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	<title>Cecile Kyenge Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>Cecile Kyenge Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<item>
		<title>Come difendersi dal razzismo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Feb 2014 06:12:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Parla di cronaca, parla di razzismo, parla di una società intollerante e maleducata: questo e molto altro nel libro dal titolo I giorni della vergogna. Gli insulti a Cécile Kyenge, di Stranieri in Italia,&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/02/untitled-7.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/02/untitled-7.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Parla<br />
di cronaca, parla di razzismo, parla di una società intollerante e<br />
maleducata: questo e molto altro nel libro dal titolo <i>I<br />
giorni della vergogna. Gli insulti a Cécile Kyenge, </i>di<br />
Stranieri in Italia, curato dall&#8217;editore Gianluca Luciano e dal<br />
giornalista Eugenio Balsamo.</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Parolacce,<br />
insulti, scritte sui muri, minacce, soprattutto rivolte al Ministro<br />
Kyenge, ma che colpiscono troppo spesso anche altre persone comuni:<br />
forse l&#8217;Italia è un Paese razzista, o forse no, ma i segnali non<br />
sono positivi.</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
approfondire questo argomento abbiamo rivolto alcune domande a<br />
Eugenio Balsamo che ringraziamo per la sua disponibilità.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>Partiamo<br />
dai due punti cardine del libro: dove affondano le radici del<br />
razzismo, in Italia? Ed è possibile difendersi dalle sue forme, più<br />
o meno evidenti?</b></div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
<p>Io sono tra quelli che ritengono il nostro un Paese non razzista. Muovo<br />
le mie riflessioni dalla storia che, in ogni sua fase, presenta<br />
numerose occasioni di “intreccio” tra culture diverse.<br />
Contaminazioni, in sostanza, che hanno portato alla costruzione del<br />
dna dell&#8217;italiano moderno. Le più varie iniziative di integrazione e<br />
sensibilizzazione che partono dal basso (cioè da quella società<br />
civile svincolata da partiti e sindacati) dimostrano che, in fondo,<br />
siamo un Paese in grado di comprendere e apprezzare le diversità.<br />
Con l&#8217;importante conferma che, anche in un momento economicamente<br />
difficile come quello attuale, siamo meno interessati da atti di<br />
accusa verso il “diverso che ruba il lavoro” rispetto a tanti<br />
altri Paesi europei.</p></div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="font-style: normal; font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
<p>Credo,<br />
ciononostante, che a essere meno preparato a questa sfida postmoderna<br />
figlia di una globalizzazione rapida sia l&#8217;apparato pubblico, ancora<br />
ingabbiato nella difesa di un&#8217;identità nazionale che – questo è<br />
il vero dato da accettare – non è la stessa degli anni Settanta e<br />
Ottanta. È sufficiente il ricorso a un esempio banale come quello<br />
dei pasti nelle mense o alla regolazione dei diversi spazi e momenti<br />
di preghiera.</p></div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Come<br />
ci si difende? Non sono un fan della repressione, che è comunque<br />
importante in alcune circostanze. Insegnare che il <i>corpus</i><br />
sociale è necessariamente multiculturale e multietnico è il<br />
principale impegno degli educatori: le scuole, la Chiesa, le caserme,<br />
le società sportive dilettantistiche prima ancora di quelle animate<br />
da professionisti e i consessi rappresentativi. Probabilmente sono<br />
questi ultimi, se ci atteniamo alla cronaca, ad avere bisogno di uno<br />
scossone e di cartellini rossi. Perché un idiota di una curva di<br />
stadio ha un peso, un parlamentare ne ha un altro: il primo urla e<br />
convince se stesso, il secondo riesce a trascinare migliaia di<br />
elettori e militanti.<b><br />
</b>
</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>In<br />
cosa consiste la &#8220;guida all&#8217;autodifesa&#8221;?</b>
</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Semplicemente,<br />
e utilmente, un riepilogo del concetto di razzismo e delle norme che<br />
l&#8217;ordinamento pone a tutela del discriminato. E, sia chiaro, a tutela<br />
di se stesso giacché un Paese che non difende le proprie basi<br />
giuridiche e sociali è un Paese che si arrende all&#8217;arroganza e<br />
all&#8217;ignoranza. Un modo, dunque, per ricordare che il razzismo non è<br />
e non può essere un&#8217;opinione perché era e resta un reato.</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>Ci<br />
può fare alcuni esempi di cronaca che hanno riguardato il ministro<br />
Kyenge, ma anche persone comuni?</b></div>
<div align="JUSTIFY" style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
governo Monti ha avuto il suo ministro per l&#8217;Integrazione. Era<br />
bianco, romano e cristiano e quindi, mi viene da dire, non meritevole<br />
di attenzioni particolari. Cécile Kyenge, al contrario, ha un<br />
profilo diverso, etnicamente diverso. Il “tornatene in Congo”<br />
avanzato da diversi ambienti di destra, spiega il rifiuto a questo<br />
tocco di modernità azzardato da un governo italiano con notevole<br />
ritardo rispetto alle scelte di altri Paesi occidentali che, già<br />
diversi anni addietro, avevano puntato su esponenti politici di<br />
origine straniera perché ormai ben inseriti nel contesto<br />
socio-politico. È difficile credere che le critiche mosse a Kyenge –<br />
come fa notare senza successo qualche punta di diamante della Lega<br />
nord – siano unicamente relative alle sue proposte. Ricordiamo che<br />
è lo stesso partito delle panchine da sottrarre agli extracomunitari<br />
e delle ordinanze anti kebab. Che i militanti leghisti si incontrino<br />
con quelli di Forza nuova per contestare il ministro è una conferma,<br />
come l&#8217;idea del segretario federale del Carroccio di inaugurare una<br />
parentesi di collaborazione con il Front national.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Allora<br />
il “tornatene in Congo” ha lo stesso valore di “venite a<br />
delinquere” che l&#8217;italiano medio “offre” quotidianamente<br />
all&#8217;asiatico, africano o romeno. Il limite è quello di pensare che<br />
una donna nata in Africa, ancorché laureata e specializzata in<br />
Italia e “dotata” di cittadinanza italiana, possa arrivare a<br />
occupare un posto che, nella logica del “protezionismo etnico”,<br />
andrebbe riservato a un italiano.</p>
</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>Qual<br />
è, in generale, il punto di vista dei nuovi italiani su questo<br />
Paese?</b></div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Questo<br />
è, secondo me, il punto più interessante di ogni indagine,<br />
scientifica o giornalistica che sia, che voglia misurare il grado di<br />
razzismo della nostra società. Il lavoro “<u><a href="http://www.stranieriinitalia.it/images/igiornidellavergogna_12x16_web.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">I<br />
giorni della vergogna</a></u>”<br />
include il punto di vista di giornalisti stranieri che vivono e<br />
operano in Italia, nessuno dei quali nasconde le difficoltà iniziali<br />
di inserimento nel contesto italiano, sociale e professionale.<br />
Sottolineano, tuttavia, quei limiti spesso evidenti nascosti nelle<br />
norme più varie, che talvolta penalizzano chi il nostro Paese lo<br />
vive al pari di chi vi è nato e cresciuto. Non è certo razzismo, ma<br />
evidente impreparazione dell&#8217;apparato pubblico (decisori compresi) ad<br />
approcciarsi a quella nuova linfa che giunge da oltre confine.<br />
Considero “nuovi italiani” non solo le seconde e terze<br />
generazioni di immigrati, ma anche colore che stabilmente, da anni,<br />
