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	<title>criminalità Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Carceri minorili. Il rapporto di Antigone: &#8220;rischio che la giustizia minorile perda i ragazzi per strada&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Feb 2024 16:48:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Il modello della giustizia minorile in Italia, fin dal 1988, data in cui entrò in vigore un procedimento penale specifico per i minorenni, è sempre stato un vanto per il paese. Mettendo al centro&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/02/rapporto_minori_vert_2_1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="819" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/02/rapporto_minori_vert_2_1-819x1024.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17437" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/02/rapporto_minori_vert_2_1-819x1024.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 819w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/02/rapporto_minori_vert_2_1-240x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 240w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/02/rapporto_minori_vert_2_1-768x960.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/02/rapporto_minori_vert_2_1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1080w" sizes="(max-width: 819px) 100vw, 819px" /></a></figure>



<p>&#8220;Il modello della giustizia minorile in Italia, fin dal 1988, data in cui entrò in vigore un procedimento penale specifico per i minorenni, è sempre stato un vanto per il paese. Mettendo al centro il recupero dei ragazzi, in un&#8217;età cruciale per il loro sviluppo, nella quale educare è preferibile al punire, ha garantito tassi di detenzione sempre molto bassi, una preferenza per misure alternative alla detenzione in carcere, come ad esempio l&#8217;affidamento alle comunità e ottenuto un&#8217;adesione al percorso risocializzante ampio da parte dei giovani. Dal decreto Caivano in poi, invece, il rischio che questi 35 anni di lavoro vengano cancellati e i ragazzi persi per strada è una prospettiva drammatica e attuale&#8221;. Così Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, intervenendo alla presentazione di &#8220;Prospettive minori&#8221;, VII Rapporto di Antigone sulla giustizia minorile.&nbsp;</p>



<p>All’inizio del 2024 sono circa 500 i detenuti nelle carceri minorili italiane. Sono oltre dieci anni che non si raggiungeva una simile cifra. Gli ingressi in IPM sono in netto aumento. Se sono stati 835 nel 2021, ne abbiamo avuti 1.143 nel 2023, la cifra più alta almeno negli ultimi quindici anni.&nbsp; La crescita delle presenze negli ultimi 12 mesi è fatta quasi interamente di ragazze e ragazzi in misura cautelare. Frutto questo del decreto Caivano che ha esteso l&#8217;applicazione della custodia cautelare in carcere, stravolgendo l’impianto del codice di procedura penale minorile del 1988. Altra novità, in linea con quanto previsto dal Decreto, laddove prevede di disporre la custodia cautelare anche per i fatti di lieve entità legati alle sostanze stupefacenti è la notevole crescita degli ingressi in IPM per reati legati alle droghe, con un aumento del 37,4% in un solo anno.&nbsp; &nbsp;</p>



<p>Aumenti dei numeri, quindi, che non trovano riscontro nell&#8217;aumento dei reati, con il dato più recente che, tra alti e bassi, è in linea con quello registrato 10 anni fa.&nbsp;</p>



<p>&#8220;Sono prospettive minori quelle che oggi vediamo rispetto a due anni fa, quando pubblicammo il nostro precedente rapporto sulla giustizia minorile in Italia &#8211; ha spiegato Susanna Marietti, coordinatrice nazionale di Antigone e responsabile dell&#8217;osservatorio minori. Prospettive minori per il sistema, che sta rinunciando a incontrare con pienezza quei principi ispiratori sui quali è stato costruito e che hanno fatto sì che la giustizia minorile nel nostro paese divenisse un modello a livello europeo; prospettive minori per gli operatori, alcuni dei quali fanno un lavoro straordinario fuori e dentro le carceri e si ritrovano strumenti sempre più spuntati e inefficaci; e, soprattutto, prospettive minori per i ragazzi e le ragazze, che si ritrovano attorno più sbarre, fisiche e metaforiche, e meno speranze riguardo al loro futuro. Occorre riprendere la strada tracciata dai 35 anni di giustizia minorile italiana, mettere al centro il bene supremo dei ragazzi e non cadere nella tentazione punitiva verso chi commette un reato in una fase così cruciale del proprio percorso di crescita. Se non ci possiamo permettere di perdere un adulto, ancor meno ci possiamo permettere di perdere un ragazzino&#8221; ha sottolineato Susanna Marietti.&nbsp;</p>



<p>Alessio Scandurra, coordinatore dell&#8217;osservatorio di Antigone sulle carceri per adulti ha a sua volta sottolineato: &#8220;con il decreto Caivano, che ha fortemente ampliato la possibilità di trasferire i ragazzi maggiorenni, che sono in IPM in quanto avevano compiuto il reato compiuto da minorenni, nelle carceri per adulti si assiste a una ulteriore torsione del sistema, portando queste persone a doversi confrontare con tipo di detenzione più dura, limitata, in luoghi dove i loro bisogni, anche a fronte del grande sovraffollamento e quindi della scarsità di opportunità di studio, lavoro e ricreative, non vengono tenuti nel giusto peso, lasciandoli invece in un sistema che, ad oggi, produce criminalità a causa di tassi di recidiva molto alti&#8221;.</p>



<p></p>



<p>A questo link si può leggere il report: <a href="https://www.ragazzidentro.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.ragazzidentro.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>2 agosto: commemoriamo il Samudaripen, il genocidio nazifascista dei rom e dei sinti</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2023/08/09/2-agosto-commemoriamo-il-samudaripen-il-genocidio-nazifascista-dei-rom-e-dei-sinti/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Wed, 09 Aug 2023 08:19:25 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Ervin Bajrami</p>



<p></p>



<p>Nella notte tra il 2 e il 3 agosto del &#8217;44  più di 500.000 persone periranno nelle camere a gas di Aushwitz Birkenau.</p>



<p>In Polonia, il 2 agosto scorso, con <em>Dikh He Na Bister</em> &nbsp;&#8211; Roma Genocide Remembrance &#8211; sono presenti più di 200 ragazze e ragazzi da 22 paesi diversi dell&#8217;Europa proprio per dire Dikh he na bister: &#8220;guarda e non dimenticare&#8221;.</p>



<p>Al rientro dal viaggio, il nostro amico attivista Ervin Bajrami ha deciso di fare alcune riflessioni importanti, che vi riportiamo, sulla situazione delle persone rom e sinte in Italia.</p>



<p><br>Casa: la questione casa e abitare sicuramente rimane una delle problematiche più grandi da affrontare in quanto ci ritroviamo con campi istituzionali creati ad hoc per le persone rifugiate dai Balcani (sistema adottato come unico) e che, ad oggi, ha portato alla terza generazione di ragazze e ragazzi che conoscono solo ed esclusivamente quel modo di abitare e non sono in grado di autodeterminarsi o hanno timore di lasciare quel sistema in quanto il mondo fuori non è dei migliori; anzi,  la propaganda politica a loro sfavore non ha fatto altro che incrementare la paura di uscire e ritrovarsi lontano dalla comunità. Ogni giorno assistiamo a sgomberi dai campi ma senza una soluzione alternativa e di conseguenza trasformiamo posti ritenuti &nbsp;&#8220;sicuri&#8221; (almeno per la comunità che si ritrova assieme) in gruppi di persone che, invece, si ritrovano in mezzo alla strada.&nbsp;</p>



