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	<title>convenzione Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Diritti dell’infanzia: il diritto all’alloggio ignorato dall’Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Nov 2024 12:26:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In occasione del 20 novembre, Giornata internazionale dei diritti dell&#8217;infanzia (Massimo Pasquini da Diogeneonline.info) Il 20 novembre è la data scelta per commemorare l’adozione della Dichiarazione dei diritti del fanciullo nel 1959 da parte dell’Assemblea&#46;&#46;&#46;</p>
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<h1>In occasione del 20 novembre, Giornata internazionale dei diritti dell&#8217;infanzia</h1>



<p>(<a href="https://diogeneonline.info/author/massimo-pasquini/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Massimo Pasquini</a> da Diogeneonline.info)</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://diogeneonline.info/wp-content/uploads/2024/11/2351360107_ff3ee2ea29_b.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption=""><img src="https://diogeneonline.info/wp-content/uploads/2024/11/2351360107_ff3ee2ea29_b-696x522.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" title=""/></a><figcaption>&#8220;Children playing&#8221; by michelhrv is licensed under CC BY-NC-ND 2.0.</figcaption></figure>



<p>Il 20 novembre è la data scelta per commemorare l’adozione della Dichiarazione dei diritti del fanciullo nel 1959 da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e, successivamente, della Convenzione di New York nel 1989.</p>



<p>In alcune città, per esempio il Comune di Roma, ha promosso iniziative nel fine settimana del 16 e 17 novembre.<br>Una data importante che dovrebbe segnare un avanzamento nell’attuazione ed esigibilità dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, ma non è così per tutti i diritti.</p>



<p>Mentre, per esempio, sulla scuola, sul diritto alla mensa e al cibo sano e sull’aumento dell’offerta di asili nido, anche se il Governo ha recentemente dimezzato l’obiettivo derivato dai programmi del Pnrr, si vedono passi avanti e c’è attenzione nelle giornate sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, su altri temi si glissa, sia da parte di enti locali sia di associazioni che pure fanno dei diritti dei minori la loro missione.</p>



<p>Un tema, in particolare, non mi risulta sia oggetto di iniziative o di azioni di sensibilizzazione nei confronti dei governi locali e del governo nazionale.<br>Mi riferisco al diritto all’alloggio.</p>



<p>Nelle giornate dedicate ai diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, la questione del diritto all’alloggio letteralmente non esiste. Certo, alcuni parlano del sovraffollamento o della mancanza di allaccio ad alcuni servizi, quali acqua, gas, luce, ma anche in questi casi, che parlano di qualità dell’abitare, il tema del diritto all’accesso all’abitare resta sullo sfondo.</p>



<p>Eppure i dati sono chiari. Esiste una questione nazionale rilevante che viene dalla lettura dei dati Istat sulla povertà, dei comuni o del Ministero dell’interno, ma questi non sono oggetto né di confronto né, tanto meno, di proposte.</p>



<p>Alcuni dati ufficiali, anche recenti, che dovrebbero essere conosciuti, sarebbero di diritto dentro la Giornata che celebra i diritti dei minori.<br>Cito quelli più rilevanti.<br>L’Istat lo scorso 17 ottobre, circa un mese fa, comunicava che le famiglie in povertà assoluta erano aumentate di ben 48.000 unità nel 2023 rispetto al 2022.</p>



<p>Sempre Istat afferma che le famiglie con presenza di minori in povertà assoluta sono passate dal 27,1% al 31%, mentre tra quelle con minori in povertà assoluta ma proprietarie di immobili, sono passate dal 6,4% al 6,2%.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://diogeneonline.info/wp-content/uploads/2024/11/3689226709_e8736e3ed3_b.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://diogeneonline.info/wp-content/uploads/2024/11/3689226709_e8736e3ed3_b.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16489"/></a><figcaption>“child” by simaje is licensed under CC BY 2.0.</figcaption></figure>



<p>In totale, Istat afferma che sono 1,4 milioni i minori in condizione di povertà assoluta.<br>Altro dato interessante è quello relativo alle famiglie collocate nelle graduatorie. In mancanza di un Osservatorio casa, qui si deve andare di ipotesi.</p>



<p>In Italia, a seconda delle fonti, vi sarebbero tra le 320.000 e le 600.000 famiglie collocate nelle graduatorie per l’accesso a una casa popolare. Si tratta, è bene ricordarlo, di famiglie alle quali, per reddito, l’accesso al mercato è precluso e che possono solo sostenere un affitto a canone sociale.</p>



<p>Ipotizzando che almeno il 30% delle famiglie nelle graduatorie vedano la presenza di minori, stima probabilmente per difetto, possiamo dire che almeno tra i 96.000 e 180.000 minori con le loro famiglie attendono che il diritto all’alloggio venga loro garantito dall’edilizia residenziale pubblica. Esattamente l’offerta che manca in Italia e che non viene compresa nelle politiche abitative di Governo, Regioni e Comuni.</p>



<p>Infine, c’è la questione sfratti e minori, forse quella più dolorosa e vergognosa.<br>In Italia, mediamente ogni anno assistiamo a un numero di sentenze di sfratto tra le 30.000 e le 40.000. Così come si verificano esecuzioni di sfratto intorno alle 30.000. Nel 2023 abbiamo assistito a una riduzione, ma non a un’inversione di tendenza.</p>



<p>Prendendo solo in considerazione le esecuzioni di sfratto e considerando che in questo caso le famiglie con minori siano il 30%-50%, anche in questo caso, per difetto, avremmo che ogni anno tra i 10.000 e i 15.000 minori vengono sfrattati con forza pubblica senza avere mai non dico un alloggio alternativo, ma una qualche forma di assistenza adeguata.</p>



<p>Nei rari casi di intervento sociale da parte dei comuni, si offre un’assistenza a tempo determinato alla madre e al minore, ma non al padre, fatto vietato dalla Convenzione sui diritti dell’infanzia.</p>



<p>I minori in questo caso non entrano solo nel vortice della precarietà abitativa, ma rischiano di abbandonare i percorsi scolastici e di subire ricadute sulla salute o psicologiche, basti pensare alle possibili conseguenze sui minori con disabilità.</p>



<p>Attenzione, stiamo parlando di violazioni sistematiche di diritti costituzionali e di diritti sanciti nella Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza che l’Italia ha firmato e ratificato.</p>



<p>Perché questo tema non è nell’agenda politica nazionale e locale e non riesce a entrare tra le iniziative della Giornata del 20 novembre?<br>E perché l’Italia ratifica convenzioni internazionali o sancisce diritti costituzionali che poi non attua?</p>



<p>Perché di questi temi, se non ne parlasse Diogeneonline, non ne parlerebbe nessuno?</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://diogeneonline.info/wp-content/uploads/2024/11/3632612221_9d5ceb8390.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://diogeneonline.info/wp-content/uploads/2024/11/3632612221_9d5ceb8390.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16490"/></a><figcaption>“Young girl does daily chores” by World Bank Photo Collection is licensed under CC BY-NC-ND 2.0.</figcaption></figure>
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		<title>ll diritto d’asilo. Report 2023. Liberi di scegliere se migrare o restare?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Dec 2023 11:53:18 +0000</pubDate>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/asilo.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="661" height="943" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/asilo.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17332" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/asilo.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 661w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/asilo-210x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 210w" sizes="(max-width: 661px) 100vw, 661px" /></a></figure>



<p>Con l’edizione del 2023 la Fondazione Migrantes arriva alla settima edizione del rapporto dedicato al mondo dei richiedenti asilo e dei rifugiati. Un lavoro scritto da un’equipe di autrici ed autori che si lasciano “toccare e interrogare” dalle sofferenze e dalle contraddizioni che le persone in fuga nel mondo raccontano o portano scritte nei loro volti e nei loro corpi. Anche quest’anno un simile sguardo è cruciale per leggere dati, norme, politiche e storie di un’Unione europea e un’Italia che non solo stanno erodendo il diritto d’asilo, ma stanno addirittura tentando di smantellarne i capisaldi.</p>



<p>In questo quadro di pesanti violazioni dei diritti umani e delle convenzioni internazionali, ogni strumento sembra valido per perseguire lo scopo di escludere e per contrarre lo spazio della protezione internazionale e dei diritti di richiedenti asilo e rifugiati: dagli accordi tra Paesi a prassi discutibili, sia nella gestione alle frontiere che fuori dalle questure, che nell’accesso ad accoglienze sempre più precarie e prive di servizi essenziali, quali l’orientamento legale, il supporto psicologico e la mediazione linguistica. E tutto ciò avviene in un quadro in cui le guerre e altre crisi hanno portato il numero delle persone in fuga nel mondo al più elevato livello di sempre – oltre i 110 milioni di persone in fuga nel mondo – benché siano sempre pochi in proporzione i migranti che cercano ottengono protezione in Europa e in Italia.</p>



<p>Non rinuncia questo volume a proporre in ogni settore – dall’ambito più legale a quello più sociale ed etico – possibili modalità per uscire dall’impasse, prendendo ancora una volta spunto dalle parole di papa Francesco proposte per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato (GMMR) del 2023 Liberi di scegliere se migrare o restare: parole che rappresentano l’orizzonte di senso in cui si riuscirebbero a risolvere molte delle questioni poste dall’attuale scenario, ma che necessitano con urgenza di azioni concrete per ridare dignità a chi è in fuga e cerca protezione che al momento – anziché essere libero di pensare se migrare o restare – si trova sempre più spesso “intrappolato” e “trattenuto”.</p>



<p>L’augurio è che questo volume possa anche quest’anno aiutare a costruire un sapere fondato rispetto a chi è in fuga, a chi arriva a chiedere protezione nel nostro continente e nel nostro Paese, che ci aiuti a restare o ritornare “umani”, capaci di costruire finalmente quelle azioni concrete che ci facciano togliere il punto interrogativo che abbiamo inserito nel sottotitolo – liberi di pensare se migrare o restare?</p>



<p><strong>DOWNLOAD</strong><br>•&nbsp;<a href="https://www.migrantes.it/wp-content/uploads/sites/50/2023/12/Sintesi-DD2023.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Sintesi Report Diritto d&#8217;Asilo 2023</a></p>
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		<title>Non c’è posto per te! Campagna di sensibilizzazione in tema di violenza di genere</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Oct 2023 08:00:18 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/ca.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="548" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/ca.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17232" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/ca.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/ca-300x214.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<p></p>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> sostiene e divulga la seguente Campagna: </p>



<p><strong>Campagna di sensibilizzazione<br>perché nessuna donna vittima di violenza sia più esclusa dai Servizi Antiviolenza</strong></p>



<p><em>L’ultimo rapporto Istat in tema di violenza di genere ci dice che il&nbsp;<strong>94%</strong>&nbsp;delle&nbsp;<strong>Case rifugio</strong>&nbsp;si è dotata di&nbsp;<strong>criteri di esclusione dall’accoglienza delle ospiti</strong>. La campagna di sensibilizzazione “<strong>Non c’è posto per te!</strong>” rivolge specifiche&nbsp;<strong>richieste ai Servizi Antiviolenza e alle Istituzioni</strong>&nbsp;per far sì che nessuna donna vittima di violenza sia più esclusa dai Servizi in questione. Essa è aperta alla sottoscrizione sia di Enti e Gruppi che di singole persone&nbsp;</em><em>(per aderire o per informazioni scrivere a&nbsp;<a href="mailto:info@informareunh.it">info@informareunh.it</a>).</em></p>



