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	<title>Centroamerica Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Appello alla solidarietà internazionale: la protesta sociale è un diritto!</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2023 09:09:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani aderisce e divulga il seguente appello Di fronte alla gravissima repressione che si sta vivendo in questi giorni in Perù, che ha già causato più di 50 morti, di&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p> <strong>Associazione Per i Diritti umani </strong>aderisce e divulga il seguente appello</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/Proteste-Peru-scaled-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/Proteste-Peru-scaled-1-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16869" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/Proteste-Peru-scaled-1-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/Proteste-Peru-scaled-1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/Proteste-Peru-scaled-1-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/Proteste-Peru-scaled-1-1536x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/Proteste-Peru-scaled-1-2048x1366.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Di fronte alla gravissima repressione che si sta vivendo in questi giorni in Perù, che ha già causato più di 50 morti, di cui 7 minorenni, i cittadini peruviani residenti in Italia invitano i rappresentanti delle istituzioni, i parlamentari, i partiti politici, i sindacati, le organizzazioni sociali e culturali laiche e religiose e i singoli cittadini a sottoscrivere il seguente appello di solidarietà.&nbsp;</p>



<p>Chiediamo anche il vostro sostegno finanziario per aiutare a sostenere i bisogni primari delle migliaia di manifestanti che sono giunti nella capitale da diverse regioni del paese per esercitare il loro legittimo diritto alla protesta.&nbsp;</p>



<p>Le donazioni possono essere effettuate sul seguente conto corrente bancario:&nbsp;</p>



<p>IBAN: IT83O0358901600010570275236&nbsp;</p>



<p>A nome di Edda Milagros Pando Juarez&nbsp;</p>



<p>Banca Allianzbank&nbsp;</p>



<p>La mail per inviare le adesioni e maggiori informazioni è: <strong>solidarietaperu@gmail.com&nbsp;</strong></p>



<p><strong>APPELLO ALLA SOLIDARIETA&#8217; INTERNAZIONALE&nbsp;</strong></p>



<p><strong>LA PROTESTA SOCIALE È UN DIRITTO!&nbsp;</strong></p>



<p>Da più di 50 giorni migliaia di cittadini peruviani manifestano contro il governo di Dina Boluarte. La protesta è iniziata nelle città della Sierra meridionale e si è estesa ad altre regioni del Paese. Pochi giorni fa, folte delegazioni, per lo più composte dai popoli Quechua e Aymara, si sono recate nella capitale, Lima, dando vita alla Marcia dei Quattro Suyos.&nbsp;</p>



<p>La risposta del governo alla protesta sociale è stata una spropositata repressione, che ha già provocato più di 50 vittime, oltre a decine di feriti e arresti.&nbsp;</p>



<p>• Il governo di Dina Boluarte nega alla popolazione il legittimo diritto alla protesta sociale attraverso l&#8217;uso eccessivo e violento della polizia e della forza militare. I manifestanti affermano che la polizia spara per uccidere e questa versione trova conferma nei referti dei medici forensi che hanno rivelato che molti dei corpi esaminati presentano colpi precisi alla testa e al torace. Nonostante le prove, il governo continua a negare di aver commesso eccessi, difende la “condotta immacolata” della polizia e incolpa i manifestanti di quanto sta accadendo.&nbsp;</p>



<p>• Il governo Boluarte ha scatenato una campagna di criminalizzazione dei cittadini che protestano, definendoli terroristi, vandali e criminali. Questo discorso riporta il Paese al clima sinistro del regime di Alberto Fujimori, quando furono commesse gravissime violazioni dei diritti umani.&nbsp;</p>



<p>Fatte queste considerazioni, i firmatari di questo appello chiedono:&nbsp;</p>



<p>• che siano ascoltate le istanze dei manifestanti: un governo che in 50 giorni ha provocato 57 vittime, di cui 7 minori, oltre a più di mille feriti, è un governo che ha perso la sua legittimità; • L&#8217;immediata cessazione della violenza e il rispetto del diritto alla vita;&nbsp;</p>



<p>• La fine della campagna di criminalizzazione e discriminazione dei manifestanti e il rispetto del diritto alla protesta.&nbsp;</p>



<p><strong>Nessuno dovrebbe morire esercitando il proprio diritto a protestare!</strong></p>
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		<title>Cosa sta accadendo per le strade di Cuba</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2021 09:17:11 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/Cuba-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15516" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/Cuba-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/Cuba-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/Cuba-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/Cuba.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Diverse persone sono state arrestate a Cuba dopo che migliaia di persone si sono unite “alle più grandi proteste degli ultimi decenni contro il governo comunista dell&#8217;isola”, affermano i media e le fonti dell&#8217;opposizione. Le riunioni pubbliche non autorizzate sono illegali a Cuba e le proteste sono rare.</p>



<p>Le immagini sui social media hanno mostrato quelle che sembravano essere le forze di sicurezza che detenevano, picchiavano e spruzzavano spray al peperoncino su alcuni manifestanti. Il presidente di Cuba ha definito &#8220;mercenari&#8221; coloro che protestavano. In un discorso televisivo di quattro ore, il presidente Miguel Díaz-Canel ha definito i manifestanti &#8220;controrivoluzionari&#8221; mentre il ministro degli esteri ha affermato che le manifestazioni erano state finanziate e supportate dagli Stati Uniti. Díaz-Canel non ha offerto ai manifestanti alcuna concessione nel suo discorso, ma ha invece esortato i suoi sostenitori ad affrontarli fisicamente. &#8220;L&#8217;ordine di combattere è stato dato&#8221;, ha detto alla fine della sua apparizione, &#8220;I rivoluzionari devono essere in strada&#8221;.</p>