<p><br>Lavoro: chi vive nel campo e ha la residenza all&#8217;interno di quest&#8217;ultimo fa una fatica enorme a trovare un posto di lavoro in quanto il campo è associato direttamente alla criminalità; quest&#8217;ultima esiste in questi ambiti, ma è una conseguenza che parte dal sistema -abitare in primis e sfocia in micro crimini dovuti alla mancanza di lavoro e diventa un&#8217;esigenza per sopravvivere creando, così, un cerchio infinito di causa/effetto.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/ro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="433" height="960" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/ro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17104" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/ro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 433w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/ro-135x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 135w" sizes="(max-width: 433px) 100vw, 433px" /></a></figure></div>



<p><br>Scuola: l&#8217;istruzione è un altro tassello importante in quanto moltissimi bambini rom e sinti amano la scuola e vorrebbero un futuro che da sogno si trasforma in realtà, ma il sistema delle scuola <em>lacho drom</em>, che ha lasciato dietro di sé analfabeti, viene ancora usato come metodo e lo stigma verso i bambini rom e sinti non fa che alimentare la paura e l&#8217;abbandono come conseguenza.</p>



<p><br>Politica: la situazione politica non è favorevole al cambiamento in quanto anzitutto le persone rom e sinti non sono riconosciute come minoranza e nemmeno le atrocità del nazifascismo sono riconosciute e questo non permette ai nostri giovani di riconoscersi in un&#8217;identità storica e culturale precisa e di conseguenza o si nascondono per avere una possibilità nella vita oppure nasce l&#8217;odio interiorizzato verso la comunità maggioritaria, dovuto non solo alla narrazione sbagliata ma soprattutto perché quest&#8217;ultima è l&#8217;unica narrazione accessibile nel periodo scolastico. Non dimentichiamoci che lo stigma e i pregiudizi sono anche il pane quotidiano della politica per sviare la nazione da discorsi importanti oppure per creare un nemico contro il quale combattere (es: borseggiatrici).</p>



<p><br>Situazione Sociale: la situazione sociale è la conseguenza di tutte le altre categorie, quindi drammatica. Soluzione: parliamoci, parliamo con le persone interessate prima di prendere qualsiasi tipo di decisione. Iniziamo dal riconoscimento per poi trovare un sistema-abitare che vada bene per tutti e affinché questo accada, viste le differenze, è necessaria una legge quadro in base alla quale ogni Comune si adatta parlando con la comunità rom o sinta. Il sistema scolastico potrebbe introdurre anche la Memoria delle persone rom e sinte così come la Cultura e la Storia per far sì che i nostri ragazzi possano arricchirsi di nozioni positive anziché di odio. Creiamo legami, ponti, comunichiamo per comprendere le reali necessità senza adottare un sistema paternalistico che dall&#8217;alto ci dice come e quando dovremmo attuare le diverse proposte per poi scoprire che non vanno bene, sprecando risorse, energia e bene comune con di fatto un nonnulla in mano e un iter che ricomincia da zero. Chi né paga le conseguenze? Chi subisce passivamente tutto ciò, ogni volta? Torniamo a fare politica partendo dal basso, cercando di ascoltare e comprendere senza giudizi e pregiudizi i bisogni reali delle persone, torniamo ad essere comunità, allargata, con le proprie differenze, ma come ben abbiamo compreso in questi ultimi anni non vi è ricchezza più grande delle diversità e del suo contributo per diventare migliori come persone, come comunità e come Stato.</p>



<p></p>



<p>Se volete sostenere un progetto interessante riguardo al tema, cliccate qui:<a href=" https://www.produzionidalbasso.com/project/il-genocidio-dei-rom-e-la-scoperta-della-propria-identita/?fbclid=PAAaaQWcT8BQfJB4mO7RjbDWsc3aenSobWpS3-YCNCq2XVKR_DjvnaRcL2blw&utm_source=rss&utm_medium=rss"> https://www.produzionidalbasso.com/project/il-genocidio-dei-rom-e-la-scoperta-della-propria-identita/?fbclid=PAAaaQWcT8BQfJB4mO7RjbDWsc3aenSobWpS3-YCNCq2XVKR_DjvnaRcL2blw&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p></p>
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		<title>Liberati, la P2 e l&#8217;Osservatorio per la sicurezza e la Legalità nel Lazio</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2023/07/06/liberati-la-p2-e-losservatorio-per-la-sicurezza-e-la-legalita-nel-lazio/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Thu, 06 Jul 2023 09:10:47 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/07/liberati.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="299" height="168" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/07/liberati.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17042"/></a></figure></div>



<p></p>



<p>Chi ci segue sa quanto siamo interessati al tema della legalità , per cui oggi pubblichiamo il comunicato stampa dell&#8217;Associazione per la lotta contro le illegalità e le mafie “Antonino Caponnetto” sulla nomina della presidenza dell&#8217;Osservatorio per la Sicurezza e la Legalità. Il comunicato ci trova perfettamente d&#8217;accordo e indignati per la scelta di Serafino Liberati.</p>



<p>Associazione Per i Diritti umani (Milano). </p>



<p>Comunicato stampa:</p>



<p>Apprendiamo che il Presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, ha nominato alla Presidenza dell’Osservatorio per la sicurezza e la legalità, il generale di corpo d’armata dei carabinieri in congedo Serafino Liberati, salito in passato agli onori della cronaca per essere comparso nell’elenco dei soggetti appartenenti alla loggia massonica Propaganda 2 (P2), con la tessera n. 1729. </p>



<p>Opportunità e semplice buon senso avrebbero voluto che un personaggio a suo tempo aderente a quella che la Commissione d’inchiesta dedicata definì come «organizzazione criminale» ed «eversiva» non fosse messo alla guida di un organismo tanto delicato quale l’Osservatorio per la sicurezza e la legalità della Regione Lazio che ha il compito di analizzare e porre in essere azioni di sensibilizzazione e contrasto alla crescente criminalità organizzata nella Regione Lazio che, come noto, non riguarda solo la manovalanza militare ma è fortemente infiltrata nel tessuto sociale, politico/amministrativo ed economico della stessa. Peraltro la vicenda ci sembra ancor più grave alla luce del crescente ruolo che nelle recenti inchieste antimafia stanno assumendo alcune consorterie massoniche, tanto che, ormai da qualche anno, è stato coniato il termine di massomafia. </p>



<p>Siamo certi che il Presidente Rocca e lo stesso Generale Liberati, si renderanno conto che il rigore necessario nella lotta alle mafie debba essere rigore di sostanza ma anche di forma e che comprenderanno, quindi, che per mantenere l’autorevolezza e il ruolo di punto di riferimento conquistata negli ultimi anni dall’Osservatorio, sia necessario fare un passo indietro. Lo chiediamo in nome dei tanti che hanno messo in gioco la propria vita e la propria sicurezza in nome della legalità e della lotta alla criminalità mafiosa.</p>
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		<title>L&#8217;hinterland di Milano e la lotta alla criminalità</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Apr 2023 07:34:02 +0000</pubDate>
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<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>Il prossimo 15 aprile alle ore 10.30 verrà inaugurato lo SPORTELLO SOLIDALE ANTIMAFIA “Davide Salluzzo”, fortemente voluto dal Comune di Corsico, da U.I.C.A.P.T.E., con il patrocinio dei Municipi di Assago, Buccinasco, Cesano Boscone, Cusago, Trezzano sul naviglio, Caritas Ambrosiana e Coop.</p>



