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	<title>Covid Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Il Sudan e la persistente crisi umanitaria nel Darfur</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Mar 2023 09:33:21 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p class="has-text-align-right"></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/Darfur.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="735" height="416" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/Darfur.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16890" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/Darfur.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 735w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/Darfur-300x170.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 735px) 100vw, 735px" /></a></figure>



<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p></p>



<p>Il Sudan, uno dei paesi più grandi dell&#8217;Africa, si trova attualmente in una fase di transizione politica e sociale molto delicata. Dopo decenni di regime autoritario sotto l&#8217;ex presidente Omar al-Bashir, il paese ha attraversato una rivoluzione pacifica nel 2019 che ha portato alla caduta del regime e all&#8217;insediamento di un governo di transizione.</p>



<p>Tuttavia, nonostante i progressi, il Sudan continua ad affrontare molte sfide, tra cui conflitti etnici e politici, crisi economiche, violazioni dei diritti umani e pandemia di COVID-19.</p>



<p>Uno dei problemi più gravi che affligge il paese è il conflitto nella regione del Darfur.</p>



<p>Il Darfur è una regione situata nella parte occidentale del Sudan, in Africa, che ha visto una lunga serie di conflitti e violenze negli ultimi decenni. La situazione attuale in Darfur è ancora caratterizzata da violenze, tensioni etniche e crisi umanitarie, nonostante gli sforzi internazionali per risolvere la situazione.</p>



<p>La crisi nel Darfur ha avuto inizio nel 2003, quando alcune tribù africane iniziarono a ribellarsi contro il governo sudanese, che era guidato dalla maggioranza araba. Il conflitto ha causato la morte di migliaia di persone e costretto milioni di persone a fuggire dalle loro case.</p>



<p>Le violenze e le tensioni etniche continuano a causare morti e feriti tra la popolazione civile, e molte persone sono costrette a vivere in campi profughi, senza accesso adeguato a cibo, acqua e cure mediche.</p>



<p>Le organizzazioni umanitarie che operano nella regione cercano di fornire assistenza e supporto ai profughi, ma la situazione rimane critica. Inoltre, la presenza di gruppi armati e di bande criminali rende difficile l&#8217;accesso alle zone più remote e vulnerabili dell&#8217;area.</p>



<p>Nonostante gli accordi di pace firmati nel 2020, i combattimenti tra le forze governative e i ribelli continuano in alcune parti della regione.</p>



<p>Inoltre, il Sudan sta attraversando una grave crisi economica, con una forte inflazione e una scarsa disponibilità di beni di prima necessità come il pane. Il governo di transizione sta lavorando per affrontare la situazione, ma la strada da percorrere è ancora lunga.</p>



<p>La pandemia di COVID-19 ha anche colpito duramente il paese, con un aumento dei casi e dei decessi negli ultimi mesi. La campagna di vaccinazione è stata lanciata solo di recente, ma la disponibilità di vaccini è limitata.</p>



<p>Infine, il Sudan sta affrontando anche sfide interne legate alla transizione politica. Il governo di transizione ha l&#8217;obiettivo di guidare il Paese verso elezioni democratiche, ma ci sono preoccupazioni riguardo alla capacità del governo di garantire un processo elettorale libero e giusto.</p>



<p>In generale, la situazione in Sudan è ancora molto delicata e richiede l&#8217;impegno e il sostegno della comunità internazionale per affrontare le sfide e consolidare la transizione verso una democrazia stabile e pacifica.</p>



<p>Voglio terminare questo articolo con le parole di un giovane rifugiato sudanese: &#8221; La cosa più difficile per chi come me è rifugiato in Italia è far conoscere il dramma che vivono i nostri popoli. Non possiamo permetterci di cedere al dolore, di chiuderci in noi stessi, di considerarci vittime di un’ingiustizia.` Se facciamo così, offendiamo la memoria di chi non ce l’ha fatta&#8221;. Continua: “Un letto, un pasto caldo, un luogo da chiamare casa e in cui riprendersi dalle fatiche del viaggio e dagli orrori della guerra per tanti di noi non c’è. E anche se così l’integrazione diventa un sogno più che un progetto noi non dobbiamo arrenderci.&#8221;</p>



<p><a href="https://www.redattoresociale.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.redattoresociale.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> per le parole del rifugiato.</p>



<p><a href="https://www.notiziegeopolitiche.net/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.notiziegeopolitiche.net/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> per l&#8217;immagine.</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. La situazione dell&#8217;Africa subsahariana post-Covid</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2023 08:43:13 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p></p>



<p>L’Africa viene vista ancora come un continente afflitto da povertà e conflitti nonostante le grandi potenzialità politiche, economiche, culturali e scientifiche. Rispetto ad altri continenti, in diversi Paesi africani assistiamo ad una crescita significativa.</p>



<p>La pandemia di COVID-19 riguarda, naturalmente, anche i Paesi dell’Africa subsahariana. Alcuni Stati della regione, in particolare, stanno dimostrando di affrontare abbastanza bene le sfide sanitarie, forti anche delle esperienze passate in tema di pandemie. La crisi economica globale, però, associata alla COVID-19 colpisce tutti.</p>



<p>La maggior parte dei Paesi dell’Africa subsahariana, infatti, fa fatica a sostenere la popolazione e l’economia con misure statali.</p>



<p>L&#8217;anno appena trascorso non è stato “facile” per l’economia dell’Africa Subsahariana,. L&#8217;agenzia di ratings, Fitch, prevede che il debito medio “nell’Africa subsahariana sarà al di sotto del 65% nel 2023, dopo essere arrivato al 72% nel 2020, aiutato dalla ripresa economica dopo la pandemia, dall’aumento dei prezzi delle materie prime e dagli sforzi per ridurre i deficit di bilancio, ma questo livello si confronta con una media del 57% nel 2019, prima della pandemia, e con meno del 30% tra il 2007 e il 2013”.</p>



<p>I rischi che questi Paesi devono fronteggiare sono legati principalmente al significativo rallentamento globale, all’elevata inflazione, alle difficili condizioni finanziarie, al generale indebitamento delle economie determinato dalla pandemia e ora dall’invasione russa dell’Ucraina.</p>



<p>Possono, però, fare leva  sull&#8217;’aumento dei prezzi delle materie prime in un continente in cui ce ne sono in abbondanza e che offre la possibilità di creare fondi di stabilizzazione o fondi sovrani per proteggersi da shock futuri. Il 2022 è stato un anno in cui la maggior parte delle valute africane hanno perso valore, una tendenza che potrebbe proseguire anche nel 2023. Quest&#8217;ultimo dato riguarda, però, soprattutto economie instabili a causa di guerre, come in Sudan.</p>



<p>La crisi rischia di vanificare i progressi compiuti negli ultimi anni in termini di politica di sviluppo, ma l&#8217;area può contare sull&#8217;appoggio di   Stati come la Svizzera; inoltre, la difficile situazione potrebbe rappresentare anche un’opportunità, ad esempio per quanto riguarda lo sviluppo della tecnologia digitale e la riconversione economica. </p>
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		<title>Il Ministro della Salute blocchi la non-riforma sanitaria della Lombardia Moratti-Fontana</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Jan 2022 09:17:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>RIMANDARE AL MITTENTE L’ENNESIMA LEGGE DELLA REGIONE LOMBARDIA PRO SANITA’ PRIVATA, LO CHIEDIAMO AL MINISTERO DELLA SALUTE Chiediamo al Ministro della Salute di esprimere la dovuta valutazione sull’esito della sperimentazione della legge &#160;regionale “Modifiche&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong>RIMANDARE AL MITTENTE L’ENNESIMA LEGGE DELLA REGIONE LOMBARDIA PRO SANITA’ PRIVATA, LO CHIEDIAMO AL MINISTERO DELLA SALUTE</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/ZiPFOxvXISzmKla-800x450-noPad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="800" height="450" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/ZiPFOxvXISzmKla-800x450-noPad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16068" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/ZiPFOxvXISzmKla-800x450-noPad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/ZiPFOxvXISzmKla-800x450-noPad-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/ZiPFOxvXISzmKla-800x450-noPad-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></figure>



<p>Chiediamo al Ministro della Salute di esprimere la dovuta valutazione sull’esito della sperimentazione della legge &nbsp;regionale “Modifiche al Titolo I e al Titolo VI della legge regionale 30 dicembre 2009 n. 33 (Testo unico delle leggi regionali in materia di sanità)”, come formalmente statuito dal protocollo d’intesa tra l’allora Ministro della Salute e l’allora Presidente della Regione Lombardia e di esprimersi in merito a come la Regione Lombardia ha effettivamente recepito le richieste di modifiche con la L.R. 22/21 approvata a maggioranza dal Consiglio regionale e promulgata lo scorso 14 dicembre 2021.&nbsp;</p>



<p>Il Coordinamento Lombardo per il diritto alla salute – Campagna Dico 32 ha inviato lo scorso 27 dicembre una lettera aperta al Ministro della Salute affinché, nell’ambito dei poteri previsti dall’art. 127 della Costituzione Repubblicana, sollevi la questione di legittimità della legge regionale 22/2021.</p>