<p>Coloro che sono scesi in piazza si sono detti profondamente frustrati per il crollo dell&#8217;economia, la carenza di cibo e medicine, l&#8217;aumento dei prezzi e la mala gestione della pandemia da Covid-19 da parte del governo.</p>



<p>La risposta del governo alle manifestazioni è stata rapida e non si è fatta attendere: i dati raccolti dal centro di assistenza legale Cubalex suggeriscono che circa cento persone sono state arrestate. Tra gli arrestati c&#8217;è la giornalista Camila Acosta, che seguiva le proteste per il quotidiano spagnolo ABC. Il ministro degli esteri spagnolo José Manuel Albares ha chiesto il suo rilascio immediato.</p>



<p>Ci sono state segnalazioni di blackout di internet in tutta l&#8217;isola. L&#8217;accesso a internet-mobile è stato implementato nel dicembre 2018 a Cuba, ma è controllato dalla società di telecomunicazioni di proprietà statale Etecsa. Il sito di monitoraggio di Internet Netblocks ha affermato che l&#8217;accesso a WhatsApp, Facebook, Instagram e Telegram è stato limitato dai server di Etecsa. Internet-mobile è il mezzo principale per i cubani per accedere alle notizie indipendenti e molti hanno affermato che i blackout hanno aumentato il senso di inquietante disagio in seguito alle proteste.</p>



<p>Molti di coloro che hanno partecipato alle proteste si sono lamentati della carenza di risorse. &#8220;Non c&#8217;è cibo, né medicine, non c&#8217;è libertà. Non ci lasciano vivere&#8221;, ha detto un uomo chiamato Alejandro. Il Presidente Miguel Díaz-Canel ha incolpato per le carenze le sanzioni statunitensi su Cuba, che sono in vigore in varie forme dal 1962, definendole una &#8220;politica di soffocamento economico&#8221;.</p>



<p>Gli Stati Uniti, che hanno una storia decennale di ostilità con Cuba, hanno affermato di stare dalla parte dei cubani e hanno invitato i governanti ad astenersi dalla violenza e ad ascoltare la loro gente. &#8220;Il popolo cubano sta affermando coraggiosamente i diritti fondamentali e universali&#8221;, ha affermato il presidente degli Stati Uniti Joe Biden. “Siamo con il popolo cubano e il suo forte appello alla libertà e al sollievo dalla tragica morsa della pandemia e dai decenni di repressione e sofferenza economica a cui è stato sottoposto dal regime autoritario di Cuba&#8221;, ha affermato Biden in una nota.</p>



<p>Anche il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, Jake Sullivan, ha recentemente twittato: &#8220;Gli Stati Uniti sostengono la libertà di espressione e di riunione in tutta Cuba e condannerebbero fermamente qualsiasi violenza o presa di mira di manifestanti pacifici che esercitano i loro diritti universali&#8221;.</p>



<p>Le relazioni tra Stati Uniti e Cuba sono al punto più basso da anni. L&#8217;amministrazione Trump ha adottato alcune delle misure economiche più dure contro Cuba da decenni e finora l&#8217;amministrazione Biden sembra riluttante a revocarle. Anche il presidente messicano Andrés Manuel López Obrador ha invitato gli Stati Uniti a sospendere il loro embargo commerciale a Cuba come gesto umanitario. &#8220;Nessun paese al mondo dovrebbe essere recintato e bloccato, questo è l&#8217;opposto dei diritti umani&#8221;, ha detto.</p>



<p>Le proteste antigovernative sono iniziate con una manifestazione nella città di San Antonio de los Baños, a sud-ovest dell&#8217;Avana, ma presto si sono diffuse in tutto il Paese. Molte proteste sono state trasmesse in diretta sui social network. I post sui social media hanno mostrato persone che rovesciavano auto della polizia e saccheggiavano alcuni negozi di proprietà statale che valutavano le loro merci in valuta estera. Per molti cubani, questi negozi sono l&#8217;unico modo per acquistare beni di prima necessità, ma i prezzi sono alti e difficilmente accessibili.</p>



<p>L&#8217;economia di Cuba è in difficoltà. Il turismo, uno dei settori più importanti, è stato devastato dalle restrizioni ai viaggi durante la pandemia da Covid. Lo zucchero, che viene principalmente esportato, è un altro fattore chiave per Cuba, ma il raccolto di quest&#8217;anno è stato peggiore del previsto. Di conseguenza, le riserve di valuta estera del governo sono esaurite, il che significa che non è in grado acquistare beni importati per integrare le carenze, come farebbe normalmente.</p>



<p>Secondo alcuni esperti in relazioni internazionali ed estere ciò che si sta verificando in questi giorni per le strade cubane sarebbe solo l’inizio di una turbolenta ed animata rivolta. Come questa si svilupperà dipende da molti fattori: il versante interno e domestico è come sempre rilevante e la risposta che al momento il Presidente cubano ha fomentato non promette niente di positivo, ma piuttosto indice di gravi violazioni dei diritti umani e di norme del diritto internazionale che possono precipitare severamente. Dall’altro lato, il fronte internazionale dove gli USA si riservano uno spazio particolarmente importante e influente. L’America non è però l’unico attore con il potere e possibilità di agire; ci sono bensì altri soggetti, come Stati e Organizzazioni Internazionali, dotati di voce nello scenario internazionale e capaci di ribaltare le carte.</p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. La storia di Maria Teresa</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Jan 2020 11:18:53 +0000</pubDate>
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<p>di Tini Codazzi</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="625" height="625" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/maria-teresa-rivera.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13533" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/maria-teresa-rivera.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 625w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/maria-teresa-rivera-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/maria-teresa-rivera-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/maria-teresa-rivera-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/maria-teresa-rivera-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 625px) 100vw, 625px" /></figure></div>