vivono in Italia sebbene sprovvisti di cittadinanza. Chiedono<br />
l&#8217;opportunità di fare la propria parte, di essere messi in<br />
condizione di dimostrare.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Quello<br />
che i nuovi italiani lamentano è lo scarso coraggio del legislatore.<br />
L&#8217;esempio principale è lo <i>ius<br />
soli</i>:<br />
proposto da più parti (anche da Cécile Kyenge) incontra il muro<br />
apparentemente insormontabile dell&#8217;identità, del paventato rischio<br />
che tra i bimbi e gli italiani di domani ci siano troppi Ahmed.<br />
Mentre, al tempo stesso, l&#8217;Italia si pregia di aver dato a New York<br />
un sindaco “campano”. Credo, tuttavia, che lo scenario di base<br />
stia cambiando, almeno a livello di percezione. Conforta, per<br />
esempio, il parere dei bambini delle elementari che oggi hanno<br />
compagni di banco figli di cinesi, nigeriani, balcanici: è la loro<br />
curiosità a superare le differenze. Ecco perché, ripeto, c&#8217;è<br />
bisogno di un lavoro “dal basso”, abituando gli italiani di<br />
domani a sentirsi protagonisti della stessa scena di vita.</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Per l&#8217;inclusione di Rom, Sinti e Caminanti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jan 2014 09:53:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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		<category><![CDATA[Consiglio d'Europa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dijana Pavlovic &#8211; ROMED2-ROMACT National Project Officer e Associazione UPRE ROMA presentano la seguente iniziativa che per noi è importante e alla quale vi invitiamo a partecipare. Il Consiglio d&#8217;Europa e la Commissione europea&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/01/unnamed-11.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/01/unnamed-11.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="64" width="320" /></a></div>
<p>
Dijana Pavlovic &#8211; ROMED2-ROMACT National Project Officer e Associazione UPRE ROMA presentano la seguente iniziativa che per noi è importante e alla quale vi invitiamo a partecipare.</p>
<p>Il Consiglio d&#8217;Europa e la Commissione europea lanciano in 12 Paesi della Comunità europea due programmi della durata di due anni &#8211; ROMED2 e ROMACT &#8211; volti a promuovere l&#8217;inclusione dei Rom e dei Sinti a livello locale.<br />
L&#8217;Italia è uno di questi Paesi e le città coinvolte sono Milano, Napoli, Bari, Roma, Torino e Pavia. Il programma ROMED2 si concentrerà sulla governance democratica e la partecipazione delle comunità attraverso la mediazione. il programma ROMACT si concentrerà sull&#8217;impegno locale a livello della pubblica amministrazione per lo sviluppo delle politiche pubbliche e per una migliore comprensione delle problematiche rom e sinte. ROMACT viene attuato dal Consiglio d&#8217;Europa anche nel quadro dell&#8217;Alleanza europea delle città e Regioni per l&#8217;inclusione di Rom e Sinti.</p>
<p>La presentazione e il lancio dei due programmi per l&#8217;Italia avverranno il 18 gennaio 2014 a Milano da parte del Consiglio d&#8217;Europa e della Commissione europea con il patrocinio del Comune di Milano e saranno preceduti da un concerto di benvenuto la sera del 17 gennaio.</p>
<div align="center">
&nbsp;</div>
<div align="center">
&nbsp;</div>
<div align="center">
IL PROGRAMMA</div>
<div align="center">
&nbsp;</div>
<div align="center">
&nbsp;</div>
<div align="center">
18 GENNAIO 2014</div>
<div align="center">
&nbsp;</div>
<div align="center">
&nbsp;</div>
<div style="text-align: center;">
PALAZZO REALE &#8211; SALA CONFERENZE &#8211; PIAZZA DUOMO, 14 &#8211; MI</div>
<div style="text-align: center;">
&nbsp;</div>
<div style="text-align: center;">
&nbsp;</div>
<div style="text-align: center;">
&nbsp;</div>
<div style="text-align: left;">
<strong>Ore 9: Registrazione &#8211; Welcome coffee</strong></div>
<div style="text-align: left;">
<strong></strong>&nbsp;</div>
<div style="text-align: left;">
<strong>Ore 10: Inizio sessione</strong></div>
<div style="text-align: left;">
&nbsp;</div>
<div style="text-align: left;">
Giuliano Pisapia, Sindaco di Milano</div>
<div style="text-align: left;">
Relatori &#8211; Impegni e prospettive</div>
<div style="text-align: left;">
&nbsp;</div>
<div style="text-align: left;">
Gabriella Battaini-Dragoni, vicesegretaria generale del Consiglio d&#8217;Europa</div>
<div style="text-align: left;">
Cècile Kyenge, Ministro per l&#8217;Integrazione</div>
<div style="text-align: left;">
Maria Cecilia Guerra, viceministro del Lavoro e delle Politiche sociali</div>
<div style="text-align: left;">
John Warmisham, vicepresidente del Congresso delle autorità locali del Consiglio d&#8217;Europa</div>
<div style="text-align: left;">
Luigi Manconi, presidente della Commissione per i Diritti Umani del Senato</div>
<div style="text-align: left;">
Zeliko Jovanovic, direttore delle iniziative per i Rom dell&#8217;Open Society Foundations</div>
<div style="text-align: left;">
&nbsp;</div>
<div style="text-align: left;">
<strong>Modera:</strong> Dijana Pavlovic, responsabile nazionale per ROMED2 e ROMACT</div>
<div style="text-align: left;">
&nbsp;</div>
<div style="text-align: left;">
<strong>Ore 11: Coffee break &#8211; Conferenza stampa</strong></div>
<div style="text-align: left;">
<strong>Ore 11.30: Presentazione dei programmi ROMED2 e ROMACT</strong></div>
<div style="text-align: left;">
&nbsp;</div>
<div style="text-align: left;">
Joeoren Schokkenbroek, rappresentante speciale del segretario generale per la questione rom del Consiglio d&#8217;Europa</div>
<div style="text-align: left;">
ROMED e ROMACT nel contesto della Strategia nazionale per l&#8217;inclusione di Rom, Sinti e Caminanti</div>
<div style="text-align: left;">
Marco De Giorgi, direttore UNAR</div>
<div style="text-align: left;">
Riccardo Compagnucci, prefetto e vicecapo dipartimento Ministero dell&#8217;Interno</div>
<div style="text-align: left;">
&nbsp;</div>
<div style="text-align: left;">
<strong>Modera:</strong> Aurora Alincai, coordinatrice dei programmi ROMED2 e ROMACT</div>
<div style="text-align: left;">
&nbsp;</div>
<div style="text-align: left;">
<strong>Ore 11.50: Amministrazioni pilota e comunità locali: impegni e attese</strong></div>
<div style="text-align: left;">
<strong></strong>&nbsp;</div>
<div style="text-align: left;">
Alessandro Cattaneo, sindaco di Pavia</div>
<div style="text-align: left;">
Giorgio Bezzecchi, mediatore, Consulta Rom e Sinti di Milano</div>
<div style="text-align: left;">
Rita Cutini, assessore alle Politiche sociali Comune di Roma</div>
<div style="text-align: left;">
Vojcan Stojanovic, mediatore, presidente Federazione Romanì</div>
<div style="text-align: left;">
Luigi De Magistris, sindaco di Napoli</div>
<div style="text-align: left;">
Elide Tisi, vicesindaco, assessore alle politiche sociali Comune di Torino</div>
<div style="text-align: left;">
Radames Gabrielli, mediazione, Federazione Rom e Sinti insieme</div>
<div style="text-align: left;">
Michele Emiliano, sindaco di Bari</div>
<div style="text-align: left;">
&nbsp;</div>
<div style="text-align: left;">
<strong>Modera:</strong> Emma Toledano-Laredo, capo unità Inclusione sociale e riduzione della povertà della Commissione europea</div>
<div style="text-align: left;">
&nbsp;</div>
<div style="text-align: left;">
CHIUSURA LAVORI</div>
<div style="text-align: left;">
Jeroen Shokkenbroek</div>
<div style="text-align: left;">
Giuliano Pisapia</div>
<div style="text-align: left;">
&nbsp;</div>
<div style="text-align: left;">
Ore 13.15: LUNCH</div>
<div style="text-align: left;">
&nbsp;</div>
<div style="text-align: left;">
&nbsp;</div>
<div align="center" style="text-align: left;">
&nbsp;</div>
<div style="text-align: center;">
17 GENNAIO, ore 20.30</div>
<div style="text-align: center;">
&nbsp;</div>
<div style="text-align: center;">
AUDITORIUM SAN FEDELE; Via Hoepli, 3b, Milano</div>
<div style="text-align: center;">
&nbsp;</div>
