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	<title>cibo Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Rom e violazione dei diritti umani</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Aug 2025 09:29:32 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>Due comunicati importanti da Associazione 21 luglio</p>



<p></p>



<p></p>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td>Nella giornata del 25 luglio, si è assistito all’<strong>abbattimento di 5 abitazioni collocate all’interno del Parco della Magliana e abitate da 14 persone, tra cui 6 bambini</strong> che, senza poter neanche mettere in sicurezza i loro beni, sono stati costretti ad allontanarsi dall’area. Altre abitazioni sono in procinto di essere abbattute nei prossimi giorni.<strong> L’intervento è collocato all’interno del progetto, finanziato con due milioni di euro dal fondo giubilare, denominato “Manutenzione e rifunzionalizzazione del sistema di paratoie in zona Magliana – Marconi”</strong> e che vede come soggetto attuatore la Regione Lazio. L’area oggetto del progetto è abitata dal 2018 da una decina di famiglie (39 persone tra cui 19 minori), pienamente inserite nel tessuto sociale e sostenute in un percorso di inclusione dalla Parrocchia di San Gregorio Magno alla Magliana e dal Nuovo Comitato di Quartiere Magliana.<br>Già lo scorso 19 maggio l’assessore all’Ambiente del Municipio XI, Daniela Gentili, in un’intervista dai toni trionfalistici, aveva preannunciato la prossima bonifica dell’area da cose e persone. Ieri, lo sgombero parziale dell’insediamento con l’abbattimento delle prime 5 abitazioni tramite ruspe.<br>Per Associazione 21 luglio – che da tempo segue la comunità al fine di scongiurare lo sgombero -, la Parrocchia di San Gregorio Magno alla Magliana e il Nuovo Comitato di Quartiere Magliana siamo di fronte a una <strong>grave violazione dei diritti umani</strong>. Nello sgombero di ieri, infatti, non sono state riscontrate le garanzie procedurali previste dal <strong>Comitato Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali</strong>. L’azione, così come raccomandato dall’organismo internazionale, non è stata accompagnata da alcuna <strong>consultazione </strong>con gli interessati e dalla valutazione di <strong>adeguate alternative</strong> <strong>allo sgombero</strong>; non si è proceduto a un <strong>preavviso congruo e ragionevole alle persone coinvolte</strong>; non si è tenuto conto delle particolari condizioni atmosferiche. A causa dello sgombero, infine, le famiglie sono state rese ancora più vulnerabili.<br>Ad aggravare l’azione di forza, inoltre, il fatto che l’azione delle ruspe sia stata finanziata con i fondi del Giubileo della Speranza, il cui senso lo aveva illustrato Papa Francesco nella bolla di indizione del 9 maggio 2024 nel ricordare come spesso «incontriamo persone povere o impoverite ogni giorno e a volte possono essere nostre vicine di casa. Spesso non hanno un’abitazione, né il cibo adeguato per la giornata. Soffrono l’esclusione e l’indifferenza di tanti. È scandaloso […]. Non dimentichiamo: i poveri, quasi sempre, sono vittime, non colpevoli».<br>Secondo <strong>Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio</strong>: «La Regione Lazio, soggetto attuatore dell’intervento, ha il dovere di arrestare immediatamente questa <strong>azione di forza disumana, lesiva della dignità umana, profondamente ipocrita</strong>. Chiediamo l’arresto delle ruspe e il reperimento immediato di soluzione abitative per le cinque famiglie rimaste senza casa e che ora sono costrette a vagare prive di mezzi. Avvieremo nelle prossime ore procedure straordinarie, senza escludere di rivolgerci a corti internazionali, per denunciare l’accaduto e porre fine a ulteriori azioni che possano mettere a repentaglio l’incolumità delle famiglie rimaste, tra cui segnaliamo la presenza di neonati, persone con patologie anche gravi, donne in stato di gravidanza. Ricordiamo infine ai rappresentanti del Municipio XI – conclude Stasolla – che le azioni di “bonifica” riguardano la rimozione di “scarti materiali” e che, applicarlo alle persone – soprattutto quando prive di risorse &#8211; equivale a etichettarli come “scarti umani”. Tale esercizio semantico è da condannare perché pericoloso per le sue conseguenze che genera».<br>Associazione 21 luglio, la Parrocchia di San Gregorio Magno alla Magliana e il Nuovo Comitato di Quartiere Magliana continueranno a restare a fianco delle famiglie ancora presenti nell’area, vigileranno qualora ulteriormente vittime di violazioni dei diritti umani, sosterranno ogni azione promossa dalle istituzioni indirizzata ad offrire per loro soluzioni alternative dignitose.<br><br> <img width="570" src="https://ci3.googleusercontent.com/meips/ADKq_NZ2vZ1zzJTRw0Qyk9XReZes-m9ICp33sMUFjjiFmROafTkA3Vq66uBqsZvhG2qmcUGIw_oE9EzXvMvY9DbHRLKDvAQFkajbCNYDPD8Xd2tPWdCnB5VVSVab1G5uQiteL_l2xlt7H6KB4Wl8X1YKv8tA3Q=s0-d-e1-ft#https://8cr8p.img.ag.d.sendibm3.com/im/sh/aKZ4LXcWXSGr.jpg?u=7xwQLFBtniwQn8DbJi7KbfXe4tumLNk&utm_source=rss&utm_medium=rss"><img width="570" src="https://ci3.googleusercontent.com/meips/ADKq_NZv9gMA50boAi87J5atadRJyWh1-AdhdwkzVh13hSEPHKjkOGuY117EPvdlbIJZ0FDtJlmKJWQ3zbBBf3Pj4_K1WqmmFqn9jzHbw6xicF1-PDwibF1XkEW866ALIEE3F5bxh3cmRwVQ7-Cj35hnDGYsUQ=s0-d-e1-ft#https://8cr8p.img.ag.d.sendibm3.com/im/sh/eZPYXiejb1yW.jpg?u=7xwQLFBtniwQnF53SX4Vlp1juCekdy0&utm_source=rss&utm_medium=rss"><img width="570" src="https://ci3.googleusercontent.com/meips/ADKq_NZ1HOppgk3OWUEXH-X_ApCM9q3VvKu_tf5hekO9se9xCx4lqtKOkZtSy-LkLRHT8OsV9Rr1De_2J9I2iNeE790b856OX1dK5XJhygB5tH1lTSFRf5gZaWaIYLOcDcEu6g_kMXVvJm7fTkW3JfvA61IT0w=s0-d-e1-ft#https://8cr8p.img.ag.d.sendibm3.com/im/sh/jbnPUQzBlHYE.jpg?u=7xwQLFBtniwQnLwVbM1gvyVpjVOiwYG&utm_source=rss&utm_medium=rss"><img width="570" src="https://ci3.googleusercontent.com/meips/ADKq_NZ25LQoG8zagGsuN4_fXz50sgIRgDsynAhTpXjYSK1C9locIuKTpn0KzAVNKHDQJzKrL4jVS2-0MLQiAH-AdX5eVCnpN6zpa-j1SDqyfSof9DmQZQhtLSRaL9MGxz6cpBdSMGO4i7YdMDWv-AYt0-i35w=s0-d-e1-ft#https://8cr8p.img.ag.d.sendibm3.com/im/sh/5-UzYG-WGGCu.jpg?u=7xwQLFBtniwQnSnxkAys67zvYo8hF8W&utm_source=rss&utm_medium=rss"><img width="570" src="https://ci3.googleusercontent.com/meips/ADKq_NZ4ZqJOx7nIz9wm8fuvd5PGEhiyKrVJxtTFfYFOoHuyV6mzn1yALQnbXYJZwmZbUfE77EWP9nK9wpcy9RhqnfGvdEXsQBVXhV5QVpIg5zWhsXY9H3bkFXiKEcrRR_AscsPSLLUwK51xQ4lhUMEv_MnzIA=s0-d-e1-ft#https://8cr8p.img.ag.d.sendibm3.com/im/sh/PYwLPo9MV2qx.jpg?u=7xwQLFBtniwQnZfPszw3GHU1O6sfXim&utm_source=rss&utm_medium=rss"><a href="https://8cr8p.r.ag.d.sendibm3.com/mk/cl/f/sh/SMK1E8tHeFuBmnf4oGF17tKxNEkW/Wp3Vn6dRpyNT?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>­<a href="https://8cr8p.r.ag.d.sendibm3.com/mk/cl/f/sh/SMK1E8tHeG13EwU1zQOVDidhLXKm/BnyPb4lDkfUo?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>­<a href="https://8cr8p.r.ag.d.sendibm3.com/mk/cl/f/sh/SMK1E8tHeGEm9E7wLkhTPNFBI8VI/tq6YCTPukdF_?