<p>Maria Teresa Rivera è una donna semplice e umile, di 40 anni, di El Salvador, quel piccolo paese del Centro America, incastonato nella costa occidentale tra Guatemala, Honduras e Nicaragua. Un paese dove la natura fa da protagonista: spiagge meravigliose, cascate, vulcani, siti archeologici… ma la sua storia nasconde lunghe dittature iniziate nei primi anni del secolo scorso, una guerra contro l’Honduras e poi una lunga e sanguinaria guerra civile durata 12 anni che lascio il paese a terra con una stima di più di 70 mila tra morti e <em>desaparecidos</em> e che ancora, dopo 28 anni fatica a recuperarsi. Un paese occidentale, dell’America Latina e quindi pieno di paradossi e per certi versi molto arretrato per quello che riguarda alcuni aspetti dei diritti civili. Ne El Salvador, così come in altri paesi della regione (Nicaragua, Honduras, Chile e Haiti) l’aborto è illegale. Lì la situazione però è molto pesante, è un crimine punito dalla legge, perché la condanna che viene applicata non è per aborto. L’accusa viene modificata nel processo, quindi una donna che ha abortito deve pagare e viene accusata di omicidio aggravato e le sentenze vanno dai 30 ai 50 anni. Non importa se l’aborto è spontaneo, se ci sono complicazioni accertate di morte sia per il bambino che per la madre, se la donna è stata stuprata o se c’è insofferenza fetale. È sempre e comunque omicidio. L’applicazione di questa legge lascia esterrefatti soprattutto per il tipo di accusa e la pena inflitta. Le leggi sull’aborto dipendono da ogni paese ma è sempre un tema scottante e che spacca la società in due. Vorrei comunque evidenziare la mancanza di rispetto e la violazione dei diritti di queste donne, in questo caso specifico della legge salvadoregna qualunque sia stata la ragione per abortire. Sta di fatto che l’aborto è una tragedia che comunque segnerà la vita di una donna per sempre e la condannerà dal punto di vista psicologico. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="660" height="371" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/aborto-legal.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13534" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/aborto-legal.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 660w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/aborto-legal-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 660px) 100vw, 660px" /></figure></div>



<p> Ma torniamo a Maria Teresa. È il 2011, dopo 30 settimane di gestazione soffre un aborto spontaneo mentre era in bagno. Sviene. Si sveglia in ospedale, ammanettata al lettino e senza capire il perché. Lei continua a sostenere che non sapeva di essere incinta, anche se dopo 30 settimane è difficile non rendersi conto del proprio stato. E’ importante dire, però, che in questi paesi la mancanza di istruzione e la disinformazione in ambito sanitario e/o la diffusione di campagne di informazione sulla vita sessuale è molto alta soprattutto nella fetta di popolazione povera, che in America Latina è una gran percentuale.  Dicevamo, siamo nel 2011 e Maria Teresa è in ospedale, il personale l’aveva denunciata alle autorità per aver abortito. Dopo qualche mese, parte un processo contro di lei e in meno di 10 minuti e senza prove viene condannata a 40 anni di prigione per appunto, omicidio aggravato, dopo che la Procura l’aveva dipinto come una assassina e soprattutto affermando che l’aveva fatto con premeditazione, anche se un dottore dell’ospedale aveva dichiarato che il bambino era già morto prima dell’aborto. Quindi, dopo il processo inizia il calvario per Maria Teresa, dimostrare che è stato un aborto spontaneo. Passa 4 anni in carcere e lì viene umiliata, non solo dal personale ma anche da altre donne che erano rinchiuse per altri crimini: assassina, mangia bambini, cattiva madre… questi alcuni degli insulti che riceve, per non parlare delle minacce. Grazie all’appoggio di alcune organizzazioni umanitarie e ONG va in appello e nel 2016 un giudice annulla la sentenza e la donna torna in libertà. Una libertà molto relativa direi, perché ormai la sua famiglia e i suoi amici le avevano dato le spalle, non trovava lavoro ed era da sola insieme a suo figlio (il primo e unico) ad affrontare una società che punta il dito contro le donne che abortiscono e che per di più sono povere e non protette dallo stato, infatti lo Stato doveva risarcirla ma non lo fece mai, al contrario, iniziò una caccia alle streghe presieduta dalla Procura Generale che voleva riaprire il caso. Nella sua città la guardavano male, nessuno voleva parlare con lei, la minacciavano e la umiliavano. Il Tribunale, dopo tante pressioni, informa agli avvocati di Maria Teresa che le opzioni sono due: c’era un forte rischio di riaprire il caso e incarcerarla di nuovo o andare via dal paese, cioè fuggire immediatamente. Ovviamente decise di andare via e insieme a suo figlio Oscar, che all’epoca aveva undici anni, si preparò per fuggire. Nel frattempo, le organizzazioni umanitarie conoscevano già il suo caso. Amnesty International la invita in Svezia a partecipare ad un seminario. Lì è successa la svolta perché Maria Teresa decide di parlare con immigrazione e raccontare la sua storia, per sua sorpresa, le autorità la ascoltano e decidono di aiutarla e dopo alcuni mesi concederle protezione internazionale ed è qui che questa storia diventa molto importante e crea un precedente per tutte le donne perseguitate per aborto, perché Maria Teresa è il primo caso pubblico di asilo vincolato al diritto di aborto e per il rischio di essere incarcerata per questo motivo nel paese di origine.  </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="700" height="394" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/manif-el-salvador.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13535" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/manif-el-salvador.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 700w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/manif-el-salvador-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure></div>