<div style="text-align: center;">
CONCERTO DI BENVENUTO di MUSICA ROM</div>
<div style="text-align: center;">
&nbsp;</div>
<div style="text-align: center;">
con</div>
<div style="text-align: center;">
&nbsp;</div>
<div style="text-align: center;">
NOVA KING, RAP DI NOVARA</div>
<div style="text-align: center;">
MCK REVOLUTION, BEATBOXING DEI KHORAKHANE&#8217;</div>
<div style="text-align: center;">
EDUARD ION e IL SUO GRUPPO, VIOLINO, FISARMONICA e CIMBALOM</div>
<div style="text-align: center;">
MAESTRO GEORGE MOLDOVEANU, VIOLINO</div>
<div style="text-align: center;">
MUZIKANTI DI BAL VAL, DEL MAESTRO JOVICA JOVIC</div>
<div style="text-align: center;">
NEMA PROBLEMA, ORCHESTRA E FIATI</div>
<div style="text-align: center;">
&nbsp;</div>
<div style="text-align: center;">
Conduce: TONI ZINGARO, attore</div>
<div style="text-align: center;">
&nbsp;</div>
<div style="text-align: center;">
Ingresso libero </div>
<div style="text-align: center;">
&nbsp;</div>
<div style="text-align: center;">
﻿</div>
<div style="text-align: left;">
﻿</div>
<div align="center">
﻿</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Quelle bocche cucite</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Dec 2013 08:20:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Foto Ansa &#160; Senza parole. Basta parole, vogliamo i fatti. Forse con queste frasi si può interpretare la scelta di cucirsi, letteralmente, le labbra; una scelta effettuata da dieci immigrati &#8211; sei marocchini&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">
&nbsp;</div>
<table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;">
<tbody>
<tr>
<td style="text-align: center;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/12/bocca-1-foto-Ansa.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/12/bocca-1-foto-Ansa.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td class="tr-caption" style="text-align: center;">Foto Ansa</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">
&nbsp;</div>
<div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">
<p><i>Senza parole. Basta parole, vogliamo i fatti.</i> Forse con<br />
queste frasi si può interpretare la scelta di cucirsi, letteralmente, le<br />
labbra; una scelta effettuata da dieci immigrati &#8211; sei marocchini e quattro<br />
tunisini &#8211; rinchiusi nel Centro di Identificazione e di Espulsione di Ponte<br />
Galeria, nel Lazio, come forma di protesta per le condizioni in cui si trovano<br />
e anche per la scomparsa, da parte di uno di loro, dei soldi inviati alla<br />
famiglia in Tunisia mentre si trovava in carcere, a Civitavecchia. </div>
<table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: right; margin-left: 1em; text-align: right;">
<tbody>
<tr>
<td style="text-align: center;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/12/bocca-2-Foto-Ansa.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/12/bocca-2-Foto-Ansa.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td class="tr-caption" style="text-align: center;">Foto Ansa</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">
</div>
<div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">
E&#8217; vero: alcuni immigrati sono stati in prigione, ma dopo aver espiato<br />
la pena sono stati di nuovo rinchiusi nel CIE. Per questo motivo il Garante dei<br />
detenuti del Lazio, Angiolo Marroni, ha rilasciato un comunicato in cui chiede<br />
il superamento dei CIE e nuove procedure per il rientro nei Paesi d&#8217;origine per<br />
i migranti detenuti. </div>
<div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">
</div>
<div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">
Il Garante si riferisce alla possibilità del rimpatrio volontario<br />
assistito (RAV) che dovrebbe essere finanziato dal Ministero dell&#8217;Interno, un<br />
progetto che prevede &#8211; per chi sceglie di tornare in patria al termine della<br />
pena &#8211; di intraprendere un percorso assistito basato su tempi certi e senza<br />
passare di nuovo per il CIE dove i migranti vengono identificati. Invece<br />
“l&#8217;introduzione di un meccanismo di identificazione già in carcere”,<br />
sostiene&nbsp; Marroni, “è la premessa per<br />
permettere ai detenuti stranieri di scontare la loro pena nel Paese d&#8217;origine”.</div>
<div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">
</div>
<table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;">
<tbody>
<tr>
<td style="text-align: center;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/12/bocca-3-Foto-Ansa.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/12/bocca-3-Foto-Ansa.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="140" width="320" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td class="tr-caption" style="text-align: center;">Foto Ansa</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">
Il Direttore del Centro, Vincenzo Lutrelli, afferma che la situazione è<br />
sotto controllo, anche se uno dei migranti con le labbra cucite si è sentito<br />
male e altri 37 stanno facendo lo sciopero della fame. </div>
<div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">
</div>
<div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">
Un ultimo episodio di disperazione, inoltre, si è verificato lunedì<br />
scorso, quando un urlo improvviso è salito dal reparto donne del centro, dove<br />
si trovano circa trenta persone. Una giovane tunisina voleva togliersi la vita,<br />
impiccandosi con un lenzuolo. Lei e il suo compagno, arrivati a fine novembre a<br />
Lampedusa, avevano appena ricevuto il rigetto della loro richiesta di asilo<br />
politico. Lutrelli ha parlato con la donna, le ha fatto incontrare il compagno<br />
ed è riuscito a farla desistere dal suo intento suicida. Ma per quanti<br />
richiedenti asilo la situazione potrebbe degenerare?</div>
<div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">
</div>
<div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">
Intanto, in questi giorni, un altro gesto, un&#8217;altra scelta<br />
significativa: quella del deputato Pd, Kalid Chaouki, che si era rinchiuso nel<br />
centro di Lampedusa per chiederne la chiusura dopo la vergogna dei migranti<br />
“disinfettati” con un getto d&#8217;acqua gelata, in pieno inverno, all&#8217;aperto e<br />
privati degli abiti. Il giorno della vigilia di Natale sono cominciati i<br />
trasferimenti degli immigrati verso altre strutture. </div>
<div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">
</div>
<div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">
Il ministro per l&#8217;integrazione, Cècile Kyenge, ha così commentato le<br />
notizie&nbsp; che arrivano dai CIE: “Gli<br />
ultimi fatti confermano la necessita’ di modificare un sistema che ha portato<br />
tensioni e difficolta’ all’interno dei centri”, impegnandosi a ripensare e<br />
migliorare, &#8216;di concerto con il Governo&#8217;, le misure di accoglienza”, mentre i<br />
migranti di Ponte Galeria scrivono a Papa Francesco, appellandosi al suo senso<br />
di giustizia. </div>
<div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">
</div>
<div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">
&nbsp;</div>
<div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">
</div>
<div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">
&nbsp;</div>
<div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">
&nbsp;</div>
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		<title>Il video delle polemiche e dell&#8217;ipocrisia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Dec 2013 06:19:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sono persone eritree, ghanesi, siriane, kurde, nigeriane e di altre nazionalità. Sono persone e basta. Sono state riprese denudate, in fila, mentre sui loro corpi veniva sprizzato un getto di disinfestante per prevenire il&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/12/tg2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/12/tg2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Sono<br />
