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	<title>civili Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>World Report 2026: crisi globale dei diritti umani</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Feb 2026 08:38:21 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>(da: https://centridiricerca.unicatt.it/)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p></p>



<p>Il<em> </em><a href="https://www.hrw.org/world-report/2026?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>World Report 2026</em>, pubblicato da <em>Human Rights Watch</em></a> nel febbraio 2026, fotografa uno dei momenti più critici per i diritti umani dal dopoguerra a oggi. Il rapporto, giunto alla sua 36ª edizione e basato su ricerche in oltre cento paesi, non si limita a denunciare violazioni diffuse, ma interpreta tendenze globali che definiscono la traiettoria dei diritti fondamentali nel primo venticinquennio del XXI secolo.</p>



<p>Secondo il direttore esecutivo Philippe Bolopion — che apre il report con un saggio introduttivo — “porre freno all’onda autoritaria che travolge il mondo è la sfida di una generazione”, mettendo in guardia contro la regressione di istituzioni democratiche, libertà civili e stato di diritto.</p>



<p>Questa “recessione democratica”, come molti media internazionali hanno definito i contenuti principali del rapporto, è tanto sistemica quanto trasversale: coinvolge Stati Uniti, Unione Europea, Asia, Africa e Americhe, e riguarda tanto le democrazie consolidate quanto i regimi autoritari.&nbsp;</p>



<p>Un elemento centrale del&nbsp;<em>World Report 2026</em>&nbsp;è il tema dell’erosione delle garanzie democratiche e delle protezioni per i diritti umani. I governi, in diverse regioni del mondo, hanno risposto alle crisi politiche, economiche e sociali con misure restrittive che limitano la libertà di stampa, di associazione e di espressione, e indeboliscono i controlli istituzionali sui poteri esecutivi.&nbsp;</p>



<p>In particolare, il rapporto evidenzia come gli abusi commessi sotto l’amministrazione Trump negli Stati Uniti — tra intimidazioni di oppositori, erosione dell’indipendenza giudiziaria e degrado delle libertà civili — non siano fenomeni isolati, ma parte di una tendenza più ampia che alimenta l’autoritarismo globale.</p>



<p>Bolopion e i ricercatori di HRW sottolineano che senza una risposta concertata delle democrazie rispettose dei diritti umani — come l’Unione Europea, il Regno Unito e il Canada — il sistema internazionale basato sulle regole rischia di sgretolarsi.</p>



<p>Il rapporto analizza la situazione nei paesi dell’Africa meridionale, denunciando gravi abusi e la mancanza di giustizia per le vittime. In Angola e Mozambico le forze di sicurezza hanno risposto alle proteste con uso eccessivo della forza, provocando morti e feriti. In Eswatini non è stata assicurata nessuna responsabilità per la repressione dei movimenti pro-democrazia del 2021. Nel Sudan, la guerra civile continua a mietere vittime tra i civili e a distruggere infrastrutture essenziali. Il rapporto sottolinea che le forze del Rapid Support Forces (RSF) hanno eseguito uccisioni sommarie, detenzioni arbitrarie, saccheggi e violenze sessuali in Darfur, mentre entrambe le parti in conflitto hanno colpito infrastrutture critiche per la sopravvivenza delle comunità civili.</p>



<p>Nell’Unione Europea, malgrado progressi formali su alcuni diritti economici e sociali, persistono gravi rischi legati alla politica migratoria restrittiva, alle discriminazioni razziali e all’influenza di narrazioni di estrema destra nella politica mainstream. La UE affronta così la contraddizione tra un quadro normativo formale di tutela dei diritti e la concreta implementazione, che spesso resta frammentata o insufficiente.</p>



<p>In Nord Corea, le restrizioni legate alla pandemia e il controllo statale continuano a erodere il diritto alla sicurezza alimentare, alla salute e al benessere delle famiglie, con impatti particolarmente significativi sulle donne e sui gruppi più vulnerabili.</p>



<p>Il contesto globale del 2025 è stato segnato da una diffusa mobilitazione sociale, spesso accompagnata da repressioni brutali da parte degli Stati. Un caso emblematico è quello dell’Iran, dove la rivolta popolare iniziata alla fine del 2025 si è tradotta in repressioni di massa nel 2026. Secondo fonti indipendenti e organizzazioni di diritti umani, migliaia di manifestanti sono stati uccisi e arrestati, mentre le autorità hanno adottato misure sistematiche per eliminare il dissenso.</p>



<p>Questa dinamica emerge anche nella narrazione del World Report: i movimenti di protesta, pur segnati da aspirazioni di libertà e giustizia, sono spesso soffocati da forze statali che privilegiano il controllo politico alla protezione dei diritti umani.</p>



<p>Al di là dei singoli casi, il significato più profondo del&nbsp;<em>World Report 2026</em>&nbsp;è nella diagnosi di una crisi istituzionale globale dei diritti umani. Non si tratta solo di conflitti armati o di abusi specifici: è l’erosione delle garanzie democratiche di base e la legittimazione di politiche autoritarie che segnano una svolta preoccupante.&nbsp;</p>



<p>HRW osserva come i governi — anche in contesti democratici — usino strumenti giuridici e tecnologici per sorvegliare, controllare e talvolta criminalizzare l’opposizione e la società civile. Questi trend non sono isolati: sono parte di una narrativa che lega sicurezza, ordine pubblico e potere esecutivo a scapito delle libertà fondamentali.</p>



<p>Il&nbsp;<em>World Report 2026</em>&nbsp;non si limita a denunciare le violazioni, ma lancia un appello chiaro alla cooperazione internazionale e all’impegno delle società civili. Bolopion esorta le democrazie a cooperare più strettamente per difendere lo “ordine internazionale basato sulle regole” e per opporsi alla normalizzazione delle misure autoritarie.&nbsp;</p>



<p>In un mondo dove la maggioranza della popolazione vive sotto regimi autoritari o in transizione verso tali modelli, secondo HRW la difesa dei diritti umani deve essere una priorità non solo retorica, ma operativa. Ciò richiede investimenti nella protezione delle libertà fondamentali, nel sostegno ai difensori dei diritti umani, nella trasparenza istituzionale e nella solidarietà transnazionale delle comunità democratiche.</p>



<p>Il&nbsp;<em>World Report 2026</em>&nbsp;di&nbsp;<em>Human Rights Watch</em>&nbsp;ci consegna un quadro globale segnato da tensioni profonde tra aspirazioni di libertà e pratiche autoritarie, tra norme internazionali e politiche nazionali che ne minano l’efficacia. Pur nelle sue dimensioni geopolitiche diverse, la mappa delle violazioni dei diritti umani rivela un elemento comune: la fragilità delle garanzie democratiche quando questi diritti non sono sostenuti da istituzioni robuste e da una società civile vigile.</p>



