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		<title>“La Guerra alla Droga” nelle Filippine</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2020 09:33:17 +0000</pubDate>
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<p>di Nicole Fraccaroli</p>



<p>La crisi dei diritti umani nelle Filippine, scatenata da quando il presidente Rodrigo Duterte è entrato in carica nel giugno 2016, si è aggravata nel 2018 quando Duterte ha continuato la sua omicida &#8220;guerra alla droga&#8221; di fronte alle crescenti critiche internazionali.</p>



<p>La polizia filippina sta falsificando le prove per giustificare le uccisioni illegali in una guerra alla droga che ha causato più di 7.000 morti, come ha riconosciuto Human Rights Watch in un nuovo rapporto. Il presidente Rodrigo Duterte e altri alti funzionari hanno istigato e incitato all&#8217;uccisione di poveri per lo più urbani in una campagna che potrebbe equivalere a crimini contro l&#8217;umanità. &#8220;Le nostre indagini sulla &#8216;guerra alla droga&#8217; filippina hanno rilevato che la polizia uccide abitualmente sospetti di droga a sangue freddo e poi copre il loro crimine posizionando droghe e pistole sulla scena&#8221;, ha detto Peter Bouckaert, direttore delle emergenze di Human Rights Watch. Il ruolo del presidente Duterte in queste uccisioni lo rende in ultima analisi responsabile della morte di migliaia di persone.</p>



<p>Il rapporto di 117 pagine di Human Rights Watch, &#8220;Licenza di uccidere: uccisioni della polizia filippina nella &#8220;guerra alla droga&#8221; di Duterte&#8221;, ha rilevato che la polizia nazionale filippina ha ripetutamente eseguito uccisioni extragiudiziali di sospettati di droga e poi ha affermato falsamente l&#8217;autodifesa. Piantano armi, munizioni esaurite e pacchetti di droga sui corpi delle loro vittime per coinvolgerle in attività legate alla droga. Uomini armati mascherati che prendevano parte alle uccisioni sembravano lavorare a stretto contatto con la polizia, mettendo in dubbio le affermazioni del governo secondo cui la maggior parte delle uccisioni sono state commesse da vigilantes o bande di droga rivali.</p>



<p>In diversi casi in cui Human Rights Watch ha indagato, i sospetti in custodia di polizia sono stati successivamente trovati morti e classificati dalla polizia come &#8220;corpi trovati&#8221; o &#8220;morti sotto inchiesta&#8221;. Nessuno è stato indagato in modo significativo, tantomeno perseguito per nessuno degli omicidi della guerra alla droga.</p>



<p>Da quando è entrato in carica il 30 giugno 2016, Duterte e alti funzionari si sono espressi apertamente a sostegno di una campagna nazionale per uccidere spacciatori e consumatori di droga, negando o minimizzando l&#8217;illegalità delle azioni di polizia. Ad esempio, il 6 agosto, Duterte ha avvertito gli spacciatori di droga: “Il mio ordine è sparare per uccidervi. Non mi interessano i diritti umani, farete meglio a credermi. &#8221; Ha inoltre elogiato il numero crescente di vittime degli omicidi della polizia come prova del successo della sua guerra alla droga.</p>



<p>Human Rights Watch ha documentato 24 incidenti che hanno provocato la morte di 32 persone. Tra questi vi è l’ingiusta e arbitraria uccisione di Rogie Sebastian. Il funzionario del quartiere di Barangay ha detto a Rogie Sebastian, 32 anni, di arrendersi alla polizia perché era nella &#8220;lista di controllo&#8221; come tossicodipendente. Lui aveva smesso di usare la droga mesi prima, quindi non si è recato. Due settimane dopo, tre uomini armati e mascherati che indossavano giubbotti antiproiettile sono arrivati ​​a casa sua a Manila e lo hanno ammanettato. &#8220;Potevo sentire Rogie implorare per la sua vita dall&#8217;esterno della stanza&#8221;, ha detto un parente. &#8220;Stavamo piangendo e l&#8217;altro uomo, anch’esso armato, ha minacciato di uccidere noi&#8221;. Un vicino ha detto: “Ho sentito gli spari. C&#8217;erano anche poliziotti in divisa fuori, non entravano in casa. Ma i tre assassini in abiti civili andavano e venivano su una motocicletta senza alcuna interferenza da parte dei poliziotti in divisa &#8220;.</p>



