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	<title>carta Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Carta di Milano: la solidarietà non è reato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 May 2017 07:45:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Associazione per i Diritti umani aderisce alla Carta di Milano: la solidarietà non è reato Allarmati da uno scenario politico e mediatico di costruzione dell’odio e dell’indifferenza non solo nei confronti dei profughi&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8851" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/solidarietaecarita1art.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="302" height="203" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/solidarietaecarita1art.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 302w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/solidarietaecarita1art-300x202.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 302px) 100vw, 302px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> aderisce alla Carta di Milano: la solidarietà non è reato</p>
<p>Allarmati da uno scenario politico e mediatico di costruzione dell’odio e dell’indifferenza non solo nei confronti dei profughi e di chi li sostiene, ma delle stesse leggi e convenzioni che sanciscono il dovere di solidarietà e di soccorso e il diritto di asilo, ci impegniamo – in quanto cittadini, membri delle istituzioni e operatori dell’informazione – a tutelare l’onorabilità, la libertà e i diritti della società civile in tutte le sue espressioni umanitarie: quando salva vite in mare; quando protegge e soccorre le persone in difficoltà ai confini; quando vigila sul rispetto del principio di legalità e di uguaglianza; quando denuncia il mancato rispetto dei diritti fondamentali nelle procedure di trattenimento amministrativo e di allontanamento forzato; quando adempie al dovere inderogabile di solidarietà che fonda la Costituzione italiana.</p>
<p>Gli atti di solidarietà non costituiscono reato e le organizzazioni umanitarie, così come i singoli attivisti, non possono essere messi sotto accusa per averli compiuti. La responsabilità penale è individuale e i processi non devono essere intentati alle organizzazioni solidali in quanto tali, tantomeno attraverso i media, in un percorso di delegittimazione.<br />
Per questo chiediamo alle istituzioni nazionali e dell’Unione europea, in particolare al Mediatore europeo, di vigilare affinché non venga sottratta alle organizzazioni umanitarie e alla società civile la possibilità di essere presenti attivamente nel Mediterraneo, alle frontiere di terra e in tutti i luoghi di confinamento e privazione dei diritti fondamentali dove esercita la funzione essenziale e insostituibile di proteggere l’osservanza dello stato di diritto e il rispetto dei diritti umani, della solidarietà e dell’eguaglianza.</p>
<p>La Direttiva del Consiglio europeo sul favoreggiamento dell’ingresso, del transito e del soggiorno illegali (2002/90/CE) configura come reato il favoreggiamento dell’ingresso illegale di migranti, anche in assenza di profitto economico. Benché di fatto il testo inviti gli Stati membri dell’Unione a criminalizzare qualsiasi persona o organizzazione assista i migranti irregolari in ingresso, in transito o residenti nel territorio degli Stati membri, la Commissione sta valutando la possibilità di una revisione peggiorativa, così da rendere ancora più difficile l’accesso al territorio europeo e alle procedure per la richiesta di protezione. Se venisse realizzata, una tale riforma avrebbe l’effetto di favorire ulteriormente le reti dei trafficanti, come del resto avverrebbe se venissero mantenuti i criteri restrittivi del vigente Regolamento Dublino. Chiediamo dunque ai parlamentari europei di impegnarsi per porre fine all’ambiguità contenuta nella Direttiva e affermare con chiarezza che chi fornisce assistenza umanitaria a profughi e migranti non può essere criminalizzato e deve, anzi, essere agevolato e tutelato.</p>
<p>E’ prerogativa dei governi illiberali chiedere la chiusura o il controllo delle organizzazioni non governative, dividendole in collaborative e ostili. La società civile è garanzia per la democrazia, la sua presenza deve essere protetta e incentivata perché rappresenta il nostro sguardo – lo sguardo dei cittadini e di tutte le persone – a protezione dagli eccessi del potere. Per questo chiediamo che le istituzioni ne promuovano e ne difendano il coinvolgimento e la libertà d’azione.</p>
<p>Da questa Carta condivisa nella manifestazione del 20 maggio 2017 a Milano, ci impegniamo affinché nasca un Osservatorio permanente a tutela della libertà e dell’indipendenza della società civile che opera per i diritti di migranti e rifugiati.</p>
<p><em>(firme in ordine alfabetico)</em></p>
<p><strong>Alessandra Ballerini</strong>, avvocato, Terre des Hommes<br />
<strong>Pietro Vittorio Barbieri</strong>, Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE)<br />
<strong>Marco Bechis</strong>, regista<br />
<strong>Sandra Bonsanti</strong>, giornalista, presidente emerita Libertà e Giustizia<br />
<strong>Anna Canepa</strong>, sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo<br />
<strong>Francesca Chiavacci</strong>, presidente nazionale ARCI<br />
<strong>Don Luigi Ciotti</strong>, Libera<br />
<strong>Don Virginio Colmegna</strong>, presidente Fondazione Casa della Carità “Angelo Abriani” di Milano<br />
<strong>Stefano Corradino</strong>, direttore associazione Articolo 21<br />
<strong>Nando Dalla Chiesa</strong>, direttore Osservatorio sulla criminalità organizzata dell’Università degli Studi di Milano<br />
<strong>Antonio Damasco</strong>, direttore Rete italiana di cultura popolare<br />
<strong>Danilo De Biasio</strong>, direttore del Festival dei Diritti umani di Milano<br />
<strong>Loris De Filippi</strong>, presidente Medici Senza Frontiere (MSF)<br />
<strong>Erri De Luca</strong>, scrittore<br />
<strong>Giuseppe De Marzo</strong>, responsabile nazionale politiche sociali Libera<br />
<strong>Tana De Zulueta</strong>, giornalista, associazione Articolo 21<br />
