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	<title>corruzione Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Venezuela: perché Maria Corina Machado potrebbe essere la soluzione</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jan 2024 16:34:31 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Tini Codazzi</p>



<p><br>L&#8217;escalation dei prezzi e inflazione in Venezuela è una delle più alte del mondo occidentale da diversi anni, questa non è una novità, tuttavia nell&#8217;anno 2023 l&#8217;inflazione è scesa notevolmente, secondo gli esperti, dal 305% del 2022 al 193%. Si tratta di una delle<br>percentuali più basse da molti mesi a questa parte, dopo un prolungato periodo di iperinflazione che il regime di Nicolás Maduro non ha mai riconosciuto pubblicamente. Ciò è dovuto alla recente dollarizzazione del Paese. La gente scappa dai bolivares, nessuno<br>vuole usarli, i contanti sono una merce rara, tutti vogliono guadagnare in dollari e usare i dollari. Le imprese incoraggiano la conversione immediata per uscire il più velocemente possibile dalla moneta nazionale. Alla cassa del supermercato, l&#8217;importo da pagare è in bolivares e anche in dollari, i prezzi di tanti prodotti nelle vetrine degli innumerevoli centri commerciali, la maggior parte senza anima viva, sono in dollari. È vero che l&#8217;approvvigionamento è migliorato notevolmente se ricordiamo i grandi momenti di crisi<br>umanitaria che il Paese ha vissuto intorno agli anni 2017-2019. Ora tutti i settori sono riforniti, dal cibo all&#8217;abbigliamento, passando per la cura della persona; ma la crisi economica resta un problema serio per il cittadino medio che non guadagna in dollari ma in bolivares. Molti di questi prodotti in commercio il cittadino medio non può permettersi di acquistarli. Il deterioramento dei salari continua a essere allarmante, lavoratori e pensionati di settori come la sanità e l&#8217;istruzione sono sommersi in una povertà preoccupante. I liberi professionisti e le imprese, che hanno dollarizzato la vendita di servizi o prodotti, godono di una bonanza economica che insegnanti, professori universitari o infermieri possono solo sognare al momento. Secondo i dati pubblicati dal quotidiano Voz de América, dal marzo 2022 il salario minimo mensile e le pensioni sono stati congelati a 130 bolivares. Prima erano circa 30 dollari, ora con il tasso di cambio ufficiale sono circa 4 dollari. Mi chiedo: che senso ha aprire un negozio di abbigliamento molto costoso se poi nessuno può comprare questi capi? Che senso ha aprire una catena di supermercati di lusso con prodotti provenienti da tutto il mondo se poi una famiglia media, che guadagna 10 dollari al mese, non può nemmeno nutrirsi bene e comprare una dozzina di uova? Vedere i negozi pieni di vestiti di marca, le corsie dei supermercati pieni di prodotti provenienti da tutto il mondo ma vuoti di gente fa riflettere molto, fa capire che in superficie la situazione sembra migliorare ma scavando in profondità si capisce che non<br>è così. La soluzione sarebbe uscire da questo circolo vizioso che ha creato questo governo.<br>Un altro fattore che ha frenato l&#8217;inflazione sono gli enormi investimenti nel settore commerciale. Negli ultimi anni post Covid, sono sorti grandi centri commerciali, ristoranti, negozi, alberghi, tutti lussuosi e imponenti. Da un lato della strada ci sono questi bei negozi e dall&#8217;altro mendicanti, bambini scalzi che chiedono l&#8217;elemosina, case fatiscenti e scuole chiuse per mancanza di insegnanti. Camminando per queste strade e vedendo SUV lussuose, ristoranti lussuosi e bambini denutriti e scalzi continuo a farmi tante domande e<br>continuo a riflettere su questo paradosso, molto difficile da comprendere se non si tocca con mano la realtà venezuelana.<br>Perché Maria Corina Machado è l&#8217;unica soluzione in questo momento storico?<br>È l&#8217;unica candidata alla presidenza che ha inserito nel suo programma di governo i punti più importanti per la ricostruzione del Paese. Una delle differenze fondamentali con gli altri candidati e partiti politici è la sua apertura agli investimenti privati in un Paese che<br>dagli anni &#8217;70 ha avuto una forte presenza dello Stato nell&#8217;economia. Il programma di Machado propone il ripristino dei servizi di base (istruzione, sanità e inclusione sociale) e la privatizzazione e riattivazione delle compagnie petrolifere e del gas. Per evitare<br>l&#8217;inflazione o almeno contrastarla dopo questi anni di iperinflazione e corruzione è l’unica soluzione possibile. È evidente che lo Stato venezuelano, dopo che è stato svaligiato da 20 anni di regime corrotto e narcotrafficante, non ha le capacità finanziarie per fare<br>investimenti e per incrementare le attività produttive nel settore petrolifero e nelle industrie in generale; pertanto logicamente Machado propone l’unica soluzione possibile: la privatizzazione delle industrie per realizzare investimenti massicci. L&#8217;idea è quella di garantire alle aziende private le condizioni per aumentare la produzione in un breve periodo di tempo, al fine di combattere l&#8217;inflazione, ripristinare l&#8217;economia del Paese e creare posti di lavoro.<br>Pensare che la privatizzazione non sia un&#8217;opzione e che l&#8217;economia del Paese possa rimanere pubblica e gestita dallo Stato è un&#8217;ingenuità incredibile o è semplicemente condividere le politiche di un regime corrotto e narcotrafficante. Questi 20 anni lo hanno dimostrato. Può darsi che il programma di Maria Corina Machado non sia l’ideale dal punto di vista ideologico e non raggiunga la perfezione di ciò che immaginiamo, ma è l&#8217;unico programma possibile per risollevare un Paese in bancarotta che ha davvero tutte le risorse per tornare a essere un grande Paese e uscire dalla crisi.</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Le ragioni dei colpi di Stato nell&#8217;Africa francofona</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Oct 2023 12:11:33 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani </p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/col.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="512" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/col-1024x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17180" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/col-1024x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/col-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/col-768x384.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/col.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption>FILE -An unidentified representative of the junta waves from a military vehicle as Malians supporting the overthrow of President Ibrahim Boubacar Keita gathers to celebrate in the capital Bamako, Mali., on Aug. 21, 2020. The United States warned Mali’s military government Wednesday, April 12, 2023, that it would be “irresponsible” for the United Nations to continue deploying its more than 15,000 peacekeepers unless the western African nation ends restrictions including on operating reconnaissance drones and carries out political commitments toward peace and elections in March 2024.  (AP Photo/File)</figcaption></figure>