<p>La richiesta si fonda principalmente sulla distanza tra quanto richiesto dallo stesso Ministro tramite Agenas (lettera del 16.12.2020) e quanto contenuto nella legge : la confusa frammentazione di competenze tra ATS e ASST permane e viene resa ancora più evidente nel campo della programmazione; la funzione dei distretti non corrisponde a quanto richiesto; permangono ancora indefinite le effettive modalità di controllo degli erogatori privati accreditati.</p>



<p>Ma i motivi sono ancora più profondi perché la legge regionale 22/2021 conferma il contrasto tra le normative che si sono succedute in Lombardia dal 1997 ed i principi stabiliti dalla legge 833/1978 di riforma sanitaria nazionale. Contrasto portato alla luce dall’alto tasso di decessi dovuti al Covid-19 come pure della crisi sistemica della medicina territoriale e i limiti evidenti dell’ approccio ospedalocentrico e sbilanciato a favore delle strutture private.</p>



<p>Il modello lombardo di sanità, padre degli errori commessi, con il progressivo smantellamento della sanità pubblica, preventiva e territoriale (caratteristiche fondamentali di un servizio sanitario, ma non remunerative e non utili ad un “sistema” tendente alla competizione e privatizzazione) , è stato consentito tra le altre cose dalla regionalizzazione della sanità e la creazione di fatto di 21 servizi sanitari differenti, causa principale delle difficoltà di coordinamento che hanno ostacolato la tempestiva gestione dell’emergenza.</p>



<p>La legge 22/2021 introduce formalmente – prioritariamente per poter disporre dei finanziamenti – alcune indicazioni del PNRR (case di comunità, ospedali di comunità, medicina di prossimità) ma li stravolge in sede di attuazione aprendo anche questi ambiti al privato considerato “equivalente” al pubblico. Tende inoltre ad accentuare ulteriormente differenze di accesso ed erogazione dei servizi che diventano discriminanti per chi non dispone &nbsp;di forme di sanità integrativa (mutue, assicurazioni, welfare aziendale) che comunque non garantiscono gli stessi livelli di tutela per tutte le persone.</p>



<p>I cittadini sono trattati come clienti e non come persone portatrici di diritti (art. 32 della Costituzione).</p>



<p>La sanità lombarda necessita da anni di una revisione profonda. Ora è il momento di porla in atto, come hanno richiesto in modo articolato le realtà sociali che aderiscono al Coordinamento : deve prevedere un forte governo pubblico della sanità, basato su una chiara programmazione; la medicina territoriale deve essere organizzata in bacini d’utenza limitati per rispondere in modo mirato ai problemi di salute dando priorità alla prevenzione della malattia anche attraverso la partecipazione della cittadinanza; le Case e gli Ospedali di Comunità devono essere esclusivamente pubblici affinché ci si focalizzi sui risultati reali di salute e non su utili economici; le liste d’attesa devono essere trasparenti e il loro contenimento deve essere un obiettivo primario rientrando nei tempi previsti dai LEA, anche attraverso l’assunzione straordinaria di personale presso le strutture pubbliche; la libera professione all’interno delle strutture pubbliche deve essere eliminata; le RSA devono essere parte integrante del servizio sanitario nazionale; la richiesta di autonomia differenziata deve essere ritirata.</p>



<p>Se il ministero non solleverà rilievi all&#8217;impostazione della legge regionale lombarda 22/2021, confermandola, tali derive privatistiche potrebbero facilmente essere prese a modello da altre realtà regionali allontanando sempre di più il servizio sanitario da quanto previsto dalla riforma del 1978 e mettendo fortemente in discussione il diritto alla salute e la sua universalità e gratuità nel momento dell’erogazione, basata sulla fiscalità generale progressiva.</p>



<p>Per questi motivi chiediamo che il ministero ed il governo intervengano per bloccare la legge regionale lombarda 22/2021.</p>



<p>Coordinamento lombardo per il diritto alla salute &#8211; Campagna Dico 32!</p>



<p></p>



<p>Per firmare la petizione:  <a href="https://www.change.org/p/il-ministro-della-salute-blocchi-la-non-riforma-sanitaria-della-lombardia-moratti-fontana?utm_source=share_petition&amp;utm_medium=custom_url&amp;recruited_by_id=f2b05f30-719a-11ec-9412-9dc3485b2c6b&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.change.org/p/il-ministro-della-salute-blocchi-la-non-riforma-sanitaria-della-lombardia-moratti-fontana?utm_source=share_petition&amp;utm_medium=custom_url&amp;recruited_by_id=f2b05f30-719a-11ec-9412-9dc3485b2c6b&utm_source=rss&utm_medium=rss</a> </p>



<p></p>
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		<title>Tunisia: una decisione storica del presidente Kais Saied che ascolta il popolo e licenzia la politica</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jul 2021 07:08:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Tunisia ,Foad Aodi(Co-mai): Una decisione storica del presidente Kais che ascolta il popolo e licenzia la politica Amsi,Co-mai e UMEM: in Tunisia 563.930 contagiati e 18 mila morti, in Africa più di 6.4 contagiati ,162.875 morti&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/proteste-tunisia-ansa-2-1-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15534" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/proteste-tunisia-ansa-2-1-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/proteste-tunisia-ansa-2-1-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/proteste-tunisia-ansa-2-1-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/proteste-tunisia-ansa-2-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>(Ansa.it)</figcaption></figure>



<p>Tunisia ,Foad Aodi(Co-mai): Una decisione storica del presidente Kais che ascolta il popolo e licenzia la politica <br>Amsi,Co-mai e UMEM: in Tunisia 563.930 contagiati e 18 mila morti, in Africa più di 6.4 contagiati ,162.875 morti e circa 1,5% vaccinati ,il programma Covax ha fallito ,chi sbaglia paga e non solo in Tunisia.</p>



<p></p>



<p>Il  25.07 è stata una giornata molto tesa in Tunisia con numerose manifestazioni da parte del popolo tunisino , in maggioranza giovani, per numerosi motivi che vanno dalla crisi politica ,economica ,aumento della disoccupazione e dell&#8217;immigrazione irregolare al fallimento totale nella gestione sanitaria .La Tunisia nelle ultime settimane ha registrato numeri alti di contagi ,morti ,con ospedali e professionisti alla sanità  al collasso ,dove manca tutto compreso medicinali ,bombole di ossigeno e vaccini, come denunciamo da settimane. Il presidente tunisino <strong>Kais Saied </strong>ha annunciato a sorpresa in tarda serata di ieri la sospensione del parlamento e il licenziamento del primo ministro <strong>Hichem Mechichi </strong>,secondo l&#8217;articolo 80 della costituzione tunisina ,dopo una giornata di proteste popolari contro il sistema politico in atto. Subito dopo l&#8217;annuncio di Saied, a seguito di una riunione di emergenza a Cartagine con i vertici della sicurezza e dell&#8217;esercito, molti cittadini si sono riversati nelle strade suonando i clacson delle automobili in segno di giubilo e festeggiamenti.</p>



<p><em><br></em>&#8220;Quello che è successo ieri in Tunisia è molto importante dal punto di vista politico e popolare. Ci auguriamo che tutti i paesi di buona volontà , la Commissione Europea e i paesi arabi possano aiutare subito la Tunisia nell&#8217;affrontare la grave crisi sanitaria e della pandemia. Ad oggi la Tunisia ha ricevuto aiuti e più di 3,2 milioni di dosi ; con la previsione di superare le 5 milioni di dosi dopo la metà di agosto ,tutto in donazione e con aiuti dalla Cina ,Francia ,Algeria ,Egitto ,Italia ,Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi. </p>



<p>La Tunisia è nella quarta ondata e registra più di 563.930 contagiati e 18 mila morti dall&#8217;inizio della pandemia ,come numerosi paesi arabi ,africani e sud americani dove i numeri sono in aumento per colpa delle nuove varianti sia internazionali che locali (Algerina ,Tunisina ,Libica ,Africane), che sono circa 27 varianti. In Africa più di 6.4 milioni di contagiati ,162.875 morti e circa 1,5% vaccinati. Il programma Covax ha fallito. Chi sbaglia paga e non solo in Tunisia<strong>. </strong>&#8220;Urge sostenere la Tunisia e Paesi arabi e africani; servono tamponi che hanno la capacità di identificare le nuove varianti; controllare di più l&#8217;immigrazione proveniente dai paesi entranti nella quarta ondata; fornire più vaccini; promuovere campagne di informazione giusta e responsabile per combattere ogni disinformazione o affermazione irresponsabile, senza evidenze scientifiche,&#8221; cosi sintetizza e di nuovo denuncia  la situazione tragica in Tunisia e in Africa <strong>Foad Aodi , Presidente Associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) e La Comunità del mondo arabo in Italia (Co-mai) , membro della Commissione Salute Globale della Fnomceo </strong>che avverte Europa e Italia: anche in Italia e in Europa ce&#8217; protesta in piazza e disinformazione con dichiarazioni che non aiutano ad aumentare la percentuale dei vaccinati come questa ultima che gira in Italia e che va chiarita subito: &#8220;i vaccinati contagiano come i non vaccinati&#8221; .</p>
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		<title>Cosa sta accadendo per le strade di Cuba</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2021 09:17:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Diverse persone sono state arrestate a Cuba dopo che migliaia di persone si sono unite “alle più grandi proteste degli ultimi decenni contro il governo comunista dell&#8217;isola”, affermano i media e le fonti dell&#8217;opposizione.&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/Cuba-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15516" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/Cuba-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/Cuba-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/Cuba-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/Cuba.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Diverse persone sono state arrestate a Cuba dopo che migliaia di persone si sono unite “alle più grandi proteste degli ultimi decenni contro il governo comunista dell&#8217;isola”, affermano i media e le fonti dell&#8217;opposizione. Le riunioni pubbliche non autorizzate sono illegali a Cuba e le proteste sono rare.</p>



