></category>
		<category><![CDATA[canzoni]]></category>
		<category><![CDATA[diversità]]></category>
		<category><![CDATA[Festival]]></category>
		<category><![CDATA[Luciana Littizetto]]></category>
		<category><![CDATA[monologo]]></category>
		<category><![CDATA[rai]]></category>
		<category><![CDATA[Sanremo]]></category>
		<category><![CDATA[televisione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non vogliamo commentare il Festival di Sanremo, ma se c&#8217;è un&#8217;oasi felice tra tante inutili e insulse canzoni, quell&#8217;isola è il monologo di Luciana Littizzetto sul tema, serio, della diversità: intesa come ricchezza e&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non vogliamo commentare il Festival di Sanremo, ma se c&#8217;è un&#8217;oasi felice tra tante inutili e insulse canzoni, quell&#8217;isola è il monologo di Luciana Littizzetto sul tema, serio, della diversità: intesa come ricchezza e come valore aggiunto. Una bellezza che va custodita e rispettata.<br />
Riportiamo, quindi, il video del monologo, nel caso qualcuno di voi non lo abbia ascoltato, perché lo riteniamo importante.</p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
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