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		<title>“Libri Liberi”. Una piccola morte</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jul 2025 12:17:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto “Da quando Dio mi ha dato la vita, a Murcia, e fin quando me l&#8217;ha tolta, a Damasco, sono stato continuamente in viaggio”, così afferma il protagonista di questo lungo racconto&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>“Da quando Dio mi ha dato la vita, a Murcia, e fin quando me l&#8217;ha tolta, a Damasco, sono stato continuamente in viaggio”, così afferma il protagonista di questo lungo racconto all&#8217;inizio del quarto capitolo del romanzo intitolato “Una piccola morte”, di Mohamed Hasan Alwan (edito da E/O).</p>



<p>Si tratta della vicenda di Muhammad Ibn Arabi, vissuto tra il XII e XIII secolo e considerato uno dei più importanti mistici di sempre, ispiratore persino di Dante e di San Giovanni della Croce.</p>



<p>Se la metafora del viaggio, in Letteratura, è metafora di Vita, Ibn Arabi, attraverso i suoi spostamenti tra la Spagna (che all&#8217;epoca faceva parte dell&#8217;impero degli Almohadi) e alcune città del Nord Africa e del Medioriente conduce la propria esistenza da uomo finito e mortale (si sposa più volte, diventa padre, prende parte alle complesse vicende politiche del suo tempo, è docente stimato delle madrase più affermate del mondo arabo, soffre per la perdita degli amici cari), ma allo stesso tempo compie un percorso spirituale che lo porterà a divenire uno dei più importanti padri del sufismo, la dimensione, appunto, mistica della religione islamica.</p>



<p>Ogni capitolo è introdotto da citazioni del maestro stesso &#8211; alcune più interessanti, altre meno &#8211; che delineano il suo pensiero filosofico e poetico e la scrittura dettagliata e curata dell&#8217;autore permette di prender parte all&#8217;avventura del personaggio principale e dei comprimari, alcuni dei quali sono stati, per lui e per i lettori, guide interiori, come ad esempio le bella figura del compagno di ricerca e servo fedele, Badr. Ricerca di cosa? Dei quattro <em>watad</em>, ovvero dei quattro santi che proteggono i quattro angoli del mondo, ma in realtà la vera ricerca è quella del senso della vita.</p>



<p>Tradotto in più di dieci lingue, la storia di Ibn Arabi romanzata da parte del giovane autore saudita, classe 1979, ha riscosso enorme successo &#8211; tanto da vincere l&#8217;International Prize for Arabic Fiction, il più prestigioso riconoscimento dedicato alla letteratura in ligua araba &#8211; per la scrittura esoticamente affascinante, per la descrizione vivida delle situazioni storiche e, infine, per la delicatezza con cui Alwan, tramite un racconto in prima persona, accompagna il lettore nella individuale, privata indagine del significato dell&#8217;esistenza.</p>



<p>Raggiungere il misticismo, raggiungere un&#8217;Altezza è facile: è sufficiente, per elevarsi, per viaggiare in verticale, farlo in linea orizzontale, ovvero amando chi è intorno a noi, coloro che intrecciano il nostro percorso, nel bene nel male. E ciò dimostra come, al di là delle distinzioni tra le fedi monoteiste, l&#8217;essenza sia la medesima: “La nostra religione è la religione dell&#8217;amore, e tutti gli uomini sono legati in una catena di cuori, e se un anello si stacca, un altro, in un altro luogo, ne prenderà il posto”. <em>Una piccola morte</em>, ci dice che è l&#8217;amore che ci individua, l&#8217;amore per gli altri che così “altri” non sono.</p>
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		<title>“LibriLiberi”. Le cinque ferite</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Mar 2025 08:40:18 +0000</pubDate>
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<p>Di  Alessandra Montesanto</p>



<p>Secondo la teoria delle “cinque le ferite” nel corso della propria vita l&#8217;Uomo attraversa abbandono, rifiuto, ingiustizia, tradimento e umiliazione. Tutti i protagonisti del romanzo di Kirstin Valdez Quade, scrittrice statunitense di origine messicana, sono rappresentanti di ciascuno di questi segni che restano sul corpo e nell&#8217;anima.</p>