<strong>Paolo Dieci</strong>, presidente Link 2007 Cooperazione in Rete<br />
<strong>Paolo Ferrara</strong>, responsabile comunicazione Terre des Hommes<br />
<strong>Maurizio Ferraris</strong>, filosofo<br />
<strong>Alganesc Fessaha</strong>, presidente Ong Gandhi<br />
<strong>Giuliano Foschini</strong>, giornalista<br />
<strong>Fabrizio Gatti</strong>, giornalista<br />
<strong>Riccardo Gatti</strong>, capitano e capomissione di Proactiva Open Arms<br />
<strong>Federica Giannotta</strong>, responsabile progetti Italia Terre des Hommes<br />
<strong>Beppe Giulietti</strong>, giornalista<br />
<strong>Patrizio Gonnella</strong>, presidente Antigone e Coalizione Italiana Libertà e Diritti civili (CILD)<br />
<strong>Maurizio Gressi</strong>, portavoce Comitato per la promozione e la protezione dei diritti umani<br />
<strong>Giampiero Griffo</strong>, presidente Disabled People’s International Italia (DPI)<br />
<strong>Gad Lerner</strong>, giornalista<br />
<strong>Yasha Maccanico</strong>, ricercatore e giornalista, Statewatch/University of Bristol<br />
<strong>Pierfrancesco Majorino</strong>, assessore alle Politiche sociali del Comune di Milano<br />
<strong>Antonio Marchesi</strong>, presidente Amnesty International Italia<br />
<strong>Elisa Marincola</strong>, portavoce associazione Articolo 21<br />
<strong>Tomaso Montanari</strong>, presidente di Libertà e Giustizia<br />
<strong>Kostas Moschochoritis</strong>, segretario generale INTERSOS<br />
<strong>Riccardo Noury</strong>, portavoce Amnesty International Italia<br />
<strong>Paolo Oddi</strong>, avvocato<br />
<strong>Moni Ovadia</strong>, attore e regista<br />
<strong>Elena Paciotti</strong>, giurista<br />
<strong>Daniela Padoan</strong>, saggista<br />
<strong>Letizia Palumbo</strong>, Università di Palermo<br />
<strong>Gianni Rufini</strong>, direttore generale Amnesty International Italia<br />
<strong>Antonia Sani</strong>, presidente Womens International League for Peace and Freedom (WILPF) Italia<br />
<strong>Piero Soldini</strong>, nazionale CGIL<br />
<strong>Barbara Spinelli</strong>, parlamentare europea GUE/NGL<br />
<strong>Vittoria Tola</strong>, responsabile nazionale Unione Donne Italiane (UDI)<br />
<strong>Lorenzo Trucco</strong>, avvocato, presidente Associazione Studi Giuridici Immigrazione (ASGI)<br />
<strong>Fulvio Vassallo</strong> Paleologo, avvocato, presidente Associazione Diritti e Frontiere (Adif)<br />
<strong>Guido Viale</strong>, sociologo<br />
<strong>Gustavo Zagrebelsky</strong>, giurista, professore Università di Torino<br />
<strong>Giacomo Zandonini</strong>, giornalista<br />
<strong>Padre Alex Zanotelli</strong>, missionario comboniano</p>
<p><strong>PER ADESIONI:<br />
</strong><a href="mailto:cartamilanosolidarieta@gmail.com">cartamilanosolidarieta@gmail.com</a></p>
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		<title>&#8220;Stay human: Africa!&#8221; : Il sistema africano di tutela dei diritti umani</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Mar 2016 10:15:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi &#160; &#160; Strumento: Carta africana dei diritti dell’uomo e dei popoli Entrata in vigore: 21 ottobre 1986 Ratifica: 54 Stati (Tutti gli Statii tranne Marocco e Sud Sudan) Controllo della Carta:&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">di Veronica Tedeschi</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Strumento: </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Carta africana dei diritti dell’uomo e dei popoli</b></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Entrata in vigore: </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>21 ottobre</b></span></span> <span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>1986</b></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Ratifica: </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>54 Stati</b></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> (Tutti gli Statii tranne Marocco e Sud Sudan)</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Controllo della Carta: </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Corte africana dei diritti dell’uomo e dei popoli</b></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Entrata in vigore: </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>1998</b></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Ratifica del protocollo: </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>27 Stati</b></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Accesso alla Corte</span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>: 5 Stati</b></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Sentenze emesse</span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>: 0</b></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/untitled-217.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5379" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5379" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/untitled-217.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (217)" width="516" height="502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/untitled-217.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 516w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/untitled-217-300x292.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 516px) 100vw, 516px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Per raccontare l’evoluzione e l’attualità del sistema africano di tutela dei diritti umani bisogna partire da due considerazioni critiche. La prima è la scarsa efficacia del sistema africano nella tutela dei diritti fondamentali, infatti solo cinque paesi hanno accettato che individui e organizzazioni internazionali possano avere accesso diretto alla Corte africana dei diritti dell’uomo. La Corte africana non ha ancora emanato </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>nessuna sentenza di condanna</i></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> nei confronti di nessuno Stato africano (a differenza della Corte europea che è oberata di sentenze da scrivere). </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">La seconda considerazione si basa sulla non effettività di questo sistema per la tutela dei diritti umani nei confronti delle sovranità degli Stati africani. Infatti, questo sistema non si limita ad affermare e tutelare i diritti a carattere individuale ma è un sistema diretto a dare tutela anche ai diritti collettivi (è l’unico sistema che tutela, per esempio, il diritto ad un ambiente soddisfacente).