<figure class="wp-block-image" id="attachment_18872"><a href="http://www.informareunh.it/formica-paola-panchina-rossa-ostile-2023-def/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img src="http://www.informareunh.it/wp-content/uploads/Formica-Paola-panchina-rossa-ostile-2023-def-300x214.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Su un prato circondato da fogliame variopinto c’è una panchina rossa." class="wp-image-18872"/></a><figcaption>L’immagine scelta per la campagna di sensibilizzazione “Non c’è posto per te!” è una “panchina rossa ostile” realizzata dall’illustratrice Paola Formica. Essa vuole essere il simbolo di un’accoglienza selettiva che va superata. Si tratta di una panchina rossa sulla cui seduta è stato applicato un divisorio per impedire che le persone senza fissa dimora vi si possano sdraiare. Essere senza fissa dimora è uno dei criteri di esclusione dall’accoglienza delle ospiti adottati dalle Case rifugio.</figcaption></figure>



<p>Nell’Italia in cui i casi di violenza di genere sono quotidiani e possiamo contare un femminicidio ogni tre giorni, alcune delle più frequenti esortazioni rivolte alle donne che subiscono violenza sono: «<em>Denunciate! Rivolgetevi ai Servizi!</em>». Tali esortazioni danno per scontato che qualunque donna si rivolga ai Servizi Antiviolenza troverà accoglienza e sarà benaccetta. Ebbene, non è così. Vi sono alcune<strong>&nbsp;donne</strong>&nbsp;che sono&nbsp;<strong>escluse dalle Case rifugio</strong>. Sono donne con&nbsp;<strong>difficoltà complesse</strong>&nbsp;in cui esiste spesso una compresenza di limitazioni o di fragilità e che quindi hanno bisogni importanti per numero e per specificità. Da qui deriva una&nbsp;<strong>minore possibilità di riuscire in autonomia</strong>&nbsp;a trovare aiuto e soluzioni, la qual cosa innesca un circolo vizioso di rifiuti e solitudine: lo svantaggio comporta debolezza ulteriore e questa aumenta l’esclusione e la cancellazione della persona e della donna. Sono donne esposte a&nbsp;<strong>discriminazione multipla/intersezionale</strong>, un tipo di discriminazione causata dalla compresenza nella stessa persona di più fattori di rischio (ad esempio, essere donna e fare abuso di sostanze; oppure essere donna ed avere una disabilità, ecc.).</p>



<p>Il&nbsp;<strong>94,1%&nbsp;</strong>delle&nbsp;<strong>Case rifugio</strong>&nbsp;si è dotata di&nbsp;<strong>criteri di esclusione&nbsp;</strong>dall’accoglienza delle ospiti, mentre il&nbsp;<strong>61,4%</strong>&nbsp;di esse ne ha introdotto di ulteriori in relazione ai&nbsp;<strong>figli e figlie delle ospiti</strong>&nbsp;(dati relativi all’anno 2021, fonte: Istat,&nbsp;<a href="https://www.istat.it/it/archivio/287411?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>Sistema di protezione per le donne vittime di violenza – anni 2021-2022</em></a>, 7 agosto 2023).</p>



<p>Stiamo parlando di donne che le Case rifugio respingono, ma nel rapporto Istat i criteri di esclusione sono indicati in modo asettico, come se si trattasse di una prassi inevitabile, accettabile e senza conseguenze per le donne:&nbsp;<strong>abuso di sostanze e dipendenze, disagio psichiatrico, essere senza fissa dimora, tratta e prostituzione, status giuridico,</strong>&nbsp;<strong>essere agli ultimi mesi di gravidanza, altri criteri di esclusione</strong>.</p>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td><strong>Il dettaglio dei dati Istat sui criteri di esclusione adottati dalle Case rifugio</strong></td></tr><tr><td><em>Il 94,1% delle Case rifugio (317 in valori assoluti) si è dotata di criteri di esclusione dall’accoglienza delle ospiti.</em>&nbsp;<em>L’81,9%&nbsp;delle Case rifugio (276 in valori assoluti)&nbsp;non accoglie&nbsp;donne che fanno&nbsp;abuso di sostanze e con dipendenze; l’80,7%&nbsp;(272 Case rifugio) non accoglie donne con&nbsp;disagio psichiatrico; il&nbsp;71,2%&nbsp;(240) donne&nbsp;senza fissa dimora; il&nbsp;37,1%&nbsp;(125) donne&nbsp;vittime di tratta e prostituzione; il&nbsp;20,8%&nbsp;(70) quelle prive di uno specifico&nbsp;status giuridico; il&nbsp;19,9%&nbsp;(67) donne agli&nbsp;ultimi mesi di gravidanza; il 10,1% (34) donne respinte sulla base di altri criteri di esclusione (dati relativi all’anno 2021, Tavole 16 e 17 del file con i dati sulle&nbsp;</em><a href="https://www.istat.it/it/files/2023/08/Tavole-appendice-Case-Rifugio-2021.xlsx?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>Case rifugio</em></a><em>&nbsp;contenuto in: Istat,&nbsp;</em><a href="https://www.istat.it/it/archivio/287411?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>Sistema di protezione per le donne vittime di violenza – anni 2021-2022</em></a><em>, 7 agosto 2023). Ulteriori&nbsp;criteri di esclusione&nbsp;dall’accoglienza sono applicati dal 61,4%&nbsp;delle&nbsp;Case rifugio (207 in valori assoluti) in relazione ai&nbsp;figli e figlie delle ospiti. Il 42,4% delle Case rifugio (143) pongono&nbsp;limiti all’età&nbsp;nell’accoglienza dei figli/figlie&nbsp;delle ospiti, il 48,4% (163) pongono&nbsp;limiti di genere, il 7,7% (26) ulteriori criteri di esclusione (dati relativi all’anno 2021, Tavola 18 del file con i dati sulle&nbsp;</em><a href="https://www.istat.it/it/files/2023/08/Tavole-appendice-Case-Rifugio-2021.xlsx?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>Case rifugio</em></a><em>&nbsp;contenuto in: Istat,&nbsp;</em><a href="https://www.istat.it/it/archivio/287411?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>Sistema di protezione per le donne vittime di violenza – anni 2021-2022</em></a><em>, 7 agosto 2023).</em></td></tr></tbody></table></figure>



<p>Non sappiamo&nbsp;<strong>cosa ne sia di queste donne escluse</strong>&nbsp;dalle Case rifugio, il rapporto non lo dice, ma non è difficile immaginare quale possa essere la loro sorte. Il citato rapporto Istat ha rilevato i criteri di esclusione solo per le Case rifugio, ma abbiamo avuto riscontro che le richieste di aiuto di diverse donne con disabilità siano state ignorate anche da diversi Centri antiviolenza (CAV). Pertanto la nostra riflessione è&nbsp;<strong>rivolta a tutti i Servizi Antiviolenza</strong>.</p>



<p>Solitamente l’introduzione di meccanismi di esclusione – che siano formalizzati o meno – non è percepita come discriminatoria da chi li pone in essere, ma tale percezione non è corretta: escludere dai Servizi Antiviolenza anche una sola donna costituisce una discriminazione, ed il fatto che siano escluse le donne con difficoltà complesse pone questioni etiche e giuridiche che non possono essere liquidate evocando l’inconsapevolezza della gravità della pratica. Infatti tutta la letteratura scientifica sul tema rivela che le donne che sono esposte a discriminazione multipla/intersezionale corrono un&nbsp;<strong>rischio significativamente più alto di subìre violenza</strong>&nbsp;rispetto alle altre donne. Ad esempio, il rischio di subìre&nbsp;stupri o tentati stupri&nbsp;è doppio per le donne con disabilità (10%) rispetto a quelle senza limitazioni funzionali (4.7%) (fonte: Istat,&nbsp;<a href="https://www.istat.it/it/files/2015/06/Violenze_contro_le_donne.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>La violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia. Anno 2014</em></a>).</p>



<figure class="wp-block-image" id="attachment_19156"><a href="http://www.informareunh.it/case-rifugio-criteri-esclusione-dati-istat-2021-grafico/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img src="http://www.informareunh.it/wp-content/uploads/Case-rifugio-criteri-esclusione-dati-Istat-2021-grafico-300x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-19156"/></a><figcaption>Il grafico a torta su cui domina l’arancione del 94% delle Case rifugio che hanno adottato criteri di esclusione dall’accoglienza delle ospiti, con un esiguo spicchietto azzurro (il 6% delle Case rifugio che non li hanno adottati), ben esprime anche in modo visivo le proporzioni della pratica discriminatoria. Grafico: Simona Lancioni – Fonte: Istat,&nbsp;<a href="https://www.istat.it/it/archivio/287411?utm_source=rss&utm_medium=rss">Sistema di protezione per le donne vittime di violenza – anni 2021-2022</a>, 7 agosto 2023, Tabella 17 del file con i dati sulle&nbsp;<a href="https://www.istat.it/it/files/2023/08/Tavole-appendice-Case-Rifugio-2021.xlsx?utm_source=rss&utm_medium=rss">Case rifugio</a>&nbsp;(anno 2021).</figcaption></figure>



<p>Vero è che spesso i Servizi Antiviolenza dispongono di risorse limitate e di personale non specificamente formato ad affrontare la complessità che alcuni casi possono presentare. Sotto questo profilo va chiarito che non stiamo chiedendo ai singoli Servizi di affrontare questi casi in autonomia, li stiamo invece invitando ad affrontarli organizzandosi in modo diverso. Si tratta di costruire&nbsp;<strong>reti territoriali</strong>&nbsp;che mettano in comune risorse e competenze, nonché di disporsi a lavorare con&nbsp;<strong>équipe multidisciplinari</strong>&nbsp;a composizione variabile, coinvolgendo di volta in volta le professionalità utili e necessarie ad affrontare in modo adeguato i casi in questione. I Servizi Antiviolenza sono invitati a adottare un nuovo approccio di base in cui il&nbsp;<strong>principio di inclusione</strong>&nbsp;per ogni tipo di limite, difficoltà, disagio o patologia della donna che chiede aiuto sia considerato come una premessa ineluttabile, un elemento di eccellenza, sia dal punto di vista organizzativo concreto (accessibilità dei Servizi Antiviolenza, inclusione dei figli/e anche con disabilità, operatrici formate, ecc.), che dal punto di vista etico e culturale. Esistono già&nbsp;<strong>esempi virtuosi</strong>&nbsp;di Servizi Antiviolenza che si sono disposti a lavorare in questo modo (se ne legga a&nbsp;<a href="http://www.informareunh.it/servizi-antiviolenza-preparati-ad-accogliere-donne-con-disabilita/?utm_source=rss&utm_medium=rss">questo link</a>), si tratta solo di seguirne le orme.</p>



<p>Ancor meno ricevibile è l’argomentazione, talvolta proposta, che si tratti di casi residuali, giacché le donne che rientrano nei criteri di esclusione indicati dalle Case rifugio&nbsp;<strong>non sono affatto in un numero trascurabile</strong>, ed in ogni caso non può considerarsi trascurabile nessun numero superiore allo zero. In merito va evidenziato che laddove il principio di accessibilità sia rispettato, emerge una&nbsp;<strong>dimensione altrimenti invisibile</strong>&nbsp;di richieste e aumenta la consapevolezza dei propri diritti e delle condizioni di violenza subìte anche da parte di donne con maggiori difficoltà e disagio.</p>



