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	<title>criminalizzazione Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>“In difesa dei difensori”: una guida pratica</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Sep 2024 08:52:53 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2024/01/aerial-193361_1280.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-54050"/></figure>



<p>Pubblicata inizialmente a marzo 2023 dalla&nbsp;<a href="https://fr.boell.org/it/2024/01/09/difesa-dei-difensori?utm_source=rss&utm_medium=rss">fondazione Heinrich-Böll-Stiftung</a>, la guida è ora disponibile in italiano grazie ad ASGI. Questo documento, che include una sezione sulla criminalizzazione della solidarietà in Italia e gli strumenti per contrastarla, è un’importante risorsa per coloro che si impegnano a proteggere i diritti dei migranti.</p>



<p>L’obiettivo principale della guida è fornire un supporto pratico ai difensori dei diritti dei migranti, coloro che promuovono i diritti umani occupandosi specificatamente delle persone in movimento. Questo strumento è essenziale in un’epoca in cui la migrazione è spesso rappresentata come una minaccia e il lavoro dei difensori dei diritti umani diventa sempre più pericoloso.</p>



<p>Non tutti coloro che lavorano nel campo dei diritti umani, tuttavia hanno possibilità di accesso e conoscenza delle risorse necessarie per difendersi da chi si oppone a quanti scelgono la solidarietà. Da qui la necessità di uno strumento che ne promuova la conoscenza.</p>



<p>La guida è stata sviluppata&nbsp;<a href="https://borderviolence.eu/reports/in-defence-of-defenders/?utm_source=rss&utm_medium=rss">basandosi sul lavoro iniziale del Border Violence Monitoring Network</a>&nbsp;che ha svolto delle ricerche sui possibili meccanismi legali, istituzionali e informali da mettere in atto o vagliare nei casi di criminalizzazione dei difensori dei diritti umani. Successivamente, tra luglio e novembre 2023, ASGI ha elaborato la parte sul contesto italiano, concentrandosi sia sulla criminalizzazione realizzata attraverso lo strumento penale, che sulle misure amministrative introdotte nel sistema italiano negli anni più recenti, oltre a tradurre dall’inglese la prima parte concernente l’ordinamento internazionale ed europeo.</p>



<p>I difensori dei diritti dei migranti, nel contesto europeo, sono stati oggetto di un numero crescente di atti di criminalizzazione negli ultimi anni, in Italia soprattutto a partire dal 2017. La criminalizzazione di chi agisce in solidarietà o aiuto delle persone in movimento è stata realizzata, in Italia, in un primo momento attraverso il ricorso al diritto penale e poi tramite la compresenza di misure penali e amministrative: si è verificato un fenomeno di (con)fusione tra i due piani che gli studiosi hanno da tempo etichettato con il nome di crimmigration.</p>



<p>Inoltre, in Italia si è assistito ad un accanimento contro le attività di soccorso nel Mediterraneo. Ciò ha suscitato l’attenzione e le critiche di organismi ONU impegnati a proteggere i Difensori dei diritti umani. Non sono mancati i procedimenti penali avviati anche nei confronti di attivisti e volontari che hanno supportato le persone in movimento mentre si trovavano già sul territorio.</p>



<p>Dal 2017 fino al momento attuale, si è assistito alla costruzione di un processo di criminalizzazione delle ONG impegnate nel soccorso in mare fondato sulla compresenza di diversi fattori: l’aumento dei procedimenti penali nei confronti di membri dell’equipaggio, l’adozione di misure amministrative volte a limitare l’operato delle ONG (dal Codice delle ONG del 2017 alle sanzioni amministrative introdotte nel 2018 e nel 2023), e la promozione di una narrazione mediatica e politica in cui gli attori umanitari sono accostati a trafficanti e organizzazioni criminali. Al tempo stesso, non sono mancati i procedimenti penali avviati anche nei confronti di attivisti e volontari che hanno supportato le persone in movimento mentre si trovavano già sul territorio: emblematici sono i casi di Roma, Udine e Ventimiglia.</p>



<p>Esplorando le possibili azioni di advocacy e gli strumenti di protezione per i difensori dei diritti umani nei casi di criminalizzazione, tenendo conto della portata di possibili repressioni e discriminazioni e delle varie forme che queste possono assumere, la guida rappresenta un’importante risorsa per coloro che si impegnano a proteggere i diritti dei migranti.</p>



<p>“In un’epoca in cui la migrazione è frequentemente rappresentata come una minaccia, è essenziale ribadire la dignità e i diritti di chi si sposta. Il lavoro dei difensori dei diritti umani, in questo contesto, diventa sempre più vitale, ma anche sempre più pericoloso.” – Marc Berthold, Direttore Heinrich-Böll-Stiftung Parigi, Francia e Italia e Lorenzo Trucco, Presidente ASGI APS</p>



<ul><li><a href="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2024/02/asgi-toolkit-imp-def.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">In difesa dei difensori: Guida pratica ai mezzi legali e agli strumenti di advocacy per chi difende i diritti umani in Europa</a>&nbsp;(IT)</li><li><a href="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2024/02/In-Defence-Of-Defenders.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">In Defence of Defenders: A practical guide to legal means and advocacy tools for criminalised Human Rights Defenders in Europe</a>&nbsp;(EN)</li></ul>
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		<title>Russia. Chiusa Memorial, la ONG dei diritti umani</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jan 2022 08:31:30 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/Ong-1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="810" height="486" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/Ong-1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16062" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/Ong-1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 810w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/Ong-1-300x180.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/Ong-1-768x461.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 810px) 100vw, 810px" /></a></figure>



<p>Russia: la Corte Suprema ha ordinato la chiusura della <strong>più prestigiosa e longeva Ong nel Paese, Memorial International</strong>, in quello che appare come l&#8217;ultimo tentativo di mettere a tacere il poco rimasto della società civile.</p>



<p>Accogliendo la richiesta del procuratore generale, la Corte Suprema ha riconosciuto Memorial colpevole di violazione della controversa legge sugli agenti stranieri, già usata come una scure su diverse organizzazioni non governative e media indipendenti. La Ong non ha posto correttamente sui suoi materiali la necessaria etichetta di &#8216;agente straniero&#8217;,&nbsp;<strong>espressione che in Russia rievoca l&#8217;accusa di spia, di epoca sovietica</strong>.</p>



<p>Durante l&#8217;ultima udienza, i pubblici ministeri hanno anche affermato che Memorial &#8220;crea una falsa immagine dell&#8217;Urss come stato terrorista e denigra la memoria della Seconda guerra mondiale&#8221;, riabilitando &#8220;i criminali nazisti&#8221;.&nbsp;</p>



<p>&#8220;Vergogna, vergogna&#8221;, è stato il grido alzatosi tra i sostenitori della Ong in aula, dopo la lettura della sentenza. Fondata alla fine degli anni &#8217;80 a Mosca sulla scia dell&#8217;impegno, tra gli altri, anche del dissidente e Nobel per la Pace, Andrei Sacharov, Memorial <strong>si occupa di preservare la memoria delle vittime delle repressioni politiche in Urss e in Russia </strong>ed è stata il simbolo della democratizzazione post-sovietica del Paese.</p>



<p>Negli anni, ha creato un database delle vittime del Grande Terrore staliniano e del sistema dei gulag, ma allo stesso tempo ha sempre legato la commemorazione del passato alla lotta per i diritti umani nel presente: ha numerose filiali nella Federazione, una in Francia e in Repubblica Ceca e numerose associazioni omonime che si ispirano ai suoi valori in diversi Paesi, tra cui l&#8217;Italia, dove i suoi responsabili hanno appena chiesto un &#8220;incontro urgente&#8221; con la Farnesina per discutere il caso.</p>



<p>I vertici di Memorial hanno respinto le accuse, definendole &#8220;politicamente motivate&#8221; e hanno spiegato che&nbsp;<strong>solo un&#8217;insignificante quantità di materiale è stato pubblicato senza l&#8217;etichetta di &#8216;agente straniero&#8217;</strong>; il presidente della Ong, Yan Rachinsky, ha annunciato che faranno appello prima nei tribunali russi e poi, se necessario, alla Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo.</p>



<p>Fino alla sentenza di appello, Memorial promette di continuare il suo lavoro. &#8220;Chiudendo l&#8217;organizzazione, le autorità russe calpestano la memoria di milioni di vittime perse nel gulag&#8221;, ha denunciato Marie Struthers, direttrice di Amnesty International per l&#8217;Europa orientale e l&#8217;Asia centrale. Si tratta di uno &#8220;sfacciato e tragico tentativo di reprimere la libertà di espressione e di cancellare la storia&#8221;, ha commentato l&#8217;ambasciatore Usa a Mosca, John Sullivan.</p>



<p>La decisione dei giudici supremi arriva al termine di un annus horribilis per i diritti umani in Russia, iniziato a gennaio con&nbsp;<a href="https://www.agi.it/estero/news/2021-11-04/torture-fisiche-psicologiche-salsicce-fritte-navalny-carcere-pokrov-14438714/?utm_source=rss&utm_medium=rss">l&#8217;arresto dell&#8217;oppositore Aleksei Navalny</a>&nbsp;e continuato con la repressione sistematica delle voci critiche e non allineate al Cremlino. Senza nominarla direttamente, il presidente Vladimir Putin aveva, di recente, accusato Memorial di promuovere &#8220;terrorismo ed estremismo&#8221;.</p>



<p>Ed è proprio l&#8217;accusa di estremismo &#8211; con cui, per esempio, sono state chiuse quest&#8217;anno tutte le organizzazioni in Russia legate a Navalny &#8211; che ora Memorial dovrà affrontare domani in un procedimenti separato e che riguarda il suo Centro per i diritti umani.</p>



<p>Secondo Maksim Trudolyubov, senior fellow del Kennan Institute, il caso Memorial rientra nel più ampio &#8220;conflitto&#8221; di Mosca con l&#8217;Occidente: le autorità russe, ha scritto sulla testata indipendente Meduza, &#8220;<strong>non sono tanto interessate alle attività di questa Ong in patria</strong>, quanto alla sua popolarità in Europa, principalmente in Germania, dove il tema dei crimini del totalitarismo è estremamente importante&#8221;.</p>



