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	<title>credenze Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Disabilità e pregiudizio﻿</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Dec 2019 07:55:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi Come tutti i ragionamenti che si fanno sul continente africano, è bene distinguere tra le tante afriche che si trovano all’interno di un&#8217;unica terra. E’ scorretto dire che in Africa la&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>di Veronica Tedeschi</p>



<p>Come
tutti i ragionamenti che si fanno sul continente africano, è bene
distinguere tra le tante afriche che si trovano all’interno di
un&#8217;unica terra. 
</p>



<p>E’
scorretto dire che in Africa la condizione dei disabili non è
semplice, molti Stati hanno assistito ad un’evoluzione non
indifferente sul tema in questi ultimi anni, vedendo la nascita di
campagne di inserimento lavorativo o promuovendo percorsi di
sensibilizzazione per la popolazione, come è accaduto in Kenya o in
Congo.</p>



<p>Più
in generale, la condizione dei disabili africani eredita un passato
fatto di superstizioni e pregiudizi.  Nel portatore di handicap gli
africani vedevano, e tuttora, in larga parte, vedono, qualcosa di
strano. Un’anomalia che, per forza, deve venire da un intervento
esterno, più o meno spirituale. Un fenomeno che va interpretato.  Se
è nato un disabile è perché qualcuno ha fatto il malocchio, oppure
i genitori si sono comportati male, oppure conoscenti o parenti hanno
fatto riti speciali, ecc</p>



<p>
In
un  passato non troppo lontano, in alcuni paesi, si arrivava fino
alla loro soppressione. L’uccisione dei piccoli disabili era prassi
comune. Spesso si sentiva dire: “Ho affidato il bambino alla zia…”.
Questo significava che i piccoli erano stati dati a chi sapeva come
eliminarli. In alcuni casi erano pure le madri a essere abbandonate e
isolate dalle famiglie insieme ai bambini. In altri casi, come
accadeva in Sierra Leone, i bambini disabili venivano abbandonati
nella foresta e, nella maggior parte dei casi, perdevano la vita.
Nonostante questo, oggi, la Sierra Leone si trova nell’elenco degli
Stati che hanno fatto un passo avanti (seppur relativo): il governo
locale ha concesso a diverse associazioni di costruire scuole e
orfanotrofi destinati ai più sfortunati. Strutture costruite ben
lontano dalla civiltà e seguite da realtà esterne, mai dal governo
centrale  (quasi come voler sopperire il senso di colpa senza però
mischiarsi con i disabili). Un altro Stato “in evoluzione” è il
Togo, dove sono nate diverse associazioni di persone disabili che
chiedono riscatto e che provano a sopravvivere senza l’aiuto di
nessuno.</p>



<p>
«Il
disabile – conferma Pierre Kouasi, religioso africano – era una
sorta di maledizione. Non si capiva perché una famiglia potesse
avere un figlio “non normale”. L’uccisione di un bambino
disabile era una pratica comune. Venivano eliminati e poi, d’accordo
con la famiglia, si diceva che il piccolo era morto durante il parto.
Se sopravvivevano, venivano nascosti».</p>



<p>Fortunatamente
le eliminazioni selettive, negli anni, sono gradualmente diminuite 
ma, parallelamente, non è diminuito il senso di colpa e di vergogna
da parte delle famiglie. 
</p>



<p>E’
molto importante ragionare sul perché questo accade: in molte
nazioni (solo a titolo esemplificativo e non esaustivo: Senegal,
Camerun, Mali) non esiste alcuna forma di assistenza sociale,
costringendo i genitori a far affidamento sui figli per poter godere
in vecchiaia di un minimo di benessere.  Il figlio è un investimento
per il futuro e su un disabile non si può investire.  
</p>



<p>Unica
eccezione a questo discorso sono i feriti di guerra i quali non sono
considerati disabili ma, anzi, vengono trattati da eroi.  Per loro
c’è un’attenzione particolare anche da parte dello Stato. In
Etiopia, per esempio, i feriti nella guerra contro l’Eritrea
combattuta alla fine degli anni Novanta godono di assistenza e  hanno
anche uno status sociale elevato. 
</p>