<p>Per chi si occupa di politica, istituzioni e diritti umani — come la comunità di Polidemos — il rapporto non è solo una lettura, ma un richiamo all’azione: riflettere sui legami tra governance, libertà civili e giustizia sociale, e promuovere strumenti concreti per difendere i diritti fondamentali nell’arena globale come in quella locale.</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Sudan, una crisi dimenticata&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Oct 2025 18:04:46 +0000</pubDate>
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<p>(da www.unhcr.org)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p></p>



<p>Il terribile conflitto scoppiato in Sudan il 15 aprile 2023 tra le Forze Armate Sudanesi (SAF) e le Forze Paramilitari RSF, unito alla ripresa delle violenze nella regione del Darfur, ha costretto milioni di persone ad abbandonare le proprie case. Dal 15 aprile 2023, data di inizio delle ostilità, innumerevoli civili sono stati uccisi e centinaia di migliaia di famiglie sono state costretta alla fuga, alla disperata ricerca di protezione e assistenza. </p>



<p>Alle drammatiche conseguenze del conflitto in corso si sommano le enormi difficoltà legate all’insicurezza alimentare che colpisce 25,6 milioni di persone. In alcune zone del Paese, persistono condizioni di carestia e per 800 mila persone che vivono in quelle aree è catastrofe umanitaria. Inoltre, nel Paese la malnutrizione acuta colpisce 3,7 milioni di bambini dai 6 mesi ai 5 anni e 1,2 milioni di donne in gravidanza e in allattamento. Il Sudan sta affrontando inoltre una gravissima epidemia di colera. Nel 2025 sono stati documentati oltre 32.000 nuovi casi sospetti. Sebbene i numeri nello Stato di Khartoum siano in calo, l’epidemia resta diffusa, e riguarda 17 dei 18 Stati del Sudan. </p>



<p>La diffusione nei Darfur (Nord, Sud, Ovest ed Est) e nei Kordofan (Nord, Sud e Ovest) è particolarmente preoccupante, vista la limitata accessibilità e la già grave crisi umanitaria e sanitaria in queste aree. I movimenti complessi di sfollamento e ritorno aumentano i rischi per la salute. Sono stati segnalati casi di trasmissione transfrontaliera in Ciad e Sud Sudan. Il Sudan e i Paesi che accolgono i rifugiati sudanesi in fuga dal conflitto – tra cui Etiopia, Ciad e Sud Sudan – sono tra i più colpiti al mondo dall’insicurezza alimentare acuta e dalla malnutrizione infantile. A peggiorare questa crisi, i drastici tagli agli aiuti umanitari, che stanno privando milioni di persone del cibo necessario per sopravvivere. </p>



<p>Per contribuire a rispondere a questa situazione, UNHCR lancia questo appello, con l’obiettivo di sensibilizzare sulla crisi in Sudan e raccogliere con la massima urgenza fondi indispensabili per la sopravvivenza di milioni di persone in Paesi come il Sudan, Sud Sudan, Ciad ed Etiopia. In Sudan, milioni di persone stanno lottando per sopravvivere. Il conflitto ha distrutto vite, case e speranze. La carestia avanza, il colera si diffonde, e gli aiuti umanitari vengono tagliati proprio quando servono di più. Mostriamo al mondo che siamo uniti, anche quando gravi crisi umanitarie vengono ignorate e assistiamo a tagli brutali ai fondi per gli aiuti umanitari.</p>
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		<title>Sostegno alla Global Sumud Flotilla</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Sep 2025 12:49:26 +0000</pubDate>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/09/GSF.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="447" height="203" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/09/GSF.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18167" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/09/GSF.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 447w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/09/GSF-300x136.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 447px) 100vw, 447px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-video"><video controls src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/09/Video-ApDU.mp4?utm_source=rss&utm_medium=rss"></video></figure>



<p>Associazione Per i Diritti umani sostiene la Global Sumud Flotilla.</p>



<p>Portare aiuti alla popolazione palestinese! Questa è una delle priorità a livello mondiale.</p>



<p>La Global Sumud Flottilla è una missione che ha come obiettivo proprio quello di rompere il blocco imposto dal governo israeliano all&#8217;accesso via mare per la Striscia di Gaza, in modo da poter raggiungere il territorio e portare aiuti umanitari di ogni tipo. Si tratta di una spedizione internazionale e di un&#8217;iniziativa indipendente che vede protagonisti attivisti e professionisti di 44 Paesi; oltre a porre fine all&#8217;assedio, la GSF ha come intento quello di portare un messaggio di Pace e di nonviolenza attiva. </p>



<p>Partita da Barcellona lo scorso 31 agosto, ha visto coinvolti anche i portuali di Genova (che hanno fatto sentire la voce negli ultimi giorni con ulteriori iniziative meritevoli di attenzione) e quelli siciliani per quanto riguarda l&#8217;Italia. Il 4 settembre seguirà un&#8217;altra partenza da Tunisi e da latri porti europei. Con la speranza che l&#8217;esempio e la sensibilizzazione illumini le decisioni dal basso e dall&#8217;alto, per un mondo più giusto e un futuro sicuro. </p>



<p>Ringraziamo Anna Mognaschi, dell&#8217;Associazione Per i Diritti umani, per il video. </p>



<p></p>
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		<title>Yurii Sheliazenko: “Bene le proteste, ma tra gli ucraini c’è ancora chi crede nella guerra”</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Aug 2025 08:33:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Mauro Carlo Zanella (da pressenza.com) Quest’articolo è disponibile anche in:&#160;Greco A Kiev ho incontrato&#160;Yurii Sheliazenko, obiettore di coscienza quacchero e dirigente del&#160;Movimento Pacifista Ucraino, che avevo conosciuto e&#160;intervistato&#160;durante il mio viaggio in Ucraina nell’agosto&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/campagna-obiezione-guerra-820x461-1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="820" height="461" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/campagna-obiezione-guerra-820x461-1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18124" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/campagna-obiezione-guerra-820x461-1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 820w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/campagna-obiezione-guerra-820x461-1-300x169.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/campagna-obiezione-guerra-820x461-1-768x432.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 820px) 100vw, 820px" /></a></figure>



<p><a href="https://www.pressenza.com/it/author/mauro-zanella/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Mauro Carlo Zanella</a> (da pressenza.com) </p>



<p>Quest’articolo è disponibile anche in:&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/el/2025/08/yuri-seliazenko-oi-diamartyries-einai-thetikes-alla-metaxi-ton-oukranon-yparxei-akoma-ekeinoi-pu-pistevoun-ston-polemo/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Greco</a></p>



<p><em>A Kiev ho incontrato</em>&nbsp;<em>Yurii Sheliazenko, obiettore di coscienza quacchero e dirigente del&nbsp;</em><em>Movimento Pacifista Ucraino, che avevo conosciuto e&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/it/2024/08/yurii-sheliazenkho-dobbiamo-cambiare-la-narrativa-dellinevitabilita-della-guerra/?utm_source=rss&utm_medium=rss">intervistato</a>&nbsp;durante il mio viaggio in Ucraina nell’agosto dell’anno scorso e il suo amico&nbsp;</em><em>Artem Denysov, anch’egli quacchero. Mi hanno portato nel complesso residenziale “Fayna Town”</em><em>&nbsp;dove abita Artem, una sorta di città nella città</em><em>, cinto da cancellate e controllato da vigilantes. All’interno negozi, farmacia e scuola privata, molti alberi, prati e diverse aree gioco per bambini. Artem ci ha mostrato una palazzina ancora vuota danneggiata da un drone russo in pieno giorno, che ha terrorizzato gli abitanti senza per fortuna fare molti danni.</em></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://cdn77.pressenza.com/wp-content/uploads/2025/08/palazzina-colpita-da-drone-russo.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-2624361"/></figure>