<p>&#8220;Più una figura o un&#8217;organizzazione è visibile&#8221;, ha spiegato l&#8217;analista, &#8220;più &#8216;pesà nella strategia del conflitto&#8221; di Mosca con Europa e Usa e in cui &#8220;organizzazioni e personaggi significativi all&#8217;interno della Russia, compreso Memorial e Navalny, si stanno trasformando in merce di scambio&#8221; con cui il Cremlino cerca di ottenere leverage non potendo contare &#8211; tranne che per le forniture di gas &#8211; su molto altro che &#8220;la minaccia della forza&#8221;.&nbsp;</p>



<p>Se Memorial viene sciolta, la voce più impegnata per i diritti umani in Russia scomparirà. La memoria delle vittime di numerosi crimini verrebbe cancellata &#8211; in modo tipicamente autocratico.</p>



<p>Vladimir Putin sta portando avanti un piano per far rivivere l&#8217;era di Stalin. Un&#8217;epoca di terrore di Stato durante la quale circa 20 milioni di presunti dissidenti furono internati in un sistema di campi penali, i famigerati gulag. Putin ora loda pubblicamente quest&#8217;epoca e fa sostituire le statue di Lenin con quelle di Stalin. In questa campagna, naturalmente, l&#8217;organizzazione Memorial, molto conosciuta a livello internazionale intralcia la sua strada. Memorial, come organizzazione per i diritti umani attiva in Russia e a livello internazionale, ha fatto un lavoro di rivalutazione unico: ha conservato e archiviato le memorie di circa 20 milioni di detenuti che furono<br>imprigionati tra il 1929 e il 1953. Ancora oggi, i dipendenti del Memorial si occupano dei familiari, ormai molto anziani, delle vittime<br>dei gulag. Molti di loro vivono ai margini della società.</p>



<p>Nella Russia di oggi, la società civile è sistematicamente criminalizzata. L&#8217;assurda legge sugli &#8220;agenti stranieri&#8221; non è l&#8217;unico strumento. Dall&#8217;inizio degli anni 2000, la Russia ha perseguito una politica di strangolamento burocratico delle ONG e dei media critici con mezzi apparentemente democratici o legali. Le organizzazioni devono rispettare ostacoli burocratici molto gonfiati e canali amministrativi<br>quasi impossibili. I finanziamenti interni sono stati bloccati e quelli esteri sono criminalizzati. Se le organizzazioni accettano denaro<br>dall&#8217;estero, sono considerate agenti stranieri e devono mettere questa etichetta anche sulle loro pubblicazioni. Inoltre, c&#8217;è un&#8217;interpretazione eccessivamente ampia della legislazione antiterrorismo, che impone arbitrariamente pene elevate.</p>



<p>Il modello russo di criminalizzazione graduale dello spazio pubblico è chiamato nel mondo accademico &#8220;shrinking spaces&#8221;. Molti altri stati hanno adottato queste pratiche, tra cui India, Cina, Brasile o Ecuador.<br></p>



<p></p>
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		<title>Proteste per la democratizzazione dell&#8217;Algeria</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Jul 2019 17:02:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Proteste per la democratizzazione dell&#8217;AlgeriaL&#8217;APM critica la criminalizzazione dei dimostranti L&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) denuncia l&#8217;arresto di oltre 30 Masiri (Berberi) durante le manifestazioni per la democrazia in Algeria e chiede la loro&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Proteste per la democratizzazione dell&#8217;Algeria<br>L&#8217;APM critica la criminalizzazione dei dimostranti</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="313" height="161" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/download.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12750" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/download.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 313w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/download-300x154.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 313px) 100vw, 313px" /></figure></div>



<p>L&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) denuncia l&#8217;arresto di oltre <br>30 Masiri (Berberi) durante le manifestazioni per la democrazia in Algeria e chiede la loro immediata liberazione. I manifestanti sono <br>stati arrestati durante le proteste che dal 21 giugno si susseguono nel paese per aver sventolato la bandiera dei Masiri. Secondo l&#8217;accusa, questo semplice atto metterebbe in pericolo l&#8217;unità del paese. Secondo l&#8217;APM, l&#8217;accusa è ridicola e chi accusa manifestanti pacifici di &lt;minacciare l&#8217;unità del paese di fatto viola i diritti umani basilari.</p>



<p>I generali algerini evidentemente non hanno alcun interesse a promuovere la democratizzazione nel paese e non sono disposti ad accettare che nel paese non vivono solo persone arabe nonostante la lingua masira sia ufficialmente riconosciuta dal 2016 e la pluralità etnica sia fissata nella costituzione del paese. Ora i manifestanti arrestati rischiano pene detentive fino ai 10 anni.</p>



<p>Il generale d&#8217;armata Ahmed Gaid Salah ha annunciato di voler rendere un reato l&#8217;esposizione pubblica della bandiera masira. Secondo il generale, deve esistere solamente la bandiera algerina per la quale, ha detto, sono morti milioni di martiri. Il generale però dimentica che anche centinaia di migliaia di Masiri sono morti per l&#8217;indipendenza dell&#8217;Algeria o sono stati vittime della violenza di stampo radical-islamico.</p>



<p>Con circa 14 milioni di persone i Masiri non arabi sono più di un quarto della popolazione algerina. Da decenni questo gruppo indigeno costituisce la spina dorsale del movimento per la democrazia. <br>Soprattutto nella regione della Cabilia, a est della capitale Algeri, <br>essi chiedono da più di 40 anni maggiore democrazia e uno stato di <br>diritto. Chiedono la fine della politica di arabizzazione e di <br>conversione all&#8217;Islam e maggiori diritti per poter esercitare la propria cultura. La criminalizzazione e la repressione dei Masiri equivale a una provocazione contro l&#8217;intero movimento di protesta che non lascia intravedere nulla di buono per la democratizzazione del paese. </p>
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		<title>Sea-watch: come la miopia politica del Governo italiano lede i diritti fondamentali</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Jul 2019 09:56:01 +0000</pubDate>
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<p>da www.asgi.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="633" height="1024" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/grazie-Carola-633x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12727" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/grazie-Carola.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 633w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/grazie-Carola-185x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 185w" sizes="(max-width: 633px) 100vw, 633px" /><figcaption>Disegno di Francesco Piobbichi</figcaption></figure>



<p>ASGI esprime soddisfazione per lo sbarco delle persone a bordo della Sea Watch 3 e gratitudine a tutti coloro che, ponendo in primo piano la salvaguardia della vita delle persone, hanno consentito tale risultato.</p>



<p>Allo stesso tempo ASGI ritiene necessario ribadire l’erroneità e la miopia della politica del governo italiano, di&nbsp;<strong>ottusa ostilità</strong>&nbsp;nei confronti delle imbarcazioni delle ONG che conducono attività di ricerca e soccorso nel mare Mediterraneo centrale e di&nbsp;<strong>criminalizzazione</strong>&nbsp;di coloro che supportano il diritto alla vita ed alla libertà di circolazione delle persone (politica che, iniziata con gli accordi con la Libia ed il cd. “codice di condotta del precedente Governo italiano ha, da ultimo, visto acutizzarsi gli effetti repressivi con l’incostituzionale d.l. 53/2019 approvato dall’attuale Consiglio dei Ministri – che auspichiamo non venga convertito in legge).</p>



<p><strong>Sbagliata</strong>&nbsp;in quanto non considera che l’attività di ricerca e salvataggio in mare da parte di organizzazioni umanitarie e di privati cittadini è la conseguenza della&nbsp;<strong>dismissione delle politiche pubbliche italiane ed europee in materia</strong>. Infatti, come è evidente, a partire dalla conclusione dell’operazione Mare Nostrum, non esiste oggi alcun efficace programma di ricerca e salvataggio delle persone in nel mare Mediterraneo centrale nonostante l’acuirsi dei motivi delle migrazioni di gran parte delle persone e, in particolare, quanto avviene in Libia.</p>



<p><strong>Sbagliata,</strong>&nbsp;in quanto omette costantemente di affermare che, salvo ipotesi da considerarsi marginali, non&nbsp;<strong>esiste alcun concreto meccanismo di ingresso legale in Italia,</strong>&nbsp;sia per i richiedenti asilo politico che per i cittadini stranieri in generale. Dunque i viaggi attraverso il mar Mediterraneo in condizioni di estrema precarietà e rischio sono una necessità determinata dalla politica di chiusura delle frontiere.</p>



<p><strong>Miope</strong>, in quanto il luogo unico per affrontare le vicende connesse agli ingressi di cittadini di Paesi terzi in Europa è&nbsp;<strong>l’Unione europea</strong>&nbsp;stessa e le sue istituzioni. Se il problema lamentato dal Governo italiano è l’ingente numero di richiedenti asilo che graverebbe sull’Italia (numero che, invero, non è mai stato eccezionale nella storia della Repubblica italiana, tanto meno negli ultimi anni, tanto è vero che da quando è drasticamente diminuito i problemi demografici italiani si sono ulteriormente acuiti) è evidente&nbsp;<strong>che l’unico modo per affrontarlo è la riforma del Regolamento UE n.&nbsp; 604/2013, cd. Regolamento Dublino</strong>, ovvero la normativa che regola i criteri di competenza degli Stati membri della Unione nel decidere sulle domande di asilo presentate da cittadini stranieri.</p>



<p>La riforma è necessaria per cambiare la norma in base alla quale le persone sono costrette (salvo casi eccezionali) a chiedere l’asilo nel primo Paese in cui arrivano e devono di fatto restare in tale Paese.</p>



<p><strong>Il Governo non dice</strong>&nbsp;che il Parlamento europeo ha approvato un testo di compromesso di riforma del Regolamento Dublino che, per quanto migliorabile, individuava criteri innovativi di determinazione dello Stato competente secondo un principio di redistribuzione delle persone tra i diversi Stati dell’Unione (tenendo conto anche dei legami significativi delle persone) e che il Movimento 5 Stelle ha votato contro tale proposta ed i deputati della Lega si sono astenuti.</p>



<p>Evidente che sia il voto contrario che l’astensione rappresentano la non volontà di questi due partiti, oggi al governo, di riformare il sistema Dublino per una più equa distribuzione in tutta l’Unione europea dei richiedenti asilo.</p>



<p><strong>Non è quindi credibile</strong>&nbsp;che, oggi, l’Italia ponga reiteratamente la questione preliminare della redistribuzione nell’Unione europea quale condizione dello sbarco delle persone salvate in fuga dalla Libia e potenzialmente richiedenti asilo, giacché&nbsp;<strong>la permanenza della rigidità dell’attuale Regolamento Dublino è responsabilità anche di questi partiti di governo</strong>.</p>



