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	<title>Croce Rossa Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>La realtà del Mozambico</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2021 09:14:42 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Nicole Fraccaroli</p>



<p>La situazione dei diritti umani in Mozambico è deteriorata nel 2020 in gran parte a causa del conflitto in corso nel nord del paese. La situazione umanitaria nella provincia settentrionale di Cabo Delgado è peggiorata a causa dell&#8217;insicurezza e della violenza, lasciando oltre 250.000 sfollati. Un gruppo armato islamista, conosciuto localmente come Al-Sunna wa Jama&#8217;a, ha continuato ad attaccare villaggi, uccidendo civili, rapendo donne e bambini e bruciando e distruggendo proprietà. Le forze di sicurezza dello Stato sono state implicate in gravi abusi, inclusi arresti arbitrari, rapimenti, torture, uso eccessivo della forza contro civili disarmati, intimidazioni ed esecuzioni extragiudiziali. Nel Mozambico centrale, uomini armati ritenuti parte di un&#8217;altra campagna di ribelli dei militanti dissidenti del partito di opposizione hanno attaccato veicoli privati ​​e pubblici, uccidendo dozzine di persone nell&#8217;agosto e settembre 2020.</p>



<p>La situazione umanitaria nella provincia settentrionale di Cabo Delgado ha continuato a inasprirsi a causa dell&#8217;insicurezza e della violenza causate dai combattimenti tra le forze di sicurezza dello Stato e un gruppo armato islamista conosciuto localmente sia come Al-Shabaab che Al-Sunna wa Jama&#8217;a (ASWJ). A settembre 2020, le Nazioni Unite hanno affermato come l’alto numero di sfollati abbia costretto le autorità a creare campi per sfollati interni in tutta la provincia.</p>



<p>A settembre, il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite ha avvertito che decine di migliaia di persone erano state private degli aiuti umanitari nel nord del Mozambico a causa dell&#8217;intensificarsi dei combattimenti. L&#8217;accesso umanitario a Cabo Delgado è diminuito a giugno, dopo che il Comitato Internazionale della Croce Rossa e Medici Senza Frontiere hanno sospeso le operazioni nei distretti di Macomia, Mocimboa da Praia e Quissanga a causa dell&#8217;insicurezza.</p>



<p>Le forze di sicurezza dello Stato sono state implicate in gravi violazioni dei diritti umani durante le operazioni di antiterrorismo nella provincia settentrionale di Cabo Delgado, con l’utilizzo di gas, inclusi arresti arbitrari, rapimenti, torture di detenuti, forza eccessiva contro civili disarmati, intimidazioni ed esecuzioni extragiudiziali. A settembre sono emersi video e immagini che mostrano torture e altri maltrattamenti di prigionieri da parte di soldati mozambicani a Cabo Delgado. Sempre a settembre, un video mostrava uomini in uniforme militare che giustiziavano sommariamente una donna nuda vicino a Mocimboa da Praia, che chiamavano &#8220;Shabab&#8221;. Le forze armate del Mozambico (FADM) hanno rilasciato una dichiarazione in cui si definisce il filmato &#8220;scioccante e terrificante&#8221;. Ma subito dopo, il ministro della Difesa del Mozambico Jaime Neto ha affermato che il video è stato creato da estremisti armati islamici per offuscare la reputazione dell&#8217;esercito mozambicano.</p>



<p>Gli attacchi di ASWJ sono continuati nella provincia di Cabo Delgado. Il gruppo è implicato nell&#8217;uccisione di civili, attacchi ai trasporti pubblici e privati, e l&#8217;incendio e la distruzione di edifici, comprese case, scuole e ospedali. A gennaio, il gruppo ha dato alle fiamme un istituto di formazione per insegnanti gestito da un ente di beneficenza locale e da un istituto di agricoltura a Bilibiza, distretto di Quissanga. Ad aprile, il gruppo avrebbe ucciso almeno 52 civili nel distretto di Muidumbe, dopo che si erano rifiutati di unirsi al gruppo. Anche gli insorti dell&#8217;ASWJ sono stati accusati di rapimento di donne. A maggio, due ragazze che hanno affermato di essere scappate da un campo sotto il controllo di ASWJ hanno detto alla polizia che i loro rapitori le hanno fatte dormire nude per scoraggiare qualsiasi piano di fuga. A luglio, gli insorti islamisti hanno attaccato un veicolo di una compagnia del gas privata a Mocimboa da Praia, uccidendo otto lavoratori. In agosto, hanno catturato un porto strategico a Mocimboa da Praia. I residenti hanno descritto il panico quando gli insorti hanno bruciato case e costretto le persone a lasciare il villaggio per cercare rifugio nella boscaglia.</p>



<p>I giornalisti continuano ad essere molestati, intimiditi e detenuti arbitrariamente dalle forze di sicurezza statali e le autorità non hanno indagato seriamente su tali abusi contro la libertà di stampa. Ad aprile, Ibrahimo Mbaruco, giornalista della stazione radio comunitaria di Palma nella provincia di Cabo Delgado, è stato sparato mentre tornava a casa dal lavoro, dopo aver inviato un messaggio a un collega in cui diceva che i soldati lo stavano molestando.</p>



<p>Ci sono pochi dati ufficiali sul numero esatto di persone con albinismo in Mozambico, ma le organizzazioni della società civile stimano che ci siano tra 20.000 e 30.000 persone con albinismo in tutto il paese. Continuano la discriminazione e la violenza contro le persone affette da albinismo. In Mozambico e nei paesi vicini come il Malawi, le persone con albinismo sono state cacciate per le loro parti del corpo, che vengono utilizzate per la stregoneria.</p>



<p>Sebbene la violenza fosse in aumento da più di un anno a Cabo Delgado, l&#8217;Unione Africana ha notato solo per la prima volta, a febbraio, il &#8220;livello senza precedenti di violenza contro i civili&#8221;. A settembre, il Parlamento europeo ha espresso preoccupazione per il fatto che l&#8217;insurrezione islamista in Mozambico stesse ottenendo un sostegno crescente tra le organizzazioni estremiste armate regionali e internazionali. Il Parlamento Europeo ha inoltre invitato il Mozambico ad avviare un&#8217;indagine indipendente e imparziale sulla tortura e altre gravi violazioni presumibilmente commesse dalle sue forze di sicurezza a Cabo Delgado.</p>



<p>Il rapporto di Amnesty International, “What I Saw Is Death: War Crimes in Mozambico&#8217;s Forgotten Cape”, documenta gravi violazioni del diritto internazionale umanitario, che possono ammontare a crimini di guerra, da parte di tutte le parti che hanno provocato morte, distruzione e una crisi umanitaria diffusa che ha portato più di mezzo milione di persone a fuggire.</p>
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		<title>Il Diritto internazionale umanitario e la popolazione civile nei territori sotto occupazione</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2021 08:22:53 +0000</pubDate>
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<p>di Maddalena Formica</p>