<p>Saranno presnti: il Prefetto di Milano, Ranato Saccone; Simona Ronchi, Dirigente A.N.B.S.C., Stefano Martino Ventura, sindaco di Corsico, don Massimo Mapelli, Presidente U.C.A.P.T.E., Luigi cuomo, Presidente Associazione SOS Impresa, Maria Grazia Totti, Referente Ass. SOS Impresa Lombardia, Gianluca Vitali, Presidente Commissione Antimafia di Corsico.</p>



<p>L&#8217;inaugurazione dello sportello si terrà presso il Centro Sociale Falcone, Via G. Falcone, 5 – Corsico</p>



<p>Abbiamo avuto l&#8217;occasione di scambiare qualche parola con la ex sindaca del Comune di Corsico, in provincia di Milano, Maria Ferrucci, e con Gianluca Vitali, presidente della Commissione antimafia, sempre di Corsico che ringraziamo molto per la loro disponibilità.</p>



<p>Maria Ferrucci: bisogna considerare che il primo processo che ha portato alla sbarra più di 50 persone di Corsico è stato quello avviato in seguito all&#8217;arresto di Saverio Morabito nel 1993.</p>



<p>La vicenda, però, risale agli anni &#8217;80, perché poi il processo del &#8217;93 ha preso in considerazione reati commessi anche prima, dopo il racconto di Morabito, vicenda e racconto che sono stati riportati nel libro intitolato “Manager calibro 9. Vent&#8217;anni di malavita a Milano nel racconto del pentito Saverio Morabito” di Piero Colaprico e Luca fazzo e in cui si mette in evidenza come l&#8217;hinterland sia il centro del gruppo di mafiosi arrivati dalla Calabria, in particolare da Platì. I personaggi più grandi sono quelli che appartengono ai Sergi, ai Barbaro e ai Papalia. Queste sono le <em>&#8216;ndrine</em> più importanti e sicuramente inizialmente hanno come attività principale quella dei sequestri di persona e dello spaccio (negli anni &#8217;70 e &#8217;80); la nostra zona, infatti, in quel periodo aveva gli alberi pieni di siringhe conficcate&#8230; Negli anni &#8217;90 i cittadini non hanno ancora percezione di ciò che accade intorno a loro e nemmeno le istituzioni se si pensa che il prefetto, ancora nel 2010, diceva che la mafia sul territorio non c&#8217;era e, quindi, non vi era né da parte della società civile né da parte delle istituzioni la consapevolezza e la volontà di fare qualcosa.</p>



<p>Solo a partire dagli anni &#8217;90 (ricordiamo anche Tangentopoli, perchè tutto è collegato&#8230;) si iniziano a cogliere le connessioni tra criminalità, politica, economia, etc. E sicuramente la situazione cambia dopo il processo a seguito delle dichiarazioni di Morabito, ma vorrei anche aggiungere che una certa sensibilizzazione ai temi per la legalità è stata data dal libro/inchiesta di Roberto Saviano, “Gomorra”: oggi lo si considera in senso negativo (per i motivi che conosciamo, perchè gli argomenti sono stati manipolati a favore di un successo meramente commerciale, soprattutto da parte dello stesso autore), ma all&#8217;epoca ebbe un&#8217;importanza mediatica e culturale molto forte in quanto mise in luce una realtà che in molti, troppi tendevano a nascondere.</p>



<p>Proprio nel 2010 feci la proposta all&#8217;allora sindaco di Buccinasco, Loris Cereda, di istituire insieme un coordinamento sull&#8217;antimafia, in particolare per arginare i traffici della &#8216;ndrangheta, ma lui mi rispose ridendo, quasi deridendomi: “Ma guarda che la &#8216;ndrangheta non esiste”, disse. Cereda venne arrestato con l&#8217;accusa di corruzione.</p>



<p>Ma c&#8217;è di più.</p>



<p>Durante un consiglio comunale, alcune persone sono venute appositamente per intimidirmi nel momento in cui io ero ancora solo consigliera e stavo presentando una interpellanza sul “Festival dello stocco”. Perché questa manifestazione era stata organizzata con il coinvolgimento di persone poco pulite. Ho ricevuto, quindi, la “visita” di questi personaggi che hanno cominciato ad urlare di tutto e con il sindaco che non ha fatto una piega, cioè non mi ha neanche dato la propria solidarietà e non ha mai nominato la parola &#8216;ndrangheta in tutti e due i suoi interventi; questo per dirti che in un comune come Corsico c&#8217;è molto da fare perché, anche se si organizzano manifestazioni pubbliche, quando ci si trova davvero in situazioni delicate, non si fa o non si dice nulla di serio e di concreto per contrastare le azioni malavitose.</p>



<p>Gianluca Vitali: sono attualmente Presidente della Commissione antimafia. Ricordo che Corsico, purtroppo, è uno dei capoluoghi della &#8216;ndrangheta, insediatasi al Nord d&#8217;Italia, in Lombardia. Il nostro municipio non aveva mai istituito una commissione antimafia, invece nel 2020, quando sono andato in consiglio comunale, ho chiesto e voluto la Presidenza perchè credo che sia uno strumento istituzionale importantissimo. Dovrebbe essercene una in ogni Comune perchè si possono fare una serie di azioni che noi stiamo provando a mettere in atto sia sulla gestione dei beni confiscati &#8211; che è uno dei temi fondamentali secondo me nella lotta &#8211; sia anche nella diffusione della cultura, ovvero: nel fare eventi, andare nelle scuole, sensibilizzare in qualunque modo.</p>



<p>Ci stiamo impegnando tantissimo ed è molto utile il lavoro in rete: persone, istituzioni, associazioni, etc. Stiamo facendo un&#8217;attività molto importante per questa zona che sta diventando anche un po&#8217; un punto di riferimento in tutta la provincia di Milano. Stiamo cercando infatti, anche se a fatica, di coordinare i municipi con le Province, sulla falsa riga di ciò che è stato fatto a livello nazionale (tra le Commissioni antimafia regionali) perchè è importante trattare il tema in maniera organica. La criminalità organizzata è molto ben organizzata e per contrastarla dobbiamo farlo anche tutte e tutti noi.</p>
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		<title>Cosa si sa del naufragio al largo della Calabria</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Mar 2023 11:22:04 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>(da Ilpost.it)</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/cutro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="800" height="400" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/cutro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16878" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/cutro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/cutro-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/cutro-768x384.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a><figcaption>I volontari della Croce Rossa di Crotone impegnati per soccorrere i superstiti del naufragio avvenuto a Cutro, 26 febbraio 2023. TWIITER CROCE ROSSA 
+++ ATTENZIONE LA FOTO NON PUO&#8217; ESSERE PUBBLICATA O RIPRODOTTA SENZA L&#8217;AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA+++ NPK++</figcaption></figure>



<h1>Cosa si sa del naufragio al largo della Calabria</h1>



<h2>I morti accertati sono 65: il peschereccio si è ribaltato a meno di 200 metri dalla costa, ed era stato avvistato già sabato notte da un aereo di Fronte</h2>



