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	<title>CAS Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Piana di Gioia Tauro, proposte concrete dalla società civile: trasferite i migranti</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Mar 2020 08:52:54 +0000</pubDate>
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<p>(da Mediterraneanhope.com)</p>



<p>Il 21 marzo le organizzazioni della società civile impegnate nella tutela dei diritti e della salute dei braccianti stranieri della Piana di Gioia Tauro hanno inviato alla Regione Calabria una lettera con alcune proposte concrete per la prevenzione e il contenimento del Coronavirus all’interno degli insediamenti precari. I firmatari – Mediterranean Hope, programma migranti e rifugiati della FCEI, MEDU – Medici per i diritti umani, Sanità di Frontiera, Csc Nuvola rossa, Comitato solidarietà migranti e SOS Rosarno – hanno chiesto in particolare di predisporre soluzioni abitative idonee al contrasto alla diffusione del Covid19.<br>Dove? Negli alberghi, negli immobili confiscati alle mafie (in condizione di immediata abitabilità) e nelle case sfitte, presenti in tutto il territorio calabrese, nei CAS (centri di accoglienza straordinaria) che sia possibile adibire a questo scopo.<br>Tutte le operazioni, secondo i promotori della richiesta alla Regione Calabria, andrebbero svolte in osservanza di quanto stabilito dal Governo per limitare al massimo la diffusione del virus e in conformità con quanto stabilito sia dai decreti, che dai provvedimenti locali.</p>



<p><a href="https://mediciperidirittiumani.org/medu/wp-content/uploads/2020/03/COVID-19_PianaGioiaTauro_Proposte-operative-per-insediamenti-braccianti-2.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Qui e di seguito il testo integrale della lettera inviata alle autorità regionali calabresi, con le proposte operative a tutela della salute dei braccianti e dell’intera collettività.</a></p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p>Testo completo della lettera e del comunicato:</p>



<p>Sabato 21 marzo Medici per i Diritti Umani, Mediterranean Hope – programma &nbsp;migranti e rifugiati della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), Sanità di Frontiera, Csc Nuvola Rossa e Co.S.Mi. (comitato solidarietà migranti) e SOS Rosarno hanno redatto delle&nbsp;<strong>PROPOSTE OPERATIVE PER LA GESTIONE DELL’EMERGENZA COVID-19 RELATIVA ALLE CONDIZIONI ABITATIVE DEI BRACCIANTI NELLA PIANA DI GIOIA TAURO.</strong></p>



<p>Tali&nbsp;<a href="https://mediciperidirittiumani.org/medu/wp-content/uploads/2020/03/COVID-19_PianaGioiaTauro_Proposte-operative-per-insediamenti-braccianti-2.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">proposte</a>&nbsp;sono state inviate all’attenzione del Dirigente Generale del Dipartimento Salute, politiche sanitarie Antonio Belcastro, alla Presidente della Regione Calabria Jole Santelli e al Vice Presidente della Regione Calabria Nino Spirlì, tramite l’indirizzo PEC del Dipartimento Salute, politiche sanitarie poiché i rappresentanti regionali non hanno ancora indirizzi mail istituzionali attivi.</p>



<p>Le proposte elaborate riguardano&nbsp;gli spostamenti dei braccianti in abitazioni idonee, al fine di prevenire il contagio.</p>



<h2><strong>&gt;&gt;&nbsp;<a href="https://mediciperidirittiumani.org/medu/wp-content/uploads/2020/03/COVID-19_PianaGioiaTauro_Proposte-operative-per-insediamenti-braccianti-2.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">LEGGI LETTERA</a>&nbsp;&lt;&lt;</strong></h2>



<p>Nell’attesa di organizzare e predisporre le soluzioni abitative&nbsp; &nbsp;le realtà firmatarie chiedono:</p>



<p>1- L’immediato ripristino dell’accesso all’acqua del casolare situato in Contrada Russo, presso il Comune di Taurianova</p>



<p>2- Predisporre la presenza di personale sanitario all’esterno della tensostruttura messa a disposizione dal giorno 20/03/20, in modo da individuare casi sospetti e isolarli repentinamente. Si sottolinea che tali compiti non possono in alcun modo essere affidati al personale deputato alla gestione della Tendopoli, in quanto non competente in materia sanitaria</p>



<p>3- Predisporre l’accesso agli insediamenti informali da parte di personale sanitario, in modo da individuare casi sospetti ed isolarli repentinamente</p>



<p>4- Garantire l’accesso ai vari insediamenti da parte delle realtà del territorio per organizzare un approvvigionamento del vitto.</p>



<p>L’associazione&nbsp;<em>Medici per i Diritti Umani</em>&nbsp;è disponibile ad effettuare un triage telefonico, nonché presso i luoghi interessati allo scopo di supportare il lavoro del SSN. Per operare negli insediamenti dei braccianti, l’associazione necessita altresì di DPI adatti allo scopo e di un supporto da parte delle Istituzioni per il loro corretto smaltimento. Nell’attesa di poter reperire con fondi propri i suddetti DPI,&nbsp;<em>Medici per i Diritti Umani</em>&nbsp;richiede, qualora possibile, la disponibilità di una fornitura da parte degli Organi Istituzionali preposti, anche alla luce dell’allestimento della tensostruttura presso il piazzale della Tendopoli.</p>
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		<title>Prendersi cura degli ultimi. Intervista al presidente della Fondazione Ebbene</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Feb 2020 07:57:56 +0000</pubDate>
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<p>di Matteo Vairo </p>



<p>Il dibattito sul potere delle comunicazioni di massa si accende, con toni aspri e molto spesso gridati, ogni qual volta ci si trova in presenza di particolari tensioni politiche e sociali. </p>



<p>Senza generalizzare ritengo utile sottolineare le sempre più incombenti responsabilità dei media nel dibattimento pubblico che sta accompagnando la nostra quotidianità: non solo l’abuso di contenuti violenti e la propaganda politica urlata, ma anche l’ossequioso allineamento, la caduta della professionalità e della qualità informativa e, talvolta, l’offesa al buon senso e all’intelligenza del pubblico. </p>



<p>A tal proposito ricordo sempre con dispiacere un episodio vissuto durante il mio direttorato nel CAS di Zavattarello, nel pavese.&nbsp;</p>



<p>Proposi ad un periodico free press (anche se sarebbe meglio definirlo uno spreco di alberi) locale un approfondimento su quanto di buono i terribili “immiNgrati” ed i mostruosi “quelli che accompagnano gli immiNgrati” stessero facendo per la realtà comunale che ci ospitava; la risposta fu laconica e la conservo ancora oggi gelosamente nella mia casella mail a memoria futura: “Da voi va tutto bene, non avete appeal giornalisticamente parlando”.&nbsp;</p>



<p>Fu una doccia fredda per un giovane idealista 26enne come me ed il senso di rivalsa da quella mail mi ha portato ad una ricerca accorata, ed accurata, su quanto di buono il terzo settore offre e su quanto ancora può dire al fine di far emergere storie e realtà ormai troppo spesso etichettate di “inutile buonismo” e che invece sono preziose per tutta una fascia quasi del tutto dimenticata dal welfare state: gli ultimi.&nbsp;</p>



<p>“Si può sbagliare l’appartenenza politica, le amicizie..ma chi sceglie di stare dalla parte degli ultimi non sbaglia mai” amava dire Don Gallo, e questa scelta l’ha compiuta a pieno la Fondazione Ebbene, realtà che ho conosciuto con piacere qualche tempo fa e che oggi è un modello di economia circolare che agisce per contrastare le povertà, sostenere le giovani generazioni, contrastare le mafie e rigenerare i luoghi, combattendo la “cultura dello scarto” sulla scia di un cambiamento che si costruisce con il coinvolgimento e l’impegno di tutta la comunità. Nata a Catania nel 2012, la Fondazione è diventata un modello a livello nazionale ed agisce tramite i suoi Centri e Luoghi di Prossimità in diverse regioni italiane coinvolgendo direttamente i beneficiari dei suoi servizi in una logica lontana dall’assistenzialismo tristemente noto e diffuso nel settore, ma lavorando “con” le persone e non “per” le persone. La Fondazione è in cammino, è un organismo vivo ed il suo orizzonte è costituito dagli “invisibili” della società a cui i vari progetti attivi tentano di restituire un nome, è un progetto, una proposta sociale e culturale che viene rivolta a tutti coloro che intendono ascoltarla e cerca di essere una risposta alla “polverizzazione” dei legami di questi tempi, un luogo in cui misurarsi anche con le relazioni interpersonali e la loro fatica diventando una palestra per imparare a ricostruire capacità solidali.&nbsp;</p>