<p><em>Abbiamo toccato diversi temi, che sintetizzo qui di seguito.</em></p>



<p><strong>Yurii, puoi parlarmi della tua attuale situazione legale? Al momento hai qualche restrizione alla tua libertà personale?</strong></p>



<p>I miei arresti domiciliari sono terminati nel febbraio 2024, ma non ho potuto trasferirmi all’estero e qualsiasi viaggio all’interno dell’Ucraina è rischioso. Il nostro amico Oleksandr Ivanov è stato arruolato con la forza mentre era in viaggio turistico in Bessarabia. Non ho alcun obbligo formale di rimanere a Kiev, ma lo faccio perché qualsiasi tentativo di trasferirmi potrebbe essere interpretato come un tentativo di fuga e potrei essere privato della libertà; inoltre, non riesco a immaginare dove potrei realisticamente vivere e lavorare meglio che a Kiev, date le attuali circostanze e il divieto di viaggiare all’estero.</p>



<p>Al momento posso muovermi con cautela a Kiev, perché i reclutatori militari stanno dando la caccia alle persone per le strade per arruolarle con la forza, picchiandole e sequestrando loro gli smartphone. Sono sottoposto a un processo per motivi politici a causa della mia visione pacifista del mondo e per una lettera inviata al presidente Zelensky con una dichiarazione intitolata “Agenda di pace per l’Ucraina e il mondo”, in cui si invita a resistere in modo nonviolento all’aggressione russa e a proteggere il diritto umano all’obiezione di coscienza al servizio militare.</p>



<p>La prossima udienza è fissata per l’11 settembre. Al momento le udienze sono in fase preparatoria e io sto presentando reclami relativi a numerose violazioni commesse durante le indagini preliminari: il sequestro del mio computer e del mio smartphone, la pubblicazione di un comunicato stampa dei servizi di sicurezza ucraini che mi dipingeva come un nemico e un criminale, non solo come un sospettato, e che ha scatenato una campagna diffamatoria sui media, l’accesso non autorizzato alle mie cartelle cliniche e ai miei conti bancari, l’eccessiva intrusione nella mia casa e nella mia vita privata, comunicazioni mobili con ordinanze del tribunale formulate in modo vago e molte altre irregolarità tecniche da parte degli investigatori.</p>



<p>Non hanno trovato alcuna prova di attività illegali nella mia vita, perché sono un avvocato e mi impegno molto per rispettare le leggi dell’Ucraina, ma hanno violato in modo sproporzionato la mia privacy ottenendo molte informazioni sensibili su di me e privandomi dei mezzi per svolgere il mio lavoro professionale di difensore dei diritti umani, probabilmente con l’intenzione di esercitare pressioni su di me e sui miei contatti. Sebbene io sia resistente alle pressioni, ho avuto l’impressione che su altre persone tali pressioni abbiano avuto più successo, ostacolando il mio lavoro a favore dei diritti umani e della pace.</p>



<p>Vorrei aggiungere che in Ucraina l’obiezione di coscienza per motivi religiosi non viene riconosciuta. Al momento siamo in contatto con dodici persone che si sono dichiarate pubblicamente obiettori di coscienza, rifiutandosi di partire per il fronte. Appartengono tutte a confessioni religiose minori, fedeli ai loro principi pacifisti e nonviolenti, come Quaccheri, Testimoni di Geova e Avventisti del Settimo Giorno. Questi sono i loro nomi: &nbsp;Adamovyc, &nbsp;Bezsonov, Chyzhof, Ivanushchenko, Khomenko, Kryushenko, Nechayuk, Nosenko, Radashko, Semchuk, Skilar, Solonets.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://cdn77.pressenza.com/wp-content/uploads/2025/08/nomi-e-facce-obiettori-coscienza.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-2624362"/></figure>



<p>Le chiese ufficiali ucraine, sia quelle che riconoscono l’autorità del papa che quelle propriamente ortodosse, invece appoggiano la guerra contro i russi.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://cdn77.pressenza.com/wp-content/uploads/2025/08/Chiesa-ucraina-appoggia-esercito.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-2624363"/></figure>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://cdn77.pressenza.com/wp-content/uploads/2025/08/prete-e-soldati-ucraini.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-2624364"/></figure>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://cdn77.pressenza.com/wp-content/uploads/2025/08/mostra-cattolica-pro-guerra-a-Leopoli.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-2624365"/></figure>



<p><em>Esposizione religiosa a favore della guerra a Leopoli</em></p>



<p>Dalla parte opposta il patriarca di Mosca Cirillo I, la cui autorità é riconosciuta dagli ortodossi di madrelingua russa, ha dichiarato: “Ci troviamo in una guerra che ha assunto un significato metafisico. Le parate dei gay dimostrano che il peccato è una variabile del comportamento umano. Questa guerra è contro chi sostiene i gay, come il mondo occidentale.”</p>



<p>La persecuzione degli obiettori di coscienza avviene nonostante l’articolo 35 della Costituzione ucraina, valido anche durante la legge marziale, preveda il diritto di sostituire il servizio militare con un servizio alternativo non militare.</p>



<p><strong>Che cosa pensi del movimento che è sceso in piazza contro la corruzione?</strong></p>



<p>La forte reazione popolare dopo l’approvazione della legge 12414 dimostra che l’Ucraina ha preservato una cultura della democrazia e delle proteste pacifiche. La legge 12414 era uno strumento per aumentare il controllo presidenziale sulle forze dell’ordine, introdotto in modo arbitrario per fermare le indagini sulla cerchia ristretta di Zelensky. Ha ridotto l’indipendenza dei pubblici ministeri e delle agenzie anticorruzione e ha conferito ampi poteri incontrollati al procuratore generale, che viene nominato dal presidente.</p>



<p>Zelensky ha reagito alle proteste introducendo un nuovo disegno di legge con il numero 13533, che è stato approvato e firmato, ripristinando l’indipendenza delle istituzioni anticorruzione – Ufficio Nazionale Anti-Corruzione (NABU) e Procura Specializzata Anti-Corruzione (SAPO).</p>



<p>Nonostante Zelensky affermi di aver ascoltato il popolo, ha piuttosto creato un alibi per rivendicare la sua innocenza, mentre gli agenti della NABU sono ancora sotto indagine da parte dei servizi di sicurezza ucraini controllati dal presidente con il pretesto dell’influenza russa. il nuovo disegno di legge mira anche a limitare tale influenza, il che significa che Zelensky insisterà sul fatto che l’attacco alla NABU con la perquisizione delle case di 20 agenti senza autorizzazione giudiziaria è “giustificato”. Questo scandalo non finirà facilmente e aumenterà le tensioni politiche nel Paese, già sotto pressione per l’aggressione russa e le perdite al fronte.</p>



