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	<title>Cortepenale Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Aggiornamenti Venezuela</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Nov 2023 08:29:37 +0000</pubDate>
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<p>di Tini Codazzi</p>



<p><br>Contro ogni previsione, con il dubbio del boicottaggio da parte del regime, il 22 ottobre si sono svolte le elezioni primarie in Venezuela e in 28 Paesi del mondo. C&#8217;è già una candidata dell’opposizione contro Maduro per le elezioni presidenziali del 2024, e si chiama María Corina Machado, interdetta illegalmente dal chavismo otto anni fa e che nonostante le minacce e intimidazioni ha ottenuto il 92,5% dei voti.<br>Si tratta di un fatto storico molto rilevante. È la prima volta in Venezuela dall’ascesa del Chavismo che i partiti di opposizione si sono realmente uniti per eleggere un candidato. Questa volta l&#8217;unione è stata reale e compatta. Il regime ha voluto in tutti i modi annullare le elezioni primarie, ma il popolo si è organizzato molto bene. Il Comitato istituito a questo scopo è riuscito a organizzare tutto, con le difficoltà di un Paese in crisi e la mancanza di supporto logistico da parte del governo. La società civile all&#8217;interno e anche all’estero ha fatto il resto. Il tutto è stato autofinanziato al 100%. Il desiderio di cambiamento ha portato i venezuelani a votare e a fare lunghe code tra le strade della capitale, nelle città grandi e piccole, nei quartieri malfamati e nelle aree della classe media. Una partecipazione cittadina straordinaria.<br>Quello che è successo pochi giorni dopo era prevedibile. Il regime non ha riconosciuto la legalità delle elezioni, ha dichiarato che i numeri dei votanti erano stati gonfiati e, naturalmente, non ha riconosciuto María Corina Machado come vincitrice delle elezioni. Giorni dopo, la Procura generale venezuelana ha convocato i tre organizzatori delle primarie come indagati per presunte frodi. Il regime ha aperto un&#8217;inchiesta contro il Comitato Nazionale delle Primarie. La Procura ha sospeso queste elezioni a tutti gli<br>effetti, chiedendo una revisione. È un comportamento degno di un regime, di una dittatura che si sente con le spalle al muro, che non ha più aria per respirare.<br>Non è un caso che pochi giorni prima delle elezioni, cinque importanti prigionieri politici siano stati rilasciati dopo la firma di un trattato di pace alle Barbados tra l&#8217;opposizione e il governo. Un numero esiguo, visto che i prigionieri politici sono ancora 270. Questa è stata la risposta del regime alla revoca di alcune sanzioni imposte dagli Stati Uniti. In questi giorni le minacce a Machado sono all&#8217;ordine del giorno ma l’opposizione continua ferma nella sua posizione in difesa della libertà, comunque sia, queste elezioni sono una<br>dimostrazione di civiltà, di rispetto e di democrazia. Da tanto tempo non si vedeva uno scenario così in Venezuela.<br>Nel frattempo, continuano le udienze presso la Corte Penale Internazionale. Il regime di Maduro ha riconosciuto che la maggior parte dei casi presentati alla CPI rimangono impuniti. Non riesce a dimostrare di non avere colpe: la CPI ratifica che ci sono ragionevoli motivi per ritenere che siano stati commessi crimini contro l&#8217;umanità.<br>Francisco González Centeno, funzionario di informazione pubblica e sensibilizzazione della CPI, ha indicato che, in termini generali, la posta in gioco è una questione di ammissibilità di una delicata situazione davanti alla CPI. Tutto questo in base all&#8217;articolo 18 dello Statuto di Roma, che chiede ad uno Stato che dimostri di aver avviato un processo avanzato di indagini e azioni penali a livello nazionale. Così ha dichiarato per www.infobae.com.?utm_source=rss&utm_medium=rss Venezuela non riesce a dimostrare niente. Non riesce a dimostrare che questi delitti e queste denunce portate davanti alla CPI siano state controllate e portate alla Procura del Venezuela per avviare delle indagini.<br>Tic… Tac… il tempo sta per scadere.</p>
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		<title>La drammatica attualità degli stupri di guerra</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Mar 2022 06:52:07 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p></p>



<p>di Ilaria Damiani</p>



<p></p>



<p>In questi giorni si sono susseguite voci di continui stupri da parte dei soldati russi ai danni delle donne ucraine.</p>



<p>Su Sky News24, il 20 marzo scorso, il vicepremier ucraino, Stefanishyna Olha, ha denunciato lo stupro delle donne ucraine da parte dei soldati russi e ha aggiunto che dopo l’aggressione le donne vengono uccise e fatte a pezzi per nascondere le prove</p>