<p>Parliamo di questo “sogno” ed altro con Edoardo Barbarossa, Presidente della Fondazione:&nbsp;</p>



<p>• Catania 2012:nasce la Fondazione Ebbene.. ci racconti le radici di questa esperienza che parte dalla Sicilia e si estende in tutta Italia-&nbsp;</p>



<p>Ebbene nasce dalla voglia di migliorare la qualità della vita delle persone e delle comunità agendo con un’ottica nuova che non fosse quella della cooperazione sociale, dalla quale io stesso provengo, né quella del volontariato. Mettendo insieme le esperienze di alcune organizzazioni del terzo settore e il know how di molti professionisti con i quali abbiamo condiviso il progetto Ebbene, è nata una Fondazione che ha immaginato di sperimentare un modello che, partendo da Sud, riuscisse a viaggiare per lo stivale creando percorsi personalizzati di accompagnamento tarati sul nucleo familiare che impattassero positivamente sul territorio rendendolo protagonista.&nbsp;</p>



<p>Cuore della Fondazione sono i Centri di Prossimità (di cui uno anche qui a Milano) a cui si uniscono i Luoghi di Prossimità.. come traducono sul campo i principi della Fondazione?&nbsp;</p>



<p>I Centri sono l’agire quotidiano del modello di Prossimità di Ebbene. Sono spazi in cui si mette in campo un processo di economia circolare, aperti ad accogliere le persone che con le loro famiglie hanno bisogno di un sostegno. Non dobbiamo pensare obbligatoriamente a condizioni di fragilità estrema – anche se purtroppo sono le più numerose – ma anche solo a richieste di interventi per migliorare la qualità della propria vita. All’interno dei centri gli operatori mettono in campo le “<strong>4 A</strong>” <strong>Accoglienza, Ascolto, Accompagnamento, Autonomia </strong>rispondendo, ai bisogni evidenziati in una fase di pre-assestment, con un progetto personalizzato. I servizi che vengono erogati dai Centri – in proprio o attraverso convenzioni con agenzie del territorio &#8211; sono moltissimi e dipendono sia dalle richieste de territorio che dalle energie che esso stesso mette a disposizione. Dall’inserimento lavorativo al sostegno alimentare passando per i servizi previdenziali, alle attività aggregative, educative o sportive e molto altro. I <em>Luoghi di Prossimità </em>sono invece punti o progetti che rappresentano la Fondazione sul territorio all’interno dei quali si agisce rigenerando contesti degradati, ma non erogano servizi di Prossimità.&nbsp;</p>



<p>Con il Consorzio Sol.co promuovete diverse occasioni d’incontro come&nbsp;l’Happening della solidarietà e la Biennale della Solidarietà.. come è&nbsp;cambiato nel tempo il dibattito sulle politiche di welfare?&nbsp;</p>



<p>Happening così come Biennale sono luoghi privilegiati di confronto ma soprattutto laboratori in cui non ci si ferma alla narrazione di esperienze o alla divulgazione di profili scientifici, sono occasioni in cui si genera un dibattito produttivo al quale, se ben condotto, segue un’azione.&nbsp;</p>



<p>Il dibattito è cambiato moltissimo se guardiamo tre direzioni, quello della conoscenza, quello della consapevolezza e quello della relazione. Welfare, Terzo Settore e Prossimità non sono più termini tecnici compresi solo dagli operatori del settore ma di uso comune anche per i cittadini, il dibattito è diventato quindi più ampio perché gli attori che con comprensione vi partecipano sono aumentati.</p>



<p>Un dibattito più consapevole perchè le organizzazioni del Terzo Settore hanno gradualmente acquisito consapevolezza del loro ruolo e – dall’altro lato – le Istituzioni hanno compreso che solo l’azione sinergica può generare interventi realmente efficaci.&nbsp;</p>



<p>L’ultimo è quello della relazione. Occasioni come Biennale o Happening della Solidarietà sono occasioni per rinsaldare la relazione tra organizzazioni, cittadini, attori produttivi e Istituzioni in un processo che evidentemente è circolare. Credo sia finita l’epoca della comunicazione unidirezionale.</p>



<p>• Cosa ne pensa della deriva delle politiche sociali degli ultimi anni? Ed in questo contesto, come si inseriscono gli ultimi provvedimenti governativi come il reddito di cittadinanza?&nbsp;</p>



<p>Interventi disconnessi dalla realtà, più orientati a costruire dipendenze che a lavorare realmente per la dignità delle persone. E’ certamente un traguardo – più concettuale che tecnico – l’aver immaginato una misura universale con una programmazione estesa, l’errore è quello di pensare che interventi come il RdC possano risolvere la questione della povertà in Italia senza un piano complessivo di sostegno per le famiglie, un piano che viaggi grazie alla collaborazione del terzo settore e parallelamente a una strategia di Sviluppo del Paese che si diparta proprio da quel capitale Umano “assistito” e che in vece va trasformato in produttivo e generativo.&nbsp;</p>



<p>• Come valuta, attualmente, la rete di protezione sociale in Sicilia?&nbsp;</p>



<p>Fragile, più delle fragilità su cui dovrebbe incidere.&nbsp;</p>



<p>• Strizzando un occhio al futuro, cosa bolle nella già importante pentola della Fondazione?&nbsp;</p>



<p>Ebbene vuole intensificare l’applicazione del modello adattandola a nuovi contesti, a nuovi potenziali Centri di Prossimità. In questo senso il percorso si&nbsp;completa anche grazie a un lavoro di ricerca sull’impatto reale che il modello di Ebbene genera così da dialogare con maggiore forza anche con le Istituzioni che sono aperte a immaginare una nuova modalità di rispondere ai bisogni delle persone.&nbsp;<br></p>
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		<title>Che cosa succede al processo contro Mimmo Lucano? Le due udienze di luglio</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Jul 2019 07:54:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(Da www.pressenza.com) Al tribunale di Locri continua il processo contro Lucano, il 10 e il 16 luglio ci sono state altre due udienze, le ultime prima dell’interruzione estiva, per poi riprendere l’11 settembre. Come&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>(Da <a href="http://www.pressenza.com?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.pressenza.com?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>)</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="720" height="424" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/io-sto-con-Riace-720x424.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12856" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/io-sto-con-Riace-720x424.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/io-sto-con-Riace-720x424-300x177.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></figure>



<p>Al tribunale di Locri continua il processo contro Lucano, il 10 e il 16 luglio ci sono state altre due udienze, le ultime prima dell’interruzione estiva, per poi riprendere l’11 settembre. Come avevamo fatto per le <a href="https://www.pressenza.com/it/2019/06/che-cosa-succede-al-processo-contro-mimmo-lucano/?utm_source=rss&utm_medium=rss">tre udienze di giugno</a>, proviamo a dare una valutazione di quanto è successo in queste udienze dal nostro punto di vista di cittadini interessati a monitorare il processo e a farne conoscere all’opinione pubblica la materia viva su cui si incentra. Siamo certi che questa materia sia di vitale importanza per i molti di noi che di Lucano condividono i valori dell’accoglienza, della solidarietà e dell’umanità.</p>



<p>Si tratta di un punto di vista diverso da quello giudiziario; abbiamo già detto che non vogliamo entrare nei meccanismi del processo. E’ chiaro che i rilievi che il presidente Accurso continua a muovere ai testimoni dell’accusa, di imprecisione, confusione, scarsa documentazione, ecc., non ci lasciano indifferenti; sono segnali importanti della volontà dei giudici di ricostruire un quadro di verità, sotto il fumo di supposizioni in cui il processo è nato. Ma il nostro obiettivo è un altro: capire perché si è sparso quel fumo, cosa si vuole effettivamente attaccare e delegittimare. Vogliamo ragionare pubblicamente su cosa esattamente si sta processando, su quali azioni vengono trattate come reati, quali idee additate come illecite, nella misura in cui riteniamo queste azioni e queste idee parte integrante delle nostre libertà.</p>



<p>Innanzitutto, facciamo un po’ di informazione su quanto è avvenuto in queste udienze, visto che gli articoli di stampa sul processo scarseggiano, mentre nei quotidiani governativi impazzano macchine del fango e campagne di disinformazione sugli eventi artistici realizzati a Riace dalle giunte di Lucano.</p>



