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	<title>capaci Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>23 maggio 2018, ventisei anni senza Falcone: le sue idee che camminano con noi</title>
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		<pubDate>Wed, 23 May 2018 08:30:41 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/received_10215442700651189.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10756" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/received_10215442700651189.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="453" height="434" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/received_10215442700651189.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 453w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/received_10215442700651189-300x287.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 453px) 100vw, 453px" /></a></b></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">di Valentina Tatti Tonni</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">&lt;&lt;Sono un cadavere ambulante&gt;&gt;, era il 1986 quando Giovanni Falcone disse queste parole alla sorella, conscio del pericolo che correva. Era l’anno in cui sposò l’amore della sua vita, Francesca Morvillo, anche lei magistrato.</p>
<p align="JUSTIFY">A Palermo con l’amico Paolo Borsellino, Giuseppe Di Lello e Leonardo Guarnotta, nel 1983 grazie all’intuizione del procuratore capo Rocco Chinnici appena assassinato con un’autobomba, Antonino Caponnetto raccolse i pezzi e di fronte alla minaccia quotidiana introdusse il sistema del pool antimafia. Proprio come avrebbe voluto anche il defunto generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Neanche un anno dopo, il cosiddetto “boss dei due mondi” Tommaso Buscetta, il super pentito, andò a colloquio con Giovanni Falcone e cominciò a parlare. Gli parlò della famiglia di Porta Nuova, uno dei mandamenti di Palermo, dell’ascesa dei corleonesi, dei rapporti con la Banda della Magliana, dei rapporti con la politica. Queste dichiarazioni, unite alle indagini, permisero di istruire il maxiprocesso contro 475 presunti affiliati a Cosa nostra e a portarli alla sbarra. Il processo fu di portata talmente grande da rimbalzare nei medium di gran parte del mondo, tanto da risuonare agli occhi di chi non lo aveva vissuto quasi incredibile, una farsa. Ma il processo aveva ben altre intenzioni: dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio l’esistenza della mafia.</p>
<p align="JUSTIFY">Il 10 febbraio del 1986 dall’aula bunker dell’Ucciardone di Palermo, il carcere costruito a metà Ottocento che nell’idea originaria del filosofo inglese Jeremy Bentham avrebbe dovuto riabilitare il detenuto, il processo ebbe inizio. L’accusa aveva dalla sua parte circa ottomila pagine di incartamento. La sentenza di primo grado arrivò nel 1987 e dichiarò l’ergastolo per diciannove imputati mentre ne assolse centoquattordici. Nel 1990 sette dei diciannove ergastoli furono annullati dalla Corte d’Appello. La Cassazione, ultimo grado di giudizio, nel gennaio 1992 emise la sentenza definitiva ripristinando quella di primo grado. Il “teorema Buscetta”, come era stato fino ad allora chiamato, era diventato realtà effettiva. Nessuno più avrebbe potuto andare contro questa verità assoluta, o almeno così si credeva. In alcuni luoghi alla presa di coscienza ha fatto spazio l’omertà.</p>
<p align="JUSTIFY">Ma non per il momento, nel 1992, perché come ebbe a dire Falcone: &lt;&lt;E’ un fatto storico: questo evento ha spezzato il mito dell’impunità della mafia&gt;&gt;.</p>
<p align="JUSTIFY">Una volta che il Partito Comunista fosse rinato sotto altre vesti dopo la caduta del Muro di Berlino e successivamente dopo la caduta dell’Unione Sovietica, in Italia avrebbe preso ancor più piede un partito: la Democrazia Cristiana che proprio nell’89 vide salire sulle poltrone del potere Giulio Andreotti. Fu lui nel 1991 a chiamare Giovanni Falcone al Ministero di Grazia e Giustizia per riformare il sistema giudiziario in vista di una maggiore tutela dalla criminalità organizzata. Che fosse stato un gesto di facciata per allontanarlo dalla Sicilia, non ci è dato sapere, fatto sta che questo gli gettò addosso sia diffidenza che ammirazione. C’era infatti chi riteneva il trasferimento di Falcone a Roma come un gesto di mero opportunismo da parte del giudice. Naturalmente non era così e presto i maligni, con i risultati alla mano, dovettero tornare sui propri passi.</p>