<p>Territori palestinesi, Cipro Nord, Crimea, Haut Karabakh: queste parti del mondo, divenute ormai note negli anni, sono accomunate tra loro dal fatto di essere state qualificate dagli attori del diritto internazionale come territori dove vige <em>de facto</em> un regime di occupazione.</p>



<p>La definizione stessa di ciò che sia un “territorio occupato” risulta però difficile da individuare, soprattutto a causa delle espressioni vaghe e imprecise che sono state utilizzate nel diritto internazionale convenzionale, e per trovarla bisogna fare necessariamente riferimento alle indicazioni elaborate dalla dottrina.&nbsp;</p>



<p>Diversi sono criteri previsti dalla dottrina, in particolare quella prodotta dal Comitato Internazionale della Croce Rossa, perché un’area possa essere qualificata come occupata: è necessario, innanzitutto, che l’esercito regolare di uno Stato sia fisicamente presente sul territorio di un altro Stato, senza che questo abbia dato il proprio consenso. Quest’ultimo, inoltre, non deve essere più in grado di esercitare la propria autorità, che invece deve essere ormai esercitata di fatto dalla forza straniera: la semplice presenza dell’esercito straniero sul territorio, infatti, realizzerebbe unicamente l’ipotesi di invasione.</p>



<p>La qualificazione di un territorio come zona occupata da un esercito straniero è particolarmente importante per la corretta applicazione del diritto internazionale umanitario: solo qualora vi sia occupazione, infatti, lo Stato che la realizza è tenuto a rispettare una serie di obblighi a favore dei civili, ritenuti in tale contesto particolarmente vulnerabili, obblighi individuati da diverse disposizioni contenute nelle Convenzioni di Ginevra, nel relativo Protocollo I ma già anche nella Convenzione dell’Aja del 1907. Tali regole possono essere distinte in due grandi categorie: le regole finalizzate al mantenimento dello <em>status quo</em> e quelle relative al rispetto dei diritti legati alla persona.</p>



<p>Per quanto concerne il mantenimento della situazione precedente all’occupazione, questi è fondamentale poiché di regola si presume che la situazione di occupazione sia solo momentanea e che dunque i civili abbiano diritto a non subire le conseguenze di continui cambi di autorità. Con questo obiettivo, la forza occupante, ad esempio, non deve modificare lo statuto giudico del territorio (non ci deve essere dunque alcun trasferimento di sovranità), le leggi precedenti devono restare in vigore e le istituzioni, in particolare quelle giudiziarie, devono poter continuare a lavorare.</p>



<p>Con riferimento ai diritti della persona, invece, vige un generale obbligo di trattamento “umano” a favore dei civili: l’approvvigionamento di viveri e di prodotti medicinali deve essere garantito, gli edifici consacrati all’istruzione e al culto devono poter funzionare normalmente, così come devono essere garantiti i servizi medici e ospedalieri. Qualsiasi forma di trasferimento forzato e deportazione individuale o collettiva è invece vietata e vietata è inoltre qualsiasi forma di rappresaglia sulla popolazione civile.</p>



<p>Se il diritto internazionale umanitario prevede disposizioni specifiche e particolarmente protettrici a favore di quei civili che si trovano sotto l’occupazione di una forza straniera, nella realtà, purtroppo, queste previsioni sono spesso poco rispettate: la convivenza quotidiana di migliaia di uomini e donne con un esercito straniero risulta essere particolarmente complessa e questa difficoltà non può che accentuarsi nel momento in cui lo Stato occupante è restio a riconoscere le sue responsabilità e da una situazione provvisoria l’occupazione diviene permanente, con poche speranze per un cambiamento nel prossimo futuro.</p>
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		<title>La vita dei prigionieri di guerra e il Diritto internazionale umanitario</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Feb 2021 08:03:50 +0000</pubDate>
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<p>di Maddalena Formica</p>



<p></p>



<p>Nel contesto di un conflitto armato, i combattenti di una fazione vengono spesso catturati dalle forze nemiche e da queste vengono privati di libertà e posti, per mesi o anni, in campi di prigionia, dove le condizioni di vita possono essere particolarmente difficili.</p>



<p>Il diritto internazionale umanitario si è dunque interessato alla loro sorte, compiendo una distinzione tra coloro che sono stati privati di libertà nell’ambito di un conflitto armato internazionale, un conflitto che vede dunque opporsi due o più Stati, e quelli che invece sono stati catturati nell’ambito di uno conflitto non internazionale, dove ad opporsi sono invece uno Stato e un gruppo armato o due o più gruppi armati. Nel primo caso, il termine utilizzato dalla dottrina è in genere quello di vero e proprio “prigioniero di guerra”, nel secondo caso si tenderà a favorire invece l’espressione di semplice “detenuto”. La distinzione tra i due non è solo puramente terminologica ma, anzi, risulta nella pratica particolarmente importante poiché, se quasi nulla dice il diritto umanitario circa i diritti dei detenuti, una disciplina particolarmente protettrice è riconosciuta ai prigionieri di guerra.</p>



<p>LA FORTE TUTELA DEI PRIGIONIERI DI GUERRA NEI CONFLITTI ARMATI INTERNAZIONALI</p>



<p>Nel quadro di un conflitto armato internazionale, tale statuto, innanzitutto, non può essere oggetto di rinuncia o essere perso dal soggetto che ne è beneficiario, anche qualora egli stesso abbia violato in precedenza disposizioni di diritto internazionale umanitario, ed è uno statuo che gli è automaticamente riconosciuto dal momento della cattura fino al momento del rimpatrio; in caso di dubbio circa il diritto ad ottenere tale statuto, inoltre, gioca una presunzione a lui favorevole, una presunzione che potrà essere superata solo nell’ambito di un procedimento giurisdizionale dinanzi ad un Tribunale.</p>



<p>La disciplina in materia di tutela dei prigionieri di guerra risulta essere inoltre particolarmente estesa nel momento in cui si affronta la gestione dello stesso campo di prigionia: tutti gli aspetti della vita dei prigionieri sono regolati in maniera precisa e tutte le disposizioni nel merito derivano da un generale obbligo di uguale ed umano trattamento a favore dei combattenti privati di libertà, a cui è quindi garantita una protezione massima.</p>



