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	<title>cooperazione Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Senegal, sviluppo e migrazione: donne e giovani promotori dello sviluppo locale e della migrazione consapevole</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jun 2022 07:07:42 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/acra-2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="958" height="538" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/acra-2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16431" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/acra-2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 958w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/acra-2-300x168.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/acra-2-768x431.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 958px) 100vw, 958px" /></a></figure>



<p><br><em>ACRA sostiene 27 microimprese e promuove 1700 percorsi formativi in Senegal nell&#8217;ambito del progetto Ripartire dai giovani.</em><br><em>Si conclude con numeri importanti Il progetto &#8220;</em><strong><em>Ripartire dai giovani:</em></strong><em> pro-motori dello sviluppo locale e della migrazione consapevole</em>&#8220;, <em>di ACRA co-finanziato dall&#8217;AICS, che ha avuto l&#8217;obiettivo di creare e migliorare le opportunità lavorative nei territori rurali della Casamance, sud del Senegal, con particolare attenzione all&#8217;occupazione giovanile e al reinserimento dei migranti di ritorno. Le attività hanno permesso di formare, informare e supportare giovani e donne per dare vita a professioni concrete in loco.</em></p>



<p><br>1700 percorsi formativi attuati per altrettanti giovani e donne tra competenze lavorative artigianali e tecnologiche, dall&#8217;agroalimentare all&#8217;elettrico, dall&#8217;informatica al web-journalism, e <strong>avvio di 27 microimprese</strong> per <strong>giovani, donne e migranti di ritorno</strong>, supportati anche attraverso formazione su business plan, educazione finanziaria, pratiche di coltivazione o di gestione di impresa.<br>Sono solo alcuni dei risultati del progetto &#8220;Ripartire dai Giovani&#8221;, co-finanziato dall&#8217;Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, e parte del Programma Migrazioni di ACRA Senegal-Italia attivo dal 2016.<br></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/acra-_-coumbaaw.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="908" height="605" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/acra-_-coumbaaw.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16432" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/acra-_-coumbaaw.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 908w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/acra-_-coumbaaw-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/acra-_-coumbaaw-768x512.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 908px) 100vw, 908px" /></a></figure>



<p>Il progetto ha avuto l&#8217;obiettivo di creare e migliorare le opportunità formative e lavorative in un territorio transnazionale importante bacino di provenienza di flussi migratori: le regioni di Sédhiou e Kolda in Senegal, con implementazione delle attività da parte di ACRA, e di Gabu in Guinea Bissau, da Mani Tese; insieme a partner in loco ed in Italia, come: il Comune di Milano, l&#8217;Università di Milano-Bicocca, STMicroelectronics Foundation, l&#8217;Associazione Stretta di Mano e associazioni locali.</p>



<p><br>In dettaglio, il progetto si è distinto in tre macro-aree puntando su attività di formazione, e sviluppo attività d&#8217;impresa, con particolare attenzione ai giovani (15-35 anni), alle donne e i migranti di ritorno, ma anche di intrattenimento, sensibilizzazione e costruzione di relazioni per informare sui rischi delle migrazioni irregolari. La <strong>Formazione</strong> e rafforzamento delle competenze professionali dei giovani in diversi ambiti occupazionali in Senegal ha previsto <strong>la creazione di 2 hub informatici e ha coinvolto 250 persone formate in diversi settori produttivi</strong> (agroalimentare e settori complementari, agroecologia, gestione d&#8217;impresa, elettricista), <strong>80 giovani formati per tecniche di web-journalism, 1200 in informatica di base e 200 in informatica avanzata.</strong> Sempre in Senegal, sono state accompagnate 27 <strong>imprese </strong>di <strong>giovani, donne e migranti di ritorno</strong>: 12 a Sedhiou, 15 a Kolda; poi 40 persone formate in educazione finanziaria, 30 in business plan, 21 donne in trasformazione di prodotti locali e gestione d&#8217;impresa, con 37 <strong>stage</strong> avviati. La sensibilizzazione ha dato vita a oltre 100 eventi tra tornei sportivi, spettacoli teatrali, murales, la proiezione in un Cine-festival con 20 testimonianze e attività di comunicazione radio, social e whatsapp che hanno raggiunto oltre 500mila senegalesi. Attività destinate a proseguire nel tempo.<br>Cissao Drame e Sekho Sakho sono migranti di ritorno, grazie alle loro attività di allevamento e agricoltura formano e offrono opportunità di crescita ai ragazzi del luogo. &#8220;<em>Vedere i giovani migrare fa soffrire </em>&#8211; <a href="https://www.youtube.com/watch?v=grEfKCVSzcI&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dice Sakho nel video realizzato dall’associazione</a> &#8211; <em>e si può realizzare ciò che si fa in Italia anche qui in Africa&#8221;.</em></p>



<p><br>Coumba Aw è una studentessa della regione di Sédhiou, che ha partecipato ai corsi di web journalism organizzati da ACRA:<em> &#8220;Uso i social media anche per pubblicare informazioni e sensibilizzare sulla salute riproduttiva, sui matrimoni precoci, e sulla migrazione. Penso che la tecnologia digitale sia ormai indispensabile per lo sviluppo delle nostre comunità!&#8221;.</em><br>Le informazioni e i messaggi del progetto sono stati raccolti in numerose <strong>video testimonianze</strong> dei partecipanti alle attività in Senegal e dei membri della diaspora in Italia. Queste testimonianze sono visibili sulle <a href="https://www.facebook.com/ripartirerestando?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">pagine Facebook</a> del progetto e di ACRA, e in un <a href="https://www.youtube.com/watch?v=grEfKCVSzcI&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">video finale </a>che raccoglie alcuni dei racconti e risultati del progetto. Il lavoro di <strong>ACRA in Senegal</strong>, iniziato nel 1984, riguarda anche energie rinnovabili, educazione e, soprattutto, l&#8217;accesso all&#8217;acqua sicura. ACRA infatti, dal 2006 ha avviato il programma &#8220;Un tetto, un rubinetto&#8221; per portare <strong>acqua potabile e servizi igienici di base in ogni casa</strong>, scuola e famiglia nei villaggi più remoti della Casamance. In 15 anni di lavoro sono state realizzate <strong>12 reti idriche</strong> per un totale di circa 400km e più di 4.500 allacciamenti famigliari; più di 51.000 persone hanno avuto <strong>accesso all&#8217;acqua potabile in 83 villaggi e circa 200.000 persone</strong> sono state raggiunte dalle campagne di sensibilizzazione sull&#8217;uso dell&#8217;acqua. Il Programma di ACRA è stato selezionato al <strong>9° Forum Mondiale dell&#8217;Acqua</strong> &#8211; Dakar 21-26 marzo 2022, tra le 126 iniziative più innovative al mondo e ad alto impatto nel settore WASH (Water, Sanitation and Hygiene).<br>Per saperne di più e sostenere i progetti <a href="http://www.acra.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.acra.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>The Last20</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Jul 2021 07:30:51 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1000" height="563" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/cq5dam.thumbnail.cropped.1000.563.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15527" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/cq5dam.thumbnail.cropped.1000.563.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/cq5dam.thumbnail.cropped.1000.563-300x169.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/cq5dam.thumbnail.cropped.1000.563-768x432.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p>(da anbamed.it)</p>



<p></p>



<p>Nei prossimi mesi si terranno in Italia gli incontri del controvertice G20 denominato “The Last20” (gli ultimi 20). Si comincia a Reggio Calabria dal 22 al 25 luglio 2021.</p>



<p>Per seguire l’iniziativa e comprenderne la straordinaria portata, vi presentiamo il documento alla base del progetto e il calendario degli incontri.</p>



<p><a href="https://thelast20.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Per saperne di più</a></p>



<p><strong>Che cos’è The Last 20.</strong>&nbsp;Un summit “dal basso” per guardare il mondo con lo sguardo degli ultimi. Un evento che propone un riequilibrio in tutto il mondo per superare le attuali, crescenti diseguaglianze: un riequilibrio tra la società umana e il patrimonio naturale ereditato, tra economia reale e fnanza per non caricare le nuove generazioni del debito finanziario ed ecologico.</p>



<p><strong>L’evento.</strong>&nbsp;In Italia nel 2021- sotto la Presidenza italiana- si riuniscono in panel, simposi e incontri i rappresentanti dei G20, i venti “grandi della terra”: il tutto culminerà nel Vertice dei Leader G20, che si terrà a Roma il 30 e 31 ottobre. The Last 20 è invece un summit “dal basso” per riunire, conoscere meglio e dar voce agli “ultimi 20” tra i Paesi in base ai principali indicatori socio-economici delle graduatorie internazionali. Non si tratta in ogni caso di Paesi “poveri” ma piuttosto “impoveriti” da sfruttamento, guerre e confitti etnici, catastrofe climatiche.</p>



<p><strong>Che cosa propone The Last Twenty?</strong>&nbsp;Cambiare il punto di vista, guardare il mondo con gli occhi degli “ultimi”. Essere il termometro che misura al Pianeta, visto come organismo vivente, la “temperatura sociale, economica e ambientale”. Non accontentarsi dei dati medi globali ma prendere a riferimento i Paesi Last 20 e gli indicatori della qualità della vita diversi dal PIL che permettono di cogliere, analizzando i punti più sensibili del pianeta, i mutamenti che stiamo attraversando, andando così alla radice dei problemi e delle contraddizioni del nostro tempo.</p>



<p><strong>Gli obiettivi concreti.</strong> Il primo obiettivo è politico: affermare che i Last 20 esistono e soprattutto “i Last 20 contano”. Formare un comitato che ogni anno presenti un Report Last 20, che dia conto della situazione con criteri scientifici, andando al di là del PIL, includendo cioè fattori come le condizioni sociali ed economiche, l’ecosistema, la riduzione dei confitti. Un’analisi a 360° sulle parti più fragili dell’umanità, per ribadire che il mondo si può cambiare e non solo dall’alto. Non ultima, la stesura di un documento comune che chieda alla Comunità internazionale e al G20 di farsi carico dei bisogni dei popoli e la creazione di una lobby permanente che faccia sentire la loro voce a livello internazionale.</p>



<p><strong>I temi portanti di The Last 20.</strong> Il climate change e i suoi effetti su questi Paesi, in particolare su quelli dell’Africa sub-sahariana. La questione sanitaria in Paesi con una bassa aspettativa media di vita, debolissime strutture sanitarie e situazione aggravata da pandemia. La fame e l’impoverimento e la risposta dei soggetti sociali che resistono e si organizzano, come contadini, studenti, donne, artigiani. Immigrazione, accoglienza e intercultura per conoscere davvero questi Paesi, la loro storia e la loro cultura al di là degli stereotipi. Il ruolo dei corridoi umanitari e della cooperazione decentrata. Il ruolo politico di questi Paesi, infine, per far sentire la voce degli ultimi.</p>



<p><strong>Il programma degli eventi.</strong>&nbsp;The Last 20 inizia anche geografcamente da Sud, dal 22 al 25 luglio a Reggio Calabria, con l’intitolazione del ponte sul waterfront all’Ambasciatore italiano Luca Attanasio, morto tragicamente insieme alla sua scorta, il carabiniere Vittorio Iacovacci e l’autista Mustapha Milambo. Alla cerimonia saranno presenti la vice ministra degli Esteri on. Marina Sereni, l’ambasciatore della Repubblica Democratica del Congo in Italia, il sindaco e le maggiori autorità della città metropolitana di Reggio Calabria, i genitori dell’Ambasciatore Luca Attanasio, la moglie Zakia Seddiki e i parenti del carabiniere Iacovacci. Alle ore 15:30 presso l’Anfteatro del Parco Ecolandia si aprono poi i lavori di The Last 20 con il saluto delle autorità e dei 20 Paesi ospitati. Gli incontri dei quattro giorni verteranno su migrazioni, accoglienza, cooperazione internazionale, ruolo degli enti locali e delle comunità con ospiti autorevoli.</p>



<p>The Last 20 continua poi a settembre e ottobre con tappe tematiche.</p>



<p>-10-12 settembre a Roma</p>



<p>-17-21 settembre a L’Aquila, Sulmona, Agnone, Castel del Giudice, Colle d’Anchise</p>



<p>-23-26 settembre a Milano</p>



<p>-2-3 ottobre a Santa Maria di Leuca</p>



<p><strong>I Paesi individuati:</strong>&nbsp;Afghanistan, Burkina Faso, Burundi, Repubblica Centrafricana, Ciad, Repubblica Democratica del Congo, Eritrea, Etiopia, Gambia, Guinea Bissau, Libano, Liberia, Malawi, Mali, Mozambico, Niger, Sierra Leone, Somalia, Sud Sudan e Yemen.</p>



<p><strong>I promotori</strong>&nbsp;L’evento è promosso da: Comune e Città metropolitana di Reggio Calabria, Federazione delle diaspore africane in Italia, Fondazione Terres des Hommes (Italia), ITRIA (Itinerari turisticoreligiosi interculturali accessibili), Mediterranean Hope, Re.Co.Sol. (Rete Comuni solidali), Rete azione TerrÆ, Fondazione Casa della Carità (Milano), Parco Ludico Tecnologico Ecolandia. In collaborazione con: Agorà Abitanti della Terra, CEI (Ufcio nazionale turismo, sport e tempo libero), C.I.R.P.S (Centro Interuniversitario di Ricerca per lo Sviluppo sostenibile), Comune di Agnone, Comune di Castel del Giudice, Diocesi di Campobasso e Trivento, Diocesi di Sulmona, Diocesi di Termoli e Larino, Fondazione Giovanni Paolo II, Italia Bayti (Muslim Friendly Hospitality), Parco Culturale De Finibus Terrae, WHAD (World Halal Devolpment), Villaggio della Pace. Media Partner del Last Twenty sono l’agenzia DIRE e Left. Oltre ai promotori molte le organizzazioni che hanno aderito a questa iniziativa tra cui: Libera, Municipio VIII di Roma, AfricaChildren, Associazione Sudanesi di Torino, Othernews, diverse ONG (ARCS , Terra Nuova, COSPE, Mani tese, COPE), Altro Ateneo UNIROMA2, CGIL ROMA 2, Forum ItaloTunisino per la cittadinanza mediterranea, Rete Cinecittà Bene Comune, Rete CineEst, Tribunale permanente dei diritti dei popoli -Fondazione Lelio Basso, rete internazionale del Fair Trade, Chico Mendes, Equo Garantito, Slow Food, il Parco Ecolandia, le riviste “Altreconomia”, “Nigrizia”, “Africa” e “Confronti”, il Movimento Europeo, Associazione Agorà, CISDA – coordinamento italiano sostegno donne Afghane; Forum Civique Européen (FCE); Comune di Almese (TO); Associazione Sudanesi Torino; Artes; Medici con l’ Africa CUAMM; Laudato Si’; Università degli Studi dell’Aquila, CICMA. diverse comunità di immigrati provenienti da Eritrea, Etiopia, Malawi, Mali, Mozambico, Niger, Somalia, singole persone impegnate nella solidarietà internazionale, nell’accoglienza dei migranti o esperti di questi Paesi.</p>



