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	<title>conflitto Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>“Io arrivo dall’inferno”. La guerra in Ucraina raccontata da Yuri Previtali</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 08:52:45 +0000</pubDate>
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<p>di Camilla Mercadante</p>



<p>Yuri Previtali è nato il 13 agosto 1995 in provincia di Bergamo.<br>Prima di partire per l’Ucraina faceva l’autotrasportatore. Oggi è un volontario combattente italiano e vive la guerra non solo al fronte,<br>ma anche dalla finestra di casa sua, a Kyiv.<br>Nella notte tra l’1 e il 2 luglio mi ha mandato un audio. «Buongiorno Cami, qua è stata una nottataccia a Kyiv». Ha parlato delle bombe,<br>di un palazzo colpito, di 20 civili mortə. In quel momento il bilancio era ancora provvisorio. Nelle ore successive, secondo le<br>ricostruzioni delle principali agenzie internazionali, l’attacco si è rivelato uno dei più letali subiti dalla capitale sin dall’inizio dell’anno:<br>la Russia ha lanciato 74 missili e 496 droni contro l’Ucraina, con Kyiv indicata come obiettivo principale. Il conteggio è salito ad<br>almeno 30 mortə e oltre 90 feritə; circa 130 edifici sono stati danneggiati, tra cui abitazioni, strutture mediche e un magazzino<br>della Croce Rossa. Poco dopo gli ho chiesto se stesse bene. Ha risposto che stavano bene lui, sua moglie e il bambino. «Per<br>fortuna», ha esclamato, ma ha aggiunto che un missile è caduto non molto lontano da casa loro.<br>Pochi giorni dopo, nella notte tra il 5 e il 6 luglio, Kyiv è stata ancora<br>colpita. In un video girato dalla finestra della sua dimora si vedono il buio e un lampo improvviso; poi si sentono le sirene e il rumore<br>delle esplosioni. La voce di Yuri è esasperata: «Porca puttana, di nuovo. Tutti i fottuti giorni. […] Hanno scatenato la guerra di nuovo<br>su Kyiv». I dati diffusi confermano che quel nuovo attacco ha provocato decine di mortə e feritə tra la città e la regione. Le<br>autorità ucraine hanno segnalato anche l’impiego dei missili balistici, difficili da intercettare senza sistemi di difesa aerea<br>adeguati.</p>



<p>Le cifre servono a comprendere la dimensione di ciò che accade, ma possono anche creare distanza: droni, missili, mortə, feritə,<br>edifici distrutti. Quando ascolto la voce di Yuri, quell’ordine si rompe. La guerra non è più soltanto una successione di numeri: è<br>una notte che entra nel sonno e dentro casa, fino a rendere impossibile sentirsi al sicuro. In un altro audio, con le sirene in<br>sottofondo, Yuri lo domanda quasi con rabbia: «Come cazzo si fa a dormire così?».<br>Fino a quattro anni fa Yuri si definiva una persona ordinaria. «Una persona ordinaria con una vita ordinaria», dice. È cresciuto in un<br>paese in provincia di Bergamo, dove il lavoro è una forma dieducazione. «Tutto ciò che si ottiene lo si suda con il lavoro», racconta. A 18 anni aveva già il primo contratto in un’officina meccanica, poi ha studiato per prendere la patente del camion e, a<br>23 anni, è salito su un mezzo pesante. Prima della guerra viveva da solo, in un bilocale in affitto, e lavorava come autista e<br>autotrasportatore. Nel fine settimana faceva anche il boscaiolo per guadagnare qualcosa in più. «Nella Bergamasca il lavoro fa parte<br>della nostra identità».<br>La sua storia, dunque, non nasce all’interno di un immaginario militare. Quando oggi viene presentato come un volontario italiano<br>in Ucraina, non rifiuta quella definizione. Anzi, la precisa: «Volontario combattente italiano». Ma prima di partire non aveva<br>mai avuto nulla a che fare con l’esercito. «Non sapevo nulla di armi o di combattimento», ammette.<br>La decisione è cominciata a maturare nell’agosto del 2022. Prima ancora del fronte, ci sono stati tre nomi diventati una soglia morale:<br>Irpin, Bucha, Mariupol. Nella nostra intervista, Yuri li cita senza la necessità di aggiungere molto. Sono luoghi che, nella memoria<br>della guerra, hanno smesso di essere solo città e sono diventati simboli della violenza contro lə civili.<br>A Irpin, il 6 marzo 2022, Human Rights Watch documentò il bombardamento ripetuto di un incrocio utilizzato dallə civili in fuga verso Kyiv: almeno otto persone furono uccise, tra cui due bambinə. L’organizzazione descrisse l’attacco probabilmente<br>illegale, indiscriminato e sproporzionato. A Bucha, dopo il ritiro delle forze russe tra la fine di marzo e l’inizio dell’aprile 2022, furono<br>trovati corpi di civili nelle strade, nelle case e nei luoghi di detenzione. Human Rights Watch registrò esecuzioni sommarie, uccisioni illegali, sparizioni forzate e torture durante l’occupazione russa. Mariupol, invece, assediata per settimane, si è trasformata in una delle memorie più devastanti dell’invasione: il 16 marzo 2022 il teatro drammatico della città, dove si erano rifugiatə centinaia di civili, fu distrutto da un attacco aereo russo. All’esterno era stata scritta la parola “children”, visibile dall’alto. Un’inchiesta di Associated Press ha stimato circa 600 mortə dentro e intorno all’edificio. Fu dopo queste immagini che Yuri non poté più restare fermo a guardare. «Ho visto un popolo in difficoltà, aggredito militarmente da uno Stato dieci volte più grande, a due passi dall’Italia e al confine europeo».<br>Il 28 febbraio 2023, infatti, attraversò il confine di Medyka, dalla Polonia verso l’Ucraina. Era su un FlixBus. Con lui viaggiavano donne, bambinə e anzianə. Al confine osservò alcuni militari ucraini uscire dal Paese, forse diretti all’estero per l’addestramento.<br>Arrivato a Leopoli, sentì per la prima volta la sirena antiaerea.<br>«Avevo i brividi», ricorda. «È difficile da spiegare quello che provavo. Non ci sono parole per definirlo. Sapevo che io dovevo<br>essere lì». Lo aveva detto soltanto al fratello e a pochə amichə, ma nessuno lo aveva preso sul serio. Addirittura, il fratello minore lo<br>accompagnò alla stazione pensando che Yuri stesse partendo per un viaggio in Europa, non per una guerra.<br>Quando ripercorre la sua scelta, utilizza spesso la parola “Europa”.<br>In alcune interviste si è definito un “partigiano europeo”,, gli chiedo che cosa significhi per lui questo termine. Risponde che, prima<br>ancora di essere italiano, si sente europeo: «Per me è normale chiamare un rumeno o un finlandese “fratello”. Nella mia visione siamo una grande famiglia con storia, cultura e identità molto simili tra loro».<br>L’Ucraina, a detta sua, non è un luogo remoto: è un Paese in cui c’è una guerra fuori dalla porta di casa nostra. Paragona il conflitto, sul<br>piano materiale, più alla Prima Guerra Mondiale che alla Seconda: trincee, artiglieria, distruzione. Tuttavia, quando pensa a Vladimir<br>Putin, il suo giudizio è politico e morale: lo delinea come «un dittatore vero e proprio». E afferma: «Mi dà fastidio che vieta i diritti<br>alle persone e la libertà: la cosa più preziosa che abbiamo e che appartiene a ognuno di noi».<br>Alla domanda sullə cittadinə russə contrariə alla guerra, non nega la loro esistenza. «Certo che ci sono», dice. «Ma non possono<br>manifestare la loro contrarietà, altrimenti finiscono in prigione. C’è un regime di paura».<br>Chi parte come volontario per una guerra, a volte, viene guardato con sospetto: idealista, incosciente, fanatico, avventuriero. Yuri non<br>respinge del tutto la parola “idealista”. La considera corretta.<br>«Siamo qui perché abbiamo qualcosa in cui crediamo così tanto da mettere in pericolo la nostra vita». Ma il punto non è la gloria, né il<br>denaro. «È da stupidi rischiare la vita per soldi o per gloria. Lo si fa per qualcosa in cui si crede: difendere il prossimo, gli indifesi<br>oppure non accettare le prepotenze altrui». In seguito chiarisce meglio ciò che intende: se uno Stato più forte può invadere un altro<br>Paese senza conseguenze, si crea un precedente. «Se nessuno reagisce, diamo un precedente e potrebbe essere che in futuro si<br>ripeta la stessa cosa. Se diciamo: io sono più forte di te, faccio quello che mi pare. Non funziona così, bisogna opporsi». Eppure, l’idealismo non protegge dalla morte. Alla domanda se si sia mai sentito impreparato, Yuri distingue. Militarmente dichiara di avere spirito di adattamento e di imparare in fretta. Umanamente, invece, no: «Non ero preparato alla morte. Non si è mai pronti a vederla in<br>faccia e in guerra purtroppo capita troppo spesso».</p>



