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	<title>Confindustria Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Il sentiero, tortuoso, per giungere alla “regolarizzazione”: posizioni a confronto</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Jun 2020 08:13:11 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Nicola Pasini, Responsabile Settore Salute e welfare e Marta Regalia, Ricercatrice Settore Salute e welfare Fondazione ISMU (da www.ismu.org)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p></p>



<p>Fin dalla nascita del governo Conte II, il tema delle regolarizzazioni dei migranti irregolari e la necessità di superamento del sistema dei flussi rientra nell’agenda politica in quanto viene da più parti riconosciuto che le politiche sin lì attuate hanno sostanzialmente prodotto più di mezzo milione di irregolari, avendo precluso qualsiasi possibilità di regolarizzazione.</p>



<p>La prima reale occasione per trasformare il dibattito interno alle forze di governo in una proposta concreta arriva però solo con la legge di bilancio del 2020. La senatrice&nbsp;<em>Emma Bonino</em>&nbsp;di +Europa presenta infatti in Commissione Bilancio un emendamento per l’emersione degli irregolari che lavorano in Italia in linea con la legge di iniziativa popolare “Ero straniero” (<a href="http://documenti.camera.it/leg18/pdl/pdf/leg.18.pdl.camera.13.18PDL0001160.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://documenti.camera.it/leg18/pdl/pdf/leg.18.pdl.camera.13.18PDL0001160.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>) mirante a sanare le posizioni dei cittadini stranieri irregolari con un lavoro o legami stabili in Italia.</p>



<p>I tempi però non sono maturi. Sebbene da più parti si faccia presente come la regolarizzazione possa portare benefici immediati – ad esempio, fino a un miliardo di euro oltre a sostenere il bilancio dell’INPS – l’emendamento viene bocciato in Commissione e non farà parte della legge di bilancio.</p>



<p>Durante i primi mesi del 2020 il dibattito continua sottotraccia con le forze di governo divise sul tema e incapaci di elaborare una soluzione comune e condivisa. Dalla fine di febbraio diviene però sempre più importante nell’agenda di policy, fino a divenire preponderante e a coprire interamente l’agenda sanitaria, economica e politica, l’epidemia di COVID-19. Il governo e in particolare il Presidente del Consiglio&nbsp;<em>Giuseppe Conte</em>&nbsp;sono sempre più al centro dell’iniziativa politica acquisendo un notevole potere decisionale declinato in vari decreti.</p>



<p>In questo contesto, sul versante economico si fa sempre più chiara la voce di chi chiede una qualche forma di regolarizzazione, anche parziale e provvisoria, per permettere ai braccianti di raccogliere, almeno in parte, la produzione del settore agro-alimentare in gravissima difficoltà con l’avvicinarsi della stagione dei raccolti.</p>



<p>A partire dal mese di aprile inizia la ‘battaglia’ vera e propria sulla sanatoria. Italia Viva, con la Ministra delle politiche agricole alimentari e forestali&nbsp;<em>Teresa Bellanova</em>, dà il via ad un serrato pressing sul governo per far inserire la regolarizzazione all’interno del cosiddetto “Decreto aprile”, vero e proprio campo di battaglia tra le forze della maggioranza, in lotta per come spendere i 55 miliardi di euro che il governo ha deciso di stanziare.</p>



<p>Il decreto, che avrebbe dovuto essere presentato entro il mese di aprile, è man mano slittato per arrivare fino a metà maggio senza vedere ancora la luce anche a causa dei dissidi interni alla maggioranza. La ministra Bellanova ha più volte chiarito la posizione di Italia Viva adombrando sia le proprie dimissioni se la sanatoria non dovesse rientrare nel decreto, nel frattempo denominato “Decreto maggio”, sia una eventuale fuoriuscita di Italia Viva dalla maggioranza di governo.</p>



<p>La contrapposizione è soprattutto con il Movimento 5 Stelle, il cui reggente&nbsp;<em>Vito Crimi</em>&nbsp;ha spesso ribadito che il Movimento è contrario ad una regolarizzazione generalizzata. Tuttavia, le posizioni all’interno del Movimento 5 stelle sono plurali. A partire dalla Ministra del lavoro e delle politiche sociali&nbsp;<em>Nunzia Catalfo</em>&nbsp;che si è detta favorevole ad una sanatoria alla quale lavora da tempo con la Bellanova e la Ministra dell’Interno&nbsp;<em>Luciana Lamorgese</em>, anche quest’ultima da sempre favorevole all’emersione del maggior numero di illegali presenti in Italia in un’ottica di controllo del territorio e di sottrazione di manodopera alle mafie. Anche il Presidente dell’INPS&nbsp;<em>Pasquale Tridico</em>&nbsp;si è detto favorevole ad una sanatoria per colf e lavoratori, in considerazione delle ricadute economiche positive che una tale regolarizzazione avrebbe sull’Istituto da lui diretto.</p>