<p>Contatti Ufficio stampa, Massimo Acanfora, Ilaria Sesana, Duccio Facchini 329 1376380</p>
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		<title>Il Diritto internazionale umanitario e i conflitti: quali sono le armi vietate</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2021/07/02/il-diritto-internazionale-umanitario-e-i-conflitti-quali-sono-le-armi-vietate/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Fri, 02 Jul 2021 06:57:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Maddalena Formica Nella sua costante ricerca nel portare un briciolo di umanità nei conflitti, il diritto internazionale umanitario ha negli anni tentato di vietare l’utilizzo di alcune tipologie di armi. Sia il Protocollo&#46;&#46;&#46;</p>
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Most of the population in Rounyn recently fled to camps for displaced people due to the clashes between the Government and the armed movements.</figcaption></figure>



<p></p>



<p>di Maddalena Formica</p>



<p>Nella sua costante ricerca nel portare un briciolo di umanità nei conflitti, il diritto internazionale umanitario ha negli anni tentato di vietare l’utilizzo di alcune tipologie di armi.</p>



<p>Sia il Protocollo I alle Convezioni di Ginevra del 1977 sia il Comitato Internazionale della Croce Rossa, infatti, hanno inizialmente individuato tre categorie generali di armamenti il cui utilizzo viene considerato una grave violazione del diritto internazionale umanitario e, di conseguenza, un crimine contro l’umanità.</p>



<p>Tra tali tipologie vi sono innanzitutto le armi che portano inevitabilmente alla morte, cioè armi caratterizzate da una forza tale da rendere inevitabile la morte dell’avversario: è il caso, ad esempio, di alcuni gas asfissianti, irrimediabilmente letali per coloro che ad essi sono esposti. Una seconda categoria generale sono le armi che provocano ferite o sofferenze inutili: se per parte della dottrina l’inutilità dell’“effetto traumatico” può essere però individuato tenendo conto dell’utilità militare ricercata (giustificando così molti episodi di violenza con l’obiettivo militare da raggiungere), la dottrina maggioritaria considera oggi che l’eccessività del dolore causato debba essere rintracciata sulla base del male effettivamente subito dalla vittima, sebbene critiche siano state sollevate per il carattere eccessivamente soggettivo di questo criterio. Terza tipologia generale di armi vietate dal diritto umanitario sono quelle armi ad effetto indiscriminato, ovvero che non possono essere dirette contro un obiettivo militare determinato o il cui effetto non può essere limitato; in quest’ultima categoria è possibile poi individuare due sottogruppi: le armi ad effetto indiscriminato per natura, come la maggior parte delle armi chimiche, che non possono essere “indirizzate” verso un obiettivo specifico, e quelle che lo sono a causa dell’utilizzo che di esse ne viene fatto, come le bombe nei bombardamenti a tappeto che radono sistematicamente al suolo aree intere, senza fare alcun tipo di distinzione tra obiettivi militari, legittimi, e obiettivi civili, contrari al diritto internazionale umanitario.</p>



<p>Oltre a queste categorie generali, che hanno il pregio di poter limitare l’uso di certe armi, soprattutto quelle più moderne che non sono ancora state inquadrate dal diritto internazionale, alcune tipologie specifiche di armi sono state espressamente messe al bando.</p>



<p>Se ancora turba il silenzio, chiaramente politico, del diritto internazionale umanitario circa la possibilità di vietare le armi nucleari, oggi diverse convenzioni vietano però l’utilizzo, tra le altre, di armi chimiche, mine antiuomo e le cosiddette bombe a grappolo. Per quanto riguarda le prime, queste sono state utilizzate per la prima volta in maniera massiccia durante la Prima Guerra Mondiale, grazie agli sviluppi negli studi chimici e biologici del XIX secolo, e sono oggi ritornate nel dibattito pubblico dopo gli avvenimenti in Siria nel 2013. Definite come quei prodotti chimici tossici concepiti per provocare la morte o alti danni seri agli esseri viventi, attualmente il loro utilizzo è vietato da una convenzione internazionale del 1993 alla quale molti Stati hanno aderito, complice la scoperta delle atrocità statunitensi in Vietnam e dell’utilizzo dell’ormai tristemente celebre napalm.</p>



<p>La seconda categoria, quella delle mine antiuomo, cioè di dispositivi posti sopra o sotto il suolo che esplodono quando entrano in contatto con una persona, è stata purtroppo utilizzata frequentemente negli ultimi decenni in molte parti del mondo, a causa del prezzo bassissimo necessario per produrle, ed ancora oggi moltissime sono le vittime di questi dispositivi: una volta terminato il conflitto, infatti, gli Stati non investono tempo e risorse nel rimuoverli dal terreno e anche per anni questi possono esplodere, uccidendo o danneggiando. Una convenzione del 1997 ha tentato di vietarne l’utilizzo, grazie anche a lavoro incessante di ONG e associazioni, e oggi per gli Stati firmatari sussiste, oltre il divieto di usarle, anche l’obbligo di rimuoverle dal terreno e distruggerle.</p>



<p>Terza categoria di armi specifiche che, tra le varie, sono state vietate dal diritto internazionale umanitario, è quella delle armi a grappolo, utilizzate più volte in Siria ma anche in Afghanistan e Cecenia. In genere, quando si parla di armi a grappolo, si fa riferimento ad una “bomba – madre” che, al momento dell’impatto o durante il volo, esplode in diverse “bombe – figlie” che si disperdono nell’area circostante. Seppur poco utilizzate rispetto ad altri dispositivi a causa del loro costo abbastanza elevato, gli Stati hanno deciso di intervenire nel 2008, concludendo una convenzione che ricalca il trattato in materia di mine antiuomo, ma con un’importante novità che forse può essere un precedente per accordi futuri: gli Stati dovranno garantire l’assistenza alle vittime e alle loro famiglie e riconoscere una riparazione dei danni, fisici e morali, che l’utilizzo di tali armi ha causato.</p>
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		<title>Rapporto Amnesty International 2020-2021. La situazione dei diritti umani nel mondo</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Apr 2021 09:19:22 +0000</pubDate>
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<p>Introduzione di Agnés Callamard</p>



<p>Il&nbsp;<em>Rapporto 2020-2021</em>&nbsp;di Amnesty International documenta la situazione dei diritti umani in 149 paesi durante il 2020 e fornisce analisi globali e regionali. Il volume descrive le principali preoccupazioni e richieste dell’organizzazione nei confronti di governi e altri attori. È una lettura fondamentale per chi prende decisioni politiche, per gli attivisti e per chiunque sia interessato ai diritti umani.</p>



<p>Durante il 2020, il mondo è stato scosso dal Covid-19. La pandemia e le misure prese per contrastarla hanno avuto conseguenze per tutti ma hanno anche messo in forte risalto, e in alcuni casi aggravato, le disuguaglianze e gli abusi sistematici esistenti. I lockdown e le quarantene hanno colpito in modo sproporzionato i gruppi marginalizzati, gli anziani e le persone che vivono nell’indigenza. Anche se prosegue la tendenza a criminalizzare la violenza di genere nel diritto interno, le denunce di violenza contro le donne sono aumentate. Molti governi hanno represso il dissenso, talvolta usando come pretesto le misure per controllare il Covid-19. Hanno fatto uso eccessivo della forza per sopprimere le proteste contro la brutalità della polizia e la discriminazione. Hanno messo a tacere le critiche di difensori dei diritti umani e oppositori con nuove limitazioni alla libertà d’espressione e il ricorso alla sorveglianza.</p>



<p>Il sistema di governance globale è stato messo a dura prova, anche a causa degli attacchi di potenti governi alle istituzioni multilaterali. Tuttavia, i leader mondiali avranno l’opportunità di plasmare un futuro post-pandemia più giusto, se metteranno i diritti umani alla base delle misure per la ripresa e la cooperazione internazionale.</p>



<p></p>



<p>Per leggere il rapporto: <a href="https://www.amnesty.it/rapporti-annuali/rapporto-2020-2021/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.amnesty.it/rapporti-annuali/rapporto-2020-2021/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Mutilazioni Genitali Femminili: una grave violazione dei Diritti Umani</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2021 08:35:05 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="680" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/MGF-1024x680.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15071" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/MGF-1024x680.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/MGF-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/MGF-768x510.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/MGF.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1140w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>di Nicole Fraccaroli </p>



<p>Le mutilazioni genitali femminili (MGF) si riferiscono a tutte le procedure che comportano la rimozione parziale o totale dei genitali esterni femminili o altre lesioni agli organi genitali femminili per ragioni non mediche.</p>



<p>Nonostante sia riconosciuta a livello internazionale come una violazione dei diritti umani, la MGF è stata eseguita su almeno 200 milioni di ragazze e donne in 31 paesi in tre continenti, con più della metà delle persone tagliate che vivono in Egitto, Etiopia e Indonesia.<br>La pratica si concentra principalmente nelle regioni dell&#8217;Africa occidentale, orientale e nord-orientale, in alcuni paesi del Medio Oriente e dell&#8217;Asia, nonché tra i migranti provenienti da queste aree. La MGF è quindi una preoccupazione globale.</p>



<p>In Sudan, l’87 per cento delle donne tra i 15 e i 49 anni ha subìto mutilazioni genitali, la maggior parte prima di compiere undici anni; e le donne integre considerate «qulfa», un termine che indica vergogna ed esclusione sociale. Nell’aprile dello scorso anno, il governo del Sudan&nbsp;<a href="https://www.nytimes.com/2020/04/30/world/africa/sudan-outlaws-female-genital-mutilation-.html?action=click&amp;module=Latest&amp;pgtype=Homepage&utm_source=rss&utm_medium=rss">ha vietato le mutilazioni genitali femminili</a>. Il divieto è stato introdotto con un emendamento al codice penale dal&nbsp;<a href="https://www.ilpost.it/2019/07/05/accordo-sudan-governo-transizione/?utm_source=rss&utm_medium=rss">governo provvisorio del paese</a>, in carica dal 2019&nbsp;<a href="https://www.ilpost.it/2019/04/08/cosa-succede-in-sudan/?utm_source=rss&utm_medium=rss">dopo la destituzione del dittatore Omar Hassan al-Bashir</a>&nbsp;che era al potere da trent’anni. La nuova legge prevede una pena di tre anni di carcere per chi pratica mutilazioni genitali, oltre a una multa. Nimco Ali della&nbsp;<a href="http://www.thefivefoundation.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Five Foundation</a>, un’organizzazione che da tempo lavora per la fine delle mutilazioni genitali a livello globale, ha definito la decisione “un grande passo per il Sudan e il suo nuovo governo”.</p>



<p>Numerosi fattori contribuiscono alla prevalenza della pratica. Tuttavia, in ogni società in cui si presenta, la MGF è una manifestazione di radicata disuguaglianza di genere. La MGF è riconosciuta infatti a livello internazionale come una violazione dei diritti umani di ragazze e donne. Riflette una profonda disuguaglianza tra i sessi e costituisce una forma estrema di discriminazione contro le donne. Viene quasi sempre effettuato su minori ed è una violazione dei diritti dei bambini. La pratica viola anche i diritti di una persona alla salute, alla sicurezza e all&#8217;integrità fisica, il diritto di essere libera dalla tortura e da trattamenti crudeli, inumani o degradanti e il diritto alla vita quando la procedura porta alla morte.</p>



<p>Alcune comunità lo sostengono come mezzo per controllare la sessualità delle ragazze o salvaguardare la loro castità. Altri costringono le ragazze a sottoporsi a MGF come prerequisito per il matrimonio o l&#8217;eredità. Dove la pratica è più diffusa, le società spesso la vedono come un rito di passaggio per le ragazze. La MGF non è sostenuta dall&#8217;Islam o dal cristianesimo, ma le narrazioni religiose sono comunemente utilizzate per giustificarla. Poiché la mutilazione genitale femminile è una pratica culturale, i genitori potrebbero avere difficoltà a decidere di non far tagliare le loro figlie per paura che le loro famiglie vengano ostracizzate o che le loro figlie non siano ammissibili al matrimonio.</p>



<p>Eppure, le MGF possono portare a gravi complicazioni di salute e persino alla morte. I rischi immediati includono emorragia, shock, infezione, ritenzione di urina e dolore intenso. Le ragazze sottoposte a MGF corrono anche un rischio maggiore di diventare spose bambine e abbandonare la scuola, minacciando la loro capacità di costruire un futuro migliore per sé stesse e per le loro comunità. Infatti, dei 31 paesi colpiti da MGF per i quali sono disponibili i dati, 22 sono tra i meno sviluppati al mondo.</p>



<p>Oggi, una tendenza allarmante in alcuni paesi è la medicalizzazione delle MGF, in cui la procedura viene eseguita da un operatore sanitario. Circa un sopravvissuto alla MGF su quattro &#8211; circa 52 milioni di donne e ragazze in tutto il mondo &#8211; è stato tagliato dal personale sanitario. La medicalizzazione non solo viola l&#8217;etica medica, ma rischia anche di legittimare la pratica e di dare l&#8217;impressione che sia priva di conseguenze per la salute. Non importa dove o da chi venga eseguita, la MGF non è mai sicura.</p>



<p>Gli sforzi globali hanno accelerato i progressi compiuti per eliminare le MGF. Oggi, una ragazza ha circa un terzo in meno di probabilità di essere tagliata rispetto a 30 anni fa. Tuttavia, sostenere questi risultati di fronte alla crescita della popolazione rappresenta una sfida considerevole. Entro il 2030, più di una ragazza su tre in tutto il mondo nascerà nei 31 paesi in cui la MGF è più diffusa, mettendo a rischio 68 milioni di bambine, alcune anche particolarmente piccole. Se gli sforzi globali non aumenteranno in modo significativo, il numero di ragazze e donne sottoposte a MGF sarà più alto nel 2030 di quanto non lo sia oggi.</p>