<p>Il vicepremier ha inoltre dichiarato che bisogna assicurarsi che gli aggressori vengano puniti e che sono state già avviate indagini per più di duemila casi di violenza da parte delle forze russe.</p>



<p>Il primo a denunciare questo fenomeno è stato Ihor Sapozhko, sindaco di Brovary, una cittadina non molto distante da Kiev. Il primo cittadino ha riferito che le persone che scappano dalle aree occupate raccontano casi di stupri.</p>



<p>Allo stato attuale pare che i presunti stupri di cui si possa fornire prova siano pochi, per quanto essi durante le guerre costituiscano un fenomeno piuttosto comune per cui, considerando i racconti che arrivano da più parti, i casi (ovviamente da provare) potrebbero essere molto più numerosi. Gli accusati sostengono invece che trattasi solo di propaganda, posta in essere per demonizzarli agli occhi della Comunità internazionale. Tuttavia, gli Organi preposti stanno indagando sui presunti crimini di guerra di cui si sarebbe macchiato l’esercito russo.</p>



<p>Concentrando ora l’attenzione solo sul drammatico fenomeno dello stupro in sé nella storia delle guerre, esso, nella sua natura di brutale atto delittuoso, diventa un ulteriore e spregevole strumento di terrore, attraverso il quale non si intende solo umiliare le donne in quanto tali, ledendone e offendendone la dignità, ma si brama colpirle proprio perché madri, figlie, sorelle di quel popolo che si vuole sottomettere e oltraggiare anche nei sentimenti.</p>



<p>Infatti, è tesi condivisa e diffusa che lo stupro di guerra sia da considerare una vera e propria arma che distrugge le persone e la nazione a cui la vittima appartiene. E la donna, suo malgrado, diviene la rappresentazione del nemico da umiliare e da distruggere.</p>



<p>La giornalista e femminista Susan Brownmiller si chiede se questo avviene solo perché la donna, in quel momento, rappresenta il nemico o perché, in quanto donna è nemico dell’uomo.</p>



<p>Se consideriamo quest’ultimo aspetto (la donna nemica dell’uomo) lo stupro diviene un modo per dominare la donna, per sottometterla, per umiliarla in quanto appartenete al genere femminile e quindi inferiore all’uomo.</p>



<p>Ma non è solo per questo che nei conflitti armati avvengono gli stupri. Le violenze avvengono perché, con la guerra, le regole a cui siamo abituati e che scandiscono la nostra vita vengono disapplicate e la brutalità dell’uomo emerge, alimentata da un inebriante sentimento di impunità. Lo stupro diventa un atto di conquista, un premio certo, una gratificazione personale che aiuta il soldato a continuare a combattere.</p>



<p>Storicamente gli stupri durante la guerra venivano considerati come un qualcosa di inevitabile, di fisiologico.</p>



<p>A livello internazionale la prima forma di divieto dello stupro di guerra si può trovare nel Codice Lieber del 1863. Il Codice raccoglieva circa 150 articoli di diritto consuetudinario e fu il primo tentativo di disciplinare il comportamento da tenere durante la guerra. L’articolo 37 del Codice Lieber prevedeva una protezione generica della donna durante il conflitto, mentre l’articolo 44 sanciva un categorico divieto di stupro.</p>



<p>Andando avanti nel tempo, con l’articolo 27 della IV Convenzione di Ginevra del 1949 relativa alla “Protezione dei civili in tempo di guerra” veniva statuito che “le donne saranno specialmente protette contro qualsiasi offesa al loro onore e, in particolare, contro lo stupro, la coercizione alla prostituzione e qualsiasi offesa al loro pudore.”</p>



<p>Successivamente, con la Dichiarazione di Vienna delle Nazioni Unite (1993), venne stabilito che le violazioni dei diritti umani delle donne in situazioni di conflitto armato rappresentano violazioni dei fondamentali principi del diritto umanitario internazionale e dei diritti umani. Tutte le violazioni di tale tipo, incluso in particolare l&#8217;assassinio, lo stupro sistematico, la schiavitù sessuale e la gravidanza forzata, richiedono una risposta particolarmente efficace.</p>



<p>A livello di giurisprudenza internazionale è importante che vengano ricordate le sentenze emesse dai Tribunali Penali Internazionali per il Ruanda e per l’ex-Jugoslavia che stabilirono che le violenze sessuali commesse dai militari in tempo di guerra erano da considerarsi come crimini di guerra. In particolare, il Tribunale Penale Internazionale per l’ex-Jugoslavia considerò lo stupro come crimine contro l’umanità, mentre il Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda statuì che le violenze sessuali commesse erano da considerarsi come un atto di genocidio.</p>



<p>Infine, non si deve dimenticare il contributo dello Statuto di Roma del 1998 della Corte Penale Internazionale che considera le violenze sessuali come crimini contro l’umanità (art.7) o come crimini di guerra (art.8), a seconda dei casi.</p>