<p>È positivo che le proteste siano state principalmente pacifiche, ma d’altra parte gli animi sono accesi, con molti slogan osceni e non ci sono state proteste contro le politiche militariste; al contrario, la gente ripone ancora troppa fiducia nella guerra, nell’esercito e nella punizione dei nemici esterni e interni, come l’élite al potere, ritenuta corrotta. Se la popolazione continuerà a essere ossessionata dalla credenza che la giustizia possa arrivare solo attraverso la violenza, ciò rafforzerà il militarismo autocratico e distruggerà la democrazia che la gente spera di proteggere con le sue proteste.</p>



<p>Ci sono però altri tipi di proteste meno riportati dai media, che contraddicono il sostegno alla guerra e riguardano soprattutto le zone rurali, quelle che pagano il tributo più alto di caduti. Dopo le recenti notizie di tortura a morte di un coscritto in un autobus militare, preso a calci e a scariche elettriche – caso che è oggetto di un’indagine ufficiale da parte dell’Ufficio Investigativo dello Stato – alcune persone hanno fermato uno di questi autobus e hanno liberato con la forza i coscritti detenuti e trasportati al fronte.</p>



<p>A Vinnycja, nell’Ucraina centrale, molti manifestanti sono scesi in piazza per chiedere il rilascio delle reclute detenute illegalmente e private dei loro telefoni cellulari e la polizia li ha dispersi violentemente usando gas lacrimogeni e arrestando cinque persone con l’accusa di aver tentato di occupare un edificio governativo, il che sembra esagerato. I media hanno anche riportato notizie di una risposta violenta da parte degli abitanti di un villaggio nel sud del Paese alle retate di reclutamento. Probabilmente assisteremo a ulteriori proteste e rivolte contro le attuali detenzioni arbitrarie e le torture, violazioni palesi del diritto umano all’obiezione di coscienza al servizio militare, denunciate dai commissari per i diritti umani delle Nazioni Unite e del Consiglio d’Europa. Purtroppo, i media mainstream hanno politiche di autocensura riguardo alle violazioni dei diritti umani durante la mobilitazione; di solito diffondono comunicati stampa ufficiali e non chiedono commenti ai difensori dei diritti umani. Questa politica è sostenuta dall’autorità nazionale di regolamentazione dei media, secondo la quale qualsiasi critica alla mobilitazione favorisce il nemico.</p>



<p>A proposito, il Consiglio nazionale per la regolamentazione dei media non ha registrato il mio media online “Free Civilians. Herald of Peace and Conscientious Objection”, pur sapendo che è contrario alla legge, probabilmente a causa di una lettera fuorviante e pressante dei servizi di sicurezza ucraini. La mia causa contro l’autorità di regolamentazione dei media è in tribunale, ma per strani motivi un semplice caso che si dovrebbe risolvere in due mesi non è stato risolto in un anno.<a href="mailto:info@example.com?&amp;subject=Yurii%20Sheliazenko%3A%20%E2%80%9CBene%20le%20proteste%2C%20ma%20tra%20gli%20ucraini%20c%E2%80%99%C3%A8%20ancora%20chi%20crede%20nella%20guerra%E2%80%9D&amp;body=https://www.pressenza.com/it/2025/08/yurii-sheliazenko-bene-le-proteste-ma-tra-gli-ucraini-ce-ancora-chi-crede-nella-guerra/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></p>
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		<title>#FreeHandala, stop genocide</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Jul 2025 10:05:48 +0000</pubDate>
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<p></p>



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<p></p>



<p></p>



<p>di Francesco Piobbichi</p>



<p></p>



<p>Il senso d&#8217;impotenza e l&#8217;impossibilità umana di cogliere l&#8217;intero pieno di dolore di un genocidio in atto, producono un vuoto enorme. </p>



<p>In ognuno di noi. Con questo limite, chi si è trovato a lottare contro la necropolitica dei governi europei in frontiera ha dovuto fare i conti per anni. Il genocidio del governo israeliano oggi rende questo limite un elemento di discussione politica. </p>



<p>Nessuno Stato Nazione ha avuto il coraggio di interromperlo mentre una parte enorme della popolazione globale sente i palestinesi come fratelli e sorelle e prova a fare quello che può. È commovente vedere gettare bottiglie con del riso in Mare sperando che arrivino sulle spiagge di Gaza, ed è ammirevole il coraggio delle navi umanitarie che si suicidano sbattendo contro l&#8217;esercito israeliano. Ho letto con interesse la proposta di creare una flotta di navi che moltiplicano tali gesti. Così come si è costituita una flotta per salvare la gente in mare dobbiamo prendere esempio e moltiplicare queste azioni. </p>



<p>È da qui, da questi gesti che si rigenera un nuovo umanesimo, fratellanza e sorellanza del sentire comune come un tempo fu l&#8217;internazionalismo degli oppressi. Riconoscere la nostra impotenza è il primo passo per affrontare con la forza della volontà il mondo grande e terribile. Un abbraccio ai partigiani ed alle partigiane della nave #Handala oggi sequestrati da un governo genocida. </p>



<p>Che 100 altre navi si organizzino, che sorga resistenza. Ovunque.</p>



<p></p>
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		<title>Diario di sopravvivenza nella Striscia di Gaza: la testimonianza di Hussain</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Jul 2025 09:05:40 +0000</pubDate>
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<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2025/07/18/diario-di-sopravvivenza-nella-striscia-di-gaza-la-testimonianza-di-hussain/">Diario di sopravvivenza nella Striscia di Gaza: la testimonianza di Hussain</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<p></p>



<p>di Camilla Mercadante</p>



<p>Vive a Khan Yunis, nel sud della Striscia di Gaza. Si chiama Hussain, ha 29 anni, e oggi condivide una tenda con dieci persone:<br>i suoi genitori, i fratelli, la moglie di uno di loro e due bambinə.<br>Prima della guerra, ciascun nucleo familiare aveva una casa propria. Attualmente, invece, vivono tuttə insieme nella fame e nel<br>dolore, sospesə tra le macerie del presente e l’attesa di una vita diversa, degna del suo nome.<br>Ho conosciuto Hussain per caso, su Instagram, grazie a un post in cui chiedeva aiuto per la sua famiglia. Comunicare non è stato<br>semplice: le barriere linguistiche, la delicatezza dell’argomento, la paura di risultare invasiva in un momento così tragico. Eppure,<br>sebbene con qualche esitazione, si è fidato di me. Mi ha raccontato il suo quotidiano sotto le bombe, i sogni spezzati e la speranza &#8211; <br>ancora viva &#8211; di ritrovare la pace perduta.<br>Mentre raccoglievo le sue risposte, sentivo le lacrime salire agli occhi. È difficile restare neutrə &#8211; e ancora di più restare inermi &#8211; <br>quando davanti a te c’è qualcunə che ha perso tutto: la casa, il lavoro, la salute, ə parenti. E continua comunque a parlarti con rispetto, con gentilezza. Quasi scusandosi di dare fastidio.</p>