<p>L&#8217;UNICEF, per esempio, sostiene lo sviluppo di politiche e leggi incentrate sulla fine e sul divieto di MGF e lavora per assicurarne l&#8217;attuazione e l&#8217;applicazione. Aiuta anche a fornire alle ragazze a rischio di MGF, così come ai sopravvissuti, l&#8217;accesso a cure adeguate, mobilitando le comunità per trasformare le norme sociali che sostengono la pratica. Dal 2008, l&#8217;UNICEF ha collaborato con il Fondo per la Popolazione delle Nazioni Unite al “Programma Congiunto per l&#8217;Eliminazione delle Mutilazioni Genitali Femminili: Accelerare il Cambiamento”.</p>



<p>L&#8217;OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha condotto uno studio sui costi economici del trattamento delle complicanze sanitarie delle MGF e ha scoperto che i costi attuali per 27 paesi in cui i dati erano disponibili ammontavano a 1,4 miliardi di dollari durante un periodo di un anno (2018). Si prevede che tale importo salirà a 2,3 miliardi in 30 anni (2047) se la prevalenza della MGF rimane la stessa, corrispondente a un aumento del 68% dei costi dell&#8217;inazione. Tuttavia, se i paesi abbandonassero la MGF, questi costi diminuirebbero del 60% nei prossimi 30 anni.</p>



<p>Nel 2010, l&#8217;OMS ha pubblicato una strategia globale per impedire agli operatori sanitari di eseguire mutilazioni genitali femminili in collaborazione con altre agenzie chiave delle Nazioni Unite e organizzazioni internazionali. L&#8217;OMS supporta i paesi nell&#8217;attuazione di questa strategia.</p>



<p>Nel dicembre 2012, l&#8217;Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione sull&#8217;eliminazione delle mutilazioni genitali femminili.</p>



<p>Nel maggio 2016, l&#8217;OMS, in collaborazione con il programma congiunto UNFPA-UNICEF sulle MGF, ha lanciato le prime linee guida basate sull&#8217;evidenza sulla gestione delle complicanze sanitarie da MGF. Le linee guida sono state sviluppate sulla base di una revisione sistematica delle migliori prove disponibili sugli interventi sanitari per le donne che convivono con la MGF. Ed infine nel 2018, l&#8217;OMS ha lanciato un manuale clinico sulle MGF per migliorare le conoscenze, gli atteggiamenti e le capacità degli operatori sanitari nel prevenire e gestire le complicanze della MGF.</p>



<p>Questa lotta deve dunque essere perseguita con costanza, determinazione e pazienza. Cooperazione internazionale, sensibilizzazione e strumenti in grado di criminalizzare e prevenire tale pratica sono necessari per portare un vero e concreto cambiamento.</p>
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		<title>Coronavirus: il 40% nel mondo dei contagi sono d&#8217;importazione ,il problema non sono solo i migranti irregolari che sono il 2% del totale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2020 07:11:55 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="800" height="400" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/Libia-migranti.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14467" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/Libia-migranti.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/Libia-migranti-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/Libia-migranti-768x384.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption>AT SEA &#8211; JUNE 8: Migrants aboard HMS Bulwark having been rescued by Royal Marines, following their attempt to reach Italy on by boat from Libya, on June 8, 2015 in transit to Catania, Sicily. The Royal Navy has reportedly rescued 1200 migrants in the Mediterranean in the last 12 hours. (Photo by Rowan Griffiths &#8211; Pool /Gety Images)</figcaption></figure></div>



<p><strong><em><br>Amsi ,UMEM e UXU : bene controllare tutti i provenienti dai Paesi in cui l&#8217;epidemia è in fase acuta, ma urge intensificare anche gli accordi bilaterali.</em></strong></p>



<p>Così l&#8217;associazione medici di origine straniera in Italia <strong>(Amsi)</strong> ,Comunità del mondo arabo in Italia <strong>(Co-mai)</strong> e l&#8217;Unione Medica Euro Mediterranea<strong> (Umem) </strong>presentano le loro statistiche riguardo il Coronavirus nel mondo e in Italia grazie alla collaborazione dei nostri rappresentanti in 72 paesi e le numerose ricerche e studi internazionali con esperti in materia.</p>



<p> Il  40% dei contagiati nel mondo sono d&#8217;importazione, persone provenienti da Paesi in cui l&#8217;epidemia è in fase acuta</p>



<p>l’85% dei contagiati sono concentrati in circa 10 Paesi </p>



<p> i motivi dell’ aumento dei contagiati a giugno sono: contagi d&#8217;importazione, mancanza di rispetto delle tre regole importanti (mascherine, distanziamento sociale ed igiene )</p>



<p>aumento del numero dei guariti e curati a casa grazie al protocollo terapia a domicilio in particolare i primi 5 giorni consigliato da UMEM e Amsi in 72 Paesi è aumentata l&#8217;immigrazione irregolare a giugno verso la Libia e l&#8217;Europa, ma sono circa il 2% dei contagiati in Europa</p>



<p>i migranti regolari e irregolari contagiati dall&#8217;inizio della crisi in Italia sono il 6% del totale ,in Europa sono l&#8217;8% dei contagiati .</p>



<p><em>&#8220;Sono statistiche che ci invitano tutti a non abbassare la guardia e continuare a rispettare le tre regole importanti e controllare bene tutti i confini (aeroporti ,pullman, auto ,treni e mare ) per combattere il Coronavirus d&#8217;importazione senza distinzione in particolare nelle regioni dove c’è maggiore mobilità e dove si sono registrati contagi e focolai come il Lazio ,Veneto , Lombardia ,Puglia ,Trento ,Piemonte Liguria ,Sicilia ,Calabria ,Basilicata ed Emilia Romagna . Sicuramente va combattuta anche l&#8217;immigrazione irregolare che è in aumento nel mese di giugno e vanno tutelati diritti umani e universali in particolare in Libia e aiutare i Paesi di origine nelle loro battaglie contro l&#8217;immigrazione irregolare con progetti concreti di cooperazione internazionale in loco e far rispettare gli accordi bilaterali. </em></p>



<p><em>Ribadiamo le nostre proposte e richieste urgenti al Governo Italiano:</em></p>



<p>Tessera prevenzione Covid 19 per i migranti irregolari in tutte le regioni</p>



<p>aumentare i controlli sanitari nei centri dei migranti in Italia</p>



<p>controllare tutti i provenienti dai Paesi a rischio sia migranti che turisti</p>



<p>coinvolgere di più i medici e i professionisti della sanità ed i medici di famiglia e i pediatri di origine straniera e italiani per intensificare la prevenzione e superare la difficoltà linguistica e paura di rivolgersi alle strutture pubbliche per non essere denunciati </p>



<p>sostenere la Tunisia in questo momento difficile che sta provocando una maggiore immigrazione verso l&#8217;Italia ,Francia ed i Paesi europei</p>



<p>aver un ruolo più incisivo in Libia a favore dei diritti umani e evitare tragedie e uccisioni dei migranti nei CPR come è successo ultimamente e succede da sempre con il silenzio di tutti</p>



<p>rivedere il sostegno ,il finanziamento e il rispetto dei diritti umani e universali della Guardia costiera libica .</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221; Il calore della giungla</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Jun 2020 07:46:59 +0000</pubDate>
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<p>di Veronica Tedeschi</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/yyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyy-1-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14282" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/yyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyy-1-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/yyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyy-1-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/yyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyy-1-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/yyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyy-1-1536x1152.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/yyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyyy-1-2048x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>dav</figcaption></figure></div>



<p>Ha appena smesso di piovere ma fa comunque molto caldo: il sole, in pochi minuti, ha subito ricaricato l’aria di un’umidità sfiancante. Con i suoi soliti jeans e le ciabatte di gomma, Alì oggi vuole farci fare un giro del villaggio. E così, dopo una breve preparazione inizia il nostro tour per le strade di Kabala, un luogo incantato immerso nella giungla nel nord della Sierra Leone: curiosi e sudati, zaino in spalla, partiamo immediatamente.</p>



<p>La visita inizia dalla biblioteca, un luogo estraneo rispetto a quanto visto fino ad ora: pulita, ordinata e con addirittura una stanza dedicata ai corsi di informatica, dotata di PC e accessori vari (penso subito che la biblioteca del mio paese in Italia non fornisca un servizio di questo tipo). Compare Tambay, il proprietario di casa nostra, che, serioso e agitato, ci dice che sta concludendo l’ultima lezione di un corso e che lo stesso giorno avrebbe dovuto sostenere l’esame di conoscenze informatiche. Gli facciamo un in bocca al lupo e proseguiamo.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/eeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee-1-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14284" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/eeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee-1-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/eeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee-1-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/eeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee-1-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/eeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee-1-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/eeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee-1-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption>dav</figcaption></figure></div>



<p>La struttura mi accoglie con una scritta “No matter the crime, every one has the right to fair trial”. Il diritto ad un equo processo, così importante e così spesso sottovalutato: quel cartello, posto proprio all’entrata della biblioteca, rappresenta a mio parere un monito per tutti gli abitanti di Kabala che, come un urlo, ricorda a tutti di avere dei diritti!</p>



<p>La calda camminata prosegue tra bambini e casette di fango, campi di calcio improvvisati e profumo di cibo.</p>



<p>Bambini e Africa sono due parole spesso associate e la realtà che si trova nel caldo continente è proprio questa: in ogni angolo e lungo tutte le strade si trovano bambini di ogni età. In Sierra Leone accade la stessa cosa anche se, in generale, percepisco la stanchezza di una popolazione che, dopo una sanguinosa guerra civile, ha dovuto affrontare ebola per vedere parenti e amici andarsene. Si percepisce nell’aria un’attenzione in più agli sguardi e alle parole, atipica degli africani. In generale, però, conosco persone cordiali e gentili, ritrovo l’accoglienza e il calore che da sempre accompagna i miei viaggi in Africa.</p>



<p>L’ultima fermata del tour è il luogo nel quale avremmo dovuto lavorare: la School for the blind, una casa, con annessa scuola, dedicata ai bambini ciechi del quartiere abbandonati nella foresta. La prima cosa che vorrei sottolineare è che per arrivare in questo luogo abbiamo dovuto riprendere l’auto poichè la struttura è sita immediatamente alle porte del villaggio, quasi come a significare “ci siete, ma non troppo vicino”.</p>



<p>La condizione dei disabili africani eredita un passato fatto di superstizioni e pregiudizi. Nel portatore di handicap gli africani vedevano, e tuttora, in larga parte, vedono, qualcosa di strano. Un’anomalia che, per forza, deve venire da un intervento esterno, più o meno spirituale. Un fenomeno che va interpretato. Se è nato un disabile è perché qualcuno ha fatto il malocchio, oppure i genitori si sono comportati male, oppure conoscenti o parenti hanno fatto riti speciali, ecc.</p>



<p>Questi bambini ne sono la rappresentazione, abbandonati nella foresta hanno dovuto lottare per vivere e per poi trovare accoglienza in una struttura che preserva la loro vita ed educazione ma che si trova ai margini del villaggio e dell’intera società.</p>



<p>«Il disabile – conferma Pierre Kouasi, religioso africano – era una sorta di maledizione. Non si capiva perché una famiglia potesse avere un figlio “non normale”. L’uccisione di un bambino disabile era una pratica comune. Venivano eliminati e poi, d’accordo con la famiglia, si diceva che il piccolo era morto durante il parto. Se sopravvivevano, venivano nascosti».</p>



<p>Scossa e con tanti pensieri per la testa accetto di voler tornare alla guesthouse, la casa dei bambini ciechi mi stava incantando e dando forza di lottare, sperare e amare. C’era tanto da fare, da pensare e io volevo iniziare subito, volevo rimanere con quei bambini.</p>



<p>Torniamo a casa dopo un pomeriggio di riflessioni che avevano completamente cancellato l’incontro in biblioteca con Tambay; alle porte dell’ostello il suo sorriso ci accoglie, l’esame era stato passato con successo!</p>
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		<title>&#8220;Stay Human. Africa&#8221;. ﻿Il sistema scolastico senegalese: criticità e punti di forza</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jan 2020 08:50:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I di Veronica Tedeschi Torno da uno dei miei viaggi nel paese della teranga &#8211; l’accoglienza &#8211; di cui tutti i senegalesi vanno fieri e che si racconta in grandi pranzi condivisi, feste colorate&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>I</strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/IMG_20200109_100329-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13560" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/IMG_20200109_100329-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/IMG_20200109_100329-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure></div>



<p>di Veronica Tedeschi</p>



<p>Torno da uno dei miei viaggi nel paese della <em>teranga &#8211; </em> l’accoglienza &#8211;  di cui tutti i senegalesi vanno fieri e che si racconta in grandi pranzi condivisi, feste colorate e tanto calore.  Negli anni ho potuto apprezzare diverse realtà del Senegal e accrescere anche il mio senso critico su alcuni punti rilevanti. Come la scuola, quella struttura fondamentale per il cambiamento di un paese e strategica per la crescita di  villaggi e periferie. Partiamo con un’affermazione tanto vera quanto contestabile: in Senegal esistono scuole pubbliche gratuite che coprono il periodo scolastico dall’asilo alle scuole medie; esistono dunque, strutture pubbliche pronte ad accogliere i bambini di città, periferie e villaggi. A queste scuole, però, sono affiancate le così dette scuole private, a pagamento, ma senza le quali il bisogno effettivo di scolarizzazione non verrebbe garantito.</p>



<p>Perché?</p>



<p>Le
scuole pubbliche, come detto, esistono ma hanno due grandi problemi:
non sono abbastanza grandi per sopperire alla richiesta e,
soprattutto, non riescono a garantire un’educazione paritaria a
tutti in bambini poiché, vista la già citata spropositata
richiesta, presentano al loro interno classi con una media di 90/100
bambini che devono essere gestiti da una sola insegnante. Inutile
dire che con questi numeri non può essere garantita un’istruzione
di base a tutti e che, a questo livello, non concede nemmeno le basi
per costruire un futuro.  Per fortuna al fianco delle pubbliche negli
anni sono aumentate le private, costruite da persone del posto o
associazioni europee nelle quali vi è una retta mensile e annuale da
pagare ma che, come vantaggio, presentano classi con 30/35 bambini
(quasi come una classe europea) in cui vengono accolti tutti i
bambini che non sono riusciti ad entrare nelle scuole pubbliche.
Queste strutture nascono, da un lato, per far fronte all&#8217;imponente
bisogno di educazione e dall’altro per accogliere gli “esclusi”
delle scuole pubbliche che, altrimenti, non potrebbero studiare e
crescere.  Numericamente le scuole private sono circa la metà di
quelle pubbliche, e ragionando su questo dato si può ben comprendere
che, senza le scuole private, circa la metà dei bambini presenti in
Senegal non potrebbe studiare e, quindi, avere un futuro africano.</p>