<p>Per
ultimo, non bisogna dimenticare la responsabilità forse più grande;
quella delle istituzioni pubbliche. Mancano i fondi per un sostegno
strutturale che dia vita a reti di centri pubblici e privati in grado
di lavorare in sinergia sul fronte della cura e dell’integrazione:
questo il motivo principale al quale vogliamo credere, sperano che
motivazioni legale a superstiziosi o paure siano scomparse tra le
cariche statali più alte.</p>



<p>La
speranza è che l’evoluzione sul tema non si fermi, che gli stati
continuino ad essere portatori di una necessità e che la popolazione
 cambi atteggiamento, abbandonando la paura e la superstizione in
maniera definitiva.</p>
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		<title>Iran: la reazione negativa contro i baha’i espone l’estrema ostilità delle autorità per la minoranza religiosa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jun 2016 10:33:46 +0000</pubDate>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT"><b> </b></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Fonte: <a href="http://ohchr.org/EN/NewsEvents/Pages/DisplayNews.aspx?NewsID=20073&amp;LangID=E&utm_source=rss&utm_medium=rss">ohchr.org</a></span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-360.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6113" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6113" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-360.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (360)" width="320" height="320" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-360.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-360-150x150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-360-300x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-360-160x160.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w" sizes="(max-width: 320px) 100vw, 320px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">GINEVRA (8 giugno 2016) – Due esperti di diritti umani delle Nazioni Unite hanno affermato oggi che l’attuale ondata di istigazione all’odio verso la comunità baha’i, riflessa nei discorsi fatti da funzionari religiosi, giudiziari e politici della Repubblica Islamica dell’Iran “ha esposto l’estrema ostilità delle autorità iraniane per gli aderenti alla minoranza religiosa.”</span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span lang="it-IT">Attacchi verbali da parte di funzionari statali contro una comunità già vulnerabile come i baha’i sono estremamente preoccupanti, non solo perché violano apertamente gli obblighi legali internazionali dell’Iran di non discriminare i suoi cittadini, ma perché potrebbero incoraggiare discriminazione e atti violenti contro questo gruppo”, ha affermato Ahmed Shaheed, Special Rapporteur delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Iran.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">L’ultima reazione negativa contro la comunità baha’i in Iran è iniziata dopo che la figlia dell’ex Presidente Akbar Hashemi Rafsanjani, Faezeh Hashemi, ha visitato la casa di Fariba Kamalabadi, il giorno 13 maggio, dopo che alla signora Kamalabadi era stato concesso un rilascio temporaneo dalla prigione. La signora Kamalabadi è una dei sette leader baha’i che sono stati in prigione nel paese dal 2008 per aver esercitato pacificamente la loro fede.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Il 18 maggio, il portavoce ufficiale della magistratura, Gholamanhossein Mohseni Ejei, ha annunciato che la magistratura avrebbe intrapreso una causa formale contro la signora Hashemi, che aveva conosciuto la signora Kamalabadi durante un breve periodo di prigionia nella prigione di Evin nel 2012, perché la sua decisione di incontrare un prigioniero politico costituiva un “atto molto sgradevole e osceno.”</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Secondo quanto riportato, dalla metà di maggio, 169 leader religiosi, della magistratura e politici hanno parlato o scritto apertamente contro la comunità baha’i in Iran. Tra il 18 maggio e il 4 giugno, i sermoni del venerdì di ecclesiastici nominati dall’Ufficio del Leader Supremo hanno attaccato, condannato o criticato le credenze abbracciate dai membri della comunità baha’i, dichiarando che la fede baha’i è essenzialmente un partito politico mascherato da religione.