<p align="JUSTIFY">Alcune delle misure che Falcone introdusse in favore della lotta alla mafia riguardarono ad esempio il riciclaggio di denaro sporco, lo scioglimento dei Comuni per mafia, i reati a stampo mafioso che evitavano la scarcerazione agli imputati in attesa di conclusione dell’iter processuale, nonché l’istituzione della Direzione investigativa antimafia (Dia) con l’obiettivo di coordinare tutte le forze dell’ordine contro tutti i livelli di criminalità organizzata, dalla mafia all’ndrangheta e alla camorra. La Dia com’è noto è divisa in distretti, cioè in territori e in città (Dda, Direzione distrettuale antimafia), coordinata a sua volta da un nucleo centrale (Dna, Direzione nazionale antimafia) tutte in stretto collegamento tra loro, in modo da sopperire alla mancanza del pool antimafia che era stato di fatto smantellato.</p>
<p align="JUSTIFY">Molti i nemici di Falcone tra il maxiprocesso e le nuove leggi. Lui lo sapeva, quando disse alla sorella di sentirsi un cadavere ambulante. Lo sapeva già nel 1989 dopo il fallito attentato o semplice avvertimento da parte di Riina e i suoi all’Addaura: vicino alla sua casa vacanze fu trovata una borsa con dei candelotti di dinamite inesplosi. Sapeva che prima o poi lo avrebbero ucciso.</p>
<p align="JUSTIFY">Andiamo via per il weekend? Qualcuno lo avrà chiesto e così i coniugi Falcone partirono con gli uomini della scorta. Era il 23 maggio 1992. Un’esplosione, un boato. Un tratto dell’autostrada che dall’aeroporto conduce a Palermo, allo svincolo per Capaci, non c’era più. Nelle redazioni e nelle case i telefono cominciano a squillare, si teme il peggio. Alle 17.57 non c’era più molto da fare. Mentre i tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinarom, erano stati investiti dall’onda esplosiva e quindi erano morti sul colpo, Giovanni Falcone e sua moglie Francesca Morvillo moriranno in ospedale quella sera. Eccola, la strage di Capaci tra veri e occulti mandanti.</p>
<p align="JUSTIFY">E’ a loro, alle vittime innocenti, che rendiamo merito e ossequio ogni anno da quel giorno.</p>
<p align="JUSTIFY">Quest’anno si parte con la nave della legalità da Civitavecchia, gli incontri a Roma, Milano, Forlì, Bologna, Brescia e Catania.</p>
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<table style="height: 5px;" border="0" width="5" cellspacing="0" cellpadding="0">
<colgroup>
<col width="643" /></colgroup>
<tbody>
<tr>
<td width="643"></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
</div>
<p align="JUSTIFY">L’iniziativa lanciata dal Ministero dell’Istruzione e dalla Fondazione Falcone, “Palermo chiama Italia”, riunisce migliaia di studenti e cittadini nelle strade e nelle piazze del capoluogo siciliano per gridare il dissenso verso la mafia, amando quelle idee che continuano a camminare sulle nostre gambe ancor oggi. Il 23 maggio poi ci sarà una commemorazione istituzionale allestita proprio nella verde aula bunker dell’Ucciardone, il “Grand Hotel” di cui si facevano beffa i mafiosi prima che qualcuno venisse a metterli in riga.</p>
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		<title>Trattativa Stato-mafia: in nome del Popolo Italiano, la Corte condanna</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Apr 2018 12:02:00 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="color: #1d2129;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/sentenza-trattiva-stato-mafia-300x125.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10559" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/sentenza-trattiva-stato-mafia-300x125.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="125" /></a> </b></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="color: #1d2129;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">di Valentina Tatti Tonni</span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="color: #1d2129;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">5 anni di processo e 220 udienze. Infine venerdì 20 aprile 2018 la Corte d&#8217;Assise di Palermo sezione seconda presieduta da Alfredo Montalto, ha emesso la sentenza riguardo la Trattativa Stato-mafia. </span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="color: #1d2129;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Commozione e applausi durante la lettura. Condannati i boss Leoluca Bagarella a 28 anni e Antonino Cinà a 12 anni, gli