persone eritree, ghanesi, siriane, kurde, nigeriane e di altre<br />
nazionalità. Sono persone e basta. Sono state riprese denudate, in<br />
fila, mentre sui loro corpi veniva sprizzato un getto di<br />
disinfestante per prevenire il pericolo di malattie infettive,<br />
ammesso che alcuni migranti ne siano affetti. Queste le immagini del video trasmesso in esclusiva dal TG2, un video che fa indignare.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Giusi<br />
Nicolini, sindaco di Lampedusa, l&#8217;isola che da anni accoglie chi<br />
scappa dal proprio Paese d&#8217;origine e dove si trova il Centro di<br />
identificazione e di espulsione in cui sono state fatte le riprese,<br />
ha così commentato la situazione: “ E&#8217; una pratica da lager. Una<br />
pratica sanitaria non si fa all&#8217;aperto, irrorando gli ospiti nudi,<br />
con un tubo. Lampedusa e l&#8217;Italia intera si vergogna di queste<br />
pratiche di accoglienza”. A queste parole hanno fatto seguito molte<br />
altre di esponenti delle istituzioni. La Presidente della Camera,<br />
Laura Boldrini ha aggiunto: “ Uomini e donne, per essere sottoposti<br />
ad un trattamento sanitario, vengono fatti denudare all&#8217;aperto in<br />
pieno inverno. Quelle immagini non possono lasciarci indifferenti.<br />
Tanto più perchè arrivano dopo i tragici naufragi di ottobre e dopo<br />
gli impegni che l&#8217;Italia aveva assunto in materia d&#8217;accoglienza.<br />
Quesi trattamenti degradanti gettano sull&#8217;mmagine del nostro Paese un<br />
forte discredito e chiedono risposte di dignità”.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Si parla<br />
di “immagine” di un Paese quando si dovrebbe parlare di “civiltà”<br />
e, inoltre, in entrambi questi interventi viene ripetuto il termine<br />
“accoglienza”, ma l&#8217;accoglienza si mette in pratica con i fatti e<br />
non con discorsi e promesse.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Sono<br />
intervenuti, ovviamente, anche il Ministro per l&#8217;integrazione Cècile<br />
Kyenge e il Premier Enrico Letta, ai quali è stata fatta una<br />
richiesta chiara da parte di Laurens Jolles, delegato dell&#8217;UNHCR per<br />
l&#8217;Italia e il Sud Europa: “ Il centro di accoglienza dovrebbe<br />
essere riportato rapidamente alla sua capienza originaria di 850<br />
posti” per dare agli ospiti un&#8217;assistenza adeguata.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ma che<br />
le condizioni dei migranti che vengono smistati all&#8217;interno dei CIE<br />
siano gravissime non è notizia di attualità. E&#8217; una situazione che<br />
permane invariata da anni. L&#8217;Associazione per i Diritti Umani, alcuni<br />
mesi fa, ha intervistato Alexandta D&#8217;Onofrio che, in un progetto con<br />
Grabriele del Grande, ha realizzato un film dal titolo<i><br />
La vita che non CIE</i>.<br />
Intervista che vi riproponiamo qui di seguito.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<b>La<br />
vita che non CIE di Alexandra D&#8217;Onofrio</b></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div dir="LTR" id="Sezione1">
 Più di mille migranti si trovano,<br />
 in questo ultimo periodo, nel centro di accoglienza di Lampedusa:<br />
 una struttura che avrebbe una capienza massima di 300 posti.<br />
 Dall&#8217;isola i migranti vengono smistati nei CIE, Centri di<br />
 identificazione e di espulsione. Ma cosa succede a queste persone,<br />
 senza permesso di soggiorno, dentro e fuori dai Cie? Ne abbiamo<br />
 parlato con Alexandra D&#8217;onofrio, regista del documentario intitolato<br />
 <i>La vita che non Cie</i>,<br />
 una trilogia di cortometraggi, prodotta da Fortress Europe, in cui<br />
 si narrano le storie di un ragazzo che cerca di raggiungere la<br />
 moglie incinta, dalla Tunisia all&#8217;Olanda; di un uomo che cerca di<br />
 aiutare, dall&#8217;esterno, i suoi compagni rimasti all&#8217;interno del Cie<br />
 di Torino, dopo esserci stato lui stesso; e di un figlio che non<br />
 cresce con il padre, espulso in Marocco dopo aver vissuto tanti anni<br />
 in Italia. Un lavoro cinematografico nato nel Cie di Modena dove,<br />
 nel febbraio 2011, Gabriele Del Grande ha conosciuto Kabbour, il<br />
 protagonista dell&#8217; ultima vicenda intitolata “Papà non torna<br />
 più”. Alexandra D&#8217;Onofrio ha, poi, seguito Kabbour in Marocco e<br />
 ha deciso di raccogliere altre storie per riflettere sul tema della<br />
 giustizia e sulle politiche riguardanti l&#8217;immigrazione ma,<br />
 soprattutto, per raccontare relazioni difficili e sentimenti<br />
 universali.</p>
<p>La vita che non Cie è il titolo di una trilogia<br />
 che, attraverso le vicende di un ragazzo, di un uomo e di un<br />
 bambino, racconta l&#8217;odissea dei migranti da punti di vista<br />
 differenti. Da dove nascono queste storie?</p>
<p>Abbiamo girato<br />
 questo film tra marzo e aprile 2011 e ci siamo posti l&#8217;obiettivo di<br />
 andare a cercare dei ritratti, delle storie che potessero raccontare<br />
 ciò che non si viene a sapere dai canali ufficiali, dai media. Il<br />
 problema è stato che, nel 2011, c&#8217;era il veto di entrare nei Cie<br />
 per giornalisti e documentaristi (adesso, invece, c&#8217;è questa<br />
 possibilità) e, quindi, abbiamo tessuto le storie di persone che ci<br />
 hanno raccontato i Cie da fuori. Nel primo caso si racconta la<br />
 storia d&#8217;amore di un ragazzo che è evaso: il fotografo Alessio<br />
 Genovese &#8211; che ha seguito la vicenda fin dall&#8217;inizio e del quale ho<br />
 usato le immagini lavorando in Audiodoc &#8211; aveva incontrato la moglie<br />
 di Nizar e aveva cominciato a fotografare lei mentre andava a<br />
 trovarlo al Cie. Dopo un mese c&#8217;è stata una rivolta, i reclusi sono<br />
 evasi e il Cie è stato chiuso. Si tratta del Cie di Chinisia, fuori<br />
 Trapani: Gabriele mi ha proposto di scrivere il soggetto e poi io ho<br />
 seguito Nizar in Olanda dov&#8217;era andato per raggiunegre la sua<br />
 compagna in attesa di un figlio&#8230; Attraverso questi corti abbiamo,<br />
 infatti, voluto raccontare sentimenti universali: l&#8217;amore, la<br />
 genitorialità, la solitudine.<br />Nel secondo corto si parla del Cie<br />
 di Torino attraverso la storia di una persona rilasciata dopo circa<br />
 cinque mesi di reclusione. Al tempo abitavamo a Torino e l&#8217;unica<br />
 realtà che restava in contatto con i detenuti era una radio, Radio<br />
 Black Out, che metteva in onda le interviste alle persone dentro il<br />
 Cie. Abdelrahim, una volta uscito, si era impegnato a fare “da<br />
 tramite” e a portare dentro alcune cose che potessero servire ai<br />
 reclusi, come cibi o vestiti, ad esempio; il film, infatti, inizia<br />
 con lui che va al mercato a comprare reggiseni per le ragazze della<br />
 sezione femminile. Abbiamo cercato di capire quanto la vita di<br />
 Abdelrahim fosse cambiata dopo l&#8217;esperienza di detenuto nel Cie e<br />
 abbiamo anche cercato di capire il motivo della sua scelta di<br />
 mantenere questa relazione con i compagni.<br />&nbsp;La terza storia<br />
 parla di una deportazione, di un rimpatrio. E&#8217; la storia di Kabbour<br />
 che ha vissuto in Italia per 11 anni, ha fatto le medie e le<br />
 superiori qui per poi lavorare nei mercati, ma si trova costretto a<br />
 tornare in Marocco perchè vendeva CD contraffatti. E&#8217; un reato per<br />
 il quale è stato considerato “socialmente pericoloso” e per cui<br />
 ha perso il permesso di soggiorno ed è stato rispedito indietro.<br />
 Nel frattempo, Kabbour si è formato una famiglia con una compagna,<br />
 cittadina polacca, con cui ha avuto un bambino, Tareq che, l&#8217;anno in<br />
 cui il padre è stato rimpatriato, aveva cinque anni.</p>
<p>In base<br />
 alle testimonianze che avete raccolto, com&#8217;è la vita all&#8217;interno<br />
 dei centri? O si deve parlare di sopravvivenza?</p>
<p>Una cosa<br />
 interessante del primo corto è che siamo riusciti ad utilizzare<br />