<p>Di solito, tali eventi si verificano a tarda notte per le strade o all&#8217;interno di baracche informali delle aree dei quartieri poveri. Testimoni hanno riferito a Human Rights Watch che gli aggressori armati hanno operato in piccoli gruppi. Di solito indossavano abiti civili neri e si schermavano il viso con copricapi in stile passamontagna o altre maschere e cappellini da baseball o caschi. Gli aggressori avrebbero bussato alle porte e avrebbero fatto irruzione nelle stanze, ma non si sarebbero identificati né avrebbero fornito mandati. I membri delle famiglie hanno riferito di aver sentito pestaggi e i loro cari chiedere l&#8217;elemosina per la propria vita. Inoltre, la sparatoria potrebbe avvenire immediatamente, a porte chiuse o per strada; oppure gli uomini armati potrebbero portare via il sospettato, dove pochi minuti dopo sarebbero scoppiati i colpi e gli abitanti locali avrebbero trovato il corpo; oppure il corpo sarebbe stato scaricato altrove in seguito, a volte con le mani legate o la testa avvolta nella plastica. I residenti locali hanno spesso affermato di aver visto la polizia in uniforme alla periferia dell&#8217;incidente, che proteggeva il perimetro e, anche se non visibile prima di una sparatoria, gli investigatori speciali sulla scena del crimine sarebbero arrivati pochi minuti.</p>



<p>Duterte ha spesso definito la sua guerra alla droga mirata a &#8220;signori della droga&#8221; e &#8220;spacciatori&#8221;. Tuttavia, nei casi indagati da Human Rights Watch, le vittime di omicidi legati alla droga erano tutte povere, tranne un caso di identità errata, e molte erano sospette consumatrici di droga, non spacciatrici. Quasi tutti erano disoccupati o svolgevano lavori umili, compresi i conducenti di risciò o facchini, e vivevano in quartieri poveri o insediamenti informali.</p>



<p>Le autorità filippine non sono riuscite a indagare seriamente sugli omicidi della guerra alla droga da parte della polizia o di &#8220;uomini armati non identificati&#8221;, ha detto Human Rights Watch. Sebbene la polizia nazionale filippina abbia classificato un totale di 922 omicidi come &#8220;casi in cui le indagini si sono concluse&#8221;, non ci sono prove che tali indagini abbiano portato all&#8217;arresto e al perseguimento degli autori.</p>



<p>Duterte ed i suoi principali subordinati potrebbero essere ritenuti penalmente responsabili nelle Filippine o da un tribunale all&#8217;estero per il loro ruolo in questi omicidi, ha dichiarato Human Rights Watch. Nessuna prova finora mostra che Duterte abbia pianificato o ordinato specifiche uccisioni extragiudiziali, ma le sue ripetute richieste di uccisioni come parte della sua campagna antidroga potrebbero costituire atti che istigano le forze dell&#8217;ordine a commettere omicidi. Le sue dichiarazioni che incoraggiano la popolazione generale a commettere violenze da parte dei vigilanti contro i sospetti tossicodipendenti potrebbero rappresentare una vera e propria istigazione criminale.</p>



<p>Duterte, alti funzionari e altri coinvolti in uccisioni illegali potrebbero anche essere ritenuti responsabili per crimini contro l&#8217;umanità, che sono reati gravi commessi come parte di un attacco diffuso o sistematico contro una popolazione civile. I numerosi e apparentemente organizzati attacchi mortali contro il gruppo di sospetti di droga presi di mira pubblicamente potrebbero infatti costituire crimini contro l&#8217;umanità, ovvero un serio crimine internazionale come definito dalla Corte Penale Internazionale.</p>



<p>Le Filippine forniscono un chiaro esempio di una situazione in cui il governo agisce in nome di una lotta apparentemente proficua, ma con l&#8217;intenzione sottostante di privare le persone dei loro diritti umani. È emerso che durante il confinamento a causa del COVID-19 le morti per la guerra alla droga sono aumentate del 50%; dato coerente con l&#8217;aumento globale delle violazioni dei diritti umani a seguito dell&#8217;applicazione delle misure di sicurezza per il Coronavirus. La realtà delle Filippine dimostra anche quanto sia lontano il rispetto universale del dovere degli Stati di proteggere le persone all&#8217;interno della loro giurisdizione, e la conseguente necessità di un sistema investigativo indipendente, incaricato ad esempio dal Consiglio ONU dei Diritti Umani, con l&#8217;obiettivo di contribuire alla responsabilità e alla giustizia nelle Filippine.</p>