ex alti ufficiali del Ros Giuseppe De Donno (8 anni), Mario Mori (12 anni) e Antonio Subranni (12 anni), l&#8217;ex senatore Forza Italia Marcello Dell&#8217;Utri (12 anni) e il testimone imprenditore Massimo Ciancimino, figlio di Vito, (8 anni). Assolto l&#8217;ex ministro Nicola Mancino perché il fatto non sussiste. Prescrizione per il pentito Giovanni Brusca e naturalmente archiviazione per Totò Riina causa decesso. Stabilito dai giudici un risarcimento di tutti gli imputati in solido tra loro di 10 milioni di euro per danni nei confronti della presidenza del consiglio, il risarcimento in favore delle altri parti civili (Presidenza Regione Siciliana, Comune di Palermo, Centro Studi Iniziative Culturali Pio La Torre, Libera) e per l’associazione per le vittime della strage di via dei Georgofili; Massimo Ciancimino condannato anche al risarcimento in favore di Giovanni De Gennaro; inoltre tutti condannati al risarcimento in favore delle parti civili delle spese processuali. </span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="color: #1d2129;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Oggettivamente disattese le richieste di dare pene pesanti agli imputati, fatte durante la requisitoria, ci si augura non vengano ribaltate in appello; le motivazioni della sentenza arriveranno fra 90 giorni.</span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="color: #1d2129;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Ora finalmente c&#8217;è la prova scritta e indelebile di uno Stato piegato alle richieste di Cosa nostra per far tacere le stragi. Mentre Falcone e Borsellino saltavano in aria, boss e funzionari di Stato facevano affari tra loro negoziando: la mafia, &#8220;l&#8217;invenzione letteraria&#8221;, era diventata realtà legittimata sotto i detriti delle bombe. Come ha dichiarato il Pm Nino Di Matteo ascoltato fuori dall’aula bunker dopo la sentenza: “Che la trattativa c’era stata, veramente non c’era bisogno della sentenza di oggi per dirlo. La sentenza di oggi dice che qualcuno dello Stato ha contribuito con Bagarella, con Riina e con gli altri stragisti a trasmettere ai governi in carica le richieste di Cosa nostra, e questo è molto grave”. Un negoziato subdolo il cui cuore “è negli appalti”, come ha recentemente detto Fiammetta Borsellino, figlia di Paolo, a Salvo Palazzolo di Repubblica, che sia “</span></span></span><span style="color: #4d4d4d;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">lecito pensare che anche il depistaggio sulla morte di mio padre sia stato frutto della trattativa&#8221;.</span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="color: #1d2129;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Già lo scrittore Andrea Camilleri intervistato nel 2010 da Carlo Lucarelli parlò di come “sradicare la mentalità mafiosa che è la protezione a tutti i costi dell’amico, la protezione a tutti i costi di un beneficio raggiunto, il far raggiungere illegalmente certe posizioni a persone che non lo meritano. Tutto questo è mafioso… si è portatori sani di mafia”. Sull’avvicinamento tra Stato e mafia, Camilleri commentava: “Il vecchio mafioso prima di ricorrere all’uso delle armi, trattava. Erano abilissimi e bravi diplomatici in questo senso e trattavano con tutti. Se una trattativa c’è stata tra Stato e mafia, bisogna vedere chi si è seduto al tavolo delle trattative e quali erano le </span></span></span><span style="color: #1d2129;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>commentatizie</i></span></span></span><span style="color: #1d2129;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> di chi si sedeva al tavolo delle trattative”. </span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="color: #1d2129;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>L’ipotesi investigativa della Trattativa si fece strada proprio per sradicare la mentalità mafiosa e per legare i fatti accaduti nel biennio 1992-93. </b></span></span></span><span style="color: #1d2129;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Così come disse il giornalista Francesco La Licata, sempre nel 2010: “…dalle ultime risultanze investigative a proposito delle stragi di mafia, consegna all’opinione pubblica un quadro diverso da quello che nel corso degli anni era stato dato sui rapporti istituzionali di Cosa nostra. (…) Viene fuori semmai un’organizzazione criminale, una Cosa nostra, quasi che si sia prestata