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	<title>codice penale Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Giuseppe Piraino: l&#8217;imprenditore che si è rifiutato di pagare il pizzo</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Feb 2019 07:45:09 +0000</pubDate>
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<p><i><b>Associazione per i Diritti umani </b></i>ha intervistato, per voi, Giuseppe Piraino, un imprenditore siciliano che, recentemente, si è rifiutato di pagare il pizzo.</p>
<p>Ringraziamo di cuore Giuseppe Piraino per quest&#8217;intervista.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A cura di Alessandra Montesanto</p>
<p><strong>Partiamo da dove vive e dalla sua professione.</strong></p>
<p>Vivo a Palermo, ho una ditta edile da circa diciotto anni e mi occupo di edilizia commercaile, civile e pubblica.</p>
<p><strong>Vuole racontarci la vicenda che l&#8217;ha vista coinvolta nella richiesta del pizzo da parte della criminalità organizzata?</strong></p>
<p>Il nostro settore è bombardato da queste richieste perchè siamo particolarmente esposti con i ponteggi, attività di ristrutturazione, etc., in tutta la Sicilia.</p>
<p>Un giorno di metà luglio, il mio capocantiere mi dice che c&#8217;è una persona losca che chiede di me. E questo è accaduto più volte. Ho sempre lasciato perdere anche perchè questa persona pretendeva che fossi io a cecarla e a mettermi in contatto con lei. Da questo si evince come tutti conoscano questi personaggi perchè, se io fossi andato dal commerciante a fianco a chiedere di quella persona, avrebbe saputo da chi e dove mandarmi.</p>
<p>A settembre, dopo non aver ricevuto alcuna risposta da parte mia, il mafiosetto si è un po&#8217; arrabbiato e ha deciso di andare al cantiere, urlando che dovevo “alzare il culo” e andare a cercarlo perchè la cosa poteva finire male; poi ha buttato tutti quanti fuori, interrompendo il lavoro dei miei operai. A quel punto mi sono arrabbiato, sono arrivato in loco e ho fatto ricominciare i lavori.</p>
<p>Il giorno dopo &#8211; certo che questa persona sarebbe tornata a minacciarmi -ho comprato una videocamera, l&#8217;ho nascosta e ho fatto la ripresa delle minacce. Sono andato da Confartigianato, di cui sono socio, e loro mi hanno dato appoggio assoluto. Mi sono recato, quindi, dai Carabinieri.</p>
<p>Il video è uscito pubblicamente a dicembre perchè le indagini erano in corso, ma le forze dell&#8217;ordine lo avevano già visionato a settembre e ci sono stati degli arresti.</p>
<p>Come si può convincere anche altri a denunciare?</p>
<p>Proprio qui è il problema: sono vicino a tutti quelli che hanno denunciato e lo stanno facendo, ma spesso vengono strumentalizzati dai centri anti-racket che hanno iniziato a fare politica, dalle istituzioni, e dai politici. Come cittadino mi aspetto chissà che cosa dai politici, ma il politico fa solo il suo mestiere&#8230;Io non mi aspetto nulla, tantomeno protezione. Quello che, paradossalmente, si deve fare è penalizzare chi paga il pizzo, perchè la Legge dice che si tratta di favoreggiamento; su 50 arresti, siamo stati in 8/9 a denunciare, di cui 7 lo hanno fatto solo perchè sono uscite le intercettazioni dei Carabinieri e, quindi, sono stati costretti a farlo per non passare nel penale. E&#8217; stata quasi una denuncia costrittiva, ma non è così che si migliora il senso civico. Il senso civico nasce qualora tutti quanti prendono coscienza di dover fare fronte comune: a quel punto ci sarà il vero cambiamento. Uso sempre parole molto pesanti nei confronti di questi mafiosetti perchè non voglio avere paura, la paura è un ricatto.</p>
<p><strong>Anche la scuola è importante per combattere la mentalità mafiosa&#8230;</strong></p>
<p>Sono stato in alcune scuole e ho detto che è bellissimo essere sbirro e bruttissimo essere mafioso. Un conto è guardare il film “Il padrino” con tutti gli stereotipi culturali del siciliano, ma un altro è vivere nel 2018 e guardare in faccia la realtà: bellissimo è denunciare. Se non studiate &#8211; ho detto agli studenti &#8211; sarete disoccupati, avrete bisogno della raccomandazione per lavorare e finirete nelle maglie della mafia per guadagnare pochissimo, rischiando tutto. E&#8217; questo che volete?</p>
<p><strong>La sua famiglia la supporta?</strong></p>
<p>Ho due figlie da un primo matrimonio e un&#8217;altra dal secondo. Tutti mi supportano, anche gli amici mi fanno i complimenti. Le mie figlie più grandi hanno avuto paura all&#8217;inizio, ma bisogna trasmettere serenità e fiducia.</p>
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		<title>Norme e normalità: Garante Nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale suggerisce i provvedimenti per una migliore tutela dei diritti dei detenuti</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Feb 2018 10:12:38 +0000</pubDate>
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<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/25678567-mano-in-prigione-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10097" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/25678567-mano-in-prigione-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="450" height="300" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/25678567-mano-in-prigione-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 450w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/25678567-mano-in-prigione--300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></a></p>
<p>Standard di detenzione non minimi, bensì elementari; questi i contenuti della raccolta “<a href="http://www.garantenazionaleprivatiliberta.it/gnpl/resources/cms/documents/5ee050da96a72e6d311420e816e3921e.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Norme e Normalità</a>” presentata nella conferenza stampa del 29 Gennaio dal Garante Nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale. Si tratta una lavoro in progress, come ha sottolineato lo stesso presidente dell’ufficio del Garante, Mauro Palma, perché raccoglie in un unico volume le raccomandazioni relative ai 59 Istituti Penitenziari per adulti che il Garante ha visitato in quasi due anni di attività e perché con il proseguire delle visite aumenteranno le raccomandazioni che definiscono gli standard.</p>