<p>Mentre appare scontato il no deciso di Matteo Salvini e di Giorgia Meloni, nemmeno l’opposizione è completamente contraria ad un provvedimento che regolarizzi gli immigrati clandestini presenti in Italia. Se infatti&nbsp;<em>Licia Ronzulli&nbsp;</em>e<em>&nbsp;Laura Ravetto</em>&nbsp;di Forza Italia si dicono contrarie,&nbsp;<em>Mara Carfagna</em>&nbsp;trova delle similitudini tra un provvedimento che sani le posizioni dei lavoratori già presenti in Italia e le grandi sanatorie che proprio il centrodestra aveva attuato arrivando a legalizzare quasi un milione di lavoratori.</p>



<p>Sul fronte della magistratura, il Procuratore antimafia&nbsp;<em>Federico Cafiero De Raho</em>&nbsp;ha ribadito come la regolarizzazione significhi colpire le mafie e diminuirne il potere sul territorio. Infine, il&nbsp;<em>Santo Padre</em>&nbsp;si è più volte pronunciato a favore di una sanatoria nel solco di una tradizione culturale cattolica di accoglienza.</p>



<p>Anche la società civile si è mobilitata in favore di una sanatoria. Tra le varie iniziative, degna di nota è l’appello per la regolarizzazione degli immigrati irregolari di tutti i settori lanciato da&nbsp;<em>Leonardo Becchetti</em>, docente di economia dell’università Tor Vergata e firmata da 370 economisti, tra i quali anche&nbsp;<em>Tito Boeri</em>, ex Presidente dell’INPS.</p>



<p>In generale, seppure con dei distinguo, sia il mondo imprenditoriale a partire ovviamente dalla Confagricoltura fino ad arrivare alla Confindustria, sia quello sindacale si dicono favorevoli ad una sanatoria e ad una legge che porti al superamento dei decreti flussi, un sistema troppo complesso e farraginoso per il sistema produttivo che ha bisogno di regole certe e di carichi amministrativi leggeri. In particolare,&nbsp;<em>Massimiliano Giansanti</em>, Presidente di Confagricoltura, si è detto favorevole alle regolarizzazioni sebbene gli imprenditori del settore siano più propensi a lavorare con i braccianti che già lavoravano negli anni passati presso le aziende. Giansanti pone soprattutto l’accento sul problema delle soluzioni abitative per i braccianti coinvolti nei raccolti: stante l’attuale situazione sanitaria che vede la necessità di distanziamento, il governo dovrà trovare soluzioni abitative adatte pena l’impossibilità economica a far fronte ai costi della manodopera. Se non si trovasse una soluzione, i raccolti potrebbero andare distrutti invece che finire sulle tavole degli italiani. Pur apprezzando la proroga fino al 31 Dicembre dei permessi di soggiorno in scadenza,&nbsp;<em>Ettore Prandini</em>, Presidente di Coldiretti, si mostra critico e avanza proposte alternative alla sola sanatoria dei lavoratori irregolari del settore agroalimentare. Secondo Prandini è prioritario favorire il ritorno dei lavoratori provenienti dai paesi dell’est Europa, principalmente Romania e Bulgaria, con il sistema dei cosiddetti corridoi verdi, come già fatto dalla Germania. Un secondo strumento che, sempre secondo Prandini, potrebbe favorire l’impiego di manodopera italiana è una semplificazione dei&nbsp;<em>voucher</em>&nbsp;in uso anche nel settore agricolo (il fenomeno dei lavoratori italiani rimasti senza lavoro a causa del lockdown e che cercano uno sbocco nel settore agroalimentare è tutt’altro che marginale).</p>



<p>Secondo i principali attori del settore sono oltre 20.000 gli italiani che hanno cercato e, in parte, hanno trovato occupazione temporanea nel settore agricolo negli ultimi due mesi.</p>