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<p>Ci sono stati momenti in cui la fede e la sua volontà lo hanno aiutato, ma non addolcisce nulla: «Psicologicamente la guerra ti devasta. Impari a vivere di giorno in giorno e a non pensare al futuro, impari a uccidere per sopravvivere, impari a vivere all’estremo».<br>Gli chiedo, quindi, che cosa si provi davanti alla morte del nemico.<br>La risposta non è quella di chi ha smesso di vedere l’altro come un essere umano. «A me è successo. Sono stato male, dopo pensavo alla persona che era dall’altra parte. Magari aveva famiglia, genitori, figli ed è morto in un campo lontano da loro e a migliaia di chilometri da casa. Però, purtroppo, in quel momento si trattava o di me o di lui». È una delle frasi più dure della sua testimonianza: la<br>consapevolezza della vita dell’altro e, contemporaneamente, la distinzione che per lui resta decisiva tra aggressione e difesa. «Io sto aiutando l’Ucraina a difendersi. Lui è venuto per aggredire, conquistare».<br>La parte più bella di Yuri emerge proprio qui: non nella durezza dello scontro, ma nel fatto che la guerra non riesce a cancellare del<br>tutto il pensiero sull’altro. Nemmeno quando l’altro è il nemico, nemmeno quando la scelta è tra vivere e morire.<br>Gli chiedo quale immagine della guerra gli sia rimasta più impressa.<br>Racconta di un’evacuazione. Le prime informazioni riguardavano due persone di cui non si avevano notizie e un morto. Arrivati a<br>circa un chilometro dalla linea di contatto, lui e i compagni incontrarono i due dispersi e li indirizzarono verso le retrovie.<br>Successivamente trovarono in un bunker un ragazzo tedesco di vent’anni, quello che era stato dato per morto. Era gravemente<br>ferito, ma vivo, e riusciva ancora a parlare. Attesero il momento adatto e lo misero su una barella per evacuarlo. Morì poco dopo,<br> perché le ferite erano troppo gravi. «Non lo auguro a nessuno».<br>Chiede una pausa. Quando torna, quasi mezz’ora dopo, scrive: «Fa male toccare certe storie, come puoi immaginare. Ne parlo già poco<br>di mio, ma li ricordo sempre. Ogni giorno penso a loro».</p>



<p>E il trauma non finisce quando si esce da una trincea o quando si rientra in Italia. Yuri indica il PTSD, il disturbo post-traumatico da stress, come una delle condizioni psichiatriche più comuni tra chi ha vissuto la guerra. Per lui, il problema non è solo riconoscere di stare male, ma trovare strutture disposte ad assistere chi ha combattuto.<br>«Un soldato riconosce il suo dolore e chiede aiuto, ma dall’altra parte devono esserci delle strutture pronte ad aiutarlo». In Ucraina<br>alcune stanno nascendo o sono già operative, ma spesso resta la barriera linguistica per i volontari stranieri. «È impensabile comunicare tramite il traduttore». In Italia, secondo la sua esperienza, manca un percorso dedicato per chi rientra dalla battaglia.<br>L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato che, nei contesti di guerra, circa una persona su cinque sviluppi una<br>condizione di salute mentale. Applicando queste stime all’Ucraina, WHO Europe ha stimato che milioni di persone siano<br>potenzialmente colpite, con una quota significativa di condizioni<br>moderate o gravi. La testimonianza di Yuri, dunque, non è un caso isolato: si inserisce in un’emergenza collettiva, fisica e psicologica,<br>che l’invasione continua ad aggravare.<br>Nel racconto di Yuri la guerra cambia anche forma. Gli attacchi missilistici e quelli con i droni Shahed sulle città ucraine, spiega, ci<br>sono fin dal 2022. Ma al fronte, secondo lui, una svolta è arrivata nell’estate del 2024 con l’utilizzo sempre più ampio degli FPV,<br>piccoli droni pilotati in prima persona, veloci e imprevedibili. «Hanno cambiato totalmente gli schemi di questa guerra». In precedenza,<br>durante gli assalti o le rotazioni (i cambi periodici dei reparti al fronte), la preoccupazione principale era l’artiglieria. Ora i droni<br>colpiscono la fanteria, i veicoli e le posizioni (le aree occupate e difese dalle truppe). «Puoi essere super allenato, ma un drone sarà sempre più veloce di te». Non a caso, le analisi e i reportage dal fronte evidenziano la centralità crescente dei droni nel conflitto: piccoli FPV, sistemi di guerra elettronica, jamming (le interferenze elettroniche usate per disturbare o bloccare i segnali radio), intelligenza artificiale, droni guidati con la fibra ottica. È una corsa continua tra attacco e difesa, tra innovazione e sopravvivenza.<br>L’immagine tradizionale della guerra — i carri, le trincee, l’artiglieria — convive con un conflitto sempre più tecnologico, in cui un drone economico può decidere della vita di unə soldatə, colpire un veicolo, interrompere una rotazione o trasformare un movimento in un rischio mortale.<br>Negli ultimi mesi pure l’Ucraina ha intensificato gli attacchi in profondità contro le infrastrutture russe, soprattutto energetiche,<br>logistiche e militari. Yuri li legge come una risposta strategica e simbolica: far percepire alla Russia la guerra che ha scatenato.<br>Anche qui, però, la guerra apre diversi dilemmi. Le infrastrutture energetiche non sono mai un tema semplice: toccano il piano militare, quello economico, quello civile e quello geopolitico.<br>L’Europa ha ridotto drasticamente la propria dipendenza energetica dalla Russia, ma il distacco non avviene azionando un interruttore:<br>resta una questione estremamente complicata, tra il gas liquefatto, le forniture residue, i prodotti raffinati e i canali indiretti.<br>Quando parla di pace, poi, Yuri non cerca formule rassicuranti.<br>Ricorda che nel 2023, in trincea, parlava con gli altri volontari di quando sarebbe terminata la guerra e di cosa avrebbero fatto dopo.<br>«Siamo nel 2026 e siamo nella stessa situazione di allora».<br>Secondo lui, una pace vera non può coincidere con la resa dell’Ucraina. «Molti invocano la pace e chiedono all’Ucraina di<br>arrendersi, ma non dimentichiamo che se domani la Russia si ritira dall’Ucraina tutto finisce».<br>Intanto, la guerra continua a colpire chi non combatte. Yuri parla dellə ucrainə come di un popolo dotato di una resilienza straordinaria. Ad esempio, dopo un bombardamento ricostruiscono subito gli edifici, e durante gli inverni senza corrente elettrica<br>mandano avanti le attività con i generatori. «Il popolo si è abituato alla guerra, ma allo stesso tempo continua a vivere. Resistiamo, arrenderci non è tra le opzioni. Ne va del futuro del Paese e del suo popolo».<br>E lə bambinə? Sono tra le prime vittime invisibili di questa normalità deformata. Yuri racconta delle notti passate nei sotterranei, nelle<br>metropolitane, nei corridoi di cemento armato. Nelle zone più vicine al fronte, le scuole spesso non funzionano o vengono evitate per<br>proteggere lə minori. «Un bambino nato nel Donbass nel 2013, per esempio, ha conosciuto solo la guerra», dice. Ha cambiato casa,<br>visto le occupazioni, vissuto tra le sirene e la paura. «Sono dei traumi che segnano la crescita di un bambino». Reuters ha<br>documentato il peso di tutto questo sullə bambinə ucrainə: le sirene diventate routine, le lezioni nei rifugi, le famiglie sfollate e lə minori costrettə a crescere in un orizzonte di paura.</p>