<p>Da questa breve, sintetica e non esaustiva panoramica internazionale si è potuto vedere come le violenze sessuali durante le guerre non siano state più considerate, nel corso del tempo, come meramente fisiologiche, ma come crimini lesivi della dignità umana, da perseguire e condannare.</p>



<p>Tuttavia, fin quando (è banale dirlo) esisteranno le guerre, fin quando la tutela dei diritti umani non entrerà nel DNA delle persone e fino a che la donna continuerà ad essere inconsciamente (e consciamente) considerata come inferiore rispetto al maschio e come una proprietà, continueranno ad esserci odiosi casi di violenza.</p>
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		<title>Crimini sistemici contro i diritti fondamentali dei migranti</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Aug 2020 07:36:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Appello alla società civile per fermare il massacro dei migranti A seguito della conclusione della&#160;Sessione sulla violazione dei diritti delle persone migranti e rifugiate (2017-2019)&#160;e delle relative sentenze sulle politiche migratorie dell’Unione europea e&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="682" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/f8cac836aa_70368068.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/f8cac836aa_70368068.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/f8cac836aa_70368068-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/f8cac836aa_70368068-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<h1><strong>Appello alla società civile per fermare il massacro dei migranti</strong></h1>



<p>A seguito della conclusione della&nbsp;<a href="http://permanentpeoplestribunal.org/?p=6730&amp;lang=es&utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">Sessione sulla violazione dei diritti delle persone migranti e rifugiate (2017-2019)</a>&nbsp;e delle relative sentenze sulle politiche migratorie dell’Unione europea e dei suoi Stati membri, che si traducono in pratiche di rigetto e di repressione della popolazione migrante, il&nbsp;<a href="http://permanentpeoplestribunal.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">Tribunale Permanente dei Popoli</a>&nbsp;(TPP), reiterando la sua preoccupazione dinanzi al&nbsp;<a href="http://permanentpeoplestribunal.org/i-crimini-contro-lumanita-lungo-le-rotte-dellegeo-e-dei-balcani-le-responsabilita-della-turchia-grecia-e-unione-europea/?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">processo di genocidio in corso</a>, si rivolge alla società civile e alle realtà di solidarietà per sostenere e contribuire a un radicale mutamento dello scenario politico e giuridico attuale.</p>



<p>Nel contesto della&nbsp;<a href="https://www.statewatch.org/media/documents/news/2019/jun/eu-icc-case-EU-Migration-Policies.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">richiesta formale di intervento</a>&nbsp;inviata alla Corte Penale Internazionale da un gruppo di avvocati con l’accusa rivolta all’UE e ad alcuni Stati membri di crimini contro l’umanità commessi contro le persone migranti e rifugiate che attraversano il Mediterraneo, si è rafforzata la tendenza opposta di negazione dei migranti come esseri umani in qualsiasi iniziativa politica, economica e giuridica a livello nazionale ed europeo che elude gli obblighi internazionali di salvare vite e di fermare il massacro e le sparizioni sistematiche e intenzionali dei migranti.</p>



<p>Nonostante le denunce documentino l’estensione e la gravità delle violazioni, la crisi della pandemia di COVID-19 ha avuto come effetto una cancellazione della popolazione dei migranti anche dalle misure minime di attenzione, prevenzione e protezione adottate. Pertanto il TPP, facendo eco&nbsp;<a href="https://forms.gle/PgQSWiwyiLXnAiF57?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">alla richiesta di monitoraggio permanente che si è rinnovata nelle piazze italiane in questi ultimi giorni</a>, per sottolineare il senso di urgenza e disperazione proveniente dalle realtà quotidianamente impegnate nella difesa dei diritti dei migranti:</p>



<p>– annuncia&nbsp;<strong>un evento pubblico che si terrà il 28 settembre* a Roma</strong>&nbsp;con l’obiettivo di presentare all’UE un programma di azione sulla migrazione, come parte di un rinnovato profilo di responsabilità;</p>



<p>–&nbsp;<strong>allerta le organizzazioni interessate</strong>&nbsp;a condividere nel corso mese di settembre le proprie esperienze per contribuire alla definizione di un quadro complessivo dei crimini di sistema denunciati dal TPP lungo le sue sessioni;</p>



<p>– annuncia inoltre&nbsp;<strong>la sessione ad hoc del TPP il 24 e 25 ottobre a Berlino</strong>&nbsp;per una valutazione alla luce dei fatti recenti delle rispettive violazioni dei diritti fondamentali dei migranti e dei rifugiati in Europa.</p>



<p>* Le modalità di partecipazione saranno comunicate nel corso dei primi giorni di settembre.</p>