nel corso degli anni a fare da service a interessi superiori, che fossero anche politici, economici o istituzionali, una sorta di service del malaffare a cui rivolgersi per fare il cosiddetto lavoro sporco”. </span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="color: #1d2129;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Ed è stato proprio così. </span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="color: #1d2129;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">A sentir parlare la prima volta di Trattativa, cioè nel momento in cui il presagio di una negoziazione ha smesso di essere un’ipotesi e si è concretizzata, è stato Giovanni Brusca (u verru), figlio del boss Bernardo, che prima di redimersi diventando pentito o collaboratore di giustizia era stato condannato a più di cento omicidi, compreso quello del piccolo Giuseppe Di Matteo ed esecutore materiale della strage di Capaci in cui morirono il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e i tre agenti della </span></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">scorta </span></span><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Montinaro?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Antonio Montinaro</span></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, </span></span><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Rocco_Dicillo?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Rocco Dicillo</span></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> e </span></span><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Vito_Schifani?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Vito Schifani</span></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">. Nel 1996, stesso anno dell’arresto, cominciò a parlare: aveva sentito parlare della Trattativa tra Riina e alcuni funzionari di Stato durante gli omicidi di Falcone e Borsellino. </span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="color: #1d2129;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Secondo la ricostruzione della Procura, a cui la Corte ha infine dato ragione, ci sarebbe stata una prima trattativa nel 1992 tra i carabinieri del Ros, Mori e De Donno, e l’ex Sindaco mafioso di Palermo Vito Ciancimino (per tutti don Vito) che avrebbe consegnato loro le richieste di Totò u curtu (Riina) per fermare le stragi. Dopo l’arresto di Riina nel 1993 ci sarebbe stata una seconda Trattativa, questa volta tra Bernardo Provenzano e Marcello Dell’Utri: urgevano favori che Berlusconi avrebbe accolto, mentre esplodevano le bombe tra Roma, Firenze e Milano.</span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/Basilio-Legale-Mori-625x350.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-10560 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/Basilio-Legale-Mori-625x350.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="253" height="142" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/Basilio-Legale-Mori-625x350.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 625w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/Basilio-Legale-Mori-625x350-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 253px) 100vw, 253px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Così, nel 2009 le procure di Caltanissetta e Palermo hanno iniziato le indagini per istruire il processo, la cui prima udienza si è svolta il 29 ottobre 2012 grazie al lavoro dei pubblici ministeri </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Antonio Ingroia, Antonino Di Matteo, Lia Sava e Francesco Del Bene. Al termine del dibattimento avvenuto nel </span></span><span style="color: #1d2129;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">2017, in dicembre è iniziata la requisitoria cioè le richieste in atto d’accusa presentate alla Corte dai pubblici ministeri </span></span></span><span style="color: #252525;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Nino Di Matteo, Vittorio Teresi, Francesco Del Bene e Francesco Tartaglia.</span></span></span><span style="color: #252525;"><span style="font-family: Arial, serif;"> </span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #ff0000;">QUI POTETE LEGGERE LA SENTENZA:</span> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/sentenza-trattativa.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">sentenza-trattativa</a></p>
