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	<title>coraggio Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>&#8220;Raccontarsi (a modo mio)&#8221;. Laura</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Mar 2023 13:36:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Progetto a cura di Jorida Mbroçi Correva l’anno 1989 a Parma nasceva una bimba che si scoprirà poi essere una bimba straordinariamente NoLimits Ma cosa significa ? Ecco ve lo racconto…. Io sono Laura&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>Progetto a cura di Jorida Mbroçi</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/jo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="640" height="427" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/jo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16898" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/jo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/jo-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></a></figure>



<p>Correva l’anno 1989 a Parma nasceva una bimba che si scoprirà poi essere una bimba straordinariamente NoLimits</p>



<p>Ma cosa significa ? Ecco ve lo racconto….</p>



<p>Io sono Laura</p>



<p>La mia storia straordinariamante nolimits inizia quando alla mia nascita si scopre che ho malformazione genetica con conseguenti problemi motori, e per questo dall’ età di 3 anni conduco la mia vita assieme al mio fedele compagno PIPPO, in realtà è un tutore che indosso tutto il giorno tutti i giorni e che mi permette di svolgere ogni attività quotidiana. Detta cosi sembra semplice ma in realtà poi semplice non lo è !. Dopo la mia nascita è iniziato un cammino che come hanno definito i medici sarà lungo e difficile, fatto nei primi anni di vita di fisioterapia quotidiana, ospedali e ospedali, interventi su interventi e tanto impegno da parte della mia famiglia. Ma questo cammino non è stato solo questo ! è stato un cammino fatto di obbiettivi e tanta forza, forza che nasceva proprio dal primo obbiettivo che i miei genitori si erano prefissati per me: MIA FIGLIA DEVE ESSERE IL PIU’ POSSIBILE AUTONOMA!. Assieme a tutto questo nel mio percorso si sono susseguite tutte le tappe di ogni bambino e come tale nonostante le difficoltà all’ età di tre anni è arrivato il momento del mio inserimento nella scuola materna, qui l’incontro con la mia maestra Adriana: per me non una semplice maestra, ma molto di più ! direi il simbolo della mia infanzia, è stata infatti la prima persona dopo la mia famiglia che non si è soffermata all’ aspetto esterno ma ha visto attraverso i miei occhi piccoli e furbi tanta forza e potenzialità.</p>



<p>Negli anni questa forza veniva sempre più a galla e alimentava in me tanto coraggio, il coraggio che mi ha permesso di raggiungere ogni traguardo che mi si poneva di fronte, questo per dire che tutta la mia vita è stata sempre un susseguirsi di traguardi. Il primo traguardo ? proprio all’ asilo: Quando Adriana si era prefissata per me di riuscire a farmi svolgere qualunque attività con i miei piccoli compagni, dai giochi , alle scale, e persino il ponte mobile dello scivolo, questo si che fu un traguardo non solo perché inaspettatamente nonostante le difficoltà motorie ci riuscì, ma anche perché fu la prima attività condivisa con i miei coetanei.</p>



<p>Gli anni passano l’asilo finisce si chiude un capitolo meraviglioso e se ne apre uno un po’ meno ! LA SCUOLA !!</p>



<p>Qui cominciano i problemi, non tanto legati alla mie difficoltà fisiche quanto piuttosto ai pregiudizi che le persone hanno nei confronti della disabilità, è con questi che da qui in poi ho dovuto e devo ancora lottare !! ma nonostante questo la scuola mi ha lasciato anche qualcosa di bello! in particolare alle superiori, dove ho fatto la prima scelta e ho seguito la mia passione per gli animali, in particolare i cavalli e ho scelto agraria.</p>



<p>I cavalli una passione un po’ folle vista la mia disabilità, come del resto tante cose di me , ma è grazie a questa mia passione se per diverso tempo sono riuscita a fuggire alla realtà e ritrovarmi in momenti dove tutto sembrava possibile. I cavalli non sono stati e non sono la mia unica passione, l’altro sport del cuore è il nuoto.</p>



<p>A questo sport mi sono avvicinata per dovere nei riguardi della mia salute, la fisioterapia da piccola è il nuoto da grande, ma ben presto è diventato parte di me!. In merito ci sarebbe tanto da dire…. Se inizialmente era solo un dovere negli anni grazie all’ incontro con la mia istruttrice Katia, che come Adriana tanto aveva percepito dal mio sguardo, ho iniziato un percorso per imparare a nuotare, all’ inizio pareva impossibile, giorno dopo giorno vedendo i miei progressi ad un certo punto Katia, forse per gioco, mi propose di partecipare ad una gara studentesca e da li, come dico spesso, il germe dell’agonismo non mi ha più lasciato.</p>



<p>Le gare sono state e sono un tassello molto importante di me, il motivo ? Semplice ! in acqua riesco ad esprimere ciò che a parole non mi riesce bene, riesco ad esprimere la forza che mi contraddistingue ma che negli anni forse per le diverse difficoltà che ho dovuto affrontare si è nascosta dentro di me. Il nuoto mi ha regalato tanto, mi ha aiutato a crescere mi ha permesso di togliermi diverse soddisfazioni, TANTE DIREI !! l’ ultima due anni fa ! Quando sono stata inserita in una squadra di normodotati, dopo diversi anni in squadre di persone con disabilità.</p>



