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	<title>Clelia bartoli Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>Clelia bartoli Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Una conversazione con Clelia Bartoli, autrice del saggio “Razzisti per legge. L&#8217;Italia che discrimina”, Editori Laterza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Mar 2013 06:38:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160;In Razzisti per legge. L&#8217;Italia che discrimina (Editori Laterza) Clelia Bartoli, docente di Diritti umani alla Facoltà di Giurisprudenza dell&#8217;Università di Palermo, riesce a dimostrare che &#8211; nonostante gli italiani dichiarino di non essere&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
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<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
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<div style="text-align: center;">
</div>
<p>&nbsp;In <em>Razzisti<br />
per legge. L&#8217;Italia che discrimina </em><em>(Editori<br />
Laterza) </em> <strong>Clelia</strong><strong><br />
</strong><strong>Bartoli</strong>,<br />
docente di Diritti umani alla Facoltà di Giurisprudenza<br />
dell&#8217;Università di Palermo, riesce a dimostrare che &#8211; nonostante gli italiani dichiarino di non essere razzisti, la “razza” &#8211;&nbsp; nel<br />
Belpaese,   non sia  un dato naturale, ma un <strong>oggetto</strong><strong><br />
</strong><strong>sociale e </strong><strong>che essa prenda corpo</strong> perchè collettivamente, attraverso le leggi e il<br />
comportamento, la facciamo esistere. E, in particolare,sempre secondo<br />
la tesi dell&#8217;autrice, i  migranti siano diventati una “razza”<br />
nuova, contemporanea:  quella dei clandestini.</p>
<p>Abbiamo rivolto alcune domande a<br />
Clelia Bartoli</p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
<i>Quanto<br />
è importante, oggi, monitorare il linguaggio? Le parole, pronunciate<br />
e scritte, confermano stereotipi e pregiudizi?</i></div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
parola, come eminente espressione umana, è impregnata dalle<br />
relazioni di potere. Il linguaggio pone un ordine nel pensiero e<br />
nelle emozioni, censurando, enfatizzando, plasmando ciò che crediamo<br />
e sentiamo. Ciò significa che le frasi offensive, i discorsi<br />
escludenti, gli epiteti pregiudiziali costituiscono una forma di<br />
razzismo. Ma la discriminazione si annida perfino nella grammatica,<br />
nella sintassi, in espressioni comuni apparentemente neutrali. Ad<br />
esempio l’uso del plurale maschile per indicare un gruppo di donne<br />
e uomini, significa che il genere (non solo grammaticale) per<br />
eccellenza è quella maschile. L’usare la parola “nero” e<br />
“scuro” associate a situazioni negative, mentre il “bianco” e<br />
il “candore” alla bontà e all’innocenza, sono tutte<br />
connotazioni del linguaggio cariche di giudizio, che è bene<br />
smascherare e rovesciare. Un percorso di liberazione e affermazione<br />
di un gruppo oppresso passa comunque dal linguaggio, il <i>Black<br />
power</i> l’aveva ben capito, non a caso diffonde slogan come:<br />
“Nero è bello”.</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Consiglio<br />
di leggere a questo riguardo il bel libro di Federico Faloppa,<br />
<i>Razzisti a Parole (per tacer dei fatti)</i>, edito da Laterza.</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
<i>Cosa<br />
si intende per “razzismo istituzionale”?</i></div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Quando<br />
si usa la parola razzismo ci si riferisce generalmente ad atti,<br />
parole o atteggiamenti discriminatori posti in essere da una persona<br />
contro un individuo o un gruppo. Esiste però un altro tipo di<br />
razzismo ancora più pericoloso perché suoi effetti sono più estesi<br />
ed è meno visibile, ed è il razzismo istituzionale.</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Si<br />
tratta della disuguaglianza, della marginalità prodotta da leggi,<br />
regole, burocrazia, prassi amministrative, con o senza l’intenzione.<br />
Ad esempio sono forme di razzismo istituzionale il fatto che un<br />
ragazzo nato o cresciuto in Italia, perché figlio di immigrati, non<br />
possa avere la cittadinanza e dunque abbia meno diritti degli altri<br />
suoi compagni. È una forma grave di razzismo l’istituzione dei<br />
“campi nomadi”, che non hanno nulla a che vedere con la cultura<br />
rom, ma sono un modo per ghettizzare, impoverire e avvilire. Altro<br />
caso è la detenzione amministrativa nei Cie, che si basa sul<br />
principio che un migrante, in quanto tale, può essere privato del<br />
più antico e fondamentale dei diritti: quello della libertà, in<br />
mancanza di una colpa e di un processo. E potrei continuare a lungo<br />
con esempi di razzismo istituzionale.</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
<i>L&#8217;Italia<br />
è un Paese razzista?</i></div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Evidentemente<br />