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		<title>Falcone, Borsellino e l&#8217;amore della signora Agnese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 May 2014 02:19:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<category><![CDATA[Letteratura e Saggi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Era il 23 maggio 1992 quando un bomba fece saltare in aria l&#8217;auto su cui viaggiavano il giudice Giovanni Falcone, sua moglie, Francesca Morvillo, e i ragazzi della scorta. Dopo poche setimane, il 19&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/05/COPERTINA-LIBRO-AGNESE-BORSELLINO-350.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/05/COPERTINA-LIBRO-AGNESE-BORSELLINO-350.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="400" width="267" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p>Era il 23 maggio 1992 quando un bomba fece saltare in aria l&#8217;auto su cui viaggiavano il giudice Giovanni Falcone, sua moglie, Francesca Morvillo, e i ragazzi della scorta. Dopo poche setimane, il 19 luglio, il destino era segnato anche per il giudice Paolo Borsellino e altri poliziotti che cercavano di proteggerlo. </p>
<p>Il nostro impegno deve essere costante nel ricordare il sacrificio di tutti coloro che hanno lottato contro la crminialità organizzata – ciascuno a suo modo – perchè queste persone hanno lottato anche per noi. Il loro impegno, quindi, deve essere anche il nostro per ripristinare la cultura della legalità, dell&#8217;onestà e della giustizia. </p>
<p>Ecco, quindi, che vogliamo onorare la memoria di Borsellino e di sua moglie, la Signora Agnese Piraino Leto che ci ha lasciati da poco, suggerendo la lettura del libro Ti racconterò tutte le storie che potrò, scritto dal giornalista Salvo Palazzolo con la signora Agnese, edito da Feltrinelli. Un testo importante e intimo che racconta l&#8217;etica di un uomo, ma anche l&#8217;amore di una coppia e il calore di una famiglia.<br />
</p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<p>Abbiamo rivolto alcune domande a Salvo Palazzolo che ringraziamo di cuore per averci concesso l&#8217;intervista.</p>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<b>Perchè<br />
la signora Leto Borsellino ha deciso di regalare ai lettori una<br />
storia così personale?</b></div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
signora Agnese sapeva di avere un terribile male, sapeva di non avere<br />
più molti giorni da vivere. Eppure, non rinunciava a partecipare<br />
alla vita del paese. E si arrabbiava quando sentiva che i magistrati<br />
di Palermo e Caltanissetta erano minacciati con delle pesanti lettere<br />
anonime. “Non arrivano dalle celle dei mafiosi – mi disse il<br />
giorno in cui ci incontrammo, nel febbraio dell’anno scorso – ma<br />
da uomini infedeli delle istituzioni”. Ecco perché Agnese aveva<br />
deciso di scrivere, per accendere i riflettori su una situazione<br />
drammatica: “Quelle minacce puntano a creare un clima di tensione –<br />
mi disse ancora &#8211; è lo stesso clima che ho vissuto prima della morte<br />
di Paolo”. Così, iniziò il suo racconto, “il racconto delle<br />
tante vite che ho vissuto” ripeteva lei: “E’ un racconto che<br />
dovrà dare forza e speranza, perché non si ripeta più l’incubo<br />
delle stragi mafiose”.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<b>Un<br />
romanzo, un saggio, una denuncia. Come sono stati gli anni successivi<br />
a quel tragico 19 luglio 1992?</b></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
Agnese Borsellino sono stati anni di grande impegno civile, per<br />
chiedere verità sui delitti di mafia rimasti impuniti. Diceva: “La<br />
verità appartiene a tutti gli italiani, ecco perché non possono<br />
essere solo i magistrati a cercarla”. Dopo quel drammatico 1992,<br />
tanto si è fatto per arrivare alla verità, ma tanto è stato<br />
ostacolato, proprio sulla morte di Paolo Borsellino e dei suoi agenti<br />
di scorta: non sappiamo ancora chi ha messo in atto quel terribile<br />
depistaggio del falso pentito Scarantino, di certo un depistaggio<br />
istituzionale che nasconde ancora alcuni degli autori della strage di<br />
via d’Amelio.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<b>La<br />
signora parla apertamente di una telefonata di Francesco Cossiga in<br />
cui si fa riferimento ad un colpo di Stato: ci può spiegare meglio<br />
quel momento e il senso di quella telefonata?</b></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