<p>Per informazioni:&nbsp;<a href="mailto:ppt@permanentpeoplestribunal.org" rel="noreferrer noopener" target="_blank">ppt@permanentpeoplestribunal.org</a></p>
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		<title>Intervento militare turco pianificato in Siria</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Oct 2019 06:47:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Intervento militare turco pianificato in SiriaAPM mette in guardia dal pericolo di un&#8217;ondata di terrorismo in Europa L&#8217;Associazione per i popoli minacciati (APM) chiede la convocazione di una seduta straordinaria del Consiglio di Sicurezza&#46;&#46;&#46;</p>
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Intervento militare turco pianificato in Siria<br>APM mette in guardia dal pericolo di un&#8217;ondata di terrorismo in Europa</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="599" height="275" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/kurd-599x275.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13120" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/kurd-599x275.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 599w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/kurd-599x275-300x138.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 599px) 100vw, 599px" /></figure></div>



<p>L&#8217;Associazione per i popoli minacciati (APM) chiede la convocazione di una seduta straordinaria del Consiglio di Sicurezza dell&#8217;ONU per mettere in guardia la Turchia dalle conseguenze del suo intervento militare in Siria. L&#8217;intervento militare non solo allontanerebbe a tempi indeterminati la possibilità di pace e stabilità in Siria ma rischia di comportare seri pericoli anche per l&#8217;Europa. Se il cosiddetto Stato Islamico (IS) riprendesse forza, migliaia di miliziani dell&#8217;IS potrebbero tornare liberi e costituire un serio pericolo in Europa. Dopo che la Turchia ha per anni sostenuto i movimenti islamici nella vicina Siria, nessuno pensa veramente che possa ora mandare a processo i<br>miliziani dell&#8217;IS. Ciò nonostante il presidente Statunitense Donald Trump ha passato alla Turchia la responsabilità per i prigionieri dell&#8217;IS, attualmente sotto custodia delle Forze Democratiche Siriane (Syrian Democratic Forces) a maggioranza kurda. Dopo l&#8217;annuncio dell&#8217;offensiva turca, le forze kurde hanno dichiarato di non poter più<br>controllare e difendere i campi di prigionia in cui si trovano i miliziani dell&#8217;IS poiché hanno ora priorità militari più urgenti. Ma se i prigionieri dell&#8217;IS dovessero tornare in libertà potrebbero costituire un serio pericolo per la sicurezza non solo nella regione ma anche in Europa.</p>



<p>L&#8217;APM chiede quindi una forte iniziativa dell&#8217;Europa che deve farsi finalmente carico dei circa 10.000 miliziani dell&#8217;IS provenienti dai paesi europei. Essi devono essere ricondotti nei loro paesi insieme ai loro familiari dove dovranno essere processati per i crimini commessi o, dove possibile, reintegrati in società con specifici programmi di sorveglianza. L&#8217;Europa deve finalmente prendere in mano la situazione e assumersi le proprie responsabilità, sia per la popolazione civile della Siria del nord, sia per garantire le condizioni di pace in Medio Oriente così come in Europa.</p>



<p> L&#8217;APM mette in guardia dalle conseguenze del previsto intervento militare turco in Siria e critica duramente la pianificata istituzione di una zona di sicurezza al confine con la Turchia. Secondo il diritto internazionale, una zona di sicurezza, o safety zone, deve servire a tutelare la popolazione civile ma quello che intende fare la Turchia è proprio il contrario. La creazione di questa zona di sicurezza prevede infatti lo spostamento forzato della popolazione civile residente per insediarvi migliaia di profughi siriani arabi fuggiti in Turchia dalla guerra. Quello che la Turchia in realtà persegue è la sostituzione della popolazione kurda residente lungo la frontiera tra Siria e Turchia con persone di origine araba. Definire tale operazione &#8220;istituzione di una safety zone&#8221; è un eufemismo che in realtà cela una ulteriore e gravissima violazione del diritto internazionale che si aggiunge a quella dell&#8217;intervento militare.</p>



<p>L&#8217;istituzione forzata della safety zone con grande probabilità innescherà una fuga di massa della popolazione residente creando una nuova ondata di profughi e rischia di causare gravi conflitti etnici dall&#8217;esito imprevedibile.</p>



<p>Secondo l&#8217;articolo 7 dello Statuto della Corte Penale Internazionale il trasferimento forzato della popolazione civile costituisce un crimine contro l&#8217;umanità e, anche se la Turchia non riconosce la Corte Penale Internazionale, la definizione dei crimini contro l&#8217;umanità, così come fissati negli statuti della Corte, è internazionalmente vincolante. Lo spostamento forzato delle persone, così come pensato dal governo turco,<br>andrebbe a cambiare drasticamente la composizione etnica in Siria del Nord e costituisce a sua volta un grave crimine contro la popolazione civile. </p>



<p></p>
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