<p>
“Mi dissero che una condanna a 40 anni per aborto era
una tortura, perché l’aborto è un diritto e ne
El Salvador le leggi al riguardo sono molto restrittive. La cosa più
importante è che adesso questa porta è aperta per tutte le altre
donne salvadoregne ed è per questa ragione che io lotto, c’è
opportunità per tutte” ha detto la donna in un’intervista ad un
giornale spagnolo, perché purtroppo lei non è l’unica
donna che ha vissuto questa ingiustizia nel paese centroamericano.
Fino al 2017, la cifra di donne salvadoregne condannate era di 17:
Mayra, Beatriz, Alba,
Lorena, Manuela, Guadalupe, Evelyn…
tutte giovani e di origini umili, alcune vittime di violenza
sessuale. 
</p>



<p>
&#8220;Per noi non c’è
giustizia. Siamo le donne povere a finire in prigione per aver subito
emergenze ostetriche che si sono concluse con un aborto o per averlo
sofferto a causa di uno stupro. Ne El Salvador si condanna la
povertà, ci stanno punendo per essere donne e povere” dice nella
stessa intervista al giornale spagnolo ABC.    
</p>



<p>
Adesso vive in un paesino vicino a
Stoccolma. Studia, vorrebbe essere infermiera, vive con l’aiuto e
il sussidio dello stato. Suo figlio ha 17 anni e parla svedese
abbastanza bene, anche lei riesce a comunicare. Certamente i primi
mesi sono stati molto difficili: la lingua, il clima, la solitudine…
ma l’importante è che Maria Teresa in Svezia si è sentita
protetta, ascoltata e considerata come donna e questo non è poco. 
</p>
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		<title>Diario da Cuba (1). La voce degli studenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Sep 2017 12:21:45 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Primo giorno a l&#8217;Habana 14 agosto 2017.</p>
<p>Conosciamo due studenti, Jennifer e Yousnier. Lei studia informatica, lui Storia e Filosofia e sono rappresentanti di una organizzazione universitaria. Riportiamo – come faremo sempre con questo diario di viaggio – le loro opinioni, senza commentarle.</p>
<p>Si dicono a favore della Rivoluzione, ma col tempo i suoi valori sono sbiaditi. I giovani di oggi non sono contenti del governo attuale di Cuba perchè il Sistema non permette la libera espressione (se ti esponi contro l&#8217;ideologia, sei considerato un traditore), l&#8217;informazione è limitata, non si può usare Internet nemmeno in università perchè i politici non vogliono che ci sia un confronto con il resto del mondo, non si può scegliere il Presidente (ma di questo parleremo in un altro post).</p>
<p>A Cuba anche i professionisti sono pagati pochissimo; Cuba è una grande prigione, dove moltissimi usano la carta di razionamento per sopravvivere; c&#8217;è tanto turismo, ma dove sono allora i soldi?; Cuba resta un Paese militare e segregativo.</p>
<p>La Rivoluzione ha garantito la sanità pubblica gratuita per tutti e una buona educazione, ma – a questo proposito – si crea una contraddizione: i cubani sono persone istruite e, quindi, hanno un pensiero critico sviluppato&#8230;Come è possibile tagliarli fuori dalla realtà?</p>
<p>La Rivoluzione è stata necessaria e importante, ma non è stata sufficente. E, i ragazzi dicono che queste sono le opinioni della maggioranza dei cubani.</p>
<p>Questo ci è stato raccontato nel locale ripreso in queste foto: molti edifici cubani sono gialli (o chiari) e rossi e la scelta ha un significato: il giallo rappresenta la lotta per la libertà e il rosso il sangue versato per ottenerla. Questo bar, che si trova in Calle San Lazaro, è un posto storico, come tutta la via, perchè è il primo in cui si sono incontrati, qui in città, il Che e Fidel Castro.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170903_161813.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9367" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170903_161813.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="2336" height="4160" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170903_161813.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2336w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170903_161813-168x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 168w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170903_161813-768x1368.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170903_161813-575x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 575w" sizes="(max-width: 2336px) 100vw, 2336px" /></a></p>
<p>Nelle botti venivano nascoste e trasportate armi e munizioni. Qui, inoltre,è stato inventato anche il cocktail battezzato “Revolution” che unisce il Ron bianco con la cola nera ad emblema della possibilità di convivenza tra bianchi e neri.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170903_161824.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9368" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170903_161824.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4160" height="2336" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170903_161824.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170903_161824-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170903_161824-768x431.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170903_161824-1024x575.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 4160px) 100vw, 4160px" /></a></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170903_161848-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9369" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170903_161848-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4160" height="2336" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170903_161848-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170903_161848-1-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170903_161848-1-768x431.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170903_161848-1-1024x575.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 4160px) 100vw, 4160px" /></a></p>
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		<title>&#8220;America latina: diritti negati&#8221;: cerchiamo vita sulle vie della morte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Dec 2016 07:19:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Mayra Landaverde &#160; XII Carovana di madri centroamericane. &#160; Come ogni anno il Movimiento Migrante Mesoamericano ha organizzato la Caravana de Madres centroamericanas percorrendo il Messico in cerca dei loro desaparecidos. Donne e&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Mayra Landaverde</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>XII Carovana di madri centroamericane.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come ogni anno il Movimiento Migrante Mesoamericano ha organizzato la Caravana de Madres centroamericanas percorrendo il Messico in cerca dei loro desaparecidos. Donne e uomini di Nicaragua, Messico, Guatemala, Honduras etc . hanno attraversato il Paese fermandosi in 30 città di 11 Stati. Chiapas, Tabasco, Veracruz, Città del Messico…</p>