<p>I luoghi di privazione della libertà personale che cadono sotto il monitoraggio del Garante, nonostante abbiano caratteristiche comuni, sono profondamente diversi fra loro. Per questo motivo gli standard raccolti si riferiscono alla realtà specifica degli Istituti Penitenziari. A questo volume ne seguiranno altre che comprenderanno gli standard relativi ad altri luoghi di detenzione.</p>
<p>Per rilevare le criticità, il Garante ha definito una check list comprendente tutte le aree soggette al monitoraggio che viene utilizzata durante tutte le visite agli Istituti Penitenziari. Gli standard contenuti nel volume corrispondono alle aree monitorate dalla check list, ovvero: condizioni materiali e igieniche delle strutture detentive, attrezzatura e utilizzo degli spazi comuni, sezioni e camere particolari, sezioni a regime detentivo speciale ex articolo 41-bis o.p., qualità della vita detentiva, gestione delle criticità, prevenzione e gestione della radicalizzazione, regime penitenziario, tutela dei diritti, diritto alla salute e sua tutela, registri, personale.</p>
<p>Come il Garante ha tenuto a precisare durante la conferenza stampa, le raccomandazioni non solo vincolanti per le amministrazioni a cui sono indirizzate, ma rappresentano un importante strumento orientato al miglioramento delle condizioni di detenzione. Anche per questo motivo gli standard contenuti nel volume sono definiti come elementari e non minimi, in quanto gli standard minimi sono quelle soglie al di sotto delle quali i diritti dei detenuti sono a rischio di violazione; al contrario, gli standard elementari sono soglie più alte che mirano a un miglioramento progressivo delle condizioni di vita in carcere.</p>
<p>Una delle questioni evidenziate durante la conferenza stampa e definita in “Norme e Normalità” come “uno dei punti più critici della normale vita detentiva” è il mancato rispetto del principio di territorializzazione della pena nel caso dei trasferimenti. Per questo motivo il Garante ha raccomandato all’Amministrazione Penitenziaria di istituire un tavolo di lavoro al fine di elaborare delle linee guida che definiscano dei criteri chiari per il trasferimento dei detenuti.</p>
<p>Un’altra delle criticità a cui il volume fa riferimento <a href="http://www.antigone.it/news/antigone-news/2971-%20non-isoliamo-i-diritti-la-campagna-di-antigone-per-la-riforma-dell-isolamento?utm_source=rss&utm_medium=rss">è l’isolamento</a>. I problemi riscontrati dal Garante includono la sovrapposizione dell’isolamento come sanzione disciplinare ai regimi quali il 14-bis o.p., la sovrapposizione del regime ex 41-bis o.p. all’isolamento diurno previsto dall’articolo 72 del codice penale, e l’applicazione di più provvedimenti ravvicinati  di esclusione delle attività in comune che possono sfociare in un isolamento continuo. Le raccomandazioni hanno come obiettivo di evitare queste situazioni che configurano una violazione dei diritti dei detenuti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10096" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/Garante_Nazionale_Norme_e_normalità.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1600" height="1200" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/Garante_Nazionale_Norme_e_normalità.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/Garante_Nazionale_Norme_e_normalità-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/Garante_Nazionale_Norme_e_normalità-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/Garante_Nazionale_Norme_e_normalità-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le  raccomandazioni non solo vincolanti per le amministrazioni a cui sono indirizzate, ma rappresentano un importante strumento orientato al miglioramento delle condizioni di detenzione. Anche per questo motivo gli standard contenuti nel volume sono definiti come elementari e non minimi, in quanto gli standard minimi sono quelle soglie al di sotto delle quali i diritti dei detenuti sono a rischio di violazione; al contrario, gli standard elementari sono soglie più alte che mirano a un miglioramento progressivo delle condizioni di vita in carcere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/02/04/norme-e-normalita-garante-nazionale-dei-diritti-delle-persone-detenute-o-private-della-liberta-personale-suggerisce-i-provvedimenti-per-una-migliore-tutela-dei-diritti-dei-detenuti/">Norme e normalità: Garante Nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale suggerisce i provvedimenti per una migliore tutela dei diritti dei detenuti</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<title>La legge sull’aborto è del 1978: a distanza di quasi quarant’anni dobbiamo riparlarne perché mancano ancora i diritti civili</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2017/11/28/la-legge-sullaborto-e-del-1978-a-distanza-di-quasi-quarantanni-dobbiamo-riparlarne-perche-mancano-ancora-i-diritti-civili/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Tue, 28 Nov 2017 08:35:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; di Valentina Tatti Tonni &#160; La legge che regola insieme la tutela sociale della maternità con l’interruzione volontaria di gravidanza è regolata nel 1978 dalla legge numero 194 che ha in sé ventidue&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p>di Valentina Tatti Tonni</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La legge che regola insieme la tutela sociale della maternità con l’interruzione volontaria di gravidanza è regolata nel 1978 dalla legge numero 194 che ha in sé ventidue articoli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY">I consultori o le strutture socio-sanitarie come gli ospedali, sono tenute a consigliare e supportare tutte quelle donne che vi si rivolgono, ma spesso non è così. Ogni donna ha dei diritti e il medico dovrebbe garantirne la loro attuazione, indipendentemente dalla propria ragione etica e morale. La presente legge riconosce alla donna la possibilità di abortire nell’articolo 4. “Entro i primi novanta giorni, la donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito”.