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><th><strong>IL COMITATO EUROPEO ORDINA ALL&#8217;ITALIA DI ADOTTARE MISURE IMMEDIATE PER PROTEGGERE LE FAMIGLIE ROM SGOMBERATE&nbsp;</strong><strong>A GIUGLIANO, IN CAMPANIA</strong></th></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td><img src="https://ci3.googleusercontent.com/meips/ADKq_NaNA5XDIWCledd6Cl9fYy6Khfjxrg6SK6MiYRnZ06KWCkOwSRyATA2sfSw_7jw8ujpeqPaErVrUWe_EDe2jr-LAyrpWSH8RyKXN6qugV9ITFp3U17x_8GPNMKL7Q4Cggmk4WW_xmvpizy2w13HmGaDunR8=s0-d-e1-ft#https://8cr8p.img.ag.d.sendibm3.com/im/sh/lBN4gS1hDXif.jpeg?u=7xwQLFBtniwQnF53SX4Vlp1juCekdy0&utm_source=rss&utm_medium=rss" width="410"></td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td>Bruxelles &#8211; Roma, Il Centro Europeo per i Diritti dei Rom (ERRC) e l’Associazione 21 luglio accolgono con favore la decisione del <strong>Comitato Europeo dei Diritti Sociali (ECSR)</strong> di dichiarare ammissibile il reclamo collettivo contro l&#8217;Italia (N. 244/2025 Centro Europeo per i Diritti Rom (ERRC) v. Italia). In particolare, il Comitato ha accolto la richiesta di misure immediate necessarie per proteggere le famiglie rom dal rischio di rimanere senza casa e dai conseguenti pericoli per la loro salute a Giugliano, in Campania, in provincia di Napoli. Il reclamo, presentato l&#8217;11 marzo 2025, sostiene che i ripetuti sgomberi forzati subiti dalle famiglie rom in Italia, il persistente fallimento nel fornire un’abitazione alternativa adeguata e la continua e sistemica discriminazione subita dalle comunità rom violano l&#8217;Articolo 31 (diritto all&#8217;abitazione) e l&#8217;Articolo E (non discriminazione) della Carta Sociale Europea Revisionata. Al governo italiano è stato chiesto di fornire alle 120 famiglie insediate in via Carrafiello, a Giugliano, in Campania, <strong>un&#8217;accoglienza temporanea immediata, sicura e adeguata, con accesso ai servizi essenziali come acqua, sanità, riscaldamento, smaltimento dei rifiuti ed elettricità</strong>.  &#8220;Questa decisione dà un messaggio chiaro: le famiglie rom in Italia non possono essere lasciate in condizioni che mettono in pericolo le loro vite e violano i loro diritti. La politica italiana di &#8216;superare il sistema dei campi&#8217; – campi, che bisogna ricordare, spesso sono stati creati illegalmente dalle autorità &#8211; non deve significare lo sgombero indiscriminato delle famiglie rom e la violazione dei loro diritti e del loro  benessere. Accogliamo con favore la rapida azione del Comitato e sollecitiamo le autorità italiane a implementare queste misure senza indugi&#8221; ha detto <strong>Đorđe Jovanović, presidente dell&#8217;ERRC</strong>.  <br>Secondo <strong>Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio</strong>: &#8220;Adesso la palla passa alle autorità italiane, chiamate a dare una risposta reale e sostenibile alla drammatica condizione delle famiglie presenti nell’insediamento di via Carrafiello. Nelle prossime settimane presenteremo un dettagliato rapporto sulla condizione di queste comunità che potrà sicuramente rappresentare uno strumento prezioso per poter iniziare ad avviare sostenibili processi di inclusione abitativa”.  Il reclamo riguarda la situazione di circa <strong>550 individui rom</strong> che vivevano in un insediamento informale in via Carrafiello, a Giugliano in Campania, fino a quando un Tribunale ha ordinato il loro sgombero entro il 30 aprile 2025, senza che le autorità italiane avessero fornito adeguate garanzie o alloggi alternativi. Per evitare un ulteriore sgombero dalle loro abitazioni, la maggior parte delle famiglie si è trasferita, prima della scadenza, in un terreno vicino, dove le condizioni di vita sono ulteriormente peggiorate. I residenti, tra cui bambini e adulti con malattie croniche, vivono in tende e baracche senza accesso ad elettricità, servizi igienici, con limitato accesso all’acqua potabile, e sono esposti a seri rischi per la salute. Inoltre parte del terreno è situato nella “Terra dei Fuochi”, zona nota per essere contaminata da amianto, un materiale altamente pericoloso per la salute. Alcune famiglie hanno membri con diabete e malattie cardiovascolari, così come ci sono due bambini con tumori. Inoltre il trasferimento forzato ha costretto diversi bambini a interrompere la frequenza scolastica.  <br>Nel reclamo, l&#8217;ERRC, con il supporto dell’Associazione 21 luglio, ha fornito ulteriori informazioni sui precedenti sgomberi che queste famiglie rom hanno subito a Giugliano in Campania, così come sugli infruttuosi tentativi delle autorità comunali e prefettizie di fornire abitazioni alternative alle famiglie. Secondo le due organizzazioni impegnate nella tutela dei diritti umani, la situazione delle famiglie rom a Giugliano in Campania, una comunità residente sul territorio da oltre 40 anni, <strong>esemplifica il continuo fallimento delle autorità italiane nel garantire pari accesso ad un&#8217;abitazione adeguata per i rom, aggravando l&#8217;assenza di una dimora fissa e perpetuando sistematicamente discriminazione e segregazione</strong>.   <br>Misure immediate ordinate dal Comitato Europeo dei Diritti Sociali  Il 2 luglio 2025 il Comitato ha stabilito che il reclamo presentato dall&#8217;ERRC (n. 244/2025) è ammissibile ai sensi della Carta Sociale Europea e ha ordinato al governo italiano di adottare misure urgenti per tutelare i diritti delle famiglie rom interessate. Il Comitato ha riscontrato che la situazione delle famiglie rom di Giugliano in Campania può causare danni gravi e irreparabili alla salute e alla dignità delle famiglie. È stato ordinato al governo italiano di fornire immediatamente un alloggio temporaneo sicuro e adeguato, con accesso a servizi essenziali come acqua, igiene, riscaldamento, smaltimento dei rifiuti e elettricità. L&#8217;Italia ha tempo fino al 15 settembre 2025 per presentare documenti scritti riguardo al merito del reclamo e per riferire in merito alle misure adottate per conformarsi a questa decisione. L&#8217;ERRC e l&#8217;Associazione 21 luglio continueranno a monitorare da vicino gli sviluppi e a lavorare a fianco della comunità rom di via Carrafiello per garantire che l&#8217;Italia rispetti la decisione del Comitato e compia i passi necessari verso soluzioni abitative durature e legali.   <br><br>Per ulteriori informazioni o per interviste contattare: <strong>Rosi Mangiacavallo</strong> Human Rights Monitor for Italy European Roma Rights Centre<br><a href="mailto:rosi.mangiacavallo@errc.org" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rosi.mangiacavallo@errc.org</a>+39 328 9420715 <br><br><strong>Carlo Stasolla</strong> Presidente Associazione 21 luglio ETS<a href="mailto:c.stasolla@21luglio.org" target="_blank" rel="noreferrer noopener">c.stasolla@21luglio.org</a>+39 320 0987154 </td></tr></tbody></table></figure>
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		<title>Piccola storia di B.</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jun 2023 09:17:53 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/Milano-NoCPR-16febb-MR14.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/Milano-NoCPR-16febb-MR14-1024x683.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17019" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/Milano-NoCPR-16febb-MR14-1024x683.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/Milano-NoCPR-16febb-MR14-300x200.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/Milano-NoCPR-16febb-MR14-768x512.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/Milano-NoCPR-16febb-MR14.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 1500w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p><strong>/// TW &#8211; IMMAGINI FORTI ! Piccola storia di B .</strong><br>>>> <a href="https://www.facebook.com/NoaiCPR/videos/963555504990199?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>GUARDA QUI IL VIDEO</strong></a> &lt;&lt;&lt;&lt;</p>