<p>A Veracruz hanno anche visitato Las Patronas, sono state ricevute in diversi Albergues ( centri di accoglienza ) e parrocchie.</p>
<p>A San Critobal in Chiapas hanno avuto l’opportunità di scambiare esperienze col Comitato Familias Unidas Junax Ko’ Tantik che è formato da famiglie di indigeni e mestizos migranti in cerca di giustizia per i loro cari.</p>
<p>Il 24 Novembre sono state ricevute da un gruppo di senatori in Città del Messico.</p>
<p>La senatrice Layda Sansores ha dichiarato: “ E’ molto più grave il modo in cui  in Messico si trattano i migranti perché i migranti di là (negli USA) sono deportati, ni qui li facciamo sparire&#8221;.</p>
<p>La Carovana ha chiesto in Senato di applicare la “Legge contro le sparizioni forzate” e la stesura di una legge che offra un visto di transito ai migranti centroamericani che permetta loro viaggiare in sicurezza attraversando il Paese.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-694.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7616" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-694.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-694" width="900" height="600" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-694.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 900w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-694-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-694-768x512.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un estratto dal loro comunicato rilasciato alla fine della carovana:</p>
<p><em><span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: large;">Caravana de Madres de Migrantes Desaparecidos </span></span></span></em></p>
<p><em>“<span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: large;">Buscando vida en caminos de muerte”</span></span></span></em></p>
<p><em><span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: large;">In Memoria di Berta Càceres</span></span></span></em></p>
<p><em><span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: large;">15 novembre-3 dicembre 2016-12-11</span></span></span></em></p>
<p><em><span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: large;">Nicaragua, El Salvador, Honduras, Guatemala, Messico.</span></span></span></em></p>
<p><em><span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: large;">In solidarietà: Italia, Tunisia, Spagna, Stati Uniti, Germania, Marocco, Cono sud.</span></span></span></em></p>
<p><em><span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: large;">Dopo un tour di 11 stati, 30 città, 3.800 chilometri, decine di eventi e quattro incontri, la Carovana delle madri dei migranti dispersi &#8220;cercare la vita nelle vie della morte” genitori centroamericani alla ricerca dei loro figli scomparsi in Messico,  si è conclusa il 3 dicembre sul confine meridionale, dove ha cominciato 18 giorni fa.</span></span></span></em></p>
<p><em><span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: large;">La carovana 2016, alla sua dodicesima edizione, ha fatto quattro incontri tra madri e figli e anche tra due sorelle che non si vedevano da 37 anni. Con questo la carovana somma un totale di 269 riunioni di famiglie.</span></span></span></em></p>
<p><em><span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: large;">Per la prima volta, quest&#8217;anno la carovana ha esplorato le vie del mare, dalla costa di Oaxaca e Chiapas, attraverso Salina Cruz, Puerto Madero e Barra San José. In Juchitan si è fatta una sosta presso la fossa comune che ha ricevuto i corpi di migranti anonimi che muoiono in naufragi nel  tentativo di passare i controlli di immigrazione e gli abusi via terra. A Barra San Jose si è reso omaggio ai tre bambini migranti annegati in questa spiaggia nel luglio di quest&#8217;anno. Su questa spiaggia la carovana ha ricordato Berta Caceres, al nono mese dall&#8217;omicidio dell&#8217; attivista honduregna con un grido per la giustizia e la domanda alle autorità dell&#8217;Honduras per una indagine indipendente per ottenere verità e  giustizia per il suo caso.</span></span></span></em></p>
<p><em><span style="font-family: Times, serif;"><span style="font-size: large;">In questo tour siamo stati in grado di vedere di nuovo il marcato aumento della violenza e le violazioni dei diritti umani da quando il governo di Enrique Peña Nieto ha messo in atto il Piano Frontera Sur nel 2014, con il sostegno del  governo degli Stati Uniti che ha finanziato la strategia per fermare i flussi migratori di centroamericani . Il Piano Frontera Sur intensifica le misure di controllo, monitoraggio, contenimento e la militarizzazione, e ha costretto i migranti a viaggiare su percorsi più remoti e pericolosi, uguali a quelli percorsi da questa carovana.</span></span></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I Consoli dell&#8217;America centrale nella zona di confine riferiscono che con l&#8217;elezione di Donald Trump, è aumentato il flusso di migranti che cercano di unirsi ai propri parenti negli Stati Uniti. Le sue proposte anti-immigrazione, insieme all’ atteggiamento sottomesso e repressivo del governo messicano, lasciano presagire ancor di più le violazioni dei diritti per i migranti centroamericani.</p>
<p>Qui trovate alcuni link sul tema della carovana e alcune associazioni sopranominate:</p>
<p><a href="https://youtu.be/WrcHh_xn8Sg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-0"><span style="font-size: large;">https://youtu.be/WrcHh_xn8Sg?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></a></p>
<p><a href="http://vocesmesoamericanas.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-size: large;">http://vocesmesoamericanas.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></a></p>
<p><a href="https://movimientomigrantemesoamericano.org/2016/12/01/dignificar-los-lugares-de-muerte/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-size: large;">https://movimientomigrantemesoamericano.org/2016/12/01/dignificar-los-lugares-de-muerte/?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></a></p>
