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	<title>convibenza Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Oltre la paura: un saggio sulle derive e le speranze di una società civile e democratica</title>
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		<pubDate>Thu, 09 May 2013 02:28:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Edito da Feltrinelli, è da poco stato pubblicato il saggio Oltre la paura. Cinque riflessioni su criminalità, società e politica di Adolfo Ceretti e Roberto Cornelli, docenti di criminologia presso l&#8217;Università di Milano Bicocca.&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/05/OLTRE-LA-PAURA-FOTO.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/05/OLTRE-LA-PAURA-FOTO.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="139" width="320" /></a></div>
<div style="font-weight: normal;">
</div>
<div style="font-weight: normal;">
Edito<br />
da Feltrinelli, è da poco stato pubblicato il saggio O<i>ltre<br />
la paura. Cinque riflessioni su criminalità, società e politica </i>di<br />
Adolfo<br />
<em>Ceretti<br />
e </em>Roberto<br />
Cornelli, docenti di criminologia presso l&#8217;Università di Milano<br />
Bicocca. Sicurezza sociale, pene sicure, paura nella convivenza:<br />
questi sono alcuni degli argomenti approfonditi nel saggio in cui si<br />
parla anche di una dimensione penale e di politiche di sicurezza<br />
democratiche da mettere in atto in funzione di una società,<br />
finalmente, aperta e,soprattutto, civile. Senza perdere di vista i<br />
diritti e i doveri che appartengono a tutti i cittadini. </p>
</div>
<p>Abbiamo<br />
rivolto alcune domande agli autori.</p>
<p>Cosa legittima, oggi<br />
in Italia, il sentimento della paura?</p>
<p>La<br />
paura segnala l’imminenza di una crisi di sistema; è il sentimento<br />
che più di ogni altro è in grado di significare la perdita di<br />
certezze e l’isolamento dell’individuo di fronte a trasformazioni<br />
epocali. In un certo senso è come se la paura della violenza avesse<br />
oggi la funzione di ordinare l’esperienza quotidiana e gli<br />
avvenimenti collettivi intorno a nuclei di significato condivisi.<br />
Proprio come l’ira di Achille nel mondo antico: prendendo spunto<br />
dalle riflessioni di Mario Vegetti, storico della filosofia antica,<br />
come l’ira, rappresentata letterariamente nell’Iliade, costituiva<br />
un’esperienza affettiva fondamentale in quanto reiterava la<br />
riluttanza diffusa verso una condizione di perdita della libertà,<br />
così oggi la paura – rappresentata nei luoghi della politica, nei<br />
<i>mass-media</i>,<br />
nella cinematografia e nelle <i>fiction</i>,<br />
nei discorsi quotidiani – esprime l’inquietudine diffusa che si<br />
possa regredire a uno stato di in-civiltà. Si teme di ritornare a<br />
una condizione di <i>homo<br />
homini lupus</i>,<br />
di guerra di tutti contro tutti, di violenza incontenibile perchè<br />
non più ingabbiata in quel progetto moderno fondato sull’idea di<br />
Stato-nazione in grado di garantire sicurezza e promuovere libertà,<br />
uguaglianza e fraternità.</p>
<p>Da chi e perchè viene<br />
inculcata la paura? Forse per ottenere un maggior controllo della<br />
società oppure per l&#8217;incapacità di gestire la criminalità?</p>
<p>Quel<br />
che è certo è che la propagazione sociale della paura non dipende,<br />
come si ritiene normalmente, da una sommatoria in crescita delle<br />
paure individuali. I dati delle ricerche che citiamo nel libro<br />
dimostrano una sostanziale stabilità dei livelli di paura della<br />
criminalità negli ultimi 15-20 anni. E probabilmente non è neanche<br />
semplicemente l’esito programmato di una manipolazione<br />
politico-mediatica. Certo che esistono imprenditori della paura, che<br />
speculano e costruiscono fortune e carriere sulla costruzione di<br />
campagne di allarme sociale. Ma ciò che caratterizza questi anni,<br />
rispetto a qualche decennio fa, è la pervasività dei discorsi sulla<br />