<p>Infine vale la pena di ricordare che chiunque operi nella Rete Antiviolenza è vincolato/a al rispetto dei princìpi di<strong>&nbsp;uguaglianza e non discriminazione</strong>&nbsp;sanciti dall’articolo 4 della&nbsp;<a href="http://www.informareunh.it/wp-content/uploads/ConsiglioEuropa-ConvenzioneIstanbul-VolenzaDonne2011.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Convenzione di Istanbul</strong></a>&nbsp;(la&nbsp;<em>Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica</em>), che è stata ratificata dall’Italia con la&nbsp;<a href="http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2013/07/01/13G00122/sg?utm_source=rss&utm_medium=rss">Legge 77/2013</a>, e che costituisce il riferimento normativo più elevato in tema di contrasto alla violenza di genere.</p>



<p>La presente campagna di sensibilizzazione, denominata “<strong>Non c’è posto per te!</strong>”, è pertanto finalizzata a far sì che&nbsp;<strong>nessuna donna vittima di violenza sia più esclusa dai Servizi Antiviolenza</strong>.</p>



<p>È importante sottolineare che non rientra nelle finalità di questa campagna discreditare i Servizi Antiviolenza. Non trarremmo alcun vantaggio da una simile operazione, e l’intera comunità ne sarebbe danneggiata. L’unico obiettivo della campagna è promuovere un’accoglienza senza discriminazioni. È proprio la consapevolezza di quanto sia&nbsp;<strong>preziosa e vitale</strong>&nbsp;la funzione svolta da tali Servizi, che rende intollerabile che qualcuna ne sia esclusa. Riteniamo infatti che rifiutarsi di accogliere anche una sola donna vittima di violenza significhi abbandonarla nelle mani del suo aggressore o del suo assassino, oppure relegarla in una condizione di subordinazione ed esclusione nel contesto in cui vive, e questo… ecco,&nbsp;<strong>questo deve finire!</strong></p>



<p>Più si accoglie senza discriminazioni, più le donne “tutte”, anche senza difficoltà complesse, modificano la propria percezione rispetto alle condizioni di vita di ciascuna e si possono attivare per chiedere aiuto e per sensibilizzare altre persone. Così si promuove il&nbsp;<strong>diritto per tutte di essere accolte e aiutate</strong>. Auspicabilmente, in questo modo, le stesse operatrici, le Reti di aiuto e i Servizi Antiviolenza diventano promotori e promotrici di consapevolezza ed emancipazione anche delle donne con limitazioni e difficoltà complesse.</p>



<p><strong>Richieste per i Servizi Antiviolenza</strong></p>



<ul><li><strong>Eliminazione dei meccanismi di esclusione dall’accoglienza</strong>&nbsp;delle ospiti e dei loro figli e figlie – formalizzati o meno – in ottemperanza alle disposizioni contenute nella Convenzione di Istanbul.</li><li><strong>Costituzione di reti territoriali</strong>&nbsp;finalizzate alla presa in carico delle donne vittime di violenza che sono esposte a discriminazione multipla/intersezionale.</li><li><strong>Disposizione a lavorare in</strong>&nbsp;<strong>équipe multidisciplinari</strong>&nbsp;a composizione variabile, coinvolgendo di volta in volta le professionalità utili e necessarie ad affrontare in modo adeguato la complessità che ciascun caso più presentare.</li></ul>



<p><strong>Richieste per le Istituzioni</strong></p>



<ul><li><strong>Introduzione del rispetto del principio di non discriminazione</strong>&nbsp;quale requisito richiesto per l’accesso ai fondi pubblici da parte dei Servizi Antiviolenza.</li><li><strong>Fissare un tempo di adeguamento</strong>&nbsp;entro il quale i Servizi Antiviolenza debbono eliminare i meccanismi di esclusione dall’accoglienza delle ospiti e dei loro figli e figlie – formalizzati o meno – onde evitare la sospensione dei finanziamenti pubblici.</li></ul>



<p>La campagna di sensibilizzazione “<strong>Non c’è posto per te!</strong>” è promossa da&nbsp;<a href="https://www.informareunh.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Informare un’h- Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli</strong></a>&nbsp;in collaborazione con le seguenti professioniste:&nbsp;<strong>Maria Giulia Bernardini&nbsp;</strong>(ricercatrice in Filosofia del Diritto presso l’Università di Ferrara),&nbsp;<strong>Martina Gerosa&nbsp;</strong>(urbanista, disability &amp; accessibility manager),&nbsp;<strong>Nadia Muscialini&nbsp;</strong>(psicoanalista e psicologa presso il Servizio Sanitario Nazionale),&nbsp;<strong>Piera Nobili&nbsp;</strong>(architetta),&nbsp;<strong>Maria Cristina Pesci&nbsp;</strong>(medica psicoterapeuta del progetto&nbsp;<a href="https://www.mondodonna-onlus.it/chiama-chiama/?utm_source=rss&utm_medium=rss">CHIAMA chiAMA</a>&nbsp;di Bologna gestito congiuntamente dalle Associazioni MondoDonna&nbsp;e&nbsp;AIAS di Bologna&nbsp;– Associazione Italiana Assistenza Spastici), e, chi scrive,&nbsp;<strong>Simona Lancioni</strong>, in qualità di responsabile del centro promotore della campagna. Inoltre la campagna ha ottenuto i&nbsp;<strong>patrocini</strong>&nbsp;della&nbsp;<a href="https://www.uildm.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>UILDM Nazionale</strong></a>&nbsp;(Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), del&nbsp;<a href="https://www.cerpa.org/index.html?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>CERPA Italia</strong></a>&nbsp;(Centro Europeo di Ricerca e Promozione dell’Accessibilità), dell’Associazione&nbsp;<a href="https://www.femminilemaschileplurale.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Femminile Maschile Plurale</strong></a>&nbsp;(FMP) di Ravenna.</p>



<p>Per favorire la diffusione dell’iniziativa attraverso i social sono state prodotte alcune brevi&nbsp;<strong>clip informative</strong>&nbsp;curate dalle professioniste coinvolte nel progetto. Alla predisposizione dei filmati hanno collaborato anche&nbsp;<strong>Alessandro Pecori</strong>, responsabile operativo dello sportello&nbsp;<a href="https://www.informarecomunicando.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Informarecomunicando</strong></a>&nbsp;di Pisa, che ha fornito un supporto tecnico;&nbsp;<strong>Delphine Caron</strong>, docente della lingua dei segni italiana (LIS) ed attivista per i diritti delle donne e delle persone sorde che ha prodotto il filmato in questa lingua; e l’Associazione&nbsp;<a href="https://www.blindsight.eu/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Blindsight Project</strong></a>&nbsp;che ha curato la&nbsp;<strong>audiodescrizione&nbsp;</strong>e&nbsp;<strong>sottotitolazione&nbsp;</strong>delle clip allo scopo di rendere fruibili i contenuti informativi anche dalle persone con disabilità sensoriali, in particolare hanno collaborato&nbsp;<strong>Laura Raffaeli</strong>, presidente dell’Associazione,&nbsp;<strong>Laura Giordani</strong>, che ha curato i testi dell’audiodescrizione,&nbsp;<strong>Barbara Paradiso</strong>, che ha curato la sottotitolazione,&nbsp;<strong>Alessandra Paganelli</strong>, che ha prestato la voce per l’audiodescrizione, e&nbsp;<strong>Luca Ruffini&nbsp;</strong>della Pselion Web Agency, che ha curato il mix e il montaggio. Tutto il materiale è liberamente fruibile dai seguenti link:</p>



<ul><li><a href="https://www.facebook.com/100064553387825/videos/890686091903767?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>Presentazione della campagna di sensibilizzazione “Non c’è posto per te!”</em></a>, a cura di&nbsp;<strong>Simona Lancioni</strong>.</li><li><a href="https://www.facebook.com/100064553387825/videos/1592015391329730?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>Servizi Antiviolenza</em><em>: una proposta di organizzazione inclusiva</em></a>, a cura di&nbsp;<strong>Nadia Muscialini</strong>.</li><li><a href="https://www.facebook.com/watch/?v=701102201930193&utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>Un esempio virtuoso di Servizio Antiviolenza inclusivo: lo Sportello CHIAMA chiAMA di Bologna</em></a>, a cura di&nbsp;<strong>Maria Cristina Pesci</strong>.</li><li><a href="https://www.facebook.com/100064553387825/videos/6694673277246546?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>I princìpi di uguaglianza e non discriminazione nella Convenzione di Istanbul</em></a>, a cura di&nbsp;<strong>Maria Giulia Bernardini</strong>.</li><li><a href="https://www.facebook.com/100064553387825/videos/288624384147677?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>Accessibilità e inclusione dei Servizi Antiviolenza</em></a>, a cura di&nbsp;<strong>Piera Nobili</strong>.</li><li><a href="https://www.facebook.com/100064553387825/videos/1013677256565119?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>L’accessibilità delle informazioni sui Servizi Antiviolenza</em></a>, a cura di&nbsp;<strong>Martina Gerosa</strong>, riprese di&nbsp;<strong>Diego Villalón</strong>.</li><li><em><a href="https://www.facebook.com/100064553387825/videos/3677549922476465?utm_source=rss&utm_medium=rss">La campagna di sensibilizzazione “Non c’è posto per te!” in LIS</a></em>, a cura di&nbsp;<strong>Delphine Caron&nbsp;</strong>(alla traduzione in LIS ha collaborato&nbsp;<strong>Mita Graziano</strong>, le riprese sono state fatte preso il&nbsp;<strong>Museo della Seta&nbsp;</strong>di Como, mentre le opere sullo sfondo sono dell’artista<strong>&nbsp;Davide Molteni</strong>).</li></ul>



<p>Inoltre, per consentire l’accesso alle informazioni a chi ha difficoltà a utilizzare i consueti testi scritti, questa campagna di sensibilizzazione è stata realizzata anche nella&nbsp;<strong>versione facile da leggere e da capire</strong>&nbsp;(<em>Easy To Read</em>, disponibile a&nbsp;<a href="http://www.informareunh.it/wp-content/uploads/Non-c-e-posto-per-te-linguaggio-facile.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>questo link</strong></a>), a cura di&nbsp;<strong>Francesca Stella</strong>, formatrice nazionale del linguaggio&nbsp;<em>Easy To Read</em>&nbsp;e lettrice di prova del gruppo dell’<a href="http://www.anffasudine.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>ANFFAS di Udine</strong></a>&nbsp;(Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale), e nella&nbsp;<strong>versione con i simboli della</strong>&nbsp;<strong>comunicazione aumentativa alternativa</strong>&nbsp;(CAA, disponibile a&nbsp;<a href="http://www.informareunh.it/wp-content/uploads/Non-c-e-posto-per-te-CAA-def_compressed.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>quest’altro link</strong></a>), a cura di&nbsp;<strong>Stefania Costantini&nbsp;</strong>(educatrice socio-pedagogica).</p>



<p>L’immagine scelta per questa campagna di sensibilizzazione è stata realizzata dall’illustratrice&nbsp;<strong>Paola Formica</strong>. Essa raffigura una panchina rossa, uno dei simboli del contrasto alla violenza di genere, ma questa, a differenza delle altre, è una “<strong>panchina rossa ostile</strong>”, infatti sulla seduta è stato applicato un divisorio per impedire che le persone senza fissa dimora vi si possano sdraiare. Essere senza fissa dimora è uno dei criteri di esclusione dall’accoglienza delle ospiti adottati dalle Case rifugio. L’opera vuole essere il simbolo di un’<strong>accoglienza selettiva che va superata</strong>.</p>