<p><a href="https://movimientomigrantemesoamericano.org/2016/11/21/un-risultato-per-la-carovana-il-governo-del-tabasco-riesaminera-i-casi-dei-migranti-incarcerati/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-size: large;">https://movimientomigrantemesoamericano.org/2016/11/21/un-risultato-per-la-carovana-il-governo-del-tabasco-riesaminera-i-casi-dei-migranti-incarcerati/?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></a></p>
<p><a href="http://carovanemigranti.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-size: large;">http://carovanemigranti.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></a></p>
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		<title>Perù: le multinazionali e l&#8217;espropriazione dei diritti umani</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Oct 2016 06:58:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Veronica Silva Nella provincia di Celendin, a 77 chilometri da Cajamarca, a nord del Perù, la libertà di movimento è stata ridotta ai minimi termini, da quando la multinazionale Yanacocha, di proprietà della&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Veronica Silva</p>
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<div id="js_e" dir="LTR">
<table border="0" width="643" cellspacing="0" cellpadding="0">
<colgroup>
<col width="643" /></colgroup>
<tbody>
<tr>
<td width="643">Nella provincia di Celendin, a 77 chilometri da Cajamarca, a nord del Perù, la libertà di movimento è stata ridotta ai minimi termini, da quando la multinazionale Yanacocha, di proprietà della Newmont Corporation, ha acquistato i terreni della zona per ampliare la miniera d’oro omonima e sviluppare il progetto estrattivo Conga. Ha comprato anche la strada pubblica che conduce a casa di Máxima e alla comunità di Santa Rosa, dove vivono circa 200 famiglie. Yanacocha possiede tutto, tranne una terra. Da 24 anni, Máxima Acuña Chaupe, 44 anni e meno di un metro e cinquanta di altezza, vive a Tragadero Grande, nei suoi 24,8 ettari farciti d’oro, e non intende andarsene. Mentre le sue mani laboriose scorrono tra il coltello e la buccia delle patate che affetta fini per il minestrone, inizia a raccontare e le parole si mischiano allo scroscio della pioggia che si abbatte sul tetto di lamiera. Ricorda il 9 agosto del 2011, quando Yanacocha, con le ruspe e il consenso della polizia, ha tentato di sgomberarla per conquistarsi a forza il pezzo mancante al suo piano. Eppure Máxima ha ottenuto legittimamente il suo campo nel 1994. Così dicono i documenti. Nelle zone alto-andine le terre sono proprietà delle comunità che le danno in concessione ai contadini. Si può vendere unicamente se i 2/3 della collettività firmano il consenso, insieme a chi detiene il possesso della singola parcella. Nel 1996 Yanacocha ha comprato centinaia di ettari direttamente dalla comunità di Sorochuco, tra cui, a suo dire, anche il terreno di Máxima. Lei però non è stata interpellata e, ignara della compravendita, non solo ha rischiato di essere cacciata a forza, ma è stata denunciata per aver invaso illegalmente il suo stesso terreno. Dopo quasi 4 anni di processo penale, il 17 dicembre 2014 Máxima è stata riconosciuta innocente dal tribunale di Cajamarca. Ma Yanacocha non si arrende. Incuranti di un processo in corso, convinti che Máxima sia nel torto, gli uomini della vigilanza privata dell’azienda intervengono fisicamente nel terreno per rimuovere ogni attività vitale della donna. A luglio 2015 la casa di Máxima era un campo bombardato di macerie. Terra smossa al posto del recinto per i porcellini d’india. Un rettangolo di pietre grigie a ricordo di una casa in costruzione e zolle bruciate dove prima c’era un campo di patate. «A volte, di notte, qualcuno in cavallo gira intorno alla nostra casa. Li sento sempre più vicini. Si fermano e poi se ne vanno». dice con la voce un po’ rotta Máxima. E così nel tentativo di difendere un diritto amministrativo, una proprietà che suppone sia sua, la Corporation lede i diritti umani di un’intera famiglia. Mentre Yanacocha pensa che il conflitto giri intorno a una terra, Máxima parla di Terra. La sua resistenza non è solo difesa legittima di un possesso. Máxima, come gran parte della popolazione della regione, è in pié de lucha contro il progetto Conga nel suo insieme. Si sente investita della responsabilità di difendere il territorio dall’attacco della multinazionale che al posto di cinque laghi sorgivi e del paramo alto-andino vorrebbe una miniera d’oro a cielo aperto. Se Máxima non lascia la sua casa, Conga no va e la Newmont rischia di perdere il corrispettivo economico di 11.3 milioni di once d’oro e 3.1 miliardi di libbre di rame, la quantità di minerali che si stima estrarre nei prossimi 19 anni. Chi rappresenta la multinazionale crede che la resistenza ambientalista della contadina sia verde come i dollari che spera di ottenere per abbandonare le sue terre. Questo anno è stato assegnato il “Nobel per l’ambiente”, il premio Goldman 2016, il massimo riconoscimento per coloro che nel mondo si battono a difesa dell’ecosistema, anche mettendo ad alto rischio la propria vita. Il premio, nel 2015, venne assegnato a berta Cáceres, la militante honduregna uccisa il 3 marzo scorso. è per questo che noi siamo oggi in piazza per dire nessuna (donna) protettrice della Pachamama (madre-terra) in meno, questa settima è stata acredita fisicamente, ancora un&#8217;altra volta la nostra protettrice dei laghi.</p>
<p>Sabato scorso, a Milano, il collettivo <i>Alfombra Roja</i> ha organizzato un presidio per denunciare l&#8217;abbandono del percorso di uguaglianza e ri-articoliamo la resistenza attraverso la esperienza artistica-femminista dove il corpo libero colpisce lo spazio politico. Tradizionalmente, un tappeto rosso è usato per indicare il percorso intrapreso dai capi di Stato in occasioni cerimoniali e formali. Nel contesto attuale, in cui i nostri diritti fondamentali sono calpestati, l&#8217;uso del rosso nelle donne sdraiate, ha come significato il &#8220;tappeto rosso&#8221; (Alfombra Roja) che coinvolge lo spazio pubblico, mostrando in particolare lo Stato e l&#8217;urgenza di una nuova via sui diritti sessuali e riproduttivi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A breve <em>l&#8217;Associazione per i Diritti umani</em> e <em>Alfombra Roja</em> annunceranno un&#8217;importante iniziativa&#8230;seguiteci!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/4af3baf0-4ebb-436f-8839-71c26e762d78.