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	<title>Convenzione di Dublino Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>Convenzione di Dublino Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<item>
		<title>I Rifugiati politici , Cittadini del Nulla  I nodi ciechi e le porte chiuse.  Cosa significa essere rifugiato politico in Italia.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Apr 2013 04:48:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Pubblichiamo la seguente lettera aperta, come suggeritoci, gentilmente, da Raffaele Taddeo, dell&#8217;associazione “La tenda” e da Stanisic Bozidar. Quando non puoi cambiare la situazione lancia un sasso in mare e osserva la moltiplicazione dei&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
Pubblichiamo la seguente<br />
lettera aperta, come suggeritoci, gentilmente, da Raffaele Taddeo,<br />
dell&#8217;associazione “La tenda” e da Stanisic Bozidar.</div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/04/FOTO-per-LETTERA.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/04/FOTO-per-LETTERA.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="212" width="320" /></a></div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
<i>Quando<br />
non puoi cambiare la situazione lancia un sasso in mare e osserva la<br />
moltiplicazione dei cerchi sull’acqua, forse quel movimento porterà<br />
il tuo sussurro fino agli oceani.</i></div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm; margin-left: 0.33cm; margin-right: 0.31cm;">
“Lo<br />
vedevo spesso nei vicoli del centro storico di Trento e in via Roma,<br />
nella biblioteca centrale della città. La mattina andava lì, lavava<br />
la sua faccia nel bagno, cercava un po&#8217; di calore nel profumo del<br />
caffè e delle brioche del bar.
</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm; margin-left: 0.33cm; margin-right: 0.31cm;">
Gli<br />
chiedevo: “Come stai?”. Diceva: “Dalla mattina fino alla sera<br />
cerco lavoro senza trovare nulla, passo le notti in strada vicino<br />
alla stazione sopra i tombini dell’areazione per non congelarmi.<br />
Pranzo alla Caritas se arrivo in tempo”.
</div>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm; margin-left: 0.33cm; margin-right: 0.31cm;">
Poi<br />
si è perso. Chiedevamo a chiunque, ma nessuno sapeva nulla di lui.<br />
Un giorno abbiamo saputo che aveva richiesto asilo politico alla<br />
Svezia. Ancora mesi di silenzio, fino a quando ci dissero che<br />
volevano rimandarlo a Trento e che lui, per rimanere là, aveva<br />
tentato per tre volte il suicidio nel campo rifugiati. Alla fine<br />
l’ufficio competente svedese aveva accettato di prendere in<br />
considerazione il suo caso”.
</div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Scriviamo<br />
questa lettera affinché il grido di sofferenza di un uomo sia di<br />
invito per i nostri concittadini a pensare alla situazione di decine<br />
di migliaia di altri esseri umani e più in generale alla condizione<br />
del rapporto fra gli uomini del nostro tempo.  Come rifugiati<br />
politici che vivono in Italia da oltre cinque anni, siamo giunti alla<br />
conclusione di dover impugnare la penna e raccontare di quell’uomo<br />
indefinito: “Chi<br />
è il rifugiato politico? Cos’è l’asilo politico? Cosa significa<br />
chiedere quest’asilo all’Italia? Che significa per l’Italia<br />
dare questo asilo?”. Il<br />
rifugiato politico è l’emblema di tutte delle contraddizioni del<br />
mondo globale. Prigioniero di due stati, quello da cui è fuggito e<br />
quello che lo ha accolto, e di nessuna cittadinanza.</div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
Un<br />
uomo costretto a vivere senza volto. Un fantasma che nel migliore dei<br />
casi trova di fronte a sé tre grandi porte chiuse. Infatti, ammesso<br />
che il suo corpo riesca a non diventare mangime per i pesci, o a non<br />
venir schiacciato dai camion cui si aggrappa per superare la<br />
frontiera, o che riesca ad affrontare tutti i confini visibili e<br />
invisibili fino ad arrivare in questa terra, una volta ottenuto<br />
l&#8217;asilo politico trova comunque di fronte a sé tre grandi porte<br />
chiuse.