<p>L&#8217;udienza del 10 luglio si è aperta con le dichiarazioni spontanee di Mimmo Lucano, che per la prima volta ha parlato al processo per dare, ha detto, il suo contributo alla ricostruzione della verità. Ha ricostruito l’integrazione a Riace, mettendo in evidenza il senso del lavoro fatto: coinvolgere migranti e comunità locale in un progetto di cambiamento complessivo, raccordando integrazione e sviluppo locale e adottando una serie di misure di antimafia sociale. Ha rivendicato quel sistema di nuove opportunità di lavoro (laboratori, fattoria didattica, frantoio, turismo solidale) e di servizi (scuole, ambulatorio medico, acqua pubblica, raccolta differenziata) che è stato messo in piedi a Riace e ha permesso a tanti giovani di trovare un’alternativa all’emigrazione. Ha richiamato l’importanza che Riace ha assunto nella regione, rappresentando un punto di sfogo nei momenti più critici degli sbarchi cui volentieri ricorrevano Viminale e Prefettura, al punto che in Prefettura lo chiamavano “San Lucano”. “Io ho assecondato le loro richieste perché quella gente aveva bisogno. Ho sempre detto di sì, anche perché vedevo che Riace stava crescendo, anche esteticamente, diventava più bella, più viva” [citato da A. Candito, La Repubblica 10/7/2019]. Ha rivendicato tutto quello che ha fatto, sottolineando che non si è mai mosso per interesse: “E’ sempre stata solo una missione politica e umana”. Ha poi ripreso i vari passaggi che dalla prima ispezione del 21 luglio 2016 hanno portato alle ispezioni successive, che muovevano rilievi, ma erano anche in contraddizione fra loro, tanto che il prefetto nel 2017 ne dispone una ulteriore più approfondita che riabilita il sistema di Riace. Ha parlato anche apertamente della questione che già è stata al centro delle udienze precedenti, i lungo permanenti: “Io mi rifiuto di pensare che dopo 6 mesi di permanenza di una famiglia si possa mandar via le persone, far interrompere ai bambini la frequenza della scuola, o altro”.</p>



<p>In seguito, nelle due udienze si sono succedute le testimonianze di funzionari della prefettura di Reggio Calabria (Salvatore del Giglio, Maria Grazia Surace, Salvatore Gullì) sulle ispezioni nel CAS e SPRAR di Riace e sulle irregolarità rilevate. Si spazia da affidamenti dei servizi senza gara (ma le gare non erano obbligatorie a quell’epoca), a presenze nel CAS che non avrebbero più dovuto esserci, a rendicontazioni poco convincenti.</p>



<p>Anche qui, come per le precedenti, non è nostra intenzione seguire il dettaglio delle questioni tecniche sollevate; possiamo solo rilevare contraddizioni fra delle premesse in cui si apprezza l’integrazione dei migranti con la comunità locale, e il lungo elenco delle anomalie riscontrate, che però si sperdono in imprecisioni, confusioni, vuoti di memoria e incompetenze di vario genere. La sensazione è che gli ispettori non conoscano il territorio (alcuni di loro non sono nemmeno mai stati a Riace e hanno lavorato su dati riferiti); che non abbiano piena consapevolezza della normativa in vigore nei vari periodi; che non tengano conto della diffusione di certe problematiche nella gran parte dei CAS e SPRAR in Italia; che spesso non conoscano le differenze fra i due sistemi, in particolare in termini di erogazione fondi e rendicontazione. Ne esce un quadro confuso che non aiuta a distinguere il potenziale illecito amministrativo da eventuali responsabilità penalmente rilevanti e fa scattare a più riprese il Presidente Accurso, che deve correggere, precisare il contesto normativo e chiedere maggiore chiarezza e documentazione più consistente.</p>



<p>Questo per l’informazione. Ma nel nostro monitoraggio vogliamo valutare il contenuto che questi rilievi tendono a mettere in discussione; perché se si trattasse solo di irregolarità o errori nel rendicontare, non saremmo in un processo penale. Cos’è dunque che si prende davvero di mira in questa disamina di CAS e SPRAR di Riace? Certo, la storia di CAS e SPRAR nel sistema di accoglienza pubblico in Italia è complessa: rappresentano due livelli, un primo livello di accoglienza straordinaria in centri tenuti dalle Prefetture e un secondo livello affidato ai Comuni, dove dovrebbe realizzarsi un’integrazione diffusa nel territorio. Al termine delle condizioni straordinarie, i soggetti di protezione dovrebbero entrare nel circuito degli SPRAR; in realtà, la sproporzione di posti disponibili rimane molto forte a vantaggio dell’accoglienza straordinaria e crea un imbuto che ostacola il passaggio al secondo livello.</p>



<p>Secondo i Rapporti sulla protezione internazionale in Italia, a fine 2016 il 73% dei richiedenti asilo era nei CAS e solo il 19% negli SPRAR; un anno dopo lo SPRAR era sceso al 15%, mentre i CAS assorbivano più del 77%, sebbene già nel 2016 una circolare ministeriale annunciasse la sparizione dei CAS a favore degli SPRAR. I Rapporti denunciano molta confusione fra i due sistemi e l’insufficienza di posti negli SPRAR; di questi ultimi, denunciano anche i tempi brevi di copertura (6 mesi eventualmente prorogabili), che non sempre bastano ad avviare una vera integrazione. Insomma, chi dovrebbe uscire dall’accoglienza straordinaria ed entrare nello SPRAR molto spesso non può farlo, tanto è vero che si può presentare istanza di deroga per casi specifici.</p>



<p>Questa è la situazione generale in Italia. Vista attraverso le ispezioni a Riace, però, serve a far riapparire, nei confini incerti fra le due istituzioni, quella figura che già abbiamo visto nelle udienze precedenti essere al centro delle accuse a Lucano: i lungo permanenti, che lui stesso dichiara apertamente di aver tenuto a Riace e per i quali ha presentato molte domande di deroga allo SPRAR, almeno in parte accettate. La questione dei lungo permanenti si gioca tutta qui, nel gioco ad incastro fra le due istituzioni dell’accoglienza e nelle loro fragilità. Se non ci sono posti disponibili nello SPRAR, restano al CAS, stabiliva la circolare Morcone fino al 2016 e i Rapporti confermano che è successo così anche molto dopo quella data; ma non avendo più diritto, la Prefettura non riconosce più i fondi (dice Surace che ad un certo punto si accorgono che 37 persone non dovevano più essere nel CAS e decurtano i fondi). Dunque se restano a Riace, restano praticamente a spese del Comune; né tolgono posti ad altri, visto che sono fuori dal CAS e che il Comune di Riace, come ammette Surace, non ha mai rifiutato di accogliere qualcuno ogni qualvolta la Prefettura glielo ha chiesto. Se invece sono nello SPRAR, e i 6 mesi del progetto non sono sufficienti a metterli in una condizione di autonomia, restano a Riace perché Lucano si rifiuta di mandarli via per “serie e gravi ragioni umanitarie”; ma anche qui non ci sono più fondi a loro destinati in quanto il progetto SPRAR è terminato.</p>



<p>Insomma, i lungo permanenti di Riace non comportano altri costi, sembrano essere un reato di per sé.</p>



<p>In sostanza l’anomalia rappresentata dai lungo permanenti si conferma come il centro anche di queste deposizioni, ma neanche queste deposizioni riescono a fondare il sospetto che siano stati fonte di lucro. Anzi, a più riprese il Presidente rileva una carenza di controlli da parte della Prefettura, che pare accorgersi tutt’a un tratto di irregolarità fino ad allora tollerate e altrove evita perfino di perseguirle. Torna allora con forza la domanda da cittadini che ci siamo già poste: tener conto della vulnerabilità delle persone e quindi dei tempi loro necessari per riconquistare un’autonomia di esistenza è un dovere di umanità, o un reato? Non potrebbe essere questo il cuore di una politica migratoria diversa, che rispetti i diritti umani e il dettato costituzionale? E’ in questo senso che nel processo a Lucano crediamo siano in gioco le nostre libertà.</p>