<p>Il testo, tradotto in italiano da Claudia Durasanti per La nave di Teseo, narra le vicende di una famiglia disfunzionale contemporanea, che (soprav)vive nella cittadina di <em>Las Peñas, nel New Mexico: Amadeo, il padre di Angel, durante la Quaresima decide di farsi crocefiggere come Gesù, con tanto di croce e di chiodi conficcati nelle mani, come atto di penitenza per tutti i suoi errori e per la dipendenza dall&#8217;alcol; la figlia Angel resta incinta a sedici anni per poi scoprire nel tempo di provare prima ammirazione per la tutor Brianna e poi amore vero per la compagna, Lizette; Yolanda, la nonna, rimasta vedova e invecchiata troppo presto, si prende cura di tutti loro, nonostante abbia un tumore che scandisce la sua permanenza su questa Terra.</em></p>



<p><em>Nel corso di un anno, gli uomini e le donne, gli adulti e i più giovani dovranno affrontare i fantasmi del Passato (come le molestie o le violenze subìte dalle ragazze da zii e patrigni), le proprie paure (come quella della morte che, in fondo, accompagna l&#8217;essere umano da sempre e per sempre), le proprie fragilità, anche quelle di chi insegna agli altri ad essere determinati e forti, come Brianna, giovane donna che accompagna le adolescenti a diventare ragazze-madri consapevoli nonostante non abbia avuto figli; Brianna che inizia una relazione sessuale con Amadeo per sentirsi viva, per poi non essere capace di gestire emozioni e sentimenti.</em></p>



<p><em>Anche i personaggi secondari, in realtà, non lo sono affatto: la madre di Angel, Marissa, è tenace nel voler aiutare la figlia e il padre del neonato, ragazzino brufoloso, ma talmente saggio da saper accettare i propri limiti. E poi il “deus ex machina” femminile perché il lungo racconto della Quade è un inno alla forza delle donne, al loro coraggio, alla capacità di trasformare una Fede esposta e drammaticizzata in una vera e propria pratica quotidiana e ad insegnarlo agli uomini, quegli uomini che spesso non sanno come rimanere in piedi in una società escludente e crudele.</em></p>



<p><em>Un romanzo interessante e coinvolgente che si basa su un&#8217;indagine antropologica riguardante i penitenti del nord del New Mexico e nel sud del Colorado, sulla visita al Maricopa Center for Adolescent Parents e sullo studio di un report che riguarda la storia di violenza in questa parte di America, intitolato “The pastoral Clinic: addiction and dispossesion along the Rio Grande” di Angela Garcia.</em></p>



<p><em>“</em><em>Fa male vedere il bisogno così ovvio di Angel di perdonare Amadeo, fa male che sia lei, Yolanda, a insistere per quel perdono, quando la ragazza ha tutte le ragioni per essere triste</em><em>”.</em></p>



<p><em>“</em><em>E&#8217; questo che significa essere madre? All&#8217;improvviso essere capace di compatire gli adulti che ti circondano?</em><em>”</em></p>



<p><em>“</em><em>Il fatto è che nessuno può essere crocifisso ogni giorno; &#8230;Gesù non aveva mai dovuto confrontarsi con le conseguenze lunghe ed esauste della crocifissione, l&#8217;obbligo quotidiano di cagare e lavarsi i denti e avviarsi riluttante verso una nuova giornata. Gesù non aveva mai dovuto guardare le persone tornare alle loro preoccupazioni e dimenticarsi cosa aveva fatto per loro</em><em>”.</em></p>



<p><em>“</em><em>Non aveva mai voluto respingere per davvero nessuno di loro; stava solo chiedendo di essere riavvicinata, mettendo alla prova il loro lasciarla andare o meno</em><em>”.</em></p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>&#8220;LibriLiberi&#8221;. Essere lupo</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Apr 2023 08:44:49 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p></p>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p></p>



<p>“<em>Io sono stato lupo molte volte.</em></p>



<p><em>A volte di notte sono stato lui. Ho corso.</em></p>



<p><em>Ho vissuto cose</em></p>



<p><em>per le quali</em></p>



<p><em>non avevo parole</em>”.</p>



<p></p>



<p>Ulf, un uomo di settant&#8217;anni, cardipoatico, ex guardia forestale e cacciatore, un sera d&#8217;estate vede un lupo: un bellissimo, imponente esemplare maschio, che soprannnominerà “Zampalunga”. Da quella visione o incontro, cambieranno le opioni di Ulf, soprattutto sulle sue passate attività e il suo modo di relazionarsi.</p>



