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	<title>cooperative Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Il ministero dell&#8217;interno scopre il disagio psichico nei CPR</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Oct 2021 07:41:37 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/cpr.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15735" width="778" height="778" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/cpr.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 945w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/cpr-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/cpr-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/cpr-768x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/cpr-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/cpr-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 778px) 100vw, 778px" /></figure>



<p>Chissà se si riferisce anche al sopralluogo oggetto di &#8220;Delle pene senza delitti&#8221; quando, con la circolare di qualche giorno fa il Direttore del Dipartimento per le libertà civili e l&#8217;immigrazione del Ministero dell&#8217;Interno parla di &#8220;rapporti relativi alla visite nei CPR, redatti dal Garante nazionale delle persone private della libertà personale nonché da altri soggetti che a vario titolo hanno avuto accesso a tali Centri&#8221;, che avrebbero rappresentato &#8220;talune carenze nell&#8217;assistenza di natura socio-psicologica a favore dei trattenuti&#8221;.</p>



<p>Quella che ci ha coinvolto ha originato in verità anche un esposto penale con richiesta di sequestro della struttura proprio in ragione della carenza di ogni assistenza medica, a danno soprattutto dei tantissimi in condizioni di estrema fragilità psicologica.</p>



<p>Fatto sta che, subito dopo la notizia del nostro esposto, dieci giorni dopo in pieno agosto, la Prefettura di Milano e l&#8217;ATS pare abbiano stipulato un protocollo sulla cui applicazione saremo a vigilare (sicuri che, se davvero è stato firmato, resterà solo un pezzo di carta generalgenerico per evitare il sequestro), mentre ora compare questa circolare in cui improvvisamente il Ministero dell&#8217;Interno si accorge della situazione sanitaria &#8211; degenerata ormai da decenni &#8211; nei CPR e invita tutti i centri a stipulare tali protocolli con le ASL di riferimento.</p>



<p>Non manca poi il consueto richiamo ad &#8220;accordi di collaborazione con enti, associazioni di volontariato e cooperative di solidarietà sociale, anche al fine di favorire lo svolgimento di attività ricreative all&#8217;interno dei Centri&#8221;,&nbsp;chiamando così ancora una volta il terzo settore e il volontariato a togliere le castagne dal fuoco e a legittimare in qualche modo, con la propria presenza, questi luoghi che vanno invece categoricamente boicottati fino a che non riusciranno più a funzionare e dovranno chiudere.</p>



<p>Non manca neppure la chiusa retorica, che finge di confidare che la sentita esortazione di facciata sia davvero volta ad essere raccolta nei fatti:</p>



<p>&#8220;nell&#8217;evidenziare, in linea generale, l&#8217;importanza di attivare ogni utile iniziativa volta al miglioramento complessivo dei servizi a favore delle persone trattenute, nell&#8217;ottica di alleviare l&#8217;afflittività della permanenza nei centri e di assicurare il pieno rispetto dei diritti delle persone trattenute e della loro dignità, si resta in attesa di conoscere le iniziative assunte&#8221;.</p>



<p>Noi restiamo convinti e convinte che non sia tollerabile mettere in condizioni di &#8220;afflittività&#8221;, privare della libertà personale e della dignità, e quindi deportare persone che non possono non commettere l&#8217;illecito di non possedere un permesso che il nostro ordinamento non permette di acquisire. Il tutto in un sistema in cui allo stesso tempo sotto vari profili fa comodo a troppi che esistano sacche di persone ricattabili e sfruttabili, meglio se possano fungere anche da &#8220;bau bau&#8221; per lavorare su paure ataviche a scopi elettorali.</p>



<p>Con la vita e la dignità delle persone, specie se innocenti (ma anche se colpevoli di reato) non si possono fare i propri calcoli elettorali o giochi di deterrenza o le proprie prove di fedeltà ad una UE sempre più rinchiusa nella propria fortezza a preservare le ricchezze saccheggiate per secoli a chi ora bussa alla porta.</p>



<p>I CPR vanno chiusi e riviste tutte le politiche che sono alla loro base, senza ipocrisie e retoriche da circolare, più provocatorie che altro.</p>