<p>Questa la mia grande vittoria!!</p>



<p>Il bello dello sport, è che ti permette nonostante le difficoltà di dimostrare che si hanno anche delle abilità, per questo credo che ad oggi lo sport è forse l’unico mezzo ancora capace di sconfiggere certe barriere. Come si può capire da questo racconto sono sempre stata e sono ancora oggi una sognatrice .. Il sogno di questa bimba cresciuta ?? Dopo le superiori ? Continuare a studiare e intraprendere la carriera universitaria.</p>



<p>Anche in questo caso ho scelto secondo le mie passioni tralasciando quello che il mondo intorno reputava più adatto a me, cosi mi iscrivo al corso di laurea triennale del dipartimento di Medicina Veterinaria di Parma data la mia passione per gli animali, di certo non una scelta convenzionale per una ragazza con disabilità. Se dovessi descrivere questo percorso direi semplicemente un percorso “a montagne russe”: se da un lato i diversi esami da sostenere e la consapevolezza di ciò che io volevo raggiungere, ossia la laurea e un lavoro diverso da quello che la società immagina persona con disabilità, mi facevano volare alto, dall’ altro ci sono state diverse persone che più e più volte hanno messo in dubbio la mia riuscita facendomi ritornare giù proprio come nelle montagne russe. Ma nonostante il percorso difficile ancora una volta non smesso di credere nei miei sogni e anche questa volta arrivo al mio obbiettivo, ed ecco arrivare il 18 FEBBRAIO 2016… anche io sono diventata dottoressa, una DOTTORESSA UN PO’ SPECIALE !. Descrivere a parole il valore di quel giorno è quasi impossibile, un misto di incredulità ed una gioia immensa, a volte ancora oggi se ci ripenso mi sembra ancora impossibile che si sia avverato. Posso affermare con assoluta certezza, che quel giorno rappresenta per me la prima volta in cui al di fuori di una piscina io sia riuscita a dimostrare le mie capacità al resto del mondo. La gioia provata quel giorno non posso dire sia la stesso sentimento che ricordo nei due anni successivi, decisamente NO!, infatti dopo la laurea inizia il calvario (come lo chiamo io) della ricerca del lavoro.</p>



<p>Due anni in cui ancora una volta mi sono trovata divisa tra quello che erano i miei obbiettivi con la realtà: ero assolutamente determinata a voler trovare un posto di lavoro nell’ ambito della sicurezza alimentare, dati i miei studi universitari, cosi come ero altrettanto convinta che nonostante le difficoltà motorie sarei stata in grado di svolgere il lavoro, in fondo era solo questione di organizzazione, magari con qualche variabile pensavo io. La realtà che mi sono trovata di fronte in quei due anni purtroppo era ben diversa; una realtà in cui il personale di vari uffici di collocamento sia dedicati alle persone con disabilità che uffici di collocamento generici, (le ho provate tutte), appena leggevano il curriculum trovavano incompatibile la mia condizione con l’ambito lavorativo che cercavo, e senza mezzi termini a volte, mi dicevano <em>“ cara mia farai molta a fatica a trovare ciò che vuoi forse dovresti ripensare al tuo lavoro ideale”. </em>In quelle parole capì subito il grande problema che mi apprestavo a fronteggiare, tra l’altro presente ancora oggi nella nostra società ossia: considerare la disabilità come un ostacolo e fonte di problemi piuttosto che come potenziale risorsa, unitamente al grande luogo comune che vede la persona con disabilità solo in grado di lavorare soltanto dietro una scrivania e rispondere solo al telefono. Tutto questo scenario è stato assai difficile da sopportare e soprattutto mantenere la lucidità sul mio obbiettivo ma grazie alla mia grande voglia di riscatto e con il supporto dei miei genitori sono riuscita a non mollare, ed ecco finalmente che a Novembre 2017 vengo contatta dall’ ufficio di collocamento dedicato alle persone con disabilità del Comune di Parma per un colloquio di lavoro, ma non uno qualunque proprio quello desiderato da sempre e per un gioco del destino nell’azienda a cui da sempre aspiravo, quasi stentavo a crederci, invece era proprio cosi!.</p>



<p>So passati 5 anni da quel 8 Gennaio 2018 e nell’ incredulità del mondo del lavoro posso dire finalmente che dopo tante fatiche e difficoltà oggi sorrido ogni giorno pensando al mio passato e guardando al presente che mi vede membro di un team di controllo qualità alimentare.</p>



<p>Questa è un po’ in breve la mia storia, una semplice testimonianza che spero assieme ad altre serva alla società d’oggi per rendersi conto di quanto ancora c’è da fare per noi persone con disabilità per non farci sentire diversi ma diversamente unici come tutti.</p>
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		<title>Festival internazionale di poesia di Milano</title>
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		<pubDate>Tue, 03 May 2022 15:19:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani sarà presente al Festival internazionale di Poesia di Milano e ringrazia Milton Fernandez e il Centro Asteria. Parleremo di SORELLANZA, attraverso musica e parole, ma sarà l&#8217;occasione di dialogare&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Associazione Per i Diritti umani sarà presente al Festival internazionale di Poesia di Milano e ringrazia Milton Fernandez e il Centro Asteria. </p>



<p>Parleremo di SORELLANZA, attraverso musica e parole, ma sarà l&#8217;occasione di dialogare insieme sui temi della parità di genere, della ricerca dell&#8217;identità, di emozioni, di famiglie, di relazioni e di tanto altro ancora&#8230;</p>