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Dopo i sermoni del venerdì, un numero di giornali ha pubblicato articoli e op-ed che collegano membri della comunità baha’i ai nemici dell’Iran, marchiandoli come “sionisti” e incoraggiando alla violenza. Il 4 giugno, per esempio, Tasnim News Agency ha ricordato ai suoi lettori che la fede baha’i fu creata dalla Gran Bretagna e da Israele, che il considerare il “bahaismo” una religione legittima equivarrebbe ad attaccare l’Imam Occulto, e che gli individui che sono in contatto con questa setta devono essere perseguiti legalmente. </span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span lang="it-IT">Commenti del genere sono vergognosi specialmente dato che così tanti baha’i sono già sottoposti ad arresti arbitrari, irruzioni in casa, confisca e distruzione delle loro proprietà e attività commerciali, diniego di impiego lavorativo, e accesso ristretto all’educazione”, ha sottolineato Shaheed. “[tali commenti] dimostrano chiaramente la sistematica e continuativa persecuzione di questa comunità da parte dello stato.”</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Ci sono al momento almeno 72 baha’i in prigione solamente a causa delle loro credenze e pratiche religiose.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Lo Special Rapporteur delle Nazioni Unite, Heiner Bielefeldt, ha osservato che “i baha’i sono sempre stati un gruppo vulnerabile e marginalizzato, privo di appropriata protezione legale, perché la costituzione iraniana non li riconosce ufficialmente come una minoranza religiosa.” </span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span lang="it-IT">La retorica sempre più ostile contro la comunità baha’i non solo spoglia i suoi membri dei propri diritti e li tratta come cittadini di seconda classe” ha detto Bielefeldt, “Pone l’intera comunità di fronte a un precipizio molto pericoloso, dove la loro stessa esistenza viene minacciata.”</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">L’esperto ha ricordato che il governo iraniano è un membro del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici e del Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali e ha affermato: “Queste convenzioni non solo proteggono il diritto delle persone alla libertà religiosa, che è un diritto inderogabile, ma anche il loro diritto alla libertà e alla sicurezza della persona”.</span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span lang="it-IT">Dopo anni di pregiudizio senza ritegno contro la comunità baha’i, l’ultimo round di attacchi e istigazione all’odio è veramente scioccante e assolutamente inaccettabile” ha detto Shaheed.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Lo Special Rapporteur sollecita le autorità iraniane “a porre fine a tutte le forme di discriminazione e istigazione contro i baha’i e a investigare accuratamente, e perseguire legalmente, gli individui che commettono questi atti, nonostante il loro rango o posizione.”</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Gli esperti delle Nazioni Unite hanno rinnovato il loro appello al governo iraniano di porre fine ad una discriminazione sanzionata dallo stato contro la minoranza. Hanno incoraggiato le autorità a riconsiderare i casi legali dei 72 baha’i attualmente in prigione per aver organizzato incontri religiosi, per aver sostenuto il diritto all’educazione, o per gestire gli affari religiosi e amministrativi della loro comunità.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">I Special Rapporteur Ahmed Shaheed e Heiner Bielefeldt fanno parte delle Procedure Speciali del Consiglio per i Diritti Umani. Procedure Speciali, l’organo più numeroso di esperti indipendenti nel sistema dei diritti umani dell’ONU, è il nome comunemente usato per i meccanismi indipendenti di monitoraggio e inchiesta che si occupano della situazione di paesi specifici o di specifici problemi ovunque nel mondo. Gli esperi di Procedure Speciali lavorano come volontari; non sono staff dell’ONU e non ricevono uno stipendio per il loro lavoro. Sono indipendenti da ogni governo e organizzazione e servono a titolo personale. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><a name="_GoBack"></a><span lang="it-IT">Per i link della pagina in lingua originale e i contatti cliccare il seguente <a href="http://ohchr.org/EN/NewsEvents/Pages/DisplayNews.aspx?NewsID=20073&amp;LangID=E&utm_source=rss&utm_medium=rss">link</a>. </span></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/06/10/iran-la-reazione-negativa-contro-i-bahai-espone-lestrema-ostilita-delle-autorita-per-la-minoranza-religiosa/">Iran: la reazione negativa contro i baha’i espone l’estrema ostilità delle autorità per la minoranza religiosa</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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