<p>La campagna di sensibilizzazione “Non c’è posto per te!” è rivolta ai Servizi Antiviolenza, alle Istituzioni e a tutta la popolazione. Essa è&nbsp;<strong>aperta alla sottoscrizione</strong>&nbsp;sia&nbsp;di&nbsp;<strong>Enti&nbsp;</strong>e&nbsp;<strong>Gruppi</strong>&nbsp;che di&nbsp;<strong>singole persone</strong>&nbsp;(per aderire o per informazioni scrivere a&nbsp;<a href="mailto:info@informareunh.it">info@informareunh.it</a>).</p>



<p>Simona Lancioni<br>Responsabile di Informare un’h – Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa)</p>



<p><strong>Nota su Informare un’h</strong><br>Informare un’h – Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa) è un servizio informativo in tema di disabilità della&nbsp;<a href="https://pisa.uildm.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">UILDM Sezione di Pisa</a>&nbsp;(Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare). Il centro presta molta attenzione alle questioni di genere, è impegnato da vent’anni nella promozione dei diritti delle&nbsp;<a href="https://www.informareunh.it/documentazione/donne-con-disabilita/?utm_source=rss&utm_medium=rss">donne con disabilità</a>, ed in particolare nel contrasto alle discriminazioni multiple e alle&nbsp;<a href="https://www.informareunh.it/la-violenza-nei-confronti-delle-donne-con-disabilita/?utm_source=rss&utm_medium=rss">violenze</a>&nbsp;che esse subiscono. Per info:&nbsp;<a href="mailto:info@informareunh.it">info@informareunh.it</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="http://www.informareunh.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.informareunh.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>.</p>



<p><strong>Pubblichiamo di seguito gli elenchi, in costante aggiornamento, dei Soggetti aderenti</strong></p>



<p><strong>Adesioni degli Enti/Gruppi</strong>&nbsp;(in ordine di arrivo)</p>



<p>1 Diritti alla Follia<br>2 Studio Legale Ferlin<br>3 Associazione Il Coraggio<br>4 Associazione Michele Baù – Angeli con le ali<br>5 Associazione per i Diritti Umani<br>6 Centro di Relazioni Umane di Bologna<br>7 Associazione Code per Curiosi<br>8 Associazione Diritti Senza Barriere<br>9 Gruppo Donne UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare)<br>10 Associazione Libere Sinergie<br>11 Progetto Aisha<br>12 Circolo Chico Mendez<br>13 Centro per l’alternativa alla psichiatria Francesco Lorusso<br>14 Centro Antiviolenza Vittore Buzzi di Milano<br>15 CCDU – Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani<br>16 Superando.it<br>17 Coordinamento Etico dei Caregivers di Pisa<br>18 Gruppo Donne del GALM (Gruppo Animazione Lesionati Midollari)<br>19 Comunità Fragole Celesti<br>20 Associazione DisabilmenteMamme</p>



<p><strong>Adesioni di persone</strong>&nbsp;(in ordine di arrivo)</p>



<p>1 Vittoria Doretti<br>2 Paola Cavalieri<br>3 Giuseppe Zecchini<br>4 Anna Francesca Masiero<br>5 Sara Boicelli<br>6 Silvia Cutrera<br>7 Vincenzo Lorubbio<br>8 Simona Ferlin<br>9 Luisella Bosisio Fazzi<br>10 Orietta Baù<br>11 Silvia Fasolin<br>12 Sara Bonanno<br>13 Simone Madussi<br>14 Ubaldo Balestriere<br>15 Simona Sforza<br>16 Aldo Schiavello<br>17 Simona Maffei<br>18 Isabella Groppi<br>19 Federica Danesi<br>20 Sofia Cuberli<br>21 Luisa Mariani<br>22 Antonella Rosa<br>23 Federico Girolomoni<br>24 Chiara Cuberli<br>25 Marta Silimbani<br>26 Maria Tarallo<br>27 Elisabetta Stellato<br>28 Annalisa Cuberli<br>29 Nadia Fiorentino<br>30 Eliane Rodrigues<br>31 Maria Grazia Nichetti<br>32 Sara Lancioni<br>33 Marcella Corsi<br>34 Paolo Addis<br>35 Vito Totire<br>36 Simonetta Cuberli<br>37 Luca Benvenga<br>38 Mario Bernardini<br>39 Ivonne&nbsp;Pattuelli<br>40 Marina Lombardi<br>41 Paola Persici<br>42 Alberto Brugnettini<br>43 Cinzia Mancini<br>44 Laura Scudieri<br>45 Nathalie Paris<br>46 Maria Chiara Quadrini<br>47 Linda Lamborghini<br>48 Bimba Landmann<br>49 Sandra Rossetti<br>50 Pietro Lodi<br>51 Cinzia Pennati<br>52 Vincenzo Cadoni<br>53 Andrea Pancaldi<br>54 Mara Ruele<br>55 Mauro Pirani<br>56 Emanuele Giorgi<br>57 Gabriele Giorgi<br>58 Antonella Tarantino<br>59 Maria Paola Giubileo<br>60 Francesco Comelli<br>61 Barbara Badiani<br>62 Grazia Trunfio<br>63 Giovanni Conte<br>64 Tommasa Lombardi</p>
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		<title>Musica  degenerata. A teatro. Una convenzione per le nostre lettrici e i nostri lettori</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Jan 2023 08:23:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Perché Associazione Per i Diritti umani sostiene la Cultura! Il 27 gennaio 2023 si celebra il ventiduesimo Giorno della Memoria, 78 anni dalla liberazione del campo di Auschwitz.Il teatro Menotti propone due date, per raccontare la&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Perché Associazione Per i Diritti umani sostiene la Cultura!</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/msc.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="694" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/msc.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16826" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/msc.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/msc-300x203.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/msc-768x521.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td>Il  27 gennaio 2023 si celebra il ventiduesimo <strong>Giorno della Memoria, </strong>78 anni dalla liberazione del campo di Auschwitz.<br>Il teatro Menotti propone due date, per raccontare la Storia da un altro punto di vista, quello della musica.   <strong>CONFERENZA SPETTACOLO PER LA GIORNATA DELLA MEMORIA </strong><br><strong>ENTARTETE MUSIK &#8211; MUSICA DEGENERATA </strong><br><br>30 GENNAIO ORE 10,30<br>31 GENNAIO ORE 10,30  </td></tr><tr><td>Una lezione-concerto, a cura  del <strong>Trio Iride</strong> e del <strong>Duo L’aura, </strong> sulla “Musica Degenerata”, che parte dalla <strong>mostra organizzata a Düsseldorf nel 1937,</strong> dal titolo “<strong>Entartete Musik”, “Musica Degenerata”,</strong> che aveva lo scopo di diffamare pubblicamente tutti quei musicisti che non rispondevano al concetto, fasullo e posticcio, di “germanicità”, per arrivare ad approfondire la politica nazista di esclusione dalla vita culturale tedesca di tutta quell’arte considerata giudaica. Un<strong> percorso storico-musicale necessario e potente </strong>che, attraverso la <strong>narrazione e l’esecuzione di brani di musicisti emarginati e banditi dal nazismo</strong>, ripercorre l’affermarsi del concetto di “razza” e approfondisce il processo d’integrazione dell’ebraismo tedesco nella vita della Germania di fine ‘800 per raccontare la feconda commistione delle due culture nella storia, c<strong>on uno sguardo all’Italia e ai suoi musicisti ebrei. </strong>  Il nazismo comprese fin dall’inizio l’importanza della musica e dell’arte come strumento per canalizzare il consenso e mise in atto un’accurata opera di mistificazione storico culturale volta alla costruzione di un’<strong>ideologia razziale delle arti. </strong>Non solo vennero represse tutte le correnti artistiche innovative e le avanguardie, ma vennero <strong>perseguitati e proibiti anche tutti i musicisti</strong> <strong>di religione ebraica</strong> che avevano fatto la storia della musica e, in particolare, la storia della musica tedesca.  <br><br><strong>Biglietti a 10.00€</strong><br><br>Per informazioni e prenotazioni:  <strong><a href="mailto:convenzioni@teatromenotti.org" target="_blank" rel="noreferrer noopener">convenzioni@teatromenotti.org</a></strong><br><strong>tel. 0236592538</strong></td></tr></tbody></table></figure>
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		<item>
		<title>Promozione teatrale: CORPO ERETICO, dialogo in tempo presente con Pier Paolo Pasolini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Oct 2022 14:10:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La promozione vale per le nostre lettrici e i nostri lettori. Il costo del biglietto è di 14,00 (invece di 16,50) TEATRO MENOTTI &#8211; Via Ciro Menotti, 11, 20129 Milano MI &#8211; Telefono: 02 8287&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>La promozione vale per le nostre lettrici e i nostri lettori. Il costo del biglietto è di 14,00 (invece di 16,50)</p>



<p>TEATRO MENOTTI &#8211; </p>



<p>Via Ciro Menotti, 11, 20129 Milano MI &#8211; <a href="https://www.google.com/search?rlz=1C1AVFC_enIT841IT841&amp;sxsrf=ALiCzsbc2J_doIJgBftxNBJK6EnUqYgIzw:1666360958222&amp;q=teatro+menotti+telefono&amp;ludocid=15020228464093282124&amp;sa=X&amp;ved=2ahUKEwjGxe2nvvH6AhXYXvEDHWefDosQ6BN6BAhrEAI&utm_source=rss&utm_medium=rss">Telefono</a>: <a href="https://www.google.com/search?q=teatro+menotti&amp;rlz=1C1AVFC_enIT841IT841&amp;sxsrf=ALiCzsZpyYWYJ4fx2O3OwmKJCmU9WAxrfw%3A1666360719378&amp;ei=j6VSY5bPFuS3xc8PgMm_-Aw&amp;ved=0ahUKEwjW0vu1vfH6AhXkW_EDHYDkD88Q4dUDCA8&amp;uact=5&amp;oq=teatro+menotti&amp;gs_lcp=Cgxnd3Mtd2l6LXNlcnAQAzIECCMQJzIRCC4QgAQQsQMQgwEQxwEQrwEyCwguEIAEEMcBEK8BMgYIABAHEB4yBQgAEIAEMgUIABCABDIGCAAQBxAeMgUIABCABDIFCAAQgAQyBQgAEIAEOgoIABBHENYEELADOg0IABBHENYEELADEMkDOg0ILhCABBCxAxDUAhANOgcILhCABBANOg0ILhCABBDHARCvARANOgQILhBDOgoILhCxAxDUAhBDOhAILhCABBCHAhDHARCvARAUOgcIIxCwAhAnOhMILhCABBCxAxCDARDHARCvARANOgcIABCABBANOgcIIxCxAhAnSgQIQRgASgQIRhgAUN8EWJQdYMMfaAFwAHgBgAHlBIgBkRaSAQsyLjYuMi4xLjEuMZgBAKABAcgBCMABAQ&amp;sclient=gws-wiz-serp#&utm_source=rss&utm_medium=rss">02 8287 3611</a></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/corpo-eretico.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="681" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/corpo-eretico.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16668" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/corpo-eretico.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/corpo-eretico-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/corpo-eretico-768x511.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Un dialogo serrato, spietatamente sincero, a tentare di sgomitolare quei grovigli che, ogni volta che l’ho incontrato, mi hanno lasciato inquieto. Contrasti e contraddizioni mai risolti, e che generano invece altri ingarbugliamenti necessari a vedere le “cose” del mondo da angolazioni inaspettate.</p>



