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	<title>criminali Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Violazioni e impunità non rallentano in Messico</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Apr 2022 12:11:06 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/Messico-1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="610" height="250" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/Messico-1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16305" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/Messico-1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 610w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/Messico-1-300x123.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 610px) 100vw, 610px" /></a></figure>



<p>di Nicole Fraccaroli</p>



<p>Le violazioni dei diritti umani, comprese torture, sparizioni forzate, abusi contro i migranti, esecuzioni extragiudiziali e attacchi a giornalisti indipendenti e difensori dei diritti umani, sono continuate sotto il presidente Andrés Manuel López Obrador, entrato in carica nel dicembre 2018. L&#8217;impunità rimane la norma. Le riforme attuate nel 2017 e nel 2018 sono state lente e finora inefficaci nell&#8217;affrontare la tortura e l&#8217;impunità.</p>



<p>Il sistema di giustizia penale regolarmente non fornisce giustizia alle vittime di crimini violenti e violazioni dei diritti umani. Solo l&#8217;1,3 per cento dei crimini commessi in Messico viene risolto, come riferisce il gruppo non governativo Impunity Zero. Le cause del fallimento includono corruzione, formazione e risorse inadeguate e la complicità di pubblici ministeri e difensori pubblici con criminali e altri funzionari abusivi. Una riforma del 2018 intesa a conferire maggiore indipendenza ai pubblici ministeri non è stata adeguatamente attuata, in base a ciò che è stato riferito dai gruppi locali per i diritti umani e lo stato di diritto.</p>



<p>Il presidente López Obrador ha raddoppiato l&#8217;uso dell&#8217;esercito per la sicurezza pubblica, ampliando notevolmente la portata delle sue attività e soppiantando le forze dell&#8217;ordine civili. Nel 2019 ha creato la Guardia Nazionale, una forza militare, per sostituire la Polizia Federale come principale organismo di polizia del governo. La Guardia Nazionale è guidata da ufficiali militari, addestrati dai militari e composta in gran parte da truppe militari. Nel maggio 2020, il presidente ha schierato formalmente i militari per assistere la Guardia Nazionale nelle forze dell&#8217;ordine civili. I militari sono ora legalmente autorizzati a detenere civili, farsi carico delle scene del crimine e conservare le prove; sotto i governi passati, incaricare i militari di questi compiti ha contribuito a gravi insabbiamenti di violazioni dei diritti umani. È comunque importante notare che nel 2014, il Congresso ha riformato il Codice di giustizia militare per richiedere che gli abusi commessi da membri dell&#8217;esercito contro civili siano perseguiti in tribunali civili, non militari. Tuttavia, il perseguimento della giustizia rimane una sfida.</p>



<p>La tortura è ampiamente praticata in Messico per ottenere confessioni ed estorcere informazioni. Viene applicata più frequentemente tra il momento in cui le vittime vengono detenute, spesso arbitrariamente, e quello in cui vengono consegnate a pubblici ministeri civili, un periodo in cui sono spesso tenute in <em>incommunicado</em> in basi militari o luoghi di detenzione illegale. Una legge del 2017 ha reso illegale l&#8217;uso delle confessioni ottenute attraverso la tortura come prove nei processi penali. Tuttavia, le autorità spesso non indagano sulle accuse di tortura.</p>



<p>Il numero di indagini su casi di tortura da parte di pubblici ministeri statali e federali è aumentato negli ultimi anni, da appena 13 nel 2006 a oltre 7.000 nel 2019, secondo un rapporto della Commissione messicana per la difesa e la promozione dei diritti umani. Ciononostante,<br>nella sua revisione del 2019 del Messico, il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura ha riferito che di 3.214 denunce di tortura nel 2016, solo 8 hanno portato all&#8217;arresto e al processo.</p>



<p>Inoltre, dal 2006 le sparizioni forzate da parte delle forze di sicurezza sono un problema diffuso. Anche le organizzazioni criminali sono state responsabili di molte sparizioni. Il governo ha riferito che più di 75.000 persone sono scomparse a novembre 2020, la stragrande maggioranza dal 2006 in poi.</p>