<p>Le immagini sui social media hanno mostrato quelle che sembravano essere le forze di sicurezza che detenevano, picchiavano e spruzzavano spray al peperoncino su alcuni manifestanti. Il presidente di Cuba ha definito &#8220;mercenari&#8221; coloro che protestavano. In un discorso televisivo di quattro ore, il presidente Miguel Díaz-Canel ha definito i manifestanti &#8220;controrivoluzionari&#8221; mentre il ministro degli esteri ha affermato che le manifestazioni erano state finanziate e supportate dagli Stati Uniti. Díaz-Canel non ha offerto ai manifestanti alcuna concessione nel suo discorso, ma ha invece esortato i suoi sostenitori ad affrontarli fisicamente. &#8220;L&#8217;ordine di combattere è stato dato&#8221;, ha detto alla fine della sua apparizione, &#8220;I rivoluzionari devono essere in strada&#8221;.</p>



<p>Coloro che sono scesi in piazza si sono detti profondamente frustrati per il crollo dell&#8217;economia, la carenza di cibo e medicine, l&#8217;aumento dei prezzi e la mala gestione della pandemia da Covid-19 da parte del governo.</p>



<p>La risposta del governo alle manifestazioni è stata rapida e non si è fatta attendere: i dati raccolti dal centro di assistenza legale Cubalex suggeriscono che circa cento persone sono state arrestate. Tra gli arrestati c&#8217;è la giornalista Camila Acosta, che seguiva le proteste per il quotidiano spagnolo ABC. Il ministro degli esteri spagnolo José Manuel Albares ha chiesto il suo rilascio immediato.</p>



<p>Ci sono state segnalazioni di blackout di internet in tutta l&#8217;isola. L&#8217;accesso a internet-mobile è stato implementato nel dicembre 2018 a Cuba, ma è controllato dalla società di telecomunicazioni di proprietà statale Etecsa. Il sito di monitoraggio di Internet Netblocks ha affermato che l&#8217;accesso a WhatsApp, Facebook, Instagram e Telegram è stato limitato dai server di Etecsa. Internet-mobile è il mezzo principale per i cubani per accedere alle notizie indipendenti e molti hanno affermato che i blackout hanno aumentato il senso di inquietante disagio in seguito alle proteste.</p>



<p>Molti di coloro che hanno partecipato alle proteste si sono lamentati della carenza di risorse. &#8220;Non c&#8217;è cibo, né medicine, non c&#8217;è libertà. Non ci lasciano vivere&#8221;, ha detto un uomo chiamato Alejandro. Il Presidente Miguel Díaz-Canel ha incolpato per le carenze le sanzioni statunitensi su Cuba, che sono in vigore in varie forme dal 1962, definendole una &#8220;politica di soffocamento economico&#8221;.</p>



<p>Gli Stati Uniti, che hanno una storia decennale di ostilità con Cuba, hanno affermato di stare dalla parte dei cubani e hanno invitato i governanti ad astenersi dalla violenza e ad ascoltare la loro gente. &#8220;Il popolo cubano sta affermando coraggiosamente i diritti fondamentali e universali&#8221;, ha affermato il presidente degli Stati Uniti Joe Biden. “Siamo con il popolo cubano e il suo forte appello alla libertà e al sollievo dalla tragica morsa della pandemia e dai decenni di repressione e sofferenza economica a cui è stato sottoposto dal regime autoritario di Cuba&#8221;, ha affermato Biden in una nota.</p>



<p>Anche il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, Jake Sullivan, ha recentemente twittato: &#8220;Gli Stati Uniti sostengono la libertà di espressione e di riunione in tutta Cuba e condannerebbero fermamente qualsiasi violenza o presa di mira di manifestanti pacifici che esercitano i loro diritti universali&#8221;.</p>



<p>Le relazioni tra Stati Uniti e Cuba sono al punto più basso da anni. L&#8217;amministrazione Trump ha adottato alcune delle misure economiche più dure contro Cuba da decenni e finora l&#8217;amministrazione Biden sembra riluttante a revocarle. Anche il presidente messicano Andrés Manuel López Obrador ha invitato gli Stati Uniti a sospendere il loro embargo commerciale a Cuba come gesto umanitario. &#8220;Nessun paese al mondo dovrebbe essere recintato e bloccato, questo è l&#8217;opposto dei diritti umani&#8221;, ha detto.</p>



<p>Le proteste antigovernative sono iniziate con una manifestazione nella città di San Antonio de los Baños, a sud-ovest dell&#8217;Avana, ma presto si sono diffuse in tutto il Paese. Molte proteste sono state trasmesse in diretta sui social network. I post sui social media hanno mostrato persone che rovesciavano auto della polizia e saccheggiavano alcuni negozi di proprietà statale che valutavano le loro merci in valuta estera. Per molti cubani, questi negozi sono l&#8217;unico modo per acquistare beni di prima necessità, ma i prezzi sono alti e difficilmente accessibili.</p>



<p>L&#8217;economia di Cuba è in difficoltà. Il turismo, uno dei settori più importanti, è stato devastato dalle restrizioni ai viaggi durante la pandemia da Covid. Lo zucchero, che viene principalmente esportato, è un altro fattore chiave per Cuba, ma il raccolto di quest&#8217;anno è stato peggiore del previsto. Di conseguenza, le riserve di valuta estera del governo sono esaurite, il che significa che non è in grado acquistare beni importati per integrare le carenze, come farebbe normalmente.</p>



<p>Secondo alcuni esperti in relazioni internazionali ed estere ciò che si sta verificando in questi giorni per le strade cubane sarebbe solo l’inizio di una turbolenta ed animata rivolta. Come questa si svilupperà dipende da molti fattori: il versante interno e domestico è come sempre rilevante e la risposta che al momento il Presidente cubano ha fomentato non promette niente di positivo, ma piuttosto indice di gravi violazioni dei diritti umani e di norme del diritto internazionale che possono precipitare severamente. Dall’altro lato, il fronte internazionale dove gli USA si riservano uno spazio particolarmente importante e influente. L’America non è però l’unico attore con il potere e possibilità di agire; ci sono bensì altri soggetti, come Stati e Organizzazioni Internazionali, dotati di voce nello scenario internazionale e capaci di ribaltare le carte.</p>
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		<title>#Iorestoacasa e loro restano nel campo. Appello per una città solidale</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jul 2021 08:58:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani aderisce all&#8217;appello di Associazione 21 luglio e lo divulga. “Io resto a casa”, il decreto emanato lo scorso 9 marzo dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, per fronteggiare l’emergenza&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> aderisce all&#8217;appello di Associazione 21 luglio e lo divulga.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="682" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15508" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/rom-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/rom-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>“<strong>Io resto a casa</strong>”, il decreto emanato lo scorso 9 marzo dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, per fronteggiare l’emergenza da contagio Covid-19, ha giustamente imposto regole ferree all’intero Paese obbligando tutti, tra i vari provvedimenti, ad assumere atteggiamenti di responsabilità e ad uscire di casa solo per situazioni emergenziali o motivi di lavoro. A distanza di qualche giorno dall’entrata in vigore delle nuove norme,&nbsp;<strong>Associazione 21 luglio ha svolto un’indagine all’interno delle baraccopoli istituzionali della città di Roma</strong>&nbsp;riservate a famiglie di etnia rom, per capire come le norme contenute nel decreto possono impattare sulla vita di chi abita in emergenza abitativa. Nel rispetto delle restrizioni imposte dal Governo, i dati e le testimonianze sono state raccolte mediante interviste telefoniche svolte tra il 14 e il 17 marzo dai nostri operatori.</p>