paura. Emerge, cioè, una rinnovata centralità del sentimento della<br />
paura come <i>passione<br />
collettiva</i>,<br />
intesa come stato affettivo diffuso che si costruisce culturalmente<br />
in relazione a una certa idea di società e come <i>apparato<br />
significante</i>,<br />
che orienta le mentalità e sensibilità e il modo in cui percepiamo<br />
ciò che sta intorno a noi. In questo modo, la paura entra, senza che<br />
ci sia necessariamente una regia, nella politica, vale a dire nelle<br />
decisioni e negli atti che organizzano la vita sociale e, prima<br />
ancora, nelle mentalità e sensibilità che competono nell’orientare<br />
quelle decisioni. La paura s’impone nei rapporti tra istituzioni,<br />
fino a diventare, per esempio, la <i>conditio<br />
sine qua non</i><br />
dell’accesso a finanziamenti pubblici: se non si descrive il<br />
proprio territorio come insicuro e caratterizzato da allarme sociale<br />
non si ottengono finanziamenti per riqualificare quartieri degradati,<br />
per realizzare impianti di illuminazione nei parchi e per aumentare<br />
la qualità dei servizi. La paura diventa criterio per la protezione<br />
dei propri spazi vitali (casa, automobile) come per la progettazione<br />
e la riqualificazione urbanistica di quartieri popolari delle grandi<br />
città, ri-orienta i programmi sociali degli enti locali, ridisegna<br />
gli spazi pubblici, ridefinisce la vita sociale, influisce sugli<br />
stili educativi. </p>
<p>Quali sono, quindi, le<br />
politiche in atto relative alla sicurezza? Potete farci alcune<br />
esempi. E in che modo si potrebbe, invece, progettare una società<br />
civile aperta e pronta all&#8217;inclusione?</p>
<p>“La<br />
paura dei barbari è ciò che rischia di renderci barbari”<u><a href="https://mail.google.com/mail/?shva=1#13e79c7cb92a67ce__ftn1&utm_source=rss&utm_medium=rss">[1]</a></u>.<br />
In queste poche parole di Tzvetan Todorov si condensa il circolo<br />
vizioso della paura, la quale, in una sorta di profezia che si<br />
autoavvera, legittima politiche che, con l’intento di rassicurare,<br />
finiscono per produrre proprio quella regressione della civiltà<br />
tanto temuta. La paura orienta e legittima comportamenti disumani,<br />
restrizioni illiberali e politiche discriminatorie; sostiene e<br />
attribuisce significato a innovazioni legislative e pratiche<br />
amministrative che affermano un’idea distorta di cittadinanza la<br />
quale si caratterizza sempre più marcatamente come dispositivo di<br />
esclusione (e non più d’inclusione) dall’area dei diritti. I<br />
casi sono innumerevoli, in Italia e all’estero: dalle Civility Laws<br />
statunitensi all’introduzione del reato di ingresso illegale in<br />
Italia, dagli Anti Social Behaviour Orders britannici alle ordinanze<br />
dei Sindaci sulla sicurezza urbana, dalle restrizioni discimnatorie<br />
nell’accesso ai servizi pubblici alla progettazione di spazi<br />
blindati e di comunità chiuse. </p>
<p></p>
<div align="JUSTIFY">
Per<br />
interrompere questa spirale, nell’ultimo capitolo riflettiamo su<br />
concetti (come fraternità, fiducia, eguale rispetto, libertà e<br />
diritti, dignità, capacità) ed esperienze “esemplari” che a<br />
essi si ispirano perché diventino nuovi vettori per ridirigere in<br />
senso democratico le politiche pubbliche nel campo penale. Tra queste<br />
esperienze diamo particolare risalto all’intuizione del Maestro<br />
Abreu, consolidata nel Sistema delle Orchestre Giovanili del<br />
Venezuela, di affrontare il problema delle sofferenze urbane fuori da<br />
una logica assistenziale e caritatevole, per dotare le persone di<br />
capacità. Abreu ha sottratto decine di migliaia di giovani dal<br />
rischio di entrare in <i>gang</i><br />
criminali e violente, li ha riscattati da una situazione di miseria<br />
materiale e spirituale, dando loro la forza per lottare per il<br />
proprio futuro e per quello delle persone a loro vicine. Ci sembra il<br />
modo migliore&nbsp; per dimostrare che un&#8217;altra sicurezza è<br />
possibile.