<p>Domenica mattina, intorno alle 4, un’imbarcazione che trasportava oltre 180 migranti è naufragata a circa 200 metri dalla costa ionica della Calabria, di fronte a Steccato di Cutro, un paese in provincia di Crotone: al momento i morti accertati sono 65.</p>



<p>La barca, un vecchio peschereccio a motore, era partita quattro giorni prima dalla Turchia, con ogni probabilità dalla città di Smirne, e trasportava migranti che avevano pagato alcune migliaia di euro, secondo le prime testimonianze, per fare il viaggio. Non ci sono certezze sul numero dei passeggeri: erano almeno 180, ma secondo altre testimonianze 250, provenienti in maggioranza da Afghanistan, Pakistan, Siria, ma anche Iran, Somalia e Palestina.</p>



<p>Nell’ultimo giorno di navigazione, secondo quanto raccontato dai sopravvissuti, le condizioni del mare erano notevolmente peggiorate, ma intorno alle 4 di domenica mattina il peschereccio era comunque arrivato in prossimità della costa calabra, a non più di 200 metri da terra. Qui avrebbe urtato il fondale o uno scoglio, ribaltandosi (si sarebbe spezzato in seguito) e provocando la caduta in mare di tutti gli uomini, le donne, i ragazzi e i bambini che ci viaggiavano.</p>



<p>Pochissimi dei migranti avevano giubbotti di salvataggio, molti non sapevano nuotare: sono finiti in mare e molti sono annegati immediatamente, mentre qualcuno è riuscito ad arrivare alla spiaggia. Dopo una giornata di ricerche sono stati trovati 59 cadaveri (30 uomini e 29 donne, fra questi 14 sono bambini e ragazzi), a cui si aggiungono quattro corpi recuperati lunedì, mentre 81 sono i migranti sopravvissuti.</p>



<p>La maggior parte dei superstiti (59 per ora) è stata ospitata al CARA (Centro accoglienza richiedenti asilo) di Isola Capo Rizzuto, mentre 22 sono all’ospedale di Crotone.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.ilpost.it/2023/02/26/naufragio-migranti-calabria/naufragio-barcone-migranti-a-cutro-nel-crotonese-con-morti-e-dispersi-3/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img src="https://www.ilpost.it/wp-content/uploads/2023/02/26/130x91/1677425336-naufragio-calabria3.jpg?x26128&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></a></figure>



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<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.ilpost.it/2023/02/26/naufragio-migranti-calabria/naufragio-barcone-migranti-a-cutro-nel-crotonese-con-morti-e-dispersi-10/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img src="https://www.ilpost.it/wp-content/uploads/2023/02/26/130x91/1677425352-naufragio-calabria10.jpg?x26128&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></a></figure>



<p>Ad accorgersi per primo del naufragio era stato un pescatore intorno alle 5 di mattina: è stato lui a dare l’allarme. Ma la presenza del peschereccio era nota alle autorità già dalle 22 del sabato, quando era stato avvistato da un aereo in pattugliamento di Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, a circa 40 miglia (75 chilometri) dalla costa. Una vedetta della Sezione operativa navale della Guardia di finanza di Crotone e un pattugliatore del Gruppo aeronavale della finanza di Taranto sono partite per tentare un salvataggio, ma sono state costrette a rientrare in porto per le cattive condizioni del mare, con onde alte fino a quattro metri.</p>



<p>Secondo le testimonianze di alcuni dei migranti intorno alle 4 il peschereccio avrebbe avvistato delle luci e i trafficanti, forse temendo di essere stati localizzati da motovedette della Guardia costiera avrebbero gettato almeno venti persone in mare, per alleggerire il carico, aumentare la velocità e allontanarsi.</p>



<p>Nella giornata di domenica è stato individuato uno dei presunti scafisti: alcuni giornalisti italiani sul posto hanno scritto che sarebbe un egiziano, altri un turco, mentre esisterebbe la possibilità della presenza di un secondo scafista, ancora disperso o fuggito. Nelle prossime ore continueranno le ricerche dei migranti dispersi, che potrebbero anche essere decine: alcuni dei corpi sono stati ritrovati a parecchi chilometri di distanza da Steccato di Cutro.</p>
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		<title>&#8220;America latina. I diritti negati&#8221;. Brasile, oggi</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2022 08:01:26 +0000</pubDate>
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<p>di Tini Codazzi</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/brasile.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="529" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/brasile.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16730" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/brasile.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/brasile-300x207.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<p><br>Ieri 15 novembre è stata la Festa della Repubblica in Brasile. Nel 1889 un golpe militare istituì il sistema presidenziale repubblicano, rovesciando la monarchia dell&#8217;Impero brasiliano e, di conseguenza, ponendo fine al regno dell&#8217;imperatore Pedro II del Brasile.<br>Ieri 15 novembre, gli elettori di Bolsonaro sono scesi in piazza per protestare contro le elezioni che hanno visto Luiz Inázio Lula Da Silva vincere con quasi il 51%. Dopo i <em>camioneros </em>che continuano a bloccare decine di strade in tutto il paese, oggi è toccato ai simpatizzanti dell’ormai ex presidente che si sono accampati davanti alle caserme militari dell’esercito nelle principali città brasiliane e in particolare in Brasilia e Sao Paulo. I manifestanti hanno chiesto alle forze armate di “salvare” il Brasile. Le forze armate hanno risposto<br>garantendo la costituzione, la legge e l’ordine.<br>Le proteste e le manifestazioni potrebbero continuare in un paese in crisi e che difficilmente riuscirà a superare a breve le difficoltà legate alla criminalità, alla salute e ai problemi nell’Amazzonia, per citarne alcune. Una vittoria così stretta durante le recentissime elezioni e la presenza di due candidati così polemici come Jair Bolsonaro e Luiz Inázio Lula Da Silva fanno scattare molte scintille in un paese completamente diviso. Lula Da Silva ha una importante sfida all’orizzonte, non sarà facile negoziare con quasi la metà degli elettori contro e governare insieme ai parlamentari di Bolsonaro. Non ci sono le idee chiare. I prossimi mesi sono molto importanti per capire come saranno i prossimi quattro anni.</p>
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		<title>Giovanni Impastato: la nostra Costituzione è diventata carta straccia</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Oct 2021 07:41:11 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/impa-2-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15741" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/impa-2-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/impa-2-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/impa-2-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/impa-2-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/impa-2-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p>a cura di Alessandra Montesanto</p>



<p>Lo scorso agosto abbiamo avuto la fortunata occasione di parlare con Giovanni Impastato, fratello di Gisueppe (detto Peppino), giovane uomo ucciso dalla mafia, a Cinisi in Sicilia il 9 maggio 1978. Una lezione, quella dei due fratelli, di coraggio, di ribellione alla criminalità, oggi come allora e della loro madre, Donna Felicia, fino al termine dei suoi giorni che ha lottato per ottenere Verità e Giustizia per l&#8217;assassinio del figlio, riuscendo dopo anni e anni di processi, ad ottenerla. Ma ora diamo la parola a Giovanni Impastato che ringraziamo per la sua disponbilità così come ringraziamo tanto anche i responsabili di Casa Memoria Impastato, a Cinisi.</p>