 materiale realizzato dai protagonisti stessi, che hanno filmato con<br />
 i telefonini. Le immagini riprendono la traversata, i primissimi<br />
 giorni con i festeggiamenti per essere riusciti ad arrivare, con<br />
 cerchi di canti e danze, ma poi i cellulari hanno ripreso anche la<br />
 situazione all&#8217;interno dei Cie, con le rivolte o con le persone che<br />
 stanno lì senza fare niente, ingabbiate, a guardare il cielo. Per i<br />
 reclusi la cosa straziante è non capire perchè: non hanno commesso<br />
 reato, hanno solo fatto la traversata senza avere la carta giusta<br />
 oppure si trovano senza permesso di soggiorno perchè l&#8217;hanno perso<br />
 strada facendo o perchè il loro contratto di lavoro non è stato<br />
 rinnovato. Non avere il permesso è un reato amministrativo che<br />
 equivale a passare con il semaforo rosso, eppure queste persone sono<br />
 detenute. Oltretutto, il periodo di reclusione è salito da sei a<br />
 diciotto mesi.</p>
<p>Nei titoli di coda si sottolinea che il 60%<br />
 delle persone trattenute non viene né identificato né rimpatriato.<br />
 Dopo un anno e mezzo di Cie, cosa succede?</p>
<p>Una volta fuori,<br />
 queste persone rischiano semplicemente di non essere ancora<br />
 identificate e di essere riportate dentro. Mentre giravo la storia a<br />
 Torino ci è stato spiegato che &#8211; siccome i detenuti non riescono a<br />
 dare un senso a quello che succede, non sanno quando verranno<br />
 rilasciati o se verranno riportati a casa &#8211; non riescono a dorire di<br />
 notte e , quindi, chiedono i calmanti. I calmanti, però, vengono<br />
 dati molto facilmente perchè servono anche a mantenere la calma<br />
 all&#8217;interno del Cie; vengono usati per sedare la rabbia. Quando<br />
 facevo le interviste per telefono, capivo che dall&#8217;altra parte c&#8217;era<br />
 una persona che non riusciva a parlare perchè intontita dai<br />
 farmaci.</p>
<p>Nel terzo corto, attraverso la storia di Kabbour e<br />
 Tareq, padre e figlio, si affronta il tema del “principio del<br />
 bilanciamento”, riconosciuto dalla Corte europea di Giustizia: di<br />
 cosa si tratta?</p>
<p>Il principio del bilanciamento dice che<br />
 spetta al giudice dare la priorità all&#8217;interesse del minore oppure<br />
 a quello dello Stato. Se il soggetto è stato considerato un<br />
 “pericolo sociale” ma ha un figlio, è lo Stato che decide a chi<br />
 o a cosa dare la priorità, ma non esiste una normativa precisa<br />
 riguardo a queste situazioni. Kabbour è uno di quelli che sono<br />
 riusciti a vincere la causa e da circa due mesi è ritornato in<br />
 Italia.</p>
<p></p>
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Nelson Mandela: un uomo, un&#8217;icona</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Dec 2013 07:03:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Sudafrica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Un numero: 46664. Più volte ripreso, fotografato, ricordato, scritto. E&#8217; il numero che Nelson Mandela portava sulla sua giubba durante la sua lunga permanenza in carcere; la stessa cifra riportata infinite volte –&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/12/nelson-mandela-thumb.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/12/nelson-mandela-thumb.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
 </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/12/mandela-giovane.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/12/mandela-giovane.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="320" width="243" /></a>&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm; text-align: left;">
Un<br />
numero: 46664. Più volte ripreso, fotografato, ricordato, scritto.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
E&#8217; il<br />
numero che Nelson Mandela portava sulla sua giubba durante la sua<br />
lunga permanenza in carcere; la stessa cifra riportata infinite volte<br />
– sul palco, sugli spalti dello stadio, sui corpi e sulle magliette<br />
dei partecipanti – durante il mega concerto che si è tenuto a<br />
Londra nel 2008 in occasione del novantesimo compleanno del grande<br />
leader.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Quel<br />
numero è un simbolo come lo è colui che lo ha portato addosso per<br />
tanto tempo: Nelson, Madiba, Rolihalha (“combina guai”) premiato<br />
con il Nobel per la pace; l&#8217;uomo che si è battuto, per una vita<br />
intera, per i diritti di tutti, per la libertà e per la giustizia.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Se ne va<br />
a 95 anni, probabilmente a causa di problemi respiratori dovuti alla<br />
tubercolosi contratta durante la sua prigionia a Robben Island. Negli<br />
ultimi mesi, Mandela era stato ricoverato più volte per poi essere<br />
dimesso per ricevere le cure e le attenzioni necessarie nella sua<br />
casa, a Johannesburg.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Molti i<br />
messaggi di cordoglio per la perdita di una persona che lascia<br />
un&#8217;eredità etica, morale e politica così importante. Il Presidente<br />
americano, Barack Obama, primo Presidente nero garzie anche alla<br />
lotta di mandela contro ogni discriminazione,  ha affermato: “<br />
Nelson Mandela è vissuto per un ideale e l&#8217;ha reso reale. E&#8217; uno dei<br />
personaggi più coraggiosi della nostra era. Appartiene al tempo,<br />
alla storia. Ha trasformato il Sudafrica e tutti noi. Il suo lavoro<br />
ha significato moltissimo. Noi troviamo fonte di esempio e di<br />
rinnovamento nella riconciliazione e nello spirito di resistenza che<br />
ha fatto dell&#8217;azione di Mandela una cosa vera”. Il leader cubano,<br />
Raul Castro ha definito Mandela “un caro compagno”; il Presidente<br />
palestinese, Mahmoud Abbas ha dichiarato che: “ Mandela è stato un<br />
simbolo della liberazione dal colonialismo e dall&#8217;occupazione per<br />
tutti i popoli che aspirano alla libertà”; dalla Cina arrivano,<br />
via web, le parole di un altro Premio Nobel per la Pace, Liu Xiaobo,<br />
che sta scontando una pena detentiva di 11 anni per l&#8217;accusa di<br />
“sovversione”, il quale scrive: “ Stiamo ricordando una persona<br />
che ha rispettato e si è battuta per anni per i diritti umani, la<br />
libertà e l&#8217;uguaglianza”.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
Italia, il Ministro per l&#8217;integrazione, Cècile Kyenge, ha così<br />
espresso il suo dispiacere per la morte di Mandela: “ Una giornata<br />
triste perchè solo la sua presenza dava forza ai valori della lotta<br />
contro il razzismo e l&#8217;apartheid non solo per il continente africano,<br />
ma per tutto il mondo”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
ringraziare, a modo nostro, “Madiba” riportiamo la recensione di<br />
una ricca mostra sul tema dell&#8217;apartheid, allestita l&#8217;estate scorsa a<br />
Milano. Anche la Cultura, il materiale fotografico, video, i<br />
documenti scritti, contribuisco a mantenere viva la Memoria,<br />
l&#8217;operato, ma soprattutto, gli insegnamenti di questo piccolo-grande<br />
eroe contemporaneo.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<h3 class="western">
L&#8217; apartheid<br />
raccontata in una mostra al PAC di Milano<br />
</h3>
<div dir="LTR" id="Sezione1">
<div style="margin-bottom: 0cm;">

 </div>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">
<img loading="lazy" align="BOTTOM" border="0" height="125" name="immagini1" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/12/PRIMA-FOTO-APART..jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="320" /></p></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

 </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Mentre<br />
 sono critiche le condizioni di salute di Nelson Mandela, a Milano<br />
 approda una grande esposizione che racconta uno dei periodi storici<br />
 più significativi del &#8216;900: l&#8217;apartheid e le sue conseguenze, ieri<br />
 come oggi.