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>La storia che portò alla 194</b></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">Quella legge non fu immediata, ma fu il risultato di grandi mobilitazioni di piazza che vedeva schierarsi da una parte il Partito Radicale con i democratici e le femministe a favore, dall’altra l’ala conservatrice e cattolica contraria. Non fu neanche un dibattito sereno, perché infatti la contesa durò vari anni prima che ci fosse un testo da presentare e firmare in Parlamento (e che i Radicali, infine, non promossero). Prima dell’approvazione della legge 194, l’aborto era disciplinato dal codice penale. Erano previste limitazioni alla libertà personale, quindi con ricorso a detenzione in carcere, sia per chi procurava un aborto su una donna consenziente sia che lei non lo fosse e sia che fosse lei stessa a procurarselo, come accaduto in molti casi nefasti. Inasprite le pene per procurata morte e diminuite se invece si cercava di salvare l’onore proprio o del congiunto. La legge allora abrogò questi articoli e ne destituì il reato.</p>
<p align="JUSTIFY">Tre anni prima, nel 1975, i riflettori erano puntati tutti sul dibattito, soprattutto dopo l’arresto di tre esponenti chiave. L’allora segretario del Partito Radicale Gianfranco Spadaccia, la segretaria del Centro di Informazione sulla Sterilizzazione e sull’Aborto (CISA) Adele Faccio e la militante radicale Emma Bonino, per aver praticato l’aborto ed essersi, senza alcun latitare, autodenunciati alla polizia.</p>
<p align="JUSTIFY">L’Italia in quel periodo stava affrontando oltreché gli anni di piombo con le vicende stragiste del terrorismo, anche mobilitazioni sociali importanti come lo era stata la legge sul divorzio, supportata da correnti sempre più vicine alla gente come il femminismo. Quel movimento di scoperta e conoscenza dell’essere donna, in lotta contro quel secondo sesso di cui aveva scritto Simone De Beauvoir, un’Altra minore e senza opportunità di fianco all’oramai stanco stereotipo dell’uomo vero. La rivoluzione culturale e sessuale dunque era in atto e la campagna abortista continuò, nonostante i dubbi sollevati dai più conservatori che tanto amaramente avevano già dovuto accettare e deliberare sul divorzio qualche anno prima.</p>
<p align="JUSTIFY">Iniziativa molto importante resa possibile dalla CISA fu quella di contrastare anche l’aborto clandestino istituendo i primi consultori in Italia (a Firenze nel ’75 ne fu inserito uno all’interno del partito) e mettendo a disposizione di chi ne avesse necessità dei voli charter verso Paesi come Inghilterra e Olanda che lo praticavano, grazie alle convenzioni ottenute con prezzi contenuti e interventi medici più accurati. Nel febbraio dello stesso anno Marco Pannella insieme all’allora direttore della rivista L’Espresso Livio Zanetti presentarono alla Corte di Cassazione richiesta di referendum abrogativo di quegli articoli del codice penale che ritenevano l’aborto un reato, iniziando così la raccolta delle firme necessarie. Ne arrivarono settecentomila, forti anche di una sentenza della Corte Costituzionale di ritenere possibile la pratica dell’aborto “per motivi molto gravi”, aggirando così gli invalicabili limiti morali.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th-193.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9827" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th-193.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="302" height="206" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th-193.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 302w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th-193-300x205.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 302px) 100vw, 302px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Difatti, una legge che non regola</b></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">La legge sull’aborto dovrebbe rientrare nel diritto alla salute della donna garantito dalla Carta Sociale Europea, riveduta rispetto a quella iniziale del 1965 ed entrata in vigore lo stesso anno in cui anche il nostro paese l’ha recepita nel suo ordinamento interno, ossia nel 1999. Linearità di obiettivi che evidentemente non ha suscitato la stessa accettazione nell’opinione pubblica quanto nel personale medico. Infatti, i dati al 2016 mostravano l’aumento dei cosiddetti obiettori di coscienza che rifiutavano, salvo casi indispensabili per cui non ci si poteva tirare indietro per salvare la vita umana, di praticare l’aborto per ragioni o credenze proprie. Lo Stato non potendo obbligare l’obiettore a praticarlo, dovrà rimediare procurando alla struttura nuovo personale disposto a farlo, tramutando la pratica in qualcosa di eccezionale, quasi estorto.</p>
