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	<title>clan Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Libro/Inchiesta sul clan dei Casamonica: intervista a Nello Trocchia</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Mar 2019 07:59:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani ha intervistato il giornalista Nello Trocchia sul suo libro/inchiesta “I Casamonica. Viaggio nel mondo parallelo del clan che ha conquistato Roma”, edito da Utet, il clan mafioso che ha&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><i><b>Associazione Per i Diritti umani </b></i>ha intervistato il giornalista Nello Trocchia sul suo libro/inchiesta “I Casamonica. Viaggio nel mondo parallelo del clan che ha conquistato Roma”, edito da Utet, il clan mafioso che ha conquistato Roma (e non solo). Pubblichiamo oggi l&#8217;intervista, nella Giornata in cui Libera celebra la Giornata della Memoria e dell&#8217;impegno in ricordo delle vittime di mafie.</p>
<p>A cura di Alessandra Montesanto</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/cover_casamonica_DEF.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-12224" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/cover_casamonica_DEF.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="287" height="436" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/cover_casamonica_DEF.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1654w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/cover_casamonica_DEF-197x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 197w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/cover_casamonica_DEF-768x1168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/cover_casamonica_DEF-673x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 673w" sizes="(max-width: 287px) 100vw, 287px" /></a></p>
<p>Cosa l&#8217;ha spinta a lavorare ad un&#8217;inchiesta così scottante e pericolosa?</p>
<p>Non ci sono inchieste facili: il nostro lavoro è quello di scoperchiare e raccontare realtà che vengono spesso sottaciute o dimenticate. Da tempo mi occupo di organizzazioni criminali; a mio avviso la questione romana e il rapporto tra la capitale e le mafie è un rapporto che è stato per troppi anni sottovalutato anche dagli esponenti dello Stato, penso ai prefetti di Roma, infatti si è parlato solo di “mele marce”. Il tema delle mafie a Roma è stato taciuto, silenziato e l&#8217; idea di raccontare una mafia, autoctona che è attiva in alcuni quartieri e in alcune zone mi sembrava molto interessante dopo aver affrontato, nel penultimo mio libro, la storia di Roberto Mancini nel quale, con il collega Ferrari, avevamo già affrontato il tema delle organizzazioni criminali a Roma. Volevo, però, affondare di più oltre la superficie e raccontare i profili identitari, i profili criminali e sociali di una mafia come quella dei Casamonica.</p>
<p>Quali sono i quartieri più colpiti?</p>
<p>Loro hanno un controllo territoriale che va dalla zona Mandrione, Porta Furba, Tuscolana fino ai Castelli. Il loro controllo è molto esteso nell&#8217;area sud della capitale, ma sono presenti ovunque. Il collaboratore di giustizia Massimiliano Fazzari, he ho intervistato in esclusiva, mi racconta he sono ome i topi (è un racconto che ha fatto anche alla Procura, al distretto antimafia di Roma), cioè divorano tutto, sono ovunque. Questa metafora ci permette di capire che, indipendentemente dalle aree territoriali, dal censo, dal ceto sociale, i Casamonica arrivano e interloquiscono con tutti perchè loro hanno a disposizione dei servizi che la città chiede e li forniscono con i soldi che vengono prestati “a strozzo” e con il commercio della cocaina. Quando tu offri questi servizi assurgi al ruolo di agenzia criminale.</p>
<p>La città li ha relegati ad un ruolo marginale, solo dal punto di vista della nomea perchè loro sono gli “zingaracci”, ma in realtà la città si serviva di questi soggetti e loro sono diventati romanissimi, prendendo usi, abitudini e costumi dei romani, incrociando con i romani la loro identità sinti che è la loro identità profonda.</p>
<p>Quali sono, quindi, le origini del clan e quali i passaggi della loro escalation criminale?</p>