 </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
“Rise<br />
 and fall of Apartheid: Photography and the Bureaucracy of Everyday<br />
 Life” (“Ascesa e declino dell&#8217;Apartheid: fotografia e burocrazia<br />
 della vita quotidiana): questo il titolo di un percorso visivo e<br />
 culturale ricco, complesso, emozionante.
 </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Frutto<br />
 di oltre sei anni di ricerche, il progetto raccoglie le opere di<br />
 quasi 70 fotografi, artisti e registi per proporre al pubblico &#8211;<br />
 attraverso immagini, illustrazioni, posters, filmati, opere d&#8217;arte &#8211;<br />
 un&#8217;analisi profonda della nascita dell&#8217;apartheid, della lotta per<br />
 debellarla e delle sue conseguenze.</div>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">
<img loading="lazy" align="BOTTOM" border="0" height="240" name="immagini2" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/12/ap1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="320" /></p></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
“Apartheid”<br />
 è parola olandese, composta da “separato” (apart) e “quartiere”<br />
 (heid) ed è stata, in concomitanza con la seconda guerra mondiale,<br />
 la piattaforma del nazionalismo afrikaner che ha portato alla<br />
 segregazione razziale con lo scopo di mantenere il potere nelle mani<br />
 dei bianchi. Dopo la vittoria dell&#8217;Afrikaner National Party, nel<br />
 1948, l&#8217;apartheid impone una serie di programmi legislativi che<br />
 incidono sulla psicologia dei cittadini del Sudafrica, ma anche<br />
 sulle strutture civili, economiche e politiche fino a coinvolgere<br />
 ogni aspetto dell&#8217;esistenza e della quotidianità: dalle abitazioni,<br />
 al tempo libero, dai trasporti ai commerci, dall&#8217;istruzione al<br />
 turismo. Il sistema dell&#8217;apartheid è, quindi, diventato sempre più<br />
 spietato nei confronti degli africani, dei meticci e degli asiatici,<br />
 arivando a negare e a privarli dei loro diritti umani e civili.
 </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
 lavoro dei membri del Drum Magazine, degli anni &#8217;50, dell&#8217;Afrapix<br />
 Collective, degli anni &#8217;80 e del Bang Bang Club; le opere di<br />
 fotografi sudafricani all&#8217;avanguardia, quali ad esempio, Eli<br />
 Weinberg, Omar Badsha, Peter Magubane, Gideon Mendel, Kevin Carter,<br />
 Sam Nzima; e ancora le immagini dei nuovi talenti come Thabiso<br />
 Sekgale e Sabelo Mlangeni testimoniano, documentano e<br />
 approfondiscono il tema, facendo dell&#8217;immagine uno strumento di<br />
 critica politica e sociale.
 </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
 mostra è ideata dall&#8217;ICP International Center of Photography di New<br />
 York e curata da Okwui Enwezor, direttore della Haus der Kunst di<br />
 Monaco; per l&#8217;Italia è stata promossa e prodotta dal Comune di<br />
 Milano, PAC e CIVITA e sarà allestita, al Padiglione d&#8217; Arte<br />
 Contemporanea, fino al 15 settembre. E, per l&#8217;occasione, non<br />
 potevano mancare anche dieci video di William Kentridge, che non ha<br />
 bisogno di presentazioni.
 </div>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">

 </div>
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Una conversazione con Jean Claude Mbede Fouda: direttore di All TV, la televisione di tutti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Nov 2013 05:56:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Cecile Kyenge]]></category>
		<category><![CDATA[cittadinanza]]></category>
		<category><![CDATA[cittadini]]></category>
		<category><![CDATA[discriminazione]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
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		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
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		<category><![CDATA[società]]></category>
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		<category><![CDATA[tv]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Associazione per i Diritti Umani ha partecipato al convegno di lancio di All TV, primo canale televisivo italiano che promuove la cittadinanza comune (di cui potete vedere i video sul nostro sito e sul&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
L&#8217;Associazione<br />
per i Diritti Umani ha partecipato al convegno di lancio di <i>All<br />
TV</i>, primo canale televisivo<br />
italiano che promuove la cittadinanza comune (di cui potete vedere i<br />
video sul nostro sito e sul canale dedicato Youtube<br />
dell&#8217;associazione) e ora vi proponiamo l&#8217;intervista che, in seguito,<br />
abbiamo fatto al Direttore responsabile,  Jean Claude Mbede Fouda,<br />
che ringraziamo molto.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Cosa<br />
intende quando parla di “cittadinanza comune”?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Quando<br />
parlo di cittadinanza, parlo di uguaglianza di tutti i cittadini di<br />
fronte alla legge, di uguaglianza di diritti e doveri e di una<br />
società dove tutti i cittadini si frequentano, si parlano: una<br />
società senza  discriminazioni.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Quali<br />
sono le carenze dei mezzi di informazione italiani?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
stampa italiana ha discriminato cinque milioni di persone. Ci sono<br />
cittadini, all&#8217;interno della società italiana, anche se non<br />
regolarmente, che vengono ignorati del tutto dalla stampa: cinque<br />
milioni sono tanti, sono troppi anche dal punto di vista economico<br />
perchè, ad esempio, non consumano il marchio italiano.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Durante<br />
il nostro convegno anche il Direttore de <i>Il<br />
Giorno, </i>Giancarlo<br />
Mazzuccato, ha affermato che la stampa italiana non fa alcuno sforzo<br />
per andare incontro alle comunità straniere, ma è altrettanto vero<br />
che le stesse comunità straniere in Italia &#8211; sicuramente perchè<br />
impaurite &#8211; non fanno molto per farsi conoscere. Gli stranieri vivono<br />
come cittadini di “serie B” perchè sembra che tutti i ragazzi<br />
stranieri &#8211; anche coloro che studiano, che si laureano &#8211; siano<br />
condannati a fare i “badanti”: sembra che per loro non ci sia un<br />
futuro.
</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Gli<br />
italiani non sono razzisti, io dico che non conoscono: non c&#8217;è una<br />
conoscenza culturale. I media parlano degli stranieri solo in termini<br />
negativi: parlano di violenza, di stupri, di rapine etc., ma non<br />
parlano degli stranieri ingegneri, medici, avvocati. In televisione<br />
ci invitano solamente per parlare della nostra storia di migranti,<br />
arrivati a Lampedusa, ma mai quando si parla di economia o di<br />
istruzione.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Lei<br />
è un giornalista, ma quando è arrivato in Italia &#8211; cinque anni fa &#8211;<br />
ha avuto qualche difficoltà ad entrare nelle redazioni&#8230;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Un<br />
amico diceva che le redazioni italiane sono come l&#8217;Italia: bianche e<br />
cattoliche.</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Qual&#8217;è<br />
la percentuale di cittadini di origine straniera nelle redazioni<br />
italiane? Se andiamo a vedere, su una redazione che conta mille<br />
giornalisti, non ce ne sono due. Come può una redazione essere<br />
interessata agli “Esteri” oppure alle comunità straniere se non<br />
c&#8217;è un giornalista straniero al suo interno?</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Se<br />
l&#8217;Italia vuole crescere, potrebbe fare come il Sudafrica dove<br />
praticano la “discriminazione positiva”: cioè mettono,<br />
all&#8217;interno della redazione, una persona di una comunità straniera<br />
che sappia raccontare ciò che conosce da vicino. La parola d&#8217;ordine,<br />
invece, nelle redazioni italiane è che la conoscenza delle comunità<br />
straniere “non interessa” all&#8217;italiano medio, ma questo non è<br />
vero. Se noi prepariamo un&#8217;informazione fatta bene, questa viene<br />
consumata da chiunque.
</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Siamo<br />
noi giornalisti che dobbiamo dare l&#8217;informazione e far sì che la<br />
società possa sentirsi multiculturale; per questo con la nostra<br />
televisione vogliamo essere l&#8217;immagine dell&#8217;Italia che vogliamo<br />
raccontare. Nella nostra redazione ci sono persone di tante<br />
nazionalità e di tutti gli orizzonti: italiani, stranieri neri,<br />
stranieri bianchi.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Questo<br />
è il motivo per cui avete chiamato il canale televisivo <i>All<br />
TV </i>?</p>
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Non<br />
è una Tv per stranieri, ma una Tv che vuole far conoscere gli<br />
stranieri agli italiani e che vuole far conoscere la Storia, la<br />
cultura italiana agli stranieri. E&#8217; la Tv comune, la Tv di tutti.