<p>(da mai più lager &#8211; no ai cpr)</p>



<p>Ora ve la possiamo raccontare, la storia di B., 26 anni, algerino, in Italia dal 2016.Perchè purtroppo non rischia più ritorsioni, essendo stato rimpatriato dal CPR di Milano qualche settimana fa. Fino alla fine ha cercato di evitarlo in tutti i modi, anche inghiottendo le batterie del telecomando dalla TV della sala mensa. Ma nulla da fare. L&#8217;hanno rimpatriato con ancora una pila nello stomaco. B. aveva perso molti chili nel corso del trattenimento. </p>



<p>Un giorno, dopo una perquisizione piuttosto &#8220;burrascosa&#8221;, nel corso della quale ha riferito di essere stato aggredito dagli agenti in tenuta antisommossa, era rimasto molto scosso dalla cosa. Per protesta, si è praticato un taglio sulla gamba e uno sul collo in corrispondenza della gola, perdendo molto sangue. Un altro trattenuto ce l&#8217;aveva segnalato, come persona con disagio, trasmettendoci il video che pubblichiamo, che lo ritrae così, sanguinante, mentre vaga lento in sala mensa, in mezzo al cibo gettato a terra dopo una protesta, per l&#8217;ennesima volta in cui il cibo era stato servito avariato.</p>



<p>B. aveva cercato di far valere i propri diritti e denunciare la sua compromessa situazione psicofisica, nominando un avvocato di fiducia; ma il gestore ha fatto di tutto per ostacolarlo, trattenendo per più di due giorni il foglio della nomina da firmare, che gli aveva inviato il suo avvocato.</p>



<p>Questo inaccettabile comportamento ostruzionistico del gestore del CPR di Milano, Martinina S.r.l. è sempre più frequente, e sempre più praticato &#8211; non solo a Milano &#8211; a danno di chi non conviene venga in contatto con legali o attivist* e racconti quanto accadutogli.</p>



<p>Nei giorni successivi gli era toccato assistere al tentativo di suicidio di un ragazzo marocchino, che aveva fatto la &#8220;corda&#8221; in bagno ed era stato salvato per tempo dai compagni. E aveva dovuto accudire H., che portato all&#8217;aeroporto per un tentativo di rimpatrio, si era ribellato, e per questo era stato aggredito dagli agenti, riempito di manganellate sul collo diventato viola e livido e riportato in cella dolorante.B. non accettava che potesse accadere tutto questo, gli sembrava tutto senza senso.&#8221;<em>Preferisco morire che stare qua</em>&#8220;.Un giorno ci ha ha fatto una timida richiesta. &#8220;Devo chiederti una cosa. Ho solo un pantalone e una felpa e fa caldo, vorrei una maglietta e un pantaloncino. Grazie per tutto&#8221;.: sei fortunato se il gestore rispetta il capitolato di appalto e ti consegna il kit di ingresso: un cambio, per il quale il gestore è remunerato profumatamente, e con il quale puoi restare anche per più mesi: è risparmiando anche su queste cose che si fa profitto sulla pelle degli altri.</p>



<p></p>



<p>Il tempo di trovare un volontario, disposto alla trafila della preparazione, del pacco, della perquisizione, e della verifica dei documenti, non è stato sufficiente.<em>&#8220;Ciao, sono in Algeria. Mamma mia non so che fare, è tutto cambiato qua&#8221;</em>In bocca al lupo, B.</p>
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		<title>Oltre i limiti della dignità (sempre più)</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Oct 2022 07:34:27 +0000</pubDate>
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<p>(da &lt;newsletter-nocpr@googlegroups.com>)</p>



<p>Si è giunti ormai ben oltre i limiti del rispetto della dignità umana nella fortezza inaccessibile dove sono negati i diritti fondamentali della persona, nella città che si propone come modello di avanguardia anche nell&#8217;accoglienza.<br>In via Corelli, Milano perde essa stessa la propria dignità, e con lei chi ora, davanti a denunce, dossier e foto, non ha più alibi per dire &#8220;non sapevo&#8221;.<br>Con l&#8217;approssimarsi della fine del mandato del gestore Martinina S.r.l., vicino alla scadenza dell&#8217;appalto, questi sembra aver perso ogni vergogna e ogni interesse a fornire sopra la soglia della decenza i servizi per cui è profumatamente pagato: l&#8217;immondizia inonda le stanze, il cortile e la stessa sala mensa; i bagni sono delle cloache ributtanti; gli stessi pasti precotti, in quantità da fame in vaschette plasticate, vengono serviti anche tre volte di seguito e sono sempre maleodoranti; malati giacciono per terra lamentandosi dal dolore per ore prima di ricevere un qualche aiuto dal personale, più per porre fine al fastidio del pianto che per pietà.<br>Qualcuno dice che spesso sia più il personale amministrativo del centro, piuttosto che i dottori, a decidere, per più irrequieti che si ribellano a quello stato di prigionia senza senso e senza legge, la dose di tranquillanti che deve essere loro somministrata. E con troppa facilità si oltrepassano di gran lunga i limiti massimi prescritti nel dosaggio, praticando mini-TSO fai da te, così facendo di una prassi disumana, prima ancora che illegale, da lager nazista, una modalità vera e propria di gestione del centro.<br>Per il resto, dovendo anticipare anche il denaro per i medicinali, per i quali riceve solo un parziale rimborso dalla Prefettura, il gestore risparmia anche su quelli: tossicodipendenti in crisi di astinenza, ipertesi con continui svenimenti per l&#8217;ansia, soggetti con fragilità psichiche che esplodono con autolesionismo di ogni grado, fino ai tentativi di suicidio quotidiani, in quel contesto di alienazione e conflitto costante. Tutte patologie che non solo avrebbero dovuto essere considerate impeditive del trattenimento, ma che quantomeno avrebbero dovuto essere prese in carico.<br>Invece la regola è quella della degenerazione assoluta, come se il CPR servisse apposta per quello: privare della libertà personale, torturare nella carne e nella psiche, e poi sputare fuori: sulla strada, per i più &#8220;fortunati&#8221;, su un aereo, legati e sedati verso un paese dal quale si era fuggiti, per gli altri.<br>Ad appesantire il carico, il grave episodio del suicidio di un agente &#8211; uno tra i più gentili con i trattenuti -, sparatosi con un&#8217;arma rinvenuta nell&#8217;armeria che avrebbe dovuto essere chiusa e invece non lo era, che da un lato dimostra come il contesto del CPR non sia certo dei più leggeri, e dall&#8217;altro comprova l&#8217;assoluta insufficienza delle misure di sicurezza della struttura.<br>Dinanzi a tutto questo, la Prefettura, il soggetto appaltante cui fa capo il centro, non è vero che non monitora l&#8217;esecuzione dell&#8217;appalto: monitora, e lascia correre. Le sta bene così, è così che deve funzionare, per calpestare la dignità umana, a perenne monito per chi osa bussare alle porte dell&#8217;Europa per reclamare il maltolto da secoli di sfruttamento.<br><img alt="&#x26a1;" src="https://fonts.gstatic.com/s/e/notoemoji/14.0/26a1/72.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">Così è stato finora sotto Ministri dell&#8217;Interno pretesamente &#8220;democratici&#8221;, e meglio non sarà sotto la direzione di un governo fascista.</p>



<p><br><img alt="&#x1f4a5;" src="https://fonts.gstatic.com/s/e/notoemoji/14.0/1f4a5/72.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">Milano in via Corelli uccide la propria dignità, oltre a quella di migliaia di uomini.<br>Leggi i post e vedi le tante immagini inviateci dai trattenuti, ai seguenti link:</p>



<p><br><a href="https://www.facebook.com/360195841218595/posts/1277702799467890/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">OLTRE I LIMITI DELLA DIGNITA&#8217;</a><br><a href="https://www.facebook.com/360195841218595/posts/1280227945882042/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">OLTRE I LIMITI DELLA DIGNITA&#8217; (sempre più)</a></p>
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		<title>Celebrazioni per il decimo anniversario della Sikhi Sewa Society</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Mar 2022 08:21:36 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/sikh-675.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="675" height="275" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/sikh-675.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16245" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/sikh-675.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 675w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/sikh-675-300x122.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 675px) 100vw, 675px" /></a></figure>