<p>Puntuali sono già le disposizioni circa la struttura stessa del campo: questi deve essere ad esempio posizionato in un luogo sicuro rispetto ai combattimenti, le evacuazioni in caso di emergenza devono essere possibili e il campo deve essere identificabile come tale (in genere sul tetto viene aggiunta la scritta “POW”” o “Prisoners of war” leggibile dall’alto) per evitare che venga colpito dalle forze nemiche. Standard minimi igienico-sanitari devono essere inoltre rispettati, così come garantite devono essere le cure mediche, le accortezze in materia di alimentazione, la possibilità di professare la propria religione e di ricevere lettere e pacchi dalla propria famiglia. Altre regole specifiche sono previste per proteggere bambini e donne (che ad esempio devono essere posti in locali diversi da quelli degli uomini) e in materia di lavoro: i prigionieri possono infatti svolgere attività ma non possono essere obbligati a lavorare se sono malati o feriti così come non possono essere obbligati ad arruolarsi o a partecipare in altro modo al conflitto.</p>



<p>Queste regole derivano dall’idea generale che essere della fazione opposta non costituisce un reato e che dunque l’essere prigioniero non deve inteso come una sanzione: condurre una vita “normale”, nei limiti del contesto del conflitto, deve essere dunque possibile.</p>



<p>Oltre a certe condizioni di vita, il diritto internazionale umanitario prevede e disciplina anche dei veri e propri meccanismi di garanzia dei diritti dei prigionieri di guerra, attivabili dal Comitato Internazionale della Croce Rossa e dagli stessi prigionieri. Il Comitato Internazionale della Croce Rossa, innanzitutto, ha la possibilità di ispezionare i campi e di chiedere colloqui anonimi ai prigionieri per valutare le condizioni di vita ed eventualmente discuterne con coloro che ne sono responsabili; i prigionieri, invece, con piena immunità, possono allertare autonomamente la Croce Rossa, nominare un “uomo di fiducia” che li rappresenti e faccia valere i loro diritti e denunciare ai responsabili del campo eventuali situazioni contrarie alle disposizioni circa i già menzionati standard di vita individuati dalla Convenzione di Ginevra e dal relativo Protocollo I.</p>



<p>In genere, si può rilevare come, almeno nel contesto dei conflitti armati internazionali, le Parti tendano a rispettare nella pratica queste regole: oltre alle conseguenze di eventuali violazioni del diritto internazionale umanitario, infatti, gli Stati temono che condizioni di vita eccessivamente dure nei campi portino alla radicalizzazione dei nemici imprigionati così come a delle ritorsioni dell’avversario durante il conflitto.</p>



<p>LA SCARSA PROTEZIONE DEI DETENUTI NEI CONFLITTI ARMATI NON INTERNAZIONALI E LE PAURE DEL COMITATO INTERNAZIONALE DELLA CROCE ROSSA</p>



<p>Situazione molto diversa e, soprattutto, oggi sempre più preoccupante è quella invece dei detenuti, ovvero dei soggetti che hanno partecipato ai combattimenti nel contesto di un conflitto armato non internazionale e che hanno in seguito perso la propria libertà.</p>



<p>Pochissime sono infatti le disposizioni specifiche in materia previste dal Protocollo II della Convenzione di Ginevra e ai detenuti, come agli eventuali civili internati, si applicheranno in genere unicamente le regole consuetudinarie e le eventuali norme di diritto interno e di diritto internazionale in materia di diritti umani.</p>



<p>Il Comitato Internazionale della Croce Rossa tenta nella pratica spesso di dialogare con i diversi gruppi armati ed esso stesso ha più volte denunciato le pessime condizioni di vita nei campi di detenzione, ma quelli che sono i desideri degli attori del diritto internazionale umanitario si scontrano con la peculiare natura di questi conflitti.</p>



<p>I conflitti armati non internazionali, infatti, nascono in genere da scontri ideologici tra diversi gruppi, gruppi che, a differenza degli Stati, non hanno risorse economiche tali da finanziare i campi e gestirli nel rispetto del diritto umanitario e che, sulla base di una forte ideologia politica o religiosa o di una differenza etnica, sono poco propensi nella pratica a “perdonare” al nemico il fatto di essere della fazione opposta.</p>



<p>Questo problema è stato più volte sottolineato dal Comitato della Croce Rossa e da ONG che lavorano sul campo ed è un problema che risulta essere sempre più preoccupante poiché il modello del conflitto armato non internazionale è ormai quello più diffuso, mentre la classica guerra interstatale è stata quasi del tutto abbandonata: nuove misure sono state spesso auspicate ma, come spesso avviene nel contesto dei conflitti armati non internazionali, gli Stati sono oggi più che mai reticenti a creare disposizioni che possano intervenire direttamente sul proprio territorio, limitando la propria sovranità in una questione puramente interna.</p>
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		<title>Restoring family: la Croce rossa e l&#8217;impegno nel trovare le persone e ricongiungere famiglie</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Sep 2020 08:55:02 +0000</pubDate>
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<p>Ogni anno, migliaia di famiglie vengono separate a causa di conflitti, disastri o migrazioni. Queste famiglie soffrono terribilmente quando perdono i contatti con i propri cari, non sapendo né dove si trovano né se siano al sicuro.<br> <br>La Croce Rossa Italiana, il Comitato internazionale e le altre Società Nazionali di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa lavorano insieme in tutto il mondo per trovare queste persone e metterle in contatto con i propri familiari. Questo lavoro include la ricerca dei membri di una stessa famiglia, il ristabilimento dei contatti, la riunificazione delle famiglie ed il tentativo di chiarire le sorti dei dispersi.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="731" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/Pieghevole-RFL_2020_page-0001-1024x731.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14624" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/Pieghevole-RFL_2020_page-0001-1024x731.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/Pieghevole-RFL_2020_page-0001-300x214.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/Pieghevole-RFL_2020_page-0001-768x548.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/Pieghevole-RFL_2020_page-0001-1536x1096.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/Pieghevole-RFL_2020_page-0001.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1754w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>Si chiede aiuto in merito a una richiesta di rintraccio proveniente dalla Croce Rossa Bulgara. Un ragazzo sta cercando suo padre, un tempo residente in Bulgaria:- FABRIZIO PERENI, cittadino italiano di circa 60 anni, modenese, domiciliato (molti anni fa) a Cinisello Balsamo<br>Come sempre, se avete qualsiasi informazione in merito a questa persona, contattate la Croce Rossa e Restoring Family.</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="731" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/Pieghevole-RFL_2020_page-0002-1024x731.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14625" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/Pieghevole-RFL_2020_page-0002-1024x731.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/Pieghevole-RFL_2020_page-0002-300x214.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/Pieghevole-RFL_2020_page-0002-768x548.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/Pieghevole-RFL_2020_page-0002-1536x1096.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/Pieghevole-RFL_2020_page-0002.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1754w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Per ulteriori informazioni e l&#8217;attività TRACE THE FACE : <a href="https://familylinks.icrc.org/europe/en/Pages/Home.aspx?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://familylinks.icrc.org/europe/en/Pages/Home.aspx?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Ristabilimento dei legami familiari e Protezione Sociale: servizi di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jul 2020 07:17:44 +0000</pubDate>
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<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/07/08/ristabilimento-dei-legami-familiari-e-protezione-sociale-servizi-di-croce-rossa-e-mezzaluna-rossa/">Ristabilimento dei legami familiari e Protezione Sociale: servizi di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="700" height="355" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/restoring_family_links_croce_rossa_2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14389" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/restoring_family_links_croce_rossa_2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 700w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/restoring_family_links_croce_rossa_2-300x152.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure></div>