</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">In questo senso, la carta africana è molto ricca normativamente, non si limita ad affermare diritti civili e politici ma anche quelli economici, sociali e culturali; diritti pienamente giustiziabili al pari dei diritti individuali. Bisogna, però, specificare che i diritti collettivi qui contenuti, non sono in competizione con i diritti individuali, nonostante la protezione del collettivo garantisca una maggiore tutela nel contesto africano, vista la sua storia e le sue vicissitudini.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Fatta questa panoramica iniziale proviamo ad approfondire le motivazioni di una così importante </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>scarsa effettività. </i></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Partendo dalla sua approvazione, la Carta africana – in vigore dal 1986 – prevedeva un sistema di controllo basato su una Commissione africana dei diritti dell’uomo e dei popoli; gli Stati africani, però, non erano pronti ad accettare un’autorità che potesse interferire nella loro sovranità, che potesse addirittura condannarli. La Commissione era un organo d controllo formato da esterni che emettevano decisioni non vincolanti. Era prevista la possibilità di presentare reclami individuali ma, prima di poter analizzare il caso, era necessario il “benestante” dei capi di stato e di governo. Questa clausola alla quale dovette sottostare la Commissione nei suoi primi anni di vita, si esplicava in un non corretto utilizzo dei ricorsi alla Commissione che, vincolati sempre dalla politica degli Stati, non finivano mai ad emettere una condanna.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Dal 1995 la situazione mutò leggermente e la Commissione africana riuscì ad entrare nel merito dei reclami senza dover attendere il placed politico.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Passato questo ostacolo era necessario pensare ad un altro punto critico: la Commissione emetteva decisioni non vincolanti, era necessario porre rimedio a questo ostacolo considerato lo scarso effetto che stava avendo. Per tale motivo nel 1998 fu adottato un protocollo aggiuntivo alla Carta diretto alla creazione di una Corte africana dei diritti dell’uomo e de popoli con la prospettiva di allineare il sistema africano di protezione ai sistemi europeo e interamericano. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Nel 2008, infine, gli organi politici dell’Unione Africana, decisero di fondere l’istituente Corte africana dei diritti dell’uomo e dei popoli con la Corte di Giustizia dell’Unione Africana. La motivazione ricadde sulla povertà del continente africano, il quale non poteva </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>di certo</i></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> permettersi il lusso di due tribunali. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/untitled-216.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5380" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5380" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/untitled-216.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (216)" width="635" height="287" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/untitled-216.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 635w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/untitled-216-300x136.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 635px) 100vw, 635px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Quello che sfuggì, o che non fu considerato, è la diversa natura dei due tribunali, nati per giudicare comportamenti e soggetti diversi; fonderli è equivalso ad azzerare la loro autenticità e, in un certo senso, tornare indietro nella storia di continente che, dopo anni di lotte e sofferenze, aveva pensato ad uno strumento che tutelasse </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>esclusivamente</i></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> i diritti umani.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Inoltre, il Protocollo del 2008, non ancora in vigore, che opera la fusione tra la Corte di giustizia dell’Unione africana da una parte e la Corte africana dei diritti dell’uomo e dei Popoli dall’altra parte in un’unica Corte denominata </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Corte africana di giustizia e dei diritti dell’uomo</i></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> riproduce l’esigenza della previa dichiarazione da parte degli Stati per l’accoglimento delle richieste individuali e quelle provenienti dalle ONG. Se non abbondano le dichiarazioni statali c’è da temere che la Corte sia un apparato di giustizia per gli Stati e non per gli individui.</span></span></p>
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		<title>La carta di Beirut: l&#8217;Islam liberale non vuole la violenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Nov 2015 06:47:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Non si può costringere alla conversione né perseguire chi ha una fede diversa dalla propria. L’islam vieta di condurre una guerra contro chi è diverso, scacciarlo dalle propria terre e limitarne la libertà in&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="LTR" id="Sezione6">
<div style="font-style: normal;">
<b>&#8220;Non si può costringere alla<br />
 conversione né perseguire chi ha una fede diversa dalla propria.<br />
 L’islam vieta di condurre una guerra contro chi è diverso,<br />
 scacciarlo dalle propria terre e limitarne la libertà in nome della<br />