<p><br>L’associazione Sikh per il dialogo e l’integrazione, Sikhi Sewa Society, celebra 10 anni dalla propria costituzione questo sabato, 2 aprile, presso il Tempio Sikh di Novellara, Reggio Emilia.<br>Sikhi Sewa Society è un’organizzazione no profit, fondata proprio a Novellara, con l’intento e la volontà di costruire un ponte tra i valori della cultura Sikh, di quella italiana e di tutte le altre presenti in Europa. Il nostro desiderio di divulgare aspetti della nostra cultura si traduce nella stesura di testi che aiutino a comprenderla: lo facciamo attraverso la pubblicazione di libri e la creazione di eventi dedicati a chiunque sia curioso di conoscere e capire la realtà Sikh.<br>Nel corso degli ultimi dieci anni abbiamo pubblicato oltre nove volumi trattanti di argomenti diversi del Sikhismo e distribuito gratuitamente oltre 100 mila copie. Le pubblicazioni, insieme ai svariati eventi multi-culturali e multi-religiosi ai quali abbiamo partecipato e organizzato con varie associazioni italiane, hanno creato una maggiore sensibilità culturale nei confronti della<br>conoscenza del Sikhismo da parte della popolazione italiana. L’informazione e il dialogo sono stati punti chiave della filosofia della società fin dall’inizio e continueranno ad esserlo negli anni a venire.</p>



<p><br>Tra le varie collaborazioni con le associazioni italiane, una delle più rilevanti è quella con le associazioni che trattano e sostengono i diritti umani, in quanto la parità e l’equità tra gli esseri umani, sono uno dei fondamentali precetti del Sikhismo.<br>Tratteremo più nel dettaglio tutte le varie attività e le collaborazioni degli anni passati e quelli a venire nel corso dell’evento che si terrà il giorno sabato 2 aprile, al Tempio Sikh di Novellara<br>(Via Lorenzo Bandini, 7 – 42017) a partire dalle ore 12.00.</p>



<p><br>Il focus principale dell’evento sarà sulla Competizione tra i giovani nei canti sacri, nella quale i partecipanti, suddivisi tra diverse fasce di età, si esibiranno in canti religiosi, con la partecipazione di gruppi da tutta Italia.</p>



<p><br>Inoltre ci saranno diverse attività che si svolgeranno nel corso della giornata:</p>



<ul><li>Esibizioni di Gatka, Arte Marziale Sikh</li><li>Workshop sul Turbante, con possibilità di farsi legare un turbante</li><li>Esposizione mostra sul Sikhismo e sul contributo dei soldati Sikh in Italia ed Europa<br>durante le guerre mondiali</li><li>Interventi dei vari ospiti</li><li>Presentazione nuovi progetti della Sikhi Sewa Society<br>Durante l’intero corso della giornata rimarrà aperta la mensa comunitaria, la quale servirà,<br>gratuitamente a tutti i presenti, pasti vegetariani tipici della cucina indiana.<br>Approfittiamo di questa opportunità per estendere l’invito a chiunque sia interessato a<br>partecipare.</li></ul>
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		<title>Raccontarsi (a modo mio): Boris e il suo primo viaggio in Albania</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Mar 2022 08:30:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Progetto a cura di Jorida Dervishi Ciao, io sono Boris, sono nato e cresciuto a Marghera in provincia di Venezia, città da dove proviene la parte familiare di mia mamma; mio papà proviene dalla&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Progetto a cura di Jorida Dervishi</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/boris.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/boris-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16173" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/boris-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/boris-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/boris-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/boris.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1040w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p><br>Ciao, io sono Boris, sono nato e cresciuto a Marghera in provincia di Venezia, città da dove proviene la parte familiare di mia mamma; mio papà proviene dalla Riviera del Brenta.<br>I miei studi passati mi avevano portato ad essere un Segretario d’azienda con rapporti per l’estero. Poi però la vita mi ha voluto<br>nella ristorazione; in cucina principalmente.<br>Ho iniziato poco dopo la fine dei miei studi, ero un lavapiatti in un ristorante a Venezia. Qui per otto mesi ho lavato le stoviglie, le<br>pareti, frigoriferi e friggitrici.<br>Finché è arrivato il mio momento di imparare a muovermi in cucina e imparare i vari compiti di un aiuto cuoco; fino a divenire Capo<br>Cuoco. Son sempre stato molto curioso, quindi ho voluto apprendere anche il mestiere del pizzaiolo e quando serviva quella del cameriere.<br>Questa nuova passione mi ha portato a conoscere molto bene le materie prime e come valorizzarle nei vari usi. Mentre per me che sono un pò timido ancora oggi,  fare il cameriere mi ha fatto diventare un pò più estroverso e mi ha insegnato anche come rapportarmi con la clientela.<br>In seguito è arrivato il momento di nuove esperienze di cui due estere; la prima, dove ho lavorato per pochi mesi in una boulangerie a Parigi e qualche anno fa a Londra. Questo nel mio bagaglio di esperienze mi è servito molto per aprire la mente verso diversi stili di vita.<br>Insieme a un altro collega abbiamo iniziato a co-gestire un locale grazie anche alla fiducia dei due proprietari che lavoravano accanto a noi, lasciandoci però abbastanza libertà di gestire ordini e lavoro. Ho appreso, quindi, anche l’arte del gelato artigianale.<br>Infine, forse il percorso più bello sia per la location sia per il lavoro e le persone con cui lavoravo, il mio ritorno alla<br>ristorazione a livelli più alti stavolta sempre a Venezia. Un percorso un pò più difficile perché mi ci sono voluti  un paio di mesi<br>perchè da 15 anni non avevo più a che fare con la cucina ma alla fine ce l&#8217;ho fatta.<br>Dopo c’è stato un periodo abbastanza tremendo sul piano della salute e son tornato tra i banchi di scuola dove ho preso la<br>qualifica effettiva (quella sul campo l’avevo già acquisita da anni) come Pasticciere.<br><br>Ho lavorato per circa un paio d’anni per due pasticcierie a Venezia (di cui l’ultima è una storica), ma purtroppo ho avuto una ricaduta.<br>Da qui in poi ho dovuto abbandonare l’ambiente della ristorazione; ma mi son rialzato nuovamente e ho ripreso in mano i libri, questa<br>volta tornando alle radici e frequentando con ottimi voti un corso per Programmatori e gestione di siti web e di e-commerce che attualmente è quello che faccio.<br><br>Il  mio primo viaggio in Albania</p>