<p>Perché vivete tuttə insieme?</p>



<p><br>“All’inizio ogni famiglia aveva la propria casa, ma adesso le nostre abitazioni sono state completamente distrutte dalla guerra e ci siamo rifugiatə nelle tende.”</p>



<p>Come vivevate prima dell’attuale conflitto tra Israele e Gaza?</p>



<p><br>So che purtroppo non è la prima volta che la Striscia di Gaza viene colpita, ma questa guerra &#8211; guidata dal governo di Netanyahu &#8211; è stata definita da molte organizzazioni internazionali come un possibile genocidio. </p>



<p>Secondo te, la vita era migliore, uguale o peggiore prima del 7 ottobre 2023?</p>



<p>“Prima la nostra vita era molto migliore. Avevamo delle case, una vita dignitosa, un reddito. Avevamo dellə amichə, una grande famiglia. Purtroppo ho perso più di 50 persone, di cui 27 erano parenti.”</p>



<p>In mezzo a tanto dolore, cosa ti dà ancora la forza per andare avanti? “Mio padre, mia madre, la mia famiglia e i figli di mio fratello.”</p>



<p>Da quando è iniziata questa guerra, c’è un momento o un’immagine che ti ha spezzato il cuore e che non riesci a dimenticare? Forse qualcosa che riguarda ə tuoə nipotinə, Majed e Mayar, o un ricordo che ti porti dentro ogni giorno?</p>



<p><br>“Tantissimi eventi e immagini, sorella. Sono troppi i momenti che ci portiamo dentro.”</p>



<p>Vuoi raccontarmene uno?</p>



<p><br>“È una domanda davvero difficile. Forse non riesco a descriverli.”</p>



<p>Qual è l’effetto del suono costante delle sirene e delle esplosioni sulla vostra vita quotidiana e sulla vostra salute<br>mentale?</p>



<p><br>“Sinceramente ci siamo abituatə. All’inizio avevamo tantissima paura, ma adesso succede sempre e siamo tristemente abituatə.<br>La nostra condizione mentale è pessima.”</p>



<p>La maggior parte delle volte mangiate alimenti estremi, come foglie, erba o cibo avariato. Posso chiederti, con tutto il rispetto, se riuscite davvero a nutrirvi in questa maniera, oppure spesso il corpo reagisce male?</p>



<p><br>“Certo, sentiamo nausea e abbiamo problemi di digestione. A volte<br>ci ammaliamo.”</p>



<p>Che tipo di cibo mangiate, quando riuscite a trovarlo?</p>



<p><br>“Dipendiamo dai cibi in scatola. Fagioli, piselli, ceci, fave, lenticchie, riso, pasta.”</p>



<p>È cambiato il costo della vita a Gaza da quando è iniziata la guerra. I prezzi dei beni essenziali, tra cui cibo, acqua e<br>medicine, sono aumentati. Riuscite ancora a trovare ciò di cui avete bisogno? Fammi un paio di esempi sui prezzi dei<br>prodotti alimentari.</p>



<p><br>“I prezzi sono alle stelle. Un chilo di pomodori costa 25 dollari. Le patate 30, il riso 15, le lenticchie 10.”</p>



<p>Secondo te, chi trae profitto da questa situazione? Che cosa provate quando pensate al fatto che all’interno della Striscia<br>tutto sia diventato merce rara e inaccessibile?</p>



<p><br>“Ci sentiamo impotenti. A guadagnarci sono solo ə commercianti che collaborano con l’occupazione israeliana.”</p>



<p>Com’è la situazione sanitaria a Gaza, al momento?</p>



<p><br>“Il sistema sanitario è completamente crollato. Nemmeno antibiotici o medicine si trovano più.”</p>



<p>So che il tuo nipotino Majed, di tre anni e mezzo, ha avuto una malattia della pelle. Cosa è successo? Avete capito da cosa è stata causata? Siete riuscitə a curarlo?</p>



<p><br>“A causa dell’acqua contaminata, tutto il suo corpo si era riempito di bolle rosse, aveva tanto dolore e un prurito molto forte. Dopo un<br>mese e mezzo di cure siamo riuscitə a farlo guarire.”</p>



<p>È stato curato in ospedale?</p>



<p><br>“Sì, insieme a un medico esperto in erbe naturali.”</p>



<p>Avete dovuto pagare le cure? Se sì, quanto?</p>



<p><br>“Sì, ma non ricordo con precisione il costo. Erano circa 600 dollari.”</p>



<p>Chi ha pagato?</p>



<p><br>“La somma è arrivata tramite la campagna di raccolta fondi.”</p>



<p>In generale, a Gaza, avete accesso ad acqua pulita, servizi igienici e almeno a un minimo di condizioni adeguate per<br>proteggervi dalle malattie? E se no, tu e la tua famiglia siete riuscitə a trovare delle soluzioni alternative?<br>&#8220;Onestamente, sono quasi del tutto inesistenti. E no, non abbiamo trovato delle soluzioni.&#8221;</p>



<p>Prima della guerra lavoravi in un negozio di abbigliamento, unica fonte di reddito per la tua famiglia. Cosa è successo al<br>negozio? Riuscite ancora a guadagnare qualcosa da quel lavoro, oggi?</p>



<p><br>“Il negozio è stato distrutto. Tutta la merce è andata bruciata.”</p>



<p>Hai avviato una raccolta fondi su Chuffed per aiutare te e la tua famiglia a sopravvivere e, magari un giorno, ricominciare.<br>Perché l’hai creata? Cosa speri che accada grazie a questa campagna?</p>



<p><br>“Dopo che ho perso il negozio e i soldi, ho deciso di creare una raccolta fondi con l’aiuto di un’amica. L’obiettivo è ottenere il denaro<br>necessario per soddisfare i nostri bisogni primari. E poi grazie al vostro sostegno, quando la guerra finirà, spero di poter ricominciare da capo e riaprire il negozio con quei soldi.”</p>



<p>Ə tuoə genitorə sono anziani. Come stanno, fisicamente ed emotivamente?</p>



<p><br>“Mio padre è molto stanco. Tuttə noi siamo a pezzi. Mia madre ha l’eczema alle mani. Sono piene di vesciche e ha la pelle spaccata.”</p>



<p>E la state curando?</p>



<p><br>“No. Qui non esiste un trattamento.”</p>



<p>Che opinione hai del rapporto tra Israele e Gaza, in particolare sulle decisioni del governo israeliano e dell’attacco di Hamas<br>del 7 ottobre?</p>



<p><br>“Non so rispondere.”</p>



<p>Ti faccio una domanda delicata, ma sentiti liberissimo di non rispondere, anche per ragioni di sicurezza personale e<br>famigliare. Tu, personalmente, cosa pensi di Netanyahu? E se potessi immaginare una fine possibile per la guerra attuale,<br>secondo te chi — o cosa — potrebbe davvero fermarla? Qualunque pensiero ti venga in mente va bene, anche se<br>crudo.</p>