<p>&#8220;il grande fiore sta uscendo</p>



<p>dalla tempesta.</p>



<p>E farà uscire il sole.</p>



<p>Si sente molto più sicuro e forte&#8221;, Mouna</p>



<p></p>



<p>Con letture del circolo LaAv di Milano e l&#8217;accompagnamento musicale di Marco Sicca, dell&#8217;Allegro Moderato InBand.</p>



<p>Sarà un momento intenso di voci  e suoni&#8230;Non potete mancare&#8230;</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/festival-lett-JPG.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="526" height="526" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/festival-lett-JPG.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16349" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/festival-lett-JPG.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 526w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/festival-lett-JPG-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/festival-lett-JPG-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/festival-lett-JPG-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/festival-lett-JPG-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 526px) 100vw, 526px" /></a></figure>



<p>Vi aspettiamo!</p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>Una lettera di Mimmo Lucano</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Oct 2021 10:13:43 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="642" height="350" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/Mimmo-Lucano.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15672" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/Mimmo-Lucano.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 642w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/Mimmo-Lucano-300x164.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 642px) 100vw, 642px" /></figure>



<p>Resistere resistere resistere sempre&#8221;. Abbiate il coraggio di restare soli&#8221;</p>



<p>La lettera del sindaco, letta FC ieri in piazza a Riace. </p>



<p>È inutile dirvi che avrei voluto essere presente in mezzo a voi non solo per i saluti formali ma per qualcosa di più, per parlare senza necessità e obblighi di dover scrivere, per avvertire quella sensazione di spontaneità, per sentire l’emozione che le parole producono dall’anima, infine per ringraziarvi uno a uno, a tutti, per un abbraccio collettivo forte, con tutto l’affetto di cui gli esseri umani sono capaci. A voi tutti che siete un popolo in viaggio verso un sogno di umanità, verso un immaginario luogo di giustizia, mettendo da parte ognuno i propri impegni quotidiani e sfidare anche l’inclemenza del tempo. Vi dico grazie. Il cielo attraversato da tante nuvole scure, gli stessi colori, la stessa onda nera che attraversa i cieli d’Europa, che non fanno più intravedere gli orizzonti indescrivibili di vette e di abissi, di terre, di dolori e di croci, di crudeltà di nuove barbarie fasciste. Qui, in quell’orizzonte, i popoli ci sono. E con le loro sofferenze, lotte e conquiste. Tra le piccole grandi cose del quotidiano, i fatti si intersecano con gli avvenimenti politici, i cruciali problemi di sempre alle rinnovate minacce di espulsione, agli attentati, alla morte e alla repressione. Oggi, in questo luogo di frontiera, in questo piccolo paese del Sud italiano, terra di sofferenza, speranza e resistenza, vivremo un giorno che sarà destinato a passare alla storia. La storia siamo noi. Con le nostre scelte, le nostre convinzioni, i nostri errori, i nostri ideali, le nostre speranze di giustizia che nessuno potrà mai sopprimere. Verrà un giorno in cui ci sarà più rispetto dei diritti umani, più pace che guerre, più uguaglianza, più libertà che barbarie. Dove non ci saranno più persone che viaggiano in business class ed altre ammassate come merci umane provenienti da porti coloniali con le mani aggrappate alle onde nei mari dell’odio. Sulla mia situazione personale e sulle mie vicende giudiziarie non ho tanto da aggiungere rispetto a ciò che è stato ampiamente raccontato. Non ho rancori né rivendicazioni contro nessuno. Vorrei però a dire a tutto il mondo che non ho niente di cui vergognarmi, niente da nascondere. Rifarei sempre le stesse cose, che hanno dato un senso alla mia vita. Non dimenticherò questo travolgente fiume di solidarietà. Vi porterò per tanto tempo nel cuore. Non dobbiamo tirarci indietro, se siamo uniti e restiamo umani, potremo accarezzare il sogno dell’utopia sociale. Vi auguro di avere il coraggio di restare soli e l’ardimento di restare insieme, sotto gli stessi ideali. Di poter essere disubbidienti ogni qual volta si ricevono ordini che umiliano la nostra coscienza. Di meritare che ci chiamino ribelli, come quelli che si rifiutano di dimenticare nei tempi delle amnesie obbligatorie. Di essere così ostinati da continuare a credere, anche contro ogni evidenza, che vale la pena di essere uomini e donne. Di continuare a camminare nonostante le cadute, i tradimenti e le sconfitte, perché la storia continua, anche dopo di noi, e quando lei dice addio, sta dicendo un arrivederci. Ci dobbiamo augurare di mantenere viva la certezza che è possibile essere contemporanei di tutti coloro che vivono animati dalla volontà di giustizia e di bellezza, ovunque siamo e ovunque viviamo, perché le cartine dell’anima e del tempo non hanno frontiere.</p>