<p>Sono tante le “cose” su cui dialogare con lui, sulle mutazioni sociali avvenute, su quello che ha intuito e quello che ha travisato, sul &nbsp;suo corpo “diverso”, sempre al centro del suo agire, scandalosamente in contrasto col mondo intorno, sulla sua mai esausta vena pedagogica, sui suoi scritti pirateschi, sul suo giornalismo anomalo.</p>



<p>Ma l’elenco non serve, e poi è lungo, variegato, multiforme, imprendibile come lo è lui nella sua continua ricerca di linguaggi che sappiano parlare il suo tempo, spesso non coincidente con quello della società.</p>



<p>Nella sua dissipazione mi ritrovo, sono sempre stato in fuga da recinti e classificazioni, così posso inserirmi con la mia storia e le mie contraddizioni, a intrecciare altre matasse di pensieri e immagini.</p>



<p>Inaspettato sarà l’incontro con lui, senza rete di protezione, mi occorre andare ramingo, toccando le scabrosità dei nostri corpi mai sazi, non so quali sono le parole che spunteranno dai nostri sguardi mai appagati, ma prevedo durezza, un dialogare che è anche un duellare.</p>



<p>La sua voce mi arriva tra capo e&nbsp; collo, come un avvertimento, uno stare in guardia, e si riverbera illuminando di una luce obliqua, caravaggesca, questo mio presente paludoso, dato che il tempo non fila mica dritto su una linea come si crede nel nostro Occidente, è invece un anello che si espande in cerchi concentrici, e ogni istante dell’Allora può divenire benissimo un attimo dell’Adesso</p>



<p>Nel mio lavoro ho sempre amato personaggi “non riconciliati”, fuori dalla norma, grandiosamente vittime della loro diversità. Con lui mi trovo dunque in sintonia, una sintonia provvisoria e inquietante come chi cammina sull’orlo di un precipizio ed è meglio non si appoggi al compagno di percorso nel difficile illusorio tentativo di restare in equilibrio.</p>



<p>La sua eresia, così vitale, mi costringe a stare &nbsp;in ascolto, con lo spavento delle scoperte inattese, per vedere, alla fine, cosa mi resta tra le dita, di raccontabile e tramandabile col mio teatro e la mia voce.&nbsp;&nbsp;</p>
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		<title>L’organizzazione Internazionale del Lavoro e il lavoro minorile: dalla fondazione ai giorni nostri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Jun 2022 08:02:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da unipd-centrodirittiumani.it) Ludovica Aricò&#160;ha concluso il corso di laurea magistrale “Human Rights and Multi-level Governance” presso l&#8217;Università di Padova. Attualmente è iscritta ad un Master di secondo livello in “Esperti in Politica e Relazioni&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/lav.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="545" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/lav-1024x545.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16398" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/lav-1024x545.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/lav-300x160.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/lav-768x409.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/lav.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<h1></h1>



<p>(da unipd-centrodirittiumani.it)</p>



<p><strong>Ludovica Aricò&nbsp;</strong>ha concluso il corso di laurea magistrale “Human Rights and Multi-level Governance” presso l&#8217;Università di Padova. Attualmente è iscritta ad un Master di secondo livello in “Esperti in Politica e Relazioni Internazionali” a Roma. Questo articolo è un estratto della tesi di laurea discussa ad ottobre 2021 sotto la supervisione del prof. Lorenzo Mechi.</p>



<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&nbsp;</p>



<p>L&#8217;articolo mira ad illustrare la missione dell&#8217;Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) nella lotta contro il lavoro minorile, e a sottolineare i punti di forza e di debolezza del suo approccio. Per raggiungere questo obiettivo, l&#8217;elaborato esaminerà la storia dell&#8217;OIL nell&#8217;affrontare il lavoro minorile dalla sua fondazione ai giorni nostri. L&#8217;analisi si concentrerà su tre diversi periodi storici: dal 1919 al 1949; dagli anni &#8217;70 alla fine degli anni &#8217;90; dal 2020 ai giorni nostri. In conclusione, si forniranno delle conclusioni sull&#8217;efficacia del lavoro dell&#8217;Organizzazione in linea con le presenti osservazioni.</p>



<p><strong>INTRODUZIONE: IL LAVORO MINORILE NEL PANORMA INTERNAZIONALE</strong></p>



<p>Il lavoro minorile,&nbsp;<a href="https://www.ilo.org/ipec/facts/lang--en/index.htm?utm_source=rss&utm_medium=rss">definito dall’OIL</a>&nbsp;come&nbsp;<strong>&#8220;il lavoro che priva i bambini della loro infanzia, del loro potenziale e della loro dignità, e che è dannoso per lo sviluppo fisico e mentale&#8221;</strong>, è presente nella comunità internazionale fin dalla rivoluzione industriale. A causa della sua intensità, i governi hanno sempre cercato di prevenire e monitorare il lavoro minorile sia a livello nazionale che internazionale. In ogni modo, solo con&nbsp;<strong>la fondazione dell&#8217;OIL&nbsp;</strong><a href="https://www.ilo.org/global/about-the-ilo/lang--en/index.htm?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>nel 1919</strong></a>&nbsp;si raggiunge un importante punto di svolta nell&#8217;interesse degli Stati nell&#8217;adozione di norme internazionali comuni per prevenire e proteggere i diritti dei lavoratori, compresi i bambini e le bambine. Infatti, dal 1919, l&#8217;OIL è un attore chiave nell&#8217;affrontare il lavoro minorile, garantendo un&#8217;arena pacifica in cui&nbsp;<a href="https://www.ilo.org/global/about-the-ilo/who-we-are/tripartite-constituents/lang--en/index.htm?utm_source=rss&utm_medium=rss">datori di lavoro, governi e sindacati</a>&nbsp;possono lavorare insieme per proteggere i diritti dei lavoratori. Oggi, l&#8217;OIL è la principale organizzazione internazionale impegnata nell&#8217;eliminazione del lavoro minorile, grazie anche alla produzione di&nbsp;<a href="https://www.ilo.org/dyn/normlex/fr/f?p=NORMLEXPUB:12000:0::NO:::&utm_source=rss&utm_medium=rss">numerosi strumenti giuridicamente vincolanti</a>&nbsp;ed operativi per regolamentare l&#8217;età minima al lavoro ed eliminare il lavoro minorile nel globo. L&#8217;alto numero di ratifiche e la consistente partecipazione degli Stati Membri a operazioni&nbsp;<em>ad hoc</em>&nbsp;negli ultimi decenni sono risultati fondamentali nella lotta contro il lavoro minorile.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/image.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="397" height="370" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/image.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16397" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/image.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 397w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/image-300x280.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 397px) 100vw, 397px" /></a></figure>



<p>&nbsp;(Source:&nbsp;<a href="https://www.ilo.org/ipec/ChildlabourstatisticsSIMPOC/WCMS_817699/lang--en/index.htm?utm_source=rss&utm_medium=rss">ILO and UNICEF: Child Labour: Global estimates 2020, trends and the road forward (New York, 2021)</a></p>



<p>Tuttavia, la comunità internazionale non sta ottenendo risultati altrettanto importanti da un punto di vista pratico. Di fatti, come affermato nel&nbsp;<a href="https://www.ilo.org/wcmsp5/groups/public/---ed_norm/---ipec/documents/publication/wcms_797515.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">report dell’OIL ed UNICEF sul lavoro minorile nel 2020</a>,&nbsp;<strong>più di 160 milioni di bambini e bambine</strong>&nbsp;(tra i cinque e i diciassette anni) sono attualmente impiegati nelle peggiori forme di lavoro minorile. Le statistiche dimostrano che, nonostante i numerosi strumenti creati, l&#8217;OIL non è riuscita nel suo tentativo di sradicare completamente il fenomeno o, almeno, di ridurne l&#8217;intensità entro il 2030. La missione dell&#8217;OIL è stata virtuosa nel creare una cooperazione internazionale e nel sensibilizzare le nazioni, ma relativamente inefficace nel raggiungere i risultati attesi. Innegabilmente, l’attuale quadro giuridico internazionale attuale ha delle debolezze che minano la capacità dell&#8217;organizzazione di raggiungere il suo obiettivo di sradicare il lavoro minorile a livello globale.</p>



<p>Gli aspetti negativi e positivi dell&#8217;attuale approccio possono essere rintracciati nella storia stessa dell&#8217;Organizzazione. Invero, monitorando l&#8217;evoluzione dell&#8217;azione dell&#8217;OIL contro il lavoro minorile, è possibile evidenziare come alcuni elementi positivi e negativi, specifici di un particolare periodo storico, abbiano lasciato un forte strascico nella capacità di azione dell’OIL, influenzando fortemente la sua missione.</p>



<p><strong>I PRIMI PASSI DELL’ORGANIZZAZIONE</strong></p>



<p><a href="https://www.ilo.org/wcmsp5/groups/public/---ed_norm/---ipec/documents/publication/wcms_709665.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Dal 1919 al 1948</strong></a><strong>,&nbsp;</strong>l&#8217;OIL ha prodotto ben sette convenzioni sia per stabilire&nbsp;<a href="https://www.ilo.org/dyn/normlex/en/f?p=NORMLEXPUB:12100:0::NO:12100:P12100_INSTRUMENT_ID:312150:NO&utm_source=rss&utm_medium=rss">una comune età minima di accesso</a>&nbsp;al lavoro, che per regolare&nbsp;<a href="https://www.ilo.org/dyn/normlex/en/f?p=NORMLEXPUB:12100:0::NO:12100:P12100_INSTRUMENT_ID:312151:NO&utm_source=rss&utm_medium=rss">i turni di notte</a>&nbsp;dei bambini. Gli obblighi internazionali formati rappresentarono un grande successo per l&#8217;OIL e per la lotta universale contro il lavoro minorile. Nonostante le difficoltà economiche poste dalla Prima Guerra Mondiale, dagli effetti della Grande Depressione e la conseguente disoccupazione di massa; l&#8217;Organizzazione non perse l&#8217;occasione di produrre Convenzioni legalmente vincolanti che fossero in grado di rafforzare l’esistente sistema giuridico internazionale anti-lavoro-minorile.</p>



<p>Il quadro stabilito creò elementi giuridici che sono ancora oggi fondamentali per la missione generale dell&#8217;OIL. In primo luogo, dall’analisi di queste Convenzioni si può evincere la misura in cui&nbsp;<strong>il lavoro minorile possa essere una seria&nbsp;</strong><a href="https://www.ilo.org/dyn/normlex/en/f?p=NORMLEXPUB:12100:0::NO:12100:P12100_INSTRUMENT_ID:312205:NO&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>minaccia alla salute, allo sviluppo umano e alla moralità dei giovani</strong></a><strong>.</strong>&nbsp;In secondo luogo, le delegazioni, specialmente quelle dei sindacati, spinsero fortemente per imporre&nbsp;<strong>la frequenza scolastica</strong>&nbsp;tra i più giovani. Si suppose che tale obbligo potesse ridurre considerevolmente l&#8217;alto tasso di bambini impiegati in vari settori. In terzo luogo, venne imposto per la prima volta nella storia che la protezione dei bambini sul posto di lavoro dovesse essere inserita nel più complesso&nbsp;<a href="https://www.ilo.org/global/publications/ilo-bookstore/order-online/books/WCMS_169521/lang--en/index.htm?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>universo dei diritti umani</strong></a><a href="https://www.ilo.org/global/publications/ilo-bookstore/order-online/books/WCMS_169521/lang--en/index.htm?utm_source=rss&utm_medium=rss">.</a></p>