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<p><br>Nei primi nove mesi del 2024, secondo i dati, più di 50.000 bambinə hanno cercato un aiuto professionale per problemi di salute<br>mentale, circa tre volte più che nel 2023. The Guardian, citando la Global Coalition to Protect Education from Attack, ha riportato<br>che nel periodo 2024-2025 le aggressioni globali all’istruzione sono aumentati del 40%; l’Ucraina figura tra i casi più gravi, con circa 900 attacchi contro le scuole.<br>La guerra pesa in modo particolare anche sulla disabilità. Yuri si riferisce alle persone disabili, incluse quelle che hanno subito<br>amputazioni a causa del conflitto, sottolineando la fragilità economica e psicologica di chi vive già con una disabilità. In<br>Ucraina esistono diverse categorie di disabilità e forme di sostegno, tra cui l’assistenza sociale, gli aiuti economici e le pensioni<br>d’invalidità. Ma il problema non è solo amministrativo:<br>«Psicologicamente vivere in un Paese in conflitto non aiuta di certo».<br>Già nell’aprile del 2022, il Comitato ONU sui diritti delle persone con disabilità aveva avvertito che circa 2,7 milioni di persone<br>disabili in Ucraina erano a rischio: intrappolate o abbandonate nelle abitazioni, negli istituti e negli orfanotrofi, con difficoltà di accesso a farmaci essenziali, ossigeno, cibo, acqua, servizi igienici, assistenza quotidiana, informazioni d’emergenza e rifugi sicuri. È<br>una vulnerabilità dentro la vulnerabilità, perché la guerra non espone tuttə alle stesse minacce. Chi ha bisogno di supporto, cure,<br>accessibilità, assistenza o comunicazioni chiare rischia di rimanere indietro proprio quando il pericolo corre più veloce.<br>Gli chiedo che cosa stia dimenticando l’Italia. Risponde senza esitazione: «In Italia si dovrebbe parlare di più di quello che succede qui. Più reportage, più informazione. Secondo me non si percepisce totalmente quello che stanno vivendo qui, se ne parla troppo poco e la gente non ha interesse». Poi aggiunge che conosce molte persone impegnate nell’aiuto umanitario, perciò non è un’accusa indistinta. È una richiesta di attenzione.<br>La guerra, racconta, gli ha tolto la serenità e la spensieratezza che aveva in Italia, ma gli ha anche insegnato ad apprezzare ciò che<br>prima dava per scontato: l’acqua in casa, l’elettricità, un tetto sopra la testa, il cibo. «Ho imparato ad apprezzare ogni singolo momento<br>della vita e a essere grato di poter vivere».<br>Nonostante ciò, il ritorno in Italia è uno dei passaggi più difficili che deve affrontare. «Quando torno in Italia, mi sembra che sia un altro mondo. E ci vuole qualche giorno per adattarmi». Gli aerei, gli elicotteri, le persone che fanno progetti per il futuro: tutto gli appare distante. «A dire la verità mi sento molto fuori luogo. Io arrivo dall’inferno e le persone in Italia sembra vivano su un altro pianeta.<br>Ma la vita continua per loro, sono solo io che ho cambiato la mia».<br>È qui che il titolo dell’articolo trova il suo senso pieno. L’inferno non è soltanto il fronte. È anche il ritorno. È rientrare in un Paese in<br>pace e accorgersi che il proprio corpo è tornato a casa, ma una parte della mente è rimasta altrove; è vedere la normalità dellə altrə<br>e non riuscire più ad abitarla nello stesso modo.<br>All’interno di questa frattura, però, c’è anche una storia d’amore.<br>Nel dicembre del 2023 Yuri rilasciò un’intervista a ТСН (Телевізійна служба новин), il notiziario dell’emittente ucraina 1+1. La donna che sarebbe poi diventata sua moglie lo vide in TV e lo cercò sui social network. Iniziarono a scriversi, poi a sentirsi al telefono ogni giorno. Lei lo sostenne anche dal punto di vista pratico, mandandogli al fronte dolci fatti in casa e vari prodotti ucraini.<br>Nel marzo del 2025 lui andò a Vinnytsia e si incontrarono finalmente di persona. Le chiese di sposarlo. L’11 novembre 2025<br>convolarono a nozze a Kyiv. Al matrimonio c’erano italianə, ucrainə, americanə; un volontario finlandese con cui Yuri aveva combattuto<br>gli fece da testimone.<br>Quando gli chiedo se ci sia una persona ucraina che gli abbia cambiato il modo di vedere la guerra, pensa a lei. «Mia moglie mi<br>ha mostrato che c’è molto di più in Ucraina e non solo la guerra e il combattimento. Lei mi parla di futuro, di progetti, di famiglia…<br>mentre io prima di lei pensavo a sopravvivere, non a vivere».<br>È questa la parte più luminosa della sua storia: non il coraggio inteso come assenza di paura, ma la capacità di restare<br>attraversabile dal bene; di continuare a vedere lə civili, lə bambinə, le persone ferite, lə indifesə; di ricordare le morti; di non scambiare<br>la guerra per un’identità, anche dopo averla vissuta così da vicino.<br>Yuri non desidera essere visto come un eroe. Racconta soltanto una scelta personale e le sue conseguenze: il prezzo umano di una<br>guerra che moltə, in Italia, rischiano di percepire come distante. Ma non lo è.<br>Da lontano, la guerra può sembrare una notizia ripetitiva. Per Yuri, invece, è una notte che ricomincia. Ascoltandolo, continuo a farmi<br>una domanda: siamo davvero sicurə che allə soldatə piaccia uccidere? Che lo facciano sempre per vocazione, per gloria o per<br>amore della guerra? Le sue parole non assolvono la violenza e non la rendono giusta. Spiegano, però, che per alcune persone la<br>decisione di combattere nasce dal rifiuto di restare inerme davanti a ciò che ritengono un’ingiustizia.</p>



<p>Poi arrivano le conseguenze: la morte, il trauma, l’impossibilità di tornare davvero alla vita di prima. Nessuna scelta, in guerra, è<br>semplice. Forse non esiste una risposta capace di contenere tutto: la necessità di difendere qualcuno, la responsabilità di togliere una<br>vita, la paura di perdere la propria e ciò che rimane quando le armi tacciono.<br>«Come cazzo si fa a dormire così?», chiede Yuri.<br>Non lo so, Yuri. Non lo so.<br>So, però, che se un giorno potessi intervistarti di nuovo, vorrei farti domande diverse. Vorrei chiederti qual è stata la strada più bella<br>percorsa con il camion, che cosa ti manca delle montagne bergamasche, quale musica ascolti durante i viaggi e dove vorresti<br>andare senza avere una guerra ad aspettarti all’arrivo. Vorrei sentirti raccontare una giornata tranquilla, una di quelle in cui non<br>accade nulla di eccezionale e proprio per questo ogni cosa acquista valore.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2026/07/f4.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="472" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2026/07/f4-472x1024.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18240" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2026/07/f4-472x1024.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 472w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2026/07/f4-138x300.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 138w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2026/07/f4-708x1536.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 708w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2026/07/f4.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 738w" sizes="(max-width: 472px) 100vw, 472px" /></a></figure>