<p><a href="https://www.internazionale.it/opinione/pierre-haski/2021/09/06/guinea-golpe-terzo-mandato-conde?utm_source=rss&utm_medium=rss">Guinea</a>, <a href="https://www.internazionale.it/opinione/pierre-haski/2022/01/11/mali-elezioni-sanzioni?utm_source=rss&utm_medium=rss">Mali</a>, <a href="https://www.internazionale.it/magazine/boubacar-sanso-barry/2022/10/06/i-militari-fuori-dalla-politica?utm_source=rss&utm_medium=rss">Burkina Faso</a>, <a href="https://www.internazionale.it/notizie/2023/07/31/golpe-occidente-jihadisti-migranti?utm_source=rss&utm_medium=rss">Niger</a> e il 30 agosto scorso anche il Gabon: ben cinque Paesi francofoni dell’Africa hanno vissuto colpi di stato militari nel giro di pochi anni.</p>



<p>Il motivo? Il fallimento degli Stati postcoloniali, creati sotto una forte influenza francese e caratterizzati da due fasi, una autoritaria e l’altra democratica, o meglio pseudo-democratica.</p>



<p>Torniamo un po&#8217; indietro nel tempo: negli anni Sessanta diverse colonie francesi sono divenute indipendenti, ma la Francia ha continuato a mantenere un forte controllo su questi territori.</p>



<p>Jacques Foccart, uomo d&#8217;affari e diplomatico, ha avuto un ruolo di primo piano nel preservare gli interessi francesi in Africa. Soprannominato appropriatamente “Monsieur Afrique”, Foccart fu dapprima uomo di fiducia di de Gaulle e successivamente continuò a lavorare nell&#8217;ombra sino alla presidenza di Chirac.</p>



<p>Con l&#8217;indipendenza dell&#8217;Algeria nel 1962, Parigi volle assicurarsi il controllo del petrolio delle ex colonie. A questo scopo, Foccart strinse un&#8217;alleanza con il presidente del Gabon, Omar Bongo. Sostenuto da Foccart, Bongo ha guidato il Gabon fino alla sua morte, nel 2009. Poi il figlio, Ali Bongo Ondimba, ha preso il suo posto fino al golpe del mese scorso, finalmente arrivato dopo quasi sessant’anni di dominio dei Bongo.</p>



<p>Con la caduta del muro di Berlino, la Francia ha vincolato gli aiuti francesi alla democratizzazione del regime. In paesi come Gabon e Camerun si sono stabilite democrazie senza alternanza e soprattutto senza alcun freno alla corruzione.</p>



<p>Oggi, l&#8217;inganno politico francese ha smesso di incantare e gli interessi economici francesi nel continente si sono ridotti, con l’eccezione proprio del Gabon. Le nuove generazioni non sopportano più di essere mal governate e, inoltre, i militari si presentano come salvatori della patria. I colpi di Stato sono, quindi, l&#8217;unica speranza per porre fine ad anni e anni di regimi autoritari.</p>



<p>Questa però, è solo una chiave di lettura di ciò che sta avvenendo in Africa, non poche voci autorevoli pensano, che in realtà, gli africani continuino ed essere “pedine” manovrate dagli interessi dei cosiddetti “poteri forti”.</p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Paraguay a destra</title>
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		<pubDate>Thu, 18 May 2023 10:10:16 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/santiago.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="800" height="533" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/santiago.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16973" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/santiago.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/santiago-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/santiago-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a><figcaption>Paraguayan presidential candidate Santiago Pena from the ruling Colorado Party speaks at the party headquarters as he and his running mate Pedro Alliana lead Paraguay&#8217;s presidential race, according to the preliminary official count, in Asuncion, Paraguay April 30, 2023. REUTERS/Agustin Marcarian</figcaption></figure>



<p></p>



<p>di Tini Codazzi</p>



<p></p>



<p><br>Poco si sa di questo piccolo paese del Sudamerica senza vista mare, incastonato tra Bolivia, Brasile e<br>Argentina, pieno di risorse naturali, paradossalmente ricco di acqua perché attraversato da due importanti<br>fiumi Il Paraguay e il Paranà. Ebbene, il 30 aprile ci sono state le elezioni in questo paese e il giovane<br>Santiago Peña di 44 anni, candidato del Partido Colorado (di tendenza conservatrice e repubblicana) ha<br>vinto con un largo margine ed è il nuovo presidente eletto del Paraguay. La sua principale sfida<br>internazionale riguarda il rapporto del suo paese con la Casa Bianca. L’anno scorso, il segretario di stato<br>Antony Blinken ha annunciato sanzioni contro l’ex presidente Horacio Cartes (2013-2018) e la sua famiglia,<br>il governo americano afferma che Cartes, durante la sua presidenza, aveva ostruito un’investigazione<br>contro la criminalità internazionale che coinvolgeva lui e alcuni suoi soci e che riguardava il riciclaggio, la<br>falsa testimonianza e l’appropriazione indebita. Non meno importanti i rapporti che il nuovo Presidente<br>dovrà tessere con la Cina, visto che il suo paese è uno dei pochi che ancora ha rapporti diplomatici con<br>Taiwan.<br>Peña inizierà il suo percorso il prossimo 15 agosto in mezzo ad un paese disilluso a causa della corruzione e<br>il crimine organizzato, di fatto il Paraguay è un nodo strategico che favorisce flussi e reti criminali<br>internazionali. Il paese geograficamente è un punto di transito importante per il traffico di droga<br>proveniente da Bolivia e Perù con destino Europa e di questo dovrà anche occuparsi.<br>Ultima, ma non meno importante la crisi con L’EPP. Nella regione agricola di Concepción, nel centro del<br>paese, è nata nel 2008 una organizzazione guerrigliera denominata “Ejercito del Pueblo Paraguayo (EPP)”,<br>piccola di numero, con un centinaio di membri ma che funziona come le grandi organizzazioni guerrigliere<br>latinoamericane nate con le dittature: crimini contro civili, sicariato e narcotraffico, da 14 anni seminano il<br>terrore in una delle zone di allevamento più importanti del paese. L’EPP è responsabile di estorsioni,<br>attacchi, sequestri a famigliari di ex presidenti del paese, personalità di alto profilo politico, imprenditori,<br>poliziotti, giornalisti e attentati con auto bombe.<br>Nonostante sia così piccola, lo Stato non ha mai potuto neutralizzarla, i passati governi di sinistra non ci<br>sono riusciti, adesso la strada del Paraguay ha cambiato direzione, la strada a destra dovrebbe essere una<br>mano più forte verso la caduta dell’EPP. Il successo del governo di Peña nella lotta contro la delinquenza e<br>la corruzione potrebbe essere decisivo per tracciare il camino verso un equilibrio nella zona centrale della<br>nazione e avviare un processo di pace tra guerriglia e Stato.</p>
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		<title>Nicola Gratteri: finalista al Nobel per la sostenibilità. Autorizzate le riprese del maxi processo che lo vede impegnato contro i clan del Vibonese.</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Mar 2021 08:12:26 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="820" height="546" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/gratteri-nicola-c-imagoeconomica_952153.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15156" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/gratteri-nicola-c-imagoeconomica_952153.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 820w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/gratteri-nicola-c-imagoeconomica_952153-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/gratteri-nicola-c-imagoeconomica_952153-768x511.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 820px) 100vw, 820px" /></figure>