<p>Mimmo Lucano.</p>
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		<title>Sono nata libera, ma anche oggi sono incatenata</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Nov 2020 10:37:21 +0000</pubDate>
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<p>di Xhulia Lamaj</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/19ac1bda-c63d-49d4-8f12-9eb3ff27b636-1024x768-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14849" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/19ac1bda-c63d-49d4-8f12-9eb3ff27b636-1024x768-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/19ac1bda-c63d-49d4-8f12-9eb3ff27b636-1024x768-1-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/19ac1bda-c63d-49d4-8f12-9eb3ff27b636-1024x768-1-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Oggi in Albania una percentuale alta  dei genitori pretendono di comportarsi con i loro bambini , come se fossero i loro padroni di vita. Sono guidati da idee conservatrici per tutela dei propri figli. Il loro consiglio sarebbe :” Fai come dico io” ; ogni cosa si fa per il loro bene. Ogni errore fatto viene coperto per il benessere e l’educazione dei figli. Il bambino nasce come una creatura innocente e ha bisogno di amore ,molto amore , per crescere con salute. È come quella piantina nuova che ha bisogno di cura, impegno per diventare un albero grande. Questo vuol dire molto sforzo, tempo e pazienza. Però non può dare ragione ai genitori se vogliono diventare tutori della loro vita. Il percorso che sceglieranno i propri bambini , sia femmina o maschio , è un loro diritto. Un cammino con alti e bassi , non ha importanza. L’importante è la fiducia nelle loro forze, per raggiungere il loro traguardo. La cosiddetta compassione si trasforma in debolezza della loro personalità. Questa debolezza benevola si presuppone continuerà anche dopo l’adolescenza , lasciando una debole educazione e raffigurazione sbagliata della libertà. Non puoi dire alla bambina o al bambino ; &#8211; Tu continuerai questa professione , perché so io qual è la giusta per te. No! Farà quello che vuole lui: studierà per la Facoltà che vuole, lavorerà dove si trova meglio perché è  diritto di ogni individuo quello di essere libero e indipendente per le decisioni che prenderà. Nella nostra società ognuno sta aprendo gli  occhi  e sta capendo che niente di male viene dalla formazione scolastica. Anni fa non si poteva pensare questa cosa , soprattutto nelle zone rurali. Le ragioni sono diverse. L’ Albania anche oggi è un posto povero, però la povertà non ha impedito agli albanesi di avere cultura e conoscenza. È la mentalità delle persone povere di conoscenza a far sì che  i giovani restino nell’ignoranza, soprattutto  le ragazze che  soffrono di più. Loro sono considerate deboli, quindi per i genitori è più facile sposarle in età piccola. Nella nostra società l’orgoglio e l’onore di un uomo dipende dal modo in cui si comportano le  femmine della loro famiglia, incapaci di controllare il comportamento sessuale, preferiscono darle al padrone, uomo futuro delle figlie. La ragazza da quando nasce deve stare zitta, obbediente, non esprimere i propri pensieri. Deve accettare ogni decisione di suo padre. Nei paesini lontani dalla città non si poteva sentire che la ragazza studiava in qualche università, che vivesse in un alloggio o casa in affitto. Solo il matrimonio simbolizzava il preludio alla felicità. I sogni , le speranze si spegnevano e si spengono anche oggi, vanno via con la rugiada del mattino, si sciolgono come la neve a maggio. E da qui inizia il grande calvario degli sforzi.</p>



<p>Lei si chiama Alma , ha 17  anni e adesso è diventata mamma, però sola. Il suo matrimonio con un uomo che non conosceva l’ha fatta scontrare con una realtà piena di sofferenze. Sposata senza volerlo, senza andare a scuola e casalinga. Alma si doveva arrendere all’ego maschilista del suo nuovo padrone di cui ha affrontato anche la violenza fisica da parte di suo marito. È finita in tribunale per poter avere richiesta di ordine di protezione e altri documenti. Dopo tanta burocrazia, Alma ha divorziato. Certe ragazze hanno il supporto dei propri genitori, certe no, per ragioni economiche. Alma prima calma, bella, silenziosa supportata dalla famiglia , sta lottando per se stessa. Anche se lavora in nero, sta cercando di uscire dal burrone dove l’hanno buttata. Come sempre in questi casi la colpevole è sempre la donna, lei ha la colpa perché ha alzato la voce, lei doveva sopportare suo marito, che anche se rientrava ubriaco, anche se la violentava può essere normale, perché chi ti ama ti colpisce, perché l’uomo affronta tutti i problemi di casa, lui deve lavorare e mantenere la famiglia , ed è normale arrabbiarsi e lo stress del giorno lo deve scaricare sul corpo della moglie. Questa è la logica di certe persone, che colpevolizzano le loro donne anche quando vengono ferite e addirittura ammazzate dai loro mariti, fratelli, padri. Un&#8217;altra brutta storia si è sentita in questi giorni: il fratello uccide sua sorella per proteggere la dignità della propria famiglia. Che patetico. Appena l’onore viene violato emerge la legge delle montagne  che non chiede come o perché, ma vuole essere solo rispettata.  Come può una società cosi sviluppata far accadere queste cose? Signori dovete stare con i piedi per terra: non capite che cosa state facendo? Chi siete voi per giudicare? Lo sviluppo di un paese si vede quando una donna ha voce in famiglia e nella società. “ Una storia  sentita è, o fratello , la miseria che ti resta nella gola e ti prende dentro la tristezza.” Questo versetto di Migjeni descrive bene la tristezza delle storie che appartengono a molte donne. Le madri, timide e silenziose, percepiscono la tristezza fin dalla nascita delle loro figlie femmine, insieme al loro latte benedetto e alla paura imposta… Le crescono educandole  ad avere paura dei  loro padri, ad avere paura dal loro compagno di classe perché è un uomo forte ecc.. Puoi chiamare una paura &#8220;concezione precoce&#8221; che senza volere si eredita di generazione in  generazione . In ogni tempo, in ogni situazione si è vista nella Storia , scritta o no , l’intelligenza , la forza e la potenza della donna, e non solo in Albania. Lì dove il coraggio era più grande, lì ha trionfato. Una delle tante è Ina . Adesso la sua vita naviga in libertà. Ina, una donna semplice, però piena di valori d’anima che le hanno dato l&#8217; impulso di uscire dalla prigione della famiglia , con pazienza e coraggio e che può diventare un esempio per molte donne, ragazze, ovunque siano. Le catene  delle persone devono spezzarsi perché i genitori non sono padroni del bambino, l’uomo non è padrone della donna. Nessuno può imporre alla donna quello che non vuole. La vita ti insegna più dei libri , a volte e si possono affrontare tutte queste cose , il disprezzo si può tollerare anche se ti fa male, la povertà si tollera anche se il corpo soffre , però la negazione  della parola , le catene invisibili della schiavitù nessuno sono è più duri da affrontare. Un cuore libero, un occhio sorridente che conosce  il valore della libertà , non si può barattare con nessuna moneta, d&#8217;oro o d&#8217; argento. </p>
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		<title>8 marzo. Un premio ad una donna coraggiosa</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Mar 2020 11:09:49 +0000</pubDate>
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<p>di Alessandra Montesanto </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="700" height="394" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/51209486_303.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13695" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/51209486_303.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 700w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/51209486_303-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure></div>