<p><br>Mi piacerebbe che un giorno la guerra fosse solamente un tassello della tua storia. Che qualcuno ti chiedesse chi sei e che tu potessi<br>rispondere parlando di un viaggio, di una montagna, di un progetto ancora da realizzare o di un posto nel quale ti senti a casa.<br>Non so come si faccia a dormire sotto le bombe. Ma spero che arrivino molte notti quiete in cui il buio non faccia più paura e tu<br>possa chiudere gli occhi sapendo che, al risveglio, ti attende semplicemente la tua vita.<br>Io ci sarò sempre.</p>
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		<title>Yurii Sheliazenko: “Bene le proteste, ma tra gli ucraini c’è ancora chi crede nella guerra”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Aug 2025 08:33:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Mauro Carlo Zanella (da pressenza.com) Quest’articolo è disponibile anche in:&#160;Greco A Kiev ho incontrato&#160;Yurii Sheliazenko, obiettore di coscienza quacchero e dirigente del&#160;Movimento Pacifista Ucraino, che avevo conosciuto e&#160;intervistato&#160;durante il mio viaggio in Ucraina nell’agosto&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/campagna-obiezione-guerra-820x461-1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="820" height="461" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/campagna-obiezione-guerra-820x461-1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18124" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/campagna-obiezione-guerra-820x461-1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 820w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/campagna-obiezione-guerra-820x461-1-300x169.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/campagna-obiezione-guerra-820x461-1-768x432.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 820px) 100vw, 820px" /></a></figure>



<p><a href="https://www.pressenza.com/it/author/mauro-zanella/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Mauro Carlo Zanella</a> (da pressenza.com) </p>



<p>Quest’articolo è disponibile anche in:&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/el/2025/08/yuri-seliazenko-oi-diamartyries-einai-thetikes-alla-metaxi-ton-oukranon-yparxei-akoma-ekeinoi-pu-pistevoun-ston-polemo/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Greco</a></p>



<p><em>A Kiev ho incontrato</em>&nbsp;<em>Yurii Sheliazenko, obiettore di coscienza quacchero e dirigente del&nbsp;</em><em>Movimento Pacifista Ucraino, che avevo conosciuto e&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/it/2024/08/yurii-sheliazenkho-dobbiamo-cambiare-la-narrativa-dellinevitabilita-della-guerra/?utm_source=rss&utm_medium=rss">intervistato</a>&nbsp;durante il mio viaggio in Ucraina nell’agosto dell’anno scorso e il suo amico&nbsp;</em><em>Artem Denysov, anch’egli quacchero. Mi hanno portato nel complesso residenziale “Fayna Town”</em><em>&nbsp;dove abita Artem, una sorta di città nella città</em><em>, cinto da cancellate e controllato da vigilantes. All’interno negozi, farmacia e scuola privata, molti alberi, prati e diverse aree gioco per bambini. Artem ci ha mostrato una palazzina ancora vuota danneggiata da un drone russo in pieno giorno, che ha terrorizzato gli abitanti senza per fortuna fare molti danni.</em></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://cdn77.pressenza.com/wp-content/uploads/2025/08/palazzina-colpita-da-drone-russo.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-2624361"/></figure>



<p><em>Abbiamo toccato diversi temi, che sintetizzo qui di seguito.</em></p>



<p><strong>Yurii, puoi parlarmi della tua attuale situazione legale? Al momento hai qualche restrizione alla tua libertà personale?</strong></p>



<p>I miei arresti domiciliari sono terminati nel febbraio 2024, ma non ho potuto trasferirmi all’estero e qualsiasi viaggio all’interno dell’Ucraina è rischioso. Il nostro amico Oleksandr Ivanov è stato arruolato con la forza mentre era in viaggio turistico in Bessarabia. Non ho alcun obbligo formale di rimanere a Kiev, ma lo faccio perché qualsiasi tentativo di trasferirmi potrebbe essere interpretato come un tentativo di fuga e potrei essere privato della libertà; inoltre, non riesco a immaginare dove potrei realisticamente vivere e lavorare meglio che a Kiev, date le attuali circostanze e il divieto di viaggiare all’estero.</p>



<p>Al momento posso muovermi con cautela a Kiev, perché i reclutatori militari stanno dando la caccia alle persone per le strade per arruolarle con la forza, picchiandole e sequestrando loro gli smartphone. Sono sottoposto a un processo per motivi politici a causa della mia visione pacifista del mondo e per una lettera inviata al presidente Zelensky con una dichiarazione intitolata “Agenda di pace per l’Ucraina e il mondo”, in cui si invita a resistere in modo nonviolento all’aggressione russa e a proteggere il diritto umano all’obiezione di coscienza al servizio militare.</p>



<p>La prossima udienza è fissata per l’11 settembre. Al momento le udienze sono in fase preparatoria e io sto presentando reclami relativi a numerose violazioni commesse durante le indagini preliminari: il sequestro del mio computer e del mio smartphone, la pubblicazione di un comunicato stampa dei servizi di sicurezza ucraini che mi dipingeva come un nemico e un criminale, non solo come un sospettato, e che ha scatenato una campagna diffamatoria sui media, l’accesso non autorizzato alle mie cartelle cliniche e ai miei conti bancari, l’eccessiva intrusione nella mia casa e nella mia vita privata, comunicazioni mobili con ordinanze del tribunale formulate in modo vago e molte altre irregolarità tecniche da parte degli investigatori.</p>



<p>Non hanno trovato alcuna prova di attività illegali nella mia vita, perché sono un avvocato e mi impegno molto per rispettare le leggi dell’Ucraina, ma hanno violato in modo sproporzionato la mia privacy ottenendo molte informazioni sensibili su di me e privandomi dei mezzi per svolgere il mio lavoro professionale di difensore dei diritti umani, probabilmente con l’intenzione di esercitare pressioni su di me e sui miei contatti. Sebbene io sia resistente alle pressioni, ho avuto l’impressione che su altre persone tali pressioni abbiano avuto più successo, ostacolando il mio lavoro a favore dei diritti umani e della pace.</p>



<p>Vorrei aggiungere che in Ucraina l’obiezione di coscienza per motivi religiosi non viene riconosciuta. Al momento siamo in contatto con dodici persone che si sono dichiarate pubblicamente obiettori di coscienza, rifiutandosi di partire per il fronte. Appartengono tutte a confessioni religiose minori, fedeli ai loro principi pacifisti e nonviolenti, come Quaccheri, Testimoni di Geova e Avventisti del Settimo Giorno. Questi sono i loro nomi: &nbsp;Adamovyc, &nbsp;Bezsonov, Chyzhof, Ivanushchenko, Khomenko, Kryushenko, Nechayuk, Nosenko, Radashko, Semchuk, Skilar, Solonets.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://cdn77.pressenza.com/wp-content/uploads/2025/08/nomi-e-facce-obiettori-coscienza.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-2624362"/></figure>



<p>Le chiese ufficiali ucraine, sia quelle che riconoscono l’autorità del papa che quelle propriamente ortodosse, invece appoggiano la guerra contro i russi.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://cdn77.pressenza.com/wp-content/uploads/2025/08/Chiesa-ucraina-appoggia-esercito.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-2624363"/></figure>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://cdn77.pressenza.com/wp-content/uploads/2025/08/prete-e-soldati-ucraini.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-2624364"/></figure>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://cdn77.pressenza.com/wp-content/uploads/2025/08/mostra-cattolica-pro-guerra-a-Leopoli.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-2624365"/></figure>



<p><em>Esposizione religiosa a favore della guerra a Leopoli</em></p>



<p>Dalla parte opposta il patriarca di Mosca Cirillo I, la cui autorità é riconosciuta dagli ortodossi di madrelingua russa, ha dichiarato: “Ci troviamo in una guerra che ha assunto un significato metafisico. Le parate dei gay dimostrano che il peccato è una variabile del comportamento umano. Questa guerra è contro chi sostiene i gay, come il mondo occidentale.”</p>



<p>La persecuzione degli obiettori di coscienza avviene nonostante l’articolo 35 della Costituzione ucraina, valido anche durante la legge marziale, preveda il diritto di sostituire il servizio militare con un servizio alternativo non militare.</p>



<p><strong>Che cosa pensi del movimento che è sceso in piazza contro la corruzione?</strong></p>