<p>Continue
sfide devono essere affrontate dalle scuole private, a partire dalla
riscossione delle rette che le famiglie devono pagare (di solito le
più povere), per arrivare ai controlli degli ispettori del Ministero
dell’istruzione che, per concedere loro il riconoscimento
pretendono il rispetto di standard minimi di insegnamento.</p>



<p>Una
sopravvivenza molto faticosa quella delle scuole private, dove il
riconoscimento dello Stato è “a metà”: tali strutture, difatti,
sono riconosciute come organismi idonei all’insegnamento nei quali
viene valorizzato  l’aumento dei posti di lavoro nelle zone in cui
nascono (vengono impiegati insegnanti e amministrativi che altrimenti
non troverebbero posto nelle pubbliche). Dall’altro lato, però non
tutte le private hanno la concessione per eseguire gli Esami di stato
e questo porta ad uno spostamento dei bambini e ragazzi alla fine
degli anni scolastici in altre strutture per affrontare gli esami
finali.</p>



<p>Vengono
definite strutture di accompagnamento all’esame finale ma di per sé
sono scuole fatte e finite che, anzi, garantiscono un’educazione a
tutti, anche a coloro che sono rimasti esclusi dalla gratuità di una
scuola pubblica.</p>



<p>Lo
scopo di queste strutture è garantire un’educazione a tutti,
proprio a tutti, nessuno escluso e si spera che possano ricevere
l’autonomia e il pieno riconoscimento che meritano. Dall’altro
lato, si spera anche che lo Stato si renda consapevole dell’effettiva
richiesta e aumenti il numero di scuole pubbliche gratuite, perché
uno Stato senza scuole negli anni diventa uno Stato senza futuro.</p>
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		<title>Presentato al Viminale il manifesto &#8220;Buona immigrazione&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Nov 2019 07:39:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Viminale (Amsi e Co-mai) ;Il Prefetto Michele Di Bari &#160;incontra Foad Aodi e presentato il manifesto congiunto &#8220;Buona Immigrazione&#8221;&#160;Foad Aodi;Ringraziamento e apprezzamento dai nostri movimenti e comunità al Ministro Lamorgese e al Prefetto Michele&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong><em>Viminale (Amsi e Co-mai) ;Il Prefetto Michele Di Bari &nbsp;incontra Foad Aodi e presentato il manifesto congiunto &#8220;Buona Immigrazione&#8221;&nbsp;</em></strong><strong><em><strong><em>Foad Aodi;Ringraziamento e apprezzamento dai nostri movimenti e comunità al Ministro Lamorgese e al Prefetto Michele Di bari per la disponibilità e la politica dell&#8217;ascolto&nbsp;</em></strong></em></strong></p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/aodi-1024x576.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13302" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/aodi-1024x576.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/aodi-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/aodi-768x432.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/aodi.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>&nbsp;<em>Si e&#8217; svolto &nbsp;il 22.11 su disponibilità del Ministro dell&#8217;Interno&nbsp;<strong>Luciana&nbsp;Lamorgese</strong>&nbsp;l&#8217;incontro tra il direttore del&nbsp;</em><em>Dipartimento delle Libertà Civili e&nbsp;Immigrazione&nbsp;</em><em>del Viminale&nbsp;<strong>Prefetto Michele Di Bari</strong>&nbsp;e il prof.&nbsp;<strong>Foad Aodi</strong>, Presidente dell&#8217;Amsi (Associazione medici di Origine straniera in Italia), delle Co-mai (Comunità del mondo arabo in Italia ) e membro del Gdl Fnomceo&nbsp;e Consigliere Omceo di Roma con delega rapporti con i Comuni e Affari Esteri,accompagnato dal Coordinatore Organizzativo del movimento internazionale Uniti per Unire&nbsp;<strong>Claudio Rossi&nbsp;</strong>sociologo esperto in immigrazione e integrazione.</em></p>



<p><em>Il confronto molto costruttivo tra il Prefetto Di Bari, i suoi collaboratori&nbsp;e il Presidente Foad Aodi ha evidenziato una larga condivisione di vedute sulle varie tematiche</em><em>&nbsp;dell&#8217;immigrazione, delle politiche d&#8217;integrazione e del dialogo interreligioso,&nbsp;</em><em>al cui proposito&nbsp;</em><em>il Prefetto Di Bari ha espresso apprezzamenti per il lavoro svolto dalle nostre associazioni e comunità, dimostrando grande disponibilità a proseguire nel confronto costruttivo per l&#8217;interesse comune.</em></p>



<p><em>Aodi, infine, nel ringraziare il Ministro&nbsp;<strong>Luciana Lamorgese</strong>, il Prefetto Michele Di Bari e i responsabili del Dipartimento per aver ascoltato le nostre proposte con grande sensibilità e competenza, ha consegnato loro il Manifesto&nbsp;<strong>&#8220;Buona Immigrazione&#8221;</strong><strong>&nbsp;</strong><strong>proposto da Amsi, Co-mai, Emergenza Sorrisi e il movimento Uniti per Unire, insieme alle comunità , associazioni, diaspore, università e centri culturali aderen</strong><strong>ti</strong>:</em></p>



<p><strong>&#8220;Buona Immigrazione&#8221;&nbsp;</strong></p>



<p>·&nbsp;&nbsp;<strong><em>&nbsp;Urge una nuova legge per l’immigrazione sui diritti e doveri che coinvolga uniformemente i Paesi Europei per una vera cooperazione internazionale e solidarietà;</em></strong></p>



<p>·&nbsp;&nbsp;<strong><em>&nbsp;Promuovere politiche dei due binari: integrazione e sicurezza,&nbsp;per lo sviluppo del dialogo interculturale e interreligioso e per contrastare qualsiasi forma di discriminazione;</em></strong></p>



<p>·&nbsp;&nbsp;<strong><em>&nbsp;Promuovere accordi bilaterali tra Italia e Paesi più coinvolti per una immigrazione programmata e qualificata&nbsp;</em></strong><strong><em>e non soltanto orientati ai rimpatri</em></strong><strong><em>;</em></strong></p>



<p>·&nbsp;&nbsp;<strong><em>&nbsp;Istituzione di nuovi centri di accoglienza&nbsp;</em></strong><strong><em>gestiti con le regole europee&nbsp;</em></strong><strong><em>nei territori di transito, per ridurre l’immigrazione irregolare e contrastare&nbsp;la tratta degli esseri&nbsp;umani;</em></strong></p>



<p>·&nbsp;&nbsp;<strong><em>&nbsp;Istituzione dell’albo&nbsp;</em></strong><strong><em>nazionale</em></strong><strong><em>&nbsp;dei mediatori culturali organizzato per&nbsp;specializzazioni;</em></strong></p>



<p>·&nbsp;&nbsp;<strong><em>&nbsp;Cittadinanza temperata per i figli degli immigrati e politiche di integrazione per la seconda generazione nella scuola, nelle Università&nbsp;</em></strong><strong><em>e nel lavoro</em></strong><strong><em>;</em></strong></p>



<p>·&nbsp;&nbsp;<strong><em>&nbsp;Promuovere la buona informazione per favorire la&nbsp;convivenza e il dialogo tra i popoli e l’unità tra le diversità, combattendo la &#8221; guerra tra poveri&#8221; ;</em></strong></p>



<p>·&nbsp;&nbsp;<strong><em>&nbsp;Istituzione di un albo per gli Imam italiani secondo requisiti minimi, con mappatura delle moschee e preghiera o “kutba” anche in lingua italiana;</em></strong></p>



<p>·&nbsp;&nbsp;<strong><em>&nbsp;Promuovere la cooperazione economica tra Italia e Paesi di origine&nbsp;abbattendo il muro della burocrazia e valorizzando le eccellenze italiane;</em></strong></p>



<p>·&nbsp;&nbsp;<strong><em>&nbsp;Promuovere studi, ricerche, analisi universali sul fenomeno dell’immigrazione attraverso conferenze e seminari tra i maggiori esperti del settore dall’Italia e dall’estero;</em></strong></p>



<p>·&nbsp;&nbsp;<strong><em>&nbsp;</em></strong><strong><em>Potenziamento</em></strong><strong><em>&nbsp;degli&nbsp;sportelli di ascolto nei vari Comuni, dei corsi di lingua italiana, dell’informazione e orientamento rivolto agli immigrati, imprenditori, professionisti e cittadini di origine straniera;</em></strong></p>



<p>·&nbsp;&nbsp;<strong><em>&nbsp;Combattere il fenomeno dell’abbandono scolastico;</em></strong></p>



<p>·&nbsp;&nbsp;<strong><em>&nbsp;Combattere il fenomeno dello sfruttamento lavorativo sia minorile che adulto e tutelare i diritti e doveri nel mercato del lavoro;</em></strong></p>



<p>·&nbsp;&nbsp;<strong><em>&nbsp;Combattere lo sfruttamento sessuale minorile e della prostituzione;</em></strong></p>



<p>·&nbsp;&nbsp;<strong><em>&nbsp;Combattere la guerra alle religioni compreso l’estremismo e&nbsp;il razzismo religioso;</em></strong></p>



<p>·&nbsp;&nbsp;<strong><em>&nbsp;Combattere la radicalizzazione ed il terrorismo in ogni sua forma;</em></strong></p>



<p>·&nbsp;&nbsp;<strong><em>&nbsp;</em></strong><strong><em>Promuovere&nbsp;</em></strong><strong><em>la buona integrazione e l’immigrazione qualificata in Italia con ricerche, statistiche e valorizzazione delle buone pratiche&nbsp;</em></strong><strong><em>in collaborazione diretta con le comunità immigrate nei territori italiani</em></strong><strong><em>;</em></strong></p>



<p>·&nbsp;&nbsp;<strong><em>&nbsp;Promuovere gemellaggi e patti d’amicizia tra i Comuni, le città italiane&nbsp;</em></strong><strong><em>e i Comuni e le città dei&nbsp;</em></strong><strong><em>nostri Paesi di origine;</em></strong></p>



<p>·&nbsp;&nbsp;<strong><em>&nbsp;Promuovere lo scambio socio-sanitario, scolastico e universitario&nbsp;</em></strong><strong><em>tra Italia e i Paesi d’origine</em></strong><strong><em>;</em></strong></p>



<p>·&nbsp;&nbsp;<strong><em>&nbsp;Creare&nbsp;</em></strong><strong><em>maggiori e migliori&nbsp;</em></strong><strong><em>condizioni lavorative ed economiche per i giovani&nbsp;</em></strong><strong><em>italiani e di&nbsp;</em></strong><strong><em>seconda generazione per combattere la fuga dei cervelli dal sud al nord&nbsp;</em></strong><strong><em>e dall’Italia all’estero</em></strong><strong><em>;</em></strong></p>



<p>·&nbsp;&nbsp;<strong><em>Creare&nbsp;</em></strong><strong><em>migliori</em></strong><strong><em>&nbsp;servizi sanitari e sociali nei posti disagiati&nbsp;</em></strong><strong><em>e realizzare&nbsp;</em></strong><strong><em>efficaci campagne di educazione sanitaria e scolastica.</em></strong><em><br></em></p>