<p>8 marzo 2020: una data importante e particolare quest&#8217;anno, che cade in periodo buoi di epidemia, paure, limitazioni della libertà per forza di causa maggiore. Vogliamo, quindi, raccontare la vicenda di una donna coraggiosa che ha lottato, e continua a farlo, per la libertà di espressione e ha perso la propria libertà fisica: STELLA NYANZY, attivista, umorista ugandese, specializzata in Antropologia medica sta scontando dallo scorso agosto, una pena di 18 mesi nel carcere di Kampala per l&#8217;accusa di aver pubblicato un commento critico sul presidente della nazione, Yoweri Museveni. </p>



<p>Poetessa dai toni crudi, femminista, attivista per i diritti Lgbt così aveva scritto: &#8220;&#8230; <br>“Magari fossi morto alla nascita, tu, sporco delinquente e dittatore – incalza la poetessa in nome del <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.elle.com/it/magazine/women-in-society/a27607430/femminismo-islam-oggi-indonesia/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>femminismo</strong></a>. – Avresti dovuto morire alla nascita, <strong>Yoweri Kaguta Museveni</strong>”. </p>



<p>Dovrà trascorrere un anno in carcere con l’accusa di &#8220;cyber-bullismo e comunicazione offensiva”, la popolazione dell’<strong><a rel="noreferrer noopener" href="https://www.elle.com/it/magazine/women-in-society/a26249189/uganda-turismo-sessuale-miss-curvy/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Uganda</a></strong> l’ha eletta volto e voce della battaglia contro la dittatura. Pare sia stata persino lei a farsi trovare, lasciando alcuni indizi proprio nei suoi versi: “Se vuoi picchiarmi per la mia accorata poesia di buon compleanno, mi troverai a casa – è la provocazione che lancia <strong>Stella Nyanzi</strong> -. Chiedi indicazioni per la casa di Mama Stella, è quella con il cancello rosso. Ma non riuscirai a mettere un bavaglio alla mia bocca!”. </p>



<p>Proprio a Stella è stato assegnato il premio per la Libertà di espressione Oxfam Novib/Pen 2020: un riconoscimento per lei e per tutte le donne pronte a rischiare la vita per mantenere alta la propria voce. </p>



<p></p>
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		<title>&#8220;Art(e)Attualità&#8221;. Letizia Battaglia</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Jan 2020 11:05:56 +0000</pubDate>
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<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>Letizia Battaglia, una grande fotografa, una grande donna che, chi scrive, ha avuto l&#8217;onore e il piacere di incontrare anni fa, espone presso Palazzo Reale di Milano con una mostra intitolata &#8220;Letizia Battaglia. Storie di strada&#8221; (visitabile fino al 19 gennaio).</p>



<p>Un &#8216;intellettuale &#8211; come i numerosi che ha ritratto &#8211;  capace di uno sguardo profondo, dedicato in particolare agli ultimi, alle donne, alla sua Palermo e agli aspetti più critici della società italiana; un lavoro, quello della fotoreporter, che si snoda dagli anni &#8217;80 ad oggi, anche all&#8217;estero, con uno stile documentaristico e poetico allo stesso tempo. </p>



<p>Una donna coraggiosa, che fin dagli esordi della propria carriera, sceglie la strada da fotografare e la strada più difficile da percorrere, tanto che è stata la prima a riprendere le immagini delle guerre tra i clan mafiosi per fissarle nella Memoria collettiva. </p>



<p>Colpiscono sempre il cuore e la mente, le fotografie di Donna Letizia, per la maggior parte in bianco e nero perchè, quando si tratta di fare scelte etiche, non  possono esserci sfumature. </p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/IMG-4592-e1579278164694-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13504" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/IMG-4592-e1579278164694-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/IMG-4592-e1579278164694-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/IMG-4588-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13505" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/IMG-4588-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/IMG-4588-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/IMG-4588-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/IMG-4589-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13506" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/IMG-4589-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/IMG-4589-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/IMG-4589-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



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		<pubDate>Fri, 31 May 2019 07:26:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto Associazione Per i Diritti umani ha intervistato Antonino De Masi, imprenditore che – con la sua famiglia e con i suoi collaboratori – si è ribellato alla &#8216;ndrangheta in Calabria. Ringraziamo&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p><em><strong>Associazione Per i Diritti umani</strong></em> ha intervistato Antonino De Masi, imprenditore che – con la sua famiglia e con i suoi collaboratori – si è ribellato alla &#8216;ndrangheta in Calabria.  </p>