<p>Nel 2019 un rispettato difensore dei diritti umani è stato nominato a capo della Commissione nazionale di ricerca (CNB). Da allora, il governo ha creato una piattaforma online per consentire alle persone di denunciare le sparizioni in forma anonima e per mostrare statistiche in tempo reale sul numero di persone scomparse, escluse le informazioni di identificazione personale.</p>



<p>Tuttavia, i pubblici ministeri e la polizia trascurano di intraprendere anche le misure investigative di base per identificare i responsabili delle sparizioni forzate, spesso dicendo alle famiglie dei dispersi di indagare da sole. I funzionari hanno ammesso che più di 26.000 corpi rimangono non identificati. Nel 2019, il National Search Commissioner ha creato una valutazione forense nazionale per affrontare gli ostacoli all&#8217;identificazione e alla conservazione dei corpi.</p>



<p>In più, il Messico è uno dei paesi più pericolosi al mondo per i giornalisti. Giornalisti e difensori dei diritti umani, in particolare coloro che criticano i funzionari pubblici o smascherano il lavoro dei cartelli criminali, spesso subiscono attacchi, molestie e sorveglianza da parte delle autorità governative e dei gruppi criminali.</p>



<p>Nel 2018, il Comitato delle Nazioni Unite per l&#8217;eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donne ha espresso preoccupazione per i modelli persistenti di violenza &#8220;generale&#8221; contro le donne, inclusa la violenza sessuale. Le leggi messicane non proteggono adeguatamente le donne e le ragazze dalla violenza sessuale e di genere. L&#8217;aborto è disponibile su richiesta per chiunque, fino a 12 settimane di gravidanza, a Città del Messico e, da ottobre 2019, nello stato di Oaxaca. È fortemente limitato altrove.</p>



<p>I cartelli criminali, i criminali comuni e talvolta i funzionari della polizia e della migrazione prendono regolarmente di mira le persone che migrano attraverso il Messico per rapinarle, rapirle, estorcerle, violentarle o ucciderle. I cartelli criminali spesso lo fanno con la &#8220;tolleranza o addirittura il coinvolgimento di determinati funzionari pubblici&#8221;, ha riferito la Commissione interamericana per i diritti umani nel 2013. Il sistema di asilo del Messico è gravemente sovraccaricato. Dal 2013, il numero di domande ricevute è quasi raddoppiato e la capacità dell&#8217;agenzia per l&#8217;asilo non ha tenuto il passo. A ottobre 2019, c&#8217;era un arretrato di oltre 63.000 persone con richieste di asilo in sospeso e il 44% delle persone che hanno presentato domanda nel 2018 erano ancora in attesa, secondo quanto riportato dal gruppo per i diritti dei rifugiati Asylum Access.</p>



<p>Nel giugno 2020, il Messico è stato eletto membro non permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per il periodo 2021-2022. La politica estera del Messico in materia di diritti umani sotto l&#8217;amministrazione López Obrador si è basata sul principio del &#8220;non intervento&#8221; negli affari domestici. Il Messico ha evidenziato che una delle sue priorità all&#8217;interno del Consiglio sarebbe la protezione dei bambini, sebbene, a differenza della maggior parte dei membri del Consiglio di Sicurezza, non abbia ancora approvato la Dichiarazione sulle Scuole Sicure.</p>



<p>Ecco che dunque tra responsabilità internazionali, dichiarazioni in materia e promesse, il Messico ha ancora molta strada da percorrere per rimanere fedele agli impegni presi e soprattutto al fine di garantire il rispetto dei diritti umani di tutti e tutte coloro che si trovano sotto la sua giurisdizione.</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. I conflitti africani visti dai media</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Apr 2021 06:40:44 +0000</pubDate>
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<p>di Veronica Tedeschi</p>