</div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
prima porta. Questa porta riguarda l&#8217;impossibilità in Italia di<br />
poter dare continuità a quell’attività politica e sociale per la<br />
quale il rifugiato ha rischiato la propria vita e per la quale è<br />
stato costretto ad abbandonare la terra d’origine, gli affetti e le<br />
sue proprietà. Chi entra a far parte della categoria di rifugiato<br />
politico non ha infatti la possibilità di continuare un’attività<br />
che mantenga le reti create precedentemente o che gli permetta di<br />
attivarne di nuove nel paese ospitante. Questo è il caso di<br />
giornalisti, attivisti, avvocati, registi e studenti che non hanno<br />
abbandonato il proprio paese alla ricerca di un miglioramento<br />
economico, ma con l’obiettivo di perseverare nelle loro attività<br />
politiche, sociali e culturali. Non potendo fare ciò, il loro<br />
sacrificio, e quello degli ex colleghi, dei familiari e degli amici<br />
rimasti nel paese d’origine, perde qualsiasi senso.</div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
un paese come l’Italia, privo di  una legge organica in materia,<br />
nei migliori dei casi il rifugiato si vede costretto a vivere di<br />
piccoli sussidi che ne permettono la sopravvivenza ma non ne<br />
favoriscono la realizzazione personale. Si permette al corpo di<br />
sopravvivere mentre l&#8217;anima avvizzisce. Stiamo parlando di uomini e<br />
donne che hanno elevati titoli di studio, specializzazioni, spirito<br />
imprenditoriale, desiderio di restituire il favore dell’accoglienza<br />
arricchendo la società che li ospita. Persone dotate del carisma<br />
necessario per contrapporsi a regimi dittatoriali e sanguinari e che<br />
spesso hanno una tale forza d&#8217;animo da poter dare certamente un<br />
prezioso contributo a qualsiasi società. Eppure ogni loro<br />
intenzione, ogni loro energia propositiva e vitale è spenta dalla<br />
totale insensatezza del meccanismo burocratico che “gestisce” la<br />
loro nuova vita di non-cittadini. Un meccanismo che preferisce<br />
elargire sussidi, trovare lavori poco decorasi ma “controllati”,<br />
rinchiudere in alloggi “protetti” o superaffollati al permettere<br />
un’attiva realizzazione delle proprie aspirazioni.
</div>
<p>La seconda porta.<br />
Questa porta è sbarrata dalla “Convenzione di Dublino” cui<br />
aderiscono 24 paesi europei e in cui si obbliga il primo paese<br />
ricevente a registrare le impronte digitali del richiedente e<br />
limitarne entro i propri confini la residenza, la circolazione e il<br />
lavoro: questo rende la condizione di asilo politico un esilio di<br />
fatto. Un regolamento criticato fortemente sia dal Consiglio Europeo<br />
per i rifugiati e gli esuli che dall&#8217;UNHCR in quanto incapace di<br />
tutelare i diritti fondamentali dei rifugiati. Ed<br />
è paradossale che in una società globale in cui tutto sembra<br />
potersi muovere liberamente (merci, notizie, stili di vita, contenuti<br />
culturali e mediali) le persone non abbiamo gli stessi “diritti di<br />
movimento”. Si sente spesso dire che in questo tempo le persone<br />
sono trattate come merci. Ma nel caso dei rifugiati politici lo<br />
status di “persona” sembra addirittura inferiore a quello di<br />
qualsiasi prodotto commerciale.La terza porta.<br />
Questa porta è chiusa dall’impossibilità del ritorno in patria. I<br />
rifugiati si trovano costretti, così, ad ondeggiare in un limbo. Un<br />
limbo che più che una questione sociale o di dignità personale sta<br />
sempre più diventando un metro di civiltà. Secondo recenti dati<br />
Istat negli ultimi due anni, sul solco della crisi economica che ha<br />
colpito l&#8217;Italia, già 800.000 immigrati hanno deciso di lasciare il<br />
Paese per rientrare nei loro stati d’origine. E’ bene ricordare,<br />
anche se può sembrare tautologico, che il rifugiato politico a<br />
differenza degli immigrati non ha la possibilità di tornare nel<br />
proprio paese di origine nemmeno quando il paese “ospitante”,<br />
come nel caso di un&#8217;Italia in profonda crisi, versa in situazioni<br />
economiche e sociali che non ne permettono una vita dignitosa. Ed è<br />
soprattutto utile ribadire che sul limbo in cui fluttuano i<br />
rifugianti politici pende una duplice condanna sancita dalle mancanze<br />
dei governi dell’Unione Europea (Premio Nobel per la Pace 2012).<br />
Perché duplice condanna? In primis perché fuggono da conflitti o<br />
regimi dittatoriali direttamente o indirettamente sostenuti dagli<br />
stessi governi europei che, in secondo luogo, non hanno attuato<br />
politiche condivise ed efficaci per la loro accoglienza, inserimento<br />
e valorizzazione e per il rispetto della loro dignità. Fatto<br />
drammaticamente rilevante per l’Italia che, ad oggi, non ha ancora<br />
espresso una benché minima legge in materia. Attualmente l’Italia<br />
sta ospitando solo 58.000 rifugiati politici a fronte dei 570.000<br />
ospitati dalla Germania. Eppure sembra solo quello italiano ad essere<br />
un caso emergenziale, sebbene i numeri ne smentiscano l’intensità.</p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Queste<br />
tre porte, serrate con l’efficacia del ferro e del cemento, sono<br />
tuttavia invisibili e non servono né pugni né baionette per<br />
aprirle. Solo poche parole d’ordine ne possono permettere<br />
magicamente l’apertura. Parole che però possono sciogliere questo<br />
incantesimo inumano solo se pronunciate a gran voce da tutta la<br />
società.</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Queste<br />
parole d’ordine, che vorremmo sentire urlate a gran voce dalla<br />
società civile e dai mezzi di informazione, altro non sono che tre<br />
semplici provvedimenti: una legge organica per i rifugiati politici,<br />
l’abolizione della Convenzione di Dublino e l’accelerazione dei<br />
tempi burocratici per il diritto di cittadinanza. Senza queste tre<br />
parole d’ordine il rifugiato politico non potrà mai trovare un<br />
posto all’interno della società, non potrà mai conoscere i propri<br />
diritti doveri, non potrà mai essere un attore sociale attivo, non<br />
potrà contribuire ad arricchire la società che lo ha accolto e di<br />
cui fa parte.<br />
Ma rimarrà un cittadino del nulla. Senza cittadinanza altro non è<br />
che un “fantasma burocratico” in balia del semplice e puro<br />
assistenzialismo. Come un bambino intelligente e dotato costretto a<br />
rimanere tutta la vita in una culla. Sempre accudito, mai adulto.
