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	<title>Corelli Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>Corelli Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<item>
		<title>Via Corelli, non più CIE. (E un&#8217;intervista a Pierfrancesco Majorino e Caterima Sarfatti)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Nov 2014 10:08:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>E&#8217; terminata, finalmente, la polemica sulla riapertura del Cie di Via Corelli ed è terminata con una buona notizia: non più un Cie, ma una struttura di accoglienza composta da 5 aree con 155&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
E&#8217;<br />
terminata, finalmente, la polemica sulla riapertura del Cie di Via<br />
Corelli ed è terminata con una buona notizia: non più un Cie, ma<br />
una struttura di accoglienza composta da 5 aree con 155 posti in<br />
camere da quattro letti, servizi sanitari e docce, mensa, un&#8217;area<br />
riservata ai bambini e una sala medica. Nell&#8217;edificio sono presnti<br />
cartelli in lingua araba, inglese, francese, tigrigno e italiano in<br />
cui viene spiegato come fare richiesta del permesso di soggiorno e<br />
gli ospiti possono avvalersi della consulenza di mediatori,<br />
assistenti legali e psicologi.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Dal 28<br />
ottobre 2014 sono entrate le prime famiglie composte da profughi<br />
siriani. La struttura è stata messa a dispoizione del Comune di<br />
Milano, dopo la firma dell&#8217;accordo, lo scorso 14 ottobre in<br />
prefettura, tra l&#8217;amministrazione cittadina e l&#8217;ente gestore, la<br />
Gepsa S.A. Ad accogliere i profughi in transito nel capoluogo<br />
lombardo c&#8217;erano l&#8217;Associazione Acuarinto (soggetto gestore con<br />
Gepsa) e alcuni collaboratori con la Croce Rossa Italiana. “Oggi è<br />
un giorno che ricorderemo”, ha affermato Pierfrancesco Majorino,<br />
assessore alle Politiche sociali: “ l&#8217;ex Cie di Via Corelli ha<br />
riaperto con la nuova funzione di centro temporaneo di accoglienza e<br />
assistenza per chi non vuole rimanere nel nostro Paese, ma dalla<br />
nostra città passa ogni giorno. E&#8217; un posto in più che si unisce<br />
alle strutture già attive da un anno, attraverso cui sono passate<br />
sino ad oggi circa 48mila persone, di cui 11mila bambini”. Majorino<br />
ha continuato, insieme a Marco Granelli, assessore alla Sicurezza e<br />
Protezione civile: “ Da tempo chiedevamo al Governo un cambio di<br />
funzione per quella struttura e un luogo per accogliere le centinaia<br />
di profughi che ogni giorno arrivano alla Stazione Centrale. Dopo una<br />
trattativa durata mesi, è arrivato il via libera”.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
L&#8217;Associazione<br />
per i Diritti Umani ha realizzato, prima dell&#8217;estate, un&#8217;intervista<br />
sul tema a Pierfrancesco Majorino e a Caterina Sarfatti che vi<br />
vogliamo riproporre in questa occasione.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="https://2.bp.blogspot.com/-x2_sw3_5VWE/VGHuD8JdGpI/AAAAAAAAB6A/IdUvYjC1Vjc/s1600/cover.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="320" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/11/cover.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="225" /></a></div>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">
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</a>
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Quante<br />
sono ad oggi, in percentuale, le persone che hanno richiesto asilo a<br />
Milano e quante sono riuscite a trovare una sistemazione? Qual è la<br />
percentuale tra uomini, donne e bambini?</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Majorino:<br />
Stiamo parlando di dati complessi, comunque l&#8217;impressione che abbiamo<br />
è che stiamo parlando dello 0,1%, cioè 13-14 persone su 14500 che<br />