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7074" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7074" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/4af3baf0-4ebb-436f-8839-71c26e762d78.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="4af3baf0-4ebb-436f-8839-71c26e762d78" width="960" height="640" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/4af3baf0-4ebb-436f-8839-71c26e762d78.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/4af3baf0-4ebb-436f-8839-71c26e762d78-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/4af3baf0-4ebb-436f-8839-71c26e762d78-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/1b5ad981-8726-4e53-9234-9b4ad6e0a96c.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7075" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7075" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/1b5ad981-8726-4e53-9234-9b4ad6e0a96c.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="1b5ad981-8726-4e53-9234-9b4ad6e0a96c" width="960" height="640" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/1b5ad981-8726-4e53-9234-9b4ad6e0a96c.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/1b5ad981-8726-4e53-9234-9b4ad6e0a96c-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/1b5ad981-8726-4e53-9234-9b4ad6e0a96c-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
</div>
</div>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>&#8220;America latina: i diritti negati&#8221;: No frontex days</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2016/04/26/america-latina-i-diritti-negati-no-frontex-days/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Apr 2016 05:53:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Mayra Landaverde &#160; &#160; Due settimane fa scrivevo sulla Carovana migrante che partì da Torino in giro per l’Italia. Per fortuna sono riuscita a fare un paio di giorni con loro. Li raggiunsi&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Mayra Landaverde</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-284.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5780" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5780" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-284.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (284)" width="640" height="360" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-284.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-284-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Due settimane fa scrivevo sulla Carovana migrante che partì da Torino in giro per l’Italia.</p>
<p>Per fortuna sono riuscita a fare un paio di giorni con loro. Li raggiunsi a Catania, dove sabato 16 aprile si è svolta la manifestazione <em>No frontex</em> attraversando tutto il centro della città.</p>
<p>Erano presenti gli ospiti messicani Omar García ( sopravvissuto di Ayotzinapa ) Guadalupe Gonzàlez ( Las patronas ) l’ospite dell’Honduras Ana Enamorado ( Movimiento migrante mesoamericano ) l’avvocato algerino Kouceila Zerguine e un rappresentante dell&#8217; associazione tunisina Terre pour tous Imed Soltani.</p>
<p>E’ di somma importanza parlare di questo tipo d’iniziative che uniscono lotte lontane solo in apparenza e chilometri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-283.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5781" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5781" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-283.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (283)" width="640" height="359" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-283.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-283-300x168.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></a></p>
<p>Le madri centroamericane come Ana Enamorado, che cerca da anni suo figlio disperso presumibilmente in Messico, e quelle tunisine che cercano ugualmente i loro figli, devono sapere che non sono da sole, che ci siamo noi. A cercare con loro.</p>
<p>Credo che la cosa più importante di tutta la carovana sia stato proprio quello, conoscerci. Fare rete, unire le lotte è fondamentale in momenti così tanto tragici come questi che viviamo adesso.  <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-285.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5782" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-5782 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-285.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (285)" width="264" height="480" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-285.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 264w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-285-165x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 165w" sizes="(max-width: 264px) 100vw, 264px" /></a></p>
<p>Il Messico e il Mediterraneo sono due grandissimi cimiteri e dobbiamo fare in modo che non lo siano più. Lo dice Ana stessa nel video qui sotto: “<em>Il</em> <i>Messico è un cimitero e il presidente Enrique Pena Nieto non vuole dirci la verità, noi esigiamo giustizia e verità. Subito!”</i></p>
<p><i>Il Messico non rispetta i diritti umani, non rispetta i diritti dei migranti. Esigiamo al presidente del Messico di dirci dove sono i nostri giovani, dove sono tutti i giornalisti scomparsi, in Messico uccidono le donne, i bambini. Non ci rispettano. I governi centroamericani e quello messicano sono responsabili dei nostri desaparecidos e loro non vogliono affrontare il problema nè assumersi alcuna responsabilità. I nostri migranti centroamericani sono gettati nelle fosse comuni e il responsabile di tutto ciò è il presidente. Vogliamo sapere chi ha ucciso i nostri figli, vogliamo sapere chi ha ucciso i giornalisti…vogliamo delle risposte. Chiediamo giustizia per la nostra compagna Berta Càceres assassinata in Honduras a marzo di quest’anno.”  <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-286.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5783" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5783" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-286.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (286)" width="264" height="480" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-286.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 264w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-286-165x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 165w" sizes="(max-width: 264px) 100vw, 264px" /></a></i></p>