<p>Quelle in Africa sono guerre ben radicate nel territorio, che vedono il loro percorso tutto concentrato in uno o due Stati. Questa è una caratteristica di molti dei conflitti aperti ancora oggi nel caldo continente. Nel 2019 si calcolavano nel continente africano 23 dispute e crisi non violente (al posto di 25 nel 2018), 45 crisi violente (al posto di 46), 8 guerre limitate (al posto di 9) e 5 guerre al posto di 6. Queste ultime sono: quella della Repubblica Democratica del Congo – terrorismo e ribellione in Ituri e conflitto contro i MaiMai, una milizia etnica-, quella contro i Boko Haram in Nigeria, Camerun, Niger e Ciad e infine l’annoso conflitto in Somalia. I numeri dei conflitti, si può bene vedere, non aumentano o diminuiscono di grandi cifre, rimangono per lo più stabili negli anni, guerre perpetuate e ben radicate. Prendiamo come esempio la guerra nel Sahel, in crisi dall’inizio degli anni Sessanta. Qui le questioni principali ruotano intorno alla questione nomade e al secessionismo tuareg, mai davvero affrontati in radice ma solo in termini di spartizione del potere.</p>



<p>Dalla fine della Guerra Fredda i protagonisti dei conflitti africani hanno lasciato formare nelle convinzioni degli europei esclusivamente guerre su base etnica. Ciò è parso loro più facile piuttosto che affrontare la questione contradittoria della proprietà fondiaria della terra e dell’indissolubile legame “terra-identità” prevalente in ambito rurale. Si preferisce, dunque, usare la logica etnica di “sangue-razza” fissata dal colonizzatore e facilmente decifrabile, piuttosto che quella tradizionale africana, più mobile legata alle dinamiche dei ceti sociali molto difficile da rappresentare.</p>



<p>I conflitti africani acquisiscono la loro dimensione mediatica – e politica – grazie a forme di spettacolarizzazione orchestrate e gestite da fuori. Ciò comporta la loro consacrazione come conflitti internazionali e non oscuri massacri locali. Ma le cose non sono sempre come appaiono. Ad esempio, una vicenda bellica che ricevette una significativa attenzione internazionale, specialmente nel mondo angolofono, fu il raid del 15 aprile 2016 a Gambela, in Etiopia con il massacro di duecento pastori nuer, il rapimento di un centinaio dei loro figli e il furto di oltre duemila capi di bestiame da parte di aggressori appartenenti ad un altro gruppo di pastori, i murle del Sud Sudan. Un attacco molto simile si è svolto più recentemente nel marzo 2020 con oltre mille morti. Si tratta di episodi di un grave conflitto locale, legato a rivalità per la terra e per i pascoli che assume significato solo in quell’area. Al contrario, movimenti ribelli meno noti al grande pubblico come quelli che vediamo in Congo non costituiscono un conflitto locale ma nazionale – l’ambizione è quella di prendere la capitale Brazaville -. Una dinamica mediatica particolare che mette in risalto conflitti locali piuttosto che grandi rivoluzioni nazionali.</p>



<p>Ultimo punto che vorrei trattare è l’inserimento in tali conflitti di elementi diversi non attinenti a quest’ultimo come i traffici illegali e la criminalità organizzata. Una delle formule di sopravvivenza degli Stati africani è legata alla resilienza delle rete criminali, alle quali possono connettersi poteri centrali fragili che non controllano l’intero territorio nazionale. Questa disgregazione delle reti criminali, molto più evidente in Africa piuttosto che in Europa, ha consentito a molti stati di non soccombere a tali dinamiche.</p>



<p>La breve sintesi di questo articolo, che prende spunto dal libro di Mario Giro “Guerre nere”, mette in risalto l’errore dei media internazionali nel fare focus su complicati conflitti africani, nei quali le radici delle dispute risalgono a questioni locali irrisolte da decenni. Un monito per i tanti giornalisti e una riflessioni per i lettori.</p>
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		<title>Basta tragedie  nel mare e ai mercati di esseri umani per colpa di criminali e generali corrotti</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Aug 2020 07:58:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>*Amsi ,UMEM ,CO-MAI; L&#8217;Europa ed i governi italiani &#160;hanno fallito nel far rispettare gli accordi bilaterali e non controllare gli aiuti economici destinati ai paesi da dove provengono i migranti* Così l&#8217;Associazione medici di&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1000" height="600" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/Migranti-in-61-sbarcati-nel-porto-di-Crotone-1000x600-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14556" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/Migranti-in-61-sbarcati-nel-porto-di-Crotone-1000x600-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/Migranti-in-61-sbarcati-nel-porto-di-Crotone-1000x600-1-300x180.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/Migranti-in-61-sbarcati-nel-porto-di-Crotone-1000x600-1-768x461.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p>*Amsi ,UMEM ,CO-MAI; L&#8217;Europa ed i governi italiani &nbsp;hanno fallito nel far rispettare gli accordi bilaterali e non controllare gli aiuti economici destinati ai paesi da dove provengono i migranti*</p>