<p>Croce Rossa si occupa anche in Italia di una attività tra le più conosciute e apprezzate del Movimento <strong>Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa: </strong>l&#8217;attività di Ricerca, Ristabilimento dei legami familiari e Protezione Sociale in favore di persone migranti e vulnerabili <em>(<a href="https://www.cri.it/restoringfamilylinks?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.cri.it/restoringfamilylinks?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>)</em>.&nbsp;</p>



<p>Avvalendosi della sua rete internazionale, Croce Rossa aiuta le persone che perdono il contatto con la famiglia a causa di <strong>conflitti armati o calamità natural</strong>i a ripristinare il rapporto con i propri familiari e offre assistenza e servizi per il ricongiungimento, tenendo conto della vigente legislazione, per il tramite di Uffici Ricerche diffusi su tutto il territorio nazionale, coordinati da un Ufficio Ricerche Nazionale che a propria volta si relaziona con gli Uffici Ricerche degli oltre 18<strong>0 paesi del mondo </strong>in cui Croce Rossa è presente con una propria Società Nazionale; il tutto sotto l&#8217;egida del <strong>Movimento Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa e d</strong>ell&#8217;Agenzia Centrale delle Ricerche del <strong>Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR</strong>) di Ginevra. </p>



<p>Questa attività, nota anche a livello internazionale come Restoring Family Links (RFL), in Italia viene, appunto, svolta a livello regionale e locale attraverso Uffici Ricerche aperti presso quasi ogni sede di Croce Rossa, inclusa la <strong>sede di Milano. </strong></p>



<p>I servizi offerti sono del tutto gratuiti.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="730" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/cric-1-730x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14388" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/cric-1-730x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 730w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/cric-1-214x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 214w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/cric-1-768x1077.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/cric-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 850w" sizes="(max-width: 730px) 100vw, 730px" /></figure></div>



<p></p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Dittatura nell’epoca del Covid19</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Apr 2020 07:51:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Tini Codazzi Come si può comportare un regime come quello del Venezuela davanti ad una pandemia come il Coronavirus? Aiutando e assistendo il popolo? Emanando dei decreti o creando delle manovre economiche-sociali-sanitarie per&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="700" height="394" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/mascherina3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13907" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/mascherina3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 700w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/mascherina3-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure></div>



<p>di Tini Codazzi</p>



<p></p>



<p>Come si può comportare un regime come quello del Venezuela davanti ad una pandemia come il Coronavirus? Aiutando e assistendo il popolo? Emanando dei decreti o creando delle manovre economiche-sociali-sanitarie per proteggere la popolazione?  </p>



<p>La
Croce Rossa Venezuelana e la Associazione Venezuelana di Pediatria
affermano che il 70% degli ospedali in tutto il territorio nazionale
non ha acqua potabile, il 63% non ha luce, il 73% non ha gas. Le
Associazioni di medici affermano che il 92% non ha sapone di nessun
tipo, il 61% non ha mascherine, l’80% non ha guanti monouso. Senza
parlare di infrastrutture, forniture sanitarie e medicinali. Il caos
nel caos. 
</p>



<p>In
una situazione così complicata, in un paese dittatoriale, il
coronavirus, purtroppo, calza a pennello. A marzo, il regime ha
decretato la quarantena e il distanziamento sociale immediatamente,
in stile dittatoriale ha mandato sulle strade la polizia per
controllare la gente, per intimidirla, non è normale avere panico di
uscire per comprare il pane o le uova o avere paura di andare in un
ospedale perché si sospetta di aver contratto il virus. Se ti becca
un poliziotto bolivariano in vena di fare “il suo lavoro” ti fa
sparire. La repressione, adesso, è “legale”, la quarantena
dev’essere rispettata. L’isolamento si usa per continuare a
commettere delle arbitrarietà. Il Coronavirus è diventato un tema
di sicurezza nazionale e non un tema sanitario ed è una scusa
perfetta. 
</p>



<p>Rafael
Uzcátegui, direttore dell’ ONG Provea (Programa
Venezolano de Educación Acción en Derechos Humanos) ha
dichiarato in un intervista ne <em>El
País</em>: “Il
governo non ha voluto dire apertamente che sono sospese le garanzie
costituzionali e c’è una lacuna nel capire se è o non è legale
che ti fermino per strada… non ce stata nessuna risposta tecnica
davanti alla pandemia e piuttosto si è deciso di usare le forze
armate e le forze dell’ordine, al punto che c’è gente che non
parla dei propri sintomi per paura di essere presi dalle FAES (Forze
speciali della polizia su cui ci sono gravi accuse di violazione dei
diritti umani). Non esiste un protocollo di attuazione chiaro e
succedono molte arbitrarietà, tutto rimane alla discrezione delle
autorità locali, mettendo in difficoltà il lavoro umanitario di
molte organizzazioni e mettendo a rischio la popolazione che viene
seguita da queste ong.”  Provea ha ricevuto in questo ultimo mese
denunce per l’applicazione di torture fisiche alle persone che non
compiono da quarantena.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="750" height="422" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/mascherina4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13908" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/mascherina4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 750w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/mascherina4-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></figure></div>



<p>Alcune
cifre ufficiali dichiarate dalla propaganda di Maduro ci sono: 204
contagi e 9 morti. Insolito, improbabile, anzi, impossibile. 
</p>