<p><strong>L’ipocrisia&nbsp;</strong>che caratterizza la propaganda governativa costringe le persone salvate in mare ed in fuga dalle atrocità subite in Libia (“certificate” anche dalla giustizia italiana) a diventare&nbsp;<strong>merce politica</strong>&nbsp;e a subire ulteriori umiliazioni e mortificazioni della loro dignità.</p>



<p><strong>Miope,</strong>&nbsp;in quanto l’attuale politica del governo manifesta di non avere alcuna prospettiva credibile per affrontare la questione sul lungo periodo, perché si basa su accordi con Stati fantoccio o in preda alla guerra civile (la Libia, ma non solo), ai quali ha delegato il compito di respingere i migranti in cerca di fuga dai propri Paesi, così garantendo la&nbsp;<strong>permanenza della filiera criminale</strong>&nbsp;che conduce le persone (come merci) nei centri di detenzione ove sono vendute, torturate, stuprate ed uccise.</p>



<p>Nello specifico degli accordi con la Libia, questi seguono criteri di convenienza ed espongono l’Italia e l’Europa al continuo ricatto da parte di miliziani e dittatori, esaltati ad interlocutori istituzionali. &nbsp;</p>



<p>A chiusura di questa ennesima vicenda,&nbsp;<strong>ASGI invita a monitorare</strong>&nbsp;sulle condizioni di accoglienza dei migranti sbarcati a Lampedusa all’interno del locale hotspot, considerato che troppo spesso, anche negli ultimi mesi, si sono accertate palesi violazioni dei diritti delle persone&nbsp;<strong>trattenute illegalmente e senza adeguata assistenza.</strong></p>



<p><strong>ASGI esprime solidarietà e vicinanza alla Comandante della nave Sea Watch 3, Carola Rackete</strong>, sbeffeggiata senza pudore da chi dovrebbe rappresentare le più alte istituzioni italiane, con un accanimento che trova spiegazione nella bassa cultura della violenza, anche solo verbale, rivolta ad una donna, svilendo il ruolo pubblico che ella riveste.</p>



<p>ASGI auspica che la magistratura italiana voglia correttamente inquadrare la posizione giuridica della Comandante della Sea Watch3 e sappia adeguatamente considerare la responsabilità che la stessa, per 17 giorni, ha dovuto accollarsi per fare fronte alle carenze degli Stati dell’Unione europea: Carola Rackete ha salvato delle persone destinate ad affogare e dunque ha rispettato un obbligo giuridico universale.</p>



<p>ASGI, nel contempo, sollecita l’avvio di una rigorosa inchiesta sulle eventuali responsabilità, anche in sede penale, della condotta tenuta, a diversi livelli, dalle autorità italiane in relazione al rispetto delle norme internazionali in materia di soccorso in mare e per avere rallentato ed ostacolato in ogni modo le operazioni di soccorso dei naufraghi una volta che la Sea Watch3 ha fatto ingresso nelle acque territoriali.</p>



<p>Non vanno confusi il diritto alla vita ed i principi di solidarietà umana e sociale, compresi in precise norme giuridiche, con i desideri e le ipocrisie del potere esecutivo di turno.</p>