<p>Lo scorso 13 marzo 2021 sono state autorizzate dal <strong>Tribunale collegiale di Vibo Valentia</strong>, con alcune <strong>&#8220;prescrizioni&#8221;</strong>, <strong>le riprese audiovisive del maxiprocesso</strong> <strong>Scott-Rinascita</strong> scaturito dall’indagine della Dda di Catanzaro guidata da <strong>Nicola Gratteri, contro i clan del Vibonese in corso nell’aula bunker di Lamezia Terme.</strong></p>



<p>Le riprese potranno essere fatte, dalle testate che ne hanno fatto richiesta e che sono elencate nel provvedimento, ma<br>solo con telecamere fisse. Inoltre è stato fatto divieto alle emittenti Tv e alle testate giornalistiche di poterle trasmettere prima della lettura del dispositivo della sentenza del maxiprocesso. Nelle more dell’emissione della sentenza&nbsp;<strong>è stata autorizzata solo la divulgazione di immagini o brevi video privi di audio al fine di realizzare servizi di cronaca giudiziaria.</strong></p>



<p>Alla base della decisione di non rendere possibile la divulgazione delle riprese audiovisive prima della sentenza è<br>stata spiegata con la necessità di «garantire l’assoluta genuinità della prova». Il processo vede imputate più di 300 persone ed è prevista l&#8217;escussione di duemila testimoni fra accusa e difesa. La sentenza, secondo le più rosee previsioni dovrà essere emessa nel 2023. Si dovrà attendere fino ad allora quindi per la trasmissione delle immagini riprese nel corso del processo.</p>



<p>Inoltre, un&#8217;ultima, buona notizia: il procuratore<strong> Nicola Gratteri</strong> è finalista insieme ad altre quattro personalità del concorso internazionale <em>Win Win Gothenburg Sustainability Award</em>, una sorta di premio Nobel della sostenibilità promosso dal Comune di Göteborg e da undici entità e aziende industriali svedesi. Quest&#8217;anno il premio evidenzia come la<strong> &#8220;lotta contro la corruzione sia una condizione necessaria per uno sviluppo globale e sostenibile&#8221;</strong> e<strong> Nicola Gratteri</strong> è tra i 5 finalisti selezionati fra 64 nominativi di 34 paesi per il suo impegno alla lotta contro la &#8216;Ndrangheta e per<strong> &#8220;la sua determinazione nel mettere la sicurezza collettiva davanti alla sua sicurezza personale&#8221;</strong>.</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Come sta l&#8217;Africa?</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Feb 2021 09:48:26 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Veronica Tedeschi</p>



<p>Sostanzialmente bene. Tra lotte interne e malattie, il continente africano sta bene.</p>



<p>Rispetto al Covid abbiamo letto ovunque che l’Africa ha saputo affrontare bene la problematica anche se gli esperti in materia riferiscono che la realtà non è mai quella rappresentata nei dati governativi. Le periferie delle grandi città e le zone più emarginate sfuggono ai conteggi centrali. Sicuramente l’impatto del Covid-19 in Africa è stato meno disastroso rispetto all’Europa, vuoi per questioni anagrafiche legate alla popolazione, vuoi per il clima favorevole.</p>



<p>In ogni caso, il virus più grande da sempre presente in Africa è quello economico. Le periferie di quasi tutte le capitali africane sono caratterizzate dalle così dette “economie giornaliere” che non consentono uno sviluppo dei paesi, né tanto meno un arricchimento delle famiglie. Un’economia basata sulla necessità e non sull’investimento che inevitabilmente porta la maggior parte dei paesi dell’Africa subsahariana e centrale in stato di continua povertà. Ad alimentare questa crisi vi sono anche i numerosi conflitti ad oggi attivi nel Continente. Per citare qualche guerra in atto partiamo dall’Etiopia in cui il governo è in continuo scontro con il Tigray che reclama indipendenza. Circa 50 mila sfollati civili scappano dal Tigray per muoversi verso il vicino Sudan.</p>



<p>Spostandoci in Repubblica democratica del Congo, troviamo una situazione di circa 8 morti al giorno a causa dei conflitti tra i ribelli che cercano di accaparrarsi il maggior numero di minerali. Molte altre ribellioni interne sono poi legale alla situazione dei così detti “presidenti dinosauri” attaccati alle poltrone dagli anni dell’indipendenza o poco dopo e che causano malumori tra i cittadini. Esemplificative sono la situazione attuale del Camerun o le vicende vissute dal Burkina Faso con 27 anni di presidenza di Blaise Campaorè.</p>



<p>Qualche spiraglio di cambiamento e di pace però si intravede, nel 2020 abbiamo visto le prime donne presidenti di paesi, una su tutte&nbsp;Sahlework Zewde in Etiopia. Numerose anche le lotte dei giovani africani che vogliono ribellarsi a certe dinamiche e fanno credere in un futuro migliore (&nbsp;in Algeria, i giovani hanno fondato il movimento non violento Hirak che chiede un cambio strutturale al potere. Gli stessi lo scorso anno sono riusciti in una rivoluzione in Sudan che ha portato alla partenza del presidente al potere da oltre 30 anni).</p>



<p>Per concludere, il continente africano sta bene e non ha bisogno di una mano. Ha bisogno solo di alcune cose importanti come la pace, la fine della corruzione e maggiore democrazia. I giovani africani sono sicuramente in grado di costruire dei paesi magnifici ma bisogno dare loro lo spazio necessario, eliminando per sempre quei presidenti che modificano leggi e costituzioni pur di rimanere al potere, cancellando la corruzione dilagante tra le forze dell’ordine e supportando una lotta al terrorismo precisa ed efficace.</p>