<p>In alcune baraccopoli, dopo la pubblicazione del decreto del 9 marzo 2020 si sono intensificati i controlli della Polizia Locale già presente in maniera stabile all’ingresso degli insediamenti.&nbsp;<strong>In alcuni casi gli abitanti avvertono il peso di restrizioni</strong>&nbsp;che impongono l’uscita solo a piedi e dilazionata nel tempo o rispettosa della norma che impone il metro di distanza anche all’interno delle autovetture. In relazione al contagio sono in molti a sentirsi più protetti all’interno dell’insediamento che fuori, durante le uscite si equipaggiano di dispositivi autoprodotti poiché nulla è stato consegnato loro per contrastare il contagio. Non solo,&nbsp;<strong>in nessuna baraccopoli è stata segnalata la presenza di operatori sanitari</strong>&nbsp;disponibili per la distribuzione del materiale o fornire informazioni. Restano quindi le azioni raccomandate attraverso la tv e che sono praticabili, però, laddove le condizioni igieniche lo permettono o dove almeno c’è disponibilità di acqua corrente.</p>



<p>Le famiglie presenti nelle baraccopoli della Capitale non hanno più la possibilità di svolgere l’attività lavorativa e, con le risorse disponibili ad oggi, non potranno far fronte ai giorni che verranno: un aspetto se possibile ancora più tragico che ghettizza chi vive ai margini. Anche&nbsp;<strong>la solidarietà in tempi di contagio è relegata ad eccezioni sporadiche</strong>&nbsp;per paura del contatto fisico e bambini e anziani rischiano di non avere la sussistenza quotidiana. Ad aggravare un quadro già drammatico anche la sospensione dell’attività scolastica e l’impossibilità di utilizzare strumenti tecnologici indispensabili a seguire un’eventuale didattica a distanza pone i minori in età scolare in uno stato di grave isolamento in rapporto ai coetanei e agli insegnanti.</p>



<p>A dispetto di “Io resto a casa”, per chi vive in emergenza abitativa lo slogan giusto potrebbe essere&nbsp;<strong>“Io resto nel campo” ad indicare le conseguenze prodotte dal decreto di una maggiore emarginazione e segregazione</strong>&nbsp;rispetto a quella già vissuta quotidianamente. Ma cosa accadrebbe se in uno degli insediamenti venisse riscontrata anche una sola positività?</p>



<p><strong>Tutti gli abitanti sarebbero posti in quarantena?</strong> L’appello di Associazione 21 luglio alla sindaca di Roma Virginia Raggi e al prefetto di Roma Gerarda Pantalone affinchè: si individuino nelle baraccopoli romane situazioni di fragilità e si provveda a fornire beni di prima necessità <strong>garantendo condizioni igienico-sanitarie</strong> e accesso all’acqua potabile; si provveda a incrementare la rete di volontariato sociale all’interno delle baraccopoli; si disponga la presenza di personale sanitario che illustri strumentazioni e misure da adottare. Nell’appello viene infine chiesto di predisporre per tempo <strong>adeguati piani sanitari da adottare in caso di positività</strong> all’interno di una delle baraccopoli romane.</p>



<p><strong><em>Egregia Sindaca Virginia Raggi,</em></strong><br><strong><em>Egregio Prefetto Gerarda Pantalone,</em></strong></p>



<p><em>Vi scrivo per esprimervi profonda preoccupazione circa la condizione di salute di oltre 6000 persone che vivono in emergenza abitativa presso le&nbsp;baraccopoli monoetniche della Capitale in un momento di emergenza sanitaria che l’OMS ha dichiarato pandemia.</em></p>



<p><em>Vi chiedo di mappare all’interno degli insediamenti formali e informali le condizioni di maggiore fragilità con l’obiettivo di garantire, in particolare ai minori e agli anziani, la distribuzione beni di prima necessità; di garantire all’interno di ogni singolo insediamento condizioni igienico-sanitarie adeguate assicurando in primis l’accesso all’acqua potabile; di assicurare all’interno degli insediamenti la presenza di operatori sanitari e di mediatori culturali che possano provvedere ad illustrare le misure di prevenzione raccomandate dal decreto del 9 marzo 2020 e distribuire agli abitanti dispositivi di protezione individuali; di rinforzare e coordinare una rete di volontariato sociale al fine di monitorare in maniera capillare le condizioni igienico-sanitarie e la salute di quanti vivono nelle baraccopoli della Capitale; di predisporre per tempo, in caso di riscontro di una o più positività al Covid-19 all’interno degli insediamenti formali, un adeguato e tempestivo piano di intervento sanitario, al fine di evitare che la città arrivi impreparata a tale evento</em>.</p>



<p></p>



<p>Per firmare l&#8217;appello: <a href="https://www.21luglio.org/iorestoacasa-e-loro-restano-nel-campo/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.21luglio.org/iorestoacasa-e-loro-restano-nel-campo/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>La tutela contro la tortura in carcere in epoca Covid</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jul 2021 07:03:38 +0000</pubDate>
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<p>(da antigone.it)</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="788" height="500" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/comitato_onu_tortura.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15505" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/comitato_onu_tortura.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 788w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/comitato_onu_tortura-300x190.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/comitato_onu_tortura-768x487.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 788px) 100vw, 788px" /></figure>



<p>Lo scorso giugno il Sottocomitato per la prevenzione della tortura e degli altri trattamenti o punizioni crudeli, inumani o degradanti delle Nazioni Unite ha pubblicato due pareri di follow-up in materia di detenzione in periodo pandemico. Questi aggiornamenti rappresentano il prosieguo di avvertenze che fin dall’esordio della diffusione del coronavirus Covid-19 la Sottocommissione si era premurata di produrre e sottoporre ai Paesi aderenti all’Opcat (il Protocollo opzionale alla Convenzione contro la tortura) un parere sui luoghi di detenzione (marzo 2020) e poi ancora un altro parere nell’aprile successivo agli Stati e ai Meccanismi nazionali di prevenzione (NPM). Ad entrambi il Sottocomitato aveva chiesto di fornire informazioni sulle misure che di lì in avanti si sarebbero adottate negli istituti di pena in risposta al pericolo virale. </p>



<p>Sono stati 49 su 90 Stati parte del protocollo, quelli a fornire delle risposte che hanno poi permesso il follow-up. Tra i membri dell’Unione europea le adesioni sono state di 19 paesi su 27 (Non hanno risposto: Belgio, Finlandia, Georgia, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lussemburgo, Repubblica Ceca e Repubblica Slovacca). Mentre sono stati 69 gli NPM che hanno segnalato al Sottocomitato i problemi riscontrati nei sistemi di reclusione di cui sono Garanti nel corso di questa emergenza pandemica.</p>



<p>Sulla base dei riscontri il Sottocomitato ha in via preliminare potuto riscontrare le capacità di adattamento di alcuni sistemi di giustizia penale nei quali vi è stata come risposta alla crisi sanitaria una riduzione nel numero della popolazione detenuta, la sensibilizzazione circa le modalità di contagio, una maggiore attenzione all’igiene, una intensificazione nell’assistenza sanitaria a persone con quadri clinici più complessi e, infine, l’importante introduzione di nuovi mezzi di comunicazione con il mondo esterno. Le misure per ridurre la popolazione detenuta hanno riguardato anzitutto lo sviluppo o il ricorso a misure non detentive per i detenuti con pene o con residui di pene brevi, per le donne incinte o con figli piccoli in carcere, condannati per reati non violenti che avessero scontato una parte significativa della loro pena, persone con gravi problemi di salute e/o disabilità. Inoltre si è fatto ricorso agli istituti della grazia o dell’amnistia e anche al braccialetto elettronico per la detenzione domiciliare. Non da ultimo vi è stata una riduzione del ricorso alla custodia di polizia. Per quanto attiene invece alle misure igieniche, vi è stata in via preliminare un’attenzione all’identificazione dei problemi di salute dei detenuti; sono stati poi limitati i trasferimenti, e istituite sezioni per l’isolamento sanitario e/o la quarantena. Sono stati dotati i detenuti e il personale di dispositivi di protezione individuale. Mentre la necessità di limitare gli accessi agli istituti ha visto impediti spesso i colloqui con i familiari e per contro l’introduzione negli istituti delle tecnologie e degli ausili per le videochiamate. In alcuni paesi sono stati rafforzati i sostegni psicologici, anche alle famiglie, così come le attività, scolastiche, sportive e ricreative.&nbsp;</p>



<p>Tuttavia permangono per il Sottocomitato alcune preoccupazioni, in modo particolare relativamente a due aspetti: la mancanza di volontà politica di alcuni Stati di attuare le sue raccomandazioni e i mezzi forniti agli NPM per continuare a portare avanti il proprio lavoro di monitoraggio e tutela dei diritti.&nbsp; Per questa ragione sono stati introdotti protocolli di visita durante la pandemia. Anche tra gli NPM alcuni hanno saputo dimostrare la grande capacità d’azione durante la pandemia anche nel sottolineare i pericoli sottesi alle legislazioni d’emergenza. Il lavoro degli NPM, come sottolineato dal Sottocomitato nel documento CAT/OP/11, è essenziale nella prevenzione della tortura e dei trattamenti inumani e degradanti e per questo è importante che le visite e i monitoraggi continuino anche in questa situazione eccezionale.&nbsp;</p>