<p>Chi ha il coraggio di denunciare numeri diversi, personale medico, giornalista o politico che sia, viene perseguitato, minacciato e perfino sequestrato. Non è un detenuto, è un sequestrato a tutti gli effetti perché la DGCIM (<em>Dirección General de Contrainteligencia Militar</em>) oppure la Polizia Nazionale Bolivariana insieme alle Forze Speciali (FAES), manco fosse un criminale di guerra-terrorista, irrompe improvvisamente a casa sua, senza mandato, controlla la proprietà e porta via senza spiegazione questa persona. Caso vuole che ultimamente sia successo a tre medici e a un infermiere, a due giornalisti, a un fotografo e a cinque membri dello staff del presidente interino Guaidó. Il giornalista Darvinson Rojas è stato sequestrato, insieme ai genitori il 21 marzo e rilasciato dopo 12 giorni. Il Dott. Julio Molino è agli arresti domiciliari e accusato di reato di incitazione all’odio e associazione per delinquere. Mauri Carrero e Demóstenes Quijada sono due membri dello staff di Guaidó sequestrati nel cuore della notte dalle rispettive case. La Carrero è ragioniere e Quijada è consulente. Non si conoscono le ragioni per la loro detenzione illegale e non si conosce il loro luogo di permanenza. Questi sono i nuovi <em>desaparecidos</em>, colpevoli di aver denunciato problemi negli ospedali, cifre diverse di contagi, notizie, colpevoli di aver informato e di fare il loro lavoro. Anche i giornalisti venezuelani all’estero, che hanno lasciato il paese perché perseguitati, vengono comunque perseguitati attraverso parenti e/o amici, di nuovo, grazie a questa nuova situazione.</p>