<p><br>“Netanyahu è un criminale di guerra e un mostro. Forse la fine della guerra è vicina. Magari le pressioni su Netanyahu da parte di Trump, dell’Unione Europea e dei Paesi del Golfo porteranno alla pace.”</p>



<p>Nonostante tutto quello che stai passando, sei ancora in grado di immaginare un futuro diverso? Hai un sogno per il tuo<br>futuro o per quello della tua famiglia?</p>



<p><br>“Sì, ho un sogno e sento di avere un futuro, ma ho bisogno di aiuto perché a causa della guerra ho perso tutto. Il mio sogno è uscire da<br>questo Paese, aprire un’attività, sposarmi e avere una famiglia come tuttə ə giovani del mondo.”</p>



<p>Per concludere, vuoi mandare un messaggio al governo di Netanyahu, allə leader mondiali o a tutte le persone che leggeranno la tua storia?</p>



<p><br>“Voglio vivere in pace. Siate al mio fianco. Aiutatemi, vi prego.”</p>



<p>La testimonianza di Hussain si inserisce in un contesto umanitario devastante. Secondo le Nazioni Unite, il 93% della popolazione<br>della Striscia di Gaza è colpita da una grave privazione alimentare e 470.000 persone vivono già in condizioni di fame acuta, come<br>denunciato dal Segretario Generale dell’ONU António Guterres in un comunicato ufficiale pubblicato il 2 aprile 2025. A confermare la<br>criticità della situazione è anche l’UNICEF, che nel rapporto rilasciato il 17 giugno 2025 ha stimato che almeno 71.000 bambinə<br>sotto i cinque anni e oltre 17.000 madri sono a rischio di malnutrizione grave.<br>La situazione peggiora se si guarda ai dati clinici sul campo. A marzo 2025, infatti, l’UNRWA ha reso noto che unə bambinə su<br>dieci visitatə nelle sue cliniche soffre di malnutrizione estrema.<br>Intanto, secondo un’analisi resa pubblica dal Financial Times il 9 aprile 2025, il blocco imposto da Israele ha fatto salire i prezzi dei<br>rifornimenti alimentari fino al +312%, rendendo il cibo un lusso per ə gazawi.<br>Alla fame si aggiunge il collasso sanitario. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato nel suo aggiornamento del 13 maggio 2025 che circa l’80% delle strutture ospedaliere nella Striscia è oggi fuori uso, inagibile o gravemente danneggiato.<br>Mancano antibiotici, antidolorifici e persino disinfettanti di base.<br>L’acqua pulita è praticamente assente: il sistema idrico è stato distrutto, e la crisi igienico-sanitaria ha portato a una diffusione di<br>malattie infettive &#8211; soprattutto tra ə bambinə.<br>E allora viene spontaneo chiedersi: come possono ə principali leader della comunità internazionale, compresa la Presidente<br>italiana del Consiglio Giorgia Meloni, continuare a mantenere una posizione ambigua o addirittura silente di fronte a una catastrofe<br>umanitaria di tali proporzioni? Come può il governo italiano ribadire il proprio “sostegno incondizionato” a Israele, evitando<br>sistematicamente di nominare la Palestina, ignorando la realtà di migliaia di vittime civili, bambinə denutritə, ospedali rasi al suolo e<br>famiglie interamente sterminate? Le risposte, seppur scomode, sono sotto gli occhi di chiunque: interessi geopolitici, accordi<br>bilaterali di natura economica, militare e commerciale; alleanze strategiche che prevalgono sistematicamente sul rispetto dei diritti umani e sul diritto internazionale. Dietro questa apparente realpolitik si cela una pericolosa forma di complicità, alimentata da<br>un silenzio che sa di resa morale e politica.<br>Come cittadini e cittadine, come giornalistə, lettorə, testimoni, abbiamo ancora il potere &#8211; e il dovere &#8211; di non accettare una<br>narrazione dominante. Possiamo e dobbiamo scegliere da che parte stare. E non è necessario ricoprire un ruolo istituzionale per<br>farlo: basta rifiutare l’indifferenza, denunciare le ingiustizie, amplificare le voci che il mondo prova a zittire e donare a chi ne ha<br>necessità.</p>



<p>A tuttə voi che state leggendo: se credete che nessuno debba sopravvivere tra le macerie nell’indifferenza generale, potete fare la<br>differenza. La famiglia di Hussain ha attivato una raccolta fondi su Chuffed.org, una piattaforma sicura, trasparente e senza commissioni &#8211; pensata per sostenere cause umanitarie in tutto il mondo. Donare è semplice: si può contribuire con una cifra unica o attivare una donazione mensile ricorrente &#8211; un vero e proprio abbonamento solidale &#8211; che può essere interrotto in qualsiasi momento, con un solo clic. Anche pochi euro possono trasformarsi in cibo, acqua, cure mediche e riparo. Non possiamo fermare la guerra, ma possiamo fare qualcosa di concreto per la sopravvivenza di queste persone e decidere di non voltarci dall’altra parte. Abbiamo la possibilità di difendere insieme la dignità umana.<br>Non dovremmo sprecarla.</p>



<p><br>Di seguito, troverete il link che vi porterà alla raccolta fondi di Hussain: </p>



<p><a href="https://chuffed.org/project/124752-urgent-help-hussain-rebuild-after-gaza-war?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://chuffed.org/project/124752-urgent-help-hussain-rebuild-after-gaza-war?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/07/ga2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="819" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/07/ga2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18088" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/07/ga2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 819w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/07/ga2-240x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 240w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/07/ga2-768x960.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 819px) 100vw, 819px" /></a></figure>



<p><br>Articolo editato con l’aiuto dell’intelligenza artificiale*</p>
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		<title>Dopo l’attacco di Israele: ricerca di colpevoli in Iran – Si temono repressioni contro le minoranze</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Jun 2025 10:34:37 +0000</pubDate>
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<p>Dopo i continui attacchi e contrattacchi tra Israele e Iran, l’Associazione per i popoli minacciati (APM/GfbV) avverte che l’escalation militare potrebbe portare a una massiccia ondata di repressione da parte del regime islamista di Teheran contro il movimento per la democrazia e la libertà dei popoli dell’Iran. Dopo gli attacchi, in Iran ci si chiede come sia stato possibile che Israele abbia condotto diverse operazioni nel Paese per prepararsi. Nella ricerca dei colpevoli, i mullah non cercheranno tra le proprie fila, ma tra le minoranze etniche e religiose del Paese.</p>



<p>Da decenni i membri della comunità religiosa bahá’í, i convertiti al cristianesimo e i curdi sono considerati dal regime dei mullah come complici di Israele. Ora potrebbero essere soprattutto i curdi a essere ritenuti responsabili del fatto che Israele sia riuscito a operare attivamente anche in Iran. L’APM teme che nei prossimi giorni l’Iran arresti o giustizi altri curdi. Sono probabili anche nuovi attacchi al pacifico Kurdistan iracheno confinante.</p>