<p><br>Il mio primo ricordo sull’Albania purtroppo coincide con gli sbarchi dai gommoni (fino ad allora ne avevo letto solo sui libri di Storia<br>riguardanti il periodo fascista).<br>C’era e c’è ancora molta ignoranza a riguardo, oggi. All&#8217;inizio ho avuto modo di conoscere la Storia delle migrazioni superficialmente tramite due colleghi albanesi. Poi ho fatto amicizia con una ragazza albanese che un giorno dopo avermi raccontato varie sfaccettature del Paese, mi propose andare a visitarlo.<br>Partimmo in macchina i primi giorni di agosto, in direzione Trieste; senza usare l’autostrada perché era uno di quei giorni in cui te lo<br>sconsigliano. Arrivammo al confine con la Slovenia verso le 6 del mattino e da qui proseguimmo per la costa con la sua vista<br>spettacolare.<br>Dopo aver effettuato un paio di soste ci trovammo in coda per l’entrata in Montenegro (e si prolungò per 4 ore), qui trovammo un<br>appartamento per riposare la notte.<br>Al mattino ripartimmo in direzione del traghetto di Kotor che ci portava dall’altra parte del lago (qui il paesaggio mi ricordò<br>alcune scene del Signore degli Anelli);  proseguimmo per Muriqan che mi avrebbe aperto le porte dell’Albania.<br>Arrivammo all’appartamento dei suoi genitori a Tirana verso le 14. E subito ricevetti una bellissima accoglienza; in serata mi<br>portarono fuori in un locale lì vicino e fu il mio primo dei tanti incontri con la cucina albanese.<br>Il mattino dopo andammo a visitare Scutari (Shkoder) e mi piacque moltissimo. La mia amica e i suoi familiari erano originari di questa località e mi portarono a fare un bel giro della città di cui visitammo il centro e la parte storica. Una cosa che mi rimase impressa fu il modo di convivere tranquillo tra le diverse religioni, con le chiese e la moschea vicine l’une all’altra.<br><br>La passeggiata nel centro storico è rimasta memorabile: in parte ricorda molto le vie di Firenze. Vorrei ritornarci per visitare <br>il castello.<br>La sera stessa fui portato a divertirmi nel quartiere più cool di Tirana: il Blloku. Qui c’è una varietà di locali anche internazionali, alcuni con personale albanesi ritornati in patria per portare la propria esperienza acquisita all’estero.<br>La mattina dopo un giro veloce attraverso la vita della capitale e colazione in uno dei tanti bar. Dopo la colazione andammo a  visitare il Castello di Berat; una cosa molto bella e ancor più bello ci fermammo a mangiare nella città che è un altra meraviglia.<br>Nel pomeriggio altri luoghi di Tirana quali. la scuola di musica, la piramide e il centro commerciale Toptani. Infine cenammo con altre<br>specialità, stavolta nei locali della Pedonalja.<br>I giorni successivi li passammo a Golem. Un paese nei pressi di Durazzo. Questa è stata la mia prima spiaggia albanese; semplice ma<br>nel contesto affascinante; con molti locali alle sue spalle dove ho avuto modo di vedere il primo il primo di molti tramonti favolosi.<br>Abbiamo passeggiato anche per Durazzo, ho visto il centro, la torre veneziana e l’Anfiteatro Romano con le mura. Infine<br>abbiamo cenato sul lungomare. Prima di far ritorno mi hanno portato verso la scalinata illuminata.<br>L’ultimo giorno a Tirana siamo stati al parco con il lago artificiale. Un parco grande e bellissimo; <br>l’ultimo pranzo lo abbiamo fatto in un bel locale Vila Korca. Il pomeriggio l’ho dedicato a fare un pò di acquisti per fare regali al mio<br>ritorno oppure tenermi come ricordo.<br>Verso mezzanotte siamo ripartiti alla volta di casa, prendendo l&#8217;autostrada. Il mattino dopo mi ha preso una<br>nostalgia mista a tristezza perché quei luoghi e quella gente mi mancavano già; l’ho rinominata “mal d’Albania”.<br>Ad oggi ci son ritornato altre volte visitandola dal sud al nord, dalle spiagge alle montagne. Son cresciute anche le mie conoscenze con altre persone albanesi e alcune son divenute anche collaborazioni lavorative.<br>Mi mancano ancora alcuni posti da vedere, tra i tanti Fier o Lezhe; ma li ho già messi in lista per i prossimi viaggi.<br>Cosa consiglierei? Di visitarla come visitereste un qualsiasi altro luogo importante e famoso. Sarà un esperienza che non dimenticherete<br>facilmente; ma soprattutto una gentilezza verso l’ospite ormai rara al giorno d’oggi.<br><br>Concludo ringraziando quella famiglia per tutto quello che mi ha regalato in questo mio primo viaggio e la loro enorme disponibilità per avermi ospitato e accompagnato. Anche un&#8217; altra amica per i seguenti viaggi fatti e grazie a te Jorida per la possibilità (anche se  scritta in modo un poco confusionale) di raccontare; ma soprattutto un ringraziamento per i ricordi e le emozioni forti provate quella prima volta.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/IMG_20200909_215347-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="564" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/IMG_20200909_215347-564x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16174" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/IMG_20200909_215347-564x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 564w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/IMG_20200909_215347-165x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 165w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/IMG_20200909_215347-768x1395.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/IMG_20200909_215347-846x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 846w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/IMG_20200909_215347-1128x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1128w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/IMG_20200909_215347-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1409w" sizes="(max-width: 564px) 100vw, 564px" /></a><figcaption>fbthdr</figcaption></figure>



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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/IMG_20220202_202353.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-6" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="370" height="480" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/IMG_20220202_202353.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16179" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/IMG_20220202_202353.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 370w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/IMG_20220202_202353-231x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 231w" sizes="(max-width: 370px) 100vw, 370px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/IMG_20220202_202410.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-7" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="374" height="480" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/IMG_20220202_202410.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16181" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/IMG_20220202_202410.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 374w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/IMG_20220202_202410-234x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 234w" sizes="(max-width: 374px) 100vw, 374px" /></a></figure>



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		<title>Afghanistan: chi è il più assassino qui?</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Nov 2021 09:16:36 +0000</pubDate>
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<p>Kabul &#8211; <a href="https://www.pressenza.com/it/author/francesca-borri/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Francesca Borri</a> (da pressenza.it)</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://cdn77.pressenza.com/wp-content/uploads/2021/11/park-azadi-820x624.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>



<p>Ha 45 giorni e la pelle grigia. Si chiama Subhan. E a un certo punto, semplicemente, non respira più. Morto di freddo e di fame. Tra gli sfollati del Park Azadi di Kabul, è già l’undicesimo.Morto così, senza essere sentito, né visto – la sua immagine è una di quelle che le televisioni non trasmettono: una di quelle che turberebbero la nostra sensibilità. Dell’Afghanistan, l’ONU dice solo: il 95% della popolazione è food insecure. Ma significa questo: che cammini, qui, e i bambini ti svengono davanti.E all’improvviso, semplicemente, non respirano più.</p>



<p>Dopo una guerra durata vent’anni, e costata 2.300 miliardi di dollari, gli Stati Uniti si sono ritirati dall’Afghanistan. E sull’ambasciata americana, ora, sventola la bandiera dei talebani. Ma Kabul è come sospesa. Da un lato la comunità internazionale, che non ha ancora deciso se riconoscere o meno il nuovo governo, se e come avere rapporti con i talebani: e per il momento, ha congelato le riserve della Banca Centrale e bloccato gli aiuti umanitari. Che sono il 40% del PIL. Dall’altro, i talebani. Che giurano di essere cambiati, invece, di non essere più quelli delle lapidazioni, delle mani tagliate ai ladri, del divieto di musica e cinema. Ma non si aspettavano di tornare subito al potere: e sembrano non avere ancora idee precise. A parte un generico richiamo alle tradizioni, non hanno ancora definito le nuove regole. Di certo, le strade sono molto più tranquille di prima. Non si sente più sparare. Ma il vero nemico qui è un altro, adesso: è l’inverno.</p>



<p>“E farà molte più vittime dei jihadisti dell’ISIS di cui tanto parlate”, dice Abdul Baseer Rahimi, il coordinatore di Park Azadi. Che in realtà, più che un parco, è uno slargo alla periferia nord di Kabul, in cui mille dei circa 3,5 milioni di sfollati interni delle mille guerre dell’Afghanistan si sono accampati in tende di iuta e stracci. Non hanno più niente da tre giorni. Solo del tè. Il fuoco acceso bruciando bottiglie di plastica e vecchie scarpe sfondate. “Prima avevamo le ONG. Ma ora sono andati via tutti. E non arrivano più donazioni neppure dagli afghani”, dice. “I più ricchi si sono rifugiati all’estero, e quelli che sono rimasti qui, non ricevono lo stipendio da cinque mesi. E in banca non si possono ritirare più di 200 dollari a settimana. Sono chiuse persino le Western Union. Non arriva più un centesimo neppure da chi sta in Europa”, dice. Sono completamente soli. “Potessero, tornerebbero tutti a casa. Dove se non altro, avrebbero i vicini. Avrebbero parenti e amici. Ma non hanno di che pagarsi il viaggio”, dice. “E comunque, i pullman non hanno di che pagarsi la benzina”. Insieme alle riserve della Banca Centrale, è stata congelata l’intera economia.</p>



<p>Nei giorni in cui molti sono corsi all’aeroporto, ad agosto, in cerca di una via di fuga, altri hanno scelto la direzione opposta. Hanno scelto di rientrare. Abdul Baseer Rahimi ha 29 anni, ed era in Russia. Cadetto di un’accademia militare. E tutti gli hanno consigliato di restarsene lì. Che opportunità avrebbe mai avuto, a Kabul? “Ma il problema dell’Afghanistan non è l’Afghanistan”, dice. “Il problema di questo paese sono gli altri. Da sempre. Gli inglesi, i sovietici, gli americani. I pakistani. Non noi afghani”.</p>



<p>Mentre il mondo discute dei talebani, delle differenze rispetto a vent’anni fa, e di quelle con al-Qaeda, con l’ISIS, con l’Iran, delle differenze tra Kabul e il resto dell’Afghanistan, tra il sud e il nord, tra i talebani vicini al Pakistan e quelli vicini al Qatar, e la sharia di scuola indiana e quella di scuola saudita, e le ripercussioni di tutto questo sull’Indonesia, sul Mali, sull’Iraq, su Gaza, sulla coltivazione dell’oppio e il prezzo dell’eroina, gli afghani sono disperati. Giri per Park Azadi, e subito tutti ti vengono dietro, poi intorno: e ti ritrovi assediato, trattenuto per i fianchi, le spalle, le caviglie, tutti che vogliono consegnarti un numero di telefono, o una fotocopia sgualcita di un documento di identità, una prescrizione di un medico, il tesserino di quando erano traduttori al servizio degli americani, e non importa che tu sia solo un giornalista: non si arrendono fino a quando non ti appunti il loro nome, Basmina, Yaqoot, Shafiq, Hashmat – come se avere un nome, poi, fosse sufficiente a rintracciarli, mentre un ragazzo caccia dei venditori ambulanti di dolci, perché qui i bambini non hanno niente, dice, ed è crudele: venire proprio qui, con tutti questi dolci. Anche se poi, gli stessi venditori ambulanti sono bambini. E hanno altrettanta fame.</p>