<p><strong>I diritti delle persone vanno rispettati sempre ed ovunque</strong>, “<em>senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali</em>.” (art. 3 della Costituzione).</p>
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		<title>Terminata la Campagna Welcoming Europe: per un&#8217;Europa che accoglie. Un&#8217;azione civile e politica</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Mar 2019 06:27:47 +0000</pubDate>
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<div>Si è da poco conclusa la campagna Welcoming Europe.</div>
<div>L&#8217;evento di chiusura del 20 febbraio scorso è stato partecipato e interessante nei contenuti.</div>
<div>Per chi volesse vederlo è disponibile su radio radicale: <a href="https://goo.gl/BknbYc?fbclid=IwAR2RpPzZdrTZPduysWPeZ480RhW-gpWJzGpWQd7_jn6isjJ1fFJxuFilDwU&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener nofollow" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://goo.gl/BknbYc?fbclid%3DIwAR2RpPzZdrTZPduysWPeZ480RhW-gpWJzGpWQd7_jn6isjJ1fFJxuFilDwU&amp;source=gmail&amp;ust=1551791216557000&amp;usg=AFQjCNEzWlkdqzSadMZIoJjxLlbLyaaFLQ&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://goo.gl/?utm_source=rss&utm_medium=rss<wbr />BknbYc</a></div>
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<div>Riproponiamo, di seguito, le proposte della Campagna:</div>
<div></div>
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<div>
<p>Decriminalizzare la solidarietà, creare passaggi sicuri per i rifugiati, proteggere le vittime di abusi. Sono i tre obiettivi dell<b>‘Iniziativa dei cittadini europei</b> (ICE) “Welcoming Europe – Per un’Europa che accoglie”. Servono <strong>un milione di firme in 12 mesi</strong> in almeno 7 paesi membri.</p>
<h3></h3>
<h4><strong>1. </strong>Salvare vite non è reato – Vogliamo decriminalizzare la solidarietà</h4>
<p>In ben 12 paesi dell’Unione Europea distribuire alimenti e bevande, dare un passaggio, comprare un biglietto o ospitare un migrante sono comportamenti per cui è possibile ricevere una multa o addirittura essere arrestati dalle autorità. Punire questi comportamenti significa punire l’aiuto umanitario e riconoscere il reato di solidarietà</p>
<p>Nessuno dovrebbe essere perseguito o multato per aver offerto aiuto, assistenza o un rifugio a scopo umanitario. Il fine dei governi è quello di <strong>scoraggiare i volontari dal fornire aiuto umanitario</strong> e servizi di prima assistenza a coloro che hanno bisogno poiché credono che l’aiuto volontario possa costituire un fattore di attrazione per i flussi migratori.</p>
<p><strong>Vogliamo che la Commissione fermi quei governi che stanno criminalizzando i volontari</strong>. I cittadini europei dovrebbero essere in grado di offrire aiuti umanitari e assistenza a tutte le persone bisognose, indipendentemente dal loro status, senza timore di sanzioni o azioni penali. <strong>Vogliamo che la Commissione Europea modifichi in questo senso l’attuale direttiva dell’UE sul favoreggiamento</strong> (2002/90 /CE).</p>
<p><strong>#lumanitànonsiarresta</strong></p>
<p><strong>2. Liberi di accogliere i rifugiati – Vogliamo creare passaggi sicuri</strong></p>
<p>I migranti sfruttati spesso non sporgono denuncia perché corrono il rischio di essere arrestati, detenuti e rimpatriati a causa della loro condizione irregolare e perché incontrano difficoltà nel fornire delle prove e ricevere effettivamente un risarcimento e spesso non hanno accesso all’assistenza legale.</p>
<p>Vogliamo vie sicure di ingresso complementari e addizionali ai programmi nazionali di resettlement e, in questo senso, la società civile può offrire un contributo rilevante. Le sponsorship private, inoltre, hanno un ruolo importante nel facilitare l’integrazione dei rifugiati appena arrivati nei territori grazie al sostegno e alla mobilitazione delle comunità, di gruppi religiosi, di organizzazioni non governative, di aziende private e di famiglie di rifugiati reinsediati.</p>
<p>Chiediamo alla Commissione Europea di modificare il Regolamento Ue 516/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio e attivare un nuovo programma di finanziamento nell’ambito del Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione (FAMI) per sostenere i programmi di sponsorship privata della società civile affinché sempre più cittadini e associazioni possano essere</p>
<p><strong>#liberidiaccogliere.</strong></p>
<p><strong>3. I diritti umani sono inviolabili – Vogliamo proteggere le vittime di abusi</strong></p>
<p>Molti migranti sono vittime di sfruttamento lavorativo, abusi o violazioni dei diritti umani, in particolare alle frontiere, ma trovano grandi difficoltà nell’accesso alla giustizia. Eppure tutte le persone, indipendentemente dalla loro condizione, devono essere tutelate.</p>
<p>Vogliamo proteggere tutte le persone, indipendentemente dalla loro condizione, e garantire giustizia alle vittime di sfruttamento lavorativo e di violazioni dei diritti umani.</p>
<p><strong>Chiediamo protezione per tutte le persone, indipendentemente dal loro status e garanzie di accesso alla giustizia</strong>. Vogliamo introdurre in tutti gli Stati membri meccanismi che permettano alle vittime di presentare ricorsi e sporgere denunce in modo sicuro, dando piena attuazione a quanto previsto nella normativa UE (le direttive 2009/52/CE; 2012/29/UE; 2011/36/UE; 2004/81/CE del Consiglio/CE) e dalle legislazioni nazionali. Chiediamo tutele nel caso di violazioni dei diritti fondamentali alle frontiere compiute da parte della Agenzia Europea della Guardia di Frontiera e Costiera, dei corpi militari impiegati nel controllo alle frontiere da parte dei singoli Stati membri e soprattutto delle forze dei paesi terzi sostenuti dall’UE o dai singoli Stati membri. Qualora non sia garantito un meccanismo adeguato di tutela, la Commissione Europea o il singolo Stato membro devono sospendere il supporto finanziario e tecnico fornito.</p>
<p>Chiediamo alla Commissione di mettere mano a una nuova legislazione per portare a compimento l’introduzione di <strong>canali di accesso per lavoro a livello europeo</strong>, colmare le lacune nel quadro giuridico dell’UE sulla migrazione legale e <strong>regolamentare i settori che riguardano i lavoratori non altamente qualificati</strong>.</p>
<p>Scarica il <a href="http://www.radicali.it/wp-content/uploads/2018/03/ECI-Testo_proposta_registrata_Commissione_Europea.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>testo della proposta registrata presso la Commissione Europea</strong></a></p>
</div>
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		<title>I nostri valori sono in pericolo. Chiediamo ora un&#8217;Europa che accoglie!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Jul 2018 07:33:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Associazione per i Diritti umani sostiene le iniziative di WelcomingEurope per un &#8216;Europa che accoglie. Ecco una campagna da firmare! Grazie. &#160; Non è un bel momento in Europa. I governi nazionali faticano&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/ashley-gilbertson-860x485-credits-ok-815x460.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11029" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/ashley-gilbertson-860x485-credits-ok-815x460.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="815" height="460" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/ashley-gilbertson-860x485-credits-ok-815x460.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 815w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/ashley-gilbertson-860x485-credits-ok-815x460-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/ashley-gilbertson-860x485-credits-ok-815x460-768x433.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 815px) 100vw, 815px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> sostiene le iniziative di WelcomingEurope per un &#8216;Europa che accoglie. Ecco una campagna da firmare! Grazie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non è un bel momento in Europa. I governi nazionali faticano a dare risposte convincenti al fenomeno migratorio, gli episodi di intolleranza e razzismo sono in aumento.</p>
<p>Ma c’è anche <strong>l’altra faccia della medaglia</strong>, che ci fa sperare in un futuro migliore. Quella dei <strong>centinaia di migliaia di cittadini</strong>, studenti, volontari, associazioni e famiglie che credono nei valori della solidarietà, dell’accoglienza, dell’umanità. E <strong>che vogliono offrire un aiuto concreto</strong>.</p>
<p><strong>Il problema?</strong> Per le leggi europee non possono farlo. In m<strong>i</strong>gliaia sono stati<strong> multati o arrestati solo per aver offerto assistenza umanitaria </strong>o, peggio, per aver adempiuto al<strong><em> dovere</em> di soccorrere</strong> persone che fuggivano da guerre e persecuzioni.</p>
<p><strong>Aiutare il prossimo dovrebbe essere un diritto; soccorrere è un dovere.</strong></p>
<p>Per questo abbiamo deciso di unirci ad altre importanti organizzazioni e lanciare l’Iniziativa dei cittadini europei (<strong>ICE</strong>) <strong>#WelcomingEurope</strong>, uno strumento di democrazia diretta con cui possiamo vincolare la Commissione e il Parlamento Europeo a discutere le nostre richieste. <strong>Cosa vogliamo</strong>?</p>
<ul>
<li>Fermare la <strong>criminalizzazione della solidarietà</strong> negli Stati membri</li>
<li><strong>Sostenere i cittadini europei</strong> che vogliono garantire la sicurezza a chi fugge dalle persecuzioni</li>
<li>Garantire <strong>accesso alla giustizia</strong> a tutte le vittime di abusi e sfruttamento</li>
</ul>
<p>Possono sostenere un’<a href="http://ec.europa.eu/citizens-initiative/public/basic-facts?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>ICE</strong></a> tutti i cittadini degli Stati membri dell’Unione Europea che hanno raggiunto la maggiore età (18 anni, ad eccezione dell’Austria, dove si può votare al compimento dei 16), in possesso di un valido documento d’identità (per l’Italia, Carta d’identità o Passaporto; non è considerata valida la patente di guida).</p>
<p>Tutti i dettagli sui requisiti necessari per la firma si trovano sul <a href="http://ec.europa.eu/citizens-initiative/public/how-to-signup?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>sito ufficiale della Commissione Europea</strong></a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ff0000;">Per firmare, potete cliccare anche qui: <a style="color: #ff0000;" href="https://petizioni.actionaid.it/campagna/welcomingeurope/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://petizioni.actionaid.it/campagna/welcomingeurope/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></span></p>
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		<title>Dai pregiudizi all&#8217;odio online. Storia dello &#8220;scandalo&#8221; ONG</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Jun 2018 09:07:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un saggio importante e dettagliato di Simone Bernardi della Rosa. Dal RIFestival di bologna, quest&#8217;anno dedicato al tema delle migrazioni. &#160; &#160; &#160; &#160; &#160;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/untitled-1182.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10840" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/untitled-1182.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="210" /></a></p>
<p>Un saggio importante e dettagliato di Simone Bernardi della Rosa.</p>
<p>Dal RIFestival di bologna, quest&#8217;anno dedicato al tema delle migrazioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/20180613_104218-e1528879990815.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10841" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/20180613_104218-e1528879990815.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="3456" height="4608" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/20180613_104218-e1528879990815.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 3456w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/20180613_104218-e1528879990815-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/20180613_104218-e1528879990815-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 3456px) 100vw, 3456px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/20180613_105506-e1528880452208.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10846" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/20180613_105506-e1528880452208.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="3456" height="4608" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/20180613_105506-e1528880452208.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 3456w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/20180613_105506-e1528880452208-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/20180613_105506-e1528880452208-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 3456px) 100vw, 3456px" /></a></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/20180613_104301-e1528880422811.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10844" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/20180613_104301-e1528880422811.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="3456" height="4608" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/20180613_104301-e1528880422811.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 3456w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/20180613_104301-e1528880422811-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/20180613_104301-e1528880422811-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 3456px) 100vw, 3456px" /></a></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/20180613_112744-e1528882254162.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10851" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/20180613_112744-e1528882254162.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="3456" height="4608" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/20180613_112744-e1528882254162.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 3456w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/20180613_112744-e1528882254162-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/20180613_112744-e1528882254162-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 3456px) 100vw, 3456px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Criminalizzazione delle ONG: Scapesgoats for failed EU politics?! Search and Rescue NGOs in the Mediterranean</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2018/03/21/criminalizzazione-delle-ong-scapesgoats-for-failed-eu-politics-search-and-rescue-ngos-in-the-mediterranean/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Mar 2018 09:47:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ecco per voi la seconda parte della conferenza sulla criminalizzazione delle ONG che si è tenuta presso il Parlamento UE lo scorso 27 febbraio. Titolo del secondo panel: Legal aspects and political implications “The&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/03/21/criminalizzazione-delle-ong-scapesgoats-for-failed-eu-politics-search-and-rescue-ngos-in-the-mediterranean/">Criminalizzazione delle ONG: Scapesgoats for failed EU politics?! Search and Rescue NGOs in the Mediterranean</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/th-211-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10350" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/th-211-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="464" height="204" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/th-211-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 464w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/th-211-1-300x132.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 464px) 100vw, 464px" /></a></p>