<p>La dolce a affettuosa moglie Inga, insegnante in pensione, cerca di capire cosa sia accaduto al marito e i motivi del suo cambiamento, ma Ulf nemmeno a lei riesce a pronunciare la semplice frase: “Ho visto un lupo”, tanto è intima e potente quell&#8217;esperienza.</p>



<p>Una cantina diventa un cimitero di carcasse, un bosco il luogo dell&#8217;avventura e della ricerca, la casa lo spazio di ricordi e confidenze.</p>



<p>Kerstin Ekman &#8211; una delle più importanti scrittrici del nord Europa &#8211; ambienta in Svezia una favola contemporanea a sfondo ambientalista, ma <em>Essere lupo</em> &#8211; questo il titolo del romanzo, uscito per Iperborea &#8211; è molto di più.</p>



<p>Tramite la ricerca delle tracce del lupo, per proteggerlo dagli amici cacciatori, il protagonista affronta un viaggio interiore; mentre gli altri restano fermi nelle loro ideologie e nei loro comportamenti, mentre la consorte cerca nella Cultura un aggancio alla razionalità, l&#8217;uomo si identifica con l&#8217;animale, sfuggente e silenzioso, e prende, via via coscienza, della fragilità del corpo &#8211; umano e animale -, dell&#8217;ineluttabilità della fine (che sia per via naturale, a causa di una malattia o di violenza volontaria), dell&#8217;umiltà necessaria di fronte alla forza del Tutto, così misterioso e così perfetto, proprio come leggeva nei libri della sua gioventù.</p>



<p>Ulf si renderà conto di essere sempre stato solitario, selvatico, a tratti una belva quando necessario&#8230;Capisce che la sua finitudine appartiene a tutti gli esseri viventi.</p>



<p>Cosa distingue l&#8217;Uomo dall&#8217;Animale, dunque? La consapevolezza. Ma l&#8217;Uomo può, forse, comprendere anche altro, se saprà affidarsi all&#8217;irrazionale, basta che si seguano le orme del lupo dentro di noi&#8230;</p>



<p>“<em>Siamo servi della gleba pure noi. Una sorta di bestiame di livello superiore, di proprietà di un potere che organizza tutto al meglio per il nostro benessere”.</em></p>



<p>“<em>Tutta la mia vita è piena della tua solitudine”</em></p>



<p>“<em>Poi vidi un lupo.</em></p>



<p><em>Un animale irrazionale. Quand&#8217;ero più giovane credevo che gli animali non avessero l&#8217;anima. Ma è il raziocinio che non hanno</em>”.</p>
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		<title>“LibriLiberi”. Istanbul Istanbul</title>
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		<pubDate>Sun, 03 May 2020 08:04:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto “L&#8217;inferno non è il luogo dove soffriamo, è il luogo dove nessuno sente le nostre sofferenze”. al_Hallaj Forse può sembrare inusuale leggere, in tempi di pandemia, un romanzo che narra di&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di
Alessandra Montesanto</p>



<p>“L&#8217;inferno
non è il luogo dove soffriamo,</p>



<p>è il
luogo dove nessuno</p>



<p>sente le
nostre sofferenze”. 
</p>



<p>al_Hallaj</p>



<p>Forse
può sembrare inusuale leggere, in tempi di pandemia, un romanzo che
narra di prigionieri curdi, in Turchia. Ma ve lo consigliamo
vivamente. Stiamo parlando di <em>Istanbul
Istanbul</em>, dello scrittore,
avvocato, giornalista turco di etnia curda, Burhan
Sonmez (per Nottetempo edizioni). 
</p>



<p>Il
titolo riporta due volte il nome della capitale turca perchè doppio
è il suo volto: chi la vuole vedere solo come una città
affascinante, ricca, moderna e chi la conosce come infingarda,
povera, cattiva. LEI è la regina del testo, spicca con i suoi
minareti, con le luci sul Bosforo, con le piazze aperte, ma nei
sotterranei si celano le prigioni dei dissidenti, dei rivoluzionari
che la ricordano, la ridisegnano, la anelano&#8230;</p>



<p>Un
giovane studente, un “Dottore”, un uomo anziano, una donna, un
barbiere &#8230;E le loro mogli, fidanzate, madri e i loro figli, amici,
compagni di lotta. Il microcosmo violento e crudele del regime ha
forme inumane e sfuocate; i corpi martoriati entrano nell&#8217;immaginario
del lettore con la compassione impotente di chi sa, ma non può fare
nulla. I racconti, le memorie, i desideri dei detenuti passano
sottopelle e non si dimenticano facilmente sia per il contenuto di
alto spessore sia per la scrittura poetica dell&#8217;autore del libro. 
</p>