<p>È evidente che il tempo e la perseveranza sono necessari per portare un cambiamento, e qualcosa si sta muovendo in questa direzione dal momento che la Corte Penale Internazionale, nonostante il ritiro delle Filippine dallo Statuto, aspira a finalizzare l&#8217;esame preliminare degli omicidi per la “guerra alla droga” come possibili crimini contro l&#8217;umanità punibili dalla Corte stessa.</p>
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		<title>La Giurisdizione Universale</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Apr 2020 08:32:41 +0000</pubDate>
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<p>di Nicole Fraccaroli</p>



<p>Kosiah,
ex comandante del Movimento di Liberazione Unito della Liberia per la
Democrazia (ULIMO), è accusato di crimini di guerra commessi durante
la prima guerra civile liberiana (1989-1996), inclusi atti di
violenza sessuale, omicidi, cannibalismo, reclutamento di
bambini-soldato e per aver costretto i civili a lavorare in
condizioni crudeli. È stato arrestato in Svizzera nel novembre 2014
e da allora è in detenzione preventiva, poiché le autorità
svizzere hanno condotto indagini. 
</p>



<p>Il
caso è stato proposto da una ONG svizzera, Civitas Maxima, per conto
delle vittime liberiane, secondo un principio noto come Giurisdizione
Universale. Paesi come la Svizzera che hanno adottato questo
principio nel diritto nazionale possono usarlo per processare
cittadini stranieri per gravi crimini internazionali come genocidio,
crimini di guerra e crimini contro l&#8217;umanità commessi in qualsiasi
parte del mondo. 
</p>



<p>A
norma di disposizioni di legge, i tribunali statali possono avviare
un procedimento se il reato o la sua vittima hanno una sorta di
legame con lo Stato. Tradizionalmente, gli Stati portano i presunti
responsabili di crimini internazionali sotto processo dinanzi ai loro
tribunali sulla base di uno dei tre principi: territorialità;
nazionalità passiva o nazionalità attiva. Recentemente è emerso il
principio di universalità, in base al quale ogni Stato è
autorizzato a consegnare alla giustizia presunti autori di crimini
internazionali, indipendentemente dal luogo di commissione del
crimine o dalla nazionalità dell&#8217;autore o della vittima. Il
principio fu proclamato per la prima volta nel diritto internazionale
consuetudinario nel diciassettesimo secolo per quanto riguarda la
pirateria, e la giurisdizione universale si basava quindi su una
preoccupazione comune di tutti gli Stati. 
</p>



<p>Successivamente,
lo stesso terreno giurisdizionale fu incluso nelle Convenzioni di
Ginevra del 1949 sulle vittime di guerra, nella Convenzione del 1984
sulla tortura e in una serie di trattati internazionali sul
terrorismo. La logica della giurisdizione universale in questi casi è
quella di perseguire e punire, a nome di tutta la comunità
internazionale, le persone responsabili di una speciale classe di
crimini di guerra o terrorismo al fine di salvaguardare i valori
universali. La nozione ristretta di giurisdizione universale
(giurisdizione universale condizionale) consente solo allo Stato in
cui l&#8217;imputato è detenuto di perseguirlo, e questo è stato
confermato per quanto riguarda le gravi violazioni delle Convenzioni
di Ginevra del 1949 e del Primo Protocollo Addizionale del 1977,
inclusi tortura e terrorismo. L&#8217;ampia nozione di universalità
(giurisdizione universale assoluta) afferma che uno Stato può
perseguire le persone accusate di crimini internazionali
indipendentemente dalla loro nazionalità, dal luogo di commissione
del crimine, dalla nazionalità della vittima e persino dal fatto che
l&#8217;accusato sia o meno in custodia o comunque presente nello Stato in
questione. Inoltre, tale esercizio della giurisdizione si basa
sull&#8217;incapacità dello Stato territoriale e nazionale di avviare un
procedimento. 
</p>