<p align="JUSTIFY">Gli obiettori di coscienza, per quanto vadano contro la legge fisica di uno Stato di diritto, ne sono immuni poiché obbediscono ad un’altra legge, talvolta spirituale, alla quale sottoscrivono l’anima. Nella credenza totale di stare tutelando prima la vita umana anziché lo Stato, si ritengono nel giusto, anche se negano il presupposto della scelta alla persona che sono convinti di tutelare. E’ infatti la presente legge numero 194 che li esonera senza colpa, facendone così proliferare in massa: in Italia in alcune regioni come Molise o Basilicata, è quasi impossibile, secondo i dati del 2016, praticare l’aborto. Oltre ai singoli obiettori esistono anche associazioni che promuovono la credenza in favore della vita umana, ritenendo che l’aborto significhi omicidio. Una di queste è la Pro Life, una Onlus che “opera in difesa dei bambini, della vita dal concepimento alla morte naturale, che sostiene la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna” come si legge nel loro sito. Accanto alla Pro Life, troviamo la cosiddetta Pro Choice, quella persona o associazione che al contrario è ed era dichiaratamente a favore dell’aborto.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/untitled-1138.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9828" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/untitled-1138.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="352" height="176" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/untitled-1138.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 352w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/untitled-1138-300x150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 352px) 100vw, 352px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Ultimi episodi di cronaca: Don Pieri, Emma Bonino e il Concilio Vaticano del ‘65</b></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">Negli anni sono nate moltissime associazioni contrarie, ma è la Pro Life che, in seguito all’aspro botta e risposta avvenuto nelle ultime settimane tra la radicale Emma Bonino e il prete bolognese don Pieri, ad aver affisso in molte zone di Roma manifesti raffiguranti una pinza vicino ad un feto all’interno dell’utero materno, immagine crude accompagnata da una frase ancora più esplicita “6 milioni di morti” causati, secondo i promotori della campagna, proprio dalla legge sull’aborto.</p>
<p align="JUSTIFY">Don Pieri, il parroco bolognese, scrisse una decina di giorni fa su Facebook una frase provocatoria, dimenticando per un attimo di non avere alcun potere di giudizio: “Ha più morti innocenti sulla coscienza Totò Riina o Emma Bonino?”, provocando appunto una serie di polemiche a catena che infine giunsero domenica 19 novembre sulle pagine del Resto del Carlino. Il parroco che tuttora insegna nella facoltà teologica dell’Università dell’Emilia-Romagna, sicuro delle sue idee, ha anche risposto ai commenti che gli sono arrivati, ammonendo che “moralmente non c’è differenza”. Nello scrivere quest’ultima frase, don Pieri rievoca il II Concilio Vaticano con la sua Gaudium et spes, ossia la quarta costituzione apostolica conciliare promulgata da Papa Paolo VI nel 1965, quindi ben prima che venisse proposta e accettata la legge sull’aborto.</p>
<p align="JUSTIFY">L’obiettivo del Vaticano allora era quello di avvicinarsi alla cultura contemporanea, cercando di separare l’idea che se qualcosa non rientrava nella morale cristiana allora non poteva essere la volontà di Dio. E’ interessante leggere infatti quanto fosse avveduto il pensiero della Chiesa nei confronti delle nuove scoperte dell’uomo, l’intelligenza, la creatività, analizzava altresì in maniera molto lucida i problemi che affliggevano la Terra, non tralasciando il senso di libertà che ogni singolo individuo doveva poter avere. Di questo don Pieri non faceva cenno perché nell’articolo 27 del presente II Concilio, dopo aver parlato di bene comune, libertà e rispetto, leggeva l’unica cosa che gli interessava per la causa: l’aborto insieme al genocidio e all’eutanasia (che oggi sappiamo avere significati differenti dal crimine) è considerato parimenti come “tutto ciò che è contro la vita stessa”, azioni che se praticate ledono l’onore del Creatore. La contraddizione qui sembra celarsi dietro il rispetto per la libertà individuale e il rispetto per le scoperte scientifiche dell’essere umano, cui si faceva riferimento nel proemio. La scienza e il diritto infatti sono d’accordo nel ritenere che il feto non è un individuo, diventerà un bambino solo dopo aver respirato fuori dal grembo materno la prima volta.</p>
<p align="JUSTIFY">Tuttavia il discorso tende ancora ad inasprirsi a distanza di quasi quarant’anni dalla sottoscrizione di quella legge, perché si confonde la genesi con i diritti civili, non ammettendo che ci possa essere confronto e rispetto reciproco, anziché negazione. Come ha detto Emma Bonino “la libertà prende forma con i diritti”, ma di quali diritti stiamo parlando se ci viene negata la libertà civile di scegliere con cognizione, in quale misura ci sono stati concessi dei diritti che poi possono essere ritirati perché ritenuti, qualora la regolazione della norma giuridica non risulti efficace, contrari alla volontà divina. Sembra quasi che obiettare contro il diritto alla scelta individuale cauteli la collettività, come se dopo tutto la vera obiezione non fosse di coscienza ma di libertà.</p>
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		<title>Annuario italiano dei diritti umani 2017</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Nov 2017 09:55:16 +0000</pubDate>
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<div class="image"><a class="lightbox" href="http://unipd-centrodirittiumani.it/it/libreria_allegati/6092?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="gallery"><img title="Annuario italiano dei diritti umani 2017" src="http://unipd-centrodirittiumani.it/public/pics/coveraidu17_finale-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Annuario italiano dei diritti umani 2017, copertina " /></a></p>
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<p><!--end contenuto titolo e sottotitolo--></p>