</div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
Non<br />
potendo varcare le tre porte il rifugiato politico cade nel vuoto dei<br />
“tombini” lasciati aperti nelle strade. Viene risucchiato dai<br />
loro gorghi e scompare fra i rifiuti senza nemmeno passare per la<br />
raccolta differenziata.</div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
caduta passa attraverso quattro diversi gironi danteschi in cui il<br />
rifugiato si trova ad essere risucchiato in un movimento lento,<br />
graduale e inesorabile.</div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
primo girone è rappresentato dagli enti locali &#8211; nel caso del<br />
Trentino dal Cinformi. Senza una legge organica il rifugiato politico<br />
percepisce subito gli enti locali come strutture imbalsamate e inermi<br />
di cui non è chiaro il ruolo né le direttive. Passata la fase<br />
emergenziale dell’accoglienza immediata (fase che può durare anche<br />
alcuni anni), il rifugiato politico viene poi spinto dagli enti<br />
locali nella bocca del secondo girone: quello delle agenzie per il<br />
lavoro.
</div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
questo girone – quello in cui i condannati sono costretti a cercare<br />
un lavoro che non avranno mai – l’assenza della cittadinanza e<br />
l’impossibilità di potersi muovere liberamente nei diversi stati<br />
alla ricerca di un lavoro che corrisponda alle proprie inclinazioni<br />
crea il più grande dei circoli viziosi: la mancanza di offerte di<br />
lavoro dovuta alla crisi economica, infatti, obbliga<br />
all’assistenzialismo continuo, ultima via verso il margine della<br />
società. </p>
</div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
terzo girone passa per le infinite vie degli assistenti sociali e dei<br />
loro tentativi di trovare alloggi protetti, case famiglia e lavori<br />
scartati dagli italiani.
</div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
L’ultimo<br />
girone, esaurite tutte le possibilità di inserimento, passa per il<br />
semplice meccanismo di soddisfare i bisogni primari di sopravvivenza<br />
presso enti legati alla Chiesa, come ad esempio Caritas. </p>
</div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
rifugiato entra così in una serie di circoli viziosi in cui ogni<br />
emergenza ne produce un’altra peggiore. Intendiamoci, nessuno dei<br />
livelli ha delle colpe o semplicemente delle mancanze specifiche. E&#8217;<br />
l&#8217;intera impalcatura che non regge e che fa si che tutti navighino a<br />
vista e nessuno sappia realmente cosa fare. Sembra infatti sempre più<br />
evidente che nessuno dei livelli istituzionali (i gironi) sia<br />
realmente preparato ad intervenire nella gestione di questo fenomeno<br />
con strumenti adeguati e specificatamente studiati per i rifugiati<br />
politici. L&#8217;intervento generico e approssimativo in realtà ne<br />
facilita la caduta o crea nei migliori dei casi un sistema<br />
assistenzialistico a ciclo continuo che attraverso fondi europei, o<br />
quelli stanziati ad hoc per i casi emergenziali, arricchisce i gironi<br />
ma non redime le anime dannate.
</div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
Alla<br />
fine e nel fondo dei quattro gironi c’è la pace dei sensi (per le<br />
istituzioni) e l’inferno (per i rifugiati), ovvero: l’assenza di<br />
qualsiasi responsabilità.