<p>Sono riusciti nella loro escalation criminale perchè a Roma li ha sottovalutati; in una città che non nominava, non evidenziava, non combatteva la presenza del crimine organizzato, i Casamonica sono stati privilegiati. Se già la mafia non era un problema, i Casamonica, essendo stati battezzati come criminali di rango inferiore o di periferia, erano ancora di più sottovalutati e sono cresciuti tanto perchè il capostipite, Vittorio, e non solo lui, è stato “allevato” da Enrico Nicoletti, uomo di collegamento tra politica, imprenditoria, banda della Magliana.</p>
<p>Mi conferma, cioè, che c&#8217;è una collusione anche con la politica&#8230;</p>
<p>La collusione c&#8217;è in termini di relazioni. Nel momento in cui un&#8217;organizzazione criminale crea un impero, è chiaro che ci sono degli elementi di connivenza. A Roma sono riusciti a mettere su veri e propri quartieri abusivi e soprattutto ad imporre il loro Verbo criminale e questo lo fai solo se hai degli elementi di connivenza molto, molto importanti con ambienti della politica o quantomeno di settori di controllo. Se tu riesci a costruire le case abusive su aree pubbliche e se riesci a diventare un riferimento per mafie potentissime, è chiaro che hai il benestare di chi dovrebbe controllare le tua attività. Compito della Magistratura è capire quali sono i soggetti che li hanno aiutati, ma è un compito difficile perchè in questo clan non ci sono collbarotari di giustizia, ci sono ma sono esterni.</p>
<p>I pentiti sono i “gagi”, quelli che hanno avuto rapporti con il clan e che poi, hanno preso le distanze dallo stesso. I “gagi” sono gli estranei al clan.</p>
<p>Nel libro sono riportati molti aneddoti che riguardano i Casamonica: ce ne può anticipare uno?</p>
<p>Un aneddoto che racconta bene lo sfarzo, l&#8217;amore per la richezza: era il compleanno di Vittorio Casamonica. Mentre le donne, vestite con le loro gonne gitane, e gli uomini pieni zeppi di oro, aspettavano Vittorio, escono in questo prato davanti al ristorante e vedono arrivare un elicottero atterrare. Era il festeggiato con un elicottero privato che faceva il suo ingresso davanti ad imprenditori, professionisti, politici. Con bottiglie di Don Perignon: una festa gigantesca, da magnate, peccato che qualche giorno dopo il ristoratore pretendesse di essere pagato dall&#8217;avvocato di Vittorio Casamonica. La ricchezza, la boria sempre a spese degli altri.</p>
<p>Ma lo Stato è riuscito ad assestare qualche colpo ai Casamonica?</p>
<p>Lo Stato si è svegliato molto tardi con una ordinanza cautelare importante che è stata eseguita lo scorso luglio, l&#8217;”Operazione gramigna” (non a caso chiamata così). Un&#8217;ordinanza molto interessante dalla quale ho preso degli spunti e che cito in diverse parti del libro perchè si inserisce in un quadro della situazione che avevo già scritto e dava un contributo ulteriore perchè dava un colpo duro ad UNO degli arcipelaghi della famiglia Casamonica. Ogni arcipelago ha un capofamiglia e quell&#8217;ordinanza colpisce l&#8217;arcipelago di Via Porta Furba che aveva in Giuseppe Casamonica l&#8217;uomo di potere e nella sorella Stefania la reggente quando Giuseppe era in carcere.</p>
<p>Ci sono, poi, diversi capi in libertà, capaci di avere a che fare con broker del traffico internazionale di droga, in grado di mettere in atto usure, estorsioni , di gestire anche la prostituzione ad alto livello: insomma, a tenere in mano attività criminali ad ampio raggio. I loro soldi sono nascosti in investimenti che vanno trovati e sottratti al clan.</p>
<p>Qual è il suo rapporto con la paura?</p>
<p>La paura è un sentimento che vira verso l&#8217;annullamento della persona; dato che io amo molto la vita,provo a sviare da stati d&#8217;animo che mi conducono all&#8217;annientamento, alla compromissione degli istanti di felicità.</p>
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		<title>Le mafie, qui e adesso. Anche per la continua nostra lotta.</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jul 2018 10:06:06 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Di Alessandra Montesanto</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;La mafia, la ‘ndrangheta e la criminalità nella Capitale, composta da organizzazioni che si avvicinano sempre più alle modalità criminali delle mafie in Sicilia, Calabria e Campania&#8221;: questo è quanto emerge dall’ultimo rapporto semestrale della Dia, la Direzione investigativa antimafia. Secondo il rapporto semestrale della DIA, in alcune aree della Capitale ci sono formazioni criminali che, “basate su stretti vincoli di parentela, evidenziano sempre di più modus operandi assimilabili alla fattispecie prevista dall’art. 416 bis (l’associazione mafiosa, ndr)”. <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/th-231.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-11021 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/th-231.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="256" height="144" /></a></p>