<p><a href="https://www.facebook.com/mayra.landaverde/videos/10209551038678737/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.facebook.com/mayra.landaverde/videos/10209551038678737/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Notizie e storie dal Centroamerica: quando Presente e Passato si intrecciano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 May 2013 04:22:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Centroamerica]]></category>
		<category><![CDATA[cile]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[desaparecidos]]></category>
		<category><![CDATA[dittatura]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
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		<category><![CDATA[sudamerica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pablo Larràin è un regista cileno: figlio dell&#8217; ex Presidente dell&#8217;Unione Democratica Indipendente e di un ministro nel governo Piñera, torna a parlare delle vicende politiche del suo Paese con il film NO! I&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/05/I-GIORNI-ARCOBALENO.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/05/I-GIORNI-ARCOBALENO.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Pablo<br />
Larràin è un regista cileno: figlio dell&#8217; ex Presidente dell&#8217;Unione<br />
Democratica Indipendente e di un ministro nel governo <em>Piñera,<br />
torna a parlare delle vicende politiche del suo Paese con il film </em><em><i>NO!<br />
I giorni dell&#8217;arcobaleno</i></em><em>,<br />
terza opera che compone una trilogia iniziata con</em><em><i><br />
Tony Manero</i></em><em><br />
e continuata con </em><em><i>Post<br />
mortem. </i></em>
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<em>Siamo<br />
nel 1988: sono trascorsi quindici anni dal colpo di stato militare<br />
che ha deposto il governo socialista di Salvador Allende e<br />
dall&#8217;insediamento della giunta di Augusto Pinochet. Il blocco<br />
societico si è disfatto, non si avverte più la minaccia comunista<br />
e, per Pinochet, forse, è giunto il momento di dare una parvenza di<br />
costituzionalità al potere militare attraverso un referendum<br />
regolare: ma le cose non vanno secondo i piani del regime. Il<br />
referendum vede vincere l&#8217;opposizione con il 54,7% dei voti e, da<br />
quel momento, il Cile comincia un percorso, tortuoso, verso la<br />
democrazia. </em>
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<em>Il<br />
film di Pablo Lorràin racconta i giorni in cui si è svolta la<br />
campagna referendaria, portata avanti con pochi mezzi, ma con idee<br />
geniali, grazie alle intuizioni di Renè Saavedra, un giovane<br />
copywriter formatosi negli Stati Uniti. Saavedra, infatti, dice “NO!”<br />
, e con quella piccola parola lancia un messaggio: NO al ricordo<br />
continuo della atrocità del regime, NO alla cultura della paura, NO<br />
alla violenza. E questo per quanto riguarda il contenuto della<br />
campagna. Per quanto riguarda, invece, lo stile di comunicazione<br />
Saavedrà avrà un&#8217;altra intuizione felice: accosta il concetto di<br />
“democrazia” ai codici della pubblicità commerciale.</em></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<em>E,<br />
allora, anche Lorràin mescola il materiale di repertorio (gli spot<br />
di un quarto d&#8217;ora realizzati dalle parti politiche avverse) al<br />
racconto filmico, usando una cinepresa degli anni &#8217;80, ricreano le<br />
ambientazioni dell&#8217;epoca, lavorando sui colori per immergere lo<br />
spettatore nella cultura di allora, frivola e ammantata di ottimismo.<br />
Interessante, ad esempio, lo scarto tra i seriosi comunicati del<br />
regime incastrati tra le telenovelas e gli spot che inneggiano al<br />
progresso&#8230;</em></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<em>Per<br />
la distribuzione italiana al titolo originale del film  è stato<br />
aggiunto il sottotitolo che recita: “I giorni dell&#8217;arcobaleno”<br />
per sottolineare la speranza nel passaggio dalla dittatura alla<br />
democrazia: ma, osservando la situazione (in Italia come in altri<br />
Paesi), il dubbio nasce spontaneo.</em></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<em><br /></em></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<em>Intanto,<br />
sempre dal Centro e Sudamerica, giungono altre notizie, purtroppo<br />
negative: 16.000 corpi attendono di essere identificati. Ed è la<br />
stessa cifra &#8211; svelata dal sottosegretario messicano per i Diritti<br />
Umani, Lìa Lìmon – delle persone scomparse durante il genocidio<br />
perpetrato dai militari argentini tra il 1976 e il 1983. </em>
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<em>Si<br />
tratta, oggi, dei desaparecidos della guerra ai narcos: sulle strade<br />
del Messico  diversi migranti sono scomparsi o sono stati<br />
assassinati, proprio negli ultimi sei anni, da quando è cominciata<br />
la guerra alla criminalità organizzata. </em>
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<em>Ad<br />
ottobre, è partita la “Carovana delle madri”, composta da<br />
genitori di El salvador, Honduras, Nicaragua e Guatemala che,<br />
percorrendo 14 Stati e circa 4.600 chilometri, chiedono notizie,<br />
cercano indizi. Sono aiutati, in questo loro pellegrinaggio, da enti<br />
locali, istituti di migrazione, università, sostenitori dei diritti<br />
e l&#8217;iniziativa mira a richiamare l&#8217;attenzione sul trattamento che le<br />
autorità messicane riserva agli immigrati centroamericani. Un<br />
cartello recita, infatti, la scritta: “Tutto il Messico è un<br />
cimitero di migranti”: e le madri chiedono anche l&#8217;esumazione dei<br />
corpi che si trovano nelle fosse comuni.   </em>
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/05/CAROVANA-MADRI.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/05/CAROVANA-MADRI.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<em>Sono<br />
da qualche parte, nube o tomba</em></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<em>cercandoci,<br />
riordinando i loro sogni,</em></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<em>le<br />
loro dimenticanze, </em>
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<em>forse<br />
convalescenti </em>
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<em>dalla<br />
loro morte privata</em></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<em>versi<br />
tratti da “Desaparecidos” di Mario Benedetti </em>
</div>
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