<p><strong>Donatella Murolo Latella, Giovanna Procacci, Marcella Stagno (Comitato Undici Giugno)</strong></p>
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		<title>Decreto (in)sicurezza. L&#8217;appello di Alex Zanotelli alla Resistenza civile</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Dec 2018 08:02:38 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="byline"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/DSC5887_00001-470x2601.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11777" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/DSC5887_00001-470x2601.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="470" height="260" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/DSC5887_00001-470x2601.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 470w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/DSC5887_00001-470x2601-300x166.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 470px) 100vw, 470px" /></a></div>
<div class="entry-content">
<p>Il 27 novembre 2018 sarà ricordato come il <strong>Martedì Nero</strong> della Repubblica italiana perché il Parlamento ha trasformato in legge il Decreto Sicurezza che è in netta contraddizione con i principi della nostra Costituzione. E questo è avvenuto senza una discussione parlamentare e senza la possibilità di inserire emendamenti. Altro che centralità del Parlamento! È un brutto segnale per la nostra democrazia! Infatti il Decreto Sicurezza è una legge repressiva anche nei confronti degli italiani. Rende reato, per esempio, il blocco delle strade o delle ferrovie (strategia nonviolenta attiva), proibisce l’assembramento di persone (elemento costitutivo della stessa democrazia), impone il daspo e gli sgomberi. È forse l’inizio di un sistema poliziesco guidato dall’uomo forte?</p>
<p class="western">Ma la gravità di questo Decreto sta nel fatto che nega i principi di solidarietà e di uguaglianza che sono alla base della nostra Costituzione. Infatti questo Decreto prevede per i migranti l’abolizione della protezione umanitaria, il raddoppio dei tempi di trattenimento nei Centri per il Rimpatrio (CPR), lo smantellamento dei centri SPRAR (Sistema per i richiedenti asilo e rifugiati) affidati ai Comuni (un’esperienza ammirata a livello internazionale, per non parlare di Riace), la soppressione dell’iscrizione anagrafica con pesanti e concrete conseguenze, l’esclusione all’iscrizione del servizio sanitario nazionale e la revoca di cittadinanza per reati gravi. Trovo particolarmente grave il diniego del diritto d’asilo per i migranti, un diritto riconosciuto in tutte le democrazie occidentali, menzionato ben due volte nella nostra Costituzione. Questa è una legge che trasuda la ‘barbarie’ leghista e rappresenta un veleno micidiale per la nostra democrazia. Di fatto il decreto è profondamente ingiusto perché degrada la persona dei migranti e crea due classi di cittadini, rendendo lo ‘straniero’ una minaccia, un nemico e sancendo così la nascita del ‘tribalismo’ italiano, come lo definisce G. Zagrebelsky. Anzi, crea l’apartheid giuridica e reale. E questo conduce alla separazione e la separazione è peccato. Per di più questo Decreto si chiama sicurezza, ma sicurezza non offre, perché moltiplicherà il numero dei clandestini e degli irregolari che verranno sbattuti per strada. E l’effetto è già sotto i nostri occhi: tre migranti su quattro si sono visti negare l’asilo, migliaia di titolari di un permesso di soggiorno sono stati messi alla porta, circa quarantamila usciranno dagli SPRAR. E sono spesso donne con bambini che hanno attraversato l’inferno per arrivare da noi! Così entro il 2020 si prevedono oltre 130.000 irregolari per strada. E gli irregolari verranno rinchiusi nei nuovi lager, i CPR. A questi verrà ingiunto, entro sette giorni, di ritornare nei loro Paesi. Ma né i migranti né il governo hanno i mezzi per farlo. Così rimarranno in Italia mano d’opera a basso prezzo per il capolarato del nord e del sud.</p>
<p class="western">È questa la conclusione amara di un lungo cammino xenofobo di questo Paese, iniziato con la Turco-Napolitano (i CIE!), seguito dalla Bossi-Fini, dai decreti Maroni e dalla legge Orlando-Minniti, oltre che al criminale accordo di Minniti con la Libia. Questo <strong>razzismo di Stato</strong> è poi sfociato in una guerra contro le ONG presenti nel Mediterraneo, per salvare vite umane, e alla chiusura dei porti, in barba a leggi nazionali e internazionali! Non c’è più legge che tenga, la legge la fa la maggioranza di turno al governo! È in ballo il diritto, la legge, la nostra stessa democrazia. È grave che ora anche il Presidente della Repubblica abbia firmato questo Decreto. Non possiamo più tacere. Dobbiamo reagire, organizzare la resistenza per salvare la nostra comune umanità.</p>
<p class="western">Per questo ci appelliamo a:</p>
<p class="western">&#8211; Corte Costituzionale, perché dichiari il Decreto sicurezza incostituzionale;</p>
<p class="western">&#8211; Giuristi, perché portino queste violazioni dei diritti umani alla Corte Europea di Strasburgo;</p>
<p class="western">&#8211; Conferenza Episcopale Italiana perché abbia il coraggio di bollare questo Decreto e la politica razzista di questo governo come antitetici al Vangelo;</p>
<p class="western">&#8211; Istituti missionari, perché facciano udire con forza la loro voce, mettendo a disposizione le loro case per ‘clandestini’ come tante famiglie in Italia stanno facendo;</p>
<p class="western">&#8211; Parroci, perché abbiano il coraggio di offrire l’asilo nelle chiese ai profughi destinati alla deportazione, attuando il Sanctuary Movement, praticato negli USA e in Germania;</p>
<p class="western">&#8211; Responsabili degli SPRAR, CAS e altro, perché disobbediscano, trattenendo nelle strutture i migranti, soprattutto donne con bambini;</p>
<p class="western">&#8211; Medici, perché continuino a offrire gratuitamente servizi sanitari ai clandestini;</p>
<p class="western">&#8211; Cittadinanza attiva, perché in un momento così difficile e buio, si oppongano con coraggio a questa deriva anti-democratica, xenofoba e razzista anche con la <strong>‘disobbedienza civile’ </strong>così ben utilizzata da Martin Luther King che affermava: «L’individuo che infrange una legge perché la sua coscienza la ritiene ingiusta, ed è disposto ad accettare la pena del carcere per risvegliare la coscienza della comunità riguardo alla sua ingiustizia, manifesta in realtà il massimo rispetto per la legge!».</p>
<p class="western">Coraggio, inizia ora la <b>Resistenza civile</b>!</p>
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		<title>Il discorso di Domenico (Mimmo) LUCANO a Milano, 30 ottobre 2018</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Nov 2018 08:17:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Lo scorso 30 ottobre, Domenico Lucano è stato ospite presso la Sala Alessi del Municipio di Milano: una sala gremita di folla, attenta e partecipe. Ecco il suo intervento. E qui potete ascoltare le&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/11/05/il-discorso-di-domenico-mimmo-lucano-a-milano-30-ottobre-2018/">Il discorso di Domenico (Mimmo) LUCANO a Milano, 30 ottobre 2018</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scorso 30 ottobre, <span style="color: #ff0000;">Domenico Lucano</span> è stato ospite presso la Sala Alessi del Municipio di Milano: una sala gremita di folla, attenta e partecipe.</p>
<p>Ecco il suo intervento.</p>
<p>E qui potete ascoltare le parole di tutti gli altri relatori:</p>
<p><a href="https://facebook.us13.list-manage.com/track/click?u=957d9578e54fc673148298c8e&amp;id=865825e0e8&amp;e=74a956fe1c&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://facebook.us13.list-manage.com/track/click?u=957d9578e54fc673148298c8e&amp;id=865825e0e8&amp;e=74a956fe1c&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>Sono emozionato, non immaginavo un abbraccio così pieno di calore, non so come ringraziarvi, sicuramente sono momenti che resteranno indelebili nel ricordo.  Voglio ringraziarvi uno per uno, il sindaco, il consigliere e tutte le persone presenti. Grazie, prima di tutto per l&#8217;affetto, per questo abbraccio di umanità, certamente voi volete sapere, conoscere, capire. Sicuramente non avrei mai immaginato che un piccolo comune di 1500/1600 abitanti, sarebbe stato al centro di un evento così coinvolgente a Milano, una delle capitali europee.<br />
Questo però ci dà una responsabilità, una gratificazione e la consapevolezza di non essere soli e che spesso la propaganda non corrisponde alla realtà. In questi ultimi periodi, la propaganda e alcuni sondaggi sembrano fatti apposta per dire che si deve insistere sulla disumanizzazione della società. La consapevolezza più grande che ho quando in questi ultimi periodi dove, nel bene e nel male siamo diventati &#8220;famosi&#8221; e non era certamente questo uno dei nostri obiettivi, tutto è capitato in maniera così casuale una cosa dietro l&#8217;altra, è la grande fame di umanità. Non è vero che dobbiamo assistere in maniera passiva ad accettare che questa società ci porti verso la barbarie, verso la disumanizzazione, allora noi non siamo altro che na piccola cosa, una piccola storia che trasmette questo messaggio che noi tutti vogliamo il rispetto dei diritti umani, della dignità degli essere umani. Al di là delle diversità, delle provenienze al di là di tutto ogni essere umano è un panorama che non ha uguali, ognuno, ogni persona singolarmente.<br />