</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
noi l&#8217;italiano è la lingua che unisce italiani e stranieri, è il<br />
primo strumento di integrazione per gli stranieri che arrivano ed è<br />
lo strumento per far comunicare le persone che appartengono alle<br />
diverse comunità: ecco perchè tutto quello che facciamo è in<br />
lingua italiana. Questo è ancora più importante per un giornalista,<br />
per un intellettuale, perchè la lingua è per lui anche il mezzo di<br />
lavoro.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Cos&#8217;è,<br />
per lei, l&#8217;Italia?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
L&#8217;Italia<br />
è tutto per me. Un immigrato vero non può far del male all&#8217;Italia:<br />
nessuno può amare l&#8217;Italia più di un rifugiato a cui l&#8217;Italia ha<br />
salvato la vita.
</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
L&#8217;amiamo<br />
perchè è l&#8217;unico bene che abbiamo.</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Sono<br />
arrivato qui a 29 anni, il mio Paese mi ha rifiutato e io, come molti<br />
altri giovani, voglio  mettere tutta la mia energia a disposizione<br />
dell&#8217;Italia: aiutarla a crescere, perchè vogliamo dimostrare di<br />
avere tanto da dare.
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<p></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Ancora un attacco verbale al Ministro Kyenge</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2013/06/19/ancora-un-attacco-verbale-al-ministro/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Jun 2013 04:14:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Cecile Kyenge]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[integrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Laura boldrini]]></category>
		<category><![CDATA[Lega Nord]]></category>
		<category><![CDATA[leghista]]></category>
		<category><![CDATA[ministro]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>
		<category><![CDATA[stupro]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Ma mai nessuno che se la stupri, così tanto per capire cosa può provare la vittima di questo efferato reato? Vergogna”: queste le parole di Doloros, “Dolly”, Valandro, consigliere leghista di quartiere, a Padova&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/06/19/ancora-un-attacco-verbale-al-ministro/">Ancora un attacco verbale al Ministro Kyenge</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
“Ma<br />
mai nessuno che se la stupri, così tanto per capire cosa può<br />
provare la vittima di questo efferato reato? Vergogna”: queste le<br />
parole di Doloros, “Dolly”, Valandro, consigliere leghista di<br />
quartiere, a Padova e, oltretutto, vice coordinatrice della<br />
commissione sanità, interventi sociali e politiche giovanili.  Frasi<br />
choc rivolte contro il Ministro per l&#8217;integrazione, Cècile Kyenge e<br />
scritte, pubblicamente, su una pagina Facebook, accompagnate da un<br />
articolo scaricato da un sito specializzato nel riportare i crimini<br />
degli immigrati. </p>
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Questo,<br />
purtroppo, è l&#8217;ultima di una serie di dichiarazioni offensive e<br />
violente nei confronti del Ministro e ha scatenato l&#8217;indignazione di<br />
tantissimi utenti del social network e della società davvero<br />
“civile”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
diratta interessata ha commentato l&#8217;accaduto con grandesaggezza: “<br />
Non rispondo perchè ognuno di noi dovrebbe sentirsi offeso. Questo<br />
linguaggio non mi appartiene perchè istiga alla violenza tutta la<br />
cittadinanza. Chiunque deve sentirsi offeso, non solo io. Negli anni<br />
ho sempre lottato per un linguaggio non violento e questo impegno lo<br />
mantengo. Io parlo con tante persone, ognuno ha il proprio modo di<br />
pensare, ma non permetto che mi vengano imposti un comportamento e un<br />
linguaggio violenti. Vorrei che si difendesse sempre un linguaggio<br />
non violento”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
Premier, Enrico Letta, ha affermato, riferendosi alle esternazioni<br />
della Valandro e alla reazione del Ministro, che: “Cècile Kyenge<br />
ha ragione, ognuno di noi dovrebbe sentirsi offeso e anch&#8217;io mi sento<br />
offeso. Si tratta di parole che non meritano altro commento che il<br />
profondo sdegno. Merita invece, Cècile, tutta la solidarietà mia<br />
personale, del governo e del Paese”. A queste dichiarazioni si<br />
aggiunge anche quella del Presidente della Camera, Laura Boldrini che<br />
ha affermato: “ Le parole della consigliera leghista sono<br />
inaccettabili, intrise di razzismo e di odio, tanto più gravi perchè<br />
pronunciate da una donna con un incarico politico. Conosco Cècile<br />
Kyenge da tempo. Ho condiviso con lei battaglie di civiltà sui temi<br />
dell&#8217;immigrazione e dell&#8217;asilo. Le sono ancora più vicina oggi, dopo<br />
l&#8217;ignobile attacco di cui la ministra è vittima”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Come<br />
spesso accade, la Valandro ha tentato di rimediare con una<br />
giustificazione: “E&#8217; stata una battuta in un momento di rabbia”<br />
per poi autosopendersi. E il Consiglio nazionale della Lega Nord,<br />
presieduto da Flavio Tosi, l&#8217;ha espulsa.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
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		<item>
		<title>Milano: prove tecniche di cittadinanza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 May 2013 03:44:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Duecento bambini nati a Milano, ma con genitori stranieri, hanno ricevuto la cittadinanza, simbolica. La cerimonia, voluta e organizzata dall&#8217;amministrazione comunale,si è tenuta presso la Sala Viscontea del Castello sforzesco dalla quale, il Ministro&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/05/Milano-ius-soli.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/05/Milano-ius-soli.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Duecento<br />
bambini nati a Milano, ma con genitori stranieri, hanno ricevuto la<br />
cittadinanza, simbolica.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
cerimonia, voluta e organizzata dall&#8217;amministrazione comunale,si è<br />
tenuta presso la Sala Viscontea del Castello sforzesco dalla quale,<br />
il Ministro per l&#8217;Integrazione, Cècile Kyenge e madrina per<br />
l&#8217;occasione, ha lanciato un appello: “ Non abbiate paura del<br />
meticciato: la nostra ricchezza parte dalle tante culture che ci<br />
troviamo di fronte”. E ha proseguito, dicendo: “Il meticciato è<br />
una realtà: nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nelle strade. E la<br />
fotografia del Paese ce lo dice ed è una risorsa e non dobbiamo<br />
averne paura”. “Qualunque tipo di violenza è da condannare, in<br />
qualunque veste si manifesti. La violenza è violenza. La violenza<br />
non ha colore, etnia, appartenenza. Siamo tutti uguali davanti alla<br />
legge”, queste le parole del Ministro sul tema del razzismo.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Secondo<br />
Cécile Kyenge iniziative come quella organizzata dal Comune<br />
meneghino “sono una buona pratica che bisogna sostenere con forza<br />
nel Paese per far capire che siamo tutti cittadini”. Intanto, però,<br />
soprattutto dopo il fatto di cronaca accaduto in zona Niguarda, la<br />
Lega Nord raccoglie firme contro lo <i>ius<br />
soli, </i>una<br />
raccolta in atto a Milano e in altre città italiane accompagnata da<br />
volantini, distribuiti nei gazebo, che riportano una fotografia del<br />
Ministro dell&#8217;Integrazione con la scritta: “Se questo è un<br />
ministro&#8230;la clandestinità è un reato”. Il segretario della Lega<br />
Lombarda ha spiegato: “ Non ci accusino di razzismo, vogliamo solo<br />
passeggiare a casa nostra tranquillamente” e ha aggiunto: “ E non<br />
si cancelli la Bossi-Fini, anci va resa più severa. Non si può<br />
morire per strada a colpi di piccone. Regalare la cittadinanza<br />
significherebbe portare migliaia e migliaia di stranieri in Italia,<br />
dove già ci sono 3 milioni di disoccupati italiani”.