<p>La forte reazione popolare dopo l’approvazione della legge 12414 dimostra che l’Ucraina ha preservato una cultura della democrazia e delle proteste pacifiche. La legge 12414 era uno strumento per aumentare il controllo presidenziale sulle forze dell’ordine, introdotto in modo arbitrario per fermare le indagini sulla cerchia ristretta di Zelensky. Ha ridotto l’indipendenza dei pubblici ministeri e delle agenzie anticorruzione e ha conferito ampi poteri incontrollati al procuratore generale, che viene nominato dal presidente.</p>



<p>Zelensky ha reagito alle proteste introducendo un nuovo disegno di legge con il numero 13533, che è stato approvato e firmato, ripristinando l’indipendenza delle istituzioni anticorruzione – Ufficio Nazionale Anti-Corruzione (NABU) e Procura Specializzata Anti-Corruzione (SAPO).</p>



<p>Nonostante Zelensky affermi di aver ascoltato il popolo, ha piuttosto creato un alibi per rivendicare la sua innocenza, mentre gli agenti della NABU sono ancora sotto indagine da parte dei servizi di sicurezza ucraini controllati dal presidente con il pretesto dell’influenza russa. il nuovo disegno di legge mira anche a limitare tale influenza, il che significa che Zelensky insisterà sul fatto che l’attacco alla NABU con la perquisizione delle case di 20 agenti senza autorizzazione giudiziaria è “giustificato”. Questo scandalo non finirà facilmente e aumenterà le tensioni politiche nel Paese, già sotto pressione per l’aggressione russa e le perdite al fronte.</p>



<p>È positivo che le proteste siano state principalmente pacifiche, ma d’altra parte gli animi sono accesi, con molti slogan osceni e non ci sono state proteste contro le politiche militariste; al contrario, la gente ripone ancora troppa fiducia nella guerra, nell’esercito e nella punizione dei nemici esterni e interni, come l’élite al potere, ritenuta corrotta. Se la popolazione continuerà a essere ossessionata dalla credenza che la giustizia possa arrivare solo attraverso la violenza, ciò rafforzerà il militarismo autocratico e distruggerà la democrazia che la gente spera di proteggere con le sue proteste.</p>



<p>Ci sono però altri tipi di proteste meno riportati dai media, che contraddicono il sostegno alla guerra e riguardano soprattutto le zone rurali, quelle che pagano il tributo più alto di caduti. Dopo le recenti notizie di tortura a morte di un coscritto in un autobus militare, preso a calci e a scariche elettriche – caso che è oggetto di un’indagine ufficiale da parte dell’Ufficio Investigativo dello Stato – alcune persone hanno fermato uno di questi autobus e hanno liberato con la forza i coscritti detenuti e trasportati al fronte.</p>



<p>A Vinnycja, nell’Ucraina centrale, molti manifestanti sono scesi in piazza per chiedere il rilascio delle reclute detenute illegalmente e private dei loro telefoni cellulari e la polizia li ha dispersi violentemente usando gas lacrimogeni e arrestando cinque persone con l’accusa di aver tentato di occupare un edificio governativo, il che sembra esagerato. I media hanno anche riportato notizie di una risposta violenta da parte degli abitanti di un villaggio nel sud del Paese alle retate di reclutamento. Probabilmente assisteremo a ulteriori proteste e rivolte contro le attuali detenzioni arbitrarie e le torture, violazioni palesi del diritto umano all’obiezione di coscienza al servizio militare, denunciate dai commissari per i diritti umani delle Nazioni Unite e del Consiglio d’Europa. Purtroppo, i media mainstream hanno politiche di autocensura riguardo alle violazioni dei diritti umani durante la mobilitazione; di solito diffondono comunicati stampa ufficiali e non chiedono commenti ai difensori dei diritti umani. Questa politica è sostenuta dall’autorità nazionale di regolamentazione dei media, secondo la quale qualsiasi critica alla mobilitazione favorisce il nemico.</p>



<p>A proposito, il Consiglio nazionale per la regolamentazione dei media non ha registrato il mio media online “Free Civilians. Herald of Peace and Conscientious Objection”, pur sapendo che è contrario alla legge, probabilmente a causa di una lettera fuorviante e pressante dei servizi di sicurezza ucraini. La mia causa contro l’autorità di regolamentazione dei media è in tribunale, ma per strani motivi un semplice caso che si dovrebbe risolvere in due mesi non è stato risolto in un anno.<a href="mailto:info@example.com?&amp;subject=Yurii%20Sheliazenko%3A%20%E2%80%9CBene%20le%20proteste%2C%20ma%20tra%20gli%20ucraini%20c%E2%80%99%C3%A8%20ancora%20chi%20crede%20nella%20guerra%E2%80%9D&amp;body=https://www.pressenza.com/it/2025/08/yurii-sheliazenko-bene-le-proteste-ma-tra-gli-ucraini-ce-ancora-chi-crede-nella-guerra/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></p>
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		<title>Dopo l’attacco di Israele: ricerca di colpevoli in Iran – Si temono repressioni contro le minoranze</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Jun 2025 10:34:37 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/06/Teheran.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="590" height="332" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/06/Teheran.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18056" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/06/Teheran.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 590w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/06/Teheran-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 590px) 100vw, 590px" /></a></figure></div>



<p>Dopo i continui attacchi e contrattacchi tra Israele e Iran, l’Associazione per i popoli minacciati (APM/GfbV) avverte che l’escalation militare potrebbe portare a una massiccia ondata di repressione da parte del regime islamista di Teheran contro il movimento per la democrazia e la libertà dei popoli dell’Iran. Dopo gli attacchi, in Iran ci si chiede come sia stato possibile che Israele abbia condotto diverse operazioni nel Paese per prepararsi. Nella ricerca dei colpevoli, i mullah non cercheranno tra le proprie fila, ma tra le minoranze etniche e religiose del Paese.</p>



<p>Da decenni i membri della comunità religiosa bahá’í, i convertiti al cristianesimo e i curdi sono considerati dal regime dei mullah come complici di Israele. Ora potrebbero essere soprattutto i curdi a essere ritenuti responsabili del fatto che Israele sia riuscito a operare attivamente anche in Iran. L’APM teme che nei prossimi giorni l’Iran arresti o giustizi altri curdi. Sono probabili anche nuovi attacchi al pacifico Kurdistan iracheno confinante.</p>



<p>Gruppi sciiti radicali, nazionalisti turchi e islamisti sfruttano gli attacchi per seminare odio contro Israele. Affermano che Israele potrebbe attaccare la Turchia come prossimo obiettivo. Anche se gli sciiti radicali e i sunniti sono nemici tra loro, sono uniti dall’odio comune verso gli ebrei, i curdi e i valori universali come la democrazia e i diritti umani. I governanti iraniani aspirano alla creazione di un grande impero persiano di stampo sciita, mentre la Turchia mira alla fondazione di un impero turco-ottomano di stampo sunnita. I curdi e altre minoranze come i beluci in Iran, gli alawiti/aleviti in Turchia e Siria e i drusi in Siria sono considerati un ostacolo alle aspirazioni di grande potenza persiano-sciite e turco-sunnite. Ora potrebbero diventare bersaglio di attacchi.</p>



<p>Nel frattempo, si levano voci che chiedono un cambio di regime in Iran. La grande maggioranza della popolazione iraniana desidera un ordine democratico diverso, ma non la sostituzione di una dittatura con un’altra, come è successo in Siria. I gruppi etnici non persiani e non sciiti aspirano alla libertà nazionale, linguistica, culturale e, soprattutto, alla completa libertà di credo e di opinione. Ciò è possibile solo in un sistema federale. Molte donne iraniane non vogliono che i mullah impongano loro come vestirsi.</p>