<p>Solo così l’Africa potrà risollevarsi e guardare ad un futuro pacifico e prosperoso.</p>
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		<title>Giustizia per Taranto. Il processo ambientale più importante in Italia</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Feb 2021 07:34:47 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="683" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/foto-di-luca-furlanut-683x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15087" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/foto-di-luca-furlanut-683x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 683w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/foto-di-luca-furlanut-200x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/foto-di-luca-furlanut-768x1152.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/foto-di-luca-furlanut.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 900w" sizes="(max-width: 683px) 100vw, 683px" /><figcaption>@ Luca Furlanut</figcaption></figure>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> ha intervistato Mimmo Laghezza, attivista in Giustizia per Taranto e giornalista professionista, in occasione del più importante processo ambientale in Italia. Ringraziamo moltissimo Mimmo Laghezza per le informazioni e la disponibilità. </p>



<p></p>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p></p>



<p><strong>Innanzitutto, Mimmo, puoi ricordarci brevemente la vicenda dell&#8217;Ilva?</strong></p>



<p>“Il siderurgico – che allora si chiamava Italsider &#8211; nel 1995 è passato dalla gestione pubblica nelle mani della famiglia Riva. Una vendita farsa perché l’hanno pagata un’inezia.</p>



<p>Detto questo, sarebbe sbagliato attribuire al privato colpe superiori rispetto a quelle statali. Probabilmente le manutenzioni sono state particolarmente disattese, ma in termini di inquinamento quella fabbrica era pensata per una durata di trent’anni, ma poi quel limite &#8211; che era stato posto come tempo massimo di esposizione di una popolazione agli inquinanti &#8211; è stato disatteso.</p>



<p>Nulla è stato mai fatto perché quel ‘mostro’, come chiamiamo lo stabilimento siderurgico a Taranto, si protendesse verso il futuro utilizzando tecnologie all’avanguardia, come pure è stato fatto in altri Paesi civili. Perché, pur ammettendo che la sensibilità ambientalista negli anni della gestione statale non fosse molto alta, è certo che la pericolosità degli inquinanti prodotti da un siderurgico fosse nota agli esperti e quindi ai decisori”.</p>



<p><strong>Ho letto della denuncia di un noto medico tarantino già all’indomani della messa in funzione degli impianti.</strong></p>



<p>“Sì, il dottor Alessandro Leccese: un ufficiale medico di Taranto, che aveva evidenziato che gli studi condotti sino ad allora avevano rilevato una maggiore mortalità per tumori al polmone, soprattutto dove nel pulviscolo atmosferico sono presenti berillio, molibdeno, arsenico e benzopirene. Grazie alle denunce di professionisti come lui, sul piano ambientale si iniziò presto ad avere contezza dell’impatto del siderurgico. L’amministrazione provinciale del tempo si era posta la questione dei possibili danni ambientali e sanitari dell’inquinamento generato dal siderurgico, tanto che nell’ottobre del 1965 (quindi a neanche un anno dalla prima colata di ghisa, datata novembre 1964) fu organizzato un convegno su “Problemi di medicina sociale in una zona a rapido sviluppo industriale”. Nel 1965 e nel 1967 il dottor Leccese aveva prodotto altre relazioni sulle emissioni del siderurgico in mare e in atmosfera, ma per questa sua attività dovette sperimentare un sostanziale isolamento. Scriveva nel suo diario: «Mi hanno lasciato solo a battermi per la difesa di Taranto dall’inquinamento determinato massivamente dagli scarichi a mare delle acque di lavorazione del centro siderurgico entrato in funzione di recente. Malgrado le sollecitazioni fatte dal ministero della Sanità, al prefetto, al medico provinciale e al sindaco, per fronteggiare la grave situazione venutasi a creare, nessuno di loro si è mosso, nel timore di urtare la suscettibilità di alcuni politici locali interessati al problema».</p>



<p>Non erano passati neanche tre anni dacché l’Italsider aveva cominciato a produrre e quindi a inquinare!”</p>



<p><strong>Lo scorso 1 febbraio è partita la fase finale del processo ambientale più importante nella storia italiana, che vede 47 imputati. Di cosa sono accusati?</strong></p>



<p>“Possiamo dire ‘della storia europea’, senza ombra di dubbio. Sono a processo 44 persone fisiche e 3 persone giuridiche e sono accusati di disastro ambientale, ma anche per imputazioni relative all’avvelenamento di sostanze alimentari, alle omesse cautele per la sicurezza sul lavoro, alla corruzione e all’abuso di ufficio”.</p>



<p><strong>Il pm, Mariano Buccoliero, ha pronunciato frasi molto dure, facendo riferimento anche ad una scuola: la scuola Deledda, nel quartiere Tamburi, a Taranto. Ce ne vuoi parlare?</strong></p>



<p>“Il pm, nella sua requisitoria durata nove giorni, ha definito sciagurata e criminale la conduzione dell’Ilva da parte della famiglia Riva. Nel crimine – il processo ci dirà, come auspichiamo, se dal punto di vista anche penale – che è certamente morale, ricade il disinteresse di qualsiasi premura riguardasse i più piccoli, i bambini e gli adolescenti. A poche decine di metri dal camino E312, lo sputaveleni per eccellenza, c’è la scuola ‘Deledda’, che il pm Buccoliero ha definito «la scuola della morte», perché intasata dalle polveri nocive. Parlando dei bambini che frequentano quella scuola e più in generale dei cittadini che vivono ai Tamburi, il pubblico ministero ha definito «l’inquinamento prodotto da quella fabbrica devastante per l’ambiente e per la salute».</p>



<p>Sui bambini dei Tamburi, soprattutto quelli delle famiglie meno abbienti, fa riflettere una letterina per Babbo Natale scritta da uno di loro, qualche tempo fa e che è stata portata in aula dal pubblico ministero: «Visto che ci serve, mi porti una macchinetta per fare l’aerosol?»</p>



<p>Dimmi se è ammissibile ascoltare una simile richiesta… dimmi in che baratro siamo sprofondati se la politica a tutti i livelli preferisce tutelare i profitti (quali, poi???) legati alla presenza del ‘mostro’ piuttosto che salvare vite umane!”</p>



<p><strong>Quali sono le richieste dei familiari delle vittime dell&#8217;Ilva e delle famiglie degli operai che ancora vi lavorano?</strong></p>