Io non ho fatto altro che rimanere normale. La cosa più sconvolgente è che non c&#8217;è bisogno di nulla per fare quello che ho fatto io. Le cose sono capitate quando non ero nemmeno sindaco, più di vent&#8217;anni fa &#8230;uno sbarco, la spiaggia, l&#8217;arrivo delle persone in fuga dalle guerre per un sogno di liberazione, di pace, persone che non possono nemmeno parlare la loro lingua perché sono arrestate dalla polizia turca, persone che vogliono capire come immaginare un futuro possibile fatto soprattutto di pace. Così nasce la storia di Riace, la mattina all&#8217;alba un veliero, la spiaggia, le case abbandonate  del centro storico perché i nostri concittadini hanno intrapreso oltre oceano lasciando vuoto in questo modo tutto il centro storico. Case abbondonate, io non ero sindaco e mi ricordo che non avevamo nemmeno la possibilità economica per ripristinare gli impianti elettrici delle case, per fare i contratti con l&#8217;Enel, abbiamo allora comprato le candele di cera e alla sera si vedeva questa luce fioca che usciva dalle case che di nuovo erano tornate a vivere. Gli emigrati avevano abbandonato queste case e nuovi emigranti erano arrivati, è un disegno circolare del destino, poco cambia se hanno il volto più scuro o se si vestono in maniera differente, sono uguali sono esseri umani allo stesso livello. Questo è stato un processo fantastico, Riace appartiene alle cosiddette aree interne della Calabria che hanno vissuto questi processi di spopolamento, di declino demografico, di abbandono, di rassegnazione sociale, di condizionamenti da parte della criminalità organizzata la cui voce è quella che più si sente e spesso lo stato è complice di questo. Complice di questo silenzio, di questo far sentire un unica voce. Mano a mano che la storia ha cominciato a strutturarsi, con la presenza sempre più numerosa, perché nel 2001avevamo aderito a quel programma che si chiamava programma nazionale asilo e con Riace che stava sempre più diventando una società multietnica, addirittura interessava i cosiddetti turisti solidali. Turisti che non erano mai venuti per i bronzi di Riace, queste due state della Magna Grecia che sono state ritrovate nel nostro mare molti anni fa e che dovevano far decollare il turismo sul modello di Rimini, Riccione ma che così non è stato perché i bronzi sono nel museo di Reggio Calabria, ora venivano per la società multietnica che Riace stava diventando. Per la curiosità di capire come mai un piccolo comune che non ha nulla per mandare avanti la propria comunità si apre comunque all&#8217;accoglienza in maniera spontanea, questo ha incuriosito chi ha fame di umanità, chi vuole un mondo fatto senza barriere, di un mondo in cui tutte le persone hanno gli stessi  diritti, gli stessi doveri. Non ci vuole molto e addirittura la presenza di queste persone ha contribuito a far rinascere Riace. Voi dovete considerare che la popolazione di Riace è come quella di un quartiere di Milano, siamo 1500 abitanti e addirittura nella parte del centro storico dove anch&#8217;io abito, abitavo perché adesso non posso andare a Riace, siamo 600 abitanti giusto 300 cittadini riacesi autoctoni così ci chiamiamo-io vorrei una società dove nessuno si può dire autoctono- e 300 cittadini immigrati che provengono da almeno venti nazionalità. Abbiamo fatto l&#8217;asilo nido multietnico, ovviamente abbiamo anche i progetti di supporto SPRAR, i progetti con  le prefetture, poi un ambulatorio medico in un periodo in cui la sanità è un problema molto sentito in Calabria, ma credo in tutta Italia è nato un ambulatorio medico gratuito che è servito per i rifugiati ma anche per le persone del luogo. Abbiamo recuperato la scuola, la pluriclasse che abbiamo è una cosa fantastica, quando venivano a visitare quest&#8217;esperienza aprivamo la porta per entrare in quest&#8217;aula e c&#8217;era una sensazione incredibile come se si fosse aperta una finestra sul mondo. Bambini di tutte le nazionalità e tra di loro non c&#8217;è mai nessun pregiudizio per il colore della pelle, non lo avvertono siamo. Sono veramente convinto che l&#8217;accoglienza si riconduce all&#8217;essenza stessa della calabresità, permettetemi questa considerazione perché il mio amico antropologo dice che l&#8217;antropologia dei luoghi è fondamentale, è questo che ha permesso che questo fenomeno nascesse in una maniera spontanea. A Riace poteva esserci questa storia perché c&#8217;è anche la fierezza d&#8217;incontrare un&#8217;altra persona, non lo dico in senso retorico o come luogo comune, l&#8217;accoglienza è un contro con un altro essere umano come te e io credo che ognuno deve essere fiero quando incontra un&#8217;altra persona, non avere pregiudizi o secondi fini. Quando succede invece il contrario, quando l&#8217;incontro diventa un problema, suscita paura allora io dico che probabilmente c&#8217;è un disturbo del comportamento, si ha paura di sé stessi. Vi pare una cosa normale disprezzare gli esseri umani?  Provare odio per il colore della pelle? Essere razzisti, essere fascisti non è una cosa normale se dobbiamo dire le cose come stanno, ed è incredibile il consenso che invece hanno. Siamo sempre stati abituati e con questo faccio riferimento al mio pensiero politico a essere minoranza elettorali tuttavia come anima, come pensiero non lo siamo.<br />
A Riace è capitato che il partito a cui sono stato più legato come ideali che si chiamava Democrazia Proletaria prese alle elezioni solo due voti, uno era il mio e nessuno avrebbe allora immaginato che io sarei diventato sindaco di Riace. Anche come sindaco non ho fatto altro che essere coerente con i miei ideali, il sogno di una società che rincorriamo, magari che non realizzeremo però questo sogno ci serve sempre per continuare a camminare, a rincorrerlo e nel rincorrerlo ci sono le cose che ti danno spinta, coraggio. Queste sono le cose che motivazioni miei interiori ma anche del territorio che hanno fatto nascere questo paese accogliente nella Calabria Ionica. In questa serata così come in altri miei interventi pubblici relativamente agli aspetti giudiziari di questi ultimi due anni e quindi non iniziati con questo governo ma anche prima, non voglio che far passare l&#8217;idea di essere dei perseguitati politici, per nulla. E&#8217; giusto che la magistratura faccia il suo lavoro, qualsiasi persona può avere sbagliato o non rispettato la legge e io sono contento che la magistratura vada fino in fondo per portare chiarezza  e per definire da quale parte sta la giustizia. Guardate però che spesso la giustizia è spesso una cosa molto più profonda mentre la legalità  è legata invece, almeno alcune volte, a mantenere un privilegio e allora capitano le cose più impensabili.<br />
Sono stato arrestato per aver affidato la gestione della raccolta differenziata a due cooperative sociali del luogo, una si chiama Aquilone l&#8217;altra Ecoriace. Aquilone è formata dalle persone più deboli di Riace e con due ragazzi rifugiati un ragazzo del Benin e l&#8217;altro Daniel del Ghana e il sistema porta a porta aveva favorito la nascita di un rapporto molto bello tra loro e i cittadini. Io definisco il nostro sistema di raccolta una democrazia ecologica, dove tutti, anche le persone più anziane del luogo venivano istruite attraverso i colori delle buste.<br />
La contestazione che ha portato al mio arresto riguardava il fatto che avremmo fatto un affidamento diretto, tuttavia non è stato tanto questo quanto il fatto che le due cooperative non fossero iscritte all&#8217;albo regionale delle cooperative e cosa paradossale, ribadita anche dal mio avvocato, quest&#8217;albo di fatto non c&#8217;è. Una cosa assurda mentre l&#8217;altro reato che mi è stato contestato è il favoreggiamento all&#8217;immigrazione clandestina. Su questo punto vorrei aprire una parentesi sulle responsabilità politiche, si è detto che avrei fatto matrimoni mentre in realtà ne ho fatto solo uno e preciso che siè trattato di un matrimonio regolarissimo tra una ragazza nigeriana e una persone di Riace, quando mi hanno intercettato io stavo scherzando di altre cose e invece mi hanno preso alla lettera.<br />