si fermano qui. Tutti se ne vogliono andare. In prospettiva la<br />
percentuale potrebbe modificarsi leggermente se si intensificasse la<br />
presenza degli eritrei. A differenza dei siriani &#8211; che se ne vogliono<br />
andare via tutti &#8211; gli eritrei potrebbero richiedere l&#8217;asilo qui, ma<br />
queste sono nostre supposizioni.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
quello che riguarda la composizione di genere e generazionale, le<br />
cose cambiano molto tra siriani ed eritrei: i siriani hanno circa il<br />
36% composto da bambini e ragazzini, gli eritrei invece sono in<br />
grande maggioranza maschi e non ci sono minori.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Dott.ssa<br />
Sarfatti, nel libro si è occupata della parte normativa: ci può<br />
spiegare, da questo punto di vista, come Milano può dare<br />
accoglienza?</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Sarfatti:<br />
Milano può fare quello che sta facendo perchè, essendo una realtà<br />
locale, dal punto di vista normativo, purtroppo, può fare poco: in<br />
questo momento stiamo registrando in modo totalmente informale le<br />
persone, ma questa registrazione non ha alcun tipo di valore legale<br />
perchè la gestione dei flussi è del Paese ospitante o di transito,<br />
fin quando l&#8217;immigrazione è di competenza nazionale.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Una<br />
delle proposte che noi avanziamo nel gestire Milano come Lampedusa è<br />
quella di riconoscere alle città europee un ruolo che loro già<br />
esercitano <i>de facto<br />
</i>nell&#8217;accoglienza,<br />
ma anche nella gestione dei flussi perchè ormai le grandi metropoli<br />
sono punti nodali per il passaggio dei migranti e per l&#8217;integrazione.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Come<br />
città abbiamo richiesto di procedere a delle ipotesi normative che<br />
possano dare protezione a queste persone: l&#8217;idea più forte è la<br />
direttiva n. 55 del 2001 dell&#8217;UE che, se fosse applicata (cosa mai<br />
successa), potrebbe dare protezione immediata e temporanea ai<br />
profughi provenienti dalla Siria in tutti i 28 Paesi Membri. Oppure,<br />
come ultima spiaggia, potrebbe esserci l&#8217;applicazione dell&#8217;articolo<br />
20 del Testo Unico: è un dispositivo nazionale che potrebbe dare<br />
protezione legale e rendere regolari queste persone per 6 mesi<br />
rinnovabili tramite un permesso temporaneo. Il governo italiano lo<br />
aveva applicato nel 2011 nel caso dei cittadini provenienti dalla<br />
Tunisia e aveva avuto una serie di complicanze a livello politico<br />
europeo, ma almeno era servito a proteggerli.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0.5cm;">
&nbsp;</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Che<br />
cosa si potrebbe fare di più e cosa possiamo fare noi cittadini<br />
milanesi?</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Majorino:<br />
Per quello che riguarda l&#8217;azione dei cittadini, quello che si può<br />
fare concretamente è sostenere il percorso di accoglienza,<br />
partecipando da volontari, portando vestiti o materiale<br />
igienico-sanitario oppure, banalmente, parlarne.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Questo<br />
flusso di migranti in transito definisce una nuova categoria nelle<br />
politiche riguardanti la migrazione, una categoria che è stata<br />
rimossa perchè l&#8217;Europa e l&#8217;Italia si sono concentrate sulla<br />
problematica dell&#8217;arrivo e dell&#8217;accoglienza stabile e strutturale o<br />
del respingimento. Noi oggi, invece, stiamo intercettando una<br />
tipologia inedita che deriva dal fatto che la migrazione non è<br />
influenzata &#8211; come si dice spesso &#8211; da quel che succede “al di là”<br />
del Mediterraneo, ma da quello che succede “al di qua”: cioè, i<br />
Paesi in crisi della vecchia Europa non sono più attrattivi per i<br />