<p>L’Iran è uno Stato multietnico in cui vivono numerosi gruppi etnici come persiani, azeri, curdi, arabi, baluci, turkmeni, armeni e assiri, nonché comunità religiose come sciiti, sunniti, bahá’í, cristiani, zoroastriani, ebrei, ahl-e haqq e dervisci sufi. A differenza della Turchia, le loro aree di insediamento spesso portano ufficialmente il nome etnico del gruppo etnico che vi abita.</p>
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		<title>Scioglimento del PKK: manca ancora la volontà della Turchia di impegnarsi in seri negoziati di pace</title>
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		<pubDate>Sat, 17 May 2025 12:08:27 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>Nonostante la decisione finale del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) di deporre le armi e sciogliersi, l’Associazione per i Popoli<br>Minacciati (APM) non vede alcuna volontà da parte della Turchia di avviare seri negoziati di pace con i curdi.</p>



<p>“Dopo quasi mezzo secolo, la storia del PKK volge al termine. Questopasso storico è avvenuto solo perché lo ha chiesto il leader del PKK<br>Abdullah Öcalan, imprigionato in Turchia dal 1999. Non è prevedibile che lo Stato turco ponga fine alla persecuzione dei curdi in Turchia e compia passi concreti per risolvere la questione curda”, afferma il dottor Kamal Sido, esperto per il Medio Oriente dell’organizzazione per i diritti umani. Passi importanti per una soluzione pacifica sono il riconoscimento dell’autonomia regionale per i curdi in Turchia, il riconoscimento del curdo come lingua nazionale e la liberazione di tutti i prigionieri politici curdi, compreso il rilascio di Abdullah Öcalan.</p>



<p>Se la Turchia e i suoi alleati della NATO fossero interessati a una soluzione pacifica del conflitto con i curdi, avrebbero rapidamente<br>compiuto passi concreti in questa direzione. Tuttavia, non sembra che ci saranno negoziati di pace seri. Pertanto, l’opinione pubblica<br>democratica, il parlamento turco e i Paesi della NATO devono fare pressione sul governo turco affinché ponga fine al conflitto in<br>Kurdistan e nelle zone limitrofe riconoscendo i diritti dei curdi.</p>



<p>La Turchia deve ritirare immediatamente tutte le sue truppe di occupazione dall’Iraq settentrionale e dalla Siria settentrionale. Ci<br>sono almeno 25 basi militari turche nella sola regione curdo-siriana di Afrin, che è stata occupata dalla Turchia nel 2018 in violazione del<br>diritto internazionale. L’esercito turco deve lasciare immediatamente le aree curde al di fuori della Turchia e cessare tutti gli attacchi contro gli obiettivi curdi. I curdi, compreso il PKK, non creeranno la pace unilateralmente. Anche la Turchia e i suoi alleati della NATO devono lavorare per una soluzione pacifica.</p>



<p>I curdi, ma anche altre minoranze etniche e religiose, temono ora che le milizie islamiste sostenute dalla Turchia, attive in Turchia, Siria e<br>altri Paesi, li attacchino sempre più spesso, dato che il PKK e altre organizzazioni sono state determinanti per sconfiggere lo “Stato<br>Islamico” (IS) e altre organizzazioni islamiste.</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. La conferenza sul Sudan ha perso un’opportunità</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Apr 2025 07:11:38 +0000</pubDate>
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<p>Nessun passo concreto per salvare la popolazione civile</p>



<p></p>



<p>L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha criticato i “risultati deludenti” della conferenza internazionale sul Sudan tenutasi a Londra, definendola una “occasione mancata per salvare la popolazione civile”.<br>La conferenza avrebbe fornito l’opportunità di accordi concreti per fare pressione sulle parti in conflitto e porre fine alla guerra. Tra i 20<br>Paesi partecipanti c’erano anche Stati che stanno rifornendo il Sudan di armi, gettando così benzina sul fuoco, come gli Emirati Arabi Uniti, la Turchia o l’Egitto. Non aiuta nessuno continuare a ripetere che il Sudan non sarà dimenticato. Gli aiuti promessi, come quelli dell’anno scorso, non possono certo alleviare le sofferenze della popolazione. Questo è particolarmente amaro per le molte migliaia di rifugiati che non sono nemmeno al sicuro nei campi profughi.</p>



<p>Solo pochi giorni prima dell’inizio della conferenza, le Forze di Supporto Rapido (RSF) hanno compiuto un orribile massacro nel più grande campo profughi di Zamzam in Darfur. Centinaia di persone sono state uccise e ferite e decine di migliaia sono state costrette a fuggire di nuovo. Anche nove medici sono stati deliberatamente uccisi.</p>



<p>Questo orribile crimine di guerra non viene nemmeno menzionato nel documento finale della conferenza. Prima della conferenza, l’APM aveva inviato una lettera ai partecipanti alla conferenza chiedendo di condannare gli Stati che sostengono le parti in guerra con armi, denaro e personale. Le sanzioni esistenti devono essere coerentemente rispettate e i reati devono essere puniti. Inoltre, le popolazioni<br>bisognose devono essere rifornite per via aerea di aiuti e cibo, devono essere creati corridoi di fuga sicuri e devono essere sostenute le<br>organizzazioni della società civile che forniscono aiuti sul campo.</p>



<p>Da due anni il Sudan è scosso da pesanti combattimenti che hanno portato al più grande disastro umanitario del mondo, con una stima di 150.000 morti e 13 milioni di rifugiati. 30 milioni di persone dipendono dagli aiuti umanitari. La fame e lo stupro vengono usati come armi in questa guerra contro la popolazione civile, soprattutto donne e bambini.</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Negoziati di pace sul Sudan: porre fine alla carestia deve essere la priorità assoluta</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Aug 2024 07:16:43 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p></p>



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<p></p>



<p>Il popolo sudanese sta perdendo sempre più la speranza di fronte a iniziative di pace che non riescono a produrre cambiamenti”, secondo quanto riferito dall’Associazione per i popoli minacciati (APM), poco prima dei negoziati di pace previsti per il 14 agosto a Ginevra. Questi fanno parte di una serie di sforzi da parte di vari mediatori che finora non sono riusciti a portare a un cessate il fuoco duraturo in Sudan. Non è stato raggiunto nemmeno un accordo sulle vie di fuga sicure e sull’accesso agli aiuti umanitari urgentemente necessari.</p>



<p>Il fatto che ora non sia chiaro se i rappresentanti dell’esercito sudanese parteciperanno ai negoziati di pace, nonostante gli intensi sforzi degli Stati Uniti, riduce ulteriormente le possibilità di successo. Cosa deve ancora accadere, quanti altri bambini devono morire di fame, quante altre persone devono morire, quante altre città devono essere distrutte prima che i signori della guerra in Sudan siano finalmente costretti ad accettare almeno un cessate il fuoco?</p>



<p>Da mesi, le organizzazioni umanitarie e per i diritti umani si appellano ai politici internazionali affinché organizzino un processo negoziale concertato per esercitare una pressione reale. La gente in Sudan ha l’impressione che i negoziatori delle parti in conflitto partecipino ai negoziati pro forma per guadagnare tempo sul campo di battaglia. La situazione umanitaria sul campo è catastrofica. Oltre 775.000 persone sono gravemente minacciate dalla fame. Aiutarle e porre fine alla carestia deve essere la priorità dei negoziati.</p>



<p>La scorsa settimana, le organizzazioni umanitarie hanno pubblicato le foto dei bambini affamati del campo profughi di Zamzam. Zamzam è il più grande campo per sfollati del Sudan. Ad aprile vi vivevano 300.000 persone, ora probabilmente sono 800.000. Il campo si trova a sud di El Fasher, l’ultimo capoluogo di provincia del Darfur non ancora conquistato dalle forze paramilitari di supporto rapido (RSF). Secondo i resoconti locali, sabato scorso (10 agosto) si sono verificati nuovamente pesanti combattimenti a El Fasher. Circa 6.000 membri dell’RSF avrebbero cercato di conquistare definitivamente la città. Le forze di autodifesa hanno impedito loro di farlo.</p>
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		<title>“LibriLiberi”. Trilogia della guerra</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Aug 2024 07:31:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto Agustin Fernàndez Mallo è uno scrittore galiziano che con il suo ultimo lavoro “Trilogia della guerra” (edito in Italia da Utopia) propone un esempio della corrente letteraria di cui è fondatore&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2024/08/13/libriliberi-trilogia-della-guerra/">“LibriLiberi”. Trilogia della guerra</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/trilogia-copertina.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="600" height="600" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/trilogia-copertina.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17654" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/trilogia-copertina.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/trilogia-copertina-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/trilogia-copertina-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/trilogia-copertina-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/trilogia-copertina-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></figure></div>