Voglio ritornare alle responsabilità politiche perché in quel periodo il governo e  il ministro degli interni allora in carica era impegnatissimo in Libia con i capi clan di un paese senza governo e che non rispetta i diritti umani a fare contratti. Vi assicuro che a Riace c&#8217;è una percezione molto alta di quello che succede fuori proprio perché il numero dei rifugiati è altissimo e ci chiedevano che cosa stesse succedendo all&#8217;Italia: &#8220;ci stanno chiudendo nei campi di concentramento, non ci portano da mangiare, ci lasciano morire. Ma il governo si proccupava solo di dire che il numero delle persone che sbarcavano in Italia era diminuito e questo probabilmente con il fine di intercettare il consenso elettorale. Questi sono crimini contro l&#8217;umanità! Io ho fatto un matrimonio ma ricordiamoci che in quel periodo veniva sospeso il diritto di appello, riducendo così da tre a due i gradi di giudizio per i richiedenti asilo violentando il diritto costituzionale perché non è corretto fare differenze tra esseri umani. Tantissime ragazze nigeriano i cui ricorsi contro il diniego delle commissioni avevano avuto esito negativo, stavano cercando  tutti i modi per non ritornare nuovamente nei bassifondi da cui provenivano. Fanno questi viaggi per cambiare la loro vita, si impegnano anche economicamente e a volte finiscono sulla strada.<br />
Voglio ricordare in particolare una di queste ragazze, lei non aveva pensato di trovare qualcuno da sposare per poter ottenere il permesso di soggiorno, si è rassegnata e così dopo due anni di permanenza a Riace all&#8217;interno di un progetto CAS, in silenzio lei è venuta in municipio il 22 dicembre del 2017 perché voleva rinnovare la carta d&#8217;identità che aveva perso e io come sindaco in base alla legge sono anche il responsabile dell&#8217;ufficio amministrativo del comune perché è un comune sotto i 3000 abitanti, e quella carta d&#8217;identità glielo fatta io subito, senza esitazioni e sono orgoglioso di avergliela fatta.<br />
Questa ragazza doppia diniegata (nel frattempo il progetto CAS era stato chiuso perché da due anni non ci stavano pagando, ci stavano creando delle condizioni invivibili e i rapporti con le istituzioni superiori stranamente erano tutti diventati oppressivi per Riace), trova come unica soluzione ai suoi problemi il lager di San Ferdinando, nella piana di Gioia Tauro dove si vive in capanne, senz&#8217;acqua, senza luce, senza servizi igienico sanitari. La sera del 28 gennaio del 2018 assieme a una sua amica accende un fuoco per riscaldarsi dal freddo e la capanna brucia e Becky muore, bruciata viva nell&#8217;inferno si San Ferdinando. Le autorità sono arrivate solo giorni dopo per fare la passerella ma Becky ha pagato con la propria vita, era venuta da noi per vivere, per immaginare un futuro migliore e invece ha trovato la morte. Allora io sono veramente orgoglioso di averle fatto la sua ultima carta d&#8217;identità, un carta a cui lei teneva tanto perché come tutti gli esseri umani anche lei voleva un documento per essere riconosciuta nella sua dignità umana.<br />
Quella carta d&#8217;identità non si è bruciata, l&#8217;hanno raccolta e su quella carta c&#8217;era la mia firma!<br />
Il clima di odio, che è il prodotto di quest&#8217;ultimo governo, addirittura di legittima difesa che ha portato nella Piana di Gioia Tauro, dominata da alcune famiglia mafiose che controllano tutto l ciclo del lavoro attraverso il caporalato e dove se qualcuno protesta viene seppellito anche vivo dove si vive senza diritti , all&#8217;uccisione di un ragazzo Soumayla Sacko diventato sindacalista proprio per difendere le persone di colore. L&#8217;ha ammazzato questo clima di odio, lui stava rubando delle stupidaggini.<br />
Vi ho voluto raccontare queste cose perchè in quel periodo sono nate le storie dei matrimoni e mi hanno arrestato anche per questo.<br />
Meglio aver cercato in qualche modo di ver salvato anche una sola persona da questi drammi piuttosto che aver contribuito a quello che aveva fatto sia il governo precedente che quello attuale.<br />
Vi ho spigato da un punto di vista giudiziario questa storia anche perché Riace oggi si sta indebolendo, molte persone se ne stanno andando via e spero che si riesca a continuare perché questa piccola comunità era ormai organizzata in un modo che questo intreccio, questa mescolanza di persone, era diventata l&#8217;elemento di richiamo anche per il turismo solidale che noi abbiamo definito turismo dell&#8217;accoglienza. Non sono vere tutte queste storie di invasione, di emergenza che vengono raccontate. L&#8217;emergenza c&#8217;è ma è dentro di noi perché non abbiamo più la capacità di sentire, stiamo perdendo la sensibilità umana.<br />
Quando il cuore diventa arido quella è la vera emergenza, quando le persone ci danno fastidio, quando prevale ciò che io definisco &#8220;sindrome da fastidio dagli esseri umani&#8221; è la fine della società. Nella realtà di questa piccolo comune, questa piccola comunità situata in una delle aree più  difficili d&#8217;Italia, quando arrivano le persone scalze, disperate dopo questi lunghi viaggi e ci sono stati tantissimi sbarchi sulla spiaggia di Riace, incontrano altre persone disperate come siamo noi e invece di gridare, in altre parti d&#8217;Italia con possibilità a volte più alte delle nostre ci sono state rivolte della popolazione locale per accogliere solo otto rifugiati, e questo ha fatto nascere un&#8217;idea di riscatto sociale, economico ma soprattutto di riscatto umano.<br />
E se questo è stato possibile a Riace questo significa che è possibile ovunque e questo, come diceva prima il consigliere comunale, a chi fa paura?  Perché un ministro del governo si interessa così tanto di un piccolo comune, di un sindaco diventato sindaco quasi per caso, perché non vuole che parliamo quando ci invitano nelle occasioni pubbliche, in tv perché non vogliono mandare inonda una fiction girata a Riace? Non ci vuole molto per capirlo, semplicemente perché questo messaggio non deve essere divulgato, non deve arrivare perché dimostra che un&#8217;altra umanità è possibile!</p>
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		<title>Il Naga ci chiama per dire NO ai CPR</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Aug 2018 12:23:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il Naga ci chiama e noi rispondiamo. Ecco l&#8217;appello e la richiesta di partecipare alla mobilitazione: &#160; Il Ministro dell&#8217;Interno ha recentemente annunciato la propria intenzione di trasformare la struttura di proprietà del Ministero&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il Naga ci chiama e noi rispondiamo. Ecco l&#8217;appello e la richiesta di partecipare alla mobilitazione:</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il Ministro dell&#8217;Interno ha recentemente annunciato la propria intenzione di trasformare la struttura di proprietà del Ministero della Difesa di via Corelli, attualmente Centro di Accoglienza Straordinaria, in un Centro Per il Rimpatrio (CPR), secondo la nuova denominazione scelta dalla Legge Minniti-Orlando dello scorso anno; si tratterebbe, come i più ricorderanno, di un triste ritorno al passato, dal momento che la stessa struttura ospitava in passato il CIE, istituto al quale quello nuovo del CPR è del tutto identico, salvo alcuni ritocchi puramente cosmetici.</p>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Già nella primavera del 2014 si assistette a un primo tentativo di riaprire il CIE di via Corelli, contro il quale anche noi ci mobilitammo; tale tentativo infine fallì, anche per la ferma opposizione dell&#8217;Amministrazione comunale, che anche in questa occasione si è pronunciata negativamente.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Nel clima attuale, la riapertura a Milano di un centro di detenzione amministrativa avrebbe indubbiamente un impatto pesantissimo sulla vita quotidiana delle persone migranti presenti in città, diventando oltretutto una nuova, formidabile arma di ricatto in mano a datori di lavoro, locatari e operatori dell&#8217;accoglienza disonesti.</div>
<div dir="auto"></div>
<div>Contro questa ipotesi, noi pensiamo sia possibile e necessario dar vita ad un movimento di opposizione solido e ampio, che coinvolga tutti i soggetti che quotidianamente s&#8217;impegnano per il supporto e la tutela dei diritti delle persone migranti, ma anche quante e quanti hanno a cuore il rispetto della dignità e la difesa dei diritti fondamentali che spettano a ogni essere umano: come Naga, abbiamo ripetuto molte volte, nei 31 anni della nostra attività, che ciò che viene sperimentato sulle persone migranti, prima o poi sarà praticato su settori sempre più ampi della popolazione, e purtroppo ne abbiamo avuto nel tempo numerosi riscontri.</div>
<div></div>
<div>Già in città si levano voci contrarie alla riapertura del lager di via Corelli, ma possibiliste circa la sua collocazione fuori dalla città di Milano; pur considerando possibile una temporanea convergenza tattica con questi soggetti sulla base della situazione contingente, noi vogliamo invece che sia chiara la nostra contrarietà a qualunque forma di detenzione conseguente a una semplice condizione amministrativa e non collegata a fatti di tipo penale, così come al prolungamento indebito della pena anche per chi essendo stato riconosciuto colpevole si trova a scontare una &#8220;doppia pena&#8221;, prima in carcere e quindi nel CPR; noi riteniamo che queste siano aberrazioni giuridiche che vanno cancellate, e non nascoste in luoghi fuori mano.</div>