<p>Park Azadi ti travolge. Una ragazza ha un’emorragia interna, perde sangue dall’orecchio e dalla bocca, un uomo non ha gli occhi, centrati da schegge di un RPG, un bambino ha il braccio deforme, con le ossa che si sono saldate al contrario dopo una frattura multipla, una bambina ha un cancro, la lingua così gonfia che non deglutisce più, un’altra la pelle tutta ustionata, un’altra ancora, semplicemente, è orfana, è qui da sola, e davanti alla sua tenda, tiri dritto, perché è solo un’orfana, in fondo, un’orfana di otto anni, non è certo una priorità, qui, una storia rilevante – provi a schivare gli sguardi, fissi il terreno: ma un bambino è scalzo nel fango, un altro non ha le dita di un piede.</p>



<p>Poi, all’improvviso, compare del riso. Lasciato da chissà chi. Una casseruola di riso. Ed è il caos. Mezzo Park Azadi si accalca intorno. Tutti che si spintonano. Tutti uno sull’altro, per arrivare alla casseruola. Fino a quando finisce tutto per terra.</p>



<p>Le ONG internazionali sono sparite. Vogliono garanzie sui diritti umani, e soprattutto, la riapertura immediata delle scuole alle bambine. Ammesse ora in classe solo fino al sesto grado. “Ma per studiare, le bambine intanto devono essere vive”, mi dice una madre: una delle undici che credeva che qui, i suoi figli sarebbero stati più al sicuro che in guerra. Tra l’altro, i talebani, diversamente da molti altri movimenti islamisti, non hanno mai avuto delle proprie charity. Non hanno mai costruito uno stato ombra. Sono combattenti e basta. E spesso, hanno fame quanto gli altri. Alcuni sono addestrati e equipaggiati come forze speciali: ma la maggioranza non ha che un Kalashnikov, e l’aria di chi dalla vita non ha avuto niente. Al passare di un aereo di linea, di istinto, si fermano: come se stesse per bombardare. Sono delle specie di Robin Hood. Tra i poveri, per i poveri. Quali prevarranno? Quelli sostenuti dall’estero, o quelli sostenuti dagli afghani? Difficile dirlo. Non hanno distintivi. E sono così diversi, così divisi in così tante unità, che ai checkpoint a volte sono controllati più dei civili: temono infiltrati dell’ISIS. Basta avvolgersi un turbante in testa, qui, per sembrare talebani.</p>



<p>E agli afghani, intanto, non rimane che tentare di sopravvivere. L’anima di Park Azadi è Abdul Mateen, un fisioterapista di 28 anni con lo stetoscopio al collo e poco altro: per comprare le medicine si è venduto l’oro della madre. E oggi, non ha che un po’ di antidolorifici e il vaccino contro il Covid. “Quando mi è stato consegnato, sono rimasto senza parole”, dice, mentre svita una fiala, e un uomo protesta: ha fame, e il Covid non ha idea di cosa sia. Sta qui giorno e notte: perché è uno sfollato come gli altri. Sta qui anche quando Park Azadi, la sera, scompare. L’unica luce è quella dei fari delle auto per strada. E senti solo tossire. Tossire ovunque. Per il fumo tossico che viene dal fuoco di bottiglie di plastica. Ma la sera, qui o respiri o ti congeli.</p>



<p>Prepara un’iniezione a una signora anziana che ha la febbre alta, prima di scoprire che da una settimana, non ha che tè, e cercare piuttosto un po’ di zucchero: e come di giorno, subito gli sono tutti intorno. Una ragazza con la polmonite, poi un’altra, e poi un’altra invece che è arrivata a Kabul con il femore frantumato in più punti da un’esplosione, e chiuso in una specie di tubo rigido, e sigillato. Dice che ha crampi ovunque, ma Abdel Mateen non ha strumenti per tagliare il tubo, e esamina al chiaro di luna le lastre delle radiografie, prima di lasciarle un analgesico, e mormorare solo: “Finirà amputata”, mentre ripete: “Solo chi è in condizioni critiche! Solo chi è in condizioni critiche!” – ma è inutile, perché gli sono già tutti addosso: sperano in un po’ di pane, in un po’ di fortuna. Una diabetica si sente confusa, ha la vista annebbiata, la pressione alta, e Abdul Mateen chiede dell’aglio, non ha di meglio, ma tutti si frugano in tasca, e non c’è, in tutto Park Azadi, non c’è neppure dell’aglio, viene fuori solo un pezzo di mela, mentre altri gli mostrano foto di padri, fratelli, cugini malati: che non stanno qui, ma nel resto dell’Afghanistan – dove oltre alle medicine, mancano anche i medici. Gli chiedono una diagnosi a distanza, mentre una madre scheletrica si avvicina con il figlio in braccio, già livido, senza dire niente, perché lo sa: è già troppo tardi – Avete deriso il nuovo governatore della Banca Centrale, che aveva un Kalashnikov sulla scrivania, dice un uomo, ma poi, dice, avete bloccato l’economia: chi è più assassino?</p>



<p>Un bambino, intanto, si mette sull’attenti. Gli unici estranei in cui si è imbattuto, nella sua vita, sono uomini armati. Ma è un’eccezione. I bambini qui in genere ti fissano immobili. Inespressivi. E né quelli più piccoli, di pochi mesi, stretti ai padri, alle madri, piangono: non hanno forze. A un certo punto, semplicemente, capisci che sono morti. E sono così piccoli che invece di un lenzuolo bianco, sui loro corpi viene steso un tovagliolo.</p>



<p>La comunità internazionale è divisa. Alcuni pensano che riattivare gli aiuti umanitari sia un modo per influenzare i talebani, costringendoli, in cambio, a rispettare i diritti umani, mentre altri, invece, pensano che l’unico modo per influenzarli sia sospenderli. Secondo te?, chiedo ad Abdul Mateen. Mi guarda. Poi tira fuori il telefono, e mi mostra delle foto di casa sua. Completamente vuota. Si sono venduti tutto. E comunque, ora la casa neppure esiste più. E’ in macerie. Dice solo: Ma che altro volete da noi afghani?</p>
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		<title>&#8220;Stay human Africa&#8221;: volti che non conosci</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Nov 2021 07:23:33 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="682" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/vero-682x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15776" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/vero-682x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 682w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/vero-200x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/vero.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 686w" sizes="(max-width: 682px) 100vw, 682px" /></figure>



<p></p>



<p>di Veronica Tedeschi</p>



<p><em><strong>Volti che non conosci</strong></em></p>



<p><em><strong>Da oggi in questa rubrica alterneremo gli articoli ai focus “Volti che non conosci” in cui verrà dedicato un pezzo a uomini o donne africane che meritano di essere conosciute.</strong></em></p>



<p><strong>Banjul Isatou Ceesay</strong></p>



<p>Dal Gambia arrivano buone nuove, rosa ed eco sostenibili.</p>



<p>Banjul Isatou Ceesay ha 49 anni ed è a capo di ben due imprese, denominate “Women of the Gambia” e “One Plastic bag”; quest’ultima è un vero e proprio laboratorio di riciclaggio di rifiuti di plastica. Il Gambia, come molti paesi dell’Africa subsahariana, è ormai sommerso di plastica poiché oltre alla produzione interna da parte degli stessi africani (quasi tutti bevono in piccoli sacchetti di plastica che vengono poi gettati per terra), tonnellate di polimeri e materie plastiche vengono importate nel continente.</p>



<p>Deflagrazioni che colpiscono le aree urbane tanto quanto le spiagge dove a rimetterci più degli altri sono proprio i pescatori e coloro che vivono comunità vulnerabili che vedono cambiare la terra che coltivano. Purtroppo sono pochi quelli che, come Banjul, si impegnano nel vero cambiamento del proprio paese: il primo obiettivo del progetto One Plastic Bag, infatti, è proprio quello di educare i compaesani all’importanza e ai vantaggi del riciclaggio della plastica.</p>



<p>Nel suo centro di riciclaggio, situato nel villaggio di Njau, lavorano donne che raccolgono, elaborano e tessono rifiuti di plastica per realizzare borse, gioielli, portamonete e molto altro. Inizialmente lavoravano con lei solo altre 4 donne, oggi gli operai impiegati in questa attività sono circa 20.000 e provengono da tutto il Paese.</p>