<p>Nonostante queste importanti basi legali, alcuni gravi problemi furono subito evidenti nelle Convenzioni. I settori più pericolosi per l’incolumità dei bambini non vennero regolamentati, ovvero&nbsp;<strong>le imprese familiari e l&#8217;agricoltura.</strong>&nbsp;L’ostacolo principale fu rappresentato da un comune malinteso sulla natura stessa del lavoro minorile. Infatti, svariate delegazioni nazionali sostenevano nei vari incontri della Conferenza Generale dell’OIL che il lavoro in un&#8217;industria familiare o all&#8217;aria aperta non potesse essere pericoloso per la salute dei bambini. Questa idea generale influenzò negativamente il risultato finale, generando&nbsp;<strong>un sistema di protezione nocivamente incompleto</strong>. Inoltre, l&#8217;organizzazione concesse enormi margini di discrezionalità ai governi nazionali, sia dal punto di vista legale che pratico. A dimostrazione di ciò, l&#8217;OIL non fu in grado in quegli anni di produrre elementi universalmente accettati. Le grandi mancanze furono: una definizione giuridica universale del lavoro minorile e un&#8217;età minima comune di accesso al lavoro. Questi difetti contribuirono a creare una grande lacuna nel diritto internazionale, con forti ripercussioni a livello nazionale. In aggiunta, la mancanza di un programma operativo internazionale per sostenere tecnicamente gli Stati nell&#8217;implementazione degli standard internazionali rese il quadro ancora più precario ed instabile.</p>



<p><strong>I GRANDI TRAGUARDI INTERNAZIONALI NELLA LOTTA AL LAVORO MINORILE</strong></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://unipd-centrodirittiumani.it/public/pics/Universal_retification_of_ILO_Convention_No_182.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>



<p>(Source:&nbsp;<a href="https://youtu.be/09sjAViDuqQ?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-0">Universal ratification of ILO Convention No. 182 on the Worst Forms of Child Labour</a>, ILO)</p>



<p><a href="https://www.ilo.org/wcmsp5/groups/public/---ed_norm/---ipec/documents/publication/wcms_709665.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Dagli anni &#8217;70 alla fine degli anni &#8217;90</strong></a><strong>,&nbsp;</strong>l&#8217;OIL riuscì a fare grandi miglioramenti, superando i principali ostacoli creati nei decenni precedenti, principalmente causati dell’opposizione di alcuni governi nazionali. Ad oggi, gli strumenti prodotti in questa fase rappresentano le pietre miliari del quadro internazionale contro il lavoro minorile.&nbsp; Questi sono: la Convenzione sull&#8217;età minima del 1973, la Convenzione sulle peggiori forme di lavoro minorile del 1999 e il Programma internazionale per l&#8217;eliminazione del lavoro minorile (IPEC). È importante sottolineare le novità presenti in ogni strumento per potere comprendere quanto forte sia stato il lavoro di dialogo e mediazione portato avanti dall’OIL.&nbsp;&nbsp;</p>



<p><a href="https://www.ilo.org/dyn/normlex/en/f?p=NORMLEXPUB:12100:0::NO:12100:P12100_INSTRUMENT_ID:312283:NO&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>La Convenzione sull&#8217;età minima del 1973 (n.138)</strong></a>&nbsp;dell&#8217;Organizzazione Internazionale del Lavoro&nbsp;<strong>fissa la soglia dell&#8217;età minima universale a quindici anni,</strong>&nbsp;concedendo agli Stati di fissare un&#8217;età minima inferiore ai quattordici anni con la promessa di rispettare l&#8217;obbligo dei quindici anni il più presto possibile.</p>



<p>Essa afferma che:</p>



<p><em>L&#8217;età minima [&#8230;] non deve essere inferiore a&nbsp;</em><em>all&#8217;età del completamento della scuola dell&#8217;obbligo&nbsp;</em><em>e, in ogni caso, non può essere inferiore a 15 anni. [&#8230;]&nbsp;<br></em><em>Un membro la cui economia e le cui strutture educative non sono sufficientemente sviluppate&nbsp;</em><em>può inizialmente prevedere un&#8217;età minima di 14 anni.</em></p>



<p>Inoltre, viene dato alla scuola un ruolo centrale, presentandolo come strumento principale per ridurre efficacemente il numero totale di bambini lavoratori. Nonostante le tensioni della guerra fredda, il documento fu ampiamente ratificato dagli Stati, dimostrando un nuovo e crescente interesse della comunità internazionale per la difesa dei diritti dei bambini.<br></p>



<p><a href="https://www.ilo.org/dyn/normlex/en/f?p=NORMLEXPUB:12100:0::NO:12100:P12100_INSTRUMENT_ID:312327:NO&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>La Convenzione sulle peggiori forme di lavoro minorile del 1999 (n.182)</strong></a>&nbsp;dell&#8217;Organizzazione Internazionale del Lavoro fornisce&nbsp;<strong>una definizione universalmente accettata del lavoro minorile</strong>, dopo ben ottant&#8217;anni dalla fondazione dell&#8217;OIL.</p>



<p>Gli stati membri hanno concordato che:</p>



<p>L<em>&#8216;espressione &lt;&gt; comprende:</em></p>



<p><em>(a) tutte le forme di schiavitù o pratiche simili alla schiavitù, come la vendita e il traffico di bambini, la servitù per debiti e la servitù della gleba e il lavoro forzato o obbligatorio, compreso il reclutamento forzato o obbligatorio di bambini da utilizzare nei conflitti armati.</em></p>



<p><em>(b) l&#8217;uso, il procurare o l&#8217;offrire un bambino per la prostituzione, per la produzione di pornografia o per spettacoli pornografici.</em></p>



<p><em>(c) l&#8217;uso, il procurare o l&#8217;offrire un minore per attività illecite, in particolare per la produzione e il traffico di droga come definito nei trattati internazionali pertinenti.</em></p>



<p><em>(d) il lavoro che, per sua natura o per le circostanze in cui viene svolto,&nbsp;</em><em>possa nuocere alla salute, alla sicurezza o alla morale dei bambini.<br></em></p>



<p><a href="https://papyrus.ilo.org/ipec/Informationresources/WCMS_IPEC_PUB_1200/lang--en/index.htm?utm_source=rss&utm_medium=rss">La definizione</a>&nbsp;cerca di riferirsi a tutte quelle circostanze che, per la loro essenza, possono essere&nbsp;<strong>mentalmente, fisicamente, socialmente o moralmente pericolose e dannose per i bambini</strong>. Tale definizione include fondamentalmente tutte quelle pratiche in cui i bambini lavorano contro la loro volontà o sono costretti a lavorare sotto ricatto. Tra i vari esempi riportati nella Convenzione, importanti da menzionare sono:&nbsp;<strong>la schiavitù, la prostituzione, il lavoro per attività illecite</strong>. Questi, come altri elencati nel testo originale, sono lavori da cui i bambini non possono facilmente scappare e danneggiano seriamente il loro sviluppo fisico e psicologico. Inoltre, nel tentativo di proteggere efficacemente la vita dei bambini, la Convenzione fornisce agli stati membri linee guida rilevanti su come costruire i quadri nazionali, pur lasciando un ampio margine di discrezionalità. Questa&nbsp;<strong>flessibile</strong>&nbsp;<strong>rigidità&nbsp;</strong>ha garantito un consenso universale e un alto numero di ratifiche.</p>



<p><a href="https://papyrus.ilo.org/ipec/programme/lang--en/index.htm?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Il Programma internazionale sull&#8217;eliminazione del lavoro minorile (IPEC),</strong></a>&nbsp;lanciato nel 1992, ha assicurato il rafforzamento dell&#8217;azione legale dell&#8217;OIL sulla riduzione del lavoro minorile.&nbsp;<strong>È il primo programma operativo dell&#8217;OIL per combattere il lavoro minorile attraverso la cooperazione internazionale</strong>. Questa campagna permanente fu creata con lo scopo di: raccogliere dati; monitorare le tendenze; informare gli Stati membri, l&#8217;Organizzazione e la società civile; e intraprendere azioni appropriate contro le ingiustizie. Il programma ha permesso all&#8217;Organizzazione di intraprendere un&#8217;azione più decisa e di lanciare intense&nbsp;<strong>missioni internazionali.&nbsp;</strong>Le sue missioni sono state essenziali per ridurre il lavoro minorile nella nuova comunità globalizzata.</p>



<p><strong>IL LAVORO MINORILE DURANTE IL COVID</strong></p>



<p><strong>La pandemia Covid-19 nel 2020</strong>&nbsp;ha seriamente minato la missione dell&#8217;OIL per combattere il lavoro minorile. Durante la pandemia, con le economie nazionali sono diventate vittime degli eventi, causando enormi effetti negativi sulla popolazione. Inevitabilmente, la nuova minaccia globale ha gravemente danneggiato gli Stati, in cui la protezione dei diritti umani è stata per lo più fallimentare. L&#8217;instabilità economica, causata da una pandemia, ha imposto allo Stato di affrontare nuove sfide.&nbsp; La disoccupazione di massa, il declino del PIL nazionale, la riduzione delle rimesse dei migranti e l&#8217;aumento delle economie informali hanno seriamente colpito la qualità della vita delle persone, aumentando la fame e il numero delle persone vulnerabili. Tali condizioni hanno condotto ad un serio aumento del&nbsp;<a href="https://www.ilo.org/wcmsp5/groups/public/---ed_norm/---ipec/documents/publication/wcms_747421.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">numero di bambini</a>&nbsp;impiegati nelle peggiori forme di lavoro minorile.</p>



<p>I rapporti dell&#8217;OIL prima del Covid-19 stimavano che, entro il 2020, il numero di bambini impiegati nelle peggiori forme di lavoro minorile&nbsp;<a href="https://www.ilo.org/wcmsp5/groups/public/---ed_norm/---ipec/documents/publication/wcms_797515.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">sarebbe stato pari a 137 milioni</a>. Purtroppo, l&#8217;obiettivo non è stato raggiunto dall&#8217;Organizzazione, anzi sembra essere molto lontano dalla realtà. Infatti, l&#8217;insicurezza generale ha portato ad un grave aumento dei bambini impiegati nei lavori più pericolosi, soprattutto nelle zone geopolitiche più fragili economicamente.</p>



<p>Questa tendenza può essere rintracciata nell&#8217;incapacità dell&#8217;Organizzazione di assicurare una costante implementazione nazionale degli standard contro il lavoro minorile, mentre affronta nuove minacce alle performance economiche. Tuttavia, l&#8217;OIL ha pianificato azioni nazionali a diversi livelli per contrastare la crisi attuale, in collaborazione con un nuovo programma per affrontare il lavoro minorile:&nbsp;<a href="https://www.alliance87.org/the-alliance/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>l&#8217;Alleanza 8.7</strong></a><a href="https://www.alliance87.org/the-alliance/?utm_source=rss&utm_medium=rss">.</a>&nbsp;L&#8217;obiettivo principale fissato è quello di identificare le cause principali delle tendenze attuali, elaborare risposte efficaci, così da poter intraprendere azioni concrete per contrastare il lavoro minorile. Il lancio&nbsp;<a href="https://www.ilo.org/global/topics/child-labour/int-year/lang--en/index.htm?mc_cid=09fcbcbd1b&amp;mc_eid=%5bUNIQID%5d&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>dell&#8217;Anno internazionale per l&#8217;eliminazione del lavoro minorile nel 2021</strong></a>&nbsp;è stata una delle azioni più rilevanti dell&#8217;OIL per diffondere la consapevolezza e ricreare una solida cooperazione internazionale.</p>



