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	<title>consapevolezza Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Azzurra cammina piano</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Aug 2025 10:10:30 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Jorida Dervishi Mbroci</p>



<p></p>



<p>Azzurra cammina piano, con sua figlia tra le braccia. La casa dorme ancora. La luce dell’alba passa dalle tende come un pensiero leggero. Ha imparato a riconoscere quel momento preciso: il mondo sembra fermo, nessuno la chiama, nemmeno lei stessa. È l’unico tempo in cui si sente intera. Anche se stanca. Anche se fragile.</p>



<p><br>Va a piedi nudi, sente il legno scricchiolare sotto i piedi. La bambina respira piano, abbandonata al sonno, con le dita chiuse a pugno. Ogni sera, prima di dormire, le sfiora la fronte con le dita, come se volesse imprimere un segreto. Azzurra la guarda e pensa se anche lei, da piccola, dormiva così. Se qualcuno la guardava con quello stesso silenzioso stupore.</p>



<p><br>C’è un tempo che torna &#8211; non quello degli orologi, ma quello che pulsa dentro, tra ossa e parole non dette. È il tempo che resta.Quello che non si è consumato nel dolore o nei rimpianti. È il tempo che finalmente ha il coraggio di esistere.</p>



<p><br>Azzurra non ha dimenticato. Ci sono notti in cui, nel silenzio dopo l’ultima poppata, quando sembra tutto calmo ma dentro è pieno di voci, sente tornare le parti di sé che aveva lasciato indietro. Le fughe.Le colpe che non erano tutte sue ma se le è portate addosso lo stesso. I no che non ha detto, i sì dati per paura di restare sola. Ma adesso non scappa più. Non ha bisogno di salvarsi. Non perché qualcuno l’abbia salvata &#8211; ma perché ha imparato a restare.</p>



<p><br>Essere madre l’ha resa più fragile. Piange spesso. A volte senza motivo. Basta un odore, una musica, una voce lontana. Prima avrebbe nascosto quelle lacrime. Ora le lascia cadere. Non sono debolezza. Sono acqua che pulisce, che scava, che fa spazio.<br>La forza di Azzurra non sta nei muscoli o nella resistenza. Sta nella scelta di esserci. Anche quando è dura. Anche senza risposte. Anche quando pensa di non avere più niente da dare. E lo fa lo stesso. Con la dolce tenacia di chi ha toccato il fondo e ha deciso di non restarci.</p>



<p><br>Ha smesso di cercare la perfezione. Non vuole più essere giusta per tutti. Ha capito che basta esserlo per sua figlia, per quel pezzetto di mondo che cresce tra le sue braccia, con i suoi gesti imperfetti ma veri. E ha capito anche che non serve guarire tutto. Ci sono dolori che restano. Non fanno più male come prima, ma bussano ogni tanto.E lei li lascia entrare. Li ascolta. Poi li accompagna alla porta, senza combatterli più.</p>



<p><br>Ha smesso di volere risposte a ogni costo. Ha iniziato a farsi domande diverse:“Cosa rimane?”“Cosa voglio custodire?”“Cosa posso insegnare a mia figlia?”</p>



<p><br>Nel tempo che resta, Azzurra non corre più. Cerca la lentezza. Cerca la presenza. Una colazione senza telefono. Una carezza senza fretta. Una risata vera, anche breve. Scrive biglietti sparsi. Frasi sue, che non mostra a nessuno. Le servono per non perdersi.<br>Non ha perso amici. Ma ha preso strade diverse da qualcuno. Ha imparato a non temere il silenzio che resta con chi si è allontanato. Non c’è rancore. Solo vita che va avanti.</p>



<p><br>Nel tempo che resta, ha smesso di voler controllare tutto. A volte inciampa. Si ferma. Respira. E riparte.<br>Non è un lieto fine. Non è nemmeno una fine. È una donna che ha imparato a camminare senza sapere sempre dove va. Che ha lasciato l’ansia di essere giusta, forte, pronta. E ogni giorno sceglie di esserci. Anche così, a metà. Ma presente.<br>Nel tempo che resta, Azzurra vive. A modo suo. In silenzio. Con amore.</p>