<p>Ringraziamo molto Antonino De Masi per
le sue parole. 
</p>



<ul class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" width="450" height="250" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/primopiano_De-Masi_1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" data-id="12567" data-link="http://www.peridirittiumani.com/?attachment_id=12567&utm_source=rss&utm_medium=rss" class="wp-image-12567" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/primopiano_De-Masi_1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 450w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/primopiano_De-Masi_1-300x167.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></figure></li></ul>



<p>Quando e come è cominciata la sua
vicenda?</p>



<p>La mia famiglia, mio padre da quando ha
iniziato a fare attività industriale nella piana di Gioia Tauro è
stato vittima d siamo stati la prima azienda in Italia che ha chiuso
per aggressioni mafiose per poi riaprire sotto pressione delle
istituzioni nel gennaio del &#8217;91 e ci hanno messo sotto scorta per la
prima volta. Da lì è stato sempre un continuo di attentati, bombe,
minacce, lettere anonime fino ad oggi. 
</p>



<p>Che tipo di supporto avete avuto dalle
istituzioni?</p>



<p>Lo Stato ha messo l&#8217;esercito a
presidiare lo stabilimento, mi ha dato la scorta e mi ha costretto ad
allontanare la famiglia dalla mia Terra, ma in questa lotta tra Bene
e Male devo fare i conti con le realtà che ci sono e avere come
unico punto di riferimento le istituzioni con tutti i limiti che si
possono avere.</p>



<p>E&#8217; possibile dare un senso di
quotidianità e di normalità alle vostre esistenze?</p>



<p>Assolutamente no. Non c&#8217;è nulla di
normale e di razionale. C&#8217;è solo la speranza che tutto ciò possa
servire a qualcosa. Ho tre figli e chi è padre ha la responsabilità
di fare scelte che possano condizionare, nel bene o nel male, il
futuro dei propri figli: io non posso consentire che &#8211; da figlio che
ha assistito alla sofferenza di mio padre quando era stato aggredito
dalla criminalità &#8211; che ci siano tra dieci o vent&#8217;anni le stesse
condizioni, la stessa minaccia per i miei figli. E&#8217; opportuno che io
faccia tutto quello che debbo fare per cercare di far sì che loro
vivano una vita diversa da quella che ho vissuto io.</p>



<p>Cosa significa per lei il concetto di
“responsabilità”?</p>



<p>Tante volte a noi fa comodo dimenticare
i nostri valori, quelli che sono gli elementi fondanti della nostra
società civile, quelli che sono i pilastri del nostro vivere come
esseri umani. Il nostro girarci dall&#8217;altra parte, il far finta di non
vedere ci ha portato a consegnare alle future generazioni una civiltà
barbara, animalesca.</p>



<p>Lei si sente un&#8217; “eroe”?</p>



<p>Questa è una follia perchè se lei,
tutti i giorni, quando si alza alla mattina e fa quello che deve
fare, compie un atto normale, figlio dei nostri valori positivi e dei
doveri. Io sto solo facendo la mia parte, sto facendo quello che è
giusto fare; di fronte  a qualcuno che viene ad aggredire la mia
vita, io rispondo con la fermezza della legalità. Io non sono un
eroe, sono una persona normale. Avere l&#8217;alibi che qualcuno è un
“eroe” significa che quella persona è un eroe, ma io non lo sono
e, quindi, non posso fare le sue stesse cose. Invece ognuno deve
avere il coraggio di fare ciò che è giusto.</p>



<p>In che modo lo Stato potrebbe essere
più efficace nella lotta alle mafie?</p>



<p>Mettendo all&#8217;ordine del giorno della
sua attività la lotta alle mafie. Se oggi siamo un Paese a questo
livello, in cui le organizzazioni criminali condizionano la vita
quotidiana di ognuno di noi, dalle Alpi alla Sicilia (e nel mondo) è
perchè chi doveva controllare non lo ha fatto. 
</p>