<p>Da
dentro (la cella) a fuori (nella città); da sotto (nel labirinto
della morte) a sopra (nel capoluogo): chi può sentire le voci dei
condannati e farsene carico? Cosa siamo diventati, se la Cultura ha
soppiantato la Natura, se il denaro ha preso il posto di Dio, se un
Uomo non riconosce più la dignità di altri esseri umani?</p>



<p>E poi il Tempo. Il racconto è un insieme di storie nelle storie &#8211; come nelle scatole cinesi  e nella tradizione orientale tutta -storie che attraversano il tempo, mai in maniera lineare. Il Passato può anticipare il Futuro, il Presente è un lungo Passato e così via a dimostrare che la mente è il motore della nostra vita e della nostra morte perchè ci saremo ancora, anche dopo aver attraversato il ponte. Le idee non periscono e nemmeno i sogni. Se vogliamo ascoltare le voci&#8230;</p>
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		<title>“LibriLiberi”. Brama</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Mar 2020 08:51:20 +0000</pubDate>
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<p>di
Alessandra Montesanto</p>



<p><em>Brama.
</em>Un
termine, forse, un po&#8217; desueto per indicare una volontà, un
desiderio, una necessità. Nel caso della protagonista del romanzo di
Ilaria Palomba (per Giulio Perrone Editore) si tratta di un bruciante
bisogno di approvazione. 
</p>



<p>Bianca è una trentenne che fatica a stare al passo con il Presente sempre più esigente sul piano umano e sociale, che ha inseguito una figura paterna giudicante, che si è sentita inadeguata fin da piccola Ha tentato il suicidio, è stata ricoverata più volte in psichiatria fino a quando incontra il Prof. Carlo Brama. Filosofo, affascinante, affabulatore. Un uomo. Per Bianca la compensazione illusoria per le  proprie mancanze. Lei fragile, lui forte. Lei troppo insicura, lui prepotente. Lei si abbandona ad un amore malato. Lui ne approfitta. E così si crea la tessitura di un rapporto sbilanciato, dove Bianca diventa trasparente e la Brama (metaforica nel cognome del co-protagonista) mefistofelica.  </p>



<p>Un
testo duro, secco anche nella scrittura, dove le frasi sono scarne
come l&#8217;anima della ragazza che, con il suo vissuto, accusa e condanna
il nostro vivere affamato di apparenza e di successo fino al punto da
diventare carnivori. Smangia il corpo, la brama, e la ragione.
Nemmeno Jung, le terapie, gli affetti restanti, possono curare se non
c&#8217;è uno scatto di ribellione contro il masochismo. E allora che
avvenga la catarsi, anche tramite la parola sulla pagina, strumento
di espressione, di liberazione e di ritrovato amore per se stessi. 
</p>
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		<title>“LibriLiberi”. La libertà possibile</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Feb 2020 11:16:23 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img loading="lazy" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/la-libertaxx-possibile-673x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13659" width="387" height="589" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/la-libertaxx-possibile-673x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 673w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/la-libertaxx-possibile-197x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 197w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/la-libertaxx-possibile-768x1168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/la-libertaxx-possibile.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1654w" sizes="(max-width: 387px) 100vw, 387px" /></figure></div>



<p>di
Alessandra Montesanto</p>



<p>New Orleans è la vera protagonista del lavoro di esordio di Margaret Wilkerson Sexton, nonché la sua città natale,  romanzo dal titolo italiano <em>La libertà possibile</em> (Fazi editore). Due donne, Evelyn e sua figlia Jackie e un ragazzo, T.C. </p>



<p>E tre epoche: il 1944, gli anni&#8217;80 e il 2010.  </p>



<p>Generi e
generazioni a confronto, il mondo che cambia, la città che si
plasma, come i sentimenti dei protagonisti, che subiscono guerre,
uragani e tempeste interiori. 
</p>



<p>La seconda guerra mondiale porta via giovani neri in piena salute; il cataclisma Katrina sparge sale su esistenze già fiaccate; la globalizzazione e il capitalismo gettano asfalto su anime fragili. Chi è capace di resilienza sono le donne: mogli, genitrici, sorelle in grado di saggezza, pazienza e cura, ma non tanto da soccombere. E la città &#8211; la Grande Madre &#8211; che suona ormai una musica malinconica, ma che imperterrita, non smette di seminare note come germogli di nuove possibilità.</p>