<p>La
risposta alle domande iniziali c’era già. Lo sapevamo appena si è
diffuso nel mondo il coronavirus… era solo questione di tempo,
sapevamo che poteva dare aria al regime. D’altro canto, sappiamo
anche che la pandemia, con i passo inclemente del tempo, potrebbe
essere un deterrente per smantellare definitivamente il regime.
Speriamo sia la seconda. 
</p>
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		<title>Testimonianze da un CARA (Centro Accoglienza Richiedenti Asilo). We have a dream, di Matteo Chiarello</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Sep 2018 08:31:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il tema delle migrazioni è un tema caldo, per la politica, per la società e per la nostra umanità. E&#8217; un tema che ci sta molto a cuore e il nostro modo per affrontarlo&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il tema delle migrazioni è un tema caldo, per la politica, per la società e per la nostra umanità. E&#8217; un tema che ci sta molto a cuore e il nostro modo per affrontarlo è quello di capire, di conoscere in presa diretta.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/41648589_2138285203104769_2527498999980621824_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11369" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/41648589_2138285203104769_2527498999980621824_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="280" height="393" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/41648589_2138285203104769_2527498999980621824_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 280w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/41648589_2138285203104769_2527498999980621824_n-214x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 214w" sizes="(max-width: 280px) 100vw, 280px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong> </em>ha rivolto alcune domande al regista Matteo Chiarello che ha visitato il CARA di Castelnuovo di Porto (Roma) e ha raccolto alcune testimonianze.</p>
<p>Ecco per voi il link al documentario <span style="color: #ff0000;">WE HAVE A DREAM</span> di Matteo Chiarello, che ringraziamo molto:</p>
<p><a href="https://vimeo.com/287419669?1&amp;ref=fb-share&width=1080&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-0">https://vimeo.com/287419669?1&amp;ref=fb-share&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come nasce il suo interesse per il tema delle migrazioni?</p>
<p>Da sempre sono sensibile al tema della migrazione. Sono nato a Pordenone, da una famiglia</p>
<p>di migranti, fuggiti dall’Istria quando questa passò all’ex Jugoslavia per trasferirsi in Friuli, una regione di confine, crocevia di culture e genti diverse, meta poi negli anni ’60 di una forte immigrazione di lavoratori provenienti dal sud d’Italia. Sono cresciuto tra discussioni di appartenenza, integrazione e purtroppo anche di segregazione.</p>
<p>In che modo avete preparato il documentario?</p>
<p>La preparazione è stata graduale e istintiva. Oggi abito alle porte di Roma, vicino alla barriera autostradale di Castelnuovo di Porto dove una struttura della Croce Rossa Italiana è stata allestita a CARA (Centro di accoglienza per richiedenti asilo politico). Ogni giorno che rientravo a casa osservavo quella struttura a metà tra una caserma militare e una costruzione postmoderna.</p>
<p>Fuori, un andirivieni di persone, come anime perse, completamente dissociate dal contesto sociale e spesso vittime di ingiurie e disprezzo da parte della comunità locale, senza un motivo concreto o per qualche vicenda accaduta ma solo per supposizioni.</p>
<p>Ho sentito la forte necessità di entrare e ho chiesto al prefetto di Roma l’autorizzazione per una visita professionale e rendermi conto di persona di chi fossero gli ospiti di quella struttura aliena.</p>
<p>Con grande stupore ho scoperto che invece di Siriani la maggior parte dei richiedenti asilo sono Eritrei. Tutti arrivati con i barconi fatiscenti dalla Libia. Eritrea? Ma cosa succede in Eritrea? Perché non sono aggiornato e come me molti dei miei colleghi e amici?</p>
<p>Ho raccolto le testimonianze di 5 giovani ragazzi, poi attraverso una corrispondenza a distanza con dissidenti residenti in varie parti del mondo e documenti ufficiali Onu ho completato l’informazione sulla questione eritrea.</p>
<p>Come vivono i migranti nel centro di Castelnuovo di porto? I rifugiati eritrei sono già in contatto con la loro comunità a Roma e nel resto d’Italia?</p>
<p>Gli Eritrei all’interno del centro vivono bene per quanto possa essere piacevole una residenza forzata. La cooperativa che lo gestisce pare sia una delle più efficienti e sensibili.</p>
<p>Ciononostante l’iter previsto per un richiedente asilo è l’attesa di un documento che attesti lo status di rifugiato politico con il quale poi può essere ricollocato in altri paesi europei o rimanere in Italia per cominciare una nuova vita.</p>
<p>Fino a quel momento non può fare nulla. Non può lavorare perché sprovvisto di documenti e i bambini non possono essere iscritti a scuola. Non sarebbe un grosso problema, se non fosse che i tre mesi previsti per tale procedura in Italia possono diventare anni. Di qui il senso di insofferenza e sconforto che purtroppo spinge alcuni giovani a scappare dal centro e tentare l’ingresso in altri paesi illegalmente e con tutti i rischi che ne derivano. Tra loro gli Eritrei hanno un forte legame sia per necessità (si scambiano informazioni di ogni genere non avendo ufficialmente un governo che li supporti) sia per questioni religiose. Gli Eritrei sono molto devoti, il 50% sono Cristiani e l’altra metà musulmana e tra i diversi credi non c’è astio.</p>
<p>Ci può anticipare la vicenda di Ibrahim e la sua richiesta?</p>
<p>Ibrahim è l’ospite che rappresenta concretamente il paradosso di tutta questa situazione.</p>
<p>Una storia che ricorda i tanti destini bizzarri che sono appartenuti ai nostri nonni durante le guerre mondiali.</p>
<p>E’ arrivato in Italia quando ancora era minorenne. E’ originario della Guinea. Si è messo in viaggio per cercare il padre che non ha mai conosciuto. Si diceva che probabilmente era in Libia e Ibrahim è andato lì per cercarlo. E’ stato scambiato per un profugo e imprigionato nelle carceri. Una volta rilasciato, si è rimesso sulle tracce del padre ma qualcuno lo ha imbarcato su un gommone per raggiungere l’Italia insieme ad altri migranti, a sua insaputa! E’ difficile capire se chi lo ha imbarcato avesse a cuore le sorti di Ibrahim o lo avesse semplicemente ingannato.</p>
<p>Quali sono tutti gli argomenti e le riflessioni che vuole esporre con questo lavoro?</p>
<p>Profughi, migranti irregolari, clandestini, rifugiati: c’è tanta confusione quando si utilizzano questi aggettivi. Uomini, donne e bambini che naufragano sulle nostre coste senza che nessuno sappia bene la loro storia, la loro provenienza, le loro motivazioni. E quando c’è ignoranza lo sciacallo è sempre pronto a divulgare con successo l’antica paura per lo straniero al fine di biechi e oscuri obiettivi perlopiù personali, siano essi politici o economici.</p>
<p><span style="color: #000000;">Con questo documentario ho voluto scoprire e far conoscere chi risiede nei centri di accoglienza allo scopo di informare al meglio le tante persone che, in mancanza delle giuste nozioni, si abbandonano a giudizi e pregiudizi che oscurano sempre più questo nostro momento storico.</span></p>
<p><em>We have a dream</em><span style="color: #000000;">, perché tutti dobbiamo avere un sogno. Per i migranti è scontato, per noi un po’ meno.</span></p>
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		<title>Un esposto all&#8217;Ordine dei giornalisti. La discriminazione dei rom e le conseguenze sociali e politiche</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Sep 2018 06:33:28 +0000</pubDate>
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<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/09/03/un-esposto-allordine-dei-giornalisti-la-discriminazione-dei-rom-e-le-conseguenze-sociali-e-politiche/">Un esposto all&#8217;Ordine dei giornalisti. La discriminazione dei rom e le conseguenze sociali e politiche</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non dimentichiamo che le invettive del Ministro dell&#8217;Interno di questa povera Italia sono rivolte, non solo ai migranti e agli immigrati, ma anche all&#8217;etnia rom. Non dimentichiamo che anche in Passato i rom sono stati discriminati prima e perseguitati, poi. E non dimentichiamo quali siano state le basi della propaganda fascista. Per cui, oggi, vogliamo riportare un esposto presentato, lo scorso 30 agosto, all&#8217;Ordine del Giornalisti da parte di Associazione 21 luglio perché anche la stampa, lo sappiamo, fa la sua parte, nel bene e nel male&#8230;</p>