E’ uno<br />
dei misteri che Francesco Cossiga si è portato nella tomba. Se lo<br />
chiedeva anche Agnese, e l’ha scritto nel libro: “Cosa volesse<br />
dirmi esattamente con quelle parole non lo so”. E ha aggiunto:<br />
“Però, la voce di Cossiga non la dimenticherò mai: via d’Amelio<br />
è stata da colpo di Stato, così disse. Evidentemente, voleva<br />
togliersi un peso. Dunque, qualcuno sa”. Scrive proprio così la<br />
signora Borsellino: “Qualcuno ha sempre saputo, e non parla. È un<br />
silenzio diventato assordante da quando i magistrati di Caltanissetta<br />
e di Palermo hanno scoperto ciò che Paolo aveva capito: in quella<br />
terribile estate del 1992 c’era un dialogo fra la mafia e lo Stato.<br />
Ma ancora non sappiamo in che termini, e soprattutto non conosciamo<br />
tutti i protagonisti”.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<b>Lucia,<br />
Manfredi e Fiammetta sono i figli della signora Agnese e di Paolo<br />
Borsellino: quale il rapporto con un padre diventato, suo malgrado,<br />
un eroe civile?</b></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Loro<br />
portano nel cuore e nella mente il ricordo di un papà premuroso,<br />
sensibile, un papà giocherellone, che amava raccontare storie sempre<br />
divertenti. Nel suo libro, Agnese ha voluto lasciarci il ritratto di<br />
una famiglia normale, che ha saputo sempre trovare dentro di sé la<br />
forza di reagire ai momenti difficili: all’inizio degli anni<br />
Ottanta, Paolo Borsellino aveva iniziato la sua vita blindata, per<br />
istruire con Giovanni Falcone e con gli altri colleghi del pool il<br />
primo maxiprocesso alle cosche. Erano gli anni in cui Cosa nostra<br />
avviava la grande mattanza a Palermo. Paolo Borsellino trovava una<br />
grande forza proprio nella sua famiglia.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<b>Qual<br />
è l&#8217;appello che la signora Leto Borsellino ha voluto lanciare con<br />
questo libro?</b></div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Agnese<br />
ha lasciato a tutti noi un incarico importante: quello di raccontare<br />
le storie della nostra terra. Storie, come quella di Paolo<br />
Borsellino, che ha fronteggiato l’organizzazione Cosa nostra<br />
sforzandosi innanzitutto di capire le ragioni del fenomeno, che è<br />
così subdolo per le sue complicità all’interno delle istituzioni<br />
e della società civile. Agnese ci invita a raccontare le tante<br />
storie di ribellione e riscatto che ci sono nelle nostre città,<br />
storie spesso sconosciute o dimenticate. Credo che questo ci abbia<br />
voluto dire lasciandoci un grande racconto di speranza.
</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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			</item>
		<item>
		<title>XXI Anniversario delle stragi di Capaci e via D&#8217;Amelio: le Navi della legalità e un libro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 May 2013 04:11:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[capaci]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni falcone]]></category>
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		<category><![CDATA[scuola]]></category>
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		<category><![CDATA[studenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Più di 20.000 studenti, di 800 scuole, di 13 Paesi europei sono saliti, ieri, sulle Navi della legalità, dai porti di Civitavecchia e di Napoli: sono giunti a Pelrmo per commemorare il XXI anniversario&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Più di<br />
20.000 studenti, di 800 scuole, di 13 Paesi europei sono saliti,<br />
ieri, sulle Navi della legalità, dai porti di Civitavecchia e di<br />
Napoli: sono giunti a Pelrmo per commemorare il XXI anniversario<br />
delle stragi di Capaci e via D&#8217;Amelio, che cade il 23 maggio, in cui<br />
morirono i magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, Francesca<br />
Morvillo, le donne e gli uomini delle loro scorte.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
“Le<br />
navi della legalità” è il progetto di educazione alla Legalità<br />
promosso dal Miur e dalla Fondazione “Giovanni e Francesca<br />
Falcone”:  <i>Le nuove rotte<br />
dell&#8217;impegno. Geografia e legalità, </i>questo<br />
il titolo scelto per il tema di quest&#8217;anno. I<br />