<p>Lei sente completamente l&#8217;assenza dello
Stato, quindi?</p>



<p>No, io sento che debbo fare la mia
parte. Non mi interessano le polemiche con lo Stato; ho i
Carabinieri, la Polizia, l&#8217;Esercito, la Guardia di Finanza e se
questo è lo Stato, allora è presente. 
</p>
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		<title>Silvia e l’amore per il Kenya</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Dec 2018 09:11:39 +0000</pubDate>
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<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/facebook_1543510001465.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11722" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/facebook_1543510001465.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="800" height="1440" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/facebook_1543510001465.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/facebook_1543510001465-167x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 167w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/facebook_1543510001465-768x1382.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/facebook_1543510001465-569x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 569w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">di Veronica Tedeschi</p>
<p align="JUSTIFY">Kenya, magnifica terra dai mari cristallini.</p>
<p align="JUSTIFY">Meta turistica di moltissimi italiani e destinazione di numerosi volontari.</p>
<p align="JUSTIFY">Il Kenya è lo stato africano ad ospitare il maggior numero di villaggi turistici gestiti da italiani e per questo è diventato uno dei paesi-simbolo della vacanza-relax di cui la maggior parte di noi, abitanti del bel paese, ha bisogno dopo un anno di lavoro. Il turismo è la prima fonte di guadagno dello Stato e molte tutele vengono prese nei confronti di tutti i turisti europei; preservare il benessere del viaggiatore mira ad avere maggiori entrate nel paese.</p>
<p align="JUSTIFY">Connesso al turismo, il Kenya è anche diventato il Paese africano per eccellenza in cui si è maggiormente sviluppato il così detto turismo della povertà, caratterizzato da uno spostamento dei turisti dai villaggi turistici ai tipici villaggi africani.</p>
<p align="JUSTIFY"><em>Qui a destra la capanna di Amina, che con tre figli e un marito ucciso in guerra non riesce a sopravvivere e qui avanti, alla vostra sinistra questa bellissima scuola in cui i bambini, costretti a studiare tra mura di lamiera, sono anche obbligati a ringraziarvi per il vostro &#8216;passaggio&#8217;.</em></p>
<p align="JUSTIFY">Un paese forte che ha superato periodi duri e che negli ultimi anni ha assistito ad una grande crescita economica e imprenditoriale.</p>
<p align="JUSTIFY">La vicinanza con la Somalia ha, però, portato negli anni tantissimi disagi, a partire dalle flotte di rifugiati in fuga per arrivare agli al-shabab, le cellule terroristiche somale di al-qaida. La formazione islamista degli al-shabab si è sviluppata e stanziata nelle regioni del sud della Somalia e mantiene vari campi di addestramento nei pressi di Chisimaio… tutto troppo vicino ai confini kenioti.</p>
<p align="JUSTIFY">Non so cosa abbia spinto Silvia Romano a partire per il Kenya. Sono volontaria come lei e posso solo provare a spiegare cosa spinge una ragazza di 23 anni ad andare in Africa.</p>
<p align="JUSTIFY">Cosa porta una persona a non tener conto della presenza degli al-shabab. A partire anche in presenza di un&#8217;epidemia o ancora, a vivere in condizioni di non confort e sporcizia.</p>
<p align="JUSTIFY">Avete mai chiesto ad un prete cosa lo spinge a proseguire nella sua vocazione?<br />
No, sarebbe una domanda scomoda.</p>
<p align="JUSTIFY">Tanto quanto sta divenendo scomoda la domanda di tutti quelli che in questo periodo mi chiedono: “Ma sei ancora sicura di partire dopo quello che è successo?”.<br />
Siamo stanchi, noi volontari, di essere trattati da ingenui e irresponsabili.</p>
<p align="JUSTIFY">Il sentirsi a metà, non completa, è una sensazione terribile da sopportare e che si impone nella routine di ogni giorno, provocando insoddisfazione.</p>
<p align="JUSTIFY">Sapere di poter fare tanto, molto di più, ma non aver il coraggio e rimanere inchiodati al divano e forse ancora peggio.</p>
<p align="JUSTIFY">La curiosità, la scoperta e la voglia di star bene con se stessi.</p>
<p align="JUSTIFY">La forza enorme che nasce quando davanti ad una situazione di disagio ripeti a te stessa perché sei lì e perché vuoi vivere tutto quello.</p>
<p align="JUSTIFY">È difficile da spiegare e, dopo anni di viaggi, ancora mi risulta faticoso spiegarlo a mia madre. Spiegarle che è tutto ok, l&#8217;Africa ha aspetti positivi e negativi, come molti paesi nel mondo, e sminuire un’epidemia o una situazione di disagio fa parte della <em>vocazione</em>.</p>
<p align="JUSTIFY">Non si sottovaluta il pericolo, tutti i volontari hanno paura durante le loro missioni per i motivi più disparati ma provano anche emozioni e sensazioni così forti delle quali poi è impossibile fare a meno.</p>
<p align="JUSTIFY">Silvia non è irresponsabile, Silvia ha avuto una vocazione che tutti noi dobbiamo rispettare.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #ff0000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">#silvialibera</span></span></span></p>
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		<title>&#8220;Scritture al sociale&#8221;. Bellissime si diventa</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Sep 2018 09:10:37 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/chiara-bordi-protesi-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11395" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/chiara-bordi-protesi-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1217" height="694" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/chiara-bordi-protesi-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1217w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/chiara-bordi-protesi-1-300x171.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/chiara-bordi-protesi-1-768x438.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/chiara-bordi-protesi-1-1024x584.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1217px) 100vw, 1217px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Patrizia Angelozzi</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;">Si chiama <b>Chiara Bordi</b>, ha diciotto anni ed è molto bella. A causa di un incidente stradale con il motorino subì l’amputazione di un arto con conseguente protesi. E’ di Tarquinia, una piccola città del Lazio ed era tra le finaliste del concorso più famoso dedicato alla bellezza, “Miss Italia”.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;">Il web, quello becero e misero, l’ha attaccata. &lt;&lt;<b>Ti votano perché sei storpia</b>&gt;&gt;.<br />