<p>Dopo settimane di estenuanti trattative per trovare un equilibrio tra le richieste pressanti di Italia Viva e i paletti del Movimento 5 Stelle, tra la proposta di un permesso di soggiorno da uno a 6 mesi e con la platea dei possibili lavoratori da legalizzare che si spostava da un minimo di 200.000 ad un massimo di 600.000, in considerazione anche dell’enorme ritardo accumulato dal decreto “aprile/maggio” a causa della questione regolarizzazioni, nelle ultime ore il Presidente del Consiglio pare aver trovato un punto di accordo che entrerebbe nel decreto legge cosiddetto “Rilancio”. L’intesa sembra essere stata trovata su di un permesso di soggiorno per i lavoratori del settore agro-alimentare, le badanti e le colf con la clausola che non sia prevista nessuna sanatoria penale per i datori di lavoro che, per accedere alle regolarizzazioni, non dovranno essere stati condannati penalmente negli ultimi 5 anni per reati quali il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, lo sfruttamento della prostituzione, il caporalato e altri reati assimilabili.</p>



<p></p>
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		<title>Rilancio della lettera aperta del 21 marzo per bloccare tutte le attività non essenziali</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Mar 2020 08:03:06 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="600" height="300" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/pppppppppppppp-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13778" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/pppppppppppppp-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/pppppppppppppp-1-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure></div>



<p>di Guido Viale (da laudasii.com) </p>



<p><strong><em>Associazione Per i diritti umani</em></strong> ha firmato la lettera che segue.  PER ADESIONI: <a rel="noreferrer noopener" href="mailto:associazionelaudatosii@gmail.com" target="_blank">associazionelaudatosii@gmail.com</a></p>



<p>Sabato 21 marzo abbiamo sottoscritto la lettera aperta lanciata da alcuni membri dell’associazione Laudato sì per dare voce e sostenere la giusta rivendicazione di sospendere l’attività, portata avanti da molti lavoratori – alcuni dei quali già scesi in sciopero &#8211; costretti a lavorare fianco a fianco in aziende e processi produttivi non indispensabili e a ritrovarsi ammassati nei mezzi di trasporto utilizzati per andare e tornare dal lavoro. Questo appello ha riscosso adesioni assai significative: lo riportiamo più sotto con le nuove firme, tra le quali compaiono anche le prime adesioni di rappresentanti sindacali di differenti organizzazioni.</p>



<p>Nel frattempo, anche le confederazioni CGIL, CISL e Uil hanno deciso in modo unitario di chiedere al Governo la chiusura temporanea di&nbsp;<strong>tutte</strong>&nbsp;le lavorazioni non essenziali. Al termine dell’incontro, il Presidente del Consiglio ne annunciava il fermo, ma questa decisione ha incontrato, prima e dopo il suo annuncio, la netta opposizione di Confindustria che, anche con una lettera del suo Presidente, anteponeva la salvaguardia della continuità produttiva a quella della salute dei lavoratori, delle loro famiglie e della collettività tutta. Così il decreto governativo – pubblicato a distanza di un giorno – consente la prosecuzione delle attività nella quasi generalità dei settori, fino ad includervi persino l’industria bellica. Il fatto che l&#8217;industria delle armi continui ad essere promossa e mantenuta in attività è uno scandalo al cospetto degli ammalati e delle vittime, del mondo ospedaliero, delle lavoratrici e dei lavoratori chiamati a rischiare il contagio pur di non fermare la produzione di strumenti di morte.</p>



<p>Non sappiamo attraverso quali meccanismi si sia arrivati a una conclusione che contraddice gli impegni presi con i sindacati (non esistono verbali del confronto), tanto che questi si sono detti pronti a mettere in atto uno sciopero generale; ma tutto il processo decisionale appare viziato da una grave mancanza di trasparenza e da un insufficiente rispetto della salute dei lavoratori e della collettività. Trasparenza e rispetto che dovrebbero accompagnare tutte le procedure attraverso cui il Governo e le sue agenzie decidono i provvedimenti di contenimento della pandemia, che avvengono invece senza il parere di un organismo di controllo tecnico-scientifico indipendente, in presenza di un sistema sanitario spogliato dai successivi tagli subiti negli ultimi decenni, fino a giungere all’attuale mancanza di ogni possibilità di dotarsi per tempo degli indispensabili presidi a tutela della salute pubblica.&nbsp;</p>