<p>Per quanto attiene alle preoccupazioni espresse dal Sottocomitato nei riguardi degli Stati parti dell’OPCAT si lamenta: un’insufficiente attenzione alla popolazione a rischio in detenzione; un inasprimento delle misure di sicurezza che viene giudicato sproporzionato; la sospensione di permessi e congedi domiciliari per i reclusi che prima vi avevano accesso; la mancanza di informazioni fornite ai familiari con tempestività. Inoltre non dappertutto sarebbero state predisposte misure alternative in grado di sopperire alla chiusura dei colloqui con i familiari. In alcuni luoghi sarebbero stati interrotti i programmi terapeutici, e non sarebbero stati forniti materiale igienico e dispositivi di protezione individuale a sufficienza. Vi sarebbero stati anche arresti massicci e arbitrari e un uso eccessivo della forza da parte della polizia per imporre il rispetto delle misure adottate per la pandemia.&nbsp;</p>



<p>Il Sottocomitato poi ha raccomandato l’adozione di ulteriori misure importanti per ridurre l’impatto della pandemia sugli istituti di pena. Intanto la vaccinazione massiva dei detenuti e del personale penitenziario. Il proseguimento nello screening della sintomatologia da Covid-19 unitamente all’adozione di misure di protezione, isolamento e verifica del contagio. Il miglioramento sia dell’igiene generale degli istituti che delle aree preposte alla quarantena e all’isolamento sanitario. Garantire il massimo della cura ai detenuti più vulnerabili e fornire tutto il supporto necessario agli NPM nel prosieguo del loro lavoro.</p>
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		<title>Agenzia dell&#8217;Unione Europea per i diritti fondamentali: pubblicato il settimo bollettino sulle conseguenze del COVID-19 in termini di diritti fondamentali</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2021 07:21:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il 16 Giugno l&#8217;Agenzia dell&#8217;Unione Europea per i diritti fondamentali (FRA) ha pubblicato il settimo bollettino FRA sulle conseguenze del COVID-19 in termini di diritti fondamentali: in materia di parità di accesso ai vaccini viene analizzata la situazione dei 27&#46;&#46;&#46;</p>
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<h1></h1>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="538" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/covid_vaccine-1024x538.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15492" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/covid_vaccine-1024x538.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/covid_vaccine-300x158.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/covid_vaccine-768x403.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/covid_vaccine.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Il 16 Giugno l&#8217;<a href="https://fra.europa.eu/en/about-fra?utm_source=rss&utm_medium=rss">Agenzia dell&#8217;Unione Europea per i diritti fondamentali (FRA)</a> ha pubblicato il settimo bollettino FRA sulle conseguenze del <strong>COVID-19</strong> in termini di <strong>diritti fondamentali</strong>: in materia di <strong>parità di accesso ai vaccini</strong> viene analizzata la situazione dei 27 Paesi dell&#8217;Unione Europea per il periodo che va dal 1 Marzo al 30 Aprile 2021. Il bollettino si focalizza su due aspetti principali: la programmazione della distribuzione dei vaccini e la loro effettiva implementazione negli Stati membri. Affronta inoltre temi quali le campagne di informazione e comunicazione, le iscrizioni ai vaccini e la loro amministrazione.<br><br>L&#8217;utilizzo dei vaccini è un passo molto importante verso la sospensione delle restrizioni ai diritti fondamentali espressi nella Carta dei diritti fondamentali dell&#8217;Unione Europea, quali ad esempio la libertà di movimento, diritti in materia di occupazione e il diritto all&#8217;educazione. Assicurare il prima possibile la parità di accesso al vaccino gratuito per tutti è in linea con il <strong>principio di non discriminazione</strong> stabilito dal diritto dell&#8217;Unione Europea.<br><br>Gli Stati membri tendono a seguire le direttive delle autorità sanitarie europee ed internazionali, dando priorità di accesso ai vaccini a determinati gruppi; tuttavia si fa notare come i criteri seguiti per definire tali gruppi non abbiano tenuto conto di <strong>gruppi svantaggiati</strong> come i popoli romanì, i senzatetto o le persone tossicodipendenti. Inoltre in alcuni Paesi sono state rilevate presunte irregolarità nel rispettare le iscrizioni, violando in tal modo il principio di uguaglianza di accesso ai vaccini.<br><br>Il report originale è disponibile al sito riportato di seguito</p>



<p><a href="https://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/fra-2021-coronavirus-pandemic-eu-bulletin-vaccines_en.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Coronavirus pandemic in the EU &#8211; Fundamental Rights Implications: Vaccine rollout and equality of access in the EU &#8211; Bulletin 7</a> </p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2021/07/07/agenzia-dellunione-europea-per-i-diritti-fondamentali-pubblicato-il-settimo-bollettino-sulle-conseguenze-del-covid-19-in-termini-di-diritti-fondamentali/">Agenzia dell&#8217;Unione Europea per i diritti fondamentali: pubblicato il settimo bollettino sulle conseguenze del COVID-19 in termini di diritti fondamentali</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<title>Anbamed. Notizie dal sud est del Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Apr 2021 07:10:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A cura di Farid Adly I titoli Nucleare iraniano:&#160;Trattative serrate a Vienna. Oggi si incontrano le delegazioni di Mosca e Washington. Arabia Saudita:&#160;Riad apre alla ripresa delle relazioni diplomatiche con Teheran. Somalia:&#160;Un attentato contro&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="735" height="416" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/Nucleare-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15257" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/Nucleare-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 735w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/Nucleare-1-300x170.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 735px) 100vw, 735px" /></figure>



<p>A cura di Farid Adly</p>



<p></p>



<p>I titoli</p>



<p><strong>Nucleare iraniano:</strong>&nbsp;Trattative serrate a Vienna. Oggi si incontrano le delegazioni di Mosca e Washington.</p>



<p><strong>Arabia Saudita:</strong>&nbsp;Riad apre alla ripresa delle relazioni diplomatiche con Teheran.</p>



<p><strong>Somalia:</strong>&nbsp;Un attentato contro la struttura carceraria, 11 morti.</p>



<p><strong>Egitto:</strong>&nbsp;Si aggrava la crisi economica a causa del Covid19.</p>



<p>Le notizie</p>



<p><strong>Nucleare iraniano</strong></p>



<p>Si è concluso il terzo ciclo di incontri a Vienna sul nucleare iraniano. Le commissioni stanno ancora limando i punti controversi, ma nessuna delle parti ha espresso pareri conflittuali. Non c&#8217;è stato mai un contatto diretto tra le due delegazioni di Teheran e Washington, ma il dialogo indiretto è avvenuto. Oggi, la delegazioni russa e quella statunitense si incontreranno per mettere a punto la formula quasi definitiva di un accordo. Teheran chiede la cancellazione di tutte le sanzioni, ma Washington sostiene che alcune di esse riguardano i diritti umani e quindi non fanno parte dell&#8217;accordo del 2015.</p>



<p>L&#8217;Iran ha chiesto dieci per ottenere due, ma sembra che stia portando a casa molto di più di quanto sperava. Il terrorismo nucleare di Tel Aviv ha irrigidito le posizioni dell&#8217;ala conservatrice nel potere della Repubblica Islamica e l&#8217;arricchimento dell&#8217;Uranio fino al 60% ha messo in guardia dalla follia del braccio di ferro.</p>



<p><strong>Arabia Saudita</strong></p>



<p>Il principe erede al trono Mohammed Bin Salman ha dichiarato che il suo paese aspira a costruire relazioni di buon vicinato con l&#8217;Iran, “un paese del Golfo con il quale si potrebbe stabilire rapporti economici con il regno nell&#8217;interesse delle due parti”.</p>



<p>Le relazioni tra i due paesi sono interrotte da 6 anni, a causa di manifestazioni che alla fine hanno dato fuoco alla sede diplomatica dell&#8217;ambasciata saudita. Le affermazioni di Bin Salman avvengono dopo che nei giorni scorsi si è parlato di un incontro avvenuto a Baghdad tra due delegazioni, con la partecipazione dei rispettivi capi dei servizi di sicurezza. I media ufficiali di Riad hanno smentito, mentre quelli di Teheran hanno sminuito la portata politica dell&#8217;incontro. Questo riavvicinamento avrà ripercussioni positive sulla guerra in Yemen. Il ministro degli esteri iraniano Zarif ha compiuto una visita a Mascate, in Oman, dove si è incontrato con i capi del movimento Houthi per perorare la causa del cessate il fuoco.</p>



<p><strong>Somalia</strong></p>



<p>Un&#8217;autobomba è esplosa all&#8217;esterno dell&#8217;Ente per le carceri nella capitale Mogadiscio, provocando l&#8217;uccisione di 11 persone e il ferimento di altre decine. L&#8217;esplosione è avvenuta nella parte sud ovest della capitale, ma è stata sentita in tutta la città. Inoltre, c&#8217;è stata una sparatoria tra le guardie e un gruppo di assalitori. Obiettivo dell&#8217;attacco terroristico era quello di liberare alcuni detenuti in fase di trasferimento che si trovavano, al momento dell&#8217;attacco, in quell&#8217;edificio. Non c&#8217;è stata nessuna rivendicazione, ma l&#8217;impronta del terrorismo dei Shebab non è sfuggita alla maggior parte degli esperti.</p>