<p>Così l&#8217;Associazione medici di origine straniera in Italia) e la Comunità del mondo arabo in Italia (Co-mai) e L&#8217;Unione medica euro Mediterranea (UMEM) esprimono  solidarietà e condoglianze ai familiari dei migranti morti e feriti migranti e finanzieri italiani nell’ incidente del barcone oggi a Crotone causato dall&#8217;esplosione di un carburante. Ringraziamo le autorità italiane , i medici e finanzieri che subito si sono messi in moto a soccorrere i feriti e trasferirli in ospedale a Catanzaro e al centro<br> di accoglienza a Crotone.</p>



<p>&#8220;Sicuramente non avrà fine queste tragedie nel mare e dei  numerosi morti ,feriti e violenze su donne e bambini e dei mercati neri se non combattiamo la corruzione dei generali che sono i veri &#8220;datori di lavoro&#8221; dei scafisti in Libia ,Tunisia ,Egitto ,Somalia ,Sudan e nei paesi africani. Sono senza risultati concreti e costruttivi le missioni internazionali se non viene messo in agenda  il primo punto su come combattere la corruzione e le coperture dei scafisti che hanno una vita facile e libera circolazione e vengono arrestati solo in Europa e in Italia .Noi non sappiamo del 70% dei morti che avvengono durante il tragitto della speranza (all&#8217;inizio,durante ,in Libia ,dopo la partenza dalla Libia) ,noi siamo al corrente solo del 30% dei morti e feriti perché avvengono quasi ai confini o dentro i confini italiani. L’Italia deve intensificare la cooperazione internazionale per impedire le partenze e le tragedie e questo non si risolve dando solo soldi senza controllare dove vanno a finire o a quale progetti sono stati destinati, bisogna far rispettare gli accordi bilaterali cosi Dichiara con indignazione e sofferenza.</p>
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		<title>Facinoroso è chi, respingendo i profughi, calpesta lo stato di diritto</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jul 2018 07:38:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione per i Diritti umani sostiene e diffonde il seguente appello di Osservatorio solidarietà-Carta di Milano di cui fa parte. FACINOROSO É CHI, RESPINGENDO I PROFUGHI, CALPESTA LO STATO DI DIRITTO Illustrissimo Signor Presidente&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> sostiene e diffonde il seguente appello di Osservatorio solidarietà-Carta di Milano di cui fa parte.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/th-230.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11002" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/th-230.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="375" height="187" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/th-230.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 375w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/th-230-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 375px) 100vw, 375px" /></a></p>
<p><b>FACINOROSO É CHI, RESPINGENDO I PROFUGHI, CALPESTA LO STATO DI DIRITTO</b></p>
<p>Illustrissimo Signor Presidente della Repubblica,</p>
<p>ci rivolgiamo a Lei come alla massima autorità a garanzia del rispetto delle Istituzioni repubblicane e della Costituzione, per chiederLe se è possibile – in questa Italia in cui ci sentiamo sempre più spaesati, dove i porti si chiudono davanti ai naufraghi e i soccorritori vengono trattati come criminali – che un ministro dell&#8217;Interno si arroghi la competenza di decidere il respingimento di profughi soccorsi in mare o l’arresto di chi – accusato al momento solo da un tweet del Ministro delle Infrastrutture – viene marchiato come «facinoroso» per essersi ribellato, senza arrecare alcun danno a cose o persone, alla prospettiva di essere riportato in Libia, un Paese dove l’uso della tortura e della compravendita di esseri umani è stato acclarato anche dall’ONU.</p>
<p>«<span class="m_-8419634756855456404gmail-textexposedshow">Prima di concedere qualsiasi autorizzazione, attendo di sapere nomi, cognomi e nazionalità dei violenti dirottatori che dovranno scendere dalla Diciotti in manette</span><span class="m_-8419634756855456404gmail-textexposedshow">». Chiediamo a Lei: può un ministro del nostro Paese pronunciare una simile frase? Ogni singola parola di questa frase è un attacco alla nostra vita civile e democratica, e alla indipendenza della Magistratura.</span></p>