La risposta di Chiara è stata: &lt;&lt;<b>A me mancherà un piede, a te cuore e cervello</b>&gt;&gt;. L<span style="color: #222222;">a commentatrice piena di rabbia e violenza verbale, ha proseguito: &lt;&lt;</span><span style="color: #222222;"><b>Fai schifo, vattene a casa e non fare pena agli italiani che ti votano perché sei storpia</b></span><span style="color: #222222;">&gt;&gt;.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="color: #222222;">Parlare a nome degli italiani non ha senso, a meno di rivestire ruoli pubblici a nome della collettività</span><span style="color: #222222;"><b>, e gli italiani, in questo caso sono stati in tantissimi a non essere d’accordo.</b></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="color: #222222;"><b>E’ nata spontaneamente sul web la difesa a Chiara</b></span><span style="color: #222222;"> in favore di una idea di bellezza senza limiti. E’ la prima ragazza a gareggiare in questo storico concorso con una protesi, è forte, coraggiosa </span><span style="color: #222222;"><b>e di certo in grado di spronare verso il superamento altre persone che si sentono in difficoltà. </b></span><span style="color: #222222;">&lt;&lt;</span><span style="color: #222222;"><b>Voglio far capire a tutti che la vita è sempre bella</b></span><span style="color: #222222;"> &gt;&gt; Solare e sorridente ha sfilato a nome di chi vive un problema, a significare il cambiamento.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;">&lt;&lt;<b>Mi dispiace che ad alcuni sia arrivato il messaggio “votatemi perché sono storpia” e non il “guardatemi, mi manca un piede ma non ho paura di mostrarmi al mondo</b>”.<br />
A me della vittoria non interessa , tantomeno di fare pena. Sto facendo questo per mostrare alle persone ottuse che una ragazza senza un arto può gareggiare alla pari di tutte. Che la diversità non è vincolante e che la vita non si interrompe mai ed è sempre bella. Da un dramma si rinasce e si cresce più forti di prima, tutto sta nel saper reagire».</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><b>Chiara Bordi è terza classificata a Miss Italia</b>, ci ha deliziato con la sua splendida fisicità e il sorriso disarmante, requisiti che hanno oltrepassato la passerella, sono arrivati attraverso le emozioni diventate lezioni di vita.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;">Dopo il concorso, Chiara <b>tornerà nelle scuole con l’Associazione SuperAbile</b> a portare la sua testimonianza, ha già incontrato gli studenti di 17 Istituti nella provincia di Viterbo e Corviale nella periferia di Roma.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;">Fa la barista part-time specializzata nel ‘caffè-corretto’ e promuove il coraggio.<br />
Prima dell’incidente ha fatto arrampicata, preso il brevetto da sub, ha giocato nella nazionale di sitting-volley e basket in carrozzina, praticato windsurf e snowboard. Il suo primo 10 in matematica lo ha preso mentre era ricoverata all’Ospedale Gemelli di Roma, in terza media. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><b>Quest’anno Miss Italia ha vinto</b>, grazie a Chiara con una 79ma edizione senza limiti.</span></p>
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		<title>Chi ferisce, uccide</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Sep 2016 08:07:51 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Patrizia Angelozzi<b> </b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-536.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6933" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6933" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-536.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (536)" width="770" height="439" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-536.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 770w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-536-300x171.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-536-768x438.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 770px) 100vw, 770px" /></a></p>
<p>Sul web e sulla carta stampata, titoli di richiamo morbosi. Dettagli scabrosi, a ‘tirare dentro i pensieri ‘ oscure vicende rese note in modo volgare e triviale. Un mondo, quello della comunicazione che troppo spesso mira a distruggere qualsiasi parte rimasta illesa rivolta all’onestà, alla positività, alla legalità.</p>
<p>Eppure esiste anche dentro un mondo malato, <b>una parte di persone che nelle situazioni più complicate, vede, osserva, agisce. E’ il caso dei docenti che hanno trovato tra i temi in classe, vicende di stupri </b>e violenza inaudita, che sebbene nella consapevolezza di vivere in un contesto omertoso, non hanno fatto passi indietro o ignorato.<br />
Sono i docenti della ‘ragazza’ diventata conosciuta alle cronache, che dall’età di 14 anni è stata violentata da un gruppo per ben tre anni. Lo sapevano tutti, i responsabili, il paese, i genitori che per qualche strana modalità di protezione hanno taciuto.<br />
Persone consapevoli di avere a che fare con ‘materiale umano’ da difendere e proteggere davvero. Allo stato attuale non risultano azioni di merito rivolte a questi insegnanti per aver superato il muro del silenzio. Eppure, loro il muro lo hanno buttato giù.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-535.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6934" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6934" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-535.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (535)" width="380" height="270" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-535.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 380w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-535-300x213.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 380px) 100vw, 380px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Così come non esistono regole sul web, diventato circuito che umilia, mortifica, amplifica anche dove, per buonsenso e logica, avrebbe dovuto ‘eliminare’ a prescindere un video compromettente di una donna che per motivi personali aveva scelto di registrare un filmato.<br />
<b>L’assalto mediatico, le parole di offese, diventate ferite sempre più profonde. Sono diventate cancrena, perdita di sangue, di identità, di libertà di esistere</b>. L’unica scelta rimasta è stata il suicidio, trasformato in dibattito pubblico senza alcun ritegno. Senza un pensiero per i familiari, per Lei, per chi vicino a lei.<br />
In questo profondo baratro, neanche nella morte, le è stato concesso il ‘riposo’.</p>
<p>Un richiamo alla deontologia, senza lasciare che passino di ‘porta in porta’, urla di dolore così forti rimaste nel silenzio di una realtà che nega, rinnega, punisce, decapitando la vita ancor prima che sia finita.<br />
<b>Il silenzio ferisce a morte chi subisce e non ha voce, chi nel terrore e nella vergogna, ogni giorno inventa un modo per sopravvivere</b>.</p>
<p>Una pensiero a chi non c’è più, una speranza di ricostruzione a chi ha subito.<br />
Senza nomi in grassetto, senza riportare dettagli, senza scavare nelle vite degli altri.<br />
Senza fare silenzio e senza troppo chiasso. Per restare vivi e ricordare di essere umani e veri.</p>
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