<p>Gruppi sciiti radicali, nazionalisti turchi e islamisti sfruttano gli attacchi per seminare odio contro Israele. Affermano che Israele potrebbe attaccare la Turchia come prossimo obiettivo. Anche se gli sciiti radicali e i sunniti sono nemici tra loro, sono uniti dall’odio comune verso gli ebrei, i curdi e i valori universali come la democrazia e i diritti umani. I governanti iraniani aspirano alla creazione di un grande impero persiano di stampo sciita, mentre la Turchia mira alla fondazione di un impero turco-ottomano di stampo sunnita. I curdi e altre minoranze come i beluci in Iran, gli alawiti/aleviti in Turchia e Siria e i drusi in Siria sono considerati un ostacolo alle aspirazioni di grande potenza persiano-sciite e turco-sunnite. Ora potrebbero diventare bersaglio di attacchi.</p>



<p>Nel frattempo, si levano voci che chiedono un cambio di regime in Iran. La grande maggioranza della popolazione iraniana desidera un ordine democratico diverso, ma non la sostituzione di una dittatura con un’altra, come è successo in Siria. I gruppi etnici non persiani e non sciiti aspirano alla libertà nazionale, linguistica, culturale e, soprattutto, alla completa libertà di credo e di opinione. Ciò è possibile solo in un sistema federale. Molte donne iraniane non vogliono che i mullah impongano loro come vestirsi.</p>



<p>L’Iran è uno Stato multietnico in cui vivono numerosi gruppi etnici come persiani, azeri, curdi, arabi, baluci, turkmeni, armeni e assiri, nonché comunità religiose come sciiti, sunniti, bahá’í, cristiani, zoroastriani, ebrei, ahl-e haqq e dervisci sufi. A differenza della Turchia, le loro aree di insediamento spesso portano ufficialmente il nome etnico del gruppo etnico che vi abita.</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. La conferenza sul Sudan ha perso un’opportunità</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Apr 2025 07:11:38 +0000</pubDate>
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<p>Nessun passo concreto per salvare la popolazione civile</p>



<p></p>



<p>L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha criticato i “risultati deludenti” della conferenza internazionale sul Sudan tenutasi a Londra, definendola una “occasione mancata per salvare la popolazione civile”.<br>La conferenza avrebbe fornito l’opportunità di accordi concreti per fare pressione sulle parti in conflitto e porre fine alla guerra. Tra i 20<br>Paesi partecipanti c’erano anche Stati che stanno rifornendo il Sudan di armi, gettando così benzina sul fuoco, come gli Emirati Arabi Uniti, la Turchia o l’Egitto. Non aiuta nessuno continuare a ripetere che il Sudan non sarà dimenticato. Gli aiuti promessi, come quelli dell’anno scorso, non possono certo alleviare le sofferenze della popolazione. Questo è particolarmente amaro per le molte migliaia di rifugiati che non sono nemmeno al sicuro nei campi profughi.</p>



<p>Solo pochi giorni prima dell’inizio della conferenza, le Forze di Supporto Rapido (RSF) hanno compiuto un orribile massacro nel più grande campo profughi di Zamzam in Darfur. Centinaia di persone sono state uccise e ferite e decine di migliaia sono state costrette a fuggire di nuovo. Anche nove medici sono stati deliberatamente uccisi.</p>



<p>Questo orribile crimine di guerra non viene nemmeno menzionato nel documento finale della conferenza. Prima della conferenza, l’APM aveva inviato una lettera ai partecipanti alla conferenza chiedendo di condannare gli Stati che sostengono le parti in guerra con armi, denaro e personale. Le sanzioni esistenti devono essere coerentemente rispettate e i reati devono essere puniti. Inoltre, le popolazioni<br>bisognose devono essere rifornite per via aerea di aiuti e cibo, devono essere creati corridoi di fuga sicuri e devono essere sostenute le<br>organizzazioni della società civile che forniscono aiuti sul campo.</p>



<p>Da due anni il Sudan è scosso da pesanti combattimenti che hanno portato al più grande disastro umanitario del mondo, con una stima di 150.000 morti e 13 milioni di rifugiati. 30 milioni di persone dipendono dagli aiuti umanitari. La fame e lo stupro vengono usati come armi in questa guerra contro la popolazione civile, soprattutto donne e bambini.</p>
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		<title>SIRIA LIBERA: il nuovo capitolo di una terra millenaria</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Dec 2024 11:26:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Barbara Raccuglia Da piazza Fontana, fino al Duomo a Milano, tutta stretta nel mio cappotto per il gelo, decido di andare a prendere la metropolitana, per fare ritorno verso casa.&#8220;Casa&#8221;, che per il&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Barbara Raccuglia </p>



<p>Da piazza Fontana, fino al Duomo a Milano, tutta stretta nel mio cappotto per il gelo, decido di andare a prendere la metropolitana, per fare ritorno verso casa.<br>&#8220;Casa&#8221;, che per il popolo siriano può essere stato, per molto tempo, sinonimo di perdita e di dolore, come mi ha confidato una ragazzina di 16 anni: &#8220;&#8230;è che finalmente sai, possiamo tornare a casa!&#8221;.<br>Dal mio cappuccio, intravedo bandiere in festa. Interrompo il mio tragitto e decido subito di cambiare percorso, attratta da musiche arabe&#8230;<br>Vedo volti felici, di donne e di uomini. Di bambini e di bambine.<br>Si abbracciano. Si baciano. Si stringono. Cantano e ballano, non curandosi dell&#8217;opacità del cielo.<br>Ho visto qualcuno piangere, con una rosa tra le dita e ho domandato perchè. Ho iniziato a fermare le persone &#8230;Cosa è successo ? Chi siete? Cosa state festeggiando?<br>&#8220;Siamo qui perchè abbiamo finito 50 anni di regime, 50 anni di torture, 50 anni di un partito solo&#8230;O voti quello o voti quello. Non avevamo la democrazia. Non potevamo esprimere i nostri consensi per dire che non vogliamo più quel presidente. Siamo qui per una rivoluzione pacifica, durata undici mesi., ma hanno cominciato a bombardar sul nostro Paese, per disperdere le manifestazioni&#8230;E adesso, finalmente, è arrivato il momento di gioire per tutta la popolazione siriana. Per tutte le religioni in Siria. La Siria è sempre stata religiosa e abbiamo sempre vissuto in pace. Vogliamo tornare a vivere in pace come abbiamo vissuto sempre. &#8220;Viva l&#8217;Italia e viva la Siria libera&#8221;: così mi ha risposto Yasser, un uomo siriano.</p>