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<div class="video-container"><iframe loading="lazy" title="2021 International Year for the Elimination of Child Labour Timeline" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/XYNYxtx5LB8?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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<p><strong>CONCLUSIONI</strong></p>



<p>Questo articolo ha cercato di presentare, attraverso un&#8217;analisi storica del lavoro dell&#8217;OIL, i vari punti di forza e di debolezza dell’attuale missione dell’OIL contro il lavoro minorile.</p>



<p>In seguito all&#8217;analisi di tre diversi periodi storici, dal 1919 al 1948, dal 1970 al 1990, e dal 2020 ai giorni nostri, sono emerse importanti considerazioni.</p>



<p>In primo luogo, l&#8217;esame ha dimostrato che l&#8217;Organizzazione Internazionale del Lavoro ha costruito un notevole quadro giuridico internazionale, obbligando gli stati a dialogare in merito al lavoro minorile e fissare comuni standard universali da rispettare. La capacità dell&#8217;Organizzazione di coinvolgere Stati, sindacati e datori di lavoro ha generato una buona serie di armi contro il lavoro minorile, come le Convenzioni OIL del 1973 e del 1999, e il lancio del programma IPEC dagli anni ‘90. Il quadro giuridico creato ha garantito l&#8217;eliminazione del lavoro minorile in molte aree del mondo e, inoltre,&nbsp;<strong>una significativa riduzione in specifiche aree geopolitiche critiche.</strong></p>



<p>In secondo luogo, l’analisi ha dimostrato che l&#8217;Organizzazione presenta alcuni difetti strutturali che potrebbero minare l&#8217;efficacia della sua missione sul lungo raggio. Di fatti, l’OIL ha creato un quadro giuridico gravemente precario, a causa&nbsp;<strong>della mancanza di una seria regolamentazione sul lavoro minorile nei settori agricoli e familiari</strong>. Questa mancanza di legislazione è una questione di grande urgenza per l&#8217;Organizzazione dato che il 70% del tasso globale di bambini (tra i cinque e i diciassette anni) lavora attualmente in agricoltura. Inoltre,&nbsp;<strong>la flessibile rigidità</strong>, che ha effettivamente garantito una partecipazione universale, ha però contribuito alla creazione di un sistema che non è in grado di affrontare concretamente il lavoro minorile. Infine,&nbsp;<strong>la pandemia Covid-19</strong>&nbsp;ha portato alla luce le difficoltà dell&#8217;Organizzazione ad assicurare l&#8217;implementazione nazionale sul lavoro minorile, mentre gestisce nuove imprevedibili emergenze. Di conseguenza, il lavoro minorile è aumentato drammaticamente, facendo retrocedere i risultati positivi del periodo pre-Covid.<br></p>



<p><strong>In conclusione</strong>, è possibile affermare che le carenze legislative ed operative dell’OIL devono essere affrontate per ridurre gli alti tassi di lavoro minorile nel mondo, cercando di rafforzare gli aspetti positivi e migliorare quelli negativi. L&#8217;Organizzazione deve adattarsi, come ha fatto in passato, alle nuove circostanze internazionali e progettare nuove tattiche contro il lavoro minorile per&nbsp;<a href="https://www.cypcs.org.uk/rights/uncrc/articles/article-3/?utm_source=rss&utm_medium=rss">realizzare&nbsp;</a><a href="https://www.cypcs.org.uk/rights/uncrc/articles/article-3/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>i migliori interessi del bambino.</strong></a></p>
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		<title>“Art(e)Attualità”. Progetto Genesi. Arte e diritti umani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Jan 2022 09:54:58 +0000</pubDate>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="819" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/Hero-con-scritta2_Genesi_Panza-1024x819.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15906" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/Hero-con-scritta2_Genesi_Panza-1024x819.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/Hero-con-scritta2_Genesi_Panza-300x240.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/Hero-con-scritta2_Genesi_Panza-768x614.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/Hero-con-scritta2_Genesi_Panza-1536x1229.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/Hero-con-scritta2_Genesi_Panza-2048x1638.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p></p>



<p>di Alessandra Montesanto </p>



<p></p>



<p>Ilaria Bernardi è la curatrice di una mostra che fa parte di un progetto multidisciplinare dal titolo “Progetto Genesi. Arte e diritti umani”, promosso da Associazione Genesi in collaborazione con altri enti importanti, tra cui il FAI, ENI, RAI per il Sociale.</p>



<p>A Varese, presso la prestigiosa cornice di villa Panza, è stata allestita – da settembre a dicembre 2021 – la prima parte di un&#8217;esposizione itinerante che vede opere di artisti contemporanei dialogare con l&#8217;attualità. Le altre città in cui il progetto si sposterà nel 2022 sono: Assisi, Matera e Agrigento, all&#8217;interno di luoghi e musei strettamente collegati alle identità dei territori interessati. Le mostre saranno soggette ad un continuo work in progress.</p>



<p>Al centro della riflessione vi è la condizione reale e antropologica degli ultimi, degli emarginati, delle persone e comunità discriminate, tramite la creatività degli artisti che provengono da tutto il mondo; ma “Progetto genesi” non è soltanto una mostra, è anche un&#8217;operazione più estesa che prevede incontri di approfondimento online e workshop gratuiti (in collaborazione con Università Cattolica del Sacro cuore di Milano) per sensibilizzare il più possibile le cittadine e i cittadini – tutti: giovani e meno giovani – sui temi che riguardano i diritti fondamentali, quali ad esempio: l&#8217;inclusione e la giustizia sociale, la parità di genere, la difesa del paesaggio, l&#8217;ecologia, etc.</p>



<p>“Progetto genesi” si inserisce nell&#8217;ambito della <em>Convezione quadro del consiglio d&#8217;Europa sul valore del patrimonio culturale per la società</em>, redatta a Faro il 27 ottobre 2005 e ad oggi ratificata da 19 Paesi dell&#8217;UE, tra cui l&#8217;Italia ovviamente, nella quale si legge che l&#8217;eredità culturale rientra fra i diritti umani. Si intende per “eredità culturale” l&#8217;insieme delle risorse ereditate dal passato e per “comunità patrimoniale” l&#8217;insieme di persone che attribuiscono valore a quel patrimonio. La responsabilità, quindi, è individuale e collettiva nel custodire tale patrimonio.</p>



<p>L&#8217;obiettivo principale di “Progetto genesi” è quello di creare una rete tra le culture, valorizzandone le differenze per giungere ad una convivenza pacifica.</p>



<p>Ma diamo voce ad alcune opere in mostra a Villa Panza.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1547-1-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15907" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1547-1-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1547-1-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1547-1-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1547-1-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1547-1-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1549-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15908" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1549-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1549-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1549-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1549-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1549-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption>Prima sala. Condizione femminile </figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1552-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15909" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1552-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1552-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1552-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1552-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1552-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption>Zehra Doğan: sottolinea come il patriarcato nella società curda ha portato lei stessa e altre donne a <br>d essere incarcerate. Durante la detenzione ha realizzato opere con materiali e supporti di recupero (Il tappeto di Shahmeran e la mappa dell&#8217;Impero ottomano di Kurdistan, in mostra)</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1553-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15910" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1553-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1553-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1553-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1553-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1553-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption>Seconda sala. la memoria di un popolo. Hangama Amiri: fa riemergere il ricordo del proprio Paese, il Pakistan, unendo tessuti con immagini trovate nelle comunità di afghani emigrati a New York.</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1555-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15911" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1555-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1555-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1555-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1555-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1555-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption>Zoë Buckman in &#8220;Face to the bricks&#8221; con un guantone di boxe (simbolo maschile) decorato con morbide balze (simbolo femminile) richiama la violenza di genere</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1556-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15912" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1556-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1556-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1556-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1556-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1556-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption>Lava Thomas: l&#8217;opera deriva da una foto segnaletica di una donna incriminata negli anni &#8217;50 in base alle leggi anti-boicottaggio in Alabama. Il Montgomery Bus Boycott citato nel titolo fu una protesta che iniziò nel 1955 quando Rosa Parks rifiutò di cedere il posto su un autobus a un bianco</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1558-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15913" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1558-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1558-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1558-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1558-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1558-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption>Henry Taylor raffigura suo nonno ucciso dai bianchi nel 1933 poichè si rifiutava di raccogliere cotone e le scatole dei famosi biscotti ricordano la difficile condizione degli afroamericani, ancora oggi in America. </figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1559-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15914" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1559-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1559-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1559-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1559-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1559-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption>Sempre nella seconda sala: un&#8217;identità multiculturale. Morteza Ahmadvand in &#8220;Becoming&#8221; incoraggia la convivenza tra culture diverse simboleggiate, nei tre video, da una Croce cristiana, dalla Stella di David e dalla Kaaba islamica. </figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1560-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15915" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1560-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1560-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1560-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1560-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1560-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption>Otobong Nganga visualizza un&#8217;altra metafora il processo di trasformazione di un arazzo, in cui l&#8217;inchiostro cambia colore. rappresenta i  processi di trasformazione della società capaci di renderla multiculturale</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1561-1-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15916" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1561-1-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1561-1-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1561-1-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1561-1-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1561-1-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption>Mequitta Ahuja in &#8220;Autocartography III&#8221; firma un suo triplice autoritratto attingendo alle proprie radici indiane, africane e americane tramite l&#8217;iconografia religiosa, murales e antichi manoscritti. </figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1564-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15918" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1564-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1564-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1564-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1564-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1564-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption>Terza sala. Le vittime del Potere. Shilpa Gupta dedica l&#8217;opera a cento pensatori che, per i loro scritti, sono stati vittime di carcerazioni, esecuzioni e censure</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1565-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15919" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1565-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1565-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1565-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1565-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1565-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption>Jan David Nkot, dal Camerun, ritrae una lavoratrice migrante con il suo strumento di lavoro che ci osserva, interrogando il visitatore sulle condizioni disumanizzanti dei migranti nel mondo</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1569-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15920" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1569-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1569-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1569-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1569-1536x1152.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1569-2048x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Gideon Rubin in &#8220;Untitle&#8221; su pagine di riviste naziste interviene graficamente coprendone alcune parti per &#8220;cancellare&#8221; i messaggi di odio, le violenze, subite anche dalla sua famiglia materna che fuggì dalla Romania nel 1939</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1572-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15921" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1572-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1572-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1572-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1572-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1572-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption>Quarta sala. La tutela dell&#8217;ambiente. Liu Bolin, Cina. lavora con i giocattoli, alludendo al consumismo sfrenato e alla scarsa attenzione nei confronti dell&#8217;ecosostenibilità</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1574-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15922" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1574-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1574-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1574-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1574-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/IMG-1574-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption>Pascale Marthine Tayou in &#8220;Totem Cristal&#8221; con la giustapposizione di materiali riciclati, ricorda l&#8217;importanza del riciclo per la salvaguardia ambientale </figcaption></figure>
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		<title>Invito a teatro per i nostri lettori. Le ossessioni e i segreti di Jacqueline Kennedy. Una storia straordinaria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Oct 2021 07:53:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>DAL 6 AL 17 OTTOBRE Gentilissimi,il premio Nobel per la Letteratura Elfriede Jelinek&#160;racconta un personaggio controverso e inafferrabile come&#160;Jacqueline Lee Kennedy Onassis, nata Bouvier. Jackie, appunto.&#160;Ossessionata dall&#8217;immagine della limousine presidenziale nel momento dell&#8217;omicidio di&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong><br>DAL 6 AL 17 OTTOBRE<br></strong></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://mail.google.com/mail/u/0?ui=2&amp;ik=9b3c4fb47e&amp;attid=0.1.1&amp;permmsgid=msg-f:1712351098926262587&amp;th=17c37e40863fe93b&amp;view=fimg&amp;sz=s0-l75-ft&amp;attbid=ANGjdJ-rV3qT89Pl8WWxCl-EDwUeNJEyN6mSNY9znVO9ATnNT0weIePlEcad9mXQx428KAVVIwAlCh1hnb0EE_7ZprQD_YX_tlTpMniVbbwPUy5LitR6jdsN-TIEBaQ&amp;disp=emb&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" title="@Romina Mondello_10 _0O2A9937 - Federica Frigo_960X640.jpg"/></figure>