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<p>L’<strong>Annuario italiano dei diritti umani 2017</strong> offre dati aggiornati su come l’Italia opera nell’adattare la propria legislazione e le proprie politiche agli obblighi derivanti dal diritto internazionale dei diritti umani e dagli altri impegni che il Governo ha volontariamente assunto di fronte alla comunità internazionale in materia di diritti fondamentali. Sono presi in esame i più significativi atti posti in essere dalle istituzioni nazionali e locali a livello interno e internazionale, compresi quelli delle istituzioni educative e accademiche e delle organizzazioni di società civile. Ampio spazio è dedicato alle raccomandazioni che le istituzioni internazionali &#8211; Nazioni Unite, Consiglio d’Europa, Unione Europea e OSCE – hanno indirizzato all’Italia nel 2016. Una selezione della pertinente giurisprudenza italiana e internazionale chiude il volume.</p>
<p>«<strong>L’Italia e i diritti umani nel 2016: la “lunga marcia” per la creazione delle istituzioni nazionali indipendenti per i diritti umani e l’ambigua introduzione del reato di tortura nel codice penale</strong>» è il titolo dell’Introduzione dell’Annuario 2017.</p>
<p>L’Agenda italiana dei diritti umani 2017, si propone come uno strumento aggiornato di orientamento per rafforzare sul piano normativo, infrastrutturale e delle policies il sistema nazionale di promozione e protezione dei diritti umani.</p>
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<div class="contenuto">
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<ul class="children">
<li><a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/it/attivita/Sommario/1142?utm_source=rss&utm_medium=rss"> Sommario </a>
<div class="anticipazione"></div>
<div class="anticipazione"></div>
<div class="anticipazione"><span style="color: #ff0000;">Ecco per voi il link</span>:  <a href="https://www.bing.com/search?q=annuario+italiano+dei+diritti+umani+2017&amp;form=IE10TR&amp;src=IE10TR&amp;pc=EUPP_MALNJS&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.bing.com/search?q=annuario+italiano+dei+diritti+umani+2017&amp;form=IE10TR&amp;src=IE10TR&amp;pc=EUPP_MALNJS&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></div>
<div class="anticipazione"></div>
</li>
</ul>
</div>
</div>
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		<title>Detenuti scarcerati, ma ancora non pronti per la società.</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Jul 2017 08:05:05 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/th-138.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-9106 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/th-138.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="233" height="168" /><br />
</a></p>
<p>A partire da uno spettacolo teatrale, intitolato <i>La confessione di Agostino</i> di Gianfelice Facchetti, oggi parliano delle “case-lavoro”.</p>
<p>Secondo il codice penale italiano e l&#8217;articolo 216, alcune persone possono essere destinate a una colonia agricola o, appunto, ad una casa-lavoro; queste persone sono delinquenti abituali, professionali o per tendenza, non sottoposte più a misura di sicurezza, commettono un nuovo delitto non colposo, che confermano la loro attitudine a delinquere. Il successivo articolo del Codice, inoltre, dichiara che la durata minima per l&#8217;assegnazione è di un anno che può essere aumentata a 24 mesi per i delinquenti abituali, tre anni per quelli professionali e 4 anni per quelli di tendenza e così via&#8230;</p>
<p>Gli ex detenuti – perchè le persone di cui stiamo parlando hanno già scontato la loro pena per il reato penale commesso – possono essere messi in queste strutture se il giudice di sorveglianza decide che siano ancora pericolose, oppure perchè non hanno una famiglia che possa riaccoglierle o anche perchè non hanno un&#8217;occupazione. Spesso, come sappiamo, si crea un circolo vizioso perchè chi non ha un lavoro è considerato pericoloso, e chi è pericoloso non trova lavoro&#8230;</p>
<p>Il senatore Luigi Manconi, Presidente della Commissione per i diritti umani, ha dichiarato che le case-lavoro sono un&#8217;altra stortura del nostro Sistema perchè si tratta di “una pena accessoria micidiale che tende a riprodursi all&#8217;infinito”, micidiale perchè limita o annulla del tutto le probabilità di riabilitazione degli ex detenuti, non a caso è una norma ereditata dal Codice Rocco di epoca fascista.</p>
<p>Queste cosiddette case-lavoro non sono altro che strutture in cui vengono parcheggiate le persone per paura che possano fare ancora danni alla comunità, condannandole ad una sorta di ergastolo bianco. Edifici che raccolgono (non ospitano) individui poveri, malati, scartati dal resto della società civile.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/th-139.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9107" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/th-139.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="159" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La storia emblematica raccontata nella pièce di Facchetti è la storia di Agostino, ex poliziotto diventato rapinatore per pagarsi il vizio del gioco. Dopo aver pagato il proprio debito con la giustizia, è entrato in una casa-lavoro, ma in effetti ha lavorato ben poco; ha ricevuto un sussidio di 27 euro al mese, tanta noia, tanto nulla, circondato da guardie e sbarre perchè, sì, queste strutture assomigliano molto alle prigioni.</p>
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		<title>Introduzione del reato di tortura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Oct 2016 07:12:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Anche Associazione per i Diritti umani aderisce alla campagna per l&#8217;introduzione del reato di tortura, campagna avviata da associazione Antigone. Ecco l&#8217;aggiornamento: Tortura, subito la legge. Dichiarazione Patrizio Gonnella, Presidente di Antigone “L’Italia è&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Anche <strong><em>Associazione per i Diritti umani</em></strong> aderisce alla campagna per l&#8217;introduzione del reato di tortura, campagna avviata da associazione Antigone.</p>