<p>Ovviamente all’inizio Banjul ha dovuto affrontare lo scetticismo e l’ostilità della sua comunità che, pur riconoscendo alle donne una certa libertà di movimento, mantiene una struttura patriarcale. La lotta per l’emancipazione delle donne e la concreta attenzione all’ambiente hanno fruttato a Banjul numerosi riconoscimenti internazionali. Anche la piattaforma “Climate Heroes” ha prodotto un documentario su di lei.</p>



<p>Il suo ultimo progetto, che vede impegnate decine di altre ragazze, consiste nella piantumazione di alberi selvatici e da frutto per una nuova attività, ecologica e generatrice di reddito.</p>
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		<title>Cittadini del mondo: la lotta all&#8217;emarginazione sociale</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Aug 2021 06:40:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A cura di Gloria Esperanza Monzali, Naomi Keisha Giancola (ricercatrici e neosociologhe) e Alessandro Lanza. Cittadini del mondo è un documentario ambientato nella meravigliosa città di Bologna. Il tema centrale di questo lungometraggio riguarda&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>A cura di Gloria Esperanza Monzali, Naomi Keisha Giancola (ricercatrici e neosociologhe) e Alessandro Lanza.</p>



<p><em><strong>Cittadini del mondo</strong></em> è un documentario ambientato nella meravigliosa città di Bologna.</p>



<p>Il tema centrale di questo lungometraggio riguarda l’incontro a scopo conoscitivo delle realtà di marginalità, di muto soccorso e di scambi reciproci tra le persone che compongono la società odierna.</p>



<p>Questo incontro interessa sia il meeting che è avvenuto tra noi ricercatrici e gli abitanti di questa città che sono a stretto contatto con alcune realtà sommerse del territorio, sia l’incontro inteso come proposito futuro tra chi vive in condizioni di fragilità e il resto della società civile.</p>



<p>Il monito di questo progetto è quello di garantire a tutti i cittadini pari opportunità attraverso un servizio di welfare sensibile e attento allo stato di necessità di ognuno di noi.</p>



<p>Queste realtà sommerse ci hanno messo in contatto con alcuni cittadini invisibili che restano, a causa delle loro fragilità, nascosti ai margini di questa società sempre di più e sempre troppo selettiva.</p>



<p>Essere cittadini è un diritto di ognuno di noi ed è un diritto che deve essere riconosciuto a tutti soprattutto deve essere salvaguardata la dignità di ciascuno di noi nel poter condurre un’esistenza terrena degna di poter essere considerata umana, se ancora ci vogliamo considerare tali.</p>



<p>L’umanità è costituita da tutte le nostre fragilità, dal fatto di poter essere fallibili, mortali e di avere un’intera vita per cercare di migliorare questo percorso senza dover sentire il peso del confronto con gli altri ma anzi riconoscendo negli altri un’occasione per poterci arricchire.</p>



<p>Attraverso questa ricerca siamo entrate in contatto con diverse realtà del territorio, come ad esempio la Caritas, che ci ha fornito una mappa attenta a questi fenomeni di marginalità diffusi su Bologna. Interessante in questo incontro è stato sapere, che le persone che hanno affrontato molte difficoltà durante la pandemia covid-19 era più orientata a richiedere un sostegno economico per poter pagare le bollette della luce o del gas piuttosto che domandare un sostegno al pagamento di farmaci o di visite sanitarie come ci si aspetterebbe in una situazione di emergenza sanitaria di portata internazionale che ha fatto da cornice a questo periodo di ricerca. Un altro incontro meraviglioso lo abbiamo avuto con Roberto Morgantini, fondatore delle Cucine Popolari a Bologna con sede in via Battiferro, 2.</p>



<p>È un’eccellente iniziativa che si occupa di fornire un luogo in cui condividere un momento di convivialità in cui viene servito il pranzo per i senzatetto. Oggi purtroppo a causa di questa emergenza sanitaria il servizio di distribuzione è diventato take-away, perdendo quel prezioso valore aggiunto della condivisione, del dialogo e dello scambio ma è sempre attivo e vigile ad accogliere chi un pasto non ha.</p>



<p>Inoltre, abbiamo incontrato Margherita Chiappa, la responsabile del Centro Beltrame, un mastodontico dormitorio che si trova sotto il ponte di S. Donato a Bologna.</p>



<p>Margherita ci ha dato l’incantevole opportunità di incontrare le persone che risiedono in questo dormitorio, persone davvero brillanti e straodinarie, alcune delle quali ci ha condiviso la propria storia di vita: Stefano, Anna, Max e un signore che ha deciso di restare anonimo.</p>



<p>Abbiamo per ultimo incontrato, tramite l’antica modalità del passaparola, diverse famiglie e persone. Laura Scaglianti è stata l’elemento chiave di connessione con queste persone fornendoci nomi e indirizzi di persone da raggiungere tra cui Miriam, Paola, Alina e molte altre ancora…</p>



<p>Questa ragazza è attivissima sul territorio in diversi progetti di solidarietà, molti dei quali sono dotati di un ingegno di altissima sensibilità e creatività. Ne riporto uno tanto per dare un’idea a voi carissimi e attentissimi lettori. Laura vive in una zona dove risiedono le case popolari dell’Acer in via Abba. In questa zona ci sono palazzi che hanno diversi piani e in cui abitano diverse famiglie con figli. Un giorno Laura ha visto un bambino farsi male e la mamma non aveva nulla per poterlo medicare. Così lei ha deciso di costruire all’interno del suo palazzo una cassetta pronto soccorso che si assicura sempre di rifornire.</p>



<p>Per concludere vogliamo invitarvi a venire a vedere il documentario nella speranza di poter sensibilizzare quante più persone possibili a ritagliare un momento della propria giornata da dedicare a chi è vicino a noi ma spesso in forma invisibile, perché diventi un impegno che faccia sempre più parte della nostra quotidianità aprendo le nostre vite a un incontro con l’altro che ci rafforzi il senso di identità sociale oggi sempre meno marcato.</p>



<p>Questo lungometraggio racchiude in sé tutte le storie di vita delle persone che abbiamo conosciuto lungo questo splendido cammino.</p>



<p>Le dichiarazioni riportate fanno parte di un campione di persone selezionate come già riportato attraverso la modalità del passaparola e quindi non esaustivo rispetto le numerose problematiche presenti sul territorio.</p>
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		<title>ResQ People: la prima missione. La nave ha salpato gli ormeggi dal porto di Burriana</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Aug 2021 07:16:20 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image"><img src="https://ci3.googleusercontent.com/proxy/ezWTSbLS2p773cCPCruLz8w-J4SMAqnDqPEds54Cf74QOZTt6t_pw0mpbVv50hkbl35qSmjev5f8OrHYKZSXhMKwg7cmTCL13nrvyt9pMil3zeTpCa6qIoXfc8WK9hDiT2yKXn0rOg=s0-d-e1-ft#https://newsrimini.img.musvc1.net/static/94044/images/Console%20Images/header_nl.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Image" title="Image"/></figure>



<p>Carissime amiche, carissimi amici,</p>



<p>vi scriviamo dal ponte della ResQ People, che poco fa ha mollato gli ormeggi ed è salpata dal porto di Burriana:&nbsp;<strong>è iniziata la prima missione della nostra nave</strong>&nbsp;(<a href="https://newsrimini.musvc1.net/e/t?q=0%3dOTFaJ%26B%3d7d%264%3dRBa%265%3dQCYKS%261%3dE0JvP_8qYw_I1_xxip_8C_8qYw_H63TC.6g0u2uL1.3uJ_8qYw_H6xB9GvB5FrB_8qYw_H62Ft5uP_8qYw_H68XP8q1gZAcKX0aPSCYJ%264%3dsR9LiX.45z%26F9%3dW8YH&utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">guarda qui la diretta</a>).</p>



<p>Siamo un po’ commossi… no, non è vero: <strong>siamo molto commossi, emozionati, e grati a ognuno di voi per aver contribuito a realizzare questa impresa</strong> e preparare questa prima missione. </p>