<p><strong>Egitto</strong></p>



<p>La crisi economica egiziana si aggrava per il secondo anno. Il bilancio generale dello Stato – secondo quanto affermato dal ministro delle finanze – ha subito nel 2020 un calo delle entrate di 370 miliardi di sterline egiziane (circa 24 miliardi di dollari) ed un aumento delle spesa pubblica per oltre 100 miliardi di Sterline egiziane, portando il deficit a circa 500 miliardi (= 32 miliardi di dollari). I motivi delle difficoltà, il calo del turismo e delle attività produttive a causa del Covid.</p>
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		<title>Rapporto ISMU sulle migrazioni</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Mar 2021 08:01:37 +0000</pubDate>
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<p>Fondazione ISMU stima che al 1° gennaio 2020 gli stranieri presenti<a href="https://www.ismu.org/xxvi-rapporto-ismu-sulle-migrazioni-2020-comunicato-stampa-23-2-2021/#_ftn1?utm_source=rss&utm_medium=rss">[1]</a>&nbsp;in Italia siano&nbsp;<strong>5.923.000&nbsp;</strong>su una popolazione di 59.641.488 residenti (poco meno di uno straniero ogni 10 abitanti). Tra i presenti, i residenti sono circa 5 milioni (l’85%), i regolari non iscritti in anagrafe sono 366mila, mentre gli irregolari sono poco più di mezzo milione (517mila, -8,0%, rispetto alla stessa data del 2019). Rispetto alla stessa data del 2019, il numero di stranieri presenti è sostanzialmente invariato con un calo pari a -0,7%. Nel 2020, l’anno segnato dallo scoppio della pandemia Covid-19, si registra un aumento degli sbarchi (34mila), dopo due anni di diminuzione (23mila nel 2018 e 11mila nel 2019). Calano invece le richieste d’asilo che nel 2020 sono state 28mila (contro le 43.783 del 2019). Nonostante la ripresa degli sbarchi, il fenomeno migratorio nel nostro paese mostra i segnali di una fase di relativa stagnazione. Tale tendenza potrà verosimilmente accentuarsi anche a seguito della crisi economica che il post-pandemia porterà con sé, rallentando gli arrivi e incentivando la mobilità degli stranieri e naturalizzati verso altri paesi. In prospettiva una riduzione della consistenza numerica è attesa anche per quanto riguarda la componente irregolare, su cui agiranno sia gli effetti della sanatoria intervenuta nel corso di quest’anno, sia l’eventuale riduzione della forza trainante di un mercato del lavoro che quasi certamente faticherà a recuperare le posizioni, già non brillanti, dell’epoca pre-Covid.</p>



<p>Sono questi alcuni dei principali dati del&nbsp;<strong>XXVI Rapporto sulle migrazioni 2020</strong>, elaborato da Fondazione ISMU&nbsp;<strong>(Iniziative e Studi sulla Multietnicità)</strong>&nbsp;che viene presentato oggi 23 febbraio dalle 11.00 alle 12.30&nbsp;&nbsp;<strong>in diretta sul canale&nbsp;</strong><a href="https://www.youtube.com/user/FondazioneIsmu?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>YouTube</strong></a>&nbsp;e&nbsp;<strong>sulla pagina&nbsp;</strong><a href="https://www.facebook.com/fondazioneismu?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Facebook</strong></a>&nbsp;di Fondazione ISMU.</p>



<p>Alla presentazione, realizzata in collaborazione con la Fondazione Cariplo e con la Rappresentanza a Milano della Commissione Europea, e moderata da&nbsp;<strong>Nicola Pasini</strong>, Fondazione ISMU, partecipano in ordine di intervento:&nbsp;<strong>Mariella Enoc</strong>, Presidente di Fondazione ISMU;&nbsp;<strong>Giovanni Fosti</strong>, Presidente di Fondazione Cariplo;&nbsp;<strong>Patrick Doelle,&nbsp;</strong>Rappresentanza in Italia della Commissione europea;&nbsp;<strong>Vincenzo Cesareo</strong>, Segretario Generale di Fondazione ISMU;&nbsp;<strong>Livia Ortensi</strong>, Responsabile Settore Statistica di Fondazione ISMU;&nbsp;<strong>Laura Zanfrini</strong>, Responsabile Settore Economia e Lavoro di Fondazione ISMU;&nbsp;<strong>Paola Barretta</strong>&nbsp;ricercatrice dell’Osservatorio di Pavia;&nbsp;<strong>Giovanni Giulio Valtolina</strong><em>,&nbsp;</em>Responsabile Settore Famiglia e Minori e Religioni di Fondazione ISMU;&nbsp;<strong>Venanzio Postiglione,</strong>&nbsp;Vicedirettore del&nbsp;<em>Corriere della Sera.&nbsp;</em>A chiusura del convegno&nbsp;<strong>Luca Merotta</strong>, Fondazione ISMU, intervista&nbsp;<strong>Piero Sunzini</strong>, Direttore di Tamat Ong.</p>



<p><strong>1) MIGRAZIONI IN ITALIA<a href="https://www.ismu.org/xxvi-rapporto-ismu-sulle-migrazioni-2020-comunicato-stampa-23-2-2021/#_ftn2?utm_source=rss&utm_medium=rss">[2]</a></strong></p>



<p><strong>L’immigrazione al 1° gennaio 2020.</strong>&nbsp;Fondazione ISMU stima che al 1° gennaio 2020 gli stranieri presenti in Italia siano 5.923.000 su una popolazione di 59.641.488 residenti (poco meno di uno straniero ogni 10 abitanti). &nbsp;Tra i presenti, i residenti sono circa 5 milioni (l’85%), i regolari non iscritti in anagrafe sono 366mila, mentre gli irregolari sono poco più di mezzo milione (517mila). Rispetto alla stessa data del 2019, la variazione degli stranieri presenti è stata del -0,7%. Tra i residenti stranieri i maschi rappresentano il 48,2% del totale e le femmine il 51,8% (tra la popolazione italiana le donne sono il 51,2% del totale), i minorenni il 20,2% (sono il 14,8% di quelli di cittadinanza italiana) e gli ultrasessantacinquenni sono il 4,9% (contro il 24,9% tra gli italiani).</p>



<p><strong>Irregolari.&nbsp;</strong>La dinamica dell’irregolarità registra un’inversione di tendenza: se al 1° gennaio 2019 le persone prive di un valido titolo di soggiorno stimate da ISMU erano 562mila, al 1° gennaio 2020 queste scendono a 517mila (-8,0%). Un cambiamento che si è verificato prima del provvedimento di regolarizzazione del 2020 e seppur in presenza di una nuova normativa sull’asilo che ha accresciuto la platea degli esclusi.</p>



<p><strong>Effetto Covid su richiedenti asilo, permessi di soggiorno e sbarchi.&nbsp;</strong>Le restrizioni alla mobilità causate dalla pandemia hanno influito sugli spostamenti finalizzati alla richiesta di asilo o protezione umanitaria che avvengono attraverso le frontiere aeroportuali. Durante il 2020 le richieste d’asilo in Italia sono state 28mila (contro le 43.783 del 2019). In totale negli ultimi dieci anni le richieste d’asilo sono state 608.225. In calo anche il numero di nuovi permessi di soggiorno: nei primi 6 mesi del 2020 (ultimi dai disponibili) sono stati concessi a cittadini non comunitari circa 43mila nuovi permessi di soggiorno, meno della metà del primo semestre 2019. Le riduzioni più consistenti sono avvenute nei mesi di aprile (-93,4%) e maggio (-86,7%) 2020. Nel 2019 sono stati rilasciati 177.254 nuovi permessi di soggiorno, il 26,8% in meno rispetto al 2018. Il calo maggiore ha riguardato le concessioni per richiesta di asilo, passate da 51mila nel 2018 a 27mila nel 2019 (-47,4%). Al 1° gennaio 2020 si contano in totale 3 milioni e 616mila cittadini non comunitari con un permesso di soggiorno, di cui i lungosoggiornati costituiscono il 63,1%. Passando agli ingressi via mare i dati sono in controtendenza rispetto a quelli della mobilità generale: le persone sbarcate in Italia nel 2020 sono state 34mila, in aumento dopo due anni di diminuzione (23mila nel 2018 e 11mila nel 2019). Tra gli altri canali di ingresso che alimentano potenzialmente le richieste di asilo c’è quello degli arrivi irregolari via terra che dall’inizio dell’anno al 26 novembre 2020 sono stati 5.032 (nel 79% dei casi provenienti dalla Slovenia).</p>



<p><strong>Gli esiti delle richieste d’asilo.&nbsp;</strong>Per quanto riguarda gli esiti delle richieste di asilo, questi mostrano nel 2020 una flessione dei dinieghi (76%) rispetto al 2019 (81%), ma comunque superiore agli anni che hanno preceduto l’abolizione della protezione umanitaria.</p>