<p>Content creator: Boris Maretto</p>



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		<title>&#8220;Tracce silenziose&#8221;. Oltre le curve della vita</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Feb 2025 08:34:11 +0000</pubDate>
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<p>di Jorida Dervishi Mbroci<br></p>



<p>Azzurra camminava lentamente, senza fretta, come se ogni passo fosse un piccolo gesto di conquista. Le strade che percorreva un tempo le sembravano sconosciute, quasi un mistero da decifrare. Ma ora, le conosceva a fondo. Sapeva dove conducevano, quali curve inaspettate l’avrebbero attesa, ma ogni volta che una di queste appariva, il suo cuore accelerava un po’, come se il mondo volesse metterla alla prova. Eppure, cercava di nascondere la sua paura. Sorrideva, sempre. Nonostante tutto, sorrideva e continuava a camminare.<br>Sotto la pioggia, nei giorni di sole, nel buio della notte. Perfino quando la città si svuotava, rifugiandosi nel silenzio di quei giorni in cui nessuno avrebbe fatto nulla. In quei momenti, il suo passo solitario sembrava raccontare una storia silenziosa, e desiderava più di ogni altra cosa che quelle passeggiate non finissero mai. Era come se la strada stessa fosse diventata una compagna di viaggio che la aiutava a mantenere la rotta, anche nei momenti di smarrimento.<br>Ogni tanto salutava i passanti, quelli che aveva incontrato mille volte lungo il percorso. C’erano quelli che non la notavano, e quelli che la salutavano con un sorriso o un cenno del capo, come se, in qualche modo, condividessero con lei un frammento di quella vita che andava avanti, anche nei giorni più difficili. Si fermava anche a prendere il caffè, nel solito posto. Non cambiava mai, e nemmeno lei lo voleva. Quel caffè aveva un aroma speciale, un sapore che la legava a tanti ricordi di un passato che, sebbene lontano, non smetteva di essere presente nei piccoli gesti quotidiani.<br>Mentre camminava, ascoltava la sua musica preferita. Le note delle sue canzoni erano come un filo che la legava al mondo, che la faceva sentire viva, che le ricordava che, nonostante tutto, la vita continuava a scorrere. La musica non la stancava mai. Ogni canzone le raccontava una storia, e in ognuna di esse c’era un pezzo di sé stessa che ancora doveva scoprire. Ogni passo che faceva la portava un po’ più lontano da ciò che era stato, ma anche più vicina a ciò che sarebbe potuto essere. Aveva camminato tanto, aveva visto tanto, e ancora non si sentiva stanca. Ogni angolo, ogni strada, sembravano offrire una nuova possibilità di scoperta. Quanto aveva visto, e quanto avrebbe ancora visto!<br>Eppure, ora sentiva che era arrivato il momento di fermarsi, almeno per un po’, per scrivere. Scrivere quei capitoli di vita che tanto l’avevano insegnata, quelli che l’avevano fatta crescere, a volte con fatica, ma sempre con una consapevolezza più forte. Seduta su una panchina, con il taccuino in mano, prese un respiro profondo e ripensò a quelle strade che aveva percorso. Non solo fisicamente, ma anche interiormente. Ogni curva della sua vita l’aveva portata a una riflessione, a una nuova comprensione di sé. E ora era giunto il momento di mettere tutto nero su bianco, per non dimenticare, per non perdere quella ricchezza che il cammino le aveva donato.<br>Azzurra imparò che combattere non significava sempre sfidare il mondo o lottare contro le avversità. A volte, combattere significava sapere accettare la realtà per quella che era, senza illusioni o negazioni. La realtà, per quanto dura e spietata, era ciò che aveva davanti. Solo riconoscerla, senza mascherarla, le dava la forza di reagire.<br>Nei giorni bui, quando il peso del mondo sembrava troppo grande da portare, Azzurra si rese conto che non c’era niente di sbagliato nell’ammettere di non avere tutte le risposte, nell’accettare che non tutto era sotto controllo. La vera battaglia si giocava dentro di lei, nella sua capacità di voltare pagina, di non restare impantanata nei ricordi dolorosi o nelle situazioni che non poteva cambiare. Ogni giorno che sceglieva di guardare avanti, di non restare intrappolata nel passato, era una piccola vittoria.<br>Azzurra sapeva che la forza non stava nel negare il dolore o l’incertezza, ma nel non permettere a questi di definirla. Combattere voleva dire anche non tradire i propri valori, rimanere fedele a se stessa, anche quando il mondo cercava di farla dubitare. Non permettere che le circostanze o la paura minassero ciò che aveva imparato a riconoscere come giusto e vero per lei. Era una lotta silenziosa, quella che ogni giorno affrontava per restare integra, per ricordarsi che, al di là delle tempeste, c’era sempre una parte di sé che non avrebbe mai potuto essere scossa.<br>Voltare pagina non significava dimenticare, ma liberarsi del peso che non le apparteneva più. Ogni passo che compiva verso il nuovo, verso l’ignoto, le ricordava che combattere non era solo resistere, ma anche sapersi adattare, imparare e, soprattutto, rimanere fedele ai principi che la guidavano.<br>In tutto questo, Azzurra trovava la sua forza. Non una forza che le veniva dalle circostanze, ma dalla sua capacità di affrontarle con dignità, coraggio e una profonda accettazione di sé stessa. La sua battaglia, alla fine, non era contro il mondo, ma contro l’inquietudine che nasceva dalla paura di non essere abbastanza. E, ogni giorno, con ogni passo che faceva, Azzurra dimostrava che non solo lo era, ma che la sua lotta era già una prova di grandezza.</p>