<p><span class="m_-8419634756855456404gmail-textexposedshow">Vediamo vacillare l’eredità politica, giuridica e umana che ci è stata consegnata dai Padri costituenti, la separazione tra Poteri e la centralità della solidarietà richiamata nell’art. 2 della nostra Costituzione. Quel che sta succedendo fa impallidire la nera pagina di storia europea dei profughi ebrei della nave Saint Louis, che non vennero perlomeno mai considerati criminali da sbarcare in manette, ma rimasero come fantasmi della colpa degli Stati europei soggiogati dal nazifascismo.</span></p>
<p><span class="m_-8419634756855456404gmail-textexposedshow">Per questo ci appelliamo a Lei, che è garante della nostra convivenza civile: chiediamo che la pietas, la giustizia, l’inviolabilità dei diritti fondamentali ed il principio di separazione dei poteri continuino a essere la base della nostra vita democratica di cittadini, dove nessuno può essere marchiato come </span><span class="m_-8419634756855456404gmail-textexposedshow">«facinoroso</span><span class="m_-8419634756855456404gmail-textexposedshow">» &#8211; sinonimo di delinquente, incline alla violenza e alla rissa – per aver reagito con terrore alla prospettiva di essere riconsegnato ai propri carcerieri dopo essere fuggito da persecuzioni, scampato alla tortura e sopravvissuto alla morte in mare.</span></p>
<p><span class="m_-8419634756855456404gmail-textexposedshow">Dai documenti ufficiali finora pubblicati, quel che emerge con chiarezza non è una presunta aggressione subita dall’equipaggio della nave da parte dei naufraghi, ma il loro </span><span class="m_-8419634756855456404gmail-textexposedshow">«stato di agitazione</span><span class="m_-8419634756855456404gmail-textexposedshow">» quando </span><span class="m_-8419634756855456404gmail-textexposedshow">«alle 23:00 circa, qualcuno dei migranti in possesso di telefoni e GPS ha accertato che la nave dirigeva verso sud</span><span class="m_-8419634756855456404gmail-textexposedshow">». </span></p>
<p><span class="m_-8419634756855456404gmail-textexposedshow">Quel che i documenti certificano è un’operazione che si stava configurando come un respingimento collettivo operato sotto il coordinamento del MRCC di Roma (dalle ore 22, si legge nel messaggio inviato dal rimorchiatore alla Guardia costiera italiana, la Vos Thalassa dirigeva verso </span><span class="m_-8419634756855456404gmail-textexposedshow">«il punto di incontro con la motovedetta libica</span><span class="m_-8419634756855456404gmail-textexposedshow">»), in violazione del principio di non refoulement sancito dalla Convenzione di Ginevra.</span></p>
<p><span class="m_-8419634756855456404gmail-textexposedshow">Chiediamo a Lei, signor Presidente, di adottare le misure necessarie per restituirci un Paese non sfigurato da spinte che – senza il necessario bilanciamento dei poteri e dei ruoli istituzionali – rischiano di portare allo strappo di principi costituzionali alla base dello stato di diritto e alla violazione delle convenzioni internazionali sottoscritte dal nostro Paese. </span></p>
<p><span class="m_-8419634756855456404gmail-textexposedshow">Con gratitudine </span></p>
<p><span class="m_-8419634756855456404gmail-textexposedshow">Osservatorio Solidarietà Carta di Milano</span></p>
<div class="yj6qo"></div>
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		<title>Uccisa Marielle Franco, la donna che entrava nelle favelas</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Mar 2018 09:59:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Valentina Tatti Tonni Se negli anni Ottanta in Sud America la capitale della droga in genere è e continua ad essere il Messico, quella del narcotraffico dalla Colombia, con la caduta dei cartelli&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/gal_18162.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10331" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/gal_18162.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="600" height="400" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/gal_18162.