<p>Ecco per voi la seconda parte della conferenza sulla criminalizzazione delle ONG che si è tenuta presso il Parlamento UE lo scorso 27 febbraio.</p>
<p><span style="color: #ff3300;"><u>Titolo del secondo panel: Legal aspects and political implications </u></span></p>
<p>“<b>The EU humanitarian border and securitisation of human rights: the SAROBMED Iniziative as Remedy against violations occuring at sea” Violeta Moreno-Lax, Queen mary University of London</b></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180227_112400.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10351" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180227_112400.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="2336" height="4160" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180227_112400.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2336w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180227_112400-168x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 168w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180227_112400-768x1368.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180227_112400-575x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 575w" sizes="(max-width: 2336px) 100vw, 2336px" /></a></p>
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<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180227_112521.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10353" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180227_112521.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="2336" height="4160" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180227_112521.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2336w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180227_112521-168x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 168w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180227_112521-768x1368.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180227_112521-575x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 575w" sizes="(max-width: 2336px) 100vw, 2336px" /></a><a 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<p>“<b>The criminalisation of SAR NGOs and ITALY&#8217;s refoulement” Charles HELLER e Lorenzo PEZZANI, Forensic Oceanography</b></p>
<p>Rispetto alla metà del &#8216;900 oggi stiamo assistendo ad un ritorno della negazione della libertà di movimento. La mancanza di un interventoi da parte dell&#8217;UE (anche con Mare Nostrum) nei confronti di coloro che dicono di monitorare le coste per proteggere i propri Paesi dai trafficanti di petrolio ha fatto aumentare esponenzialmente le morti in mare.</p>
<p>Cè, inoltre, una narrativa tossica riguardo all&#8217;operato delle ONG e la analisi di Heller e Pezzani ha considerato addirittura la direzione delle onde per dimostrare che gli attivisti della ONG SAR si stava dirigendo verso la costa libica per recuperare e salvare migranti e non per riportarli indietro.</p>
<p>Chi vuole riportarli indietro, invece (come ITALY) lo fa in maniera mascherata, senza nemmeno toccarne i corpi e usando in maniera impropria le intercettazioni della posizione dei barconi in mare. E&#8217; necessaria una gestione seria ed efficace delle informazioni e delle intercettazioni e l&#8217;Italia vedi il caso di Italy) deve ricordarsi di essere un Paese civile in un continente civile.</p>
<p>Barbara Spinelli, a questo proposito, aggiunge che la politica di Minniti è molto popolare in questo momento in italia. Il goal non è solo salvare vite, ma salvare la democrazia italiana.</p>
<p>“<b>International legal requirements concerning search and rescue perations off the Libyan Coast”, Alexander Proelss, Trier University </b></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180227_121449.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-11" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10360" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180227_121449.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="2336" height="4160" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180227_121449.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2336w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180227_121449-168x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 168w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180227_121449-768x1368.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180227_121449-575x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 575w" sizes="(max-width: 2336px) 100vw, 2336px" /></a><a 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		<title>Caso ProActiva Open Arms, quanto valgono i diritti umani davanti ai tribunali?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Mar 2018 13:21:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da www.vita.it) L'imbarcazione della ong spagnola è sfuggita all'inseguimento diuna motovedetta libica, rifiutandosi di consegnare le persone recuperate da un gommone. Per questo una volta approdata a Pozzallo è stata sequestrata e l'equipaggio accusato&#46;&#46;&#46;</p>
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<pre>(da www.vita.it)?utm_source=rss&utm_medium=rss</pre>
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<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/untitled-1170.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10337" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/untitled-1170.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="291" height="203" /></a></p>
<div class="typography">
<pre>L'imbarcazione della ong spagnola è sfuggita all'inseguimento diuna motovedetta libica, rifiutandosi di consegnare le persone recuperate da un gommone. Per questo una volta approdata a Pozzallo è stata sequestrata e l'equipaggio accusato di associazione per delinquere finalizzata all'immigrazione clandestina dalla procura di Catania. Ma la vicenda ha molti punti oscuri. Il punto dell'avvocato ed esperto Fulvio Vassallo Paleologo</pre>
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<p><em>La Procura di Catania ha disposto il sequestro della nave della ong spagnola ProActiva Open Arms, da sabato ormeggiata nel porto di Pozzallo (Ragusa) dove è avvenuto lo sbarco di 218 migranti.</em></p>
<p>Il porto di Pozzallo è l&#8217;approdo sicuro assegnato alla nave dopo <a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2018/03/16/news/caso_diplomatico_nel_mediterraneo_ong_spagnola_denuncia_non_ci_danno_un_porto_sicuro_in_cui_sbarcare_i_migranti_-191428023/?utm_source=rss&utm_medium=rss">il caso esploso due giorni fa nel Mediterraneo</a>, quando la ProActiva Open Arms è sfuggita a un inseguimento di una motovedetta libica che minacciava di aprire il fuoco se i membri della ong a bordo non avessero consegnato le donne e i bambini raccolti da un gommone. <a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2018/03/17/news/migranti_pozzallo_ong_spagnola_proactiva_open_arms-191511970/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Il caso si è sbloccato</a> dopo una richiesta formale del governo spagnolo a quello italiano. Associazione per delinquere finalizzata all&#8217;immigrazione clandestina è il reato ipotizzato dalla Procura di Catania. Secondo l&#8217;accusa ci sarebbe una volontà di portare i migranti in Italia anche violando legge e accordi internazionali, non consegnandoli ai libici. Indagati dal procuratore Carmelo Zuccaro (lo stesso del caso ong di qualche mese fa) il comandante e il coordinatore a bordo della nave, identificati, e il responsabile della ong, in corso di identificazione. Il fermo è stato eseguito su indagini della polizia della squadra mobile di Ragusa e del Servizio centrale operativo (Sco) di Roma. Il provvedimento di sequestro, però, è ancora in fase di notifica.</p>
<p><em>Questa la cronaca. <strong>Abbiamo però chiesto di approfondire la questione a <a href="https://www.a-dif.org/author/fulvio/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Fulvio Vassallo Paleologo</a></strong>, avvocato, già docente di Diritto di asilo e statuto costituzionale dello straniero all’Università di Palermo, componente del Collegio del Dottorato in &#8220;Diritti umani: evoluzione, tutela, limiti&#8221;, presso il Dipartimento di Scienze giuridiche dell&#8217;Università di Palermo. È anche componente della Clinica legale per i diritti umani (CLEDU) dell&#8217;Università di Palermo, membro della rete europea di assistenza, ricerca ed informazione Migreurop, membro di Associaizone Adif e componente della Campagna LasciateCientrare.</em></p>
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<p><strong>Continua la serie di tentativi di intercettazione sotto minaccia delle armi da parte della sedicente <a href="https://edition.cnn.com/videos/world/2018/02/19/cfp-libya-migrants-rescue.cnn?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Guardia costiera “libica”</a> ai danni di gommoni carichi di migranti soccorsi dalle poche navi delle ONG ancora presenti nelle acque del Mediterraneo centrale. </strong>Tentativi che <a href="http://www.vita.it/it/article/2017/11/13/sea-watch-ecco-il-video-integrale-dellincidente-del-6-novembre-2017/145081/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>in precedenti occasioni, come il 6 novembre 2017</strong></a>, erano sfociati in “incidenti” che erano costati la vita di un numero imprecisato di persone.<a href="http://www.vita.it/it/article/2017/12/14/la-libia-fa-marcia-indietro-e-abbandona-i-soccorsi-nel-mediterraneo/145448/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong> Eppure soltanto a dicembre scorso le autorità libiche dichiaravano di non potere effettuare interventi di ricerca e salvataggio nel vasto spazio compreso in quella che sulla carta si definisce come “zona SAR libica”.</strong></a></p>
<p>Vediamo adesso in quali condizione arrivano i migranti in fuga dalla Libia, e possiamo intuire a quale condizione terribile sono condannate le <a href="https://data2.unhcr.org/en/documents/download/61781?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>persone bloccate in mare e riportate nei centri di detenzione in Libia</strong></a>. Come <a href="http://www.corriere.it/cronache/18_marzo_15/migrante-morto-fame-sicilia-storia-916c289c-2871-11e8-86ee-403ce21a628a.shtml?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>Sagen morto per la fame e gli stenti subiti in Libia</strong></a>, a 22 anni, proprio dopo essere stato sbarcato a Pozzallo, dagli stessi operatori che adesso sono finiti sotto inchiesta. Adesso però, a ritornare sotto accusa, sono gli operatori internazionali delle navi umanitarie, in questo ultimo caso quelli della <a href="https://www.ara.cat/internacional/Dos-dies-alta-mar_0_1979802244.html?utm_medium=social&amp;utm_source=twitter&amp;utm_campaign=ara&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>ONG spagnola Open Arms</strong> </a>che, <a href="http://www.lastampa.it/2018/03/17/italia/cronache/ore-per-accedere-a-un-porto-giornata-di-passione-per-long-BGXl1DMcfLXhz6Gk5Rca9O/premium.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>malgrado l’ingiunzione di uomini in armi</strong> </a>saliti a bordo del loro mezzo di soccorso, <a href="http://www.radiopopolare.it/2018/03/migranti-pro-activa-open-arms-libia/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>non hanno consegnato ai libici donne e bambini che rischiavano di essere rigettati nei centri di detenzione</strong> </a>che le autorità libiche, variamente collegate alle milizie, riservano a quelli che per loro sono soltanto “migranti illegali”.</p>
<p><strong>La guerra alle ong </strong><br />