 religione</b>. Beirut si fa portavoce dell’islam liberale che<br />
 vuole la convivenza con i cristiani, di cui è ricca la tradizione<br />
 del Libano&#8221;: queste&nbsp;sono alcune delle importanti<br />
 affermazioni&nbsp;contenute&nbsp;nella “Dichiarazione di Beirut<br />
 sulla libertà religiosa”, pubblicato dalla Mokassed di Beirut,<br />
 associazione sunnita vicina a Dar el-Fatwa. Il messaggio è stato<br />
 preparato il 20 giugno scorso.</div>
<div style="font-style: normal;">
&nbsp;</div>
<p> <b>La dichiarazione di Beirut sulle libertà religiose</b></p>
<p> Il Libano, gli altri Paesi Arabi e i musulmani sono oggi in<br />
 tumulto a causa della religione, del settarismo e del<br />
 confessionalismo. Le persone sono uccise, escluse della propria casa<br />
 e della dignità.</p>
<p> In questa situazione anormale, la religione è sfruttata per<br />
 motivi politici, sacrificando invano persone, Paesi e civiltà.<br />
 Questo sta provocando il sorgere dell’islamofobia in varie parti<br />
 del mondo. La convivenza e i valori ereditati dalla nostra civiltà,<br />
 come pure il futuro dei nostri giovani, sono seriamente minacciate.<br />
 Molte iniziative arabe e islamiche hanno tentato di porre rimedio, e<br />
 perfino combattere questa situazione, per correggere e rigettare la<br />
 violenza perpetrata in nome della religione.</p>
<p> L’Associazione filantropica islamica <u><a href="http://www.makassed.org.lb/home.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><b>Makassed</b></a></u><br />
 di Beirut, che è impegnata nei valori educativi, islamici e<br />
 nazionali, si trova obbligata a sostenere e diffondere la cultura<br />
 della tolleranza e della ragione (enlightenment). Essa si ritiene<br />
 responsabile nel costruire una società dove le persone possono<br />
 vivere insieme in libertà, in una società civile e di progresso<br />
 che può affrontare i pericoli che minacciano la nazione, i suoi<br />
 cittadini, i valori morali e religiosi.</p>
<p> La Makassed, in quanto organizzazione araba e nazionale, è<br />
 chiamata a opporsi all’estremismo e alla violenza, e per questo<br />
 annuncia la Dichiarazione di Beirut sulle libertà religiose,<br />
 confermando i valori tradizionale che sono gli illuminati valori di<br />
 Beirut e del Libano, per salvaguardare la dignità di ogni cittadino<br />
 ed essere umano. Perciò, la Makassed spera di salvare e proteggere<br />
 la religione da coloro che tentano di prenderla in ostaggio con<br />
 falsi slogan.</p>
<p> <b>1. La libertà di fede, di culto ed educazione</b></p>
<p> La fede religiosa è una libera scelta e un libero impegno. È un<br />
 diritto di ogni persona. Il Sacro Corano inequivocabilmente protegge<br />
 questo diritto quando dice:</p>
<p> “Non c’è costrizione nella religione. L’orientamento<br />
 giusto è stato distinto dall’errore” (Al-Baqara 256).</p>
<p> E in un altro versetto:</p>
<p> “Quindi ricordati! (rivolto al Profeta, la pace sia con lui)<br />
 Perché tu non sei che un promemoria; tu non hai influenza su di<br />
 loro” (Al-Ghashiyah 22).</p>
<p> Per più di 13 secoli, la nostra terra ha visto moschee, chiese e<br />
 luoghi di culto costruiti fianco a fianco. Noi vogliamo che questa<br />
 eredità di libertà, di collaborazione e di vita comune rimanga<br />
 profondamente salda nella nostra terra, nelle nostre città e tra i<br />
 nostri giovani. La nostra religione e tradizioni nazionali, le<br />
 nostre alleanze e le nostre leggi ci guidano ad aderire fermamente a<br />
 questi principi.</p>
<p> Negare il diritto delle comunità cristiane di esercitare la loro<br />
 libertà religiosa e distruggere le loro chiese, i loro monasteri e<br />
 istituti educativi e sociali, è contrario agli insegnamenti<br />
 dell’islam ed è una violazione palese dei suoi principi, visto<br />
 che questi abusi sono compiuti nel suo nome.</p>
<p> Di conseguenza, noi proclamiamo, dal punto di vista islamico,<br />
 umanitario e nazionale, che noi siamo assolutamente contrari a<br />
 questi atti distruttivi e facciamo appello ai nostri compatrioti<br />
 cristiani perché resistano agli atti di terrore che cercano di<br />
 cacciarli dalla loro terra e li sollecitiamo a rimanere attaccati e<br />
 radicati in profondità a queste terre, insieme ai loro fratelli<br />
 musulmani, godendo insieme a loro degli stessi diritti e doveri. In<br />
 questo modo loro, con i compatrioti musulmani, salvaguarderanno i<br />
 nostri valori comuni e la nostra convivenza in una comunità<br />
 multireligiosa e onnicomprensiva.</p>
<p> La nostra eredità comune, come credenti in Dio, ci impone di<br />
 rigettare la costrizione in ambito di fede, di rispettare la libertà<br />
 intellettuale e di accettare le differenze fra gli uomini come un<br />
 espressione del volere di Dio. Solo Dio può giudicare dli uomini<br />
 laddove essi differiscono.</p>
<p> <b>2. Il diritto alla dignità</b></p>
<p> Questo è un diritto proclamato dal testo coranico. Il Sacro<br />
 Corano dice:</p>
<p> “Abbiamo onorato la progenie di Abramo e l’abbiamo portata<br />
 per terra e per mare. Li abbiamo rifocillati di prelibatezze e li<br />
 abbiamo &nbsp;preferiti di gran lunga tra molti che abbiamo creato”<br />
 (Al-Israa’ 17:70).</p>
<p> Perciò, l’uomo ha dignità in quanto essere umano. Il<br />
 fondamento della sua dignità è il fatto che è stato dotato di<br />
 ragione, libertà di credere, d’opinione e d’espressione. Egli è<br />
 responsabile in modo diretto davanti a Dio per l’esercizio delle<br />
 sue libertà. È diritto dell’uomo godere di protezione della sua<br />
 libertà da parte dell’autorità al governo; nessuno ha il diritto<br />
 di giudicare le persone per la loro fede e di perseguitarle e<br />
 discriminarle per ragioni religiose o etniche. Dio l’Altissimo<br />
 dice:</p>
<p> “Non dire ad alcuno che si sottomette a te in pace: ‘Tu non<br />
 sei un credente’, cercando così il bottino della vita presente”<br />
 (Al – Nisa’ 4:94).</p>
<p> “Tutta l’umanità è la progenie di Adamo”, ha detto il<br />
 Profeta Maometto (la pace sia con lui) nell’ultimo sermone. Egli<br />