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/gal_18162-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></b></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">di Valentina Tatti Tonni</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">Se negli anni Ottanta in Sud America la capitale della droga in genere è e continua ad essere il Messico, quella del narcotraffico dalla Colombia, con la caduta dei cartelli più antichi (un insieme di organizzazioni che formano un unico sistema criminale), si sposta in Brasile. Come scrive Roberto Nicolini nel libro Mafia globale a cura di Nando Dalla Chiesa: “I diversi Paesi sudamericani, sono spesso pervasi da culture di impunità difficili da sradicare, frutto delle dittature che ne hanno segnato la storia, e sono spesso costretti a contendere il monopolio della violenza ad altri attori come le guerriglie o la stessa criminalità organizzata, avvantaggiate dalla conformazione territoriale del continente (si pensi all’estensione della foresta amazzonica o delle Ande). A ciò va aggiunto che le crisi economiche, gli elevati tassi di inflazione e i sistemi di profonde disuguaglianze sono una costante che si accompagna a una generalizzata situazione di forte povertà e all’assenza di programmi di sviluppo alternativo alle coltivazioni di coca e marijuana”.</p>
<p align="JUSTIFY">Rio De Janeiro è la seconda città del Brasile dopo San Paolo a concentrare il più elevato numero di popolazione ed attrarre investimenti in economia. La sua peculiarità sono senz’altro le favelas, le cosiddette baraccopoli brasiliane, in cui operano almeno tre gruppi criminali che operano nel traffico (Comando Vermelho, Terceiro Comando Puro e gli Amigos dos Amigos) e che sfruttano a loro favore con violenza e intimidazioni le debolezze socio-economiche delle persone che vi abitano, come in qualunque luogo alla periferia del mondo in cui lo Stato non ritiene importante l’intervento, o quando è proprio lo Stato talvolta a colludersi con i poteri criminali.</p>
<p align="JUSTIFY">E’ in questo luogo, in questo contesto che Marielle Franco è stata uccisa. Un’esecuzione. Era appena uscita da un evento in favore dei diritti delle donne nere nelle favelas. I sicari la stavano aspettando, hanno esploso nove colpi d’arma da fuoco: quattro proiettili l’hanno colpita alla testa, uno ha colpito il suo autista e un altro ha ferito la sua addetta stampa. Gli altri sono rimasti a terra o conficcati nell’auto o nelle pareti vicine. Unico obiettivo: non mancare il bersaglio, portare a termine il lavoro, eliminare Marielle Franco. Perché? Aveva 38 anni, ed era consigliera del Partito Socialismo e Libertà di Rio de Janeiro. Più che essere &#8220;bella, nera e lesbica&#8221; come alcuni giornali hanno scritto, presumibilmente non l’hanno uccisa perché era bella, nera e lesbica, ma perché era un&#8217;attivista civile che si batteva in favore dei diritti umani, contro i narcotrafficanti e la polizia militare che da &#8220;battaglione della morte&#8221; uccide i giovani delle favelas.</p>
<p align="JUSTIFY">E’ stato dichiarato che le indagini sul duplice omicidio verranno seguite dai vertici di Brasilia, la capitale, con la dovuta attenzione, accompagnate da tutti i messaggi di sdegno che in queste ore la stampa estera sta raccogliendo e pubblicando per mostrare un Paese affranto. Una democrazia ancora una volta piegata e al quale dolore risponde la piazza, in migliaia in queste ore si sono riversati in strada in segno di protesta. Per la gente comune, per le donne povere e per i loro figli reclutati dai cartelli, Marielle Franco non era un’attivista qualunque. Era la donna che entrava nelle favelas e denunciava, portava luce e speranza, si faceva carico di tutte le cause inaccettabili che il Paese ancora si ostinava di difendere. Un riflettore puntato che gli assassini mal sopportavano.</p>
<p align="JUSTIFY">Il giorno prima di essere uccisa, come sempre accade in queste circostanze, Marielle Franco aveva “osato” esprimersi in modo diretto contro i poteri forti del narcotraffico supportati con arroganza dalla polizia militare e su Twitter aveva scritto: &#8221;Ancora un omicidio che potrebbe entrare nel conto di quelli compiuti dalla polizia militare. Matheus Melo stava uscendo dalla chiesa. Quanti altri devono morire prima che finisca questa guerra?&#8221;.</p>
<p align="JUSTIFY">Un movente, una promessa. Marielle Franco condannava la violenza, finché la violenza non le si è rivolta contro.</p>
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