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		<title>Tracce silenziose: il nuovo progetto di Jorida Mbroci Dervishi</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jan 2025 09:41:31 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>Care e cari,</p>



<p>con il nuovo anno Associazione Per i Diritti umani è lieta di presentarvi il nuovo progetto di Jorida Mbroci Dervishi; Jorida stessa lo racconta nel video qui di seguito. </p>



<p>Si tratta di un racconto di vita, perchè solo se si sono vissute determinate esperienze si può essere davvero empatici e, forse, si possono aiutare altre persone a superare momenti difficili. </p>



<p>Emozioni, vissuti, viaggi, relazioni: si parlerà di questo e tanto altro.</p>



<p></p>



<p>Vi consigliamo di seguire Jorida e il suo percorso&#8230;</p>



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<p></p>
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		<title>Essere parte del cambiamento</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Apr 2019 07:57:35 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="CENTER">Care amiche e cari amici, simo contenti di annunciare l&#8217;arrivo tra noi di una nuova collaboratrice! Nicole Fraccaroli, esperta in Diritti umani, e che presto ci racconterà anche di esperienze personali sul campo, oltre che analizzare la situazione dei diritti umani nel mondo. Seguiteci perché le belle novità non sono ancora terminate&#8230;</p>
<p align="CENTER">
<p style="text-align: left;" align="CENTER"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/Foto-Articolo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12403" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/Foto-Articolo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1024" height="768" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/Foto-Articolo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/Foto-Articolo-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/Foto-Articolo-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p style="text-align: left;" align="CENTER"><span style="color: #222222;"><i><b>Essere parte del cambiamento</b></i></span></p>
<p style="text-align: left;" align="CENTER">di Nicole Fraccaroli</p>
<p align="JUSTIFY">Sappiamo tutti cosa sia il volontariato, è possibile consultare Wikipedia e potremmo trovare la seguente definizione: &#8220;Il volontariato è generalmente considerato un&#8217;attività altruistica in cui un individuo o un gruppo fornisce servizi senza alcun guadagno finanziario o sociale a beneficio di un&#8217;altra persona, gruppo o organizzazione &#8220;. La definizione è qualcosa che tutti possono ottenere, leggere e trovare, ma le implicazioni e il vero significato del volontariato non è per tutti, ma per coloro che decidono di dedicarsi a tale attività: scelgono di fare qualcosa per gli altri, per le persone sconosciute e diverse, per le persone più giovani e anziane, per le persone con storie diverse e per agire in nome di obiettivi diversi.</p>