<p>Tra gelo e bandiere, ubriaca di curiosità, vengo accompagnata da Souer, portavoce dell&#8217;associazione &#8220;Insieme per la Siria&#8221;: &#8220;noi siamo qui, insieme, per la liberazione della Siria, dopo 53 anni di dominio della famiglia di Assad, padre e figlio, che hanno distrutto il Paese e hanno fatto dieci milioni di sfollati. Un milione quasi, di vittime. Hanno aperto le prigioni ieri: migliaia di donne e bambini imprigionati ingiustamente. Noi stiamo festeggiando la Libertà. Questa è una rivoluzione che è iniziata nel 2011 e crediamo che oggi sia proprio una giornata storica per la Siria e per la liberazione da questo tiranno! &#8220;<br>Ieri una “cellula operativa per la liberazione di Damasco” ha dichiarato in televisione la liberazione della città di Damasco,  la caduta del tiranno Bashar al Assad, il rilascio di tutti i prigionieri, ingiustamente detenuti, nelle carceri del regime.<br>La liberazione della Siria: un processo lungo e complesso.<br>La questione della liberazione della Siria è uno dei capitoli più drammatici della storia recente del Medioriente. Il Paese è stato devastato da oltre un decennio di guerra civile, iniziata nel 2011 con proteste pacifiche contro il regime autoritario di Bashar al-Assad e come parte del più ampio movimento delle &#8220;Primavere Arabe&#8221;. La risposta repressiva del governo ha portato a una spirale di violenza, trasformando il conflitto in una guerra regionale e internazionale con l&#8217;intervento anche di potenze come Russia, Stati Uniti, Iran e Turchia.<br>La &#8220;liberazione&#8221; della Siria assume significati diversi a seconda delle prospettive politiche. Per il regime di Assad e i suoi alleati, la riconquista dei territori ribelli rappresenta una vittoria contro il terrorismo e una riaffermazione della sovranità nazionale. Tuttavia, per l&#8217;opposizione siriana e le popolazioni che hanno vissuto sotto il controllo del regime, il termine &#8220;liberazione&#8221; può suonare come un&#8217;ironia amara, dato che molte di queste aree sono state distrutte e i civili hanno subito gravi violazioni dei diritti umani.<br>Un altro aspetto cruciale è il ruolo delle forze curde nel nord-est del paese. Queste hanno combattuto l&#8217;ISIS con l&#8217;appoggio della coalizione internazionale, ma le loro aspirazioni di autonomia si scontrano con l&#8217;opposizione del governo centrale della Turchia. La liberazione delle aree sotto il controllo dell&#8217;ISIS è stata un successo importante, ma ha lasciato in sospeso il futuro politico della regione.<br>L&#8217;area appare frammentata; intere regioni, come Idlib, sono ancora controllate da forze ribelli, mentre l&#8217;influenza di attori esterni continua a complicare l&#8217;ipotesi di una soluzione duratura, ma la ricostruzione e il ritorno dei rifugiati, è oggi, una realtà possibile.<br>La Liberazione della Siria non può essere vista solo come un evento militare, ma come un processo che potrebbe portare alla rinascita di un Paese, senza dimenticare di tenere sempre in alto le bandiere della Pace.<br>A questo proposito, suggerisco la visione di un film: LE NUOTATRICI, disponibile su Netflix, della regista Sally El Hosaini.</p>



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<p>A seguire foto e video di testimonianze </p>



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<figure class="wp-block-gallery columns-3 is-cropped"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/12/foto1-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="594" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/12/foto1-1-594x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" data-id="17814" data-full-url="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/12/foto1-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-link="https://www.peridirittiumani.com/?attachment_id=17814&utm_source=rss&utm_medium=rss" class="wp-image-17814" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/12/foto1-1-594x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 594w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/12/foto1-1-174x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 174w, 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		<title>Turchia: attacco alla fabbrica di droni di Ankara</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Oct 2024 08:03:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’Associazione per i popoli minacciati chiede un’indagine internazionale. In seguito all’attacco all’azienda turca di droni ad Ankara, l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) chiede un’indagineinternazionale indipendente. Questa deve chiarire chi c’è veramente dietro l’attacco:&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>L’Associazione per i popoli minacciati chiede un’indagine internazionale.</p>



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<p>In seguito all’attacco all’azienda turca di droni ad Ankara, l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) chiede un’indagine<br>internazionale indipendente. Questa deve chiarire chi c’è veramente dietro l’attacco: Erdoğan e l’intero Stato turco non hanno nemmeno<br>aspettato i risultati della loro indagine sull’attacco prima di iniziare a bombardare città e villaggi curdi nel nord della Siria. Qamishli,<br>Kobani e altre località della Siria settentrionale sarebbero state attaccate dalla Turchia più volte durante la notte. Pochi minuti dopo<br>l’attacco, i principali politici tedeschi hanno dichiarato la loro solidarietà al partner della NATO. Tuttavia, il fatto che la Turchia<br>stia attaccando quotidianamente città e villaggi di curdi, assiri/aramaici, yazidi, cristiani e aleviti nel nord della Siria e dell’Iraq con aerei da guerra, droni da combattimento, missili, artiglieria e carri armati non vale nemmeno un appello ai politici tedeschi per proteggere la popolazione civile.</p>



<p>Pochi giorni fa, l’APM aveva lanciato un appello in Germania ai Consigli direttivi federali della SPD, della FDP e di Alleanza 90/Verdi affinché avviassero una discussione aperta e onesta sul comportamento irresponsabile della politica tedesca nei confronti del presidente turco Erdoğan e dell’islamismo. “Olaf Scholz e Annalena Baerbock stanno danneggiando la reputazione della Repubblica Federale Tedesca non facendo campagna per la pace e i negoziati tra Turchia e curdi. Non chiedono nemmeno il rilascio di politici curdi come Selahattin Demirtaş o Abdullah Öcalan”, ha criticato Kamal Sido, referente per il Medio Oriente. Demirtaş, come decine di migliaia di altri politici curdi, è in carcere dal 2016 per essersi battuto a favore della pace e dei negoziati e per aver denunciato il sostegno o la tolleranza di Erdoğan nei confronti del cosiddetto “Stato Islamico” e di altri islamisti.</p>



<p>Anche la Corte europea dei diritti dell’uomo chiede da anni la liberazione di Demirtaş. Parlando dal carcere, Demirtaş ha condannato<br>con forza l’attacco e ha invitato tutte le parti a porre fine alla violenza, al terrore e alla guerra e a dialogare tra loro. Öcalan è stato imprigionato per un quarto di secolo (1999) e per anni è stato in isolamento. Secondo diverse fonti, Öcalan avrebbe anche chiesto, dietro le quinte, la fine della violenza.</p>



<p>Erdoğan e i suoi sostenitori nella NATO non sembrano interessati a questi appelli per la fine della violenza, del terrore e della guerra.<br>La domanda rimane: a chi giovano la violenza, il terrore e la guerra? Certamente non alla popolazione civile curda, né alla popolazione turca.<br>Solo i politici che strumentalizzano la violenza, il terrore e la guerra per i loro interessi politici di potere e il complesso militare-industriale, che vende sempre più armi e guadagna dalla guerra a spese di persone innocenti, sembrano avere interesse ad aumentare la guerra e la violenza.</p>
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