<p>La città chiede a gran voce la chiusura immediata delle fonti inquinanti. Non c’è altro tempo da perdere. Quella fabbrica, oltre a provocare malattie e morte, inghiotte 2 milioni di euro a giorno, soldi pubblici: tu terresti in strada la vecchia Prinz del nonno che sputa fumi neri ad ogni accelerata, che consuma un litro di carburante a chilometro e che perde pezzi a ogni tragitto?</p>



<p>Non c’è logica. Ma ci sono logiche lobbistiche che tengono aperto quel rottame, antieconomico e amorale!</p>



<p>Poi c’è una minoranza davvero esigua che vuole mantenere lo status quo: si tratta prevalentemente di operai, sui cui criteri d’assunzione stendiamo un velo pietoso, che vengono da altre province; pur sobbarcandosi un viaggio, ogni giorno, si sentono al sicuro perché hanno almeno gli affetti a 70-100 chilometri di distanza dalla principale fonte di diossina d’Europa: si stima che a Taranto si produca il 93% della diossina italiana, il 67% di piombo… Numeri impressionanti che fanno il paio con quelli che voglio evitarti sulla mortalità infantile.</p>



<p><strong>Qual è la voce dei tarantini in merito a questa vicenda?</strong></p>



<p>Ti rispondo con un’evidenza: alcuna famiglia tarantina non è stata toccata dalle conseguenze nefaste degli inquinanti.</p>



<p>Soffriamo molto l’isolamento a cui siamo stati ridotti; sui media, tranne pochissime voci informate, ma che evidentemente non fanno parte del grande circo dell’acciaioitalianoprimaditutto, passa l’idea di una città che vorrebbe tutelare quei pochi posti di lavoro che ora l’ex Ilva ancora garantisce.</p>



<p>Ti dò un elemento, su tutti, di riflessione: il 15 dicembre del 2012 si è svolta una manifestazione – ovviamente pacifica – contro l’inquinamento al grido di ‘Taranto libera’… Hanno partecipato quasi 30.000 persone: pensi che una cosa simile non dovesse passare sui canali nazionali? Ritieni che il grido di indignazione di un’intera città, non dovesse essere reso pubblico?</p>



<p>Invece, nulla. Da quel momento, il nostro agire è stato rivolto a parlare ‘fuori’, dal denunciare quello che viene sottaciuto, del diritto alienato alla salute e alla vita.</p>



<p>Io ho scritto un libro per ragazzi (Il formicaio delle zampe pelose, edito da Multimage, ndr) che parla dei nostri diritti negati: lo presento in tutt’Italia per raccontare ai ragazzi e ai genitori che li accompagnano, il nostro diritto – negato &#8211; ad una vita normale; il diritto di andare a scuola, ad esempio: sai che nei wind days (i giorni di vento da nord-nordovest) i bambini e i ragazzi dei Tamburi non possono andare a scuola? Per due, tre, talvolta quattro giorni, le scuole rimangono chiuse perché per le strade c’è una coltre di polvere color ruggine. Devono rimanere barricati in casa, con le finestre chiuse! E quando ritornano a scuola, devono ripulirsi i banchi nonostante il personale preposto avesse già fatto una pulizia radicale, prima del loro rientro in classe.</p>



<p><strong>Come se ne esce, allora?</strong></p>



<p>“Chiusura di quel vecchio catorcio bonifiche e riconversione! Il lavoro non dev’essere una fonte di morte per sé e per i propri cari. Il lavoro, quello pulito, dev’essere gioia di determinare sussistenza, non dolore e sofferenze.</p>



<p>Questo è il nostro mantra: chiusura, bonifiche e riconversione green! Ma non ‘green’ come è usato strumentalmente dalla politica: realmente green, rispettoso al 100% della salute e dell’ambiente.</p>



<p>Non vogliamo alcuna forma di assistenzialismo: chiediamo che il governo prenda atto della disumanità delle condizioni di vita a cui ci ha ridotto e ripari i danni con bonifiche e smantellamento del ‘vecchio rottame’; il resto lo faremo noi con la voglia di vivere e di rinascita che esprimiamo anche in questo momento difficile: perché il mare è una nostra risorsa, non possiamo proporla in termini turistici se hanno paura ad avvicinarsi a Taranto!”</p>



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<div class="video-container"><iframe loading="lazy" title="Gigante d’acciaio LIS" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/7nLBMjlIOMU?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>Anbamed. Notizie dal Sud Est del Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jan 2021 08:24:38 +0000</pubDate>
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<p>A cura di Farid Adly</p>



<p><strong><br>Arabia Saudita</strong></p>



<p>L&#8217;Amministrazione Biden ha sospeso temporaneamente le commesse di armamenti per 23 miliardi di dollari approvate da Trump. La motivazione sembra di carattere tecnico, ma nel discorso del rappresentante Usa al Consiglio di sicurezza si è compreso il vero motivo, cioè l&#8217;intervento di Riad in Yemen che ha causato una situazione umanitaria critica.</p>



<p><strong>Iraq</strong></p>



<p>Il premier Al-Kadhimi ha dichiarato che i corpi speciali dell&#8217;esercito hanno eliminato il comandante di Daesh (Isis) Yasser Al-Issawi, considerato l&#8217;uomo numero due nella gerarchia della rete terroristica del falso califfato. Non sono pervenuti dettagli né sull&#8217;operazione né sulla località dove è stata svolta. La stampa di Baghdad riporta dichiarazioni di un alto ufficiale dell&#8217;esercito, secondo le quali Al-Issawi sarebbe rimasto ucciso mercoledì scorso nel bombardamento missilistico a sud di Kirkuk.</p>



<p><strong>Algeria</strong></p>



<p>Dure condanne a 15 anni di reclusione per l&#8217;ex primo ministro Ahmad Ouyahia e a 12 anni per Abdelmalek Sallal, accusati entrambi di corruzione, insieme ad altri ministri e imprenditori del periodo di Boutefliqa. Sono state confermate le condanne di primo grado contro le quali la difesa si era appellata. Ouyahia ha ammesso di aver ricevuto una tangente in lingotti d&#8217;oro da un paese arabo del Golfo e di averli venduti al mercato nero, per il valore di 2,5 milioni di dollari. I due ex premier, insieme ai ministri dell&#8217;industria e ad alcuni imprenditori, sono implicati anche nello scandalo del fallimento della fabbrica di auto che è costato alle casse dello Stato un miliardo di dollari.</p>