Dopo i reiterati<a href="http://www.ilgiornale.it/news/politica/salvataggio-umanitario-no-bluff-ecco-prove-1506159.html?mobile_detect=false&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong> inviti a “colpire” lanciati dalla stampa che da tempo attacca le ONG “colpevoli di solidarietà”,</strong></a> è arrivato un <a href="https://www.a-dif.org/2018/03/17/minniti-con-la-guardia-costiera-libica-affonda-il-diritto-internazionale/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>comunicato della Guardia costiera italiana che, per la prima volta, attacca esplicitamente una nave umanitaria,</strong> </a>precisando che la responsabilità per le attività di ricerca e salvataggio (SAR) in acque internazionali erano state trasferite alla Guardia costiera libica. Secondo questo comunicato, dunque, <a href="https://www.ara.cat/dossier/Italia-bloqueja-lOpen-Arms_0_1980402104.html?utm_medium=social&amp;utm_source=twitter&amp;utm_campaign=ara&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>la nave di Open Arms avrebbe dovuto obbedire agli ordini ricevuti dalla autorità SAR competente ( libica) e riconsegnare i naufraghi</strong> </a>alle motovedette partite dalla Libia, evidentemente indirizzate sul luogo dell’incidente proprio dalle unità operative coordinate di avvistamento in attività da febbraio di quest’anno, con l’operazione Themis di Frontex e con il <a href="http://www.famigliacristiana.it/articolo/migranti-gli-occhi-della-libia-sui-radar-europei-nel-mediterraneo.aspx?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>sistema satellitare Sea Horse, al quale partecipa anche personale proveniente da Tripoli.</strong></a></p>
<p>In passato, in diverse occasioni, il <strong><a href="https://www.a-dif.org/2017/12/02/soccorsi-bloccati-e-una-strage-sfiorata-dal-diario-di-bordo-di-proactiva-open-arms/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Comando centrale della Guardia costiera italiana (IMRCC) aveva imposto alle navi umanitarie lo</a> </strong><em><strong>“stand by”</strong></em><strong>, <a href="https://www.law.ox.ac.uk/research-subject-groups/centre-criminology/centreborder-criminologies/blog/2017/12/italy-strikes?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">in attesa che arrivassero le unità della Guardia costiera libica, ad intercettare i gommoni carichi di migranti</a></strong> ed a riportare le persone “soccorse” nei centri lager dai quali erano fuggiti. Mai però si era registrata una dichiarazione unilaterale tanto esplicita da parte dell’IMRCC, con l’attribuzione alla Guardia costiera libica di una vera e propria responsabilità di coordinamento di una attività Sar in acque internazionali a tale distanza dalla costa della Libia.</p>
<p><em>«Nella giornata di ieri, la Centrale Operativa della Guardia Costiera di Roma ha ricevuto 2 segnalazioni relative a 2 unità in difficoltà con a bordo migranti nel Mediterraneo centrale», fa sapere la Guardua Costiera Italiana con una nota stampa il 16 marzo, «La Centrale Operativa informava tutte le MRCC prossime all’area in questione, avvisando nel contempo le unità navali in transito nella zona di interesse.In entrambi i casi il coordinamento veniva assunto dalla Guardia Costiera libica. Per entrambi gli eventi rispondeva l’ONG Open Arms, a conoscenza dell’assunzione del coordinamento da parte della Libia. La Open Arms traeva in salvo in totale 218 migranti». </em></p>
<p><strong>Le regole di ingaggio SAR</strong><br />
È, bene ricordare in proposito che, in base alle Convenzioni internazionali, come riconosciuto in passato dalla stessa Guardia costiera italiana, la individuazione del luogo di sbarco spetta all’autorità SAR indicata come responsabile delle attività di ricerca e soccorso.</p>
<p>L’Art. 98.2 della Convenzione UNCLOS prevede l’obbligo, per gli Stati Parte, di istituire e mantenere un adeguato ed effettivo servizio di ricerca e soccorso, relativo alla sicurezza in mare e, ove necessario, di sviluppare, in tale ambito, una cooperazione attraverso accordi regionali con gli Stati limitrofi, ponendo le basi per l’esecuzione di accordi multilaterali (quali, ad es., i Protocolli di Palermo del 2000) e bilaterali (quali, ad es., l’accordo tra Italia e Libia del 2007 ed il successivo Trattato di amicizia del 2008).</p>
<p>La Convenzione SAR del 1979 impone un preciso obbligo di soccorso e assistenza delle persone in mare ed il dovere di sbarcare i naufraghi in un porto sicuro <em>(place of safety</em>): a tal fine gli Stati membri dell’IMO (<em>International Maritime Organization</em>), nel 2004, hanno adottato emendamenti alle Convenzioni SOLAS e SAR, in base ai quali gli Stati parte devono coordinarsi e cooperare per far sì che i comandanti delle navi siano sollevati dagli obblighi di assistenza delle persone tratte in salvo, con una minima ulteriore deviazione, rispetto alla rotta prevista. Malta non ha accettato questi emendamenti. Le Linee guida sul trattamento delle persone soccorse in mare <a href="http://www.refworld.org/docid/432acb464.html?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>(Ris. MSC.167-78 del 2004</strong></a>) dispongono che il governo responsabile per la regione S.A.R. in cui sia avvenuto il recupero, sia tenuto a fornire un luogo sicuro o ad assicurare che esso sia fornito.</p>
<p><strong>Tripoli come coordinamento SAR </strong><br />
Dunque in questa ultima occasione era evidente che l’indicazione da parte del Comando Centrale di Roma (IMRCC) della Guardia costiera italiana, che designava come autorità SAR competente la Guardia costiera libica, equivaleva a consentire che il luogo di sbarco dei migranti soccorsi in acque internazionali, a 73 miglia dalla costa, fosse un porto libico. Dopo alcuni episodi SAR coordinati dalla <a href="https://www.avvenire.it/amp/attualita/pagine/migranti-nuovo-giallo-sui-soccorsi?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>Guardia costiera italiana che aveva bloccato in</strong><em><strong> stand by </strong></em><strong> le navi umanitarie più vicine ai naufraghi da soccorrere ed atteso l’a</strong></a><strong>rrivo delle motovedette libiche,</strong> il salto di “qualità” di questi ultimi giorni è costituito dalla individuazione delle autorità libiche, la Guardia costiera di Tripoli, e non la singola unità reperibile vicino al luogo dei soccorsi, come autorità di coordinamento degli interventi di ricerca e soccorso, dunque in grado di decidere unilateralmente <a href="https://reliefweb.int/sites/reliefweb.int/files/resources/62406.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>il luogo di sbarco (in Libia)</strong></a> delle persone intercettate in acque internazionali. Sembra del resto provato che le motovedette libiche svolgano una costante attività di sorveglianza proprio in prossimità delle navi delle ONG impegnate nelle attività di ricerca e soccorso.</p>
</div>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/th-211.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10338" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/th-211.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="464" height="204" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/th-211.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 464w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/th-211-300x132.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 464px) 100vw, 464px" /></a></p>
<div class="lf-inner">
<p><a href="https://data2.unhcr.org/en/documents/details/61005?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>La presenza dell’UNHCR in alcuni dei porti di sbarco in Libia </strong></a>consente di assistere una minima parte dei migranti più vulnerabili, ma non incide sul destino riservato alla maggior parte di loro. Di fatto <a href="https://www.rt.com/uk/421489-libyan-coastguard-threats-eu/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>si verifica l’abbandono dei migranti e dei loro soccorritori alla esclusiva potestà d’imperio delle autorità libiche in armi,</strong></a> miliziani imbarcati a bordo delle <strong><a href="https://www.libyaherald.com/2018/01/13/serraj-visits-libyan-naval-ship-fixed-by-italians/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">motovedette donate da Minniti</a>,</strong> ma anche personale più specializzato che ha seguito i corsi di formazione a bordo delle unità militari italiane, della Guardia di finanza e dell’operazione europea Eunavfor Med. I risultati comunque non cambiano a seconda della qualità degli equipaggi libici, come si desume dalle modalità violente degli interventi e dall’elevato numero di vittime registrato negli ultimi mesi. Malgrado il calo delle partenze, la percentuale delle vittime è in costante aumento e per quanto riguarda le autorità italiane, occorre ricordare che <a href="http://espresso.repubblica.it/inchieste/2017/11/13/news/strage-dei-bambini-le-motivazioni-del-giudice-quegli-ufficiali-hanno-ritardato-i-soccorsi-1.314253?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>qualunque ritardo nei soccorsi può essere imputabile sul piano penale a quelle autorità ed a quelle persone che lo hanno prodotto sotto giurisdizione italiana.</strong></a></p>
<p><strong>Il caso Pro Arms</strong><br />
La posizione assunta dalla Guardia costiera italiana con il suo ultimo comunicato ha aperto anche un <a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2018/03/17/news/migranti_pozzallo_ong_spagnola_proactiva_open_arms-191511970/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>grave conflitto internazionale,</strong></a> adombrando che la responsabilità di individuare un luogo di sbarco, prima che alla Libia, potesse toccare a <a href="https://www.maltatoday.com.mt/news/national/79720/malta_in_the_dark_over_libya_imo_communication?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>Malta</strong></a>, o alla Spagna, ed ha esposto gli operatori umanitari della nave spagnola di Pro Arms ad una <a href="http://www.lastampa.it/2018/03/17/italia/cronache/migranti-sbarco-a-pozzallo-equipaggio-della-open-arms-trattenuto-e-sentito-dalla-polizia-tkvzxKPuFWgHu0VKr7J5JN/pagina.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>attività di indagine da parte della polizia di Pozzallo, trattenuti per ore sotto interrogatorio all’interno del locale Hotspot subito dopo il loro attracco</strong></a>, dagli esiti purtroppo facilmente prevedibili. Basti pensare al <a href="https://jugendrettet.org/f/files/Press%20Kit_long_ITAL.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>sequestro della nave Juventa lo scorso anno, ancora bloccata nel porto di Trapani,</strong></a> con le incriminazioni che sono seguite a mesi di distanza,ed al<a href="https://www.cartadiroma.org/osservatorio/factchecking/11-cose-da-sapere-sulle-operazioni-sar-nel-mediterraneo/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong> rilancio del ventaglio di insinuazioni contro gli operatori umanitari, accusati di essere “taxi del mare” se non di collusione con i trafficanti.</strong></a> Ancora in queste ore la nave di Open Arms è trattenuta dalla polizia, ferma nel porto di Pozzallo, quando sembrava che le fosse consentito ripartire per Malta. Si prospettano iniziative giudiziarie nei confronti del comandante e del capo missione. Iniziative che alla fine si sono concretizzate in <a href="http://meridionews.it/articolo/63973/migranti-inchiesta-su-ong-proactiva-open-arms-dopo-il-rifiuto-di-consegnare-passeggeri-al-libici/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>accuse pesantissime che la Procura di Catania dovrà provare in giudizio. Per la Procura di Catania i migranti soccorsi in acque internazionali avrebbero dovuto essere consegnati alla Guardia costiera libica per essere ricondotti a terra.</strong></a></p>
<p><strong>Un caso di leggittimità</strong><br />
Si pongono a questo punto diverse questioni. Innanzitutto occorre verificare con quale legittimazione il Comando della Guardia costiera italiana abbia indicato come autorità SAR competente la Guardia costiera libica, dal momento che in documenti anche recenti della stessa Guardia costiera italiana si riconosce che la nessun porto della costa libica può costituire un porto sicuro ( <em>place of safety</em>).</p>
<p>Secondo quanto indicato nell’ultimo <a href="http://www.guardiacostiera.gov.it/attivita/Documents/attivita-sar-immigrazione-2017/Rapporto_annuale_2017_ENG.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>Rapporto annuale di attività della Guardia costiera italiana,</strong></a><em> «The Italian Govern is pursuing activities to allow Libyan Navy and Coast Guard to improve their operational capabilities; there are several on-going projects as, for example, one for the personnel training, and one for the provision of adequate equipment. In this respect, Libyan Authorities, are increasing their presence at sea, even if within specific areas; the 14th on December 2017, Libya filed a declaration at International Maritime Organization (IMO) about the declaration of a Search and Rescue Region (SRR), following a previous declaration of July, later cancelled by the December one. </em><strong><em>By the way, the presence in the area of Libyan units led,</em></strong><em><strong>sometimes, to critical issues, due to communication difficulties with the naval on-duty assets; such were partially solved at the end of the year, when Italy launched operation “Nauras”». </strong></em>Non ci sono però fonti ufficiali dalle quali sia possibile desumere le linee operative di questa missione, salvo isolate testimonianze personali da Tripoli di alcuni suoi componenti, che comunicano sui social.</p>
<p><a href="https://www.huffingtonpost.it/2017/07/28/litalia-vara-la-missione-in-libia-una-nave-a-supporto-della-gu_a_23054194/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>La presenza in porto a Tripoli di unità della Marina militare, dal mese di agosto del 2017</strong></a>, ed il lancio dell’operazione <a href="http://www.marina.difesa.it/conosciamoci/press-room/comunicati/Pagine/2017_169.aspx?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>NAURAS con base a Tripoli</strong></a>, non contribuiscono certo a migliorare la condizione dei migranti intercettati in acque internazionali dalla Guardia costiera libica, ma sono indice di una elevata corresponsabilità delle autorità italiane nelle operazione di blocco in alto mare e riconduzione a terra, delegate alla stessa guardia costiera fedele al governo di Tripoli. Ci sono anche le prove che in diverse occasioni i libici hanno raggiunto i gommoni in acque internazionali proprio grazie alle segnalazioni da parte delle autorità italiane, e sembra sempre più operativo il coordinamento italo-libico stabilmente basato nel <a href="https://video.repubblica.it/dossier/libia-rivolta-gheddafi/libia-la-nave-della-marina-militare-italiana-nel-porto-di-tripoli/282567/283179?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>porto militare di Tripoli.</strong></a></p>