<p></p>
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		<title>Vademecum per i difensori e le difensore dei diritti umani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 May 2019 07:20:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da: http://unipd-centrodirittiumani.it/it) &#160; Chi è un difensore dei diritti umani? &#8220;Difensore dei diritti umani&#8221; (DDU) è un termine usato per descrivere persone che, individualmente o con altri, agiscono per promuovere o proteggere i diritti umani&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1></h1>
<h1 class="boxNewsReportTitle"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/human-rights-defenders-02.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12445" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/human-rights-defenders-02.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="310" height="255" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/human-rights-defenders-02.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 310w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/human-rights-defenders-02-300x247.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 310px) 100vw, 310px" /></a></h1>
<h2 dir="ltr"></h2>
<p>(da: http://unipd-centrodirittiumani.it/it)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 dir="ltr">Chi è un difensore dei diritti umani?</h2>
<p>&#8220;Difensore dei diritti umani&#8221; (DDU) è un termine usato per descrivere persone che, individualmente o con altri, agiscono per promuovere o proteggere i diritti umani in modo nonviolento.</p>
<h2 dir="ltr">Cosa fa un difensore dei diritti umani?</h2>
<ul>
<li>Riconosce e promuove tutti i diritti umani per tutti. Il DDU affronta problematiche relative ai diritti umani, che possono ad esempio riguardare: esecuzioni sommarie, torture, arresti e detenzioni arbitrarie, mutilazioni genitali femminili, discriminazione, problemi occupazionali, sfratti forzati, accesso all&#8217;assistenza sanitaria, rifiuti tossici e il loro impatto sull&#8217;ambiente. Il difensore sostiene attivamente tutti i diritti umani, come: il diritto alla vita, al cibo e all&#8217;acqua, al più alto livello di salute raggiungibile, a un alloggio adeguato, a un nome e a una nazionalità, all&#8217;educazione, alla libertà di movimento e alla non-discriminazione. Il DDU si occupa anche di categorie di persone, come ad esempio: le donne, i bambini, le persone indigene, i rifugiati, gli sfollati, le minoranze nazionali, linguistiche o sessuali.</li>
<li>Opera in ogni parte del mondo: negli Stati divisi da conflitti armati interni e negli Stati stabili; negli Stati non democratici e in quelli con una forte pratica democratica; negli Stati in via di sviluppo e in quelli sviluppati.</li>
<li>Agisce a livello locale, nazionale, regionale e internazionale.</li>
<li>Raccoglie e diffonde informazioni sulle violazioni dei diritti umani.</li>
<li>Sostiene le vittime di violazione dei diritti umani.</li>
<li>Si adopera per garantire la responsabilità e porre fine all&#8217;impunità.</li>
<li>Sostiene una governance ed una politica governativa migliori.</li>
<li>Contribuisce all’implementazione dei trattati sui diritti umani.</li>
<li>Conduce attività di educazione e formazione ai diritti umani.</li>
</ul>
<h2 dir="ltr">La Carta dei difensori dei diritti umani</h2>
<p>Il 9 dicembre 1998 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato per <em>consensus</em>, con risoluzione <a href="https://undocs.org/A/RES/53/144?utm_source=rss&utm_medium=rss">A/RES/53/144</a>, la “<a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/it/strumenti_internazionali/Dichiarazione-sul-diritto-e-la-responsabilita-degli-individui-dei-gruppi-e-degli-organi-della-societa-di-promuovere-e-proteggere-le-liberta-fondamentali-e-i-diritti-umani-universalmente-riconosciuti-1998/18?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Dichiarazione sul diritto e la responsabilità degli individui, dei gruppi e degli organi della società di promuovere e proteggere le libertà fondamentali e i diritti umani universalmente riconosciuti</strong></a>”, considerata anche come la “Carta dei DDU”.</p>
<p>La Dichiarazione non riconosce nuovi diritti fondamentali ma mira a legittimare e garantire coloro che operano in prima linea &#8211; in particolare membri di movimenti, organizzazioni non governative, gruppi di volontariato, intellettuali &#8211; spesso mettendo a rischio la loro vita, per la difesa dei diritti umani. La Dichiarazione sancisce che:</p>
<ul>
<li>è diritto e responsabilità di ciascuno e di tutti operare attivamente per la protezione e la promozione dei diritti umani;</li>
<li>chi agisce per i diritti umani può legittimamente farlo sia come individuo sia in associazione con altri;</li>
<li>l’attività di promozione e tutela dei diritti umani è sempre lecita e legittima a condizione che avvenga pacificamente, non violentemente;</li>
<li>l’attività degli operatori dei diritti umani non ha confini, deve essere consentita dentro e fuori lo Stato di appartenenza;</li>
<li>i difensori dei diritti umani hanno il diritto di associarsi e organizzarsi anche sul piano internazionale;</li>
<li>chiunque, individualmente o in associazione con altri, può contribuire a migliorare la tutela dei diritti umani avanzando idee e proposte che le competenti istanze istituzionali devono prendere in considerazione.</li>
</ul>
<p>La Dichiarazione, pur non avendo carattere giuridicamente vincolante, gode di una indiscutibile autorevolezza morale sul piano internazionale e gli Stati si sono impegnati a mettere in atto le sue disposizioni.</p>
<p>Nel 2011 la Relatrice Speciale Margaret Sekaggya ha pubblicato il <strong><a href="https://www.ohchr.org/Documents/Issues/Defenders/CommentarytoDeclarationondefendersJuly2011.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Commentario alla Dichiarazione sui difensori dei diritti umani</a></strong>, un documento che illustra e analizza ciascuno dei diritti enunciati nella Dichiarazione: il diritto alla tutela, alla libertà di riunione, alla libertà di associazione, il diritto di accedere e comunicare con gli organismi internazionali, il diritto alla libertà di opinione e di espressione, alla protesta, il diritto di sviluppare e discutere nuove idee sui diritti umani, il diritto a un ricorso effettivo e il diritto di accedere ai finanziamenti. Un&#8217;ultima sezione riguarda le deroghe ammissibili a questi diritti. Il Commentario affronta anche le restrizioni e le violazioni più comuni affrontate dai difensori e fornisce raccomandazioni per facilitare l&#8217;attuazione da parte degli Stati di ciascun diritto. Questa guida essenziale offre anche un documento di riferimento completo per i giornalisti che si occupano della situazione dei difensori dei diritti umani nei loro paesi, nelle loro regioni e nel mondo.</p>
<div>
<h2 dir="ltr">Il Relatore Speciale delle Nazioni Unite</h2>
<p>Nel 2000 l’allora Commissione Diritti Umani delle Nazioni Unite ha istituito la figura del <a href="https://www.ohchr.org/en/issues/srhrdefenders/pages/srhrdefendersindex.aspx?utm_source=rss&utm_medium=rss">Relatore Speciale sulla situazione dei difensori dei diritti umani</a> per sostenere l’implementazione della Dichiarazione sui difensori dei diritti umani del 1998. Il mandato è stato rinnovato dal Consiglio Diritti Umani nel 2014 con risoluzione <a href="http://ap.ohchr.org/documents/dpage_e.aspx?si=A%2FHRC%2FRES%2F25%2F18&utm_source=rss&utm_medium=rss">A/HRC/RES/25/18</a>.</p>
<p>L’attuale <em>Special Rapporteur</em> è <strong>Michel Forst</strong>. In precedenza l’incarico è stato ricoperto da Margaret Sekaggya (2008-2014) e da Hina Jilani (2000-2008).</p>
<p>Il Relatore speciale è tenuto a presentare regolarmente dei <a href="https://www.protecting-defenders.org/en/reports-and-documents%20?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>rapporti</strong></a> in cui descrive le attività condotte, condivide le sue preoccupazioni e formula raccomandazioni sulla situazione dei difensori dei diritti umani in tutto il mondo. Nel dicembre 2018, in occasione del 20° anniversario della Dichiarazione sui difensori dei diritti umani, Michel Forst ha pubblicato il “<a href="https://www.protecting-defenders.org/pdf.js/web/viewer.html?file=https%3A//www.protecting-defenders.org/sites/protecting-defenders.org/files/UNSR%20HRDs-%20World%20report%202018.pdf&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>World Report on the situation of Human Rights Defenders</strong></a>” in cui afferma che la Dichiarazione continua ad essere attuata in modo incompleto da quasi tutti gli Stati, di cui un numero sempre maggiore ha attivamente adottato dei provvedimenti per ostacolare il godimento dei diritti descritti nella Dichiarazione. Il Rapporto mondiale documenta la tanto discussa <strong>chiusura dello spazio civico</strong> e suggerisce che essa è diventata, in troppe località, una guerra contro i difensori dei diritti umani.</p>
<p>Nel 2019 il Relatore speciale ha dedicato il proprio <a href="https://www.protecting-defenders.org/pdf.js/web/viewer.html?file=https%3A//www.protecting-defenders.org/sites/protecting-defenders.org/files/G1900497_2.pdf&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Rapporto annuale alle donne difensore dei diritti umani</strong></a> concentrandosi in particolare sui rischi e sugli ostacoli di genere che le donne difensore dei diritti umani affrontano in più rispetto agli uomini e riconoscendo l’importanza del loro ruolo nella promozione e protezione dei diritti umani.</p>
<p>Il<strong> Consiglio diritti umani delle Nazioni Unite</strong> sostiene costantemente i difensori dei diritti umani ed il loro operato attraverso <a href="https://www.ohchr.org/EN/Issues/SRHRDefenders/Pages/Resolutions.aspx?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Risoluzioni e Decisioni</strong></a>, da ultima la <a href="https://undocs.org/A/HRC/40/L.22/Rev.1?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Risoluzione “sul Riconoscimento del contributo dei difensori dei diritti umani ambientali al godimento dei diritti umani, della protezione dell&#8217;ambiente e dello sviluppo sostenibile”</strong></a> del 20 marzo 2019.</p>
<div>
<h2 dir="ltr">Le Linee guida dell&#8217;Unione Europea</h2>
<p>Nel 2004 il Consiglio dell’Unione Europea ha adottato “<a href="https://eeas.europa.eu/sites/eeas/files/eu_guidelines_hrd_en.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Garanzia della protezione – Orientamenti dell’Unione europea sui difensori dei diritti umani</strong></a>”, delle linee guida, aggiornate nel 2008, sul sostegno dei difensori dei diritti umani.</p>
<p>Le Linee guida sono state adottate avendo come principale riferimento normativo l&#8217;articolo 2 del Trattato sull&#8217;Unione Europea, il quale afferma che l&#8217;UE si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell&#8217;uguaglianza, dello stato di diritto e del rispetto dei diritti umani.<br />
Le Linee guida stabiliscono l&#8217;<strong>approccio dell&#8217;UE volto a sostenere e proteggere i difensori dei diritti umani in paesi extra-UE</strong>, al fine di consentire loro di operare liberamente. Oltre a proporre metodi pratici per assistere e sostenere i DDU in ogni eventualità, esse esplicitano la gamma di azioni che l’UE può intraprendere nel momento in cui un DDU è in pericolo.</p>
<p>L’aspetto operativo delle Linee guida rientra nel contesto della politica estera e di sicurezza comune (PESC).</p>
<p>Gli aspetti più rilevanti contenuti nelle Linee guida sono:</p>
<ul>
<li>i diplomatici presso le missioni dell’UE incontreranno regolarmente i difensori dei diritti umani, faranno visita agli attivisti detenuti, monitoreranno i processi a loro carico e peroreranno la loro protezione.</li>
<li>Il compito del gruppo di lavoro del <a href="https://www.consilium.europa.eu/it/council-eu/preparatory-bodies/working-party-human-rights/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Consiglio sui diritti umani (COHOM)</a> è quello di individuare le situazioni in cui l’UE è invitata a intervenire sulla base delle relazioni dei capi missione della stessa, delle Nazioni Unite, del Consiglio d’Europa e delle organizzazioni non governative.</li>
<li>I funzionari dell’UE di alto grado (ad esempio l’Alto Rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza) includeranno gli incontri con i difensori dei diritti umani nell’ambito delle loro visite ai paesi extra-UE.</li>
<li>I dialoghi politici con i paesi extra-UE e le organizzazioni regionali comprenderanno la situazione dei difensori dei diritti umani.</li>
<li>I capi missione rammenteranno alle autorità dei paesi extra-UE la responsabilità che esse hanno di proteggere i difensori dei diritti umani in pericolo.</li>
<li>L’UE coopererà a stretto contatto con i paesi extra-UE che dispongono anch’essi di politiche di protezione dei difensori dei diritti umani: inoltre, lavorerà con i meccanismi relativi ai diritti umani di altre organizzazioni regionali quali l’Unione africana, l’Organizzazione degli Stati Americani e dell&#8217;Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa.</li>
<li>L’UE promuoverà il potenziamento dei meccanismi regionali esistenti a protezione dei difensori dei diritti umani e la creazione di nuovi meccanismi di questo tipo.</li>
<li>All’impegno dell’UE a sostenere i difensori dei diritti umani fa da complemento lo <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=LEGISSUM:1302_1&utm_source=rss&utm_medium=rss">strumento europeo per la democrazia e i diritti umani (EIDHR)</a>, che presta assistenza finanziaria alle organizzazioni che offrono sostegno agli attivisti per i diritti umani.</li>
</ul>
<div>
<h2 dir="ltr">Il Meccanismo di protezione dell&#8217;Unione Europea &#8211; ProtectDefenders.eu</h2>
<p><a href="https://protectdefenders.eu/en/index.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">ProtectDefenders.eu</a> è il meccanismo dell’Unione Europea di protezione per i DDU, creato per fornire un supporto stabile, omnicomprensivo e <em>gender-sensitive</em> agli individui e/o agli attori locali che combattono per promuovere e per difendere i diritti umani nel mondo.</p>
<p>Il meccanismo si propone di raggiungere tutti i DDU, anche quelli che lavorano nelle aree più remote e in paesi nei quali è particolarmente pericoloso lavorare in difesa dei diritti umani. Un’attenzione particolare è rivolta ai difensori maggiormente vulnerabili: donne difensore dei diritti umani, difensori dei diritti dei LGBT, ambientalisti, difensori per i diritti sociali ed economici, difensori delle minoranze, avvocati e tutti quelli che lottano per la libertà di espressione e di associazione.</p>
<p>ProtectDefenders.eu è sostenuto al 95% da fondi provenienti dallo <strong>European Instrument for Democracy and Human Rights </strong>(EIDHR).<br />
Il Meccanismo è stato creato ed implementato da un consorzio di dodici organizzazioni non governative, da sempre attive nel campo dei diritti umani e della protezione dei difensori e delle difensore dei diritti umani.<br />
I membri del consorzio sono: <a href="https://www.frontlinedefenders.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Front Line Defenders</a>, <a href="https://rsf.org/en?utm_source=rss&utm_medium=rss">Reporters without borders</a>, <a href="http://www.omct.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">World Organisation Against Torture (OMCT)</a>, <a href="https://www.fidh.org/en/about-us/What-is-FIDH/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Worldwide Movement Human Rights (FIDH)</a>, <a href="https://urgentactionfund.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Urgent Action Fund</a>, <a href="https://www.forum-asia.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Forum-Asia</a>, <a href="https://www.peacebrigades.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Peace Brigades International (PBI)</a>, <a href="https://www.protectioninternational.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Protection international</a>, <a href="https://ilga.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Ilga</a>, <a href="https://www.escr-net.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">ESCR-Net</a>, <a href="http://emhrf.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Euro-Mediterranean Foundation of Support to HRD (EMHRF)</a>, <a href="https://www.defenddefenders.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">East and Horn of Africa HRD Project (EHAHRDP)</a>.</p>