<p>Ad ogni modo, ben venga, nel frattempo, la sostanziale ammissione di una situazione di gravità, se faranno davvero seguito provvedimenti concreti a breve.</p>
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		<title>Dalla grande distribuzione al mercato equo e solidale. Anche per contrastare le agromafie</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Aug 2021 06:57:00 +0000</pubDate>
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<p> </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="512" height="162" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/Terra-e-cielo.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15587" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/Terra-e-cielo.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 512w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/Terra-e-cielo-300x95.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /></figure>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>Iniziamo il nostro percorso da Sedriano (nell&#8217;hinterland ad ovest di Milano), primo comune sciolto per mafia perchè il responsabile di un vivaio aveva deciso di assumere ragazzi &#8211; italiani e stranieri &#8211; con l&#8217;accordo di pagarli poco in busta (in nero, quindi) e niente in forma legale. Questo significa che il responsabile del vivaio dichiarava di averli assunti regolarmente, ma non era così. Per fortuna qualcuno lo ha denunciato e questo ha permesso di scoprire un grande giro legato alle agromafie in cui erano coinvolti molti altri vivai della zona.</p>



<p>In Franciacorta troviamo l&#8217;agromafia legata alla raccolta dell&#8217;uva, nella zona di Brescia, legata alla produzione della vendita dei meloni, delle arance, delle angurie; stiamo parlando di grande distribuzione.</p>



<p>Cosa possono fare i cittadini, quindi? Se vogliamo fare una spesa consapevole, se organizziamo una festa oppure una qualche altra attività possiamo acquistare i prodotti che provengono dalle cooperative, rivolgendoci, quindi, alla piccola distribuzione dove è certo che le persone vi lavorano in regola e i prodotti sono genuini. La cooperativa <em>Madre terra</em> è una di queste: viene aperta perchè, a Zinasco, “Una casa anche per te” (l&#8217;associazione per la Giustizia sociale con sede a Cisliano) ha dei terreni e i ragazzi qualche tempo fa, prima di partire per la Puglia con Don Mapelli, piantano dei pomodori e mentre si trovano lì muoiono dei braccianti proprio nella raccolta dei pomodori (lo stesso vale per alcune realtà in Campania, Calabria, Sicilia&#8230;Stiamo parlando di caporalato che sfrutta le persone più deboli); i ragazzi di Zinasco restano colpiti da questa situazione e, quando rientrano dalla vacanza, vanno a controllare se i loro pomodori sono cresciuti. Sono cresciuti, e così decidono di aprire e di lavorare nella cooperativa <em>Madre terra</em> per essere sicuri che chi ci lavora non debba perdere la vita.</p>



<p>Una delle poche botteghe equo-solidali del territorio della provincia ovest di Milano che resiste all&#8217;illegalità è <em>Terra e cielo.</em></p>



<p>L&#8217;ultimo bambino che ha lavorato in una solfatara, in Sicilia, ha smesso di lavorarci nel 1976: in Sicilia era uso per i bambini essere venduti ai proprietari delle solfatare per essere impiegati nelle miniere a cavare lo zolfo con conseguenti gravi problemi per la loro salute. Lo sfruttamento, quindi, non è un fatto attuale, ma risale a molto tempo fa.</p>



<p>Fare “cooperativa” significa “stare insieme per condividere”: la cooperazione è una delle prime forme del mondo del lavoro per poter dare agli operai uno spazio di visibilità e, in Italia, le cooperative sono stimolate dalla nostra Costituzione perchè il socio lavoratore della cooperativa agisce in nome e per conto della cooperativa stessa e fa anche il proprio interesse: più cresce, infatti, la cooperativa e più il socio lavoratore acquisice dei benefici. “Equo e solidale” significa che il prodotto che viene acquistato da chi fa parte del circuito del commercio equo viene retribuito al giusto prezzo: equità nel pagare le cose che produco.</p>



<p>Facciamo, invece, l&#8217;esempio delle banane: sono prodotti che non vengono dal nostro Paese, ma da Paesi in via di sviluppo con una forte componente di sfruttamento dei lavoratori. Dove ci sono le grandi aziende che coltivano banane, nelle piantagioni vengono, inoltre, utilizzati i fitofarmaci spruzzati tramite gli aerei. I campesiños, i lavoratori del bananeto in America latina, sono chiamati a coprire con fogli di plastica i caschi di banane. Dopo qualche giorno, i teli vengono tolti e lavati per essere riciclati, ma in questo modo il veleno viene irrorato sulle piante e anche trasmesso a tutto il territorio in modo indistinto, inquinando la falda acquifera e mettendo, ancora una volta, in pericolo la salute dei cittadini.</p>