<p><strong>Gli accordi Italia-Libia</strong><br />
Gli accordi stipulati dal governo italiano con le autorità di Tripoli ( che non controllano più di un quarto del territorio libico) non prevedono una deroga, né potrebbero prevederla, alle Convenzioni internazionali di diritto del mare ( Convenzione UNCLOS del 1982, Convenzione SAR del 1979 e Convenzione SOLAS, con relativi emendamenti) che stabiliscono le responsabilità di soccorso a seconda delle zone SAR e gli obblighi degli stati che intervengono in acque internazionali di garantire lo sbarco in un porto sicuro. Non sarà certo la presenza di alcuni operatori OIM o UNHCR in banchina a Tripoli,<a href="https://www.humanitarianresponse.info/fr/operations/libya/infographic/libya-detention-centres-and-disembarkation-points-access-unhcr-and?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong> o le visite periodiche effettuate in alcuni centri di detenzione</strong></a>, a permettere di qualificare il porto di Abu Sittah o altri porti libici come “porti sicuri”. Sono troppo numerose le <a href="http://www.corriere.it/video-articoli/2018/01/24/inferno-libia-oggi-vi-ammazziamo-tutti-migranti-torturati-video-chiedere-riscatto/2a2dce8c-0144-11e8-b515-cd75c32c6722.shtml?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>testimonianze</strong> </a>di migranti che ribadiscono le<a href="http://www.libyanexpress.com/hrw-europe-should-help-end-cycle-of-detention-violence-in-libya/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong> violenze</strong></a> che subiscono nella fase di rientro a terra ed anche nei centri di detenzione in cui periodicamente viene consentito l’accesso dell’OIM o dell’UNHCR. Eppure il <a href="https://www.ilmessaggero.it/pay/edicola/mario_morcone_giusto_che_tripoli_coordini_i_soccorsi-2618373.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>progetto di assegnare a Tripoli il coordinamento delle attività di ricerca e soccorso in quella che viene inventata come “zona SAR libica”</strong></a> al solo fine di giustificare le intercettazioni in acque internazionali e la riconduzione a terra, continua da mesi. E con le forze politiche uscite vincenti dalle ultime elezioni potrebbe subire altre accelerazioni, di cui forse tengono già conto i vertici militari, politici e giudiziari. Anche contro la normativa internazionale e le prassi consuetudinarie fin qui seguite. Sembra irrilevante quanto sostenuto da anni dalle principali agenzie umanitarie. <a href="https://www.hrw.org/it/news/2017/06/19/305148?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>Affidare i soccorsi alle autorità libiche costituisce un attentato alla vita umana dei migranti.</strong></a></p>
<p><strong>La Libia non può essere zona SAR e non ha porti sicuri</strong><br />
La Libia non ha una zona SAR riconosciuta a livello internazionale. <a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2017/08/11/news/tripoli_istituisce_una_zona_di_soccorso_le_ong_si_allontanano_dalla_costa_libica-172856906/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>Dopo avere autoproclamato una propria zona SAR nel mese di agosto del 2017,</strong></a> proprio in coincidenza con l’imposizione di un codice di condotta alle ONG da parte del ministro dell’interno Minniti, <a href="https://www.a-dif.org/2018/01/10/i-giorni-della-decimazione-accordi-su-zone-sar-ed-abbandoni-in-mare/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>nel mese di dicembre dello stesso anno appariva evidente la rinuncia delle autorità libiche alla richiesta avanzata all’IMO</strong></a>, perchè queste stesse autorità riconoscevano di non essere in grado di soddisfare i requisiti richiesti dall’IMO per il riconoscimento internazionale di una zona SAR. Riconoscimento che implica una precisa responsabilità nell’assunzione di obblighi di soccorso, di salvataggio e di sbarco in un luogo sicuro che evidentemente il governo di Tripoli non era ( e non è ancora oggi) in grado di rispettare.</p>
<p>Dopo l’aumento delle partenze dalla Libia nel mese di gennaio di quest’anno, a partire dal mese di febbraio è stata lanciata l’operazione <a href="http://www.analisidifesa.it/2018/02/themis-verso-un-cambio-della-policy-italiana-nella-ricerca-e-soccorso/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>Themis di Frontex</strong></a>, che ha ritirato dal Mediterraneo centrale i suoi assetti navali, ed ha affidato alla modesta presenza della missione militare Eunavfor med il compito di contrastare il traffico di migranti via mare, oltre agli altri compiti assegnati a quest’ultima missione. Con Themis Frontex ha chiuso l’esperienza fallimentare di Triton, che avrebbe dovuto operare fino a 135 miglia a sud delle coste di Malta e Lampedusa, di fatto fino a 40-50 miglia dalle acque territoriali libiche. Themis non prevede attività di ricerca e salvataggio che pure sarebbero imposte dal Regolamento europeo n.656 del 2014. Ormai tutte le iniziative dell’Unione Europea, a partire dai <a href="https://ec.europa.eu/neighbourhood-enlargement/sites/near/files/eutf-noa-ly-01032018.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>cospicui finanziamenti dell’Africa Trust</strong></a>, sono destinati ad impedire che i migranti, anche se potenziali richiedenti asilo, possano arrivare in Europa. Non è neppure prevista la presenza di assetti navali europei nella zona di acque internazionali del Mediterraneo Centrale, che si vuole lasciare agli interventi di intercettazione, più che di soccorso, delle motovedette libiche. <a href="http://www.vita.it/it/article/2017/11/08/mediterraneo-tutti-gli-attacchi-della-guardia-costiera-libica-alle-ong/145042/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>Per questo le poche ONG ancora presenti in quella zona devono essere spazzate via, dai libici o dalle autorità italiane.</strong></a></p>
<p>In base alle previsioni operative di Themis sembra che sia riconosciuta di fatto una zona SAR di competenza libica, solo che quella zona non esiste, in base a quanto accertato dall’IMO, e neppure si può sostenere che il <a href="https://digit.site36.net/2018/01/03/border-surveillance-technology-for-new-libyan-search-and-rescue-zone/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>coordinamento nelle operazioni di avvistamento realizzato con la partecipazione di libici con il programma europeo Sea Horse</strong></a> possa modificare la ripartizione di competenza nella attribuzione e nella gestione effettiva delle zone SAR. Quando è in gioco la vita umana si devono valutare le effettive capacità di ricerca e soccorso e la sicurezza dei luoghi di sbarco, non certo gli emendamenti ed i codicilli di accordi internazionali riservati adottati più per difendere le frontiere che per salvare vite umane. Ed è per questa ragione che l’IMO lo scorso dicembre rifiutava il riconoscimento di una zona SAR libica, chiedendo a Tripoli ulteriori requisiti che non sono stati ancora soddisfatti. In un suo recente <a href="http://www.guardiacostiera.gov.it/attivita/Documents/attivita-sar-immigrazione-2017/Rapporto_annuale_2017_ENG.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>Rapporto di attività è la stessa Guardia costiera italiana che prende atto di questa situazione</strong></a> e richiama il suo impegno di “mediazione” tra le autorità libiche e le ONG che svolgevano attività SAR, sotto il suo coordinamento, ma questo si omette, al fine di evitare incidenti. Adesso sembra che quella attività di “mediazione” che permetteva il soccorso delle ONG si sia bruscamente interrotta, con l’affidamento della responsabilità di coordinamento delle attività SAR alla Guardia costiera libica, pure in assenza del riconoscimento ufficiale di una zona SAR libica.</p>
<p>Non si comprende come oggi il Comando centrale della guardia costiera italiana (IMRCC) possa attribuire il coordinamento di operazioni di ricerca e soccorso (SAR) in acque internazionali,<a href="http://www.guardiacostiera.gov.it/attivita/Documents/attivita-sar-immigrazione-2017/Rapporto_annuale_2017_ENG.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong> smentendo quanto riconosciuto fino a tre mesi fa</strong></a>, e condannando le persone abbandonate ai soccorsi dei libici alla riconduzione a terra in un porto che non può essere certamente qualificato come <em>“place of safety”</em>. E’ del resto noto, sempre alla stregua delle Convenzioni internazionali e delle prassi consuetudinarie, che la Guardia costiera italiana, in assenza di una zona SAR libica riconosciuta a livello internazionale, dovrebbe mantenere la responsabilità si Coordinamento SAR per le attività di ricerca e salvataggio in acque internazionali, se raggiunto da una richiesta di soccorso,<a href="http://ffm-online.org/2017/12/15/libya-drops-claim-to-search-and-rescue-zone-imo-confirms-2/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong> quando il paese titolare sulla carta non è in grado di garantire soccorsi tempestivi e luoghi di sbarco sicuri,</strong></a> purché gli interventi avvengano al di fuori delle acque territoriali libiche ( 12 miglia dalla costa). Anche se le stesse Convenzioni prevedono che, al fine di garantire la salvaguardia della vita umana in mare, il Comando italiano, sulla base di accordi regionali, possa chiamare unità libiche che si trovano in prossimità dei barconi da soccorrere, ma non certo quando queste persone sono già state soccorse e si trovano addirittura a bordo di un mezzo che, come nel caso di Open Arms e dei suoi battelli di servizio, espone la bandiera di uno stato dell’Unione Europea.</p>
<p>Il trasferimento della responsabilità per gli interventi di ricerca e soccorso (SAR) in acque internazionali non può costituire uno strumento per fondare di fatto una zona SAR libica che per il diritto internazionale non esiste, né per consentire lo sbarco delle persone soccorse in alto mare in un porto libico che non può certo essere qualificato come un “porto sicuro”, considerate le miserevoli condizioni di <a href="https://edition.cnn.com/2018/02/20/world/child-migrants-libya/index.html?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>trattenimento schiavistico</strong></a> che subiscono in Libia. Allo stesso modo lo stesso trasferimento di responsabilità SAR, imposto unilateralmente da un autorità di coordinamento nazionale come l’IMRCC, non può precostituire il fondamento di una qualsiasi responsabilità a carico di quegli operatori umanitari che hanno rispettato in pieno le Convenzioni internazionali sul soccorso ed il salvataggio in alto mare, che impongono la priorità inderogabile della salvaguardia della vita umana e lo sbarco delle persone soccorse in un luogo sicuro (<em> place of safety</em>), <a href="http://www.statewatch.org/news/2018/feb/bundestag-Research-Services-Maritime-rescue-in-Med.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>anche per non violare il fondamentale principio di </strong><em><strong>non refoulement</strong></em><strong> (art.33) della Convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati.</strong></a></p>
<p><strong>Il divieto dei respingimenti collettivi è aggirato</strong><br />
Appare sempre più evidente come con il “combinato effetto” dell’operazione Themis di Frontex, con le nuove linee operative adottate dal Comando delle guardia costiera italiana e con il pieno coinvolgimento delle autorità di Tripoli, ammesse anche alla Centrale del coordinamento del sistema di avvistamento europeo SEA HORSE, e ancora con la consegna di motovedette e con il sistema unificato di Coordinamento operativo italo-libico ubicato a Tripoli, si stia aggirando il divieto di respingimenti collettivi sancito dal Quarto Protocollo (art.4) allegato alla CEDU. Una norma che ha già portato alla condanna dell’Italia sul caso Hirsi nel 2012, per i <a href="http://www.presadiretta.rai.it/dl/portali/site/puntata/ContentItem-78563c88-3978-4dd5-a20c-de1ba46d5b0b.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>respingimenti diretti effettuati nel maggio del 2009 dalla Guardia di finanza con la motovedetta Bovienzo che, su ordini dell’allora ministro dell’interno Maroni</strong></a>, riconsegnava nel porto di Tripoli decine di profughi intercettati in acque internazionali. Oggi piuttosto che a respingimenti diretti, si assiste alla delega delle attività di intercettazione in acque internazionali e di riconduzione a terra alla Guardia costiera che si definisce “libica” anche se è evidentemente in grado di controllare tutta la vasta zona di mare ricompresa in quella che si vorrebbe individuare come “zona SAR libica”. E tantomeno in grado di garantire un porto sicuro di sbarco.</p>
<p>Occorre dunque raccogliere tutti gli elementi che comprovano la partecipazione attiva delle autorità italiane ed europee ( attraverso <a href="https://ec.europa.eu/home-affairs/what-we-do/policies/european-agenda-migration/background-information_en?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>Frontex</strong></a>,<a href="http://www.ansamed.info/ansamed/en/news/sections/generalnews/2018/03/16/migrants-italian-naval-ship-san-giusto-berths-in-tunisia_11d6fcf6-8489-4f22-8f5c-f735e997ac7a.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong> Eunavfor Med</strong> </a>e <a href="https://euobserver.com/migration/136671?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>Sea Horse</strong></a>), alle attività di intercettazione in acque internazionali di gommoni carichi di migranti da parte di unità riconducibili al governo di Tripoli, per presentare esposti e denunce davanti ai tribunali internazionali e nazionali. La massiccia pressione mediatica contro le ONG, che si rinnova dopo la macchina del fango già sperimentata nell’estate del 2017, e le posizioni della maggior parte del corpo elettorale, chiuso tra indifferenza e paure che hanno pesato sulla composizione del nuovo Parlamento italiano, non fanno purtroppo presagire interventi legislativi o di nuovi esecutivi,a salvaguardia dei diritti fondamentali delle persone in fuga dalla Libia da soccorrere in acque internazionali. Una situazione di stallo nella difesa dei diritti, umani, a partire dal diritto alla vita e dal divieto di tortura o trattamenti inumani i degradanti, che è purtroppo comune a molti paesi europei. E che si riscontra anche a livello di Corte di Giustizia dell’Unione Europea che è giunta a dichiarare la propria incompetenza su un ricorso presentato contro gli accordi stipulati tra i leaders europei e la Turchia di Erdogan, che ancora in questi giorni si sta rendendo colpevole di un vero e proprio genocidio.</p>