<p><strong>Roma tra clan autoctoni e storici</strong><br />
La relazione evidenzia come sia particolarmente complessa la realtà criminale nella capitale. Queste formazioni “sanno perfettamente intersecare i propri interessi non solo con i sodalizi di matrice straniera ma, anche, con le formazioni delinquenziali autoctone che, pur diverse tra loro, hanno adottato il modello organizzativo ed operativo di tipo mafioso, per acquisire sempre più spazi nell’ambiente territoriale di riferimento”. La relazione segnala la “vasta eco” suscitata dall’aggressione di Roberto Spada nei confronti del giornalista Emilio Piervincenzi che tentava di intervistarlo. L’esponente del clan poi è stato arrestato e condannato. Sempre in riferimento alla capitale, la relazione “segnala l’operatività del clan Casamonica, aggregato criminale ‘storico’, che poggia il suo potere su una solida base familiare. Tra le attività tipiche del sodalizio, le condotte usurarie ed estorsive, i reati contro la persona, i traffici di droga ed il reimpiego di capitali illeciti”.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/310x0_1531905296138.rainews_20180718111200387.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11020" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/310x0_1531905296138.rainews_20180718111200387.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="310" height="227" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/310x0_1531905296138.rainews_20180718111200387.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 310w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/310x0_1531905296138.rainews_20180718111200387-300x220.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 310px) 100vw, 310px" /></a></p>
<p><strong>La figlia del Magistrato Paolo Borsellino, in questi giorni, ha dichiarato e ribadito:</strong></p>
<p>&#8220;Sono passati 26 anni dalla morte di mio padre, Paolo Borsellino, ucciso a Palermo insieme ai poliziotti della sua scorta, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina. E, ancora, aspettiamo delle risposte da uomini delle istituzioni e non solo&#8221;. Lo scrive in una lettera pubblicata su Repubblica Fiammetta Borsellino, figlia del giudice ucciso nel 1992, che elenca una serie di 13 domande &#8220;su un depistaggio iniziato nel 1992, ordito da vertici investigativi ed accettato da schiere di giudici&#8221;. Questo l&#8217;elenco: &#8220;1. Perché le autorità locali e nazionali preposte alla sicurezza non misero in atto tutte le misure necessarie per proteggere mio padre, che dopo la morte di Falcone era diventato l&#8217;obiettivo numero uno di Cosa nostra? 2. Perché per una strage di così ampia portata fu prescelta una procura composta da magistrati che non avevano competenze in ambito di mafia? L&#8217;ufficio era composto dal procuratore capo Giovanni Tinebra, dai sostituti Carmelo Petralia, Annamaria Palma (dal luglio 1994) e Nino Di Matteo (dal novembre &#8217;94). 3. Perché via D&#8217;Amelio, la scena della strage, non fu preservata consentendo così la sottrazione dell&#8217;agenda rossa di mio padre? E perche&#8217; l&#8217;ex pm allora parlamentare Giuseppe Ayala, fra i primi a vedere la borsa, ha fornito versioni contraddittorie su quei momenti? 4. Perché i pm di Caltanissetta non ritennero mai di interrogare il procuratore capo di Palermo Pietro Giammanco, che non aveva informato mio padre della nota del Ros sul &#8220;tritolo arrivato in citta'&#8221; e gli aveva pure negato il coordinamento delle indagini su Palermo, cosa che concesse solo il giorno della strage, con una telefonata alle 7 del mattino? 5. Perché nei 57 giorni fra Capaci e via D&#8217;Amelio, i pm di Caltanissetta non convocarono mai mio padre, che aveva detto pubblicamente di avere cose importanti da riferire? 6. Cosa c&#8217;è ancora negli archivi del vecchio Sisde, il servizio segreto, sul falso pentito Scarantino (indicato dall&#8217;intelligence come vicino ad esponenti mafiosi) e sul suo suggeritore, l&#8217;ex capo della squadra mobile di Palermo Arnaldo La Barbera?