<p><strong>Sono state settimane molto intense, qui al porto di Burriana</strong>: bisognava completare gli ultimi passaggi burocratici e tutte le carte necessarie, bisognava controllare la nave centimetro per centimetro per verificare che fosse tutto a posto, ordinare tutto quello che serve per poter partire, dai caschi dei soccorritori al cibo per i naufraghi, dai farmaci ai pennarelli per i bambini, dai vestiti di ricambio per chi ne avrà bisogno ai dispositivi di protezione contro il Covid, fare tante esercitazioni…</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://newsrimini.musvc1.net/e/t?q=7%3dHVGXC%26D%3d8a%26w%3dTCX%26x%3dSDVDU%262%3dB3LwM_1sZt_B3_yubr_90_1sZt_A84Q6.8h7n4vIt.5vG_1sZt_A84535o_LZuW_VoDpPn_JXwY_Tm_LZuW_WoN_5j3hyubr_08ASGdDXBbCVGWFTA_LZuW_VEJl0_1sZt_B64535o_JnJt5uAuE%26m%3dE2M558.HnL%26pM%3dFT9V&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><img src="https://ci5.googleusercontent.com/proxy/7W8Dm3HdaNFI11lrez5m8s8ibkpqgze1qzCTD9_AyVjr7s9bZt7QmQTdiGFLaEZpRpi6ZLW4_ovKKKacYZN5K9QnapxCfvR-cnS2-aPW7AYZiFVSZIvO7hzujWq_ii3ae2CzszsrY7a9=s0-d-e1-ft#https://newsrimini.img.musvc1.net/static/94044/images/Console%20Images/header_nl_5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></a></figure>



<p>Se foste stati qui, in questi giorni, avreste spesso sentito gridare “Catena umana!”: e tutti a mettersi in fila per scaricare un furgone, passarsi latte di verdure in scatola, riso, cuscus, acqua, medicine… Un’altra frase che avreste sentito molto spesso è “Ti serve una mano?”. Perché siamo tutti pieni di lavoro, ma se per caso hai un minuto libero e vedi che qualcuno è indaffarato, beh, siamo un equipaggio: tutti si mettono a disposizione di tutti. Se foste stati qui avreste sentito rumori di martelli, la vibrazione del motore, tanti “Scusa” e “Prego” ogni volta che cedi il passo a qualcuno mentre lo incroci negli spazi angusti come quelli di una nave. E&nbsp;<strong>ogni volta ti scambi anche un sorriso</strong>: perché siamo felici di essere qui, insieme, con lo stesso obiettivo. Salvare persone. Vi viene in mente una cosa più bella da fare insieme? Se foste stati qui avreste sentito il rumore delle nocche delle nostre mani che battono tutte insieme sul tavolo della sala mensa: è un applauso, come quello che è scoppiato ieri alla fine della riunione del mattino, quando è stata annunciata l’ora della partenza della nave. Avreste sentito parlare tanto in inglese &#8211; è la nostra lingua ufficiale di bordo &#8211; ma anche affiorare parole nelle sette diverse lingue del nostro equipaggio. Avreste sentito qualcuno cantare mentre sistema la farmacia o svita bulloni, il rumore del vento, e il miagolio della famiglia di gatti neri che ogni sera alla stessa ora si presenta sul molo della ResQ People a chiedere la cena al nostro equipaggio.&nbsp;<strong>Avreste sentito tanta fretta di partire, perché quest’anno &#8211; lo sappiamo &#8211; più di mille persone hanno perso la vita nel Mediterraneo centrale, dove ora ci stiamo dirigendo.</strong></p>



<p>Ci metteremo qualche giorno ad arrivare nella zona di ricerca e soccorso: abbiamo molte miglia da fare e ancora qualche esercitazione in mare aperto che ci aspetta. Dal ponte della nave, ora che abbiamo mollato gli ormeggi, abbiamo una parola fissa in testa: grazie.&nbsp;<strong>Grazie, davvero, per aver creduto in ResQ, per aver contribuito &#8211; in tanti modi, ognuno come poteva &#8211; a far salpare questa nave</strong>. Vi sentiamo tutti qui con noi.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://newsrimini.musvc1.net/e/t?q=5%3dEaSV0%26I%3dJY%26t%3dYOV%26u%3dXPTAZ%26D%3d3g8t0zQ9K_xxlr_98_AsYw_K8_xxlr_8CuAz.IH_JWzi_TlwAAs8fAyP2GtB%26w%3dE1PE57.KxL%26oP%3dPT8Y&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><img src="https://ci3.googleusercontent.com/proxy/8O9z6lXLiKdL-fdeOvLEaY3F273l1vblMPeRQH9Gk02lPvupNFEZt0y8ggogwfzs-pJMLSWdqyuN_r9ii5tSz8BLUEcPsnN_5hi2W4Rz6V_-siRyUtQWwuwHXIHPqirjNAN3WYT-Ew=s0-d-e1-ft#https://newsrimini.img.musvc1.net/static/94044/images/Console%20Images/chiusa_nl.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></a></figure>



<p><strong>Ci sentiamo nei prossimi giorni, intanto seguiteci sui nostri canali social e teneteci con voi, così come qui vi teniamo con noi.</strong></p>



<p>Qui ResQ People, in navigazione verso il Mediterraneo centrale: un abbraccio a tutte e tutti da tutte e tutti noi.</p>



<p>Juan, Cecilia e il resto dell’equipaggio</p>



<p>Juan Matias Gil, capomissione<br>Cecilia Strada, responsabile della comunicazione.</p>
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		<title>Imperfectus: un&#8217;organizzazione che evita lo spreco di cibo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Feb 2021 14:33:08 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="687" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/unnamed-5-1024x687.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15052" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/unnamed-5-1024x687.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/unnamed-5-300x201.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/unnamed-5-768x515.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/unnamed-5-1536x1030.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/unnamed-5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2000w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p></p>



<p>di Alicia Brull Valle</p>



<p>Oggi e più che mai, partecipare attivamente al miglioramento del mondo è diventato una necessità, poiché alcune certezze precedenti sono state scosse dal contesto attuale. Per questo è anche importante dare voce a chi si impegna in azioni positive, promuovendo la conoscenza delle opportunità che si possono trovare per rendere il mondo un posto migliore. Oggi ci concentreremo su un&#8217;organizzazione che promuove lo spreco zero di cibo. Aiuta a salvare tonnellate di frutta e verdura che vengono scartate dai supermercati e dai grandi magazzini solo per il loro aspetto, in quanto non rientrano nel nostro standard di come dovrebbero essere.</p>



<p>Alcuni dati importanti per considerare quanto è grande il problema dello spreco di cibo è che, nell&#8217;Unione Europea, circa 88 milioni di tonnellate di cibo vengono scartate ogni anno, il che corrisponde a circa 173 kg di cibo per persona. Questi dati hanno fatto sì che il problema dello spreco alimentare sia molto importante, poiché implica non solo uno spreco di cibo che potrebbe essere utilizzato, ma anche uno spreco di risorse nel suo trattamento, ore di lavoro, di suolo e di acqua.</p>



<p>Imperfectus è un&#8217;organizzazione spagnola che offre frutta e verdura di alta qualità più economica di quella che si può trovare nei negozi e che viene consegnata a domicilio. Così, la loro missione è quella di:</p>



<ul><li>eliminare lo spreco di cibo, promuovendo il principio che tutti hanno il diritto di avere accesso a cibo naturale e sano;</li><li>provvedere frutta e verdura di stagione, che favorisce la nostra salute;</li><li>portarci prodotti locali, poichè come la Spagna hanno una grande produzione di frutta e verdura, promuovendo la sovranità alimentare;</li><li>eliminare il consumo eccessivo di plastica inutile che si può trovare nei supermercati, dato che evitano l&#8217;uso della plastica nelle loro consegne;</li><li>raggiungere il maggior numero di persone possibile, in quanto mantengono i prezzi bassi nella loro frutta e verdura, avvantaggiando gli agricoltori locali ed evitando gli intermediari.</li></ul>



<p>Inoltre, il loro modo di consegnare prodotti freschi non è veramente interessante, dato che il contenuto delle scatole che si possono ordinare è tenuto segreto fino a quando non arrivano a destinazione (tranne in certi casi di allergie, naturalmente). In questo modo, coinvolgono il cliente in un&#8217;esperienza dal momento in cui ordina la sua scatola al momento in cui arriva alla sua porta. Inoltre, aggiungono ricette alla scatola, che cambiano anche attraverso le stagioni e quindi possono essere messe in pratica con gli ingredienti inviati da Imperfectus.</p>



<p>Per il momento, l&#8217;organizzazione ha sede in Spagna, e quindi la consegna non è possibile in altri paesi. Tuttavia, il loro sito web include anche alcune ricette e post interessanti, da cui si possono estrarre molte informazioni. Vale la pena tenere a mente questa organizzazione, poiché il loro modo di lavorare e i valori che promuovono potrebbero potenzialmente essere replicati in tutto il mondo, garantendo l&#8217;accesso a prodotti freschi a persone che altrimenti non li avrebbero.</p>
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