<p><strong>Tunisia</strong></p>



<p>La presidenza tunisina ha confermato che la segretaria personale di Qais Saied è stata avvelenata dal contenuto del pacco postale arrivato a nome del presidente. È ricoverata in ospedale in condizioni critiche. Un altro funzionario ha sintomi di avvelenamento più leggeri. Le indagini sono in corso per risalire al mittente e per analizzare il tipo di veleno utilizzato. La stampa tunisina avanza domande sui motivi di questo gesto, chiedendosi se lo strappo politico tra il premier e il Parlamento da una parte e la presidenza dall&#8217;altra ha aperto un varco a forze oscure per mestare nel torbido.</p>



<p><strong>Marocco</strong></p>



<p>Il professore dissidente El-Maati Mounjid è stato condannato ad un anno di reclusione per “aver danneggiato l&#8217;integrità interna dello Stato”, reato che colpisce chiunque critichi la famiglia reale. Insieme a lui sono stati condannati alcuni giornalisti d&#8217;inchiesta che attualmente vivono all&#8217;estero, dove hanno ottenuto asilo politico. Mounjid ha fondato il Centro Studi Averroè, un&#8217;associazione che garantisce sostegno al giornalismo d&#8217;inchiesta. Attualmente è in carcere preventivo per un altro procedimento.</p>



<p><strong>Libia</strong></p>



<p>Durante la seduta del Consiglio di Sicurezza sulla situazione in Libia, il rappresentante statunitense ha chiesto esplicitamente a Russia e Turchia di ritirare i loro militari e mercenari, in ottemperanza delle risoluzioni del Consiglio e dell&#8217;accordo di tregua firmato tra le due parti libiche a Ginevra lo scorso ottobre. La missione ONU ha valutato la presenza di 20 mila mercenari in almeno 10 basi militari dislocate nelle varie regioni del paese. Tra le presenze militari straniere in Libia vi è anche quella italiana nella base di Misurata.</p>



<p></p>



<p>SOSTENETE ANBAMED!</p>



<p>Sergio Staino e Vauro Senese per Anbamed.</p>



<p>Hanno donato delle loro tavole per sostenere la campagna di tesseramento, abbonamenti e sottoscrizioni a favore della rassegna.</p>



<p>Tutti coloro che avranno sottoscritto, dal 1° gennaio ed entro il 31 marzo, parteciperanno all&#8217;estrazione del quadro di Staino; il 30 giugno (primo anniversario di Anbamed) l&#8217;estrazione del quadro di Vauro.</p>



<p>Chi si affretta, raddoppia le opportunità.</p>



<p>Anbamed, aps per la Multiculturalità</p>



<p>Banca Credito Cooperativo della Valle del Fitalia</p>



<p>IT33U0891382490000000500793</p>
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		<title>“Mafie e crisi” è il nuovo dossier R.I.G.A.</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jan 2021 08:49:16 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="212" height="300" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/mafie-e-crisi-cover-2020-212x300-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14991"/></figure>



<p>(Da liberainformazione.org)</p>



<p>Mafie e crisi sono strettamente collegate. Le crisi, infatti, rappresentano una ulteriore opportunità di espansione dell’economia criminale e mafiosa. Un collegamento che&nbsp;<em>Libera Bologna</em>&nbsp;ha approfondito insieme a&nbsp;<em>Libera Informazione</em>&nbsp;nel dossier “<strong>Mafie e crisi</strong>”, un lavoro collettivo presentato venerdì 11 dicembre a Bologna all’interno del Festival dell’Informazione Libera e dell’Impegno.</p>



<p>Il dossier è il quarto dei lavori di approfondimento di Libera Bologna e Libera Informazione all’interno della collana&nbsp;<em>R.I.G.A. – Report e Inchieste di Giornalismo Antimafia</em>: dossier e tasselli per creare un quadro complessivo del fenomeno mafioso a Bologna, in una città dove la consapevolezza del radicamento mafioso è ancora limitata.</p>



<p>Dopo aver scritto di&nbsp;<a href="http://www.liberabologna.it/dossier/bologna-crocevia-dei-traffici-di-droga/?utm_source=rss&utm_medium=rss">narcotraffico e droghe</a>, di&nbsp;<a href="http://www.liberabologna.it/dossier/caporalato-emiliano/?utm_source=rss&utm_medium=rss">caporalato</a>&nbsp;e di&nbsp;<a href="http://www.liberabologna.it/corruzione-sepolta/?utm_source=rss&utm_medium=rss">corruzione</a>, l’associazione ha deciso di affrontare, in questo anno particolare, un tema più complesso, che parte dall’<strong>emergenza sanitaria</strong>&nbsp;per arrivare ad analizzare le&nbsp;<strong>crisi economica</strong>,&nbsp;<strong>sociale</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>culturale</strong>, fino a quella&nbsp;<strong>ambientale</strong>.</p>



<p>Il nuovo dossier dell’associazione affronta la tematica “Mafie e crisi” a partire dall’ultima&nbsp;<strong>crisi sanitaria</strong>&nbsp;causata dalla pandemia di Covid-19, analizzando le infiltrazioni e gli affari delle mafie, per collegarsi poi all’emergenza economica e sociale anch’essa in corso, con un’analisi dei cambiamenti delle mafie durante il lockdown, dei casi di corruzione, dell’infiltrazione nella ricostruzione economica.</p>



<p>Il collegamento successivo è con il rapporto tra infiltrazioni mafiose e criminali ed&nbsp;<strong>emergenza sociale</strong>, con un ragionamento sulla necessità di politiche sociali più forti, con esempi di casi e dati su Bologna. C’è, poi, l’approfondimento di un’altra crisi: quella&nbsp;<strong>ambientale</strong>, con un’analisi di casi specifici sul territorio emiliano – dalla ricostruzione post terremoto all’inchiesta sulla commercializzazione della ‘ndrangheta di ghiaia e sabbia del Po – e un ragionamento sulla crisi climatica e sul legame tra giustizia sociale e giustizia ambientale.</p>



<p>Il dossier chiude con un capitolo sui&nbsp;<strong>modelli per una ripartenza giusta</strong>, come le fabbriche recuperate dai lavoratori e dalle lavoratrici. Modelli positivi che ci danno&nbsp;l’idea di una battaglia da portare avanti che tiene conto del rispetto dei diritti, umani, dei lavoratori e delle lavoratrici, dell’ambiente e del territorio che viviamo.</p>