ragazzi hanno partecipato ad un concorso nazionale e, oggi,<br />
partecipano alla cerimonia istituzionale che si svolgerà, come di<br />
consueto, nell&#8217;Aula Bunker del carcere Ucciardone di Palermo.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Durante<br />
il viaggio sulle navi gli studenti, e i docenti accompagnatori, hanno<br />
potuto confrontarsi con importanti figure delle associazioni<br />
antimafia e dello Stato. La nave salpata da Civitavecchia ha ospitato<br />
il Presidente del Senato, Piero Grasso, il Ministro dell&#8217;Istruzione,<br />
Maria Chiara Carrozza, il presidente Rai, Anna Maria Tarantola e il<br />
Prof. Nando Dalla Chiesa. Sulla nave salpata da Napoli sono<br />
intervenuti: il sottosegretario all&#8217;Istruzione, Marco Rossi Doria, il<br />
Presidente di Libera, don Luigi Ciotti, il Commissario Straordinario<br />
Antiracket, Giancarlo Trevisone e l&#8217;imprenditore &#8211; e testimone di<br />
giustizia &#8211; Pino Masciari.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Al<br />
termine della giornata di commemorazione, tutti i partecipanti si<br />
raduneranno di fronte all&#8217;Albero Falcone, simbolo universale di<br />
Legalità, diventato bene culturale tutelato dalla Regione Sicilia e<br />
dallo Stato italiano.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Giovanni<br />
Falcone: un eroe solo. Il tuo lavoro, il nostro presente. I tuoi<br />
sogni, il nostro futuro. </p>
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Di Maria<br />
Falcone e Francesca Barra. Rizzoli</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/05/FALCONE.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/05/FALCONE.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
“Sono<br />
nato nello stesso quartiere di olti di loro. Conosco a fondo l&#8217;anima<br />
siciliana. Da un&#8217;inflessione di voce, da una strizzatina d&#8217;occhi<br />
capisco molto di più che da lunghi discorsi”. Queste sono le<br />
parole di Giovanni Falcone, riferendosi agli uomini d&#8217;onore, che la<br />
sorella, Maria Falcone, riporta nei suoi ricordi del fratello. Del<br />
grande magistrato ricorda anche la sua passione per piccole papere<br />
che collezionava e comprava in giro per il mondo. </p>
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Un<br />
ritratto inedito e rigoroso di Falcone, quello che emerge nel libro<br />
“Giovanni Falcone: un eroe solo. Il tuo lavoro, il nostro presente.<br />
I tuoi sogni, il nostro futuro”, scritto a quattro mani da Maria<br />
Falcone e dalla giornalista Francesca Barra, edito da Rizzoli.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Perchè<br />
un eroe solo? Perchè il magistrato, durante  la sua carriera, è<br />
stato attaccato da tanti per la sua coerenza; perchè molti<br />
detrattori hanno criticato il suo metodo investigativo e le tecniche<br />
di coordinamento da lui approntate per portare avanti la lotta alla<br />
criminalità organizzata; perchè la verità è scomoda, ancora oggi.<br />
Dopo il mancato tettanato nei suoi confronti all&#8217;Addaura, lo stesso<br />
Falcone disse: “ Questo è il Paese felice in cui, se ti si pone<br />
una bomba sotto casa, e la bomba per fortuna non esplode, la colpa è<br />
tua che non l&#8217;hai fatta esplodere”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ecco<br />
perchè Maria Falcone e Francesca Barra hanno ritenuto importante<br />
ricordare i momenti salienti della vita del magistrato, la sua<br />
avventura umana e professionale: per lasciare alle nuove generazioni<br />
l&#8217;eredità vera e profonda di un Uomo che, nonostante tutto, ha<br />
sempre avuto un amore profondo per lo Stato, un forte senso della<br />
Patria, un grande rispetto per la giustizia e per l&#8217;autorità. Ed è<br />
fondamentale che le genrazioni future (ma non solo) si confrontino<br />
ancora con modelli positivi, divenuti “eroi” loro malgrado.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
volume è arricchito dagli interventi di Leonardo Guarnotta, che ha<br />
scritto la premessa, di Loris D&#8217;ambrosio e da Sergio Lari, autore<br />
della postfazione.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/05/23/xxi-anniversario-delle-stragi-di-capaci/">XXI Anniversario delle stragi di Capaci e via D&#8217;Amelio: le Navi della legalità e un libro</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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