migranti, ma dai Paesi in crisi i migranti devono passare. Questo<br />
svela l&#8217;inappropriatezza delle norme e delle regole che accompagnano<br />
i processi di regolarizzazione e integrazione in Europa e,quindi,<br />
chiama anche la necessità di azioni differenti oppure chiama il<br />
fatto che le poche norme esistenti e utili vengano effettivamente<br />
utilizzate.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
I<br />
cittadini possono parlare di tutto questo e togliere dal cono d&#8217;ombra<br />
i profughi in transito dai nostri Paesi che rischiano &#8211; proprio<br />
perchè l&#8217;invisibilità si accompagna con l&#8217;assenza di scelte<br />
politiche &#8211; di non essere accompagnati nel loro itinerario di<br />
speranza.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Sarfatti:<br />
C&#8217;è un principio normativo che verrebbe incontro alla situazione che<br />
descriveva Pierfrancesco e che è stato proposto dall&#8217;Italia<br />
all&#8217;ultimo Consiglio europeo del giugno scorso, ma che non è stato<br />
accettato: si tratta del principio del “mutuo riconoscimento”,<br />
quello per cui se io vengo riconosciuto come rifugiato in uno dei<br />
Paesi Membri, ho lo stesso identico trattamento in tutti gli altri<br />
Paesi Membri. Invece oggi succede che, se vengo riconosciuto come<br />
rifugiato, posso transitare regolarmente e fare il turista, ma non<br />
sono riconosciuto come cittadino comunitario: non posso lavorare,<br />
accedere al sistema sanitario, etc.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0.5cm;">

</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Nel<br />
dossier sono raccolte molte voci: potete anticiparci, ad esempio,<br />
quella di Titty Cherasien o di Christopher Hein?</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Sarfatti:<br />
Titty Cherasien racconta del suo legame emotivo, oltre che<br />
biografico, con la Siria e con i luoghi da cui proviene parte della<br />
sua famiglia. Christopher Hein, come Direttore del Consiglio italiano<br />
per i Rifugiati, fa un ragionamento più complessivo su quali siano i<br />
problemi e le sfide dell&#8217;asilo e dell&#8217;accoglienza in Italia.</div>
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			</item>
		<item>
		<title>CIE: una vergogna!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Oct 2014 04:27:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; di Alessandra Ballerini, legale genovese, da anni impegnata nella tutela dei diritti dei migranti e autrice del saggio La vita ti sia lieve. Storie di migranti e di altri esclusi, edito da Melampo.&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2014/10/09/cie-una-vergogna/">CIE: una vergogna!</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<a href="https://www.blogger.com/null?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="rso"></a>di<br />
Alessandra Ballerini, legale genovese, da anni impegnata nella tutela<br />
dei diritti dei migranti e autrice del saggio <i>La vita ti sia<br />
lieve. Storie di migranti e di altri esclusi</i>, edito da Melampo.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ringraziamo<br />
tantissimo la dott.ssa Ballerini per questo suo contributo.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" style="width: 643px;">
<tbody>
<tr>
<td width="643">
<p>Parlare<br />
   della riapertura di un Cie oggi, dopo la pubblicazione del<br />
   rapporto della Commissione straordinaria per la tutela e la<br />
   promozione dei diritti umani, è compito decisamente più<br />
   semplice.<br />Nel rapporto viene ribadito quello che qualsiasi<br />
   esperto del settore già sa o quanto meno sospetta: nei Cie la<br />
   dignità umana non è garantita.<br /><i>&#8220;La popolazione delle<br />
   persone trattenute appare eterogenea da un punto di vista sociale,<br />
   psicologico, sanitario e giuridico e difficilmente gestibile in<br />
   centri chiusi verso l&#8217;esterno, strutturalmente afflittivi, spesso<br />