<h1 class="gdlr-blog-title">Associazione 21 luglio presenta esposto all’Ordine dei Giornalisti</h1>
<div class="clear"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/tendopoli-2-5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11238" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/tendopoli-2-5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1000" height="693" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/tendopoli-2-5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/tendopoli-2-5-300x208.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/tendopoli-2-5-768x532.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></div>
<p><!-- entry-header --></p>
<div class="gdlr-blog-content">
<p>Utilità sociale dell’informazione, verità dei fatti esposti, forma civile della esposizione dei fatti e della loro valutazione. Sono queste le tre condizioni del diritto di stampa che per l’Associazione, impegnata in attività di monitoraggio nell’ambito dell’<strong><a href="http://www.21luglio.org/21luglio/osservatorio/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener">Osservatorio 21 luglio</a></strong>, non sono presenti all’interno dell’articolo oggetto dell’<strong>esposto</strong>: “I rom sotto accusa? Quelli che vinsero il ricorso anti-sgombero alla <strong>Corte europea</strong>”. Il testo pubblicato in Cronaca di Roma de Il Messaggero a seguito dei furti avvenuti presso la tendopoli della <strong>Croce Rossa di via Ramazzini</strong>, è firmato dal giornalista professionista Lorenzo De Cicco.</p>
<h3><strong><u>L’esposto di Associazione 21 luglio</u></strong></h3>
<p>L’Associazione chiama in “causa” la storica sentenza della <strong>Corte di Cassazione</strong> del 18 ottobre 1984, n. 5259 cd. “decalogo del giornalista”, e presenta un esposto al Consiglio di Disciplina dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio: è a loro che chiede di verificare eventuali illeciti deontologici commessi da De Cicco ma chiede anche di valutare l’omesso controllo da parte del direttore della testata romana, Virman Cusenza.</p>
<h3><strong><u>Stralcio dell’articolo di riferimento</u></strong></h3>
<p>All’interno del testo, <strong>pubblicato sul quotidiano Il Messaggero</strong> nella giornata di mercoledì 28 agosto si legge: «Da “paladini” anti-sgombero alla Corte di Strasburgo alla razzia di vestiti e computer nel centro d’accoglienza dove erano stati portati dal comune dopo lo smantellamento del River. I due Rom appena denunciati per il furto nella tendopoli della Croce Rossa a Monteverde sono gli stessi che il 24 luglio erano riusciti a strappare alle toghe europee la sospensiva dello sfratto forzoso deciso da Virginia Raggi. …. L’azione legale [ndr di fronte alla Corte Europea dei diritti dell’Uomo] è andata avanti. Tanto che ieri l’<strong>Ufficio Rom del Comune ha spedito ai magistrati di Strasburgo una nuova relazione «urgentissima»</strong> in cui si parla del «furto aggravato» nella struttura della Croce Rossa, con allegata denuncia presentata dal Direttore della Cri. Una segnalazione è stata spedita anche alla Procura del Tribunale dei minori. I due nomadi denunciati sono mamma e papà di 10 bambini».</p>
<p><strong>L’autore dell’articolo già nel 2015 aveva ricevuto una sanzione di avvertimento</strong> da parte del Primo Collegio Territoriale di Disciplina presso l’Ordine dei Giornalisti del Lazio per aver assunto un comportamento deontologicamente scorretto sempre dalle pagine della stessa testata.</p>
<h3><strong><u>La posizione di Associazione 21 luglio</u></strong></h3>
<p>Per i legali impegnati nel monitoraggio dell’Osservatorio sulla discriminazione <strong>il «giornalista professionista ha volontariamente reso pubblico che il nucleo famigliare</strong> dimesso dal “Better Shelter” è quello che <strong>ha presentato lo scorso 23 luglio ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo</strong>, senza che questo avesse rilevanza alcuna per i fatti di cronaca narrati». Non solo: «il giornalista sembra discostarsi dall’obbligo deontologico di attenersi alla verità accertata dei fatti, sostenendo in più passaggi che i due ricorrenti nella loro persona son stati denunciati nonostante la denuncia sporta dalla Croce Rossa sia contro ignoti [come riportato dalla collega giornalista Bogliolo in un articolo pubblicato nella medesima pagina cartacea del quotidiano] e non contro persone note ed essendo in corso da parte delle competenti autorità le doverose e necessarie indagini volte all’accertamento dei fatti e all’individuazione dei rei e delle responsabilità».</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Una firma per la Siria</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Dec 2016 16:47:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla Siria arrivano notizie di milizie che vanno casa per casa, giustiziando civili, donne e bambini, mentre un convoglio che doveva evacuare dei feriti è appena stato attaccato. Decine di migliaia di civili sono&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr">
<p>Dalla Siria arrivano notizie di milizie che vanno casa per casa, giustiziando civili, donne e bambini, mentre un convoglio che doveva evacuare dei feriti è appena stato attaccato. Decine di migliaia di civili sono ancora in città, e stanno chiedendo aiuto.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>I nostri governi hanno fallito nel fermare questa guerra. Pretendiamo che ora, uniti, facciano<span class="Apple-converted-space"> </span><b>la pressione necessaria affinché Russia, Iran e Siria permettano alle Nazioni Unite e alla Croce Rossa di evacuare in sicurezza i civili rimasti ad Aleppo</b>. La pressione internazionale su questi tre governi può avere effetto se arriverà urgentemente da tutto il mondo, inclusa l’Italia.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><a class="m_-6721835277758416276m_-9155004704397040979wordwrap" href="https://secure.avaaz.org/campaign/it/aleppo_stop_the_massacre_loc/?bAwRNab&amp;v=85414&amp;cl=11300984368&amp;_checksum=46ea3478fa32080f24ba82334a2fc2fad7deedac4d0f7ddcc0d9ab728cb5dbd3&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://secure.avaaz.org/campaign/it/aleppo_stop_the_massacre_loc/?bAwRNab%26v%3D85414%26cl%3D11300984368%26_checksum%3D46ea3478fa32080f24ba82334a2fc2fad7deedac4d0f7ddcc0d9ab728cb5dbd3&amp;source=gmail&amp;ust=1481992877723000&amp;usg=AFQjCNGQiDxzw1SR09NBf-rMw86S4y5ARQ&utm_source=rss&utm_medium=rss"><b><u>FIRMA ORA &#8211; Ogni secondo può salvare una vita</u></b></a></p>
<p>I governi di Russia e Iran sono abituati a ignorare gli appelli dei governi occidentali. Ma Avaaz è un movimento cittadino e globale. Se questa richiesta arriverà da OGNI loro partner commerciale, alleato e amico, dal Brasile al Sudafrica all’India all’Italia e tanti altri, AVRÀ un forte impatto sulle loro decisioni.</p>
<p>Il tempo per i civili di Aleppo sta finendo. Spingiamo i nostri governi a chiamare ora Russia e Iran. Abbiamo fallito nell’aiutare il popolo siriano per troppo tempo, ma possiamo ancora salvare i cittadini di Aleppo dal massacro:<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><a class="m_-6721835277758416276m_-9155004704397040979wordwrap" href="https://secure.avaaz.org/campaign/it/aleppo_stop_the_massacre_loc/?bAwRNab&amp;v=85414&amp;cl=11300984368&amp;_checksum=46ea3478fa32080f24ba82334a2fc2fad7deedac4d0f7ddcc0d9ab728cb5dbd3&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://secure.avaaz.org/campaign/it/aleppo_stop_the_massacre_loc/?bAwRNab%26v%3D85414%26cl%3D11300984368%26_checksum%3D46ea3478fa32080f24ba82334a2fc2fad7deedac4d0f7ddcc0d9ab728cb5dbd3&amp;source=gmail&amp;ust=1481992877723000&amp;usg=AFQjCNGQiDxzw1SR09NBf-rMw86S4y5ARQ&utm_source=rss&utm_medium=rss"><b><u>FIRMA ORA &#8211; Ogni secondo può salvare una vita</u></b></a></p>
</div>
<div dir="ltr">
<p>Avaaz è stata dalla parte della popolazione siriana con decine di campagne. Ma forse questo è il momento più drammatico. Non possiamo abbandonarli.</p>