</div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
Al<br />
di là della precarietà economica, la vera caduta nel vuoto è la<br />
fragilità mentale che consegue a tale trattamento e che, se non<br />
conduce necessariamente alla morte fisica, ne comporta di certo una<br />
psicologica: il rifugiato diventa un’anima morta in un corpo mobile<br />
e la società subisce il progressivo ingrandimento di un cimitero di<br />
corpi senza nome che camminano nella città, mangiano in chiesa e<br />
dormono per strada. Morti viventi cui è tolta la possibilità di<br />
creare rete e lavoro e che diventano così un pericolo per la<br />
società, oltre che per sé stessi. Il tombino va dunque chiuso<br />
dipingendo aperture sulle pareti. Solo attraverso una legge organica,<br />
e quindi istituzioni adeguate, si possono rompere questi circoli<br />
viziosi e creare uno spazio in cui l’asilo politico sia ponte tra i<br />
beni culturali e sociali di due paesi differenti.
</div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
quanto riguarda il nostro caso specifico di rifugiati politici, dopo<br />
più di cinque anni vissuti in Trentino abbiamo iniziato ad amare<br />
questa terra e a tessere con essa dei legami profondi. Una terra in<br />
cui abbiamo cresciuto nostro figlio che parla e si sente in tutto e<br />
per tutto italiano. Per lui il Trentino è il suo pianeta, la sua<br />
famiglia allargata e la sua infanzia. E&#8217; una parte inseparabile del<br />
suo Sé sulla quale sta costruendo l&#8217;uomo che sarà un domani. </p>
</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Una<br />
terra che inoltre abbiamo provato a vivere intensamente a livello<br />
sociale e culturale attraverso molteplici progetti: innanzitutto il<br />
“Progetto Afghanistan 2014” realizzato con la collaborazione del<br />
Forum per la Pace del Trentino, di Filmwork Trento e delle Fondazioni<br />
Fontana e Mehregan. Un progetto dai molti risvolti politici, sociali<br />
ed economici che coinvolge importanti attori esteri e locali e che si<br />
propone di  fare del Trentino il centro internazionale di un profondo<br />
dialogo interculturale sul futuro dell&#8217;Afghanistan ma soprattutto su<br />
un futuro comune basato sulla cultura della pace. Altri progetti<br />
hanno invece riguardato più strettamente la nostra attività di<br />
registi. In questi anni abbiamo infatti prodotto e realizzato in<br />
Trentino diversi film e portato con orgoglio il nome della Provincia<br />
Autonoma di Trento alle oltre cinquanta proiezioni presentate<br />
all’estero e in altre regioni d’Italia anche in occasione di<br />
importanti <i>kermesse</i><br />
e festival internazionali. Infine, da tre anni a questa parte abbiamo<br />
dato vita all&#8217;Associazione Sociocinema, nata in collaborazione con<br />
alcuni studenti della facoltà di sociologia dell&#8217;Università di<br />
Trento. Un&#8217;associazione che attraverso un workshop di cinematografia<br />
digitale, da noi tenuto, promuove l&#8217;uso di strumenti digitali per<br />
raccontare la realtà sociale.</div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
Nonostante<br />
tutto ciò, nonostante i nostri sforzi per integrarci ed essere parte<br />
attiva del tessuto sociale che ci ha accolti, ci troviamo però nella<br />
situazione di dover continuamente scontrarci con gli innumerevoli<br />
ostacoli e le difficoltà che, come sopra descritto, ogni rifugiato<br />
si trova a dover affrontare in questo paese. Difficoltà che limitano<br />
la nostra capacità di agire in modo indipendente e di fronte alle<br />
quali tutte le istituzioni sembrano essere impotenti. Ed è proprio<br />
vista la mancanza di responsabilità manifestata a qualsiasi livello<br />
dalle istituzioni e data la situazione paradossale in cui ci<br />
troviamo, ad esempio quella di disporre di finanziamenti in Paesi<br />
esteri cui non possiamo accedere per il semplice motivo di non<br />
possedere una cittadinanza (finanziamenti che se sbloccati ci<br />
permetterebbero di generare progetti e ricchezza anche per la terra<br />
che ci sta ospitando) chiediamo la cittadinanza immediata. Una<br />
richiesta che non deve essere intesa nell&#8217;ottica dello scontro, ma<br />
come forma di resistenza non violenta e come strumento per poter<br />
diventare autonomi e indipendenti rinunciando a qualsiasi forma di<br />
assistenza. Chiediamo la cittadinanza immediata come atto d’amore<br />
totale verso il territorio e le persone che ci hanno accolto e in cui<br />
abbiamo investito molto, affettivamente e professionalmente. Vogliamo<br />
continuare a farlo, con ancora maggior trasporto e sentimento, ma da<br />
cittadini italiani.</div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
Razi<br />
Mohebi</div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
Soheila<br />
Mohebi</div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm;">
11 aprile 2013 </div>
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