<h3 dir="ltr">La Helpline 24/7</h3>
<p dir="ltr">ProtectDefenders.eu ha attivato una “<strong><a href="https://www.protectdefenders.eu/en/supporting-defenders.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">Hotline</a></strong>”, una linea di emergenza che fornisce un supporto 24/7 per i DDU che si trovano in situazioni di effettivo rischio, diretta da Front Line Defenders. Il numero da chiamare per accedere al servizio è: +353(0)12100489.</p>
<h3 dir="ltr">Il servizio di trasferimento temporaneo</h3>
<p>Se tutte le protezioni messe in atto non risultassero in grado di proteggere la sicurezza personale di un DDU, è prevista la possibilità di accedere al servizio della “<strong><em>temporary relocation</em></strong>” – come ultima misura per proteggere il difensore a rischio. Durante il periodo di ricollocazione, i DDU possono riposare, cercare la riabilitazione, sviluppare le loro capacità attraverso la formazione, espandere la loro rete internazionale di contatti, perseguire il loro lavoro sui diritti umani da una posizione sicura e preparare il loro ritorno sicuro. La ricollocazione temporanea funziona attraverso delle “<strong><em>emergency grants</em></strong>” che provvedono a sostenere la riallocazione all’interno del proprio paese o all’estero, ove risulti necessario.</p>
<h3 dir="ltr">Le sovvenzioni d’emergenza</h3>
<p>Le richieste per le “<em>emergency grants</em>” sono valutate caso per caso, considerando dei criteri di identità, situazione e necessità. In particolare, il richiedente dev’essere un DDU che opera per i diritti umani in conformità con la Dichiarazione delle Nazioni Unite del 1998; essere esposto a rischi a causa del proprio operato in materia di diritti umani; necessitare di un sostegno urgente.</p>
<p>Le attività idonee ad ottenere il sostegno finanziario di emergenza devono riguardare, <em>inter alia</em>:</p>
<ul>
<li>la sicurezza fisica;</li>
<li>la sicurezza digitale;</li>
<li>le comunicazioni;</li>
<li>il capacity building in sicurezza;</li>
<li>il trasporto sicuro;</li>
<li>il supporto legale;</li>
<li>il supporto medico (compreso il supporto psicosociale e la riabilitazione);</li>
<li>l’assistenza umanitaria (compreso il sostegno familiare);</li>
<li>il trasferimento urgente;</li>
<li>il monitoraggio, la segnalazione e la difesa urgenti.</li>
</ul>
<p>Le “emergency grants” finanziate dall&#8217;UE hanno un tetto massimo di € 10.000.</p>
<h3 dir="ltr">I programmi di training</h3>
<p>Con l’aumentare dei rischi affrontati dai DDU, delle minacce ricevute e delle situazioni ostili con le quale gli stessi devono quotidianamente confrontarsi, aumentare le capacità degli stessi difensori è oramai diventato un tema centrale. Per tale ragione l’UE, nell’ambito di questa iniziativa, ha implementato dei programmi di training in modo da garantire la necessaria sicurezza del difensore; l’obiettivo è dunque un <strong>approccio di <em>capacity building</em></strong>, affinché gli attivisti acquisiscano gli strumenti per mitigare i rischi che corrono.</p>
<p>Ad esempio, Front Line Defenders ha sviluppato un<strong> programma di training in materia di sicurezza e protezione</strong>. Il programma include workshop, corsi, seminari, consultazioni e risorse per lo sviluppo di capacità, mira a facilitare la condivisione di competenze e conoscenze e a fornire ai DDU ulteriori informazioni e strumenti che li possano aiutare ad affrontare i problemi di sicurezza e protezione personale e organizzativa. Durante il training si affrontano i seguenti temi: valutazione dei rischi, analisi delle minacce, reazioni agli incidenti di sicurezza, sicurezza digitale, gestione dello stress, produzione di piani di sicurezza pratici mirati alla situazione unica di ciascun DDU e come produrre piani di sicurezza organizzativi.</p>
<div>
<h2 dir="ltr">La Piattaforma dell&#8217;Unione Europea di coordinamento per l&#8217;asilo temporaneo dei difensori dei diritti umani</h2>
<p>Su iniziativa della Commissione Europea nel 2011 è stata creata la <strong>European Union Human Rights Defenders RE location Platform (EUTRP)</strong>, una piattaforma globale di organizzazioni nazionali, regionali e internazionali coinvolte in programmi per il trasferimento temporaneo dei difensori dei diritti umani. L’obiettivo è di facilitare e assicurare la loro riallocazione.</p>
<p>Le attività della piattaforma sono le seguenti: identificazione dei DDU a rischio, fornitura di alloggi temporanei, cd. “<em>temporary shelter</em>”, sia all’interno del loro paese d’origine che al di fuori di esso, se necessario.</p>
<p><strong>La Piattaforma è il meccanismo operativo per le <em>temporary relocation</em> dell’iniziativa ProtectDefenders.eu, finanziata dalla Commissione Europea.</strong></p>
<p>L’obiettivo principale della Piattaforma EUTRP è facilitare il coordinamento e la cooperazione fra i vari attori coinvolti in questa <em>mission</em>.</p>
<p>Il <a href="https://www.hrdrelocation.eu/?utm_source=rss&utm_medium=rss">sito web EUTRP</a> è un portale per riunire tutti i membri della piattaforma, nonché una fonte di informazioni sui difensori dei diritti umani e su come partecipare alle iniziative di ricollocazione temporanea.</p>
<p><strong>I membri della Piattaforma possono essere: città, università, ONG, associazioni, ministeri degli esteri e governi</strong>. L’unico pre-requisito è che svolgano almeno una delle seguenti attività:</p>
<ul>
<li>Attività relative alle <em>temporary relocation</em> dei DDU a rischio, sia all’interno dello stesso paese o regione, sia all’estero.</li>
<li>Provvedere assistenza (ad esempio, sistemi di comunicazione) ai DDU a rischio.</li>
<li>Fare <em>follow-up</em> nelle situazioni di post-trasferimento dei DDU, ossia dopo il ritorno nei loro rispettivi paesi (<em>in-country protection</em>).</li>
<li>Sostenere i DDU che sono stati temporaneamente riallocati. Il supporto potrebbe consistere in: aiuto legale, trattamenti medici, supporto psicologico e riabilitativo, <em>internship</em>, borse di studio, alloggi, visti/permessi di residenza, opportunità educative/<em>capacity building</em>, fondi/supporto finanziario ai programmi.</li>
</ul>
<div>
<h2 dir="ltr">Le Linee guida dell’OSCE</h2>
<p>Nel 2014 l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa ha adottato le “<a href="https://www.osce.org/it/node/384705?download=true&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Linee guida sulla tutela dei Difensori dei diritti umani</strong></a>”, le quali stabiliscono che le questioni relative ai difensori dei diritti umani travalicano i confini nazionali e sono parte degli impegni internazionali degli Stati. Le Linee guida si applicano sia all’interno dei Paesi OSCE sia nella dimensione “esterna” (per i Paesi dell’Unione Europea in sinergia con le equivalenti linee guida UE).</p>
<p>Nel 2017 l’<strong><a href="https://www.osce.org/odihr?utm_source=rss&utm_medium=rss">ODIHR &#8211; Office for Democratic Institutions and Human Rights</a></strong> ha pubblicato “<a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/OSCEHRDs2017.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>The Responsibility of States: Protection of Human Rights Defenders in the OSCE Region (2014–2016)</strong></a>&#8220;, il primo rapporto sull’attuazione delle Linee guida OSCE sui difensori dei diritti umani, in cui si denuncia la grave situazione dei difensori dei diritti umani in almeno 29 Paesi sui 57 dell’area OSCE. I difensori sono sottoposti a minacce, attacchi, abusi di ogni genere, dalla criminalizzazione alla stigmatizzazione, e ad inaccettabili restrizioni della libertà di associazione, espressione e movimento. Una situazione che deve “preoccupare seriamente tutti i Paesi membri dell’OSCE”.</p>
<p>La Dichiarazione del Consiglio d&#8217;EuropaNel 2008 il Consiglio d’Europa ha condannato tutti gli attacchi e le violazioni nei confronti dei DDU attraverso la <strong><a href="https://search.coe.int/cm/Pages/result_details.aspx?ObjectID=09000016805d3e52&utm_source=rss&utm_medium=rss">Dichiarazione del Comitato dei Ministri “action to improve the protection of human rights defenders and promote their activities</a></strong>”, la quale invita gli Stati membri, <em>inter alia</em> a:</p>
<ul>
<li>creare un ambiente favorevole al lavoro dei difensori dei diritti umani, che metta individui, gruppi e associazioni nelle condizioni di svolgere liberamente le proprie attività, su base legale, coerentemente con gli standard internazionali, per promuovere e lottare per la protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali senza alcuna restrizione oltre a quelle autorizzate dalla Convenzione europea dei diritti umani (CEDU);</li>
<li>adottare misure efficaci per proteggere, promuovere e rispettare i difensori dei diritti umani e garantire il rispetto delle loro attività;</li>
<li>rafforzare i loro sistemi giudiziari e assicurare l&#8217;esistenza di rimedi efficaci per coloro i cui diritti e libertà sono violati;</li>
<li>adottare misure efficaci per prevenire attacchi o molestie ai DDU, assicurare che le indagini sui responsabili siano indipendenti ed efficaci e che siano adottate delle misure amministrative e/o dei procedimenti penali nei confronti dei responsabili;</li>
<li>considerare di attribuire o, ove opportuno, rafforzare le competenze e le capacità di commissioni indipendenti, difensori civici o istituzioni nazionali per i diritti umani a ricevere, esaminare e formulare raccomandazioni per la risoluzione delle istanze presentate dai difensori dei diritti umani sulle violazioni dei loro diritti;</li>
<li>assicurare l&#8217;effettivo accesso dei difensori dei diritti umani alla Corte europea dei diritti umani, al Comitato europeo dei diritti sociali e ad altri meccanismi di protezione dei diritti umani secondo le procedure applicabili;</li>
<li>cooperare con i meccanismi dei diritti umani del Consiglio d&#8217;Europa e in particolare con la Corte europea dei diritti umani in conformità con la CEDU, nonché con il Commissario per i diritti umani facilitando le sue visite, fornendo risposte adeguate ed entrare in dialogo con lui/lei sulla situazione di difensori dei diritti umani quando richiesto;</li>
<li>fornire misure per una rapida assistenza e protezione dei difensori dei diritti umani in pericolo nei paesi terzi, come, se del caso, la partecipazione e l’osservazione di processi  e/o, se praticabile, il rilascio di visti di emergenza;</li>
</ul>
<p>La Dichiarazione invita il <strong><a href="https://www.coe.int/it/web/commissioner?utm_source=rss&utm_medium=rss">Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa</a></strong> a rafforzare il suo ruolo e il suo Ufficio al fine di fornire una protezione forte ed efficace per i difensori dei diritti umani e richiama inoltre tutti gli organi e le istituzioni del Consiglio d&#8217;Europa a prestare particolare attenzione alle questioni riguardanti i difensori dei diritti umani nelle loro rispettive attività. Ciò include la messa a disposizione e lo scambio di informazioni e documentazione, compresa la giurisprudenza pertinente e altre norme europee, oltre all’incoraggiamento della cooperazione e delle attività di sensibilizzazione delle organizzazioni di società civile e la partecipazione dei difensori dei diritti umani alle attività del Consiglio d&#8217;Europa.</p>
<p>Dal 2008 il Commissario incontra annualmente diversi gruppi di DDU provenienti dall’area del Consiglio d’Europa attraverso delle <strong>roundtable</strong>, al termine delle quali vengono pubblicati dei <strong><a href="https://www.coe.int/en/web/commissioner/human-rights-defenders?utm_source=rss&utm_medium=rss">rapporti</a> </strong>riepilogativi.</p>
<p>Nel 2018, a dieci anni dalla Dichiarazione, il Comitato dei Ministri ha rinnovato il suo impegno con lo “<strong><a href="https://www.coe.int/en/web/commissioner/-/statement-on-the-10th-anniversary-of-the-declaration-of-the-committee-of-ministers-on-council-of-europe-action-to-improve-the-protection-of-human-righ?utm_source=rss&utm_medium=rss">Statement on the 10th anniversary of the Declaration of the Committee of Ministers on Council of Europe action to improve the protection of human rights defenders and promote their activities</a></strong>”, nel quale si afferma che, nonostante i progressi compiuti in alcuni Stati membri del Consiglio d&#8217;Europa, vi è una preoccupante tendenza a una crescente contrazione nella protezione dei difensori dei diritti umani in numerosi altri paesi europei.</p>
<h2 dir="ltr">Il ruolo della società civile nella protezione dei difensori dei diritti umani</h2>
<p dir="ltr">Numerose sono le organizzazioni non governative che operano a livello locale, nazionale e internazionale, sensibilizzando l’opinione pubblica sull’importanza dell’operato svolto dai DDU, denunciando i rischi e le minacce cui sono sottoposti a causa delle loro attività per l’implementazione dei diritti umani per tutti, e realizzando delle iniziative per proteggere i difensori dei diritti umani.</p>
<p>Nel contesto italiano, l’associazione <strong><a href="https://www.unponteper.it/it/chi-siamo/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Un ponte per</a></strong>…ha pubblicato ad ottobre 2016 il dossier “<a href="https://www.unponteper.it/wp-content/uploads/2016/11/Report_IN_DIFESA_DI.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Come proteggere i difensori dei diritti umani. Programmi, strategie e buone pratiche</strong></a>”, dal quale è scaturita, inter alia, una campagna promossa assieme ad altre ONG dell’Associazione delle Organizzazioni di cooperazione e solidarietà internazionale italiane (AOI), in difesa dei difensori dei diritti umani: “Difendiamo chi li Difende”.<br />
Sulla scia di quest’iniziativa, sempre su proposta diUn Ponte Per…, si è attivata una rete larga di realtà della società civile italiana, di associazioni, organizzazioni e reti, coalizioni e campagne attive sui temi dei diritti umani e civili, pace e disarmo, cooperazione e solidarietà internazionale, ambiente, libertà di stampa, avvocati e giuristi.</p>
<h3 dir="ltr">Il Summit mondiale e il Piano d&#8217;Azione</h3>
<p dir="ltr">Il 10 dicembre 2018, in occasione del 70° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani e del 20° anniversario della Dichiarazione delle Nazioni Unite sui difensori dei diritti umani, è stato presentato il Piano d’azione per la protezione dei difensori dei diritti umani e la promozione del lavoro da loro svolto.</p>
<p dir="ltr">Il <strong><a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/The_Human_Rights_Defenders_World_Summit_2018_Action_plan.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Piano d’azione</a></strong>, elaborato dai partecipanti dello <strong><a href="https://hrdworldsummit.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Human Rights Defenders World Summit 2018</a></strong>, tenutosi a Parigi dal 29 al 31 ottobre 2018, contiene una serie di raccomandazioni rivolte agli Stati, alle imprese, alle istituzioni finanziarie, ai donatori e alle istituzioni intergovernative e chiede agli Stati di impegnarsi ad agire per proteggere i difensori dei diritti umani e per intraprendere azioni concrete volte ad offrire un ambiente più sicuro e favorevole per la difesa dei diritti umani nonché una protezione più efficace dei DDU a rischio e delle loro comunità, delle organizzazioni e dei movimenti operanti per la promozione e la protezione dei diritti umani.</p>