<p></p>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>Agustin Fernàndez Mallo è uno scrittore galiziano che con il suo ultimo lavoro “Trilogia della guerra” (edito in Italia da Utopia) propone un esempio della corrente letteraria di cui è fondatore ed esponente, chiamata <em>Nocilla</em> o <em>afterpop</em>, una corrente che si basa sulla interdisciplinarietà e frammentazione del racconto, sull&#8217;utilizzo di testi altrui, sulla commistione di cultura alta e cultura popolare. Un vero e proprio metodo sperimentale di narrativa che, però, non stordisce il lettore, ma lo accompagna in un viaggio fisico e mentale, denso di riflessioni sul Passato e sul Presente.</p>



<p>Mallo è stato un Fisico per diciotto anni; la traduttrice italiana, Silvia Lavina, è laureata in Filosofia: Fisica e Filosofia, si sa, si abbracciano. Ma vediamo di capire di cosa si parli: diviso in tre libri &#8211; non capitoli, infatti, e i riferimenti alla Bibbia puntellano alcune parti – il libro fa muovere i protagonisti tra l&#8217;isola di San Simòn, che negli anni della guerra civile spagnola ospitò un campo di concentramento; gli Stati Uniti dove un reduce della guerra del Vietnam dice di essere il quarto tra i primi astronuati ad aver posto la bandiera sulla Luna; e la costa della Normandia, attraversata da una donna, costa che ha vissuto la Seconda Guerra Mondiale. Tre guerre, vicine e lontane, che emergono sì dal racconto, ma sottoforma di ricordi, pensieri, ipotesi e quindi non in maniera diretta. Guerre evocate, immaginate, rimembrate che restano impresse sulla pelle di chi le ha vissute o di chi le ha solo studiate oppure ascoltate; conflitti che fanno da sfondo e si intrecciano alle esistenze dei tre protagonisti che forse sono una persona sola o che forse incarnano lo scrittore stesso e anche ognuno di noi perchè in ciascuna di quelle esistenze viene messa in discussione la consueta modalità di vedere le cose. In alcune pagine sono, infatti, riportate fotografie in bianco e nero, apparentemente banali o strane, che mai qualcuno avrebbe scattato. Eppure c&#8217;è qualcuo che lo ha fatto e le ha pubblicate e commentate: perchè, come si legge in esergo (ed è un verso di Carlos Oroza, poeta iberico) “<em>E&#8217; un errore dare per scontato ciò che fu contemplato</em>”. Verso, questo, che più volte viene ripetuto come mantra, come monito e, infine, come spiegazione di tutto l&#8217;impianto narrativo. Facciamo un esempio: uno dei personaggi più interessanti &#8211; che si fa chiamare non a caso Salvador Dalì &#8211; in un lungo monologo, osserva (guarda) a lungo la spazzatura che si concentra nel fiume Hudson a Manhattan e sostiene che gli artisti creano a partire dagli scarti di coloro che li hanno preceduti e che, in fondo, l&#8217;evoluzione umana è avvenuta grazie agli <em>scarti</em> di chi ci ha preceduto.</p>



<p>Numerosi, inoltre, i riferimenti a W.G. Sebald e al suo celebre “La Storia naturale della distruzione”, ma come dicevamo molti sono gli omaggi a scrittori e persone di cultura in generale (Musica, Poesia, Cinema, Pittura) che vanno a comporre un puzzle fantasmagorico grazie anche alle attività mentali dei tantissimi attori di queste storie, attori viventi e attori che non ci sono più. E qui c&#8217;è un altro tema importatissimo, forse quello principale: la possibilità di un dialogo tra vivi e morti. Siamo certi di essere noi i sopravvisssuti ? I nostri comportamenti, il nostro modo di attuare l&#8217;esistenza è davvero intenso, naturale, genuino, oppure ci siamo persi tra i meccanismi politici, economici e sociali? C&#8217;è chi muore per un&#8217; utopia e chi muore lentamente senza nemmeno accorgersene.</p>



<p>Infine: qual è il significato del verso di Oropa? Si tratta del suggerimento di guardare la realtà (e la Storia collettiva o individuale che sia) sempre da punti di vista differenti, mai in maniera unilaterale perchè solo in questa maniera si possono scoprire tutte le superfici e le stratificazioni del tempo. Viene in mente Borges che intravedeva nelle teorie filosofiche l&#8217;opportunità di scrivere finzioni e di utilizzare tali finzioni per mostrare i lati nascosti, immaginali della realtà o degli infiniti mondi possibili.</p>



<p>Per favore, se pensate di leggerlo, non fatevi spaventare dalle narrazioni calidoscopiche, dai passi in flashback o in flasforward oppure dalle lunghe pagine di riflessioni, di pensieri, di sogni, di fantasie&#8230;Non è noioso, è “diverso”, è un libro colto, arguto, è un modo differente di leggere, di scrivere, di essere.</p>



<p>“Tutte le guerre sono un gioco, perchè ogni parte calibra le possibilità concrete di perdere qualcosa per ricavarne un beneficio, ma l&#8217;11 settembre e le successive invasioni di Afghanistan e Iraq infrangevano quel principio universale antropologico”.</p>



<p>“Alcuni allontanano la paura cantando, che è un modo per decorarla, altri parlando con se stessi, che è un modo di farla marcire dentro, altri tentano di trovare l&#8217;origine scientifica della paura per convertirla in un mero oggetto, io compresi l&#8217;inutilità di questi metodi e dunque provai ancora più paura; una paura doppia”.</p>



<p>“Perchè è proprio questa la grandezza della letteratura che si rispetti: non solo svelarci ciò che non esiste, ma anche ciò che non potremmo arrivare a concepire”.</p>
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		<title>L&#8217;appello delle madri</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Mar 2024 09:32:45 +0000</pubDate>
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<p>(da humanzone.it, Tavolo per la pace e la nonviolenza attiva del Municipio3 di Milano)</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/03/mad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="800" height="450" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/03/mad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17441" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/03/mad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/03/mad-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/03/mad-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></figure>



<p>WHILE THE MOTHERS ARE CRYING</p>



<p><br>While the mothers are crying<br>the men sling their guns over their shoulders,<br>Marching unified soldiers,<br>Singing of victory.<br>While the mothers are crying<br>the men sit in meeƟngs, their guns quiet,<br>discussing the war, animated by it,<br>comparing units and tacƟcs.<br>While the mothers are crying,<br>the men in charge – and how they feel it –<br>make plans to invade in secret<br>those dark tunnels of nightmares.<br>While the mothers are crying,<br>the men eat the cooked meals prepared<br>by all those mothers who are so scared<br>whether husbands or sons will return.<br>Forgive me. Forgive me.<br>There are women too<br>FighƟng with guns, also soldiers<br>with warm guns over their shoulders,<br>but they are not yet mothers.<br>They are not yet the mothers who are crying.</p>



<p>Women Wage Peace e Women of the Sun</p>



<p><br>Due associazioni di donne, l’una israeliana, Women Wage Peace (WWP nata nel 2014) e una palestinese, Women of the Sun (WOS nata nel 2021) da molti anni operano insieme con azioni nonviolente: marce, veglie, progeƫti … Insieme hanno<br>sottoscritto un appello per il cessate il fuoco immediato e per avviare negoziati per la pace con la partecipazione delle donne. Sui loro siti  è possibile conoscerle, ricevere notzie, sostenerle con donazioni, aderire al loro appello.<br>www.womenwagepeace.org.il/en/?utm_source=rss&utm_medium=rss hƩp://womensun.org</p>