<p>La libertà non è facile da conquistare per chi è povero, per chi è in galera, per chi è costretto in legami professionali o sentimentali insoddisfacenti: il rischio &#8211; o forse l&#8217;unica opportunità &#8211; è quello di accontentarsi di una libertà solo “possibile”. Ma non è questo il destino di tutti noi?  </p>



<p>L&#8217;autrice, con una scrittura lineare che si muove su segmenti temporali diversi, riflette su questo e sulla questione razziale ancora molto attuale, ma non ne fa una questione centrale e politica, allarga lo sguardo sulle emozioni, scandagliando le anime e i contesti con la lucidità e la poesia di chi ha imparato a gestire le disillusioni.  </p>
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		<title>&#8220;LibriLiberi&#8221;. Sul silenzio. Fuggire dal rumore del mondo</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Oct 2019 07:59:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto Il diritto al silenzio dovrebbe diventare un diritto fondamentale. Un&#8217;analisi del silenzio, in tutte le sue possibili forme è quella del sociologo e antropologo David Le Breton nel saggio “Sul silenzio.&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="497" height="800" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/sul-silenzio-2844.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13203" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/sul-silenzio-2844.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 497w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/sul-silenzio-2844-186x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 186w" sizes="(max-width: 497px) 100vw, 497px" /></figure></div>



<p>di
Alessandra Montesanto</p>



<p>Il
diritto al silenzio dovrebbe diventare un diritto fondamentale. 
</p>



<p>Un&#8217;analisi
del silenzio, in tutte le sue possibili forme è quella del sociologo
e antropologo David Le Breton nel saggio “<em>Sul
silenzio. Fuggire dal rumore del mondo</em>”
(Raffaello Cortina Editore) in maniera puntuale, appassionata e
poetica. 
</p>



<p>Il
linguaggio verbale con le pause necessarie e quello paraverbale;
l&#8217;importanza dell&#8217;ascolto; le parole omesse nella politica; il ruolo
di un segreto; la spiritualità&#8230;Questi e moti altri i temi che
abbracciano la vita individuale e collettiva, pubblica e interiore e
in cui il silenzio si fa necessario, manipolatorio, consolante,
coinvolgente. 
</p>



<p>Varie le
discipline che contemplano i concetti qui presi in esame (Psicologia,
Antropologia, Etnografia), molte le citazioni dotte (filosofi,
scrittori, poeti) e tutto rende gradevolissima la lettura di questo
testo profondo, a tratti ironico, ricco di spunti di riflessione su
come, soprattutto in Occidente, abbiamo perso il contatto autentico
con la nostra mente e con il nostro cuore, sempre proiettati verso
l&#8217;esterno e le sue mere, vane illusioni di potere e di conferme
personali. Su come ci siamo allontanati dalla Natura e dalle sue
potenzialità per migliorarci come esseri razionali. Su come ci siamo
abbandonati allo stordimento cacofonico per essere inghiottiti in un
eterno Presente, privo di senso. 
</p>



<p>Il
consiglio suggerito dall&#8217;autore sarebbe di tornare, anche solo per
qualche minuto, ad immergersi nel silenzio che non necessariamente è
assenza di suoni o rumori: il silenzio può parlare molto più di
quanto pensiamo. Abbandoniamo la paura (l&#8217; horror vacui) e proviamo a
reinvestire sul Mistero.</p>
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		<title>“LibriLiberi”. I domani di ieri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Oct 2019 06:52:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto Ali e Omar. Un figlio e un padre. Omar è un genitore silenzioso e severo, Ali un figlio sensibile che, da adulto, farà lo scrittore per esprimere, forse, tutto quello che&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di
Alessandra Montesanto</p>



<p>Ali e
Omar. Un figlio e un padre. 
</p>



<p>Omar è
un genitore silenzioso e severo, Ali un figlio sensibile che, da
adulto, farà lo scrittore per esprimere, forse, tutto quello che da
giovane non ha potuto. 
</p>



<p>Omar è
un uomo ingombrante: si riscatta dalle umili origini, studiando
presso il prestigioso college Sadiki, a Tunisi; prende parte alle
contestazioni del primo Novecento contro il protettorato francese;
come avvocato, si batte per i diritti dei concittadini insorti contro
la Francia. Eppure resta un padre intransigente e molto silenzioso. 
</p>