   inadeguati nei servizi offerti e con scarsi mezzi di gestione&#8230;<br />
   Dall&#8217;indagine svolta.. sono emerse numerose e profonde<br />
   incongruenze riguardo alle funzioni che essi dovrebbero svolgere,<br />
   e ciò in ragione di rilevanti insufficienze strutturali, nonché<br />
   di modalità di trattenimento inadeguate rispetto alla tutela<br />
   della dignità e dei diritti degli interessati&#8221;</i> (Rapporto<br />
   approvato in Commissione il 24 settembre 2014).<br />Tanto basta non<br />
   solo ad opporsi anima e corpo all’apertura di nuove o vecchie<br />
   strutture ma anche a chiedere l&#8217;immediata chiusura di quelle<br />
   ancora aperte.<br />Peraltro già il Tribunale di Crotone nel<br />
   dicembre 2012 aveva assolto tre cittadini stranieri imputati per<br />
   aver, nel corso di una rivolta, danneggiato la struttura dove<br />
   erano trattenuti, in quanto “<i>è risultato che gli imputati<br />
   sono stati trattenuti.. in strutture che nel loro complesso sono<br />
   al limite della decenza, intendendo tale ultimo termine nella sua<br />
   precisa etimologia, ossia di conveniente alla loro destinazione:<br />
   che è quella di accogliere esseri umani: e si badi, esseri umani<br />
   in quanto tali, e non in quanto stranieri&#8230; Tali condizioni<br />
   risultano lesive della dignità umana soprattutto se si tiene<br />
   conto che si tratta di persone la cui libertà non è stata<br />
   compressa come conseguenza della commissione di un reato e che<br />
   sono state costrette ad abbandonare i loro Paesi di origine per<br />
   migliorare la propria condizione.”</i><br />I Cie sono lesivi<br />
   della dignità umana.<br />E sono anche inutili e<br />
   costosissimi.<br />Inutili perché nel 2013 sono stati rimpatriati<br />
   in seguito al trattenimento solo lo 0,9 % del totale (stimato) dei<br />
   migranti irregolari.<br />Costosissimi perché, seppure sul tema<br />
   spese non ci sia la benché minima trasparenza, in base ai calcoli<br />
   effettuati dall&#8217;associazione Lunaria, si stima siano non meno di<br />
   55 milioni annui le spese di gestione dei Cie. Ma a queste vanno<br />
   aggiunti i costi di manutenzione straordinaria nonché i costi<br />
   relativi al personale delle forze dell&#8217;ordine impiegato nelle<br />
   operazioni di sorveglianza e rimpatrio.<br />I Cie poi, a dirla<br />
   tutta, sono pure incostituzionali anche perché le strutture e le<br />
   modalità di trattenimento non sono indicate o stabilite per legge<br />
   come impone il perfetto art. 13 Costituzione ma disposto dal<br />
   Viminale o dai Prefetti.<br />Se a un qualunque individuo<br />
   normodotato spiegassimo che ci sono luoghi in Italia che costano<br />
   tantissimo, non servono a nulla, dove le persone vengono rinchiuse<br />
   per mesi (fino a un massimo di 18) non per quello che fanno ma per<br />
   quello che sono e che in più in questi posti viene<br />
   sistematicamente violata la dignità umana, l&#8217;uomo medio ti<br />
   implorerebbe di chiuderli subito.<br />I nostri amministratori<br />
   invece, ignorando rapporti, buon senso, sentenze e norme della<br />
   Costituzione, vogliono riaprire quelli già chiusi.<br />Senza<br />
   neppure considerare che i cinque Cie (sugli undici presenti)<br />
   attualmente funzionanti sono pure semivuoti tanto che a luglio di<br />
   quest&#8217;anno il ministro Alfano dava per disponibili nei centri già<br />
   aperti almeno 500 posti.<br />Viene da domandarsi perché qualcuno<br />
   voglia ancora aprire dei Cie.<br />E viene da ribellarsi.<br />Un<br />
   signore qualche giorno fa, durante la visita al Cie di Pian del<br />
   Lago per la Campagna LasciateCie Entrare si lamentava di un<br />
   giornalista che, seppure da lontano, lo stava riprendendo: <i>&#8220;non<br />
   voglio che i miei figli possano vedermi cosi, in gabbia, mi<br />