<p>Una
serie di leggi nazionali degli Stati prevede una qualche forma di
giurisdizione universale. Tale legislazione nazionale autorizza i
tribunali nazionali a indagare e perseguire le persone sospettate di
reati potenzialmente equivalenti a violazioni del diritto
internazionale. Amnesty International riferisce che, in totale, 163
dei 193 Stati membri delle Nazioni Unite &#8220;possono esercitare la
giurisdizione universale su uno o più reati ai sensi del diritto
internazionale, come tali crimini o come crimini ordinari ai sensi
del diritto nazionale&#8221;. Non meno di 166 Stati hanno definito
almeno uno dei quattro crimini sui quali può essere esercitata la
giurisdizione universale (crimini di guerra, crimini contro
l&#8217;umanità, genocidio e tortura) come crimini nella loro legge
nazionale. 
</p>



<p>Ad
esempio, l&#8217;International Crimes and International Criminal Court Act
2000 della Nuova Zelanda definisce crimini di guerra, crimini contro
l&#8217;umanità e genocidio in conformità con le Convenzioni di Ginevra e
lo Statuto di Roma, e la sua sezione 8(1)(c) prevede che le persone
possano essere perseguite in Nuova Zelanda per questi crimini
indipendentemente da (i) la nazionalità o la cittadinanza della
persona accusata; o (ii) se si è verificato o meno un atto facente
parte del reato in Nuova Zelanda; o (iii) se la persona accusata era
o no in Nuova Zelanda nel momento in cui si è verificato l&#8217;atto
costitutivo del reato o nel momento in cui è stata presa la
decisione di accusare la persona di un reato. 
</p>



<p>Il
Canada è un altro esempio di uno Stato che prevede l&#8217;esercizio
interno della giurisdizione universale, nel suo Crimes Against
Humanity and War Crimes Act del 2000. Per il genocidio, i crimini
contro l&#8217;umanità o i crimini di guerra, la sezione 9(1) prevede che
un procedimento può iniziare in qualsiasi divisione territoriale in
Canada per quei reati &#8220;presumibilmente commessi al di fuori del
Canada per i quali una persona può essere perseguita ai sensi della
presente legge [&#8230;], indipendentemente dal fatto che si trovi o meno
in Canada&#8221;.</p>



<p>Anche
se l&#8217;invocazione del principio di universalità, in nome di gravi
crimini internazionali, non è una situazione quotidiana, i casi
emersi sono importanti. In particolare, l’autrice di tale articolo
vorrebbe attirare l&#8217;attenzione sull&#8217;accusa spagnola nei confronti dei
funzionari guatemaltechi nel caso del genocidio guatemalteco. Il
generale Efraín Ríos Montt salì al potere in Guatemala con un
colpo di Stato nel marzo 1982 e sotto la sua dittatura l&#8217;esercito e
le sue unità paramilitari distrussero sistematicamente oltre 600
villaggi. Nel 1999 i primi sforzi per rendere responsabili gli autori
del genocidio hanno avuto luogo in Spagna. La Fondazione Rigoberta
Menchú ha presentato un ricorso penale dinanzi al tribunale
nazionale spagnolo contro Ríos Montt e altri alti funzionari. Il
procedimento giudiziario spagnolo in seguito ha contribuito a formare
un caso in Guatemala. Nel 2012, un tribunale guatemalteco ha accusato
Ríos Montt di tortura, genocidio, sparizioni forzate, terrorismo di
Stato e crimini contro l&#8217;umanità. Il processo ha portato alla
condanna di Ríos Montt ed è stato condannato a 80 anni di prigione.
Questa rappresenta la prima volta che un ex capo di Stato è stato
condannato per genocidio da un tribunale nazionale. La sentenza fu
anche il primo riconoscimento ufficiale da parte dello Stato che si
era verificato il genocidio. 
</p>