<p>Contro le “maglie” decisamente troppo larghe del decreto governativo, gli scioperi in fabbriche e aziende si sono moltiplicati per iniziativa diretta delle lavoratrici e dei lavoratori con i loro rappresentanti. Esprimiamo loro la nostra solidarietà e diamo sostegno alla loro rivendicazione di avere voce in capitolo nel decidere che cosa è essenziale e che cosa no delle produzioni e delle attività in cui sono impegnati in ogni azienda. Auspichiamo che questa iniziativa sia la premessa perché sin da ora l’economia possa imboccare un percorso radicalmente diverso da quello che ci ha condotto all’attuale catastrofe, grazie a una riconquistata capacità dei lavoratori di far valere le loro ragioni insieme a quelle della collettività, sia nelle aziende che nella società. La ricomposta unità nella lotta per la sicurezza e la salute &#8211; dai rider senza tutele ai nuclei più organizzati di metalmeccanici, chimici e tessili – lascia sperare in un fronte attorno cui possa crescere la presa di coscienza di tanti movimenti, associazioni e corpi sociali alla ricerca un diverso rapporto con la natura anche per contrastare il cambiamento climatico e promuovere una vera riconversione ecologica.&nbsp;</p>



<p><strong>LETTERA APERTA</strong></p>



<p>21 marzo 2020</p>



<p>BLOCCARE TUTTE LE ATTIVITA’ NON ESSENZIALI &#8211; DALLA LOMBARDIA UNA RICHIESTA PER TUTTA L’ITALIA. ORA.</p>



<p>La situazione drammatica che vive in questo momento la Lombardia non consente ulteriori rinvii rispetto all’assunzione di provvedimenti che si pongano l’obiettivo di contrastare in ogni modo la pandemia del Covid-19.&nbsp;</p>



<p>In Lombardia si concentrano quasi la metà dei casi registrati di Covid-19 &#8211; ventimila persone al 19 marzo &#8211; e quasi i due terzi delle persone decedute, rispetto all’insieme del paese.&nbsp;</p>



<p>Numeri che vengono considerati pesantemente sottostimati, in particolare nelle province più colpite, per le tantissime persone anziane che muoiono in casa o nelle residenze assistite senza che venga eseguito il tampone.&nbsp;</p>



<p>Sono colpiti gravissimamente medici, infermieri, operatori sanitari, molti ospedali non sono ormai più in grado di assicurare posti letto e risposte adeguate. Sono strazianti le scene che abbiamo visto in questi giorni. &nbsp;</p>



<p>Si è scritto che il 40% dei lombardi non rispetta l’obbligo di restare a casa. Chiediamoci il perché. In tutta la Lombardia – comprese le province maggiormente toccate dall’epidemia, e l’area metropolitana di Milano – centinaia di migliaia di persone sono costrette a spostarsi ogni giorno usando treni, autobus e metro per paura di perdere il lavoro, a causa di imprenditori sordi alla necessità di chiudere produzioni non essenziali. &nbsp;</p>



<p>Non è possibile rispettare le norme di sicurezza negli spostamenti, né è possibile verificare il rispetto del “distanziamento sociale” nelle tante realtà produttive della regione, specie in quelle piccole e piccolissime, dove i lavoratori operano gomito a gomito nelle fabbriche e negli uffici.&nbsp;</p>



<p>Cosa può pensare un lavoratore costretto a rischiare il contagio pur di non perdere il lavoro, vedendo la scritta luminosa “State a casa” sul palazzo della Regione Lombardia?&nbsp;</p>



<p>Non è accettabile che il profitto degli imprenditori abbia la meglio sulla salute dei lavoratori e sulla sicurezza sanitaria della collettività.&nbsp;</p>



<p>Di fronte alla morte di un terzo delle vittime registrate ora in Italia, nella provincia cinese dello Hubei è stata presa la decisione di<strong>&nbsp;</strong>chiudere tutte le fabbriche, insieme agli uffici pubblici e privati<strong>.&nbsp;</strong>È inaccettabile che una retorica della “produttività lombarda” divenga il veicolo del virus.&nbsp;</p>



<p>Chiediamo alle istituzioni centrali e locali di tutelare la sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici delle industrie e dell’indotto, imponendo immediatamente la chiusura di tutte le attività non considerate rigorosamente necessarie, e garantendo la distribuzione dei dispositivi di protezione individuale a chi, per il bene della collettività, è chiamato a continuare le produzioni ritenute indispensabili. ORA. </p>



<p>

PER ADESIONI:&nbsp;<a href="mailto:associazionelaudatosii@gmail.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">associazionelaudatosii@gmail.com</a></p>
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