<p>Oggi quello che bisogna fare continuamente è lottare per i diritti umani perchè questa cultura manca. Manca ovunque: sul posto di lavoro, ad esempio e prima di tutto. Si parla di legalità, di tutele, ma la nostra Costituzione sta diventando carta straccia; nata dalla Resistenza antifascista, col sangue versato dai nostri nonni, ormai non viene più rispettata, così come in nessuno Stato al mondo sta rispettando la Dichiarazione universale sui Diritti umani.</p>



<p>Ogni giorno con il presidio di Casa Memoria Impastato con la presenza di tanti volontari che raccontano la storia di Peppino, tutto quello che lui ha fatto, il suo impegno in quegli anni difficili, cerchiamo di diffondere la cultura dei diritti fondamentali proprio perchè le battaglie di Peppino erano finalizzate su questo; battaglie di civiltà, di democrazia quando lui, per esempio, lottava per l&#8217;ecologia che lo hanno portato a scontrarsi con la mafia perchè difendeva la bellezza del territorio, difendeva qualcosa che apparteneva a tutti e quando tu difendi i beni comuni porti avanti la lotta per i diritti umani.</p>



<p>E&#8217; importante divulgare tra i giovani l&#8217;idea che si debba battersi anche per l&#8217;emanipazione di un popolo, di una società: Peppino, già negli anni &#8217;60, mise in atto una rottura nel contesto sociale dove viveva, ma anche nella propria famiglia perchè la nostra è stata una famiglia di origine mafiosa. La sua ideologia politica (gramsciano antifascista, con una profonda cultura marxista) lo ha portato a portare avanti battaglie sociali, dal basso che si legano ai diritti umani: ricordiamo quando insieme ai contadini di Punta Raisi lottava contro l&#8217;esproprio dei terreni per costruire la terza pista dell&#8217;aereoporto, è chiara che ha svolto una battaglia di civiltà e di democrazia. Battaglie sociali che oggi non esistono più perchè si prefericse parlare dei salotti televisivi, non si fa altro che ripetere promesse che non vengono mantenute.</p>



<p>L&#8217;impegno culturale è fondamentale perchè un popolo si possa emancipare e mio fratello organizzava laboratori teatrali, cineforum, dibattiti, concerti: anche la Comunicazione è importante per quanto riguarda i diritti umani: una Comunicazione alternativa, che io considero controinformazione, è molto utile per costruire un Paese migliore, così come è importante l&#8217;Arte in genere. Peppino fonda Radio Aut al cui interno canalizza queste esperienze oltre quell&#8217;arma micidiale che è l&#8217;ironia: ha avuto, infatti, la grande capacità di intuire che bisognasse usare l&#8217;ironia per mettere in difficoltà i mafiosi, demolendoli da tutti i punti di vista, con le prese in giro. Aveva anche individuato che il nemico è il nemico delle classi subalterne, è il nemico di quelle persone che lottano per i diritti umani.</p>



<p>Negli ultimi 40 anni, dalla morte di mio fratello, qualcosa è cambiato: molte altre personehanno pagato, per questo, un grosso tributo di sangue e ce ne sono molte altre che continuano a lottare la mafia, ottenendo risultati importanti. Se facciamo riferimento alla nostra realtà, nel vivere quotidiano possiamo dire che è cambiato poco, però qualche passo avanti si è fatto. Questi, però, sono processi molto lunghi, anche a livello nazionale; il problema non è dare la colpa alla gente comune, ma è che in questo Paese, se noi non riusciamo ad avere i cittadini dalla nostra parte, è perchè quesi soggetti che dovrebbro assumere un ruolo decisivo nella lotta alla criminalità non lo assumono, ma remano contro. Faccio un esempio: la scuola. Nel 1982 è stata approvata una legge regionale in Sicilia che prevedeva dei seminari formativi dopo l&#8217;uccisione del Presidente della Regione, Piersanti Mattarella, un figura istituzionale, quindi. Siamo andati nelle suole per cercare di iniziare un percorso legato a quella legge. Gli studenti e i dirigenti ci hanno mandato via perchè gli studenti dovevano studiare e non potevano parlare di mafia! Solo nel &#8217;94 siamo potuti entrare nelle scuole per sensibilizzare sul tema, dopo le stragi di Capaci e di Via D&#8217;Amelio. Abbiamo, quindi, avuto un ritardo di quindici anni dove abbiamo perso un&#8217;intera generazione.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/impa1-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15742" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/impa1-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/impa1-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/impa1-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/impa1-1536x864.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/impa1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Parliamo della classe politica, delle amministrazioni: Peppino Impastato era un consigliere comunale e dal primo anno dalla sua morte si doveva riunire il Consiglio per commemorarlo. Non lo hanno fatto mai, anzi. Lo hanno considerato come un terrorista.</p>



<p>Ci troviamo, quindi, di fronte a persone che non hanno ricevuto una vera educazione alla legalità, democratica e antifascista. Abbiamo generazioni intere che non credono più nell&#8217;impegno perchè i mafiosi e i collusi (anche di mentalità), hanno distrutto il nostro tessuto sociale che dobbiamo andare a ricomporre. Ancora oggi abbiamo gente che propone di togliere l&#8217;intitolazione a Falcone e Borsellino per sostituirla con quella di un gerarca fascista, fratello di Mussolini&#8230;Nella bergamasca, i leghisti hanno tolto l&#8217;intitolazione di una biblioteca comunale a Peppino per assegnarla a un sacerdote carmelitano. Dopo la domanda di un giornalista televisivo, il leghista intervistato rispose: “Peppino Impastato non fa parte della cultura del nord”. Ma c&#8217;è una cultura del nord e una del sud di fronte alla mafia? Ma a cosa è servita, allora, la spedizione dei Mille (partita da Bergamo?). E noi dobbiamo rispettare queste persone che fanno parte delle istituzioni? Io rispetto le istituzioni, ma non queste persone.</p>



<p>Il 1 luglio del 1960, in Italia c&#8217;è stato il tentativo di formare un governo con i fascisti: il famoso governo Tambroni. In quel caso la gente è scesa in piazza, in tutto il Paese; è successo il finimondo. A genova il porto era sottosopra, a Reggio Emilia ci furono sei morti, a Palermo ci furono scontri continui: i cittadini erano consapevoli di rischiare la vita per un diritto umano. Oggi abbiamo avuto governi di fascisti, di leghisti, di ladri, truffatori etc. e nessuno è sceso in piazza. Dobbiamo tornare a indignarci, mai essere indifferenti. Stiamo superando, in realtà, la soglia dell&#8217;indifferenza, entrando nella fase della rassegnazione. Le persone rassegnate mi fanno una grande paura perchè sono quelle che non hanno bisogno della verità e impediscono la nostra crescita e impediscono di portare avanti la battaglia per il Bene comune.</p>