<p>Avvocati
per i diritti umani e ONG come TRIAL (ONG Svizzera) sono stati in
prima linea nel promuovere casi di giurisdizione universale per
ottenere la responsabilità per reati gravi, soprattutto laddove tale
responsabilità non esiste nel Paese in cui sono stati commessi i
reati. La Liberia, ad esempio, ha finora ritenuto che nessuno potesse
rendere conto di gravi crimini internazionali commessi durante le sue
guerre civili, anche se ci sono alcuni casi in altri paesi europei
legati al principio della giurisdizione universale. L&#8217;uso della
giurisdizione universale nei paesi di tutto il mondo è cresciuto in
modo esponenziale con un numero senza precedenti di casi, secondo il
rapporto di TRIAL. Sulla base del 2019, 16 paesi hanno procedimenti
giudiziari in corso, 11 accusati sono attualmente sotto processo e
presto potrebbero esserlo anche oltre 200 sospetti. Il numero di
sospettati nominati nei casi di giurisdizione universale in tutto il
mondo (207) è aumentato del 40% rispetto al 2018. Il rapporto TRIAL
esprime inoltre preoccupazione per ciò che afferma essere una
tendenza crescente per i pubblici ministeri di tutto il mondo
accusare gli indagati di terrorismo, che è più facile da
dimostrare, piuttosto che i crimini internazionali. Ciò è
preoccupante perché non esiste una definizione internazionale di
terrorismo e le vittime sono messe da parte, dal momento che il
terrorismo è in molti casi crimine contro lo Stato. Questa è &#8220;una
dura verità da accettare per molti sopravvissuti&#8221;, afferma
TRIAL. 
</p>



<p>Il
rapporto cita il caso dei jihadisti francesi Mounir Diawara e
Rodrigue Quenum, che sono stati condannati da un tribunale francese
nel dicembre 2019 a 10 anni di carcere per terrorismo. L&#8217;imputato era
apparso in foto in combattimenti in Siria, con i Kalashnikov in mano.
Uno di loro brandiva una testa mozzata. TRIAL afferma che i
sospettati &#8220;avrebbero potuto essere accusati, oltre alle accuse
di terrorismo, di oltraggio alla dignità personale, un crimine di
guerra chiaramente definito dalle Convenzioni di Ginevra&#8221;. 
</p>