<p align="JUSTIFY">Una volta iniziato il volontariato, inizi a realizzare una cosa principale, saliente: puoi fare la differenza e ciò che fai ha un impatto, un effetto. Dipende sempre da noi, dalla nostra voglia di agire. Il volontariato riguarda gli individui, e l&#8217;individuo è forte perché, anche se  non ne è sempre consapevole, l&#8217;Uomo ha la voce, ha i diritti e le libertà. In realtà, il volontariato è il modo migliore per capire che la tua voce, il tuo pensiero e le tue azioni contano.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #222222;">Grazie a queste caratteristiche, il volontariato ci consente di capire che non siamo soli in questo mondo e che il supporto, il lavoro di gruppo e una visione comune sono fondamentali per raggiungere gli obiettivi. Allo stesso tempo, ciò di cui sto parlando non è per tutti: un volontario (in qualsiasi campo) sa che lei-lui non viene prima, riconosce il valore dell&#8217;uguaglianza, della diversità, della dignità e della fiducia in un progetto comune. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #222222;">Un altro aspetto importante che vorrei affrontare è quello del dare e ricevere. Quando fai volontariato, puoi riconoscere che anche qualcosa in te sta cambiando. Questa attività porta a una maggior coscienza del mondo e autoconsapevolezza. Il volontariato implica che le persone si dimostrino attive e coraggiose, disposte a provare e agire e, di conseguenza, che possano lavorare sulla loro personalità, abilità e identificare nuovi punti di forza da cui trarre vantaggio e ulteriori punti di debolezza su cui lavorare. La crescita è un elemento essenziale e prezioso all&#8217;interno degli esseri umani. La crescita sviluppa e rafforza la persona, perché raggiunge nuove frontiere, nuove paure e desideri. Un volontario sa che non può dare tutto, perché a volte non è un esperto completo, ma sa che può dare un contributo, un pezzettino di se stesso. Ovviamente, quanto si può contribuire fortemente dipende dalle azioni che si intendono sostenere, ma un altro aspetto che riconosco è la possibilità unica, nel contesto del volontariato, di imparare,interrogandosi e osservando. È un dato di fatto, questo metodo consente di combinare teoria e pratica, studio con momenti di vita reale. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #222222;">Un volontario è orgoglioso di chi è diventato e delle persone che ha conosciuto e non ha bisogno di essere etichettato come &#8220;volontario&#8221; per sentirsi in questo modo. Questa persona non è né una rockstar né un eroe. Tuttavia, per me questo individuo ha qualcosa in più degli altri, una scintilla negli occhi e una particolare sensibilità nell&#8217;anima. In un mondo dove l&#8217;ignoranza, l&#8217;errata percezione e l&#8217;unilateralismo stanno diventando sempre più predominanti, è nostro dovere e responsabilità mantenere alto il livello e il significato di solidarietà, fratellanza e giustizia. Sta a noi studiare e lavorare per la Terra, le comunità, i popoli e i valori. Tutto inizia con un piano, con idee e domande. Una volta che tali ingredienti sono seguiti dalla volontà e dall&#8217;impegno, possono diventare davvero potenti.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><a name="_GoBack"></a><span style="color: #222222;">Concludo condividendo la citazione di Martin Luther King: &#8220;La domanda più persistente e urgente è: cosa stai facendo per gli altri?&#8221;. La vita è troppo bella per pensare semplicemente a noi stessi e non fermarci ad offrire un supporto efficace per il raggiungimento di piani concreti.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #222222;"> Tutto parte dall&#8217;idea di essere parte del cambiamento</span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">.</span></span></span></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/04/26/essere-parte-del-cambiamento/">Essere parte del cambiamento</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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