<p>Ecco l&#8217;aggiornamento:</p>
<p><strong>Tortura, subito la legge. Dichiarazione Patrizio Gonnella, Presidente di Antigone</strong></p>
<p>“L’Italia è in ritardo di ben venticinque anni rispetto agli obblighi che ha assunto con le Nazioni Unite. Quasi tutte le democrazie si sono adeguate, l’Italia no. L’Italia non ha ancora il delitto di tortura nel codice penale. Tutto ciò ci pone ai margini della comunità internazionale. In autunno saremo giudicati dal Consiglio dei Diritti Umani dell’Onu e questo sarà un tema decisivo.</p>
<p>Sulla piattaforma change.org abbiamo raccolta in meno di una settimana oltre 10 mila firme a sostegno della legge che proibisca la tortura. L’appello è stato firmato da scrittori (Camilleri, De Luca, Carlotto), da intellettuali (Eligio Resta, Luigi Ferrajoli), da politici con proprie testimonianze video (Gennaro Migliore di Sel, Laura Coccia del Pd, Federica Daga del M5S).</p>
<p>Il testo, approvato al Senato, ora pende alla Camera. Non è il migliore dei testi possibili. Il delitto è considerato quale un delitto generico. Speriamo comunque venga approvato subito e senza ulteriori sbandamenti o annacquamenti. Per troppo tempo vi è stata l’opposizione da parte delle forze di Polizia le quali non capiscono che la proibizione della tortura è anche una forma di tutela del lavoro delle tante persone che svolgono legalmente le funzioni di polizia”</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/AntigoneChiamiamolaTorturaBanner-2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7253" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/AntigoneChiamiamolaTorturaBanner-2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="antigonechiamiamolatorturabanner-2" width="300" height="300" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/AntigoneChiamiamolaTorturaBanner-2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/AntigoneChiamiamolaTorturaBanner-2-150x150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/AntigoneChiamiamolaTorturaBanner-2-160x160.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/AntigoneChiamiamolaTorturaBanner-2-320x320.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Diecimila firme in pochi giorni. È questo lo straordinario risultato raggiunto dalla petizione che, indirizzata ai capogruppo parlamentari e alla presidente della Commissione Giustizia della Camera, chiedeva l&#8217;inserimento del reato di tortura nel codice penale.</p>
<p>Da oltre 25 anni l&#8217;Italia aspetta di adeguarsi a tutti i paesi democratici, mantenendo fede ad un impegno assunto con le Nazioni Unite che, con il Consiglio d&#8217;Europa, ritengono la tortura un crimine contro l’umanità. I prossimi mesi saranno cruciali proprio per il nostro paese. La Corte Europea dei Diritti Umani deciderà infatti se condannarci per la condizione di disumanità a cui sono sottoposti i detenuti in Italia mentre, le stesse Nazioni Unite, valuteranno la tenuta dei diritti umani nel nostro paese. Non indifferente sarà la questione della mancanza del delitto di tortura nel nostro ordinamento. Siamo tra i pochissimi nella Ue.</p>
<p>10 mila cittadini che si aggiungono a firme importanti tra le quali quelle di: Andrea Camilleri, Massimo Carlotto, Ascanio Celestini, Cristina Comencini, Erri De Luca, Luigi Ferrajoli, Davide Ferrario, Elena Paciotti, Mauro Palma, Stefano Rodotà, Rossana Rossanda, Ettore Scola, Daniele Vicari, Vladimiro Zagrebelsky, Don Luigi Ciotti, Franco Corleone, Cecilia Strada, Paolo Flores D’Arcais.</p>
<p>Lo scorso mese di febbraio il Senato ha approvato una proposta di legge contro la tortura. Un passo in avanti, anche se non la migliore delle leggi possibili. Ad esempio il reato non è considerato come un reato specifico che può essere commesso solo da un pubblico ufficiale. E’ invece qualificato come un delitto generico che chiunque può commettere.</p>
<p>E&#8217; importante ora che la discussione della legge sia immediatamente calendarizzata anche alla Camera dei Deputati. E così la pensano anche le migliaia di persone che hanno firmato la nostra petizione su www.change.org.?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>
<p>Nel frattempo, essendo l&#8217;obiettivo ultimo di 10.000 firme stato raggiunto e superato in così poco tempo, abbiamo deciso di lasciare aperta la petizione, dando la possibilità a chi non lo avesse fatto di firmare a favore dell&#8217;introduzione del reato di tortura.</p>
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		<title>Dico NO alla tortura!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Jun 2016 07:34:00 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/th-64.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6203" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-6203 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/th-64.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th (64)" width="233" height="211" /><br />
</a></p>
<p align="JUSTIFY">di Giulia Carlini</p>
<p align="JUSTIFY">Il 26 giugno, giornata internazionale contro la tortura, riporta sotto i riflettori un acceso dibattito nazionale ed internazionale purtroppo ampiamente marginalizzato. La tortura è infatti una pratica che nell&#8217;immaginario comune viene relegata in epoche o conflitti che sentiamo lontani da noi nel tempo e nello spazio. Ma è davvero così?</p>
<p align="JUSTIFY">La tortura rimane largamente diffusa in tutto il mondo, tanto che solo tra il 2009 e il 2014 Amnesty International ha denunciato casi di tortura o maltrattamenti in 141 paesi e, secondo le sue ricerche, a partire dal 2013 sono stati utilizzati almeno 27 metodi di tortura, dai pestaggi alle finte esecuzioni, dalle bruciature con sigarette allo stupro.</p>
<p align="JUSTIFY">Anche l&#8217;Italia negli ultimi 15 anni ha visto un succedersi di brutali episodi di violenza da parte delle forze di polizia: i casi Aldovrandi, Bianzino, Uva, Bonsu e Cucchi, per non parlare dei fatti della Diaz, ci riportano freddamente alla realtà.</p>