&#8221;. E ancora: &#8220;7.Perché i pm di Caltanissetta non depositarono nel primo processo il confronto fatto tre mesi prima fra il falso pentito Scarantino e i veri collaboratori di giustizia (Cancemi, Di Matteo e La Barbera) che lo smentivano? Il confronto fu depositato due anni più tardi, nel 1997, solo dopo una battaglia dei difensori degli imputati. 8. Perché i pm di Caltanissetta furono accomodanti con le continue ritrattazioni di Scarantino e non fecero mai il confronto tra i falsi pentiti dell&#8217;inchiesta (Scarantino, Candura e Andriotta), dai cui interrogatori si evinceva un progressivo aggiustamento delle dichiarazioni, in modo da farle convergere verso l&#8217;unica versione? 9.Perché la pm Ilda Boccassini (che partecipò alle prime indagini, fra il giugno e l&#8217;ottobre 1994), firmataria insieme al pm Sajeva di due durissime lettere nelle quali prendeva le distanze dai colleghi che continuavano a credere a Scarantino, autorizzò la polizia a fare dieci colloqui investigativi con Scarantino dopo l&#8217;inizio della sua collaborazione con la giustizia? 10. Perché non fu mai fatto un verbale del sopralluogo della polizia con Scarantino nel garage dove diceva di aver rubato la 126 poi trasformata in autobomba? Perché i pm non ne fecero mai richiesta? E perché nessun magistrato ritenne di presenziare al sopralluogo? 11. Chi è davvero responsabile dei verbali con a margine delle annotazioni a penna consegnati dall&#8217;ispettore Mattei a Scarantino? Il poliziotto ha dichiarato che l&#8217;unico scopo era quello di aiutarlo a ripassare: com&#8217;è possibile che fino alla Cassazione i giudici abbiano ritenuto plausibile questa giustificazione? 12. Il 26 luglio 1995 Scarantino ritrattava le sue dichiarazioni con un&#8217;intervista a Studio Aperto. Prima ancora che l&#8217;intervista andasse in onda, i pm Palma e Petralia annunciavano già alle agenzie di stampa la ritrattazione della ritrattazione di Scarantino, anticipando il contenuto del verbale fatto quella sera col falso pentito. Come facevano a prevederlo? 13.Perchè Scarantino non venne affidato al servizio centrale di protezione, ma al gruppo diretto da La Barbera, senza alcuna richiesta e autorizzazione da parte della magistratura competente?&#8221;.</p>
<p><strong>Mafie e migrazioni:</strong></p>
<p>Il rapporto della Dia (Direzione Investigativa Antimafia) ha fatto emergere anche che per le organizzazioni criminali straniere in Italia &#8220;il favoreggiamento dell&#8217;immigrazione clandestina, con tutta la sua scia di reati &#8216;satellite&#8217;, per le proporzioni raggiunte, e grazie ad uno scacchiere geo-politico in continua evoluzione, è oggi uno dei principali e più remunerativi business criminali, che troppe volte si coniuga tragicamente con la morte in mare di migranti, anche di tenera età&#8221;. Nel documento si legge che in questi affari sono coinvolti &#8220;maghrebini, soprattutto libici e marocchini, nel trasporto di migranti dalle coste nordafricane verso le coste siciliane&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-11022" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="306" height="306" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 474w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191-150x150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191-300x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191-160x160.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191-320x320.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 306px) 100vw, 306px" /></a></p>
<p><strong>Giornalisti sotto scorta:</strong></p>
<p>Un esempio per tanti, troppi: Paolo Borrometi.</p>
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<article class="entry">N<a>ato a Ragusa nel 1983. Collaboratore dell&#8217;AGI per la provincia ragusana, nel 2013 ha fondato la testata giornalistica d&#8217;inchiesta </a><a href="https://www.laspia.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="nofollow noopener"><strong>&#8220;La Spia&#8221;</strong></a><a>. Sin da subito la sua attività è stata minacciata dalla malavita di Ragusa e Siracusa, intimidazioni che nel 2014 sono sfociate in violenza. </a></p>