<p>Ali, il
figlio, si trasferisce all&#8217;estero, diventa un autore di successo, ma
la sua esistenza non è paragonabile a quella della figura paterna
che, adesso, è fiaccata dalla malattia; il figlio, quindi, decide di
far ritorno in patria per un ultimo saluto e per tentare di aprire
una comunicazione mai avviata. 
</p>



<p>Con una
scrittura esemplare, ricca di dettagli nel descrivere gli ambienti
interni (le abitazioni) e esterni (la città, i villaggi, il Paese),
nel restituire le atmosfere così affascinanti e così ambigue del
mondo arabo, Ali Bécheur &#8211; uno dei più grandi scrittori tunisini
contemporanei &#8211; scrive sì appassionatamente del difficile rapporto
padre/figlio, ma questo diventa occasione per una metafora e una
riflessione &#8211; tramite le due figure simboliche di riferimento e
tramite altri personaggi, soprattutto femminili &#8211; sulla Tunisia di
ieri e di oggi, sui cambiamenti, sulle sconfitte, sulle illusioni e
sulle conquiste, a livello culturale, politico e sociale. 
</p>



<p>Il
romanzo (in edizione italiana edito da Francesco Brioschi) porta un
titolo poetico: <em>Il domani di
ieri</em>. Il tempo è ciclico e
quello dell&#8217;esistenza individuale ne è solo un segmento. Siamo noi
“i domani”, il Futuro di chi ci ha preceduto e abbiamo il dovere
di fare tesoro della Memoria e degli insegnamenti anche &#8211; o più che
mai &#8211; di quelli muti, che passano attraverso le azioni e non le
parole. Lo può fare un singolo, lo può fare un&#8217;intera società
civile. Questa è la grande lezione di questa lettura che vi
consigliamo con il cuore. 
</p>
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		<title>“LibriLiberi&#8221;. In tutto c&#8217;è stata bellezza</title>
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		<pubDate>Sun, 26 May 2019 08:08:49 +0000</pubDate>
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<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>La fragilità: quella del singolo, quella di tutti. Un flusso di coscienza sincero e audace che scava nella profondità dell&#8217;anima dell&#8217;autore, Manuel Villas, un uomo di mezza età, divorziato, padre di due figli a cui ha dato il nome di due celebri musicisti e ancora molto, molto figlio. Parla a lungo, in pagine brevi e disconnesse, della sua famiglia disfunzionale: di una madre aliena alla realtà, di un padre anaffettivo. Guarda vecchie fotografie, scava nei ricordi, evanescenti e bugiardi come lo sono quelli di ognuno, mescola desideri e frustrazioni, la dolcezza del sogno con la crudeltà di ciò che è stato, regalando un mosaico di emozioni e uno struggente percorso esistenziale, il suo, il nostro, indissolubilmente intrecciato alle esistenze di chi è stato prima di lui/di noi.  </p>



<p>Sarebbe
meraviglioso se tutti sapessimo (e volessimo e riuscissimo) a
scrivere dei nostri affetti più cari, delle sofferenze, dei
rimpianti, dei vuoti, delle gioie &#8211; piccole, grandi, conquistate,
elemosinate &#8211; degli errori con la stessa confusione che si fa
lucidità mentre la parola passa dalla testa, al cuore, fino alla
pagina; sarebbe stupendo se ognuno fosse capace di descrivere con il
linguaggio proprio di un poeta (quale è Vilas, oltre che scrittore
di testi in prosa) i sentimenti che ci rendono così disperatamente
umani. 
</p>



<p>Ogni
gesto, ogni sguardo, ogni accenno, ogni oggetto, ogni
odore&#8230;appartenuto
a chi non ci è più fisicamente accanto diventa elegia della Vita
perchè <em>In tutto c&#8217;è
stata bellezza</em>, (questo il
titolo del libro uscito con Guanda) e il dolore di chi resta si
stempera in ogni ruga, in ogni accento, in ogni decisione, che ci
avvicina nella somiglianza e ci distingue nell&#8217;unicità. 
</p>



<p>Un Uomo,
uno solo, sul proprio corpo, nel proprio spirito, diventa tramite del
Tempo, ricamando Presente e Passato della propria famiglia, della
propria nazione (la Spagna degli ultimi decenni) e intessendo, con la
penna, quella che sarà la trama per i passi dei suoi figli, che sono
la nostra spavalda, spaventata, coraggiosa e tenera continuazione.</p>
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