<p align="JUSTIFY">Alla luce di ciò, è sconvolgente il fatto che nel nostro paese il reato di tortura non sia ancora stato inserito all&#8217;interno del codice penale, nonostante l&#8217;Italia abbia sottoscritto già nel 1988 la Convenzione dell&#8217;ONU contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti (non ancora applicabile alla legislazione nazionale a causa della mancata ratifica), e nonostante l&#8217;articolo 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo vieti esplicitamente la pratica della tortura.</p>
<p align="JUSTIFY">Nel 2010 una raccomandazione del Consiglio dei Diritti Umani dell&#8217;ONU invitava l&#8217;Italia ad inserire una definizione esplicita di tortura nel codice penale, ma l&#8217;idea è stata al tempo fermamente respinta in patria. Soltanto nell&#8217;aprile 2015 la Camera dei Deputati ha approvato un decreto legge che introdurrebbe il reato di tortura nel codice penale, ma è a tutt&#8217;oggi ancora in esame al Senato.</p>
<p align="JUSTIFY">Tra il silenzio dei media e la lentezza degli iter legislativi, c&#8217;è chi lotta senza sosta per l&#8217;introduzione del reato di tortura nel nostro paese. Prima fra tutti Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, ucciso in carcere nel 2009. Il 23 giugno Ilaria ha consegnato al ministro della Giustizia Orlando oltre 223 mila firme raccolte con la sua petizione “Contro ogni tortura: l’Italia approvi la legge entro il 2016” su Change.org. “Mio fratello Stefano è diventato un simbolo con quello che ha subito” racconta Ilaria, “ho portato al ministro la voce di tutti coloro che vogliono ancora credere nelle istituzioni”.</p>
<p align="JUSTIFY">La campagna “Stop alla tortura” promossa da Amnesty International, portando avanti un lavoro iniziato negli anni Settanta che ha contribuito alla creazione di una Convenzione specifica in seno all&#8217;ONU, denuncia i governi di tutto il mondo che “spesso hanno vietato la tortura per legge ma l&#8217;hanno permessa nella pratica” colpendo nelle carceri e nelle stanze degli interrogatori “presunti criminali comuni, persone sospettate di costituire una minaccia alla sicurezza nazionale, dissidenti, rivali politici, per estorcere loro confessioni, per punirli, intimorirli, per privarli della loro dignità”.</p>
<p align="JUSTIFY">Dopo ciò che è accaduto al giovane ricercatore Giulio Regeni in Egitto, forse anche l&#8217;opinione pubblica italiana ha aperto gli occhi sulla disumana brutalità che troppi esseri umani sono costretti a subire regolarmente. I tempi sono maturi per un cambiamento e le famiglie Regeni e Cucchi lo sanno bene: “Continuate a condividere la nostra battaglia, dobbiamo essere sempre di più a farci sentire” esorta Ilaria, “questo è solo l&#8217;inizio”.</p>
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		<title>Oltre i tre metri quadri: il nuovo rapporto di Antigone relativo alle carceri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2015 03:44:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Colpisce subito un numero: il 100,8%, che si riferisce al tasso di affollamento delle carceri italiane. Si tratta di uno dei tanti numeri che fanno parte delle ricerche svolte per l&#8217;annuale rapporto di&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/03/rapporto_antigone-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/03/rapporto_antigone-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="148" width="400" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Colpisce<br />
subito un numero: il 100,8%, che si riferisce al tasso di<br />
affollamento delle carceri italiane.  Si tratta di uno dei tanti<br />
numeri che fanno parte delle ricerche svolte per l&#8217;annuale rapporto<br />
di Antigone sullo stato degli istituti di pena, quest&#8217;anno intitolato<br />
&#8220;Oltre i tre metri quadri&#8221;.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Nel<br />
testo si legge che i detenuti presenti al 28 febbraio 2015 erano<br />
53.982, di cui il 32% stranieri. Al 31 dicembre 2013 erano invece<br />
62.536. Ad oggi sono dunque 8.554 in meno rispetto a fine 2013.<br />
Antigone sottolinea che questo cambiamento &#8220;non è tuttavia<br />
servito a risolvere completamente il problema del sovraffollamento: i<br />
posti regolamentari in tutte le carceri del Paese sono infatti 49.943<br />
secondo il Dipartimento dell&#8217;amministrazione penitenziaria (Dap). &#8220;Se<br />
si tiene conto delle detenzioni transitorie &#8211; si legge nel documento<br />
&#8211; il tasso di sovraffollamento potrebbe salire al 118%&#8221;. Sono<br />
poi circa 4.200 i posti inutilizzabili per manutenzione. I reati<br />
L’Italia è tra i Paesi più sicuri al mondo con un tasso di 0,9<br />
omicidi ogni 100mila abitanti, addirittura al di sotto della media<br />
Ue.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Dall&#8217;inizio<br />
dell&#8217;anno sono stati regitrati 9 suicidi e 44 i detenuti si sono<br />
tolti la vita nel corso del 2014. Numeri, superiori alla media<br />
europea. Nelle nostre carceri sono inoltre detenuti 14 combattenti<br />
jihadisti.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
rapporto parla anche dei  braccialetti elettronici:  sono duemila<br />
circa quelli in uso oggi e il loro noleggio costa 2,4 milioni di<br />
euro.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
ricerca ha riguardato anche il 41 bis, il carcere duro che viene<br />
commentato con i seguenti dati: &#8220;Nelle carceri italiane, il<br />
numero complessivo di detenuto sottoposti al regime duro del 41 bis è<br />
pari a 725 e, secondo quanto dichiarato dall&#8217;amministrazione<br />
penitenziaria, sarebbero 14 i detenuti accusati o condannati per<br />
terrorismo internazionale jihadista&#8221;.