<p><strong>Provenienze: il 22,7% dei residenti stranieri proviene dalla Romania.&nbsp;</strong>Per quanto riguarda le provenienze degli stranieri residenti al 1° gennaio 2020 il gruppo nazionale più numeroso continua a essere quello dei rumeni, anche dopo le rettifiche post censuarie (un milione e 146mila residenti, il 22,7% del totale degli stranieri residenti in Italia). Seguono circa 422mila&nbsp;<strong>albanes</strong>i (8,4%) e 414mila&nbsp;<strong>marocchini&nbsp;</strong>(8,2%). Al quarto posto si collocano i&nbsp;<strong>cinesi</strong>&nbsp;con quasi 289mila unità (5,7% del totale stranieri in Italia), poi gli&nbsp;<strong>ucraini</strong>&nbsp;con quasi 229mila unità, i&nbsp;<strong>filippini&nbsp;</strong>(quasi 158mila), gli&nbsp;<strong>indiani&nbsp;</strong>(poco più di 153mila), i&nbsp;<strong>bangladeshi</strong>&nbsp;(quasi 139mila), gli&nbsp;<strong>egiziani&nbsp;</strong>(circa 128mila) e i&nbsp;<strong>pakistani</strong>&nbsp;(meno di 122mila). Le prime tre nazionalità rappresentano da sole quasi il 39,3% del fenomeno migratorio complessivo, mentre in totale le prime dieci raggiungono il 63,5%.</p>



<p><strong>I presenti nelle strutture di accoglienza.&nbsp;</strong>In Italia al 31 dicembre 2020 risultavano accolte in strutture di accoglienza (negli hotspot, nei SIPROIMI – Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e minori stranieri non accompagnati – e nei centri di accoglienza straordinari) 80mila migranti, in netta diminuzione rispetto agli anni precedenti. La Lombardia è la Regione che al 31 dicembre 2020 ospita il maggior numero di migranti, 10.494 (13% sul totale), seguita da Emilia Romagna (8.392) e Lazio (7.491).</p>



<p><strong>Acquisizioni di cittadinanza.&nbsp;</strong>Nel 2019 le acquisizioni di cittadinanza sono state 127mila, in lieve ripresa dopo il calo registrato nel 2018.</p>



<p><strong>Minori stranieri non accompagnati</strong>. Negli ultimi cinque anni la quota di minori stranieri non accompagnati (msna) sul totale degli sbarcati è stata sempre superiore alla media decennale, oscillando fra il 13,2% e il 15,1%.</p>



<p>Sul fronte dell’accoglienza dei minori stranieri soli, al 31 dicembre 2020 risultavano presenti e censiti nelle strutture di accoglienza italiane 7.080 msna, in grande maggioranza maschi (96,4%) e soprattutto giovani quasi-adulti (il 67% di loro ha 17 anni).</p>



<h5>2) IL LAVORO</h5>



<p><strong>Immigrati e mercato del lavoro in Italia.&nbsp;</strong>Nel 2019 gli occupati stranieri hanno superato i 2 milioni e mezzo, su una popolazione in età da lavoro di oltre 4 milioni. I dati ripresi da varie fonti istituzionali e commentati all’interno del XXVI Rapporto ISMU ci dicono che gli stranieri rappresentano il 10,4% della popolazione in età attiva, l’11,2% delle forze di lavoro, il 10,7% degli occupati e ben il 15,6% dei disoccupati totali. Nel 2019 il tasso di occupazione degli stranieri è del 61% e subisce una lieve flessione, a causa dell’andamento negativo di quello femminile. Il tasso di disoccupazione è del 13,8% (contro il 9,5% degli italiani), con punte più alte tra la componente femminile (16,3%) e i giovani extracomunitari (24%).</p>



<p><strong>Giovani e donne sono i gruppi più svantaggiati.</strong>&nbsp;Nonostante i progressi nella partecipazione degli stranieri al sistema scolastico e accademico, oltre 9 giovani lavoratori extracomunitari su 10 svolgono un lavoro a bassa qualifica e bassa retribuzione. Dati che confermano il fenomeno dello svantaggio strutturale dei giovani immigrati di prima e seconda generazione, svantaggio che rappresenta una delle principali criticità per la convivenza interetnica in Italia e in Europa. A tale fenomeno si sovrappone anche una&nbsp;<strong>questione femminile</strong>, che emerge dall’analisi dei dati relativi ai NEET (Not in Education, Employment or Training, ovvero i giovani che non studiano né lavorano) che per le giovani donne straniere si spiega soprattutto col loro precoce coinvolgimento nel lavoro di cura dei propri familiari: il 23,1% delle extracomunitarie con meno di 24 anni dichiara di doversi prendere cura dei figli o di altri familiari, contro il 4,1% delle italiane.</p>



<p><strong>L’impatto della pandemia e scenari post Covid-19.</strong>&nbsp;L’emergenza determinata dal Covid-19 ha posto in evidenza l’elevata percentuale dei migranti tra i key-workers, impegnati nella produzione dei servizi essenziali, quali la filiera agroalimentare, il settore sanitario e della cura, la logistica. In particolare è emersa la dipendenza dei sistemi di produzione alimentare dei paesi sviluppati dai lavoratori immigrati. Inoltre la crisi sanitaria ha avuto l’effetto non soltanto di rivelare la precarietà e la vulnerabilità dei migranti sul mercato del lavoro, ma anche di rafforzarle.</p>



<p>Su questo quadro si è innestata la regolarizzazione che ha portato in totale a 207.542 domande di emersione, di cui 176.848 per lavoro domestico e assistenza alla persona e 30.694 per lavoro nel settore primario (agricoltura e pesca): un esito importante ma in grado di incidere solo in parte sul problema dell’irregolarità dei rapporti di impiego. Pur senza toglierle il merito di aver permesso l’emersione di migliaia di lavoratori irregolari, questa regolarizzazione ha una volta di più ribadito la distanza tra la legge e la realtà.</p>



<p>La “scoperta” del ruolo chiave che il lavoro immigrato svolge in determinati comparti essenziali rende improrogabile mettere finalmente a tema il&nbsp;<strong>ridisegno delle politiche migratorie</strong>&nbsp;secondo un approccio pragmatico alla questione che ne depotenzi la strumentalizzazione politico-ideologica. Una esigenza che&nbsp;<strong>vedrà Fondazione ISMU impegnata nella formulazione di indicazioni e proposte capaci di iscrivere la gestione dell’immigrazione entro le linee strategiche per la crescita e lo sviluppo dell’Italia</strong>, andando oltre l’approccio “miope” all’immigrazione che l’ha fino ad oggi caratterizzata.</p>



<p><strong>3)&nbsp;</strong><strong>GLI ALUNNI STRANIERI E IL SISTEMA SCOLASTICO ITALIANO</strong></p>



<p><strong>DAD e studenti stranieri.&nbsp;</strong>Nel 2020 la chiusura delle scuole a causa dell’emergenza sanitaria e l’introduzione della Didattica a Distanza (DAD) “forzata” hanno cambiato le vite di milioni di studenti, genitori e insegnanti. Anche se non sono ancora disponibili i dati più completi sugli effetti della DAD, si cominciano a stimare i costi economici e sociali del Covid anche in termini di peggioramento degli apprendimenti degli allievi (sia italiani, sia stranieri), soprattutto quelli più svantaggiati a causa di un accesso limitato a internet e/o per la mancanza del supporto genitoriale. Secondo una survey che ha coinvolto oltre 3.700 insegnanti nel mese di giugno 2020 (INDIRE), i figli di famiglie migranti sono uno fra i gruppi più esclusi dalla DAD.</p>



<p><strong>Ogni 100 alunni 10 sono stranieri.&nbsp;</strong>Passando all’analisi degli ultimi dati disponibili relativi all’anno scolastico 2018/2019 si registra che gli alunni con cittadinanza non italiana (CNI) hanno superato le&nbsp;<strong>850mila</strong>&nbsp;unità (+16% rispetto all’ a.s. 2017/2018), pari al 10% del totale degli iscritti nelle scuole italiane.&nbsp;<strong>Quindi è stata raggiunta la soglia simbolica dei 10 alunni con background migratorio ogni 100</strong>. Come già evidenziato in precedenti rapporti lo scenario delle scuole multiculturali italiane è entrato da diversi anni in una fase di stasi, caratterizzata da un&nbsp;<strong>netto rallentamento del trend di crescita</strong>.</p>



<p><strong>Provenienze: rumeni, albanesi, marocchini e cinesi sono sempre in cima alla classifica.</strong>&nbsp;Nell’a.s. 2018/19 gli alunni di origine rumena si confermano al primo posto (157.470, il 18,3% degli alunni CNI), seguiti dagli albanesi (118.085, il 13,6%), dai marocchini (105.057, 12,2%) e dai cinesi (55.070, 6,4%).</p>