<p>Le sue parole scritte hanno parlato dell&#8217;azienda commissariata per mafia Italgas, dei trasporti su gomma gestiti dalla malavita nel mercato ortofrutticolo di Vittoria, fino alla &#8220;via della droga&#8221;, il percorso sospetto dei corrieri che collega il porto di Gioia Tauro fino alla provincia di Ragusa.</p>
<p>Il 16 aprile 2014 Borrometi viene raggiunto e aggredito da uomini incappuciati che gli provocano una grave menomazione alla mobilità di una spalla. In quel periodo il giornalista si stava occupando dell’omicidio di Ivano Inglese, trentaduenne postino di Vittoria trovato assassinato la sera del 20 settembre 2012. Da agosto 2014 Borrometi viene così messo sotto scorta dai carabinieri e l&#8217;AGI lo trasferisce da Ragusa a Roma.</p>
<p>Dalle intercettazioni tra il boss di Cosa Nostra della provincia di Siracusa, Salvatore Giuliano, e un altro membro di spicco dell&#8217;organizzazione, Giuseppe Vizzini, sono emersi i nuovi messaggi con le minacce: &#8220;Fallo ammazzare, ma che c**** ci interessa&#8221;. Il dialogo risalirebbe all&#8217;8 gennaio scorso. In un altro ambientale del 20 febbraio Giuseppe Vizzini fa nuovamente riferimento a Borrometi, dicendo che <em>picca n’avi</em>, &#8220;poco ne ha&#8221; e condividendo i suoi progetti d&#8217;omicidio con i figli.</p>
<p>Il Gip Giuliana Sammartino arriva alla conclusione che il clan catanese dei Cappello, su richiesta del boss siracusano Salvatore Giuliano, stava per organizzare &#8220;un&#8217;eclatante azione omicidiaria&#8221; per &#8220;eliminare lo scomodo giornalista&#8221;. Vengono così emesse tre ordinanze di custodia cautelare nei confronti di Giuseppe Vizzini. È ancora ricercato invece Giovanni Aprile, di 40 anni.  Nel 2017 fu condannato per minacce gravi di morte a Borrometi il boss Giambattista Ventura, nel 2017 le minacce arrivarono dal pluripregiudicato Francesco De Carolis, fratello del boss Luciano De Carolis.</p>
<p>E la vicenda non è ancora terminata&#8230;Così come non deve terminare oggi, o in giornate speciali di ricorrenze speciali, la lotta alle mafie. Deve continuare anche e soprattutto a partire dalla Cultura, dalla scuola, dall&#8217;educazione, in ogni scelta e in ogni nostro comportamento quotidiano.</p>
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		<title>Nel far west la libertà ha un altro nome</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Nov 2017 08:47:32 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th-176.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-9762 aligncenter" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th-176.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="298" height="168" /></a><b></b></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">di Valentina Tatti Tonni</p>
<p align="JUSTIFY">&lt;&lt;E’ ben noto cosa succede ad Ostia, non te lo devo dire io…&gt;&gt;, mi dice un uomo, una voce sommata alle altre in un racconto che dagli anni Novanta tinge il litorale di rosso, come il sangue di chi non si volta dall’altra parte. Come in molte altre località della penisola, Ostia è tornata a far parlare di sé dopo le elezioni comunali, riflettori puntati dopo il biennio di commissariamento per mafia, “una mafia che non c’è” tutti si sbrigano a dire come per temere ripercussioni interne. A Nuova Ostia come in tutti i quartieri vivono anche persone per bene, di quelle che ci somigliano per aspetto e passioni, ma oggi Nuova Ostia è solo il punto da cui partono i traffici illegali delle due famiglie mafiose presenti sul territorio, soprattutto di una, quella degli Spada vicini ai Casamonica.</p>
<p align="JUSTIFY">Quel che si può notare da un’attenta analisi socio-culturale è che si siano smarriti i punti di riferimento, senza i quali è facile farsi ingannare da personalità o movimenti che cercano, alla pari e alla stregua di chiunque altro, di ottenere qualcosa in cambio. Sono stati superati i pensieri rivoluzionari di Rousseau e Voltaire, aggirati i cardini su cui si fondò la democrazia, la lotta di classe, la giustizia sociale, tutto ampiamente ammaestrato. In simili contesti, la responsabilità civica non si spartisce e a vincere sono i più forti, nel caso di Ostia il partito di estrema destra Casapound capitanato da Luca Marsella e i clan mafiosi Fasciani e Spada.</p>