<p>Gentilissimi,<br><strong>il premio Nobel per la Letteratura Elfriede Jelinek</strong>&nbsp;racconta un personaggio controverso e inafferrabile come&nbsp;<strong>J</strong><strong>acqueline Lee Kennedy Onassis, nata Bouvier</strong>. Jackie, appunto.&nbsp;Ossessionata dall&#8217;immagine della limousine presidenziale nel momento dell&#8217;<strong>omicidio di Dallas</strong>. Ossessionata dai suoi &#8220;troppi&#8221; abiti, dalla &#8220;troppa&#8221; carne di&nbsp;<strong>Marilyn</strong>, dal &#8220;troppo&#8221; sesso di&nbsp;<strong>Kennedy</strong>. Una testimone feroce di un&#8217;epoca in cui il &#8220;sogno americano&#8221; di democrazia e pace era governato dal potere di una famiglia che offuscava con il bianco splendente dei sorrisi patinati, con abiti e gioielli, con figli biondi e felici,&nbsp;<strong>una trama fatta di segreti, malattie, sesso, alcol, droga e morte</strong>. Una prova straordinaria per&nbsp;<strong>ROMINA MONDELLO</strong>&nbsp;attrice di grazia, forza e spessore.&nbsp;</p>



<p><strong>BIGLIETTO A € 11,50 anziché 32,00<br>prenotando a <a rel="noreferrer noopener" href="mailto:convenzioni@teatromenotti.org" target="_blank">convenzioni@teatromenotti.org</a> &#8211; tel. 0236592538  come lettrici e lettori di Per i Diritti umani <br>Scheda spettacolo: <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.teatromenotti.org/event/jackie/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">https://www.teatromenotti.org/event/jackie/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></strong></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://mail.google.com/mail/u/0?ui=2&amp;ik=9b3c4fb47e&amp;attid=0.1.2&amp;permmsgid=msg-f:1712351098926262587&amp;th=17c37e40863fe93b&amp;view=fimg&amp;sz=s0-l75-ft&amp;attbid=ANGjdJ_VuVoIhmPmLNHgAYQva0-JLzcHZRcWrh4R3kReY0Du_N18ydes2DXU8Tx-vslHeBSgJ0bm1JR0NGM_r9akGeGfdI4TPVdLyq-f38n5pS9ehrBVufxVMdTY1bI&amp;disp=emb&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" title="LOGO MENOTTI 2021.jpeg"/></figure>



<p>Cristina Enea Spilimbergo<br>Ufficio Convenzioni &#8211; Teatro Menotti<br>Via Ciro Menotti 11, 20129 Milano<br>tel. 0236592538 (lun-ven 15-18) &#8211; cel. 3290112288</p>
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		<title>Le comunità indigene sono sempre più minacciate in tutto il mondo</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Aug 2021 07:06:44 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1000" height="579" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/indigeni.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15556" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/indigeni.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/indigeni-300x174.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/indigeni-768x445.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p>Le comunità indigene sono sempre più minacciate in tutto il mondo. Lo sottolinea l&#8217;Associazione per i popoli minacciati (APM) in occasione della Giornata Internazionale dei Popoli Indigeni (9 agosto). Sebbene il governo tedesco abbia dato segnali positivi con la recente ratifica della Convenzione 169 dell&#8217;ILO e l&#8217;approvazione della legge sulla catena<br>di approvvigionamento poco prima della fine della legislatura, ci sono pochi segni di speranza anche per i popoli indigeni d&#8217;Europa. I Sami nell&#8217;estremo nord della Norvegia, per esempio, temono per il loro sostentamento perché sul loro territorio sarà estratto il rame. La regione è il vivaio per l&#8217;allevamento di renne dei Sami. Inoltre, gli scarti della miniera di rame di Nussir saranno scaricati nel vicino Repparfjord, mettendo in pericolo lo stock di salmoni dei pescatori Sami. Il partner del progetto e acquirente del rame è la società tedesca Aurubis di Amburgo.</p>



<p>Ancora nel 1990, la Norvegia tra i primi stati al mondo aveva ratificato l&#8217;ILO 169 e si era così impegnata a rispettare i diritti dei Sami. Ciononostante, i permessi per l&#8217;estrazione del rame e per lo scarico dello strato di copertura sono stati quasi completati senza il consenso di tutti i Sami interessati. Allo stesso tempo, lo stock di salmone<br>atlantico è stato gravemente danneggiato dall&#8217;inquinamento delle acque negli anni &#8217;70, quando il rame veniva già estratto e solamente ora aveva iniziato a riprendersi. Ufficialmente sarebbe in corso un dialogo tra le società Nussir ASA, Aurubis e i Sami. Ma i pescatori e gli allevatori di renne dell&#8217;omonima regione del Nussir lo negano. La produzione di rame dovrebbe iniziare nel 2022.</p>



<p>Dall&#8217;altra parte del mondo, anche in Brasile si stanno votando nuove leggi, ma sono esplicitamente dirette contro le comunità indigene di quel paese. &#8220;Da settimane i popoli indigeni protestano davanti al palazzo del Congresso di Brasilia contro, tra le altre cose, il disegno di legge 2633/20, noto anche come legge sull&#8217;accaparramento delle terre, che è stato approvato ieri al Congresso. Viola la costituzione perché renderà molto più difficile completare le procedure di demarcazione in corso e aprirne di nuove. Queste procedure stabiliscono e riconoscono ufficialmente i confini dei territori indigeni. Le demarcazioni esistenti potrebbero anche essere invertite. Questo mette in pericolo anche i 178 territori che sono stati delimitati con il sostegno finanziario di molti stati tra cui la Germania. Un&#8217;altra legge, PDL 177/2021, permetterebbe al presidente Bolsonaro di ritirarsi dalla Convenzione 169 dell&#8217;ILO, che il Brasile ha ratificato nel luglio 2002.<br>Questo annullerebbe tutto ciò per cui gli indigeni hanno lottato negli ultimi 30 anni.</p>



<p>La Convenzione 169 dell&#8217;Organizzazione Internazionale del Lavoro dell&#8217;ONU (ILO 169) è finora l&#8217;unica norma internazionale che garantisce una protezione giuridicamente vincolante ai popoli indigeni. È stata ratificata solo da 24 stati, sei dei quali sono in Europa. Anche la Germania si è impegnata a rafforzare i diritti degli indigeni con il Supply Chain Act. Le aziende tedesche le cui attività possono influenzare la vita delle popolazioni indigene possono ora essere meglio sensibilizzate e ritenute responsabili delle loro azioni. Sono almeno 370 milioni le persone che nel mondo appartengono a 5000 popoli indigeni.</p>
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		<title>La Corte Europea dei Diritti dell&#8217; Uomo di Strasburgo</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Dec 2020 08:24:30 +0000</pubDate>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/4898970232_4ebbb1be4e_b-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14912" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/4898970232_4ebbb1be4e_b-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/4898970232_4ebbb1be4e_b-1-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/4898970232_4ebbb1be4e_b-1-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>di Alicia Brull Valle</p>



<p>I diritti umani sono una categoria molto ampia all&#8217;interno del diritto internazionale, che comprende un gran numero di prospettive e percezioni degli elementi che necessitano di protezione internazionale. Esiste quindi una legislazione in via di sviluppo sui diritti umani, con le relative istituzioni. In particolare, sono stati creati diversi organismi giudiziari per garantire il rispetto dei diritti umani in tutto il mondo. Per poterli considerare in modo accessibile e comprensibile, saranno tradotti in un linguaggio intelligibile, in particolare dal punto di vista dell&#8217;accessibilità individuale, della loro capacità di accettare i casi segnalati dai singoli, e del risultato in termini di attuazione dei diritti umani.</p>



<p>In questo caso, parleremo della Corte Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo e di come sia aperta ai singoli la possibilità di presentare cause affinché la Corte possa riparare i danni causati ai diritti umani all&#8217;interno della sua giurisdizione. La Corte Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo ha sede a Strasburgo (Francia) ed è stata creata dall&#8217;organizzazione internazionale del Consiglio d&#8217;Europa nel 1959. Il suo potere si basa sulla Convenzione Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo, e quindi la Corte può giudicare i casi di violazione dei diritti umani della Convenzione. La cosa importante da ricordare è che la Corte considera le cause intentate esclusivamente da singoli o da Stati, e quindi costituisce la piattaforma perfetta per portare le denunce in materia di diritti umani a livello giudiziario. Inoltre, l&#8217;individuo non deve necessariamente essere cittadino di uno Stato parte della Convenzione, rendendo la Corte accessibile a tutti.</p>



<p>Ma come funziona esattamente la Corte? Se un individuo ritiene che uno Stato parte della Convenzione Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo abbia violato i suoi diritti umani, il caso può essere deferito alla Corte. Sia le ONG che gli altri Stati possono adire la Corte, ma la maggior parte di casi sono portati da singoli individui. Per poter essere accettato, un caso deve rientrare in criteri specifici (riflessi nell&#8217;articolo 47 dello Statuto della Corte). I criteri includono l&#8217;esaurimento dei mezzi di ricorso interni, un termine di 6 mesi da applicare dopo che il caso è stato risolto in un tribunale nazionale, la denuncia deve essere basata sulla Convenzione Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo e il richiedente deve aver subito uno svantaggio significativo. In generale, è essenziale avere familiarità con tutti i requisiti per presentare un caso, in quanto cambiano frequentemente. Queste informazioni sono presentate in modo organizzato e intuitivo nel sito web della Corte Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo, dedicato a diffondere l&#8217;azione della Corte in modo trasparente.</p>



<p>Una volta che un caso è stato portato in tribunale da un individuo, il caso deve passare attraverso un esame della sua ammissibilità, dopo di che può essere respinto o accettato dal tribunale. Questa procedura non è semplice e può richiedere un certo tempo prima che si giunga alla conclusione se respingere il caso o giudicarlo. Se il caso viene accettato dalla Corte, produce una sentenza su di esso, che è vincolante per lo Stato che viola i diritti umani dell&#8217;individuo. Lo Stato è obbligato a pagare un risarcimento alla vittima o ad adottare misure generali o individuali per garantire il rispetto dei diritti umani precedentemente violati. Ciò che è interessante è che la Corte controlla anche queste misure, garantendo il rispetto dei diritti umani.</p>



<p>In termini di cifre, la Corte ha giudicato 2.187 casi nel 2019. Più di 50.000 cause sono ancora pendenti dinanzi alla Corte, poiché il suo procedimento può durare molti anni, il che è uno svantaggio del Tribunale per i diritti umani. Tuttavia, si tratta di un meccanismo a disposizione dei singoli per lottare per i propri diritti umani e per cambiare le pratiche di violazione degli Stati.</p>
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