</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
dibattito è ancora aperto e il dialogo fra le forze politiche non<br />
facile, ma la giornata che ha visto dare la cittadinanza, per ora,<br />
simbolica a tanti bambini (una rappresentanza dei 34.000 residenti a<br />
Milano) è stata importante per segnare un punto a favore della<br />
volontà di garantire i diritti a tutti, senza distinzioni<br />
geografiche o di altra natura.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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		<title>Due donne, due ministri: Cecile Kyenge e Josefa Idem</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 May 2013 04:29:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“Torna in Congo”, queste le parole scritte su uno striscione, davanti alla sede del Pd, con cui Forza Nuova ha attaccato il Ministro dell&#8217;integrazione, inviando poi un comunicato sempre contro “il ministro della (dis)integrazione&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/05/2-MINISTRE.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/05/2-MINISTRE.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="213" width="320" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
“Torna<br />
in Congo”, queste le parole scritte su uno striscione, davanti alla<br />
sede del Pd, con cui Forza Nuova ha attaccato il Ministro<br />
dell&#8217;integrazione, inviando poi un comunicato sempre contro “il<br />
ministro della (dis)integrazione che si è vantata di essere entrata<br />
clandestinamente in Italia, elogiando la poligamia”.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Cecile<br />
Kyenge ha affermato che sarà la società civile a rispondere a<br />
queste provcazioni e, intanto, ha rilanciato l&#8217;ipotesi di uno <i>ius<br />
soli </i>temperato. Ci sono<br />
diversi tipi di cittadinanza, ha precisato: lo <i>ius<br />
soli </i>puro esiste solo negli<br />
Stati Uniti. Secondo il diritto alla cittadinaza temperato, chi nasce<br />
in italia è italiano, ma a certe condizioni &#8211; come, ad esempio, la<br />
residenza regolare dei genitori per un certo numero di anni &#8211; perchè<br />
ha continuato Cecile Kyenge: “Bisogna cominciare a dare degli<br />
strumenti a giovani che un giorno saranno i dirigenti di questo<br />
Paese”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
A<br />
proposito delle esternazioni razziste da parte di alcuni estremisti<br />
di destra, Cecile Kyenge ha avuto la solidarietà di Josefa Idem,<br />
Ministro delle Pari Opportunità e dello Sport che ha annunciato di<br />
voler contrastare la violenza nei confronti delle donne attraverso<br />
l&#8217;istituzione di una task force dei ministri e di un osservatorio sul<br />
fenomeno: “La cosa straordinaria è che già arrivano le prime<br />
proposte. Come il braccialetto elettronico suggerito dal ministro<br />
Cancellieri. E&#8217; un&#8217;idea da valutare tra i sistemi per tenere lontani<br />
gli aggressori. Che sono seriali, ripetono negli anni laviolenza: il<br />
40% delle donne ammazzate, prima aveva infatti subito stalking”, ha<br />
detto Josefa Idem e ha concluso, sull&#8217;argomento, affermando: “Non<br />
credo che l&#8217;inasprimento delle pene serva a diminuire i reati, ci<br />
vuole più controllo su pubblicità e televisione”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
Ministro per le Pari Opportunità ha anche esposto il suo disegno di<br />
legge riguardo alle unioni civili: un provvedimento a favore delle<br />
coppie omosessuali. “Non è importante se uno ha scelto di<br />
condividere la vita con una donna o un uomo, se una persona è gay,<br />
lesbica o eterosessuale. La cosa fondamentale è che tutti i<br />
cittadini devono avere gli stessi diritti, senza distinzione di<br />
sesso”. E ha affermato, inoltre: “ Non è importante come le<br />
chiami, ma i diritti che dai. E questi devono essere uguali per tutti<br />
i cittadini&#8230;Perchè è ingiusto non poter stare accanto a chi ami<br />
se è malato perchè lo Stato ti considera un semplice conoscente.<br />
Non devono esistere cittadini o coppie di serie B”.
</div>
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		<title>Molte donne per il nuovo governo italiano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Apr 2013 04:26:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Cecile Kyenge Kashetu Nomi nuovi, nomi a sorpresa per la lista dei ministri che compone la squadra del neoeletto Presidente del Consiglio, Enrico Letta. E nella squadra molte donne: alle Pari opportunità e allo&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;">
<tbody>
<tr>
<td style="text-align: center;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/04/Ministro-INTEGRAZIONE.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/04/Ministro-INTEGRAZIONE.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="213" width="320" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td class="tr-caption" style="text-align: center;">Cecile Kyenge Kashetu</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Nomi<br />
nuovi, nomi a sorpresa per la lista dei ministri che compone la<br />
squadra del neoeletto Presidente del Consiglio, Enrico Letta. E nella<br />
squadra molte donne: alle Pari opportunità e allo Sport la<br />
campionessa di kajak Josefa Idem, alla Giustizia Anna Maria<br />
Cancellieri, agli Affari esteri Emma Bonino, al ministero<br />
dell&#8217;Agricoltura Nunzia De Gerolamo, alla Salute Beatrice Lorenzin e<br />
Anna Maria Bernini alle Politiche comunitarie.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ma<br />
l&#8217;Italia ora ha il suo primo ministro nero: ed è giusto dirlo.<br />
Cecile Kyenge Kashetu, ministro dell&#8217;Integrazione.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Nata a<br />
Kambove, nella Repubblica Democratica del Congo, residente in Italia<br />
dall&#8217;83, vive in provincia di Modena, sposata e madre di due figli,<br />
Cecile Kyenge si è laureata in medicina e chirurgia, con<br />
specializzazione in oculistica, già deputata del Pd, è portavoce<br />
nazionale della Rete Primo Marzo per cui si occupa di promuovere i<br />
diritti dei migranti e i diritti umani.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
neoministro si è avvicinato alle tematiche dell&#8217;immigrazione, ha<br />
raccontato in una recente intervista, per le difficoltà che ha<br />
vissuto in prima persona: due anni dopo aver conseguito la laurea,<br />
non poteva accedere ad un concorso pubblico, come tanti altri<br />
immigrati come lei. Come prima donna dell&#8217;Africa sub-sahariana ad<br />
essere eletta nel Parlamento italiano ha affermato di aver provato un<br />
forte senso di responsabilità: impegno e responsabilità che l&#8217;hanno<br />
sempre guidata nel suo percorso umano e politico.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
scorsa edizione della Giornata senza di noi &#8211; lo sciopero dei<br />
migranti lavoratori, promosso dalla Rete Primo Marzo &#8211; è stata<br />
organizzata mettendo al centro della riflessione la libera<br />
circolazione delle persone immigrate, una nuova legge sulla<br />
cittadinanza e l&#8217;abrogazione della legge Bossi-Fini. E proprio queste<br />
saranno ancora le battaglie di Cecile Kyenge che, nel 2011, ha<br />
sottoscritto e divulgato la Carta mondiale dei migranti che<br />
riportiamo di seguito in versione integrale.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Intanto<br />
la Lega, attraverso le parole di Matteo Salvini, ha espresso la<br />
propria posizione riguardo alla scelta del Ministro per<br />
l&#8217;Integrazione: “Siamo pronti a fare opposizione totale al ministro<br />
per l&#8217;Integrazione, simbolo di una sinistra buonista e ipocrita, che<br />
vorrebbe cancellare il reato di clandestinità e per gli immigrati<br />
pensa solo ai diritti e non ai doveri&#8230;Venga in alcune città del<br />
Nord, a vedere come l&#8217;immigrazione di massa ha ridotto gli italiani a<br />
minoranza nei loro quartieri. I governatori leghisti del Nord faranno<br />
argine, nel nome del &#8216;prima i residenti, prima gli italiani&#8217;”.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ma Laura<br />
Boldrini Presidente della Camera, Emma Bonino (che si è sempre<br />
battuta per i diritti civili e umani) agli Affari Esteri e Cecile<br />
Kyenge all&#8217;Integrazione fanno ben sperare.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/04/29/molte-donne-per-il-nuovo-governo/">Molte donne per il nuovo governo italiano</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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