<p>Caffè e cacao richiedono coltivazioni intensive e in alcuni luoghi dove il caffè è di qualità maggiore(nella zona andina, ad esempio) non è possibile avere impianti di irrigazione a causa del territorio impervio e quindi quel caffè produce di meno; gli imprenditori, quindi, modificano geneticamente le piante in modo da farle produrre di più. L&#8217;aumento della produzione, però, comporta da una parte anche un maggiore consumo di acqua in un territorio, in montagna, dove è difficile trasportarla e dall&#8217;altra la penalizzazione dei piccoli produttori locali. Quando i piccoli coltivatori raccolgono i loro pochi chicchi, li portano al commerciante che li paga quello che lui stesso decide perchè il piccolo coltivatore non ha potere di trattativa. Il mondo equo solidale cerca di garantire, al contrario, un&#8217;equità nel comprare un prodotto e cerca la componente “solidale”: garantisce al piccolo coltivatore locale che per quindici anni comprerà il suo caffè, al prezzo che secondo il coltivatore è giusto con lo scopo di permettere al coltivatore e alla sua famiglia un tenore di vita dignitoso. I progetti equo solidali sono progetti fattibili perchè riguardano piccoli importi per periodi medio-lunghi e, quindi, possono essere facilmente implementati. Nei Paesi in via di sviluppo sono state create tante cooperative, di piccoli produttori che, a loro volta e col tempo, si sono uniti e si rivolgono al Mercato, conferendogli delle quantità tali da negoziare il prezzo e, in particolare, il mondo dell&#8217;equo solidale ha scelto il canale del “biologico”: quasi tutte le coltivazioni sono biologiche (il più grande produttore al mondo di cacao è l&#8217;Africa!).</p>



<p>La cooperativa <em>Terra e cielo</em>, nata nel 2000 a Gaggiano, non produce, ma propone i prodotti di altre cooperative: al commercio equo e solidale internazionale si è aggiunto quello italiano costituito da realtà che vendono prodotti coltivati su terreni confiscati alle mafie oppure che vendono tramite il consorzio <em>Libera terra: </em>conferiscono i prodotti di questi terreni, <em>Libera terra</em> provvede a farli lavorare, crea il packaging (l&#8217;immagine del marketing) e poi li rivende. E&#8217; anche vero però che il grande distributore compra un prodotto equo, ad esempio da <em>Altromercato</em>, con il 25% di sconto e lo rimette sul Mercato ancora con il 25% di sconto, questo va a colpire le cooperative come <em>Terra e cielo</em> che non si possono permettere di presentare lo stesso prodotto agli acquirenti con uno sconto così alto. Gli acquirenti, quindi, andranno ad acquistare il prodotto presso Esselunga e non presso le cooperative.</p>



<p>Il circuito equo-solidale aiuta anche l&#8217;economia carceraria: in molte carceri italiane sono sorte delle cooperative che favoriscono il lavoro dei detenuti. Il risultato è un forte abbassamento della recidiva, ovvero della ripetizione del reato una volta che il detenuto è rientrato in società e questo è uno dei motivi per cui chi delinque e non viene reinserito, rischia di rientrare a far parte delle maglie della criminalità. Le cooperative nascono proprio per dare una opportunità di lavoro onesto, di autonomia ai detenuti e agli ex detenuti.</p>



<p>Carcere di Pozzuoli: il più grande istituto di pena femminile italiano. Qui è nata una piccola cooperativa chiamata <em>Le lazzarelle</em>, composta da donne che fanno un ottimo caffè: prendono cinque tipi di chicchi diversi, li miscelano e li fanno tostare a un vecchio torrefatore napoletano che si è messo a disposizione del carcere. Il caffè grezzo viene acquistato da una cooperativa che a sua volta lo importa da uno dei Paesi in via di sviluppo: un giro enorme che riconduce alla libertà. Questo gruppo di una quindicina di donne detenute hanno una prospettiva per il futuro. Il Comune di Napoli ha, infatti, dato loro uno spazio per aprire un bistrot di pasticceria, caffetteria e di piccoli rinfreschi.</p>



<p>Un altro esempio: il carcere minorile di Palermo, Malaspina. I ragazzi fanno i biscotti e, in questo modo, diventano manovalanza sottratta alla mafia. Così come il carcere di Verbania, con la cooperativa <em>Banda bassotti</em>; ad Agrigento con <em>Dolci e libertà; </em>con la pasticceria <em>Giotto </em>del carcere di Padova&#8230;La cooperativa <em>Terra e cielo</em> aiuta queste realtà a diventare sempre più importanti.</p>



<p>E&#8217; utile affermare il concetto di com-partecipazione: coinvolgiamoci tutte e tutti, prima tramite la riflessione e l&#8217;osservazione della realtà e poi tramite le scelte che compiamo nel nostro quotidiano. Facciamolo. Almeno questo.</p>



<p></p>



<p>Grazie a &#8220;Una casa anche per te&#8221; e a Libera Masseria di Cisliano (MI).</p>
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