   vergogno&#8221;.</i><br />La vergogna in realtà è solo nostra, che<br />
   costruiamo gabbie per migranti e leggi che ne consentono la<br />
   &#8220;detenzione amministrativa&#8221;.<br />E la vergogna dovrebbe<br />
   sommergere chi anche solo pensa di (ri)aprirne ancora. </p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2014/10/09/cie-una-vergogna/">CIE: una vergogna!</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Riapre Corelli: riapre la stagione del controllo!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Apr 2014 04:12:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[appello]]></category>
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		<category><![CDATA[CARA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Associazione per i Diritti Umani si aggiunge al seguente appello lanciato dal Naga e chiede, per cortesia, di far girare la comunicazione. Vi aspettiamo anche al presidio che si terrà martedì 6 maggio, alle&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Associazione<br />
per i Diritti Umani si aggiunge al seguente appello lanciato dal Naga<br />
e chiede, per cortesia, di far girare la comunicazione. </p>
<div style="font-style: normal;">
Vi<br />
aspettiamo anche al presidio che si terrà martedì 6 maggio, alle<br />
ore 18.30, in Corso Monforte, 31 a Milano, davanti alla Prefettura.
</div>
<p>
<i>Milano 15/4/2014</i><br />
Nonostante sia dannoso, inutile, disfunzionale, diseconomico, un buco<br />
nero dove vengono ogni giorno violati i diritti dei cittadini<br />
stranieri reclusi, riapre il Centro di Identificazione ed Espulsione<br />
(CIE) di Milano in Via Corelli.<br />
</p>
<p>O meglio, il fatto che sia dannoso,<br />
inutile, disfunzionale, diseconomico, un buco nero dove vengono ogni<br />
giorno violati i diritti dei cittadini stranieri reclusi, non ha<br />
nessuna rilevanza perché l’obiettivo del centro non è né<br />
l’identificazione, né l’espulsione, né tantomeno l’accoglienza,<br />
ma il controllo. <br />Nella stessa logica è prevista anche l’apertura<br />
del Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo (CARA) entro la fine<br />
dell’anno.<br />
“<i>Con la riapertura del CIE e<br />
del CARA di Milano riapre, in grande stile, la stagione del<br />
controllo, l’unica risposta che, da sempre, la politica riesce a<br />
dare al fenomeno migratorio.</i>”<br />
Dichiara Luca Cusani, presidente del Naga. “<i>Dato<br />
che la ristrutturazione è avvenuta a seguito di una distruzione da<br />
parte dei detenuti e visto che le ribellioni interne sono state<br />
l’unica vera forma di contrasto ai CIE, immaginiamo che la nuova<br />
versione del CIE conterrà strumenti e dispositivi che tenteranno di<br />
neutralizzare ogni forma di rivolta attraverso meccanismi di<br />
sottomissione e costrizione</i>”<br />
prosegue il presidente del Naga. “<i>Nel<br />
vuoto abissale della politica è evidente, una volta di più, che<br />
l&#8217;ordine pubblico e le carceri rimangono i soli strumenti per </i>non-<br />
affrontare <i>l’immigrazione:<br />
un fenomeno della realtà e non un’emergenza da dover controllare!”</i><br />
conclude Luca Cusani. </p>
<p>Il Naga si augura che con la<br />
riapertura del CIE di via Corelli si riaprirà non solo la stagione<br />
del controllo, ma anche quella delle risposte forti da parte della<br />
città che, ci auguriamo anche con la voce del suo sindaco, ripudia<br />
ogni forma di discriminazione, reclusione e razzismo.</p>
<p>Info: Naga Cell 3491603305 &#8211;<br />
<u><a href="http://www.naga.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">www.naga.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u><br />
&#8211; <u><a href="mailto:naga@naga.it">naga@naga.it</a></u></p>
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
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<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
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