<div></div>
<div>Un&#8217;altra importante preoccupazione per noi riguarda la sorte delle persone attualmente ospitate nel CAS di via Corelli, ma anche in quelli contigui di via Aquila, dei quali non è noto il destino: gli abitanti di quelle strutture per noi non sono numeri, ma persone con le quali abbiamo costruito percorsi di partecipazione alla vita sociale e politica della città, opportunità di studio e di lavoro, e non ultimo relazioni di amicizia; gli esseri umani non possono essere semplicemente spostati qua o là secondo le convenienze del potere, e nell&#8217;atteggiamento tenuto da alcune istituzioni statali e locali noi intravediamo l&#8217;emergere di un profondo pregiudizio razzista.</div>
<div></div>
<div>Diremo perciò un &#8220;NO&#8221; forte e chiaro alla trasformazione del CAS di via Corelli in struttura detentiva, ma anche &#8220;NO&#8221; all&#8217;apertura di CPR in qualsiasi altro luogo, tornando a chiedere la chiusura di quelli esistenti; per questo riteniamo indispensabile che si attivino forme di coordinamento e collaborazione concreta anche con altre realtà esterne alla nostra città, e in particolare in Lombardia, che tuttavia ci sembrerebbe più efficace contattare dopo un primo confronto a livello cittadino.</div>
<div></div>
<div><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/NO-CPR.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11210" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/NO-CPR.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="698" height="558" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/NO-CPR.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 698w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/NO-CPR-300x240.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 698px) 100vw, 698px" /></a></div>
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		<title>Minori stranieri non accompagnati, una buona legge e tante idee su come applicarla</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Dec 2017 09:14:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Le riflessioni dell&#8217;UNICEF sul convegno presso la Camera dei Deputati del 6 novembre scorso, tra le organizzazioni impegnate sul campo a sostegno dei minori migranti e rifugiati e le Istituzioni di riferimento, incentrato sull&#8217;applicazione&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/untitled-1143.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9875" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/untitled-1143.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="288" height="209" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le riflessioni dell&#8217;UNICEF sul convegno <a href="http://www.unicef.it/doc/7895/nuove-norme-per-i-minori-stranieri-non-accompagnati-a-che-punto-siamo-con-attuazione.htm?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-family: Arial;"><strong>presso la Camera dei Deputati</strong></span></a> del 6 novembre scorso,<span style="font-family: Arial;"> </span>tra le organizzazioni impegnate sul campo a sostegno dei minori migranti e rifugiati e le Istituzioni di riferimento, incentrato sull&#8217;applicazione della L. 47/2017 (la c.d. &#8220;Legge Zampa&#8221;) sui minorenni stranieri non accompagnati a 6 mesi dalla sua entrata in vigore.</p>
<div></div>
<div>Obiettivo dell’incontro, sciogliere i nodi principali che possono ostacolare la piena, rapida e omogenea applicazione di misure che possono fare la differenza in positivo per le migliaia di minori soli giunti in Italia: 14.579 quelli sbarcati sulle nostre coste dall&#8217;inizio dell&#8217;anno al 25 ottobre, 18.491 quelli attualmente censiti dal sistema di accoglienza italiano .</div>
<div></div>
<div>La discussione ha posto in evidenza alcuni punti essenziali per garantire efficacia e omogeneità nell’applicazione della legge.</div>
<div><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/th250x250_UN020013_Gilbertson.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-9873 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/th250x250_UN020013_Gilbertson.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="250" height="167" /></a></div>
<div></div>
<div>In primo luogo, si è sottolineata la necessità di un adeguato supporto nell’esercizio della propria funzione ai tantissimi (circa 2.000) tutori volontari che hanno già risposto con entusiasmo all’invito delle istituzioni e a quelli che seguiranno, insieme al necessario accompagnamento alle famiglie affidatarie, per favorire il diffondersi del coinvolgimento attivo dei cittadini nel sostegno ai minori non accompagnati.</div>
<div></div>
<div>Rispetto alle primissime fasi che riguardano l’arrivo del minore non accompagnato, si è evidenziata l’urgenza di chiare norme di attuazione e di indicazioni agli organi di Pubblica sicurezza rispetto alle modalità dell’identificazione ed eventuale accertamento dell’età del minore, un ambito sinora caratterizzato da prassi operative disomogenee nei diversi territori.</div>
<div></div>
<div>Si è inoltre auspicata l’emanazione del previsto Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri sul primo colloquio con il minore svolto dal personale qualificato del centro di prima accoglienza e la definizione dei contenuti della cartella sociale che accompagnerà il minore lungo il suo percorso in Italia, insieme alle responsabilità di chi la compila.</div>
<div></div>
<div>Si rendono necessarie anche istruzioni dettagliate per le Questure sulle modalità per consentire ai minori di presentare la richiesta di asilo già prima della nomina del tutore, con l’ausilio del responsabile della struttura di accoglienza, e di presentare autonomamente la richiesta di permesso di soggiorno per minore età.</div>
<div><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/untitled-1142.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class=" wp-image-9874 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/untitled-1142.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="246" height="147" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/untitled-1142.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/untitled-1142-300x179.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 246px) 100vw, 246px" /></a></div>
<div></div>
<div>Deve essere anche chiarito che il permesso per minore età consente di esercitare attività lavorativa nel rispetto della normativa vigente in materia di lavoro dei minorenni, per superare l’attuale prassi disomogenea.</div>
<div></div>
<div>Riguardo invece il sistema di accoglienza, risulta necessario il rafforzamento in capo al Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR) attraverso un investimento crescente di risorse sulla seconda accoglienza dei minori migranti non accompagnati, per garantire percorsi di integrazione efficaci ed omogenei in tutto il territorio nazionale.</div>
<div></div>
<div>Nello stesso spirito i Centri di accoglienza straordinari (CAS) dovrebbero essere considerati luoghi di accoglienza residuali da attivare solo in caso di reale emergenza e arrivo imprevisto e sproporzionato, mentre andrebbe evitata del tutto la permanenza dei minorenni all’interno di strutture hotspot.</div>
<div></div>
<div>Tra i punti principali affrontati anche l’accesso all’assistenza sanitaria, all’educazione e alla tutela legale. Nel corso del confronto, è stata posta in evidenza la necessità di un&#8217;effettiva e piena attuazione della norma che prevede l’iscrizione obbligatoria dei minori non accompagnati al Servizio Sanitario Nazionale anche prima del rilascio del permesso di soggiorno, con indicazioni che consentano di superare le difficoltà burocratiche derivanti dall’assenza di Codice fiscale o di un indirizzo di residenza.</div>
<div></div>
<div></div>
<div>Allo stesso modo già nei Centri di prima accoglienza va garantito ai minori l’inserimento scolastico, l’accesso alla formazione professionale e l’accompagnamento all’inserimento lavorativo, ed è essenziale che i tutori (anche provvisori), il personale delle strutture di accoglienza e le altre figure di riferimento del minore informino efficacemente il minore stesso sul suo diritto di partecipare attivamente a tutti i procedimenti giudiziari e amministrativi che lo riguardano e di nominare una difesa tecnica di fiducia nei procedimenti giurisdizionali, come previsto dalla Legge.</div>
<div></div>
<div>Le organizzazioni promotrici di questa iniziativa hanno infine auspicato l’istituzione di un tavolo permanente di confronto inter-istituzionale per garantire il coordinamento delle misure di attuazione e il monitoraggio sull’implementazione della legge, e che sia previsto un contatto regolare di questo tavolo con le organizzazioni e associazioni impegnate nella tutela dei minori stranieri non accompagnati.</div>
<div></div>