<p>Con i contributi di Lorenzo Frigerio, Ilvo Diamanti per Libera contro le mafie, la criminologa Anna Sergi, l’ex questore Piero Innocenti, il professore Alberto Vannucci, l’assessore Marco Lombardo, il ricercatore Michele Riccardi, il portavoce della Rete dei Numeri Pari Giuseppe De Marzo, il segretario della FIOM Bologna Michele Bulgarelli, il presidente dell’associazione Approdi Diego Manduri, la presidente di Arci Bologna Rossella Vigneri, i giornalisti Paolo Bonacini e Giulia Paltrinieri, il presidente della Cooperativa Gazzotti 18 Andrea Signoretti, Michele D’Alena di Fondazione Innovazione Urbana, Damiano Avellino di Fairbnb e Marianna Mea di Goodland – è scaricabile dal sito di Libera Bologna.</p>



<h3><strong>Scarica il dossier:&nbsp;<a href="http://www.liberainformazione.org/wp-content/uploads/2020/12/R.I.G.A.-Mafie-e-crisi.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">R.I.G.A.-Mafie-e-crisi</a></strong></h3>
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		<title>Ancora sul Perù. Aggiornamenti politici</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2020 09:22:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Veronica Silva Alvarado Quello che succede in Perù nell’ultime settimane sicuramente ha portato l’attenzione su questo paese di cui non si hanno molte notizie dai giornali italiani; si sente parlare poco del Perù,&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



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<p>di Veronica Silva Alvarado</p>



<p>Quello che succede in Perù nell’ultime settimane sicuramente ha portato l’attenzione su questo paese di cui non si hanno molte notizie dai giornali italiani; si sente parlare poco del Perù, abbiamo notizie poco precise e sono queste le motivazioni per cui scriviamo anche questo articolo, anche se per parlare della sua classe politica attuale decadente ci vorrebbe più di un articolo, ma possiamo andare indietro di qualche anno. Partiamo dagli anni &#8217;90 sicuramente un periodo buio per il paese durante il quale molti collettivi e movimenti sociali e sindacali sono stati distrutti; in questo decennio buio hanno fatto togliere lo studio della Filosofia delle università peruviane e pure quello delle Scienze sociali, creando una generazione molto pragmatica e tecnico per creare, nell’immaginario collettivo, l&#8217;idea che tutti coloro che scendono in piazza siano comunisti/terroristi.</p>



<p>Con l’accrescere, poi, dell&#8217; apolitizzazione di una gran parte del popolo insieme alla visione della politica come un accessorio, tanti fenomeni criminali, come la corruzione e altri, si sono verificati nelle diverse istituzioni del paese che hanno determinato la grande crisi economica, sanitaria e lavorativa che attraversa.  La situazione è peggiorata, creando una crisi costituzionale e democratica con la destituzione del presidente Vizcarra con la motivazione: mancanza di capacità morale. Ma chi sono questi congressisti?</p>



<p>L’ex-presidente Vizcarra aveva dissolto il Congresso a inizio dell’anno dopo che molti di congressisti lo avevano minacciato, ma alcuni di questi furono rieletti e, ancora ancorati alla visione della politica dell’Ego, votarono a favore della destituzione di Vizcarra, ma questo non è tutto.</p>



<p>In quel periodo, in Perù, aprire una università era diventato un “business” in cui si maneggiavano cifre milionarie e molti proprietari di queste università fondarono un  proprio partito politico, università che molto spesso dopo un certo numero di anni chiudono e quelli che pagano caro sono i ragazzi che si trovano senza una laurea riconosciuta. Ma vediamo quali sono alcuni di questi partiti/universitari che hanno votato per la destituzione di Vizcarra:</p>



<p>· Partito “ podemos”: fondato da Jose luna Galvez fondatore dell’università Telesup</p>



<p>· Partito “alianza para el progreso” fondatore Cesar acuna fontadore dell’università Cesar Vallejo</p>



<p>Questi sono alcuni dei esempi di come i congressisti non vogliono la poltrona per seguire una agenda politica per il bene del paese ma per interessi propri.</p>



<p>A questo possiamo aggiungere interessi diversi che riguardano, ad esempio,  lo sfruttamento illegale delle miniere o il trasporto illegale. Sono 130 congressisti dei quali 68 sono pregiudicati o hanno delle sentenze in sospeso e se perdono l&#8217; immunità parlamentare molti di loro devono affrontare la giustizia peruviana.</p>



<p>Tutto questo ha portato a due morti e per la prima volta si parla di uccisione da parte dello Stato:  la polizia nazionale del Perù reagisce brutalmente alle manifestazioni: ricordiamo la manifestazione per difesa dell’ambiente dove sono state registrate  33 morti (tra poliziotti e autoctoni); a Lima si è parlato di etremisti/terroristi che non vogliono lo sviluppo per il paese. Il modello di sviluppo è estrattivista e selvaggio così come la visione politica è anche razziale: il paese è multi-culturale e andino, ma ancora oggi si ha una riluttanza per la parola “andino”.</p>



<p>Ma chi assumerà la responsabilità per queste morti ? Stanno facendo il possibile per far passare il tempo con la speranza che la gente poi si dimentichi, molti congressisti  hanno legami con i “fujimoristi” e con Antero Florez Araoz che rappresenta in carne e ossa il periodo buio della politica del paese.</p>



<p>Per tutti che loro che si indignano davanti a una ingiustizia, si deve far luce sulle morti dei manifestanti: Bryan e inti (inti significa <em>sole </em>in quechua) e le sue ultime parole sono state “sono capace di dare la vita per la mia patria”, un ragazzo che ha sempre lottato per un paese più giusto. Che si faccia giustizia e che la loro morte non sia invano, che sia l’inizio di un paese più giusto.</p>



<p>Il Perù ha una bella sfida, ma sono convinta che abbia la capacità di cominciare a scrivere una storia nuova per il paese, di non credere che la corruzione sia normale e dimostrare che è un popolo che ha memoria e dignità.</p>



<p>Prima di parlare di un patto politico si deve parlare di un patto sociale dove si possa costruire una società migliore, cominciando da una classe politica corrotta e priva di un senso di Bene comune.</p>



<p>I peruviani hanno una forza tramandata nell’inconscio collettivo dalla loro cultura millenaria, hanno affrontato dittature e colonizzazione violenta e, nonostante tutto questo, continua a vivere con  determinazione e allegria. Molti non riescono ad uscire dalla visione eurocentrica e non riescono a capire perché le nostre manifestazioni siano cosi vivaci, addirittura ridicolizzando la nostra idea di manifestare, ma noi scendiamo in piazza per affermare l’amore e la nostra determinazione e la “alegria” come resilienza.</p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Perù: la &#8220;Generación del bicentenario” dice basta!</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2020 10:28:02 +0000</pubDate>
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<p>di Tini Codazzi</p>