<p><strong>Alunni stranieri nati in Italia raddoppiati negli ultimi 10 anni.</strong>&nbsp;Negli ultimi 10 anni è raddoppiata la quota dei nati in Italia che, nell’a.s. 2018/19, supera le 550mila presenze (pari al 64,5% dei CNI) e da 6 anni scolastici consecutivi costituisce la maggioranza degli alunni stranieri. A livello di provenienze, Cina, Marocco e Albania sono i primi tre paesi per numerosità delle seconde generazioni.</p>



<p><strong>La Campania supera la Sicilia come prima regione del Sud per numero di alunni stranieri.&nbsp;</strong>La Lombardia è, da sempre, la prima regione per numero di alunni stranieri raggiungendo quasi le 218mila presenze nel 2018/19 (15,5% sul totale degli alunni del sistema scolastico lombardo), seguita da Emilia-Romagna (oltre 100mila, pari al 16,4% sul totale degli alunni del sistema scolastico presenti in questa regione), Veneto (circa 94mila), Lazio e Piemonte (79-78mila), Toscana (71mila). La Campania supera la Sicilia come prima regione del Sud per numero assoluto di alunni con background migratorio, oltre ad essere al primo posto per la crescita in termini percentuali nell’ultimo triennio (+15,2%).</p>



<p><strong>I tre quarti delle scuole hanno fino al 30% di alunni con background migratorio.&nbsp;</strong>Nell’a.s. 2018/19 le scuole non coinvolte nel fenomeno migratorio continuano a diminuire nel tempo (sono 10.211, pari al 18,3% del totale delle scuole italiane, contro il 26,1% dell’a.s 2008/2009). Cresce invece il numero delle scuole con percentuali fino al 30% di alunni con origine immigrata (oltre i ¾ delle scuole del territorio nazionale). Aumenta anche la presenza di scuole con oltre il 30% di alunni stranieri, quasi triplicate nell’ultimo decennio, che sono complessivamente 3.574, il 6,5% delle scuole italiane.</p>



<p><strong>Il 30% degli studenti CNI è in ritardo scolastico.</strong>&nbsp;Attualmente il ritardo scolastico è un fenomeno che riguarda il 9% degli studenti italiani e il 30% dei non italiani. Sebbene la quota di studenti con background migratorio in ritardo si sia ridotta di oltre 10 punti percentuali in un decennio, essa rimane ancora molto elevata e stabile negli ultimi anni, in particolare nelle secondarie di secondo grado in cui il 57% dei CNI è in ritardo di uno o più anni.</p>



<p><strong>Il 32,3% dei ragazzi stranieri tra i 18 e i 24 anni abbandona gli studi, contro l’11,3% degli autoctoni</strong>. Per quanto riguarda gli ELET (<em>Early Leaving from Education and</em>&nbsp;<em>Training)</em>, ovvero la percentuale di giovani tra i 18 e i 24 anni che non è in possesso di un titolo di istruzione secondaria superiore o di una qualifica professionale e che non è inserita in percorsi scolastico-formativi, in circa un decennio si è verificata una riduzione percentuale di questo gruppo sia fra gli italiani sia fra gli stranieri. Tuttavia, nel 2019, gli ELET nati all’estero sono il 32,3% dei 18-24enni stranieri (il 22,2% nella media UE28), ovvero il triplo degli autoctoni, che si fermano all’11,3%.</p>



<p><strong>Scelte scolastiche: nei licei aumenta la presenza degli alunni stranieri.</strong>&nbsp;Negli ultimi 10 anni è aumentata la presenza dei CNI nei licei e parallelamente è diminuita quella negli istituti professionali.&nbsp;<strong>Nell’a.s. 2018/19 i</strong><strong>&nbsp;liceali arrivano a rappresentare il 30% degli iscritti CNI del secondo ciclo</strong>, con quasi 60mila presenze nei licei italiani.</p>



<p><strong>Scenari futuri.&nbsp;</strong>I dati degli ultimi anni fanno prevedere una r<strong>iduzione progressiva della popolazione scolastica di origine immigrata</strong>, dovuta in parte anche alle acquisizioni di cittadinanza, presumibilmente accelerata anche dagli effetti di medio-lungo termine del Coronavirus sull’abbandono degli studi, di cui si rilevano già tracce in alcune analisi di contesti locali. Un documento dell’USR Lombardia (2020) all’avvio del nuovo a.s. 2020/21, ad esempio, attesta un calo drastico nella quota di studenti stranieri presenti nelle scuole lombarde e, soprattutto milanesi, con una forte diminuzione dell’11%.</p>



<p><strong>4) MEDIA, POLITICA E IMMIGRAZIONE</strong></p>



<p><strong>Immigrazione, media e dibattito politico.</strong>&nbsp;Nel XXVI rapporto sulle migrazioni, ISMU dedica un focus di approfondimento alla relazione tra immigrazione, media e politica con l’obiettivo di capire&nbsp;<strong>se e come l’emergenza sanitaria abbia determinato un cambiamento nel racconto della migrazione</strong>. Attraverso un’analisi dei dati rilevati dall’Osservatorio di Pavia sui telegiornali di prima serata, sulle principali trasmissioni televisive di infotainment e sulle principali testate nazionali e locali,&nbsp;<strong>Fondazione ISMU fa rilevare come&nbsp;</strong><strong>l’emergenza sanitaria abbia modificato l’agenda dei media tradizionali e la visibilità dell’immigrazione abbia avuto un calo significativo</strong>. I Tg italiani nei primi nove mesi del 2020 hanno infatti dedicato all’immigrazione il 6% dei servizi, contro il 10,4% del 2019 (anno record). Stesso trend si riscontra per la stampa: l’immigrazione non fa più notizia sulle prime pagine (da marzo a giugno, la media è stata di circa 10 titoli a testata in un mese, contro i 30 nel 2019).</p>



<p><strong>I media non danno sufficiente spazio alle voci dei migranti.&nbsp;</strong>Nei primi 9 mesi del 2020, migranti e rifugiati, nei 7 notiziari generalisti, hanno avuto voce solo nel 7% dei servizi, mentre gli esponenti politici e istituzionali italiani sono intervenuti nel 33% dei servizi televisivi sull’immigrazione.</p>



<p><strong>Quanto pesa la politica nelle notizie sull’immigrazione.</strong>&nbsp;I dati rilevati confermano che, anche se nel 2020 l’immigrazione non è stata al centro del dibattito mediatico e politico come del 2019, essa rimane comunque – complici il decreto rilancio e le elezioni regionali – un tema polarizzante e fortemente divisivo. Tra gennaio e settembre 2020, la politica nelle notizie sull’immigrazione è presente nel 25-30% dei casi, nei sette principali Tg di prima serata.&nbsp;<strong>Un tema quello dell’immigrazione che sembra essere in cima alle priorità più dei politici</strong>&nbsp;– soprattutto per motivi di consenso –&nbsp;<strong>che dei cittadini, afflitti da ben altri problemi</strong>: secondo un’indagine Ipsos-IUSSES 2020, infatti, i principali motivi di preoccupazione per gli italiani sono l’occupazione e l’economia (78%), mentre l’immigrazione preoccupa solo il 14% degli intervistati.</p>



<p><strong>Il XXVI Rapporto sulle migrazioni 2020 di Fondazione ISMU tratta anche altre tematiche di attualità: razzismo e discriminazione ai tempi della pandemia; i rifugiati e l’azione umanitaria; Unione europea, Africa e migrazioni, le novità legislative. Anche in questa edizione è riservato uno sguardo all’Europa, in particolare alle nuove prospettive per le politiche migratorie europee (opinione pubblica e budget dell’Unione) e all’evoluzione del quadro normativo.</strong></p>



<p><strong>Il XXVI Rapporto sulle migrazioni 2020 di Fondazione ISMU è scaricabile a fine presentazione al seguente link:</strong>&nbsp;<a href="https://www.ismu.org/presentazione-xxvi-rapporto-sulle-migrazioni-2020/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>www.ismu.org/presentazione-xxvi-rapporto-sulle-migrazioni-2020/.?utm_source=rss&utm_medium=rss</strong></a></p>



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<p><a href="https://www.ismu.org/xxvi-rapporto-ismu-sulle-migrazioni-2020-comunicato-stampa-23-2-2021/#_ftnref1?utm_source=rss&utm_medium=rss">[1]</a>&nbsp;Alcuni dati riportati nel comunicato stampa differiscono da quelli pubblicati nel XXVI Rapporto sulle migrazioni 2020. I dati del comunicato infatti sono stati aggiornati in base alle recenti revisioni post-censuarie.</p>



<p><a href="https://www.ismu.org/xxvi-rapporto-ismu-sulle-migrazioni-2020-comunicato-stampa-23-2-2021/#_ftnref2?utm_source=rss&utm_medium=rss">[2]</a>&nbsp;Vedi nota precedente.<a href="https://ismu.us10.list-manage.com/track/click?u=c2c09dbb08ae465f3f8029440&amp;id=573dc476fd&amp;e=29af0f9793&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://ismu.us10.list-manage.com/track/click?u=c2c09dbb08ae465f3f8029440&amp;id=573dc476fd&amp;e=29af0f9793&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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