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		<title>(Stra)ordinaria accoglienza: tutti i materiali dell&#8217;indagine del Naga</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Oct 2017 06:25:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Tra maggio 2016 e settembre 2017 i volontari del Naga hanno svolto un’indagine qualitativa sul sistema di accoglienza dei richiedenti asilo a Milano e provincia attraverso diversi e complementari strumenti metodologici: hanno condotto 45 visite presso&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p>Tra maggio 2016 e settembre 2017 i volontari del Naga hanno svolto <strong>un’indagine qualitativa sul sistema di accoglienza dei richiedenti asilo a Milano e provincia </strong>attraverso diversi e complementari strumenti metodologici: hanno condotto <strong>45 visite</strong> presso le strutture di accoglienza, sono stati <strong>intervistati i responsabili degli enti gestori e i richiedenti asilo ospit</strong>i in centri di accoglienza straordinaria (CAS), somministrati <strong>questionari online a 57 operatori</strong> degli enti gestori e analizzati i dati istituzionali.</p>
<p>“Il dato che emerge più chiaramente dalla nostra indagine è che l’accoglienza continua ad essere <strong>gestita come straordinaria</strong>: il sistema dei centri di accoglienza straordinaria <strong>(CAS) continua infatti a prevalere</strong> su quello ordinario in un <strong>rapporto di 1 a 10 </strong>e la<strong> casualità</strong>,<strong> l’eterogeneità </strong>delle strutture, della loro gestione e della preparazione degli enti gestori, insieme alla mancanza di uno “sguardo al futuro” e d’insieme sono gli elementi strutturali che caratterizzano il sistema attuale. Questi elementi incidono enormemente sul presente e sul futuro degli accolti, tra i quali abbiamo rilevato un <strong>aumento di persone vulnerabili</strong>, come minori non accompagnati e vittime di tratta e una crescente e generalizzata fragilità, anche psicologica”, affermano i volontari del Naga.</p>
<p>“Inoltre è evidente come l’intero sistema sia strutturato <strong>senza prendere in considerazione la soggettività dei cittadini stranieri: </strong>questi vengono invece approcciati come un unicum a cui applicare un modello assistenziale indistinto, che non tiene conto delle potenzialità, dei bisogni e dei desideri di persone che si trovano così spesso a vivere in un <strong>limbo solitario di sospensione esistenziale</strong> con alle spalle la violenza dei viaggi e davanti l’incertezza del futuro”, proseguono i volontari del Naga.</p>
<p>“Pur convinti che solo un <strong>ripensamento generale e radicale dell’impostazione del sistema di accoglienza</strong> potrebbe portare a un <strong>miglioramento strutturale</strong>, individuiamo alcuni ambiti all’interno dei quali si potrebbero già apportare dei significativi cambiamenti: <strong>eliminazione del “doppio sistema”</strong> -accoglienza prefettizia e SPRAR- e uni­formazione dell’accoglienza a un unico sistema conforme almeno agli standard SPRAR; <strong>nessun rinnovo di convenzioni con enti gestori che non abbiano erogato in precedenza i servizi previsti dalle convenzioni o con enti coinvolti in inchie­ste giudiziarie</strong>; introduzione di <strong>standard di assegnazione </strong>dell’appalto legati alla <strong>qualità del ser­vizio</strong> e non basati sulla sola logica del “ribasso” economico. Crediamo inoltre sia cruciale evitare che eventuali attività di volontariato assumano una valenza premiale”, concludono i volontari del Naga.</p>
<p>“<strong>Gli strumenti amministrativi, ma con forte valenza politica, messi in atto dalle Istituzioni per cercare di gestire il fenomeno migratorio – da un lato l’esternalizzazione dei confini e dall’altro lato la creazione di un sistema di accoglienza con una chiara impronta paternalista –  risultano inefficaci e fuori dalla storia</strong>”, afferma Pietro Massarotto, presidente del Naga. “Da un lato l’allontanamento dei migranti dai confini ha come unico risultato quello di creare nuove pericolose rotte, dall’altro si propone a chi riesce ad arrivare <strong>un sistema assimilatorio: si stabiliscono, nel vuoto di una società disintegrata, i criteri e gli strumenti per integrarsi (a cosa? a quale modello?), guadagnarsi diritti fondamentali e la possibilità di restare sul territorio</strong>. I cittadini stranieri sono visti, quando non come una minaccia, come <strong>soggetti da accudire o da nascondere e sfruttare</strong>, senza che ci si renda conto che il fenomeno migratorio ci offre <strong>l’opportunità di ripensare la “nostra” società, insieme a chi è arrivato e di porre nuove basi etiche e politiche a partire dalle quali rivendicare non i diritti dei cittadini stranieri, ma quelli di tutti</strong>”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Qui potete scaricare il rapporto:</p>
<p><a href="http://www.naga.it/tl_files/naga/comunicati/%28Stra%29ordinaria%20accoglienza.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.naga.it/tl_files/naga/comunicati/%28Stra%29ordinaria%20accoglienza.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>Conclusioni:</p>
<p><a href="http://www.naga.it/tl_files/naga/comunicati/Conclusioni_W.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.naga.it/tl_files/naga/comunicati/Conclusioni_W.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Un centro di accoglienza straordinario (CAS) per la prima volta aperto alla cittadinanza, a Milano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Mar 2017 06:52:00 +0000</pubDate>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per la prima volta a Milano e in Italia, un CAS (centro di accoglienza straordinario) si è aperto alla cittadinanza in un clima di gioiosa convivialità, con sport, mostre, musica, danze, laboratori, racconti di vite e di viaggi drammatici, e ieri la partecipazione massiccia dei migranti alla Stramilano.</p>
<p>Una grande assemblea pubblica, volutamente svolta all&#8217;aperto, nei giardini di fronte alla ex caserma, in cui le voci degli uomini e delle donne della Montello sono state grandi protagoniste.</p>
<p>Un evento di un&#8217;eccezionalità storica e che deve perdere l&#8217;eccezionalità per diventare la norma, e non solo a Milano.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/untitled-862.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8397" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/untitled-862.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="640" height="424" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/untitled-862.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/untitled-862-300x199.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>NESSUNA PERSONA È ILLEGALE  SI PUÒ FARE</p>
<p>Abbiamo abbattuto il muro della paura nella due giorni &#8220;Libera Montello &#8211; Nessuno è illegale&#8221; che per la prima volta in Italia ha aperto alla cittadinanza un centro di accoglienza straordinario.</p>
<p>Sono stati infatti migliaia le persone che hanno varcato i cancelli della ex caserma Montello. Un percorso nato dal quartiere in maniera determinata ha reso i migranti protagonisti nella costruzione della due giorni. Insieme al Comitato zona 8 solidale hanno urlato “Nessuno è illegale”. Dalla partecipazione delle scuole all&#8217;assemblea, dal torneo di calcio alla presenza dei migranti che si sono raccontati al quartiere, alla StraMilano, sono stati due giorni di portata storica e di grande gioia. Si può fare, si può replicare questa esperienza su tutto il territorio italiano.</p>
<p>Lo chiedono innanzitutto i cittadini e le cittadine della zona. Lo chiedono gli uomini e le donne migranti che, dai diversi centri, durante l&#8217;assemblea di sabato hanno preso parola. “United we can all”, uniti si può costringere ad aprire gli occhi una politica cieca e sorda che ai fenomeni migratori risponde solo con inefficaci provvedimenti securitari, che amplificano le paure, per affermare un diverso modello di accoglienza.</p>
<p>È solo l&#8217;inizio. Vogliamo una società senza muri e confini dove tutti e tutte abbiano il diritto incondizionato di vivere dove e come vogliono. Nessuna persona è illegale. Si può fare.</p>
<p>Zona8Solidale</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/untitled-863.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8398" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/untitled-863.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="800" height="530" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/untitled-863.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/untitled-863-300x199.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/untitled-863-768x509.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2017/03/29/un-centro-di-accoglienza-straordinario-cas-per-la-prima-volta-aperto-alla-cittadinanza-a-milano/">Un centro di accoglienza straordinario (CAS) per la prima volta aperto alla cittadinanza, a Milano</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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