</div>
<p>Le città italiane &#8211;<br />
anche dal punto di vista architettonico &#8211; sottolineano la necessità<br />
di separare, dividere (per contenere l&#8217;ansia, la paura, le angosce)<br />
invece di favorire le relazioni tra le persone&#8230;</p>
<div align="JUSTIFY">
<br />Le<br />
<i>gated<br />
communities</i><br />
sono forse l’esempio più noto di come le città si stiano<br />
trasformando attraverso<br />
nuove forme di architettura segreganti ed escludenti.<br />
Si tratta di comunità residenziali, generalmente abitate dalle<br />
classi sociali agiate, i cui accessi sono controllati da guardie<br />
giurate o da sistemi di videosorveglianza, e il cui perimetro è<br />
costituito da mura o cancellate, coronate da filo spinato o<br />
allarmate. Sono sempre più diffuse nei <i>suburbs</i><br />
delle grandi aree metropolitane, tra cui, in modo eclatante, quella<br />
di Los Angeles. Ma è una tendenza che riguarda anche l&#8217;Europa e<br />
l’Italia. Va detto che questa ricerca di un rifugio protetto non<br />
produce quasi mai la sicurezza sperata. Numerosi studi hanno mostrato<br />
come anche in luoghi blindati e apparentemente omogenei al loro<br />
interno le paure si diffondono per una maggiore percezione del<br />
rischio d’infiltrazione e d’ingresso di estranei all’interno di<br />
un territorio ritenuto inviolabile, in modo direttamente<br />
proporzionale all’ostentata chiusura degli spazi di vita. </p>
</div>
<div align="JUSTIFY">
</div>
<p>Nel saggio si parla<br />
delle carceri e degli ospedali psichiatrici: potete anticiparci il<br />
vostro pensieri riguardo a questi istituti? E qual è la vostra<br />
opinione sui CIE ?</p>
<p>Nel<br />
saggio riflettiamo, col supporto dei dati e della letteratura<br />
criminologica, sociologica e psichiatrica, sul processo di<br />
de-istituzionalizzazione e nuova istituzionalizzazione nel campo<br />
della salute mentale, sull’aumento della popolazione carceraria e<br />
sul fenomeno poco studiato della psichiatrizzazione del carcere. </p>
<p>
Più<br />
in generale rileviamo come la domanda di sicurezza stia riportando in<br />
auge la funzione d’incapacitazione dei delinquenti e,<br />
parallelamente (come troppo spesso è capitato nella storia) dei<br />
sofferenti psichici, accompagnata da discorsi neo-retributivi (“se<br />
lo meritano”, “devono marcire in cella”, “bisognerebbe<br />
buttare via la chiave”). La stessa logica incapacitante – che<br />
nasconde alla città i problemi che non sa e non vuole affrontare –<br />
sostiene l’operatività dei Cie e rischia di affermarsi, se non si<br />
pone un argine anzitutto culturale, anche nel processo di<br />
riarticolazione<br />
istituzionale connesso alla chiusura degli Ospedali Psichiatrici<br />
Giudiziari posta dalla legislazione. Sono molti i motivi di<br />
preoccupazione, primo tra tutti il fatto che le nuove strutture<br />
sanitarie regionali atte a ospitare i sofferenti psichici socialmente<br />
pericolosi finiscano col riprodurre surrettiziamente il modello<br />
custodiale degli attuali OPG, privati persino delle garanzie formali<br />
previste nel codice penale. Ma sappiamo che dal buon esito di questo<br />
percorso dipenderà in parte il miglioramento delle prestazioni di<br />
cura dei detenuti e quindi il rispetto di un loro diritto<br />
inviolabile, quello alla salute.</p>
<p><u><a href="https://mail.google.com/mail/?shva=1#13e79c7cb92a67ce__ftnref1&utm_source=rss&utm_medium=rss">[1]</a></u><br />
T. Todorov, La Peur des barbares Au-delà du choc<br />
des civilisations, Paris, Robert Laffont, 2008, tr. it. di E.<br />
Lana, La paura dei barbari. Oltre lo scontro delle civiltà, Milano,<br />
Garzanti, 2009, p. 16.<br />
</p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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