<p>Di
conseguenza, la giurisdizione universale può costituire
un&#8217;alternativa alla mancanza di giurisdizione nazionale, e in alcuni
casi anche di quella della Corte Penale Internazionale, per
perseguire i crimini internazionali. Ovvero un modo per combattere le
impunità gravi. Dall&#8217;altro
lato, sono state evidenziate alcune obiezioni al principio di
universalità in relazione all&#8217;interferenza negli affari interni di
un altro Stato e nelle relazioni diplomatiche internazionali. Queste
dichiarazioni riflettono la volontà degli Stati di salvaguardare la
sovranità nazionale anche di fronte a gravi violazioni che
minacciano valori e diritti universali, e rischiano di rendere gli
Stati passivi e inerti davanti a violazioni disumane. 
</p>
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		<title>Venezuela. La legge contro l’odio Vs La Corte Penale Internazionale dell’Aia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Feb 2018 08:50:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Tini Codazzi &#160; L’8 febbraio 2018 sarà una giornata da ricordare nella storia del Venezuela. La Corte Penale Internazionale dell’Aia inizierà le indagini preliminari sugli abusi commessi dal governo del Venezuela. Il Procuratore&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Tini Codazzi</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/th-207.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10120" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/th-207.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="474" height="316" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/th-207.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 474w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/th-207-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 474px) 100vw, 474px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’8 febbraio 2018 sarà una giornata da ricordare nella storia del Venezuela. La Corte Penale Internazionale dell’Aia inizierà le indagini preliminari sugli abusi commessi dal governo del Venezuela. Il Procuratore Fatou Bensouda ha dichiarato quanto segue: “L’indagine preliminare sulla situazione in Venezuela analizzerà i reati presumibilmente commessi in questo Stato da almeno aprile 2017, nel contesto delle manifestazioni e dei relativi disordini politici. In particolare, è stato affermato che le forze di sicurezza dello Stato hanno fatto ricorso a forze eccessive per disperdere e reprimere manifestazioni e hanno arrestato e detenuto migliaia di membri effettivi o presunti dell&#8217;opposizione, alcuni dei quali sarebbero stati presumibilmente soggetti a gravi abusi e maltrattamenti in detenzione. È stato anche riferito che alcuni gruppi di manifestanti hanno fatto ricorso a mezzi violenti, con la conseguenza che alcuni membri delle forze di sicurezza sono stati feriti o uccisi” Potrebbe esserci una svolta definitiva della situazione venezuelana e quindi il governo essere indagato per violazione dei diritti umani e crimini di lesa umanità. Un primo passo importantissimo.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/thDTY57XQI.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10121" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/thDTY57XQI.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="307" height="195" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/thDTY57XQI.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 307w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/thDTY57XQI-300x191.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 307px) 100vw, 307px" /></a></p>
<p>Nel frattempo la Corte Penale valutava ed esaminava la richiesta sul Venezuela, Érika Palacios di 44 anni e Ronald Sevilla di 25 sono stati fermati dalla polizia il 3 gennaio scorso e saranno processati per istigazione all’odio. Quale è il motivo del fermo? Aver protestato per la mancanza di cibo nella zona dove loro vivono.</p>
<p>Queste sono le prime due vittime dell’applicazione della “legge contro l’odio, per la convivenza pacifica e la tolleranza”, una nuova normativa approvata dalla fraudolenta Assemblea Costituente (ANC) di Nicolas Maduro a novembre dell’anno scorso. Già il nome della legge fa venire un sorriso amaro sulle labbra perché è una contradizione assoluta. Ormai non c’è bisogno di chiarire le condizioni in cui vivono i venezuelani, ne parlare della mancanza di libertà d’espressione, dei prigionieri politici, ecc. E’ un regime dittatoriale, è un paese sotto sequestro, è una narco dittatura che promuove l’odio e l’intolleranza e che fa una legge contro l’odio e l’intolleranza… inspiegabile…</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/untitled-1162.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-10122 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/untitled-1162.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="288" height="216" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY">Questa legge viola 7 articoli della Costituzione Venezuelana, 6 articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e infine, 2 articoli del Patto internazionale sui diritti civili e politici. La sua applicazione viola le garanzie costituzionali e lo stato di diritto. L’articolo 2 della legge parla delle azioni a carico dello stato e della società, mirate a promuovere e garantire la convivenza pacifica e stabilisce i seguenti valori e principi: preeminenza dei diritti umani, della vita e dell’amore, democrazia, convivenza, libertà, uguaglianza e non discriminazione, fratellanza, giustizia, diversità, rispetto, tolleranza, solidarietà, responsabilità, pluralità, equità di genere. Gli articoli 3, 4, e 5 parlano del diritto alla pace, l’Art. 9 parla della pace nel sistema educativo, l’Art. 20 stabilisce una pena da 10 a 20 anni di carcere a chi pubblicamente fomenti, promuova o inciti l’odio, la discriminazione o la violenza attraverso qualunque mezzo di diffusione pubblica o per strada. In parole povere e praticamente, come abbiamo già capito con Érika e Ronald, si legittima l’abuso di potere e si limita il diritto a protestare, a parlare, a manifestare pubblicamente e pacificamente. E’ importante aggiungere che anche i commenti e le denunce attraverso i Social Network sono nel mirino di questa sporca legge. Se esci di casa e dici ad alta voce che hai fame, che i tuoi figli muoiono di malattie perché non puoi comprare alimenti e/o medicine, potresti essere fermato dalla polizia e andare in carcere per 20 anni, peggio di un omicidio. Incredibile.</p>