<p>Occorre ribaltare le accuse che <a href="http://www.libyanexpress.com/spanish-rescue-ship-claims-being-threatened-off-libyan-coast-by-libyan-navy-boats/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>dopo l’episodio dell’intercettazione in alto mare della Open Arms da parte delle motovedette libiche</strong></a> rischiano di fare ripartire un ulteriore massacro mediatico degli operatori umanitari e di esporli a iniziative giudiziarie dall’esito imprevedibile, visto l’aria che tira nel paese.</p>
<p><strong>Una battaglia legale che non deve far dimenticare i migranti</strong><br />
Per questo vanno individuate tutte le sedi di ricorso ancora effettivamente raggiungibili, se non dalle vittime, condannate a scomparire nei lager libici, ed a morire di fame e di abusi, se non ad essere inghiottiti in mare. Le organizzazioni umanitarie che devono attrezzarsi con <strong><em>legal team</em></strong> capaci di respingere in tempo reale ogni montatura mediatica e giudiziaria e di produrre una informazione autogestita che riesca a smentire le ricostruzioni artefatte diffuse sui media e sui social. Magistrati davvero indipendenti dovrebbero interrogare i vertici della Guardia costiera, di Frontex e della Marina militare per accertare le vere responsabilità che emergono da questi fatti. Senza cercare di creare per via giudiziaria il reato di solidarietà.</p>
<p>Nelle prossime settimane si intensificheranno gli attacchi politici e le iniziative giudiziarie contro il fronte della solidarietà, che malgrado tutte le pressioni a cui è sottoposto da anni, esiste e resiste. Devono crescere e rinforzarsi le reti di solidarietà attorno ai migranti che comunque riusciranno ad arrivare in Italia. I loro corpi ed i loro racconti, più che le considerazioni giuridiche, saranno la smentita e la condanna senza appello di tutti coloro che oggi vorrebbero mettere sul banco degli imputati chi si è reso “responsabile” di solidarietà umana e di autentico rispetto del diritto internazionale del mare.</p>
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		<title>Criminalizzazione delle ONG. Una conferenza importante tenutasi al Parlamento europeo (Prima parte)</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Mar 2018 07:59:29 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/untitled-1167.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10270" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/untitled-1167.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1143" height="1351" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/untitled-1167.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1143w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/untitled-1167-254x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 254w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/untitled-1167-768x908.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/untitled-1167-866x1024.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 866w" sizes="(max-width: 1143px) 100vw, 1143px" /></a></p>
<p>Lo scorso 27 febbraio <i><b>Associazione per i Diritti umani </b></i>ha seguito – presso il Parlamento UE a Bruxelles – la conferenza intitolata <i>Scapegoats for failed UE politics?! Serch and Rescue NGOs in the Mediterranean, </i>organizzata da Stefan Eck (MEP) e Dietmar Koster (MEP), in collaborazione con GUE/NGL e S&amp;D.</p>
<p>Oggi <i><b>Associazione per i Diritti umani </b></i>inizia a pubblicare la prima parte, con alcune informazioni riguardanti la conferenza. Seguiranno altri post sul tema.</p>
<p>Il Dott. KOSTER apre la discussione ricordando che milioni di persone fuggono dai Paesi d&#8217;origine principlamente a causa di persecuzioni (religiose o politiche) o a causa dei conflitti e afferma di vergognarsi per la generale inattività della UE. Dice che sia necessario un cambiamento politico fondamentale perchè i diritti umani sono universali per cui devono essere tutelati sempre e ovunque.</p>
<p>Si apre il primo panel dal titolo: <b>SEARCH and RESCUE: NGOs and the LIBYAN COASTGUARD</b></p>
<p>Le ONG sono attaccate arbitrariamente quando, invece, insieme ai governi, hanno il dovere di proteggere le persone. In diversi Paesi europei, molti migranti e rifugiati sono rinchiusi negli hotspot; è necessario creare corridoi umanitari e aumentare gli scambi politici e le reti di accoglienza tra i Paesi dell&#8217;Unione e tra la UE e gli altri continenti.</p>
<p>Julian KOBERER espone il caso <span style="color: #ff0000;">IUVENTA</span> riguardante la violazione dei diritti umani in mare.</p>
<p>IUVENTA opera da più di dieci anni. Nel 2017, mentre erano al porto di Lampedusa, durante la pausa pranzo, la troupe viene a sapere che la ONG è attaccata e lo viene a sapere dai giornali. Come difendersi? Il “mandante” dell&#8217;inchiesta era stato Matteo Salvini, che usa addirittura l&#8217;Italian Intelligence Service; l&#8217;indagine dura più di tre mesi durante i quali vengono registrate tutte le attività della ONG, ma non risulta alcuna prova di irregolarità.</p>
<p>Nel luglio 2017, l&#8217;inchiesta continua con le accuse di collusioni con i trafficanti di esseri umani dalla Libia.</p>
<p>La conclusione è assolutamente a favore di IUVENTA, ma il caso è grave soprattutto per il comportamento delle autorità italiane che, insieme ai media, hanno avvalorato la possibilità di un dubbio sull&#8217;operato delle ONG. E questo è un attacco anche alla solidarietà.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180303_113134.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10271" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180303_113134.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="2336" height="4160" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180303_113134.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2336w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180303_113134-168x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 168w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180303_113134-768x1368.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180303_113134-575x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 575w" sizes="(max-width: 2336px) 100vw, 2336px" /></a></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180303_113149.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10272" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180303_113149.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="2336" height="4160" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180303_113149.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2336w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180303_113149-168x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 168w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180303_113149-768x1368.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180303_113149-575x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 575w" sizes="(max-width: 2336px) 100vw, 2336px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180303_113215.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10273" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180303_113215.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="2336" height="4160" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180303_113215.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2336w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180303_113215-168x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 168w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180303_113215-768x1368.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180303_113215-575x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 575w" sizes="(max-width: 2336px) 100vw, 2336px" /></a></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180303_113225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10274" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180303_113225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="2336" height="4160" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180303_113225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2336w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180303_113225-168x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 168w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180303_113225-768x1368.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180303_113225-575x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 575w" sizes="(max-width: 2336px) 100vw, 2336px" /></a></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180303_113242.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-5" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10275" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180303_113242.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="2336" height="4160" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180303_113242.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2336w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180303_113242-168x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 168w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180303_113242-768x1368.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180303_113242-575x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 575w" sizes="(max-width: 2336px) 100vw, 2336px" /></a></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180303_113250.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-6" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10276" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180303_113250.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="2336" height="4160" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180303_113250.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2336w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180303_113250-168x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 168w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180303_113250-768x1368.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180303_113250-575x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 575w" sizes="(max-width: 2336px) 100vw, 2336px" /></a></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180303_113433-e1520236248927.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-7" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10277" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180303_113433-e1520236248927.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="2336" height="4160" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180303_113433-e1520236248927.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2336w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180303_113433-e1520236248927-168x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 168w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180303_113433-e1520236248927-768x1368.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180303_113433-e1520236248927-575x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 575w" sizes="(max-width: 2336px) 100vw, 2336px" /></a></p>
<p>Il secondo approfondimento del panel ha il titolo di: RESCUE OPERATION and the LIBYAN COASTGUARD</p>
<p>Axel Steier, di Mission Lifeline, ha proposto una videotestimonianza che mette in luce come le autorità libiche volessero riportare indietro i migranti e afferma che secondo lui questa è una strategia di business.</p>
<p>Robert Hailemariam, di Sea-watch, mostra un video di un incidente avvenuto nel novembre dello scorso anno presso le coste libiche. Un barcone viene indicato via radio, pieno di migranti esausti, in pessime condizioni. Parte un elicottero italiano per il soccorso. Intanto un membro della guardia costiera libica inizia a picchiare un migrante che voleva buttarsi nel mare (Il video integrale è visionabile su press-seawatc.org).</p>
<p>Secondo Hailemariam questo fatto diventa un problema politico se, dopo casi come questo, il governo italiano ha prodotto un documento come il Memorandum per le ONG, impedendo o comunque complicando il lavoro delle ONG, in particolare in quella zona di mare intorno alla Libia, che è l&#8217;area del Mediterraneo più pericolosa. Inoltre, il governo italiano, fa accordi con i rappresentanti libici e delega le proprie responsabilità alle ONG.</p>
<p>Claas Meyer-Heuer, giornalista de Der Spiegel ha girato un documentario in cui la guardia costiera libica “cerca” i trafficanti su un barcone in cui opera Sea-watch.</p>
<p>Il capitano della guardia costiera accusa la ONG di non aver agito correttamente e, ad un certo punto, minaccia con una pistola (e poi colpisce) il capo del barcone affinchè spenga il motore. Secondo il parere del giornalista la “scusa” della guardia costiera libica è quella di difendere la patria dai trafficanti di petrolio, ma in realtà dietro a questo c&#8217;è una mafia che agisce nella tratta di essere umani e questo dovrebbe essere il topic principale della UE: fermare la tratta di persone.</p>
<p>A breve pubblicheremo le informazioni sul secondo panel della conferenza. Grazie.</p>
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