<p>L&#8217;ultima riforma della Giustizia non è una riforma che dà una svolta seria e costruttiva. Alcune cose mi lasciano perplesso: credo che la prescrizione dovrebbe funzionare in maniera diversa così come la questione dei processi brevi andrebbe rivista. Si tratta di riforme, queste, che cercano di accontantare un po&#8217; tutti, approvate solo sull&#8217;onda dell&#8217;emergenza e non su quella della prevenzione. A livello istituzionale, l&#8217;impegno della lotta contro le mafie viene portato avanti con leggi approvate con 100 anni di ritardo: ricordiamoci che prima del 1982 non esisteva la legge di Associazione a delinquere di stampo mafioso dopo l&#8217;uccisione del Generale Dalla Chiesa. Così come la legge anti racket, approvata subito dopo l&#8217;uccisione di Libero Grassi. Con una riforma carceraria seria, toglierei il 41bis: il mafioso deve essere messo in condizioni di non nuocere da alcun punto di vista. Con il 41bis, invece, il mafioso è ancora in grado di agire. E&#8217; stato vergognoso che, durante la pandemia, 400 mafiosi siano stati fatti uscire dal carcere ed è stata, però, anche vergognoso quel decreto legge che li riportava tutti di nuovo dentro: non è così che si affronta la lotta alla mafia. In quel decreto si è mostrata tutta la debolezza dello Stato. Non c&#8217;è bisogno di un dl, c&#8217;è bisogno di una riforma carceraria seria e non spezzettata.</p>



<p>I decreti sicurezza sono stati approvati dal governo leghista per poi apportare una lieve modifica per quanto riguarda la questione degli immigrati: quesi decreti dovevano essere presi tutti e buttati via perchè trrasudano razzismo, fascismo, negazione della dignità umana. Per non parlare poi dei diritti dei lavoratori&#8230;</p>



<p>Se facciamo riferimento, invece, al percorso culturale e politico di Peppino, se noi raccogliamo le sue idee e il suo coraggio possiamo portare fino in fondo il suo impegno affinché le cose possano cambiare nel migliore dei modi.</p>
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		<title>“LibriLiberi”. Camorra sound</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Aug 2021 07:48:56 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/cam.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15598" width="383" height="529" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/cam.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 695w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/cam-217x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 217w" sizes="(max-width: 383px) 100vw, 383px" /></figure>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>Una piccola casa editrice (Magenes), un giovane autore, Daniele Sanzone, e il coraggio di scrivere di camorra: il testo si intitola <em>Camorra sound</em>, è di qualche anno fa, ma attualissimo perchè racconta l&#8217;evoluzione della canzone campana, napoletana in particolare, a pari passo con l&#8217;evoluzione &#8211; o involuzione &#8211; della società.</p>



<p>A partire dalla canzone recitata con pathos (la sceneggiata) di Mario Merola, attraversando le storie sentimentali e di disuguaglianza sociale di Nino D&#8217;Angelo, fino ad arrivare a Gigi D&#8217;Alessio e ai neomelodici, Sanzone accompagna il lettore in una disanima, ricca di riferimenti storici-etnografici-antropologici, della musica come veicolo di messaggi, navigando tra i generi, quelli più tradizionali e più recenti.</p>



<p>L&#8217;autore del saggio è lui stesso leader della band <em>A67</em> &#8211; nome che deriva dalla legge che ha originato l&#8217;edilizia popolare in Italia e ha edificato il quartiere da cui proviene lo stesso Sanzone, Scampia. Un quartiere noto alle cronache per i problemi legati alla micro e macro criminalità, da sempre considerato, con le sue Vele, una società a parte, ma che propone anche isole di legalità, grazie alla determinazione di cittadine e cittadini impegnati che vogliono ripristinare l&#8217;onestà, la cultura del Bello e dei valori positivi. Ecco, la cultura appunto: le canzoni fanno parte del patrimonio artistico-culturale della Campania e dell&#8217;Italia intera, ma lo scrittore pone una domanda iniziale a molti altri cantanti, autori e produttori: “Perchè non avete cantato contro la camorra?”, Perchè, quindi, non si sono schierati apertamente contro la malavita?</p>



<p>E molte e disparate sono le risposte: Pino Daniele aveva dichiarato che per lui raccontare la quotidianità di certi quartieri era già un modo per parlare dell&#8217;illegalità diffusa e quindi di mafie; lo stesso vale per i <em>99 Posse </em>che nascono e frequentano i centri sociali, ma non prendono una posizione ferma e netta. Altri invece,come Piero Pelù dei Litfiba decidono di far conoscere le storie di chi si è ribellato: in <em>Fiorirà </em>narra dei<em> </em>ragazzi di Locri, in Calabria, che hanno detto NO all&#8221;ndrangheta; il rapper Rocco Hunt in <em>Nu juorno buono </em>si riferisce al disastro ecologico della Terra dei fuochi, disastro sempre voluto e causato dalla camorra per aumentare il giro dei propri affari sulla pelle delle persone: il testo è un vero e proprio appello a chi lotta e a chi deve incominciare a farlo per il Bene comune: <em>“Questo posto non deve morire/la mia gente non deve partire/il mio accento si deve sentire/la strage dei rifiuti/l&#8217;aumento dei umori/siamo la Terra del sole/non la Terra dei Fuochi”.</em></p>



<p>Ieri come oggi, però, è troppo frequente la produzione di brani che inneggiano alla vita malavitosa: dagli anni &#8217;70, con le canzoni di Pino Mauro che hanno segnato un&#8217;intera generazione, ai giorni nostri, con il pezzo di Aniello Imperato &#8211; alias Nello Liberti &#8211; dal titolo poco equivoco di <em>O&#8217; capoclan, </em>si descrive la vita dei boss come un&#8217;esistenza da emulare per la ricchezza e, in particolare, per il potere; il boss, inoltre, e la sua gang sono vissuti come l&#8217;unica possibilità di sopravvivenza nelle periferie disagiate, prive dei servizi di base e intrise di subcultura. Dove lo Stato pulito è assente, la Camorra diventa una grande famiglia salvifica.</p>



<p>Il libro di Sanzone è un&#8217;inchiesta utile, resa molto interessante da riflessioni e quesiti che non lasciano indifferenti: il tema musicale si intreccia a quello politico con le collusioni che si sono dipanate nel tempo nel “Bel Paese” e/o il lassismo delle istituzioni nel contrastare la criminalità; il sistema neoliberale che propone status symbol a cui non tutti possono accedere, creando frustrazione e violenza, si lega a un discorso che riguarda l&#8217;attaccamento alla tradizione e al rapporto con la modernità liquida (per dirla alla Bauman); l&#8217;importanza dell&#8217;impegno quotidiano del singolo e della comunità si evince dal ricordo delle vittime di mafia (giornalisti, sacerdoti, donne comuni, uomini comuni, giovani, sindacalisti, etc.) e dall&#8217;elogio di chi oggi è in prima linea, con ogni mezzo e strumento possibile. A partire dalla scuola fino ad una chitarra elettrica. Siamo NOI lo Stato, siamo NOI la società: riprendiamoci il nostro spazio libero e sicuro.</p>
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		<title>Mattia Maestri: stereotipi sulla criminalità organizzata di stampo mafioso</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Aug 2021 07:29:15 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf1-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15566" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf1-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf1-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf1-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf1-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf1-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p><strong>Come ci immaginiamo il mafioso?</strong> Partendo dal look, ad esempio: oggi lo stereotipo è che la mafia si vesta in maniera molto elegante, con giacca e cravatta; che viva nei grattacieli, che non indossi più la coppola, che giri con la valigetta 24ore e che, quindi, sia diversa dalla mafia di fine &#8216;800 &#8211; inizio &#8216;900 dove i gabellotti, gestori dei feudi per conto dei padroni si servivano di guardie armate che difendevano i terreni dai briganti. La mafia NON nasce dal brigantaggio, ma dal rapporto di potere che si sviluppa tra borghesia agraria e contadini, attraverso le figure del gabellotto. I briganti facevano razzia di quelle terre e mettevano in pericolo il lavoro dei gabellotti e delle guardie armate, oltre che le proprietà dei borghesi.</p>