<p>Enrique Aristiguieta Gramcko, di 84 anni, è un rispettato dirigente politico che nel lontano 1958 fecce parte della Giunta Patriotica che rovesciò l’allora dittatore venezuelano Marcos Pérez Jiménez. E’ sempre stato uno dei più feroci critici di Nicolas Maduro. Venerdì scorso, nella notte, è stato fermato e portato via da casa sua ) con l’accusa di istigazione all’odio, Il Servizio di Intelligenza Nazionale Bolivariano (Sebin), l’ha preso senza ordine di cattura, senza preavviso perché non aveva commesso nessun delitto… il solito modus operandi della polizia di Maduro. Perché si sono portati via in modo così arbitrario un uomo di 84 anni? Perché è un politico, un uomo autorevole e serio che critica il governo, che chiama all’astensione nelle prossime elezioni presidenziali e che vuole il ritorno della democrazia. E’ stato fermato per poche ore per poi essere rilasciato senza spiegazioni. Quindi, abbiamo già capito che se si parla, si denuncia o si da una opinione personale che non è nelle stesse corde del governo, si va in prigione, senza se e senza ma, semplice e chiaro. Questo è solo l’inizio della messa in pratica di questa inconcepibile legge. Vedremo tante altre persone entrare in prigione con l’accusa di terrorismo, istigazione alla violenza o all’odio, possesso di materiale esplosivo, ecc. che sicuramente su twitter, facebook o semplicemente per strada hanno solo detto che il paese è sprofondato nella più assoluta miseria e che sicuramente il responsabile è il governo. Si va in prigione perché si dice la verità. Un regime nasconde le cose che fa sotto una legge arbitraria, illegale e che semina il terrore.</p>
<p>L’anno scorso, Delcy Rodríguez, presidente dell’Assemblea Nazionale Costituente, appena è stata approvata la legge, ha detto: “la legge contro l’odio sarà la strada verso la spiritualità e sarà anche un omaggio a tutti i venezuelani che hanno perso la vita tra aprile e luglio del 2017 durante le proteste di massa contro il governo”.</p>
<p align="JUSTIFY">Allora mi chiedo: questa risposta da parte del governo alle denunce della signora Erika, di Ronald e del sig.re Aristiguieta Gramcko è sinonimo di convivenza pacifica, tolleranza, amore, responsabilità, democrazia, rispetto dei diritti umani, convivenza, equità di genere e/o giustizia? E’ 100% una democrazia basata sulla pace, come dicono loro? Anzi, è stato l’unico modo che il governo ha trovato per far tacere tutto un paese, mettendo un bavaglio “legale”, censurando tutto e tutti. Giornalisti, politici, attivisti dei diritti umani, intellettuali, studenti e gente comune. Dissentire dal governo su qualunque argomento è istigazione all’odio e a all’intolleranza.</p>
<p>Un punto in più da esaminare nella Corte Penale Internazionale dell’Aia.</p>
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		<title>Vertice UE-Africa (28-29 novembre). La politica europea sui profughi non può fomentare la schiavitù!</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2017/11/26/vertice-ue-africa-28-29-novembre-la-politica-europea-sui-profughi-non-puo-fomentare-la-schiavitu/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Nov 2017 09:33:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione per i Diritti umani diffonde la richiesta di Associazione popoli minacciati per porre fine alla schiavitù e ai crimini contro l&#8217;umanità in Libia. In vista del vertice tra Unione Europea (UE) e paesi africani, l&#8217;APM&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th-192.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-9816 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th-192.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="204" height="115" /></a></p>
<p><span style="color: #222222;"><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> diffonde la richiesta di Associazione popoli minacciati per porre fine alla schiavitù e ai crimini contro l&#8217;umanità in Libia.</p>
<p>In vista del vertice tra Unione Europea (UE) e paesi africani, l&#8217;APM si appella all&#8217;UE affinché elabori precisi programmi per porre fine alla schiavitù e ai crimini contro l&#8217;umanità in Libia. I profughi e i migranti provenienti da tutta l&#8217;Africa sono vittime del fatto che la Libia si sia trasformata in un luogo senza legge, nel quale sta prosperando la schiavitù e dove i peggiori crimini restano impuniti. L&#8217;UE deve impegnarsi affinché i trafficanti di persone, i signori della guerra e i criminali di guerra vengano perseguiti e giudicati in tribunale. I rapporti sulla riduzione in schiavitù di migliaia di persone circolati sui media nelle scorse settimane hanno suscitato l&#8217;indignazione dell&#8217;opinione pubblica mondiale e non potranno certo essere ignorati al vertice UE-Africa che si terrà il 28 e 29 novembre in Costa d&#8217;Avorio.<br />
</span></p>
<p><span style="color: #222222;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th-191.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-9817 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th-191.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="204" height="115" /></a><br />