 ha anche detto “tutti gli esseri umani sono uguali”.</p>
<p> Il Sacro Corano riconosce solo due ragioni per una guerra<br />
 difensiva: la persecuzione religiosa e l’espulsione dalla propria<br />
 terra. Il Sacro Corano dice:</p>
<p> “Riguardo a coloro che non ti hanno combattuto per la tua<br />
 religione, che non ti hanno cacciato dalle tue case, Dio non vi<br />
 vieta di trattare loro in modo onorevole e di agire con bontà nei<br />
 loro confronti, perché Dio ama coloro che agiscono con onestà”<br />
 (Al-Mumtahinah 60:8).</p>
<p> Agli occhi del Corano, nessuno ha il diritto di fare la guerra ad<br />
 una persona a causa del suo credo o ad un popolo o una comunità per<br />
 cacciarli dalle loro case, o privarli della loro terra. È perciò<br />
 nostro dovere unire gli sforzi per proteggere le libertà religiose<br />
 e nazionali, rispettare la dignità umana per proteggere la<br />
 convivenza sulla base della giustizia e dell’amore.</p>
<p> <b>3. Il diritto alla differenza, il diritto alla pluralità</b></p>
<p> Il diritto ad essere diversi è confermato da Dio che dice:</p>
<p> “Oh umanità, noi ti abbiamo creata maschio e femmina, e<br />
 formata in nazioni e tribù così che vi possiate conoscere. Agli<br />
 occhi di Dio, i più nobili in mezzo a voi sono i più pii” (Le<br />
 Stanze 49:13).</p>
<p> Le differenze tra le società e la loro pluralità, la libertà<br />
 individuale e comunitaria tra le società e i gruppi sono un<br />
 fenomeno naturale. Conoscere e riconoscersi gli uni gli altri è un<br />
 comando divino. Mai le società umane sono state una o la stessa nel<br />
 loro atteggiamento e nel loro modo di vivere, o anche nel loro credo<br />
 religioso.</p>
<p> <b>4. Il diritto a partecipare alla vita politica e pubblica</b></p>
<p> Il diritto di partecipare alla vita politica e pubblica è<br />
 fondato sui principi dell’uguaglianza, della libertà di scelta e<br />
 della responsabilità individuale. L’islam, come dichiara il<br />
 documento di Al-Azhar, non impone uno specifico regime politico e<br />
 non approva uno Stato religioso. Il sistema politico, in qualunque<br />
 società, è la creazione della gente in quella società, musulmani<br />
 e non musulmani. Secondo gli accordi comuni come cittadini, il<br />
 popolo sceglie il proprio sistema di governo, ed essi lo cambiano<br />
 secondo la loro libera volontà secondo i loro migliori interessi.<br />
 Perciò, considerare uno specifico sistema politico come sacro o<br />
 infallibile, o come una materia di fede religiosa, è un<br />
 fraintendimento della religione e una imposizione sulla gente, che<br />
 sia musulmana o non musulmana. Tutte le persone sono custodite dallo<br />
 Stato nazionale che essi hanno creato insieme, ed essi rispettano la<br />
 costituzione e le leggi che li considera uguali in diritti e doveri.</p>
<p> <b>5. Il nostro impegno per le alleanze arabe e internazionali</b></p>
<p> La cultura araba ha avuto una civiltà gloriosa e pluralista, che<br />
 ha contribuito al progresso del mondo. Essa ha creato Stati e<br />
 sistemi di governo e istituzioni. La religione non è mai stata un<br />
 ostacolo a questi traguardi. Se noi oggi ci volgiamo contro questa<br />
 cultura in nome della religione, noi tradiamo la grande eredità del<br />
 passato e la nostra costante lotta per il progresso e la sicurezza.<br />
 Noi siamo impegnati a sostenere la Carta delle Nazioni Unite, la<br />
 Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e le successive<br />
 Dichiarazioni arabe. L’ultima di queste è la dichiarazione di<br />
 al-Azhar riguardo le libertà fondamentali.</p>
<p> Noi siamo parte di questo mondo, e aspiriamo a essere<br />
 positivamente partecipi del suo progresso. Non siamo spaventati dal<br />
 resto del mondo e non vogliamo essere una fonte di paura per gli<br />
 altri. Non vogliamo isolarci dal resto del mondo e non vogliamo &nbsp;che<br />
 il mondo si isoli da noi. Ricordiamo che i musulmani costituiscono<br />
 un quinto della popolazione mondiale, e un terzo di essi vive in<br />
 Paesi non musulmani.</p>
<p> <b>6. Il nostro impegno verso il Libano perché sia una patria e<br />
 uno Stato democratico unificato</b></p>
<p> Basata sui valori di libertà, libera associazione e vita sociale<br />
 comune, la formula libanese dello Stato ha creato un sistema<br />
 consensuale, che garantisce le libertà di base e ha condotto ad uno<br />
 Stato fiorente. Certo, noi riconosciamo che il sistema libanese di<br />
 governo soffre di grossi problemi, ma questo sistema rimane aperto a<br />
 miglioramenti, nella misura in cui la libertà politica e religiosa<br />
 sono garantite e la volontà del popolo è salvaguardata. I<br />
 pensatori e intellettuali libanesi musulmani, molti dei quali sono<br />
 laureati alla Makassed, hanno contribuito a questa cultura di<br />
 libertà e a questo pensiero islamico liberale. Essi si sono uniti<br />
 ad altri intellettuali libanesi nel tracciare l’Alleanza<br />
 nazionale, gli accordi di &nbsp;Taef e i Dieci principi che Dar Al<br />
 Fatwa ha proclamato nel 1983. Quest’ultimo documento afferma i<br />
 principi della cittadinanza comune, del governo civile, delle<br />
 libertà civili e della lealtà al Libano come Stato sovrano e<br />
 patria per tutti i cittadini. Noi vogliamo che il Libano rimanga<br />
 unito e democratico, protettore delle libertà e dei diritti di<br />
 tutti i cittadini e un modello di società plurale e libera. Il<br />
 Libano sarà quindi un esempio da seguire per tutti i regimi arabi<br />
 che stanno soffrendo profondamente a causa dell’estremismo e<br />
 dell’intolleranza e dei crimini commessi in nome della religione,<br />
 che cacciano le persone fuori delle proprie case, ignorando i<br />
 principi della convivenza e della dignità umana. Il modello<br />
 libanese sarà [uno] di tolleranza, di non violenza e di umanesimo.<br />
 &nbsp;</p>
<p> <b>7. Il ruolo e l’impegno della Makassed</b></p>
<p> La Makassed rimarrà fedele alla sua missione e ai suoi principi<br />
 come sono stati definiti 137 anni fa. Esso sgi impegna per la<br />