<p>I mafiosi di oggi si vestono <em>casual</em>, non sono affatto eleganti, non sono acculturati, non giocano in borsa: questo vorrebbe dire staccare la mafia dal territorio. Il controllo del territorio, invece, è totale.</p>



<p><strong>I mafiosi sono brave persone.</strong> Tommaso Buscetta, collaboratore di giustizia, denuncia la frangia corleonese (Totò Riina, Bagarella, etc.) che nella seconda faida di mafia prendono il potere in Sicilia; si passa dalla mafia palermitana a quella corleonese a capo di Cosa nostra. Buscetta dice che quando dominavano loro, la mafia palermitana, la mafia aveva dei valori, era solidale con le persone, quando arrivano i corleonesi scoppia l&#8217;uso della violenza (ricordiamo le stragi di Capaci e di Via d&#8217;Amelio, ovviamente). Altro stereotipo perchè questo è solo il personale parere di Tommaso Buscetta; infatti nel suo caso non si può parlare di “pentito”, ma di “collaboratore di giustizia” perchè lui non si è mai pentito delle azioni commesse. In realtà, la mafia aveva usato la ferocia anche prima del 1984. Quello di Buscetta è un modo di configurare un sistema valoriale mafioso per renderlo in qualche modo legittimo.</p>



<p>Se la violenza non è evidente, questo NON vuol dire che la mafia non c&#8217;è, anzi: vuol dire che il territorio è ben controllato dalle cosche e che la mafia sostituisce lo Stato su quel territorio.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf2-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15567" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf2-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf2-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf2-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf2-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf2-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p>Libero Grassi, 1991: è un imprenditore che viene ucciso in Sicilia, a Palermo. In quel momento era l&#8217;unico che quando gli chiedono di pagare il pizzo, si ribella. Lo lasciano da solo, viene isolato dai suoi stessi colleghi (Confindustria si scuserà tanti anni dopo), nonostante sia andato anche in tv a denunciare questa attività della criminalità organizzata. Al mafioso conviene toglierlo di mezzo perchè non ha opposizione da parte di qualcuno e il suo omicidio serve da monito per chi vorrebbe denunciare. Solo tredici anni dopo, sempre in Sicilia, nasce “Addio pizzo”, un&#8217;associazione antiracket: però Libero Grassi ha perso la vita e la violenza permane.</p>



<p><strong>Dal punto di vista culturale la mafia è cambiata?</strong> No. Qualche figlio di boss ha frequentato l&#8217;università, ma permane l&#8217;arretratezza culturale; le occupazioni, quando la mafia giunge al Nord, sono umili; oggi si tende a centralizzare l&#8217;uso di professionisti nella criminalità organizzata, ovvero si tende a pensare che oggi i mafiosi siano ai vertici della società: è vero ci sono delle figure a libro paga dell&#8217;organizzazione, ma NON SONO dell&#8217;organizzazione stessa. Sono figure intermedie, di supporto alle cosche. Fanno parte della “zona grigia” che è la forza mimetizzata della mafia. Il giudice Falcone, nel 1980, si reca da Franck Coppola e gli chiede: “Che cos&#8217;è la mafia” e il vecchio boss risponde: “Tre magistrati vorrebbero diventare Procuratore della Repubblica (magistrati): uno è intelligentissimo, il secondo gode dell&#8217;appoggio dei partiti di governo, il terzo è un cretino, ma proprio lui otterrà il posto. Questa è la mafia”. Se lo Stato si basa sulla corruzione e sul clientelismo, il posto lo prenderebbe il secondo; invece il cretino fa quello che vuole la mafia senza chiedere niente oppure senza nemmeno rendersene conto.</p>



<p><strong>La mafia dà lavoro: ennesimo stereotipo.</strong> Da quando decide di investire nel traffico di stupefacenti, in particolare, la mafia acquisisce un dirompente potere economico e sociale: se voglio comprare cocaina, vado in latinoamerica. In quei Paesi un chilo di coca costa 1.000 euro. Porto quel chilo di cocaina a Cisliano e lo rivendo a 40/50.000 euro. Quel chilo può diventare anche di più, se alla coca pura si aggiungono addittivi. Ci troviamo, quindi organizzazioni mafiose che fatturano miliardi in un mercato totalmente illegale. Dove mettono tutto questo contante? Non possono depositarlo in banca per cui comprano locali, ristoranti, casinò, etc. in modo da riciclare il denaro sporco. Nei locali battono gli scontrini di entrate che in realtà non ci sono. Questi locali (pizzerie, pub e altro) sono intestati ai prestanome. Ecco che la mafia “dà lavoro”, anche se non i prestanome non hanno contratti, non hanno contributi, non hanno un orario determinato e sono sfruttati dai mafiosi che li tengono sotto il loro giogo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf3-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15568" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf3-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf3-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf3-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf3-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf3-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p>Altro esempio è il caporalato: nel caso di chi schiavizza le persone (soprattutto straniere) che lavorano nei campi agricoli. La mafia “dà lavoro”, ma in realtà quel lavoro è dipendenza, sfruttamento, schiavitù.</p>



<p>Per queste situazioni spesso si sente dire: “E ma io cosa posso farci? Non sono mica un magistrato”: questa è la deresponsabilizzazione del cittadino. In realtà, tutti possono denunciare, ribellarsi, etc. Bisogna fare una lotta sociale e culturale, partendo dalle piccole azioni quotidiane per iniziare a sconfiggere la mentalità mafiosa, anche con l&#8217;istruzione e l&#8217;educazione alla legalità perchè se il popolo è emancipato può decidere di non rivolgersi più alle mafie.</p>



<p><strong>La mafia non esiste, è un fenomeno marginale o è un fenomeno recente.</strong></p>



<p>La mafia, in Lombardia, Piemonte, Liguria, Emilia Romagna, arriva negli anni &#8217;50 e come ci arriva? Per due motivi: una causa è una legge dello Stato che riguarda il <em>confino.</em></p>



<p>Durante la Seconda guerra mondiale, le persone che non erano d&#8217;accordo con il fascismo, venivano messe al confino (soggiorno obbligato), cioè mandate lontano per evitare che le loro idee si diffondessero e potessero diventare un problema per il regime. L&#8217;istituto del soggiorno obbligato per i mafiosi ha, più o meno, la stessa funzione: una legge del 1956, modificata nel &#8217;65, imponeva agli indiziati di far parte di un&#8217;organizzazione mafiosa di essere spediti in un Comune lontano da aree metropolitane in modo da impedire loro di mantenere i contatti con altri mafiosi, continui a compiere reati e a mantenere il controllo sul territorio di riferimento. Il problema, però, è che i mafiosi, con questo spostamento, costituiscono nuove cellule criminali (&#8216;ndrine) nel nuovo territorio. Facciamo l&#8217;esempio di Buccinasco (in provincia di Milano): è un paese che negli anni &#8217;50-&#8217;60 non esisteva. Era tutta campagna con poche case. Oggi ha 30.000 abitanti perchè è stato popolato da persone che dalla Calabria hanno ricreato lo stesso contesto da cui sono partiti.</p>