L&#8217;APM critica il lungo silenzio tenuto dall&#8217;UE sui crimini contro l&#8217;umanità commessi in Libia contro migranti e profughi. L&#8217;allarme su quanto stava accadendo in Libia era stato lanciato già nell&#8217;aprile 2017 dall&#8217;Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), ma per ottenere l&#8217;attenzione di politici e governi ci sono volute le riprese della CNN che in novembre 2017 ha filmato i mercati di schiavi operanti in Libia in cui profughi e migranti provenienti da tutti i paesi africani vengono venduti per 400-1000 dollari statunitensi. Il presidente francese Emmanuel Macron ha infatti parlato di &#8220;crimini contro l&#8217;umanità&#8221; e ha chiesto un&#8217;assemblea straordinaria del Consiglio di Sicurezza dell&#8217;ONU. Profondo sdegno è stato espresso anche dal Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres.</span></p>
<p><span style="color: #222222;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th-189.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-9818 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th-189.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="204" height="115" /></a></p>
<p>Molti profughi vengono ridotti in schiavitù dai signori della guerra che vantano stretti legami con le istituzioni libiche e con vari partner dell&#8217;UE. In Libia attualmente non esiste un sistema giudiziario indipendente ed efficace tant&#8217;è che dalla caduta del dittatore Gheddafi nel 2011 nessuno è mai stato giudicato per omicidio, tortura o abusi.</p>
<p>In quanto stretto partner della Libia, l&#8217;UE deve lavorare per porre fine all&#8217;impunità e all&#8217;assenza di diritto in Libia. Tra le varie cose, l&#8217;APM propone che l&#8217;Europa si impegni per maggiori indagini da parte della Corte Penale Internazionale e/o collabori attivamente nella costruzione di un sistema giudiziario indipendente e funzionante. Si potrebbero anche creare corti composte da giudici libici insieme a giudici internazionali affinché schiavisti, signori della guerra e criminali di guerra possano essere processati e giudicati.</span></p>
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		<title>La ricostruzione dei mausolei in Mali</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Aug 2015 07:22:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi Il 19 luglio è stata completata la ricostruzione di otto mausolei di Timbuctù (in Mali) andati distrutti nel 2012. Il progetto di restauro è stato coordinato dall’Unesco (l’Agenzia Onu per l’educazione,&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
di<br />
Veronica Tedeschi
</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
19 luglio è stata completata la ricostruzione di otto mausolei di<br />
<b>Timbuctù</b><br />
(in Mali) andati distrutti nel 2012. Il progetto di restauro è stato<br />
coordinato dall’<b>Unesco</b><br />
(l’Agenzia Onu per l’educazione, la scienza e la cultura) e nella<br />
sua totalità costerà 11 milioni di dollari, donati in parte<br />
dall’Unione Europea e in parte dalla Svizzera; seguirà a questi<br />
primi otto, la ristrutturazione di altri 6 mausolei che sarà<br />
completata entro fine anno.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY" class="separator" style="clear: both; margin-bottom: 0cm; text-align: center;">
<a href="http://2.bp.blogspot.com/-bokmJTaXSiY/Vdg-1-gGdXI/AAAAAAAADCQ/AjZGU8s4c18/s1600/unnamed%2B%2528162%2529.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="189" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/08/unnamed-%28162%29.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="320" /></a></div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Soprannominata<br />
«La città dei 33 santi», Timbuctu fiorì tra il XV e il XVI secolo<br />
come centro carovaniero e di propagazione dell’Islam in Africa.<br />
Tipici sono i suoi monumenti come le tre <b>moschee<br />
storiche</b><br />
Djingareiber, Sidi Yahiya e Sankoré, gli <b>antichi<br />
portali,</b><br />
le case dei primi esploratori, il pozzo costruito nel punto in cui,<br />
mille anni fa, una donna tuareg – narra la leggenda – trovò<br />
l’acqua che ha dato ricchezza e potenza alla città del deserto. Ma<br />
è anche l’atmosfera che si respira. «Sembra deserta – osserva<br />
una guida turistica in un’intervista all’agenzia Ansa -, poi ogni<br />
tanto qualcuno fa “capolino” e, piano piano, cominci ad avvertire<br />
uno sguardo da dietro le tipiche finestrelle antiche a grata che<br />
impediscono di vedere l’interno, ma dalle quali si può osservare<br />
perfettamente l’esterno.” Durante il periodo di occupazione della<br />
città i combattenti jihadisti hanno vandalizzato e distrutto moschee<br />
e mausolei considerati non rispondenti all’ortodossia islamica e<br />
hanno bruciato alcuni manoscritti.</div>
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Grazie<br />
all’ intervento francese che ha respinto a Nord gli Jihadisti, oggi<br />
in città si respira un’aria diversa e, molto lentamente, anche il<br />
turismo sta riprendendo. La ricostruzione dei mausolei rappresenta<br />
chiaramente la volontà della popolazione di non voler perdere la<br />
propria cultura e di non arrendersi alla volontà dell’Islam<br />
estremista.</div>
<p></p>
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“<b>Il<br />
vostro lavoro è una lezione di tolleranza, dialogo e pace.</b><br />
<b>Si<br />
tratta di una risposta agli estremisti e la sua eco può essere udita<br />
ben oltre i confini del Mali</b>”,<br />
ha affermato Irina Bokova, direttrice generale dell’Unesco,<br />
annunciando che l’Unesco ha fatto ricorso alla Corte Penale<br />
Internazionale contro i distruttori dei mausolei.</div>
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