<p>febbraio 2024 www.humanzone.org?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p>L’APPELLO DELLE MADRI<br>Gennaio 2024</p>



<p>Noi donne palestinesi e israeliane di ogni ceto sociale, siamo unite nel desiderio umano di un futuro di pace, uguaglianza, diritti e sicurezza per i nostri figli e per le prossime generazioni.<br>Crediamo che anche la maggioranza dei cittadini delle nostre nazioni condivida il nostro comune desiderio. Chiediamo pertanto che i nostri leader ascoltino la nostra chiamata e avviino tempestivamente colloqui e negoziati di pace, con un impegno determinato a raggiungere una soluzione politica al lungo e doloroso conflitto entro un arco di tempo limitato.<br>Chiediamo ai popoli di entrambe le nazioni &#8211; palestinese e israeliano &#8211; e ai popoli della regione di unirsi al nostro appello e dimostrare il loro sostegno alla risoluzione del conflitto.<br>Chiediamo alle donne del mondo di stare al nostro fianco per un futuro di pace e sicurezza, prosperità, dignità e libertà per noi stesse, i nostri figli e la popolazione della regione.<br>Chiediamo alle persone di pace di tutto il mondo, giovani e anziani, leader religiosi, persone influenti, leader di comunità, educatori e coloro che hanno a cuore questa questione di aggiungere la loro voce alla nostra chiamata.<br>Invitiamo, con questo appello, i nostri leader ad ascoltare la voce e la volontà dei popoli, a risolvere il conflitto e raggiungere una pace giusta ed inclusiva. Ci impegniamo ad assumere un ruolo attivo nel processo negoziale fino alla sua risoluzione positiva, in linea con la Risoluzione 1325 delle Nazioni Unite.<br>Chiediamo ai nostri leader di mostrare coraggio e visione per realizzare questo cambiamento storico a cui tutti aspiriamo. Uniamo le forze con determinazione e collaborazione per riportare la speranza ai nostri popoli.</p>



<p>Women Wage Peace (associazione di donne israeliane nata nel 2014) e Women of the Sun (associazione di donne palestinesi nata nel 2021), promotrici di questo appello, da anni operano fianco a fianco per richiedere pace e futuro per i loro popoli.</p>
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		<title>Israele Palestina, pace utopia necessaria</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Dec 2023 10:50:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>10 dicembre, Giornata mondiale dei diritti umani. Pubblichiamo il link alla registrazione dell’interessantissima serata che si è svolta lunedì 4 dicembre a Milano “Israele Palestina Pace Utopia Necessaria” (1451) ISRAELE PALESTINA, PACE UTOPIA NECESSARIA &#8211;&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/gaza.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="810" height="486" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/gaza.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17322" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/gaza.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 810w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/gaza-300x180.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/gaza-768x461.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 810px) 100vw, 810px" /></a></figure>



<p></p>



<p></p>



<p>10 dicembre, Giornata mondiale dei diritti umani.</p>



<p>Pubblichiamo il link alla registrazione dell’interessantissima serata che si è svolta lunedì 4 dicembre a Milano “Israele Palestina Pace Utopia Necessaria” <a href="https://www.youtube.com/watch?v=Do_29sL4EPA&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">(1451) ISRAELE PALESTINA, PACE UTOPIA NECESSARIA &#8211; YouTube</a> organizzata da CostituzioneBeniComuni (la registrazione inizia al min.1,06)</p>



<p>E&#8217; stata un’occasione unica per approfondire aspetti specifici: con testimoni presenti sul campo come Shula da Israele e Jacopo Intini appena rientrato da Gaza dove ha lavorato per due anni come cooperante; con esperti quali Moni Ovadia e Ali Rashid che hanno ricostruito le origini del conflitto dentro una dimensione storica;  ricercatori come Guido Veronese, che insegna anche all’Università di Gaza; giornalisti come Marco Tarquinio al quale abbiamo chiesto qual è la strategia di Papa Francesco e Duccio Facchini che ci ha aggiornato sulle dimensioni dell’export dell’industria bellica italiana; associazioni che lavorano nell’ambito della solidarietà come Salaam Ragazzi dell’Olivo Milano impegnata nell’affido a distanza di bambini palestinesi di Gaza, della maggioranza dei quali non hanno più alcuna notizia.(Per chi fosse interessato: IT48X0501801600000011047719 Intestato a: Salaam Ragazzi dell’Olivo- Comitato di Milano-Onlus Causale: Donazione emergenza Gaza)</p>



<p></p>



<p>Ringraziamo Vittorio Agnoletto per la condivisione. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" title="ISRAELE PALESTINA, PACE UTOPIA NECESSARIA" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/Do_29sL4EPA?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>Bene la tregua; adesso il cessate il fuoco, aiuti sanitari e una conferenza per la pace</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Nov 2023 11:38:26 +0000</pubDate>
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<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/ga.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="512" height="384" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/ga.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17298" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/ga.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 512w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/ga-300x225.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /></a></figure></div>



<p>Così l&#8217;associazione Medici di origine straniera in Italia(AMSI) ,la Comunità del mondo arabo in Italia (Co-mai), l&#8217;Unione medica euromediterranea (UMEM), il Movimento internazionale interprofessionale Uniti per Unire e le comunità ed associazioni aderenti presenti in 120 Paesi, hanno accolto l&#8217;accordo di tregua tra palestinesi e israeliani, auspicando adesso si possa arrivare ad un accordo totale per il cessate il fuoco con aiuti sanitari ed umanitari immediati per curare e salvare i feriti, bambini e donne. </p>



<p>In questa situazione sanitaria oltre ad aumentare i camion di aiuti sanitari giornalieri servono numerosi ospedali mobili nelle zone con alta concentrazione di feriti per curare quelli più gravi (già in arrivo alcuni aiuti dai Paesi arabi). Servono medici anestesisti, ortopedici, medici d&#8217;urgenza, ginecologi, pediatri, chirurghi, cardiologi, nefrologi, pneumologi e infermieri specialisti, numerosi psicologi per bambini e donne per l&#8217;aumento del 60% di stati di ansia, fobie, panico e depressione.</p>



<p>&#8220;Continuiamo a seguire la situazione sanitaria e umanitaria con i nostri professionisti della sanità locali dell&#8217;UMEM&#8221;. Ecco quello che ci riferiscono: sono rimasti solo 9 ospedali su 35 che lavorano parzialmente e c&#8217;e&#8217; un altissimo numero di feriti in attesa di cure ed interventi in chirurgia generale, ortopedia, chirurgia pediatrica e chirurgia plastica oltre i 45 mila bambini che soffrono di disturbi gastrointestinali e diarrea ,70 mila pazienti con patologie dell&#8217;apparato respiratorio di cui anche di natura batterica e virale, 51 mila donne in gravidanza senza assistenza di ginecologi; manca l&#8217;assistenza ai pazienti cronici (più di 400 mila pazienti), pazienti in dialisi (più di 3500 pazienti ) e in attesa di interventi chirurgi anche i pazienti oncologi (più di 10 mila). Sono morti più di 210 professionisti della sanità e numerosi hanno avuto un crollo fisico e psicologico. Un medico a Gaza ha chiuso il suo studio privato e ha effettuato 12 interventi in 24 ore nell&#8217;ospedale. </p>



<p>Ringraziamo tutti i Paesi , le organizzazioni  gli ,i professionisti e le associazioni sanitarie  che in questi giorni hanno dato la loro disponibilità per gli aiuti sanitari e umanitari aderendo al nostro appello per i corridoi sanitari; l&#8217;Italia per la sua disponibilità tempestiva sia mettendo a disposizione la Nave Vulcano sia per curare i feriti negli ospedali italiani; l&#8217;esercito bianco italiano e internazionale, le associazioni sanitarie che hanno aderito al nostro appello (più di 1250 professionisti della sanità ed associazioni e i professionisti da numerosi Paesi ) e la Fnomceo e la Fimmg  per il loro appello a favore dei medici e professionisti internazionali.</p>
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