<p>Secondo motivo di arrivo della mafie al Nord: le migrazioni interne. Dopo la guerra, milioni di meridionli si sono spostati dal Sud per cercare condizioni migliori di vita nelle regioni settentrionali perchè qui stavano nascendo le fabbriche. All&#8217;interno di questi gruppi si insinuano membri di associazioni mafiose: da Platì (in Calabria) arrivano a Buccinasco molte persone, che non vogliono cercare un lavoro onesto, ma vogliono controllare quel territorio. Paradossalmente, le prime vittime dei mafiosi al Nord, le prime persone a cui si chiedeva il pizzo erano proprio i meridionali stessi, i compaesani che avvevano aperto un&#8217;attività legale. In questo modo in Lombardia si insediano le grandi organizzazioni criminali: Camorra, &#8216;Ndrangheta, Sacra Corona Unita e Cosa nostra (poi dalla Lombardia è facile che si spostino nel resto d&#8217;Europa e del mondo). In particolare, <strong>oggi</strong> domina la &#8216;Ndrangheta dopo che Cosa nostra subisce un forte attacco da parte dello Stato a seguito delle stragi del &#8217;92-&#8217;93.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf4-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15569" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf4-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf4-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf4-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf4-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf4-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p><strong>La mafia si trova solo nelle grandi città: non è vero. </strong>Le mafie accerchiano le grandi città attraverso la conquista di territori piccoli, l&#8217;hinterland. I piccoli paesi vengono controllati più facilmente perchè se agisco in un territorio minore, il fatto non finisce sulla stampa nazionale né le indagini vengono fatte da una Procura importante. Nelle metropoli, invece, si fanno gli affari più grossi. Inoltre, nei territori più piccoli è meno facile dare il voto al candidato di preferenza quando vengono indette le elezioni: al Sud, votare una persona precisa al Consiglio comunale, per esempio, è quasi d&#8217;obbligo perchè ci si conosce tutti; al Nord accade molto meno, il voto di preferenza è solo al 25%, si vota soltanto la lista. In questo modo all&#8217;organizzazione mafiosa che vuole controllare un territorio specifico anche dal punto di vista dell&#8217;amministrazione locale bastano pochi voti per ottenere il risultato.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf5-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15570" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf5-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf5-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf5-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf5-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/maf5-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p>Negli anni &#8217;80 -&#8217;90 la mafia si inserisce nel movimento terra in Lombardia: Rocco Papalia ha creato, in quel periodo, un vero e proprio sistema. O che l&#8217;appalto lo vincesse lui (e le sue &#8216;ndrine) o che lo vincessero aziende pulite, queste ultime dovevano comunque pagargli la mazzetta. Le mafie si inseriscono, così, nel mondo dell&#8217;edilizia, in particolare, ma anche nella politica (con il voto di scambio soprattutto per riciclare denaro tramite attività di facciata) e nell&#8217;imprenditoria privata (quando le banche non posso più erogare soldi). Questa è una sorta di “colonizzazione al contrario” perchè abbiamo la regione più povera d&#8217;Italia (la Calabria) che va a colonizzare settori dell&#8217;economia più ricca d&#8217;Italia. Perchè la &#8216;Ndrangheta non va ad investire in Calabria?: per un processo di mimetizzazione, ma il motivo principale è che, per vivere in Calabria, dovrà sempre avere lì persone che hanno bisogno di lei, persone che chiedono favori.</p>



<p></p>



<p></p>



<p>Osservatorio sulla criminalità organizzata dell&#8217;Università degli Studi di Milano4, diretto dal Prof. Nando Dalla Chiesa</p>



<p>Libera Masseria, di Cisliano (bene confiscato alla mafia)</p>
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		<title>Maxi processo &#8220;Rinascita-Scott&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jan 2021 08:37:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“Udienze tutti i giorni, sei giorni alla settimana su sette e un Tribunale collegiale che sia esonerato dal trattare altri procedimenti penali. Solo così si potrà evitare la scadenza dei termini massimi di custodia&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>“Udienze tutti i giorni, sei giorni alla settimana su sette e un Tribunale collegiale che sia esonerato dal trattare altri procedimenti penali. Solo così si potrà evitare la scadenza dei termini massimi di custodia cautelare degli imputati ed una loro scarcerazione”. È quanto affermato in serata in aula, prendendo la parola, dal procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, nel corso del maxi-processo Rinascita-Scott contro la ‘ndrangheta del Vibonese.&nbsp;</p>



<p>Pronta la risposta della presidente del Tribunale collegiale di Vibo, il giudice Brigida Cavasino: “Come Collegio faremo di tutto per evitare la scadenza dei termini di custodia cautelare per gli imputati detenuti, ma tenere udienze tutti i giorni è impensabile perché il lavoro dei giudici non avviene solo in udienza ma è rappresentato anche dallo studio delle carte, delle deposizioni e delle trascrizioni delle intercettazioni”. Le udienze sono state quindi calendarizzate sino al 29 gennaio prossimo quando, esaurite le questioni preliminari fra accusa e difesa, si potrà avere un quadro più definito su quante udienze a settimana verranno celebrate. Il processo conta al momento 329 imputati.</p>



<p>Mentre tutta Italia parla da giorni di un&#8217;autentico citrullo, inutile e dannoso per il paese, in Calabria, tra misure di sicurezza eccezionali e giornalisti da ogni parte del globo, è in corso il processo più imponente degli ultimi 30 anni.</p>



<p>**Quattrocento capi d’imputazione**<br>** più di 300 imputati **<br>** un esercito di avvocati **<br>** un plotone di giornalisti sbarcati a Lamezia da mezzo mondo**</p>



<p>Il maxi processo con numeri da capogiro, che vedrà alternarsi davanti alla Corte una sessantina tra pentiti e testimoni di giustizia, oltre a centinaia di testimoni tra accusa e difese in una corsa sfrenata che dovrebbe andare avanti ad un ritmo di cinque udienze settimanali.</p>



<p>«Quest’aula – ha detto Nicola Gratteri, procuratore capo di Catanzaro e coordinatore della maxi inchiesta che ha portato alla sbarra le più influenti cosche di ndrangheta del vibonese – è un simbolo di tecnologia e legalità: rispettosa delle norme anticovid con mille persone sedute a distanza di sicurezza ed ha la possibilità di fare 150 collegamenti video in diretta».<br>A dimostrare che in Calabria, se si vuole, tutto si può fare.</p>



<p>La cosa sconcertante che nessun Telegiornale, nessun giornale, nessun politico di ogni colore, abbia speso una sola parola di sostegno su questo straordinario uomo che da solo sta sfidando la ndrangheta.</p>



<p>Pieno sostegno a Nicola Gratteri da parte di Associazione Per i Diritti umani. </p>
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