<p align="JUSTIFY">Quest’ultimo protagonista, come sappiamo, dell’aggressione al giornalista Daniele Piervincenzi e al cameraman Edoardo Anselmi di Nemo, programma di Rai2, martedì scorso durante un servizio trasmesso successivamente in televisione. Dopo la condanna da parte delle istituzioni, la risposta vivace e solidale della categoria cui Piervincenzi appartiene, su decisione della Procura la Direzione Distrettuale Antimafia di Roma ha potuto attuare un decreto l’arresto per Roberto Spada, fratello di Carmine detto “Romoletto” il capo clan condannato a dieci anni in primo grado per estorsione. Roberto Spada è stato arrestato, due giorni dopo l’aggressione, giovedì 9 Novembre dai Carabinieri e portato nel carcere di Regina Coeli dove in attesa dell’autorità giudiziaria dovrà rispondere all’accusa di lesioni aggravate e violenza privata con l’aggravante del metodo mafioso. “Dimostrazione che in Italia non esistono zone franche” ha ribadito subito il Ministro dell’Interno Marco Minniti, il quale, tra l’altro, sarà presente nella sede della Fnsi mercoledì 15 Novembre alle ore 10.30 per “ribadire la necessità di adottare misure concrete e urgenti a sostegno dei giornalisti minacciati, del diritto di cronaca e del diritto dei cittadini ad essere informati su mafia, malaffare e corruzione”.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th-178.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-9763 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th-178.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">Ma dove saranno le istituzioni domani? Questo è l’interrogativo che unisce tutti i punti discordanti di questa vicenda, di questo fatto che nel racconto distrattamente ha perso la sua reale notiziabilità. Tutte le reti e i canali hanno fatto rimbalzare con virale rapidità il video dell’aggressione, come se fosse quella la notizia e non il capro espiatorio di un diritto negato per troppo tempo. Diritto alla libertà, all’espressione, alla vita. La differenza labile che si percepisce di questo caso, ennesimo della cronaca ed emerso con sempre più prepotenza, è insita nell’urgenza di parlarne e trovare una soluzione comune alla cittadinanza che oggi ha dimenticato e rassegnato l’idea di potersi considerare attiva. La notizia dunque non verte sul giornalismo, tanto spesso denigrato, ma sulla cittadinanza di cui però esso è testimone ed interprete.</p>
<p align="JUSTIFY">E’ la categoria dei cittadini a cui è stata sottratta la libertà di Essere che dovrebbe scendere in piazza e manifestare, dovrebbe essere il centro focale della discussione, senza la paura che una corretta informazione possa rivelare e far concepire loro la realtà per quello che è e non per quello che appare.</p>
<p align="JUSTIFY">L’opinione pubblica che vive queste realtà sembra tuttavia diffidare dell’onestà giornalistica, come se l’insieme dei suoi rappresentanti vivesse in un ambivalente rapporto con l’informazione e non è raro, infatti, vedere od ascoltare le persone farsi beffa dei cronisti con compiacente arroganza. Proprio a causa dell’assenza di punti di riferimento, ho raccolto testimonianze in cui ragazzi poco più che ventenni dichiaravano con fierezza d’animo di mostrare più rispetto per un “anti-Stato” presente, come Casapound o la mafia stessa, più che per un politico o per un giornalista a loro dire “venduto al Sistema”. Ragazzi, di diversa estrazione sociale, uniti tutti però dalla solitudine, dall’inadeguatezza, dalla povertà, dalla disperazione di non trovare un posto di lavoro, dall’intolleranza verso un immigrato che secondo una spiegazione distorta del vero avrebbe loro rubato il futuro, lo stesso che in assenza di normative efficaci si può riprendere solo con la violenza, non facendo altro che forgiare il loro senso di non appartenenza.</p>
<p align="JUSTIFY">E’ un disagio sociale, una crisi mentale perpetrata per anni e mai del tutto guarita, laddove la politica si è disinteressata, la mafia ha fatto il resto, operando a fondo nelle arterie periferiche delle città, mascherandosi da caporali e allargando la rete di criminalità dallo spaccio di sostanze stupefacenti all’usura, all’omicidio e al sostegno verso le classi più disagiate. Perché la legge del più forte funziona male ma funziona, “benvenuta paura” diceva Nina Moric elogiando Casapound, la legge del più forte zittisce tutti e sovverte i significati, così alla fine di tutto questo trambusto mediatico l’unica verità che rimarrà a questi cittadini è che la libertà non esiste, ma che esistono solo loro.</p>
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