<p>È la protagonista di tante belle iniziative, ma anche delle manifestazioni e degli ultimi scontri di piazza a Lima, in Perù. I protagonisti sono giovani che vorrebbero un paese migliore e più giusto, che riflettono sul passato per tentare di cambiare il presente e il futuro e che portano avanti progetti per migliorare la società. Queste le loro parole: “…Perùviani che, sulla strada dei duecento anni della nostra indipendenza, desiderano un paese migliore: senza corruzione, sostenibile, pari opportunità, dove si rispetti e si riconosca la nostra identità e diversità”. Persone che si mobilitano per trovare soluzioni ai grandi e piccoli problemi. Sono stati battezzati così: “Generación del bicentenario”.</p>



<p>I ragazzi Perùviani sono usciti dalle scuole, dalle università e dalle case per denunciare il loro disaccordo sulla destituzione del Presidente Martín Vizcarra da parte del Congresso sostituendolo con Manuel Merino, a sua volta presidente del Congresso. La “Generación del bicentenario”, insieme al popolo, sostiene che questa sostituzione è arbitraria, poco democratica e incostituzionale; anche se per motivi di corruzione, è una sorta di colpo di stato. Sabato 14 novembre c’è stato il climax di repressione da parte delle forze dell’ordine e sono morti 2 giovani (di 22 e 24 anni), ci sono stati centinaia di feriti e una quarantina di <em>desaparecidos</em> (le notizie e informazioni a riguardo sono contrastanti: forse erano 40, o 42 o persino 47 scomparsi). In mezzo al caos, i giovani hanno continuato a ribellarsi, in forte divergenza con il governo: il tema dell’ennesimo atto di corruzione e arbitrarietà politica è stato il detonante. Il neopresidente Merino non ha resistito alla pressione e dopo meno di sei giorni dall’insediamento si è ritirato dopo aver subito la rinuncia della maggior parte del suo gabinetto. Di nuovo il paese è rimasto senza presidente. Il 17 novembre, l’ingegnere Francisco Sagasti prestava giuramento come terzo presidente in meno di una settimana.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="580" height="330" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/Peru1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14835" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/Peru1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 580w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/Peru1-300x171.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 580px) 100vw, 580px" /></figure>



<p>Il Coordinamento Nazionale dei Diritti Umani in Perù (CNDDHH) ha denunciato davanti alla Procura la scomparsa di molte persone e ha richiesto un’immediata presa di posizione da parte del Ministero Pubblico e Ministero della Difesa. Da quello che si può costatare dai messaggi e video pubblicati in internet, dalla stampa e dalle denunce di associazioni, parenti e vittime stesse, diversi sono stati i responsabili di questa faccenda: il gruppo TERNA, uno squadrone dell’intelligence formato da agenti di polizia vestiti da civili e appartenenti alla Divisione di Operazioni Speciali della Polizia Perùviana; si sono infiltrati nelle manifestazioni di piazza e hanno commesso crimini contro la popolazione, ma non solo, diversi giovani feriti denunciano aver visto, sentito, non solo con le orecchie ma anche sulla propria pelle, spari con proiettili di gomma, biglie, hanno visto i fucili in mano con proiettili veri e hanno visto le manganellate da parte delle forze dell’ordine in divisa. Inoltre, più di un ferito ha denunciato il tentativo da parte dello stato di cancellare le evidenze e di incolpare la cittadinanza, facendo credere così che si è trattato di un episodio di violenza e guerriglia interna tra la popolazione e non tra polizia e i civili.</p>



<p><a href="https://elpais.com/internacional/2020-11-19/victimas-de-la-represion-en-las-protestas-en-peru-denuncian-intentos-de-destruccion-de-pruebas.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">Luis Araujo, giovane sequestrato dagli agenti di polizia (senza divisa) la sera del sabato dopo essere stato presente nella manifestazione, ha chiesto attraverso il suo avvocato che si disattivi il gruppo TERNA, il suo avvocato ha denunciato: “Si sono identificati come poliziotti del TERNA, è stato detenuto, gli hanno coperto gli occhi, è stato obbligato a salire su una macchina e l’hanno picchiato. È stato detenuto in uno spazio dove c’era una sedia e una specie di latrina, lo hanno lasciato lì per tre giorni senza acqua né cibo mentre ascoltava la voce di sua madre che lo cercava: questo è tortura”.</a></p>



<p>Il Tribunale Costituzionale aveva un compito molto duro: fare pubblica la risoluzione sulla legalità o meno riguardo alla destituzione del ex presidente Vizcarra: il processo è andato male per i difensori dei diritti umani perché il Tribunale ha ritenuto che il Congresso ha agito in modo corretto, al contrario di quello che pensano i milioni di Perùviani che si sono riversati sulle strade. E poi ci sarebbe anche da capire cosa succederà con tutte queste denunce di violazioni che stanno arrivando in Tribunale.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="640" height="366" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/Peru2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14836" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/Peru2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/Peru2-300x172.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure>



<p>Ho ben presente tutti i momenti in cui la democrazia in Perù ha traballato ed è caduta veramente in basso. In modo particolare ricordo benissimo l’autogolpe perpetrato dalle forze militari di Alberto Fujimori 28 anni fa. Mentre si trasmetteva un suo discorso in TV dove Fujimori diceva: “Dissolvere, dissolvere temporaneamente il Congresso della Repubblica…”, truppe dell’esercito, della marina e delle forze aeree sono arrivate alle sedi del Parlamento, della Procura della Repubblica, del Ministero Pubblico e di altre istituzioni per prendere il controllo di esse a mano armata e con la violenza. I militari non hanno risparmiato nemmeno i sindacati. Ricordo tutto: le immagini, gli articoli di stampa, i militari, gli spari, Fujimori, i pianti, le urla, gli arresti e le storie dei Perùviani che sono poi arrivati in Venezuela. Dagli anni Novanta fino ad oggi, 6 presidenti Perùviani sono stati colpevoli di aver commesso atti di corruzione e dietro a loro tanti politici di destra, di centro e di sinistra. La corruzione è il peggior nemico dei Perùviani e questo, evidentemente dopo più di 20 anni, la “Generación del bicentenario” lo sa benissimo. Reagire come ha reagito la popolazione per le strade di Lima sembra essere stato quasi un atto dovuto. Parliamoci chiaro: sempre che sia in modo pacifico, sempre che si chieda il rispetto dei propri diritti e che si voglia l’onestà da parte delle forze politiche, queste manifestazioni di piazza sono importanti e necessarie. Ci saranno sempre vittime e ci sarà sempre abuso di potere. Questo è successo lo scorso 14 novembre a Lima.</p>
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