 libertà di educazione e l’insegnamento della tolleranza<br />
 religiosa. La Makassed ha insegnato l’islam a numerose generazioni<br />
 tramite rinomati insegnanti proveniente dal Libano e da altri Paesi<br />
 arabi.</p>
<p> Noi faremo rivivere questa tradizione e riformeremo<br />
 l’insegnamento dell’islam in stretta collaborazione con Dar Al<br />
 Fatwa, e beneficeremo dai recenti metodi innovativi di insegnamento<br />
 di materie civiche. La Makassed è sempre stato un faro di<br />
 tolleranza nell’educazione civica e religiosa. Col volere di Dio,<br />
 rimarrà tale.</p>
<p> Beirut è stata “la Madre delle leggi” e una casa per la<br />
 libertà e la creatività. Allo stesso modo in cui ha partecipato<br />
 alla creazione dello Stato moderno e al progresso della libertà,<br />
 essa si sforza di rimanere tale, insieme coi musulmani, i non<br />
 musulmani, con la Makassed, in questi tempi difficili per gli Arabi<br />
 e per il Libano. Beirut rimarrà la torcia dell’illuminismo<br />
 musulmano, del progresso arabo e della pace umanitaria.</p>
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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			</item>
		<item>
		<title>INDIFESA: la campagna di sensibilizzazione per i diritti delle bambine</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Oct 2013 04:17:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Aumentano, di giorno in giorno, in Italia e nel mondo i reati rivolti contro i minori e, in particolare, contro le bambine. Secondo i dati elaborati dalle Forze dell&#8217;ordine italiane per Terres des Hommes,&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/10/18/indifesa-la-campagna-di/">INDIFESA: la campagna di sensibilizzazione per i diritti delle bambine</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><b></b></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/10/IDIFESA-LOGO.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/10/IDIFESA-LOGO.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="121" width="320" /></a></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Aumentano,<br />
di giorno in giorno, in Italia e nel mondo i reati rivolti contro i<br />
minori e, in particolare, contro le bambine. Secondo i dati elaborati<br />
dalle Forze dell&#8217;ordine italiane per Terres des Hommes, dal 2011, si<br />
è verificato un incremento del 15%: 822 vittime di vilenza sessuale,<br />
1164 vittime di violenza domestica, per citare solo alcuni numeri.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Federica<br />
Giannotta, responsabile Diritti dei bambini per Terres des hommes, ha<br />
dichiarato: “L&#8217;evidenza di un filo &#8216;rosa&#8217; tra questi terribili dati<br />
conferma l&#8217;urgenza di assicurare maggiore protezione alle bambine e<br />
alle ragazze”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
questo, l&#8217;associazione ha lanciato la campagna dal titolo <i>Indifesa<br />
</i>con<br />
la quale intende porre i riflettori sulla condizione di grave<br />
vulnerabilità da abusi e discriminazioni delle bambine in Italia e<br />
nel mondo. La campagna di sensibilizzazione e di raccolti fondi<br />
permetterà di finanziare progetti di assistenza e prevenzione degli<br />
abusi e progetti contro le discriminazioni quali, ad esempio: le<br />
“bambine domestiche” in perù, le “spose bambine” del<br />
Bangladesh, le “mamme bambine” in Costa d&#8217;Avorio e le bambine<br />
salvate dall&#8217;infanticidio in India.
</div>
<p><strong>Su<br />
questi e altri temi,</strong><br />
come aborto selettivo, mutilazioni genitali, tratta e prostituzione,<br />
lavoro minorile, matrimoni e gravidanze precoci, mancato accesso<br />
all’istruzione, violenza e abusi sessuali, <strong>Terre<br />
des Hommes presenterà il 10 ottobre 2012, in occasione della prima<br />
Giornata ONU delle Bambine presso la Presidenza del Consiglio dei<br />
Ministri il dossier esclusivo “La condizione delle bambine e<br />
ragazze nel mondo”</strong>.</p>
<p></p>
<p>Con<br />
il numero 45501 della Campagna “<br />
<b>In</b><strong>difesa</strong>”<br />
di Terre des Hommes, attivo dall’1 al 21 ottobre, si può donare 2<br />
Euro via SMS da cellulare TIM, Vodafone, Wind, 3, Postemobile Coop<br />
Voce e Nòverca. Si può anche donare 2 euro da rete fissa TWT e fino<br />
a 5 euro da rete fissa Telecom Italia, Infostrada e Fastweb.</p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/10/indifesa-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/10/indifesa-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="130" width="320" /></a></div>
<p><strong>Martedì<br />
24 settembre 2013 presso l&#8217; Aula Magna del Palazzo di Giustizia di<br />
Milano, alla presenza dell&#8217;</strong>Avv.<br />
Paolo Giuggioli, Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Milano,<br />
del Dott. Pierfrancesco Majorino, Assessore alla Politiche sociali<br />
del Comune di Milano, del Dott. Mario Zevola, Presidente del<br />
Tribunale per i Minorenni di Milano e della Dott.ssa Monica Frediani,<br />
Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di<br />
Milano e dai rappresentanti di Terres des Hommes e di altre<br />
associazioni, è stata presentata la Carta di Milano, sulla tutela<br />
dei diritti dell&#8217;infanzia. </p>
<p>Riportiamo, di seguito, i punti<br />
della Carta:</p>
<p>Le<br />
bambine e i bambini non sono oggetti, bensì soggetti attivi, con la<br />
loro dignità, i loro gusti, speranze, sensibilità, idee e valori di<br />
cui si arricchiscono e che con loro si rafforzano. Hanno diritti<br />
inalienabili e doveri. La rappresentazione delle bambine e dei<br />
bambini dovrebbe sempre tenere conto di questa grande ricchezza<br />
coinvolgendoli in modo attivo e coerente con gli obiettivi di<br />
comunicazione ed evitando l’uso meramente ostensivo,<br />
sensazionalistico e artificioso della loro immagine.</p>
<div dir="LTR" id="Sezione1">
<p>I<br />
 bambini e le bambine sono tali indipendentemente dal colore della<br />
 loro pelle, dalla provenienza etnica, dalla loro fede religiosa e<br />