l’Italia è un paese affetto da razzismo istituzionale. Certamente<br />
non è l’unico. Purtroppo il razzismo istituzionale, come quello<br />
interpersonale, è un fenomeno diffuso ad ogni latitudine e<br />
longitudine. La cosa più saggia da fare e, oserei dire, più<br />
patriottica è ammettere questo problema, diagnosticarlo nelle sue<br />
diverse forme e correggerlo. C’è chi l’ha fatto, la Gran<br />
Bretagna ha saputo intraprendere un esteso processo di ripensamento<br />
delle istituzioni in chiave più inclusiva dopo il report MacPherson.</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Si<br />
badi, ciò andrebbe fatto non solo per una questione di giustizia e<br />
bontà verso i poveracci, ma perché l’uguaglianza e un certo<br />
benessere sociale sono la condizione per stare bene tutti. Dove le<br />
tensioni sociali sono forti, dove esiste una parte della popolazione<br />
in grave difficoltà, vi sono importanti ripercussioni anche sul<br />
piano della sicurezza e dell’economia dell’intera comunità.</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
<i>Ci<br />
può raccontare un caso, invece, di “buona pratica”?</i></div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Fortunatamente<br />
ci sono anche delle felici esperienze di istituzioni che intendono<br />
essere accoglienti, anche se purtroppo hanno difficoltà a divenire<br />
sistema. Nel mio libro racconto il caso del Comune di Riace. Un<br />
comune montano calabro, svuotato dall’emigrazione, abbandonato e<br />
diroccato che è rifiorito accogliendo i rifugiati. Le case<br />
abbandonate sono state rimesse a posto e divenute alloggi per i<br />
rifugiati, sono stati recuperati i mestieri tradizionali aprendo<br />
botteghe che coniugavano l’abilità dei migranti con quelle degli<br />
abitanti del luogo, la scuola e altri servizi sono stati rimessi in<br />
funzioni grazie al nuovo popolamento. A Riace sono passati centinaia<br />
di migranti e non c’è stato alcun problema di ordine pubblico; il<br />
sindaco Domenico Lucanospiega come a Riace, grazie alla politica<br />
nuova e vecchia dell’accogliere, ci sia bisogno di artigiani,<br />
educatori, mediatori, insegnanti, ben poco di polizia.</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Con<br />
il Comune di Palermo abbiamo appena intrapreso un’esperienza di<br />
accoglienza istituzionale complessa, ma che spero dia buoni frutti.<br />
Abbiamo costituito un FoRom, un forum sui rom e soprattutto con i<br />
rom, un cantiere di democrazia partecipata, per elaborare delle<br />
strategia che possano dare dignità e valore a questa parte di<br />
cittadinanza, coinvolgendola attivamente nel processo decisionale e<br />
progettuale.</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
<i>Può<br />
aiutarci a riflettere sul significato dei concetti di<br />
“contaminazione” e di “democrazia”?</i></div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Le<br />
mie prime ricerche le ho svolte sugli <i>intoccabili</i> in India,<br />
cioè su quelle caste che sono considerate così indegne e impure e<br />
il cui contatto risulta altamente contaminante per i membri delle<br />
alte caste. La vita degli intoccabili è terribile: sono<br />
costantemente evitati, umiliati, usati per i mestieri più sgradevoli<br />
e pericolosi, privi del ben che minino diritto.
</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Si<br />
dovrà però convenire che la paura della contaminazione, l’assillo<br />
di non perdere il proprio status frequentando persone non ritenute<br />
sufficientemente degne, non è una cosa che riguarda solo l’India.<br />
La preoccupazione per la salvaguardia del proprio status impedisce<br />
l’incontro, la scoperta di altre persone, di possibili amici o<br />
addirittura amori. Lo slogan di quest’anno dell’Unar lo dice<br />
bene: <i>se chiudi con il razzismo ti si apre un mondo.</i></div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Bisogna<br />
però dire che gli intoccabili non si sono rassegnati, che l’India<br />
non è un continente senza storia e che uno dei più influenti padri<br />
costituenti, Ambedkar, era un leader di origine intoccabile che ha<br />
introdotto nella costituzione indiana l’abolizione<br />
dell’intoccabilità, nonché azioni positive per raggiungere<br />
un’uguaglianza sostanziale di classi, caste e tribù svantaggiate.<br />
La democrazie è quindi quel dispositivo che prevede la<br />
contaminazione, che scardina le differenze di nascita, che crea<br />
legami civici in luogo di quelli di sangue.
</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Ma<br />
la democrazia è anche altamente cagionevole, va costantemente<br />
accudita, sorvegliata e corretta.</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
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<tbody>
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<td class="tr-caption" style="text-align: center;">Clelia Bartoli</td>
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