<p>Con speranza,<span class="Apple-converted-space"> </span><br />
Il team di Avaaz</p>
<p>PS: la situazione sul posto sta cambiando continuamente. Qui di seguito i link agli aggiornamenti che mostrano come l’evacuazione sia a rischio e che stia cominciando un massacro:</p>
<p>Siria, inizia sotto gli spari l’evacuazione dei feriti ad Aleppo est (Corriere della Sera)<br />
<a href="http://www.corriere.it/esteri/16_dicembre_15/siria-ad-aleppo-tutto-pronto-l-evacuazione-civili-5b7e0416-c298-11e6-a6a9-813fa40c3688.shtml?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.corriere.it/esteri/16_dicembre_15/siria-ad-aleppo-tutto-pronto-l-evacuazione-civili-5b7e0416-c298-11e6-a6a9-813fa40c3688.shtml&amp;source=gmail&amp;ust=1481992877723000&amp;usg=AFQjCNFo1ZJqt2pwGAB8PoabFNb2Xw49ow&utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.corriere.it/esteri/16_dicembre_15/siria-ad-aleppo-tutto-pronto-l-evacuazione-civili-5b7e0416-c298-11e6-a6a9-813fa40c3688.shtml?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>Siria: Spari su un convoglio ad Aleppo, uccisi quattro civili (ANSA)<br />
<a href="http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/mediooriente/2016/12/13/tregua-ad-aleppo-per-evacuazione_16c9d77f-5e55-4c7a-b892-d752b32b1c53.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/mediooriente/2016/12/13/tregua-ad-aleppo-per-evacuazione_16c9d77f-5e55-4c7a-b892-d752b32b1c53.html&amp;source=gmail&amp;ust=1481992877723000&amp;usg=AFQjCNHPqtiS3HCiP9pk4jAUjqGoRlUNEw&utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/mediooriente/2016/12/13/tregua-ad-aleppo-per-evacuazione_16c9d77f-5e55-4c7a-b892-d752b32b1c53.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>Aleppo pronta per l&#8217;evacuazione, Onu: &#8220;Atrocità contro i civili&#8221;  (ADNkronos)<br />
<a href="http://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2016/12/13/trovato-accordo-evacuazione-aleppo-onu-atrocita-contro-civili_r65du6FVex3hpv1vByfyIO.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2016/12/13/trovato-accordo-evacuazione-aleppo-onu-atrocita-contro-civili_r65du6FVex3hpv1vByfyIO.html&amp;source=gmail&amp;ust=1481992877723000&amp;usg=AFQjCNFI6t0QRG5pEx-970qZokb_BLVPyw&utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2016/12/13/trovato-accordo-evacuazione-aleppo-onu-atrocita-contro-civili_r65du6FVex3hpv1vByfyIO.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>Aleppo, salta l’evacuazione dei civili (Sole 24 ore)<br />
<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2016-12-14/aleppo-salta-l-evacuazione-civili-205636.shtml?uuid=AD3cU9DC&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2016-12-14/aleppo-salta-l-evacuazione-civili-205636.shtml?uuid%3DAD3cU9DC&amp;source=gmail&amp;ust=1481992877723000&amp;usg=AFQjCNFIvNG39w7HHZznxDVXc5IXPTRkiA&utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2016-12-14/aleppo-salta-l-evacuazione-civili-205636.s&#8230;?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="CToWUd" src="https://ci4.googleusercontent.com/proxy/0pFBCCafh28TJv3PVWmrJUnj6QHU3PVmQdje362MXKGDP7jKGmX4sikXVjrAX1Ptm_er3WCHrHdGXJtPqcyBE0_QuHSk=s0-d-e1-ft#https://open.avaaz.org/act/open/11300984368.gif?utm_source=rss&utm_medium=rss" border="0" /></p>
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		<title>Profughi, &#8220;ho perso mio figlio&#8221;: il muro online della Croce Rossa per rintracciare i dispersi</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2016/10/26/profughi-ho-perso-mio-figlio-il-muro-online-della-croce-rossa-per-rintracciare-i-dispersi/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Oct 2016 07:01:55 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Zita Dazzi (repubblica.it) <strong></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>E&#8217; un muro (fisico ma anche informatico) dove sono affisse le facce degli &#8216;scomparsi&#8217;, quello che la Croce rossa ha realizzato, ad esempio, nel campo di Bresso (Milano), per aiutare i profughi a rintracciare i parenti persi durante il viaggio della fortuna. Un muro di foto di carta, appese nei vari centri di accoglienza, nelle stazioni e negli altri luoghi frequentati dai rifugiati. Ma anche foto online come quelle del progetto &#8216;Trace the face&#8217; che ha pubblicato finora 1700 fotografie in tutta Europa. Tutte foto di persone sparite durante la traversata del Mediterraneo o durante le concitate operazioni di salvataggio in mare, dopo lo sbarco sulle coste italiane, oppure, ancora, durante le procedure di identificazione e smistamento nei vari centri d&#8217;accoglienza italiani ed europei.</strong></p>
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<p>Ci sono padri che hanno perso i figli, bambini che non trovano più le madri, fratelli che si sono persi di vista, anziani spariti nel nulla. Il personale della Croce Rossa sta spiegando senza sosta a Milano come funziona questo nuovo servizio che non è ancora molto conosciuto (martedì alle 18.30, a Miano, in via Pucci 7, c&#8217;è il primo di tre incontri sul tema). Qualcuno tra coloro che mancano all&#8217;appello, probabilmente sarà morto, altri, invece, saranno sani e salvi, ma in un luogo da dove non hanno avuto più la possibilità di dare notizie di sé e di comunicare con i parenti, forse a torto ritenuti morti. Di sicuro, nelle tappe intermedie di questi lunghi viaggi della speranza, c&#8217;è invece tanta disperazione, perché quando oltre alla patria, si perde un congiunto, il senso di solitudine e di fallimento diventa devastante. E&#8217; molto frequente anche alla stazione Centrale di Milano imbattersi in profughi disperati e piangenti perché hanno perso i genitori, i figli, i fratelli, durante le operazioni di salvataggio in mare o dopo, negli smistamenti organizzati dal Viminale per non lasciare tutto il peso degli sbarchi sulle regioni del sud.</p>
<p>Croce Rossa ha quindi lanciato un progetto internazionale per aiutare i migranti che hanno perso i familiari durante il viaggio di cercare loro notizie e se possibile di raggiungerli. Le foto dei &#8216;missing&#8217; sono sia sulla pagina web del progetto, sia fisicamente nei luoghi d&#8217;accoglienza. Fra questi il grande l&#8217;hub di Bresso, periferia nord di Milano, gestito dalla Croce Rossa, dove la prefettura ha accolto 12mila persone in due anni, migranti che hanno raggiunto l&#8217;Italia da diversi Paesi dell’Africa subsahariana, Eritrea, Somalia, Egitto, Pakistan, Afghanistan, Siria, Iraq, Bangladesh e altre nazioni.</p>
<p>Per ritrovare le persone scomparse la Croce Rossa ha sviluppato anche una rete di volontari che presidiano le zone di confine, le stazioni ferroviarie o tutti quei luoghi di grandi assembramenti per permettere di denunciare subito la scomparsa di un proprio familiare. Sui poster e sul sito del progetto &#8216;Trace the face&#8217; vengono pubblicate unicamente l&#8217;immagine del volto e la natura del legame familiare (madre, figlio, fratello, eccetera) con la persona che si sta cercando. Rimangono riservate tutte le informazioni sensibili che potrebbero mettere a rischio la persona che si sta cercando o quella che ricerca un familiare: molti infatti sono dovuti scappare dai loro Paesi di provenienza perché oppositori politici dei regimi. Quindi sulle foto della Croce Rossa non c&#8217;è il nome, il cognome e la località in cui ci si trova: chi è interessato deve contattare il personale per sapere dove trovare il proprio caro.</p>
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<h1 class="inline-video-title">Profughi, &#8220;rintraccia la faccia&#8221;: lo spot della Croce Rossa per trovare i dispersi</h1>
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<p>In Italia, nei primi otto mesi del 2016, sono state pubblicate le foto di 122 persone arrivate aterra ma mai più rintracciate dai parenti migranti in altri Paesi Ue. Altrettante sono state le foto pubblicate di persone che forse si trovano in altre nazioni europee e che sono richiesti dai familiari che invece hanno fatto domanda d&#8217;asilo in Italia. Sono già 27 i ricongiungimenti che è stato possibile fare grazie a questa iniziativa, di cui in questi giorni è in corso un lancio promozionale e pubblicitario, dato che il servizio non è ancora molto noto.</p></div>
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