 dalla loro condizione sociale. La comunicazione deve saper<br />
 raccontare tutte le diversità etniche, religiose, sociali e<br />
 geografiche evitando stereotipi e messaggi discriminatori.</p>
<p>La<br />
 comunicazione deve tenere conto delle differenti età dei bambini e<br />
 delle bambine coinvolti rispettandone la naturale evoluzione. Non<br />
 bisogna rappresentarli in comportamenti, atteggiamenti e pose<br />
 inadeguati alla loro età e comunque non corrispondenti al loro<br />
 sviluppo psichico, fisico ed emotivo. Ogni precoce erotizzazione dei<br />
 bambini e delle bambine va bandita dalla comunicazione.</p>
<p>La<br />
 comunicazione dovrebbe rappresentare le bambine e i bambini in<br />
 maniera veritiera, rifuggendo da ogni idealizzazione, buonismo o<br />
 pietismo e bandendo, nel contempo, ogni promozione o incitamento di<br />
 comportamenti devianti o violenti. La comunicazione dovrebbe<br />
 rispettare la fantasia, la creatività e la curiosità dei bambini e<br />
 delle bambine, così come quel delicato mondo di relazioni e<br />
 interazioni in cui vivono ogni giorno.</p>
<p>I<br />
 bambini e le bambine non devono essere rappresentati attraverso la<br />
 raffigurazione adultizzata di stati d’animo negativi quali noia,<br />
 depressione, rabbia, paura, o insoddisfazione che mirano solo a una<br />
 loro strumentalizzazione a fini commerciali. Quando questi<br />
 sentimenti negativi vengono rappresentati, lo devono essere secondo<br />
 una modalità coerente, autenticamente corrispondente al significato<br />
 che essi hanno per i bambini.</p>
<p><strong>I</strong><br />
 bambini<br />
 sono bambini. Sono femmine e sono maschi, con lo stesso diritto a<br />
 essere rispettati come persone a tutto tondo. La comunicazione non<br />
 deve rappresentare il genere in categorie fisse, esaltando attributi<br />
 di virilità e forza, da un lato, di dolcezza e remissività<br />
 dall’altro. La comunicazione non deve presentare continuamente i<br />
 bambini e le bambine in attività convenzionalmente destinate a<br />
 uomini o a donne, rafforzando le discriminazioni di genere.</p>
<p> <strong> </strong>Le<br />
 bambine e i bambini hanno bisogno di punti di riferimento forti che<br />
 trovano soprattutto nei loro familiari e nelle figure affettive a<br />
 loro più vicine ovvero in chiunque si prenda cura del loro<br />
 benessere psico-fisico. La comunicazione non dovrebbe sminuire<br />
 nessuna di queste figure, togliendo ai bambini, specie i più<br />
 piccoli, la fiducia nelle persone che sono fondamentali per il loro<br />
 sviluppo psicologico, fisico e per la loro educazione.</p>
<p>La<br />
 fragilità dei bambini e delle bambine e il loro bisogno di<br />
 protezione non devono essere strumentalizzati per indurre negli<br />
 adulti senso di colpa, inadeguatezza o allarmismo.</p>
<p>La<br />
 rappresentazione di bambini e bambine affetti da patologie non deve<br />
 ricorrere a immagini, descrizioni o discorsi che possano ledere la<br />
 loro dignità.</p>
<p>Il<br />
 benessere delle bambine e dei bambini è prezioso e la loro<br />
 alimentazione è fondamentale perché possano crescere in modo sano<br />
 ed equilibrato. La comunicazione dovrebbe promuovere un corretto<br />
 stile di vita fisico e alimentare, cercando di rafforzare<br />
 comportamenti che salvaguardino il benessere presente e futuro dei<br />
 bambini.</p>
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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		<title>La promozione della salute</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 May 2013 04:06:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[carta]]></category>
		<category><![CDATA[cittadini]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Promozione della salute e sicurezza dei cittadini: queste sono le azioni prioritarie che l&#8217;Unione europea indica a livello comunitario. Ma ci sono alcuni ostacoli: i Paesi membri, ad esempio, presentano sistemi sanitari e sociali&#46;&#46;&#46;</p>
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<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p>Promozione<br />
della salute e sicurezza dei cittadini: queste sono le azioni<br />
prioritarie che l&#8217;Unione europea indica a livello comunitario. Ma ci<br />
sono alcuni ostacoli: i Paesi membri, ad esempio, presentano sistemi<br />
sanitari e sociali differenti così come è diversa l&#8217;organizzazione<br />
ospedaliera e territoriale. Gli stili di vita delle persone, inoltre,<br />
sono condizionati dalle differenze culturali e sono influenzati dalle<br />
condizioni economiche, dal livello di sitruzione e dalla nazionalità.</p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Considerando<br />
tutto questo, la strategia proposta dall&#8217;UE si propone tre obiettivi:</p>
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
promuovere<br />
la salute in un&#8217;Europa che invecchia</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
proteggere<br />
i cittadini dalle minacce per la salute</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
promuovere<br />
sistemi sanitari dinamici e le nuove tecnologie</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
programma prevede il finanziamento di progetti in linea con le azioni<br />
previste e i progetti sono sottoposti ad un esame da parte della<br />
Commissione che li andrà ad inserire nell&#8217;azione denominata “Salute<br />
per la crescita”, azione che si svolgerà nell&#8217;arco di sei anni,<br />
dal 2014 al 2020. Gli investimenti vanno visti nell&#8217;ottica di un<br />
miglioramento dello stile di vita con conseguente aumento del numero<br />
di anni di vita sana, ma anche come opportunità lavorative e di<br />
crescita economica: l&#8217;obiettivo prioritario deve essere, infatti,<br />
quello di eliminare le gravi disparità di accesso ai requisiti<br />
minimi per la salute e il benessere a livello sia internazionale (fra<br />
i diversi Paesi) sia intranazionale (fra le diverse categorie sociali<br />
all&#8217;interno degli stessi Paesi).