</div>
<p>Giovanni Torrente, di Antigone, ha così risposto alle nostre domande:</p>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Come<br />
avete condotto l&#8217;indagine e quali i risultati significativi che<br />
emergono per quanto riguarda il sovraffollamento?</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
L’osservatorio<br />
di Antigone opera attraverso diversi strumenti, fra i quali uno dei<br />
più importanti è la visita all’interno degli istituti<br />
penitenziari. Antigone dispone infatti di un’autorizzazione<br />
ministeriale in base alla quale i suoi osservatori hanno la<br />
possibilità di visitare le carceri italiane e, attraverso una<br />
griglia di raccolta dati, verificarne le maggiori criticità.</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Accanto<br />
a tale strumento, gli osservatori si avvalgono di informazioni<br />
raccolte tramite testimoni privilegiati, cronache giornalistiche e<br />
confronti con operatori del settore.</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Tale<br />
attività quest’anno ha osservato la quotidianità detentiva a<br />
seguito dei provvvedimenti emanati per incidere sul sovraffollamento<br />
penitenziario. Il quadro che ne emerge mostra come, a fronte della<br />
diminuzione del numero di detenuti, non sia significativamente mutato<br />
il clima di tensione all’interno degli istituti. Ciò si deve anche<br />
al fatto che i provvedimenti adottati, pur incidendo<br />
significativamente sul numero di persone recluse, non ha invece<br />
toccato la composizione sociale della popolazione detenuta, che<br />
ancora oggi appartiene in larga parte a gruppi sociali fortemente<br />
marginali.</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Un tema<br />
a noi caro: cosa scrive Patrizio Gonnella a proposito degli stranieri<br />
detenuti? E della possibilità, per loro, di professare la religione?</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Chiaramente<br />
l’esercizio della propria religione costituisce un problema. Ciò<br />
si deve sia alla mancanza di spazi, sia alle limitate possibilità di<br />
accesso per i ministri del culto di alcune religioni – soprattutto<br />
islamica – sia infine per i pregiudizi culturali che ancora oggi<br />
accompagnano molti operatori della giustizia penale.</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Nel<br />
report sono inserite infografiche che permettono di fare un confronto<br />
con la situazione carcaeraria di due anni fa: c&#8217;è stato un<br />
miglioramento? In che modo si dovrebbe intervenire per garantire i<br />
diritti di base ai detenuti?</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Come<br />
dicevo, un miglioramento chiaramente c’è stato. Tuttavia non è<br />
riuscito ad incidere su quei fattori che ancora oggi incidono<br />
pesantemente sulla dignità della pena: dalla fatiscenza dei luoghi<br />
alla inadeguatezza del carcere nell’affrontare le situazioni di<br />
disagio in cui versano molti condannati (tossicodipendenza, malattia<br />
mentale, percorsi migratori irregolari ecc.).
</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Gli<br />
interventi necessari sarebbero naturalmente numerosi. La madre di<br />
tutte le riforme dovrebbe essere l’approvazione di un nuovo codice<br />
penale attraverso l’introduzione di un sistema di diritto penale<br />
minimo consono ai principi del garantismo penale. Ciò si<br />
tradurrebbe, tra l’altro, in una differenziazione delle pene, con<br />
la perdita della centralità del carcere a favore di altri strumenti<br />
puntivi (risarcitori, riparativi, interdittivi ecc.) A ciò si<br />
potrebbe accompagnare una riforma dell’ordinamento penitenziario in<br />
senso più favorevole alla tutela dei diritti fondamentali del<br />
condannato e che limiti i meccanismi più infantilizzanti delle<br />
procedure penitenziarie. Infine, occorrerebbe intervenire anche a<br />
livello organizzativo e strutturale. Il luogo di espiazione della<br />
pena dovrebbe infatti mutare radicalmente nelle sue pratiche e nei<br />
suoi luoghi, in modo da divenire qualcosa che ricordi sempre meno la<br />
prigione così come oggi noi la conosciamo.</div>
<p></p>
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</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Cosa<br />
recita l&#8217;Art. 35 e qual è il bilancio a sei mesi dalla sua entrata<br />
in vigore?</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
biliancio, allo stato attuale, è purtroppo piuttosto deludente. Come<br />
noto, la norma prevede un rimedio risarcitorio per quei detenuti che<br />
siano stati reclusi in condizioni ritenute dalla CEDU come inumane e<br />
degradanti. Tale rimedio si concretizza in un risarcimento pecuniario<br />
di 8 Euro per ogni giorno di detenzione in condizioni inumane e<br />
degradanti per quei detenuti che attualmente sono in libertà, e di<br />
uno sconto di pena di 1 giorno ogni 10 trascorsi nelle medesime<br />
condizioni per chi attualmente è ancora detenuto. Purtroppo tali<br />
rimedi si stanno attualmente scontrando con una giurisprudenza della<br />
magistratura di sorveglianza (che è l’organo preposto a<br />
riconoscere i risarcimenti) piuttosto altalenante e in alcuni casi<br />
eccessivamente restrittiva. Ne deriva quindi, in diverse situazioni,<br />
una scarsa effettività della norma nel porre rimedio alle violazioni<br />
commesse.<i> </i></div>
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<em></em>&nbsp;</div>
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