<p dir="ltr">Il documento è stato redatto da una coalizione di otto organizzazioni internazionali per i diritti umani, in consultazione con oltre 30 organizzazioni e reti per i diritti umani provenienti da tutto il mondo.</p>
<h3 dir="ltr">Le Protection Grants (sovvenzioni di protezione)</h3>
<p dir="ltr">Front Line Defenders ha attivato anche un programma di <strong><a href="https://www.frontlinedefenders.org/en/programme/protection-grants?utm_source=rss&utm_medium=rss">Protection Grant</a></strong> per fornire un sostegno finanziario rapido e pratico ai difensori dei diritti umani a rischio.</p>
<p dir="ltr">Il Protection Grant si propone di coprire le spese per migliorare la sicurezza e la protezione dei difensori dei diritti umani e delle loro organizzazioni, ad esempio i costi per:</p>
<ul>
<li>migliorare la sicurezza fisica di un&#8217;organizzazione o di un individuo, la sicurezza digitale e la sicurezza delle comunicazioni;</li>
<li>sostenere le spese legali per i DDU che vengono sottoposti a vessazioni giudiziarie;</li>
<li>pagare le spese mediche per i DDU che sono stati attaccati o che hanno sofferto una condizione medica a seguito delle loro pacifiche attività in materia di diritti umani;</li>
<li>fornire assistenza familiare per i DDU detenuti o membri della famiglia che sono a rischio a causa delle attività di un DDU.</li>
</ul>
<p dir="ltr">Le sovvenzioni possono avere un importo massimo di € 7.500 e non possono essere erogate per:</p>
<ul>
<li>finanziamento retrospettivo;</li>
<li>organizzazioni internazionali;</li>
<li>organizzazioni che hanno applicato o stanno già ricevendo finanziamenti per lo stesso scopo altrove;</li>
<li>progetti che si concentrano su questioni più ampie in materia di diritti umani piuttosto che sulla specifica situazione dei difensori dei diritti umani;</li>
<li>costi per i difensori dei diritti umani che sono già in esilio;</li>
<li>costi correnti di gestione come gli stipendi e l&#8217;affitto;</li>
<li>guardie di sicurezza armate;</li>
<li>acquisto di veicoli.</li>
</ul>
<p dir="ltr">Per <strong>presentare domanda</strong> di Protection Grant a Front Line Defenders <strong><a href="https://www.frontlinedefenders.org/secure/grant.php?l=en&utm_source=rss&utm_medium=rss">clicca qui</a></strong>.</p>
<p dir="ltr">Esistono diversi enti, istituzioni e organizzazioni che mettono a disposizione delle sovvenzioni per la protezione dei difensori dei diritti umani, in particolare:</p>
<ul>
<li><strong>per i giornalisti</strong>: Human Rights Watch/<a href="https://www.hrw.org/human-rights-watch/hellman-hammett-grants?utm_source=rss&utm_medium=rss">Hellman-Hammett Grants</a>, International Federation of Journalists/<a href="https://www.ifj.org/what/safety.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">Safety Fund</a>, PEN/<a href="https://www.pen-international.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Emergency Fund</a>, Reporters sans Frontieres/<a href="https://rsf.org/en/presentation-0?utm_source=rss&utm_medium=rss">Assistance for Jounalists</a>, Media Institute for Southern Africa/<a href="http://misa.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">SADC Journalists Under Fire Fund</a>.</li>
<li><strong>Per le donne</strong>: <a href="https://urgentactionfund.org/what-we-do/rapid-response-grantmaking/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Urgent Action Fund</a>, <a href="http://www.globalfundforwomen.org/information-for-applicants?utm_source=rss&utm_medium=rss">Global Fund for Women</a>, <a href="https://www.mamacash.org/en/apply-for-a-grant-1?utm_source=rss&utm_medium=rss">Mama Cash</a>, <a href="http://www.unwomen.org/en/trust-funds/un-trust-fund-to-end-violence-against-women?utm_source=rss&utm_medium=rss">UN Trust Fund to Eliminate Violence Against Women</a>, <a href="http://www.unwomen.org/en/trust-funds/fund-for-gender-equality?utm_source=rss&utm_medium=rss">UN Trust Fund for Gender Equality</a>, <a href="http://awdf.org/grants/?utm_source=rss&utm_medium=rss">The African Women’s Development Fund</a>.</li>
<li><strong>Per le minoranze sessuali</strong>: <a href="https://www.arcusfoundation.org/our-support/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Arcus</a>, <a href="http://www.bohnettfoundation.org/grants/?utm_source=rss&utm_medium=rss">David Bohnett Foundation</a>, <a href="https://www.fordfoundation.org/work/our-grants/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Ford Foundation</a>.</li>
<li><strong>Fellowships, Scholarships, Riposo e Rifugio</strong>: <a href="http://www.colby.edu/oakinstitute/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Oak Fellowship</a>, <a href="https://cpl.hks.harvard.edu/gleitsman-international-activist-award?utm_source=rss&utm_medium=rss">The Gleitsman Foundation International Activist Award</a><a href="https://rorypecktrust.org/Awards/2015/About?utm_source=rss&utm_medium=rss">, Rory Peck Award</a>.</li>
<li><strong>Sovvenzioni da altre organizzazioni e fondazioni</strong>: <a href="https://nhrf.no/?utm_source=rss&utm_medium=rss">The Norwegian Human Rights Fund (NHRF)</a>, <a href="https://www.overbrook.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">The Overbrook Foundation</a>, <a href="https://globalhumanrights.org/grants/?utm_source=rss&utm_medium=rss">The Fund for Global Human Rights</a>.</li>
<li><strong>Fondi delle Nazioni Unite</strong>: <a href="https://www.ohchr.org/EN/AboutUs/Pages/FundsAndGrants.aspx?utm_source=rss&utm_medium=rss">United Nations Voluntary Fund on Contemporary Forms of Slavery</a>, <a href="https://www.ohchr.org/EN/AboutUs/Pages/FundsAndGrants.aspx?utm_source=rss&utm_medium=rss">United Nations Voluntary Fund for Victims of Torture</a>.</li>
<li><strong>Sovvenzioni dei Governi/istituzioni regionali</strong>: <a href="https://www.afd.fr/fr/recherche?page=all&amp;view=start&utm_source=rss&utm_medium=rss">Agence Française de Développement (AFD)</a> (Francia), <a href="https://www.irishaid.ie/grants.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">Irish Aid</a> (Irlanda).</li>
</ul>
<h3 dir="ltr">La rete italiana</h3>
<p><a href="https://www.indifesadi.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">“In Difesa Di – per i diritti  umani e chi li difende”</a> è una rete di oltre 30 organizzazioni e associazioni italiane attive su tematiche quali diritti umani, ambiente, solidarietà internazionale, pace e disarmo, diritti dei lavoratori,  libertà di stampa e stato di diritto e si propone di aprire uno spazio di riflessione e di azione sulla questione dei difensori/e dei diritti umani, e chiedere al Governo, al Parlamento e agli enti locali di impegnarsi per la loro tutela e protezione. La rete “In Difesa Di – per i diritti  umani e chi li difende” è composta da:<a href="http://www.aidos.it/it/home/?utm_source=rss&utm_medium=rss">AIDOS</a>, <a href="https://www.amnesty.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Amnesty International Italia</a>, <a href="http://www.ong.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">AOI</a>, <a href="http://www.arci.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">ARCI</a>, <a href="http://www.arcsculturesolidali.org/it/home-2/?utm_source=rss&utm_medium=rss">ARCS</a>, <a href="http://www.associazioneantigone.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Associazione Antigone</a>, <a href="http://www.articolo21.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Associazione Articolo 21</a>, <a href="http://asud.net/?utm_source=rss&utm_medium=rss">A Sud</a>, <a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/it/attivita/Obiettivi-e-struttura-del-Centro/27?utm_source=rss&utm_medium=rss">Centro di Ateneo per i Diritti Umani &#8220;Antonio Papisca&#8221;– Università di Padova</a>, <a href="http://cdca.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Centro Documentazione Conflitti Ambientali (CDCA)</a>, <a href="http://www.osservatorioafghanistan.org/about/?utm_source=rss&utm_medium=rss">CISDA</a>, <a href="http://www.cilditalia.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili</a>, <a href="http://comune-info.net/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Comune-info</a>, <a href="http://www.cgil.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">CGIL</a>, <a href="http://nuovidesaparecidos.net/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Comitato Verità e Giustizia per i Nuovi Desaparecidos</a>, <a href="http://www.cospe.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">COSPE</a>, <a href="https://palestinaculturaliberta.wordpress.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Cultura è Libertà</a>, <a href="http://www.fondazionebasso.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Fondazione Lelio e Lisli Basso-Issoco</a>, <a href="http://www.giuristidemocratici.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Giuristi Democratici</a>, <a href="http://www.greenpeace.org/italy/it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Greenpeace Italia</a>, <a href="https://www.legambiente.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Legambiente</a>, <a href="http://www.libera.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/1?utm_source=rss&utm_medium=rss">Libera-Associazione Nomi e Numeri contro le mafie</a>, <a href="https://www.lunaria.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Lunaria</a>, <a href="https://www.manitese.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Mani Tese</a>, <a href="https://nonviolenti.org/cms/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Movimento Nonviolento</a>, <a href="http://www.npwj.org/it?utm_source=rss&utm_medium=rss">Non c’è Pace senza Giustizia</a>, <a href="http://www.operazionecolomba.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Operazione Colomba – Comunità Papa Giovanni XXIII</a>, <a href="http://www.radicali.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Radicali Italiani</a>, <a href="http://www.pacedifesa.org/category/rete-di-solidarieta-colombia-vive/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Rete italiana di solidarietà Colombia vive</a>, <a href="http://www.retedellapace.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Rete per la Pace</a>, <a href="https://sci-italia.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Servizio Civile Internazionale</a>, <a href="https://www.survival.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Survival International</a>, <a href="http://www.terranuova.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Terra Nuova</a>, <a href="http://endangeredlawyers.org/media/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Progetto Endangered Lawyers/Avvocati Minacciati</a>,<a href="http://www.camerepenali.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss"> Unione Camere Penali Italiane</a>, <a href="http://www.unponteper.it/it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Un ponte per…</a>, <a href="http://www.yaku.eu/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Yaku</a>.</p>
<h3 dir="ltr">I rapporti</h3>
<p><a href="https://www.amnesty.org/en/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Amnesty International</strong></a> ha pubblicato nel febbraio 2019 il rapporto “<a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/Amnesty_International_rapporto_Obiettivo_silenzio_La_repressione_globale_contro_le_organizzazioni_della_societa_civile.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Obiettivo: silenzio. La repressione globale contro le organizzazioni della società civile</strong></a>” che intende evidenziare come negli ultimi dieci anni sia emersa a livello mondiale una tendenza preoccupante che vede l’introduzione e l’utilizzo da parte degli Stati di leggi volte a interferire con il diritto alla libertà di associazione e ad ostacolare il lavoro delle organizzazioni delle società civile e dei suoi membri.</p>
<p><a href="https://www.frontlinedefenders.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Front Line Defenders</strong></a> ha pubblicato il &#8220;<a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/Front_Line_Defenders_Global_Analysis_2018.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Global Analysis 2018</strong></a>&#8220;, un rapporto che descrive gli attacchi fisici, le campagne di diffamazione, le minacce alla sicurezza digitale, le molestie giudiziarie e gli attacchi di genere affrontati dai difensori e dalle difensore dei diritti umani. Nel 2018, sono stati 321 i difensori dei diritti umani in 27 paesi che sono stati presi di mira e uccisi per il loro lavoro &#8211; il numero più alto mai registrato -. Più di tre quarti di questi, il 77% del totale degli attivisti uccisi, stavano difendendo i diritti della terra, dell&#8217;ambiente o dei popoli indigeni, spesso nel contesto delle industrie estrattive e dei mega-progetti allineati allo stato.</p>
<p>Nel <strong><a href="https://www.frontlinedefenders.org/sites/default/files/annual_report_digital.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Rapporto annuale 2017</a></strong> Front Line Defenders ha evidenziato che la criminalizzazione e l&#8217;adozione di legislazioni sempre più restrittive a danno anche di media indipendenti sono tra le strategie più frequentemente utilizzate per fermare e delegittimare i difensori e le difensore dei diritti umani.</p>
<p>La compressione dello spazio civico ed i crescenti attacchi nei confronti dei DDU sono stati documentati anche da <a href="https://www.ishr.ch/?utm_source=rss&utm_medium=rss">International Service for Human Rights</a> (ISHR) assieme al <a href="https://www.business-humanrights.org/sites/default/files/documents/Shared%20Space%20Under%20Pressure%20-%20Business%20Support%20for%20Civic%20Freedoms%20and%20Human%20Rights%20Defenders_0.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Business and Human Rights Resource Centre</a> nella guida per le imprese “<strong><a href="https://www.business-humanrights.org/sites/default/files/documents/Shared%20Space%20Under%20Pressure%20-%20Business%20Support%20for%20Civic%20Freedoms%20and%20Human%20Rights%20Defenders_0.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Shared Space Under Pressure: Business Support for Civic Freedoms and Human Rights Defenders</a></strong>” (2018) e dal rapporto di <a href="https://www.tni.org/en?utm_source=rss&utm_medium=rss">Transnational Institute</a> sulla criminalizzazione della solidarietà “<strong><a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/Transnational_Institute_La_solidarieta_verso_i_migranti_e_i_rifugiati_occupa_uno_spazio_sempre_piu_ristretto.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">La solidarietà verso i migranti e i rifugiati occupa uno spazio sempre più ristretto. Ecco come l’Unione europea e i suoi Stati membri attaccano e criminalizzano i difensori dei diritti delle persone in movimento</a></strong>” (2018).</p>
<h3>Guide pratiche e informative per i difensori</h3>