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
promozione della salute non riguarda solo l&#8217;Unione europea, ma<br />
riguarda anche il resto del mondo: lo scorso 19 aprile, a Pisa, si è<br />
tenuto il meeting dal titolo: “Promozione della salute e diritti<br />
umani” in cui sono stati ribaditi gli obiettivi elencati in<br />
precedenza. Il meeting rientra all&#8217;interno di un percorso della<br />
Conferenza Internazionale, che ha visto tappe anche ad Ottawa,<br />
Adelaide, Tokio, Jakarta, Bangkok, Ginevra. Nel 1986, in particolare,<br />
ad Ottawa, è stata redatta una Carta (<i>Ottawa<br />
Charter for Health Promotion</i>)<br />
che è diventata il documento a cui si fa riferimento ancora oggi:<br />
uno dei concetti chiave della Carta è il concetto di “olismo”,<br />
secondo il quale la salute non è solo una condizione fisica e non si<br />
raggiunge solamente con prestazioni mediche, ma anche attraverso<br />
l&#8217;intervento armonico di enti pubblici, della famiglia, dei mezzi di<br />
comunicazione e delle organizzazioni della società civile.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
I<br />
partecipanti alla conferenza di Pisa, come già nella carta di<br />
Ottawa, si sono impegnati e riconoscere che le persone rappresentano<br />
la maggior risorsa per la salute (e ciò assume un significato<br />
specifico in carenza di risorse economiche) sollecitando, quindi, un<br />
impegno maggiore nel favorire lo sviluppo di competenze e abilità<br />
come principali punti di forza dell&#8217;individuo e della collettività.
</div>
<p></p>
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		<title>Molte donne per il nuovo governo italiano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Apr 2013 04:26:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cecile Kyenge Kashetu Nomi nuovi, nomi a sorpresa per la lista dei ministri che compone la squadra del neoeletto Presidente del Consiglio, Enrico Letta. E nella squadra molte donne: alle Pari opportunità e allo&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;">
<tbody>
<tr>
<td style="text-align: center;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/04/Ministro-INTEGRAZIONE.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/04/Ministro-INTEGRAZIONE.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="213" width="320" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td class="tr-caption" style="text-align: center;">Cecile Kyenge Kashetu</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Nomi<br />
nuovi, nomi a sorpresa per la lista dei ministri che compone la<br />
squadra del neoeletto Presidente del Consiglio, Enrico Letta. E nella<br />
squadra molte donne: alle Pari opportunità e allo Sport la<br />
campionessa di kajak Josefa Idem, alla Giustizia Anna Maria<br />
Cancellieri, agli Affari esteri Emma Bonino, al ministero<br />
dell&#8217;Agricoltura Nunzia De Gerolamo, alla Salute Beatrice Lorenzin e<br />
Anna Maria Bernini alle Politiche comunitarie.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ma<br />
l&#8217;Italia ora ha il suo primo ministro nero: ed è giusto dirlo.<br />
Cecile Kyenge Kashetu, ministro dell&#8217;Integrazione.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Nata a<br />
Kambove, nella Repubblica Democratica del Congo, residente in Italia<br />
dall&#8217;83, vive in provincia di Modena, sposata e madre di due figli,<br />
Cecile Kyenge si è laureata in medicina e chirurgia, con<br />
specializzazione in oculistica, già deputata del Pd, è portavoce<br />
nazionale della Rete Primo Marzo per cui si occupa di promuovere i<br />
diritti dei migranti e i diritti umani.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
neoministro si è avvicinato alle tematiche dell&#8217;immigrazione, ha<br />
raccontato in una recente intervista, per le difficoltà che ha<br />
vissuto in prima persona: due anni dopo aver conseguito la laurea,<br />
non poteva accedere ad un concorso pubblico, come tanti altri<br />
immigrati come lei. Come prima donna dell&#8217;Africa sub-sahariana ad<br />
essere eletta nel Parlamento italiano ha affermato di aver provato un<br />
forte senso di responsabilità: impegno e responsabilità che l&#8217;hanno<br />
sempre guidata nel suo percorso umano e politico.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
scorsa edizione della Giornata senza di noi &#8211; lo sciopero dei<br />
migranti lavoratori, promosso dalla Rete Primo Marzo &#8211; è stata<br />
organizzata mettendo al centro della riflessione la libera<br />
circolazione delle persone immigrate, una nuova legge sulla<br />
cittadinanza e l&#8217;abrogazione della legge Bossi-Fini. E proprio queste<br />
saranno ancora le battaglie di Cecile Kyenge che, nel 2011, ha<br />
sottoscritto e divulgato la Carta mondiale dei migranti che<br />
riportiamo di seguito in versione integrale.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Intanto<br />
la Lega, attraverso le parole di Matteo Salvini, ha espresso la<br />
propria posizione riguardo alla scelta del Ministro per<br />
l&#8217;Integrazione: “Siamo pronti a fare opposizione totale al ministro<br />
per l&#8217;Integrazione, simbolo di una sinistra buonista e ipocrita, che<br />
vorrebbe cancellare il reato di clandestinità e per gli immigrati<br />
pensa solo ai diritti e non ai doveri&#8230;Venga in alcune città del<br />
Nord, a vedere come l&#8217;immigrazione di massa ha ridotto gli italiani a<br />
minoranza nei loro quartieri. I governatori leghisti del Nord faranno<br />
argine, nel nome del &#8216;prima i residenti, prima gli italiani&#8217;”.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ma Laura<br />
Boldrini Presidente della Camera, Emma Bonino (che si è sempre<br />
battuta per i diritti civili e umani) agli Affari Esteri e Cecile<br />
Kyenge all&#8217;Integrazione fanno ben sperare.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/04/29/molte-donne-per-il-nuovo-governo/">Molte donne per il nuovo governo italiano</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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