<p>Le attività condotte dalla società civile a sostegno dei difensori dei diritti umani si esplicano anche attraverso la pubblicazione di materiali rivolti ai DDU per la condivisione di informazioni e <em>best practices</em>, come gli “<strong><a href="http://www.indifesadi.org/wp-content/uploads/2017/03/Dossier-Temporary-Relocation.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Esempi di buone pratiche di “Temporary Relocation di Difensori e Difensore dei diritti umani”</a></strong>” (2017) elaborato da <a href="https://www.indifesadi.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">In Difesa Di</a>; per fornire indicazioni per migliorare e garantire la sicurezza e la protezione dei DDU, come il “<strong><a href="https://www.protectioninternational.org/wp-content/uploads/2012/04/Protection-Manual-3rd-Edition.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">New Protection Manual for Human Rights Defenders</a></strong>” (2009) di <a href="https://protectioninternational.org/en/protectionmanual?utm_source=rss&utm_medium=rss">Protection International</a> e il “<strong><a href="https://www.frontlinedefenders.org/sites/default/files/workbook_eng_master.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Workbook on Security: Practical Steps for Human Rights Defenders at Risk</a></strong>” (2011) di <a href="https://www.frontlinedefenders.org/sites/default/files/workbook_eng_master.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Front Line Defenders</a>; per fornire un quadro completo delle potenziali sfide, rischi ed opportunità riguardanti i DDU, come il “<strong><a href="https://www.defenddefenders.org/wp-content/uploads/2011/07/EHAHRPD_Resource_book_ENG.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Defending human rights: A resource book for human rights defenders</a></strong>” (2012) realizzato da <a href="https://www.defenddefenders.org/wp-content/uploads/2011/07/EHAHRPD_Resource_book_ENG.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">East and Horn of Africa Human Rights Defenders Project</a>.</p>
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<h2>L’Italia per i difensori e le difensore dei diritti umani</h2>
<h3 dir="ltr">La mozione della Commissione Affari esteri e comunitari della Camera dei Deputati italiana</h3>
<p>In Italia, su sollecitazione della Rete In Difesa Di, la Commissione Affari esteri e comunitari della Camera ha adottato il 31 gennaio 2017 la <a href="https://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=7-01051&amp;ramo=C&amp;leg=17&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Risoluzione n. 7-01051 Tidei: “Sulla tutela dei difensori dei diritti umani”</strong></a>, che impegna il Governo a sostenere le iniziative a favore della tutela e protezione dei DDU, e in particolare a:</p>
<ul>
<li>dare attuazione, in linea con quanto già fatto da altri Stati membri, agli orientamenti dell&#8217;Unione Europea in materia di salvaguardia dei difensori dei diritti umani;</li>
<li>valutare l&#8217;opportunità di istituire, presso il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, un ufficio delegato alla tutela dei difensori dei diritti umani dotato delle risorse finanziarie necessarie per facilitare anche il rilascio dei visti per il ricollocamento temporaneo, nonché per l&#8217;attivazione delle opportune misure di protezione di coloro che promuovono i diritti umani;</li>
<li>prevedere la costituzione e l&#8217;organizzazione, sul modello di quanto avvenuto in sede di Unione Europea, di un gruppo di lavoro finalizzato allo studio e alla predisposizione di interventi nelle tematiche inerenti alla protezione e alla tutela dei diritti umani;</li>
<li>assumere iniziative volte alla promozione e all&#8217;organizzazione di un coordinamento con organizzazioni non governative ed enti religiosi disposti a creare sia una rete di protezione nei Paesi di provenienza degli attivisti, che includa attività di accompagnamento disarmato da parte di corpi civili di pace;</li>
<li>assumere ogni iniziativa finalizzata al coordinamento delle iniziative del MAECI con quelle simili adottate dagli altri Stati membri e a livello europeo.</li>
</ul>
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<h3 dir="ltr">Le priorità dell&#8217;Italia al Consiglio diritti umani</h3>
<p>Il 12 ottobre 2018 l’Italia è stata eletta per la terza volta al Consiglio diritti umani delle Nazioni Unite per il triennio 2019-2021 con decorrenza dal 1° gennaio 2019. Tra gli impegni e le priorità che l’Italia intende perseguire nel corso del suo mandato figurano i DDU. Nella sua <a href="https://www.esteri.it/mae/resource/doc/2018/04/brochure_human_rights_v12_pagine_affiancate.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>candidatura</strong></a> ufficiale l’Italia afferma che “i difensori dei diritti umani sono attori chiave nella promozione e protezione dei diritti umani e riconosce l&#8217;importanza del ruolo della società civile, poiché una vivace società civile contribuisce alle società democratiche, alla stabilità e alla prosperità. L&#8217;Italia è impegnata a salvaguardare la sicurezza e i diritti dei difensori dei diritti umani e continuerà a supportarli attivamente e ad intensificare i propri sforzi contro tutte le forme di rappresaglia. L&#8217;Italia continuerà a sostenere il Relatore speciale sulla situazione dei difensori dei diritti umani”.</p>
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<h2 dir="ltr">Il progetto &#8220;Shelter Cities &#8211; Città Rifugio&#8221;</h2>
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<p>In risposta ai crescenti pericoli cui sono esposti i DDU sono sorte le <strong>reti delle “città rifugio”</strong>: si tratta di <strong>programmi di protezione</strong>, promossi da enti locali e organizzazioni di società civile, per dare un alloggio temporaneo ai DDU al di fuori del loro paese, al fine di fornire loro un periodo di riposo e tregua (“<em>rest and respite</em>”) e poter poi riprendere nuovamente la lotta nonviolenta per i diritti umani quando le minacce saranno cessate.</p>
<p>Tali iniziative costituiscono degli strumenti di appoggio e <strong>solidarietà internazionale</strong> che contribuiscono sia a proteggere la vita e l’integrità fisica di queste persone sia a sostenere i processi di difesa dei diritti umani nei luoghi di origine, tramite l’articolazione di organizzazioni, movimenti e istituzioni dei paesi di accoglienza.</p>
<p>Nel 2012 i Paesi Bassi sono stati i primi a promuovere iniziative in questo senso, in particolare con il progetto “<em><a href="https://sheltercity.nl/en/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Shelter City</a></em>”, un network nazionale che coinvolge organizzazioni di società civile e amministrazioni locali per dare alloggi temporanei a decine di DDU, in 11 città olandesi (Amsterdam, Den Haag, Deventer, Groningen, Haarlem, Maastricht, Middelburg, Nijmegen, Tilburg, Utrecht, Zwolle).</p>
<p>Sulla base dell’esperienza acquisita con l’iniziativa <em>Shelter City</em>, <em>Justice and Peace</em> ha prodotto “<strong><a href="https://www.sheltercity.nl/wp-content/uploads/2017/04/20170126-Set-up-Manual-Final-A5.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">How to set up a Shelter City? Manual for Human Rights Defenders Shelters</a></strong>”, un manuale che fornisce suggerimenti, idee e informazioni su come realizzare un progetto di città rifugio. Il manuale è rivolto alle ONG, ai governi nazionali o locali, alle università o qualsiasi altra parte interessata alla creazione di rifugi per i difensori dei diritti umani a rischio. Il manuale è in costante aggiornamento ed aperto ad accogliere commenti e suggerimenti.</p>
<p>Una iniziativa di accoglienza analoga è stata intrapresa dal Governo Regionale dei Paesi Baschi (Spagna), che ha avviato un Programma di protezione e accoglienza temporanea di DDU.</p>
<p>Nel 2016 anche in Italia il tema delle difensore e dei difensore dei diritti umani è arrivato all’attenzione delle organizzazioni della società civile, dei media, e delle istituzioni politiche nazionali e locali, grazie al lavoro di sensibilizzazione e informazione svolto dal Centro di Ateneo per i Diritti Umani &#8220;Antonio Papisca&#8221; e dalla Rete “In Difesa Di, per i diritti umani e chi li difende”.</p>
<p dir="ltr"><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/X19lEnomIdM?list=PLQdE2i67kBwCr4SkwzcjAeCqP7miEIbT7&utm_source=rss&utm_medium=rss" width="600" height="400" frameborder="0" data-mce-fragment="1"></iframe></p>
<div>
<p dir="ltr">Intervento di <strong>Yvonne M. Donders</strong> (Università di Amsterdam, Presidente dell&#8217;Advisory Board dell&#8217;iniziativa “Shelter City”) durante la conferenza internazionale &#8220;<a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/en/attivita/International-Conference-Cities-territories-and-the-struggles-for-human-rights-a-2030-perspective/1192?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Cities, territories and the struggles for human rights: a 2030 perspective</strong></a>&#8220;, tenutasi il 26 e 27 novembre 2018 a Padova e organizzata dal Centro di Ateneo per i Diritti Umani &#8220;Antonio Papisca&#8221; e dalla Cattedra UNESCO &#8220;Diritti umani, democrazia e pace&#8221; dell&#8217;Università di Padova.</p>
<h3 dir="ltr">Come beneficiare della protezione di una Città Rifugio?</h3>
<p>Il programma <strong><em><a href="https://sheltercity.nl/en/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Shelter City</a></em></strong> prevede l’apertura di due <strong>bandi</strong> all’anno, nei mesi di <strong>maggio </strong>e <strong>novembre</strong>.</p>
<p>I difensori dei diritti umani che vogliono candidarsi per ottenere protezione ed essere ospitati temporaneamente in una città rifugio devono soddisfare i seguenti criteri:</p>
<ul>
<li>attuare un approccio nonviolento nell’esercizio del proprio operato;</li>
<li>essere minacciati o sotto pressione a causa del loro operato;</li>
<li>devono poter essere trasferiti per un periodo massimo di 3 mesi.</li>
<li>essere disposti ed in grado di tornare nel proprio paese di origine trascorsi i 3 mesi;</li>
<li>essere disposti a parlare pubblicamente della loro esperienza o dei diritti umani nel loro paese nella misura in cui la loro situazione di sicurezza lo consenta;</li>
<li>saper parlare inglese di base (sono disponibili posti limitati per i difensori di lingua francese o spagnola);</li>
<li>essere disposti e in grado di andare in una delle <em>Shelter Cities</em> senza accompagnamento.</li>
</ul>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/KrLg87oYZVM?list=PL4AEBCA21A55A0CF4&utm_source=rss&utm_medium=rss" width="600" height="400" frameborder="0" data-mce-fragment="1"></iframe></p>
<h2>Le Città Rifugio italiane</h2>
<div>
<p>Il<strong> </strong><a href="https://www.consiglio.provincia.tn.it/doc/IDAP_881061.pdf?zid=d346d60c-767d-4418-88fe-dfde80d859a4&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Consiglio della Provincia Autonoma di Trento</strong></a><strong>,</strong> i Consigli Comunali di <strong><a href="http://www.comune.trento.it/content/download/1157011/11113530/file/5.658.2018.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Trento</a></strong>, <a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/Comune_di_Padova_mozione_Citta_Rifugio_Deliberazione_Consiglio_comunale_n_2018_0092_del_10_dicembre_2018.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Padova</strong></a><strong>, </strong><a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/Comune_di_Cadoneghe_mozione_Citta_Rifugio_Deliberazione_Consiglio_comunale_n_131_2018_del_27_dicembre_2018.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Cadoneghe</strong></a><strong>, </strong><a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/Comune_di_Ponte_San_Nicolo_mozione_Citta_Rifugio_Deliberazione_Consiglio_comunale_n_58_del_19_dicembre_2018.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Ponte San Nicolò</strong></a><strong>, </strong><a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/Comune_di_Rubano_mozione_Citta_Rifugio_Deliberazione_Consiglio_comunale_n_31_del_29_novembre_2018.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Rubano</strong></a><strong>, </strong><a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/Comune_di_Noventa_Padovana_mozione_Citta_Rifugio_Deliberazione_Consiglio_comunale_del_20_novembre_2018.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Noventa Padovana</strong></a><strong>, </strong><a href="http://sac4.halleysac.it/c024009/zf/index.php/atti-amministrativi/delibere/dettaglio/atto/G5XpBeETEST0-A?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Asiago</strong></a><strong> e <a href="http://www.comune.torino.it/consiglio/documenti1/atti/testi/2019_01155.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Torino</a></strong> hanno approvato una mozione con la quale si impegnano ufficialmente a proteggere i difensori dei diritti umani diventando delle città rifugio.</p>
<p>Si tratta di un <strong>progetto pilota</strong> di accoglienza temporanea e supporto per difensori dei diritti umani minacciati, in grado di raccogliere le diverse disponibilità territoriali per la <em>relocation</em>dei DDU, da attivare di concerto con la rete &#8220;In Difesa Di &#8211; per i diritti umani e chi li difende”, con gli altri Enti locali italiani interessati, le organizzazioni della società civile presenti ed attive sul territorio, e il Centro di Ateneo per i Diritti Umani “Antonio Papisca” dell’Università di Padova.</p>
<p>Con l’approvazione della mozione tali Comuni si impegnano inoltre a:</p>
<ul>
<li>promuovere occasioni di studio, formazione e scambio di esperienze tra Enti locali, organizzazioni della società civile e università sul ruolo degli Enti locali nella protezione dei difensori dei diritti umani e le Città-Rifugio;</li>
<li>promuovere nelle scuole di ogni ordine e grado iniziative di sensibilizzazione sui DDU intese come educazione all’assunzione di responsabilità per lo svolgimento di ruoli di cittadinanza attiva e democratica;</li>
<li>sollecitare il Governo nazionale affinché attivi programmi di protezione per i difensori dei diritti umani, rafforzando l’iniziativa del corpo diplomatico italiano nell’attuazione delle linee-guida UE ed OSCE, ed aderendo alla <em>Temporary Relocation Platform</em> dell’Unione Europea;</li>
<li>prevedere attraverso gli strumenti della cooperazione decentrata iniziative di supporto a programmi e progetti di sostegno e protezione dei difensori dei diritti umani in paesi terzi, centrale per il perseguimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile;</li>
<li>inviare la rispettiva mozione all’ANCI ed alla Conferenza Stato-Regioni al fine di diffonderla presso altri Enti locali sollecitandone l’impegno per la protezione dei difensori dei diritti umani e la creazione di opportunità di rifugio temporaneo per attivisti a rischio e di programmi di cooperazione decentrata nei paesi terzi.</li>
</ul>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/e8OaZ4vW3sI?list=PL4AEBCA21A55A0CF4&utm_source=rss&utm_medium=rss" width="600" height="400" frameborder="0" data-mce-fragment="1"></iframe></p>
<h2>La rete internazionale “Scholars at Risk”</h2>
<div>
<p>La rete internazionale è attiva da dieci anni e si propone di sostenere chi non ha più la possibilità di fare ricerca e insegnare nel proprio paese, a causa di minacce, intimidazioni, arresti e violazioni dei diritti fondamentali.<br />
Il 19 febbraio 2019 l’Università di Trento e l’Università di Padova hanno dato vita alla sezione italiana della rete internazionale “Scholars at Risk (Sar)”. Sar Italia intende favorire un coordinamento nazionale volto alla realizzazione di iniziative congiunte a tutela di studiosi/e a rischio, e della libertà accademica in generale, attraverso attività di accoglienza, sensibilizzazione, ricerca e advocacy.<br />
La rete di Sar Italia al momento comprende quattordici partner: l’Università di Padova e l’Università di Trento (promotrici dell’iniziativa), l’Istituto universitario europeo, Magna Charta Observatory, la Scuola normale superiore, le università di Bologna, Brescia, Cagliari, Macerata, Milano, Siena, Torino, Trieste e Verona.</p>
<p>&nbsp;</p>
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